Page 1

Contattaci redazione@mocapress.org

s s e r P a C Mo (i m )

r e 2012 (i n g ) O ttob

Visita il nostro sito internet

www.mocapress.org Solo un’anonima puttana A Roma hanno picchiato e bruciato una prostituta, una ragazza romena di 22 anni, di cui non si scrive neppure il nome. Puttana di nome e romena di cognome. È in prognosi riservata. La notizia viene data così: “bruciata prostituta romena”, già l’espressione ci ricorda che nella società in cui viviamo noi siamo il nostro lavoro, il nostro titolo, la nostra qualifica ancor prima di esser persone. Dicevamo, la donna è in fin di vita dopo che un balordo le ha dato fuoco, ma è stata anche“stuprata” da ogni italiano e ogni italiana che parla di puttane e di donne, di donne e di romene, di “allarme prostituzione”, quando la vita di questa donna per loro non vale assolutamente niente. I commenti a quest’episodio hanno dell’incredibile, anziché pensare alla gravità dell’accaduto, si pensa a dire che il problema è la prostituzione imperante a Roma. Che la prostituzione sia un problema è un fatto risaputo, ma addossare ad essa la responsabilità del gesto di quello squilibrato, è davvero da ipocriti. È come dire che lo stupro accade per

l’uso imperante della minigonna, dei jeans stretti, delle maglie scollate e dei tacchi alti e in tanti penseranno che se questa ragazza se ne stava a casa a fare l’uncinetto tutto questo non le succedeva. E’ come dire che una donna

viene ammazzata da suo marito perché lo voleva lasciare, lo voleva denunciare. Se stai insieme a lui, sopporti le botte, le umiliazioni e le segregazioni nulla ti può accadere di male. E se ci si ribella? È come dire che l’essere prostituta giustifica di per sé ogni violenza che subirai. E se a questo aggiungiamo che questa donna è romena, abbiamo chiuso il cerchio delle discriminazioni (donna-prostitutaromena). Ma ci siamo mai fermati un attimo a pensare alle motivazioni che spingono una donna a prostituirsi? E soprattutto questa è proprio

la vita che vorrebbe fare? Ci sono tante donne che per scappare dai loro paesi lacerati dalla guerra e dalla fame, pagano per raggiungere il paese in cui pensano di avere possibilità di riscatto, ma il più delle volte lo scenario che vedono presentarsi non è dei più rosei. La verità è che in Italia non si vuole combattere la prostituzione e lo sfruttamento ad essa collegato, si vuole semplicemente salvaguardare la finta moralità di un Paese che è cattolico e che basa sull’ipocrisia tutto il proprio modo di fare. Regolarizzare la prostituzione è la risposta più ragionevole che possa esserci a questo problema, e non la repressione come vorrebbe farci credere qualcuno. Dubitiamo che qualcuno scenderà in piazza per questa ragazza di cui non sappiamo nemmeno il nome. In questo Paese non si è soliti scendere in piazza per le cose “serie”, figuriamoci se qualcuno lo farà per un’anonima “puttana romena”… La Redazione redazione@mocapress.org

Sommario Attacchiamoci al tram 2 La mamma degli...

2

Gratta e vinci?

2

Ma quanto vale una... 3 Burattino senza fili

3

Classifica musica

3

La terra di dove si...

4

Se ti abbraccio non...

4

Classifica libri

4

“Una risata vi…”

5

A volte capita...

5

Leggi direttamente dal tuo telefono cellulare le ultime notizie del nostro sito, attraverso questo codice QR


Pagina 2

MoCa (im)Press(ing) Ottobre 2012

Attacchiamoci al tram!

