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MoCa (de)Press Gennaio 2012

Meraviglie della democrazia Violare la libertà di scelta è un reato? È una domanda retorica? Sì, all’interno di una democrazia lo è di certo. Dunque, se qualcuno ci impedisse di decidere liberamente, potremmo e dovremmo denunciare tale persona. E se il qualcuno in questione fosse lo Stato? Lo Stato che garantisce e tutela tale libertà e lo Stato che la ostacola? Che assurdità! Sarebbe la logica riflessione di ogni individuo dotato di un minimo di buon senso. Eppure questo accade nella nostra democrazia, che forse tanto democratica non è visto che con una mano dà e con l’altra toglie. Pensate un po’ quant’è democratico, nonché generoso, il nostro Stato che annualmente ci chiede a chi vogliamo destinare il nostro cinque per mille! Ma che meraviglia poter svolgere il proprio dovere di cittadino e, contemporaneamente, poter sostenere la ricerca scientifica o un’associazione umanitaria. Peccato però che esista un tetto per il cinque per mille! Lo Stato stabilisce una quota massima oltre la quale non si può andare, per cui ciò che è in eccesso viene deviato lungo un’altra direzione: casse statali. È democratico tale modo di agire? È certamente legale, perché formalmente il soggetto che versa è avvisato o è tenuto a informarsi, ma di democratico non ha proprio nulla e non solo perché viene violata la decisione del singolo, ma anche perché si sottraggono soldi a enti e associazioni che lavorano per il bene della collettività. Meraviglie di una democrazia che impiega poche ore per approvare i finanziamenti per le spese militari e due anni per versare il cinque per mille ai legittimi destinatari. Marialuisa Giannone marialuisa.giannone@mocapress.org

La mano destra della Natura Ho iniziato un mio personale rapporto con l’arte molti anni fa. Ero una bambina atipica, mi incantavo al suo cospetto. Ho scelto di studiarla, di interpretarla. La prima cosa che mi hanno insegnato è che esiste un’arte ed un artigianato e che i due elementi non sono la stessa cosa. Al di là delle varie correnti filosofiche che possono influenzarci, in linea di massima diciamo che l’arte è un campione rappresentativo dei più caratteristici valori di una cultura. Essa varia al mutare di questi valori. Lo scopo dell’arte è proprio quello di esprimere delle qualità nascoste che tentano di affermarsi caratterizzando una cultura storica. E l’artigianato, invece, che cos’è?! Un'attività produttiva di oggetti ottenuti manualmente con l'utilizzo di strumenti ausiliari. Tecnicamente, come fenomeno sociale ed economico, l'artigianato non dovrebbe essere oggetto di giudizio estetico, in quanto mira a soddisfare unicamente esigenze pratiche. In molti settori artigiani si sono prodotti oggetti di elevata qualità esecutiva, tant’è che una grande quantità di essi sono considerati vere e proprie opere d'arte. Di fatto l'artigianato sopravvive solo grazie ad una ristretta e particolare clientela in grado di apprezzarlo, ma ha visto ridurre la portata del proprio lavoro sia per le tasse esose imposte dallo stato sia per la mancanza di volontà dei più giovani di “impararsi un mestiere”. E così va scomparendo il grande patrimonio di cultura e storia di cui l'artigianato è portatore. Nonostante mi abbiano insegnato che l’arte e l’artigianato siano collocati su due piani diversi, non riesco a non pensare ad alcune produzioni artigianali come a delle opere d’arte e soprattutto ad osservare quelle opere ancora con lo sguardo incantato di quella bambina piccola… Laura Bonavitacola laura.bonavitacola@mocapress.org

