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A g osto 2012

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www.mocapress.org Wonder Under Siege Le cronache che giungono dalla Siria, ormai in piena guerra civile per la violenta repressione condotta dal presidente Assad contro il popolo in rivolta che rivendica riforme democratiche, riportano alla luce un fenomeno orribile: lo stupro come arma di guerra per colpire la parte più debole della popolazione, insieme ai bambini, ossia le donne. E mentre la macchinosa burocrazia dell’ONU discute tra veti incrociati delle possibili soluzioni al conflitto, che finora ha causato quasi 19.000 morti, spetta ancora una volta alle ONG rivelare realtà che altrimenti sarebbero sconosciute all’opinione pubblica mondiale. A denunciare in Siria questa pratica barbara è un progetto dell’associazione Women Under Siege voluta dalla femminista americana Gloria Steinem. Tale progetto rappresenta il primo tentativo di raccogliere sistematicamente le testimonianze di abusi sessuali perpetrati contro vittime inermi. Uno studio compiuto da un team della Columbia University di New York in un primo rapporto prende in esame 117 resoconti, raccolti dall’inizio del conflitto fino a giugno 2012. Dai dati analizzati è emerso che il 58% degli abusi sessuali vengono attribuiti a soldati o ufficiali, il 26% a sconosciuti, il resto a shabiha (miliziani volontari pro-regime). Si legge nel rapporto che il fatto che nel 42%

dei casi le donne sono state stuprate ripetutamente da più uomini fa pensare che la violenza venga usata come strumento di guerra, anche se non necessariamente secondo una strategia organizzata. Tale pratica è stata da sempre utilizzata come arma psicologica nel tentativo di umiliare il

nemico e minare il suo morale. Inoltre, per le implicazione che comporta, risulta difficile parlarne per diversi motivi. Innanzitutto perché nelle questioni legate alla guerra le donne hanno ancora poco spazio. Ma non solo. Il problema principale è legato al fatto che non sempre chi ha subito violenza sessuale ha voglia di ripercorrere quei momenti dolorosi. Scriveva Primo Levi nel suo famoso libro I Sommersi e i Salvati “tornando alla memoria, anche coloro che hanno subito tendono a ricrearsene una nuova: non per sfuggire a ciò che hanno fatto poiché, come si è detto, sono loro che hanno subito - ma per

Sommario sfuggire a quel ricordo, per dimenticare quanto hanno subito, i dolori e le ingiustizie. Raccontare al mondo ciò che è accaduto è fondamentale perché non si ripetano gli errori del passato”. Questo è lo scopo della ONG. La cronaca degli ultimi decenni è crudele e mette in luce come in ogni conflitto recente, Ruanda, Kuwait, Siria, , tale strumento abbia subito una sorta di “istituzionalizzazione”. Addirittura in Bosnia e Croazia è stata documentata l'esistenza di “campi di stupro” creati deliberatamente con lo scopo di ingravidare le donne musulmane e croate, tenute prigioniere, per far nascere una nuova generazione di bambini serbi; in poche parole una vera e propria pulizia etnica. L’esperienza degli ultimi decenni non è rassicurante. La brutalità, che a scadenza regolare inghiotte fette del nostro mondo con guerre più o meno conosciute, svelando la parte peggiore degli uomini, deve farci riflettere e auspicare che da più parti cresca lo sdegno e faccia gridare il proprio NO. A noi non resta che applaudire la Wonder Under Siege, sperando di poter essere da “eco” al lavoro prezioso che compie affinché non possa mai realizzarsi “il non vi crederanno” gridato dai carnefici di ogni epoca. La Redazione redazione@mocapress.org

