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L'ELEGANZA DI UNA TOP MODEL Maria Laura Baccarini OLTRE IL MUSICAL Giuni Russo. La SICILIA STA A GUARDARE Le strategie di corteggiamento dei latin lover italiani Angelika Rainer "Miss Italia 61" Storie di donne coraggiose Raffaella Rea. PASSIONE PER LA RECITAZIONE

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LADIES forever stories and interviews of women

editor A.M.I. art director Piero Pace autor Piero Pace Angela Allegria Massimiliano Pace Roberta Esposito Giuseppe Nativo Adriano Pace

sommario Raffaella Milandri viaggiatrice solitaria p.3 Laurette Atindehou, l'eleganza di una top model p.6 Maria Laura Baccarini oltre il musical p.11 Giuni Russo. La Sicilia sta a guardare? p.20 Le strategie di corteggiamento dei latin lover p.25 Il computer in cassaforte!!! p.29 Angelika Rainer "Miss Italia 61" p.32 L'arte di Gaetano Porcasi p.34 Storie di donne coraggiose p.36 E’ siciliano l’ingegnere che brevettò la benzina gelatinosa p.38 Sicilia, Monti Iblei. Escursionismo e trekking p.39 Raffaella Rea un'insaziabile passione p.40

supplemento editoriale di Modica Info - testata giornalistica reg. c/o Tribunale di Modica del 15 gennaio 2004 - n.1

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Raffaella Milandri conosciuta viaggiatrice solitaria e amante della fotografa ha affrontato la realtà del Nepal e del Tibet, alla ricerca di immagini e di emozioni. Indaga tra popoli e culture con estrema curiosità, ritraendo momenti carichi di intenso significato emozionale.

testo di Piero Pace

Ex dirigente d’azienda, Raffaella Milandri nei suoi viaggi ama mescolarsi fra la gente in un rapporto senza barriere, ama entrare nelle case, parlare con le famiglie. Le immagini dei reportage di Raffaella Milandri sono il frutto della sua curiosità e della sua voglia di indagare, confrontare e scoprire motivi di affinità ed integrazione tra diversi popoli, oltre a rappresentare la riproduzione visuale di intense emozioni che animano lo spirito di questa artista. Raffaella Milandri indaga tra popoli e culture con estrema curiosità, ritraendo momenti carichi di intenso significato emozionale. Collabora con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi (MI) ed ha all'attivo fotoreportage in Giappone, Australia, India, Nepal, Usa, Canada, Egitto e in vari paesi

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europei. In preparazione un libro sui suoi viaggi. Raffaella qual è il significato di questo modo di viaggiare? Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano che mi permette un temporaneo ma completo “abbandono” al modo di vivere dei popoli che sto visitando: mi permette di essere immersa “incontaminata” nella loro cultura e respirarne l'essenza. Io mi assimilo alle genti che studio per catturarne l’immagine autentica, perché mi vedano come una di loro - non come un forestiero - adatto sempre i miei abiti e i miei gesti alla cultura locale. Le ragioni per indagare su questi popoli? Avverto nel mio viaggiare una urgenza dettata dalla globalizzazione galoppante, una premura nel riuscire ad identificare le differenze culturali prima che si annacquino fino a scomparire. Il cosiddetto “mondo occidentale” si è ormai eretto a modello di vita ideale anche in quei Paesi che hanno radici e tradizioni antichissime. Qualche esempio degli effetti negativi di questa globalizzazione? Ho visto nel Kutch, regione dell’India, famiglie delle tribù Rabari e Jats, disfarsi di tradizionali e splendidi mobili in legno intarsiato, per far spazio a “moderni” scaffali in plastica. Ho visto abitazioni stupende nella loro precisa identità culturale rimpiazzate da squallidi prefabbricati che incarnano il modello “occidentale”.

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Qual è il tuo stato d'animo? Non ho parole per descrivere il senso di impotenza e dolore che provo di fronte a questa “modernizzazione” e trovo nelle mie foto un modo per cristallizzare le differenze tra i vari popoli e le varie culture prima che esse vengano fagocitate dal “progresso”. Come dovrebbe essere il progresso per queste popolazioni? Progresso oggi dovrebbe significare soprattutto istruzione pubblica, assistenza sanitaria per tutti, garanzia dei diritti dell’uomo, della donna e del bambino, ma viene spesso mistificato e confuso con il consumismo: possesso di televisore, cellulare, automobile e così via . Raffaella qual è la tua attrezzatura per questo viaggio? Mi spoglio degli agi quotidiani, solo una valigia e niente cellulare. Il mio cammino sarà costruito giorno per giorno. Il tuo bagaglio? Unico bagaglio sostanzioso: macchina fotografica e la videocamera. In quale modo resterai in contatto? Con una webcam mi collegherò su Facebook per raccontare le mie giornate. Lasciando la tua terra chi vuoi salutare? Prima di partire ho prestato servizio con il Gruppo di Protezione Civile Comunale e con il FIR SER di Ascoli per aiutare la popolazione aquilana, auguro un buon lavoro a tutti e invio un

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saluto speciale alle persone attendate al campo di Tempera(AQ) dove ho lasciato il cuore.

FASHION

Laurette Atindehou, l'eleganza di una top model Alessandro Coppi autore tv e talent scout: "Laurette Atindehou è una bellezza dell'est dai tratti somatici esotici che gli danno un fascino particolare" di Piero Pace

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Nel 2008 per la prima volta l'apparizione in Italia attraverso 12 pose sensuali raccolte in un calendario online. Laurette, venticinque anni, nel 2008 è stata decretata al Top Model of the World in Egipt una della 10 top model internazionali per la sua elegante bellezza. Secondo Alessandro Coppi - autore tv e talent scout di ragazze da lanciare nello show business - Laurette Atindehou è una bellezza dell'est dai tratti somatici esotici che gli danno un fascino particolare, un incrocio tra due culture e bellezze, una venere del botticelli dei tempi moderni. Più scherzosi ma sinceri i commenti che puntano sul fascino di Laurette di alcuni personaggi dello spettacolo interpellati da Coppi per questa intervista dedicata alla modella rumena. Fausto Brizzi il golden boy del cinema italiano, campione d'incassi con il suo ultimo film "Ex", con il suo stile ironico, si rammarica "peccato che Laurette non faccia l'attrice..." Amante della bellezza femminile, il giornalista sportivo Amedeo Goria, non si preoccupa delle discriminazione di Laurette nello show business rumeno " in Italia sicuramente una così sarebbe accolta a braccia aperte, noi italiani siamo dei grandi intenditori del fascino femminile". Il camaleontico Nino Frassica "l'accettebbe volentieri come sua collega e non secondo la sua gag di dargli un'accettata con l'ascia". Due fotografi di rilievo come Bruno Oliviero e Domenico Salvati sarebbero lieti di avere Laurette come musa per i loro servizi fotografici. In Romania ha sfilato per le più note firme della moda rumena come Catalin Botezatu, Zina Dumitrescu, Mihai Albu per citarne qualcuno. Una carriera iniziata giovanissima per l'incoraggiamento di sua madre. Fomodella dall'età di quindici anni, ha vinto tantissimi e importanti concorsi di bellezza. Nel 2005 e fino allo scorso anno ha partecipato al gran Festival di Moda delle più grandi città della Romania. Ma non solo moda. Ha lavorato infatti nel settore della pubblicità reclamizzando una cioccolata per uno noto marchio commerciale. In giro per l'Europa per il suo lavoro di modella abita a Braila una città della Romania. Attualmente è impegnata in una tv rumena in una trasmissione come conduttrice. Laurette Atindehou però sogna di lavorare stabilmente in Italia nel cinema o nello spettacolo.

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Laurette quando inizia la tua carriera internazionale? Inizia con la partecipazione al concorzo di bellezza Fotomodel 2006 a Brasov. Ho ottenuto un premio speciale offerto dalla stampa che mi ha dato la possibiltà di participare ad un altro concorso di Miss Turism International” che si è svolto a Piatra Neamt. Oltre a sfilare per stilisti noti in Romania hai lavorato anche in tv? Si, ho partecipato a molte trasmissioni televisive come Test de fidelitate diffusa sul canale Antenna 1, con ruolo di atrice. Alla trasmissione Te cuceresc cu un cadou diffusa sul canale Euforia TV.

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Noi siamo stati i primi a presentarti in Italia con un calendario pubblicato su internet dalla nostra rivista. Poseresti anche per Playboy? Si lo farei con piacere. Vorresti andare all'Isola dei Famosi? Si certo che vorrei, è un grande mio sogno ma non credo che andro mai, ma chi lo sa.

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Hai mai usato la seduzione a tuo vantaggio? No mai. E' meglio essere una donna intelligente o una donna seducente? E' meglio essere una donna intelligente, puoi essere seduccente ma se sei scema la bellezza non serve a nulla Laurette ti piace il cinema italiano? Si molto. Tra i registi italiani ammiro moltissimo Pupi Avati. Mi piacerebbe fare l'attrice anche iniziando con piccole parti. Hai lavorato anche nella pubblicità? Si, ho reclamizzato una cioccolata per uno noto marchio commerciale Raccontaci qualcosa della tua vita personale. Ti piacciono gli animali? Si ho un cane piccolino che si chiama Rika e lo amo tantissimo, lo tengo da 7 anni. Il rapporto con internet com'è? Lo utilizzi? ti piace chattare? Internet è il sistema che ha rivoluzionato le comunicazioni. Non dimenticare che quando avete messo l'annuncio che cercavate una modella per il calendario del 2008 vi ho trovato facilemente dalla Romania. Si chatto ma il mio nick non lo dico! Quale parte dell'Italia vorresti vedere? Mi piacerebbe vedere Sicilia e il suo mare. Qual è il piatto più saporito che hai preparato? Ho preparato dell'ottimo pollo con riso.