Ora pro nobis Un po' tutti abbiamo avuto modo di conoscere la vicenda legata alla morte di Francesco Pinna. Questo ragazzo, di soli 20 anni, è stato vittima del crollo del palco in costruzione al PalaTrieste per il concerto di Jovanotti. Una tragedia simile non può lasciare indifferenti e, purtroppo, suscita sempre qualche discussione. Tralasciando tutte le (a mio avviso) scontatissime polemiche sul tipo di lavoro che il ragazzo stava facendo, ciò che mi ha disgustata è stato conoscere le “illuminanti” riflessioni di Bruno Volpe, direttore del Pontifex (blog di apologetica e news cattoliche). Quest'uomo, mandatoci dal Signore, ci ha spiegato il perché Dio ha voluto che questa tragedia si consumasse. Secondo Volpe, infatti, Dio, nell'alto dei Cieli, lunedi 5 Dicembre, stanco di badare alla fame, alla povertà e alle malattie, si è seduto in poltrona a guardare lo show di Fiorello su Rai1. E Dio, sempre secondo Volpe, ascoltando Fiorello e Jovanotti che, nel loro siparietto, ripetevano la parola “profilattico” e lo definivano “Salva-la-vita-pischelli” (collegandosi alla giornata del 1 Dicembre contro l'AIDS), si è alzato di scatto dalla poltrona esclamando: “Mondoboia!!! Incoraggiano via etere il libertinaggio sessuale, quindi il peccato mortale!!! Devo provvedere! Mi vendicherò causando la morte di un giovane che, per mettersi due soldi in tasca, andrà a montare proprio il palco di Jovanotti al PalaTrieste”. Spero di aver sottolineato bene l'assurdità della cosa... Ora, mi domando: ma “religione” è diventata sinonimo di “ignoranza” e non me ne sono accorta?! Dobbiamo aspettarci, nel prossimo futuro, altre “perle di saggezza” simili a questa del direttore del Pontifex?! Prego affinché la Divina Provvidenza ce ne scampi. Rita Mola rita.mola@mocapress.org


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MoCa (de)Press Gennaio 2012

Intolleranza in salsa italiana Torino 11 dicembre. Cinquecento persone armate di bastoni e odio hanno incendiato un campo Rom nella località Continassa. Solo una fatalità, un volantino distribuito tra le fila del branco prima della spedizione punitiva con su scritto “Adesso basta, ripuliamo la Continassa” ha permesso ai Rom di fuggire. La motivazione di questo vile gesto? Uno stupro inventato da una sedicenne che, per nascondere il primo rapporto sessuale con il fidanzato ai genitori, si è inventata la falsa violenza ad opera di zingari. Una bugia, dunque, che amplifica lo sgomento suscitato dall’avvenimento, generata da un contesto di disagio psicologico in cui versava la ragazza per paura dei propri genitori i quali la sottoponevano a visite ginecologiche periodiche per essere certi della sua illibatezza. Questi i fatti. Purtroppo sono anni che, in Italia, la lega e altre

forze politiche soffiano sul fuoco dell’in- consenso elettorale, purtroppo, nell’ultitolleranza verso il diverso in nome della mo decennio a livello più basso ha fatto leva sulla paura del diverso divenuto vero e proprio capro espiatorio della nostra insicurezza sociale. Ad esempio solo pochi giorni fa il “famoso Scilipoti” paragonava le lesbiche ai ladri. Non basta essere bravi a stigmatizzare la dinamica dell’intolleranza ogni volta che si presenta per definirci società civile. Io credo che sia compito di tutti coloro che credono nel valore collettivo della pacifica convivenza dover divenire parte attiva nella pratica quotidiana di costruzione di una idea di tolleranza e di discussione critica continua verso un sicurezza. I fatti sono sotto gli occhi di pensiero politico che vive e si alimenta tutti. Ma non basta, a mio avviso, pren- grazie all’aggressività e alla paura. dersela con la lega. Bisogna fare una Restiamo umani. riflessione approfondita su come stia Gianluca Capra cambiando velocemente il tessuto sociagianluca.capra@mocapress.org le della nostra società. La logica del

