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rifletti


Stampa: Tipolitografia Visconti, Terni - Grafica: Luca Giorgini, Cesena


NUOVE MISSION

Motivazioni Moltissime formazioni di solidarietà sociale sono direttamente impegnate in attività di produzione, sia di beni che di servizi. Tuttavia la capacità produttiva non riesce a garantire la sopravvivenza delle diverse organizzazioni. Da un lato e sicuramente per la ridotta competitività che contraddistingue chi fa lavorare soggetti deboli (persone con disagio psichico, dipendenti da sostanze, diversamente abili, ecc.). Dall’altro perché gli impegni di cura che si accompagnano al far lavorare tali gruppi di persone limitano lo sviluppo di competenze e strumenti di gestione di impresa. E’ già stato evidenziato e condiviso con molte cooperative sociali (soprattutto quelle di tipo B) che la capacità produttiva è sostanzialmente invisibile anche nelle strutture di vicinato e di comunità. Di fatto la vendita dei prodotti e dei servizi avviene solo in contesti protetti, dedicati o istituzionali. La Proposta Da questo genere di considerazioni nasce l’idea di affiancare le organizzazioni non lucrative con lo sviluppo di azioni di marketing strategico adeguate alle diverse realtà organizzative. Si tratta nel concreto di lavorare su assi diversi ma omogenei relativamente a: • Organizzazione del marketing sociale • Organizzazione della comunicazione • Qualificazione del prodotto sui mercati (analisi dei mercati, nuove idee di prodotto, ecc) • Valorizzazione delle attività in rete

IL RITROVO

Dott. Di Francia Cristiano

(Progetto Welfare)


LO SPECCHIO E L’IMMAGINE DI SÉ a cura di Shana Forlani “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima” (George Bernard Shaw) Gli specchi sono gli strumenti attraverso i quali l’uomo scopre e scruta la sua immagine esteriore, riconoscendo il proprio volto e parti del corpo che altrimenti non potrebbe vedere. Sin dall’antichità gli uomini si sono serviti di superfici riflettenti per osservare il proprio aspetto fisico, nutrendo verso gli specchi un sentimento misto di sorpresa e timore e attribuendo loro proprietà magiche e soprannaturali. Simbolo di veritas per la loro proprietà di riflettere fedelmente le immagini che hanno di fronte, sono altresì simbolo di vanitas nella cultura occidentale, in quanto associati al compiacimento estetico femminile. In determinate epoche, l’uso degli specchi è stato considerato malvagio, come dimostrano i verbali dei processi alle streghe trecenteschi, dove il semplice possesso di uno specchio era ritenuto prova della colpevolezza dell’imputata. In arte gli specchi sono stati sovente utilizzati per mostrare parti della realtà altrimenti non visibili in un dipinto, come avviene nel celebre ritratto dei Coniugi Arnolfini. Nell’arte moderna e contemporanea, la presenza degli specchi viene sfruttata allo scopo di attrarre lo spettatore all’interno dell’opera, come nel caso della “Scena per fiabe” di Joseph Cornell. L’immagine riflessa dallo specchio, per quanto fedele al soggetto, non è tuttavia sufficiente per appagare il desiderio dell’uomo di conoscere se stesso, in quanto limitata alla restituzione del mondo fenomenico esteriore ed incapace di mostrare l’interiorità. Nel corso della vita, l’uomo elabora un’immagine di se stesso che è il risultato di svariate considerazioni e analisi della propria persona. Nella creazione della sua immagine, confluiscono l’aspirazione verso un alter ego ideale, la consapevolezza della mutevolezza del sé, legata ai cambiamenti che si verificano nel corso del tempo, infine la necessità di esprimere una personalità coerente di fronte alla società, in alcuni casi unica ed “eroica”, che possa venire ricordata e sopravvivere alla morte.

http://www.ascuoladiguggenheim.it/percorsi_details.php?id=24


IL SACRO NUMERO SETTE Il percorso iconografico si sviluppa attraverso 28 opere suddivise tra simboli e allegorie. Quattro sono le tematiche, CREAZIONE, SIMBOLI E DIVINAZIONI, RIFLESSIONI, CREATURE FANTASTICHE e sette le opere che appartengono a ciascuna di esse. Curatrice dell’esposizione è la Cooperativa Sociale “IL RITROVO” con la collaborazione esecutiva di Erica Olivi e Fabio Giulianelli. Le opere sono state realizzate utilizzando supporti in legno riciclato e materiali quali gesso, cera e specchi, con tecniche di sperimentazione. II settenario è il numero biblico per eccellenza. Rappresenta i giorni della creazione. ...II sette non è divisibile che per 1 e per sé stesso: è quindi un ritorno all’Uno. È composto da 3+4 simbolo della riunificazione tra il maschile e il femminile; tra i tre livelli (corpo, anima e spirito) e le quattro qualità della coscienza (pensiero, sentimento, intuizione e sensazione); tra la trinità e il mondo (terra, aria, acqua e fuoco). II sette sancisce un ciclo completo. È la perfezione dinamica che contiene in sé il germe del cambiamento e di una nuova fase: 7 i giorni della settimana (7 x 4 = 28, cioè il ciclo della luna e dei 28 anni del ciclo di Saturno, ma anche la somma dei primi 7 numeri: 1+2+3+4+5+6+7 = 28). Le ruote solari, dovunque vengano rappresentate, sono provviste sempre di 16 (1+6=7) o 34 (3+4=7) raggi, sono sempre dei sette. Sette è il numero dei Re di Roma, come il Septimontium: i sette colli dove sorge l’antica e sacra Roma. Sette sono le piaghe dell’Egitto e sette sono le folgori. Sette sono i veli dell’Iside celeste. Sette i colori dell’arcobaleno, dell’iride. Sette le note dell’armonia musicale. Sette i fori nella testa dell’uomo. E’ anche numero vergine, così chiamato perché non genera alcun numero nell’ambito della decade.


RIFLESSIONI SULLA SIMBOLOGIA di Sebastiano B. Brocchi La manifestazione più alta di ogni religione e dottrina, come anche dell’eredità lasciataci da un sapiente, risiede nella sua simbologia, poiché all’immagine allegorica e metaforica vengono affidate le verità più incomunicabili. Il legame profondo che viene ad instaurarsi tra significato e significante per mezzo del simbolo è come un filo d’oro che unisce la nostra realtà a quella iperuranica, il tempo all’eternità. Il compito dell’ermeneuta è snocciolare poco a poco, come con i grani di un interminabile rosario di immagini, pensieri, parole, intuizioni e lumi, l’onnipresente catena di simboli che riporta le manifestazioni sensibili al loro valore universale, poiché ogni cosa, fra quelle che vediamo, è simbolo di un’altra, e così fino a quando si sono abbandonati i significati momentanei, secondari, irrilevanti, le interpretazioni limitate e limitanti, giungendo ad una comprensione che abbraccia l’assoluto. “Il simbolo crea un rapporto tra la sorgente originale dell’uomo e la sua finalità, ossia conduce l’uomo dalla sua origine al suo termine. Questa origine e questo termine sono entrambi divini” (M. M. Davy). http://www.riflessioni.it/simbologia/index.htm

