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13 Gennaio 20

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www.mocapress.org Le lacrime del coccodrillo “Questa è la quarta volta da quando sono stato eletto presidente che ci raccogliamo nel dolore per la perdita di nostri cari vittime di atti di violenza e non possiamo più tollerarlo. Deve essere questo il prezzo della nostra libertà? Questa tragedia deve finire e per farla finire dobbiamo cambiare”. Con queste parole un commosso presidente Obama a l l ’ i n d o m a n i dell’ennesima strage della follia ha riportato al centro dell’opinione pubblica americana il problema della diffusione delle armi negli Stati Uniti. Non è la prima volta che il tema sicurezza entra nell’agenda politica statunitense a colpi di stragi. Paradossalmente, in una nazione in cui muoiono in media trentaquattro persone al giorno vittime di armi da fuoco, quella che potrebbe sembrare una soluzione di buon senso, cioè il controllo sulla diffusione delle armi, in verità è un argomento spinoso che affonda nella costituzione americana e tocca interessi economici enormi che rendono problematici interventi limitativi. Il caso ha voluto che l’ennesima strage coincidesse proprio con l’anniversario di quel secondo emendamento della Costituzione statunitense che garantisce il diritto di possedere armi, emesso il 15 dicembre del 1791. Come molti altri emendamenti, anche questo affonda le sue radici nelle occupazioni da parte

dell’Impero britannico e spagnolo. Il possesso di un’arma da parte delle milizie cittadine, durante gli anni della colonizzazione era l’unico strumento che gli americani avevano per difendere i propri territori. “Essendo necessaria una milizia ben regolamentata per la sicurezza di uno Stato libero, il diritto per le persone di detenere e di

portare armi non potrà essere infranto”, recita la norma costituzionale che, da sempre, è stata oggetto di un’accesa discussione tra chi sostiene che faccia riferimento solo ad esercito e forze dell’ordine, e chi invece ritiene coinvolga anche i privati. E intanto negli Stati Uniti si spara anche con il placet della Corte Suprema che nel 2008 con una sentenza definita storica ha riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge del Distretto di Columbia che invece ne vietava, ai residenti, il possesso. È così stabilito il diritto individuale dei cit-

tadini statunitensi ad essere armati annullando la legge che da 32 anni proibiva di tenere in casa una pistola per difesa personale nella città di Washington. La sentenza ha fornito un'interpretazione definitiva al Secondo emendamento della Costituzione che dal 1791 sancisce il diritto di portare le armi. Vi è qualcosa che non va se si accetta il barbaro principio che possedere armi è un diritto inviolabile al pari di quello al voto o alla libertà di espressione. Caro Obama, nel nostro piccolo noi riteniamo che una scuola o una biblioteca con un metal detector all’entrata non sia una scuola o una biblioteca degna di questo nome e che il problema prima che normativo o giudiziario sia un problema culturale che bisogna avere il coraggio di affrontare senza falsa retorica o calcolo elettorale. A conferma di ciò basta leggere poche righe tratte da una recente lettera di Michael Moore pubblicata sul suo sito in cui afferma: “…Non saranno le leggi contro le armi a fermare lo stillicidio di vite perse per la follia omicida. L'America è un paese arrogante dove manca solidarietà sociale, si ha paura del diverso e c'è un alto tasso di povertà. Eppure ci sentiamo i numeri uno”. La Redazione redazione@mocapress.org

Sommario: Mazze e panelle fanno 2 Una piccola grande...

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“Diverso da chi?”

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A Natale puoi...

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Lungs di Florence...

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Classifica musica

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Tempi di crisi

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Non si può recensire... 5 Kony 2012