Il sito ufficiale di Laurette Atindehou è www.lauretteatindehou.com

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spettacolo

MARIA LAURA BACCARINI OLTRE IL MUSICAL Ha girato l’Europa in tournee, ha varcato l’oceano per esibirsi a New York. Oggi vive in Francia, ha sotto mano tanti progetti, continuerà a stupirci. intervista di Massimiliano Pace È un’attrice, di musical, di teatro. Balla, canta, recita. È un’artista completa. Dal cortometraggio al corpo di ballo della Rai e della Nazionale ritmica, dal teatro di prosa al musical, dai ruoli brillanti a quelli drammatici. Come lei stessa afferma, ha avuto l’opportunità di interpretare protagoniste molto importanti anche da giovanissima. Questo le ha consentito di formarsi pienamente riuscendo a trovare nella recitazione, nel canto, nella danza, nel movimento quel filo di continuità che oggi la rende completa. Ha una voce che difficilmente può non trasmettere nulla. Ha girato l’Europa in tournee, ha varcato l’oceano per esibirsi a New York. Oggi vive in Francia, ha sotto mano tanti progetti, continuerà a stupirci. Incontro Maria Laura Baccarini nella hall di un hotel di Modica. La rintraccio il giorno prima del suo spettacolo “I have a dream”. Parliamo per oltre mezzora, riesce a coinvolgere anche quando non è in scena.

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Una domanda di rito la devo sicuramente fare a Maria Laura Baccarini che è attrice di musical ma non solo. La tradizione del musical di importazione anglosassone richiama migliaia di persone tra attori, scenografi, autori e pubblico chiaramente; ma per lei che ne è “protagonista” cosa rappresenta? Il musical ha rappresentato una scuola, una grande passione sin dagli inizi della mia carriera anche se la prima commedia era una prosa ( “Piccoli equivoci” di C. Bigagli ndr ). Sicuramente mi ha concesso di affinare il più possibile i miei strumenti. Ho avuto bellissime opportunità con ruoli che richiedevano anche un impegno da attrice. Nella mia vita il musical ha significato l’inizio della mia carriera, mi ha regalato emozioni enormi ma è stato anche allenamento fisico sulla scena per essere coscienti della propria voce, del proprio corpo, del lavoro di gruppo e del lavoro individuale. Non è un lavoro facile a quanto vedo… Il musical è faticoso, trovare persone veramente capaci di fare contemporaneamente danza canto e recitazione è veramente difficile. Non è comune. Ci sono aspetti del musical che non la soddisfano più? L’aspetto che oggi non mi soddisfa molto del musical è che il lavoro dell’attore è un po’ trascurato nella maggior parte dei casi, a volte per la struttura degli spettacoli stessi. Ci sono autori che amano scrivere musical su storie importanti e autori che magari utilizzano una storia come scusa per comporre una musica più o meno bella. Oggi cerco il più possibile dei contenuti all’interno del musical per scegliere qualcosa che possa mettermi alla prova. Continuerà a fare musical, dunque? Sicuramente il musical ti mette alla prova in tutte le direzioni. Ora diciamo che punto a dei musical magari più complessi o, perché no, a dividere le cose affinché possa approfondire meglio questi singoli linguaggi.

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A questo punto, nella scelta tra musical e teatro, chi prevale, magari pensando al suo futuro e alla luce di quanto sinora ha fatto? Adesso preferisco il teatro puro anche perché per quanto riguarda il musical mi sono tolta quasi tutti gli sfizi con ruoli drammatici e brillanti. Con Chicago si è placata la sete di musical! Pensa già a qualcosa di nuovo allora? Adesso sto lavorando a diversi progetti in Francia dove vivo che puntano al mercato anglosassone in quanto è il vero spazio per questo genere musicale. La Francia è simile all’Italia sul teatro popolare musicale. Noi abbiamo opere e operette che sicuramente ci appartengono. L’elenco delle rappresentazioni teatrali e dei musical di Maria Laura Baccarini è lunga. Debutta con Piccoli Equivoci insieme a Sergio Castellitto nel 1986 e nello stesso partecipa al cortometraggio “Il Vestito più bello” di Francesca Archibugi. Nel 1990 è in scena col musical Chorus Line” interpretando la parte della protagonista. Da qui una serie di lavori: “Il Giorno della Tartaruga”, “Cabaret” e “Gigi” insieme a Calindri e Barzizza. Con “A Chorus Line” intraprende un tour europeo nella versione inglese del musical; nel 1998 presenta a Roma un recital dal titolo "Tutto il mondo va in cerca di amore". È la protagonista di "Stanno suonando la nostra canzone", per la regia di Gigi Proietti, che sarà regista anche della divertente farsa “ Taxi a due piazze” di Ray Cooney. Con Proietti è Maria Laura avrà modo di maturare professionalmente.

Nel 2002-03 Maria Laura è “Fran Kubelik”, la protagonista di "Promesse, Promesse", regia di Jonny Dorelli, la cui traduzione italiana è stata curata dal grande Giorgio Calabrese, al quale si deve anche la bellissima traduzione di “CHICAGO”, spettacolo che, nel 2004, ha visto impegnata Maria Laura nel ruolo della protagonista “Roxie Hart”. Nel 2004 e 2005 ha preso parte in Francia a “Nuit Américaine”, insieme alla star francese Lambert Wilson, alla cantante jazz franco-americana Stéphy Haik e ad alcuni fra i più importanti musicisti francesi di jazz contemporaneo. Nel 2008 recita nella commedia “Il letto ovale” con Maurizio Micheli nella parte della protagonista. Uno degli ultimi progetti è il monologo “I Have a dream” – I grandi discorsi della storia”.

Considerando la sua identificazione con questo mestiere, cosa vuol dire fare l’attore? Identificarsi è una parola molto importante perché credo che il mestiere dell’attore sia molto comodo in quanto non siamo noi a parlare, è qualcun altro nel quale poi entriamo, ci facciamo prestare gli abiti di un personaggio che è stato scritto, gli diamo senz’altro delle nostre corde, delle nostre sensazioni, il nostro bagaglio. In ogni caso però godiamo sempre di un forte alibi: non sono io, è un altro. L’identificazione nel mio lavoro sta avvenendo in questo momento perché ho voglia di dire cose che sento veramente non necessariamente scrivendo

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da me, ma magari con autori nei quali identifico il mio pensiero con una vera condivisione. Mi identifico nel mio divenire. Non ho uno scopo o un modello preciso nella vita ho visto sicuramente cose che ispirano il mio percorso però l’identificazione per me non è così precisa. È quel bisogno di continuare a scoprire. C’è qualche anticipazione su nuovi progetti in corso? Uno dei tanti progetti che ho è proprio un piccolo viaggio attraverso il repertorio di Giorgio Gaber di cui ho fatto una selezione piuttosto particolare, volendo riscoprire quel repertorio legato alla sua ideologia piuttosto che sul punto di vista ironico, sarcastico e critico riguardo la società. C’è un Gaber meno giullare e molto più duro e forte, molto più intenso e pieno di sentimento. Un progetto molto piccolo che non ha alcuna ambizione di grandezza ma a cui tengo molto e che spero di realizzare presto. In “Nuit Américaine” ha lavorato con la star francese Lambert Wilson, con Stéphy Haik e ad alcuni fra i più importanti musicisti francesi di jazz contemporaneo. Ci racconti la sua esperienza francese. L’esperienza francese mi ha cambiato completamente la vita. È arrivata in un momento in cui senz’altro avevo voglia di entrare in contatto con altre dimensioni, con altre sinergie. L’incontro con questo genere di musicisti mi ha fatto capire quanto claustrofobico fosse il rapporto del musical. Ciò che avevo fatto sino ad allora mi avevo costretto entro certe regole. Lo scopo di questi musicisti, invece, è quello di esprimersi liberamente e scoprire nuove forme di linguaggio. Mi è stato chiesto di fare ciò che sentivo. Cosa le è rimasto di Nuit Americane anche a livello delle nuove dimensioni cui faceva riferimento? Nuit Americane è stata una esperienza bellissima. In scena si è creato un rapporto costruttivo, condivisione di emozioni fortissime. Lavorando con jazzisti contemporanei c’è sempre quella parte di improvvisazione anche se all’interno di un progetto molto inquadrato ma con un’enorme spazio dedicato all’improvvisazione musicale. Questo mi ha portato a scoprire un altro mondo, un altro modo di vivere la musica.

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Ne è nata qualche collaborazione importante? Il direttore musicale del progetto Régis Huby ha scritto per me un progetto discografico che dovremo ultimare a fine maggio. Il libretto, straordinario, è di un giovane scrittore franco americano molto conosciuto in Francia. È un progetto che non si può nemmeno definire musica leggera, forse pop contemporaneo ma con uno spessore e un contenuto evidenti.