AlLLEGORIA Dal greco “allon” allon, altro e “agoreuo” agoreuw, dico. Figura retorica consistente nella rappresentazione di un concetto o un fatto attraverso simboli e immagini che rimandano a una realtà diversa da quella espressa letteralmente. Parlare, esprimersi per allegoria, attraverso simboli . DIVINAZIONE Nelle religioni antiche, arte di predire il futuro mediante segni esteriori di origine divina.

rif. Grande Dizionario Hoepli


CREAZIONE

MANO DI DIO


Racconto della creazione (circa 500 a.C.) Il primo racconto della creazione (1,1-2,3a) usa lo schema letterario dei sette giorni. In questo racconto Dio “crea dal nulla” tutte le cose e la sua opera creatrice consiste anche nel far passare il mondo dal caos all’armonia, dal disordine alla bellezza. Il racconto suppone cioè uno stato iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l’acqua (1,1-2). Nel corso della creazione Dio opera tre separazioni (notte e giorno, cielo e terra, terra e mare) e tre abbellimenti (gli astri, gli animali, l’uomo), nella seguente maniera: o Viene poi creato l’uomo (1,26-31), con le seguenti caratteristiche: o deve dominare su tutto il resto della creazione; o è creato uomo e donna; o è creato a immagine e somiglianza di Dio; o è benedetto perché sia fecondo; o riceve in alimento i vegetali: semi e frutti degli alberi. o Il settimo giorno Dio cessa dal lavoro, e benedice e consacra il settimo giorno (2,1-3a). Ciò diventerà, nell’ebraismo, il precetto del riposo del sabato. L’opera creatrice verrà poi affidata all’uomo da curare e completare e con lo scopo di riprodurre. Secondo racconto della creazione (circa 900 a.C.) In questo racconto Dio è come un vasaio, che impasta la polvere del deserto e crea una figura umana e poi la colloca in un’oasi nel deserto dove l’uomo può vivere in una condizione di armonia e di pace. Poi Dio viene alla sera a dialogare con l’uomo e l’uomo lavora ad abbellire il mondo e a custodirlo nella pace. Ma l’uomo non è solo intelligenza, lavoro, progresso, è anche fatto di sentimenti e ha bisogno di reciprocità. Questa può trovarla solo “nell’altro se stesso”, nella donna, dono di Dio, e grazie a essa l’uomo scoprirà l’amore.

http://it.wikipedia.org/wiki/Creazione_(teologia)


CREAZIONE

I 4 ELEMENTI


Nella tradizione ellenica (Ellenismo è il termine che designa tradizionalmente il periodo storico-culturale durante il quale la civiltà greca si diffuse nel mondo mediterraneo, eurasiatico e orientale, fondendosi con le culture locali.) gli elementi sono quattro: il fuoco , la terra , l’aria , e l’acqua . Rappresentano nella filosofia greca, nell’aritmetica, nella geometria, nella medicina, nella psicologia, nell’alchimia, nella chimica, nell’astrologia e nella religione i regni del cosmo, in cui tutte le cose esistono e consistono.

I I 4 ELEMENTI - I KING il libro dei mutamenti, il primo testo classico cinese, considerato da Confucio, libro di saggezza. Il primo elemento, il più alto, il più sottile, è chiamato Kkienn, Il Cielo, ed è descritto da tre linee intere sovrapposte l’una all’altra. Il suo opposto è formato da tre linee spezzate. Si chiama KKun, La Terra. Abbiamo poi un elemento che ha due caratteristiche del Cielo e una caratteristica della terra. Questo elemento si chiama Lì, Il Fuoco. Infine un elemento che ha due caratteristiche della terra e una caratteristica del cielo. Si chiama KKann, L’Acqua, l’abissale.


CREAZIONE

MASCHILE e FEMMINILE


Lo sviluppo della personalità La personalità è un concetto tipicamente dinamico nell’arco di vita di una persona e gli esseri umani affrontano, durante tutto l’arco della loro vita, alcuni nodi cruciali di passaggio necessari per evolvere una maturazione psicofisica adeguata al contesto sociale. Le varie fasi possono essere distinte come segue:[5] • La prima infanzia, dai 0 ai 3 anni, in cui il bambino deve ricevere le cure materne necessarie, per evitare l’insorgere di insicurezze e di ansie. • Lo svezzamento, che comporta le prime privazioni, e il superamento della dipendenza. • L’indipendenza, che consente al bambino di allargare il suo mondo e di acquisire quelle capacità per far da sé. • La fase del no, nella quale il bambino prova il piacere di opporsi ai genitori. • I conflitti con i genitori dello stesso sesso. • La prima socializzazione, che avviene grazie all’ingresso nella scuola. Qui il bambino riceve il giudizio di soggetti esterni alla famiglia e quindi rafforza l’immagine di sé. • La pubertà, con il crescente interesse nei confronti dei genitali. • L’adolescenza, che comporta una forte opposizione al mondo degli adulti, oltre all’insorgere di varie contraddizioni interne e all’insoddisfazione dei valori tradizionali. • La formazione dell’identità, con l’acquisizione, in una prima fase, di valori conformisti nei confronti del gruppo di appartenenza ma trasgressivi nei riguardi dei valori sociali e, in una successiva, di accettazione delle figure simbolo della società (insegnante, genitore, ecc.). • La vita adulta, in cui il soggetto cerca di realizzare il suo progetto di vita, definendo il più possibile la sua identità. • L’anzianità, che comporta importanti cambiamenti nelle attitudini, nello stile di vita e nell’evoluzione psico-fisica.

“Psicologia dello sviluppo ed educazione” di Orsola Coppola, ediz. Esselibri


CREAZIONE

MANDORLA MISTICA


“Lo spirito e la materia non sono polarità, bensì aspetti differenti della stessa cosa” M. Hedsel

L’intersecazione di due cerchi con lo stesso raggio formano la Mandorla Mistica. Le due misure, una orizzontale (mondo materiale) ed una verticale (mondo spirituale) che passano attraverso il centro, forniscono la chiave per accedere alla grande conoscenza. Ogni linea dell’Albero della Vita corrisponde sia all’altezza che alla larghezza di una Mandorla Mistica del fiore della vita. Essa è il nucleo unitario preesistente alla separazione degli opposti (yin e yang), o la loro riunificazione. Rappresenta perciò una sintesi, e l’abbandono o il superamento di ogni dualismo. È metafora dell’opera cosmica ma anche umana ed interiore, di creazione del paradosso costituito dall’unione di ciò che sembra inconciliabile: luce ed ombra, bene e male, maschile e femminile, alto e basso, spirito e materia, movimento e quiete...

