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speciale

Suppl. a l’Adige del 19 giugno 2010 - Stampa SIE Spa - TRENTO In collaborazione con TRENTINO SPA

Le bollicine dell’estate trentina: i racconti dal territorio

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Campione di versatilità

Una scelta di qualità:Trentodoc è l’eccellenza che unisce il territorio

In un ambiente come il Trentino, l’estate è il momento giusto

Tania Simoni miglior sommelier trentina 2010

L’Assessore Tiziano Mellarini

Il Presidente dell’Istituto Fausto Peratoner

Le sono bastati pochi mesi di attività per diventare la miglior sommelier trentina del 2010: Tania Simoni si è aggiudicata il titolo sbaragliando i concorrenti del Concorso Associazione Italiana Sommelier sezione Trentino organizzato recentemente al Teatro Sociale durante la Mostra Vini. A chi meglio di lei possiamo chiedere lumi su Trentodoc? “È la punta di diamante dell’offerta enologica provinciale e mostra chiaramente il legame tra il territorio e la nostra viticoltura”. Parole sante, come è “santa” la parola che Tania ripete più volte nel corso del nostro colloquio: “versatilità”. “Personalmente cerco di proporre le bollicine trentine sia come sommelier che al lavoro nel ristorante di famiglia”. Già, proprio nel prato adiacente al locale, ai milletrecento metri di Siror, è lei ad organizzare degustazioni di Trentodoc. Dalla vite alla montagna l’eccellenza non cambia. “L’altitudine esalta le caratteristiche del metodo classico. Le bollicine si combinano perfettamente con l’effervescenza del territorio e dell’aria”. Se poi ci troviamo tra giugno e settembre, allora siamo veramente al top. Perché Trentodoc è versatile, Tania? “Innanzitutto perché si può tranquillamente usare a tutto pasto”. Parola di sommelier, che aggiunge: “il messaggio di Trentodoc è molto semplice: l’opportunità di avere un grande prodotto a portata di mano e di tasca”. Poi ognuno decide di degustarlo quando e dove preferisce. Un bellissimo pranzo, un fingerfood pomeridiano… non c’è che l’imbarazzo della scelta. L’importante è che grazie a queste splendide etichette – ci raccomanda Tania Simoni – si riesca a riscoprire il valore del territorio e del tempo.

a ideatore e principale promotore del progetto Trentodoc con il suo Assessorato e con Camera di Commercio, Trentino SpA e Consorzio di Tutela Vini del Trentino, l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Tiziano Mellarini è convinto della strada intrapresa dal mondo vitivinicolo trentino, nel segno della qualità e della valorizzazione delle eccellenze del territorio. “Trentodoc – spiega – si caratterizza per essere un metodo classico fortemente identitario per il territorio, anche perché il suo consumo non è oggi più legato esclusivamente a ricorrenze e a feste ma adatto a moltissime situazioni, 365 giorni all’anno. Sono pochi i vini che possono vantare una simile versatilità”. Che 2009 è stato per Trentodoc? "Diciamo che nel 2009 Trentodoc ha mantenuto le posizioni, a fronte di un’annata difficile per il settore a livello mondiale e lo fa grazie ai valori che rappresenta e alla ricerca costante da parte dei produttori verso la qualità, riconosciuta unanimemente, anche attraverso prestigiosi riconoscimenti, come ad esempio i premi assegnati dalle guide che hanno decretato due Trentodoc come i migliori d’Italia o i tre bicchieri del Gambero Rosso, assegnati a ben sei metodi classici trentini". Che cosa occorre fare per rafforzare il settore? "Occorre lavorare insieme, per accrescere il valore della nostra produzione vinicola, legata in modo indissolubile al territorio trentino, che lo caratterizza e ne valorizza gli aspetti di peculiarità e di originalità. Il progetto intrapreso con Trentodoc è valido, il marchio si sta continuamente apprezzando e registra nuove adesioni, con aziende vitivinicole che iniziano a spumantizzare. La Provincia non farà mai mancare il proprio sostegno alle iniziative sinergiche di aggregazione e di valorizzazione dei nostri vini. Accanto a tutto ciò occorre continuare ad investire nella promozione di questo marchio, cercando di consolidare una cultura del vino". Ci spieghi questo ultimo concetto. "Un prodotto come Trentodoc va adeguatamente sostenuto e promosso, trovando la chiave giusta. Recentemente – in collaborazione con Trentino SpA - ha avuto due importanti vetrine, al Vinitaly e alla 74esima Mostra Vini del Trentino, che hanno dato un positivo riscontro riguardo al gradimento delle nostre etichette tra pubblico e addetti ai lavori. Accanto a tutto ciò occorre sostenere con forza quel nuovo modo di porsi rispetto al consumo di vino che si sta diffondendo negli ultimi anni. Si tratta del cosiddetto “consumo critico” per il quale sempre più persone frequentano locali ad hoc dove è possibile degustare etichette di eccellenza, orientandosi verso la qualità del bicchiere di vino rispetto alla quantità, in linea con la stessa filosofia sposata dai produttori vitivinicoli trentini. Ma occorre investire ancora di più su ricerca e professionalizzazione del settore. Ed è per questo che la Provincia e la Camera di Commercio stanno lavorando a stretto contatto con la Fondazione Mach".