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La tournee di “Nuit Americaine” in giro per la Francia le ha consentito di scoprire il Paese dove ora lei vive. Come ha trovato la platea francese anche rispetto a quella italiana? Sicuramente c’è da dire che “Nuit Americaine” è un progetto particolarmente anomalo. Lambert Wilson non è molto conosciuto in Italia ma è una grande star in Francia. Abbiamo avuto il privilegio di fare dei teatri meravigliosi a partire dall’Opéra Comique di Parigi. È chiaro che si è trattato di un pubblico che frequenta quel tipo di grande teatro, con una certa apertura. Il pubblico francese in generale è un pubblico preparato, colto, molto caloroso come ha dimostrato quello dell’Opéra Comique. I francesi sono più protezionisti ma in ogni caso non c’è un enorme differenza di pubblico fra i due paesi. Peraltro i francesi hanno grandi innamoramenti. Con gli stranieri non sono molto aperti ma se decidono di adottare taluni personaggi questi diventano quasi francesi per loro! Mi trovo molto bene. Ci faccia un identikit delle platee che ha testato. Diciamo che ho testato abbastanza pubblici. Quello tedesco è molto preparato ma al tempo stesso molto caldo; quello americano è sicuramente un pubblico molto generoso ed entusiasta; quello inglese è molto più contenuto (caratterialmente) ma è chiaro che il pubblico equivale alla cultura di un popolo. Dopo una carrellata di pubblici di diversi Paese di fronte a quale le piacerebbe esibirsi? Un pubblico che forse mi incuriosisce è quello cinese o giapponese perché penso che abbiamo dei canoni molto diversi. La musica riesce ad avere circuiti molto lunghi di tournée in oriente ma è logico che la musica è un linguaggio universale. Anche se ne abbiamo parlato molto un’ultima domanda ancora gliela devo fare. Quanto conta in generale il pubblico per la riuscita di uno spettacolo? Indubbiamente se si fa teatro brillante il pubblico ha una forma di partecipazione al ritmo di una commedia. Nelle farse per esempio (ne ha fatte alcune di Rey cuney “Il letto ovale” ndr), così come nelle commedie brillanti, in un certo senso è prevista la reazione del pubblico. E poi è chiaro che la reazione del pubblico a Milano è diversa per esempio a Palermo. Cambia anche

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il modo di ridere: al sud si ride più internamente, le risate meno sonore! Al nord invece il riso è più evidente. Nel teatro drammatico, invece, sono i silenzi ad avere importanza. Quando senti la tosse vuol dire che perdi dei colpi! Invece quando c’è qualcosa che tiene la tensione senti che il pubblico non respira, come se fosse in apnea. Quindi è vero che esiste un rapporto col pubblico ma ogni sera è sempre diversa, indipendentemente se sei in Francia, in Inghilterra o in Italia. dipende da chi viene in teatro e da quanti sono: un teatro pieno difficilmente è freddo. In un teatro a metà il pubblico si sente indifeso (è curioso…) È ipotizzabile un suo futuro nel mondo del cinema? Mi sarebbe molto piaciuto fare cinema ma purtroppo in Italia teatro e cinema sono un po’ due mondi separati: quando cominci a fare teatro vieni inquadrato, già è difficile togliersi il marchio di attrice da musical. In Italia c’è poco cinema e quasi sempre il regista che si affeziona e degli attori ama continuare a lavorare con loro per via della confidenza o perché altre volte scrive già pensando a loro. Questo vuol dire però che per gli attori di teatro difficilmente c’è molto spazio nel cinema. Ho avuto una sola esperienza cinematografica quando ancora ero una ragazzina con Francesca Archibugi che mi beccò mentre facevo scuola di danza. Col tempo finisce che costruisci un tuo percorso e le cose non sono più in balia del destino. Ma non c’è dubbio che mi piacerebbe moltissimo! Cassie, Anita, Sonia Waks, Fran Kubelik, Roxie Hart. Ciascuno di queste protagoniste rientra nel suo bagaglio di interpretazioni. Ma c’è qualcuna di queste donne a cui si è sentita particolarmente legata? Sono tutti ruoli molto belli. Ma per sceglierne una credo che “West Side Story” sia il musical

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più bello mai scritto. È stata la mia prima esperienza importante in inglese: la musica di Lonard Bernstein è un regalo per il cuore. Dunque Anita è una dei personaggi, anche se etnicamente lontano ( è portoricana). Credo sia stata l’esperienza più significativa anche se chiaramente sono stati tutti ruoli uno più bello dell’altro. In Chicago ha interpretato Roxie Hart Roxie, un' aspirante ballerina di nightclub che uccide il proprio amante. Come si è trovata in questo ruolo di donna fuori dai soliti schemi? Fred Ebb (autore dei testi e del libretto del musical Chicago ndr) amava le donne quindi scriveva ed ideava personaggi femminili ispirandosi ad attrici che sono state le sue muse. L’aspetto diverso tra la commedia musicale italiana e per esempio Chicago è che nella commedia musicale italiana la donna ha sempre un ruolo molto circoscritto, ha romanticismo, seduzione. Diciamo che ha sempre ruoli molto precisi. Invece in Chicago si osa un po’ di più: le donne sono addirittura delle assassine. Non c’è niente di buono in loro. Sono avide di successo di notorietà, pronte a qualsiasi compromesso. È stata molto curiosa la reazione del pubblico italiano verso la donna assassina infastidisce il nostro universo. Inoltre in Chicago il linguaggio è molto congeniale sia dal punto di vista coreografico sia nella lettura psicologica nei personaggi che hanno anche quel cinismo nel quale mi diverto molto. Roxie è un personaggio ricco di contraddizioni, di fragilità, di follia…è appagante! Chicago in genere piace ad un pubblico che in genere non ama il musical. È minimalista nella scenografia e negli abiti. Sono la musica e i dialoghi ad evocare la storia. Uno dei suoi ultimi progetti è “I have a dream - I grandi discorsi della storia”. Quasi una viaggiatrice del tempo suppongo? È una memoria che passa attraverso alcuni discorsi che hanno segnato un epoca, un momento storico o sono comunque rappresentativi di un linguaggio. L’oratore ha avuto ruoli diversi ma c’è un certo momento in cui le energie si incontrano, ed è in quel momento che il discorso passa alla storia. È interessante perché si ritrovano a distanza di secoli le stesse identiche problematiche. In questo spettacolo sono state selezionate tra centinai di discorsi. Ci lasciamo con un bicchiere di Nero d’Avola il nettare più prezioso dei vigneti siciliani. Grazie per l’intervista Maria Laura, in bocca a lupo per il tuo futuro.

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La Sicilia sta a guardare? Amarezza e delusione da parte di tutti coloro che continuano ad amare l’arte di Giuni Russo per la memoria corta delle amministrazioni siciliane alla vigilia dell'uscita del nuovo cd postumo della cantautrice siciliana di Angela Allegria

Giuni Russo è morta ma la sua Arte continua a vivere, la sua voce ha segnato la storia della musica mondiale regalando emozioni forti, intense, incisive.

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Giuni Russo è morta ma la sua Arte continua a vivere, la sua voce ha segnato la storia della musica mondiale regalando emozioni forti, intense, incisive. I siciliani non hanno mai dimenticato la corregionale: il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, all’indomani della scomparsa, dichiara “è morta una stella che la nostra città ha dimenticato, ma io mi opporrò a celebrazioni postume perché sono il segno dell'umana ipocrisia". Pino Apprendi, vice consigliere del consiglio comunale di Palermo nel 2004, esprime la propria “disponibilità a supportare qualsiasi iniziativa di prestigio che abbia come scopo il tenere desta l'attenzione e la sensibilità nei riguardi di una grandissima artista, il cui splendore rimane nei nostri ricordi imperituro e indelebile. È importante che nel nome di Giuni Russo si realizzi una iniziativa di grande valore artistico che abbia pure una significativa refluenza". dei Grandi Eventi del Comune di Palermo Davide Rampello, la si invita a tenere un concerto al Teatro Massimo di Palermo. Per cause tuttora sconosciute il concerto non fu organizzato. L’Associazione GiuniRussoArte si chiede se un talento della musica italiana debba morire una seconda volta per trascuratezza, noncuranza, o semplicemente distrazione e ricorda che già dal 2003 Giuni Russo, nonostante non più in salute, si reca a Palermo perché, contattata da Federico Alessi, assistente dell'allora Direttore Artistico

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dei Grandi Eventi del Comune di Palermo Davide Rampello, la si invita a tenere un concerto al Teatro Massimo di Palermo. Per cause tuttora sconosciute il concerto non fu organizzato. Maria Antonietta Sisini, presidente dell’Associazione GiuniRussoArte, compagna di vita dell’artista siciliana chiede formalmente alla Città di Palermo, città natale di Giuni Russo, l'intitolazione del Palchetto della Musica di fronte al Teatro Politeama, dove l'artista mosse i primi passi artistici, esibendosi appena dodicenne. La GiuniRussoArte e Maria Antonietta Sisini addirittura si offrono di pagare le spese della dedicazione del monumento, e si spingono anche oltre, proponendo di realizzare a loro spese una statua in bronzo, per offrirla alla Sicilia. La richiesta porta come data il 7 settembre 2008. Ancora nessuna risposta. Nonostante ciò l’attivitò della GiuniRussoArte continua incessante. A fine novembre uscirà il nuovo album postumo “Cercati in me”, raccolta intensamente spirituale all’interno della quale sono riproposti un canto popolare iracheno “Fogh in Nakal”, uno giapponese “Sakura”, mentre vengono inseriti per la prima volta la “Ave Maria” di Verdi nella versione dal vivo, una “Ninna Nanna” dedicata a Gesù bambino, e due canzoni i cui testi sono ripresi dagli studi teologici di Santa Teresa D’Avila che Giuni Russo sentiva particolarmente vicina. Essi sono “Cercati in me” e “La Settima Stanza”. Maria Antonietta Sisini, alla vigilia dell’uscita del nuovo cd contenente 11 brani di cui 5 inediti e disponibile dal 28 novembre, parla del legame fra la sua compagna di vita e la Sicilia.