Inviaci un tuo articolo, lo pubblicheremo! Il calcio morente Solo i tifosi illusi o in malafede potevano credere che con l’uscita di scena (per ora…) di Moggi e del suo “Sistema” il calcio si sarebbe magicamente (auto)ripulito. Non più arbitraggi inquietanti né taglieggiamenti e minacce a base di giornali sportivi e agenzie di procuratori. In realtà mi ritrovo a parlare di calcio, in un ambito tutt’altro che sportivo, proprio perché il calcio non ha quasi più nulla a che vedere con lo sport. E se vedere una squadra di calcio quotata in borsa faceva quantomeno storcere il muso, le recentissime vicende venute alla luce a base di partite truccate, scommesse illegali e strani sottoboschi criminali fanno davvero venire il voltastomaco. Non mi illudo di riuscire a rivedere la semplicità e la genuinità di una partita di pallone nei match che avvengono nei templi del calcio-business, ma se proprio il dio denaro (e il fratello minore, il semi-dio debito, di cui il calcio è pieno) deve entrarci, che almeno si giocasse onestamente. È ridicolo parlare di moralità nella società quando una espressione viscerale come è il calcio per gli italiani, si dimostra tanto marcia e sempre meno credibile. Gli scandali che montano attualmente sono potenzialmente mortali per il calcio e per tutto quello che in Italia ruota intorno ad esso, ma sembra che i formalismi delle inchieste e la paura di scoprire ancora più marciume facciano di tutto per minimizzare la gravità dell’accaduto ostinandosi a separare il calcio giocato dagli scandali. Chi mi garantisce che il prossimo gollonzo di Cavani o di Ibrahimovic non sia viziato da qualche accordo sottobanco? Chi mi garantisce che la papera del portiere sia autentica e non combinata? Se noi tutti, avidi consumatori di calcio, non facciamo sentire forte il dissenso verso questo genere di magheggi perderemo definitivamente (oltre che la faccia) anche il più bel campionato di calcio del mondo. Ammesso, ovviamente, che sia più “La presente pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene importante la sportività che il risultato… pubblicata senza alcuna periodicità. Non Luigino Capone può pertanto considerarsi un prodotto editoluigino.capone@mocapress.org riale ai sensi della legge n°62 del 7-3-2001”


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MoCa(de)Press Gennaio 2012

La Narrativa… a cura di Luigi Capone La mia malattia- Quarta parte Simone era in atteggiamento da leader ma nemmeno lui sapeva bene a quel punto cosa fare. Dovevamo scoparcela in tre o uno alla volta e chi per primo? E poi per quanto tempo? L’idea geniale venne a me. -Ragazzi -dissi, - mi è stato appena regalato quest’orologio al compleanno e guardate qua. C’ha pure il cronometro! Facciamo dieci minuti ciascuno e poi nel caso vogliamo continuare ripetiamo il giro. Facciamo a tocco per stabilire l’ordine-. -Si ma poi dieci minuti non sono troppi?- -Secondo me sono pochi- -Facciamo dieci minuti e poi se vogliamo continuare c’è sempre il giro successivo, possiamo utilizzare benissimo questo stanzino, Serena rimane qui e uno alla volta entriamo-. Serena era lì che ci guardava e non capiva, era solo incuriosita dai nostri uccelli. Si iniziò, io ero il primo a dover entrare, la cosa un po’ mi agitava. Era abbastanza buio dove si era messa, era lì con i pantaloni

abbassati e la mutandina bianca in vi- e io non dicevo niente su di loro. Era sta. Me li abbassai anch’io poi la vidi davvero difficile farmi accettare, in qualsiasi contesto sembrava che il gruppo mi vomitasse, che potesse benissimo fare a meno di me in ogni cosa. Ero un soggetto anomalo. Semplicemente mi ero reso conto di essere soltanto una inutile merda per la prima volta e non riuscivo a comunicarlo agli altri. Scrivevo su dei quaderni tutte le cose che mi passavano in mente, e cercavo di tenere la cosa nascosta a tutti. Dopo tutto mi sorprendo sempre di come la mia vita non mi abbia insegnato niente. Ho capito solo che ogni cosa va all'inferno, e bisogna solo capire mettersi in ginocchio, almeno lei sapeva qual è il momento giusto per mandarcosa fare e lo fece. Era difficile per me cela, prima che sia troppo tardi. Ricotrovare una ragazzina che ci stesse ve- nosco anche finalmente cosa vuol dire ramente. Mi sentivo brutto, probabil- essere anormali: pensare che tutti, mente lo ero. Mi sentivo strano perché indistintamente, intorno a te, siano non avevo fortuna. Mi sentivo solo e lo pazzi. E pensarlo pure a ragione. ero anche. Dicevano su di me tante cose luigi.capone@mocapress.org

