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Febbraio 20

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Figlie di un dio minore Nel 2012 in India sono stati 754 gli uomini denunciati per stupro nella sola capitale Nuova Delhi. Il dato, il più alto degli ultimi cinque anni, è significativo di un deciso e costante aumento. La maggior parte degli indiani reagiscono con sdegno alle accuse mosse alla loro cultura, sostenendo che le donne non sarebbero discriminate e che l’India, da sempre, ne esalta le virtù e il ruolo nella società. A ben guardare, il popolo indiano ha eletto un primo ministro donna, Indira Gandhi, e vanta molte figure femminili di spicco: ministre, filosofe, studiose, campionesse sportive e scrittrici. Sembrerebbe, dunque, che il Paese ponga la donna su un piedistallo e che sia tra i più avanzati del pianeta. In realtà è vero il contrario! Basti pensare che, nel pieno rispetto della cultura tradizionale le ragazze vengono obbligate dalle famiglie a sposarsi con dei perfetti sconosciuti. Esse sono trattate, dunque, come degli oggetti. Devono saper essere in primis delle buone mogli e poi

delle buone madri. Di fatto la ragazza è prima proprietà del padre e poi, una volta sposata, del marito. I recenti stupri e assassini di gruppo, avvenuti in India, non sono incidenti isolati. La violenza contro le donne è un problema culturale. È la cultura che incide sulle leggi di un Paese, è la cultura

che incoraggia o scoraggia la violenza. La stessa Bollywood (la Hollywood indiana!) con la propria produzione cinematografica dà un’immagine tutt’altro che confortante. La scena ricorrente è la seguente: uomini che inseguono e molestano le donne. Sembrerebbe che un attore locale, tale Ranjeet, abbia girato oltre un centinaio di scene di stupro, sostenuto da un pubblico inneggiante. E questa la dice veramente lunga… In seguito allo stupro di gruppo della studentessa aggredita in un autobus a Nuova Delhi nello scorso dicembre e poi deceduta

per le lesioni riportate, in India si sono riscoperti “rivoluzionari”. Le proteste sono diventate così intense che la polizia indiana ha vietato le manifestazioni in centro: nelle scorse settimane una folla enorme ha marciato, per la prima volta, in cortei spontanei invocando un inasprimento delle pene, per segnare la fine delle violenze e delle molestie. Tanta è stata la furia della folla che le f o r z e dell’ordine non sono riuscite a controllare la situazione. Il caso indiano sembra aver dato forza anche ad altri Paesi, infatti nelle ultime settimane anche in Nepal, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan sono sorti movimenti spontanei a difesa delle donne. In India, ma in tutte le parti del mondo, questa epidemia di violenza non finirà fino a che una radicata concezione della donna non sarà messa completamente in discussione. Eppure Gandhi aveva insegnato loro tutt’altra cosa… La Redazione redazione@mocapress.org

Sommario: Odio antisemita...

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L’Irpinia è verde...

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Non tutto è perduto

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Davos 2013

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“Ecco” un bel disco!

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Domande a risposte..

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La biblioteca...

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Classifica libri

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Guappo, esci da...

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“Delitti incrociati” di

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Lascia le vesti nel...

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MoCa (im)Press(ione) Febbraio 2013

