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Sommario Direttore EDITORIALE Flavio Guidi - flavio.guidi@mondolavoro.eu COORDINATORE EDITORIALE Guido Guidi - guido.guidi@mondolavoro.eu

COVER STORY

12. Ricerca e diagnosi tumorali, un centro di eccellenza per il Centro-Sud Italia

Direttore responsabile Paolo Duranti - p.duranti@mondolavoro.eu

BANDI

34. I CONTRIBUTI E GLI INCENTIVI SUDDIVISI PER REGIONE

36. Dossier SANITA’

Direttore EDITORIALE ABRUZZO Donato Parete - donato.parete@mondolavoro.eu UFFICIO COMMERCIALE Giuseppe Mascetti - g.mascetti@ggfgroup.it cell. 349 5858313 Editrice GGF GROUP www.mondolavoro.eu Registrazione tribunale di Ancona n°12 del registro periodici del 14 aprile 1994 REDAZIONE MARCHE

REDAZIONE ABRUZZO

Via Albertini, 36 Gross Ancona 60131 Ancona AN Tel. 071 2133300 marche@mondolavoro.eu

Via Mazzini, 75/1 65122 Pescara PE Tel. 085 27543 abruzzo@mondolavoro.eu

HANNO COLLABORATO AL NUMERO Roberto Antonella, Agnese Ausili, Michele Barchiesi, Immacolata Barone, Asmae Dachan, Lorenzo Dattolo, Fabio Di Giulio, Ilenia Funari, Sara Gatti, Guido Guidi, Christian Lucconi, Giuseppe Mascetti, Laura Palanga, Cristina Panara, Enrico Picchio, Michela Rossi, Michele Sasso, Alessandro Stecconi, Alberto Tenan

CAPOREDATTORE Andrea Beato HANNO COLLABORATO AL NUMERO Sergio Di Tillio, Emanuela Gennaioli, Diego Panico, Valerio Simeone, Massimo Di Cintio, Francesca Lupone, Roberto Di Gennaro, Guido Ramini, Maurizio O.Delfino, Francesca Cicchinelli, Isabella Pennoni, Esilde Collini

Chiuso in redazione il 07/10/2010 Grafica e impaginazione: ricciarelli.it Stampa: Grafiche Ricciarelli di Ricciarelli Bernardino via S. Ubaldo, 41 60030 Monsano (AN) Poste italiane Spa d.l. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, comma 1, DCB Ancona autorizzazione direzione provinciale pt Ancona Una copia euro 2,00 Arretrati euro 4,00 Abbonamento annuale euro 15,00 modalità di pagamento a mezzo versamento su: C.C. Postale n°4072844 bonifico bancario presso Banca Popolare di Ancona Agenzia Ancona 1 – C.C. n°11154 – CAB 02684 – ABI 05308 – CIN l “Mondo Lavoro” offre esclusivamente un servizio, non riceve compensi nelle contrattazioni, non effettua commercio, non è responsabile per la qualità, provenienza o veridicità delle inserzioni. La direzione di “Mondo Lavoro” si riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere una inserzione a proprio insindacabile giudizio. L’editore non risponde per eventuali ritardi o perdite causate dalla non pubblicazione dell’inserzione per qualsiasi motivo. Non è neppure responsabile per eventuali errori di stampa. Gli inserzionisti dovranno rifondere all’editore ogni spesa da esso eventualmente sopportata in seguito a malintesi, dichiarazioni, violazione di diritti ecc. a causa dell’annuncio. Si precisa che tutte le inserzioni relative a richieste od offerte di lavoro debbono intendersi riferite a personale sia maschile sia femminile, essendo vietata, ai sensi dell’art.1 della legge del 9/12/77 n.903, qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al mondo del lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o ramo di attività. È vietata la riproduzione totale o parziale di tutti i testi, i disegni, le foto riprodotte su questo numero del giornale. Manoscritti, disegni e foto, anche se non pubblicate, non vengono restituite. Tutti i diritti riservati. IMPORTANTE Ricordiamo ai lettori e ai richiedenti le pubblicazioni qui contenute che tutte le rubriche hanno la sola funzione di creare occasioni per il soddisfacimento dei leciti interessi – che questi vengono collocati secondo le loro caratteristiche e le indicazioni ricevute – che è assolutamente escluso ogni interesse di intermediazione dell’editore. Questi non si assume, né del resto si può assumere, responsabilità per gli eventuali tentativi di lettori e richiedenti di utilizzare annunci e loro collocazioni in rubriche per finalità illecite. Per siffatti abusi l’editore si riserva ogni azione legale, anche per i danni subiti.

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70. SPECIALE LUSSO PRIMO PIANO

10. “L’INFORMATION TECHNOLOGY TRASFORMERÀ IL NOSTRO MODO DI VIVERE, NON SOLO DI LAVORARE” 11. “LO SPORT COME STRUMENTO DI INTEGRAZIONE SOCIALE”

RICERCA

18. DUE MILIONI DI .IT

IMPRESE

20. L’IMPRESA DEL FUTURO: QUALI SOLUZIONI E QUALI PROSPETTIVE? 22. Tecno Service IL NUOVO CONTO ENERGIA

EDILIZIA

24. Ordine degli Architetti ARCHITETTI: CRISI DI UNA PROFESSIONE

ASSOCIAZIONI

26. Cna CNA MARCHE E FIDIMPRESA PIANGONO GIULIANO DRUDI

FORMAZIONE E LAVORO

28. Unicam INFORMATION TECHNOLOGY, UNICAM É ALL’AVANGUARDIA 30. IMPRENDERO’! COME FARE?

INTERNAZIONALIZZAZIONE

32. BATTISTELLI E ROCCHEGGIANI ARCHITETTI ASSOCIATI PRESENTI ALL’EXPO DI SHANGHAI

ENERGIA

102. LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA DELLE FONTI RINNOVABILI 105. BICOMBUSTIBILI, LA SFIDA ECOCOMPATIBILE DELLE NUOVE ENERGIE

TIME OUT

106. “LA TECNOLOGIA ESASPERATA È UN FRENO ALLA CREATIVITÀ DELL’INDIVIDUO” 108. LE MARCHE: UN SET NATURALE PER PELLICOLE D’AUTORE 109. LUCA LATTANZIO, LA STELLA DI NUMANA BRILLA NEL FIRMAMENTO MUSICALE

EVENTI

111. CAMBIARE OGGI, PER COMPETERE DOMANI 112. MARAVIGLIA TRAVEL PRENDE IL VOLO DA UN PALCOSCENICO D’ECCELLENZA

OFFERTE DI LAVORO

114. OFFERTE DI LAVORO QUALIFICATO

NEL PROSSIMO NUMERO (DICEMBRE): SPECIALE ECONOMIA E FINANZA


Editoriale

Il costo della sanità, il risparmio, l’occupazione

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iviamo un momento in cui l’economia è depressa, risultato di una crisi congiunturale e in buona parte, a mio parere, strutturale. I fattori che determinano lo stato d’essere e il crescere dell’economia interna del Paese e la relazione con altre economie (cioè quella che chiamiamo “competitività”) stanno perdendo i caratteri di sostegno e di spinta. I costo del lavoro è alto, perché i contributi sono alti, in dipendenza, in larga misura, della spesa per l’assistenza sanitaria e previdenziale; la pressione fiscale è elevata. La spesa delle Regioni si concentra prevalentemente sulla sanità e sulle spese di struttura. Poche le risorse che vengono riservate ad incentivare le politiche di sviluppo e di orientamento all’economia. Il costo della sanità è il centro dell’economia regionale. Esistono però spazi di risparmio. Se questo centro di costo venisse sottoposto in modo sistematico ed energico ad attenta ricerca di economie, ci accorgeremmo che le risorse che si renderebbero disponibili sarebbero molte. Ogni milione di euro risparmiato e destinato a sostenere l’economia si trasformerebbe in 40 posti di lavoro permanente con opportunità di dare vita a processi di ricerca, innovazione e diversificazione. Quanti milioni di euro possono essere risparmiati? Quanta nuova occupazione può essere realizzata? Il risparmio crea nuovo reddito, ricchezza, competitività, sviluppo. In questo modo si lavorerebbe per la competitività e per il rilancio dell’economia. Il tutto può essere realizzato introducendo managerialità in campo sanitario, introducendo la funzione di pianificazione e controllo economico e finanziario. Dei buoni manager e/o consulenti sul risparmio, senza che questi subiscano condizionamenti politici e burocratici clientelari, potrebbero generare tante risorse fresche da reimpiegare proficuamente. La cultura aziendale, la cultura dell’efficienza della spesa, del risparmio, della qualità, deve entrare prepotentemente in questo comparto della vita sociale. La politica deve far propria questa cultura affinché nelle scelte di organizzazione e strutturazione del servizio si possa ragionare anche in una nuova dimensione: quella dell’efficienza e del risparmio. La formazione può anch’essa giocare un ruolo positivo nel processo di sviluppo manageriale della gestione di questa funzione, se destinata ai quadri deputati al governo di queste attività. La strada è lunga, ma se si inizia i risultati possono essere rilevanti, perché elevato è il rapporto risultato/sforzo. Flavio Guidi

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Primo piano

“L’information Technology trasformerà il nostro modo di vivere, non solo di lavorare” Il marchigiano Pietro Berrettoni, manager ICT del Gruppo Angelini, fino al 2009 Presidente del ClubTi Marche, ora è Presidente di FIDAInform, la Federazione Nazionale delle Associazioni Professionali di Information Management

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residente Berrettoni, cos’è FIDAInform? “FIDAInform, che raggruppa tutti i Club presenti in Italia, è nata nel 1984 su iniziativa di alcuni professionisti dell’ICT (Information and Communications Technology). L’associazione, che non ha scopo di lucro, è aperta a tutti gli esperti, professionisti (anche se non dirigenti) del settore, che vi partecipano a titolo personale e non aziendale. Ai vertici dell’ente viene eletto ogni tre anni un Consiglio Direttivo, come prevede lo Statuto”. FidaInform è l’unica federazione presente in Italia in ambito ICT che può vantare una presenza capillare sul territorio. Ciò permette di andare incontro alle esigenze e problematiche sia nazionali che locali dei vari distretti industriali presenti nel Paese”. Che cosa sono i ClubTi e qual è la loro missione ? “Ogni ClubTI promuove attività di ricerca, informazione e formazione, anche in collaborazione con le università, favorisce sinergie tra queste e le imprese, organizza eventi e scambi culturali. Vista anche la congiuntura economica si pone la sfida di coinvolgere tutti gli attori dell’economia nazionale e territoriale stimolando il confronto tra imprese, associazioni di categoria, mondo accademico e istituzioni”. Occorre investire di più nell’acquisizione di tecnologia? “Questo è il primo passo, ma non basta: occorre avere le idee chiare su ciò che si vuole. Gli investimenti in tecnologia e ICT , infatti, sono sottoposti sempre più a vincoli di spesa , vincoli finanziari e più in

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Pietro Berrettoni

generale risentono negativamente dello “scetticismo” da parte degli imprenditori – top management in termini di benefici ed efficacia (spesso per altro giustificato). Il direttore dei Sistemi Informativi deve poter “dimostrare” e “misurare” il ritorno degli investimenti ICT. Per fare questo le persone del dipartimento IT vanno messe in condizione di relazionarsi con le altre aree aziendali, soprattutto con quelle più vicine al core business”. Qual è il rapporto tra competitività dell’impresa e investimenti in ambito ICT? “Esiste indubbiamente una corrisponden-

za diretta tra il livello di competitività ed efficienza dell’impresa e l’ICT spending (come emerge da molti studi di settore di accreditati analisti nazionali e internazionali). É necessario valorizzare gli investimenti ICT tramite un approccio manageriale e strategico in cui il responsabile dei Sistemi Informative deve saper “leggere” il contesto in cui opera adeguando le tecnologie al business e ove possibile anticipando le scelte rispetto ai reali bisogni dell’impresa. Inoltre deve poter guidare il cambiamento legato all’adozione di nuove tecnologie sviluppando una attenta ed efficace attività di education volta ad un uso corretto e ottimale delle tecnologie stesse al fine di ottenere una maggiore integrazione dei processi aziendali. “Spiegare e far “comprendere” il valore dell’ICT : questa è la vera sfida che FIDAInform assieme ai club territoriali si pone attraverso la formazione manageriale dei professionisti ICT”. Per concludere secondo Lei quali sono i fattori di successo su cui l’azienda si dovrà focalizzare? “Innovazione, qualità e velocità. In questo senso l’IT è fattore abilitante rispetto a questi driver e sempre più trasformerà il nostro modo di vivere e di lavorare, migliorando la nostra qualità di vita. E di conseguenza anche i modelli di business. Da un punto di vista imprenditoriale l’obiettivo sarà quello di generare valore e aumentare la redditività dell’azienda. Tutto ciò sarà possibile se Informazione, business e tecnologia cammineranno alla stessa velocità”. di Immacolata Barone


Primo piano

“Lo sport come strumento di integrazione sociale” Andrea Cardinaletti, “Marchigiano dell’Anno”, presidente del Credito Sportivo, ci parla della Fondazione Gabriele Cardinaletti di Jesi

nerale, quando - come Vice Direttore Generale - ho assunto l’incarico di Direttore Commerciale. Nel 2007, infine, sono stato chiamato dal Governo Italiano a presiedere l’Istituto per il Credito Sportivo”.

Andrea Cardinaletti

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residente Cardinaletti, ci parli un po’ di Lei: origini familiari, studi, carriera... “Nasco da una famiglia di commercianti marchigiani che mi aiuta a crescere trasferendomi la passione per il lavoro e per lo sport. Cresco dividendomi tra scuola e calcio negli anni in cui la strada rappresentava il campetto dove allenarsi quotidianamente. La mia carriera sportiva parte dalla Aurora Jesi, passa per la Jesina fino a raggiungere il Milan, con il quale ho anche esordito in prima squadra in due gare di Coppa Italia. Nel 1978, mentre frequentavo l’università ho ricevuto la lettera di assunzione alla Banca Popolare di Ancona: ho accettato, lasciando la carriera di calciatore. Nel corso dei trent’anni di banca ho ricoperto diversi ruoli fino alla direzione ge-

Di cosa si occupa questo ente? “Dal 1957 l’ICS, attualmente l’unica banca pubblica del Paese, si occupa di finanziare lo sport italiano, in particolare le strutture sportive. Sinora ha finanziato oltre 24.000 impianti in tutta Italia. Da qualche anno operiamo anche nel settore culturale, ma la mission prevalente rimane quella dell’ambito sportivo. L’Istituto è, in sintesi, il punto di riferimento del sistema sportivo e l’obiettivo è essere come Banca dello Sport italiana una risorsa per tutto il nostro Paese”. Lei per motivi professionali vive a Roma: ha mantenuto rapporti con le Marche? “Vivo a Roma per esigenze lavorative ma la mia residenza e le mie radici sono a Jesi, dove risiede la mia famiglia e dove trascorro tutto il mio tempo libero. Il legame con il territorio di origine per me è vitale e seguo con molto interesse ciò che capita nella mia regione e nella mia città, sia dal punto di vista economicofinanziario che sportivo. Frequento alcuni dei protagonisti del mondo dell’economia e dello sport. Con loro condivido l’idea che il nostro territorio non ha ancora raggiunto una sufficiente consapevolezza di come sfruttare le enormi potenzialità che esprime attraverso la propria identità, che ci distingue e si distingue ma non coglie il valore che genera sia dal punto turistico che artigia-

nale, industriale e manageriale. Insomma, bisognerebbe far emergere i nostri talenti e i nostri prodotti, rilanciando l’artigianato, il turismo e l’industria. Innovare non vuol dire abbandonare le risorse di sempre ma investire su di esse per attualizzare l’offerta”. Fondazione Gabriele Cardinaletti: ci potrebbe illustrarne le finalità, le attività e i progetti? “Ecco, questo è il modo che io - insieme a Stefano Cerioni, Gianluca Marchegiani, Roberto Mancini, Michele Maggioli, Alberto Rossini, Giovanna Trillini e Valentina Vezzali – ho scelto per restituire concretamente al nostro territorio tutto quello che abbiamo ricevuto. Grazie agli oltre 500 soci che ci sostengono ci stiamo impegnando per realizzare dei progetti nello sport e nel sociale che esaltino a livello nazionale l’eccellenza che il nostro territorio esprime. Noi crediamo nella forza dello sport come strumento di integrazione sociale e sviluppo e cerchiamo di dimostrarlo realizzando delle iniziative che ci consentano di stabilire un contatto con i giovani dai quali ci aspettiamo che il futuro della nostra città e della nostra regione sia sempre migliore. Tra i progetti più importanti che stiamo portando avanti, c’è il concorso l’Amico Atletico, divenuto nel giro di pochi anni un evento nazionale molto sentito e apprezzato per l’etica nel mondo dello sport. Non dimentichiamo poi ”Atletico Scuola“, che si occupa dell’inserimento dei giovani diversamente abili nello sport”. di Giuseppe Mascetti

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Cover story

fabio VERDINI

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Ricerca e diagnosi tumorali, un centro di eccellenza per il Centro-Sud Italia Fabio Verdini, un giovane e noto imprenditore maceratese, ha deciso di intraprendere una nuova iniziativa esclusivamente per scopi benefici: coinvolgere gli imprenditori marchigiani in alcuni importanti progetti di ricerca contro le malattie a forte diffusione sociale

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ignor Verdini, noi tutti La conosciamo come imprenditore nel mondo dell’intrattenimento e del turismo. Ma oggi La incontriamo per un altro motivo: Lei è l’artefice di un’iniziativa particolare: sensibilizzare gli imprenditori marchigiani su di un tema (purtroppo) di strettissima attualità: la ricerca sul cancro. Ce ne vuole parlare? “Volentieri, ma non prima di correggerla su due cose: innanzitutto non mi definirei proprio l’artefice dell’iniziativa... sono un semplice volontario di un ente totalmente non profit, cioè senza finalità di lucro, che – coinvolto da amici che stimo moltissimo – ha deciso di mettere tanta energia, passione, esperienza e, se mi permette, le mie capacità a disposizione di un progetto molto chiaro, altruistico e molto importante per le regioni del Centro-Sud. E poi vorrei precisare – anche se sul punto torneremo più tardi – che la Fondazione non svolge soltanto attività di ricerca”. Stiamo parlando di un ente morale, la HHF/Human Health Foundation Onlus. Quando nacque? “Diciamo che in un certo senso la Fondazione è frutto di un’iniziativa della Banca Popolare di Spoleto: in particolare, l’idea sorse nel 2006, all’indomani di una visita a Philadelphia del Presidente della BPS, Giovannino Antonini. Nell’occasione incontrò uno scienziato italiano, il Professor Antonio Giordano (intervista a pagina 44 ndr), impegnato in loco in attività di ricerca e da lì nacque l’idea di costituire un ente non profit dedicato, appunto, alla ricerca sul cancro. Ma oggi l’ente, di cui Giovannino Antonini è Presidente e il Professor Antonio Giordano Direttore Scientifico, intende caratterizzarsi anche per servizi di prevenzione e informazione al cittadino, non soltanto per la ricerca”. Nel mondo della ricerca sul cancro operano già dei grossi centri... “É vero: vi sono strutture molto forti – pensiamo ad esempio alla Fondazione Veronesi e all’Airc, che raccolgono centinaia di migliaia di euro – che tendono però a concentrarsi essenzialmente sul Nord. Noi vorremmo invece essere presenti nel Centro-Sud Italia, a beneficio della popolazione locale”. Parliamo delle attività scientifiche. “Recentemente, il 7 giugno di quest’anno, è stato inaugurato il nostro centro di ricerche di Terni: l’Istituto di Bioscienze della Salute Umana.

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Cover story La struttura, diretta dal Professor Antonio Giordano, ospita una trentina di giovani ricercatori. Il Professor Giordano può vantare una lunga esperienza internazionale nella direzione scientifica di istituti di ricerca. Non a caso negli Stati Uniti è direttore dello Sbarro Institute for Cancer and Molecular Medicine di Philadelphia, è stato nominato per chiara fama Professore di Anatomia Patologica presso il Dipartimento di Patologia Umana ed Oncologia dell’Università degli Studi di Siena. Finalmente dopo anni di successi all’estero, il Professor Giordano trova anche in Italia i riconoscimenti umani e scientifici che merita. Con la sua guida, la Fondazione intende non soltanto finanziare l’attività di scienziati in centri di ricerca sparsi nel mondo: vogliamo assumerli, ma questo ovviamente comporta costi notevoli ... parliamo di centinaia di migliaia di euro, talvolta di milioni”.

L’incidenza della malattia ha avuto un incremento del 10 per cento negli ultimi dieci anni. Gli uomini si ammalano di tumore al polmone, del colon retto e della prostata mentre le donne si ammalano di tumore alla mammella, colon retto, polmone e collo dell’utero. Mentre venti o trent’anni fa si parlava di male incurabile, oggi fortunatamente non è più così. Ma molto dipende dalla prevenzione e dalla tempistica di diagnosi. Quanto alla prevenzione, in futuro sarà sempre più importante portare l’attenzione verso l’alimentazione: come e cosa mangiamo? É un tema di strettissima attualità, tanto che stiamo lavorando ad un progetto scientifico contro l’obesità “Obesità e salute: studio delle cellule che accumulano grassi”, che vorremmo lanciare l’anno prossimo in collaborazione con un esperto d’eccezione: lo chef Fulvio Pierangelini”.

Cosa significa ammalarsi di cancro in Italia? “Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 270.000 persone.

Quindi è necessario sottoporsi a visite periodiche? “Occorre vincere la paura e combattere la disinformazione.

Il programma scientifico della Human Health Foundation Onlus L’equipe del Professor Giordano, in stretta collaborazione con lo SHRO di Philadelphia, è impegnata nella sfida del cancro alla mammella, del cervello e del polmone, sviluppa la ricerca di base fino alla sperimentazione di farmaci e cure contro il tumore, nonché la ricerca di meccanismi di rigenerazione muscolare per accrescere l’efficacia di terapie contro atrofia muscolare, hiv, distrofia muscolare e cancro, individua nuovi biomakers in grado di accelerare i processi di diagnosi precoce del cancro. Gli studi sono pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali. Di particolare rilievo lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista del Faseb/The Journal of the Federation of American Societes for Experimental Biology, dedicato ai tumori infantili. Per saperne di più: www.hhfonlus.org.

Taglio del nastro dell’Istituto di Bioscienze della Salute Umana. Al centro Presidente Antonini, a sinistra il Professor Antonio Giordano e a destra Fabio Verdini Segretario Generale HHF Onlus.

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di farmi avere alcune copie da distribuire ad amici e conoscenti: me ne consegnò uno scatolone pieno, che provvidi a distribuire qua e là”.

“Il privato può aiutarci anche rinunciando a un gratta e vinci”

E poi? “Di lì a poco incontrai il Professor Giordano che si complimentò con me: “Ci sono pervenuti numerosi versamenti tramite bollettino provenienti dalle Marche e molti mi chiedevano perché non diventassi volontario della Fondazione … ed eccomi qui”.

Cambiare l’approccio verso i controlli sanitari. Abituarsi a sottoporsi a visite periodiche: ecco cosa dovremmo fare”. Prima ha fatto un accenno ai servizi. “Come dicevo, oltre alla ricerca la Fondazione si è da subito mostrata molto sensibile nei confronti di attività con un impatto immediato sulla popolazione: in collaborazione con il reparto di Oncologia dell’Ospedale di Macerata, diretto dal Professor Latini, ad esempio, stiamo pensando di avviare due importanti progetti: uno è dedicato alla diagnosi precoce dei tumori femminili, mentre l’altro affronta un tema molto delicato come la sessualità e la fertilità nei pazienti ammalati di tumore. A questo aggiungiamo un progetto decennale che ci ha proposto il Professor Angelo Collodoro dell’Università degli Studi di Siena, concentrato su 4.000 soggetti considerati “a rischio”di tumore al polmone. Da un lato, quindi, investiamo sui giovani ricercatori, dall’altro svolgiamo attività di informazione, prevenzione e diagnosi. In prevalenza i ricercatori operano, come accennavo, nel nostro Istituto di Terni, ma possiamo anche contare su di una serie di collaborazioni con realtà accademiche e scientifiche di primissimo piano a livello nazionale e internazionale”. Lei tiene a sottolineare questo legame fortissimo tra la Fondazione e il Centro–Sud Italia. Perchè? “A sottolineare il legame con i territori dove attualmente operiamo ovvero Umbria e Marche, porto una proporzione: circa il 70-80% delle risorse raccolte attraverso donazioni, eventi e azioni mirate di fundraising, vengono reinvestiti a beneficio del territorio. Torniamo per un attimo a Lei. Chi è il Fabio Verdini privato? “Fabio è uno che, essendo stato e stando tuttora per lavoro a stretto contatto con i giovani, ne ha compreso le esigenze e i

Se non sbaglio Lei ha un ruolo anche all’interno della Fondazione. “Circa due anni fa il Presidente mi volle nel Consiglio di Amministrazione HHF Onlus, del quale poi sono diventato Segretario Generale”. Fabio Verdini con il Professor Massimo Lopez

rischi. Forse anche per questo si è deciso di buttarsi anima e corpo in un’iniziativa del genere. É questa la scintilla che mi ha fatto avvicinare alla Fondazione”. É Lei che ha bussato alla loro porta oppure l’hanno cercata? “Mi sono avvicinato alla Fondazione per caso: un giorno, alcuni anni fa, il Presidente Giovannino Antonini – al quale sono legato da molto tempo – mi invitò alla presentazione di una guida alla prevenzione dei tumori (dal titolo “Cancro – Conoscerlo per imparare a sconfiggerlo”, ndr), curata dal Professor Massimo Lopez, Direttore della Divisione di Oncologia Medica B dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma ed ora anche membro del Comitato scientifico della Fondazione”. E nell’occasione conobbe la Human Health Foundation Onlus? “No. All’incontro non potei andare, ma lessi il volume e feci una donazione utilizzando il bollettino che trovai tra le pagine. Sennonchè chiesi al Presidente Antonini

“L’80 per cento di quanto riceviamo lo reinvestiamo sul territorio”

Torniamo a parlare della Fondazione: l’attività di volontario in cosa consiste? “Come Lei sa, negli enti non profit quello del volontario è un ruolo strategico, la colonna portante del Terzo Settore. Potremmo dire che è la colonna vertebrale dell’intera società. E si è volontari in mille modi. Per quanto attiene nello specifico alla Fondazione, il mio compito è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, gli imprenditori e le famiglie sull’importanza di una partecipazione attiva alle nostre attività. E in questo mi sono buttato anima e corpo. Ho fatto una scelta di vita condivisa con mia moglie Laura sperando di poter contribuire ad un futuro migliore anche per le nostre figlie Ludovica e Greta che sono ancora piccole”. Si avverte una certa sensibilità a livello nazionale e regionale? “Vede, quello italiano è un popolo molto, ma molto generoso. E anche i marchigiani in ogni occasione si sono manifestati estremamente sensibili. La generosità dei privati si dimostra essenziale tanto più in uno Stato come il nostro, che troppo spesso si dimentica l’urgenza della ricerca scientifica. Sa come siamo messi in Europa? Al terzultimo posto come stanziamenti pubblici per la ricerca. É evidente quindi che la solidarietà dei privati è fondamentale. A questo scopo

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Cover story ho presentato al Presidente Antonini e al Consiglio di Amministrazione un piano triennale di raccolta fondi, ponendo l’imprenditore come interlocutore privilegiato, senza per questo dimenticare famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati. In altre parole: nella solidarietà c’è posto per tutti, ma in questa fase il mio impegno è diretto principalmente nei confronti di imprenditori e professionisti”. Che sensazione ha avuto? “Ho trovato diversi imprenditori disposti a mettersi in gioco, a partecipare attivamente a questa sfida. Insomma, gente che ha passione, con un desiderio di fare qualcosa di speciale le cui motivazioni sono essenzialmente interiori, per taluni anche indecifrabili”. Come funziona in concreto quest’opera di sensibilizzazione? “Sia organizzando eventi di vario tipo, sia attraverso il dialogo diretto con l’imprenditore che prima di tutto è una persona”. Ci parli di un evento. “Ne prendo uno a caso: il 22 luglio di quest’anno abbiamo organizzato a Civitanova Marche il galà “Uniti per la vita”, giunto alla terza edizione: per noi rappresenta ormai un appuntamento storico. Hanno aderito circa 800 persone, il che significa un successo inaspettato. Il tutto con un unico obiettivo: riuscire a finanziare i nostri progetti, realizzati nel e per il territorio. La Fondazione si appoggia totalmente su finanziamenti privati? “In larghissima parte le fonti provengono da donazioni di imprenditori e privati. Poi c’è un grandissimo contributo della Banca Popolare di Spoleto, che da statuto stanzia annualmente il 3 per cento dei propri utili per iniziative di carattere sociale e culturale. Inoltre, abbiamo il consistente appoggio della Spoleto Credito e Servizi che conta oltre 18.000 Soci su tutto il territorio nazionale. Per questo come Segretario Generale voglio ringraziare il Presidente della Banca Popolare di Spoleto Giovannino Antonini, il Direttore Generale Alfredo Pallini, il Presidente Spoleto Credito e Servizi Fausto Protasi e il Direttore Alessandro Cardarelli. Infine possiamo contare sul 5 per mille dell’Ir16

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pef, che in relazione al 2008 ha rappresentato circa 62.000 euro. Cifra destinata ad aumentare velocemente”. di Paolo Duranti HHF Onlus Fondazione per la Salute Sede legale: 06049 Spoleto (Pg) Piazza Pianciani, 5

HHF Onlus Istituto di Bioscienze della Salute Umana Terni - 05100 Terni Via Bartocci, 9b Tel. 0744.807835 segreteria@hhfonlus.org

Collaborazioni scientifiche • Sbarro Institute di Philadelphia • Temple University di Philadelphia • Dipartimento di Patologia Umana ed Oncologia dell’Università degli Studi di Siena • CROM Centro Ricerche Oncologiche Mercogliano • Università La Sapienza di Roma • Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma • Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma • Dipartimento di Medicina Sperimentale della Seconda Università degli Studi di Napoli • Disi Dept. Computer and Information Sciences dell’Università degli Studi di Genova • Strutture sanitarie di Pagani (Sa) • Università degli Studi di Palermo • Università degli Studi di Catania

L’attrice Natasha Stefanenko con il Prof. Antonio Giordano e Fabio Verdini.


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Ricerca

DUE MILIONI DI .IT

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l due milionesimo indirizzo Internet “targato” italiano, registrato nei giorni scorsi, è marchigiano. Si tratta di “light-stone.it”, indirizzo chiesto da una Snc di Acqualagna (Pu) ed attivato dal Registro .it. Con due milioni di domini .it, la presenza di indirizzi italiani in rete risulta raddoppiata in soli cinque anni, assestandosi al quinto posto in Europa e al nono al mondo. Il Registro .it è il servizio dell’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche (Iit-Cnr) di Pisa, incaricato di assegnare i domini .it. In media in Italia si registrano circa 32.000 domini al mese (di cui più di 27.000 in tempo reale).

La classifica dei Paesi europei per numero di domini registrati 1° Germania (.de) 2° Inghilterra (.uk) 3° Olanda (.nl) 4° Unione europea (.eu) Nel mondo sono davanti all’Italia: la Cina (.cn), la Russia (.ru), l’Argentina (.ar) e il Brasile (.br).

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Il primo dominio internet .it fu cnr.it (23 dicembre 1987)


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Imprese

L’impresa del futuro: quali soluzioni e quali prospettive? Un bilancio del XXV Convegno dei Giovani Industriali, che si è tenuto a Capri nei giorni scorsi

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a creatività: è questo l’elemento base dei giovani imprenditori nell’era delle nuove tecnologie. In un mondo che attraverso la rete ha esteso, e quasi imposto, il confronto fra le diverse popolazioni, in cui la domanda e le esigenze di mercato cambiano velocemente, l’inventiva sembra essere una carta vincente. Le troppo masticate parole come competitività e flessibilità hanno portato ben pochi frutti, perché il Paese è, di fatto, rimasto bloccato in una serie di riforme inadeguate e di paradigmi che hanno impedito il decollo dell’economia. Come sarà, quindi, l’impresa del futuro? O meglio, quale rinnovamento sarà necessario al sistema industriale italiano per affrontare i cambiamenti? Il presidente dei giovani imprenditori, Federica Guidi, nel suo discorso di apertura ha tracciato un quadro completo della situazione italiana, affermando che “il nuovo contesto competitivo, all’interno di reti allargate, impone una struttura aziendale più solida, una maggiore disponibilità all’apertura ai circuiti globali e un più diretto collegamento ai centri di elaborazione e diffusione delle conoscenze scientifiche. Bisogna aprirsi al nuovo; per cavalcare il cambiamento diviene, dunque, necessario andare oltre il rimpianto delle posizioni di rendita godute nel passato, cercando, a tutti i livelli, risposte adeguate ai bisogni emergenti”. Gli interrogativi che costituiscono il leitmotiv di questo convegno sono i grandi cambiamenti di cui sia il Paese sia le imprese hanno bisogno. L’Italia è una nazione che necessita di una governance trasparente, e le imprese manifestano l’esigenza di essere corrisposte dal Paese. Al convegno presente anche il ministro

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dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che, nel suo intervento, ha fatto riferimento ad un retaggio del passato, di un falso egualitarismo, dal quale ne è derivata la rinuncia al merito, che ad oggi è l’ostacolo più forte che dobbiamo superare, abbattendo la posizione ideologica. Nel dibattito moderato da Bruno Vespa si sono alternati Nerio Alessandri, presidente di Technogym, che ha evidenziato quanto per un imprenditore sia importante rischiare: “Si raccontano dati, ma il punto è riuscire a fare qualcosa di concreto, educando le persone al cambiamento, e saper imparare di volta in volta un nuovo mestiere. Per andare lontano bisogna andare insieme, per andare veloce si deve andare da soli. Oggi i tempi sono cambiati, e bisogna andare sia veloce che lontano”.Secondo il professor Enzo Rullani della Venice International University, il problema fondamentale delle imprese oggi è il cambiamento che stenta a verificarsi: “Il passaggio dall’investimento materiale all’immateriale è fondamentale; oggi quello che conta è l’investimento sulle conoscenze.