La recensione… a cura di Francesca Pennucci Mare al mattino di Margaret Mazzantini

La classifica dei libri 1. “L'educazione delle fanciulle” di Luciana Littizzetto & Franca Valeri € 10.00 2. “Le prime luci del mattino” di Fabio Volo € 19.00 3. “Un diamante da Tiffany” di Karen Swan € 9.90 4. “Il quaderno di Maya” di Isabel Allende € 20.00 5. “Tre atti e due tempi” di Giorgio Faletti € 12.00 6. “Mare al mattino” di Margaret Mazzantini € 12.00 7. “Mr Gwyn” di Alessandro Baricco € 14.00 8. “Steve Jobs” di Walter Isaacson € 20.00 9. “Il silenzio dell'onda” di Gianrico Carofiglio € 19.00 10. “I contendenti” di John Grisham € 20.00

Breve, ma straordinariamente intenso. Parole taglienti che penetrano con forza nella mente. C'è solo il mare a far da sfondo a due storie che intrecciano il proprio dolore senza mai incontrarsi, che vengono ripercorse fin nell'intimo della disperazione e lasciano un immenso senso di vuoto. Il mare, che riempie in un modo o nell'altro le vite di Farid e Vito, che attrae e fa paura, che culla e ferisce. Due modi diversi di esistere, di stimare la realtà e alla fine c'è sempre pane solo per chi non ha denti (o almeno sembra non averne). Nessuno può prevedere il proprio futuro, tanto meno quanto a volte possa essere crudele. Ecco l'insegnamento del libro, ecco la consapevolezza di due madri sofferenti. Lottare serve a sopravvivere, ma non può curare le ferite e cancellare la memoria. Non c'è spazio per la disattenzione in un quadro in cui è dipinta la cruda realtà. E guardare questo quadro rende inermi, fa sentire quasi a disagio. L'autrice vuole catturare ogni singola parte dell'animo del lettore. Vuole che rifletta, che capisca di essere fortunato, per ora e chissà per quanto. È difficile dare un giudizio compiuto, si può solo dire: leggilo. Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/c francesca.pennucci@mocapress.org lassifiche/toplibri.html


