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Anno 1 n. 0 - Marzo/Aprile 2008

>> Editore responsabile Creo Edizioni - Pescara www.c-magazine.it - info@c-magazine.it

>> Direttore responsabile Cristina Mosca (non fumatrice) se volete dirle qualcosa fatelo a: redazione@c-magazine.it

>> Coordinatore generale e Art director Francesco Cinapri (non fumatore) se volete dirgli qualcosa fatelo a: francescocinapri@creoadv.it

>> Area commerciale Alessio Pisciella se volete dirgli qualcosa fatelo a: commerciale@c-magazine.it

>> Direttore marketing Daniele Di Vittorio (ex fumatore) se volete dirgli qualcosa fatelo a: marketing@c-magazine.it

>> Grafica ed impaginazione Creo Advertising - Pescara www.creoadv.it

>> Ufficio fotografico Sergio Pasqual >> Stampa Papers World - Teramo >> Distribuzione M&N Service - Pescara Hanno consumato 208 tazzine di caffè, 53 panini, 312 ore davanti al computer, 26 notti insonni... Cristian D’Aloia, Marco Gaito, Guernica, Anita Righetti, Andrea Santilli.

In attesa di registrazione presso il Tribunale di Pescara

2 magazine


sommario come

06 >> C come Editorial(i) 08 >> C come Fumetto 11 >> C come Gusto L’Italia in tavola, la genuinità è servita

18 >> C come Blog Il Cavoletto di bruxelles

20 >> C come Degustazione L’ Abc di Bacco

22 >> C come Informazione L’etichetta “salva olio”

23 >> C come MIA Sulla via della fiera - Reportage

Cosa c’è nel numero zero

27 >> C come Vino Cantine Talamonti, l’Abruzzo in dote

33 >> C come Naturale Rubrica del mangiare naturale

39 >> C come Saral Ventimila visitatori l’anno a Silvi - Reportage

41 >> C come Tradizione Il bianco è in tavola

47 >> C come Agenda del vino L’Abruzzo tra i campioni d’Italia

49>> C come Niko Romito Una stella...appennina

53 >> C come Balsamico Il gusto si serve a gocce - Redazionale

60 >> C come Film Cous Cous (La graine et le mulet)

62>> C come News

4 magazine


editorial(i) come

C come Puzzle :-)

Sovversivi!!! Francesco Cinapri

Cristina Mosca

28 anni / uomo / incensurato Una passione: la cucina Segno zodiacale: Ariete /ascendente: gemelli Non fumatore (convinto) Art Director di C-Magazine

27 anni / donna / incensurata Una passione: la penna Segno zodiacale: Bilancia /ascendente: capricorno Non fumatrice (convinta) Direttore responsabile di C-Magazine

 “Cos’è, un libro?“ “Cos’è... Un catalogo?” “Che cosa? E’ un

I sogni condizionano la realtà. Ci si può rovinare la vita nell’inseguirli e si può cambiare per sempre per averli finalmente raggiunti. I sogni danno qualcosa da cercare. Anche se spesso, per poterli realizzare, tocca svegliarsi. Ho l’onore di far parte del sogno/progetto “C come magazine”. Sono l’ultimo tassello del puzzle, quello che manca sempre per avere una visione completa; quello che rimane nascosto sotto il risvolto della scatole. Sul puzzle “C come magazine” c’è disegnata un’ambizione, ed è disegnata con curiosità, freschezza d’animo ed entusiasmo. Ho scelto di prendere parte a questo delizioso progetto che vuole cristallizzare le “virtù” più preziose dell’Abruzzo, perché mi è stato dimostrato che i sogni si possono avverare. Le idee non ci mancano e il coraggio nemmeno. Intendiamo raccontarci e raccontarvi il nostro Abruzzo, piano piano, cercando di non sbrodolarci addosso, con tutta l’onestà e la passione che possiamo offrire. Partiremo lentamente, con 64 pagine, e vi daremo appuntamento ogni due mesi, per quest’anno, perché occorre dare tempo alla fiducia ma soprattutto fiducia al tempo, e perché vogliamo prenderci la libertà di fermarci in una strada di campagna se la nostra attenzione verrà attirata da formiche in fila indiana. Vogliamo prenderci il diritto di sederci a tavola all’una e di alzarci alle cinque solo perché ci siamo fermati a contare le briciole. E fare tardi a cena perché abbiamo preferito ascoltare il rac-

free-press?!” “E quanto spendete?” “Ma quante copie stampate?” “Ma davvero con questa grammatura?” “Ma solo a Pescara?” “Ah, in tutta la regione?”  “...Ma siete matti?” C’è una differenza tra chi pone queste domande e chi risponde: i fatti. Chi crede in qualcosa non si ferma davanti ai “se” né davanti ai “ma”, perché ha una marcia in più, la passione; e se noi oggi siamo qui, nelle vostre mani, tramite questa rivista, è perché siamo carichi di voglia di dimostrare che i progetti si possono realizzare, se lo si vuole. La nostra redazione, già forte di un’esperienza solida nei campi del giornalismo e della comunicazione, si è reinventata in questa rivista free-press che è la prima del territorio abruzzese a trattare di enogastronomia. L’intento? Far conoscere con gusto e attenzione quelle che sono le realtà ancora troppo nascoste della regione, tanto vicine agli occhi che a volte non le sappiamo vedere. Vogliamo farlo fermandoci a pensare, a mettere a fuoco. “E come si chiama, questa rivista?” “Cosa? C come...? C...? Ma C magazine o C come magazine? Ma che c’entra magazine? E la C?”. Fermarsi a pensare.  

conto di un anziano apicoltore seduto davanti casa.

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fumetto come

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Mercedes-Benz è un marchio Daimler.

Nuova Classe C Station Wagon. Il mondo è il suo palcoscenico. Inizia lo spettacolo: 8 diverse motorizzazioni, tra cui la nuova 320 CDI con trazione integrale 4MATIC. Un crescendo di potenza e versatilità per un divertimento di guida unico, grazie all'esclusivo Pacchetto Dinamico, per passare con un tasto dal pieno comfort alla massima sportività. Nell’inconfondibile stile Mercedes-Benz. Nuova Classe C Station Wagon: la strada ha una nuova protagonista.

Consumi (ciclo combinato): da 6.7 a 13,7 litri/100Km. Emissioni CO2: da 176 a 326 g/km.

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Concessionaria Ufficiale di Vendita Mercedes-Benz Pescara Via Tiburtina, 141 - tel. 085 43201 - fax 085 4320205 Mozzagrogna Lanciano (CH) Strada Statale, 524 km 5 - tel. 0872 579090 - fax 0872 578057 Infoline 085 43201 barbuscia@barbuscia.it


gusto come

Redazionale - foto: Mario Mariani

L’italia in tavola, la genuinità è servita

Parte dal pescarese l’attenzione per i dettagli

Custodire i prodotti di campagna in un barattolo senza al-

Amedeo De Ritis, titolare dell’azienda – è stata tra le prime

terarne il gusto e garantendone la fragranza: è la sfida de

della zona ad avere un trattore: fu mio nonno a comprarlo,

“L’Italia in Tavola”, azienda agricola a gestione familiare la cui

a ridosso degli anni ’60, con lungimiranza e voglia di cre-

sede è adagiata nelle campagne tra Loreto Aprutino e Colle-

scere». Da decenni nel settore ortofrutticolo, l’azienda lavora

corvino, in provincia di Pescara. Con alle spalle intere gene-

insieme alle maggiori industrie alimentari. Poi, nel 2006, la

razioni di lavoratori in simbiosi con la campagna, “L’Italia in

volontà di un’evoluzione: non solo fornire materia prima, ma

Tavola” oggi è un marchio ben riconoscibile e possiede una

utilizzarla per creare prodotti propri. «Il ritmo rapido dei tempi

sua identità specifica e un orgoglio: quello di creare sughi

moderni – spiega Amedeo De Ritis – coinvolge anche noi in

e sott’oli senza conservanti. «La nostra famiglia – racconta

campagna. Ci siamo resi conto di quanto possa essere utile

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avere a portata di mano dei prodotti pronti che consentano di preparare velocemente un pasto, ma anche di quanto sia importante che i piatti non ne risentano in termini di sapore». Il percorso intrapreso si è perciò tradotto, con il supporto di analisi biologiche condotte in laboratorio, in un’attenta ricerca volta alla conservazione sì del prodotto, ma anche del gusto, senza l’utilizzo di conservanti chimici. «Cogliamo le primizie direttamente dai nostri campi – continua Amedeo De Ritis – che si estendono per circa 40 ettari di terreno coltivato a rotazione. Per garantire l’estrema qualità della nostra materia prima, inoltre, riduciamo drasticamente gli interventi con i fitofarmaci applicando la lotta integrata, che è una metodologia