Ebbene sì! Avellino è stata cancellata dalla geografia della strada ferrata. Sulla ferrovia irpina si è abbattuta la delibera regionale del 9 agosto 2012, che ha eliminato le ultime diciannove corse locali. La provincia di Avellino, che io ricordi, è stata sempre poco sviluppata nell’ambito degli spostamenti ferroviari. Sentivo parlare della tratta Avellino – Rocchetta Sant’Antonio come fosse una leggenda e, dopo qualche tempo, lo è diventata davvero. Il mese scorso, inoltre, la stazione ferroviaria di Avellino è stata definitivamente chiusa, dopo ben 133 anni dalla sua apertura. Sono stati tagliati, dunque, gli ultimi collegamenti che Avellino aveva con le zone di Salerno e Benevento; un brutto colpo per studenti e lavoratori pendolari: l'Irpinia è rimasta senza più treni per raggiungere posti come le Università di Fisciano e del Sannio (e pensare che, da qualche anno, era stata aggiunta una tratta in direzione Napoli Centrale!). Una penalizzazione che Vetrella, assessore ai Trasporti della Regione Campania, ha riservato solo all’Irpinia. L’assessore ha sentito il bisogno di giustificarsi, attribuendo la colpa al Governo centrale. La prima reazione è stata la nascita di un coordinamento regionale, nato proprio per salvare il sistema di trasporto ferroviario e fermare il piano di Vetrella. E pare che qualcosa stia succedendo: c’è stata negli ultimi giorni una parziale riattivazione delle tratte ferroviarie per la provincia di Avellino. Quella stazione, di recente abbandonata, dove si potevano trovare una bacheca con su scritto “orari non validi”, il capostazione e il bigliettaio Trenitalia che trascorrevano le giornate guardandosi in faccia, il barbiere che non ha mai voluto abbandonare i suoi affezionati clienti e ha continuato la propria attività restando aperto anche di domenica, sembra stia ritrovando nuova vita(seppur parziale). Nell’attesa, quindi, che riprenda ossigeno a pieni polmoni, l’alternativa che ci resta è soltanto una: attaccarsi ad un tram. Bon voyage! Rita Mola

La mamma degli imbecilli è sempre incinta

rita.mola@mocapress.org

“Le Paralimpiadi di Londra fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perché sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia”. L’autore di questa dichiarazione shock è Paolo Villaggio. Appena ho iniziato a leggere, stentavo a credere che potesse essere capace di tali affermazioni, proseguo la lettura e scopro che si è spinto anche oltre. Non so se il signor Villaggio quando ha pensato e poi enunciato queste parole stesse in uno stato confusionale, ma certamente non sono parole che fanno piacere. Per carità, stiamo in democrazia, ed è giusto esprimere liberamente la propria opinione, ovviamente non mancando di rispetto a nessuno. Ciò che mi infastidisce è la superficialità con la quale viene etichettato un evento sportivo. Mettiamo ad esempio Alex Zanardi. Tutti eravamo abituati a vederlo gareggiare in Formula 1. Un terribile incidente durante una gara di Cart gli mise fuori uso entrambi gli arti inferiori. Zanardi dato ormai per spacciato, incredibilmente si riprese. Vederlo innanzitutto in vita e poi con tanta voglia di fare, mi crea sempre una certa emozione. Subito dopo l’incidente ha iniziato a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e dopo il ritiro dalle corse automobilistiche ha intrapreso una nuova carriera sportiva nell'handbike. Proprio in questa disciplina a Londra 2012 ha ottenuto 2 medaglie d’oro e una d’argento. Ecco, a me piace sottolineare questo, la volitività di un grande campione che insieme a tutti gli altri paralimpici hanno fatto della disabilità la loro forza, poi i deliri di qualcuno o le chiacchiere da bar, non fanno testo, lasciano il tempo che trovano. Laura Bonavitacola

Gratta e vinci?

laura.bonavitacola@mocapress.org

Durante un lungo viaggio che ti conduce attraverso la penisola decidi di fare una sosta. Entri nell’autogrill e ti rechi alla cassa con l’intenzione di ordinare un caffé e un cornetto. Ti imbatti in una cassiera che, esibendo il migliore dei suoi sorrisi, risponde alla tua richiesta dicendo: “Le do anche un Gratta e vinci!”. Rifiuti gentilmente, ma lei insiste, tentando di persuaderti con la promessa di vittorie milionarie o addirittura di poter trascorrere il resto delle tua vita su una magnifica spiaggia (sai che divertimento!). Tu sei irremovibile, ma intanto la persona che faceva la fila accanto a te ha già ceduto, sfida la sorte a suon di due, tre, cinque o dieci euro, con tanto di approvazione (mancano solo plauso e lode!) della cassiera. Ti guardi intorno e ti accorgi che almeno la metà dei presenti è alla ricerca di un angolo dove poter grattare il biglietto milionario. Sul bancone non si può! La polverina è tossica. Riparti, nuova sosta e déjà vu! Giovani, adulti, anziani e bambini se ne vanno in giro col loro pacchetto spesa, cui affidano la speranza di risolvere i loro problemi, ignari (?) del fatto che ne stanno aggiungendo uno, di gran lunga più grave, a quelli che già hanno. Sì perché il giorno dopo tabaccherie, centri lottomatica, autogrill saranno nuovamente invasi da poveri illusi che irretiti da una misera vincita giocheranno ancora, ancora e ancora. Con gran gioia dello Stato che incassa (nel 2011 sono stati spesi dagli italiani 79,9 miliardi di euro in giochi legali!) e ringrazia! Marialuisa Giannone marialuisa.giannone@mocapress.org