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MoCa (re)Press Gennaio 2013

Mazze e panelle fanno figli belli Non fraintendete, il mio non è un invito alla violenza. Mi baso su fatti realmente accaduti. L'argomento è delicato: bambini in età scolare. I bambini di oggi sono molto diversi da quelli di ieri. Pare che il loro gioco preferito sia “vediamo chi fa più male a chi”: lanciano bottigliette di plastica sul delicato visino della vittima prescelta e portano accendini e chiavi spezzate a scuola stile terrorismo turco. Volano pizzicotti, schiaffi e pugni che costringono la piccola vittima a farsi addirittura mettere qualche punto di sutura. Ovviamente questi piccoli Unabomber non passano inosservati e, quando i loro genitori vengono invitati a sgridare i propri figli, la risposta (udite udite!) del genitore è: “ma mio figlio mi minaccia dicendo che se lo puniamo chiamerà gli assistenti sociali”. Siamo stati tutti bambini e, non nascondiamoci, chi di noi della “scuola di ieri” non ha visto qualche schiaffo volare da una maestra o da una mamma? Eppure ricordiamo con affetto le maestre e amiamo le nostre mamme. Ci hanno educato, ci hanno reso quello che siamo e le dobbiamo ringraziare. Oggi, invece, i bambini hanno imparato l'espressione “assistenza sociale”; i figli danno fuoco alle case, alle scuole e ai loro coetanei e nessuno può ammonirli, e sapete perché? Perché chiamano l'assistente sociale! Così le madri, con le mani legate, pur di non ammettere che il proprio bambino è un potenziale Bin Laden, se la prendono con chi li sgrida. Io non sono una mamma ma, care madri di figli terroristi, pensando a voi mi viene in mente il film Manuale d'amore in cui Sergio Rubini, in una scena in cui un bambino terrorista come il vostro mette a soqquadro la casa, suggerisce candidamente ai genitori: “ma du' schiaffi, no?!” Rita Mola rita.mola@mocapress.org

Una piccola grande donna Sembrerà strano e, per certi versi, anche esagerato, che la morte di una perfetta estranea mi possa aver turbato. Questo è l’effetto che ha avuto su di me, la notizia della scomparsa di Rita Levi Montalcini. La sua immagine esile e dolce, mi ha da sempre ispirato tenerezza. Eppure questa donnina di vicissitudini ne ha passate tante: la sua giovinezza fu contrassegnata prima dal rifiuto paterno di iscrizione all’università, poi dalle persecuzioni razziali in pieno ventennio fascista che la portarono ad allestire un laboratorio in casa. Successivamente vennero gli anni “americani” all'università di Washington prima, e a Saint Louis poi. Proprio in quest’ultima la scienziata scoprì quel potente "elisir" di crescita che è l’Ngf, che la condurrà dritta a Stoccolma, dove, nel 1986 vincerà il premio Nobel per la Medicina convincendo un mondo scientifico assai scettico sull'importanza di quel fattore che lei aveva studiato con particolare attenzione. Il comitato del Nobel, alla vigilia dell’assegnazione del riconoscimento, così commentò: "la scoperta dell’ Ngf è l'esempio di come un osservatore acuto riesca a elaborare un concetto a partire da un apparente caos". Rita Levi Montalcini è stata una delle 10 donne (contro 189 uomini!) a ricevere il premio scientifico più prestigioso. Nel 2001 viene nominata senatrice a vita da Carlo Azeglio Ciampi “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. Fino all'ultimo ai governi italiani ha continuato a chiedere di non cancellare il futuro di tanti giovani ricercatori che coltivano la speranza di lavorare in Italia. Una grande donna, di cui non solo l’Italia, ma tutto il mondo scientifico e non, sentirà la mancanza. Grazie! Laura Bonavitacola laura.bonavitacola@mocapress.org

“Diverso da chi?” Per quanto una consolidata resistenza culturale si erga a baluardo difensivo della famiglia (quella “vera”, quella tradizionale, quella normale!) e si ostini a lottare contro nuclei che rivendicano l’identificazione di famiglia, nella nostra realtà esiste già una variegata tipologia familiare. È opinione diffusa che famiglia sia l’unione di un uomo e una donna che, unitisi in matrimonio, perpetuano la specie; è opinione meno comune che famiglia sia l’unione di due persone che si amano e che educano i figli all’amore con l’amore. Per non confessare la paura che abbiamo di una famiglia diversa le attribuiamo gravi colpe, in particolare quella di allevare figli che inevitabilmente saranno discriminati dagli altri, ma soprattutto saranno protagonisti di una grave crisi di identità poiché incapaci di spiegarsi come mai i loro genitori siano due uomini o due donne. Così in pace con noi stessi, convinti di aver fatto il nostro dovere civile e sociale, liquidiamo la famiglia omosessuale senza neanche aver verificato la verità indiscutibile delle nostre convinzioni. Per fortuna la realtà ci smentisce. Eh sì! Esiste in Italia un’associazione di famiglie omosessuali (Famiglie arcobaleno) che conta già un numero cospicuo di nuclei familiari e che nasce innanzitutto con l’intento di rivendicare quei diritti appannaggio esclusivo della famiglia tradizionale, ma anche con l’obiettivo di realizzare il perfetto inserimento dei figli nella società e di abbattere luoghi comuni e paraocchi che limitano la nostra vita di persone “normali”. Grazie a questa realtà associativa possiamo scoprire che i bambini non si interrogano sul sesso dei genitori, ma ne cercano solo l’affetto. I bambini non si sentono disorientati, traumatizzati, diversi! Quanto sono più avanti di noi, i bambini! È l’amore l’essenza della famiglia, non il sesso genitoriale, i bambini ce lo insegnano. Marialuisa Giannone marialuisa.giannone@mocapress.org


