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www.mocapress.org De invidia Dicesi invidia “sentimento di astio, di ostilità e rammarico per la felicità, il benessere, la fortuna altrui”. Chi non si è mai sentito vittima dell’invidia? È sicuramente uno dei sentimenti più brutti che l’uomo possa provare. Molto spesso le persone che ci invidiano non hanno la minima idea di quello che noi abbiamo fatto per arrivare dove siamo arrivati; non conoscono gli sforzi che sono stati fatti, le speranze riposte in un progetto, perennemente accompagnate dal timore che si potesse fallire. Capita, il più delle volte, che le persone a noi prossime, all’inizio del nostro lavoro, ci sostengano e ci rincuorino dicendo: “vedrai, riuscirai!”. Quel sostegno ci dà forza e ci spinge, quindi, ad andare avanti. Il momento più emozionante è quello in cui il progetto va finalmente in porto: la risposta del pubblico è positiva, il nucleo di eventuali partecipanti aumenta e lo spirito dell’idea prende vita in tutta la sua pienezza! Magari non si tratta di imprese epiche, ma semplicemente di creare e portare avanti qualcosa di bello, che come scopo non ha nemmeno un guadagno, ma il solo piacere di comunicare agli altri e lasciare loro qualcosa (non ci si crede

ma in giro c’è gente che fa cose belle per il gusto di farle! Anche rimettendoci di tasca propria!). È a quel punto che può subentrare il suddetto sentimento. Quelle persone che, fino a poco tempo prima, spingevano ad andare avanti e lodavano l’iniziativa,

cominciano a trovare difetti e motivi di disappunto. Sembra presuntuoso dirlo, ma spesso il motivo di un cambiamento di idea tanto repentino è proprio l’invidia. Per fortuna quando si crede in un progetto le critiche inutilmente distruttive non feriscono, invece vengono accolte volentieri quelle costruttive… il pubblico, si sa, è sovrano! Un altro momento in cui, nel realizzare la propria idea, ci si sente soddisfatti è il riconoscimento della validità della propria azione da parte della realtà in cui si vive (da una grande città ad un paese come può essere la stessa Montella, Cassano, etc…). Così il nostro prodotto cre-

sce, si evolve e migliorano anche le condizioni in cui si lavora. Quando, dopo tanta fatica, si riesce ad emergere e a diventare in qualche modo “autonomi”, quegli stessi sostenitori “magicamente” sembrano tirarsi indietro. Eppure, dovrebbe accadere il contrario: un’iniziativa che progredisce dovrebbe essere ancor di più sostenuta e non disprezzata. Invece no! Magia delle magie, iniziano a sparire i vecchi sostenitori di sempre. Dispiaciuti, si chiede loro il perché di tale decisione ed è triste, davvero triste, scoprire che non ci sono motivazioni valide, ma solo scuse banali e prive di fondamento. Basiti, ci si guarda e si cerca di leggere fra le righe per capire quale sia la reale motivazione di un tale comportamento. Dopo accurate riflessioni, la risposta possibile sembra essere solo e soltanto una: dicesi invidia “sentimento di astio, di ostilità e rammarico per la felicità, il benessere, la fortuna altrui”, o per dirla con parole meno auliche, ma più pregnanti, della nostra tradizione popolare “si l’invidia fosse paposcia tutti se la trascinassero appriesso”! La Redazione redazione@mocapress.org

Sommario Blooming Love

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Historia se repetit?!

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“A vent’anni la vita.. 2 Giorni di pioggia

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Classifica musica

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Il sogno eretico di...

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Polifemo

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La Psichiatra...

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Classifica libri

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Un “cerogeno” per...

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Il re è nudo

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Dubbi amletici...