ì, l’estate è il momento giusto per sorseggiare un fresco calice di Trentodoc. Parola di Fausto Peratoner, Presidente dell’Istituto Trento DOC che raccoglie i ventinove produttori e veglia costantemente sulla qualità del prodotto. “Il lavoro che abbiamo fatto in questi anni sulla destagionalizzazione sta dando i suoi frutti” dice Peratoner che subito prosegue: “Trentodoc ed estate a me danno l’idea di un binomio vincente”. Ma soprattutto c’è questo approccio nuovo nei confronti del metodo classico trentino. "Voglio dire, il consumatore si avvicina a Trentodoc in maniera diversa rispetto a qualche anno fa. C’è un modo tutto nuovo di degustarlo, una modalità giovane dettata da una versatilità unica. Trentodoc è uno dei pochi spumanti che si può tranquillamente bere dall’aperitivo fino ai secondi piatti. Chi lo assaggia rimane colpito” sottolinea ancora Peratoner. “E anche i giovani oggi sono più propensi ad

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avvicinarsi alle bollicine, forse perché capiscono che dietro quel fitto perlage ci sta un intero territorio”. Va da sé che dove c’è qualità c’è per forza di cose anche una cultura del bere responsabile. Il presidente di Trento DOC è d’accordo con noi. “Delle volte la cultura sta proprio nello spiegare esattamente quale lavoro c’è dietro una bottiglia di questo Trentodoc. Poi è la qualità stessa ad indurre una moderazione”. L’Istituto Trento DOC ha il compito di dare voce al variegato mondo dei produttori di metodo classico trentino. Perché variegato? “Perché andiamo dalla grande azienda a quella specializzata anche in altre tipologie di prodotto, fino alla piccolissima realtà artigianale che lavora magari su una sola etichetta”. Insomma, Peratoner, d’estate è bello bere un Trentodoc… “È come se ci fosse un filo conduttore… In un ambiente come quello trentino, che comprende il lago ma pure la montagna, in un periodo che è sinonimo di vacanza e di relax, Trentodoc non può non essere un compagno ideale”. Buone vacanze a tutti, allora. Con Trentodoc.

In qualsiasi occasione, quando il cliente meno se lo aspetta Roberto Anesi del Pael di Canazei ieci anni fa ha detto basta a bollicine che non fossero Trentodoc. Una scelta lungimirante quella di Roberto Anesi, titolare e sommelier del ristorante El Pael di Canazei. “Non volevo più perdere l’occasione di istruire il cliente sui motivi per i quali è preferibile il nostro metodo classico, quello che nell’immaginario collettivo è già da tempo il metodo classico italiano a tutti gli effetti”. Parlare con persone come Anesi può dare un’idea di come sia preponderante in questa professione l’amore per il territorio e per quanto esso può offrire. Trentodoc, ad esempio, con questa sua proposta moderna di abbinarsi al cibo. “Mi piace proporlo a qualsiasi ora e in qualsiasi stagione, anche se…”. Lo sappiamo, Anesi sta per dire che nei mesi estivi Trentodoc è insuperabile. Un’accoppiata vincente. “Proprio così: la bollicina dà pulizia al palato e regala legge-