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A Natale puoi… Mentre in terre remote, cristiani e non cristiani si massacrano per testimoniare fedeltà e devozione ai rispettivi dei, nella pacifica Europa esistono testimonianze dall’inconfondibile e pecoreccio retrogusto di commedia sexy all’Italiana o, come si dice adesso, Alvaro Vitali style. Se vi assale il dubbio che stia sparando nel mucchio, probabilmente è perché tra un panettone e uno spumantino vi è sfuggita la perla che un parroco ligure ha donato al mondo: “Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?” Questo simpatico talebano e il suo volantino zeppo di luoghi comuni, di frasi deliranti e pervaso da quel senso di arroganza misto a misoginia che solo il top dei preti reazionari sa dosare con quella maestria, ha evidentemente pensato che l’atmosfera natalizia fosse quella giusta per liberarsi di qualche sassolino sessista che, da chissà quanto tempo, covava sotto l’abito

talare. Ovviamente, non ci saranno conseguenze: già in Italia siam bravi solo ad indignarci per un quarto d’ora senza fattivamente cambiar nulla, se ci metti

stamente, si indignano quando non si lascia loro “orientare le coscienze” (che i maligni leggono “fare campagna elettorale”). Quando poi le “orientano” facendo apologia di odiosi reati, mai nessuno che se ne assuma la responsabilità. La colpa, in quel caso, è dei “media stalinisti” o dei “complotti anticlericali” (di cui, come è noto, è piena l’Italia). Ah, dimenticavo: se qualcuno si chiedesse perché le proposte di aggravi di pena per i reati di stampo razzista e sessista sono finiti in qualche cassetto del Parlamento può trovare la risposta nel conservatorismo becero e strisciante che impregna, con discreta trasversalità, il tessuto sociale del Belpaese. Di cui il Neanderthal che ha scritto il vergognoso pamphlet è un degno espopure che la tonaca da Varese a Canicattì nente. Tra i tanti, purtroppo. garantisce un alone di immunità, anche Luigino Capone se si proferiscono le peggiori schifezze, il luigino.capone@mocapress.org gioco è fatto. Eppure le gerarchie, giu-

Inviaci un tuo articolo, lo pubblicheremo! La recensione di un cd…

Classifica musica

di Silvana Palatucci

Lungs di Florence and the Machine Cosa resta quando una storia d’amore finisce? Ricordi, un po’ di tristezza, voglia di voltare pagina e… c’è chi canta! Proprio come fa Florence Welce nell’album “Lungs”. Le 14 tracce sono una boccata d’aria per i polmoni (soprattutto per i suoi) quando si ha la consapevolezza che le cose possono avere sempre un risvolto positivo e che da cuori di coniglio, come nella canzone “Rabbit heart”, si diventa dei veri e propri cuor di leone pronti ad affrontare nuove sfide. Accompagnata da un ritmo incessante e coinvolgente, con quello stile un po’ stravagante di “Dog days are over” o “Girl with one eye”, Florence riesce a farsi narratrice di un circolo vizioso nel quale siamo caduti tutti almeno una volta. E, da buona cantastorie, la sua voce ci racconta una favola dove all’inizio tutto sembra perfetto, come in “Cosmic love”, ma poi, per qualche oscura ragione, le cose si complicano e la fiducia e l’armonia vengono meno per giungere al triste finale che ormai tutti avevamo già intuito. Come in ogni storia che si rispetti, non manca di certo la morale per mostrare cosa si guadagna da certe esperienze: chiuso un circolo se ne apre un altro. Ed ecco che la storia ricomincia trascinando con sé nuove speranze e nuove euforie proprio come accade nella famosissima “You’ve got the love”. Perciò mai disperare perché come canta Florence: “I have this breath and I hold it tight and I keep it in my chest with all my might”. C’è sempre qualcosa di nuovo da iniziare, l’importante è fare un bel respiro e avere il coraggio di buttarsi. silvana.palatucci@mocapress.org