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MoCa (re)Press Maggio 2012

Blooming Love Di recente il caso ha voluto che scoprissi l’esistenza di un’associazione piuttosto “strana”, chiamata Blooming Love. Sentendone parlare, pensavo fosse una presa in giro ma, con sommo dispiacere, ho approfondito le ricerche ed ho scoperto che è tutto vero. Attraverso noti social network (Facebook e Twitter) ho potuto capire meglio di cosa si tratta. Riporto testualmente la descrizione che questi “fanatici del Cristo” si sono dati su internet: “Bloominglove è un'associazione che aiuta gli omosessuali egodistonici a ritrovare la propria identità sessuale in Cristo”. In parole povere considerano l’omosessualità una malattia mentale dalla quale si può guarire attraverso un percorso spirituale. Ovviamente molti utenti di Twitter si sono scatenati, commentando la loro iniziativa e giudicandola riprovevole. Ma l’associazione si discolpa dicendo: “se un omosessuale è felice, per noi non c’è problema! Ma chi vive la propria omosessualità come un disagio ha il diritto di essere aiutato”. La suddetta frase mi ha lasciata piuttosto turbata. Ora, immaginiamo che si imbatta in questa associazione un ragazzino che, confuso e spaventato dall’idea di non essere accettato, sia ricorso al web sperando di trovarvi informazioni utili. Anziché indurlo a prendere coscienza di non doversi assolutamente vergognare di essere se stesso, Blooming Love inizierà a fargli il lavaggio del cervello, convincendolo di essere affetto da un “disturbo mentale” (da loro paragonato alla pedofilia!) da cui potrà “guarire” attraverso Gesù. Il ragazzino ci cascherà e finirà per reprimere se stesso e diventare un potenziale invasato che ripete meccanicamente ciò che da questi “missionari” gli è stato inculcato. Non voglio nemmeno soffermarmi sull’ignoranza di questa gente, ma è possibile che ci si nasconda dietro la figura di Gesù Cristo per giustificare manifestazioni di puro razzismo?! Quanto vorrei sapere cosa ne pensa la Chiesa… Rita Mola

Historia se repetit?!

rita.mola@mocapress.org

“Corsi e ricorsi storici” diceva Giambattista Vico nel XVIII secolo. Il filosofo partenopeo sintetizzò in poche parole un pensiero ben più ampio. Secondo Vico la storia è senza dubbio opera dell'uomo, cioè modificazione della mente, che lo porta a passare dal senso, alla fantasia, fino alla realizzazione della ragione. Parlare di “corsi e ricorsi storici” non significa, come comunemente si interpreta, che la storia si ripete. Significa, piuttosto, che l'uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti storici. Ecco che ad esempio, ad epoche di civiltà possono seguire epoche di “ritornata barbarie”, oppure in alcune epoche si sviluppa maggiormente un particolare aspetto della vita piuttosto che un altro. La storia, dunque, è sempre uguale e sempre nuova. Ci hanno da sempre insegnato che conoscere la storia significa imparare a vivere. Eppure non è poi così scontato. L’umanità sembra dimenticare le vicende del passato perciò ci si accosta a fatti ignobili come se fosse sempre la prima volta, come se non sapessimo l’orrore che ne deriva. Oltre ad avere memoria corta, o forse proprio in virtù del fatto che abbiamo memoria corta, tendiamo a non accettare chi è diverso da noi. Sin dall’antichità sono esistiti i flussi migratori, ma se la difficoltà d’integrazione del passato è giustificabile, non lo è altrettanto l’intolleranza dell’uomo contemporaneo. L’uomo, cosiddetto evoluto, figlio delle grandi civiltà, non è impreparato all’accoglienza, è semplicemente intollerante. Una società civile dovrebbe accettare il dissonante, il critico, il non omologato, sempre, non solo quando è costretta a farlo. Norberto Bobbio diceva “siamo a nostro agio solo se circondati da chi ci assomiglia e dimostriamo intransigenza anche per mezzo di semplici sguardi o gesti verso chi professa un altro credo religioso o verso chi è in condizioni fisiche o sociali di svantaggio”. Quanta verità in queste parole… Laura Bonavitacola laura.bonavitacola@mocapress.org

