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stesso paziente, nell’associare i sintomi all’ingestione di uno specifico alimento, è indispensabile una corretta analisi degli episodi di reazione. Lo “skin prick test” (test cutaneo) è l’esame diagnostico di primo livello, per l’alta attendibilità e la rapidità d’esecuzione, con esito in 15-20 minuti. Consiste nel far penetrare con lancette monouso nell’avambraccio estratti allergenici selezionati in base al “racconto” del paziente. Se necessario, l’allergologo suggerirà anche altri accertamenti, come il dosaggio delle IgE specifiche (gli anticorpi “contro” gli allergeni alimentari) o il prick-by-prick, test cutaneo eseguito con alimenti freschi. Al termine dell’iter, l’allergologo potrà indicare al paziente quali alimenti eliminare e come autogestire la terapia in caso di riacutizzazione. Al momento l’unico rimedio efficace alle allergie alimentari è quello preventivo, cioè l’esclusione dalla dieta dell’alimento contenente l’allergene. Tuttavia in tutto il

mondo sono in corso sperimentazioni di possibili cure, come i vaccini. E i test per intolleranze alimentari? C’è da fidarsi? «Negli ultimi anni – osserva Di Claudio - si è assistito ad un abuso della dizione di “intolleranza alimentare”. In un documento uscito nel 2004 su un’accreditata rivista scientifica europea, l’AAITO (Associazione allergologi ed immunologi territoriali e ospedalieri), ha ampiamente dimostrato che i cosiddetti “test alternativi” per le intolleranze alimentari, ad esempio test elettrodermici, cito-test, pulse test o analisi del capello, non sono ripetibili: non danno cioè la certezza di un esito identico ad ogni successiva esecuzione, e in alcuni casi scatenano anche reazioni pericolose nel paziente allergico. Chi soffre di gonfiore e crampi addominali, stipsi o diarrea farebbe meglio a rivolgersi ad un gastroenterologo».

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C come magazine n. 24  

E' uscito il nuovo C come magazine n. 24

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