Un nome si esporta facendo le reti di vendita, e l’immateriale nelle nostre aziende, ad oggi, è ancora assente. Molte aziende sono nate immaginando che la conoscenza non abbia dei costi e che le relazioni sono quelle che si mantengono sul posto. Questa è un’idea che dobbiamo abbandonare, anche se investire sull’immateriale comporta dei rischi”. Enrico Letta, in accordo con la presidente Guidi, ha parlato di un Governo che manca di responsabilità nazionale: “Elaborando i dati del fondo monetario, relativi al decennio in corso, emerge un quadro per niente confortante. La Francia è cresciuta del 12 per cento, la Spagna del 22, la Germania del 9 e noi soltanto del 2. C’è un unico altro Paese che è quasi al nostro livello, il Giappone, e questa situazione si verifica perché entrambe siamo due società vecchie e senza fame”. Lotta alla criminalità organizzata, stanziamento intelligente dei fondi e crescita: sono stati questi i temi affrontati dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che nel suo intervento ha ribadito la situazione difficile nella quale


versano le piccole e medie imprese: “Il problema non è uscire dalla crisi economica, ma affrontare la discontinuità strategica molto forte. Tuttavia, i mali del Paese sono lì, e poco si vede in termini di avanzamento. Nonostante la difficoltà dobbiamo continuare ad essere una voce

forte e continuare a rappresentare un’Italia vera e seria che combatte sui mercati, anche in una congiuntura difficile come questa. Il problema dell’Italia è la crescita. Il Paese deve ricominciare a crescere. Il tasso di disoccupazione all’8,3 per cento concentrato nel Mezzogiorno, nella fascia

giovanile è un dato molto importante. Il gioco della competizione globale è durissimo, tuttavia qualche dato migliorativo sul Pil o sulle quote di mercato non ci deve far pensare che il momento è meno difficile”. Odette Paesano

LE TESTIMONIANZE Al termine delle due intense giornate, per fare il punto della situazione abbiamo chiesto agli imprenditori - che hanno avuto modo di confrontarsi attraverso i workshop e i meeting - quali sono le problematiche che le aziende si trovano a dover affrontare, e quali, secondo loro, potrebbero essere le soluzioni migliori per superare il momento di stasi. Roberto Race, imprenditore (agenzia di comunicazioni) - Campania “Il mercato manifesta delle chiare esigenze, ovvero di avere una politica industriale. Questo è un Paese che si è dimenticato quale poteva essere la mission aziendale. Oggi ci sono delle imprese di successo, ma il Paese non ha successo, cioè il successo resta delle aziende stesse. Per far decollare l’Italia, e vincere la sfida, sarebbe necessario creare un sistema-Paese. Il dossier che è comparso in questi giorni su El Paìs ritrae la situazione in maniera esatta: l’Italia come Paese statico. Innanzitutto ci vorrebbero degli incentivi alle imprese che siano mirati, non a pioggia com’è avvenuto fino ad ora e aiutare chi investe nelle aree depresse. Dare, quindi, incentivi reali, soprattutto a chi parte con attività imprenditoriali nuove”. Giovanni Bo, imprenditore (edilizia e turismo) - Campania “In questo momento di grande incertezza la nostra presidente ci ha dato l’ennesima carica, e siamo sicuri che nei prossimi due o tre anni cercheremo di farcela, anche se il futuro lo vediamo molto difficile”. Alessandro Canessa, imprenditore (azienda di comunicazione) - Campania “Non penso si possa andare più giù di così, la comunicazione nella riuscita dell’azienda è essenziale, non si va più di porta in porta con la valigetta a distribuire informazioni, ma la comunicazione passa attraverso il web. Un’azienda più riesce a comunicare più va avanti”. Rossella Di Conno, imprenditrice (logistica) - Campania “Mi aspetto una svolta solo se si vorrà darla, c’è ancora troppa frammentazione nella realtà imprenditoriale, troppa burocrazia. Bisogna riunirsi e dialogare, portare delle proposte operative sia ai senior che al Governo e fare sinergia costruttiva. Essenziale il dialogo, molto spesso non si riesce a dialogare nemmeno all’interno dei propri gruppi. Inoltre, è importante fare delle proposte operative a chi ha il potere decisionale”. Mauro Barnabei, presidente regionale dei giovani imprenditori - Abruzzo “Ho un gruppo industriale che si occupa di arredamento, mobili per ufficio, più un comparto che si occupa di arredamento metallico. La creatività è fondamentale. Investire sulla creatività significa investire sulle stesse persone che devono essere creative all’interno dell’azienda e fuori. Perché è necessario che l’azienda crei una rete di relazioni all’esterno. Occupandomi di arredamento, nel mio caso la creatività è una conditio sine qua non, perché le idee sono necessarie a far andare avanti l’azienda. Quindi stiamo investendo molto sulle nuove leve, facendole convivere generazionalmente con i veterani”. Mastrangelo Leonardo, imprenditore (rifiuti industriali e smaltimento) - Abruzzo “Abbiamo dalla nostra parte la giovane età, che ci dà la forza di guardare il bicchiere mezzo pieno, e puntiamo a prospettive migliori. In ogni modo, penso che per migliorare le sorti del mercato in Italia sarebbe necessario sostenere di più le piccole imprese, attraverso politiche mirate”. Pier Paolo Nobile, ingegnere (tessile e abbigliamento) - Basilicata “Da ogni confronto nasce qualcosa di positivo, nuove idee per sviluppare la propria impresa. La creatività è fondamentale perché ormai la concorrenza è spietata e bisogna sempre rinnovarsi e applicare nuove idee al marketing”. Jonathan Livoti, imprenditore (catering e servizi handling aeroportuali) - Lazio “Come giovane imprenditore mi aspetto un futuro di crescita, a differenza di ciò che è avvenuto in tutti questi anni. Questo momento di crisi ci porta a rimetterci al passo degli altri Stati, come la Germania, che ha avuto una crescita produttiva maggiore rispetto alla nostra”.

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Imprese

IL NUOVO CONTO ENERGIA Dal primo gennaio 2011 cambia il sistema degli incentivi per il settore fotovoltaico. Alcune delle novità con la guida di Patrizio Camplone, fondatore di Tecno Service

ORIGINALITÀ E FUNZIONALITÀ

I soci Tecno Service. Al centro Patrizio Camplone con Ivan Bellucca e Valentina Motolese

C

on Tecno Service, l’azienda pescarese che dal 2006 opera nel settore delle energie rinnovabili, analizziamo le novità del Conto Energia. Cosa cambia? Innanzitutto la classificazione e le fasce di potenza: le installazioni saranno suddivise in impianti fotovoltaici realizzati sugli edifici e altri impianti, eliminando la categorizzazione “integrati e parzialmente integrati”. Saranno, inoltre, maggiormente differenziati per fasce di potenza, che dalle precedenti tre passeranno a sei: tra 1 e 3 kW, tra 3 e 20 kW, tra 20 e 200 kW, tra 200 e 1.000 kW, tra 1.500 e 5.000 kW, oltre i 5.000 kW. Le nuove tariffe andranno incontro ad un taglio del 6% ogni quadrimestre, a par-

tire dal primo gennaio 2011, arrivando a fine anno ad un 18%. Per gli impianti che entreranno in esercizio nel 2012 e nel 2013, le tariffe saranno decurtate del 6% l’anno. Facendo riferimento agli obiettivi nazionali, rimane immutato il target della potenza da installare, 8 GW entro il 2020 con un tetto di potenza incentivabile nei prossimi tre anni aumentato a 3 GW dai precedenti 2, con la possibilità di usufruire delle tariffe per ulteriori 14 mesi al raggiungimento del target. A ciò vanno aggiunti 200 MW per gli impianti integrati con caratteristiche innovative e 150 MW per gli impianti a concentrazione. di Andrea Beato

Tra i recenti impianti realizzati da Tecno Service, due meritano sicuramente di essere menzionati: uno per la sua particolarità, l’altro per la funzionalità. Il primo è quello progettato per l’abitazione pescarese del geometra Batman Di Tillio: un impianto totalmente integrato per una potenza complessiva di 5,76 kiloWatt. I 32 pannelli (Enerpoint da 180 Watt) sono stati predisposti sul tetto a forma di pipistrello, in sintonia con l’originale nome del cliente. La seconda realizzazione riguarda, invece, proprio Patrizio Camplone, con un impianto di 4,05 kiloWatt (18 pannelli Schott da 225 Watt). A questo sono stati poi aggiunti una pompa di calore per aria calda e fredda, radiatori elettrici di design, una pompa di calore per acqua calda e un piano di cottura elettrica. Elementi che hanno reso la casa di Camplone totalmente ecologica, ad emissioni zero.

G.S.E. - AZZERARE IL COSTO DELL’IMPIANTO* Potenza impianti

Impianti realizzati sugli edifici

Altri impianti fotovoltaici

[kWp]

[€/kWh]

[€/kWh]

Da 1 a 3

0,402

0,362

Da 3 a 20

0,377

0,339

Da 20 a 200

0,358

0,321

Da 200 a 1.000

0,355

0,314

Da 1.000 a 5.000

0,351

0,313

> 5.000

0,333

0,297

*Incentivi validi per impianti entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2010 ed entro il 30 aprile 2011

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In alto l’impianto a forma di pipistrello per il geometra Batman Di Tillio. Sopra quello realizzato per l’abitazione di Patrizio Camplone


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Edilizia

ARCHITETTI: CRISI DI UNA PROFESSIONE Sicuramente la crisi economica mondiale, che in particolar modo ha investito il settore dell’edilizia, ha contribuito ad aggravare lo stato della nostra professione ma indipendentemente dall’andamento dell’economia, la nostra attività si trova in grave difficoltà

I

l difficile momento che sta attraversando la professione dell’architetto è attribuibile a diversi fattori, in primis l’elevato numero degli iscritti che negli ultimi dieci anni si sono più che raddoppiati (attualmente l’Italia conta oltre 150.000 architetti), il non aver mai chiarito definitivamente la problematica delle competenze professionali da parte dei Governi che si sono succeduti negli anni, che ha fatto si che tra architetti, ingegneri e geometri vi siano in Italia oltre 500.000 professionisti che operano nello stesso settore. Tutto questo, oltre al decreto Bersani, non ha sicuramente contribuito a garantire lo svolgimento della professione in condizioni “dignitose” a molti nostri iscritti, ma in particolare non ha garantito la qualità dell’architettura italiana. Le motivazioni sopra espresse, aggiunte alla legge Bassanini, che ha dirottato la maggior parte delle progettazioni pubbliche negli uffici tecnici interni spesso non adeguati per il loro svolgimento, ha fatto si che l’architettura italiana non sia più stata rappresentativa nel panorama europeo e mondiale e che l’architetto perdesse qualsiasi tipo di potere contrattuale nei confronti della committenza, vedendo spesso le sue idee e il suo linguaggio architettonico scarsamente considerati. Per cercare di uscire da questo stato negativo della professione poteva essere fondamentale, come avvenuto in altri Paesi europei, puntare sui concorsi di progettazione, cosa che in Italia si è manifestata molto lentamente e spesso con la scelta da parte delle Amministrazioni di indire concorsi di idee, quindi senza l’assegnazione dell’incarico e di conse-

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Arch. Sergio Roccheggiani - Presidente Ordine degli Architetti della Provincia di Ancona

guenza senza arrivare alla realizzazione dell’opera. Ancora una volta ci vediamo costretti a chiedere ai nostri Amministratori, per migliorare la qualità delle nostre città, di puntare sui concorsi di progettazione e di dotarsi di strumenti urbanistici “moderni” che diano al progetto architettonico l’importanza e la “centralità” che merita nella scelta di aree che possano essere oggetto di trasformazioni urbanistiche. Nelle Marche ciò sarà possibile solo con l’approvazione di una nuova legge urbanistica, che ad oggi manca soltanto in altre due regioni italiane (Molise e Sicilia).

Tutto questo non è solo per tutelare la categoria degli architetti, ma per migliorare la qualità delle nostre città.

Per informazioni: ORDINE DEGLI ARCHITETTI P.P.e C. DI ANCONA

www.architettiancona.org architettiancona@archiworld.it Tel. 071 2072106 Fax 071 2081693


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Associazioni

CNA MARCHE E FIDIMPRESA PIANGONO GIULIANO DRUDI “É stato un grande presidente e resterà per sempre nella storia della nostra associazione e nei nostri cuori”

S

i è battuto fino all’ultimo per la Cna e per lo sviluppo delle piccole e medie imprese sul territorio regionale, difendendone gli interessi nei confronti delle istituzioni, degli istituti di credito e delle forze sociali ed economiche a tutti i tavoli ai quali ha partecipato come presidente della Cna Marche prima e di Fidimpresa - il Confidi unico della Cna regionale - nell’ultimo anno di attività. Se ne è andato a 64 anni lo scorso 20 ottobre, dopo una lunga malattia che ha affrontato sempre con grande coraggio e determinazione, Giuliano Drudi, artigiano pesarese da sempre impegnato in Cna e in particolare per il settore dell’autoriparazione. “Con la scomparsa di Giuliano Drudi” hanno dichiarato Cna e Fidimpresa Marche - “perdiamo un dirigente di grande valore e un imprenditore profondamente innamorato del suo mestiere, che ha sempre lavorato con passione autentica ed impegno sincero per il mondo dell’artigianato e della piccola impresa e per il settore dell’autoriparazione, per il quale è stato protagonista di battaglie importanti sia nella nostra regione sia a livello nazionale, dove ha ricoperto incarichi di prestigio”. Eletto presidente regionale Cna alla fine del 2001, Giuliano Drudi è rimasto ai vertici dell’associazione artigiana fino allo scorso anno, quando venne nominato presidente di Fidimpresa Marche, il Consorzio Fidi della Cna Marche. “Con Giuliano Drudi se ne va un grande presidente che resterà per sempre nella storia della nostra associazione e nei nostri cuori. Con lui, in questi ultimi dieci anni” - hanno sostenuto dirigenti e funzionari di Fidimpresa e Cna – “abbiamo percorso un cammino importante e vissuto momenti molto intensi, fino al suo

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Giuliano Drudi

ultimo sogno: quello di una nuova sede per la Cna Marche e per Fidimpresa, che ha saputo realizzare con grande tenacia in questi ultimi mesi e che inaugureremo

all’inizio dell’anno. Quel giorno Giuliano sarà con noi e gli regaleremo un grande e commosso abbraccio”.


Settimana

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23-26 novembre 2010

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Formazione e lavoro

INFORMATION TECHNOLOGY, UNICAM É ALL’ AVANGUARDIA L’Università di Camerino è uno degli Atenei più all’avanguardia nella sperimentazione inerente l’Information Technology: basti pensare al contributo nella realizzazione della Carta Raffaello, uno strumento nato nel 2003 per abilitare i cittadini della regione Marche ai servizi telematici di e-government

L

a Carta è una infrastruttura in grado di supportare tutti i processi di dematerializzazione dei procedimenti amministrativi sul territorio regionale e di migliorare l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione. “Sin dalla nascita della Carta – ha sottolineato il Professor Alberto Polzonetti, docente di Reti di calcolatori ad Informatica – Unicam ha partecipato alla sua sperimentazione, utilizzandola con successo su vari servizi per i cittadini che vanno dalla richiesta di certificati al completamento dei dati per la modulistica on line. Inoltre, la sperimentazione effettuata

con la Regione Marche è stata oggetto di presentazione in molteplici congressi internazionali dove il lavoro dell’Ateneo e della Regione è stato unanimemente apprezzato”. “In questo momento – ha proseguito Polzonetti – abbiamo iniziato a distribuire ai nostri studenti le Carte Raffaello e quindi la firma digitale e la casella di posta elettronica certificata, divenendo così l’Ateneo italiano dotato del maggior numero di strumenti di governance. Le potenzialità della Carta Raffaello si vanno affermando in tutto il Paese e siamo particolarmente orgogliosi di aver contribuito a questo ri-

sultato”. Da qualche mese l’Università di Camerino sta anche attivando un accordo con il progetto europeo “Stork”, che consentirà ad ogni studente dell’Ateneo di essere autenticato in ciascuno dei diciotto Paesi europei aderenti all’iniziativa e di diventare un “cittadino digitale europeo”.

Università degli Studi di Camerino - UNICAM Staff del Rettore per la Comunicazione Palazzo Ducale - P.zza Cavour, 19/f 62032 Camerino (MC) Tel. 0737.402762 - 402755 - 402764 Fax 0737.402100 comunicazione.relazioniesterne@unicam.it www.unicam.info

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Mondo Lavoro


L’UNICO INVESTIMENTO E’ L’ORO!

L'INVESTIMENTO GIUSTO E' SEMPRE L'ORO

Prezzo al grammo di oro puro 999,9 - rilevazione internazionale fixing di Londra

Il mattone ha alti e bassi, il conto corrente anche, in borsa alla lunga si perde come con le slot machine, investendo nei paradisi fiscali si rischia di veder scappare il broker al sole dei tropici. Meglio stare sul sicuro, sull'oro! Acquistare i nostri lingotti è facile: I lingotti disponibili sono da 5, 10 e 20 grammi, titolo 999. Sono un investimento facile e alla portata di tutti. Si potranno trovare anche nelle migliori gioiellerie autorizzate. Sui siti di Massima Quotazione S.p.A. (www.massimaquotazione.it) per i privati e Bancadell'ORO (www.bancadelloro.it) per le aziende, saranno pubblicati i nominativi e gli indirizzi di tutti gli esercizi convenzionati e le banche dove è possibile acquistare i lingotti. I lingotti OroInvest saranno disponibili anche per l'acquisto di privati e aziende tramite questo sito, con pagamento carta di credito o bonifico bancario, comprensivo di certificazione di garanzia, scatola regalo e lavorazione. Mondo Lavoro

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Formazione e lavoro

IMPRENDERÒ! COME FARE? Se fai le cose bene, falle meglio. Sii il primo, fai la differenza, accetta le sfide, sii onesto!

L’

imprenditorialità è uno stato mentale e un processo che può creare o sviluppare l’attività economica attraverso la combinazione di rischio, creatività, innovazione e con una sana gestione delle risorse a disposizione. La figura dell’imprenditore si contraddistingue per la sua “molteplicità”: le dimensioni presenti nell’imprenditore producono infatti una varietà infinita di possibili combinazioni ed espressioni imprenditoriali in funzione dell’intensità con la quale le diverse dimensioni stesse si esprimono. Alcuni dei principali tratti delineati consentono di osservare come l’agire imprenditoriale si dipani nell’ambito di tre principali dimensioni: • la dimensione mentale, che attiene al sogno e all’innovazione, quindi all’imprenditorialità; • la dimensione organizzativa, che si riferisce al fare efficacemente le attività che si è deciso di intraprendere e che esprime i caratteri della managerialità; • la dimensione relazionale, diretta alla costruzione dei rapporti con gli stakeholder e alla creazione della squadra aziendale, che ingloba i tratti della leadership. In ogni imprenditore tutte queste dimensioni sono presenti, anche se con caratteri a volte fortemente differenziati in ragione della personalità, del contesto nel quale egli si è formato, delle modalità con le quali ha appreso l’arte dell’imprendere, della fase evolutiva in cui si trova l’azienda, nonché delle attitudini personali. Nell’interpretare questa molteplicità di ruoli, l’imprenditore dovrebbe essere, di volta in volta, architetto o ingegnere, stratega o economista, psicologo o sociologo, tecnico o umanista, politico o giurista, al punto da ritenere che nella figura dell’imprenditore prevalgano i tratti del generalismo, rispetto a quelli della specializzazione.Le caratteristiche dell’imprenditore risultano essere i fattori più

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importanti per il successo dell’impresa; anche più importanti del business e delle strutture industriali. Queste ultime infatti sono spesso lo specchio e il risultato dell’approccio dell’imprenditore stesso. Quali sono le caratteristiche principali dell’imprenditore? Gli atteggiamenti Diventare imprenditore significa scommettere su se stessi e sulla propria capacità di decidere, organizzare, convincere. I requisiti o, meglio, gli atteggiamenti di fondo per poter avviare un lavoro in proprio si possono dunque sintetizzare nei seguenti punti: - il porsi in una logica di essere innanzitutto “imprenditori di se stessi”, giocando un ruolo attivo nei confronti del lavoro e scegliendo di mettersi in proprio piuttosto che di lavorare alle dipendenze;

- la capacità e la volontà di organizzare il proprio lavoro e quello degli altri, gestendo tutto fin dall’inizio, nella consapevolezza dei fattori di rischio dell’idea imprenditoriale; - la capacità manageriale e professionale necessaria per affrontare le difficoltà gestionali dell’azienda; - la competenza tecnica necessaria per la realizzazione di prodotti o servizi qualitativamente validi; - la capacità, infine, di raccogliere le fonti di finanziamento per poter avviare l’attività, senza correre i rischi derivanti da un eccessivo indebitamento. Propensione al rischio Decidere di avviare un’attività autonoma non significa che quest’ultima è destinata ad avere successo per sempre. I gusti dei consumatori cambiano molto


velocemente, come molto repentinamente mutano le condizioni che danno successo ad una impresa (si pensi per esempio alle modificazioni profonde che stanno avvenendo nel settore del commercio al dettaglio). L’imprenditore è quindi una persona che rischia nella piena consapevolezza che le sue scelte possono in futuro non essere più coerenti con i bisogni del mercato.Capacità di resistenza all’ansia, alle frustrazioni, allo stress. Clienti che non pagano, fornitori che non consegnano, prodotti che non si vendono, banche che chiedono improvvisamente la restituzione di prestiti: chi gestisce un’attività autonoma si scontra ogni giorno con questo tipo di problemi e dev’essere in grado di gestirli razionalmente, senza ansie e frustrazioni. Autonomia A differenza del lavoro dipendente, in cui si hanno ambiti di decisione definiti e comunque un referente gerarchico con cui risolvere eventuali problemi e dubbi, l’imprenditore è il primo decisore rispetto alle scelte di mercato, di organizzazione, finanziarie, di prodotto della

sua azienda. Capacità di innovazione/cambiamento I gusti dei consumatori cambiano, entrano sul mercato concorrenti più efficienti, le forme pubblicitarie adottate non risultano più efficaci, ecc.: di fronte a questo tipo di avvenimenti, all’imprenditore è chiesta la capacità di modificare il tipo di prodotto/ servizio offerto, di studiare nuove strategie e nuovi mercati da servire. In generale l’imprenditore dev’essere in grado di innovare, cambiare, modificare la sua azienda. Capacità organizzative/gestionali Gestire un’impresa significa saper organizzare il lavoro (proprio e di altri), saper programmare la realizzazione del prodotto e l’erogazione del servizio in funzione ai tempi di consegna dei fornitori, ai tempi di lavorazione delle macchine, ai tempi di consegna concordati con i clienti. Significa inoltre saper fare il prezzo dei propri prodotti, saper programmare politiche promozionali efficaci, conoscere in ogni momento la situazione economicofinanziaria dell’impresa. Queste competenze organizzative e gestionali si possono potenziare con appositi percorsi

formativi. Capacità di relazione La gestione dell’impresa comporta continue relazioni con clienti, fornitori, banche, enti pubblici, consulenti, ecc. La buona gestione di queste relazioni è essenziale per il successo dell’impresa, anche se a tal fine sono richiesti un forte investimento in tempo e il possesso di adeguate doti relazionali. Oltre a queste propensioni personali, esistono elementi oggettivi che caratterizzano l’attività autonoma. Non tutti sono “tagliati” per fare gli imprenditori: è una questione di atteggiamento, di consapevolezza delle difficoltà alle quali si può andare incontro, di capacità di elaborare un buon business plan. Non esistono ricette o formule magiche: si tratta di verificare se esistono motivazioni, atteggiamenti, attitudini e capacità che, insieme, fanno maturare la decisione di assumere il rischio imprenditoriale. Laura Palanga Area Risorse Umane – Gruppo Sida l.palanga@sidasrl.it Tel. 071.28521

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Internazionalizzazione

BATTISTELLI-ROCCHEGGIANI ARCHITETTI ASSOCIATI PRESENTI ALL’EXPO UNIVERSALE DI SHANGHAI

S

i è svolta al World Trade Center di Shanghai dal 7 al 13 ottobre scorso la mostra di architettura “Alto design e alta tecnologia” organizzata dall’OICE per rappresentare la qualità e l’eccellenza dell’architettura italiana. Tra le opere in mostra, scelte da un comitato scientifico composto tra l’altro dal progettista del padiglione italiano all’Expo, dal presidente dell’OICE, dal vice presidente di Confindustria, dall’editore di New Italianblood e da docenti universitari, era presente lo Studio BattistelliRoccheggiani Architetti Associati, con il progetto del nuovo edificio residenziale di n.75 alloggi per l’area dell’Ex Ospedale Umberto I ad Ancona. La partecipazione è stata possibile anche grazie al centro edilizia F.lli Simonetti che si occupa della fornitura tecnica del cantiere Ex Umberto I.

Studio Architettura e Urbanistica via del Castellano, 47/c - 60129 Ancona Tel. 071.872306 - Fax. 071.872136 Mail: studio@brau.it www.brau.it Lo Studio ha sede ad Ancona, ed opera nel campo della progettazione architettonica, urbanistica e del restauro. Fondato nel 1996 da Sergio Roccheggiani e Marco Battistelli , oggi è strutturato con un gruppo di dodici professionisti e, dall’anno 2007, ha ottenuto la certificazione Sistema Qualità UNI EN ISO 9001:2000 dall’anno 2007. Lo Studio ha progettato e realizzato negli anni molti edifici residenziali, commerciali, industriali, sia pubblici che privati, oltre che

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piani urbanistici, progetti di trasformazioni di aree urbane ed extraurbane per il ridisegno della città, e restauri. Da alcuni anni è impegnato attivamente nel progettare la sostenibilità ambientale in edilizia ed urbanistica. I due titolari all’impegno professionale, negli anni, hanno abbinato l’attività della didattica universitaria come professori a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche. www.brau.it


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Bandi

I CONTRIBUTI E GLI INCENTIVI SUDDIVISI PER REGIONE marche

⇒ POR FSE 2007/2013 “Prestito d’onore regionale per la creazione di nuove imprese” Concessione di un finanziamento agevolato da parte della Banca delle Marche (max 50.000 euro – t.rif. 3,20%) da restituire in 6 anni e da utilizzare per fare fronte alle spese di costituzione, agli investimenti e alla gestione di nuove iniziative economiche. E’ ammissibile la costituzione di nuove attività di impresa in tutti i settori di attività, ad esclusione dell’agricoltura e dell’industria del carbone. E’ ammissibile anche la rilevazione di un’attività già esistente purché non sia gestita da familiari. SCADENZA 31/12/2011 ⇒ POR FESR MARCHE 2007/2013 “Fondo di garanzia per investimenti in energie alternative e risparmio energetico” Il Fondo è finalizzato a sostenere gli investimenti diretti all’utilizzo di fonti da energie alternative e al risparmio energetico. E’ prevista anche la possibilità di intervenire con cogaranzia e controgaranzia. DAL 02/08/2010 PROCEDURA A BANDO APERTO ⇒ PROGRAMMA SVILUPPO RURALE 2007/2013 “Insediamento di giovani agricoltori e pacchetto giovani” Contributi in c/interessi (max 15.000 euro) e in conto capitale (max. 40.000 euro) per giovani agricoltori (18-40 anni) in possesso di adeguate conoscenze e competenze professionali che si impegnano a presentare un piano aziendale per lo sviluppo dell’attività agricola (business plan). La misura intende favorire il ricambio generazionale con aiuti diretti all’insediamento e con la predisposizione di un “pacchetto giovani” da garantire ai nuovi imprenditori. SCADENZA 27/11/2010

⇒ FONDAZIONE MARCHE “Start-up di imprese innovative” Promozione e creazione di nuove imprese nella Regione Marche, attraverso la fornitura agli aspiranti imprenditori di un contributo finanziario (partecipazione al capitale o prestito d’onore) e il supporto di tutor nella pianificazione e gestione dell’attività da intraprendere, con lo scopo

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di contribuire al conseguimento dei risultati auspicati. “Start Up di imprese innovative realizzate a seguito di ristrutturazioni o riconversioni” Finanziamento (partecipazione al capitale o prestito d’onore) in favore di imprese che originano da ristrutturazioni o spin-off di aziende in crisi e in ristrutturazione e si collocano nella medesima area. BANDI APERTI FINO AD ESAURIMENTO FONDI

ABRUZZO

⇒ REGIONE ABRUZZO “Sostegno alla creazione dei Poli di Innovazione” Avvio di aggregazioni tra imprese, università e centri di ricerca (“poli di innovazione”), che devono aggregare un numero minimo di 40 imprese aventi almeno una sede operativa sul territorio regionale. Gli aiuti per i “poli di innovazione” possono essere di due diverse tipologie: A) aiuti all’investimento per la creazione e l’ampliamento dei poli; B) aiuti al funzionamento per l’animazione dei poli. Il contributo concedibile può variare da un minimo di euro 1.000.000 ad un massimo di euro 1.300.000,00 SCADENZA 30 NOVEMBRE 2010 “Contributi per le imprese artigiane - LEGGI 1068/64-240/81-949/52” Contributi in c/interessi (spesa ammissibile max. 500.000 euro, contributo dal 25 al 100 per cento tasso di riferimento) e in c/canoni (max 500.000 euro, dal 35 al 100 per cento t.rif.) per attività di ammodernamento, ampliamento e ristrutturazione di immobili ovvero acquisti di macchinari o materiale. DAL 15 FEBBRAIO FINO AD ESAURIMENTO RISORSE

MOLISE

⇒ FONDO UNICO ANTICRISI “Fondo di garanzia per le imprese” Sono stati approvati i regolamenti di attuazione relativi agli interventi di consolidamento del

debito, sostegno agli investimenti e differimento degli oneri sociali. La garanzia potrà coprire al massimo il 90 per cento dell’importo delle operazioni, per un ammontare limite di un milione e mezzo di euro. BANDO A SPORTELLO dal 2 APRILE

EMILIA ROMAGNA

⇒ REGIONE EMILIA – ROMAGNA “Fondo di cogaranzia regionale per l’accesso al credito delle imprese” Il Fondo presta garanzie per le imprese (5080% finanziamento erogato max 1.500.000 euro) a fronte delle seguenti operazioni: a) finanziamenti chirografari o assistiti da garanzia reale o aperture di credito, di durata non superiore a 120 mesi; b) locazioni finanziarie immobiliari e mobiliari di durata non superiore a 120 mesi, effettuate per i progetti di investimenti; c) operazioni di factoring di durata non superiore a 120 mesi. BANDO APERTO FINO AD ESAURIMENTO RISORSE “Sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio” Accordo sottoscritto dalla Regione Emilia Romagna, dal Ministero dell’Economia, dall’A.B.I. e dalle Associazioni imprenditoriali per la sospensione dei pagamenti delle Pmi nei confronti del sistema bancario, compresi quelli relativi a leggi/interventi/misure di incentivazione regionale. BANDO APERTO ⇒ WE TECH OFF “Bando per la creazione di imprese innovative” Progetto per l’erogazione di servizi a favore di gruppi portatori di idee imprenditoriali e start-up tecnologiche nelle fasi di incubazione ed avvio dell’attività. SCADENZA 31/12/2011

Aldo Bruno, Enrico Picchio, Michele Sasso, Alessandro Stecconi, Marco D’Ascanio Divisione Strategia e Finanza d’Impresa Gruppo Sida Tel. 071.28521 finanza@sidagroup.com


photo: Dirk Vogel

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Dossier sanità

Sanità

“LA MEDICINA È UN’ARTE CHE ESERCITIAMO IN ATTESA DI SCOPRIRLA” (Emile Dechamps)

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DOSSIER

“Da grande voglio fare il medico…” abbiamo detto più o meno tutti da bambini, forse affascinati dal camice bianco, dal desiderio di andare in giro con uno stetoscopio al collo, ma ancor di più mossi dal desiderio di aiutare gli altri, di stare vicino a chi soffre. Di sicuro, invece, nessuno ha mai sognato di fare il malato, il paziente intrappolato a letto in balia dei problemi del proprio corpo. Persino Argante, protagonista del celeberrimo romanzo di Moliere, “Il malato immaginario”, quando capisce che in realtà non è affatto malato, decide di dedicarsi allo studio della medicina, per curare chi, invece, ne ha davvero bisogno. Nella vita reale è più facile che il medico diventi egli stesso paziente e non viceversa; eppure queste due figure si completano a vicenda, sono funzionali l’una all’altra. Il primo ha come oggetto dei suoi studi e del suo lavoro il malato e dedica a questo impegno oltre due terzi della sua vita. Il secondo, invece, nella maggior parte dei casi (per fortuna) si trova in questo stato solo per un periodo di tempo limitato e spesso fa di tutto per non incontrare dottori, infermieri, farmacisti, chirurghi, dentisti e altri professionisti in camice. Che sia per una forma di paura o diffidenza, o perché si spera che il proprio corpo, in qualche modo, si curi da solo, accade che l’incontro con il medico spesso venga rinviato. Ma la medicina sa essere “paziente” e soprattutto, è consapevole di non essere un cerchio chiuso con al suo interno le risposte ad ogni quesito. La medicina è più simile ad un grande punto di domanda, che vede crescere ogni giorno la ragione della sua esistenza. Dechamps la definiva “Un’arte che esercitiamo in attesa di scoprirla” e quest’arte, per esprimersi, necessita di professionisti seri e motivati, di strutture adeguate, di una conoscenza che si rinnova e si innova di continuo. Nel corso della storia dell’umanità le ramificazioni di questa scienza si sono sviluppate sempre di più e spesso la cosiddetta medicina tradizionale ha attinto da tecniche, ricette e stili di millenaria origine. Si può senza dubbio affermare che la sanità sia un settore “naturalmente internazionalizzato”: gli scienziati orientali vengono a studiare nelle moderne università occidentali, mentre la medicina odierna continua ad attingere dalle tecniche e dalle intuizioni dell’antica medicina orientale. Uno scambio ininterrotto, che ha come obiettivo finale quello di definire il metodo migliore per curare i mali del corpo, ma spesso anche quelli dello spirito. E se Dechamps definiva la medicina un’arte, se pensiamo alle speranze e all’effetto placebo che spesso accompagna alcune scoperte, ci viene in mente Aristotele che diceva: “... l’arte consiste nella cognizione del risultato che si otterrà prima che questo venga materialmente realizzato...”.