“A vent’anni la vita è oltre il ponte” “E io ho detto di sì! Per far cessare i soprusi e ridare dignità alle nostre vite!”. La voce, rotta dall’emozione, di Lidia Bellodi legge queste parole. A 86 anni è facile dimenticare quello che si vuol dire, perciò ha preferito scrivere. Sente di avere il dovere di tramandare, sa che la commozione potrebbe sopraffare la sua memoria così ha affidato la sua testimonianza alla scrittura. Il suo è l’anonimo nome di chi a soli 19 anni ha scelto da che parte stare. Non si è presa tempo per riflettere, non ha esitato, non ha avuto paura della morte (la morte era preferibile alla tirannia nazifascista!). Lidia sapeva che, nel suo piccolo, doveva far qualcosa. Lidia diventa partigiana in un territorio, quello ferrarese, dove la lotta al nemico non può essere condotta annidandosi fra i monti, ma negli spazi aperti della pianura, lungo le valli e i canali per tentare di chiudere possibili vie di fuga ai tedeschi. Tutto avveniva in gran segreto e soprattutto con una straordinaria partecipazione delle donne. E proprio le donne di Bondeno organizzano un assalto al municipio. È il 18 febbraio del 1945, le partigiane partono dalla campagna, in gruppi di 3 o 4, per non dare nell’occhio, e si ritrovano davanti al palazzo comunale. Si guardano, entrano, e rubano i registri dell’ufficio anagrafe. Rapide e decise lasciano l’ufficio, quindi nella pubblica piazza danno fuoco ai registri così non ci saranno più nomi da assoldare nella repubblica di Salò, poi si disperdono. Se questo è l’esibizionismo connaturato alle donne, grazie Lidia e grazie a tutte quelle che come te, seguendo la loro natura, ci hanno dato la libertà e insegnato la dignità. Marialuisa Giannone marialuisa.giannone@mocapress.org


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MoCa (re)Press Maggio 2012

Riceviamo e pubblichiamo

Pensieri… di Cecilia Esposito Giorni di pioggia Pioveva, pioveva! Io ero lì che guardavo, Da una finestra osservavo, Come la pioggia cadeva, Come somigliasse, Ad un bambino che piangeva, Triste e affascinante La pioggia nel suo evolversi, Così spaventosamente potente! Vedevo sotto di lei, Gli alberi piegarsi, E le mie mani avvicinarsi, Verso gli occhi…

La recensione di un cd… di Silvana Palatucci

Con stupore, mi accorsi,

Il sogno eretico di Caparezza

Che quel bambino ero io!

Questa volta Caparezza si veste di rosso e da buon eretico critica in maniera oggettiva il degrado dell’odierna società italiana. Le 16 tracce del cd, con l’aggiunta di altre due scaricabili da iTunes, sono la fotografia di un popolo, “Il popolino” della canzone “La marchetta di Popolino”, imbevuto di cultura qualunquistica e inchinato davanti ad un potere che non fa altro che giostrare la situazione in suo favore fingendosi portatore di giustizia (la propria giustizia). Particolarmente significativa è “Non siete stato voi”, testo in cui Caparezza invece di cantare, parla, accusando questo potere incapace di provvedere al bene comune. La sua familiare voce nasale parla chiaro: bisogna svegliarsi e non lasciarsi incantare da quello che la cara mamma tv ci propina ogni giorno. Bisogna stare attenti ai condizionamenti che ci attorniano quotidianamente e che sono presenti ovunque: dalla notizie del tg, che in realtà danno un’informazione sempre “controllata”, alla religione. Ognuno di noi ha una mente con un grande dono: il pensiero. “Dio mi ha dato un cervello, se non lo usassi gli mancherei di rispetto!” canta Caparezza fingendosi Giordano Bruno in “Sono il tuo sogno eretico”. Tutti i brani hanno un ritmo che coinvolge e, come sempre, i testi sono vivacizzati da giochi di parole e rime. “Il sogno eretico” è un’ondata rivoluzionaria pronta a svegliare la gente intrappolata in questo sogno di ignoranza e indifferenza. Un cd da ascoltare con interesse dall’inizio alla fine prestando attenzione ai testi di Caparezza e interessandosi “delle note che registra, non delle sue note sul registro!”. Ma in fin dei conti… “Chi se ne frega della musica!”.