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D: Maria Antonietta, che rapporto intercorreva fra Giuni Russo e la Sicilia? R: Tutta l'opera di Giuni Russo è intrisa di sicilianità, anche quando l'isola non è espressamente nominata. Emblematica è la canzone "Mediterranea", che rappresenta tutta l'anima di Giuni, ma anche "Strade parallele", cantata in dialetto insieme a Franco Battiato, e molte altre, da "Alla luna" a "Niente senza di te". Giuni tornava spesso nella sua terra, dove era ed è molto amata, soprattutto dalla gente comune. D: E con le amministrazioni dell'Isola? R: Un'Artista vera come Giuni non ha mai voluto "inquinare" l'Arte con la politica, assumendosi sempre le responsabilità di tale scelta. La Sicilia è piena di problemi, su questo nessuno ha dubbi. Ma il dovere dell'arte è proprio quello di sollevare lo spirito, e portarlo in altri territori. Giuni ha contribuito a dare della Sicilia un'immagine positiva, ma le amministrazioni non hanno mai avuto il tempo o la voglia di riconoscerlo. D: Come associazione avete chiesto un riconoscimento stabile per celebrare pubblicamente l'artista siciliana. Cosa avete chiesto? A che accordi si è giunti? R: Un'idea sarebbe stata quella di intitolare a Giuni il palchetto della musica davanti al teatro Politeama, che vide i primi passi di Giuni, quand'era poco più che una bambina. Il palchetto versa in condizioni di abbandono e degrado, e l'occasione sarebbe anche utile al recupero di un bel monumento. Abbiamo inoltrato nelle sedi competenti la nostra proposta, che non prevedrebbe spese da parte degli enti istituzionali, ma ad ora nessuna risposta. D: Come mai, secondo Lei in concreto le amministrazioni non hanno fatto nulla? R: Per il lassismo storico di cui parlavamo all'inizio, non voglio credere ad un ostracismo vero e proprio, Giuni non ha mai avuto nemici.

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D: Che appello fa alla Sicilia, ai siciliani e alle istituzioni nella qualità di Presidente dell'Associazione GiuniRussoArte? R: Più che un appello è una domanda: vi siete resi conto di quanta gloria Giuni Russo abbia dato, e da, alla vostra regione? Non vi sembra il caso di riconoscere ad una Grande Artista il giusto tributo? Tutt'oggi ci arrivano lettere dal Sudamerica, dall'Europa, dall'America, di gente che (potere del web) ha conosciuto la Sicilia grazie alla poetica di Giuni, l'ha amata, l'ha magari visitata da turista, sospinta dalle evocazioni delle sue musiche. Giuni Russo è stata ambasciatrice artistica della Sicilia, senza sviolinate o derive folk, senza bisogno di oleografiche trovate o dichiarazioni ad effetto, ma semplicemente per Essenza. Chi l'ha conosciuta davvero, tutto questo lo sa bene!

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LIBRI

Le strategie di corteggiamento dei latin lover italiani L'Autore, Alessandro Coppi: "Ciò che li unisce e li fa correre, sudare, lasciare alle spalle qualsiasi impegno sono le donne".

Qualche anno fa – come ha riportato in una rivista di Focus del 2000 - la sessuologa svedese Milena Ivarsson aveva consigliato alle sue pazienti un po' depresse di passare due settimane in Italia: secondo lei i "pappagalli" italiani potevano essere un'ottima terapia contro il malumore. Ma chi sono i “pappagalli”? Il termine “pappagalli” venne coniato negli anni ’60 ai tempi della “Dolce vita”. “Sono molti, moltissimi” dice Alessandro Coppi. “sono diversi per carattere, ceto sociale, cultura, abitudini, nazionalità. Ciò che li unisce e li fa correre, sudare, lasciare alle spalle qualsiasi impegno sono le donne.” Alessandro Coppi, sceneggiatore e autore televisivo, ha scritto un libro sui latin lover. Descrive fedelmente luoghi, paesi, viaggi preferiti dai pappagalli, così come tattiche di conquista, abbigliamento, locali frequentati. Nel tuo libro "Pappagalli” racconti storie e aneddoti sui latin lover italiani. Ce ne puoi parlare? Sono sempre stato affascinato dal tema del latin lover. Forse perché lo collego ad un periodo storico che amo molto e cioè quello che va dalla metà degli anni cinquanta alla metà degli anni sessanta, più precisamente i tanto decantati anni della dolce vita romana immortalati successivamente da Fellini. E sempre in riferimento a quel periodo non ho voluto usare come titolo l’ormai tanto gettonato termine di

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playboy o latin lover ma ho voluto riesumare, portare in voga, l’appellativo di Pappagallo che di solito si affibbiava al corteggiatore impertinente (soprattutto con le straniere) di via Veneto. Non solo per questo intento caritativo nei confronti del vocabolo ma anche perché era quello più idoneo a sbeffeggiare e ridicolizzare in veste umoristica i tanto acclamati playboy e soprattutto evidenziare i pregi e i moltissimi difetti dell’uomo italiano che per sua natura è, come dico sempre, un incallito pappagallo. Così in questo mio libricino analizzo le strategie di corteggiamento, i luoghi, i viaggi dei Pappagalli e come riconoscerli, tutto attraverso simpatici racconti o meglio disavventure di questi particolari personaggi. Più che essere un romanzo “Pappagalli” è un vero e proprio saggio su l’uomo italiano e soprattutto su alcuni uomini che vivono in funzione esclusivamente della donna. Le notizie sui personaggi del cinema, della fiction, dello spettacolo sono sempre più ricercate dai lettori. Come mai secondo te il "gossip" non tramonta mai? Non tramonterà mai in una società come la nostra. Altre società non sono proprio interessate a questo genere di argomenti. Noi italiani siamo i cronisti per eccellenza del gossip già a partire dagli antichi romani. Siamo un popolo di guardoni, di spioni, di “voyeuristici ” ma nello stesso tempo amiamo stare al centro dell’attenzione, che si parli di noi nel bene o nel male purché se ne parli. Abbiamo un’esagerata fame e ingordigia di sapere degli altri, soprattutto quando ci siano di mezzo scandali di sesso, di massoneria, di omicidi, di mafia, di politica, ecc… Siamo fatti così! Hai intervistato numerosi personaggi dello spettacolo, del cinema, cantanti, showgirl: che idea ti sei fatto sulla loro sincerità? Difficile parlare di sincerità. Anche chi si proclama libero da ogni pregiudizio e professa la libertà assoluta dei suoi pensieri non è mai sincero perché indossa una maschera che è quella del personaggio che si è creato o che gli hanno creato. Molte persone dello showbusiness dopo un po’ di tempo entrano in crisi proprio per questo. Il personaggio alla fine gli sta stretto e

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non sanno più come uscirne. Quindi parlare di sincerità in una società come la nostra è come parlare del diavolo in paradiso. Domina incontrastata l’ipocrisia in tutti i settori non solo nello spettacolo. Certo qualcuno ha provato ad essere sincero colpendo anche chi stava al potere, ma alla fine ci ha rimesso le penne. Nel tuo sito c’è una rassegna dedicata a numerose fotomodelle e showgirl che nel tuo sito definisci “pappagalline”. Parlami di loro. Dopo tante interviste finalmente qualcuno mi chiede sulle mie amate pappagalline! Devo essere sincero che ha fatto più successo questa iniziative che il mio libro. Il fatto che il comitato di Pappagalli vip sia ormai formato da più di 200 personaggi tra autori tv, giornalisti, direttori di rete, capi struttura, attori e attrici, casting director e la maggioranza di loro sono dei fan del mondo femminile e della bellezza e che hanno tutti accettato volentieri di far parte di questo clan a me non ha potuto che far piacere. Per quanto riguarda invece delle ragazze che ho messo sulla mia home page, devo essere sincero, non sono rimasto soddisfatto ed entusiasta di tutte. Spiego bene il perché in quanto non voglio offendere nessuna. Il fatto di stare sulla mia home page ti porta una visibilità che non è popolare ma mirata su un certo numero di persone, esattamente quelle dello spettacolo e della comunicazione che, non per esaltarmi, sono veramente i numeri uno del settore. Per esempio ci sono ragazze che vogliono fare le cantanti e ci mettono una vita per conoscere un produttore o discografico, e il più delle volte non riescono neanche a conoscerlo. Con questa mia “vetrina” sei al centro dell’attenzione di almeno 6 produttori o discografici che spesso nello scegliere la cantante puntano molto sull’immagine e la bellezza, poi sulla voce. Il mercato docet! Ma stare sulla mia home page non basta. Devono essere le ragazze motivate a venire a Roma, andare a fare i casting, i programmi tv, allargare la loro cerchia di amicizie e con la loro ambizione e caparbietà farsi strada. E non tutte le

