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due:cunti piccole letture

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MICHELA DE DOMENICO

IL RIPOSO DELLE FERE UN SOGNO DI MARE A FUMETTI A CURA DI

MARCO LO CURZIO

LIBERAMENTE ISPIRATO A

HORCYNUS ORCA DI STEFANO D’ARRIGO

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IL RIPOSO DELLE FERE L I B E R A M E N T E I S P I R ATO A

HO R CY N U S O RCA DI ST E FA N O D’ARRIGO

michela de domenico Altri volumi pubblicati: 1/ CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO dario morelli 2/ IL PALLONARO enrico giorgio

due:cunti

piccole letture supplemento a Ufficio Spettacoli n. 14 del 7/7/2006 direttore responsabile Luciano Fiorino editrice ComunicAzione s.c.a r.l. via Grattoni 1, 98122 Messina Tel. 090/6411022

grafica Marco Lo Curzio stampa Samperi s.a.s. Š M. De Domenico /ComunicAzione Ogni riproduzione vietata

luglio 2006

In collaborazione con:

E qui infatti, alla prima occhiata da uomo che si d ava in giro, vedeva attraverso quel nero pulviscolo una lunga fila di vecchie fe re, maschi e fe mmine, che come vira s s e ro in quel momento da sudest, sfiorando Strombolicchio prima e S t romboli poi, gli sfilavano davanti dirette a sud, a occhio e croce in direzione di Vu l c a n o . H ORCYNUS ORCA


d:c l'indistinto, il mondo, per prenderne le misure, e così trovare il proprio “senso” locale. E questo sogno deve essere disegnato, non raccontato, deve prendere sostanza e concretezza attraverso il segno, il proprio.

Senza parole Sembra che gli uomini abbiano da sempre il desiderio inconscio di disegnare i propri sogni. Non raccontare, quello è un ripiego a cui culturalmente siamo abituati dalla mancanza di un'educazione pratica, almeno in occidente. I bambini, ben più pratici di linguaggi non verbali, per gran parte dell'infanzia non disegnano la realtà ma una sua trasfigurazione, un insieme di sogno e desiderio, che infatti spesso ne è elemento fondante. Non è un mistero poi che molte culture tribali, come gli aborigeni australiani o gli indiani d'america, abbiano (avuto?) una grande considerazione del valore sociale dei sogni e del disegno come pratica per il loro “svelamento”. Sembra che alcuni di loro attendano tutta la vita che in sogno gli appaia la mappa del luogo a cui sono destinati, un sogno molto concreto, un percorso da tracciare nel-

Senza proseguire oltre in campi disciplinari che ben poco ci appartengono, possiamo però dire che non saremmo qui se non credessimo nel valore quasi taumaturgico del disegno. E nel valore evocativo del fumetto, strumento a noi vicino per cultura e costume, che ci piaccia o no. Per questo abbiamo ceduto ad una sfida, o forse ad un sogno. Estrarre un frammento di un opera letteraria tra le più controverse, discusse e insieme sconosciute del nostro '900, l'epico Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo, e proporla attraverso il disegno a fumetti. Attenzione, non tradurla, che sarebbe presuntuoso senza una vera coscienza e conoscenza del testo ma solo “vederla” attraverso immagini, carta e inchiostro, per tentare di incarnare quel desiderio infantile di trasfigurare quanto conosciuto o intuito. Senza parole. “Il riposo delle fere” non le usa, e così tradisce la sua stessa natura di fumetto, che della sinergia tra testo e segno si nutre raggiungendo, talvolta, non la facilità della comprensione ma la completezza della comunicazione. Non troverete parole in questo breve fumetto, ma troverete sogni; primo fra tutti