Odio antisemita… ancora! Il 27 gennaio è stata la Giornata della Memoria, giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz e che, per questa ragione, è stata scelta come data per commemorare le vittime della Shoah. È giusto non dimenticare mai ciò che è successo; pare, però, che ricordarlo non basti mai: molti non hanno imparato nulla dagli errori commessi dagli uomini nella storia. Sono stati arrestati recentemente diversi esponenti dell'estrema destra napoletana per aver partecipato a scontri e aggressioni contro degli avversari politici. Quello che più mi ha lasciato basita della notizia è stato ciò che c'era alle spalle di questa organizzazione; pare, infatti, che alcuni degli arrestati avessero pianificato uno stupro di gruppo su una studentessa napoletana appartenente alla comunità ebraica. Tra le altre notizie emerse dalle indagini, gli estremisti napoletani erano soliti dare degli insegnamenti “utili” ai più giovani. Come dichiarato dal Procuratore aggiunto di Napoli, gli esponenti di questo movimento politico erano dediti: “alla sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti all'odio etnico e all'antisemitismo mediante riunioni in cui si discuteva, tra l'altro, anche dei contenuti del libro "Mein Kampf" di Adolf Hitler”. Credo sia inutile aggiungere altro: si tratta di ignoranza e pura crudeltà. È nostro dovere combattere sentimenti disumani come l'antisemitismo; facciamo in modo, però, che tutto ciò non accada solo il 27 di Gennaio. L'ignoranza sembra sia un male incurabile, in realtà non è così: lo diventa se ci arrendiamo. Per combattere l'antisemitismo e, soprattutto, chi spreca energie nel diffonderlo è necessario rispondere con la stessa moneta: è nostro compito, dunque, istruire (si, perché l'ignoranza si combatte con l'istruzione) i più giovani (e non solo) all'umanità e all'uguaglianza. Non supponiamo che, essendo nel 2013, certe ideologie non esistano più, purtroppo il razzismo e l'antisemitismo sono realtà ancora vive in molte persone: non abbassiamo la guardia! Rita Mola rita.mola@mocapress.org

L’Irpinia è verde, non nera! Partiamo dal presupposto che non mi piace l’idea che nella mia verde Irpinia si voglia dare inizio a trivellazioni per l’estrazione (?) di petrolio, se poi ci aggiungiamo che tutto ciò dovrebbe avvenire a ridosso del centro abitato, mi sembra veramente assurdo! Ma andiamo per gradi: in principio c’era l’idea di voler sondare il nostro sottosuolo alla ricerca dell’oro nero (neanche fossimo il Kuwait!). Gli irpini, per quanto è stato nelle loro possibilità, si sono opposti, poi per un periodo non se n’è sentito più parlare. Fino a quando, qualche giorno fa, leggo che una compagnia petrolifera ha ben pensato di inoltrare alla Regione Campania un progetto di pozzo ubicato proprio nelle immediate vicinanze del centro abitato, praticamente i gesualdesi si vedranno sorgere un profondo pozzo nel… giardino di casa. Eppure il danno ambientale sarà notevole, infatti ciò che non hanno fatto sino ad oggi i rifiuti campani in Irpinia potrebbe farli, d'un colpo, il petrolio, soprattutto in virtù delle intenzioni espresse dal governo in materia di trivellazioni. Mi fa molto male vedere la mia Irpinia trattata in questo modo, sempre subalterna a tutto e a tutti, sempre al servizio del potente di turno che decide le nostre sorti senza neanche mai conoscere realmente di ciò che si parla. Noi sembriamo coloro che devono fare “quello sporco lavoro che nessuno vuole mai fare”. Noi ci dobbiamo prendere i rifiuti napoletani, noi dobbiamo permettere che il nostro territorio venga trivellato, noi dobbiamo sempre correre in aiuto. Eh no! Il territorio è nostro, non deve essere lasciato alla mercé di chicchessia, tocca a noi salvaguardarlo. Ma queste menti “illuminate” ragionano quando partoriscono queste grandi idee?!? A conclusione di tutto ci vorrebbe solo che la Regione Campania ritenesse valida la proposta e concedesse l’autorizzazione, poi sì che dovremmo seriamente iniziare a preoccuparci! Laura Bonavitacola laura.bonavitacola@mocapress.org