Pagina 3

MoCa (im)Press(ing) Ottobre 2012

Ma quanto vale una vita? Nicola Cavicchi aveva 35 anni e lavorava nella fabbrica della Ceramica Sant’Agostino nel ferrarese. Come molti suoi coetanei non era sposato, aveva una relazione ma viveva con i suoi. In altre parole, il prototipo di quello che certa politica chiama, con disprezzo, bamboccione. Il 20 maggio, di domenica, mentre sostituisce un collega ammalato, un “modesto” terremoto fa crollare il capannone dove lavorava seppellendolo sotto le macerie. Nicola Cavecchi diventa vittima del terremoto, ma prima di tutto vittima del lavoro. Purtroppo però, anche da morto, l’etichetta di bamboccione non lo abbandona. Infatti, per lo Stato Italiano, i familiari di una vittima del lavoro ricevono una rendita unicamente se si tratta di moglie e figli da mantenere. In mancanza di questi i

genitori o i parenti ascendenti della pensionati, spetta solo un contributo vittima possono ricevere la rendita una tantum per le spese funerarie: 1900 euro che sanno di beffa. Una normativa vecchia che la nostra classe politica ha ben pensato di lasciare lì intatta dal 1965. L’INAIL non può che applicare alla lettera. A nessuno interessa che Nicola aveva un ruolo nell’economia della famiglia e che i genitori pensionati si ritrovano sulle spalle il mutuo per la ristrutturazione della casa e la rata dell’auto. In fondo, i bamboccioni esistono solo quando si tratta di puntargli contro il dito, di scaricargli addosso responsabilità. Perché i bamboccioni non hanno diritti, hanno solo colpe, punto. Carmine Di Rienzo (ridotta al 20%), purché risultino a carico del defunto. Ai genitori di Nicola,

carmine.dirienzo@mocapress.org

Inviaci un tuo articolo, lo pubblicheremo! La recensione di un cd…

Classifica musica

di Silvana Palatucci

Burattino senza fili di Edoardo Bennato Sarebbe magnifico se la vita fosse una favola, eppure spesso non ci rendiamo conto di quanto la nostra quotidianità sia vicina ad un romanzo all’apparenza banale come “Pinocchio”. Quanti Mangiafuoco o quanti Grilli Parlanti ci circondano ogni giorno? Bennato è riuscito a trovare la metafora che collega il nostro mondo reale con la famosa storia nata dalla penna di Collodi. L’album, pubblicato nel 1977, presenta 9 tracce differenti anche per la tonalità di voce utilizzata per rappresentare al meglio i personaggi descritti nelle canzoni. Così si passa da un Pinocchio costretto a doversi omologare agli altri burattini in “È stata tua la colpa” a un terribile Mangiafuoco che controlla tutto e muove i suoi schiavi proprio come si fa con delle marionette. Pezzo molto significativo è “La fata”, testo in cui si rivendica il rispetto nei confronti delle donne, spesso scambiate per manichini da esporre in vetrina, nonostante la loro sincerità e l’amore che sanno donare in maniera naturale. E così, con il cambiare delle melodie, si delinea la nostra società rappresentata sulla linea della storia di Pinocchio. Non manca nessuno: il Gatto e la Volpe, molto simili a coloro che riescono spesso ad imbrogliarci indossando una bella maschera, il Grillo parlante, che ricorda tutti i finti uomini di cultura, pronti a puntare il dito contro il prossimo, i Giudici che non rispettano affatto l’articolo 3 della nostra Costituzione: “La legge è uguale per tutti”. Non c’è modo migliore che usare un vecchio romanzo per esprimere un concetto fondamentale che traspare dall’album: bisogna riuscire a liberarsi da tutti quei vincoli imposti dalla società per essere dei veri “burattini senza fili”.