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Dossier sanità

“LA MEDICINA È LA SOLA PROFESSIONE CHE LOTTA INCESSANTEMENTE PER DISTRUGGERE LA RAGIONE DELLA PROPRIA ESISTENZA” (J. BRYCE)

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alute: un diritto che ha un costo Uno dei desideri e degli auguri più espressi dagli italiani (e non solo) è senza dubbio quello della salute: tutti la vogliono e tutti sperano che anche i propri cari ne possano godere. La salute è un diritto fondamentale per ogni individuo, sancito, in Italia, dalla Carta Costituzionale (articolo 32) e tutelato attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, con il quale si garantisce ad ogni cittadino il diritto all’assistenza medica gratuita. Insieme a questa tutela, tuttavia, si muovono altri aspetti di cui si deve tener conto, come ad esempio l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sui bilanci economici del Paese. Proprio questo punto crea la necessità di varare continuamente leggi adeguate, che aiutino ad ottimizzare i costi e migliorare i servizi, attraverso l’introduzione di norme e, nei casi più importanti, con l’approvazione di radicali riforme. Parallelamente al dovere di garantire le cure sanitarie per tutti i cittadini, infatti, chi governa deve anche fare i conti con il budget a disposizione e non è di certo un’impresa facile. Impresa sembra proprio la parola giusta se pensiamo, ad esempio, che negli Stati Uniti ci sono voluti circa 100 anni per approvare la storica riforma sanitaria firmata da Barack Obama. Prima di lui ci avevano provato, evidentemente senza successo, Roosvelt, Truman e Clinton. Con 219 voti favorevoli e 212 contrari, sotto la guida di Nancy Pelosi, il Gover-

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no degli Usa è riuscito ad avere la meglio sulle potentissime lobbies farmaceutiche e assicurative e ha introdotto una normativa che consentirà di tagliare 138 miliardi di dollari dal disavanzo pubblico e che rivoluzionerà i metodi assistenziali degli ospedali e delle assicurazioni. Etica e progresso Oltre alle questioni legate agli aspetti economici, il mondo della medicina si confronta continuamente con quello della ricerca e, conseguentemente, con quello dell’etica. Come diceva lo scrittore James Bryce, “la medicina è la sola professione che lotta incessantemente per distruggere la ragione della propria esistenza” e

questa lotta non è affatto indolore. Si tratta di una dialettica aperta, di un dialogo necessario, che a volte si fa difficile, ma che, necessariamente, si deve mandare avanti. Spesso ciò che per la sanità costituisce un’innovazione importante, una conquista in termini di risultati, a volte rappresenta invece un tabù, un pericolo, o un danno secondo l’etica comune. L’umanità ha dovuto spesso confrontarsi con questioni morali legate proprio alle scoperte in materia sanitaria e in più occasioni le prese di posizione non sono state solo diverse, ma in certi casi persino diametralmente opposte; basti pensare alla fecondazione in vitro e alle reazioni che, anche a distanza di 36 anni, questa


scoperta continua ad animare. Le critiche seguite all’assegnazione del Premio Nobel per la medicina a Robert Edwards, grazie alla cui tecnica sono nate più di 4 milioni di persone in tutto il mondo, indicano in modo inequivocabile che la questione è tutt’altro che accettata o chiusa. Sono molti, in realtà, i traguardi raggiunti dalla scienza che continuano a suscitare polemiche e a dividere l’opinione pubblica e questo riguarda la medicina in generale, ma anche ambiti più specifici come il mondo della farmacologia, il settore dei trapianti e della chirurgia estetica. Sembra che in molti casi l’etica e la scienza non riescano a camminare di pari passo e si debba necessariamente scegliere “da che parte stare”. Come dire, si fa di tutto per andare avanti, ma poi non è sempre facile confrontarsi con tutto quello che questa proiezione comporta. Sanità high tech Insieme a stetoscopi, sfigmomanometri, siringhe e bisturi oggi i medici devono saper maneggiare anche strumenti tecnologici di assoluta avanguardia. L’ingresso in pompa magna della robotica e della cibernetica in campo medico ha rivoluzionato non solo il modo di intervenire direttamente sul paziente, sia a livello diagnostico che a livello terapeutico, ma anche il modo di scrivere una cartella clinica, conservare l’anagrafica, prescrivere cure e farmaci, ecc. Diciamo che ai moderni PC il camice bianco dona molto e oggi questi strumenti possono essere considerati a tutti gli effetti alleati preziosi e indispensabili per ogni medico. Gli interventi sono meno invasivi, la diagnostica per immagini riesce a fornire informazioni più precise rispetto al passato e la conservazione, elaborazione e studio dei dati raccolti risulta puntuale, dettagliata e di facile fruizione e consultazione da parte del personale medico. In questi termini il connubio medicina e tecnologia è visto di buon auspicio da tutti, eppure anche in questo quadro non mancano i se e i ma. Il discorso richiama direttamente alle questioni sollevate dalla bioetica, al dilemma se esista o meno un limite invalicabile, un punto di fronte al quale la tecnologia, così come la scienza si deve fermare, per lasciare che la natu-

ra faccia il suo corso. Questi interrogativi non riguardano solo tematiche considerate estremamente serie come ad esempio l’accanimento terapeutico o l’utilizzo delle cellule staminali, ma anche questioni più “leggere” come, ad esempio, il ricorso alla chirurgia estetica. L’immagine … della salute Quello della chirurgia plastica estetica, infatti, oggi è più che mai diventato un vero e proprio business. Lifting, mastoplastica, rinoplastica, liposuzione: sono alcuni degli interventi che questo ramo della chirurgia offre ai clienti/pazienti, uomini e donne, di ogni età e di ogni provenienza, che decidono di ricorrere al bisturi per cambiare la propria immagine. Se Venere non si piace, pensano in molti, che male c’è se decide di intervenire sul suo aspetto? In realtà spesso quando si decide di affidarsi ad un chirurgo plastico non è solo il proprio specchio che si vuole soddisfare: entrano in gioco anche l’autostima, l’accettazione di sé, il riconoscimento e l’omologazione sociale. La moda detta le sue leggi e molte persone sono disposte a ricorrere anche a più

interventi, con un investimento in termini di costo, di tempo e di salute non indifferente, pur di rientrare nei canoni estetici tacitamente imposti da un modello sociale che punta sempre di più all’apparire. Come diceva il filosofo greco Antifone, “in tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia, come verso tutto il resto”. Anche se un corpo è perfettamente sano, se la mente decide che qualcosa non va bene, che qualcosa è “sbagliato”, farà di tutto per modificarlo. A tu per tu con il medico “Una delle qualità essenziali del medico è l’interesse per l’uomo, in quanto il segreto della cura del paziente è averne cura”, diceva il dottor Francis Peabody, riassumendo in una massima il delicato e complesso rapporto che si instaura tra il medico e il suo paziente. Che si tratti di una questione sanitaria o estetica, in generale, quando si sceglie e ci si affida alle mani e all’esperienza di un medico è perché verso questa figura professionale si ha un senso di stima, di fiducia.

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Dossier sanità

COSA PENSANO I MARCHIGIANI DEI SERVIZI SANITARI? Call World, società specializzata in indagini di mercato, ha rilevato per mondo lavoro il grado di soddisfazione delle famiglie marchigiane in relazione alle strutture sanitarie presenti in regione

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indagine ci rivela alcuni dati particolarmente interessanti. Il primo riguarda il livello di soddisfazione che i marchigiani hanno espresso riguardo al proprio medico di base: il 31,2 per cento si dice molto soddisfatto, il 51,1 per cento abbastanza soddisfatto; il 32,4 per cento degli anconetani si è detto molto soddisfatto del proprio medico di famiglia, mentre il 54,3 per cento dei pesaresi si è definito abbastanza soddisfatto. Il secondo è un dato in negativo e riguarda la tempistica dei servizi del pronto soccorso, con il 29,9 per cento dei marchigiani che si dice per nulla soddisfatto. La maglia nera va ad Ascoli Piceno, con il 34,5 per cento degli intervistati che si dichiara per nulla soddisfatto. In controtendenza c’è Pesaro, con il 39,1 per cento dei soggetti che si dice abbastanza soddisfatto.

Distribuzione intervistati per provincia

Distribuzione intervistati per età e sesso

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Mondo Lavoro

Indagine CATI rivolta ad un campione di 500 nuclei familiari residenti nei capoluoghi di provincia di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro-Urbino.


Livello di soddisfazione complessivo in merito alle ASL

Livello di soddisfazione complessivo in merito ai MEDICI DI FAMIGLIA

Livello di soddisfazione complessivo in merito alla PRESENZA SUL TERRITORIO DEGLI OSPEDALI

Livello di soddisfazione complessivo in merito alla TEMPISTICA DEI SERVIZI DEGLI OSPEDALI

Livello di soddisfazione complessivo in merito all’EFFICIENZA/QUALITÁ DEI SERVIZI OFFERTI NEGLI OSPEDALI

Livello di soddisfazione complessivo in merito alla presenza sul territorio del PRONTO SOCCORSO

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Dossier sanità Fiducia nella sanità privata

Fiducia nella sanità pubblica

Livello di soddisfazione complessivo in merito alla COPERTURA DELLE STRUTTURE SANITARIE NELLE ZONE PERIFERICHE

Livello di soddisfazione complessivo in merito alla PRESENZA DI CENTRI DI DIAGNOSI SUL TERRITORIO

Dall’indagine emerge che la sanità regionale soddisfa in generale i marchigiani, che però chiedono tempi di attesa più brevi negli ospedali e nel pronto soccorso. La sanità pubblica supera per il livello di soddisfazione quella privata: il 51,6 per cento degli intervistati, infatti, si dice abbastanza soddisfatto del pubblico (il 9,5 per cento molto soddisfatto), mentre per il privato il 46,46 per cento è abbastanza soddisfatto (il 14,93 per cento molto soddisfatto). a cura di GGF Group via Albertini, 36 blocco I1 60131 Ancona f.digiulio@callworld.it

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Mondo Lavoro

BENE I MEDICI DI FAMIGLIA, MENTRE LA METÀ DEGLI INTERVISTATI SI DICHIARA INSODDISFATTO DELLE AZIENDE SANITARIE


Dossier sanità

“SANITÀ, NESSUNA INGERENZA POLITICA” Per il Capogruppo Pdl in Consiglio Regionale, Francesco Massi, “la riforma del sistema sanitario regionale deve puntare su efficienza, responsabilità e professionalità. E la politica si limiti a programmare e a controllare irisultati, ma senza ingerenze e invadenze”

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onsigliere Massi, manca poco all’approvazione del nuovo Piano Sanitario marchigiano. L’opposizione cosa farà? “Entro breve il Consiglio Regionale approverà il nuovo Piano Sanitario 2010–2012, riformando la Legge Regionale n. 13 del 2003, cioè quel provvedimento che aveva accorpato le 13 Zone Sanitarie nell’Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) lasciando, tuttavia, le stesse 13 Zone ex AA.SS.LL. al governo di altrettanti Direttori Generali nominati dalla Giunta. Noi dell’opposizione abbiamo predisposto le proposte che configurano la nostra visione di “sistema” che, ovviamente, tiene conto delle carenze e delle disfunzioni che vorremmo correggere con la nuova legge”. In concreto, quali sono le proposte? “Partiamo da quelle che secondo noi sono le “patologie” emerse in questi sette anni di operatività della citata Legge n. 13 del 2003: ritardi e inefficienze negli ospedali, incremento delle consulenze esterne, mancato coinvolgimento dei Sindaci, demotivazione del personale sanitario, disparità di trattamento tra le diverse zone. Ecco, a fronte di questi punti deboli abbiamo predisposto altrettante proposte”. In che senso ritardi ed inefficienze? “L’articolazione nelle 13 Zone ex AA.SS. LL., congiuntamente alla funzione accentratrice dell’ASUR, non ha prodotto risparmi o economie di scala. Anzi, come dicevo prima si sono verificati gravi ritardi ed inefficienze gestionali per i servizi negli ospedali”.

controllo ai Sindaci della provincia di riferimento. Ora, purtroppo, i Sindaci non contano più nulla, neppure nel controllo dei servizi. Queste 5 Aziende Provinciali dovranno essere coordinate da un solo organismo di riferimento regionale (dunque un Dipartimento o un’ASUR molto snella e funzionale a razionalizzare costi e procedure). In altre parole: cerchiamo di evitare moltiplicazioni di soggetti decisionali e gestionali. Dobbiamo migliorare i “controlli” sulla gestione e sui risultati”. Francesco Massi

Ad esempio? “Guardiamo ad esempio agli accentramenti di appalti e di forniture anche di piccola entità oppure alle assunzioni trimestrali di infermieri”. I rimedi? “Noi pensiamo che le 13 ex Zone AA.SS. LL. si debbano azzerare ed articolare in 5 Aziende Provinciali dotate di personalità giuridica, affidando precisi poteri di

“VOGLIAMO SOLLECITARE ED INCENTIVARE I POSSIBILI SOGGETTI DELLA SUSSIDIARIETÀ, COME FARMACIE, VOLONTARIATO E MEDICI DI BASE”

Fuori la politica, quindi… “Giunta e Consiglio regionale si occupino della programmazione pluriennale, evitando di invadere competenze che sono dei tecnici e dei professionisti, i quali debbono essere valorizzati nella loro autonomia, capacità e responsabilità. Oggi invece vediamo non pochi medici e professionisti sempre più demotivati, sentendosi troppo condizionati dai poteri politici”. Lei prima parlava anche di disparità di trattamento tra zona e zona della regione. In che senso? “Sono aumentate le disparità di trattamento tra le diverse zone. Non solo: spesso, addirittura, sono state penalizzati taluni territori caratterizzati da gestioni virtuose nei servizi e sotto il profilo dell’ecnomicità. Ora si può e sì deve rimediare a tutto questo anche tenendo conto dei “tagli” imposti dalla manovra finanziaria nazionale”. di Paolo Duranti

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Dossier sanità

“IL MIO OBIETTIVO? INTRODURRE IN ITALIA UN METODO DI RICERCA SCIENTIFICA SUL MODELLO USA” Il Professor Antonio Giordano, un vero e proprio luminare di fama mondiale nella ricerca sul cancro, è Direttore del Comitato Scientifico della Human Health Foundation Onlus di Spoleto

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rofessore, da quando collabora con la Human Health Foundation Onlus? “Dal momento della sua costituzione, nel giugno 2006 e a tutt’oggi rivesto il ruolo di Presidente del Comitato scientifico della Fondazione”.

Come nacque l’idea della Fondazione? “La Fondazione, che tenta di migliorare e di potenziare tutti i servizi concernenti la sanità, è stata fortemente voluta dal sottoscritto e dal Presidente della Banca Popolare di Spoleto Giovannino Antonini. Il nostro incontro, infatti, era avvenuto qualche anno prima a Philadelphia quando il Presidente Antonini era venuto a visitare i laboratori dello Sbarro Institute di Philadelphia, il centro di ricerca da me fondato. Dopo quell’incontro Antonini mi ritelefonò e mi propose di creare in Italia qualcosa di simile, nel tentativo di arginare la fuga di tanti giovani italiani e delle loro brillanti menti. L’idea della Fondazione è quella di introdurre in Europa, e in particolar modo in Italia, un sistema di ricerca scientifica competitiva e tecnologicamente all’avanguardia sul modello statunitense. L’impegno della Human Health Foundation Onlus non può, perciò, prescindere dalla valorizzazione della ricerca biomedica e scienze affini, dal riconoscimento delle professionalità e delle specializzazioni per la prevenzione, la diagnosi e la cura di malattie a forte diffusione sociale”. 44

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Professor Giordano

Quindi sin da subito si è potuta instaurare una forte collaborazione con lo Sbarro Institute? “La HHF Onlus beneficia del know how dello Sbarro Health Research Organization, e su questo modello finanzia e promuove il lavoro di esperti ma anche di giovani clinici, biologi molecolari, genetisti, fisici, chimici e biomatematici che studiano i meccanismi molecolari del cancro

e di altre condizioni debilitanti”. Altre collaborazioni? “Abbiamo raggiunto efficaci accordi di collaborazione anche con il Dipartimento di Patologia Umana ed Oncologia dell’Università degli Studi di Siena, il CROM Centro Ricerche Oncologiche Mercogliano, l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, il Dipartimento di


Medicina Sperimentale della Seconda Università degli Studi di Napoli, il Disi Dept. Computer and Information Sciences dell’Univeristà degli Studi di Genova”. Su cosa è concentrata in particolare la ricerca? “La maggior parte dei progetti di ricerca svolti dalla Fondazione puntano allo studio del ciclo cellulare e al controllo della crescita cellulare, nonché ai meccanismi che trasformano una cellula normale in una cellula cancerogena. La Fondazione finanzia, inoltre, ricerche sui legami tra obesità e cancro, insieme ad un nuovo programma di terapia molecolare che ha l’obiettivo di incoraggiare l’utilizzo delle scoperte più recenti nella creazione di mezzi diagnostici e di farmaci per un più ampio ventaglio di malattie”. I risultati sono incoraggianti? “Le nostre pubblicazioni sono molteplici. Tra le tante, recentissima è quella relati-

va allo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Faseb (The Journal of the Federation of American Societes for Experimental Biology), realizzato dalla Human Health Foundation Onlus in collaborazione con lo Sbarro Health Research Organization. Il lavoro ha messo in evidenza il ruolo svolto da alcune sostanze (derivati pirimidinici del pirazolo) nell’aggredire il gene Src, attivo nel medullo blastoma, inibendo la crescita della cellula tumorale in maniera significativamente maggiore rispetto a tutti gli altri agenti chemioterapici convenzionali attualmente usati nella cura di questo tumore. Lo studio è oggetto di brevetto. La proteina CDK9-55 è indispensabile nel processo di differenziamento cellulare e se se somministrata induce la rigenerazione dei muscoli danneggiati e sani. L’importante scoperta della Human Health Foundation realizzata in collaborazione con lo Sbarro Institute di Philadelphia

e con l’Università degli Studi di Roma ha rilevanti implicazioni per la rigenerazione muscolare in seguito ai danni prodotti da malattie, infortuni, malattie genetiche, cancro e malattie dell’invecchiamento”. Gli obiettivi? “Aiutare i medici nello sviluppo di nuovi obiettivi nella ricerca sul cancro della mammella, del cervello e del polmone; sviluppare la ricerca di base fino alla realizzazione di farmaci in grado di curare il cancro; scoprire nuovi meccanismi nella rigenerazione muscolare per il miglioramento delle terapie relative all’atrofia muscolare, l’HIV, la distrofia muscolare e il cancro; individuare nuovi biomarkers che aiutino i medici nella diagnosi precoce del cancro”. di Alessandra Monticelli

Il Professor Antonio Giordano si è laureato con il massimo dei voti in Medicina a Napoli nel 1986, ha conseguito la specializzazione in Anatomia Patologica all’Università di Trieste e subito dopo si è trasferito con un dottorato di ricerca negli Stati Uniti, dove è stato allievo del premio Nobel Watson al Cold Spring Harbor Laboratory. In quegli anni fu il primo a scoprire un collegamento diretto tra la regolazione del ciclo cellulare e lo sviluppo del cancro. Più specificamente, dimostrò che, affinchè le cellule normali si trasformino in neoplastiche, gli oncogeni devono interagire direttamente con le cicline, determinando una de regolazione del ciclo e pertanto l’insorgenza del fenotipo neoplastico. Dal 1992 si trasferì a Philadelphia, dove ebbe l’incarico, dapprima alla Temple University come Assistant Professor, e successivamente alla Thomas Jefferson University, come Professore Ordinario di Patologia presso il Dipartimento di Patologia, Anatomia e Biologia Cellulare, infine nuovamente alla Temple University, dove è attualmente Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine e Direttore del Centro di Biotecnologia nel College of Science and Technology. Dal 1° gennaio 2004 è Professore Ordinario per chiara fama nel settore scientifico disciplinare di Anatomia Patologica del Dipartimento di Patologia Umana ed Oncologia dell’Università degli Studi di Siena. Fa parte del Board editoriale di numerose Riviste scientifiche internazionali ed è Autore di oltre 300 pubblicazioni. Premi e riconoscimenti 1993: Presidente e Fondatore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine 1995: Premio Irving J.Selikoff per la Ricerca sul Cancro 1998: Premio della Ricerca sul Cancro Rotary International 1998: membro del Who’s Who per la Scienza e del Who’s Who nel Mondo 1999: Premio per la Ricerca sul Cancro Lions Club Napoli Europa 2001: Cavaliere della Repubblica Scoperte A lui si deve, in primo luogo, una delle più importanti scoperte degli ultimi anni nel campo della ricerca contro il cancro: l’individuazione e la clonazione, nel 1993, di un nuovo gene oncosoppressore, l’RB2/p130, che ha una funzione di primaria importanza nel ciclo cellulare controllando la corretta replicazione del Dna e prevenendo essenzialmente l’insorgenza del cancro. Nel 2000 è stato portato a termine uno studio di grande impatto scientifico internazionale ul carcinoma polmonare. La novità assoluta consiste nel primo esempio di impostazione di un modello di terapia genica che viene sperimentato in vivo sull’animale (topo) in cui era stato indotto un tumore polmonare. Il professor Giordano ha poi scoperto altri due “guardiani” del genoma umano, i geni CDK9 e CDK10.

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“CERVELLI ITALIANI IN FUGA. MA PERCHÉ?” Ne parliamo con Sergio Nava, fondatore di un blog sui cosiddetti cervelli all’estero, “La Fuga dei Talenti”

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ottor Nava, perché è nata l’idea del blog, seguita anche da un libro? “Io sono - come molti, del resto - tra quelle persone che credono nel merito, nella bravura, nella capacità. Però ho avvertito che spesso tali valori non vengono premiati: vi è una distorsione del sistema, se così si può dire. Occorreva aprire gli occhi prima, perché il sistema è marcio”. É un’opinione piuttosto diffusa quella per la quale in Italia non vi sia sufficiente meritocrazia. “Per troppi anni il problema è stato ignorato. Ai piani alti non si è avvertita l’esigenza di intervenire su di un stato di cose

allarmante: un Paese intero che ha camminato sul nepotismo, sulla cooptazione. Con l’inevitabile conseguenza di aver imboccato una lunga fase di declino”. Forse siamo tutti un pò responsabili... “Io punterei l’indice sulla nostra classe dirigente degli ultimi decenni: ha completamente fallito. E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: centinaia di migliaia di giovani sono emigrati in Paesi che definirei più civili del nostro”. All’estero non vivono la stessa situazione? “Certamente stiamo parlando di un fenomeno tipico del mondo occidentale. Però noi italiani siamo messi molto peggio de-

gli altri. In questo siamo forse il Paese più noto...”. Vi sono alcuni settori della società in cui il nepotismo è stato assunto come prassi, rispetto ad altri che per sopravvivere devono necessariamente affidarsi a criteri meritocratici? “Il problema è trasversale, è di tipo culturale: c’è l’idea diffusa che si debba sempre cercare la scorciatoia. E’ vero che in taluni settori il fenomeno è endemico: pensiamo ad esempio al mondo della ricerca, oppure alla politica. Ma anche il mondo dell’impresa è talvolta connotato da tale caratteristica. Soprattutto per le ex imprese pubbliche”.

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UNA NUOVA AZIENDA: LA SANITÀ Dagli anni ‘90 sono state avviate diverse riforme del servizio sanitario italiano, finalizzate ad introdurre una cultura manageriale simile a quella che gli Stati Uniti e diversi Paesi europei avevano già adottato

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e strutture sanitarie stanno infatti trasferendo la loro attenzione dalla tradizionale gestione della salute verso un concetto più ampio di ottimizzazione e di organizzazione aziendale, orientato ad invertire l’aumento dei costi sanitari.L’assistenza ospedaliera è parte integrante di ogni Stato e per ridurre le spese è necessario misurare la qualità e l’efficienza della gestione delle strutture: si coinvolgono gli utenti e i fornitori nella creazione di figure specializzate al fine di guidare il valore di assistenza sanitaria alla ottimizzazione. Si sperimentano così diversi cambiamenti per ottenere una migliore qualità delle cure, più servizi per gli anziani e la disponibilità di nuove tecnologie. Il gruppo di direttori generali sanitari, e con loro l’adozione di uno spirito imprenditoriale, hanno portato avanti l’ambiziosa missione di gestire servizi di assistenza sanitaria in maniera più efficiente e con l’aspettativa di riacquistare la fiducia del pubblico nelle istituzioni assistenziali.Queste riforme hanno causato dei cambiamenti sostanziali, trasformando in modo irreversibile la struttura organizzativa e adottando una formula imprenditoriale di regionalizzazione della sanità; ciò ha portato all’introduzione di figure amministrative più vicine al mondo aziendale, riproducendo modelli di organizzazione secondo linee coerenti con l’ambiente economico. Si è compresa la necessità di un monitoraggio sistematico dei tempi, al fine di avere un ritorno oggettivo degli interventi attuati e per questo gli organi competenti tendono ad ispirarsi a nuovi ed originali modelli per una migliore gestione dei tempi e di scorrimento delle liste d`attesa. Inoltre, con l’incremento della qualità tecnica nel settore della sanità, dell’uso sempre più frequente di tecnologie biomediche, e dell’utilizzo sempre maggiore

dei servizi ambulatoriali, si è ritenuto indispensabile riorganizzare gruppi d’attesa e percorsi clinici più efficaci per rispondere in tempi utili alle esigenze degli utenti e in questo modo impiegare in modo ottimale le risorse umane e tecnologiche. Sia la privatizzazione sia la ristrutturazione tecnico-organizzativa, dai contratti ai turni, sono lo specchio di questa nuova realtà aziendale sanitaria nella quale spiccano i due principali protagonisti dell’azienda ospedaliera: il medico e l’infermiere.Il medico diventa un consulente esperto delle strutture sanitarie e verrà affiancato da ruoli amministrativi di sostegno negli aspetti più gestionali: non necessariamente diventerà manager ma sarà aiutato nel sistema di controllo di gestione del dipartimento da nuove figure. Il ruolo del personale infermieristico è diventato decisivo: efficienza e qualità sono il punto di forza di questa nuova organizzazione. Sono infatti numerose le cliniche private e case per anziani che si sono affiancate agli ospedali pubblici che richiedono questo tipo di figure specializzate. La professione di infermiere, la cui formazione - integrata con congressi scientifici

ed esperienza pratica sul campo - si sta valorizzando di pari passo con l’aumento dell’autonomia concessa e si rafforza anche grazie alle nuove competenze tecnico-operative. A sostegno di questa nuova visione aziendale possiamo riscontrare che anche nel campo della ricerca italiana si aprono nuovi orizzonti con figure come il data manager e il biostatistico per l’elaborazione di studi clinici, le cui competenze sono di altissimo valore aggiunto; si punterà allo sviluppo della ricerca direttamente nel nostro Paese per non doversi più avvalere dell’aiuto estero. E’ fondamentale, in questa nuova struttura aziendale, gestire la valorizzazione professionale di queste nuove figure di taglio trasversale, attraverso corsi tecnici e specifici, per meglio integrarle nel nuovo tessuto organizzativo con la giusta attenzione alle competenze per percorrere questa strada verso l’eccellenza. Maddalena Antonucci Area Risorse Umane Gruppo Sida info@sidasrl.it Tel. 071.28521

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“NELLE FARMACIE MARCHIGIANE ANALISI E VISITE SPECIALISTICHE” Con Pasquale D’Avella, Presidente di Federfarma Marche, parliamo del sistema farmaceutico regionale e delle prossime novità del settore

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ottor D’Avella, quando e a quale scopo è nata Federfarma? E la sede delle Marche? “Federfarma si è costituita a Cosenza nel 1969 dall’unione di quattro sindacati. Lo scorso anno, non a caso, nella stessa città abbiamo festeggiato il quarantennale. Federfarma rappresenta le circa 17.000 farmacie private convenzionate con il sistema sanitario nazionale; la stessa organizzazione sindacale comprende il Sunifar (sindacato unitario delle farmacie rurali) che rappresenta la farmacia rurale. Federfarma è costituita dalle associazioni provinciali, le quali a loro volta, a livello regionale, sono rappresentate dalle Unioni regionali. Queste ultime hanno assunto un ruolo diverso con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e sicuramente avranno un compito sempre più incisivo dopo l’approvazione della legge n. 42/2009 sull’attuazione dell’art. 119 della stessa Costituzione. Federfarma stipula la Convenzione che regola la distribuzione dei farmaci attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, stipula eventuali accordi regionali, informa le farmacie su tutte le novità o notizie riguardanti il nostro mondo, rappresenta i farmacisti al tavolo degli organismi politici e tecnici del sistema sanitario nazionale e regionale”. Dottor D’Avella

Solitamente il rapporto dei cittadini con la farmacia è occasionale e dura pochi minuti, ma cosa c’è in realtà dietro al bancone? Può raccontarci a grandi linee come si gestisce una farmacia? “Il rapporto con il cittadino non sempre dura pochi minuti! Alcune volte dura, ad esempio, il tempo necessario a spiegare o informare una neomamma su come iniziare lo svezzamento, oppure a trascrivere