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pappagalline che ho pubblicizzato sul mio sito si sono incanalate su questa strada. Hanno carinamente partecipato a questa mia iniziativa solo per il fatto di apparire (questa forte malattia!) e finire tutto là perché fanno altri lavori, hanno la propria vita, non sono disposte a spostarsi dalla loro città se non per lavori sicuri. Ma chi è che ti prende dal tuo habitat naturale e ti catapulta nel jet set con un lavoro assicurato se non ti metti prima in gioco. Non te lo fa neanche Berlusconi, tra i più potenti in Italia e come noto molto attratto dal fascino femminile. Bisogna mettersi in gioco se no meglio continuare la propria solita quotidianità. Quanto sono importanti nelle tue storie? Non cito mai la parola pappagalline nel mio libro. Qui entrano in gioco le donne di tutte le razze, di tutte le bellezze possibili poiché ogni donna è bella, ha un qualcosa che attira! Le donne, posso dirti, sono le vere protagoniste del mio libro, sono coloro che fanno muovere in modo vorticoso l’azione dei personaggi. Sono il fulcro vitale della nostra esistenza… Ci puoi anticipare qualcosa sulle prossime pappagalline e sui tuoi progetti per il 2009? Di solito sono io che scelgo le Pappagalline. Ma chiunque può candidarsi collegandosi sul mio sito www.alessandrocoppi.com e mandandomi una mail con delle foto in allegato e l’identikit. Certo la bellezza conta ma ci sono delle cose più importanti che mi fanno pensare che quella sia la ragazza giusta da promuovere e pubblicizzare: la voglia di fare, l’umiltà, la voglia di imparare, sentire i consigli e soprattutto farsi strada, e non mollare mai i propri obiettivi. Voglio insomma promuovere ragazze da Spettacolo! Per quanto riguarda invece i miei progetti sto scrivendo un nuovo libro in cui parlo proprio del gossip e lì veramente ne dico di cotte e di crude, sto lavorando a delle sceneggiature e sto collaborando come consulente casting e ospiti per alcuni programmi tv che per par condicio non cito se no dovrei dirli tutti!

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SICUREZZA INFORMATICA

Il computer in cassaforte!!! I vostri computer contengono corrispondenza d’affari riservata, promemoria di riunioni private, codici personali d’accesso o lettere segrete d’amore ? di Adriano Pace

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Se questi dati confidenziali andassero a finire nelle mani sbagliate avrebbero conseguenze infelici nella vostra vita privata o professionale? Non avete ben chiaro su come impedire l’accesso a chiunque al pc? Ebbene, ecco qualche suggerimento. Un primo passo può essere quello di inserire una password all’avvio del pc (password di BIOS). Per inserire questa password fate riferimento al manuale del costruttore della scheda madre del pc in quanto varia in base al costruttore e alla versione. In genere si tratta di toccare un tasto non appena si avvia il computer (normalmente il tasto ‘CANC’ o ‘F2’) e nel menu che si presenta cercare la voce password ed inserirla. Attenzione a non cambiare dati su altre voci del menu, pena problemi con il pc; quindi, se non sapete bene come fare è meglio non mettere mano ai parametri del BIOS. Una seconda password da inserire è quella di accesso a Windows. Su XP andate in pannello di controllo, account utente, scegliete l’account utente da modificare, poi, crea password, digitate la password e cliccate su crea password. Per esempio digitate: M1P1LeVeB1eM0! Impronunciabile? Difficile da ricordare? No. E’ solamente un esempio di password abbastanza sicura dall’attacco di un malintenzionato che intenda scoprirla. Se sembra complessa da ricordare, esiste un piccolo trucco su come ricordare password simili a questa. Si tratta di selezionare della parole da una frase, nell’esempio sopra le parole sono tratte seguendo queste regole: si sceglie una frase, per esempio, ‘mi piacciono le veline bionde e more!’ e poi si selezionano la prima e la seconda lettera, la prima si mette in maiuscolo e la seconda in minuscolo, e per complicare ancora di più la password sostituire le ‘i’ con ‘1’ e le ‘o’ con ‘0’. Usare caratteri alfanumerici, minuscoli e maiuscoli, e caratteri speciali (in questo caso il punto esclamativo) è il modo migliore per ostacolare chi vuole scoprire la password. Se vi chiedete perché non utilizzare una password semplice da ricordare la risposta è che se vi serve per proteggervi da un collega impiccione, potrebbe andare bene, ma se vi serve per proteggere davvero i dati la risposta è no. La maggior parte delle persone utilizza il proprio nome o quello di un familiare per l’accesso al pc e non c’è bisogno di essere pirati informatici per poterla scoprire. E’ sconsigliato anche utilizzare parole contenuti nei dizionari e dovreste scegliere un numero abbastanza alto di caratteri (almeno 8 caratteri).

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E’ calcolato che su una password di 4 caratteri alfanumerica ci sono 450.000 possibili combinazioni e se vi sembrano tante, considerate che esistono programmi che in pochissimo tempo riuscirebbero a scoprirla, ma già per una password alfanumerica di 7 caratteri le possibili combinazioni si innalzano a 8 miliardi e se poi utilizzassimo caratteri maiuscoli e minuscoli le combinazioni sarebbero 1000 miliardi. Anche applicativi come Word possiedono la possibilità di inserire una password. Basta andare su Strumenti-Opzioni-Protezione e scegliere ‘password di apertura’ per impedire visualizzazione e modifica dei documenti oppure ‘password di modifica’ per dare la possibilità di visione del documento ma non la modifica. E adesso sbrigatevi a seguire i consigli suddetti (soprattutto se le lettere d’amore non sono rivolte a vostra moglie o fidanzata!!!) e se avete dati talmente confidenziali allora seguiteci nel prossimo numero per ulteriori consigli e nel frattempo….chiudete il pc in cassaforte.

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Angelika Rainer miss "Italia 61" La Coppa del Mondo UIAA di arrampicata su ghiaccio si chiude con il secondo posto di Angelika Rainer L’altoatesina Angelika Rainer, atleta dell’alpineXtrem Team di SALEWA, conclude la stagione di Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio con un secondo posto in classifica generale ricco di soddisfazione. Il podio va ad arricchire il palmares “agonistico” della giovane atleta altoatesina. Tra le imprese di Angelika Rainer c'è la straordinaria performance della scorsa estate quando ripetendo la mitica “Italia 61” ha potuto fregiarsi del primato di essere l’unica donna al mondo ad avere salito la famosa via del Piz Ciavazes nelle Dolomiti, nota per l’esposizione verticale di oltre 200 metri con difficoltà 8a. ”Il mio obiettivo nell’ultima gara in Romania era di salire sul podio” commenta Angelika “e siccome ci sono riuscita contro atlete molto forti, posso ritenermi soddisfatta”. Quando e come è nata la passione per l'arrampicata? Fin da bambina andavo in montagna con mia madre e così è nato l`amore per la verticale e per la natura. Inoltre mi arrampicavo su tutto, per esempio sugli alberi in giardino. Quando avevo 12 anni è stata aperta la palestra di arrampicata a Merano e da lì ho potuto vivere pienamente questa mia passione di arrampicarmi. Quali sono le tue emozioni quando sei sospesa su un tetto orizzontale? Visto che scalo già da 10 anni, devo dire che essere appesa in orizzontale ormai non è più una cosa strana per me. Al contrario preferisco in generale le vie strapiombanti invece di quelle in placca perchè mi piace la scalata fisica. Nel caso della "Via Italia 61" sul Piz Ciavaces invece la cosa era un pò diversa: il grande tetto si trova ad un`altezza di ca. 150 m e all`inizio ero abbastanza impressionata di tutto questo vuoto sotto di me. Dopo un pò mi sono però

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abituata e la gioia di poter scalare su roccia così bella ed in un ambiente talmente splendido mi ha fatto perdere la paura. Sei l'unica donna al mondo ad avere salito la famosa via del Piz Ciavazes nelle Dolomiti. Cosa si prova? Sono molto molto contenta, visto che è una via che ho guardato e ammirato per anni, non pensando che io stessa una volta l’avrei scalata. Poi l`anno scorso dopo aver vinto la Coppa Italia di Difficoltà nel 2007 ho deciso di dedicarmi a vie più lunghe in montagna e mi è venuto in mente la “Via Italia”, che con i suoi spigoli e tetti rappresenta una via molto speciale. Devo dire che sono orgogliosa e felice di aver scalato questa bellissima via e sono sicura che questi momenti vissuti mi rimarranno ancora per tanto tempo nella mente. Ricordi il momento più difficile di una scalata? Non ricordo un momento specifico ma devo ammettere che visto che ho iniziato a scalare indoor, per me è stato abbastanza difficile abituarmi alla scalata su roccia. Avevo spesso paura e questi sono stati momenti difficili per me. Oggi sono molto contenta di essere riuscita a souperare questa paura e di non aver mollato mai. Un secondo posto in classifica generale ricco di soddisfazione, quale sarà il tuo prossimo obiettivo sportivo? Per l’estate ho in mento un paio di progetti che però non sono ancora concreti. Sicuramente voglio ancora viaggiare e scalare, visto che mi sono tenuta libera e quindi non ho ne da lavorare, ne da studiare. Ovviamente penso anche alla prossima stagione invernale e sono già motivata per prepararmi e dare il massimo.

