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c come packaging

CASE STUDIES A CURA DI MARIO DI PAOLO

È bello ciò che è bello, ma è buono ciò che piace! Se una cosa da mangiare non è buona, non si vende. Il mercato su questo è intransigente, fa da cartina al tornasole: un prodotto alimentare può essere bellissimo, ma se il sapore non è all’altezza dell’aspetto le persone smettono semplicemente di comprarlo e tantomeno lo consigliano. Piuttosto, diffonderanno un (devastante) passaparola negativo. Cosa ne è, invece, di un prodotto “brutto ma buono”? Che si vende, è vero, beneficiando magari di un passaparola positivo, ma il più delle volte resta al di sotto delle sue potenzialità. Il perché è presto detto: una volta che un prodotto ha tutte le carte in regola dal punto di vista della qualità, deve necessariamente diventare competitivo anche dal punto di vista dell’immagine. È una regola che nessuno che voglia collocarsi in una fascia medio-alta di mercato può ignorare. È una regola che viene rispettata da chi si rivolge allo Spazio Di Paolo, ma che non ha una formula uguale per tutti: deve tenere conto di tanti fattori e venire calibrata in base al contesto. Ci siamo trovati protagonisti di due interessanti casi studio che vale la pena mettere a confronto: rinnovare un packaging per due aziende storiche,

una del Teramano e l’altra dell’Aquilano, che producono sì la stessa cosa ma che si rivolgono a due destinatari diversi. L’azienda agricola Fracassa, di Sant’Egidio alla Vibrata, produce salumi da due generazioni. È una realtà artigianale, abituata a muoversi per fiere e a curare il contatto con le persone. L’azienda si rivolge ad un mercato specializzato, attento e accurato: perciò può permettersi un packaging essenziale, anche con l’uso del legno, che rappresenta e quasi estremizza la valorizzazione data alla materia prima. Il salumificio Peppone, invece, dalla storia molto più lunga alle spalle, esordisce adesso nella Grande Distribuzione Organizzata (Gdo): ha perciò a che fare con un ambiente molto più dispersivo e frettoloso, e deve dare alle persone un motivo per fermarsi su un suo prodotto. In un mercato così pregno e rumoroso bisogna agire con impatto: ecco perchè abbiamo scelto di focalizzare l’attenzione sulla riconoscibilità del marchio, ridefinendo alcuni criteri di leggibilità. Alcuni esempi: la stilizzazione del nonno in una illustrazione che diventa il simbolo dei prodotti; l’analisi dei colori; e il rafforzamento della provenienza italiana.

«Una volta che un prodotto ha tutte le carte in regola dal punto di vista della qualità, deve necessariamente diventare competitivo anche dal punto di vista dell’immagine.»

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C come magazine n. 24  

E' uscito il nuovo C come magazine n. 24

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