http://sites.google.com/site/sebastianobrocchi/lamandorlamistica


CREAZIONE

RELIGIONI


Pensare la religione come forma di cultura di Agnese Rosati Anche la ragione ha dei limiti che paiono rispecchiare quelli della natura umana, dove opera come un “fioco lume di candela” che può spengersi qualora tiri un forte soffio di vento. Ecco che la fede si accende, comincia a far cogliere luce ed ombra in un sottile e perverso gioco di dominio, in cui la volontà, la speranza e la carità riescono a far intravedere le cose importanti. La fede si conquista, si alimenta e si possiede giorno dopo giorno, perché rinvigorisce nel cuore che si apre al mistero e, soprattutto, all’amore. Fede e fiducia sono ingredienti della vita umana, come pure la speranza che incita all’azione, per la definizione di un progetto di vita significativo che non è dato una volta per tutte, poiché è in continua costruzione. Senza quel “legame fiduciario” che insegna la religione, e che la fede permette di cogliere, risulta dunque impossibile all’uomo aprirsi all’avvenire, secondo una prospettiva che invita a scoprire l’ Altro e quindi anche le culture e le religioni-altre. La religione si interseca fertilmente e armoniosamente con gli altri saperi, non tende a predominare, assume un suo ruolo e rivendica il suo “metodo”, ma non è in conflitto con la scienza, così come non ripudia l’arte per una sua nobile espressione; non è neppure al di sopra della storia o priva di un linguaggio, piuttosto si relaziona con la scienza, distinguendone i confini, si dà anche attraverso l’arte e nutre la stessa storia in quanto testimonianza umana, esprimendosi infine con una lingua che la veicola rendendola comune oltre quel sentire individuale che, comunque, privilegia. Comprendere ciò vuol dire superare barriere, malnutrire sentimenti di odio e di fanatismo che solo una visione ristretta e parziale possono invece alimentare ed infuocare; vuol dire, ancora, adottare un punto di vista elevato, capace di innalzarsi oltre una semplicistica e superficiale riduttività, seminando piuttosto quei germi che potranno dar vita a rigogliosi arbusti, capaci di colorare e di vivificare anche il più nudo dei deserti. Tratto da http://www.vegajournal.org/content/archivio/43-anno-iii-numero-3/123-pensare-lareligione-come-forma-di-cultura


CREAZIONE

LA SPADA


Ora richiamo la vostra attenzione su quella «spada che gira su se stessa» e che manda una gran luce. Potete facilmente immaginare quanti tentativi siano stati fatti, nei millenni, per interpretarla. A mio parere, quella spada che ci vieta il cammino è uno specchio: spesso le lame erano usate come specchi, nell’antichità, e le immagini, negli specchi, girano davvero su se stesse, e la sinistra diventa destra e viceversa... È uno specchio affilato – una spada – e manda una gran luce: e lì è il suo segreto, è a quella luce che tocca il compito di abbagliare, confondere, spaventare chi vuol salire verso l’Albero della Vita, cioè verso una fonte di conoscenza e d’energia ancor più alta dell’Albero del Bene e del Male. Ma - l’avete già intuito - la luce che vedete in quello specchio non può che essere la vostra, riflessa lì. E ciò sicuramente può sconvolgere la gran maggioranza degli uomini, talmente abituati a pensare di valere poco, di non pensare mai nulla di intelligente, e spaventati tanto spesso dai loro stessi pensieri: chi di costoro si trovasse d’un tratto davanti a un’immagine splendente, abbagliante di se stesso, con ogni probabilità ricadrebbe indietro sbalordito, pensando «Non sono certo io! Chissà cos’è, chissà quale essere tremendo mi ha squadrato da lassù... Meglio stare alla larga!» E da tempo immemorabile i Cherubini osservano da lassù questa nostra pusillanimità. Voi ne sapete niente? Vi risuona?

Igor Sibaldi “Istruzioni per gli Angeli”


SIMBOLI e DIVINAZIONI

LA BANDIERA


Dal discorso di Giosuè Carducci, tenuto il 7 gennaio 1897 a Reggio Emilia per celebrare il 1° centenario della nascita del Tricolore. «Sii benedetta! Benedetta nell’immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all’ Etna; le nevi delle alpi, l’aprile delle valli, le fiamme dei vulcani, E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’ anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de’ poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi, E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch’ ella era la più bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà». Il Regno Italico sarebbe durato fino al 1814. Fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa.


SIMBOLI e DIVINAZIONI

IL LABIRINTO


Nel buio vedremo chiaro fratelli. Nel labirinto troveremo la via giusta. H. Michaux Il labirinto è la rappresentazione di quel viaggio tortuoso e periglioso che è la nostra vita, che può e diviene viaggio e percorso iniziatico quando l’uomo decide di cercare la soluzione ai problemi spirituali. Tra le diverse e più famose raffigurazioni di labirinti, vi è certo quella sul mosaico pavimentare della cattedrale di Chartres, splendido esempio di stile gotico francese. Come tutte le maggiori cattedrali racchiude un universo di significati simbolici, autentico omaggio dei Filosofi al Grande Architetto, sapientemente dimostrato dall’utilizzo delle proporzioni, dalla ripetizione della sezione aurea pitagorica (1,6180339…) in ogni sua forma e costruzione e dall’importante utilizzo della luce. Il labirinto, composto di pietre di opposto colore, bianco e nero, rappresenta il dualismo, la conflittualità della natura umana, la lotta tra gli opposti principi, maschile/femminile, sole/luna, ed ha qui lo stesso significato del pavimento a scacchi delle logge massoniche. Le pietre bianche sono 365, quelle nere 273, ed i rispettivi numeri fanno riferimento al calendario solare e lunare (i giorni dei 13 mesi dell’anno lunare sono 27,3). Il diametro è di dodici metri ed il percorso al suo interno è di duecento, le sue proporzioni sono le stesse del rosone centrale del lato occidentale della cattedrale. Il labirinti insegna come la vita dell’uomo debba essere necessariamente tortuosa, affinché dalle sofferenze si possa imparare ed evolvere, di piano in piano, sino a quando un giorno raggiungeremo la Vetta dell’Assoluto, e finalmente, raggiunto il Centro troveremo la pace ed il riposo dal lungo cammino.

http://www.ilsoffioultrafanico.net/pag12_labirinto.htm


SIMBOLI e DIVINAZIONI

LA PIETRA FILOSOFALE


L’obiettivo degli alchimisti è creare la pietra filosofale. Secondo la tradizione, la pietra filosofale è dotata di 3 poteri. In primo luogo, conferisce al suo proprietario il dono dell’onniscienza, cioè la facoltà di conoscere la risposta a qualsiasi domanda. È per questo che la pietra filosofale viene chiamata così: filosofo, in greco, significa amante della sapienza. In secondo luogo, la pietra filosofale è un ingrediente dell’elisir di lunga vita, una pozione magica che guarisce qualunque malattia e dona l’immortalità. In terzo luogo, la pietra filosofale può trasformare i metalli vili, come il piombo e il ferro, in oro. Infatti, secondo i princìpi dell’alchimia, tra l’oro e la pietra filosofale esiste un legame di affinità. L’oro è un metallo incorruttibile, simbolo di purezza, e la pietra filosofale rappresenta lo stato più puro della materia. Tra i più celebri cercatori della pietra filosofale si ricordano l’alchimista arabo Geber, il filosofo inglese Ruggero Bacone e il medico svizzero Paracelso. A partire dal XVII secolo, quando le scienze moderne iniziano a soppiantare l’alchimia, la pietra filosofale viene considerata una leggenda. Ciò nonostante, studi sulla pietra filosofale compaiono perfino negli scritti di Isaac Newton, il padre della fisica. Oggi il mito della pietra filosofale è inteso come una metafora del desiderio dell’uomo di superare i propri limiti. Nelle opere dello psicanalista svizzero Carl Jung, la ricerca della pietra filosofale viene interpretata come l’allegoria di un cammino interiore, di un tentativo di conoscere il proprio io.

