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REDAZIONALE / FOTO_ARCHIVIO MARRANGONI

Mangiare non è solo sedersi a tavola, ma viaggiare nel tempo

Quando una cosa bella diventa una (buona) abitudine rischia di sbiadire i colori. Quando nella quotidianità si dà largo spazio in tavola a prodotti tipici e di stagione, si finisce per dare per scontato il valore di quello che stiamo mangiando. È bene confrontarsi, allora, con altre realtà e altre culture per ricordarsene. Gabriele Marrangoni, chef di Ekk Ristorante, ha avuto questa possibilità lo scorso marzo, quando per venti giorni è stato a Valencia, in Venezuela, per condurre dei corsi di cucina italiana per la scuola di gastronomia New Cuisine. Sono stati circa 60 gli iscritti, divisi in quattro gruppi dalle caratteristiche eterogenee in età, formazione, motivazione e origine: hanno scoperto prodotti abruzzesi come l’olio extravergine, il formaggio pecorino e il vino ed i principi della filosofia mediterranea. Nonostante i venezuelani siano i secondi consumatori di pasta al mondo (naturalmente dopo gli italiani), la servono scotta e come accompagnamento a secondi o legumi: la cottura al dente, la mantecatura nella padella e l’utilizzo di salse espresse realizzate con prodotti locali e stagionali, sono state una vera novità per loro! «È stata un’esperienza emozionante anche per me – confessa Gabriele Marrangoni – Ho toccato con mano quanto

il cibo sia profondamente legato alla nostra memoria, più che alla nostra gola». Oltre ad imparare a fare scrippelle ‘mbusse, agnello “cace e ove” e persino trippa alla “pennese”, gli “allievi” hanno infatti avuto conferma che mangiare non è solo sedersi a tavola, ma un vero e proprio viaggio nel tempo. «Le verze per esempio, lì si producono per tutto l’arco dell’anno ma si consumano solo crude in insalate. Una figlia di emigranti veneta si è quasi commossa quando abbiamo parlato della possibilità di mangiare le verze anche cotte o marinate: oggi, infatti, in casa sua preparare i “crauti “ rappresenta un rito per mantenere un legame col territorio di origine e rinnovare la memoria del padre che non c’è più». Gabriele Marrangoni ha incentrato le sue lezioni teoriche sulle proprietà organolettiche dell’olio extravergine di oliva, insegnando che il piccante e l’amaro sono sinonimi di qualità. Si è anche divertito a combinare ricette ed ingredienti abruzzesi con i prodotti tipici venezuelani, come il cilantro, ossia il coriandolo fresco (da noi si vende solo secco) o l’ajì dulce, una sorta di peperone primordiale molto comune che lui ha utilizzato con tagliatelle e pesce “Dorado”, corrispettivo della nostra Lampuga. Una ricetta che ha inventato lì è il Mango al Montepulciano!

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C come magazine n. 24  

E' uscito il nuovo C come magazine n. 24

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