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di coltivazione». Il processo si chiude con operazioni artigianali: carciofini, peperoncini, pomodori, melanzane, zucchine e persino zucca vengono raccolti e tagliati rigorosamente a mano, senza l’uso di macchinari, e infine messi sott’olio. A questi prodotti, “L’Italia in Tavola” ha affiancato una novità: sughi pronti che non sono solo la conserva di pomodoro alla contadina in cui sono stati soffritti cipolla, sedano e carota, ma che ripropongono un must per gli intenditori della cucina abruzzese: «Abbiamo realizzato delle conserve di pomodoro con ceci e con fagioli borlotti – conclude De Ritis – perché sono sughi che richiedono tempi di preparazione abbastanza lunghi. Questi sono preparati proprio secondo la tradizione contadina, e in pochi minuti possono essere serviti a tavola. Inoltre abbiamo proposto la versione abruzzese della caponata, un sugo con un misto di ortaggi soffritti singolarmente. Il nostro obiettivo è far conoscere la cucina abruzzese in Italia ma soprattutto all’estero. Per farlo, però, occorre stare al passo con i tempi». “L’Italia in tavola” è presente in circa trenta negozi di prodotti tipici in tutto Abruzzo e nelle principali città italiane, a Roma è nel punto vendita “Bello & Buono”.  

“L’Italia in tavola” C.da Campotino, Collecorvino (Pe) tel. 085/8289217 www.litaliaintavola.it

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blog come

di Francesco Cinapri - www.cucinamente.it Foto: Sigrid Verbert

www.cavolettodibruxelles.it Style”: leggerla diventa talmente coinvolgente che si finisce per cercare questo o quell’ingrediente in tutta la città, girando per ore pur di trovarlo; credeteci, è successo anche questo... Le fotografie di Sigrid Verbert sono semplicemente fantastiche, tassativamente “home made”, ma che “home made”! L’impressione è di alta professionalità: è il risultato di una grande passione mescolata a competenza. Oggi Sigrid lavora per “Il Gambero Rosso”, firmando con le sue fotografie la rivista del gambero e libri di cucina. Da appassionati non possiamo far altro che amare questo blog, tanto che è una delle prime tappe non appena seduti al Mac. Inoltre abbiamo ragione di credere che abbia salvato tante volte “cene speciali” in tutta Italia, perché la sua creatività e la sua facile navigazione fanno di “Cavoletto” il foodblog per eccellenza. Brava Sigrid...Otra Vez!

Un mondo a parte, quello dei foodbloggers, ovvero di chi tiene aperto un blog inerente la cucina; per chi si imbattesse oggi per la prima volta in questo termine, vogliamo far presente che in Italia ce ne sono tantissimi e che alcuni di essi sono anche molto famosi. Su questo numero vi parleremo di quello che è definibile il foodblog per eccellenza: “Il cavoletto di Bruxelles”. Ciò che ci ha spinto a recensire “Cavoletto” sul nostro primo numero, oltre al fascino dello stile ed alla completezza del blog, è stata una frase che si legge nel suo “about cavoletto”: “Vivo di passione, e spero di poter continuare a farlo!”. Ci ha colpito perché avremmo potuto scriverla noi, dal momento che è lo stesso principio per cui C-Magazine oggi è tra le vostre mani. “Il cavoletto di Bruxelles” nasce nel 2005 con l’idea di diventare semplicemente un faldone digitale di ricette che altrimenti sarebbero andate sparse qua e la per là cucina; mischiato all’amore per la fotografia, oggi conta circa unmilioneottocentomila visitatori... A tenerlo è una ragazza che si chiama Sigrid e che ama definirsi, col sorriso sulle labbra, “fiamminga, francofona e italiana d’adozione”. Ciò che colpisce di questo blog è la semplicità con cui Sigrid scrive, fotografa e pubblica le sue ricette: riprova, questa, di una personale interpretazione del bello, secondo la quale le cose più belle hanno una speciale semplicità intrinseca. Parlare di semplicità nelle sue ricette, tuttavia, diventa difficile, dal momento che i suoi piatti godono dell’influenza cosmopolita derivante dalle esperienze di Sigrid in giro per l’Europa, a differenza di molti altri blog che hanno un’impronta prettamente mediterranea. “Cavoletto” è la prova di quanto le influenze esterne possano aiutare in lavori creativi, anche se i suoi ingredienti sono molto ricercati - introvabili a volte. Per chi non vive a Roma come lei è quasi una condanna appassionarsi al “Cavoletto

Orzo mantecato con ortiche e caprino fresco ( nella foto ) Porzione da single: orzo perlato 80g - brodo vegetale qb scalogno, piccolo 1 - ortiche fresche (giovani) - 1 mazzetto piccolo - caprino fresco (tipo spalmabile) 35g - sale & pepe Tritare finemente lo scalogno. In un pentolino, versare l’orzo insieme allo scalogno e a una presa di sale grosso, coprire appena di brodo e mettere sul fuoco per 15-20 minuti finché l’orzo non sia cotto (semmai aggiungere un po’ di liquido in cottura se si asciuga troppo velocemente). Nel mentre, pulire le ortiche (con i guanti!), conservandone soltanto le foglioline tenere. Tritarle grossolanamente e farle saltare in padella con un filo di olio, giusto il tempo di farle appassire. Tenere da parte. Quando sarà cotto l’orzo, mantecare con il caprino, aggiustare di sale & pepe e aggiungere le ortiche saltate. Servire subito. 18 magazine


degustazione come

Reportage - Foto: Alessio Pisciella

l’ABC di bacco A Francavilla un corso per diventare assaggiatori di vino Sono in pieno svolgimento i corsi per aspiranti assaggiatori di vino organizzati dall’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino) di Chieti presso il Palazzo Sirena di Francavilla al mare. Frequentati da ristoratori, produttori, rappresentanti di associazioni di categoria ma anche da semplici appassionati, i corsi prevedono 18 incontri riservati agli associati e si concluderanno ad aprile con un esame finale e a maggio con la consegna del diploma. «I nostri relatori – spiega Danilo Iasci, delegato provinciale Onav e direttore del corso – sono esperti in viticoltura, agronomia ed enologia e accompagnano i corsisti alla scoperta degli approcci basilari con il vino. Si tratta di lezioni teorico-pratiche che si concludono con degustazioni e compilazioni di specifiche schede tecniche

mentare del vino o ad esempio la vinificazione in bianco».

per l’esame organolettico dei vini, in cui ne vengono distin-

Incontri che prevedono l’intervento di personaggi come Le-

ti limpidezza, colore, finezza, intensità, franchezza, corpo e

onardo Seghetti, Romano D’Amario. Nicola Paolucci, Rocco

armonia. Ogni frequentante, infatti, ha il suo cestino con sei

Pasetti, Luigi Di Camillo (25 marzo), Giuseppe D’Angelo (10

bicchieri per non confondere i sapori delle diverse degusta-

aprile), e che sono seguiti da una classe di trenta persone

zioni». «Il nostro calendario – aggiunge l’enologa Valentina

circa. «L’importante – conclude il relatore Antonio Laudadio

Di Camillo, vicedelegata Onav – è ripartito in due incontri

– è non lasciarsi condizionare dall’ambiente esterno quando

a settimana in cui si puntualizzano aspetti come il dialogo

si analizza un vino. Concentrarsi, ed essere obiettivi.

con i consumatori attraverso l’etichetta dei vini, il valore ali-

C’è un codice da rispettare».