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Quell'arte che sconfigge la mafia di Angela Allegria

Colori intensi, pennellate nervose e precise nelle tele di un artista siciliano che ha deciso di mettere il suo pennello a servizio dell’antimafia: è questa l’arte di Gaetano Porcasi, pittore di Partinico. Una pittura la sua intrisa di storia vissuta, di accadimenti storici, di tensione emotiva, di sentimenti opposti, forti, intensi.

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PROFILO di Michele Vilardo LA PITTURA DI GAETANO PORCASI TRA DENUNCIA E MEMORIA Gaetano Porcasi è, decisamente, un artista “sui generis”. Nato a Partinico (Pa) nel 1965, ha conseguito il diploma presso l’istituto statale d’arte di Monreale e il diploma di Laurea, con 110 e lode presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo, sezione pittura. Ha iniziato la sua attività professionale, come docente in Sardegna, presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari, e poi presso il Liceo Artistico di Tempio Pausania e l’Istituto Statale d’Arte di Alghero. Ritornato in Sicilia, ha insegnato presso l’Istituto Statale d’Arte di Monreale e, da un po’ di anni, presso il Liceo Scientifico “Santi Savarino” di Partinico, sua città natale. La grettezza culturale e l’arretramento etico e sociale dell’ambiente in cui vive lo hanno costretto a cercare “rifugio” nella sua inconsueta pittura e a crearsi amicizie, vere e sincere, fuori porta: così ha dato vita, per sua libera scelta, alla creazione di una pittura fuori dai canoni tradizionali, lontana mille miglia dai canoni abituali dell’ estetica classica. L’arte di Porcasi ha come movente il principio ispiratore che a guidare l’occhio nella dimensione estetica, è il cervello,ossia la capacità razionale che accomuna tutti gli esseri umani al di la delle loro idee politiche e religiose. E proprio facendo leva sul grande tesoro della ragione umana, la sua attività pittorica si presenta carica di forte, anzi fortissima denuncia sociale contro il triste flagello della mafia, con lo scopo principale di RICORDARE, soprattutto, i tanti caduti per mano mafiosa.

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D: Professore, da cosa trae origine la pittura della legalità? R: Trae origine dal senso di civiltà e dalla voglia di ricordare chi ha dato la sua vita perché questa terra possa cambiare. Il cambiamento è necessario ed io contribuisco con la mia capacità artistico pittorica. D: Dalle sue tele è emanata una carica emotiva eccezionale che fa trasparire la coscienza dei fatti “vissuti” non attraverso le pagine di cronaca. È cosi? R: Si, è così. Da sempre l’uomo ha usato l’immagine per dire, unitamente all’uso della parola,della musica,della poesia,ciò che di più profondo c’è dentro di noi. Per scuotere le coscienze bisogna intervenire e sulla razionalità, ma anche sull’emotività umana. Perché ciò che può sfuggire alla ragione non sfugge al cuore. D: Spesso si dice che parlando della mafia la si voglia glorificare, ma non parlando di essa si fa si che il silenzio copra i tentacoli della piovra. Non pensa che rappresentare le stragi mafiose dia troppa importanza alla mafia? R: Bisogna parlarne non con le modalità dei “professionisti dell’antimafia” di sciasciana memoria. Parlare della mafia,anche con il pennello e i colori,serve a smitizzarla a dire a tutti che è una cosa terrena,orripilante, e, come diceva Falcone,tutte le cose terrene hanno un’origine e avranno una fine. Il silenzio farebbe esattamente il gioco della mafia! La storia diventa storia quando questa viene scritta,dipinta,raccontata. D: Il suo impegno sociale non è limitato solo alla pittura, ma comprende gesti concreti contro quelle che possiamo definire in senso lato ingiustizie. In che misura riesce a conciliare ciò? R: Lo stato di diritto e,ancor prima,la nostra coscienza etica,ci chiedono di vivere nella legalità del quotidiano. Di fare il nostro dovere di cittadini e di degni servitori dello Stato. Veda, il problema della mafia è che essa è, innanzitutto, un modus pensandi e poi un modus operandi. Si può essere “mafiosi” senza appartenere all’organizzazione “Cosa Nostra”. Dunque, urge intervenire sul modus pensandi,affermando i valori etici fondamentali e non trattabili,come la sacralità della vita umana, e il senso dello Stato. Dura lex, sed lex! D: Con le sue iniziative riesce a dimostrare che è possibile dire “no” innanzi alla mafia, alle ingiustizie, al clientelismo. L’arte può sconfiggere la mafia? R: Tutto ciò che contribuisce a far maturare il senso etico e civico dei cittadini ben venga! Serve proprio questo, da queste parti. L’arte pittorica da un contributo importante che, unita a quella cinematografica, poetica, musicale, etc., da la possibilità da un lato di denunciare, ma soprattutto di ricordare. Come scrive Sergio Quinzio: “Rifiuto della morte è la Memoria”. La storia diventa tale quando questa viene scritta, dipinta, raccontata.

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Storie di donne coraggiose: qualche sconfitta, qualche vittoria, ma comunque donne che hanno sempre deciso da sole e hanno pagato in prima persona le loro decisioni di Angela Allegria

Dodici storie vere”, Giacomo Pilati, scrittore, giornalista siciliano racconta la sua esperienza letteraria e umana all’interno dell’universo femminile presentando figure di donne coraggiose, “ribelli”, protagoniste del proprio destino.

D: Giacomo, chi sono le protagoniste del tuo libro? R: L’idea nasce da alcune interviste che ho svolto circa dieci anni fa per una trasmissione che si chiama proprio “Le Siciliane”. Si trattava di 15 storie di donne che mi hanno colpito, mi sono sembrate così importanti da bloccarne la memoria con l’inchiostro piuttosto che affidarle alla televisione che, come sappiamo, le frammenta con la pubblicità, o affidarle a un giornale che dopo un periodo di tempo scade. Allora mi sono detto che l’unico modo per rendere loro una parola dimenticata e vera era di affidare tali storie ad un libro. Da qui è nata l’idea de “Le Siciliane”che racconta storie di donne coraggiose: qualche sconfitta, qualche vittoria, ma comunque donne che hanno sempre deciso da sole e hanno pagato in prima persona le loro decisioni.

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La prima storia è quella di Felicia Impastato che ho avuto la fortuna di conoscere prima che esplodesse il caso Impastato con il libro “I cento passi” di Marco Tullio Giordana. Questa donna rappresenta il volto femminile che non si arrende con i suoi silenzi che diventano urla, le sue pause che sono brividi sulla schiena, le sue parole che trasmettono forti emozioni. Un’altra storia è quella di Rita Bartali Costa, la moglie del giudice Gaetano Costa, una vicenda di giustizia portata avanti fino alle estreme conseguenze. Accanto a queste anche storie sconosciute raccolte nella Sicilia più recondita, più nascosta come la storia di una pastora di Castelbuono, figlia unica di un allevatore, costretta a portare al pascolo gli animali per mantenere la famiglia. Nonostante questo non aveva rinunciato del tutto alla propria femminilità perché covava un sentimento d’amore per un compagno che non vedeva più da trent’anni, ma di cui conservava gelosamente un bigliettino nonostante ormai fosse attempata, rugosa, trasformata dalle sofferenze di quella vita. Poi la storia di Rosalinda Di Gregorio, affetta da sclerosi multipla, che con la sua forza e il suo coraggio aveva cambiato il destino della sua malattia, imponendosi una forza straordinaria di resistenza attiva, la vicenda della catanese Rosa Martino, con la passione del canto, costretta a dimenticarla per aver sposato un barone che riteneva scandaloso quel passato. Sono tutte storie che mi hanno appassionato. D: E “Le altre siciliane”? R: Dieci anni dopo, l’editore, Salvatore Coppola, mi aveva proposto di ripubblicarle, magari ampliandole. In quel momento ripensai a dodici storie che mi erano rimaste fra le dita: da lì nasce “La altre siciliane” che hanno un ritmo narrativo diverso rispetto alle prime. Infatti, mentre le prime nascevano come interviste destinate alla televisione convertite, tradotte in racconto, questa volta, invece, sono passato dalla sceneggiatura al racconto. Ho cercato di creare una sorta di trasposizione emozionale: le storie sono vere, sono quelle dei loro racconti, ma poi io ho inserito gli aggettivi, i sostantivi, ho aggiunto le mie emozioni, le mie sensazioni dando voce anche ai loro silenzi. Anche in questo caso si tratta di storie di coraggio, di sconfitte, vicende bizzarre che mi hanno permesso di viaggiare all’interno dell’universo inesplorato femminile.