Tratto da http://www.ovo.com/video/religioni,_miti_e_leggende/la_pietra_filosofale/ pe000977_ITA.html


SIMBOLI e DIVINAZIONI

CORNUCOPIA


Origini mitiche Corno della ninfa Amaltea che aveva allattato Giove bambino; corno del dio fluviale Acheloo Significato Abbondanza, prosperità, pace, concordia, fortuna; simbolo dell’elemento terra e dell’Autunno Alla cornucopia è da sempre stato attribuito un significato positivo di abbondanza e prosperità; caratterizza dunque le figure allegoriche della Fortuna, della Concordia e della Pace. Secondo un’antica leggenda Giove, salvato dalla famelica crudeltà del padre Saturno, viene affidato alla ninfa Amaltea che si occupa di allevare il bambino nutrendolo con il latte di una capra. Un giorno il re degli dei spezza giocando un corno della capra e, dopo avergli donato la facoltà di potersi colmare di tutto ciò che il suo possessore possa desiderare, lo regala alla ninfa. Un altro mito, invece, racconta della dura lotta intrapresa tra Ercole e il dio fluviale Acheloo, che si contendevano la mano di Deianira. Acheloo si oppone alla forza di Ercole servendosi della facoltà di trasformarsi, e dopo aver assunto la forma di vari animali si muta in un toro. L’eroe greco però gli strappa un corno e il dio fluviale, ritenendosi definitivamente sconfitto, si arrende. Le Naiadi in seguito trasformano questo corno nel famoso corno dell’Abbondanza. La cornucopia figura spesso come attributo di Cerere e anche come simbolo della Terra – di cui la dea viene ritenuta la personificazione – nelle raffigurazioni dei quattro elementi. NELLA GEOMANZIA - ACQUISITIO - (La Cornucopia) Rappresenta le soddisfazioni economiche, i guadagni supplementari, beni materiali e possedimenti,progresso, aumento dei capitali, ricchezza stabile


SIMBOLI e DIVINAZIONI

DIVINAZIONI ASTRALI


Principio di Ermete Trismegisisto. Ermete Trismegisto (dal latino Hermes Trismegistus) è un personaggio leggendario dell’età ellenistica, a volte considerato come una divinità altre volte considerato come un uomo, venerato come maestro di sapienza e ritenuto l’autore del Corpus hermeticum. A lui fu successivamente attribuita la fondazione di quella corrente filosofica nota come ermetismo “Il vero senza menzogna, è certo e verissimo”. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo. Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è compiuto e terminato La tavola di smeraldo o tavola smeraldina è un testo sapienziale che secondo la leggenda sarebbe stato ritrovato in Egitto, prima dell’era cristiana. Il testo era inciso su una lastra di smeraldo ed è stato tradotto dall’arabo al latino nel 1250. Esso rappresenta il documento più celebre degli scritti ermetici ed è attribuito allo stesso Ermete Trismegisto I sette pianeti conosciuti fin dall’antichità possono essere considerati gli organi del nostro sistema solare e corrispondono alle sette principali energie in azione nell’universo e nell’uomo, e a sette punti di coscienza, corrispondenti ad altrettante parti del corpo, comunemente denominati Chackras. Queste sette energie principali o sette piani dell’esistenza sono presenti a tutti livelli, e nello Zodiaco sono associati alla divisione setteneria che fa capo ai quattro elementi costitutivi della materia (Aria, Acqua, Fuoco, Terra) e alle tre modalità (Cardinale, Fisso e Mutabile) che caratterizzano i 12 segni Zodiacali. Elisabeth Mantovani http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=article&article_id=1422


SIMBOLI e DIVINAZIONI

GEOMANZIA


Geomanzia, di Sergio Bissoli Dalle arroventate sabbie del deserto è arrivata fino a noi, nel Medioevo, questa mantica antica e misteriosa: la Geomanzia. La parola deriva dal greco Geo (terra) e Manteia (divinazione, veggenza). Forse è stata inventata dai Persiani oppure è una scienza araba come l’algebra e l’alchimia; è conosciuta e praticata in Europa, Africa, India e Cina come tecnica divinatoria per predire il risultato di un avvenimento futuro, per ottenere un tema di nascita o semplicemente come un gioco di società. Nel deserto la geomanzia viene praticata battendo la sabbia con un bastoncino. Si forma così un numero casuale di punti sulla sabbia. La geomanzia è conosciuta come l’astrologia terrestre, perché anziché guardare il cielo si guarda la terra. Molte figure geomantiche sono tratte dalle costellazioni. Portata in Europa da Gerardo da Cremona (1114-1187), la Geomanzia conobbe grande diffusione intorno al 1500 per merito di Pietro Albano, Cornelio Agrippa, Robert Fludd e altri. La geomanzia consiste di: -un gruppo di simboli che rappresentano le principali situazioni della vita, - un sistema casuale per scegliere un simbolo. Il sistema casuale (o sincronico, come direbbe Jung) esclude la mente cosciente con i suoi limiti spazio-temporali e utilizza la mente inconscia, profonda, che possiede facoltà inibite allo stato di veglia. Oggi non si batte più la sabbia, ma si adoperano una penna e un foglio di carta. http://www.spaziofatato.net/geomanzia.htm

EMATITE Spirito: rafforza la voglia di vivere dell’individuo e lo induce a migliorare le condizioni della sua esistenza. Psiche: rinsalda la volontà del soggetto, e lo rende acutamente consapevole delle aspirazioni che ancora attendono di essere realizzate. Conferisce dinamismo e vitalità. Mente: Spinge l’individuo a prendersi cura dei propri bisogni fondamentali e, perciò, del suo benessere fisico, incoraggiandolo all’occorrenza a combattere per soddisfarli.