quello di 'Ndrja Cambria, protagonista del romanzo di D'Arrigo, a cui si svela davanti agli occhi il mistero della morte delle fere, in una lenta visione onirica che mescola epica ed estatica rivelazione. Vedrete il sogno di un animale che attraverso la morte, sentita inevitabile, traccia un percorso fisico (non diverso da quello cercato nei sogni dalle tribù indiane per una vita) cercando un senso ad una esistenza di vagabondaggi e razzie tra le reti dei pescatori, trovandolo in un gesto riservato di purificazione, che ha come ricompensa la restituzione di un nome. Non ultimo ci piacerebbe, ingenuamente, che questo racconto per immagini fosse anche vicino al sogno di D'Arrigo che per una vita cercò attraverso il lavoro sulla parola, il senso di un mondo incapace di guardarsi, in un solo momento, nel mondo e fuori di esso, nel tempo, e tracciare mappe di sogni per tornare a capire. Marco Lo Curzio

Molte delle considerazioni fatte, e in parte anche del lavoro di Michela sul fumetto, sono un frutto postumo dell’enorme energia spesa in passate collaborazioni con il Parco Horcynus Orca di Capo Peloro. Dei molti compagni di viaggio di quell’esperienze, partiti o ritrovati, un pensiero particolare va alla lucidità, talvolta alla deriva, di Caterina Pastura.


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IL RIPOSO DELLE FERE sognava a occhi aperti che scopriva il cimitero delle fere, luogo segretissimo e infernale, dove, presentendo prossima la loro fine, le fere vecchie se ne andavano a morire in solitudine.

N'Drja sogna; addormentato sfinito sulla rena, si vede ragazzo, inquieto in un mondo forse troppo grande; invaso da un bisogno viscerale di capire, senza sapere cosa.

La fera è il delfino. E non lo é. Il lettore di Horcynus Orca vive questa bipolarità per gran parte del libro/viaggio, è asse portante dei continui giochi con le parole di D'Arrigo, nel rimando tra metafore e simbolismi di cui è impregnata l'opera. La fera è cattiva nel mondo dei pellisquadre, i pescatori di Cariddi, rompe le reti e fa razzia di pesce, si fa scherno del lavoro degli uomini; il delfino è la fera come catechizzata, spogliata della sua natura dannivola, riassume il suo ruolo nobile di animale giocoliere, artista di mare, intelligente e giocoso. In Horcynus Orca questo sve l a m e n t o della duplice anima dell'animale avviene nel mistero della loro morte, a tutti sconosciuta. Era come se il sonno gli avesse pigliato solo metà mente, e metà mente invece non gli riuscisse d'impossessarsene; (…)

Allo sbarbatello gli veniva da piangere. Affondato fra quelle dune di cenere nera e fredda, si sentiva vincere da una grande stanchezza, come se quell'arrancare a vuoto nella cenere, gli avesse massacrato le ossa; lo pigliava lo sconforto di avere fallito il suo scopo, che era di trovare quella cosa incognita.

E perchè gli sia rivelato il mistero, in un sogno di un sonno ad occhi aperti, la sua natura deve percorrere ogni stadio d'età, svegliarsi ragazzo per sentire l'urgenza della scoperta ma diventare adulto, per comprenderne il significato. …cresceva corpo corpo e spigava in tutto il suo personale di giovanotto, in quello che era al presente, con la barba fitta di giorni, dentro la divisa di ex marinaio(…) E qui infatti, alla prima occhiata da uomo che si dava in giro, vedeva attraverso quel n e ro pulviscolo una lunga fila di vecchie fere, maschi e femmine, che come virassero in quel momento da sudest, sfiorando Strombolicchio prima e Stromboli poi, gli sfilavano davanti diretta a sud, a occhio e croce in direzione di Vulcano.