MoCa (de)Press Gennaio 2012

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Togliete i libri alle donne! “Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli” tuonava imperativo Camillo Langone, il mancato premio Nobel per la Sociologia Innovativa 2011. Pensavo si trattasse di una battuta di basso profilo, scadente e poco ilare. E invece no. Talvolta la realtà supera la barzelletta. Basta sfogliare le pagine di Libero dello scorso 30 novembre per rendersi conto che è tutto lì, proprio in questi termini, nero su bianco. Un titolo giustificato a posteriori come una mera provocazione. Segue tuttavia un articolo dove l’autore argomenta con una logica impeccabile il motivo per cui sembrerebbe necessaria una descolarizzazione femminile con lo scopo di dare uno scossone all’incremento demografico della razza italica. Spieghiamo meglio questo concetto, che a noi poveri comuni mortali potrebbe sembrare astruso. Langone sostiene che in base ad una recente ricerca condotta dalla Harvard Kennedy School of Government “le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze”. Insomma sembrerebbe che alti tassi di scolarizzazione femminile incidano negativamente sulla natalità, in quanto donne istruite sarebbero maggiormente tendenti ad essere nubili rispetto a donne con un’istruzione medio - bassa. E conclude il suo articolo-rivelazione affermando che “ Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà. Così dicono i numeri: non prendetevela con me”. Naturalmente non possiamo prendercela con lui. No. Parlano i numeri. Certo. Lui si è limitato a prenderli così, a caso… ed interpretarli, altrettanto a caso. Decontestualizzandoli. Ahiahiahi Langone! Non si fa! Non è professionale! Proviamo a fare quello che avrebbe dovuto fare Langone: cosa ci dice la fonte originale a cui Langone fa riferimento? Subito una conferma di quello che già era possibile sospettare: la ricerca non prende in esame dinamiche globali. Lo studio si è concentrato sull’analisi di 43 paesi, di cui 10 latino-americani, e ha determinato che in 27 di questi paesi (9 dei quali latino-americani) effettivamente le donne meno istruite tra 30 e 55 anni di età hanno maggiori probabilità di sposarsi delle donne più istruite; ma nei rimanenti 16 accade esattamente il contrario: qui sono le donne più istruite a metter su famiglia più facilmente. I dati raccolti dovrebbero risalire al 2005 o agli anni immediatamente precedenti. Cosa concludere, dunque, stando “ai numeri”? Innanzitutto che non c’è nessuna legge di natura che stabilisca che una donna istruita è meno propensa a sposarsi, in secondo luogo è da rilevare come entrino in gioco fattori culturali e sociali propri di certi paesi, in linea di principio modificabili. La lettura capziosa che Langone fa di questo studio omette l’indispensabile contestualizzazione, giungendo ad una generalizzazione criminale dei dati. Azzardiamo un passo ulteriore di questa interpretazione, sulla scia degli insegnamenti di Langone: togliamo pure i libri alle donne, cosicché riprendano a far figli… Ma già che ci siamo, togliamoli anche ai figli: assicureremmo loro una firma autorevole fra le colonne di Libero. Questi meccanismi di manipolazione dei dati, a cui purtroppo in Italia siamo ampiamente abituati, sembrano messi in atto con lo scopo di dar forza ad opinioni personali socialmente inaccettabili e imbarazzanti. Il supporto rappresentato da studi autorevoli tirati in ballo ad arte dovrebbe dunque liberare da quell’imbarazzo: “così dicono i numeri, non prendetevela con me”. Ma lungi da noi prendercela con te, Langone…Ci ha già pensato Madre Natura. Angela Ziviello angela.ziviello@mocapress.org

Seguici anche su Sciò sciò ciucciuè! Mangiare le lenticchie e indossare qualcosa di rosso. Non sedersi in tredici a tavola o non passare sotto la scala. Travasare il vino nei periodi di luna calante o non ammazzare il maiale nel giorno di San Sebastiano. Tutte credenze all’apparenza assurde eppure, ahinoi, ancora radicate nella nostra cultura. Ma perché siamo superstiziosi? Nessuno sa rispondere con esattezza a questa domanda, tuttavia, alcune osservazioni ci aiutano a capire perché questo fenomeno sia così difficile da estirpare. Innanzitutto, molte superstizioni nascono dalla necessità di ottenere risposte facili a domande complesse: lì dove si ferma la scienza lasciamo che sia la fantasia a colmare il vuoto (i bambini sono maestri in questo). Inoltre, la superstizione ci culla nell’illusione di poter controllare gli eventi fino a deresponsabilizzarci, aiutando il senso di colpa a scivolare addosso senza opprimere. L’esame è andato male? Maledetto venerdì 17. La cena che ho cucinato è stata indigesta? Colpa del tredicesimo commensale. E poi cornetti, peluche, gioielli, penne ed oggettini di ogni sorta, rappresentando la garanzia di successo, aiutano a controllare ansie e timori. Curioso che riti propiziatori e malocchio accomunino razionalisti e teologi. Se è chiaro che per i primi, anatemi e portafortuna siano solo fandonie, sorprende, invece, che i credenti si cullino spesso nella superstizione sottovalutando che per il Dio in cui credono quello sia un peccato grave, gravissimo: un peccato che calpesta il primo comandamento. Ecco, caro Joseph, forse su qualcosa potremmo addirittura essere d’accordo. Carmine Di Rienzo carmine.dirienzo@mocapress.org


Ci trovate anche nella nostra sede di Sant’Angelo dei Lombardi...


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