Classifica musica 1. “L'altra Meta del cielo” di Vasco Rossi € 21.99 2. “La grande madre” di Pino Daniele € 20.99 3. “Mdna (Deluxe Edition 2cd)” di Madonna € 25.99 4. “12000 Lune (Jewel Case)” di Lucio Dalla € 29.90 5. “21” di Adele € 16.99 6 “Dalla Bussola. Mina (40th Anniversary Edition Cd + Dvd)” di Mina € 21.99 7. “The Best Of (Cd)” di Radiohead € 20.99 8. “Up All Night” di One Direction € 17.99 9. “Sounds Of The 30's” di AA.VV. € 19.99 10. “Making Mirrors” di Goye € 16.99 Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/ home/pages/classifiche/topmusica.html

silvana.palatucci@mocapress.org


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MoCa (re)Press Maggio 2012

La Narrativa… a cura di Luigi Capone Polifemo Quando penso a un esempio da seguire penso solo a Polifemo. Il gigante ciclope. Polifemo se ne stava all’interno della sua mastodontica caverna da solo. Nessun rapporto con nessuno, si rinchiudeva lì dentro appostando un enorme masso all’entrata e di tanto in tanto usciva e si guardava attorno con il suo unico occhio. Certo, soffriva un po’ di solitudine forse ma non aveva troppe idee che gli saltavano in testa. Quello che faceva era mangiare, espletare i bisogni defecativi e dormire. Stava bene tutto sommato. Molto meglio degli uomini che si affannavano e si azzannavano giù nelle valli nelle città come in assurdi formicai. Ogni tanto li osservava sospettoso quando li vedeva avvicinarsi nei paraggi con la coda del suo unico grande occhio. Ma un giorno ci ebbe a che fare. Decise di mangiarseli. Quegli strani esserini già gli avevano suscitato delle strane sensazioni di ira, rabbia , invidia e cupidigia.

Era caduto già in trappola. Erano dei piccoli virus ma lui non lo sapeva. Pensava di essere più furbo. Fino a quel momento era stato solo saggio ma igno-

Venne accecato da uno di loro a tradimento. Con un palo infuocato. Era stato Nessuno. Il grande Polifemo, che era un buono, fu incattivito, tradito, accecato e lasciato morire da un piccolissimo uomo insignificante. Una nullità esempio di vigliaccheria. Aveva commesso il primo e ultimo errore della sua vita: avere a che fare con gli esseri umani troppo da vicino. Lo lasciarono così in preda al panico e al delirio ad urlare il nome del suo feritore e a vagare cieco nella disperazione e nell’ira del suo inferno sperando che qualcuno gli prestasse soccorso. Ma quella caverna ormai era un mondo dove c’era soltanto lui. Non si seppe più niente al riguardo di questa vicenda, cosa successe al gigante e se riuscì ad uscire da quel buco. Ma io sorava che avere a che fare con gli uomini no pessimista al riguardo, spero soltanvoleva dire prendere parte a quel mon- to che in quelle condizioni almeno non do di scelleratezze e di tentazioni e ri- sia sopravvissuto a lungo. manerne inevitabilmente coinvolto. luigi.capone@mocapress.org