Comincia una silenziosa rincorsa negli abissi, dietro le fere finalmente risolute, irreggimentate becco coda, in una lunga fila compatta, in

direzione del vulcano. Una percorso rituale dalla superficie alla pro fondità, una deriva cosciente verso un luogo che trascende la realtà per abbracciare il mito, unico scenario possibile di questo viaggio. E' nel crat e re del vulcano, fuoco dentro l'acqua, l'ultimo atto. Senza ripensamenti le fe re in un salto sono dentro la lava, e in un attimo, una dopo l'altra, sono già ossa, carcassa antica, fossile. Lo colpiva, allora, un particolare di quella morte per fuoco, un particolare che però era forse il suo movente, l'anima di tutto il mistero: lo colpiva, cioè, il fatto che il fuoco non le faceva passare per lo stadio infame e abominevole della carogna, ma dalla morte le passava d'un colpo allo stato di carcassa dove nulla resta più della vita e del suo esteriore che faccia ribrezzo. (…) La fera gli aveva fatto la rivelazione: si era spogliata del suo stile di vita, d'ogni astuto ornamento di mente, del suo seducentissimo, truffaldino esteriore, per farsi spiare, nuda sino all'osso nell'intimo. Guarda il cuor mio, sembrava dire a chi non l'aveva mai fatta capace di avere un cuore.

La ricompensa a questo gesto di profonda consapevolezza della vita è la restituzione di un nome, purificato del suo destino in vita: delfino. (M.L.C. e M.D.D.) Citazioni nel testo dall’edizione originale: D ’ A R R I G O S., H o rcynus Orca, Mondadori, 1975.


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rchitetto e fumettista, nata a Messina il 26 dicembre 1968, insegna disegno e storia della moda. Ha pubblicato su parecchie riviste italiane quali Fa g o r g o, Kerosene, Ninos Ferrato, Fumettagenda, Schizzo e Nonzi, su testi di Gabriella DavĂŹ e Marco Lo Curzio. Per Mondo Naif realizza, Buio e La voce, su testi di Vanna Vinci e Giovanni Mattioli, Lighea, liberamente tratto dal racconto di Tomasi di Lampedusa e un breve diario a fumetti su Messina. Il “centro fumetto Andre a Pazienzaâ€? le ha dedicato un numero monografico Quando qualcosa si rompe, realizzato su sceneggiatura di Roberto Irace. Ha avuto esperienze in campo, pubblicitario, multimediale e cinematografico, realizzato i fumetti per il film Senso unico, del regista indiano Aditya Bat t a c h a r ya (con Stefania Rocca e Lothair Bluteau) e quelli per il cortometraggio I 36 colpi (con Sergio Rubini). Ha partecipato a mostre personali e collettive tra cui F u m e t t a a Spinea (VE), Montalbano a fumetti e Palermo-Dubrovnik A/R a Palermo e Dubrovnik, Spazi aperti a Siracusa, Arti visive 2 a Genova, Clipstrip a Ferrara, Futuro Anteriore a Napoli, Caserta e Cremona. Progetta e gestisce per Sciara s.r.l., corsi, laboratori ed eventi legati al mondo del fumetto.


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e nel fumetto talvolta la parola sente il bisogno di mettersi da parte e lasciare spazio al segno, non è difficile che altre volte invada la pagina, lasciando alle immagini un ruolo di sostegno. Non didascalie ma percorsi paralleli, concentrazioni di senso, visioni, forse nuovamente sogni o desideri. Desideri alimentati dalla memoria, come in questo breve viaggio di Michela De Domenico nella “sua” città.

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Dove vanno a morire i delfini? Quale rotta istintiva o cosciente scelgono come ultimo viaggio le creature marine reputate più simili all’uomo? Liberamente tratto da uno dei più intensi episodi di Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, un silenzioso viaggio a fumetti nelle profondità marine e nel mistero di sogni e segni.

euro 2,50

Michela De Domenico è architetto e fumettista. Ha pubblicato su riviste del settore ed esposto in tutta Italia. Il suo lavoro su Horcynus Orca nasce da una collaborazione per il Parco omonimo, dove ha curato corsi di fumetto e progetti culturali.

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IL RIPOSO DELLE FERE UN SOGNO DI MARE A FUMETTI LIBERAMENTE ISPIRATO A

HORCYNUS ORCA DI STEFANO D’ARRIGO


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