1. “Tempest”di Bob Dylan € 20.99 2. “Privateering” di Knopfler Mark € 21.99 3. “Tutto da capo” di Gemelli Diversi € 19.99 4. “The best of” di Radiohead €20.99 5. “Sapessi dire no” di Biagio Antonacci € 20.99 6. “Mylo Xyloto” di Coldplay € 21.99 7. “Tempest (Deluxe Edition)” di Bob Dylan € 23.99 8. “Lucio Battisti (40 anni grandi album - Limited edition)” di Lucio Battisti € 21.99 9. “12000 Lune (Jewel Case)” di Lucio Dalla € 29.90 10. “Dietro Le Apparenze” di Giorgia € 20.99 Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pa ges/classifiche/topmusica.html

“La presente pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del silvana.palatucci@mocapress.org 7-3-2001”


Pagina 4

MoCa (im)Press(ing) Ottobre 2012

La Narrativa… a cura di Luigi Capone La terra di dove si sono mangiati la terra Le città italiane sono tutte uguali. Bei monumenti in centro e il 99% della popolazione vive incastrata dentro un tugurio tra asfalto, cemento e macchine parcheggiate in doppia fila. Ogni città italiana ti piace finché non ci hai vissuto. Una volta che la vedi all'interno, al di fuori della vetrina turistica o di intrattenimento e del sentito dire, ti accorgi di essere entrato nelle viscere di una puttana malata di tumore. Roma è considerata dai campani (e dalle campane ) una città del nord, quando invece è la città gemella di Napoli: sporca, invivibile, vecchia, claustrofobica, decadente, senza anima. È a pieno titolo una città del sud e a mio avviso fa parte anch’essa della “Campania” intesa come zona costiera della parte settentrionale del sud dominata dal caos e dalla camorra. Per capirlo basta andare a visitare le rovine del Colosseo, ormai degradato a rotonda per deviare il traffico incessante dei romani, il loro chiasso e il loro trambusto. È uno spartitraffico in mezzo allo smog, alle automobili, a linee malfunzionanti di metropolita-

na e a lavori in corso che non finiranno mai. Tutto il sud provinciale è convinto che a Roma si viva bene. La Campania in termini politici di oggi, la terra di dove si sono mangiati la terra, è un caso estremo. I salernitani sono convin-

ti che se vai a Napoli per strada tutti ti offrono il caffé e le pizze nascono dagli alberi, che il mare sia pulito, che gli alberi siano verdi, che la gente sia sorridente e che ci sia lavoro per tutti. Quando nella cruda realtà vivere dentro Napoli è come vivere dentro il corpo di un cadavere in decomposizione durante l’autopsia. I napoletani viceversa sono convinti che Salerno sia l'eden,

La recensione di un libro… di Francesca Pennucci

Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas Ho letto la trama di questo libro per caso e subito mi ha incuriosito. Avevo voglia, per questo mese, di trattare un tema più reale, qualcosa che potesse colpire dentro. Andrea e suo padre Franco, attraverso Ervas, sono riusciti a regalarmi il libro che cercavo. E non solo. Mi hanno regalato un po’ della loro vita e la regaleranno a tutti quelli che avranno la fortuna di leggere questo libro. Provate ad immaginare di essere già sistemati, di avere una famiglia, di sentirvi realizzati. Improvvisamente qualcosa cambia e dei camici bianchi vi comunicano che vostro figlio è autistico. È questa l’esperienza di Franco e Andrea, un padre e un figlio che devono cercare di entrare uno nel mondo dell’altro e di non cedere mai del tutto al dolore e alla disperazione. Certo, c’è tanta consapevolezza nella loro vita, ma mai si perde la speranza in un possibile contatto tra i due mondi. Fulvio Ervas riceve il racconto di un viaggio inusuale, un viaggio sconsigliato da tutti e, tuttavia, tenacemente voluto sia da Andrea sia da Franco. È stato Il loro Viaggio, il viaggio attraverso le Americhe, che gli ha fatto vivere avventure e disavventure e che gli ha fatto scoprire quanto forse sia troppo semplice e sbrigativo archiviare l’autismo come una “malattia” e vedere i “malati” come persone che non comprendono le nostre emozioni. Spesso crediamo che il mondo sia pieno di nostri sosia, che non possano esistere diverse sensibilità, diversi approcci al reale. Sfido chiunque a pensarlo ancora dopo aver letto “Se ti abbraccio non aver paura”. Consiglio anche di visitare il sito di Andrea (www.andreaantonello.it), dove potrete trovare pensieri e dipinti di questo ragazzo.