La recensione di un libro…

Classifica libri

di Francesca Pennucci

La psichiatra di Wulf Dorn Un libro difficile da leggere quanto da recensire, ma il successo di questa storia ripaga il tempo dedicatole. Wolf presenta un racconto sconvolgente e ricco di colpi di scena, che ben si addice agli appassionati di racconti misti tra il genere giallo e quello dell'horror. La vita di Ellen Roth, psichiatra nella Waldklinik, sembra scorrere in maniera regolare, ma un mistero profondo e coinvolgente la sta aspettando con ansia. La dottoressa inizia a seguire un caso particolare per sostituire il fidanzato, anch'esso psichiatra, partito per un viaggio con un amico. Ad assisterla nelle sue ricerche c'è Mark, un collega disponibile e amichevole. Non sarà per nulla facile scoprire la verità, ma per Ellen non è concepibile arrendersi. C’è qualcosa che la spinge a continuare nella sua disperata e dolorosa ricerca, qualcosa che la attanaglia e la terrorizza. Buona parte del libro sembra condurre ad un finale abbastanza chiaro, ma solo nelle ultime dieci pagine il lettore potrà davvero sciogliere ogni dubbio e capire quanto la mente umana possa essere fragile. Nonostante l'indubbia efficacia della descrizione di scene cruente e piene di paura, devo dire che in alcuni punti ho provato disgusto, ma questo dipende probabilmente dalla mia personale avversione alle scene violente. Sono certa che gli appassionati di emozioni forti e di storie apparentemente prive di logica apprezzeranno molto lo stile dell'autore e le vivide pagine del libro. francesca.pennucci@mocapress.org

1. “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini € 14.90 2. “Dizionario delle cose perdute” di Francesco Guccini € 10.00 3. “Tre volte all'alba” di Alessandro Baricco € 10.00 4. “La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta” di Andrea Camilleri € 14.00 5. “Lo scontro finale. Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo. Vol. 5” di Rick Riordan € 17.00 6. “Il prigioniero del cielo” di Carlos Ruiz Zafon € 21.00 7. “La casa sopra i portici” di Carlo Verdone € 18.00 8. “Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron € 10.00 9. “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi € 7.50 10. “Maigret e l'informatore” di Georges Simenon € 10.00 Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/ pages/classifiche/toplibri.html “La presente pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7-3-2001”


MoCa (re)Press Maggio 2012

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Un “cerogeno” per Mediaset È politicamente scorretto, poco gentile e anche un po’ perfido. Ma non posso farci nulla: non riesco a nascondere la contentezza per l’annuncio ufficiale della cancellazione del Grande Fratello da parte della dirigenza Mediaset. In verità, Piersilvio ha parlato di “riposo” e pare che l’edizione numero 13 (ebbene sì, sono riusciti a rifilarne ben 12 agli italiani, record di durata rispetto a molti paesi) riprenderà con sei mesi di ritardo, ma l’emorragia di ascolti e di inserzioni pubblicitarie lascia ben sperare. Chiaramente, nonostante una piccola vittoria della civiltà, il quadro è tutt’altro che roseo. Tra isole zeppe di sfaccendati al limite del rincoglionimento, branchi di tronisti/e di ogni età ed echi di minzolinismo che ancora si sentono, c’è poco da stare allegri. Ma dopo l’inverno delle menti ottenebrate dai reality, bastano anche pochi cinguettii di sanità mentale e qualche germoglio di intrattenimento “normale” a far “scoppiare” la primavera. Magari, per espiare il torto fatto a Mediaset, si potrebbe organizzare una raccolta fondi per un’opera caritatevole: costruire un luogo sicuro (e possibilmente lontano dalla civiltà) in cui relegare tutti gli storditi che hanno preso parte, lungo tutto il Ventennio berlusconiano, ai vari reality e ai “figli di Maria” che hanno sculettato al cospetto della De Filippi, credendo di fare spettacolo e dando, invece, ingloriosi insegnamenti a giovani e meno giovani. E nonostante sotto la sottana del governo tecnico a destra si spinga per non perdere il controllo sulla concorrenza (intendo la RAI: meglio specificarlo, visto che ultimamente tutta ‘sta concorrenza con Mediaset non si è vista), una eventuale migrazione di massa di spettatori verso le reti pubbliche non farebbe comunque prigionieri: l’astinenza da talent e reality del pubblico si abbatterebbe sui palinsesti RAI già zeppi di penosi talk-show-a-ripetizione, molesti Porta-a-Porta e ballatori con le stelle (cadute in disgrazia), intaccando finanche il feudo farlocco di Voyager precipitando la tv italiana nel tunnel perverso del nazional-popolare. Allora sì che sarebbe la catastrofe: il rassicurante Frizzi clonato, programmi di cucina quattro volte al giorno, orde di quiz con Carlo Conti. E Baudo redivivo. Quasi quasi è meglio lasciare tutto come si trova… Luigino Capone