Informazioni tratte da : L’ARTE DI CURARE CON LE PIETRE, Michael Ginger, ed. Crisalide


SIMBOLI e DIVINAZIONI

I CHING e IL FIOR DI LOTO


I Ching o anche I King o Yì Jing (che significa Libro dei Mutamenti) è uno dei libri più importanti della letteratura mondiale. Non si conosce l’età in cui fu scritto (alcuni ritengono nel XII secolo a.c.), inoltre varie sue parti sono state aggiunte in tempi successivi. Entrambe le filosofie predominanti in Cina, Confucianesimo e Taoismo, hanno qui le loro radici comuni. E’ un’opera che contiene la saggezza di millenni e ancora oggi ha una grande importanza. I Ching di C.G. Jung [...] Tra gli studiosi occidentali si è diffusa la tendenza a liquidare quest’opera come una raccolta di “formule magiche”, per alcuni troppo astrusa per essere intelligibile, per altri priva di qualsiasi valore. Per più di trent’anni mi sono interessato a questa tecnica oracolare, o metodo di esplorazione dell’inconscio, perché a me sembrava di non comune importanza. Per capire in generale di che cosa tratti un simile libro è imperativo buttare a mare certi pregiudizi della mentalità occidentale. E’ curioso che un popolo dotato e intelligente come i cinesi non abbia mai prodotto ciò che noi chiamiamo “scienza”. Gli assiomi della causalità sono scossi nelle loro fondamenta: ora sappiamo che quello che noi chiamiamo leggi di natura non sono altro che verità statistiche, costrette perciò ad ammettere delle eccezioni. Non abbiamo tenuto abbastanza conto del fatto che, per dimostrare la validità invariabile delle leggi di natura, abbiamo bisogno del laboratorio con le sue incisive restrizioni. La mentalità cinese, quale io la vedo all’opera nell’I Ching, sembra preoccuparsi esclusivamente dell’aspetto accidentale degli eventi. Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale questa peculiare mentalità s’interessa principalmente, mentre ciò che noi adoriamo come causalità passa quasi inosservato. Dobbiamo ammettere che qualche cosa si possa dire in favore dell’immensa importanza del caso. Una quantità incalcolabile di sforzi umani è rivolta a combattere e limitare i danni o i rischi rappresentati dal caso. Spesso le considerazioni teoriche su causa ed effetto appaiono pallide e polverose a paragone degli effetti pratici del caso. Il Fior di Loto Come la rosa per l’occidente, il loto è per l’oriente il più significativo e importante tra i simboli floreali, ricco di significati e riferimenti: ha un forte valore spirituale per via della sua particolarità di affondare le radici nel fango e di distendersi sulla superficie delle acque stagnanti, uscendo da esse immacolato e bellissimo; rimane, inoltre, asciutto anche se vive nell’acqua: per questo è il simbolo di chi vive nel mondo senza esserne contaminato, rimanendo imperturbabile tra gli affanni della vita. Il fiore di loto si chiude la notte e si apre all’alba: simboleggia l’aprirsi della mente al divino, la rinascita e, quindi, della vita eterna.


RIFLESSIONI

OCCHI


Il rapporto della conoscenza con le cecità è continuamente presente nel materiale mitico (greco e non). L’esempio più significativo dal punto di vista filosofico è la leggenda dossografica per cui Democrito, il filosofo dell’Atomismo, si sia accecato per essere più concentrato nel pensiero. Interessante il mito di Polifemo.

Polifemo è sì da un lato un principio oscuro che imprigiona i dodici mesi dell’anno (i dodici guerrieri) all’interno di una caverna (l’archetipo della caverna platonica?) la cui chiusura per mezzo di un masso somiglia al chiudersi di una palpebra di fronte alla luce del sole (Apollo è nemico irriducibile dei Ciclopi). D’altro canto il suo accecamento produce in lui un risveglio della memoria (egli ricorda che gli era stato profetizzata questa sventura) e della capacità profetica, dal momento che, maledicendo Odisseo, ne prevede le future disgrazie. Ma, prima ancora di ciò, egli diventa scandalo e zimbello dei suoi compagni, parlando di un Nessuno che lo ha accecato, e meritandosi l’appellativo (che di nient’altro si tratta a mio parere) di Polifemo (Poluphemos), chiacchierone (che parla molto) e cioè colui nel quale il linguaggio eccede ciò che si può vedere ed è appunto la cecità che gli permette quest’eccesso, quest’ingresso in un livello diverso del reale. Ed è la cecità che gli permette di correggere un vero e proprio errore di… prospettiva (quasi che Omero intuisse che con un occhio solo non è possibile la percezione della profondità), dal momento che egli si ravvede dall’aver creduto che colui che secondo la profezia lo avesse accecato avrebbe dovuto essere grande e forte come lui, mentre era appunto un niente, un nessuno.

Tratto da --http://www.italonobile.it/l’immagine%20della%20filosofia.htm


RIFLESSIONI

FEDE


La fede è conoscenza del cuore e oltrepassa il potere della dimostrazione. Kahlil Gibran La fede, così come l’amore, non passa attraverso la ragione. Hermann Hesse La fede che non dubita non è fede. Miguel de Unamuno Solo chi ha fede in se stesso può essere fedele agli altri. E. Fromm Nessuno sale troppo in alto se sale con le sue ali. W. Blake La fede è speranza. L’uomo che abbandona questa speranza, non è un uomo, è un disperato. Antonino Zichichi Immagina, e realizzerai. Sogna, e ti migliorerai. Abbi fiducia in te, perché sai più di quanto tu creda. Sergio Bambarén, Si può osservare che nelle discussioni politiche, religiose o d’altra natura la gente non vuole affatto conoscere la realtà delle cose, ma solo essere confermata nei suoi pregiudizi: è di una fede, non della verità, che ha bisogno. Mario Andrea Rigoni La fede dovrebbe unirsi con la luce dell’alba e del tramonto, con la nuvola che vola sulle ali del vento, con l’uccello che canta e il profumo dei fiori. R. W. EMERSON L’unico modo possibile per la scienza di stabilire un rapporto serio con la fede, è quello di studiarla. Giovanni Soriano La fede è la grande amica del nostro spirito e può, a buon diritto, parlare alle scienze umane. Francesco di Sales Potete strapparmi gli occhi, eppure non mi ucciderete. Ma distruggete la mia fede in Dio, e io sono morto. Mahatma Gandhi La fede incapace di ridere di se stessa deve dubitare della propria autenticità. Il sorriso è ciò che dissolve il simulacro. Nicolás Gómez Dávila Che cos’è il cielo? Dove si trova? Il cielo non si trova né sopra né sotto, né a destra né a sinistra; il cielo è esattamente nel centro del petto dell’uomo che ha fede! Salvador Dalí


RIFLESSIONI

SPERANZA


E’ solo a favore dei senza speranza che ci è stata data la speranza. Herbert Marcuse Le stelle sono illuminate purché un giorno ognuno possa trovare la sua. Antoine De Saint Exupéry La speranza è un sogno fatto da svegli. Aristotele La speranza è una virtù, una determinazione eroica dell’anima. La più alta forma della speranza è la disperazione vinta. Georges Bernanos Dobbiamo accettare la delusione che è limitata ma non dobbiamo mai perdere l’infinita speranza. Martin Luther King Solo sognare è vivere. E alle soglie dei sogni ride sempre la Speranza. Nino Salvaneschi Il dubbio è un omaggio alla speranza. Lautréamont Il ricordo è una pietra che ostacola il cammino della speranza. Kahlil Gibran Non ci si può sempre lamentare come persone che non hanno speranza. Teresa di Lisieux L’arte è la forma più alta della speranza. Gerhard Richter Io vivo, dunque io spero, è un sillogismo giustissimo. Giacomo Leopardi Come ogni contenuto rivelato, la speranza ha in sé la forza dell’intelligenza e chiede di essere espressa con intelligenza. Rino Fisichella Quello che si spera si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio. Tommaso d’Aquino Senza la speranza è impossibile trovare l’insperato. Eraclito