una piccola isola felice del paradiso, dove non esiste la disoccupazione, dove il mare è pulito e non c'è la camorra. Non sanno che è una città fascista. Gli avellinesi osservano la scena in disparte non cacati da nessuno, quasi contenti di ospitare le discariche regionali. Avellino è anche la città più inutile d’Italia, una triste e anonima colata di cemento nell’hinterland di Napoli. Da quando i napoletani si sono accorti che l’Irpinia ha ancora spazi vuoti non edificati hanno pensato di riempirli con i loro avanzi e con i loro rifiuti. I casertani si stanno ancora chiedendo dove finiscono gli orizzonti di cemento armato che guardano dalla finestra e sono piuttosto disorientati. I beneventani vorrebbero entrare a far parte del Molise ma non si sono accorti che i molisani non li vogliono! Un piccolo teatrino dove ci sono probabilmente problemi più grandi del teatro stesso. Dove io affogo nella mia stessa merda e in quella altrui. Dove l'unica persona rimasta sana di mente deciderebbe immediatamente di andarsene. luigi.capone@mocapress.org

Classifica libri 1. “L'inverno del mondo” di Ken Follet € 25.00 2. “Cinquanta sfumature di grigio” di James E.L. € 14.90 3. “Cinquanta sfumature di nero” di James E.L. € 14.90 4. “Cinquanta sfumature di rosso” di James E.L. € 14.90 5. “Open- La mia storia” di Andre Agassi € 20.00 6. “La collina del vento” di Carmine Abate € 17.50 7. “Con te fino alla fine del mondo” di Nicolas Barreau € 14.00 8. “I segreti d'Italia. Storie, luoghi e personaggi di un paese da riscoprire” di Corrado Augias € 19.00 9. “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini € 14.90 10. “L'amore rubato” di Dacia Maraini € 15.00

Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pa francesca.pennucci@mocapress.org ges/classifiche/toplibri.html


MoCa (im)Press(ing) Ottobre 2012

Pagina 5

“Una risata vi seppellirà” Il malaffare della politica ormai è come un cancro per la nostra nazione. Pensavamo di essercene liberati con la cosiddetta prima Repubblica e scopriamo che la seconda non è altro che la brutta copia della stessa: al peggio non c’è mai fine! Come in un puzzle dai mille volti, ricomponendo i pezzi, l’immagine finale che ne risulta ci restituisce una realtà, quella della casta, che sembra lontana anni luce dai giorni difficili che stiamo vivendo in Italia. Mentre a Taranto, in Sardegna, ad Avellino e altrove si lotta per conservare un posto di lavoro, nei palazzi della politica “l’orgia del potere” consuma l’ennesima beffa ai danni dei cittadini. Questa volta è toccato alla regione Lazio, domani a chi? A quale porta busseranno le procure d’Italia? Cara Polverini, mi scusi, ma fa male vederla recitare la parte della smemorata che come per miracolo scopre che coloro che l’hanno eletta, i partiti intendo, rubavano. Fa ancora più male sentirla pronunciare di ipotetici fatti da riferire. Per dirla alla Crozza “ma Lei che minchia sa?”. Mi dispiace, ma la massima “ tutti colpevoli, nessun colpevole” non la redime agli occhi della gente perché, malgrado quello che dice nelle varie trasmissioni televisive, lei ha mollato la poltrona solo quando i numeri non le davano più ragione non prima, però, di aver sistemato suoi uomini di fiducia che, a detta della Cassazione ad esempio, non hanno nemmeno i titoli per ricoprire i ruoli ben remunerati a cui sono stati destinati. Un tempo una generazione di sognatori riprendendo una frase tipica degli anarchici di fine ‘800 e per sottolineare che certi poteri corrotti si reggevano su basi di cartapesta tanto labili che potevano essere spazzati da una semplice “risata collettiva” urlavano lo slogan “una risata vi seppellirà”. Peccato che oggi ci sia poco da sorridere e che a seppellire la politica ci sia un nauseabondo fetore di merda! Gianluca Capra gianluca.capra@mocapress.org

Pensieri… di Cecilia Esposito A volte capita… Mi capita a volte, di sentirmi angustiata, non riuscendo a far scorrere la giornata, poi lo squillo del telefono, il trillo del campanello, m'avvisano che alla porta c'è qualcuno che aspetta, è poco ma basta, mi sento risvegliata, dal senso di melanconia, che mi teneva attediata, qualcuno m'ha cercata, fosse il postino, il vicino, un amico o un cugino; da una nuova ventata, sono stata accarezzata, per me è sufficiente ad iniziare una buona giornata!


a-colori-moca-impressing-ottobre-2012  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you