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Ogni storia è un ritratto e non è casuale che ad ogni racconto si accompagni un’immagine fotografica. Come un fotografo ho cercato di cogliere un momento, un punto di vista, un profilo, un taglio di luce, per questo non ho voluto raccontare tutta la vita delle donne intervistate, ne ho narrato solo un pezzo, il ritaglio che più mi è piaciuto, che più mi ha emozionato. Fra queste c’è la storia di Margherita Asta, che ha perso la sua famiglia alla fine del 1985 a Trapani e che ho avuto la sventura di vivere in prima persona perché ha rappresentato il mio debutto nel mondo giornalistico, la storia di Libero Grassi attraverso le parole della moglie Pina, la storia di una baronessa catanese che scopre la “stanza dello scirocco”, una costruzione realizzata da un suo avo, seppellita però in un terreno perché in realtà era una garconnière di cui i discendenti provavano vergogna, lei ne fa il punto di maggiore attrazione del suo agriturismo, oppure Amelia Scimone, sorella del re della dolcevita taorminese, la quale ha ora novanta anni e racconta come intendeva da giovane la libertà non solo spirituale ma anche sessuale, Bice Mortillaro che ha creato nel quartiere Zen di Palermo un gruppo che lavora a servizio del quartiere, una ludoteca, dei laboratori per le donne che possono condividere insieme dei progetti, Caterina Milana, la quale ha rinunciato alle sue fortune per costruire case in tutto il mondo per i bisogni degli ultimi, creando in Brasile un villaggio che è diventato un comune che le ha dedicato la piazza principale. D: Le storie che racconti seguono una sorte di iter logico oppure no? R: Si tratta di storie che mi hanno colpito, non avevano una loro progettualità, non un obiettivo. Le ho raccontate perché sono convinto che ciascuna donna abbia storie eccezionali da raccontare, basta posizionarsi all’ascolto e tirarle fuori. Sono delle storie d’amore, di grande passione, non per gli uomini ma per la vita.

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D: Alla luce di questo esiste ancora oggi in Sicilia, in Italia la distinzione netta fra uomo e donna? R: In questi ultimi cinquanta anni la donna ha fatto molti più passi dell’uomo, ha conquistato nuove posizioni, è uscita di casa, ha fatto tante cose, mentre gli uomini sembra che non si siano mossi neppure di un centimetro. Il problema è che la donna non è riuscita ad interferire nella politica, laddove si prendono le decisioni, dove effettivamente le cose si possono cambiare. Vi è però ancora un problema per le donne, soprattutto in Sicilia mancano asili nido, mancano scuole a tempo pieno, strutture idonee per poter supportare la libertà delle donne che devono scegliere fra la casa e l’imprenditoria o l’impiego. Questo, secondo me, è un bivio tremendo per le donne.Il quadro generale è se vuoi sconfortante perché soprattutto in Sicilia esiste ancora una società patriarcale costruita dagli uomini. Le storie che ho raccontato nei due volumi costituiscono ancora oggi delle eccezioni alla regola, rappresentano delle urla, delle ribellioni a tale tipo di società. Però in fondo a questo tunnel c’è una grande luce: i passi che vengono fatti velocemente. La cosa che ci auguriamo tutti è vedere un coinvolgimento maggiore delle donne affinché le cose vadano meglio. D: Come vedi il futuro della donna siciliana? R: Non lo so, io purtroppo sono pessimista, secondo me ci sono difficoltà per il futuro sia delle siciliane che dei siciliani. Ribadisco che fino a quando non ci saranno delle sovrastrutture capaci di sopportare l’impegno delle donne fuori casa la figura della donna sarà sempre difficile da proiettare avanti. Occorre cambiare questa società. Io penso che la società siciliana diverrà migliore se diverrà un po’ più femmina.

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E’ siciliano l’ingegnere che brevettò la benzina gelatinosa di Giuseppe Nativo Un manoscritto custodito in valigia, una formula chimica, un ingegnere siciliano dell’ennese che negli anni ’50 lavora per il governo francese, una scoperta sensazionale che risolleverebbe le sorti del mondo, servizi segreti e intrighi internazionali. Questi ingredienti non sono quelli affascinanti di un film di Hitchcock, ma elementi reali e tangibili di una vicenda che sa di inverosimile ma che lascia l’amaro in bocca e molti pensieri gravidi di infiniti “perché”. E’ con tanti “perché” che inizia il percorso narrativo di un romanzo-inchiesta che vuole andare sino in fondo. E’ un viaggio nella vita, nella storia di un nostro conterraneo, l’ing. Gaetano Fuardo (1878 – 1962). E’ un’indagine che cerca di approfondire e affrontare le quotidiane questioni legate alla sua scoperta ma anche alla sua esperienza umana intrisa di sacrifici, solitudine, malinconia nonché di nostalgia, nemica e, nello stesso tempo, consolatrice.

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A parlarne è Salvatore Cosentino, giornalista e scrittore di Mirabella Imbaccari (Ct), che traccia il solco, anzi i solchi, dell’intera vicenda attraverso il libro “Il giallo della Benzina Solida” (Bonfirraro Editore, pp. 224). Una storia vera narrata con la genuina affabulazione di noi siciliani. Un percorso, anzi un tortuoso labirinto, quello ricostruito da Cosentino, che non intende piegarsi alle “verità ufficiali”, che vuole bucare il muro di gomma del potere attraverso il lancio di tanti “perché” che si spiaccicano, frantumandosi in mille rivoli di tanti punti interrogativi, proprio su quel muro oltre il quale si nascondono grossi interessi internazionali. Sono questi che impediscono la divulgazione della strabiliante scoperta dell’ing. Fuardo autore di quella formula “magica” atta a produrre la “benzina solida” ottenuta con un processo di gelatinizzazione e, dunque, da commercializzare in scatola come i detersivi. Si tratta di un prodotto, così è scritto sulla quarta di copertina, che “galleggia in acqua come il sughero (e quindi non inquina i mari); evita gli incendi sugli aerei e su ogni altro mezzo che utilizza i carburanti; manda in pensione le petroliere e i distributori stradali” riducendo almeno del 50% il costo dei prodotti petroliferi. Un’indagine che coinvolge fino al midollo osseo l’Autore che, sin dal 1973, segue le tracce dello sfortunato ingegnere. Rimasto orfano da ragazzino e dopo aver superato brillantemente gli studi intrapresi al Politecnico di Torino, Fuardo si laurea in ingegneria chimica. Trasferitosi a Milano, mette a punto la sua invenzione che lo porta a lavorare per il governo francese contro cui intenterà una causa che vincerà solo dopo la sua morte. Dopo aver collaborato per l’Inghilterra di Churchill e la Germania di Hitler, dove il Fuhrer gli mette a disposizione una fabbrica per la produzione di benzina solida molto importante per gli usi bellici, poi distrutta dai servizi segreti britannici, rientra in Italia per morire in miseria. Fuardo è stato schiacciato dalla sua stessa scoperta dimenticata o fatta dimenticare ma per la quale Cosentino, documenti alla mano e pubblicati in appendice, vuole fare giustizia narrativa attraverso la pubblicazione di una vicenda che passerà alla storia per aver sollevato tanti “perché” pesanti come macigni o, perchè no, come petroliere.

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Sicilia, Monti Iblei. ESCURSIONISMO, TREKKING E VIAGGI A PIEDI NELLA NATURA

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C'è un`angolo sconosciuto della Sicilia dove il tempo sembra essersi fermato: i monti Iblei . Aridi tavolati calcarei geologicamente facenti parte della placca africana e geograficamente siti fra le provincie di Ragusa e Siracusa, vera e propria terra d`Africa in Europa, i monti Iblei sono sicuramente la parte meno conosciuta e più singolare della Sicilia. A causa della mancanza di aeroporti, porti, autostrade e linee ferroviarie decenti, questa zona è al di fuori di ogni circuito turistico (e non solo). Non si passa mai per caso per i monti Iblei, ma bisogna cercarli: questa è forse la chiave adatta per accedere al fascino di storia millenaria e di natura selvaggia che li avvolge. Scoprire il cuore e l`anima degli Iblei vuol dire percorrere, risalire e costeggiare le tipiche " cave", profondi canyon scavati dai fiumi nel tempo, in cui l`aridità del tavolato sovrastante si muta in lussureggiante vegetazione. Infatti, proprio lì, di fronte ad imponenti anfiteatri rocciosi, gole profonde, canyon e grotte scavate dall`impeto dei torrenti e dalle intemperie, ci si imbatte come per incanto in una natura rigogliosa di ruscelli, cascate e laghetti immersi in un clima caldo-umido quasi tropicale. In queste cave si possono trovare numerose tracce di storia millenaria dall`età del bronzo al medioevo e oltre( ne restano necropoli e chiese rupestri come testimonianza);in questi dirupi per millenni le popolazioni locali hanno trovato ed offerto rifugio ed ospitalità, hanno costruito la loro storia e la loro cultura povera e semplice in simbiosi ed al tempo stesso in contrasto con il sontuoso barocco dellaVal di Noto che le fa da sfondo. E poi in fine su tutto su ogni cosa il vento. Vento che soffia dai monti e dal mare, scuotendo le poderose pale di fichi d`india, portando con sé mille profumi e mille storie. Il vento, voce degli Iblei, voce che narra di un tempo e di una storia che vanno per conto loro; voce d`amore e passione, voce di avventura che ancora si può cogliere nei silenzi di questa terra. E qui,partendo da questi luoghi a cui noi siamo indissolubilmente legati e con questo spirito che vi proponiamo il nostro modo di fare turismo, alla scoperta di una Sicilia sconosciuta che va vissuta intensamente valorizzando chi o cosa da sempre vive qui.

