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Don Achille Rossi

Un percorso condiviso

READING

CROSS

Filippo Poderini

Non giudicare la donna d'altri di Martina Pazzi

«Un assassino a tempo perso. Frustrato, delirante di onnipotenza, psicotico, impermeabile alla realtà esterna. Irretito nella sfera - morale, terribile, biblica - del giudizio di sé e degli altri. Specie di quello delle donne altrui». Così Filippo Poderini, musicista formatosi al Conservatorio di Bologna, “prestato alla letteratura”, definisce Hector Delacroix, il protagonista della sua prima prova letteraria: un noir, un thriller, un romanzo psicologico (inutile affibbiare etichette di genere), edito per i tipi della romana Europa Edizioni, intriso di elementi grotteschi e ludici, affrescato con una galleria di personaggi stereotipati e caricaturali. «Protagonisti apparentemente fuori le righe, ma molto contemporanei, archetipi delle dinamiche esistenziali legate alla convulsa e insensata quotidianità», secondo la fine penna di Sandro Borghi. Nevrotiche maschere della commedia dell’arte, funzionali a riportare in superficie certi latenti meccanismi psicologici. Killer seriale, Hector esorcizza il preconcetto etico dell’adulterio e il baratro lasciato dietro di sé (da qui l’immagine di copertina) dalla madre, adultera, pure lei seriale, e dalla fidanzata. Donne, che non sono “d’altri”. Donne che però non sono, né possono essere, del tutto “sue”. Forse “sue” sono solo quelle cui somministra un veleno micidiale (macabramente divertenti, le epigrafi funebri delle malcapitate, simulate nell’appendice delle memorie che Hector consegna al giornalista Giorgio Kashian), nel pieno di un orgasmo psicotico che gli permette di spogliarsi del suo impermeabile isolamento attinto, dichiara l’autore, dalla tavolozza di quel capolavoro che sono Le memorie del sottosuolo di Dostoevkij. Una drammaticità goffa, quella de Non giudicare la donna d’altri, risucchiata dalla routine e dall’onnipotenza della natura, nel vortice di una scrittura a partitura musicale, singhiozzante e al contempo attenta a scandire il ritmo di una dimensione esclusivamente temporale (il tempo interiore, della psiche), che manca del luogo e si spancia nella pluriculturalità, nell’estenuante ricerca di qualcosa che sfugge. Sempre. «Niente male come partenza, “nevvero”?».

Tutto inizia dall’amicizia. Per Achille Rossi, Raimon Panikkar è stato una rivelazione che lo ha costretto ad assumere un nuovo punto di vista sulle realtà materiali e spirituali. Ma anche per Panikkar, Rossi, è stato un punto di riferimento importante. Così, Achille Rossi ha voluto rendere pubblico questo rapporto, raccogliendo in un testo l’intenso scambio epistolare intercorso tra i due. Ne è scaturito un libro, Un percorso condiviso, che sottolinea la sintonia in cui si sono incrociate le strade di vita di due personaggi. Prima della pubblicazione di Pluralismo e armonia (1990) Panikkar era pressoché sconosciuto in Italia. Da allora l’opera di divulgazione del suo pensiero da parte di Achille Rossi non è cessata e, grazie a questo impegno, il filosofo ha conosciuto una crescente notorietà del mondo accademico , della grande editoria e ricevuto il premio Nonino «a un maestro del nostro tempo». Con questa ultima pubblicazione Rossi offre una chiave di lettura insolita della figura di Panikkar visto in modo intimo a confronto con problemi di vita, di fede, i non facili rapporti con la Chiesa e la sua immensa capacità di amore verso gli altri.

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