Non tutto è perduto La notizia è una buona notizia, pertanto meglio non divulgarla. Non sia mai che un funesto virus, per il quale ancora non esiste né cura né vaccino, dilaghi tra gli uomini! È il 2 dicembre, a Burlada, in Navarra, si svolge una gara di corsa campestre. Il keniano Abel Mutai (già bronzo alle Olimpiadi di Londra nella 3000 siepi) conduce la gara, con notevole distacco dal secondo corridore, il basco Ivan Fernandez Anaya. Quando mancano soli 10 metri all’arrivo Abel Mutai rallenta, convinto di aver già superato la linea del traguardo. Cosa fa allora Anaya? Approfitta dell’errore del keniano per conquistare una insperata (ma anche immeritata!) vittoria? Gli scommettitori dell’ultim’ora, avrebbero sicuramente puntato sul sì e avrebbero tutti perso. Anaya, infatti, raggiunge Mutai e, rimanendo alle sue spalle, gli indica la linea del traguardo. Se Anaya avesse vinto, probabilmente sarebbe stato convocato immediatamente nella squadra spagnola per la partecipazione ai Campionati Europei. Anaya ha perso ma ha fatto vincere lo sport, quello vero, quello basato su un sano antagonismo e sul riconoscimento della superiorità dell’avversario. Ivan Fernandez Anaya ha offerto una lezione di sport e una lezione di vita; ha dato la speranza di credere ancora che esistano persone oneste e dignitose. Marialuisa Giannone marialuisagiannone@mocapress.org


MoCa (im)Press(ione) Febbraio 2013

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Davos 2013 Il 23 gennaio si è aperto a Davos in Svizzera il 43esimo Forum economico mondiale (WEF). L’obiettivo dichiarato di questo appuntamento annuale è trovare soluzioni alla crisi economica mondiale. Al WEF sono legati momenti significativi che hanno segnato la storia mondiale recente. Tra gli altri basta citare l'accordo sottoscritto tra Grecia e Turchia nel 1988 che scongiurò il rischio di una guerra tra i due paesi confinanti o l'incontro tra il presidente sudafricano Frederik van De Klerk e Nelson Mandela nel 1992 a soli due anni dopo l'uscita dal carcere del futuro capo dello Stato. A leggere il programma dell’evento e la sontuosità mediatica che ha accompagnato l’apertura del Forum quest’anno, sembra di vivere altri tempi che rendono vuoto di contenuti concreti quello che è stato uno degli eventi mondiali più attesi dal 1971 ad oggi. I nobili propositi di un tempo si sono persi tra il rombo dei jet privati, le passerelle dei vip e l’enorme costo del biglietto d’entrata agli eventi:

71.000 euro per un posto in sala nelle retrovie. Le critiche sono tante. A Davos un redivivo Mario Monti ha rappresentato l’Italia, mostrandosi più attento

alla campagna elettorale che alle reali esigenze della nostra nazione. Nelle stesse sale i potenti della terra hanno incontrato i magnati dell’industria, dello show business e della moda, ma raramente si sono abbassati a discutere dei reali effetti dell’economia con chi ne subisce le scelte. Anche le ONG, desti-

natarie d’ingenti finanziamenti stanziati nei vari accordi sottoscritti al tavolo dei meeting, sembrano essere divenute degli apparati burocratizzati, più concentrate sui fondi da investire che alla risoluzione dei problemi, mentre si può parlare di macroeconomia senza la presenza dei colossi mondiali Cina e Stati Uniti che, di fatto, l’hanno snobbato inviando delegazioni di facciata. In un’intervista recente anche lo sconsolato fondatore, Klaus Schwab, ha affermato : " Io ho creato il forum quarant'anni fa affinché i potenti incontrassero la società civile, ma nel corso degli anni le loro politiche hanno avvicinato piuttosto i potenti agli azionisti… Davos è soprattutto una operazione commerciale, molto efficace e molto riuscita dove bisogna pagare per partecipare e i posti sono molto cari” e se lo dice lui non c’è che da crederci. Gianluca Capra gianluca.capra@mocapress.org