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informazione come

del Dott. Marco Gaito - Università degli Studi della Tuscia

L’etichetta

“salva olio”

Più trasparenza nelle scelte di acquisto Il 17 gennaio scorso è entrato in vigore il decreto che impo-

to in sede europea e che possa invece aprire la strada ad

ne l’obbligo di apporre in etichetta l’indicazione di origine

una revisione della legislazione sull’etichettatura dei prodotti

dell’olio. In questo modo, sarà finalmente possibile accer-

agroalimentari, al fine di garantire la salute ed il diritto alla

tarsi al momento dell’acquisto se un olio vergine od extra-

completa informazione dei cittadini europei.

vergine è stato prodotto con olive italiane. Fino a ieri, infatti,

Nel frattempo, sia tra le associazioni dei consumatori sia tra

l’unico modo per i consumatori di verificare che un olio fosse

le organizzazioni agricole professionali è unanime il plauso al

veramente italiano era o attraverso l’acquisto di oli con una

cosiddetto decreto “salva olio”, in quanto si ritiene che andrà

certificazione DOP (denominazione di origine protetta) od

a tutelare da un lato i consumatori, che vedranno finalmente

IGP (indicazione geografica protetta), che attestano il lega-

garantito il diritto ad una maggiore trasparenza, dall’altro i

me del prodotto con uno specifico territorio di produzione,

produttori di olio italiano, che assicureranno una produzione

oppure attraverso le cosiddette “filiere corte”, acquistandoli

di eccellenza.

cioè direttamente da produttori locali. Il consumatore, dunque, d’ora in poi sarà certo dell’origine dell’olio che acquista. In particolare, dovrà essere riportato in etichetta lo Stato nel quale le olive sono state raccolte ed il luogo dove si trova il frantoio presso cui l’olio viene estratto. Se l’olio deriva da olive raccolte in diversi paesi, allora questi andranno indicati in ordine decrescente rispetto alla quantità di olio presente in bottiglia. L’assenza di queste informazioni sull’etichetta significherà che si tratta di olio non italiano. Tuttavia la mancanza di un preciso riferimento sull’origine dell’olio potrebbe anche derivare dal fatto che l’olio è stato imbottigliato precedentemente al 17 gennaio, e per la cui commercializzazione, secondo quanto previsto dal decreto, vengono concessi 18 mesi di tempo. Ora si aspetta con ansia la reazione delle istituzioni europee, che sino a questo momento hanno solo concesso la facoltà e non l’obbligo di apporre in etichetta l’origine dell’olio di oliva. La speranza è che questo decreto non venga critica22 magazine


mia come

Mostra Internazionale dell’Alimentazione (Rimini) Reportage - Foto: Alessio Pisciella

 

Aziende all’arrembaggio: sulla via della fiera Conosciamo davvero il valore dei nostri produttori?

Un evento dal respiro internazionale e dedicato alla cucina italiana. La redazione di C come magazine si è spinta fino a Rimini per seguire le carovane abruzzesi fuori regione, approdando così alla Mostra Internazionale dell’Alimentazione (Mia) che si è svolta a Rimini dal 23 al 26 febbraio. Il Mia è giunto al 38esimo anno di vita e porta con sé la settima edizione del “MSE Seafood & Processing” (il salone internazionale delle tecnologie e ai prodotti della pesca per il Mediterraneo), la decima del “Pianeta Birra Beverage & Co” e la quarta di “Oro Giallo”, per l’olio extravergine di oliva. Proprio tra i 70 espositori sui 5mila metri quadrati del padiglione dedicato ad “Oro Giallo” incontriamo le prime realtà abruzzesi: sono l’azienda agricola Persiani di Atri, che produce l’olio biologico “San Martino” («L’Abruzzo merita di essere conosciuto fuori!», esclama la signora Helvia Persiani mentre scattavamo foto), e la “Fattoria Bardella” di Ortona. Presso due stand la “Fox Italia”, l’azienda di snack e patatine di Città Sant’Angelo, si offre le nuove tortillas mentre i due titolari Massimo e Antonio Pavone si confrontano con il

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loro export manager della sede olandese, Steve Green. Dove c’è “Falcone” c’è casa, ed ecco i veri cantuccini abruzzesi trionfare su tutta una parete... dolcemente allestita. Una bella sorpresa in “Pianeta Birra”: la “Lacu” di Ugo Faieta, la bionda in doppio malto che viene prodotta nel territorio di Moscufo a partire dalla coltivazione del luppolo. Insieme alla birra “Lacu” scopriamo la rivista “Birra & Sound”, inventata da Luca Gennaro per gli operatori del settore e in prima linea nel proporre la birra in vesti diverse, persino come ingrediente in cucina. Gli stand di “Caffé Mokambo”, prodotto a Chieti Scalo, e di “Agrifood Abruzzo” si fanno notare ed apprezzare con degustazioni e distribuzione di materiale informativo, mentre quello dell’acqua “San Benedetto” ci ricorda che le bottiglie “Primavera di Popoli” e “Guizza” sono due “figlie” di

questo produttore nazionale. A fine fiera, grosse soddisfazioni arrivano dai concorrenti abruzzesi ai campionati mondiali indetti dalla Nazionale Italiana Pizzaioli. Un’avezzanese, Giovanna Luisi, si è classificata al secondo posto all’VIII campionato di pizza senza glutine, mentre due abruzzesi sono saliti sul podio del I campionato di Kamut® Pizza (per il quale è stata utilizzata farina di kamut® al 100%): Claudio Franchi di Avezzano (Aq) e Valerio Valle di Giulianova (Te), che si sono classificati primo e secondo. I due avezzanesi si sono classificati al primo e al terzo posto anche nell’VIII campionato della pizza di alta qualità, mentre vediamo un pescarese, Alberto Aceto, aggiudicarsi il primato del campionato per la pizza classica fantasia.

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vino

come

Redazionale - Foto: archivio Cantine Talamonti

Cantine Talamonti L’Abruzzo in dote ® Un applauso a scena aperta

Nata nel 2001 come società di imprenditori e liberi professio-

adottato un processo di selezione e lavorazione dei vini tale

nisti e dal 2007 azienda a gestione di carattere familiare, la

da esaltare le potenzialità dei vitigni.

“Cantine Talamonti” sorge tra le colline di Loreto Aprutino, nel

Ad esempio consideriamo pronto il nostro Montepulciano

pescarese, e lavora uve provenienti da terreni che si esten-

solo dopo averlo fatto decantare nelle botti almeno per un

dono per 25 ettari. Una realtà giovane che punta in alto e si

anno, tanto che tra la raccolta e la commercializzazione di

muove lungo linee guida che mettono al primo posto l’innova-

un vino può passare un periodo di tempo che va dai dodici

zione, la qualità, la selezione.

mesi ai tre anni e mezzo: solo così il prodotto può affinare

«Il 90% della nostra produzione è d.o.c. – spiega la sua

e mettere in risalto le sue caratteristiche». Alla base di tutto

proprietaria Antonella Di Tonno – Produciamo in gran parte

questo ci sono il piglio e la dinamicità di una realtà giovane

Montepulciano d’Abruzzo, seguito dal Trebbiano, e abbiamo

e appassionata: «Tutto quello che sappiamo di poter portare

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con noi – spiega Rodrigo Redmont, direttore commerciale – è il nostro territorio: da qui il claim “L’Abruzzo in dote®”. I nostri vini sono presenti nei ristoranti italiani di riferimento e in 25 Paesi all’estero, per questo stiamo costruendo rapporti con altre realtà di punta del territorio. Desideriamo promuovere la nostra regione nel modo più completo». La produzione della “Cantine Talamonti” raggiunge oggi le 350mila bottiglie l’anno: «Crediamo che il nostro futuro sia nella lavorazione del Montepulciano – continua Antonella Di Tonno – E’ un vitigno di cui, sebbene si parli poco, riteniamo debba ancora mostrare appieno il suo potenziale e che sia, dal punto di vista degli studi scientifici, piuttosto giovane. Nel Trebbiano crediamo molto, vogliamo valorizzarlo perché è molto radicato nel territorio ma poco conosciuto nel mondo perché difficile da lavorare: è un vitigno “testardo” che non matura in maniera uniforme, ma pur non avendo profumi esagerati è molto elegante».