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MoCa (ex)Press Agosto 2012

Il ritorno del Cavaliere Oscuro

Erano le 13, stavo pranzando con il sottofondo del telegiornale. Ad un certo punto, proprio come se fossi in un film horror, mi giunge all’orecchio la notizia. La forchetta mi cade da mano e scivola nel piatto. La mia mano destra, invece, finisce sulla mia fronte: una fitta enorme alla testa, gli occhi si chiudono per la disperazione. Queste le parole del giornalista: “Silvio Berlusconi scende di nuovo in campo”. La prima cosa che mi è passata per la mente è stata: “Dio mio, perché?!”; poi ho riflettuto. Per quale assurda ragione un assassino vorrebbe ritornare sulla scena del proprio crimine? E con quale coraggio si aspetta nuova fiducia dal popolo italiano? Quando il 12 Novembre dello scorso anno ha dato le dimissioni, nonostante sapessi che ci aspettavano tempo duri, avevo tirato un sospiro di sollievo. Ora, in una sequenza di flashback, mi ritornano in mente il suo malgoverno, la folla che alle sue dimissioni gli urlò contro “buffone!” lanciandogli monetine, Emilio Fede, Ruby Rubacuori, il bunga bunga e tutte le prese in giro provenienti dagli altri paesi a causa sua. Ho sentito di nuovo quel senso di vergogna che, in quanto italiana, avevo provato in quel periodo. Non credo di poterlo sopportare ancora. Ho cercato immediatamente di rassicurarmi, come se fossi bloccata in ascensore e dovessi allontanare il panico a causa della claustrofobia, dicendomi: visti i precedenti, perché un italiano dovrebbe votarlo nuovamente?! Se è così, dunque, mi domando il motivo del suo ritorno. Si tratta di suicidio o follia? Non so dare una risposta a questa domanda. So solo che se il Cavaliere è sceso nuovamente in campo è perché sa di poter avere dei riscontri. La cosa mi turba. Aprile 2013 si avvicina. Credo che dormirò con la luce accesa, il Cavaliere Oscuro è tornato e nessuno è più al sicuro. Rita Mola

La speranza è l’ultima a morire

rita.mola@mocapress.org

Il caldo dei vari Minosse, Caronte & CO. sembra aver dato veramente in testa alla gente. Se si prova a fare un giro su internet, a leggere qualche giornale o a guardare la tv, ci si accorge che l’unica premura è sapere di che sesso sarà il nascituro della coppia Balotelli-Fico. Sono contenta per i due, come lo sarei per qualsiasi altra coppia in attesa di un figlio, ma andare oltre mi sembra a dir poco ridicolo. Fortunatamente i media non sempre si interessano alle stupidaggini, ogni tanto danno risalto anche a qualche altra notizia. Mi ha colpito molto la storia di una bambina di sei anni di nome Blessed di Castel Volturno (CE). Nata in Italia da genitori nigeriani clandestini, ha ottenuto la miglior pagella della sua classe(in tutte le materie ha preso 10!), ma è l’unica ancora affissa nella bacheca della scuola e a non essere ritirata dai genitori perché timorosi di essere rimpatriati. Se è vero che la legge italiana garantisce il diritto-dovere dei figli di immigrati di essere iscritti alla scuola dell’obbligo, indipendentemente dalla regolarità della propria posizione e da quella dei genitori (articolo 45 del DPR n. 394/1999), non c’è norma che tenga di fronte al terrore dei genitori di essere espulsi. Il territorio che li ospita poi, non è dei migliori, una terra di nessuno in cui la Camorra, onnipresente e onnipotente, non solo rende più labile il confine tra Stato e antistato, ma approfitta anche della più alta concentrazione di immigrati. Sono almeno diecimila gli stranieri irregolari, che lavorano spesso nei campi di pomodori in condizioni pietose, nella speranza di non essere rimpatriati e di trovare un lavoro dignitoso che permetta loro di diventare cittadini veri. L’integrazione e il riscatto passano per una sola strada che è la cultura e, Blessed, nonostante tutto, ha le carte in regola per poterla percorrere. Laura Bonavitacola laura.bonavitacola@mocapress.org