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RAFFAELLA REA un'insaziabile passione di recitare Il suo sguardo, il suo sorriso sono di quelli che lasciano un segno perenne per la naturale bellezza che emana, uno splendore che sul set traspare specialmente dall’ insaziabile passione per la recitazione, perché Raffaella Rea 25 anni di origini napoletane è anche questo: non solo una bellezza limpida e non frutto di “madre chirurgia plastica” come accade ahimè per molte giovani attrici.

intervista di Roberta Esposito

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Il successo è maturato da una gavetta non indifferente, con una preparazione arricchita alla luce dell’ Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma. Un percorso lavorativo duro, ma che grazie al suo talento e alla sua determinazione le regala le prime soddisfazioni al cinema con una parte all’interno del film l’Amore Ritrovato, e poi una serie interminabile di successi sia a teatro che in tv, basta ricordare la sua presenza nella fiction Distretto di Polizia e in Don Bosco.

Raffaella Rea come nasce in lei la passione per la recitazione? In realtà non so dare una risposta precisa a questa domanda. Tante volte mi è stata rivolta e sempre mi sono trovata in difficoltà. Non riesco ad identificare nella mia vita un momento in cui si e' fatta strada dentro di me la passione per la recitazione ne’ ricordo di aver fatto una scelta vera e propria rispetto a ciò che avrei voluto fare del mio futuro. Certo ricostruendo "storicamente" le mie azioni posso dire di aver cominciato con un laboratorio teatrale nel liceo che frequentavo, di aver poi sostenuto il lungo e difficile esame di ammissione all'accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'Amico... ma in realtà ciò che sento di poter dire è che se mi fermo a riflettere mi sembra semplicemente di non poter fare altro nella mia vita. In realtà non so dare una risposta precisa a questa domanda. Tante volte mi è stata rivolta e sempre mi sono trovata in difficoltà. Non riesco ad identificare nella mia vita un momento in cui si e' fatta strada dentro di me la passione per la recitazione ne’ ricordo di aver fatto una scelta vera e propria rispetto a ciò che avrei voluto fare del mio futuro. Certo ricostruendo "storicamente" le mie azioni posso dire di aver cominciato con un laboratorio teatrale nel liceo che frequentavo, di aver poi sostenuto il lungo e difficile esame di ammissione all'accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'Amico... ma in realtà ciò che sento di poter dire è che se mi fermo a riflettere mi sembra semplicemente di non poter fare altro nella mia vita.

Come si avvicina al personaggio da interpretare? Una cosa di questo mestiere che per me è alquanto inquietante è la sensazione ogni volta di dover ricominciare sempre dal nulla, e la paura di non esser più capace. Per quanto mi riguarda la prima cosa che mi chiedo quando leggo una sceneggiatura è: "E adesso....come si fa questa cosa?... Studiare un personaggio significa tante cose: parlarne con il regista, imparare a conoscerne la vita se si tratta di un personaggio esistito realmente,immaginarlo... senza mai dimenticare però che passerà al pubblico attraverso di te, avrà la tua voce, i tuoi occhi, il tuo sguardo... non cercare quindi di inventare dal nulla, non rischiare di cadere nell'artificiosità, non dimenticare che se qualcuno ti ha scelto per interpretare un ruolo vuol dire che in te ha già visto qualcosa che gli ricorda il personaggio.

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I suoi personaggi sono entrati nel cuore della gente, ci ha raccontato storie, sentimenti ed emozioni coniugando spesso il linguaggio cinematografico con un talento a dir poco naturale. Con Raccontami (regia di Riccardo Donna e Tiziana Aristarco) Raffaella Rea ha portato in scena una generazione che mostra lo spirito del tempo, degli anni 60, che ha aiutato a scoprire chi eravamo e chi siamo, dando risposte ai troppo giovani che non conoscono quegli anni e ai non più giovani, che non vogliono dimenticarli. Il suo ruolo ricompone i frammenti della nostra memoria, del nostro vissuto, proponendo al pubblico con grande emozione e sentimento, un'avvincente storia ancora scritta dentro le nostre case, dentro i nostri ricordi, negli album di fotografie che gelosamente ci tramandiamo di padre in figlio.

Cosa ne pensa della donna di oggi? Io non amo molto avere delle idee generiche sugli uomini, sulle donne e così via... già questa distinzione, nel momento in cui diventa etichetta mi infastidisce... per me esistono le singole persone, ed ognuna è diversa dall'altra... l'unica riflessione che potrei fare rispetto alla donna oggi riguarda l'allargamento delle sue possibilità d'azione in molti campi che ritengo senza dubbio positivo... ancora più in generale mi sento di dire che in tutte le cose e' sempre il come a fare la differenza. Che sensazioni ha provato nel recitare accanto a Lunetta Savino e Massimo Ghini? Lavorare con Massimo e Lunetta è stata davvero una bella esperienza. Loro due non sono solo dei grandi attori ma anche delle persone piacevoli, simpatiche e generose... il che, quando si trascorrono insieme nove mesi su un set non guasta mai. In realtà tutto il cast di Raccontami è composto da bravi attori e belle persone.

In Graffio di Tigre liberamente tratto dal romanzo omonimo di Gino Pugnetti, prodotto dalla Casanova di Luca Barbareschi e scritto per la Tv da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti, lei interpreta Rosa la sorella minore di Gino. Qui la si vede recitare con un ritmo incalzante da lasciare con il fiato sospeso. Cosa ritrova di suo nel personaggio di Rosa? Difficilmente mi ricapiterà di poter interpretare un personaggio come quello di Rosa...la cosa che la rende speciale è la sua capacità di amare aldilà del possesso. Per lei amare significa realmente desiderare la felicità delle persone che la circondano. E' una donna coraggiosa che non perde però

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la capacità di emozionarsi, di mostrare le sue fragilità: E' la natura, la terra... E' la parte solare della donna... Insomma mi piacerebbe tanto assomigliarle ma credo che noi siamo anche il risultato di ciò che ci accade intorno ed io fortunatamente non ho vissuto le esperienze drammatiche raccontate in quel romanzo... Magari col tempo diventerò un pò più saggia proprio come Rosa.

E nella vita di tutti i giorni cosa le piace fare per divertirsi? In realtà non c'è qualcosa in particolare che mi diverte, molto spesso è nelle situazioni improvvisate o nel fare le cose più semplici che mi trovo a star bene. Unico elemento irrinunciabile: avere accanto le persone giuste ossia gli amici veri. Li conosco da anni, sono pochi ma resistono. In realtà non c'è qualcosa in particolare che mi diverte, molto spesso è nelle situazioni improvvisate o nel fare le cose più semplici che mi trovo a star bene. Unico elemento irrinunciabile: avere accanto le persone giuste ossia gli amici veri. Li conosco da anni, sono pochi ma resistono.

A seguire è arrivato il successo con la parte nel film l’Ultimo dei Corleonesi diretto da Alberto Negrin, in una sola puntata il film tv condensa , con ritmo ferratissimo gli ultimi 50 anni della storia siciliana, dominata dallo strapotere di tre mafiosi Liggio, Riina e Provenzano, e proprio di quest’ultimo lei ha rappresentato l’emblema di donna della mafia degli anni 50, interpretando con indistinguibile fascino la compagna del boss, Saveria Benedetta Palazzolo, una parte davvero brillante che non lascia spazio alla fantasia proprio perché tutto è basato ed è documentato sui fatti. Come è stato calarsi in maniera cosi appropriata nel personaggio? E’ risultato difficile? E che si prova nel recitare il ruolo della compagna di vita di un mafioso? Lavorare in quel film è stata un'esperienza davvero importante. La Sicilia e' un mondo meraviglioso... Ho avuto la possibilità di lavorare con attori bravissimi. Ero l'unica a non essere

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siciliana e questo all'inizio mi metteva in difficoltà soprattutto per il dialetto... col tempo invece ho imparato a conoscere di più quel suono, quella cultura ed anche la storia e le dinamiche della mafia. E' stato strano interpretare Saveria, un personaggio ancora vivente, perchè di solito un attore deve amare il personaggio a cui da vita, deve essere il primo a tifare per lui se vuole renderlo vero... in questo caso come fare? la scelta di questa donna dovrebbe essere condannata... allora ho cercato di concentrarmi sull'aspetto più umano di Saveria e pensarla semplicemente, in alcuni momenti come una donna innamorata. Mi sono chiesta anche perchè, è inutile negarlo,molte donne subiscono il fascino del mafioso, del cattivo... Ma l'argomento è talmente complesso e forse irrazionale che risposte certe ancora non ne ho... certo che se solo di amore si tratta è pur sempre un modo strano di viverlo, senza poter condividere la quotidianità col proprio uomo, senza vederlo, senza in realtà amarlo... certo questi ruoli sono particolari perchè ti portano sempre a porti delle domande a pensare quanto le cose siano più complesse di quello che sembrano, come i confini non siano così netti come amiamo credere per vivere più tranquilli.

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