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La gamma dei “classici” Talamonti comprende il Rosé (il Montepuciano Cerasuolo), il ModA’ (il Montepulciano) e il Trebì (il Trebbiano): vitigni che trovano la loro massima espressione nelle “selezioni” Tre saggi e Aternum. «Il Tre Saggi – continua Antonella Di Tonno – è un vino che proviene dalla cernita effettuata su uve Montepulciano e prende il nome dai tre patriarchi raffigurati in un dipinto custodito nella chiesa di Santa Maria in Piano a Loreto. L’Aternum, come si intuisce, allude al fiume più lungo della regione, che oggi conserva nel tratto alto il nome di Aterno ed ha acquisito nel tratto basso il nome di Pescara. Abbiamo scelto queste denominazioni per fortificare ulteriormente il legame con il territorio». Tra i futuri progetti dell’azienda “fermentano” la produzione di un passito di Montepulciano e di olio extravergine di oliva: non dimentichiamo che Loreto Aprutino ha ottenuto la prima certificazione d.o.p. d’Italia. L’ultimo nato di casa Talamonti è il Kudos, un vino frutto di un blend tra le uve di Montepulciano e di Merlot: «Tra l’altro, il Kudos è il risultato di uno studio condotto in collaborazione con la Facoltà di Enologia dell’Università degli Studi di Teramo dietro finanziamento europeo – conclude Rodrigo Redmont – che prevede l’utilizzo di legni di diverse tostature e deriva dalla scelta di comprendere meglio il nostro territorio. Il Montepulciano è un vitigno “capriccioso”: abbiamo deciso di coniugarlo al Merlot affinché lo stemperasse e lo rendesse

Cantine Talamonti S.p.A.

ancora più fruibile. Il nome stesso, kudos, che è una parola

C.da Palazzo - 65014 Loreto Aprutino (Pe)

greca, indica prestigio. Un vino che merita un applauso a scena aperta».

Tel. +39 085/8289039 www.cantinetalamonti.it Vinitaly: Padiglione 11 - Stand E2

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naturale come

di Andrea Santilli - Associazione clorophilla 99 www.clorophilla99.it - clorophilla99@virgilio.it

P

artiamo dal principio che come prima cosa

evolve l’anima, quindi in base alle sue necessità la Natura provvede al corpo. In questo modo non esiste una evoluzione dal punto di vista fisico, ma spirituale. Così, la cucina naturale in sintonia con le stagioni può diventare il tramite per far rinascere individualmente uno spirito più responsabile nei confronti della propria salute e dell’ambiente in cui si vive. E’ molto di più di una “dieta”, è una filosofia pratica e applicabile ad ogni situazione della vita che, partendo dall’alimentazione, permette di riconsiderare le proprie abitudini alla luce delle reali necessità del corpo. Come ogni forma d’arte terapeutica, richiede sensibilità, studio e sperimentazione, in un percorso che stimola la creatività, il rispetto e una maggiore consapevolezza nei confronti della MadreTerra, conducendo il praticante ad amare l’atto del cucinare e non solo quello di mangiare. Una maggiore attenzione alle associazioni tra cibi, agli effetti che producono sull’organismo, alla qualità e provenienza degli ingredienti e all’utilizzo dei metodi di cottura più indicati stagione per stagione, diventa fattore fondamentale per cucinare un menù equilibrato, gustoso al palato e carico di energia vitale.

In Foto: Semi di Zucca tostati con uvetta sultanina

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Per esempio, durante la stagione fredda, oltre la scelta delle

Il menù che presentiamo si presta bene a rappresentare, con

verdure e dei cereali coltivati in modo bio-logico o biodinami-

le sue caratteristiche energetiche, questo ultimo scampolo

co, sono il fuoco, il tempo di cottura e il sale marino integrale

d’inverno umido e freddo.

gli elementi che trasformano gli ingredienti, portando vitalità e

Le varie preparazioni sono servite in un unico piatto di porta-

calore all’interno del corpo. Viceversa nella stagione calda si

ta, magico mix di colori e sapori fondamentali in equilibrio tra

cucinerà di meno,scegliendo ricette semplici a base di cereali

loro. Il cereale in chicchi è la base su cui ruotano la proteina

più digeribili e verdure appena saltate in padella o crude, pre-

di origine vegetale e due ricette a base di verdure cucinate

ferendo inoltre frutta locale possibilmente lontano dai pasti.

usando stili di cottura opposti e complementari.

In Foto: Miglio e zucca, scaloppina di seitan, alghe Hijiki e broccoli in salsa di sesamo

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Il miglio e la zucca cotti in pentola a pressione sono un concentrato di calda energia che stimola positivamente lo stomaco, la milza e il pancreas, stabilizzando il livello di glicemia nel sangue con un equilibrato sapore tendente al dolce. Il miglio è un cereale molto nutriente, ricco di calcio facilmente assimilabile che rinforza denti, ossa, capelli e unghie. Il regno vegetale offre alternative valide ed ecologiche dal punto di vista proteico e di consistenza per soddisfare il fabbisogno giornaliero e l’appetito. Il seitan è la componente proteica del grano (glutine di frumento) estratto con semplice procedimento direttamente dalla farina. L’ingrediente usato in questa ricetta per addensare il ricco brodo di cottura è la polvere di una radice dalle mille virtù (kuzu), vera e propria ‘medicina’ per il sistema digestivo. Tra le tante verdure di mare commestibili, le alghe marine Hijiki sono le più ricche di sostanze nutrienti che rinforzano il sangue e lo purificano. Trifolate in padella sprigionano il loro caratteristico profumo di mare che si sposa magnificamente con aglio, erba cipollina e olio d’oliva a crudo. La salsa a base di crema di sesamo esalta il sapore dei broccoli appena scottati, per via della concentrazione di preziosi elementi, tra cui calcio e proteine facilmente assimilabili, presenti in entrambi. Per i più esigenti, un assaggio del dolce budino a base di riso e cacao dolcificato con malto di cereali: molto delicato al gusto, incontra un palato abbondantemente soddisfatto e un’inaspettata sensazione di sazia leggerezza.

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In Foto: Budino di riso e cacao


saral come

Silvi Marina - Teramo -

Reportage - Foto Alessio Pisciella

La fiera delle specialita’

Il Saral a Silvi richiama ventimila visitatori l’anno In un Abruzzo poco dedito alle fiere, il Saral organizzato dalla Fiere Service s.a.s. fa la parte del ricambio d’aria per le aziende, e non solo per quelle del territorio. Giunto ormai alla diciassettesima edizione è ormai diviso, per esigenze di spazi, tra i mesi di febbraio e marzo: esordisce il Saral dedicato alle attrezzature e agli arredamenti del settore alberghiero e segue il Saral Food per il settore dell’alimentazione. Oltre cento espositori per una media di ventimila visitatori l’anno: entrambe le sezioni del Saral attirano al Palafiera di Silvi Marina (Te) sia professionisti sia semplici curiosi, richiamandoli anche dalle altre province e da fuori Abruzzo. Al Saral ristorazione, ad esempio, l’azienda “Synergy” di Città Sant’Angelo, che cura prodotti di servizio per ristorazione, ha presentato la sua ultima evoluzione, la Linea Food; la “Faber Sedie”,

Il Saral di febbraio è stato affiancato da eventi collaterali

sempre di Città Sant’Angelo, ha avuto occasione di far co-

come il terzo campionato di pizza tipica regionale, che si è

noscere il suo stile e i suoi prodotti sia in metallo sia in legno;

svolto dietro organizzazione dell’associazione regionale piz-

il “Piccoli Big Store” ha esposto i suoi inconfondibili arre-

zaioli “Pizz’Abruzzo d.o.c.”, presieduta da Nicola Salvatore e

damenti in bambù, legno e di artigianato orientale, mentre

supportata dall’esperienza del pizzologo “Lucullus” Angelo

i gelati artigianali di Raffaele Magrini hanno dato un motivo

Petrone. La giuria del campionato, presieduta da Vito Satur-

ulteriore ai visitatori di... farsi un giro in più. Presenti anche

no – direttore della guida alle pizzerie d’Italia – e composta da

i vini d.o.c. della tenuta I Fauri, l’azienda agricola teatina di

Francesco Matellicani (vicepresidente nazionale e presiden-

Domenico e Valentina Di Camillo; “Bellomo” e i suoi capi di

te regionale API in Calabria), dai campioni mondiali di pizza

abbigliamento per ristoratori e operatori alberghieri; il Cna

acrobatica Antonio e Vincenzo Mansi, dal campione mondia-

Abruzzo; Franco Di Iulio e le sue forniture per alberghi; e in-

le di pizza senza glutine Claudio Padano, e dalla pluricam-

fine la F.a.b., la Federazione autonoma balneari. Al centro

pionessa Laura Ansalone, ha assegnato il primo posto nella

dell’attenzione il rivenditore “Peva”, di Collecorvino, con le

sezione regionale abruzzese e in quella nazionale a Valerio

sue attrezzature per bar, ristoranti e pizzerie.