La dignità della parola Non mi interessa sapere quanto siano esattamente le parole della nostra lingua, mi interessa sapere che esse hanno un significato e che a tale significato corrisponde un’azione, un comportamento, una condizione. Le parole hanno un peso e il loro uso determina l’assunzione di responsabilità. Non si possono usare indiscriminatamente o indifferentemente. Non si può parlare con leggerezza o superficialità, dimenticandosi della sostanza di ciò che si dice. Il successo dell’antipolitica e la disaffezione verso la politica hanno una loro radice anche nella perdita del valore della parola. Uno dei limiti della classe politica è la sua incapacità di restituire il significato alle parole. Non occorre guardare molto lontano per rendersene conto, non è necessario far riferimento ai grandi oratori nazionali, abili sì nel trascorrere dalla retorica pomposa al linguaggio da osteria, ma altrettanto incapaci di dare concretezza ai loro discorsi. È sufficiente guardare alle comunità locali. Il piccolo è lo specchio del grande così tale incongruenza è quotidianamente sotto i nostri occhi: si declama la condivisione delle iniziative, si parla di dialogo, confronto, soluzioni condivise per poi riproporre (indirettamente imporre!) in modo sistematico la propria decisione, ritenuta, insindacabilmente, la migliore delle soluzioni possibili (e non perché sia stato effettuato un confronto con le altre!). Ecco! Ciò che contribuisce a generare sfiducia, rassegnazione, accettazione quasi fatalistica di quel che accade è proprio la perdita di significato della parola politica. Essa si traduce ormai in affermazione e difesa delle proprie esigenze, della propria individualità, del proprio “particulare”, trascurando l’importanza della parola e soprattutto la dignità del proprio interlocutore. Marialuisa Giannone marialuisa.giannone@mocapress.org


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MoCa (ex)Press Agosto 2012

La previsione di Salvador La crisi, in cui è precipitato l’intera sistema economico mondiale occidentale, mostra quotidianamente il suo lato peggiore. L’impressione è che oggi in nome dell’austerity e dell’emergenza che tutto permettono, anni di conquiste sociali siano state cancellate nel giro di pochi mesi. La revisione della spesa pubblica, il cd. spending review, tradotto in termini pratici significa: più tagli, più disuguaglianza sociale, meno sanità pubblica, più sacrifici per lavoratori, studenti e pensionati. Le cifre sono da capogiro e lasciano ben poco spazio all’ottimismo. Tanto per fare qualche esempio avremo tagli riguardanti regioni e comuni per 7,2 miliardi, circa settemila posti letto in meno negli ospedali e la riduzione del 10% dei dipendenti pubblici. Insomma meno servizi e risorse che pesano sulle tasche dei cittadini più indifesi che già stanno affrontando tanti sacrifici. Intanto, però, mentre si tagliano stipendi, si paga l’Imu sulla prima casa, la pressione fiscale sulle aziende tocca il 55% del reddito prodotto, la disoccupazione galoppa sempre più velocemente, non s’introduce una tassa pa-

trimoniale e la politica quasi non tocca i zione finanziaria, decidono le sorti di suoi privilegi economici. L’impressione intere nazioni. Chiudo l’articolo con un è che si stia avverando il sogno dei discorso pronunciato all’assemblea dell’Onu nel 1972 da Salvador Allende che drammaticamente sembra ancora attuale e su cui bisognerebbe riflettere: “Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati. Questi subiscono interferenze nelle decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l’interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno grandi “potentati economici” che, grazie sede…” al grimaldello della crisi, stanno spezGianluca Capra zando gli ultimi lacci del controllo statagianluca.capra@mocapress.org le e, cavalcando la tigre della specula-