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sulla confezione o su un promemoria le modalità di assunzione di un farmaco o a rassicurare un paziente su un qualsiasi problema che gli procura ansia. Di conseguenza questo tipo di rapporto porta ad una conoscenza molto approfondita delle esigenze, dei bisogni, ma soprattutto delle abitudini farmaceutiche dei nostri “utenti”, per cui la farmacia in genere e la farmacia rurale in particolare, diventano

non solo un punto di riferimento sanitario ma anche sociale. Penso che Lei non si riferisca alla gestione burocratica o amministrativa; per non annoiarla sintetizzo con un piccolo esempio: circa 20 tipi diversi di ispettori possono ispezionare e verificare una qualsiasi farmacia. Immagini quindi quante scartoffie il farmacista deve tenere pronte a disposizione. Oltre a tutto il lavoro di carattere burocratico


e amministrativo c’è la dispensazione del farmaco, che implica un costante aggiornamento da parte del farmacista e dei suoi collaboratori”. Quali sono le maggiori difficoltà di questo settore? “Le maggiori difficoltà che si riscontrano sono l’enorme carico burocratico - per certi versi necessario - per garantire la tracciabilità del farmaco. In alcune regioni i pagamenti sono arretrati, anche se non è assolutamente il caso della nostra regione. Poi c’è la distribuzione diretta che ha penalizzato le farmacie sia nella loro peculiarità essenziale, la distribuzione del farmaco, sia dal punto di vista culturalescientifico, poiché molte nuove molecole non sono conosciute dal farmacista. Altra difficoltà è sicuramente lo stato previdenziale del titolare di farmacia, che al momento attuale non garantisce un minimo di autonomia a chi lascia il lavoro per sopraggiunti limiti di età. La problematica oggi più sentita dalle farmacie marchigiane è il mancato recepimento da parte delle istituzioni della necessità di una guardia farmaceutica: ci sono Paesi dove il farmacista svolge il proprio servizio una settimana sì e una no. Le esigenze della popolazione sono aumentate, al farmacista non si richiede più negli orari notturni soltanto il farmaco. Pertanto è necessario che da parte delle istituzioni vi sia un riconoscimento del ruolo e nuove risorse per assolvere questo servizio”. Recentemente il Ministro Fazio ha annunciato che, grazie ai nuovi decreti attuativi, le farmacie diventeranno sempre più un centro di cure primarie. Vuole illustrarci le novità più significative che riguardano la funzionalità di questi luoghi? “La farmacia marchigiana aveva intrapreso questa strada di trasformazione della farmacia condividendo un percorso con la Regione, che ha portato alla firma dell’accordo per l’assistenza integrativa e per i sevizi in farmacia. Mi piace qui ricordare che la stragrande maggioranza delle farmacie della nostra regione effettuano la misurazione della pressione ed analisi di prima istanza e che in alcune zone territoriali, seppure in via sperimentale, è possibile prenotare visite specialistiche e alcune farmacie si sono dotate

autonomamente di un defibrillatore. Con la legge n. 69/2009 e poi con il decreto 153/2009, il Governo ha tracciato la strada e posto i paletti per fare della farmacia un terminale sul territorio del sistema sanitario, sia nazionale che regionale, nel quale il cittadino oltre ai farmaci troverà una serie di servizi aggiuntivi ad alta valenza socio-sanitaria, la prestazione di altri operatori sanitari come infermieri e fisioterapisti. Non solo, ma potrà offrire servizi a domicilio al paziente che risiede all’interno del territorio in cui sorge la sede farmaceutica. Questo significa che anziani e malati cronici potranno ricevere assistenza al proprio domicilio. Per definire le modalità di questo servizio siamo sicuri che troveremo un attento ed intelligente interlocutore nella Regione Marche”. Le farmacie italiane sono pronte a questa svolta? “Come in tutti i cambiamenti c’è attesa e timore. Comunque tutti i farmacisti sono consapevoli della necessità di un adeguamento della nostra professione alle necessità del cittadino. Indubbiamente per alcune farmacie, penso alle farmacie rurali situate in piccoli centri, questo cambiamento determina una maggiore preoccupazione per le risorse necessarie ad assolvere i nuovi compiti. In questo subentrerà sicuramente l’apporto strategico del nostro braccio commerciale che è Farmacentro, la nostra cooperativa nata dall’unione tra Saf e Umbrafarm, con

obiettivi di difesa commerciale della farmacia e di supporto alle esigenze anche della più piccola farmacia. I posti creati sono ben 200; le farmacie socie 596, 730 i punti vendita serviti con una copertura di 14 province in 5 regioni, 1200 le consegne giornaliere per un fatturato di 276 milioni di euro nel 2009: un risultato oltre ogni più ottimistica previsione!”. Quindi anche alla figura del farmacista, come a quella di altri professionisti, è richiesta una grande versatilità…… “Certamente. Nel nostro caso riusciamo ad accrescere le nostre competenze grazie ad un costante e impegnativo percorso formativo. L’aggiornamento professionale è un tratto distintivo della funzione svolta dal farmacista e una garanzia per quanto riguarda gli utenti”. Nel corso dei secoli le scoperte in ambito farmaceutico hanno permesso di debellare molte malattie, eppure spesso l’industria farmaceutica è al centro di aspre polemiche…perché? “Le scoperte quasi sempre sono state il tema di aspri confronti. Soprattutto quando si tratta di scoperte scientifiche, che interessano la salute dell’uomo; l’interesse che suscitano tra l’opinione pubblica aumenta considerevolmente. Il ruolo del farmacista consiste anche nel fornire le spiegazioni sui principi e sulle caratteristiche dei medicinali”. di Asmae Dachan

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“TERZA ETÀ EXPO”, ALLA SCOPERTA DELL’UNIVERSO ANZIANI Antonio Defazio, presidente della Cooperativa Sociale Idea, ci parla del “Terza Età Expo”, che si è svolto ad Ancona dall’1 al 3 ottobre scorso

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irettore Defazio, può farci il bilancio dell’evento? “Il Terza Età Expo è giunto alla sua seconda edizione e possiamo dire che ha avuto un buon successo a livello di presenze, sia da parte del pubblico (abbiamo contato circa 4.000 presenze), che dal punto di vista delle istituzioni. Per la prima volta si sono unite a noi la Provincia e il Comune di Ancona, con i rispettivi Assessorati alle Politiche sociali, la Regione Marche e l’Asur Marche e abbiamo avuto come partner l’INRCA e l’INPS. Sono presenze molto importanti perché completano il quadro di coloro che si occupano della terza età. Per noi terza età non significa solo aver bisogno di cura, ma significa voglia di vivere, di muoversi, di essere attivi: per questo abbiamo strutturato la fiera sia con una parte di stand espositivi, che con una dedicata ai congressi, che hanno avuto come tema la longevità”. Quali sono i maggiori ambiti operativi della Cooperativa Sociale Idea, che ha promosso l’iniziativa? “La Cooperativa Idea si occupa a 360° di sociale, in particolare di anziani e di giovani; oltre al nostro interesse per la terza età, siamo specializzati in educazione e ci occupiamo di ragazzi di tutte le età, favorendo le occasioni di incontro e di aggregazione. Nel corso della manifestazione “Agugliano Sound of Love”, ad esempio, che si è tenuta la scorsa estate, abbiamo partecipato con iniziative volte a promuovere il senso del bere consapevole, della guida responsabile e moderata e del divertimento sano”.

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Come mai la scelta di ambientare l’Expo nelle Marche? “La Cooperativa ha sede nelle Marche e noi amiamo “fare le cose in casa”, perché hanno un altro tipo di risonanza e perché così si valorizza il territorio. Le Marche, inoltre, sono una delle regioni più longeve d’Italia e si stanno adoperando da tempo per affrontare tutti gli aspetti legati alla longevità. L’ospedale INRCA, ad esempio, è specializzato nella cura degli anziani e promuove progetti mirati a migliorare la loro vita, con percorsi benessere specializzati, elementi di domotica, ecc. Ricordiamo che il 2012 è l’“anno europeo per un invecchiamento attivo” e le Marche, in questo senso, si stanno portando decisamente avanti. Stiamo già lavorando

alla prossima edizione, perché il Terza Età Expo non è uno di quegli eventi “mordi e fuggi”, ma richiede un lavoro strutturato che dura tutto l’anno e che coinvolge un numero sempre più ampio di persone”. Il settore della terza età sembra non conoscere crisi: che tipo di approccio hanno le aziende con questo mercato? “È vero che il mercato oggi investe molto sul mondo degli anziani, ma purtroppo è altrettanto vero che la crisi gli anziani li colpisce profondamente. Il nostro obiettivo è contribuire a far crescere un sistema innovativo di cura e di consapevolezza, di trasmettere l’idea che oltre alle cure un anziano ha bisogno di


continuare a sentirsi vivo, attivo, dinamico. Le aziende stanno lavorando sulla ricerca e sullo sviluppo di prodotti mirati proprio perché sono consapevoli che oggi a 65 anni una persona ha ancora tanta voglia di vivere e di vivere bene. Bisogna costruire percorsi completi, che inizino da una sana alimentazione e comprendano attività di tipo fisico, culturale, ricreativo, sociale”. Esistono nuove professionalità legate alla maggiore prospettiva di vita, che coinvolge le società più evolute? “Le comunità del Nord Europa sono già preparate, organizzano strutture e figure professionali nuove per l’assistenza agli anziani. Noi abbiamo medici e infermieri altamente specializzati, ma ci sono ancora dei vuoti che vanno colmati. Una persona non ha bisogno di assistenza solo quando è malata. Nelle Marche, ad esempio, l’assistenza agli anziani è garantita e c’è una maggiore consapevolezza rispetto ad altre regioni, ma possiamo e dobbiamo ancora crescere, creando realtà di housing e co-housing.” Di cosa si tratta? “Significa creare realtà dove gli anziani vivano insieme, creando gruppi di persone che si organizzano all’interno di un condominio strutturato verticalmente, in cui nella parte alta ci sono gli appartamenti dove si vive autonomamente e nella parte bassa ci sono spazi comuni, come la lavanderia, la sala tv, ecc., dove gli inquilini possono trovare compagnia. Non sono ghetti, né residenze per anziani, ma sistemi sociali che creano aggregazione, solidarietà e confronto anche con altre età evolutive. Molte realtà di housing sorgono vicino a degli asili nido, così i nonni possono occuparsi e stare vicino ai propri nipoti. In Italia piano piano stanno sorgendo simili strutture e anche le Marche si muovono in questa direzione”. Secondo Lei, gli anziani oggi sono valorizzati e tutelati come meriterebbero? “Gli anziani sono e devono essere una risorsa per le generazioni future. Con loro si ha un valore aggiunto, che è fatto di cultura, educazione, dedizione alla famiglia e al lavoro. Dobbiamo valorizzarli perché sono risor-

se viventi, fonti di esperienza dal valore inestimabile; bisogna garantire la tutela di questa popolazione attiva e per farlo bisogna lavorare e lavorare in rete, coordinandosi e creando una struttura di competenze che si uniscono”. Direttore, come mai ha deciso di dedicarsi al mondo della terza età? “Sono cresciuto con questa mentalità. Mia madre mi racconta che da piccolo a scuola mi è stato assegnato un tema: “Se vincessi il Totocalcio, cosa faresti?” e io ho scritto che avrei voluto aiutare i bisognosi, i ragazzi portatori di handicap, i poveri. Oggi per me si tratta di un impegno quotidiano, che vivo in pieno, con passio-

ne e professionalità, affrontando sfide sempre nuove. Il mio sogno ora è aiutare i ragazzi che hanno subìto un trauma vertebrale; bisogna investire ancora molto nella ricerca in questa direzione e bisogna farlo organizzando una rete che operi in sinergia. Nel mio percorso professionale ho sempre trovato professionisti che si impegnano seriamente in ciò che fanno e il cui contributo diventa davvero indispensabile. A questo proposito vorrei esprimere alcuni ringraziamenti: a Gianluca Causo, dell’Ufficio Politiche Sociali della Provincia di Ancona, a Tiziana Tregambe, dell’INRCA e ad Alberto Lanari, dell’Asur Marche”. di Asmae Dachan

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“STIAMO LAVORANDO PER DIFFONDERE LA CULTURA CHE L’ ALTRO È UNA RISORSA” Il Presidente del Comitato Scientifico della Lega del Filo d’Oro Luigi Giacco: “Al centro del nostro operato abbiamo voluto mettere l’essere umano, la persona in quanto tale”

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ottor Giacco, dal 1964 ad oggi la Lega del Filo d’oro rappresenta un centro d’eccellenza per la cura dei bambini pluriminorati; vuole raccontarci le tappe più significative della storia di questa associazione? “Nel 1964 una persona sordo-cieca di nome Sabina Santilli e un sacerdote di nome Dino Marabini, constatando che in Italia nessuno si prendeva cura dei sordo-ciechi, decisero di fondare la Lega del Filo d’Oro: Lega per l’idea di unione, Filo d’Oro per l’idea di un qualcosa di unico, prezioso che tiene insieme le persone. Le prime iniziative furono soggiorni estivi per persone sordo-cieche adulte e si decise di realizzare un istituto medicopedagogico per bambini ciecosordomuti. Fino a quel momento in Italia venivano considerati irrecuperabili, venivano emarginati. Noi abbiamo pensato a loro come persone, come bambini, quindi abbiamo puntato molto sulla riabilitazione e sull’educazione. Proprio partendo dai loro bisogni abbiamo organizzato un servizio che andava oltre alle possibilità offerte dagli stanziamenti delle autorità, mettendo al fianco di questi bambini insegnanti qualificati, assistenti con competenze specifiche. Al centro di tutto il nostro operato abbiamo voluto mettere l’essere umano, la persona in quanto tale”. Dall’esperienza di Osimo, la Lega del Filo d’Oro ha poi aperto altre sedi in varie regioni d’Italia: è l’indice di un modello di successo, che negli anni ha fatto scuola?

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“Senz’altro! Ci si è resi conto che essendo l’unica struttura del genere in Italia, le persone venivano da ogni zona e bisognava dare loro la giusta accoglienza e anche una sistemazione per i familiari che le accompagnavano. Purtroppo la nostra sede non poteva coprire tante richieste. Sono stati quindi aperti nuovi centri, a Lesmo, Molfetta,a dicembre si aprirà a Termini Imerese e il prossimo anno a Modena. In questo modo siamo stati in grado di offrire la disponibilità di più posti e di avvicinare questi ragazzi alle loro famiglie e all’ambiente in cui sono sempre vissuti.” Dottor Giacco, cosa conta di più nel vostro lavoro, le competenze professionali, o la dedizione, la passione di occuparsi degli altri? “Sono entrambe importanti e necessarie, competenza e conoscenza vanno unite alla capacità di darsi agli altri, con grande attenzione alle emozioni.

Noi usiamo tecniche che consistono nel “rinforzo”, ovvero nel dare qualcosa di piacevole a questi bambini, come una carezza: se lo si fa senza trasporto, avremo fatto solo un gesto motorio, se invece c’è partecipazione, allora questo sentimento sarà trasmesso positivamente.” Quali sono le figure professionali qualificate per assistere e affiancare i bambini sordo-ciechi pluriminorati psicosensoriali? “In questi anni abbiamo visto che la figura più importante è senz’altro quella dell’educatore professionale, che non sempre, però, arriva dall’università con tutte le competenze necessarie rispetto per es. alla comunicazione non verbale e riguardo alla formazione dei bambini ipovedenti. Quindi questi educatori devono necessariamente formarsi seguendo dei moduli, che noi realizziamo all’interno della nostra struttura. Tramite questo corso base


acquisiscono le modalità d’approccio necessarie per lavorare con i bambini che ospitiamo.” Secondo Lei, la autorità competenti, le istituzioni, la gente comune, è sensibilizzata abbastanza riguardo a questo tipo di realtà? “Direi che in questi anni è stato fatto un progresso notevole. Testimonial come Renzo Arbore, che comunica da anni messaggi significativi utilizzando diversi mezzi, fanno conoscere simili problematiche alla gente comune, creando sensibilizzazione e presa di coscienza di una realtà che spesso sono in molti a ignorare. Per quanto riguarda la disabilità in generale, pur avendo integrato la nostra cultura con l’apertura a questi bambini delle scuole, delle strutture sportive e ricreative, persiste ancora una certa forma di diffidenza, di allontanamento. La gente preferisce ciò che è leggero, piacevole.”

comunichiamo con loro tramite dei disegni. Poi c’è un sistema chiamato Malossi, che permette di comporre parole toccando o pizzicando un determinato punto della mano aperta. Sono livelli diversi, a seconda delle differenti possibilità che questi bambini hanno. Stiamo lavorando molto per diffondere la cultura che il diverso è una risorsa per la società. In questo momento bisogna fare atten-

zione ai cambiamenti di tipo culturale che sono in atto, perché altrimenti rischiamo di tornare indietro. Si sta diffondendo una cultura così individualistica e competitiva, che si rischia di tornare agli anni ‘50 e segregare le persone. Ci sono atteggiamenti pericolosi e quindi bisogna valorizzare e tutelare tutte le iniziative in favore di una cultura del riconoscimento e del rispetto dell’altro.” di Lorenzo Dattolo

Quanto senso del dovere e della responsabilità anima le persone che si dedicano alla ricerca, alla sperimentazione, allo studio per migliorare le condizioni di vita delle persone diversamente abili? Il senso del dovere è una caratteristica imprescindibile. Non voglio usare l’espressione “missione”, ma ci vuole realmente tanta disponibilità, tanta dedizione. A volte ricerche a cui ci si è dedicati per anni non danno risultati positivi, ma per questo non bisogna scoraggiarsi, bisogna continuare a crederci, ad impegnarsi con passione e motivazione.” Un’ultima domanda: voi riuscite a comunicare tramite il cuore con i bambini sordo-ciechi, ma questa comunicazione riesce ad arrivare anche fuori dalle mura dell’associazione? “Con questi bambini e con questo tipo di persone ci sono sistemi di comunicazione che sono alternativi alla comunicazione verbale. Si usano per es. oggetti che sono segnali per trasmettere un’esigenza, uno stato, come il tovagliolo se si ha fame e la spugna se si vuole andare al bagno. Se i bambini hanno residui a livello visivo,

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“CREME E CAPPELLI PER PREVENIRE I DANNI CAUSATI DAL SOLE” Qualche consiglio da Aldo Cellini, chirurgo estetico di Ancona

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ottor Cellini, cosa si può fare per mantenere la nostra pelle sana, oltre che bella? “La pelle è soggetta a due tipi di aggressioni: il tempo e i raggi solari. Dobbiamo stare quindi molto attenti ad entrambi”. Il sole è pericoloso? “Il sole invia non soltanto luce e calore, ma anche radiazioni che, se assorbite in maniera eccessiva e senza protezioni adeguate, sono sicuramente dannose per la pelle”. Come si manifestano i danni che i raggi solari possono provocare alla pelle? “Si notano un invecchiamento precoce, la comparsa di rughe, macchie, eritemi, capillari. In alcuni casi possiamo subire anche vere e proprie ustioni e congiuntiviti … roba da pronto soccorso. Per cui con il sole è meglio non scherzare”.

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Come ci possiamo proteggere dal sole? “Soprattutto al mare e in montagna, nei periodi più caldi e in luoghi assolati, è consigliato l’utilizzo di creme con filtri chimici, di varie gradazioni. Meglio se usiamo creme con protezione alta per il viso e media per il corpo. I bambini e soprattutto i neonati vanno protetti con creme a protezione “estrema”, realizzati apposta per loro”. Cosa facciamo ad identificare il grado di protezione di una crema? “In una numerazione che va da 0 a 50, il solare 50+ è il più protettivo mentre quello medio è pari a 20”. Oltre alle creme? “E’ consigliato bere molto e usare cappelli di paglia, copricapo leggeri, ecc. Secondo me farebbe molto bene anche l’assunzione di integratori a base di vitamina A ed E. Però si deve sottolineare che non è sol-

“LA PELLE NON HA SOLTANTO UNA FUNZIONE ESTETICA, MA COSTITUISCE LA PRIMA BARRIERA CONTRO LE AGGRESSIONI ESTERNE. E’ UN VERO E PROPRIO ORGANO CHE REGOLA LA NOSTRA TEMPERATURA INTERNA ED ESTERNA ED ELIMINA, CON IL SUDORE E IL SEBO, ANCHE ALCUNE SOSTANZE NOCIVE”

tanto il sole l’imputato principale per i danni causati alla pelle”. In che senso? “Sono dannosi per la cute anche il fumo, l’inquinamento ambientale, le polveri sottili”. C’è qualche trattamento medico che può aiutare? “Ritengo ottima cosa sottoporsi, presso un dermatologo, ad una esfoliazione delle cellule cutanee superficiali con acidi leggeri. Può essere utile anche affidarsi ad un massaggiatore, così come all’estetista per regolari pulizie profonde. Poi, naturalmente, come detto prima occorre operare sul piano della prevenzione”. Stando attenti all’esposizione al sole… “Be’… andare in spiaggia a mezzogiorno, quando i raggi solari sono allo Zenith, non è la cosa più consigliata… L’ideale sarebbe comunque arrivare in spiaggia già un po’ abbronzati, dopo qualche “lettino” U.V.A.”. In conclusione, dottore: il sole è nemico della nostra pelle? “Nient’affatto. Oltre a migliorare l’aspetto estetico – pensiamo alle parti cellulitiche o con smagliature – i raggi solari, se “presi” in misura equilibrata producono benefici per la nostra salute in genere e anche per la pelle”. di Agnese Ausili Dott. Aldo Cellini Studio medico-chirurgico di Estetica Via Carducci, 8 – Ancona Tel. 335.6652443 Informazioni gratuite al n. 071.2075058 Viale Angeloni 2 - Riccione Tel. 0541 646054


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LA DIETA MEDITERRANEA PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITÀ Primo parere favorevole del Comitato Tecnico, con l’Italia capofila per valorizzare la propria tradizione culinaria: al modello tradizionale che associa sapore e salute viene riconosciuto il suo giusto valore

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l Comitato Tecnico dell’Unesco ha dato recentemente “parere favorevole” all’iscrizione della Dieta Mediterranea quale Patrimonio Immateriale dell’Umanità. La candidatura era già stata avanzata quattro anni fa da un gruppo di quattro Paesi: Italia, Spagna, Grecia e Marocco, ma per l’Unesco non soddisfava i requisiti previsti dalla Convenzione del 2003, per cui fu ritirata. Lo scorso anno l’Italia l’ha ripresentata, insieme allo stesso gruppo di Nazioni, assumendo il coordinamento del gruppo di lavoro internazionale, riscrivendo interamente la candidatura e sottolineandone l’importante valore culturale. Stavolta l’Unesco ha dato parere positivo e si attende la rettifica del Comitato Esecutivo della Convenzione sul Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità. “La Dieta Mediterranea rappresenta uno stile di vita sostenibile basato sul mangiare i prodotti tipici del territorio in momenti conviviali con la famiglia o con gli amici: per l’Unesco questo insieme unico di pratiche alimentari, conoscenze e competenze tradizionali trasmesse di generazione in generazione, è un qualcosa di unico al mondo e va salvaguardato e valorizzato”, ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Giancarlo Galan. L’elemento caratterizzante di questo modello nutrizionale è la varietà: esso prevede, infatti, il consumo di cereali, legumi, frutta fresca di stagione e verdura, carne e pesce, uova e latticini. In particolare, la dieta suggerisce di alternare i cibi e raccomanda la riduzione del consumo di carne e di zuccheri. Grande rilievo viene dato

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all’uso dell’olio extravergine di oliva, prodotto dagli uliveti del Mediterraneo. Numerose ricerche e studi hanno dimostrato che questo regime alimentare, associato ad uno stile di vita equilibrato, aiuta a prevenire diverse malattie quali obesità, ipertensione e diabete. La prestigiosa Lista dell’Unesco, che raccoglie gli elementi immateriali considerati unici al mondo, consta di 166 voci (tra cui il Tango argentino, il canto dei Pigmei

Aka, la danza in maschera del Bhutancome e la calligrafia cinese) di cui solo due italiani: l’opera dei pupi siciliani e il canto a tenore sardo. La Dieta Mediterranea, ove approvata definitivamente, diventerà così il terzo elemento italiano. Uno scacco matto ai vicini d’Oltralpe, con la Francia che nel 2008 aveva chiesto (senza successo) l’iscrizione per la cucina francese, definendola “la migliore del mondo”.


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SIGARETTE E ALZHEIMER: IL RISCHIO AUMENTA DEL 157 PER CENTO Il CUP supera la fase di rodaggio Il Direttore del Servizio Salute della Regione Marche, Carmine Ruta, ha affermato, nel corso della presentazione della relazione sul funzionamento del servizio del nuovo Centro Unico regionale, che “da quando la gestione del progetto è passata alla Regione il servizio ha fatto registrare un deciso miglioramento”. Complessivamente tra prenotazioni, prestazioni e pagamenti, a regime il Cup unico comporta oggi circa 26.000 “movimenti” giornalieri, contro i circa 8.200 del 13 settembre. I dati parlano chiaro: dal 13 settembre al 19 ottobre sono state effettuate 259.018 prenotazioni e 199.053 accettazioni.

70enni di oggi più intelligenti di 30 anni fa Un gruppo di ricercatori dell’Università di Gothenburg (Svezia), guidati dalla psichiatra Simona Sacuiu del Sahlgrenska University Hospital, ha pubblicato uno studio su Neurology, da cui emerge che i settantenni del terzo millennio sono più intelligenti e soffrono di meno rispetto a quelli di trent’anni fa.

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Distretti sanitari, sei regioni a confronto a Palazzo Doria Pamphili Le Marche hanno partecipato al congresso interregionale della Confederazione associazioni regionali di distretto, che si è tenuto il 29 ottobre a Palazzo Doria Pamphili di San Martino di Cimino (Vt). All’incontro hanno partecipato, oltre alle Marche, con l’intervento degli operatori dell’Area vasta 1 Asur, anche il Lazio, l’Umbria, la Toscana, l’Abruzzo e il Molise.

Giornata Mondiale del Diabete Il 14 novembre si celebra in più di 160 Paesi la Giornata mondiale del diabete, una malattia che in Italia colpisce circa tre milioni di persone. Lo scopo dell’iniziativa, che porterà in molte piazze d’Italia volontari e personale qualificato nella prevenzione e nella cura di questa patologia, è di sensibilizzare la popolazione sui rischi del diabete, invitandola a fare opera di prevenzione. Lo slogan scelto per l’evento di quest’anno è: “Corriamo più forti del diabete”.

Le Marche regione di buona sanità Dal rapporto della Commissione Parlamentare sugli errori sanitari, presieduta da Leoluca Orlando, è emerso che le Marche, insieme all’Umbria, al Trentino Alto Adige e alla Basilicata, sono una regione efficiente, dove la sanità raggiunge livelli d’eccellenza. Su 242 casi presi in esame solo uno, infatti, è accaduto nelle Marche. Le regioni con il più alto tasso di malasanità sono Calabria e Sicilia.

Sigarette e Alzheimer: il rischio aumenta del 157 per cento Fumare più di due pacchetti di sigarette al giorno aumenta il rischio di insorgenza di demenza di Alzheimer del 157 per cento e di demenza vascolare del 172 per cento: a sostenerlo, uno studio condotto dai ricercatori del Kaiser Permanente di Oakland (California, Usa) e pubblicato su Archives of Internal Medicine. Lo studio, il primo ad esaminare le conseguenze a lungo termine del fumo sulla demenza, ha visto monitorare per 23 anni una popolazione etnicamente diversificata di 21.123 uomini e donne di mezza età.


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Dossier sanità

“É CARA L’ODONTOIATRIA, NON IL DENTISTA…” É quanto sostengono il dottor Vincenzo Crognoletti, Presidente Regionale, e il dottor Aldemiro Mimmo Andreoni, Vice - Presidente Vicario dell’ANDI Marche - Associazione Nazionale Dentisti Italiani - in un’intervista a più voci sulla situazione odontoiatrica e sulla salute orale nelle Marche, dove i maggiori pericoli per il paziente sono costituiti dal turismo odontoiatrico e dall’abusivismo

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ottor Andreoni e Dottor Crognoletti, parlateci brevemente dell’ANDI. A (Andreoni) - “ANDI nacque più di sessant’anni fa come sindacato di categoria e società scientifica, su iniziativa di un gruppo di dentisti siciliani”. In sostanza è un sindacato? A - “ANDI fa parte di ConfProfessioni, l’ente creato anni fa allo scopo di riunire in quattro aree distinte - una delle quali appunto dedicata all’ambito sanitario tutte le professioni intellettuali. Essendo a pieno titolo una “parte sociale”, dovrebbe rappresentare un interlocutore fisso del Governo, come Confindustria, Confcommercio, etc... Oggi ad ANDI non a caso è riconosciuto il ruolo di interlocutore privilegiato per tutti coloro che operano, direttamente o indirettamente, nell’universo dentale: ANDI è punto di riferimento per le istituzioni, il mondo dei produttori e degli utilizzatori, i media e l’opinione pubblica. L’enfatizzazione della centralità del valore della persona e, insieme, dei valori del benessere e della salute, hanno fatto guadagnare autorevolezza ad un’associazione che proprio in virtù di questi valori ha saputo creare nessi, sviluppare aggregazioni e proporre un modello partecipato da tutti quei dentisti italiani che hanno fatto della propria adesione e partecipazione alla vita dell’associazione un irrinunciabile punto d’eccellenza sia personale che professionale. Per la stessa ragione, operare per la tutela dell’odontoiatria non significa semplicemente impegnarsi per difendere una categoria, ma promuovere

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Aldemiro Mimmo Andreoni, Vice - Presidente di ANDI Marche


e sostenere il compito di dare risposte efficaci all’esigenza di benessere di quanti, ogni giorno, si rivolgono al dentista”. Come è strutturata e di cosa si occupa l’Associazione? C (Crognoletti) - “ANDI è organizzata in 100 sezioni provinciali su tutto il territorio nazionale e 21 dipartimenti regionali, che gestiscono, coordinano, informano e supportano oltre 23.000 soci, diffusi capillarmente sul territorio nazionale e al servizio della salute orale dell’intera popolazione… L’associazione elegge al proprio interno ogni quattro anni un presidente e un esecutivo e svolge innanzitutto una promozione dei dentisti associati, nel rispetto e nella tutela del cittadinopaziente. Per questo invito tutti a visitare il nostro sito www.andi.it. Rilevanti sono poi le innumerevoli attività a carattere sociale e solidaristico”. Ad esempio? A - “Abbiamo sottoscritto un accordo con il Ministero della Salute per lo sviluppo e l’applicazione di progetti di “odontoiatria sociale”: la disponibilità ad effettuare alcune terapie basilari a tariffe molto basse in favore di fasce di popolazione disagiate (con reddito ISEE attorno agli 8.000 euro). A questo proposito vorrei sottolineare anche le attività benefiche realizzate dalla Fondazione ANDI Onlus, che ha sede a Milano e il cui referente per le Marche è la dottoressa Cristina Monachesi di Macerata”. Ne vogliamo parlare? C - “Stiamo parlando di un ente che ha promosso iniziative per la prevenzione del carcinoma del cavo orale (oral cancer), che in Italia è il sesto tipo di tumore, sostiene e promuove cure sui bambini affetti da “malattie rare”, quali ad esempio la displasia ectodermica, ha realizzato ambulatori odontoiatrici in Guatemala, segue un progetto sul Papilloma Virus Orale in collaborazione con la Comunità di San Patrignano, ha promosso un progetto di prevenzione della salute orale negli istituti penitenziari, … potrei continuare l’elenco con altre iniziative messe in piedi esclusivamente a scopo benefico” (si veda il quadro pubblicato in questo servizio, ndr)”. Se non sbaglio non sono pochi neppure i dentisti che a titolo individuale svolgono attività benefiche in Paesi del Terzo Mondo?

Cristina Monachesi

A - “E’ vero. Su questo ANDI porta avanti un’attività di coordinamento”. Per quanto riguarda le attività che ANDI rivolge direttamente agli iscritti? C - “L’impronta fortemente culturale dell’associazione fu chiara sin dalla sua fondazione. Organizziamo ad esempio convegni e numerosi servizi di aggiornamento”. Nelle Marche come è organizzata l’ANDI? C - “Ci sono quattro Sezioni, a Pesaro, Ancona, Macerata ed Ascoli PicenoFermo, un Dipartimento Regionale ad Ancona con una sede, una segretaria e una propria struttura organizzativa. In regione sono iscritti circa 800 odontoiatri su 1.200-1.300 iscritti all’Ordine: sostanzialmente due su tre. Si è cercato di fare un gruppo unico, in grado di muoversi unitariamente, con un sistema di anagrafica centralizzato e fortunatamente andiamo tutti d’accordo: alcuni mesi fa sono stati rinnovati i consigli provinciali e il consiglio regionale, tutti con scadenza ad aprile 2013”. E le attività dell’associazione in regione? A - “Diamo innumerevoli informazioni ai cittadini e ai media, organizziamo campagne per la prevenzione della salute orale.