Valle di Giulianova (Te). Al secondo posto ex-aequo Biagio

Presenti anche aziende da fuori regione come la “Angelo

Saccomanni, della pizzeria giuliese “Bellavista”, e Rossano

Po”, il produttore di cucine; la “Silio Antonelli”, da Pollenza

Rossella, da Pietralcina. Ha conquistato il terzo posto l’esor-

(Mc), creatrice del marchio della bevanda “Il caffè del non-

diente Dojana Cela della pizzeria “Stella d’Abruzzo” di Lan-

no”; “Zanussi”, che per le sue attrezzature alberghiere ha

ciano, classificatasi prima anche nella categoria juniores.

sede a Pordenone ; o, infine, l’azienda di Morrovalle (Mc) “D Desuite” che ha proposto i suoi delicati arredamenti. 40

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tradizione come

di Anita Righetti - Foto: Sergio Pasqual + archivio Creo adv.

IL BIANCO è in tavola Segreti della cucina contadina

L

La cucina del nonno, rivisitata.

a buona tavola

Di recente la cucina abruzzese non ha elaborato nuovi piatti. Alleggeriti e rinnovati, i piatti che tornano sulla nostra tavola re-

La regola principe in cucina, cioè la freschezza degli ingre-

stano quelli della secolare cultura contadina. Per una questione

dienti, produce effetti golosissimi.

puramente numerica, però, la memoria riporta piatti poveri, omet-

La glassa bianca sulle pupe e i cavalli di Pasqua, una chia-

tendo per mancanza di conoscenza il ricordo di una cucina ricca e sontuosa che era riservata a pochi.

ra – l’albume – d’uovo appena raccolto dal nido sbattuta a

In sostanza una cucina legata al territorio, come si usa dire oggi,

lungo insieme a cento grammi di zucchero, a velo non vani-

ma soprattutto espressione di produzioni delle grandi famiglie con-

gliato e a succo di limone alla fine – proprio alla fine – versato

tadine che, proprietarie delle terre, le coltivavano a ciclo chiuso,

lentamente senza smontare il composto, è fragrante perché

producendo cioè tutto quello che occorreva per vivere – cibo, tessuti, legnami – e vendendo l’eccedenza della produzione.

indurisce all’aria rapidamente. Con l’uovo vecchio, invece, la

Il guadagno dell’eccedenza andava al proprietario del fondo, ma di

glassa diventa molliccia.

fatto, laddove era presente, era il fattore a saper cucinare.

Stesso discorso per le “spumette” (le meringhe), dolce spe-

Chi produceva, sviluppava particolare maestria nella preparazione

ciale per le nozze, ma di gran pregio per ogni occasione. Il

dei piatti... vale a dire, si mangiava benissimo.

bianco è il colore degli sposi, con le sue valenze di significato

Contraddicendo la tesi marxiana, la produzione di beni e merci creava un circuito virtuoso per l’uomo e non andava a suo detri-

(castità, purezza ed altro), quindi anche le pupe e i cavalli de-

mento.

stinati agli sposi si decoravano con la glassa bianca; quando

Ma erano veramente in pochi, e ancora in meno ricordano.

si avvicinava il matrimonio, si aggiungeva un uovo alla pan-

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cia del dolce per augurare la fertilità. Per le “spumette” sono necessari la chiara di un uovo superfresco, cento grammi di zucchero semolato e cento grammi di mandorle spellate: le dosi da lavorare sono di almeno due chiare, perché altrimenti non montano. Le mandorle si buttano nell’acqua bollente e quando la buccia scivola via vanno scolate, passate sotto l’acqua fredda e spellate. Si sciacquano di nuovo bene in uno scolapasta sotto l’acqua corrente e si lasciano asciugare per ventiquattro ore su un piatto o su un tovagliolo di cotone o di lino, girandole ogni tanto con le mani pulite. Quando sono asciutte vanno tagliate con un coltello a pezzi non piccolissimi. In una bacinella, poggiata su un’altra con acqua calda che non deve schizzare nel composto, si mettono le chiare con lo zucchero semolato e si cominciano a montare con la fr­usta elettrica. Il composto deve diventare bianco lucido – con un termine di moda, “bianco ottico” – e sodo. Con la frusta elettrica ci vogliono circa venti minuti. Si aggiungono le mandorle girandole molto delicatamente con un cucchiaio da tavola. Su una lamiera da forno o anche una teglia si spolvera della farina, mai olio, che col calore darebbe cattivo sapore al dolce, e si poggia, a distanza di circa tre centimetri l’uno dall’altro, mezzo cucchiaio da tavola di composto. Il forno deve essere preriscaldato a 150/160 e la teglia va controllata continuamente, una meringa per volta. Quando, toccandole, le “spumette” cominciano a indurire, dopo circa 10/12 minuti bisogna controllare bene che induriscano senza ingiallire. Si toglie la teglia e si lasciano raffreddare, poi si tolgono con l’aiuto di una paletta piatta. Con molta perizia e queste dosi si dovrebbero avere 35/45 “spumette”. Considerato che non è un dolce facile e che veniva infornato

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dopo il pane e le pizze, solo le grandi famiglie si potevano permettere di avere gli ingredienti e di sviluppare la perizia per lavorarli. Un tocco in più: nella pasta cruda, una grattata di buccia di limone. Solo se del proprio giardino, però.

Filosofia di cottura E’ il nostro stile di vita che ci impone di cuocere poco i cibi, quando non sono crudi. Non è solo perché non abbiamo tempo, e neanche per lasciare intatte le proprietà del cibo. E’ un modello di vita: modus vivendi avrebbero detto i latini. Ieri, cioè quando c’era la cucina contadina storica, il solo modo di cucinare era con il fuoco a legna e il tegame di creta. Era prevista una lenta cura del cibo e un rincalzare attento e continuo della brace, se non della cenere calda per cotture ancora più lunghe. Il cibo acquistava sapori profondi e sapidi assolutamente diversi dai sapori fragranti e croccanti del cibo cotto rapidamente, come invece facciamo oggi.

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agenda del vino come

di Valentina Tenaglia - Foto: archivio Creo adv.

VINI ROSATI l’abruzzo tra i campioni d’italia

Secondo Cucina & Vini sono sei le etichette abruzzesi da non perdere.