1. “La Sesion Cubana” di Zucchero € 20.99 2. “Sulla Strada” di Francesco De Gregori € 16.99 3. “Noi” di Eros Ramazzotti € 20.99 4. “L’amore è una cosa semplice (special edition)” di Tiziano Ferro € 23.99 5. “Un piccolo Natale in più” di Claudio Baglioni € 21.99 6. “Una storia semplice” di Negramaro € 23.99 7. “Take me home (Special editionc + poster)” di One Direction € 19.99 8. “Live 2012 (Cd + Dvd)” di Coldplay € 20.99 9. “Apriti Sesamo” di Franco Battiato € 20.99 10. “Io ci sono” di AA.VV. € 25.99 Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/ home/pages/classifiche/topmusica.html “La presente pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7-3-2001”


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La Narrativa… a cura di Luigi Capone Tempi di crisi Annuncio che stavolta Luigi Capone non parteciperà a niente, non gli piace niente, non vuole iscriversi a niente, non vuole accettare niente, non voterà niente, non guarderà niente. Non me ne fotte un cazzo! Cari amici lasciatemi fuori dalle vostre congreghe finalizzate a piccoli successi personali di cui non mi interessa e che mi provocano prurito, livore e schifo. Sono tempi di crisi, il Dow Jones di merda è andato giù. Come diceva già Lino Banfi in un pessimo film degli anni ’80 “ma a me che me ne frega tanto i soldi non ce l'ho!”. Ed è questo il momento in cui molti di voi si lasceranno trascinare da un capopopolo, da un condottiere, da un novello Duce dei miei coglioni. Ed è qui che si rafforzerà la religione, la messa in scena, la più grande ipocrisia inventata dall’uomo. Basta con i santi e con i miti. Basta. Vivere non è una bella cosa e bisogna rendersene conto. Non è una cosa perfetta, non è una cosa in cui deve filare sempre tutto liscio. Non è! L’essere umano deve accettare di essere umano ma non saprà mai essere umano senza rinnegare di essere umano. Socialità. Era l’ultima cosa non andata in pasto al business. Ma ce l’hanno fatta. Hanno inventato il modo di commercializzare il rapporto umano. Prima in tv, spacciando il reality per la realtà fino ad arrivare a spacciare la puttana per un escort. In questo caso, quello delle mignotte, hanno eliminato ciò che c’era di squalificante nel mestiere di troia e lo hanno sostituito con un sinonimo professionalizzante, in modo che rientri nel mercato equosolidale, equosostenibile, nella legge, nella morale e nell’affare. Dopo di che l’invenzione del social network e la grande presa per il culo della democrazia dal basso, ovvero “democrazia abbasso”. Il modo migliore per fare in modo che sei tu a decidere di impiccarti. Oggi non c’è più bisogno che mandino i cacciabombardieri ad ammazzarti, perché lo fai tu da solo, in casa. Lasciano che espelli la tua inutile anima dal tuo inutile corpo. Lasciano che ti disintegri e ti sputi in faccia allo specchio ogni mattina per dirti –sei una merda- e lasciarti crepare. Io sono un asociale e disadattato. Ecco perché scrivo sulla piattaforma di quella piattola di Zuckenberg, quel bambino viziato di Oxford. Perché ogni tanto ho bisogno di nutrirmi della merda per poterla ripu-

diare e vomitare. Facebook per me è l'evoluzione dei venditori di enciclopedie porta a porta di un tempo, ve li ricordate? Adesso li caccereste tutti quanti fuori a calci nel culo, ma un tempo andava di moda, anzi, sembrava normale. Così sono tutte le epoche, ti fanno credere che qualcosa sia normale solo perché è così. Stanno licenziando tutti i poveri esseri umani che volevano fare un piccolo lavoro di merda e inutile sottopagato e da sfruttati per sopravvivere. Intanto utilizzano la migliore cocaina, le migliori troie e le migliori perversioni mai esistite per soddisfare il loro cazzo sapendo che c’è un popolo in preda al panico e alla paura che li rivo-