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rezza”. Ma c’è anche un altro fatto. Il titolare del ristorante fassano si diverte a proporre Trentodoc dove il cliente meno se lo aspetterebbe. Vero? “Sì, ad esempio con la selvaggina”. Naturalmente occorre spiegare, raccontarla la storia di una bottiglia e di chi ci sta dietro. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma il plusvalore che può apportare un sommelier è immenso. Quando si fa degustare un Trentodoc che è stato per sessanta mesi sui lieviti, è necessario trasmettere la magia, l’incanto, la fragilità stessa degli equilibri che si celano dietro le bollicine. “Quando ce n’è l’opportunità mi piace fermarmi col cliente e spiegare che bisogna fare tanto di cappello a questi produttori”. E soprattutto, se pasteggiare a Trentodoc risulta alla fine tanto esaltante non è per merito di una delle singole componenti – cibo e vino – ma bensì dell’armonia che scaturisce dal combinare, virtuosamente, tutte le cose fra loro in un unico insieme.


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Sul lago le bollicine fanno conquiste

D’estate, montagna e Trentodoc

Ivo Miorelli chef de "La Terrazza" di Torbole

Marco Masè del Gallo Cedrone di Campiglio

Ivo Miorelli è da vent’anni l’anima del Ristorante “La Terrazza” di Torbole. Il Lago di Garda è il suo mondo. Un mondo che da maggio in poi si colora delle usuali e variopinte tinte dell’estate: ospiti, risate, musica, compagnia e Trentodoc. “La nostra offerta gastronomica è legata con filo doppio ai prodotti lacustri. Inutile dire che qui le bollicine ci stanno benissimo”. Prosegue, Miorelli, raccontandoci di tanti turisti che arrivano con l’idea di tuffarsi in schiumeggianti boccali di birra, ma che poi rimangono folgorati da un calice di Trentodoc. È quasi una magia. “Una volta degustato non cambiano più. Evidentemente la bollicina conquista”. E mai conquista fu più piacevole, aggiungiamo noi. Mentre parliamo, le barche dondolano dolcemente sul lago, una brezza leggera muove i capelli, sul tavolo arrivano alcuni deliziosi stuzzichini. E poi, lui, Trentodoc. “Gli elementi per un aperitivo grandioso ci sono tutti. Il metodo classico, un crostoncino di anguilla affumicata, pane di Molche, olive del Garda”. E poi? “Beh, e poi viene il pasto. Sempre all’insegna di Trentodoc”. Il cavallo vincente non si cambia mai. Nel fiordo di Torbole, assieme agli amici, il caldo spinge dunque verso un calice fresco, dissetante, seducente. “Non dimentichiamo la vitalità, l’entusiasmo e la leggerezza che questo prodotto ispira. Non a caso vedo molti giovani che si lasciano conquistare”. Una buona notizia, questa, dacché si tratta di un prodotto ispirato alla cultura del bere di qualità. Con Trentodoc possiamo dire di essere davvero in buone mani. Anzi, in un buon “calice”… “Non dimentichiamo il calice – aggiunge Ivo Miorelli, – l’anello di chiusura dell’intera filiera. Dopo tutto il lavoro fatto non possiamo certo permetterci di inciampare sul bicchiere. Bisogna chiudere in bellezza!”