“Talvolta, dietro una pubblicità ingannevole sui risultati ottenibili con tariffe scontatissime, visite gratuite, preventivi on-line, prestazioni effettuate in sconosciute strutture estere si può nascondere qualche spiacevole sorpresa… I pazienti italiani sono sempre più tentati da organizzazioni senza scrupoli che, dopo aver intascato i soldi, li hanno lasciati con lavori in sospeso e conti già pagati …” Inoltre, per gli associati, svolgiamo un’attività di coordinamento su problemi di tipo sindacale e professionale, come aggiornamenti normativi e fiscali, eventi di formazione ed aggiornamento professionale, non soltanto per i dentisti ma anche per il personale dei loro studi. Infine gli iscritti possono usufruire di una serie di

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Dossier sanità “UN DENTISTA ANDI È UNA PERSONA VERA, CON UN VOLTO, UN NOME, UN INDIRIZZO CONOSCIUTO, CHE VIVE DA SEMPRE NEL TERRITORIO E CHE HA A CUORE LA SALUTE E IL BENESSERE DEI PAZIENTI” convenzioni, quali accordi per acquisti, per la manutenzione e il controllo delle attrezzature, finanziamenti e prestiti al consumo con tassi agevolati per i propri pazienti, nonché di una specifica polizza assicurativa per la responsabilità civile professionale con ampie garanzie e ad un prezzo estremamente competitivo: l’associazionismo è importante anche per i dentisti...”. Qual è il percorso di studi richiesto per diventare dentisti? C - “Per molti anni occorreva la Laurea in Medicina e Chirurgia ed eventualmente la Specializzazione. Con la riforma dell’inizio degli anni Ottanta, all’interno della Facoltà di Medicina fu creato il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentale, mentre risale agli anni Novanta la nuova disciplina dell’accesso alla professione, che richiede esclusivamente la Laurea in Odontoiatria. Al contempo fu introdotto un corso integrativo con relativa sanatoria per gestire la fase transitoria”. Il Corso di Laurea in Odontoiatria dura cinque anni? C - “Da quest’anno sei, in precedenza cinque. Nell’ultimo anno può essere eser-

“ESSERE DENTISTA ANDI SIGNIFICA OGGI VIVERE E MIGLIORARE INSIEME LA PROFESSIONE ODONTOIATRICA AL FINE DI OTTIMIZZARE L’ASSISTENZA SANITARIA E LA SALUTE ORALE DEL CITTADINOPAZIENTE” 62

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citata la pratica clinica su pazienti presso strutture pubbliche e convenzionate”. Quindi, per medici e dentisti due corsi di studi e due ordini diversi? A - “Esatto. Anche se dico ormai da molto tempo che non serve solo un albo specifico per gli odontoiatri. Una cosa è l’autonomia di questi ultimi nei confronti dei medici – che è un principio sacrosanto – un’altra cosa è una distinzione artificiosa. Prendiamo il caso delle Marche, dove c’è un ottimo rapporto tra medici ed odontoiatri. Il linguaggio è lo stesso. Esemplificando al massimo, possiamo dire che la sanità è la casa comune di entrambe le professioni”. Che differenza c’è tra l’ordine e l’associazione professionale? C - “L’ordine è un ente ausiliario dello Stato, posto essenzialmente a tutela del cittadino. Il professionista, com’è noto, è obbligato ad iscriversi all’ordine di appartenenza e ad osservare i suoi regolamenti e le norme deontologiche di condotta. L’associazione, invece, è un ente che funziona esclusivamente su base volontaria”. In Italia quanti sono i dentisti? C - “Vi sono oltre 56.000 iscritti all’albo degli odontoiatri, ma in realtà le partite Iva attive sono meno di 40.000”. Ma perché quando si va dal dentista il portafoglio piange? A - “Gli investimenti sono ingenti. Lo sa quanto costa un riunito odontoiatrico? Può raggiungere i 40.000 euro più Iva, più di una berlina di lusso… ma non possiede la stessa tecnologia per viaggiare

“La grande competenza nelle procedure cliniche, la corretta applicazione di norme e protocolli per la disinfezione e la sterilizzazione, l’utilizzo di prodotti affidabili e materiali innovativi, le migliori risorse tecnologiche, l’elevata qualità delle prestazioni unite alla grande professionalità di un dentista ANDI ti garantiscono oggi e nel tempo l’affidabilità e l’assistenza che il tuo sorriso si “aspetta” in sicurezza ad oltre 200kmh. Un prezzo esagerato, che il dentista deve sopportare. E tutto il resto delle necessarie attrezzature? E i prodotti? La verità è che in Italia è cara l’odontoiatria, non il dentista: in questo mondo purtroppo c’è una speculazione incredibile”. Mi scusi, ma allora perché anche in Italia hanno aperto studi dentistici che praticano prezzi molto inferiori alla media? A - “Se lei si riferisce alle cosiddette strutture low cost, diciamolo francamen-


LA FONDAZIONE ANDI ONLUS: CONOSCERLA, PARTECIPARE, AIUTARE

te: spesso non utilizzano i migliori prodotti, e talvolta vi operano professionisti giovani, con poca esperienza e non formati completamente. La gente si fa attrarre dall’ambiente accattivante, dai bassi costi su alcune cure-civetta, dall’estetica e dagli “sbiancamenti”, dagli orari continuati… Un’altra insidia per il paziente è rappresentata da un fenomeno piuttosto recente, il “turismo odontoiatrico”: ci sono italiani che abbinano una villeggiatura a un trattamento medico all’estero”. Dove? C - “Paesi dell’Est europeo, Brasile, Thailandia, ecc.”. Eppure molti pazienti italiani si sono trovati bene... A - “Aspettiamo qualche tempo! Queste strutture straniere sono molto accoglienti, moderne … però si tende spesso a risparmiare sui costi dei prodotti. Se un impianto osteointegrabile in Italia ha un costo elevato mentre in Brasile costa un terzo, una differenza nella qualità del prodotto ci sarà pure! Il paziente italiano che si reca in certi posti per risparmiare sulle spese dentistiche rischia poi di dover rifare il lavoro in Italia, con costi doppi. Non dimentichiamolo: l’odontoiatria italiana è un fiore all’occhiello”. Un altro problema è quello dell’abusivismo: non sono pochi i finti medici e i finti dentisti smascherati, da Nord a Sud... A - “Innanzitutto consiglio a tutti coloro che intendano sapere se XY è regolarmente autorizzato ad esercitare l’odontoiatria, di rivolgersi all’ANDI (attraverso il numero verde 800.911.202) o all’Ordine dei Medici, sia telefonicamente sia visitando il sito internet (www.fnomceo. it ). Non a caso il 20 novembre abbiamo

La Fondazione ANDI ONLUS nasce l’8 giugno 2005 quale Fondazione dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, che con i suoi oltre 23.000 soci certificati è l’associazione odontoiatrica maggiormente rappresentativa in Italia e in Europa. La Fondazione ANDI ha come scopo la realizzazione di iniziative di alto interesse sociale mediante l’esecuzione di interventi di assistenza medica e odontoiatrica in Italia e all’estero, in situazioni di particolare disagio ed emergenza, avvalendosi di progettualità propria e di enti di volontariato. Essa persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale ed opera nel settore dell’assistenza sanitaria. Realizza e promuove ricerca scientifica e studi di nuove metodologie diagnostico–terapeutiche. Si occupa anche della realizzazione di pubblicazioni di ausilio e di conoscenza di patologie di ambito odontostomatologico, quali “La Displasia Ectodermica: Standards diagnostici, clinici e terapeutici”; “Tabacco o salute orale: guida per i professionisti della salute orale”. Per maggiori informazioni visita il sito www.fondazioneandi.org.

marche

Associazione Nazionale Dentisti Italiani

ESECUTIVO REGIONALE ANDI Marche

Presidente: Vincenzo Crognoletti Vicepresidente Vicario: Aldemiro Mimmo Andreoni Vicepresidente: Nicola Capriotti Segretario: Danilo Bacchiocchi Tesoriere: Costantino Strappa Segretario Culturale: Fausto Pasqualini Galliani Segretario Sindacale: Salvatore Gallo Componente: Aldemiro Andreoni Presidente AN Componente: Domenico Mozzoni Presidente AP e FM Componente: Michele D’Angelo Presidente MC Componente: Daniela Sanchi Presidente PU organizzato a Palermo un convegno proprio sull’abusivismo. Quello che è importante far sapere è che in Italia abbiamo un ordinamento che tutela i pazienti da fenomeni di abusivismo professionale e di contraffazione”. Contraffazione di prodotti utilizzati per la cura dei denti? C - “C’è anche il rischio che qualcuno usi materiale contraffatto. Ma escludo nel modo più incisivo possibile che ciò possa accadere tra gli associati ANDI”. Cosa rischia un abusivo, una volta

scoperto? C - “L’esercizio abusivo della professione rientra nell’art. 348 del Codice Penale. Peccato che le sanzioni siano ridicole: una multa di circa 500 euro. Una volta, almeno, era prevista la confisca delle attrezzature, oggi soltanto il loro sequestro temporaneo”. di Paolo Duranti andimarche@libero.it www.marche.andi.it numero verde 800.911.202

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“IL VERO PROBLEMA DELL’ITALIA OGGI È LA MANCANZA DI FIDUCIA” Luigino Quarchioni, Presidente di Legambiente Marche: “Le politiche ambientali sono un’autentica chiave di lettura della voglia di cambiamento. Siamo tutti consapevoli del fatto che là dove l’economia arretra, la ricerca avanza…”

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residente Quarchioni, vuole raccontarci come è nata l’Associazione Legambiente? “Legambiente è nata trent’anni fa proprio qui nelle Marche, ad Urbino, dove si è svolto il primo congresso. L’atto costitutivo è stato firmato nel 1981. Sin dal primo momento i vari circoli sorti in tutta Italia sono stati coordinati e formati a livello regionale, ma hanno goduto di piena autonomia operativa. In questo modo è stato sostenuto il loro impegno diretto e, grazie alla loro vicinanza e conoscenza del territorio, sono stati ottenuti risultati notevoli”.

Come è stata la risposta alle vostre iniziative? “L’oggetto di cui ci siamo occupati inizialmente era percepito come un qualcosa di nicchia. La politica, le imprese e buona parte della cittadinanza non erano ancora sensibili a queste tematiche. In breve tempo, con l’aumento della consapevolezza generale e una serie di episodi di grande impatto, la situazione si è ribaltata completamente. Pensiamo ad esempio all’America che si è trovata inerme di fronte agli uragani, pensiamo allo Tsunami; in molti Paesi non esiste una struttura di Protezione Civile consolidata e attiva come quella italiana (che possiamo definire un vero fiore all’occhiello per il Paese) e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Dopo simili catastrofi tutto è cambiato, nelle piccole realtà locali come a livello globale; tutti si stanno muovendo per arrivare a risultati concreti: oggi il ruolo della politica, della ricerca, delle diverse realtà aziendali e anche il nostro diventa

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sempre di più quello di orientare le scelte in materia”. Quali sono i risultati più importanti che avete ottenuto? “La nostra missione principale è sempre stata quella di sensibilizzare, informare, trasmettere cultura: si tratta di un lavoro immateriale, i cui risultati non si possono realmente misurare, quantificare, ma vanno letti per il valore che producono nel tempo. È come se noi fossimo una bussola che orienta le scelte e i comportamenti abituali, portando le persone a scegliere il rispetto per l’ambiente, il risparmio energetico, l’utilità, il valore d’uso sociale ed

economico. Quando si spinge l’acceleratore su queste tematiche cambia la qualità della vita: oggi sia gli Usa che l’Unione Europea optano per politiche che tengano conto dei cambiamenti climatici e che riducano i consumi e stanno facendo investimenti ingenti in ricerca”. In sintesi ci sta dicendo che da fonte di informazione, siete diventati attori protagonisti? “È come chiedere all’oste se il vino è buono. Posso dire che la vera chiave di svolta è stata quella di esserci spinti, di esserci sempre “sporcati le mani”. Infatti non abbiamo fatto solo informazione, ma ci sia-


mo impegnati per trovare il modo di mettere in atto nuove politiche, all’insegna del rispetto ambientale. In concreto, abbiamo promosso la realizzazione di accordi con le banche, che hanno permesso l’erogazione di crediti per oltre 50 milioni di euro per investimenti in favore del risparmio energetico, di cui hanno beneficiato amministrazioni locali, pensionati, aziende. Abbiamo aperto uno sportello energia all’Ikea, ci siamo inventati il Premio “Comuni rinnovabili” e lanciamo periodicamente nuove campagne”. Cosa può dirci a proposito delle Marche? “Siamo una regione attiva, sensibile a queste tematiche e la cittadinanza risponde sempre compatta e con un certo entusiasmo. Tanti marchigiani hanno usufruito degli incentivi in favore del risparmio energetico e ormai in molti Comuni quella della raccolta differenziata e del riciclo è diventata una realtà consolidata. Le Marche sono inoltre attive anche sul fronte delle energie rinnovabili. Basti pensare che nella regione si producono oltre 70 Mw di fotovoltaico. Poi, insieme alla Cna, abbiamo costituito la ESCO Marche. Vorrei aggiungere infine che presso la nostra sede operativa lavorano otto giovani; non si tratta solo di volontariato, ma di una professione retribuita. E in tempi di crisi creare occupazione è il segno tangibile di un impegno che premia”. Secondo Lei, quali sono i problemi principali dell’Italia oggi? “Vorrei rispondere citando una frase pronunciata da Luigi Campiglio in un’intervista pubblicata sul Sole24Ore: “La vera preoccupazione non è nei posti di lavoro persi, il vero dramma è che la crisi indebolisce la fiducia”. Credo che il vero problema dell’Italia oggi sia proprio questo: la mancanza di fiducia, la mancanza di speranza. Dobbiamo responsabilizzarci tutti, valorizzare ciò che abbiamo di positivo e le politiche ambientali sono un’autentica chiave di lettura della voglia di cambiare, di creare qualcosa di nuovo. Bisogna favorire la creazione di esperienze che generino aggregazione culturale e scambio. La carta vincente è l’insieme delle menti e delle volontà. Le leggi, da sole, non bastano, neppure i controlli: servono la condivisione e l’impegno comune”.

LUIGINO QUARCHIONI Ha 45 anni e dal 1994 è Presidente Regionale di Legambiente. Verso la fine degli anni ’80 ha prestato il servizio civile, occupandosi di campagne ambientali. Il suo è stato un vero amore di gioventù e per capire quanto lo abbia colpito ed appassionato lavorare per la natura, gli basta dire che, nonostante si sia laureato in Giurisprudenza e abbia superato l’esame da Procuratore Legale, ha abbandonato le sue mire professionali per dedicarsi esclusivamente a Legambiente.

In conclusione, quali sono le sfide e gli obiettivi principali di Legambiente per il futuro? “Le sfide del futuro viaggiano su due rette parallele, su un binario: da un lato c’è il lavoro sulla valorizzazione del capitale umano, dall’altro ci preoccupiamo di entrare sempre di più in presa diretta con i cittadini e l’ambiente. Per quanto riguarda il primo punto bisogna fare informazione, promuovere cultura, consapevolezza,

coinvolgere direttamente la cittadinanza, operando in zone e contesti diversi e sostenendo i cittadini che hanno bisogno di un punto di riferimento. L’altro aspetto fondamentale è di ripensare alle infrastrutture che servono per questa nuova fase di sviluppo: oggi servono infrastrutture dolci”. Vale a dire? “Le infrastrutture dolci sono i sistemi formativi, gli istituti di ricerca. Per sostenere il turismo non servono solo le autostrade, ma si devono aprire i musei, si debbono far conoscere le produzioni locali ecc. Più che di strade, infatti, oggi le aziende hanno bisogno di un sostegno per internazionalizzarsi; ciò significa dare servizi alle persone e cominciare a guardarsi intorno, oltre l’Adriatico e a Sud del Mediterraneo. Un modo straordinario per crescere ed arricchirci è andare dove il nostro intervento può portare innovazione, informazione, esperienza, dove possiamo trasmettere le nostre conoscenze e far decollare altri Paesi. Siamo ormai tutti consapevoli del fatto che là dove l’economia arretra, la ricerca avanza, con risultati sorprendenti”.

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“PIÙ CHE UNA CARRIERA, LA NOSTRA È UNA SCELTA DI VITA” L’Ingegner Giorgio Alocci, Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco delle Marche, parla di formazione, interventi e spirito di uno dei Corpi più stimati in Italia

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omandante, quando suona il telefono del 115 le richieste sono ogni volta diverse. Ci può raccontare quali sono i vostri maggiori ambiti di intervento? “In Italia ogni 50 secondi suona il telefono dei Vigili del Fuoco; non sempre la chiamata corrisponde ad un intervento, a volte sono richieste che si possono gestire anche con dei semplici consigli ai cittadini. Quando, invece, si reputa necessario, usciamo a prestare soccorso tecnico urgente e sono oltre 800 mila gli interventi che effettuiamo ogni anno in tutto il Paese. Di questi, gli incendi costituiscono meno del 30 per cento: insieme al soccorso, infatti, facciamo attività di prevenzione degli incendi, prescrivendo norme e regole che devono essere applicate per garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro, nelle attività civili e in quelle industriali. I dati dimostrano che quest’opera di prevenzione funziona e dà risultati concreti. La maggior parte dei nostri interventi avviene in occasione di incidenti stradali, di accessi preclusi, di danni da acqua, dissesti statici, idrogeologici e in occasione delle varie calamità naturali. Siamo addestrati ed interveniamo anche in casi di incidenti con dispersione di sostanze tossiche e pericolose. Nel territorio della regione Marche i Vigili del fuoco sono presenti con 30 sedi di servizio, oltre 900 unità operative e 100 unità amministrative, contabili e informatiche. I Vigili del fuoco dei Comandi Provinciali di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro Urbino effettuano in una anno oltre 25.000 interventi di soccorso”. Spesso capita che dobbiate lavorare insieme ad altri operatori: medici, pa-

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ramedici, Forze dell’Ordine, Guardia Forestale; come si fa a creare in pochi istanti la sintonia necessaria per ottimizzare gli interventi di una “squadra allargata”? “Mi piace l’espressione “squadra allargata”, rende l’idea del clima che si instaura e la modalità di intervento congiunto. La nostra caratteristica, come Vigili del Fuoco, è che siamo un corpo nazionale, unico al mondo; altrove esistono solo realtà locali. Nel caso italiano le procedure e gli equipaggiamenti sono standardizzati. Se un qualsiasi territorio lo necessita, noi siamo pronti a spostare uomini e mezzi anche verso regioni lontane.

I Comandi Provinciali dei Vigili del fuoco delle Marche, ad esempio, hanno mandato due sezioni operative nel Veneto per fronteggiare insieme le gravi conseguenze delle alluvioni delle scorse settimane. Noi siamo operativi H24, tutti i giorni dell’anno, pronti ad intervenite in ogni momento, con tempestività e professionalità. In occasione del terremoto dell’Aquila sono immediatamente sopraggiunti vigili da tutta Italia, che, intervenendo nelle primissime ore dopo il sisma, hanno permesso di salvare oltre cento persone estratte dalle macerie. Noi ci occupiamo di soccorso tecnico nell’ambito di un sistema più ampio, che è quello della Protezione Civile, di cui sia-


mo la componente operativa principale. Siamo insieme a tutte le altre componenti del mondo sanitario, del volontariato, delle Forze Armate e delle Forze dell’ordine con cui stiamo a stretto contatto, con cui collaboriamo e con cui spesso affrontiamo esercitazioni comuni per sviluppare la necessaria sinergia utile nelle reali fasi dell’emergenza”. A ottobre Ancona ha ospitato le delegazioni del Progetto Europeo di Protezione Civile Evros 2010. Ci vuole parlare di questa iniziativa? “È un importante progetto al quale ha aderito la Regione Marche e che ha visto un’esercitazione con la Grecia, il Regno Unito e la Bulgaria nel territorio della Prefettura greca di Evros. La Regione Marche ha ospitato un momento divulgativo, che precede la conferenza conclusiva a Sofia. Il programma delle delegazioni estere ha previsto la visita presso le nostre strutture e il Polo didattico di Senigallia, che è un luogo di formazione e di addestramento per i Vigili del Fuoco delle Marche, ma anche per altri comandi del territorio nazionale. Perché la formazione, per noi, è fondamentale”. Ci vuole raccontare come si forma un Vigile del Fuoco? “C’è una formazione basica, presso le strutture centrali, cui segue una formazione operativa, che ci prepara ad affrontare tutti gli scenari: incendi, incidenti, calamità naturali. Formazione e addestramento per noi sono continui e oltre a queste attività c’è l’analisi di tutti gli interventi effettuati per trarre insegnamenti e migliorare il nostro operato”. Cosa consiglia a chi decide di intraprendere questa carriera? “Più che una carriera la nostra è una scelta di vita, che coinvolge non solo chi la intraprende, ma anche chi vive vicino a noi. Spesso si rende necessario spostarsi improvvisamente in altri luoghi, sia in Italia, che all’estero per portare il soccorso, come nel caso dello Tsunami nel Sud asiatico o in occasione del terremoto a Haiti. È un lavoro che i nostri vigili del fuoco definiscono, per il coinvolgimento emotivo, come il più bello del mondo”. di Asmae Dachan

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“CI CONCENTRIAMO SUL PAZIENTE COME PERSONA” La Dottoressa Donatella Luchetti, Responsabile di Medical Pole, presenta una struttura d’avanguardia nel cuore di Ancona

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ottoressa Donatella Luchetti, vuole presentarci Medical Pole? “Medical Pole nasce nel 2009 da un’idea della Service Consulting Immobiliare s.r.l., che da alcuni anni ha cercato di differenziare la propria attività, impegnandosi su settori diversi da quello di competenza, come ad esempio start up e la consulenza aziendale, e indirizzando le sue scelte dopo un’accurata, scrupolosa analisi del mercato di riferimento. Attraverso un’attenta analisi del territorio è emersa la necessità di creare un vero e proprio Polo nel settore medico per favorire l’attività dei medici di base e di tutti gli specialisti che richiedono un controllo diagnostico o terapie riabilitative, avvalendosi di una struttura che fornisca risposte qualificate in tempo reale e in condizioni di estrema sicurezza, grazie a strumentazioni che permettono di effettuare indagini diagnostiche con una dose, quasi inesistente, di esposizione a radiazioni. È stato uno start up impegnativo, che, dalla fase del progetto a quella della realizzazione, ha richiesto competenze specifiche tecnico – scientifiche un lungo lavoro di ricerca condiviso con i medici più qualificati per la scelta di protocolli e macchinari di ultima generazione, oltre allo studio per la creazione di ambienti innovativi. La struttura è diventata operativa a tutti gli effetti nella seconda metà del 2010, grazie anche all’affiancamento dei professionisti che, all’interno del centro, operano nel campo della diagnostica e della riabilitazione. I tempi d’attesa sono molto ridotti e questo permette alle persone di poter scegliere e di effettuare i controlli in tempi rapidi. Questo aspetto è molto importante se pensiamo alla prevenzione” Il nostro slogan, non a caso, è una citazio-

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senta accolta, rassicurata, seguita nella sua individualità. Grazie alle nostre apparecchiature in poco tempo riusciamo ad effettuare diagnosi che, solitamente, richiedono anche alcuni mesi”.

Qual è la caratteristica più interessante del Polo? “Oltre all’alta professionalità dei nostri medici ed ai macchinari di ultima generazione, abbiamo dedicato grande attenzione al paziente come persona. Grazie all’esperienza della Service & Consulting, si è posta particolare attenzione allo studio e la cura degli ambienti,anche attraverso l’uso della cromoterapia , la scelta dei particolari ed alla comunicazione, cercando di veicolare le informazioni in modo corretto e naturale”.

Cosa può dirci sulla parte dedicata alla riabilitazione? “Ascoltando i racconti del vissuto in campo medico di diverse persone e venendo a conoscenza dei problemi che hanno affrontato e delle loro esigenze, abbiamo voluto dedicare un’attenzione particolare alla fase della riabilitazione. Accompagnare la persona nel pieno recupero delle sue funzionalità e affiancarla nell’affrontare i disagi che seguono determinati interventi è per noi tanto importante, quanto la prevenzione, in particolare per le donne. Per questo abbiamo cercato professionalità specifiche nella riabilitazione e nella fisioterapia e ci siamo dotati di apparecchiature adeguatamente informatizzate che forniscono ai medici in tempo reale una serie di informazioni dettagliate, e permettono cure mirate. Inoltre grazie a macchinari come l’onda d’urto, radiale e focalizzata, o il laser robotizzato, possiamo ottenere in tempi brevi ottimi risultati soddisfacenti nella terapia del dolore”.

Ci può descrivere questi ambienti? “In ogni stanza, al posto delle consuete indicazioni di tipo tecnico-sanitario, è stato dedicato spazio ad un pittore particolare: infatti sui muri sono affissi quadri con immagini rilassanti, emozionanti. I colori differenziano le singole diagnostiche: ad esempio, la stanza dove si effettuano le mammografie ha i toni del lilla, mentre la stanza dove si fanno le ecografie pediatriche ha le pareti azzurre. Vogliamo che la persona che entra da noi si

Avete anche un progetto che riguarda la medicina estetica? “Sì, è esatto. A breve apriremo il reparto di medicina estetica, affiancati dal Professor Marco Gasparotti, considerato uno dei 100 chirurghi plastici più bravi del mondo. Sarà un contributo molto importante che vedrà coinvolti altri professionisti come ad esempio, il dermatologo, il dietologo, lo psicologo, l’endocrinologo, che garantiranno ai pazienti un’assistenza completa e personalizzata”.

ne di Seneca che recita: “Una parte della salute sta nel voler essere curati”.


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Speciale lusso e design

Lusso e design

“LA LEGGE DEL LUSSO NON È AGGIUNGERE, MA TOGLIERE” (Giorgio Armani)

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SPECIALE

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l lusso è un concetto in continua evoluzione, un’idea in armonia con il gusto e il contesto in cui si sviluppa. Se anticamente lusso era sinonimo di sfarzo, di ostentazione della ricchezza, oggi chi si circonda di lusso ama vivere sulla sua pelle un senso di esclusività, di armonia dei sensi e di appagamento. Il lusso è diventato un elisir per il proprio ego, un piacere per lo sguardo e soprattutto un’occasione per far spaziare la mente, tra sogni di elitaria bellezza e la realtà di sfiorare, possedere, indossare un capolavoro di lavorazione artigianale. Di certo è un’affermazione di potere se si considera il costo di certi beni, tanto elitari quanto preziosi. Il lusso di oggi non è la rosa schiusa che sprigiona la sua bellezza, ma un bocciolo che gelosamente custodisce il suo profumo e la sua vera essenza. Uno dei settori tradizionalmente più legati all’idea del lusso è senza dubbio quello dell’alta gioielleria, in cui l’Italia fa scuola a livello internazionale. Le lavorazioni dei piccoli laboratori artigianali raggiungono livelli di bellezza e unicità tali da rendere i preziosi ricercati da un pubblico sempre più fine ed elitario, in ogni angolo del mondo. Al fianco della gioielleria d’alta gamma un altro settore in cui si raggiungono punte di eccellenza è quello della moda: abiti, scarpe e accessori firmati dagli stilisti italiani sono diventati veri oggetti di culto. Una delle caratteristiche dei prodotti di lusso Made in Italy è proprio quella di unire standard qualitativi altissimi a un design e uno stile che coniugano bellezza e raffinatezza. Design e stile, tuttavia, non si limitano solo all’idea di qualcosa di prestigioso da indossare, ma abbracciano altri ambiti, in cui il lusso si può realmente vivere: dai mobili alle auto, dall’enogastronomia all’editoria. Si sta sempre più sviluppando, inoltre, la richiesta di viaggi di lusso. Viaggiatori sempre più esigenti chiedono strutture ricettive che rispondano all’idea di un’accoglienza personalizzata ed esclusiva e vogliono visitare mete inedite, lontane dalle tradizionali destinazioni del turismo di massa.

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Speciale lusso e design

MA COS’È IL LUSSO? Definire il lusso è difficile tanto quanto definire il bello: entrano in gioco diversi elementi, come il gusto personale, il background culturale, il contesto di riferimento. Basti pensare alle varie correnti culturali e artistiche che si sono susseguite nel corso dei secoli: ogni epoca ha avuto la sua idea del bello, dell’elegante e ciò che è apparso di lusso in un determinato periodo è sembrato, in un’epoca differente, superato, alle volte persino grottesco

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olo alcuni elementi artistici, decorativi, culturali sono sopravvissuti alla natura effimera del gusto umano e costituiscono una sorta di “patrimonio universale del lusso” che supera i confini del tempo e dello spazio. Si tratta di una sorta di Olimpo, di un traguardo inarrivabile, nel quale persino il De gustibus può fare poco e questa selezione naturale riguarda anche i colori: solo poche e preziose tonalità si associano all’idea del lusso. Ciò che si può affermare con certezza è che il lusso non è un privilegio innato, ma una conquista che coinvolge tutti i sensi e tutte le sfumature della vita di una persona. Sarebbe riduttivo, infatti, pensare che basti il denaro per vivere nel lusso: il vero lusso non si può comprare, ma si conquista, si acquisisce, si sviluppa nel tempo. È l’arte del percepire e del sapersi emozionare di fronte a ciò che è bello e, senza parole, dialoga direttamente con il nostro cuore. L’etimologia stessa rimanda all’idea di “Lux”, che vuol dire luce, una luce che illumina lo sguardo, la mente, le emozioni di chi si trova ad osservare, respirare, sfiorare l’opera di un artista, di un creativo, di chi non concepisce un oggetto come un’entità fine a se stessa, ma gli attribuisce un’anima, una storia. Lusso è amore, amore per ciò che è bello, raro, per ciò che va scoperto e assaporato come un’emozione senza tempo. Lusso è un’atmosfera rarefatta, un’idea, un sogno che ha un inizio, ma non una fine e si prolunga senza limiti come un raggio di luna che squarcia la notte. Il lus-

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so è uno specchio dove si contempla la grandezza umana, di chi sfugge al mimetismo sociale e cerca il suo status quo, un segno distintivo frutto di una creatività unica, che permette di camminare lungo la passerella atemporale della creatività d’eccellenza. I mercati del lusso Il mercato del lusso rappresenta un trend in continua crescita e, nonostante la crisi

economica internazionale abbia cambiato le abitudini dei consumatori, questo settore continua ad espandersi e ad abbracciare mercati sempre nuovi. Come dire, di fronte alle difficoltà che sembrano oscurare molte prospettive, la creatività e l’innovazione segnano il passo e vivono in controtendenza. Se tradizionalmente i maggiori produttori di beni di lusso si trovano in Europa, oggi buona parte degli acquirenti di que-


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Speciale lusso e design sto redditizio mercato si trova in realtà in zone diverse del mondo; affianco alle destinazioni storiche, con la Cina che detiene il 27,5 per cento del mercato globale del lusso e un fatturato di 9,6 miliardi di dollari, ci sono le economie emergenti, come quelle del Golfo Persico, del Brasile e dell’India, in cui un’attenta ed esigente elite si circonda di beni di lusso davvero esclusivi. Si tratta di un dato certamente importante, che vede il profilarsi di nuovi scenari, con nuovi protagonisti, alla ricerca di prodotti nuovi, con un unico desiderio comune: quello di possedere oggetti unici, che sappiano emozionare, costituiscano un segno distintivo, affermino un’identità. Il volto social del lusso In tema di novità il mondo del lusso è davvero sorprendente e vive di personalità propria, sconvolgendo le certezze e le previsioni dei mercati tradizionali. Basti pensare, ad esempio, a quando, durante il boom della net-economy (parliamo del 2000), venne accostata per la prima volta la parola web alla parola “lusso”: per molti sembrava quasi un ossimoro, un’assurdità, ma anche in questo caso questo settore ha saputo stupire. Il caso del portale net-à-porter, ad esempio, su cui dieci anni fa nessuno avrebbe scommesso e che oggi, invece, è stato acquistato dal Gruppo Richmond (Cartier, Van Cleef, Jaeger-Le-Coultre, etc.), la dice lunga su un mercato che sa continuamente stupire. Il lusso è diventato protagonista della realtà digitale a tutti gli effetti, tanto che, persino sul web, si è creata un’elite, un circuito privilegiato degli amanti delle griffe e dei beni più esclusivi. I più grandi brand hanno aperto on line i propri salotti, creando punti di incontro per gli amanti del settore, che in rete scambiano opinioni, idee, esperienze e in rete affermano la propria esistenza e la propria originalità. Non si tratta solo dei portali ufficiali, ma di pagine e gruppi sui social network più noti come Facebook e Twitter: da Gucci a Burberry, da Ferragamo a Dior, da Louis Vitton a Cartier, sono sempre di più i grandi marchi che hanno creato in rete uno spazio di identificazione e confronto che nella realtà di tutti i giorni sembrerebbe quantomeno impossibile. 74

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L’industria del lusso

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“INCENTIVARE IL LUSSO E IL DESIGN ITALIANO, DUE FONDAMENTI DEL MADE IN ITALY” È l’opinione di Flavio Guidi, secondo il quale si tratta di due concetti insiti nel nostro Dna, e in quanto tali da salvaguardare in ogni sede

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ottor Guidi, in un periodo di contrazione dei consumi Lei sostiene l’esigenza di investire sulla produzione di beni di lusso? “In quasi tutte le economie del mondo il mercato o la domanda sono costituiti da una fascia alta, una media e una bassa. A questi tre comparti appartengono classi di consumatori che si distinguono essenzialmente per il loro patrimonio”. La fascia alta non sarebbe toccata dalla crisi? “I consumatori della fascia più alta del mercato esercitano una domanda che non è legata strettamente al prezzo ma a delle performance che conferiscono al prodotto una connotazione di pregio e di distintività”. E il design? “L’elemento che concorre in modo prevalente ad accrescere o potenziare il valore del prodotto e farne un bene di lusso e di fascia alta è il design”. Lei collega il design al prodotto italiano, quasi che la bellezza fosse una caratteristica esclusiva di quest’ultimo. “É noto ovunque che l’italiano possiede doti rilevanti nel campo del design. Tutto il mondo ci riconosce un’elevata propensione a distinguerci”. Secondo Lei a cosa è dovuto? “Certamente a una forte carica esibizionistica, ma anche a versatilità creativa, all’alto livello culturale, alla ricerca del bello o della raffinatezza estetica. Tut-

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Flavio Guidi Fondatore Sida Group

ti questi fattori danno al nostro genio il carattere, il vigore e la versatilità verso il design”. Che rapporto c’è tra design e prodotto di lusso? “Il design trova maggiore valore, espressione e corrispondenza economica nell’impegno creativo proprio del bene di lusso”. Quanto possono incidere queste peculiarità nell’economia italiana? “Nella misura in cui in Italia si attribuisce valore alla produzione di beni di lusso, si contribuisce in misura rilevante all’incremento della competitività economica e di conseguenza dell’occupazione. Del resto la valorizzazione e l’incentivazione delle produzioni di lusso si rivelano costantemente in armonia con le nostre

“LA VALORIZZAZIONE E L’INCENTIVAZIONE DELLE PRODUZIONI DI LUSSO SI RIVELANO COSTANTEMENTE IN ARMONIA CON LE RISORSE, LA STORIA E LE CARATTERISTICHE DEL NOSTRO PAESE” risorse, la nostra storia e le nostre caratteristiche. Da ciò l’importanza di orientare l’economia e la formazione verso la crescita e lo sviluppo di ogni attività politica, economica, sociale e finanziaria rivolta al lusso e al design”. di Alberto Tenan


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“COME SALVARE IL DESIGN ITALIANO? PUNTANDO SULLA FORMAZIONE” Per Umberto Cao, Direttore della Scuola Universitaria di Architettura e Design dell’Università di Camerino, “l’imprenditore marchigiano non deve mollare, bensì continuare a credere nei giovani talenti in formazione, ad esempio investendo in borse di studio per favorire la formazione”

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rofessore, ci può parlare della Scuola di Architettura e Design da Lei diretta? Attività, percorsi didattici, organizzazione, ecc. “La Scuola Universitaria di Architettura e Design dell’Università di Camerino è la nuova denominazione della Facoltà di Architettura fondata dal Professor Eduardo Vittoria nell’ormai lontano 1992. Infatti l’Ateneo ha approvato da più di un anno un nuovo Statuto che anticipa alcune proposte della Riforma Gelmini, modificando l’organizzazione della “governance” e la struttura delle Facoltà nelle quali ora è più stretto il rapporto tra Didattica e Ricerca. In questa nuova organizzazione è stato dato più peso all’area del Design, affiancata a quella tradizionale dell’Architettura, individuando due percorsi formativi e due ambiti di relazioni con il territorio e il mondo del lavoro. Questo però non significa che i due campi non abbiano una forte connessione, operando entrambi su tre fronti: la qualità del progetto che dovrà trasformare la città e l’ambiente abitato; la buona costruzione del manufatto; la capacità di innovare nel rispetto della storia e delle nuove esigenze di sostenibilità ambientale”. Qual è il bacino di utenza? “La nostra Scuola è nata ad Ascoli Piceno (primo Corso di Laurea nel 1993) con il concorso di molte componenti intellettuali e produttive di questa città, ma è aperta all’intero territorio marchigiano, sia perché appartenente all’Università di Camerino, sia perché è l’unica Scuola universitaria di Architettura e Design della regione.