Un percorso “degustativo” di 186 pagine per conoscere le

carsi tutte le medaglie a disposizione nella categoria rosati

etichette da assaggiare e avere un quadro completo della

d.o.c. “Da non perdere”, quindi, il “Cerasuolo” delle cantine

migliore produzione dei vini rosati italiani. E’ quanto offerto

Pasetti e Valentini, “Hedos” di Cantina Tollo, “Villa Gemma”

dalla guida “Rosati d’Italia”, edita dalla casa editrice Cucina

di Masciarelli, “Cerano” di Pietrantonj e “Vigna Corvino” del-

& vini che propone, in questa seconda edizione dedicata al

la cantina Contesa, tutti Montepulciano d’Abruzzo, rigorosa-

bere rosa di qualità, una selezione di 395 rosati di tutte le

mente cerasuolo d.o.c., annata 2006. Medaglia d’argento,

regioni italiane, scelti tra circa 600 vini inviati da più di 480

invece, per il numero di vini presentati e selezionati, dove

aziende e prodotti da oltre 60 vitigni diversi. Un carnet dove

l’Abruzzo è battuto dalla Puglia con una sola bottiglia. «La

i prodotti sono raccontati uno per uno, quasi a far sentire a

crescita costante dell’interesse del mercato nei confronti dei

chi sfoglia le sue pagine il sapore profumato, intenso o vel-

rosati - spiega il curatore della guida, Massimo Di Cintio -

lutato dei vini che hanno avuto il merito di essere presenti.

ha spinto molte nuove aziende ad inserire questa tipologia

Tra le etichette selezionate soltanto 24 rosati sono stati però

nella gamma dei prodotti, ma anche stimolato il migliora-

considerati di livello superiore e hanno ricevuto la particolare

mento qualitativo dei rosati già conosciuti sul mercato. Oggi

menzione “I vini da non perdere”, rappresentando così il top

ai rosati italiani deve essere riconosciuta una precisa digni-

della produzione in rosa d’Italia secondo i panel di degusta-

tà, che valorizzi quella grande tradizione che molti territori

zione di Cucina & vini. Tra le regioni presenti in questa rosa di

possono vantare, tale da affrancarli dall’immagine di vini da

campioni spicca l’Abruzzo, che con le sue sei etichette meri-

consumarsi entro l’anno successivo alla vendemmia: nelle

tevoli di fascia fa sfoggio della sua lunga tradizione vinicola,

degustazioni abbiamo trovato rosati anche longevi, capaci

il cui valore è stato confermato anche dai risultati ottenuti nel

di fondere la freschezza dei bianchi e la potenza dei rossi,

2006 nei diversi concorsi enologici nazionali e internazionali

talvolta ben strutturati talaltra più beverini».

come il Vinitaly, dove è stato proprio l’Abruzzo ad aggiudi47 magazine

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niko romito

come

di Cristina Mosca - Foto: Flavio Palazzo

una stella... appennina

E’ a Rivisondoli l’unico ristorante abruzzese riconosciuto dalla guida Michelin.

La tradizione? Non dev’essere un limite territoriale. La cucina

stian, e nel gennaio 2007 il primo intervento a “Identità golo-

dei nostri nonni? E’ il la da dare ad una sinfonia di sapori ri-

se”, il congresso italiano della cucina d’autore a Milano.

assemblati con stile moderno.

«Credo in una cucina dall’approccio facile – ha spiegato al

Con questi pochi, leggeri tratti si può provare a riassumere la

suo secondo intervento a “Identità golose”, lo scorso genna-

filosofia di Niko Romito, cuoco e titolare di quello che finora

io – che metta in risalto la materia prima, con quel tocco di

è l’unico ristorante abruzzese “stellato” dalla guida Michelin

freschezza che non annoia mai.

2007. La sfida: non tanto riportare nella sua regione una ma-

Quando si parla di alta cucina, nell’immaginario collettivo c’è

niera moderna di fare cucina dopo l’esperienza lavorativa al

la convinzione che a tavola vengano servite cose “strane”: è

ristorante “Caino” di Montemerano (Grosseto), ma proporla

ora di tornare a quei piatti che rappresentano un gusto ben

nel suo paese natale, Rivisondoli, un paesino di appena 700

preciso».

abitanti arroccato tra le montagne della provincia dell’Aquila.

Niko Romito ha accettato di prestare due ricette a “C come

Alla base di questa scelta c’è un albergo, “Residenza Reale”,

magazine”: la scelta è stata dura ma alla fine l’hanno spunta-

diventata poi pasticceria e trasformata nel 1996 nel Risto-

ta gli gnocchi con zucchine, zafferano (un must nell’aquilano)

rante Reale da suo padre Antonio Romito, prematuramente

e ricotta di pecora, e una “croccante espressione di lingua”

scomparso nel 1998.

che lo chef ha proposto al congresso di Milano due mesi fa,

A soli 23 anni, perciò Niko, ha lasciato gli studi di Economia a

prima di partire per Francoforte insieme ad una delegazio-

Roma e si è reinventato cuoco tra le – possiamo dire – monta-

ne organizzata dall’assessorato alle attività produttive del-

gne domestiche.

la Regione Abruzzo nell’ambito di un progetto di marketing

Da allora lui e la sorella Cristiana mandano avanti il “Risto-

territoriale. «Occorre ricordare – spiega – che la lingua è un

rante Reale” con amore ed un indubbio talento. Il 2006 è

muscolo: non solo è il taglio più magro che si possa ottenere

stato l’anno della svolta per Niko: prima il premio Tolaini della

da un manzo e dalle caratteristiche organolettiche superiori,

guida dell’Espresso per il “Giovane dell’anno”, poi il secondo

ma è assolutamente estraneo al morbo della “mucca pazza”.

posto al campionato mondiale di gastronomia di San Seba-

Alcune false leggende andrebbero sfatate». 50 magazine


1 lingua di manzo 1 carota, 1 cipolla, 1 costa di sedano 3 litri di latte fresco 1 rametto di timo, 8 foglie di salvia, 1 spicchio di aglio, 200 grammi di cipolle rosse 150 grammi di cipolle dorate 200 grammi di cavolfiore lesso 100 grammi di patate lesse 250 grammi di aceto bianco 150 grammi di zucchero 300 grammi di acqua 50 grammi di lampone centrifugato olio

500 grammi di patate 200 grammi di farina 1 uovo 400 grammi di zucchine 1 grammo di zafferano dell’Aquila 200 grammi di ricotta salata Pomodori canditi, cipolla bianca, sale, pepe. Come si preparano

Come si prepara & cucina la lingua Si raschiano carote e sedano e si lavano; le cipolle vanno sbucciate e tagliate a mirepoix (cubetti di 3 millimetri di lato) insieme alle carote e al sedano. Si scalda un filo d’olio di oliva in una cocotte di ghisa e vi si rosola il mirepoix di verdure fino ad ottenere una colorazione bionda. Si uniscono lo spicchio di aglio e gli odori (il timo, la maggiorana, la salvia) e si aggiunge la lingua già precedentemente salata e pepata, facendola rosolare. Si copre il tutto con il latte fresco e si cuoce per sei ore a temperatura controllata non superiore ai 90 gradi.

Si cuociono le patate a vapore e si formano gli gnocchi con

della farina e l’uovo. Si mondano le zucchine eliminando l’anima bianca e si fanno stufare in un tegame con della ci-

polla; si sala e si frulla il tutto con dell’acqua e con lo zaffe-

rano precedentemente lasciato in acqua per una mezz’ora.

Si cuociono gli gnocchi in acqua salata, si posizionano nel piatto e si salsano con la crema di zucchine, con le zucchine crude, i pomodori canditi e la ricotta salata.

Come si preparano le cipolle in agrodolce di lampone Si porta l’aceto ad ebollizione insieme all’acqua e al succo di lampone, e si aggiungono le cipolle rosse tagliate a spicchi e lo zucchero. Si fa bollire per cinque minuti e si fa raffreddare immediatamente. Come si prepara l’olio al carbone Si fanno carbonizzare le cipolle dorate su una piastra di ghisa e si frullano con dell’olio extravergine di oliva. Poi si passa il tutto ad un colino. Come si rifinisce e presenta Si pulisce la lingua dalla pelle esterna e si taglia in cubi da due centimetri per lato che verranno rosolati in una padella antiaderente da entrambi i lati. Si posizionano al centro del piatto, infine vi si distribuiscono tutt’intorno le patate lesse, i cavolfiori e le cipolle in agrodolce, irrorando con l’olio al carbone e foglioline di maggiorana. 51 magazine