e in montagna, d’estate, in un prato fiorito si stappasse Trentodoc potrebbe capitare di imbattersi in Marco Masè, titolare del Gallo Cedrone di Madonna di Campiglio. “Già da diversi anni portiamo i nostri ospiti in baita per un picnic a base di prodotti locali. Trentodoc è naturalmente tra questi.” Sensazioni speciali, quelle della bollicina in montagna, la ragione ce la spiega ancora Masè. “I profumi che si riscontrano nel vino possono essere facilmente percepiti nell’ambiente circostante, nel vicino panorama, visivamente e olfattivamente”. Un cerchio che si chiude, dunque. Le fragranze messe sotto vetro riesplodono e trovano una conferma nelle note della montagna trentina, in una situazione informale, colma di spensieratezza e di relax. È il concetto stesso di libertà che Trentodoc incarna da sempre. Estate e montagna sono sorelle gemelle. “La gradazione non eccessiva gustata all’aria aperta, al sole che in montagna non scalda troppo… E poi l’aria frizzante che fa il paio con l’effervescenza del metodo classico… La polenta nel paiolo…” Le immagini di Masè sono molto belle e fanno venire l’acquolina in bocca. Certo, la novità di Trentodoc è grande e molto gradita, ma bisogna informare il cliente. “Noi proponiamo delle serate di degustazione denominate Sapore di sapere, in cui comunicare, ad esempio, il fatto prodigioso che una Riserva ci mette quattro o cinque anni per raggiungere il suo top qualitativo”. Ecco perché quando si versa Trentodoc in un calice e il perlage comincia il suo spettacolo, un ristoratore come Masè pensa sempre al suo cliente e desidera che apprezzi al meglio l’eccellenza dell’enologia trentina.

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Una mostra d’estate,un calice di Trentodoc: che momenti di piacevolezza...

I turisti desiderano conoscere il territorio

Rosaria Benedetti dell’Enoteca Stappomatto di Rovereto

Wilma Tomasi del Caffè 34 di Trento

n momento della giornata ideale per degustare Trentodoc?” È sorpresa Rosaria Benedetti, sommelier e titolare dell’enoteca Stappomatto di Rovereto da quasi sette anni. “Ma qualsiasi momento è ideale” sorride. Eh, già, perché per il suo locale il metodo classico trentino è il prodotto di punta, un vero e proprio progetto sul territorio che non conosce crisi. “La crisi? È vinta sulle bollicine” non ha dubbi Rosaria: è il prodotto alla fine a vincere sulle avversità della congiuntura. E i primi ad accorgersene sono proprio i clienti dell’enoteca, tutti, dal turista che mostra di conoscere discretamente il prodotto, al trentino che in Trentodoc vede una specie di simbolo della propria terra. E quando qualcuno vi domanda una bottiglia di nota bevanda omologa di una delle regioni vicine? Rosaria risponde sicura: “Noi teniamo solo Trentodoc”. Lapidaria, ma chiara. “Nel caso spieghiamo i motivi della nostra scelta, ma il più delle volte non ce n’è bisogno”. Lo Stappomatto si trova a due passi dal Mart, il Museo di Arte Contemporanea, a Rovereto. Qui spesso gli ospiti si avvicinano per gustare un calice di Trentodoc all’aperto dopo la visita alle mostre del periodo estivo. E trovano Rosaria, felice di proporlo attraverso la sua professionalità, di persona che sa bene cosa Trentodoc possa regalare: “La bevibilità immediata, la freschezza, il fatto di covare quell’accattivante effervescenza nella bocca…” Insomma, per Rosaria sono tanti i motivi per i quali si dovrebbe preferire il metodo classico trentino.

l Caffè 34 è un elegante crocevia di lingue e di nazionalità in cui Trentodoc resta però una parola comprensibile a tutti. Le bollicine trentine non hanno bisogno di essere tradotte, ma solo di essere degustate. “Solitamente i turisti, soprattutto tedeschi – racconta Wilma Tomasi – domandano prodotti locali. Arrivano qui desiderosi di conoscere nuove specialità”. E al Caffè 34 vengono accontentati, soprattutto con Trentodoc: un calice che è anche un po’ un benvenuto e allo stesso tempo un “assaggio” del territorio. “Le bollicine esaltano la sensazione di frescura” conferma il barman, Giorgio Zoccante che fa questa professione da 20 anni. E l’ombra del Duomo, per una volta, non c’entra.