La recensione di un cd…

Classifica musica

di Silvana Palatucci

Back to Bedlam di James Blunt Quanti di voi non hanno mai sentito o canticchiato “You’re beautiful”? Sicuramente molti si rispecchiano nella situazione appena descritta. Per chi non lo sapesse, questa è la seconda canzone dell’album “Back to Bedlam” di James Blunt. Nell’album il cantante riesce a raccontare la propria vita, svelandosi attraverso le dieci tracce del cd, interpretando, con l’accompagnamento di una chitarra, testi quasi sussurrati. Sembra di stare al cinema e vedere proiettati i momenti salienti del film, come la commovente morte di un suo caro amico cantata in “Goodbye my lover” o la nascita di un nuovo amore che idealmente tende all’infinito come in “High”, testo che apre l’album. L’ascolto diventa sempre più piacevole man mano che le tracce fanno da sfondo alle immagini che nascono dalla voce di James Blunt e i racconti diventano coinvolgenti. Una canzone che spicca di sicuro è “Wisemen” i cui protagonisti sono tre uomini saggi che, con la loro presunzione, credono di poter approfittare degli altri ergendosi allo stato di “coloro che tutto sanno”. A completare il significato così attuale del testo interviene il ritmo orecchiabile che resta impresso con facilità nella memoria. A volte non c’è nulla di meglio di canzoni che parlano di una vita quotidiana nelle quali possiamo rivedere anche noi stessi e magari, proprio come in “Wisemen”, trarre qualche insegnamento su come comportarsi nell’incontro con gente poco gradita e affidabile! silvana.palatucci@mocapress.org

1. “Rebetiko gymnastas” di Vinicio Capossela € 20.99 2. “Living things” di Linkin Park € 21.99 3. “L'amore è una cosa semplice” di Tiziano Ferro € 21.99 4. “Sapessi dire no” di Biagio Antonacci € 20.99 5. “Up all night - The live tour” di One Direction € 19.99 6. “12000 Lune (Jewel Case)” di Lucio Dalla € 29.90 7. “Believe” di Justin Bieber € 19.99 8. “Hot party summer 2012 di AA.VV. € 16.99 9. “Papeete beach vol 17” di AA.VV. € 19.99 10. “Ok Computer” di Radiohead € 20.90 Fonte:http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/ home/pages/classifiche/topmusica.html “La presente pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene pubblicata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7-3-2001”


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MoCa (ex)Press Agosto 2012

La Narrativa… a cura di Luigi Capone Nusco, il giardino borghese Squallide coppiette che si tengono per mano e passeggiano con aria seria, ogni tanto facendosi un sorriso melenso. Magari con il passeggino, e con il maglioncino blu sulle spalle. Vanno su e giù per il giardino borghese. In questo piccolo carcere a cielo aperto non si scopa, si è in una grazia del signore triste. Si è in una eterna apatia che sfocia in esaltazioni per serenate davanti ai balconi, sull'asfalto. In cene in ristoranti kitsch di Grottaminarda, di matrimoni compiuti per non rompersi i coglioni, per avere una scusa per festeggiare. E sempre in cattolico decoro, casa, chiesa, lavoro, passeggiata e passeggino. E maglioncino. E gelato al limone. A casa presto perchè dopo mezzanotte ci sono i ragazzacci cattivi. A casa presto che domattina c'è la passeggiata col sindaco, c'è la domenica delle palme. Poi c'è il santo da portare, c'è la cena coi parenti, c'è la celebrazione di qualche battesimo in qualche ristorante dove si mangia male. Per alcuni di loro il problema principale se mi buttassi dal balcone sarebbe la brutta figura. Lo farei soltanto per vedere come poi passerebbero l’estate a parlare di me, in piazza seduti su sedie di