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AMORE


Avevo sempre saputo che il vero amore è al di sopra di tutto e che sarebbe stato meglio morire, piuttosto che cessare di amare. Ma pensavo che solo gli altri ne avessero il coraggio. In quel momento, invece, scoprivo di esserne capace anch’io. Anche se avesse dovuto significare partenza, solitudine, tristezza, l’amore valeva comunque ogni centesimo del suo prezzo. Paulo Coelho Amor ogni cosa vince. Leonardo da Vinci Abbi fede nell’amore anche quando ti fa soffrire. Non chiudere il tuo cuore. Rabindranath Tagore Amore non è guardarsi a vicenda; è guardare insieme nella stessa direzione. Antoine De Saint-Exupéry Credo sia una reazione sana, il riaffermarsi della vita, del piacere e dell’amore dopo aver percorso per molto tempo i territori della morte. Isabel Allende Il male nasce sempre dove l’amore non basta. Hermann Hesse Acquisisci nuove conoscenze mentre rifletti sulle vecchie, e forse potrai insegnare ad altri. Confucio Puoi amare solo quando sei felice dentro di te. L’amore non può venire aggiunto dall’esterno. Non è un indumento che puoi indossare. Osho Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare, e lo ama, la finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo. David Leavitt Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male. Friedrich Nietzsche L’amore, mentre la vita ci incalza, sopra le onde. Pablo Neruda

è semplicemente un’onda alta

I sentimenti devono essere sempre in libertà. Non si deve giudicare un’ amore futuro in base alla sofferenza passata. Paulo Coehlo Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore. Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano. Osho Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa sente sé stessa e percepisce la propria vita. H. Hesse


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ANGELI


Gli Angeli sono, a vederli dal basso,la prima soglia dei cieli, e appaiono perciò come la porta di tutte le possibilità, i custodi dell’Aldilà, la sorgente di ogni creatività e ispirazione. A vederli dall’alto sono invece il contrario: costituiscono l’ultimo stadio della plasmazione degli essere viventi, i rifinitori delle forme, dei limiti, dei talenti del nostro io, e delle cause, già decise nelle Sfere superiori, che determineranno ogni circostanza concreta della nostra esistenza. Ma un punto di vista non annulla l’altra. Come già nella sfera dei Troni, anche in questa degli Angeli la porta è aperta, e chi vi si affaccia, dal basso o dall’alto, viene a trovarsi nel luogo in cui possibilità e necessità, libertà creativa e destino si incontrano e confluiscono, come le acque di due diversi fiumi, in un unico corso. Lì, qualcosa di quella confluenza può ancora e sempre essere modificato, perché la vita cambi. E’ il passo che da tempo immemorabile gli uomini hanno imparato a compiere con la preghiera.

Tratto da “Il libro degli Angeli” Igor Sibaldi


RIFLESSIONI

RAMO DELL’ALBERO DEL FICO


Significato: Fertilità, benessere, salvezza; albero della conoscenza Secondo la leggenda Gea, per sfuggire a Giove che la stava inseguendo con l’intenzione di colpirla con le sue saette, viene salvata dal figlio, il titano Siceo. Questi salva la madre facendo crescere un fico, all’interno del quale Gea riesce a sfuggire alla collera del dio. Per questo motivo si diceva che il fico non viene colpito dai fulmini. Nell’antica Roma alla pianta si attribuisce un valore positivo di fertilità e benessere: è l’albero delle origini di Roma. Si racconta infatti che la cesta in cui Romolo e Remo erano stati abbandonati in balia delle acque del Tevere si era miracolosamente salvata sotto un fico selvatico. Secondo quanto riportato nella Genesi, i progenitori dopo aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza, si coprirono con foglie di fico. In base a tale episodio, e poiché il testo biblico non ne rivela la specie, l’albero della conoscenza, comunemente considerato un melo, viene talvolta identificato con un fico. Inoltre una leggenda medievale narra che Giuda per la disperazione e il rimorso di aver venduto Gesù per quaranta denari si impicca a un fico.

Tratto da “La natura e i suoi simboli” Edizioni Electa


RIFLESSIONI

ALBERO DELLA VITA


Non esiste altro mondo fuorché il mondo spirituale. Quello che noi chiamiamo mondo sensibile è il Male nel mondo spirituale. Franz Kafka Albero della Vita L’Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala. E’ un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate Sefirot. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’Interno della Divinità. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. L’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela.. Come dice la Bibbia, la via che conduce all’Albero è guardata da una coppia di Cherubini, due angeli armati di una spada fiammeggiante. Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile. Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l’uno un volto maschile e l’altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell’esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza. 1. La Corona, il potere equilibrante (Kether). 2. Sapienza equilibrata nel suo ordine immutabile per iniziativa dell’intelligenza (Chokmah). 3. Intelligenza attiva, equilibrata dalla sapienza (Binah). 4. Misericordia, che è sapienza nella sua concezione secondaria, sempre benevola perché è forte (Chesed). 5. Severità, richiesta dalla sapienza stessa e dal buon volere. Permettere il male significa ostacolare il bene (Geburah). 6. Bellezza, la luminosa concezione dell’equilibrio nelle forme, l’intermediario fra la Corona e il Regno, il principio mediante fra il Creatore e la creazione, o sublime concezione di poesia e del suo sacerdozio sovrano (Tiferet). 7. Vittoria, l’eterno trionfo dell’intelligenza e della giustizia (Nesah). 8. Eternità, la conquista raggiunta della mente sulla materia, dell’attivo sul passivo, della vita sulla morte (Hod). 9. Fondazione, la base di ogni fede e di ogni verità, l’Assoluto in filosofia (Yesod). 10. Il Regno, l’universo, l’intera creazione, l’opera e lo specchio di Dio, la prova di ogni suprema ragione, la conoscenza formale che ci spinge a ricorrere a premesse virtuali, l’enigma a cui solo Dio può rispondere. Ragione suprema e assoluta (Malkuth) http://www.angelologia.it/cabala.htm


CREATURE FANTASTICHE

ARABA FENICE


Questo termine deriva dal latino phoenice e dal greco phoinix - della fenicia, che vuol dire anche rosso. Uccello favoloso, detto anche araba fenice, raffigurato come un airone dalle piume d’oro e fiammeggianti. Venerato nell’antico Egitto, era onorato a Heliopolis e si dice apparisse solo una volta ogni cinquecento anni. Gli antichi mitografi abbellirono poi questa immagine con molteplici dettagli. Narrano che si nutrisse esclusivamente di rugiada e che volasse in terra straniera raccogliendo (quando fosse stato vicino alla morte) erbe profumate ed aromatiche che utilizzate sull’altare della città del Sole, potessero prendere fuoco insieme a lui in una suprema, “ardente” offerta. Dalle ceneri, dopo tre giorni, sarebbe appunto rinato l’airone chiamato: “la Fenice”. Nell’antica Roma divenne il simbolo della rinnovata energia vitale dell’impero e con questo significato la si ritrova sulle monete imperiali e sui mosaici dell’epoca. Rappresentava inoltre in molti antichi riti, la morte, la rinascita e la solarità, per l’attitudine che le si attribuiva di risorgere dai suoi resti inceneriti. Nella simbologia alchemica rappresenta invece l’annichilimento e la produzione di nuove sostanze attraverso la metamorfosi della “materia prima” per giungere infine alla pietra filosofale.

