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Italia esistono diversi organismi addetti al monitoraggio delle aziende agricole biologiche; tra le più importanti ricordiamo Icea - Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (sull’etichetta dei prodotti appare il codice IT ICA); la Bioagricert, della Bioagricoop (codice IT BAC), Bios (codice IT BIO); il C.c.p.b., Consorzio Controllo Prodotti Biologici (codice IT CPB); Codex (sigla IT CDX); Ecocert Italia (codice IT ECO); l’I.m.c., Istituto Mediterraneo di Certificazione (identificativo IT IMC); il QC&I International Services (codice IT QCI); il Suolo e Salute (IT ASS); e il BIOZERT (IT BZ BZT). Etichetta, croce e delizia al cuor. Le ultime direttive europee a proposito di etichetta hanno suscitato clamore tra gli addetti al settore. Il Comitato permanente per la produzione biologica (SCOF) ha infatti approvato all’inizio del 2012 le nuove norme dell’UE per il “vino biologico”. In buona sostanza, fino a pochi mesi fa la certificazione biologica era prevista soltanto per le uve e la sola dicitura consentita in etichetta era “vino ottenuto da uve biologiche”; dalla vendemmia 2012 in etichetta si potrà usare il termine “vino biologico”, oltre al logo biologico dell’UE e al numero di codice del competente organismo di certificazione. Come riportato da “Il Fatto Quotidiano” del 10 febbraio 2012, «la norma approvata introduce una definizione tecnica di “vino biologico”, completando la normativa che da oggi riguarderà tutti i prodotti agricoli, seguendo i principi del regolamento CE relativo alla produzione biologica. Ci si allinea così agli altri Paesi produttori di vino (USA, Cile, Australia, Sudafrica) che hanno già stabilito norme per i vini biologici». In pratica, il nuovo regolamento stabilisce un sottoinsieme di pratiche enologiche e di sostanze che vengono autorizzate per i vini biologici. È vero che non sono consentiti l’acido sorbico e la desolforazione, però, ad esempio, il tenore dei solfiti nel vino biologico appare molto poco inferiore a quello del vino convenzionale: e qui si indigna la maggior parte dei piccoli produttori, per i quali i solfiti hanno sempre mantenuto livelli molto molto bassi. Bene riassume la vicenda il commento condiviso con “Il Fatto Quotidiano” da Cristina Micheloni, del comitato scientifico AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica: «Come tutti i compromessi politici, il risultato non farà felice nessuno, ma tutti saremo un po’ meno scontenti».

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C come magazine n. 24  

E' uscito il nuovo C come magazine n. 24

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