vimini e nella predica di don Dino la agli ultimi giorni dell’estate, quando domenica. Che falsa famiglia che è que- avranno capito di averla sprecata. Sono sta ex comunità. Non è fatta di persone grandi sportivi accasciati su una sedia. Sono la proiezione di quello che non hanno. L’evento dell’estate si chiama “Folies d’èté”, ubicato attorno alla piscina di un albergo vicino a dove finiscono le urine e le feci dei nuscani. A ritmo di discoteca due fessi si improvvisano dj, si illudono di essere a Milano marittima ma l’unico mare lì vicino è quello del depuratore. E si mimetizzano benissimo. Arrivano da tutti i paesi dell’altirpinia, mi è capitato di imbattermi in due poverelli che erano venuti da Lacedonia. Quando entro in piazza, nel loro salotto, mi sento accolto come un estraneo. L’argomento cardine è Dio. Chiunque qui è legato a qualche cammino o a qualche comunione. L’unica possibilità che si intravede non è in direzione orientale o occidentale ma in ascesa verticale, verso l’alto. Ancora più in alto. ma di figure che indossano vestiti dora- Essendo già su una montagna e distacti e hanno anime di piombo, ritratto cati dalla terra è quella l’unica direziodell’ipocrisia. Sono giocatori di carte ne possibile, e l’unica speranza concreta accaniti, guardano e commentano i culi il miracolo. di ragazzine fintamente emancipate luigi.capone@mocapress.org che non gli si concederanno mai fino

La recensione di un libro… di Francesca Pennucci

Tre volte all’Alba di Alessandro Baricco Chi ha letto Mr. Gwyn, l’ultimo romanzo di Baricco, si sorprenderà piacevolmente di ritrovare questa “appendice” nelle librerie. L’autore ha voluto dare vita ad un libro “immaginario”, citato nel suo romanzo, e così è nato “Tre volte all’alba”. Non sono necessarie molte parole per dare un’idea di ciò che si trova nel libro. Tre storie, o meglio tre dialoghi, trattano di vite diverse e complicate, apparentemente incompatibili, ma che si incontrano con stupore e curiosità crescente. A volte una frase sincera detta da una persona sconosciuta può aiutare a riflettere molto di più che tutti i discorsi degli amici. Ci si ferma a pensare sul perché agli occhi di un altro si appare in un certo modo, un modo che non ci piace; sul perché nella vita si fanno delle scelte che poi, nonostante tutto, non si ha il coraggio di rinnegare; sul perché si perde il coraggio che un giorno si aveva. Le poche pagine di questo piccolo libro racchiudono pensieri e spunti di riflessione che ognuno potrà approfondire. Basta chiudere gli occhi e pensare al proprio percorso di vita, immaginare poi di ritrovarsi in una situazione difficile e di avere bisogno della luce dell’alba, quella luce che sola può portare a rialzarsi, anche nei momenti peggiori. francesca.pennucci@mocapress.org

Classifica libri 1. “Cinquanta sfumature di grigio” di James E.L. € 14.90 2. “Una lama di luce” di Andrea Camilleri € 14.00 3. “Cinquanta sfumature di nero” di James E.L. € 14.90 4. “Lo spettro” di Jo Nesbo € 19.00 5. “Io sono il Libanese” di Giancarlo De Cataldo € 13.00 6. “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini € 14.90 7. “Il momento è delicato” di Niccolò Ammaniti € 17.50 8. “I complici” di Georges Simenon € 17.00 9. “Acqua buia” di Joe R. Lansdale € 18.50 10.“L'esattore” di Petros Markaris € 18.50 Fonte: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/ home/pages/classifiche/toplibri.html