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Radio Trentodoc, I 29 produttori si raccontano Basta sintonizzarsi su Radio Dolomiti per ascoltare le storie di Trentodoc. Da qui a fine anno, alle ore 11.40, ogni lunedì va in onda una puntata dedicata ad un produttore diverso, che svela segreti ed aneddoti dello spumante trentino, accompagnato da un ospite, testimone della qualità e della piacevolezza… di quel Trentodoc, appunto.


LE AZIENDE TRENTODOC ABATE NERO S.a.S.

Tel. 0461/24.65.66

www.abatenero.it

ACCADEMIA DEL VINO CADELAGHET S.a.S. Tel. 0461/85.90.45 www.accademiadelvino.it

AGRARIA RIVA DEL GARDA

Tel. 0464/55.21.33

www.agririva.it

VITICOLTORI IN AVIO

Tel. 0464/68.40.08

www.viticoltoriinavio.it

BALTER Az. Agr.

Tel. 0464/43.01.01

www.balter.it

CANTINA ALDENO S.c.a.r.l.

Tel. 0461/84.25.11

www.cantina-aldeno.it

CANTINA D’ISERA

Tel. 0464/43.37.95

www.cantinaisera.it

CANTINA MORI COLLI ZUGNA S.c.a.r.l.

Tel. 0464/91.81.54

www.cantinamoricollizugna.it

CANTINA TOBLINO S.c.a.r.l.

Tel. 0461/56.41.68

www.toblino.it

CANTINE MONFORT S.r.l.

Tel. 0461/24.63.53

www.cantinemonfort.it

CAVIT S.c.

Tel. 0461/38.17.11

www.cavit.it

CESARINI SFORZA SPUMANTI S.p.a.

Tel. 0461/38.22.00

www.cesarinisforza.com

CONTI WALLENBURG S.r.l.

Tel. 0461/82.15.13

www.masowallenburg.it

ENDRIZZI S.r.l.

Tel. 0461/65.01.29

www.endrizzi.it

FERRARI F.LLI LUNELLI

Tel. 0461/97.23.11

www.cantineferrari.it

ISTITUTO AGRARIO DI S. MICHELE a/A FONDAZIONE EDMUND MACH

Tel. 0461/61.52.53

www.iasma.it

LETRARI Az. Agr.

Tel. 0464/48.02.00

www.letrari.it

MADONNA DELLE VITTORIE Az. Agr.

Tel. 0464/50.54.32

www.madonnadellevittorie.it

MASO MARTIS Az. Agr.

Tel. 0461/82.10.57

www.masomartis.it

METIUS Az. Vin.

Tel. 0461/60.53.13

www.methius.it

MOSER FRANCESCO Az. Agr.

Tel. 0461/99.07.86

www.cantinemoser.com

ROTARI – GRUPPO MEZZACORONA

Tel. 0461/60.39.06

www.rotari.it

PEDROTTI SPUMANTI S.a.S.

Tel. 0464/83.51.11

www.spumanti.it

PISONI Az. Agr.

Tel. 0461/56.41.06

www.pisoni.net

REVI’ Az. Vin.

Tel. 0461/84.25.57

www.revispumanti.com

SAN MICHAEL di Linardi Corrado

Tel. 0461/65.12.63

SIMONCELLI ARMANDO Az. Agr.

Tel. 0464/43.23.73

www.simoncelli.it

VIVALLIS S.c.a.

Tel. 0464/41.20.73

www.vivallis.it

ZENI ROBERTO Az. Agr. www.zeni.tn.it

Tel. 0461/65.04.56


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BubbleQ:bollicine e barbecue