Il re è nudo

luigino.capone@mocapress.org

Non ci sto a vedere Bossi come vittima sacrificale di una cricca di delinquenti. Quella gente è la stessa che per anni costui ha alimentato con il razzismo e l’antimeridionalismo. Il re è nudo dunque, dopo aver vissuto per decenni di questa “pochezza ideologica e umana” che gli faceva da corte; ed è caduto come qualsiasi politicante di seconda fila che usa la politica per proprio tornaconto personale. La Lega Nord è stata, ed è questo. Quindi nessuna pietà per chi ha fatto dell’antimeridionalismo una battaglia politica contornandolo con l’odio razziale verso il diverso. Vanno condannati con loro tutti coloro che hanno preteso di dare legittimità ad un fenomeno eversivo fondato sul razzismo e sulla discriminazione. Dovremmo vergognarci tutti di avere rappresentanti come Calderoli che offende l’Islam con le sue buffonate o Borghezio che vomita insulti contro il meridione a ogni uscita pubblica. La Lega non è nelle istituzioni è contro le istituzioni. La Lega ha speculato su problemi reali indicando soluzioni sbagliate: la scuola era in crisi per colpa degli insegnanti meridionali, la crisi economica era colpa dei migranti che rubavano lavoro agli operai e così via. Non esiste una questione settentrionale semplicemente perché non esiste la Padania. Ma, purtroppo, da sempre esiste una questione meridionale. Nessuno è immune da critiche. Maroni non è il nuovo o la faccia onesta della Lega; egli è complice del suo capo. Non può essere considerato un interlocutore affidabile chi da Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana gridava alla secessione tra i “praterelli” del settentrione. Ora basta pietismo verso chi è riuscito a essere peggiore dei mali da cui traeva linfa. Piuttosto che compiangere Bossi e accoliti vari, piangiamo noi stessi che per anni abbiamo creduto alla “favoletta del buon leghista”. Gianluca Capra gianluca.capra@mocapress.org

Dubbi amletici- Terza parte Nuovo mese, nuova risposta. Questa volta si parla di aerei e del perché, nonostante siano terribilmente pesanti, riescano a volare. Cambiando il soggetto da aerei ad uccelli tutti darebbero una risposta immediata: gli uccelli sbattono le ali spingendo in basso l’aria che a sua volta spinge l’uccello in alto sostenendolo in volo. A scuola, in tv o su internet spesso il volo degli aerei viene spiegato facendo riferimento al profilo dell’ala. La forma asimmetrica del profilo imprime all’aria una diversa velocità a seconda che questa passi sopra o sotto. La fisica (il principio del Bernulli) afferma che questo equivale ad una differente pressione, ovvero all’aria più lenta (sotto l’ala) é associata una pressione più alta dell’aria veloce (sopra l’ala). Perciò, la pressione sotto l’ala prevale risultando in una spinta verso l’alto. Sì, se si esclude Bernulli, tutto liscio. Il punto é che molti aerei, come quelli acrobatici, possono volare anche a testa in giù con il profilo alare rovesciato: e quindi, perché non si schiantano? Naturalmente, il principio del Bernulli é giusto, ma in questo caso non basta. Senza entrare in dettagli e tecnicismi, si può partire dalla consapevolezza che l’aereo quando si sposta trascina con se l’aria che ha intorno mettendola in moto. Lo studio di questi moti non é banale, ma il risultato finale é prevedibilmente quello di spingere l’aria verso il basso (downwash) permettendo agli aerei, così come agli uccelli, di sostenersi in volo. Carmine Di Rienzo carmine.dirienzo@mocapress.org


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