http://www.ilsoffioultrafanico.net/pag12_fenice.htm


CREATURE FANTASTICHE

CHIMERA


Ad alcuni uomini le illusioni sulle cose che stanno loro a cuore sono necessarie come la vita stessa. Nicolas De Chamfort L’illusione, certo, è una chimera: ma un’espressione del genere ha senso solo nella misura in cui si è certi che la chimera sia a sua volta un’illusione: nella misura in cui, vogliamo dire, la nostra cultura considera la chimera come il simbolo stesso dell’impossibile. Per questo senso appunto chimere e sirene erano oggetto abituale della condanna dei mistici medievali: esse appartenevano a quel tipo di difformitates raffigurate sui portali e sui capitelli dei chiostri romanici con le quali se la prendevano i cistercensi: a che cosa servono queste stranezze, questi mostri, se non a turbare il monaco, a eccitarlo, ad allontanarlo dalla meditazione e dalla preghiera? Ma la chimera resistette agli attacchi degli asceti. Ancora in pieno Rinascimento, forte del rinnovato interesse che grazie alla rivisitazione dell’arte greca e romana si era andato concentrando su di lei, la vediamo trionfare nelle composizioni allegoriche e negli emblemi. Animale mostruoso frutto dell’incrocio fra tre animali cioè il leone, la capra, il serpente., mentre l’emblematica umanistica,. reinterpretata dal Rinascimento e dal barocco, ne fa il segno della facoltà oratoria in quanto in essa il leone sarebbe l’ aspetto giudiziario che incute paura ai colpevoli, la capra quello dimostrativo in quanto il discorso che serve a dimostrare qualcosa deve vagare libero dove voglia al fine di accedere alle dimostrazioni che gli interessano, il serpente l’aspetto deliberativo in quanto giunge alla conclusione attraverso le spire degli accorgimenti retorici messi in atto per convincere.

http://www.airesis.net/giardinomagi_chimera.html


CREATURE FANTASTICHE

DRAGO


Il drago possiede la capacità di assumere molte forme, che sono però imperscrutabili (J.L. Borghes, M. Guerrero, El libros de loso series imaginarios). Bisogna partire da qui: da questo drago-caos (o drago-inconscio?) che però è signore degli stati mutevoli dell’essere. Potenzialità ancestrale, il drago avvolge nelle sue spire l’intero cosmo; e non per caso gli antichi geografi raffigurano talvolta l’oceano come un enorme serpente circolare. se può assumere molte forme, ciò dipende dal fatto che egli potenzialmente le possiede e le domina[*]. Ciascuno di noi ha il suo drago da abbattere: per questo il Drachenkampf la vittoria su se stessi e sulle pulsioni più abiette dell’io, diviene un momento centrale del “processo d’individuazione” proposto da Carl Gustav Jung. Tale battaglia, volta alla conquista del tesoro che sta nel fondo di noi stessi, è però, appunto perché tale, una iniziazione. Nella Sigurdhsaga, per questo, il cuore e il sangue del drago Fafnir, ingeriti dal vincitore Sigurdh, gli daranno il dono d’intendere il linguaggio degli uccelli: cioè gli procureranno la sapienza che deriva dalla vittoria su se stessi e sulla parte più oscura e ferina di sé. Mostro ma anche maestro, il drago si sacrifica rivelando al suo uccisore - che perciò è anche suo allievo, e quindi, ritualmente, suo figlio - il segreto profondo dell’essere. L’iniziazione termina con la morte dell’iniziatore e con il suo rivivere attraverso l’ingestione del cuore e del sangue - nell’iniziato. E l’eroe sa bene che affrontare il “suo” drago significa guerreggiare con se stesso, suicidarsi come uomo vecchio per risorgere come uomo nuovo.

Franco Cardini-Ordinario di Storia Medievale, Università di Firenze http://www.airesis.net/giardinomagi_drago.html


CREATURE FANTASTICHE

UNICORNO


Significato Purezza, castità, verginità. Il carro del Trionfo della Castità di Francesco di Giorgio Martini, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum, è trainato da unicorni. La mitica figura dell’unicorno risale all’antichità. Le prime testimonianze dell’esistenza di questo animale risalgono allo storico greco Ctesia, originario di Cnido e vissuto tra il V e il IV secolo a.C., che nei suoi scritti sull’India racconta dell’esistenza in questo paese di un animale selvatico simile al cavallo, con un corno sulla fronte dalle straordinarie proprietà terapeutiche. Probabilmente si trattava del rinoceronte indiano, ma questa strana e misteriosa figura s’insinua subito nell’immaginario collettivo assumendo le fattezze dell’unicorno. La religione cristiana ne fa un simbolo di purezza e castità e la sua effigie finisce per comparire nei bestiari medievali che ricordano le leggendarie qualità dell’animale, a cominciare dal potere del suo corno di scoprire e neutralizzare i veleni. L’unicorno viene quindi descritto come un essere piuttosto selvatico e ribelle, impossibile da catturare se non grazie ad uno stratagemma. Secondo la tradizione può essere avvicinato solo da una vergine. I cacciatori allora lasciano una fanciulla sola in mezzo a una radura e si nascondono nei dintorni. L’animale scorge la ragazza, le si avvicina, e non appena si adagia sul suo grembo, addormentandosi, viene catturato. Tratto da “La natura e i suoi simboli” Electa Gruppo Editoriale L’Espresso

Iil simbolo è per sua natura ambivalente: e così, al pari di altri animali nobili quanto lui, anche all’unicorno spettò di rappresentare talora il Cristo, ma tal altra anche il suo avversario. La sua ferocia poteva essere interpretata come simbolo di malvagità; e san Basilio non aveva dubbi nell’intendere l’unicorno come il demonio. Franco Cardini - Ordinario di Storia Medievale, Università di Firenze