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Umberto Cao

I nostri studenti peraltro vengono in larga misura anche da altre regioni adriatiche, dalla Puglia al Veneto, preferendo una piccola Scuola ai grandi Atenei”. Progetti e sviluppi futuri. “Naturalmente non sono tutte “rose e fiori” e lo conferma la partecipazione dei nostri Ricercatori e dei Professori alla mobilitazione nazionale di ottobre contro i tagli progressivi dei finanziamenti pubblici che negli ultimi mesi hanno creato condizioni di paralisi di molte Università pubbliche. Nella mia Scuola ci sono troppo pochi docenti rispetto al numero di studenti, e particolarmente nell’area del Design. Il successo dei nostri Corsi di Laurea e

l’ampio ventaglio di possibilità di impiego che una Laurea in Architettura e Design consentono, hanno fatto crescere il numero delle iscrizioni. Purtroppo l’Università di Camerino, soprattutto in tempi ante-crisi nei quali erano ancora possibili investimenti sul capitale umano, non ha saputo cogliere l’importanza strategica di un forte impulso alla nostra Scuola, ed oggi ci ritroviamo con solo 35 docenti di ruolo tra Professori e Ricercatori. Ci sarebbe piaciuto poter implementare l’offerta formativa con Corsi di Laurea sul Paesaggio e sul Restauro dei monumenti, invece sarà un miracolo ormai solo poter mantenere l’offerta formativa attuale”.


Quali sono le prospettive occupazionali dei laureati in Design? “Le scuole universitarie di Design in Italia sono poche e sono nate di recente. Le occasioni di lavoro ci sono, sia nel campo del vero e proprio progetto di disegno industriale, sia nelle competenze di processo e di gestione aziendale. Poi c’è il nuovo ed interessante campo dell’Ecodesign, al quale noi stiamo dedicando molte attenzioni”. Qual è il ruolo del Design nell’economia italiana e marchigiana? Quanto incide tale componente per la competitività del made in Italy? “La crisi economica che ci stringe ormai da due anni sta frenando le enormi potenzialità di sviluppo di un’economia industriale marchigiana in larga parte fondata sul manufatto d’uso quotidiano (dalla casa al cucchiaio, come si suole dire), progettato e realizzato con profili di estetica e qualità molto avanzati. Sono tornato da poco da Shangai dove il padiglione italiano dell’Expo 2010 è sta-

to una dei più visitati e dove la Regione Marche ha giocato un ruolo importante. Perdere questo primato del made in Italy sarebbe catastrofico: noi lo ripetiamo sempre ai nostri studenti, ma l’imprenditore marchigiano non deve mollare, bensì

continuare a credere nei giovani talenti in formazione, ad esempio investendo in borse di studio per favorire la formazione alla ricerca, come il Dottorato o la formazione specialistica (Master)”. di Guido Guidi

UMBERTO CAO è Preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino, sede di Ascoli Piceno. Per anni ha svolto l’attività di architetto e di assistenza didattica presso la Facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato fino al 1994 presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania e dal 1994 ad oggi presso la Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, Università di Camerino. Svolge ricerca presso il Dipartimento di Progettazione e Costruzione dell’Ambiente, del quale è stato Direttore dal 2002 al 2005. Come architetto ha svolto un’intensa attività di progettazione a partire dagli Anni ‘70 realizzando, tra l’altro, importanti complessi

residenziali nella periferia romana (Laurentino, Grottaperfetta e Torrino Nord), un insediamento industriale Alenia vicino Napoli e una Piazza/Parco a Roma, risultato del concorso di progettazione Centopiazze, vinto nel 1996. Attualmente si dedica maggiormente all’insegnamento e alla direzione della Scuola Universitaria di Architettura con sede ad Ascoli, ma ha recentemente realizzato per la sua Università di Camerino un edificio che ospita il Polo Informatico e uno che ospita il Dipartimento di Farmacologia. Intensa anche la partecipazione ai concorsi di progettazione e numerosissime le pubblicazioni dei progetti.

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“CREATIVITÀ E DESIGN, MARKETING E COMUNICAZIONE: LA CHIAVE DEL SUCCESSO DELLA MODA FUTURA” Linda Loppa, Direttrice di Polimoda, International Institute Fashion Design & Marketing, racconta la passione e le sfide del mondo della moda

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irettrice Loppa, da oltre 30 anni il suo nome è sinonimo di moda, creatività, raffinatezza e lusso: vuole raccontarci il suo incontro con il design e l’arte di creare? “La moda è un’espressione culturale prima ancora che un prodotto economico. Questa è una convinzione profonda che da sempre mi accompagna e che costituisce anche un leitmotiv nella mia carriera. Un punto di vista che mi caratterizzava già qualche decennio fa nei miei negozi, rimasto poi vivo nei 25 anni di docenza e in questi ultimi cinque anni di gestione Polimoda, durante i quali ho sempre cercato di condividerlo con docenti e studenti. Anche nel corso della direzione al Fashion Museum “MoMu” di Anversa cercavo sempre di far emergere la moda come fenomeno culturale, attraverso costanti accostamenti tra stili contemporanei e stili storici. A questa visione si affianca la forte convinzione che la moda esprima sì sentimenti di gioia, ansia, preoccupazione, bellezza, ma debba anche essere il frutto di un lavorio creativo, personale e proiettato al futuro”. Quest’anno l’Istituto Polimoda da Lei diretto partecipa al Festival della Creatività di Firenze con una suggestiva mostra fotografica, che suggerisce un’analogia tra le creazioni della moda e i totem. Ce ne vuole parlare? “Queste installazioni non raffigurano solamente un fenomeno di tendenza ma vogliono essere, a tutti gli effetti, corpi che esprimono e comunicano concetti specifici e differenti. La complessità sociale che caratterizza la nostra epoca inevitabilmente si riflette anche nel mondo della moda che è chiamato, a sua volta,

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ad appropriarsi di stili diversi, a creare i propri “totem” e le proprie tribù. Tribù a cui ognuno può scegliere di appartenere, per definire con chiarezza la vision e i valori che devono guidare e supportare costantemente il nostro lavoro e modo di essere. I totem rappresentano qui un invito a riappropriarsi della propria personalità: un messaggio all’individualità piuttosto che al prodotto del mercato”. L’Istituto Polimoda si distingue nel panorama internazionale perché associa, oltre ad un altissimo livello artistico, anche una cura particolare per il marketing. Da cosa nasce questo accostamento? “Nell’ultimo ventennio abbiamo assistito a cambiamenti radicali, da un punto di vista economico, sociale e politico. Ciò ovviamente ha prodotto conseguenze notevoli anche nel settore moda, oggi divenuto

sempre più un prodotto con forti valenze economiche. Lo dimostrano le evidenti trasformazioni che hanno interessato moltissime strutture aziendali (Gucci, Louis Vuitton e altri) le quali, gioco forza, hanno dovuto mettersi in discussione, valutare nuovi parametri d’azione, ridiscutere il ruolo, sempre più centrale, del marketing e delle strategie commerciali. Ora si può tranquillamente affermare che non c’è marketing se non c’è un prodotto creativo, che non c’è moda senza strategie e conoscenza dei mercati. La stessa creatività sarebbe inefficace in assenza del marketing stesso. Dobbiamo puntare su questi asset valoriali, senza dimenticare l’importanza della qualità del prodotto da comunicare che, tra l’altro, potrebbe essere un vero e proprio valore aggiunto per la riaffermazione del Made in Italy sui mercati internazionali. C’è, inoltre, un terzo aspetto fondamentale presente nella formazione Polimoda: la comunicazione. Un prodotto comunicato nel modo sbagliato o ad un pubblico sbagliato non ha alcuna opportunità di crescita e di sopravvivenza”. Educare alla moda: si può dire che l’Italia, per tradizione, vocazione e cultura, sia un terreno fertile? “L’Italia è certo un terreno fertile, così come educare alla moda è sicuramente un obbligo. La formazione va implementata a tutti i livelli ed interessare, in maniera trasversale, tutti i soggetti presenti nel settore: dal marketing manager al buyer, passando per i responsabili della comunicazione e così via. La formazione è altresì necessaria per essere competitivi su mercati sempre più globali. Siamo ormai in una nuova era, del “dopo Arma-


ni”, del “dopo Ferrè”, che richiede una conoscenza profonda e dettagliata di tutte le variabili fin qui emerse, nonché del loro corretto equilibrio: creatività e design, marketing e comunicazione. E’ qui la chiave del successo della moda futura”. Il patrimonio creativo e innovativo italiano, secondo Lei, è adeguatamente tutelato? “Purtroppo non credo che il patrimonio creativo italiano attualmente sia adeguatamente tutelato. Anzi, oggi rimane spesso isolato, senza supporti istituzionali e con pochissimi stimoli in grado di incentivarne lo sviluppo. Si pensi ai giovani desiderosi di lanciare una propria collezione o di creare un’attività indipendente: difficilmente vengono aiutati, supportati, incoraggiati dal sistema. Gli unici stimoli che possono venire loro provengono dai pochi, ma interessanti, concorsi di moda. Per il resto il terreno è arido, c’è ancora troppa burocrazia. Eppure questi giovani hanno bisogno di input e credo che il sistema moda debba trovare degli incentivi, per dare loro la possibilità di esprimere estro e creatività e non trovarsi più in una

situazione di stage perenne”. Lei si impegna, da sempre, nella valorizzazione dei giovani talenti: ma come si fa a scoprire un artista? “Dove c’è volontà si trova sempre una soluzione. Ho visto emergere stilisti che non avevano nessun tipo di supporto, ma soltanto grandi idee innovative. Un creativo si riconosce perché è colui che ha un’idea originale, che va oltre il mercato dei consumi, che sa creare un team di lavoro in grado di supportarlo e di trovare nuove strade per emergere, che sa andare al di là delle frequenti “settimane della moda” dove, tra l’altro, è difficile farsi notare. Per esempio, un bravo buyer deve essere in grado di riconoscere la novità, perché il suo mestiere è proprio quello di ricercarla”. Cosa consiglierebbe ai giovani creativi che vogliono emergere? “Per quanto riguarda invece le possibilità di emergere, è innanzitutto fondamentale, a mio avviso, che il sistema moda, e non solo, inizi ad interessarsi alla questione: dai gruppi bancari, per il supporto economico e finanziario alle idee più innovative,

alla stampa, per la diffusione e promozione delle stesse. Insomma dovrebbe esserci un ingranaggio nel quale ognuno dovrebbe fare correttamente la sua parte. E’ anche vero che ciascuno è artefice della propria fortuna e quindi dev’essere in grado di gestire i numerosi strumenti che la società dell’informazione e della comunicazione ci mette a disposizione. Penso ad Internet, al mondo della rete e a tutte quelle applicazioni del cosiddetto web 2.0, che permettono di essere visibili e presenti a livello internazionale. Tuttavia, il rischio di scegliere lo strumento sbagliato è notevole, vista l’elevata quantità di alternative disponibili e la natura, talvolta troppo banale e superficiale, di certi mezzi (facebook, blog, user generated contet…) che rischiano di insidiare la tua credibilità. Meglio quindi puntare su mezzi che offrano tagli culturali più ampi, in grado di dare una visione d’insieme e di parlare il medesimo linguaggio della moda. Proprio con questa intenzione, è nato ad esempio Polimoda/Mag, il nuovo magazine online di Polimoda”.

L a s t o r i a d e l l a G a ro f o l i è u n a s t o r i a d i u o m i n i e d i u na famiglia c h e d a o r m a i c i n q u e g e n e r a z i o n i s i i d e n t i f i c a n e l m o ndo della p ro d u z i o n e v i n i c o l a . S e m p re l a s t e s s a f i l o s o f i a h a g u i dato l ’ a z i e n d a : a g g i o r n a m e n t o c o n t i n u o d e l l e t e c n i c h e p ro duttive ma r i s p e t t o p e r i s i s t e m i t r a d i z i o n a l i e s t o r i c i d i f a r v i n o; attenzione a l l e e v o l u z i o n i d e l m e rc a t o e a l l e s u e e s i g e n z e m a f e d eltà al valore d e l l e p e c u l i a r i t à c h e l e t r a d i z i o n i d e l t e r r i t o r i o h a n n o trasmesso. Mondo Lavoro

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“SCANDISCO NEGLI ANNI LE EMOZIONI DEI MIEI CLIENTI, DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE…” Riccardo Pesci, titolare dell’omonima Gioielleria Pesci, racconta le emozioni e lo spirito della storica attività di Fabriano

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ignor Riccardo Pesci, vuole raccontarci la storia della Gioielleria Pesci? “La nostra gioielleria nasce all’epoca di mio nonno, nel 1896 ad Orvieto. Nel 1910 ci siamo trasferiti a Fabriano; siamo passati, negli anni ’50, da laboratorio manifatturiero orafo ad attività di commercio. Nel 1979 purtroppo morì mio padre, così mi sono trovato, a 19 anni, a prendere in mano la conduzione del negozio. Siamo ubicati sin dal 1955 presso un palazzo storico del 300 insignito dalle belle arti e dallo scorso anno, anche mio figlio Emanuele è entrato nell’attività iniziando così la quarta generazione di gioiellieri. Da sempre ci rivolgiamo ad una clientela medio-alta, trattando sia brand di alta gamma, che di alta moda e siamo destinati a servire un hinterland di 40 Km, che comprende non solo Fabriano, ma anche le zone limitrofe”. Che rapporto ha la gioielleria con la città? “Siamo fortemente radicati nel territorio; noi conosciamo Fabriano e i fabrianesi e loro conoscono noi. C’è un rapporto per certi versi complementare, come l’uno fosse il prolungamento dell’altro. Ci rivolgiamo, inoltre, anche ad una vasta clientela umbra e maceratese. Le nostre radici, in ogni caso, sono e restano fabrianesi”. Entrare in gioielleria è sempre un momento emozionante: che effetto vi fa accompagnare gli attimi più importanti della vita dei vostri clienti? “Per noi è qualcosa di fondamentale, un impegno per la vita. Il nostro è un prodotto di tipo emozionale, a cui ci sia avvicina sia per un evento, come un matrimonio, un compleanno o un anniversario, sia per un piacere personale. Scandisco negli anni le emozioni dei miei clienti,

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dal battesimo alla laurea, dal matrimonio all’anniversario e lo faccio di generazione in generazione. Il gioielliere diventa una figura familiare e con il tempo la clientela si affeziona; ormai conosco i gusti delle persone e riesco a consigliarle nelle loro scelte, ogni volta in base al momento che stanno vivendo. Anche chi entra per la prima volta trova la stessa attenzione, lo stesso ascolto da parte nostra, aiutando ogni cliente a scegliere l’articolo che rispecchia maggiormente i suoi gusti, le sue esigenze”. Lei è rivenditore di marchi davvero esclusivi. Come avviene la selezione di un prezioso? “Operiamo la nostra cernita in base al valore e alla bellezza dei preziosi e in base ai gusti dei nostri clienti, cercando di soddisfare sia coloro che cercano l’oggetto di moda, griffato, sia coloro che puntano ad un oggetto di più alto valore. Trattiamo marchi prestigiosi di gioielleria come Bulgari, Damiani, Chimento,Chantecler, Leo Pizzo, Re Carlo, Dodo di Pomellato, Gucci... e orologi IWC, Omega, Longines,

Locman, Hamilton, Liu-Jo, Toywatch, Cityzen, Fossil, Nautica. Chi entra da noi sa che può trovare sia il gioiello o l’orologio di nicchia, sia quello più fashion, perché amiamo servire il cliente a 360 gradi. Quindi è naturale che quando decidiamo, il nostro pensiero va all’acquirente, a chi entrerà in possesso di quel determinato oggetto”. Come definirebbe un gioiello? Un oggetto prezioso, o un’emozione da indossare? “Dipende dai momenti: c’è chi cerca l’emozione di scegliere e portare un gioiello di tendenza, un orologio alla moda, che magari dopo un certo tempo sostituisce con un altro. E al contempo c’è chi vuole un oggetto con un valore duraturo, che si tramanda nel tempo e che continua a sprigionare emozioni ogni volta che lo si porta”. Volendo identificare la Gioielleria Pesci con un oggetto, cosa sceglierebbe? “Noi siamo specialisti nei diamanti. Il diamante ha un grande significato emozionale, ma anche un alto valore intrinseco, che non teme il passaggio del tempo e delle mode. Chi compra un diamante fa un investimento e qui non intendo dal punto di vista economico, ma proprio dal punto di vista del valore che non tramonta, che si tramanda appunto, di generazione in generazione, come la nostra attività. Quattro generazioni, una passione: il gioiello”. di Giuseppe Mascetti

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Speciale lusso e design

“I GIOIELLI DEVONO ESSERE VIVI, DEVONO ESPRIMERE QUALCOSA CHE CI RICORDA MOMENTI IMPORTANTI DELLA VITA”… Giorgio Aguzzi, cotitolare della Gioielleria All Gold, racconta una passione lunga più di quarant’anni

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ignor Aguzzi, il vostro laboratorio vanta 40 anni di esperienza orafa: una vita dedicata ai gio-

ielli… “È proprio così, è dal 1965 che è iniziata la nostra esperienza nel mondo orafo. Mio fratello Oscardo ha iniziato quando aveva quattordici anni presso la storica bottega artigiana Bordoni Alfio, a Fossombrone. Si appassiona subito al mestiere e in quel contesto la sua creatività e sensibilità trovarono un terreno fertile. Era una piccola fabbrica artigiana con ambizioni diverse da quelle di una classica bottega, che produceva gioielli sia per l’Italia, che per il mercato internazionale, con pezzi unici e originali, come le montature di occhiali in oro. Mio fratello apprende il mestiere con facilità e manifesta una grande capacità creativa, oltre che manuale. Nel 1971 partecipa a Milano al Premio Nazionale Orafo Sant’Eligio, dove vince il primo premio come apprendista. È stato un ottimo trampolino di lancio. Nel frattempo io, che sono il fratello minore, ho iniziato a seguire le sue orme; lui mi ha insegnato le tecniche artigianali e i piccoli segreti del mestiere. Nel 1986 è nata la All gold ,in seguito abbiamo inserito un apprendista, Topi Flavio, che si è formato, ha appreso le tecniche di lavoro, tanto che nel 2000 abbiamo deciso di inserirlo come terzo socio”. Si dice che tre sia il numero perfetto… “Si, è vero, perché ognuno di noi porta la sua professionalità, le sue idee, le sue intuizioni e il lavoro di squadra dà i risultati migliori. Mio fratello è particolarmente creativo, io sono più incline alla parte

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Oscardo Aguzzi

commerciale, mentre Flavio Topi riesce a conciliare questi due aspetti ed è come un trait d’union”. All Gold segue tutte le fasi della vita di un gioiello dalla progettazione, alla realizzazione e infine alla vendita. Qual è la fase più delicata? “Ce ne sono diverse. Tra il bozzetto, l’idea iniziale e la progettazione, bisogna considerare tante fasi, tanti passaggi, tanti aspetti: c’è il lato artistico, ma si deve pensare anche alla funzionalità, alla leggerezza della struttura, alla sua valorizzazione. Sono tutti elementi che bisogna aver chiari sin dall’inizio. Poi vanno tenuti presenti anche alcuni punti critici, come la commerciabilità del pezzo. A volte dob-

biamo mediare tra la fantasia e le esigenze di funzionalità e commercializzazione, perché noi non pensiamo a gioielli da tenere in teca, ma da indossare. Per questo lavoriamo in una sinergia unica, in ogni gioiello ciascuno di noi mette del suo, perché diventi bello dal punto di vista artistico, abbia il giusto prezzo , sia di tendenza e in armonia con i colori della moda”. Per lavorare ogni singolo pezzo usate tecniche antiche ed esclusive, poi per comunicarlo, si usano strumenti moderni; si può dire che i gioielli facciano viaggiare nel tempo? “Sì, doppiamente, sia per la particolarità della lavorazione dei gioielli, che sono realizzati con la tecnica della filigrana, una tecnica antichissima le cui origini si perdono nella storia, sia per come viene proposto ogni singolo pezzo, per il suo design, per le sue forme, che spaziano tra elementi geometrici ed elementi della natura”. All Gold espone nelle mostre più prestigiose: come vengono accolti dagli intenditori internazionali? “Vengono accolti con grande interesse e raccolgono consensi da ogni parte. Questo ci dà voglia di continuare e grandi soddisfazioni. Abbiamo esposto in diversi posti in giro per il mondo, come la Biblioteca Nazionale di Parigi, il Rockefeller e White Plains di New York, i Magazzini Harrods a Londra, al Boca Raton in Florida,a Los Angeles ecc.. Ogni volta abbiamo colto segnali di grande interesse, sia per la particolare lavorazione, che come dicevo prima è antichissima e poco conosciuta, sia per l’originalità, il design e le forme. A Londra siamo stati premiati


da Mohamed Al Fayed, nell’ambito di una rassegna internazionale; i nostri gioielli hanno ricevuto il plauso della commissione e questo riconoscimento ci ha dato la possibilità di rimanere con il nostro allestimento in mostra per un mese. Anche negli USA abbiamo riscosso un successo notevole, tanto che una giornalista presente al Rockefeller Center ci ha detto: “Sono gioielli degni di stare nelle migliori vetrine di Tiffany”. Sono state parole per certi versi premonitrici. Lo scorso anno, infatti, nell’ambito del concorso nazionale “Valorizziamo i distretti orafi” siamo stati selezionati tra le dieci aziende migliori e ora i nostri gioielli sono esposti nella catena Ben Bridge, che ha 78 gioiellerie in tutti gli Stati Uniti. Le nostre creazioni hanno colpito molto anche su un mercato per noi ancora sconosciuto come il mercato arabo; non sapevamo come potesse reagire rispetto al nostro stile, invece, con grande piacere, abbiamo raccolto grandi consensi, i gioielli sono piaciuti, è piaciuto il design, tanto che da alcuni anni partecipiamo a due importanti fiere che si tengono a Manama e nell’Emirato di Sharjah, con approcci per il futuro che sono davvero interessanti”. Quindi vi state proiettando verso l’internazionalizzazione? “Direi proprio di sì; l’internazionalizzazione corre in maniera veloce e inaspettata e i risultati sono incoraggianti, anche se ci vorrà del tempo per valutarli appieno. Intanto si può affermare che sia dagli operatori del settore orafo, che dagli intenditori e dagli appassionati di lavorazioni artigianali abbiamo ricevuto grandi consensi ed espressioni d’interesse. Oltre a mostrare le nostre creazioni, in occasione delle diverse manifestazioni abbiamo cercato di fare performance dal vivo, per far vedere sul posto le principali tecniche di lavorazione”. I gioielli sono vere opere d’arte: da cosa traete la vostra ispirazione? “Da diversi fattori, spesso da piccoli elementi che catturano la nostra attenzione e scatenano la nostra fantasia. L’ispirazione arriva dall’esterno, dal momento che stiamo vivendo, dal periodo , dalla stagione. In questo momento, ad esempio, sto realizzando bozzetti e sono particolarmente ispirato dalle forme geometriche, facendo una grande attenzione alla puntigliosità delle forme, che

Progetto del bracciale Pamela Prati

vanno addolcite per favorire la funzionalità e l’utilizzo di ogni singola creazione. Un oggetto prezioso, secondo noi, deve trasmettere arte, ma anche qualcosa che ci appartiene come la natura; elaboriamo forme che già esistono e le facciamo nostre, perché ogni artista interpreta, arricchendo il gioiello con un valore emozionale, con sfumature che vengono dalla sua sensibilità. Lo strumento vincente è il coinvolgimento di tutti, ognuno apporta qualcosa di suo, una sua sfumatura personale e questo dà un tocco in più a livello di autenticità, profondità e valore aggiunto e un intenditore attento e raffinato

Fiore

lo sa cogliere. I gioielli devono essere vivi, devono esprimere qualcosa che ci ricorda i momenti più importanti della vita. Noi non realizziamo gioielli solo per persone che amano l’arte, ma anche per persone che amano distinguersi, che amano essere riconosciute, ammirate per gli accessori preziosi che indossano”. Esiste un gioiello particolare che sogna di realizzare? “Il vero sogno è di riuscire a vedere i nostri gioielli nelle migliori gioiellerie del mondo, farli indossare a chi ama la gioielleria artistica”. di Michela Rossi

Giorgio Aguzzi e Flavio Topi con Al Fayed

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“UN GIOIELLO È QUALCOSA CHE EMOZIONA GUARDARE” Gioielleria Wargas Sisti: quattro generazioni di donne nel mondo dei gioielli

S

ignora Magnolia, la gioielleria Wargas Sisti ha una storia lunga oltre settant’anni, che coinvolge tre generazioni: qual è il segreto di un simile successo? “Non si tratta di un vero e proprio segreto, ma, da parte nostra, lavoriamo con grande passione perché amiamo questo lavoro e cerchiamo di trasmettere tutto questo al nostro cliente, attraverso tutti gli articoli che vendiamo, anche i più semplici. Siamo attente alle tendenze, ci muoviamo per l’Italia e anche all’estero, curiosando fra nuove forme, materiali, tagli di pietre. Ci teniamo che il nostro punto vendita mostri dinamicità e sia, per quanto possibile, sempre al passo con i tempi. Una precisazione: con l’ingresso in negozio di mia figlia Francesca siamo arrivati alla quarta generazione”. Complimenti! Ci dica, oggi un gioiello si vende come si vendeva allora? “Il momento del mercato attuale è piuttosto difficile, le aziende fanno i conti con le difficoltà delle famiglie e con un momento di contrazione economica. E’ però anche vero che alcuni momenti della vita, ieri come oggi, vuoi una nascita, un matrimonio, un anniversario e comunque un qualunque evento personale degno di essere ricordato, sono accompagnati dal dono di un gioiello, che ricordi quel particolare momento negli anni a venire”. Quindi, quando si tratta di celebrare situazioni emozionanti, ad un gioiello non si rinuncia mai? “Si può anche rinunciare, ma esiste qualcosa di altrettanto bello e durevole? Un gioiello è qualcosa che emoziona guardare, che fa riandare con la memoria a un momento unico e irripetibile e che nello stesso tempo durerà così tanto da poter essere trasmesso ai figli e ancora ai loro figli”. Ci stiamo avvicinando alle festività e alla consueta ricerca del dono da fare.

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Di solito il cliente ha già le idee chiare, o siete voi a guidarlo nella scelta? “I clienti sono diversi uno dall’altro. C’è quindi quello ben sicuro di che cosa vuole comperare, quello che si affida a noi perché non ha proprio idee e tante sfaccettature di richieste diverse fra questi due estremi. In ogni caso la nostra politica è consigliare la persona che si fida di noi con serietà e buon senso. La vendita fine a se stessa nel tempo non paga”. Wargas Sisti ha anche una produzione propria di pezzi unici. Chi è il creativo della famiglia? “Mia sorella Melania principalmente. Comunque anche io e mia figlia Francesca collaboriamo alle creazioni, con un’idea, un suggerimento anche parziale o un’intuizione per offrire un prodotto originale e innovativo, che si accordi alle esigenze del cliente”. Un team tutto al femminile… questa caratteristica vi rende più vicine alla sensibilità e alle richieste dei clienti? “Il caso ha voluto che fossimo tutte donne. Sicuramente la propensione verso i gioielli fa parte della natura di una donna, un’attrazione innata fin da bambine. Eppure nel nostro settore sono principalmente gli uomini gli “addetti ai lavori”. Per quel che mi riguarda, ritengo che sensibilità e capacità prescindano dal sesso”. In cosa siete specializzati? “Nell’orologeria, anche di alta gamma. Nelle pietre preziose, sia riconoscimen-

to e classificazione, che nell’esperienza pluridecennale per quel che riguarda il mercato e la valutazione economica. Nostra passione è anche l’argenteria, quello che rende bella e importante una tavola, quello che arricchisce e dà personalità ad una casa”. Bello il concetto di preziosi per la persona e per la casa: possiamo parlare di un lusso da vivere? “Sicuramente. La tendenza è di gratificare se stessi, “volersi bene”, circondandosi di cose belle per una propria soddisfazione, senza necessità di dimostrare niente agli altri”. Oltre alla produzione interna, avete anche noti marchi prestigiosi. Come avviene la scelta? “Principalmente in base ad un istinto personale, affinato da anni di contatto con il pubblico e con il mondo produttivo italiano ed estero”. A proposito di estero, che tipo di risposta dà il pubblico straniero rispetto alle vostre creazioni? “Nella nostra città non abbiamo ancora così tanti stranieri da poter fare una statistica. Notiamo però che, quando acquirenti di altre nazioni si avvicinano al nostro punto vendita, il nostro prodotto, con la sua creatività, è apprezzato. Speriamo di essere, in un futuro prossimo, in grado di soddisfare le loro esigenze”.

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Ottaviani Bijoux, una nuova linea nella collezione Creatività, maestria e passione hanno permesso ad ottaviani, nei decenni di vita aziendale a partire dalla prima metà del ‘900, di diventare un protagonista del made in italy nel mondo

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ggi l’attività creativa dell’azienda e il contributo di vari designers italiani ed internazionali promuovono una continua evoluzione tanto nelle proposte stilistiche quanto nelle tecniche produttive utilizzate. L’esperienza Ottaviani nella lavorazione e nell’impiego dell’argento come materia preziosa, calda e luminosa, garantisce una perfetta esecuzione di creazioni per gli ambienti e la persona, capaci di esprimere prestigio e fascino. Oggetti decorativi e funzionali per gli interni, gioielli e strumenti di scrittura, sculture espressive di sentimenti appassionati, oggetti mai banali e sempre dedicati ad atmosfere particolari o desideri raffinati. Oggi alla collezione Ottaviani Gioielli in argento 925, dedicata alla donna, all’uomo e al mondo junior, si affianca la linea Ottaviani Bijoux; si tratta di un progetto nuovo ed entusiasmante che utilizza la qualità dei materiali e il colore come punti di partenza per realizzare gioielli ultrachic ed assolutamente fashion. Accessori per la casa, gioielli e bijoux dal carattere esclusivo nello stile unico firmato Ottaviani.