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balsamico come

Redazionale - Foto: Mario Mariani

IL GUSTO

SI SERVE A GOCCE L’Abruzzo scopre l’aceto balsamico Un’intensità profonda si può nascondere anche in un picco-

e disposte in batteria da cinque o sei: non sono vergini quan-

lo sapore, se è il risultato di anni di pazienza. È il segreto

do vengono acquistate bensì già vinificate, ossia pre-trattate

dell’aceto balsamico artigianale che viene creato da uomi-

con l’aceto per evitare muffe e batteri. Sono grandi dai 20

ni appassionati come Nadio Caporrelli, titolare da 25 anni

litri in su, fatte a mano e con legni diversi: ciliegio, castagno,

dell’”Antica Acetaia” a Montesilvano, che ci spiega: «Il nostro

frassino, ginepro, gelso... È in questo modo che l’aceto si

aceto balsamico è il frutto di operazioni lente e accurate, ap-

impregna di profumi diversi durante il suo cammino». Nella

partenenti ad un percorso di rincalzi premurosi effettuati una

botte più grande c’è la materia prima, costituita da mosto di

volta l’anno. Tutto inizia dalle botti, le acetaie, grandi a scalare

Trebbiano, aceto forte e mosto cotto distribuiti in percentuali

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precise. Al momento del rincalzo, Nadio Caporrelli, aiutato da un amico produttore di Maranello, Maurizio Amato, prima svuota la botte più piccola dell’aceto che ha prodotto durante l’anno, poi ha inizio il travaso: si mesce il contenuto delle botti più grandi in quelle più piccole, progressivamente, fino a svuotare un poco anche la maggiore e quindi restituirle una nuova dose di “prodotto base”. «Le miscele evaporano durante l’estate e il loro livello scende anche di 14 centimetri – continua Nadio Caporrelli – infatti andrebbero conservate in determinate condizioni di umidità, di ventilazione e di esposizione al calore e alla luce. L’ideale è custodirle sotto i granai, ma l’aria di mare crea la situazione più auspicabile. Tra maggio e agosto le botti non si possono neanche toccare

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perché in piena attività, mentre in inverno la fermentazione rallenta». È proprio in inverno che si può intervenire con il rincalzo: un’operazione lenta che può richiedere anche giornate intera, poiché occorre annotarsi ogni variazione di livello. È così che l’aceto balsamico diventa un prodotto artistico, da centellinare nelle dosi e sperimentare su qualsiasi pietanza, tanto che Nadio Caporrelli ha raccolto in un ricettario alcune idee sorprendenti sui suoi possibili utilizzi. Dulcis in fundo – ed è proprio il caso di dirlo – è sua l’invenzione di una coppa artistica di gelato decorato con aceto balsamico, che serve in una nota gelateria di Montesilvano in qualità di mastro gelataio.

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film

come

di Guernica - http://atuttavita.blogspot.com

Cous Cous

(La Graine et le Mulet) Un film di Abdel Kechiche. Con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk, Alice Houri. Genere: Drammatico/Commedia - 151 minuti. Produzione: Francia 2007. Distribuzione: Lucky Red. Sète, cittadina portuale a pochi chilometri da Marsiglia. Il sessantenne Beiji Slimane (H. Boufares), lavora da una vita nel cantiere navale della città. La nuova organizzazione, cogliendo al balzo la scarsa disponibilità dell’uomo ad adeguarsi a ritmi di lavoro più flessibili, lo licenzia. Beiji è divorziato, ma nonostante le vecchie divergenze ha sempre mantenuto buoni rapporti con la famiglia. La disoccupazione e le difficoltà economiche fanno sorgere in lui un senso di sconfitta e frustrazione, ma allo stesso tempo un forte anelito di riscatto personale e sociale: si fa strada il sogno di ristrutturare una vecchia imbarcazione e realizzarvi un ristorante etnico, in cui proporre come piatto principale il cous cous di pesce. Tenacemente sostenuto da Rym (H. Herzi), la figlia della sua nuova compagna, e successivamente da tutta la famiglia, Beiji si sforza di superare le barriere burocratiche e finanziarIe che lo separano dal suo sogno e nonostante le vicissitudini iniziali, il progetto sembra prendere corpo. Dopo la parentesi offertaci con “La Schivata”, Kechiche torna a proporre un bel film di denuncia al razzismo. Toccando le gravi note dell’immigrazione e integrazione in Francia, e offrendoci uno spaccato della vita quotidiana di una famiglia franco-araba. Invidie, pettegolezzi, ipocrisie e forza dei legami familiari; tutto fuso in questo colorito e variegato cous cous servito direttamente sulla nostra tavola. Perché questo film ha talmente poco della finzione cinematografica, da farci sentire tutti invitati al “pranzo di famiglia”. Faccia a faccia con i protagonisti-attori, non professionisti, ma ottimi interpreti della vita.

Meritato il premio “Marcello Mastroianni” come migliore attrice emergente attribuito ad Hafsia Herzi. Volti solcati dal fluire di una vita faticosa e dall’ondata dei forti cambiamenti economici. Nei gesti spontanei, l’espressione di un forte disagio sociale. Audacemente, vengono imposti un ritmo serrato nel montaggio e dialoghi battenti come pioggia. Voci insistenti e sovrapposte, a tratti snervanti. La parola è la colonna sonora. Forse eccessivo l’indugio su alcune scene, quali i rimproveri incalzanti di una giovane madre oltremodo petulante o il pianto della donna tradita che si protrae davvero a lungo. Scenografia ridotta all’osso e una rappresentazione anticonvenzionale voluta e legata alla necessità di essenzialità del film. Nonostante qualche piccola incertezza e il senso di angoscia che attanaglia a tratti lo spettatore, il film risulta facilmente metabolizzabile e ne è consigliata la visione a chiunque abbia voglia di qualcosa fuori dai canoni. A chiunque sia pronto a farsi rifocillare con un gustoso e nutriente cous cous.

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news come

Il primo mobile shopping center è un’idea abruzzese. Si chiama ”www.trentanove.com” ed ha l’ambizione di rivoluzionare il sistema commerciale a livello internazionale. L’idea del primo shopping center sul telefonino nasce dalla società abruzzese di Ict (Information and Communication Technologies) Riviera Communications e permetterà alle aziende di vendere i propri prodotti attraverso il telefono cellulare. Il progetto, già brevettato, deve il suo nome al prefisso telefonico dell’Italia (+39) ed è visibile anche dal web. «Trentanove.com – spiegano Cinzia Cordesco e Roberto Santuccione, responsabili di Riviera Communications - è rivolto a tutte le imprese di piccola, media e grande distribuzione che vogliano aprire un negozio sul telefono cellulare per vendere i loro prodotti di qualsiasi natura commerciale». L’utente che farà shopping non pagherà nessun servizio aggiuntivo alla connessione a internet e le aziende che vorranno entrare nel circuito dovranno solo sostenere il costo dell’affitto dello spazio virtuale. Il progetto “mobile shopping” è sostenuto da Confcooperative Abruzzo, Confcommercio e l’Unione Industriali: le prime imprese ad “entrare” nel cellulare sono state quelle della Confcommercio.

A pranzo con la Bic

Arrosticini a Chicago

Potrebbero diventare presto realtà i “Din-ink”, i tappi-posate per bic ideati dal gruppo abruzzese di giovani appassionati di architettura, design e spazio urbano Zo_loft (www.zo-loft.com). La loro invenzione, disarmante e allo stesso tempo geniale, ha conseguito il primo premio ex-aequo al concorso dedicato alla ricerca di soluzioni per il pranzo del futuro “Dining in 2015”, conclusosi a Milano alla fine di gennaio in occasione della VI edizione del Macef Design Award “Massimo Martini”. Gli Zo-loft si sono uniti nel 2002 dopo essersi conosciuti a Pescara, durante gli studi universitari, presso la Facoltà di Architettura dell’università “Gabriele d’Annunzio”, e sono il laureando Paolo Emilio Bellisario di Sora (Fr), Cristian Cellini di Chieti scalo, fresco di laurea triennale, e Francesca Fontana e Andrea Cingoli, l’una di Pescara e l’altro di Roseto degli Abruzzi, abilitati da poco alla professione di architetto. I “Din-ink” entrano facilmente in tasca, sono biodegradabili, non tossici e durano fino a 180 giorni perché resistono a temperature che superano anche i 100 gradi, per cui sono lavabili. Il progetto ha destato l’interesse di diversi produttori internazionali che stanno già contattando il team.