Inviaci un tuo articolo, lo pubblicheremo! “Ecco” un bel disco! Recensire un film senza vederlo forse si può fare (l’ho fatto!), ma per i dischi è tutta un’altra storia. Le prime impressioni, la scoperta dei brani, l’ascolto riflessivo e quello scanzonato, la lettura dei testi e poi il live: ci vuole tutto questo per poter parlare di un disco! Per Niccolò Fabi, poi, il discorso si fa ancora più complesso, perché ogni parola di ogni verso ha una sua magia ed un suo ruolo che scopri col tempo. “Ecco”, in effetti, è già uscito da qualche mese, ma solo ora (dopo averlo ascoltato anche dal vivo, a Napoli, all’Augusteo) posso confermare tutte le mie prime impressioni. È un disco dalle sonorità un po’ retrò, direi (non è un caso che nel concerto Fabi intoni “The age of aquarius”). Eppure, c’è tutta la strumentazione più tecnologica che esiste in giro (meraviglioso Roberto Angelini dal vivo che si districa tra mille strumenti - di cui non conosco nemmeno il nome - di cui chitarra e tastiere sembrano essere vecchi antenati!). C’è la tromba di Roy Paci in “Indipendente”, un’atmosfera reggae in “Io” (“non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo?”) che, però, sfocia in una sorta di stornello romano, c’è un’orchestra d’archi in “I cerchi di gesso”, insomma questa è Musica, con la M maiuscola (e io sono una che, solitamente, ascolta i REM, Tracy Chapman, Patti Smith) e si farebbe un vero errore a snobbarla solo perché italiana e lanciata da Sanremo. I testi di Niccolò Fabi sono poetici ed incisivi e non è affatto un caso che vengano dalla mano di uno che si è laureato in filologia romanza e che con le parole ha una certa dimestichezza. E poi, a me Fabi fa uno strano effetto: sei in macchina, ascolti magari “Offeso” o “Costruire” a tutto volume e non riesci a non ragionare sul testo. Canti, si, anche a squarciagola, ma è come se in quel momento ti stessero tatuando le parole sul cuore o nella mente. Esagero? Non credo. E che soddisfazione poter cantare magnifiche parole in ITALIANO! Insomma, l’acquisto di “Ecco” vale tutta la somma spesa e molto di più. E pensare che non vi ho nemmeno parlato di “Una buona idea”, singolo di lancio dell’album, o di “Ecco” o di “Elementare”! Insomma, comprate questo meraviglioso esempio di cantautorato italiano, ma soprattutto, se potete, andate a vederlo dal vivo a Salerno (Teatro Verdi) il 7 marzo! Giuseppina Volpe giuseppina.volpe@mocapress.org


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Moca (im)Press(ione) Febbraio 20013

La Narrativa… a cura di Luigi Capone Domande a risposte di tipo paranoideo– Prima parte Sono un laureato alla triennale di scienze delle pippe filosofiche. Vivo su una montagna di mille metri in Irpinia. Passo da un bar all'altro. Sono uno di quei giovani della crisi ad alto rischio di suicidio. Ancora vivo e respiro in questa tranquillità malsana... tutto resta immobile... anche lo sguardo... sotto il silenzio stride l'allarme. Qui, per chissà quale strana cultura, non si dà mai tanta importanza ai vivi e si preferisce far parlare i morti. Per questo motivo aleggiano pensieri autolesionisti nell’aria. È molto facile cader preda di attacchi di panico. È quasi fisiologico che chi abita queste zone abbia una tendenza spiccata anche alla depressione, alle manie ossessivo – compulsive e alle sindromi paranoidi. Mi sembra quasi una specie di quarantena per affetti da disturbi di tipo paranoideo. Io vivente ho deciso di scrivere ed è una mia colpa. Sono un non scrittore e soprattutto non sono uno scrittore del sud. Non mi importa da dove sto scrivendo, l’unica cosa che