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Argento 925‰

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Saima Viaggi, professionisti del turismo da oltre 30 anni Il Direttore Tecnico Andrea Buatti: “Siamo in grado di soddisfare i viaggiatori più esigenti”

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irettore, può raccontarci la storia di Saima Viaggi? “Saima Viaggi: il Viaggio. Saima Viaggi era l’unica agenzia di viaggio della Saima Spa di Milano, la celebre multinazionale dei trasporti. Sin dall’inizio ha lavorato offrendo tutti i servizi legati al turismo: dalla biglietteria aerea a quella navale, da arrivi e partenze nazionali ed esteri, ai voli di lavoro, dalle assicurazioni turistiche ai viaggi di nozze. La nostra sede si trova in via Marsala, ad Ancona, sin dagli anni ’70; da allora ci sono state evoluzioni e cambiamenti, ma la nostra linea di lavoro è rimasta la stessa. Con l’acquisizione da parte di Maraviglia Travel (di GGF Group) si vuole dare un nuovo input ai nostri servizi, con particolare attenzione al business travel nelle Marche”. In che cosa si distingue Saima Viaggi rispetto alle altre agenzie di viaggi? “Sicuramente nell’altissimo livello professionale dei nostri agenti, che sono veri e propri consulenti specializzati, con alle spalle una trentennale esperienza nel mondo dei viaggi. In più abbiamo un’ottima conoscenza dei gestionali del turismo, con rapporti consolidati con i maggiori operatori del settore. Grazie a questi elementi siamo in grado di soddisfare i viaggiatori più esigenti e possiamo rispondere ad ogni tipo di richiesta. Per finire, abbiamo la licenza come tour organizer e questo rappresenta un grande valore aggiunto per le nostre offerte”. Nella vostra ampia offerta, qual è, secondo Lei, l’elemento più innovativo? “Ce ne sono almeno due: la Saima Star e la creazione di eventi per il 2011”. Ce ne vuole parlare? “La Saima Star è un voucher caricabile con qualsiasi importo, che permette di fare un regalo davvero originale e prezioso, ma soprattutto personalizzabile. Ha

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valenza annuale e offre totale versatilità per quanto riguarda la scelta e la destinazione di partenza”. Un regalo che saranno in molti a voler ricevere per le prossime feste… “Certamente sì, in particolare per la sua componente emozionale: la persona non è solo contenta di ricevere un regalo originale, ma anche di poterlo personalizzare, creandosi un viaggio davvero su misura. Un altro aspetto interessante è quello dei viaggi di gruppo: ne stiamo organizzando due davvero suggestivi, rispettivamente in Giappone e in Sri Lanka”. E per quanto riguarda gli eventi? “Nel 2011 vogliamo fondare un club, il Club Saima Eventi, puntando a riunire inizialmente un gruppo di 30-40 persone, che abbiano interessi comuni riguardo al viaggio, affiancando loro professionisti del settore del turismo, autori di testi, romanzi e pubblicazioni di viaggio e, chiaramente, gli stessi viaggiatori. L’intento

è quello di organizzare partenze verso alcune destinazioni particolari, che saranno precedute da workshop, durante i quali sarà offerto un aperitivo a tema. Nel corso dell’incontro saranno inoltre distribuite pubblicazioni, guide e volantini per permettere ai partecipanti di farsi un’idea concreta del posto in cui andranno”. Avete già individuato delle mete? “Sì, tra queste possiamo elencare Sud Africa, Polinesia, India e Libia”.

Saima Viaggi by Maraviglia Via Marsala, 17 Ancona Tel. 071.206402


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Marche d’Eccellenza, all’estero ci guardano Lo scorso 10 novembre la Facoltà di Scienze della Formazione di Macerata ha ospitato il primo Workshop “Marche d’Eccellenza”

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olti imprenditori e opinon leaders marchigiani, insieme ad autorevoli personaggi legati al turismo, hanno apportato il proprio contributo con testimonianze dirette e attraverso un workshop articolato su tre tavoli di discussione, che hanno focalizzato l’attenzione sull’individuazione delle criticità e delle opportunità che, nel prossimo futuro, attendono le diverse filiere delle Marche d’Eccellenza. Nel corso della giornata di studio è stata ribadita la necessità di costituire un osservatorio permanente sul “Made in Marche”, con lo scopo di sviluppare un centro di analisi, promozione e monitoraggio delle produzioni manifatturiere d’eccellenza per sostenere tutte le attività economiche e produttive capaci di garantire ed accrescere il valore dell’identità marchigiana, con particolare attenzione all’evoluzione del settore turistico e di tutte le filiere ad esso collegate, tra le quali enogastronomia e shopping aziendale. A testimonianza dell’importanza di questo evento, oltre al numerosissimo pubblico presente, è stato ascoltato - tramite contributi video provenienti dall’Italia e da diversi Paesi stranieri - il pensiero di

IL MARCHE LAB Il Marche Lab, che si è svolto nell’ambito del Workshop, si è svolto su tre distinti tavoli di lavoro, costituiti da imprenditori, amministratori, docenti universitari e rappresentanti dei mass media, che si sono confrontati sui seguenti temi: TAVOLO 1 Marche d’Eccellenza: un brand contenitore di brands TAVOLO 2 Marche e internazionalizzazione: strategia promozionale tra identità e globalizzazione TAVOLO 3 Il “saper fare” marchigiano: un valore aggiunto su cui puntare

autorevoli osservatori appartenenti a territori che, nel corso degli ultimi anni, sono entrati in contatto ed hanno conosciuto la nostra realtà. Tra questi ricordiamo Josè Carlos Monsalve - Vicepresidente della provincia spagnola di Segovia –, Inga-Lill Sundset - responsabile dello sviluppo imprenditoriale della Contea del Nordland norvegese – e Anna Turco, responsabile marketing della Camera di Commercio Italiana per la Germania di Francoforte. Riccardo Venchiarutti, responsabile delle rubriche economiche Rai di Milano ed estimatore della nostra regione, ha affermato che “l’attuale posizionamento delle Marche, in relazione alle sue produzioni d’eccellenza è veramente invidiabile. Le Marche sono sinonimo di eccellenza!”. L’apologia della nostra cultura enogastronomica è stata affidata a Paolo Massobrio, presidente del club di Papillon ed autore del Golosario 2011, all’interno del quale le Marche rivestono un ruolo tutt’altro che marginale. Da Oltre Oceano si è poi espresso Riccardo Strano, direttore dell’ENIT Nord America (con sede a New York), già dirigente del Servizio Turismo della Regione Marche. Nel suo discorso, Strano ha evidenziato come l’unione virtuosa tra impresa privata e sistema-territorio rappresenti un punto di forza per i brand che decidono di affacciarsi sui mercati internazionali. A ciò si aggiunga da un lato l’importanza della formazione, a tutti i livelli, e dall’altro che il mercato statunitense è prontissimo a recepire il valore di cui le Marche sono veicolo: a questo riguardo è però necessaria una strategia costante e coordinata. di Fabio Torregiani

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Maraviglia Travel Gift, un regalo che va dritto al cuore E non si dirà “il solito regalo!”. Finalmente un’idea regalo originale e nuova promossa da un’azienda giovane, neonata, tutta marchigiana, Maraviglia Travellers’ Company, il tour operator specializzato in incoming delle Marche

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araviglia Travellers’ Company, nell’obiettivo di promuovere il territorio marchigiano ha ideato “Gift”, per il consumatore finale e per le aziende: esperienze emozionali e viaggi tematici alla ricerca del meraviglioso. L’idea, prodotta dai creativi del viaggio Maraviglia, interpreta la regione Marche dai mille colori e volti per viaggiatori alla ricerca di luoghi e strutture insolite di altissimo livello, per guardare il territorio con le orecchie e sentire i sapori con gli occhi. Un’esperienza globale, diversa dalle tradizionali, perché la mission di Maraviglia Travellers’ Company è quella di non creare semplici viaggi ma di creare emozioni uniche per il viaggiatore e con i Maraviglia Gift di emozionare coloro che ricevono un cofanetto Maraviglia. Maraviglia Gift ha prodotto due versioni di cofanetti regalo: la versione “consumer” per idee regalo personali, e la versione Gift “aziendale” per tutte le aziende che vogliono distinguersi a Natale o in altre occasioni speciali con omaggi originali o semplicemente come incentivo produttivo per ringraziare i propri collaboratori. Cinque cofanetti diversi per colore e per prezzo - da 59 a 399 euro - per esaudire tutte le esigenze, ciascuno con proposte esclusive su enogastronomia, benessere e romanticismo, arte e cultura, natura ed avventura, interpretati in modo originale ed esclusivo, in modo che non si dica “il solito regalo!”. Le proposte regalo si presentano con un cofanetto simile al’’involucro di un gioiello, per valorizzare il contenuto e colui che lo riceve. Il cofanetto da 59 euro si chiama

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Red, quello da 139 Green, da 199 Silver, da 239 Gold, da 399 White. All’interno di ciascun Maraviglia Travel Gift troverete proposte tematiche diverse: da una cena per due in una locanda esclusiva, alla passeggiata a cavallo con pic nic, dal week end in SPA, al week end shopping tour, alla gita in barca a vela, ogni proposta con il must dell’originalità, indipendentemente dal costo del cofanetto. Per l’azienda sarà un modo diverso di sostenere il cuore della propria terra, le Marche, e per distinguersi con i propri

clienti e collaboratori; per il privato, un modo originale per arrivare dritto al cuore di chi ama. Maraviglia Gift Consumer è distribuito nelle migliori agenzie di viaggio e di turismo delle Marche e potrà essere acquistato tramite un apposito numero verde. Finalmente da quest’anno puoi regalare qualcosa di diverso, originale ed unico che parli di lei, le Marche, che parli di te, che parli della tua azienda. di Cristina Menichelli


Maraviglia Gift by

un Regalo dritto al Cuore

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IL LAVORO NEL LUSSO & DESIGN: IL BRAND MANAGEMENT GUARDA AL FUTURO Borse, abbigliamento, auto, barche, mobili di arredamento, gioielli, cellulari: prodotti, seppur lontanissimi gli uni dagli altri, accomunati dall’attenzione delle aziende produttrici e del consumatore al brand e allo status symbol

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a crescente disponibilità di informazioni, consentita dalle nuove tecnologie e dai nuovi media interattivi, hanno reso i consumatori consapevoli di ciò che gli viene offerto, con una conseguente coscienza delle proprie esigenze. L’identità del prodotto è ciò che può portare un articolo a “differenziarsi” nel mercato e a catturare l’attenzione del consumatore fino a portarlo al desiderio e al successivo acquisto. Le aziende oggi puntano alla ricerca di beni che soddisfino esigenze non ancora manifeste del consumatore, un prodotto cioè che interpreti il cambiamento degli stili di vita e di pensiero della società. Non si può infatti catturare l’attenzione del cliente solo con grafiche accattivanti e loghi originali; oggi il mercato punta allo sviluppo stesso del prodotto e del brand, affidandosi alle mani non di un unico creativo, ma di una squadra che può raggruppare figure molto distanti fra loro a partire da esperti di comunicazione (web designer, grafici pubblicitari, addetti stampa), ad architetti, designer ed ingegneri; un team di figure creative, unito a consulenti strategici, sono la formula ideale per portare avanti un progetto di successo. Per entrare a far parte di questo mondo occorrono senza dubbio competenze specifiche adatte a traghettare lo sviluppo del prodotto al massimo; per questo le caratteristiche peculiari di uno specialista in questo campo saranno senza dubbio l’intuizione, la passione, l’attitudine al problem solving, la strategia, l’audacia e la

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preparazione tecnica. La mentalità delle figure impiegate in questo campo, fra cui il client manager, che coordina e gestisce le risorse stesse nell’ottimizzazione del piano di lavoro, dovrà essere accompagnata a doti come la curiosità e il talento, poste al servizio dello sviluppo del prodotto grazie a continui aggiornamenti delle competenze specifiche e tecniche. Corsi di marketing o di comunicazione sono molto utili per la formazione di queste figure trasversali, come anche il viaggiare e prendere spunto dalle queste nuove esperienze. Una delle figure di spicco di questo mondo è il brand manager, responsabile della creazione e della promozione di una linea di prodotti o di un “marchio”. La strada da percorrere per raggiungere questa professionalità passa attraverso diversi step fondamentali: si parte come assistente marketing, per arrivare, dopo qualche anno sul campo, a crescere come product manager e in seguito mar-

keting manager o brand manager. Il brand manager, come il product manager, pianifica progetti, strategie di realizzazione, produzione e commercializzazione del prodotto. Pianifica le attività promozionali e dopo aver effettuato analisi (quantitative e statistiche) elabora soluzioni strategiche che gli consentano lo sviluppo del prodotto. Occorre sicuramente una forte attitudine all’imprenditorialità e una conoscenza approfondita del mercato e dei consumatori; la lingua inglese e le competenze informatiche sono alla base di questa professionalità. Tutto ciò crea una figura professionale in grado di coordinare tutte le fasi produttive necessarie alla realizzazione di un prodotto. Si tratta di una figura manageriale dalle competenze trasversali, protagonista di tutti i momenti clou del processo: definisce modifiche al prodotto fino al momento della sua produzione e commercializzazione. Insieme alla specializzazione dei brand è essenziale procedere a una specializzazione delle aree più significative della produzione del prodotto per mezzo di figure come creativi del design, sviluppatori di prodotti e addetti al marketing. Maddalena Antonucci Area Risorse Umane Gruppo Sida info@sidasrl.it Tel. 071.28521


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LA PROGRESSIVITÀ NEI MODERNI SISTEMI FISCALI Chi più ha, più deve contribuire. Questo è in sintesi il concetto che regge i sistemi fiscali moderni, il principio della capacità contributiva che nella nostra Costituzione è sancito dall’articolo 53, per il quale “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”

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uesto principio risponde a una logica di redistribuzione del reddito attuato principalmente attraverso il cosiddetto “welfare state”, con cui lo Stato garantisce una serie di prestazioni a favore delle fasce economicamente più deboli del Paese. La diretta conseguenza di tale impostazione sono le aliquote progressive sul reddito delle persone fisiche, che arrivano

a tassare i redditi superiori a 75.000 euro per il 43 per cento. Ma se lo Stato non sempre riesce ad intercettare i redditi elevati attraverso le imposte dirette, lo fa indirettamente attraverso numerose norme fiscali che prevedono un trattamento differenziato per i beni di lusso, il possesso dei quali è storicamente considerato un importante indice di capacità contributiva. Basti pensare

all’indetraibilità dell’Iva prevista su alcuni beni di lusso quali ad esempio tappeti orientali, motocicli di cilindrata superiore a 350cc, o pellicce di lontra di fiume. Particolare attenzione è stata prestata dal Legislatore alle abitazioni di lusso. Quindi, se nel Medioevo si tassava in base al numero delle finestre di un’abitazione (e per questo di costruivano case prive di finestre), nel 2010 si negano le agevolazioni

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Speciale lusso e design in tema di Iva, imposta di registro, imposte ipo-catastali ed Ici sulle abitazioni considerate di lusso. E se l’imposta straordinaria e l’Iva al 38 per cento sui beni di lusso sono ormai retaggi del passato, estremamente attuale è l’attenzione (e il timore) che una vasta platea di contribuenti italiani ripongono verso il redditometro. Il Fisco con questo strumento procede a ritroso rispetto al normale procedimento accertativo, andando a ricostruire il reddito di una persona fisica in base al consumo di determinati beni considerati di lusso e quindi meritevoli di attenzione da parte del Fisco. Così se il reddito prodotto può sfuggire facilmente alla rete dei controlli, difficilmente potranno farlo yacht, automobili di grossa cilindrata e seconde case. Abbiamo visto quindi come lo Stato vada a colpire le manifestazioni indirette di reddito perché sono più facilmente individuabili ma il perno su cui poggia il principio della capacità contributiva è l’imposta sui redditi delle persone fisiche ad aliquota progressiva. Ma nello spazio e nel tempo questo principio è stato sempre accettato ed applicato come un dogma? Un paio di grafici ci possono aiutare a comprendere meglio. Innanzitutto possiamo osservare come nello spazio esistono sostanziali differenze nel giudicare adeguato il prelievo fiscale sui redditi più elevati. Si passa infatti dal 52 per cento dell’Olanda all’11,5 per cento della Svizzera (grafico n. 1). Il secondo grafico ci mostra in-

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vece l’andamento dell’aliquota marginale massima negli Stati Uniti dal dopoguerra ad oggi. Si passa da un prelievo del 91 per cento (!) nel 1951 ad uno del 28 per cento nel 1988 (in piena epoca reaganiana). Quindi il sistema progressivo introduce inevitabilmente un elemento di arbitrarietà. Ogni Governo può decidere, senza alcun limite, quanto sia giusto prelevare ai redditi più alti. La pericolosità di un’imposta arbitraria era già stata avvertita dagli illuministi, i quali affermavano che “le imposte più perniciose di tutte sono quelle arbitrarie. Vengono comunemente trasformate, da chi le gestisce, in punizioni contro l’industriosità” (David Hume, The Philosophical Works). Principio riaffermato in epoca più recente da Friedrich Hayek, che nel suo The Constitution of liberty sottolinea come, “a differenza della proporzionalità, la progressività non fornisce alcun principio che ci dica quale dovrebbe essere l’onere relativo dei diversi individui… Il ragionamento basato sulla presunta giustizia della progressività non offre alcun limite…”. Ed è forse per questo che ad oggi si contano 24 Paesi che hanno abbracciato un sistema fondato su un’unica aliquota proporzionale per tutte le fasce di reddito, la cosiddetta “flat tax”. I moderni sistemi fiscali si devono quindi bilanciare tra un’esigenza di gettito necessario per garantire un adeguato livello di Stato sociale ed una di semplificazione e di uguaglianza del prelievo tra le varie

fasce di reddito. di Roberto Antonella Area Fisco - Gruppo SIDA r.antonella@sida group.com Tel. 071 28521

Paese

Aliquota marginale massima

Olanda

52,00

Austria

50,00

Belgio

50,00

Australia

45,00

Germania

45,00

Italia

43,00

Portogallo

42,00

Irlanda

41,00

Cile

40,00

Francia

40,00

Grecia

40,00

Giappone

40,00

Gran Bretagna

40,00

Nuova Zelanda

38,00

Ungheria

36,00

Corea del Sud

35,00

Turchia

35,00

Stati Uniti

35,00

Polonia

32,00

Finlandia

30,50

Canada

29,00

Messico

28,00

Spagna

27,13

Danimarca

26,04

Svezia

25,00

Norvegia

24,55

Islanda

24,10

Rep. Slovacca

19,00

Repubblica Ceca

15,00

Svizzera

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Speciale lusso e design

“CERCO LA COMBINAZIONE TRA ECCELLENZE MARCHIGIANE E PRODOTTI PROVENIENTI DA FUORI” Intervista allo Chef Gabriele Giacomucci, titolare del ristorante La Gioconda di Cagli, vincitore dell’edizione 2010 del Premio “Monte Nerone a tavola”

C

hef Giacomucci, un buon piatto sta a Lei come una preziosa tela sta al suo autore? “Quando creo un piatto trovo la soluzione ad un problema, e questo succede sempre quando questa soluzione non la cerco: passo giornate intere a elaborare mentalmente forme ed assemblare ingredienti per comporre il mio piatto, spinto dalla necessità di voler giungere a una pietanza capace di stimolare tutti i sensi. L’illuminazione arriva quasi sempre di sorpresa e mi sconvolge positivamente scoprire che ancora una volta il mio piatto è una materializzazione dell’idea che cercavo. In questo mi sento molto vicino all’artista che viene colto di sorpresa dall’idea e la trasferisce su tela creando la sua opera d’arte”. Perché ha scelto di dare al suo locale il nome della celeberrima opera di Leonardo? Che ci siano misteri non svelati nella Sua cucina? “Il nome del Ristorante deriva dal fatto che le quattro sale da pranzo sono anche uno spazio espositivo studiato secondo criteri di progettazione che lo rendono simile ad una galleria d’arte; questo ci permette di ospitare una esposizione d’arte diversa per ogni mese. La mia cucina è fatta di espressività, frutto di raccoglimento e di una ricerca che combina ciò che sento a livello cutaneo e quello che so. La ricerca che faceva Leonardo da Vinci è molto simile alla mia: il mistero che nascondo è in qualche modo legato a questo rapporto particolare che ho con il pittore e scienziato”.

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Quanto conta, nelle sue creazioni, la marchigianità? “Molto. É il punto di partenza per la creazione del nuovo. Nei miei menù e nei miei piatti è sempre presente il legame con il territorio, con i prodotti di eccellenza oltre che di stagione. Nutro un particolare amore per il recupero della tradizione, abbinato alla spinta creativa. Il risultato è rappresentato spesso dall’invenzione di nuovi sapori attraverso la giusta combinazione tra tradizione ed innovazione, tra eccellenze del nostro territorio e quelle di un territorio molto più ampio che è quel parco mondiale dei prodotti d’eccellenza che reperisco anche dall’estero, selezionando con cura direttamente alla fonte. Ad esempio il mio baccalà del Baltico viene spugnato in Spagna, con acque di sorgente e il risultato finale è tangibile. Nella elaborazione delle materie prime marchigiane, “mi prendo” spesso il lusso di stravolgere i metodi della nostra tradizione con soluzioni “fuori schema”, frutto della libertà espressiva che un bravo cuoco, come un artista, deve possedere”. Ci racconti del piatto che l’ha portata a vincere il Premio “Monte Nerone a tavola”. “Carpaccio a fili, tiepido, marinato nell’olio di Cartoceto con Spignoli crudi del Catria del Petrano e del Nerone: questo il piatto che si è aggiudicato il primo premio. É un piatto che viene dalla tecnica di lavorazione da macelleria e in particolare dal modo di conciare quei muscoli meno nobili, ma molto saporiti. La temperatura di servizio della carne, a 37°, che è quella dei nostri organi gustativi (temperatura corporea) e

l’aggiunta dei funghi crudi che a contatto con la temperatura del piatto raddoppiano il profumo, è stata l’arma vincente”. É risultato vincente anche l’abbinamento del vino… “Certo. Il Premio mi è stato conferito anche per il miglior abbinamento di vino: a questo piatto ho abbinato il Verdicchio Matelica 2007 “Collestefano”, uno dei verdicchi più buoni delle Marche. Un vino molto “minerale” con una spiccata acidità e i profumi tipici del Verdicchio (nel bicchiere si … sentono le Marche). L’abbinamento è riuscito perché l’elevata acidità di questo vino va a colmare l’untuosità dell’olio e i sentori mandorla amara del vino giocano bene con quelli della farina che troviamo nel prugnolo”. Per il futuro, ha già qualche “ispirazione”? “Lavoriamo con le stagionalità, quindi ogni quattro mesi l’evoluzione continua. D’estate prepariamo le idee per l’autunno, d’inverno per la primavera, in primavera per l’estate, come fanno gli stilisti di moda. Qualche anticipazione sul menù autunnale posso comunque darla. Il prossimo ottobre ho intenzione di inserire nella carta una “Suprema di Faraona al Rum e castagne” e di consigliare un abbinamento con il Sangiovese Colli Pesaresi – Doc 2007 Fattoria Mancini.Per festeggiare l’arrivo dell’autunno, in mescita per una settimana, terremo un Rosso Conero Riserva Doc 1997 “Grosso Agontano Garofoli in bottiglia 3 litri”. E’ difficilissimo trovare ancora queste bottiglie, e noi festeggeremo l’autunno così”. Asmae Dachan


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“LE IDEE CI CAMBIANO LA VITA” A Firenze va in scena la V edizione del Festival della Creatività. Il Direttore artistico Daniele Lauria: “Per noi la creatività è, innanzitutto, elemento generatore di innovazione, quindi strettamente connesso all’idea di sviluppo”

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irettore, il Festival della Creatività che si tiene a Firenze è giunto alla sua V edizione. Può raccontarci la storia di questa manifestazione? “Il Festival nasce da un’intuizione dell’ex Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, che intendeva promuovere l’immagine di un territorio che sa confrontarsi con i temi della contemporaneità e mette in mostra le sue eccellenze nel settore dell’innovazione e della creatività applicata. Quindi si trattava di definire un’operazione di sistema. Il nuovo Presidente, Enrico Rossi, ha dato nuovo impulso a quel concept, sottolineando l’esigenza di investire in innovazione e creatività come antidoti alla crisi. Nel mezzo, cinque edizioni che hanno segnato l’affermazione del marchio del Festival, contribuito a riportare Firenze al centro del dibattito nazionale, chiamato a raccolta centinaia di protagonisti, più o meno noti, dei progetti e delle iniziative più efficaci e culturalmente avanzate al mondo”. Cosa ha significato per voi l’adesione al Festival della Presidenza della Repubblica? “Per noi non è un riconoscimento formale, ma rappresenta un segno importante che alimenta la nostra speranza di poter contribuire al riscatto della creatività e dell’inventiva nel nostro Paese. E’ anche un segno tangibile dell’attenzione del Presidente della Repubblica verso il protagonismo dei giovani e l’esaltazione del talento”. Quanto conta il sostegno delle istituzioni nella promozione delle attività culturali? “In termini assoluti, molto. Anzi, direi che

po. Non pura e semplice espressività. Provocatoriamente direi che mi interessa più la creatività di chi lavora alle nanotecnologie o a nuove forme di energia che quella di un artista che opera nel suo atelier. Ma con questo non voglio negare l’importanza che le arti hanno non solo nella crescita personale di ciascuno, ma anche nel processo “evolutivo” della società”.

le istituzioni non possono esimersi dal promuovere le attività culturali di un territorio. Ovviamente mi riferisco ad attività che definiscono un’offerta culturale di qualità, che sono in grado di inscenare un processo virtuoso di coinvolgimento dei privati e del contesto in cui si collocano”. La rassegna abbraccia diverse forme artistiche: è corretto dire che sono tutte accomunate da un grande desiderio di comunicare? “Detto che il nostro Festival è aperto a tutte le forme espressive della creatività applicata, quindi anche la ricerca scientifica e l’industria, ritengo fondamentale che ogni evento culturale e ogni progetto sia in grado di raccontarsi coinvolgendo il pubblico, stimolando riflessioni, inducendo emozioni”. “Le idee ci cambiano la vita”, recita lo slogan dell’evento. Secondo Lei, nella società moderna, qual è il ruolo dell’arte e della creatività? “Per noi la creatività è, innanzi tutto, elemento generatore di innovazione, quindi strettamente connesso all’idea di svilup-

Direttore, come architetto, come artista, cosa prova quando crea? Si sente un po’ erede dei celeberrimi artisti che hanno reso Firenze famosa in tutto il mondo per le sue bellezze? “Come architetto avverto soprattutto quella responsabilità di cui, comunque, si deve fare carico chi “costruisce”, chi interviene sul territorio modificandolo. Lavorare a Firenze aumenta questo carico di responsabilità ma dà anche stimoli incredibili e ti aiuta a crescere professionalmente. Ciò detto non mi sento affatto “erede” di chi ha contribuito a rendere Firenze una capitale della cultura, mi limito ad impararne la lezione!” Si può dire che la splendida cornice del capoluogo toscano sia una culla straordinaria in cui riuscire a coltivare la propria vocazione artistica? “I più grandi artisti, scrittori, musicisti hanno fatto tappa a Firenze e questa città è il frutto di uno straordinario concentrato di talenti messo in movimento dall’intelligenza di politici, commercianti e industriali che hanno creduto nella forza di rappresentazione dell’arte e della cultura. Questa convinzione oggi manca, non solo a Firenze, ma per il resto la città rimane un luogo unico al mondo in cui trovare la propria dimensione e mettere alla prova la propria vocazione”.

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ARTE, L’APPUNTAMENTO È A BOLOGNA IN GENNAIO Il capoluogo emiliano ospiterà dal 28 al 31 gennaio 2011 la XXXV edizione dell’Arte Fiera Art First, Fiera internazionale d’arte contemporanea

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li amanti dell’arte contemporanea si danno appuntamento anche quest’anno a Bologna, dal 28 al 31 gennaio 2011, in occasione della XXXV edizione dell’Arte Fiera Art First. Si tratta di uno dei più importanti eventi del settore, non solo nel panorama italiano, ma anche a livello internazionale. Per l’ottavo anno consecutivo la direzione artistica della fiera è affidata a Silvia Evangelisti, docente di Storia dell’arte contemporanea e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Bologna e, dal 2000 al 2005, Consigliere del CNAM (Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale), organo consultivo del Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. In questi anni la Direttrice ha lavorato al costante innalzamento della qualità delle proposte espositive, attraverso un accurato meccanismo di selezione delle gallerie espositrici e un programma di importanti eventi culturali correlati. Arte Fiera Art First ha sviluppato negli anni un ruolo di grande vetrina del mercato dell’arte mondiale e ha un peso determinante nella valorizzazione e promozione della ricerca artistica italiana ed internazionale, dai primi anni del ‘900 ad oggi. L’evento si svolge presso il quartiere fieristico di Bologna, dove 15.000 metri quadrati ospitano oltre 200 gallerie, suddivise in tre settori: arte moderna, arte contemporanea e ultime tendenze, offrendo ad un pubblico sempre più ampio l’opportunità di scoprire da vicino le nuove tendenze del panorama artistico. Tra gli appuntamenti principali da segnalare c’è la tavola rotonda organizzata da

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IACCA (International Association of Corporate Collections of Contemporary Art), dal titolo “Art Education Programs”, che ha scelto Arte Fiera Art First come spazio privilegiato per presentarsi al pubblico italiano e discutere un tema di attualità come l’educazione del pubblico all’arte attraverso le collezioni di importanti aziende europee, con la partecipazione di relatori internazionali. Nel corso della rassegna, inoltre, sono ospitati due importanti premi dedicati agli artisti emergenti. Il primo è il Premio Euromobil (giunto alla sua quinta edizione), main sponsor di Arte Fiera Art First, dedicato al miglio artista under 30 presentato ad Arte Fiera, che verrà premiato in questa occasione all’interno dell’istallazione “I luoghi dell’arte”, da una

giuria qualificata di critici e operatori del settore. L’opera vincitrice entrerà a far parte della collezione d’arte dei fratelli Lucchetta, proprietari del marchio. Il secondo è il Premio Furla (giunto alla sua ottava edizione), con una tavola rotonda che ha come protagonisti i curatori invitati e gli artisti selezionati per questa edizione. La comunicazione artistica si propaga anche fuori dagli spazi di Bologna Fiere, con la VI edizione di Bologna Art First, che propone la mostra curata dall’artista Julia Draganovic, dal titolo “Se un giorno d’inverno un viaggiatore”, con istallazioni di artisti contemporanei italiani e stranieri in diverse zone del centro storico della città, che consentono ad ogni visitatore di creare il suo percorso personale.


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CERAMISTI, ORAFI ED ARTIGIANI TESSILI, UN LUSSO MARCHIGIANO L’ Assessore regionale Sara Giannini porta le imprese dalle Marche ad Artò 2010, il Salone delle eccellenze artigiane che si è svolto a Torino

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ssessore Giannini, vuole parlarci della partecipazione delle Marche alla III edizione del Salone delle eccellenze artigiane, Artò 2010? “Artò rappresenta un importante appuntamento nazionale e internazionale, è l’occasione per creare nuove opportunità per le imprese del settore valorizzando le valenze storiche, culturali ed artistiche. Nel salone delle eccellenze, in mostra a Torino dal 5 all’8 novembre, i partecipanti hanno portato non solo i loro prodotti, ma anche la storia e la cultura del territorio mettendo in mostra la grande capacità innovativa delle nostre imprese. L’esposizione ha permesso poi l’avvio di preziosi contatti con operatori particolarmente sensibili e capaci di cogliere la qualità dei prodotti proposti, favorendo così la promozione verso nicchie di mercato che sarebbero precluse, considerate le piccolissime dimensioni delle imprese. La Regione Marche, inoltre, si è dotata di un proprio marchio di origine e qualità dei prodotti di artigianato artistico tipico e tradizionale, denominato 1M “Marche Eccellenza Artigiana”. Lo scopo è valorizzare e caratterizzare la nostra produzione e, allo stesso tempo, tutelare il consumatore garantendo provenienza e qualità. I marchi per essere conosciuti vanno sostenuti e pubblicizzati”. In che modo simili eventi riescono a contribuire allo sviluppo di questo importante settore? “Le piccolissime imprese del comparto hanno scarse opportunità di affacciarsi sulla scena nazionale ed internazionale. Il Salone ha rappresentato una delle occasioni migliori riservate all’artigianato di qualità. In una sola manifestazione si sono riunite imprese che producono tutte le eccellenze del Paese, da orafi a decoratori, da ceramisti, tessitori, intagliatori, cesellatori fino ai figurinisti. Hanno parte-

Assessore Sara Giannini

cipato rappresentanti di catene di negozi dalla clientela particolarmente esigente, che ricerca prodotti di altissima qualità e pezzi unici che solo le imprese appartenenti a questo settore riescono a produrre”. Che tipo di sostegno sta dando la Regione all’artigianato artistico locale? “La Regione Marche, in particolare l’assessorato che dirigo, ha ben presente l’importanza del settore, sia come opportunità di lavoro sia come rilevanza dello stesso nella promozione del territorio. L’artigianato artistico, coniugato con le bellezze naturali, con le tradizioni storiche e con i prodotti dell’enogastronomia, è alla base dell’immagine che la nostra Regione vuole esportare in Europa e nel mondo per attirare flussi turistici. Oltre allo splendido paesaggio, al mare e alla montagna, il visitatore può apprezzare i prodotti dell’artigianato artistico locale. A tale scopo, in accordo con l’Istituto per il Commercio Estero, nel corso del 2009 sono stati accolti sul nostro territorio alcuni giornalisti provenienti da tutto il mondo (dalla Svezia al Giappone) che attraverso la visita alle nostre botteghe artigiane

hanno potuto apprezzare le bellezze naturali, storiche, culturali e gastronomiche della nostra regione descrivendole sulle più prestigiose riviste di settore. La Regione, con la L.R. 20/2003, ha messo a disposizione gli strumenti per lo sviluppo delle produzioni artistiche tradizionali e tipiche per la loro tutela e valorizzazione. Questo ha consentito di mettere in campo somme destinate alla ristrutturazione delle botteghe, all’avvio di nuove imprese, all’acquisto di macchinari e brevetti, all’insediamento delle imprese nei centri storici, all’utilizzazione e alla promozione del marchio. Sono state inoltre istituite le figure del Maestro artigiano e della Bottega Scuola”. Che progetti ha l’Assessorato per promuovere le eccellenze di ceramisti, orafi e artigiani tessili? “I ceramisti sono da anni al centro della nostra attenzione. Nelle Marche vi sono tre città riconosciute come “città della ceramica” - Ascoli Piceno, Pesaro e Urbania - che fanno parte dell’Associazione Italiana Città delle Ceramiche, circuito molto importante per la valorizzazione dei rispettivi territori e delle imprese ceramiste. L’assessorato partecipa attivamente a tutte le loro iniziative e mette a disposizione appositi finanziamenti. Per quanto riguarda gli orafi, sono state avviate le procedure per la nomina della commissione per la stesura del disciplinare di produzione, che consentirà alle imprese del settore di fregiarsi del marchio 1M ed accedere ai relativi finanziamenti. L’artigianato del tessile è stato al centro dell’attenzione con l’approvazione del disciplinare della “tessitura a liccetto”, praticata nella zona del maceratese, che verrà presto esteso a tutto il settore del tessile. In particolare sarà previsto un disciplinare della tessitura a tombolo e merletti, cui una parte importante del nostro territorio è legata (Comune di Offida e dintorni)”.