L’Abruzzo sarà sponsor e protagonista dell’edizione 2008 dello Spring FancyFood di Chicago grazie all’efficiente sinergia tra la Camera di Commercio di Pescara, il Centro Estero delle Camere di Commercio d’Abruzzo e l’assessorato regionale all’agricoltura. Dal 27 al 29 aprile un settore del McCormick Place di Chicago sarà interamente dedicato alle eccellenze dell’agro-alimentare abruzzese con aree espositive riservate alle imprese e stand per la degustazione dei prodotti. Alle attività espositive si aggiungeranno altri due importanti eventi: una cena dedicata ai sapori della nostra regione, che vedrà la partecipazione dei più importanti operatori americani e canadesi del settore agro-alimentare, ed un seminario dedicato all’olio d’oliva organizzato in collaborazione con “Fiera Milano”. La rivista della NASFT (National Association for the Specialty Food Trade) “Specialty Food”, distribuita in 40mila copie tra gli operatori del centro America, ha già previsto un inserto monografico sull’Abruzzo e sui suoi prodotti agro-alimentari che sarà leggibile anche on-line per un anno sul sito del Fancy-Food (www.fancyfoodmagazine.com).

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news come

Una nuova sede per la CIA di Teramo.

Meeting Industry, a Pescara il primo convegno d’Italia.

Cantina Tollo, nasce la linea Cuore

Il 2 febbraio è stata inaugurata la nuova sede della Cia provinciale di Teramo: dalla zona del Duomo, infatti, la sede della Confederazione Italiana Agricoltori di Teramo si è trasferita in via Gammelli 8 (tel. 0861/245432, e-mail teramo@cia.it) nella zona dell’ex Villeroy & Bloch. «Con la nostra assistenza i lavoratori possono avere la sicurezza di essere seguiti e consigliati in ogni settore della vita pubblica e privata – ha dichiarato al taglio del nastro il presidente Giorgio De Fabritiis, che dall’ottobre 2006 guida la Cia provinciale al posto del giuliese Massimo Cerasi, prematuramente scomparso – Ci impegniamo a svolgere un’opera importante nella salvaguardia dell’ambiente, nell’assistenza previdenziale, nella sicurezza alimentare... ma soprattutto nella valorizzazione dell’agricoltura biologica, dei nuovi insediamenti e degli agriturismi». Le altre sedi operative nella provincia sono ad Atri in via Cherubini 10 (tel. 085/87723, te.atri@cia.it), a Castiglione M.R. in viale Umberto I (tel. 0861/990479, te.castiglione@cia.it), a Giulianova in via Ruetta Scarafoni (tel. 085/8006064, te.giulianova@cia.it), a Montorio al Vomano in piazza Orsini 11 (tel. 0861/591994, te.montorio@cia. it) e a Nereto in via Enrico Fermi 1 (tel. 0861/82203, te.nereto@cia.it).

«Se l’Italia ha perso importanti fette di mercato, è perché i nostri operatori cominciano a venire surclassati da profili stranieri più specializzati nelle lingue e nelle competenze: dobbiamo essere più competitivi». Con queste parole il dirigente scolastico dell’istituto alberghiero di Pescara “Filippo De Cecco” Raffaele Vitale motiva l’adesione della scuola al primo corso formativo professionalizzante d’Italia in operatore congressuale - esperto di meeting industry, realizzato per le quarte e le quinte classi in collaborazione con Federcongressi, Ally Eventi/Gruppo Fonema e Adecco. «Il corso di formazione – spiega Rodolfo Musco, di Federcongressi - prevede un sicuro sbocco occupazionale a livello nazionale; a giugno si concluderà il primo biennio e l’Italia avrà i suoi primi operatori congressuali professionisti». Lo scorso febbraio, nell’ambito del primo convegno d’Italia sulla meeting industry “Ristorazione & Meeting Industry: fatti e misfatti”, gli allievi hanno ascoltato da qualificati esperti del settore testimonianze su esperienze lavorative focalizzate su alcune finalità specifiche, sulle esigenze organizzative dei grandi eventi e sulle necessità del cliente.

In occasione di San Valentino la Cantina di Tollo (Ch), eletta Cantina dell’anno 2008 dall’Almanacco del Bere Bene, ha lanciato i vini della linea “Cuore”. L’elemento caratterizzante delle etichette Cuore è la Presentosa, il gioiello ottocentesco che nella tradizione contadina abruzzese veniva offerto alla propria innamorata. La nuova linea di vini (Montepulciano, Montepulciano Cerasuolo e Trebbiano) nasce dal progetto Vigneto Avanzato, un coraggioso piano vitivinicolo frutto della storia di cooperazione di Cantina Tollo. Per Vigneto Avanzato, infatti, basandosi su criteri di “storicità”, affidabilità e sostenibilità ambientale e territoriale, Cantina Tollo ha selezionato un gruppo di soci che hanno sottoscritto un patto: quello di produrre uve di qualità superiore per dare vita a vini top di gamma. Una scelta non senza sacrifici, in quanto i soci dovranno attenersi scrupolosamente ad un disciplinare di produzione che prevede diradamenti drastici, per una resa massima che varia, a seconda della varietà, tra gli 80 e i 100 quintali ad ettaro. Scegliendo di retribuire questi produttori ad ettaro e non a quintale, per prima in Italia la Cantina Tollo assicura in modo costante un reddito maggiore, in modo da consentire ai soci di attuare investimenti a medio e lungo termine.  

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news come

Federconsumatori: «Il latte fresco è sempre più caro» Dopo gli aumenti della pasta, del pane, della carne ed il recentissimo rincaro del carburante, la Federconsumatori Abruzzo registra oggi anche pesanti rincari del latte. Acquistato al bar (dove è possibile) o al supermercato, il prezzo del latte è aumentato dal 3 al 12% rispetto al 2007. Da un primo rilevamento, effettuato da iscritti della Federconsumatori, «senza nessuna pretesa scientifica - spiega il presidente Franco Leone - ma solo sulla base della esperienza diretta, abbiamo verificato l’incremento del costo di un litro di latte fresco nelle diverse città abruzzesi. Calcolando che una famiglia media abruzzese acquista un litro di latte al giorno, pari a una media di 1,55 €, la spesa annuale ammonta a 565,75 €: ben 36,50 € in più rispetto al 2007, quindi con un incremento del 7%». Prendendo a campione una famiglia in cui siano presenti almeno 2 bambini, inoltre, di cui almeno uno con età inferiore ad 1 anno, la spesa cresce di quasi il doppio. Federconsumatori ribadisce fermamente la necessità di sistemi istituzionali di verifica, controllo e sanzione al fine di colpire ed estirpare abusi speculativi su questo alimento primario.

L’istituto alberghiero di Giulianova è scuola alberghiera Campione d’Italia. Al 29esimo salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali (Sigep) che si è svolto alla Fiera di Rimini dal 26 al 30 gennaio, la sede giuliese dell’istituto “Lorenzo Di Poppa” si è classificata al primo posto all’interno del concorso tra scuole alberghiere ospitato dal forum Con. Pa.it. (Confederazione Pasticceri Italiani). Gli allievi della scuola, diretta a Giulianova da Rosanna Di Berardino, hanno partecipato con un colosseo di cioccolata dietro il coordinamento degli insegnanti di sala Dario Tinari, Massimo Di Gaetano e Federico Anzellotti. Sul podio anche l’istituto alberghiero di San Giovanni Rotondo (Foggia) e l’istituto alberghiero di Siracusa. Il “Di Poppa” ha sede centrale a Teramo ed è un istituto molto attivo: dieci studenti e due insegnanti saranno presenti anche al Vinitaly a Verona, grazie al supporto dell’Arssa, l’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo in Abruzzo. A maggio la sede giuliese ospiterà un concorso internazionale al quale parteciperanno trenta istituti alberghieri provenienti dall’Italia e da tutta Europa.

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Confcooperative, nasce la Federcoopesca Abruzzo Tredici cooperative della pesca fanno ufficialmente squadra dalla fine dello scorso febbraio, unendosi nella Federcoopesca Abruzzo, la federazione regionale delle cooperative della pesca e dell’acquacoltura, di Confcooperative. La nuova federazione avrà sede ad Ortona (Ch) e conterà un volume di affari complessivo di circa 3,5 milioni di euro. Non a caso la pesca è una risorsa economica importante nella nostra regione, ma con una forte connotazione artigianale, annoverando oltre il 70% delle imbarcazioni nella piccola pesca costiera, e flotte con un età media superiore ai 20 anni.


C come magazine n.0