terà per paura della crisi. È vero. Siamo in tempi di crisi e i tempi di crisi sono come il periodo di carnevale... puoi anche fare una cacata in piazza e nessuno lo trova strano. Se oggi guardo un filmato “Luce” dei discorsi di Mussolini a Roma mi sembra più comico ed esilarante di Charlie Chaplin, ma all’epoca la prendevano molto sul serio. L’effetto comico è al massimo. È l’ennesima prova di quanto il comico e il tragico siano stadi confinanti tra loro. Alle prossime elezioni me ne andrò a puttane, mi sembra più pulito di votare. È molto meglio una puttana di professione seria che una puttana pentita. E i politici nostri sono sempre puttane pentite che hanno passato la vita a fare altro e a dire altro. Prima di innalzarsi a paladini della giustizia. Pensavo che il mio problema fosse che era facile per gli altri leggermi dentro. Invece ho scoperto che voi non lo sapete. Ho scoperto che nessuno ha capito niente di quello che ho dentro. Nessuno sa che in questo

momento, mentre scrivo, ho una bottiglia di Johnnie Walker, B112067640, mezza vuota sulla scrivania. Che ne sapete di cosa sto ascoltando, che ascolto blues. Lo accompagno allo scotch per il mio cervello perchè il blues è scotch per l'anima. Ma dove sono? Sono in un posto freddo e buio in cui si avvicinano le festività natalizie. Ecco che stanno per tornare tutte le facce da culo che non ci sono state tutto l’anno e che iniziano a lamentarsi che da noi non c’è niente e che si annoiano. Roba da dargli fuoco in piazza! Piccoli rampanti, arroganti, paraculi, ipocriti, benpensanti, truffaldini e bigotti. La loro presenza è insopportabile. Il Natale si deve estinguere se implica la loro presenza. A Milano ci stanno per qualche politico, per qualche massone, per qualche padre abbastanza leccaculo e traditore da aver potuto guadagnare i soldi da mandarli lì a studiare. Milano è più sporca di Napoli. Ha più droga, più mafia, più sporcizia e più imprenditori. Ha più ricchi e questo basta a dire che c’è più gente da impiccare. I barboni di Milano, e delle città, e delle città ricche, sono quelli che come me in questo momento si stanno facendo una grande sorsata dalla bottiglia di whisky mandandoli a cacare. Quando c’erano gli imperatori e i re, il popolo sapeva di essere ignorante. Adesso il popolo, la massa, pretende di entrare nello spettacolo in prima linea da protagonista, pretende di essere al centro. Arroganza. Un’altra parola da cercare sulla Treccani. Chiunque ti insegna qualcosa, chiunque conserva la propria esistenza, unica per quanto massificata e squallida, ma sempre da esporre anche nella sua disperazione…e ciò vale anche per la più grande puttana senza sentimenti e senza emozioni, anche per un minerale appuntito fatto apposta per entrare nel culo degli uomini… Sarete d’accordo che fa male. Però fa male anche bere, mangiare, fumare… e fottere? Fa male anche scopare? Pare di si. Fa male tutto, ormai…Perché si fa ciò che fa male? Perché fa male al corpo, non fa male a quello che ti eri idealizzato prima, non fa parte di quello che credevi fosse la vita, non fa parte nemmeno di te. Siamo il nostro pensiero. E sapete perché si continua a fumare? Perché il nostro pensiero non è fatto di consensi, è fatto di fumo. luigi.capone@mocapress.org


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Una mostra per grandi e piccini Non si diventa mai troppo grandi per le fiabe, questo Italo Calvino lo sapeva bene. Ognuno di noi almeno una volta nella vita si è lasciato trasportare nel suo mondo, popolato da improbabili nobili tagliati a metà, cavalieri senza volto e surreali dialoghi tra Marco Polo ed il Gran Khan, assaporando la magica sensazione di trovarsi in un mondo fatato, dove bene e male possono essere ricuciti insieme con ago e filo. Un mondo che fu estremamente debitore di quelle Fiabe Italiane, che Calvino raccolse e raccontò al mondo nel ’56 e che fino al 20 gennaio 2013 verranno mostrate a grandi e piccini al Palazzo delle Esposizioni di Roma, attraverso le magnifiche interpretazioni di 18 illustratori italiani e francesi. La mostra, che ha il titolo di “Viaggio con figure nelle fiabe di Italo Calvino”, raccoglie opere create con stili e tecniche diverse, ognuna incaricata di rappresentare uno dei racconti della raccolta. La diversità degli artisti e dei loro approcci grafici trasmette con successo l’eterogeneità dei racconti fiabeschi della raccolta. Con uno sguardo passiamo dal Palazzo Incantato di Antonio Marinoni e le sue atmosfere opache, date dall’inchiostro di china diluito al tratto elementare di Vittoria Facchini, che ci mostra un Colapesce a misura di bambino. Scorrendo avanti abbiamo il vignettistico Zio Lupo di Vanna Vinci in matita e acquerello fino ad arrivare alla Colomba ladra di Geraldine Alibeu, interamente cucita a mano. È un viaggio interessante sia per i bambini sia per gli adulti che hanno ancora voglia di sognare. L’ingresso è gratuito ed è consentito dalle 10 alle 20 nei giorni festivi. Luca Raiti

