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DI MAURA DI MARCO / FOTO_MARIO SABATINI_MODIV

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comeMagazine speciale ancestrale LA CULTURA ENOGASTRONOMICA

ABRUZZESE IN UN FREEPRESS

Vicini alla terra Riscopriamo il genuino con Leonardo Seghetti

Attenzione a chiamarlo enologo: lui è per molti un wine maker, per tutti un professore di chimica viticola - enologica con alle spalle 34 anni di esperienza, oltre 100 lavori pubblicati e le mani in sette libri.

È Leonardo Seghetti, un’autorità nel mondo dell’agricoltura anche biologica, propulsore di un processo di riappropriazione della terra perché, come afferma, «il vino altro non è che natura». Detto così, questo paragone non fa una piega, ma in realtà le cose sono ben più complesse. Come ci spiega il professore, «sono diverse le teorie sull’agricoltura biologica: almeno sei, prima fra tutte quella biodinamica, che affonda le sue radici negli studi di Rudolph Steiner, padre dell’antroposofia, secondo cui la natura è un insieme vivente che si estende oltre il pianeta, considerate anche le forze cosmiche ed astrali». Stupirà forse sapere che, secondo questa teoria, per ottenere un ottimo vino naturale è necessario interrare corna di bovino ripiene di letame ed espandere, successivamente, il contenuto nel suolo come energizzante (ma fino ad un certo punto), se si acquisirà la consapevolezza che tutto, anche il vino, è fatto solo e quasi esclusivamente da madre natura. L’agricoltura biologica sboccia a metà degli anni ‘20 in Germania e si sviluppa in Inghilterra. Verrà poi codificata soltanto nel 1978, con la nascita dell’IFOAM – International Federation of Organic Association and Movements – fino a trovare la sua collocazione letterale, nel 1991, con un regolamento emanato dalla Comunità Europea. La prima rivoluzione industriale ed i successivi insediamenti produttivi dell’agricoltura industriale avevano stancato il terreno: sin dagli inizi del Novecento, i consumatori si erano infatti accorti della non genuinità dei prodotti. Eppure, con gli anni, si è passati da una terra in cui si effettuavano le rotazioni di colture ad una coltura specializzata, fino a giungere all’introduzione massiccia di concimi chimici, dimenticando la cosiddetta fertilità globale. «Esistono tre tipi di fertilità: quella fisica, data dall’insieme di particelle che compongono il suolo; quella biologica, offerta dai micro-organismi del terreno; infine, quella chimica. Bene, negli ultimi venti anni è stata introdotta nella terra (e, di conseguenza, in ciò che mangiamo e beviamo) la stessa quantità di agenti chimici introdotti in un intero secolo». La reintroduzione, invece, della rotazione delle colture riuscirebbe a riconvertire il suolo e a ridarci prodotti, PAG 29 / SPECIALE ANCESTRALE / C COME NATURALE

C come magazine n. 24  

E' uscito il nuovo C come magazine n. 24

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