so è che queste parole, scritte in italiano, no e poi i miei compaesani sono cosi: non provengono dall’Italia. La mia mente individui anonimi che quando ti vedono le ha recepite da qualche altra parte e per strada o non ti salutano sforzandosi di fartelo notare o ti salutano sfottendo con un ghigno. Loro sono perfetti per farti venire una bella sindrome. La comunità irpina non esiste, fatela finita. Esistono un centinaio di paesi messi insieme dalla politica in cui ognuno si fa i cazzi suoi e cerca di metterlo in culo al vicino. Oggi mentre ero al bar a Casa Arsa ho visto due uccelli che volavano. Se ne stavano andando pure loro. L'Irpinia assomiglia al Titanic. Non rimarrà nessuno. E ciò nonostante, ogni tornata elettorale iniziano a comparire scritte sui muri del tipo De Mita per tutta la vita. Qui sono anche le consuetudini che ti ammazzano: la pizza il sabato sera è la via più vecchia e consopoi le ha rielaborate pensandole sotto lidata verso una sindrome paranoico forma di parole e sintagmi. Perciò vaf- depressiva. Qui l'età media è 75 anni. fanculo i briganti, il meridionalismo, il Non c'è quasi mai il sole. falso moralismo: pattume reazionario in luigi.capone@mocapress.org mostra. Io non vedo niente. Non mi vedo nemmeno io. Anche gli altri non mi vedo-

La recensione di un libro…

Classifica libri

di Francesca Pennucci

La biblioteca perduta dell’Alchimista di Marcello Simoni Se state cercando un misto di Medioevo, mistero e avventura, avete trovato quello che fa per voi. La storia del mercante, Ignazio da Toledo, e dei suoi compagni di viaggio potrà accompagnare piacevolmente i vostri momenti di relax durante le piovose giornate invernali. È il nuovo promettente libro di Marcello Simoni, autore del bestseller internazionale “Il mercante di libri maledetti” e vincitore del 60° premio bancarella. Vi inoltrerete in un giallo intricato e pieno di colpi di scena, arricchito da riferimenti storici, piccoli amori e contese politiche, fino a giungere ad un sorprendente finale. Solo grazie all’intelligenza di Ignazio, all’agilità di Willalme e al coraggio del giovane Uberto sarà possibile risolvere il mistero di Airagne e riportare la pace nelle terre della Linguadoca. L’intreccio di interessi non perdona distrazioni e il Conte di Nigredo è astuto e sfuggente. Molti sono i tranelli, altrettanti i tradimenti, ma non mancano aiutanti e interventi della Dea bendata. Nessuno è quello che sembra. Starà ai protagonisti servirsi efficacemente di ogni elemento e tenere a bada passioni e ambizioni per portare a termine il proprio difficile compito ed evitare così un fallimento fatale. La vittoria, soprattutto intellettuale, potrà riportarli alla propria vita e a ritrovare la serenità perduta. Queste, in fin dei conti, sono le vere fonti di felicità nell’esistenza umana. francesca.pennucci@mocapress.org

1. Gli onori di casa di Alicia Gimenez-Bartlett € 15.00 2. Il tuttomio di Andrea Camilleri € 16.00 3. Mancarsi di Diego De Silva € 10.00 4. Entra nella mia vita di Clara Sanchez € 18.60 5. Limonov di Emmanuel Carrere € 19.00 6. Fai bei sogni di Massimo Gramellini € 14.90 7. Diario di una schiappa. Si salvi chi può! di Jeff Kinney € 12.00 8. L'ex avvocato di John Grisham € 20.00 9. L'ultima fuggitiva di Tracy Chevalier € 18.00 10. La bella di Buenos Aires di Manuel Vazquez Montalban € 10.00 Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/ pages/classifiche/toplibri.html “La presente pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7-3-2001”


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MoCa (im)Press(ione) Febbraio 2013