E’il benvenuto in Trentino

Alfio Ghezzi chef della Locanda Margon di Trento

Christian Gottardi Maso Franch di Giovo

Alla Locanda Margon la sensazione che Trentodoc sia al centro dell’offerta enogastronomica diventa certezza ascoltando quanto dice lo chef Alfio Ghezzi, trentino (è originario delle Valli Giudicarie) che da poco ha preso le redini della cucina. “Locanda Margon si può definire un luogo di sperimentazione in cui si cerca di capire di continuo con quali piatti nascono gli abbinamenti migliori”. E aggiunge: “Le bollicine rappresentano un vino a tutti gli effetti”. Alla Locanda Margon lo sanno bene. Tanto è vero che il menù degustazione denominato “Suggestione Bollicine” è già da tempo apprezzatissimo dalla clientela. “E una volta tanto è il piatto a venire abbinato a Trentodoc e non viceversa”. Ma c’è di più. Al grido di “abbasso i luoghi comuni”, Ghezzi afferma che al giorno d’oggi tutti – clienti e ristoratori – hanno più competenza, per cui si cerca di fare il meglio. Chef e sommelier devono assomigliare sempre più al “cuoco pensante” professato da Gualtiero Marchesi. Anche per questo motivo è nata “BubbleQ”, che non è una strana gomma da masticare, ma la parola magica dietro cui si cela un nuovo modo di bere Trentodoc. “BubbleQ” nasce dalla contrazione delle parole Bollicine e Barbecue. Per l’estate proponiamo l’abbinamento di carni grigliate al metodo classico, preferibilmente un rosé con una componente importante di Pinot nero”. Trentodoc sta bene su tutte le portate, ancora meglio su quelle rinfrescanti, che invogliano la convivialità e lo stare all’aperto. “Trentodoc mi fa sentire orgoglioso di essere trentino” conclude Alfio Ghezzi. “Quando un prodotto della tua Terra è al top tu non puoi non sentirti in qualche maniera almeno in parte, artefice di quel successo”. E mentre lo dice, un po’ gli trema la voce.

hristian Gottardi è il nuovo referente di Maso Franch e mostra fin dall’inizio dell’intervista di gradire oltremodo nella sua professione quei momenti in cui si tratta di proporre Trentodoc ad un cliente. “Chi lo conosce sa che rispecchia la qualità e l’eccellenza del bere. Chi non lo conosce – e sono sempre di meno – mostra subito interesse non appena sente nominare il nome del marchio.” Quindi pazientemente lo si spiega, se ne svelano i segreti, fino a citare, ai più interessati, alcuni punti del disciplinare di produzione. “E lasci che le dica una cosa” propone Gottardi. Prego, faccia pure... “Quando qualcuno comincia con Trentodoc, come aperitivo, non lo lascia più, fino alla fine del pasto”. Matematico. Anche perché è bello degustarlo sempre: un calice con l’amico nel momento conviviale, con una persona importante, così come nel corso della classica cena romantica. La bottiglia è il convitato in più, l’amico che sa sempre dire le parole giuste al momento giusto. “D’estate è naturale che si abbia voglia di vini puliti e freschi, che non siano stucchevoli.” E che in più mettano in scena il prodigio delle bollicine. “Sì – conferma Gottardi – l’estate è proprio la stagione di Trentodoc”. Maso Franch è un’antica struttura immersa in un vigneto situato all’inizio della Val di Cembra ed è anche un ricercato Relais. “Offrire un Trentodoc ad un cliente che si prepara a soggiornare da noi è un modo tutto particolare per dirgli Benvenuto in Trentino”. Quando si dice “prodotto del territorio”…

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aso Burba si trova a Commezzadura, a due passi dal confine bresciano. Un particolare che per Gianpaolo Burba rende ancora più speciale il lavoro di promozione e di informazione su Trentodoc. “Il metodo classico Trentino va fatto conoscere, bisogna spingere ancora di più sulla qualità del prodotto. Specie in zone come questa, dove la concorrenza si fa sentire”. Molto è stato fatto negli ultimi anni, certo, ma tanto c’è ancora da fare. C’è una frase che Gianpaolo ripete più volte e che denota e sottolinea in un certo senso quell’unità di intenti che in Trentino accomuna ogni componente della filiera legata a Trentodoc: “Siamo all’inizio del cammino”. È vero, non dimentichiamo che pur avendo appena cominciato a lavorare sul