CREATURE FANTASTICHE

IL GRIFONE


Il grifone è, secondo la tradizione, il custode dell’oro. La tradizione popolare narra che la sua tana fosse normalmente piena di inestimabili ricchezze, che lui difendeva strenuamente: gli scritti classici che lo descrivono dicono che avesse la forza di un leone, la vista di un’aquila e zampe con possenti muscoli e artigli fatali! Una di queste descrizioni la ritroviamo ne “La Natura degli Animali”, scritta da Eliano: Gli Indiani che volevano approfittare di quest’oro, continua Eliano, dovevano stare molto attenti: potevano cercarlo solo di notte, perché avrebbero avuto più possibilità di non essere visti dal Grifone, che attaccava senza indugio chiunque si avvicinasse al suo oro! Naturalmente, sottolineava Eliano, l’impresa era molto rischiosa, ma il più delle volte ne valeva la pena: infatti chi riusciva a sopravvivere agli artigli del grifone portava a casa una fortuna, che gli avrebbe permesso di cambiare notevolmente la sua vita! Anche Marco Polo, nel suo libro “il Milione” (1298) ne parla: Dicommi certi mercatanti, che vi sono iti, che v’ha uccelli grifoni, e questi uccelli apariscono certa parte dell’anno, ma non son così fatti, com’e’ si dice di qua, cioè, mezzo uccello e mezzo lione, ma sono fatti come aguglie, e sono grandi com’io vi dirò. Ancora dicono coloro, che gli hanno veduti, che l’alie loro sono sì grande che cuoprono venti passi, e le penne sono lunghe dodici passi, e sono grosse come si conviene a quella lunghezza”. Nella mitologia greca, dei grifoni tiravano i carri di Apollo, Nemesi e Zeus (per questo erano chiamati “segugi di Zeus”), mentre nella tradizione ebraica, i cherubini a guardia della porta dell’Eden erano simili a grifoni, come anche quelli che sorvegliavano l’Arca dell’Alleanza.

http://www.bluedragon.it/bestiario/grifone.htm


CREATURE FANTASTICHE

LA SIRENA


La parola latina ”sirena” deriva dal greco seiren, che significa “corde”, alludendo al canto struggente di questi esseri i cui suoni incantatori attiravano gli sfortunati navigatori sugli scogli dove trovavano la morte. La sirena ha una testa e un busto di aspetto umano, il resto del corpo termina generalmente con una coda di pesce. Il suo potere miracoloso sta nella modulazione della voce. Omero fu il primo a lasciarci una testimonianza letteraria in proposito. Così l’Odissea ci racconta come Ulisse poté sottrarsi alle influenze malefiche delle sirene seguendo i consigli che la maga Circe gli prodigò in questo modo: “ Incantano, gli disse, tutti gli uomini che si avvicinano a loro; guai, sfortuna a colui che, per ignoranza, le avvicina, le ascolta; sua moglie e i suoi teneri bambini non gioiranno mai più del suo ritorno… Passate vicino a loro senza fermarvi e non dimenticate di tapparvi le orecchie per non ascoltare i loro perfidi richiami”. Sulle coste del mare celtico, fra l’Irlanda, la Gran Bretagna e la Bretagna, quasi tutti i marinai raccontano di aver osservato, una volta, queste dee del mare e tutti i popoli marini dell’Europa possiede una tradizione che vi allude. Una cronaca islandese del 1215 descrive un Masgugue: “Era formato fino alla cinta come il corpo di una donna. Aveva grossi seni, la capigliatura sparsa, grandi mani alle estremità delle braccia e lunghe dita legate insieme come i piedi di un’oca (cioè palmate). E’ stato visto allorché teneva dei pesci in mano e se li mangiava. Questo fantasma ha sempre preceduto alcune grandi tempeste”

Tratto da “L’ALCHIMIA DEI QUATTRO ELEMENTI” Charles-Rafael Payeur – Ed. L’Età dell’Acquario


CREATURE FANTASTICHE

OUROBOROS


L’Ouroboros, veniva, nell’antichità, rappresentato diviso in dodici parti, come i mesi dell’anno, per imprimere maggiormente il senso del Tempo, presente nella materia; non è poi un caso che, anche gli orologi, abbiano forma circolare e siano divisi in dodici quadranti, quasi a mostrare, ancora una volta, la continuità e la ciclicità che il poderoso simbolo indica. Per gli Adepti delle scienze occulte ed alchemiche, il serpente che si morde la coda, diviene allegoria di Conoscenza (che non è mai accessibile a tutti) ed allo stesso tempo “Guardiano” della Grande Opera; nelle cattedrali e chiese, spesso compare sui battenti delle porte d’ingresso, quasi a voler sorvegliare quei “libri di pietra” che sono le costruzioni gotiche. Nel medioevo infatti, era l’emblema degli iniziati, negli ordini monastici, massonici, cavallereschi o ermetici. A motivo del suo mordersi la coda, viene meno la facoltà della parola, e quindi l’indispensabile segreto è mantenuto tale! Nella sua ciclicità, l’Ouroboros ci ricorda di come, la Legge di Causa ed Effetto sia sempre presente, ed ogni azione né ha per conseguenza un’altra. Ad azioni positive seguiranno reazioni ed effetti positivi e viceversa, a cause negative si avranno conseguenze appartenenti allo stesso segno. Ogni uomo, nella sua scala evolutiva è soggetto alla Legge del Karma, ed è in questo senso artefice del proprio futuro destino; sta a noi, lavorare per il Bene altrui e per la collettività; solo così impiegheremo adeguatamente il tempo, messoci a disposizione dall’Eterno, senza mai scordarci che solo in questo modo, potremo dire di essere davvero: UNO COL TUTTO!

http://www.ilsoffioultrafanico.net/pag12_ouroboros.htm


laboratorio


il ritrovo


www.rifattoinitalia.it 348 5947550


Il progetto consi-

presenta:

ste nel promuovere la consape-

essere destinato alla discarica viene r iqualificato e rivitalizzato, e di rendere fruibile l’esperienza di una produzione di tipo ar tistica in grado di trasformare quel che sembra “inutile” in fonte di reddito e di creatività.

rifare e decontestualizzare materiali già usati

volezza dell’importanza del “vecchio” che invece di


ARREDO PRIMARIO

di Erica Olivi e Fabio Giulianelli

“La Cooperativa Il Ritrovo” svolge la sua attività di assistenza sociale nel comprensorio della provincia di Ravenna e Forlì/Cesena. “Il Ritrovo” promuove iniziative di studio e di sperimentazione, aventi per oggetto temi di carattere artistico, musicale, letterario. In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia organizza, attraverso la collaborazione dei soci “Erica Olivi” e “Fabio Giulianelli”, una mostra itinerante che prevede l’esposizione di Arredo Primario dal titolo ”è Rifatto in Italia” con par ticolare attenzione rivolta agli “specchi”. Il progetto consiste nel promuovere la consapevolezza dell’importanza del “vecchio”che invece di essere destinato alla discarica viene riqualificato e rivitalizzato, e di rendere fruibile l’esperienza di una produzione di tipo artistica in grado di trasformare quel che sembra “inutile” in fonte di reddito e di creatività. Rifare e decontestualizzare materiali già usati è il proposito delle menti artistiche di “è Rifatto in Italia”, col fine di creare icone ricche di significati in grado di esprimere la filosofia e l’anima dei committenti.


trasformare quel che sembra “inutile�

materiale utilizzato: sedie e comodini in legno, rivestimenti in pelle, quotidiani, erba sintetica, specchi, manufatti realizzati in tecnica mista.

www.rifattoinitalia.it



Rifletti