Non si può recensire un cine-panettone!

luca.raiti@mocapress.org

Quale film recensire in questo periodo?Provo a prendere spunto dalla programmazione dei cinema di zona e mi rendo conto del fatto che (fatti salvi i bambini, che possono scegliere tra il sequel di Sammy, “Ralph Spaccatutto” e addirittura Ernest & Celestine sceneggiato da Pennac!) a Natale non c’è scampo: vince il “commerciale” (non solo il centro!) che tradotto in pellicole vuol dire il cine-panettone. Con gli anni il genere ha cambiato stile e protagonisti (più o meno), ma l’idea è sempre quella (triste) del film demenziale che dovrebbe far sbellicare dalle risate (e invece fa piangere dall’idiozia!). E quanto mi è dispiaciuto scoprire che un piccolo, spacciato, cinema di provincia per avere queste pellicole dovrebbe pagare in media 2.500€!Che belli i tempi del film “d’essai” al cinema Agorà di Napoli, in cui film era sinonimo di rilassante parentesi di riflessione in compagnia di Lars Von Trier o dei fratelli Coen.Certo, siamo in un piccolo centro e certi lussi sono prettamente cittadini, ma dov’è finita la magia di “Nuovo cinema Paradiso”?Insomma, se proprio ci tenete ad andare al cinema in questo giorni, vi potrei suggerire “La regola del silenzio”(Robert Redford è sempre una garanzia) o “Vita di Pi” (sulla fiducia per Ang Lee!), ma rimando la mia recensione a tempi migliori per noi cinefili! Giuseppina Volpe giuseppina.volpe@mocapress.org

Kony 2012 Ogni fine anno qualcuno si prende la briga di stilare le classifiche più disparate degli avvenimenti che hanno caratterizzato l’anno che sta per terminare. Tra le tante che in questi giorni i mass-media ci propinano, ve ne è una che mi ha colpito: la classifica dei dieci video più visti sul popolare canale di condivisioni video Youtube. Accanto a video di cantanti famosi o scherzi virali, al terzo posto di questa classifica si piazza, con 84 milioni di visualizzazioni, un video, che consiglio a tutti di vedere, dal titolo Kony 2012. Il filmato è stato realizzato dalla famosa organizzazione umanitaria “Invisibile Children” che da qualche anno si è fatta portavoce delle proteste contro una delle tante guerre dimenticate del nostro paese: la guerra civile in Uganda. L’obiettivo dell’organizzazione umanitaria è mostrare, a chi ancora non conosce le azioni del capo dei ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore, Joseph Kony, ideologo di uno stato teocratico fondato sulla Bibbia, mandante delle violenze contro i civili e triste protagonista di una pratica barbara africana: rapire bambini e farne soldati. Ovviamente ogni progetto che coinvolge l’opinione pubblica ha i suoi detrattori. Tra gli altri anche il famoso programma televisivo italiano Le Iene qualche mese fa mise in dubbio la veridicità delle situazioni raccontate nel video. Ciò nonostante la presenza di Kony in Uganda non è mai stata smentita né è stato dichiarato arrestato o morto, si è solo precisato il fatto che la dimensione della sua armata di bambini sia molto inferiore a quella indicata. Personalmente non m’interessa la polemica tra i “pro e i contro” o se chi ha ideato questo video può lucrarci sopra in qualche modo. Ma finché Kony non sarà fermato definitivamente mi basta l’asettico conoscere l’ennesima triste realtà del martoriato continente Africano e mai come in questo caso vale il sempreverde detto di Oscar Wilde“parlatene bene o parlatene male l'importante è che se ne parli”? Gianluca Capra gianluca.capra@mocapress.org


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