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I giovani lo richiedono e lo apprezzano Gianpaolo di Maso Burba,Commezzadura prodotto abbiamo già raggiunto risultati eccellenti. Vignaioli, vinificatori, ristoratori sono i tre anelli della robusta catena che stanno portando le bollicine trentine nell’Olimpo dei mercati nazionali ed internazionali. “Sono molto contento” dice ancora Gianpaolo “perché si vede che la cultura della gente sta cambiando”. Ad esempio? “Ad esempio rispetto all’estate stessa: è ormai palese che i clienti si stanno abituando a consumare bollicine durante tutto l’anno solare”. Poi ci sono altre particolarità. Per dirne una, rispetto alle tipologie, per il nostro intervistato, il Rosè sta procedendo con una marcia in più. “Non so spiegare perché, forse è questa sua particolarità a farlo apprezzare

così tanto”. In effetti, non sono poche le aziende che ultimamente hanno lavorato molto su questa tipologia. Un’altra cosa che fa ben sperare Gianpaolo Burba è la percezione che i giovani hanno di Trentodoc. “Si tratta di un’altra piacevole novità. Mi accorgo che molto spesso i ventenni anziché tuffarsi sui tradizionali boccali di birra, preferiscono degustare un calice di Trentodoc”. Da sottolineare che non si tratta di giovani particolarmente danarosi… “Non è una questione di ceti abbienti o meno. È il fascino di Trentodoc a lavorare su loro”. La seduzione di un marchio inconfondibile unita alla cultura del bere sano, aggiungiamo noi.


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Parente stretto della montagna

Un gioiello in enoteca da regalare

Sergio Rossi di Rifugio Fuciade, Val di Fassa

Mario Dematté, Enoteca Grado 12, Trento

Anche lassù in montagna, ai duemila metri del Rifugio Fuciade si beve Trentodoc. Ce lo conferma l’istrionico Sergio Rossi, proprietario del noto locale fassano. “Una volta si faceva fatica a parlare di spumante, veniva preso in considerazione solo per le grandi occasioni”. Oggi per fortuna le cose sono cambiate. Le bollicine trentine si sono evolute rapidamente, facendosi apprezzare sempre di più. Al Fuciade Trentodoc viene già da tempo consigliato a tutto pasto, magari come piacevole “conseguenza” di un aperitivo particolarmente gradito. E quest’estate? Sergio Rossi ha il piglio sicuro di chi sa cosa offre ai propri clienti. “L’estate è una stagione meravigliosa per bere Trentodoc. Ho già in mente di fare trovare quotidianamente ai miei ospiti un cestello di ghiaccio con una bottiglia, come forma di benvenuto all’esterno”. Uomini e donne, trentini e non: in ogni caso, a giudizio di Sergio, il ristoratore ha sempre il compito di istruire il cliente, di proporgli il meglio e spiegargli perché. E con Trentodoc in questo senso si va sul sicuro. Anche in alta montagna, laddove è adagiato il Fuciade. Il metodo classico esprime freschezza e legame con il territorio. “Si percepisce una grande affinità quando con un calice in mano osservi le montagne tutt’attorno” commenta il nostro intervistato. Rosè, Riserva, Brut: come fare a capire qual è il Trentodoc più adatto ad uno degli ospiti del Rifugio? “Diciamo che dobbiamo fare un po’ da psicologi e individuare il target, economico e gustativo, che abbiamo davanti”. Ma a proposito di montagna, in chiusura di intervista a Sergio Rossi torna alla mente un’altra delle cose in comune tra il Trentodoc e la montagna: l’arditezza. “Penso ad esempio all’abbinamento con i piatti succulenti della tradizione trentina, i crauti ad esempio: un’esperienza unica”. Più ardito di così…