Guappo, esci da questo notiziario! Si è consegnato? È in fuga? Ha pianto o non ha pianto? Ci sarà stato un complotto? Tutte domande cruciali per il futuro del Paese e delle nostre misere vite e tutte regolarmente approfondite, con dovizia di particolari (che siano inventati o meno, non è rilevante) e scottanti testimonianze di colleghi, amici e il tutto coronato dagli appelli dei parenti in stile “Chi l’ha visto?”. Sui social network il chiacchiericcio si è scatenato ed è salito ad un livello superiore: serrate le fila e imbracciate le lance, i lanzichenecchi 2.0 si sono spartiti il campo di battaglia. Da un lato ci sono gli innocentisti e gli estimatori delle gesta gloriose di questo “guerriero de noantri” che combatte contro il sistema (?), contro i complottisti (?), contro la malagiustizia (?) armato solo della strafottenza del personaggio che in tutti questi anni si è auto-costruito. Dall’altro si schierano i colpevolisti, quelli che lo accusano di esser stato un modello sbagliato per le generazioni correnti e future, i censori della moralità e i tifosi della forca che però, a metà tra odio e invidia, conoscono a menadito flirt e pettegolezzi sul novello Silvio Pellico. E per quanto, lo ammetto, i secondi mi facciano leggermente più simpatia dei primi, mi chiedo perché mai una terza, numerosa categoria, di spettatori non sia stata contemplata in questa battaglia campale: coloro a cui non importa assolutamente nulla. È una vicenda come mille: accusato, processato, condannato in via definitiva. Perché stiamo ancora a parlarne? E infatti questa marmaglia di ignavi, la cui vita non migliora dopo le dirette e gli scoop, chiede di essere lasciata in pace e magari suggerisce ai contendenti di profondere una parte delle energie spese in queste emerite cazzate a confrontarsi su questioni più urgenti e rilevanti. Certo, queste righe sono state versate comunque come tributo al chiacchiericcio generalizzato in onore di un “guappo di cartone” e me ne scuso. Ma l’ho fatto in buona fede, come per esorcizzare l’imbecillità imperante in un liberatorio: “Basta”!! Luigino Capone luigino.capone@mocapress.org

“Delitti incrociati” di Cecilia Valentino Vogliamo segnalarvi un bel libro, uscito da pochi giorni, tutto incentrato sul caso dell’omicidio della maestra Ceccacci, di Montella, avvenuto nel 1920. Molti di voi avranno sentito il racconto dai nonni, altri non ne sapranno nulla. La gelosia ha armato, allora come ora, la mano di una moglie tradita e del figlio contro una maestra troppo carina ed emancipata per un piccolo paese altirpino. La vicenda è scrupolosamente ricostruita dall’autrice, anche attraverso la consultazione degli atti del processo che si tenne negli anni ‘20 a Sant’Angelo dei Lombardi, ma anche in Corte d’Assise a Napoli e che vide coinvolte illustri famiglie montellesi del tempo. Allora (come ora?) non fu fatta giustizia ed i colpevoli rimasero impuniti. L’omicidio della Ceccacci si intreccia, poi, con quello di Ferdinando Cianciulli, che sul suo giornale “Il Grido” non esitò a schierarsi a favore della maestra e contro i soprusi dei “potenti”. Ve lo consigliamo perché offre un interessantissimo spaccato della Montella passata, che ci appartiene, e perché in un tempo di “femminicidi” descrive attentamente la posizione della donna nella società e la sua evoluzione. Il libro è disponibile in libreria a Montella o contattando l’associazione Ginestra sul sito www.associazioneginestra.org. La Redazione redazione@mocapress.org

Pensieri… di Cecilia Esposito Lascia le vesti nel dubbio… Lascia le preghiere, Le passioni e le meditazioni. Perché stai a porte chiuse nel cuore? Nascosto nell'oscurità, Chi pensi in silenzio? Apri gli occhi e guarda: l'amore non è in casa. Egli è andato dove l'uomo semina la bontà, dove l'uomo spezza la cattiveria e la tristezza. Insieme al passato e al presente, con le mani nel futuro lascia le vesti del dubbio!


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