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MoCa (ex)Press Agosto 2012

Prima spara, poi chiedi La carneficina operata dall’ennesimo “bravo ragazzo”, che si compra un arsenale e per motivi ignoti fa decine di vittime, dovrebbe essere troppo odiosa da digerire anche per una nazione che ha fatto di pistole e pistoleri uno dei suoi “valori” fondanti. E invece no. Perché quella di Denver è l’ultima malefatta di un sistema bieco e primitivo, supportato da lobby senza scrupoli, che permette di acquistare fucili a pompa con la stessa facilità con cui si va al supermarket. Non stupisce, quindi, che personaggi più o meno squilibrati, in nome di un anacronistico principio costituzionale che permette liberamente il possesso di armi, si ritrovino con la possibilità di un massacro letteralmente a portata di mano. Per quanto gli esaltati della National Rifle Association abbiano simpatie repubblicane, “il partito del grilletto facile” è trasversale tra gli americani e almeno il 70% è dalla parte degli armaioli, ritenendo il possesso di un’arma una specie di “diritto civile”. Basta un mix di forti tensioni sociali (sempre esistite negli USA, ergo la “foglia di fico” della crisi non può essere impiegata), una spruzzata di razzismo e massicce dosi di fobie instillate dai media e rinforzate recentemente dall’ossessione del terrorismo, e si genera una società ostaggio della paura. L’individualismo sfrenato e l’assenza della cultura (e del senso) del welfare nell’americano medio poi, nella migliore delle ipotesi, spinge a rinchiudersi in rassicuranti micro-comunità (quartiere, circolo, parrocchia), chiuse e separate dal resto della società “cattiva”. E così la richiesta (e la vendita) di armi aumenta, in un circolo vizioso in cui l’unica cosa certa è che mettere in mano all’uomo comune, in questo contesto, un revolver, è pura follia. In Europa avremo pure qualche problema di troppo a cavallo tra pensioni, sanità e giustizia sociale, ma di sicuro dall’altra parte dell’Atlantico non hanno buone idee da suggerire. Luigino Capone luigino.capone@mocapress.org

Sotto a chi tocca?! Questa volta voglio parlare di medicina e delle prossime cure che arriveranno negli ospedali. Malattie che ora spaventano moltissimo, come il cancro e le malattie genetiche o l’infarto ( il 50% delle persone sopravvissute ad un infarto muore entro 5 anni per insufficienza cardiaca), verranno curate. Sarà bellissimo parlarne, ma magari più in là. La medicina era solo una scusa, anche questa volta ce l’ho con qualcuno; cari animalisti: è il vostro turno. Tocca a voi perché già ho graziato gli ambientalisti qualche tempo fa per la storia degli ulivi transgenici, sradicati buttando al cesso decenni di ricerca ed ora che é tutto un fiorire di commenti riguardo la faccenda di Green Hill non posso far finta di nulla; tocca a voi perché io sono d’accordo che gli animali devono crescere nelle migliori condizioni possibili, ma non toccate la ricerca scientifica. No! Perché lo fate con argomenti falsi, affermando che gli animali non servono e vengono torturati per puro sadismo. Gli scienziati non sono dei mostri, se possono fare a meno degli animali non esitano, anche perché hanno un costo notevole. No! Perché la vita di un topo, stupida macchina biochimica, non ha paragoni con quella di un mammifero superiore. Sia chiaro, con questo non voglio dire che dobbiamo distruggere l’ecosistema del pianeta; il punto è che la vita del topo non va paragonata a quella di un malato qualsiasi. Dovete pensare che quel topo allevato in laboratorio potrebbe salvare la vita di vostro padre, di vostra sorella o del vostro futuro figlio. Insomma, io ve l’ho detto, se poi non siete d’accordo fate come vi pare e restate nella vostra ottusità: il mio dovere l’ho fatto. Carmine Di Rienzo carmine.dirienzo@mocapress.org

Pensieri… di Cecilia Esposito Rispondimi! Il mio cuore spera ancora, ma domani che sarà, è legato il mio destino, alla tua sincerità! Non mi ami più? Tu mi guardi e non rispondi, non lasciarmi in ansietà.. Rispondimi... Dimmi almeno una parola, una semplice, una sola parola, ma vorrei la verità!

“I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura. La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi. Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell'ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l'impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti - la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell'Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme”

Appello della mamma di Federico, sign.ra Patrizia Moretti

Firma anche tu la petizione “Commemoriamo mio figlio: STOP alla tortura di stato!” al seguente link:

http://www.avaaz.org/it/italy_against_to rture_patrizia/?bLjFebb&v=16106


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