n’enoteca è una sorta di tempio in cui ogni giorno viene celebrata la cultura del buon bere. Mario Demattè e Fabio Leali sono da quasi dieci anni i factotum della storica e centralissima enoteca Grado12 di Trento, locale che da 70 anni offre il top dell’enologia. Certo, per poter essere messa in vendita lì, una bottiglia deve superare le forche caudine dell’assaggio molto professionale e qualificato dei due proprietari. Tuttavia con un prodotto del territorio come Trentodoc, Mario e Fabio sanno di andare ogni volta sul sicuro. “Ai nostri clienti cerchiamo sempre di garantire il meglio”. Certo, è una questione di fiducia. E con Trentodoc la fiducia viene ripagata sempre. Qualsiasi sia il motivo dell’acquisto. “Molti domandano un’etichetta di metodo classico trentino per fare un regalo elegante e originale, oppure per portare una bottiglia ad una cena tra amici” precisa Mario. Ma c’è anche chi desidera portarselo a casa per allietare il proprio di palato. Insomma, c’è tanta curiosità attorno a Trentodoc, i due enotecari ce lo confermano. “Agli appassionati piace conoscere da dove proviene il vino che vanno ad acquistare. Soprattutto se si tratta di bollicine”. E voi? “Rispondiamo, naturalmente”.

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Degustarlo in una delle piazze più belle d’Italia Alfredo Chiocchetti dello Scrigno del Duomo,Trento l salotto della città. Spesso viene definita così Piazza Duomo a Trento, luogo simbolo che nei mesi estivi pullula di tavolini all’aperto. Quelli dello Scrigno del Duomo, ad esempio, rinomato ristorante posto proprio all’ombra della torre campanaria che propone ai suoi clienti calici di fresco Trentodoc, per un aperitivo o a tutto pasto. “Un vino meraviglioso, che si presta a tutti gli abbinamenti” non ha dubbi Alfredo

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Chiocchetti, chef storico dello Scrigno. Come mai? “Il fatto che lascia il palato pulito permette un riscontro più netto e preciso dei sapori delle pietanze”. Gli fa eco Franco Zanella, sommelier, che racconta come, nel cuore della città, i clienti domandano sempre prodotti che rispecchino il territorio. Ecco allora le bollicine di qualità… “Una cosa è certa: quando proponiamo Trentodoc a tutto pasto, magari superando un’iniziale sorpresa, il cliente resta soddisfatto e la volta successiva chiede lui stesso di rifare l’esperienza”.

L’importanza del calice giusto Nicola Marcantoni dell’Antico Pozzo,Trento are il ristoratore vuol dire anche proporre al cliente le cose buone e di qualità – in una parola, le eccellenze enogastronomiche – che il territorio ha da offrire. Ecco perché per Nicola Marcantoni, patron e fondatore del Ristorante “Antico Pozzo” di Trento Trentodoc è una sorta di imperativo. “Un prodotto che nel mio locale ha in poco tempo fatto piazza pulita di tutti gli altri, mettendosi al centro dell’offerta”. Il metodo classico è un insuperabile biglietto da visita, un segno di benvenuto che il cliente mostra sempre di apprezzare. E come ogni biglietto da visita che si rispetti, anche Trentodoc va presentato e offerto nella giusta maniera. Con un calice appropriato, ad esempio. “Proprio così. Ogni bicchiere ha il suo

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perché – sottolinea Nicola – con alcuni magari si riesce ad apprezzare meglio la “coreografia” del perlage, ma è con un calice più aperto che si riescono ad esaltare e quindi ad apprezzare meglio i profumi di Trentodoc”. Già, perché le bollicine trentine sono soprattutto un’esperienza sensoriale, il gioco di ricercare nel calice le fragranze del territorio o addirittura, nello specifico, dei boschi oppure dei lieviti… Magari il tutto in uno splendido pomeriggio d’estate, tra le pittoresche vie del centro storico di Trento o di una borgata trentina, quando la freschezza del metodo classico concede un insperato sollievo a chi decide di degustarlo. “…nel calice adatto – insiste Nicola Marcantoni –. Deve essere, largo e alto, che faccia saltar fuori i profumi.. senza quello, Trentodoc non può essere apprezzato appieno. Lo scriva, mi raccomando”. Fatto.

“Bere in maniera responsabile fa apprezzare di più Trentodoc” Per informazioni: Trentino S.p.A. info@trentodoc.it www.trentodoc.it

FOTO DI: R. Kiaulehn C. Baroni D. Lira R. Magrone G. Deflorian P. Geminiani G. Zotta TESTI A CURA DI: Trentino SpA



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