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Energia

LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA DELLE FONTI RINNOVABILI Il settore delle fonti rinnovabili di energia è in forte crescita a livello internazionale, ha superato la fase di start up e sta consolidando il suo ruolo primario nel complesso degli investimenti energetici

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a sempre crescente sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti dei temi ambientali, unita all’acquisita consapevolezza da parte degli operatori economici di quella che poteva essere la redditività di tale comparto, ha fatto sì che l’industria delle fonti rinnovabili abbia conosciuto negli ultimi anni una vera e propria “età dell’oro”. E’ fuori discussione che dopo decenni (se non secoli) di indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali per strutturare e sviluppare il sistema industriale alla base dell’economia moderna, ormai da tempo tutti i soggetti economici e sociali, dalle grandi imprese ai governi, dalle piccole aziende agli organismi sovranazionali, si sono resi conto che continuare ad utilizzare come fattori produttivi le risorse naturali non rinnovabili porterà in breve tempo all’esaurimento delle stesse e quindi ad una situazione di crisi irreversibile per l’intero Pianeta. Ecco dunque la necessità di analizzare e ricercare soluzioni “alternative” per approvvigionarsi di quelle fonti energetiche indispensabili per la vita umana. Rappresentando una tematica imprescindibile, che riguarda la struttura stessa dell’intero tessuto economico, l’industria delle fonti rinnovabili è considerata dai governi locali e sovranazionali uno dei punti focali della politica strategica globale. E’ per questo motivo che sono stati sviluppati, su tutti i livelli legislativi, programmi di incentivo per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie che garantiscano la produzione e l’utilizzo di energia da tali fonti. Al riguardo, le problematiche fondamentali si concentrano sulla ricerca di equilibrio tra le risorse impiegate nei processi di ricerca e sviluppo, e i risul-

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tati e i benefici in termini economici e di efficienza industriale. Come in ogni altro ambito che ha ripercussioni sull’intero tessuto economico e sociale, conciliare i bisogni della collettività con gli interessi degli operatori economici è la mission fondamentale che deve guidare l’operato degli organismi politici governativi. Negli ultimi vent’anni, infatti, si è assistito in Italia ad un forte sviluppo delle energie rinnovabili che sarebbe potuto essere ancora più deciso se non avesse subìto gli effetti dell’incertezza normativa, dell’inefficienza e della complessità del sistema di incentivazione e della frammentazione degli iter per il rilascio delle autorizzazioni per la costruzione degli impianti. Le principali cause di instabilità per il settore sono effettivamente rintracciabili nelle contrastanti e poco chiare linee d’azione adottate dagli organi di governo, che rischiano di compromettere l’ulteriore

sviluppo di un comparto dalle importanti ripercussioni industriali ed occupazionali. Vi sono, inoltre, problemi di natura infrastrutturale, che si concretizzano nell’esigenza di adeguare la rete di distribuzione alle necessità imposte da una rilevante produzione energetica da fonti rinnovabili. Il concetto globale di energia è dunque profondamente mutato. Dallo sfruttamento incondizionato delle fonti ad elevato impatto ambientale, ci si sta sempre più spostando verso la ricerca e l’utilizzo di energia pulita. Il problema non è più quello di capire se ciò è effettivamente realizzabile, ma trovare il modo più razionale, efficiente, economico e rispettoso dell’ambiente per farlo. Marco D’Ascanio Area Corporate Finance Gruppo Sida finanza@sidagroup.com Tel. 071.28521


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ENERGY expo 3a edizione

SALONE DEL MERCATO ENERGETICO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA DELLE ENERGIE RINNOVABILI

Quartiere fieristico di

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CIVITANOVA MARCHE 26-28 novembre 2010 Mondo Lavoro

ERF - Ente Regionale per le Manifestazioni Fieristiche Quartiere fieristico di Civitanova Marche Tel. 0733 780811 - Fax 0733 780820 civitanova@erf.it - www.energy-expo.it


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Biocombustibili, la sfida eco-compatibile delle nuove energie Opportunità, problematiche e scenari delle filiere locali per la produzione di energia elettrica da girasole

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e normative europee che regolano il settore agricolo hanno portato nel tempo ad una significativa evoluzione, passando da una politica finalizzata all’esclusiva tutela del settore, in termini produttivi e sociali, ad un suo complesso inquadramento quale strumento per la salvaguardia del “sistema ambiente”. Gli scenari che si stanno pian piano delineando sono interessanti sotto diversi punti di vista e lasciano individuare opportunità inedite, per il mondo agricolo stesso, ma anche per la salvaguardia dell’ambiente. Lo sviluppo dell’agricoltura quale fornitrice di risorse energetiche rinnovabili sta portando il settore verso un ciclo virtuoso, che darà all’impresa agricola un sempre maggiore ruolo nel contesto sociale ed economico, locale e globale. È tuttavia doveroso sottolineare che questo tipo di progetti e programmi necessita di una revisione del sistema, di una adeguata formazione degli attori coinvolti e di investimento di mezzi e risorse non indifferenti, a cui si dovrà rispondere mettendo in funzione filiere di produzione che, sul territorio, coinvolgano i produttori agricoli e i trasformatori. L’interesse per le agro-energie prodotte localmente coinvolge sia le istituzioni, che sentono l’urgenza di trovare fonti di combustione alternative, sia gli enti locali, che hanno compreso le grandi opportunità che tali filiere potrebbero portare, sia in termini produttivi, che in termini di tutela ambientale. Appurato, quindi, che esiste un reale spazio economico per l’azienda agricola nazionale che vuole cimentarsi nella produzione di energia, bisogna tenere conto dell’impatto economico che si avrebbe se l’agricoltore vendesse il suo prodotto non-alimentare a terzi seguendo

prassi tradizionali (da semi oleaginosi o di cereali per la produzione di combustibili, biodisel o etanolo a sostanza secca da avviare alla combustione) o se utilizzasse il suo prodotto per ottenere dei semilavorati o vendere direttamente energia. Nel primo caso la PVL (Produzione Lorda Vendibile) sarebbe molto ridotta rispetto al secondo: 400-600€/ha contro un valore compreso tra gli 800 e i 2.000€/ha. Da questo scenario emerge che il modo tradizionale di fare agricoltura porta a PLV non incoraggianti (che dovranno fare i conti con la concorrenza estera) e alla necessità che gli operatori e le associazioni si informino e si formino su passaggi e competenze che fino ad ora non sono stati di loro competenza. Nel patrimonio culturale agricolo devono entrare anche professionalità nuove, come quella del meccanico e del motorista e si devono sviluppare nuove imprenditorialità, che si distaccano dagli ambiti tradizionali. Il problema dell’impreparazione del settore agricolo è particolarmente evidente sul fronte strategico. I prodotti energetici di riferimento sono sostanzialmente due:

biocombustibili (per i quali si sta cercando di introdurre un obbligo al loro consumo) ed energia elettrica, per la quale si continua a fare riferimento ai Certificati Verdi. Interessante, in questi termini, esaminare l’esempio della Germania, nella quale i Certificati Verdi agricoli durano vent’anni ed hanno un valore fisso che premia le piccole taglie di impianto. L’energia, infatti, è solitamente legata ai grandi numeri e ai bassi margini. Per rispondere a queste urgenze si delineano due possibilità: se l’agricoltura vuole dedicarsi solo alla produzione di materia prima e alle sue trasformazioni, si dovrebbero sviluppare accordi sul territorio, filiere complete che vadano dalla produzione agricola alla produzione e al consumo di energia. Nel secondo scenario l’agricoltura si deve industrializzare, realizzando gli impianti di trasformazione e occupandosi della distribuzione finale dei prodotti energetici. Bisogna quindi mettere insieme chi produce e chi consuma, riducendo al minimo i passaggi e per far questo servono necessariamente accordi locali che leghino tra di loro entità specifiche.

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“LA TECNOLOGIA ESASPERATA È UN FRENO ALLA CREATIVITÀ DELL’INDIVIDUO” Duce chiacchiere con Annamaria Abbruzzetti, Presidente dell’associazione culturale “Voci Nostre, Amici della Poesia e dell’Arte”

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ottoressa Abbruzzetti, vuole raccontarci come è nata l’associazione? “Nel 1967 nacque l’idea di creare “L’angolo della Poesia”, a seguito di una proposta di alcuni poeti (Franco Albonetti, Piero Pieroni, Giuseppe Sartori) rivolta all’allora Direttore del quotidiano “Voce Adriatica”, lo scrittore Franco Piccinelli, il quale l’accolse con entusiasmo, visto anche l’interesse che destava nei lettori del giornale. L’elevato numero di consensi di lì a poco fece decidere ai promotori di trasferire la pubblicazione delle composizioni alle pagine di un libro vero e proprio, dando vita all’Associazione Culturale Marchigiana “Voci Nostre Amici della Poesia e dell’Arte”. Nello stesso anno, la neonata associazione pubblicò il primo volume dell’Antologia “Voci Nostre”. L’associazione gradualmente conquistò, grazie anche al Patrocinio del Comune di Ancona, della Provincia di Ancona e della Regione Marche, un “suo” posto nel panorama culturale della vita cittadina e regionale, al punto che presto divenne espressione di una seria e selezionata forma artigianale di promozione artisticoletteraria, incidendo non solo sulla scoperta di talenti nascosti, ma soprattutto sull’affinarsi delle “Voci” che si susseguirono negli anni. D’altra parte la terra marchigiana è terra fiera della sua arte e del suo artigianato; a tale proposito ci piace ricordare le parole del compianto Presidente Roberto Monadi: “… l’Associazione splende per partecipazione democratica corale ove al laureato si affianca l’autodidatta, tutti uniti nel nome della Poesia, dell’Arte, al di fuori di schemi, modi, ban-

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tati migliori. In alcuni casi, sottolineiamo con orgoglio, i risultati sono davvero stati eccellenti”.

diere…”. Siamo certi che proprio per queste sue caratteristiche, che mescolano la tradizione con l’innovazione, l’Antologia ha riscosso e riscuote grande successo, tanto da essere catalogata nelle biblioteche di tutta la regione, sino ad apparire, da circa un ventennio, in quella prestigiosa del Parlamento Europeo”. E il Concorso Letterario Internazionale “Città di Ancona”? “L’associazione è soprattutto conosciuta attraverso due momenti: l’Antologia e il Concorso, ma il nostro programma è più vasto. Tralasciando le partecipazioni e collaborazioni ai molti eventi delle varie località regionali, ben cinque sono le nostre manifestazioni annuali: due concerti di poesia, musica e mostre d’arte figurativa; il recupero di un importante e dimenticato personaggio della cultura marchigiana; la presentazione al pubblico del volume antologico “Voci Nostre” e, infine, il Concorso “Città di Ancona”. Tale concorso si è affermato e sempre di più si afferma come denominatore comune di creatività ed opportunità, fornendo gli stimoli e creando i presupposti per incoraggiare i partecipanti a misurarsi con se stessi, sino ad esprimere i risul-

Il Concorso la medaglia d’argento da parte della Presidenza della Repubblica. “Grande soddisfazione per l’associazione è stato il riconoscimento ottenuto dalla Presidenza della Repubblica che nel 2008, in occasione dalla XVII edizione del Concorso, le ha conferito la Medaglia del Presidente della Repubblica”. Può farci un quadro sul mondo delle lettere e delle arti in generale nelle Marche? “Il mondo delle lettere e delle arti nelle Marche purtroppo a volte è penalizzato dagli scarsi mezzi economici che sono a disposizione della cultura, ma altrettanto vero è che talvolta non c’è la partecipazione che ci si aspetterebbe anche dai singoli. “Panem et circenses”, dicevano i Romani e li indicavano per soddisfare superficialmente gli individui e, purtroppo, nella società di oggi mancano l’incoraggiamento e l’educazione verso la parte più bella dell’uomo che è quella della cultura dell’animo. La tecnologia esasperata anche ludica, soprattutto nelle giovani generazioni, pone un freno alla fantasia e alla creatività dell’individuo, quindi è forte la lotta. Fermenti notevoli non se ne hanno, ma nemmeno appiattimenti, anche perché finché vivranno le “voci”, anche se sommesse, di istituzioni come quelle di “Voci Nostre”, si deve sperare che la poesia e l’arte saranno sempre vive e anche in espansione”.


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LE MARCHE: UN SET NATURALE, PER PELLICOLE D’AUTORE La bellezza delle città marchigiane, con i loro monumenti e paesaggi pittoreschi, ha spinto numerosi registi a sceglierle come set per le proprie pellicole.

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ià nel 1943 il grande Luchino Visconti ambientò parte del suo film-capolavoro, “Ossessione”, nella città di Ancona, con inquadrature sul Duomo, sul porto e sulla stazione. Particolarmente suggestive le ambientazioni realizzate in monumenti d’epoca: nel 1979 Nello Rossi scelse per il suo “Le mani di una donna sola”, la pittoresca cornice del Fortino Napoleonico, a Portonovo (An), mentre il Castello di Gradara (PU) fu scelto nel 1949 da Raffaello Matarazzo per l’ambientazione di “Paolo e Francesca” e nel 1952 da Goffredo Alessandrini per “Camicie Rosse, Anita Garibaldi”. Il centro storico di Urbino ha fatto da cornice, nel 1970 a “L’età breve”, di Umberto Piersanti”, mentre Sarnano (Mc) e l’Abbazia di Piobbico sono state scelte da Josè Maria Sanchez nel 1997 per lo sceneggiato “La XV epistola”. Più recentemente la città di Ancona ha fatto da sfondo al film Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2001, vincitore di 3 David di Donatello e del Nastro d’Argento nello stesso anno “La stanza del figlio” di Nanni Moretti (2001) e ad “Alma”, di Massimo Volponi (2008), con attori anconetani, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al BAfilmfestival nel 2009. Nelle Marche la cultura si respira in ogni piazza, in ogni vicolo e in ogni anfratto naturale. Non potevano mancare, in una regione così artisticamente viva, festival e rassegne cinematografiche di importanza internazionale. Nella città di Pesaro ogni estate prende il via la Mostra Internazionale del nuovo cinema, giunta quest’anno alla sua 47° edizione. Un evento di prestigio che premia le migliori pellicole di autori emergenti e che rappresenta

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un’occasione per discutere sul mondo del cinema contemporaneo. Fano ospiterà, dal 18 al 23 ottobre 2010, la XXII edizione del “Fano International film festival”, manifestazione che dal 1989 è stata voluta e diretta da Fiorangelo Pucci. San Benedetto del Tronto è invece teatro della Rassegna Internazionale del documentario, con la Rassegna del documentarioPremio “Libero Bizzarri”, giunta alla XVII edizione. Ambientato nella suggestiva cornice che trasuda storia, a Castello di Precicchie, nel fabrianese, si svolge ogni anno il Premio della Critica Cinematografica e Televisiva “Castelli dell’Alta Marca Anconetana”, giunto quest’anno alla XIV

edizione. Tra i principali eventi letterari ed artistici nella regione vanno ricordati il Poesia Festival “Sulla punta della lingua”, che si svolge tra Ancona e Portonovo, le “Celebrazioni leopardiane”, nella cornice di Recanati, città natale del sommo poeta, “Scrittori sotto le stelle”, che si svolge a San Benedetto del Tronto (X edizione), il “Premio letterario Internazionale Città di Ancona” (XIX edizione), il “Premio nazionale di cultura Frontino Montefeltro” (29° edizione), la “Biennale Internazionale dell’umorismo nell’arte a Tolentino” (XXV edizione) e la Rassegna Internazionale D’Arte “G.B. Salvi” di Sassoferrato (59° edizione).


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LUCA LATTANZIO, LA STELLA DI NUMANA BRILLA NEL FIRMAMENTO MUSICALE La potenza di un tenore (cantautore) in un animo giovane e sensibile

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envenuto sulle pagine di Mondolavoro. Lei è milanese di nascita e numanese di adozione. Il contesto di questa pittoresca cittadella di mare ha influenzato in qualche modo la Sua formazione e la Sua opera? “Grazie a Mondolavoro. Vivo a Numana da quando avevo 11 anni e molti dei miei pezzi sono nati proprio qui. Ci sono alcune mie canzoni estive che sono tratte proprio da storie vissute. Per esempio “Sotto le stelle”, ispirata da una storia vera. Con gli anni ho trovato anche una mia dimensione invernale e devo dire che nonostante la forse troppa “tranquillità”, il mare e il silenzio della Riviera per chi scrive canzoni è di grande aiuto. Quando non ci sono troppe distrazioni si riesce a scavare dentro se stessi e cercare la profondità delle cose. La realtà estiva fatta di turismo, feste e gente che viene da altre località ha comunque il suo fascino. Spero che questi luoghi possano davvero svilupparsi ed accogliere sempre più persone ma mi auguro che possano essere conservati anche da un punto di vista ambientale e paesaggistico. Rovinare la splendida natura che ci circonda sarebbe un errore imperdonabile”. Nel 2007 il Suo brano “Non ci sto” venne scelto come canzone ufficiale per la campagna nazionale contro le stragi del sabato sera “Basta un attimo”, presentata alla Camera dei Deputati. Una bella responsabilità… “Quando ho scritto questo pezzo era appena successo un incidente nel quale persero la vita quattro ragazzi giovanis-

simi. Dentro me nacque la voglia di fare qualcosa. L’ unica cosa che potevo fare era una canzone in quel momento. Così, di getto, è nata “Non ci sto”. Un brano che vuole essere un messaggio e che devo dire mi ha dato tante soddisfazioni umane. Mi auguro che il messaggio arrivi soprattutto ai giovanissimi”.

alcune delle mie canzoni. Mi viene spontaneo. Non cerco mai di scrivere qualcosa di socialmente utile a priori. É dopo avere inciso il brano che spesso nascono iniziative che adottano le mie canzoni. “Io so Carmela” è uno di quei brani. L’ ho dedicata all’omonima associazione fondata dai genitori di Carmela: vi invito a leggere la sua storia su www. iosocarmela.net. Ho presentato questo brano in teatro a Napoli alcuni mesi fa , ed è stato davvero emozionante”.

Arte e impegno sociale formano, nel Suo repertorio, un binomio perfetto. Come quando ha scritto ed interpretato “Io so Carmela”… “Ci sono storie che mi colpiscono profondamente e da quelle emozioni nascono

Vuole darci qualche anticipazione sui Suoi impegni per l’autunno? “Sto realizzando un progetto discografico nuovo e sarò in giro a cantare in alcuni teatri. Vi aspetto!!!”. di Asmae Dachan

“NON CERCO MAI DI SCRIVERE QUALCOSA DI SOCIALMENTE UTILE A PRIORI”

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Eventi

CAMBIARE OGGI, PER COMPETERE DOMANI Si sono dati appuntamento nel nuovissimo Hotel Excelsior di Pesaro i Giovani Imprenditori di Lazio, Marche e Umbria, in occasione del quinto forum interregionale del Centro Italia

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n un periodo in cui il nostro Paese, ormai da un decennio, continua ad essere fanalino di coda nelle classifiche di crescita tra le economie avanzate, i Giovani Imprenditori si sono riuniti per pensare e discutere su un nuovo modello di fare impresa, per recuperare competitività: unica condizione per riprendere il cammino della crescita e guardare ad un futuro migliore. Svecchiare il classico sistema di impresa familiare, essere promotori del cambiamento tecnologico, curare la piaga del sommerso economico, ristabilire la legalità e mitigare la ferita dolorosa della criminalità organizzata, queste le principali proposte sulle quali puntano i Giovani di Confindustria del Centro Italia, rappresentati nell’occasione dal loro presidente, Simone Mariani. Quest’ultimo, nel suo discorso, passando attraverso l’attuale malessere dell’Italia, colpita da un preoccupante immobilismo economico, con una classe politica e dirigente indolenti, sotto la temibile e funesta minaccia della decrescita, si è proiettato nel futuro, immaginando una situazione italiana più florida nel 2020, lasciando solo un pallido ricordo del momento sfavorevole dei nostri

Da sinistra Simone Mariani, presidente GI Marche, Stefano Commini, presidente GI Lazio e neopresidente GI Centro Italia, e Federica Guidi, presidente GI di Confindustria

giorni. Bisogna allora aprirsi ed accogliere una nuova forma mentis e cambiare oggi, per competere domani, trasmettendo alle aziende italiane e alle istituzioni un senso di urgenza e necessità su importanti temi strategici. Per far questo, certamente, da qui a dieci anni la strada è lunga, ma dalle parole si deve passare ai fatti, perché tutti siamo desiderosi di lasciarci alle spalle un

periodo così buio e difficile, in cui ha fatto da protagonista una durissima crisi finanziaria, che forse sembra aver superato la fase più acuta, ma che, tuttavia, continua a manifestarsi ancora con effetti deleteri sull’occupazione, sui conti pubblici e sulla fiducia di imprese e consumatori. di Isabella Pennoni

L’intervento del presidente Guidi e un momento informale del Forum “Cambiare oggi, per competere domani”

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MARAVIGLIA TRAVEL PRENDE IL VOLO DA UN PALCOSCENICO D’ECCELLENZA Presentato in anteprima nazionale ad Ancona, il nuovo tour operator di incoming nelle Marche fa già sognare…

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l pubblico delle grandi occasioni ha accolto, mercoledì 20 ottobre 2010, al Palazzo della Regione Marche, la presentazione in anteprima nazionale del nuovo tour operator di incoming nelle Marche, Maraviglia Travel. Un nome che è tutto un programma, che già di suo suscita emozioni e curiosità, trasmettendo il piacere per la scoperta di una nuova realtà imprenditoriale, che a sua volta mira a trasmettere il piacere di scoprire le meraviglie delle Marche. Grande soddisfazione è stata espressa dal Presidente della Regione Gian Mario Spacca e dall’Assessore al Turismo Serenella Moroder, che hanno sottolineato come simili realtà contribuiscano in modo determinante a promuovere un volto inesplorato del turismo nelle Marche, fatto di eleganza, raffinatezza e prestigio dei luoghi e dell’accoglienza. Il Presidente Spacca ha espresso vivo apprezzamento per

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lo spirito e la visione imprenditoriale del titolare di Maraviglia Travel Guido Guidi, affermando che questa “si sposa perfettamente con le linee guida tracciate dalle istituzioni” ed esprimendo un sollecito a continuare in questa direzione, che fa del momento di crisi un’opportunità di crescita e cambiamento. Spacca ha ricordato l’impegno delle istituzioni per promuovere il turismo nella regione, citando ad esempio lo spot girato con Dustin Offman e la mostra dedicata a Padre Matteo Ricci. “Le Marche hanno sottoscritto una convenzione con la Banca Europea degli Investimenti, del valore di otto milioni di euro”, ha concluso Spacca, confermando che la Regione è al fianco di quegli imprenditori che, con le proprie iniziative, mirano a valorizzare la regione e a portare innovazione, professionalità ed opportunità di crescita. Da parte sua l’Assessore Moroder ha voluto elogiare lo spirito di squadra che ha reso possibile l’avvio di una simile iniziativa, alla quale sono stati dedicati due intensi anni di lavoro meticoloso e costante. “Le Marche sono piene di charme e bisogna essere consapevoli di quello che si ha. Questa consapevolezza ci rende orgogliosi della nostra terra”, ha proseguito l’Assessore, aggiungendo che “siamo la quinta meta d’eccellenza al mondo, oggi più che mai la collegialità è d’obbligo e ci si deve impegnare per ottimizzare quello che è stato fatto nel passato”. “L’emozione di un viaggio è forte, se riusciamo a scoprire posti insoliti e in questo Maraviglia Travel si pone certamente come un tour operator innovativo”. Di emozioni ha parlato nell’apertura del suo discorso il titolare Guido Guidi, che ha

raccontato come, dalla pluriennale esperienza nella gestione web dei pacchetti vacanza dei più importanti tour operator e dall’affiancamento dei buyer stranieri che ogni volta che visitano le Marche restavano a bocca aperta, è nata l’idea di creare un originale tour operator, dedicato all’incoming nella regione. Cogliendo l’occasione di un bando regionale e mettendoci tutto l’impegno e la passione di uno staff giovane, dinamico e creativo, si è scoperto un grandissimo potenziale turistico nella regione, fatto di piccole e grandi strutture (ne sono state esaminate circa 250) dedite all’accoglienza di turisti esigenti, che amano assaporare la gioia di visitare località belle come opere d’arte e preziose come scrigni custoditi gelosamente. Il nome “Maraviglia”, ha aggiunto Guidi, nasce proprio dall’unione di “Marche” e “meraviglia”. “Maraviglia si è posta da subito come un operator dedicato ad un target esclusivo, che non concepisce la vacanza come uno spostamento da un posto all’altro, ma come un’esperienza onirica, un viaggio dei sensi, della mente, che comincia con l’emozione di sfogliare un catalogo che offre destinazioni inedite e prosegue con l’arrivo in luoghi dove quella dell’accoglienza è un’arte e dove il turista viene accompagnato in ogni momento del suo soggiorno. Nella regione ci sono tante iniziative interessanti, come il lancio dell’Hotel Excelsior a Pesaro, il primo cinque stelle della riviera marchigiana, frutto del coraggio e dell’innovazione imprenditoriale di Nando Filippetti, che ha saputo investire in una struttura ricettiva unica nel suo genere in tutte le Marche.


Questo indica una grande vivacità del settore turistico e una sempre maggiore apertura verso il mondo”. Guidi ha poi illustrato a grandi linee i percorsi che Maraviglia propone ai turisti in arrivo nella regione, ben venticinque, che vanno dal giro in mongolfiera ai viaggi in vela, per arrivare allo shopping tour abbinato al cooking class, con un corso di riequilibrazione metabolica. “I pacchetti si rivolgono sia a turisti stranieri - provenienti soprattutto da Germania, Regno Unito, Olanda, Russia, Usa, Cina e Giappone - che ai turisti italiani e

agli stessi marchigiani, che spesso non conoscono profondamente tutte le bellezze del territorio in cui vivono”. In chiusura del suo intervento, Guidi ha voluto ringraziare, oltre alla Regione e all’Assessorato, la Product Manager di Maraviglia Travel, Michela Rossi e tutte le strutture che hanno creduto nel progetto e nella messa in rete delle eccellenze recettive della regione.

GUIDO GUIDI Titolare di Maraviglia Travel: “Credo nell’etica, nella professionalità, nel gioco di squadra insieme alla Regione, all’Assessorato, agli albergatori e ai tour operator; solo così si garantiscono i risultati migliori” MICHELA ROSSI Product Manager: “È stato bello vedere la reazione della gente del territorio, che ha plaudito la nascita di una realtà dedita alla promozione dell’immenso patrimonio culturale, artistico e paesaggistico che caratterizza le Marche” LORENZO DATTOLO Commerciale Italia Maraviglia: “Con il nostro impegno abbiamo creato una rete di contatti che prima non esisteva e dopo il TTI non solo abbiamo avuto molte prenotazioni da parte di clienti interessati ai nostri percorsi, ma siamo anche stati contattati da operatori del settore, strutture ricettive e persino amministrazioni territoriali che sono interessate a collaborare con noi” LUCA CATALUFFI Commerciale Estero Maraviglia: “Le Marche all’estero stanno suscitando una grande curiosità. Sempre più stranieri, da diverse zone del mondo, sono attratti dalla ricca e prestigiosa offerta turistica della regione”

COME IL PASSAGGIO LEGGERO DELLE MONGOLFIERE CHE MUOVE I SENTIMENTI E ACCAREZZA L’ARIA…. MARAVIGLIA TRAVEL HA INIZIATO IL SUO VOLO… Rimini, TTI, 22/23 ottobre 2010. Dalla nostra inviata. L’atmosfera è quella di una grande festa colorata, dove si incontrano persone da ogni angolo del mondo e dove si possono ammirare manifesti e foto di località pittoresche e suggestive di tutte le regioni italiane. Lo stand della Regione Marche spicca per l’immagine di Dustin Offman tra le dolci colline leopardiane, così come spicca, tra le interessanti proposte della regione del picchio, quella di una mongolfiera che fa da logo a Maraviglia Travel, un nuovo tour operator di incoming. Lo staff è giovane, è pieno di entusiasmo e forte di una consolidata cultura dell’accoglienza. Nell’aria si respira una sincera emozione e l’interesse da parte dei passanti è grande. C’è chi si ferma a sfogliare il catalogo, chi, dopo aver ricevuto in omaggio una pittoresca cartolina con un paesaggio marchigiano firmata Maraviglia, si indirizza verso lo stand per avere informazioni ed incontrare i creatori di questa nuova, interessante realtà dedicata ai viaggiatori che scelgono come meta le Marche. Sono americani, canadesi, europei, mediorientali i più interessati a scoprire gli angoli ancora inediti che si susseguono da Urbino ad Ascoli, ma anche italiani e marchigiani; questi ultimi, in particolare, si complimentano con lo staff per l’idea, coraggiosa e vincente, di mettere in risalto le bellezze della regione, che a volte sembra avere l’atteggiamento di una donna bellissima, ma quasi inconsapevole delle sue grazie. È il caso di dirlo, la mongolfiera dei sogni marchigiana ha preso il volo e dalle premesse si può affermare che farà davvero tanta strada.

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Offerte di lavoro a cura del Gruppo Sida di Ancona - www.sidasrl.it Prestigiosa azienda operante nel settore electrical engineering, per il potenziamento di alcune funzioni strategiche ci ha incaricato di ricercare: RIF: JSE/01 JUNIOR SALES ENGINEERING Il nuovo collaboratore sarà inserito in un team di ingegneri che acquisiscono e gestiscono importanti commesse in contesti internazionali. Sarà inizialmente di supporto nella predisposizione di documenti tecnici e analisi specifiche e in inseguito sarà dedicato alla gestione in progressiva autonomia di progetti e clienti. Il candidato ideale è un giovane ingegnere con conoscenza della lingua inglese, disponibile a frequenti trasferte e con potenzialità e ambizione per poter ricoprire ruoli nell’ambito della funzione commerciale. La sede di lavoro è Jesi (AN) Prestigiosa azienda operante nel settore electrical engineering, per il potenziamento di alcune funzioni strategiche ci ha incaricato di ricercare: RIF: AE/01 AUTOMATIONS ENGINEERING La risorsa selezionata, sarà inserito in un gruppo di lavoro che si occupa di sviluppare e gestire progetti e soluzioni innovative di automazione per importanti commesse. Il candidato ideale, in possesso di laurea in ingegneria meccanica (specialista automazione), ha maturato un’esperienza (almeno 5/6 anni) in ruoli similari o in uffici tecnici in società di ingegneria o realtà industriali complesse. E’ richiesta la conoscenza della lingua inglese. La sede di lavoro è Jesi (AN) Prestigiosa azienda operante nel settore electrical engineering, per il potenziamento di alcune funzioni strategiche ci ha incaricato di ricercare: RIF: RS/01 RESPONSABILE SICUREZZA PREVENZIONE E PROTEZIONE Il nuovo collaboratore si occuperà di organizzare il servizio di prevenzione e protezione e di fornire costante supporto all’azienda sul complesso delle normative vigenti in materia di attività produttive, sicurezza e ambiente. Il titolare della posizione è un ingegnere che ha maturato esperienza nel ruolo, conoscitore del sistema legislativo di riferimento (dalle direttive europee alle norme dei codici civile e penale italiani; D.Lgs. 81/08). La sede di lavoro è Jesi (AN) Prestigiosa azienda operante nel settore electrical engineering, per il potenziamento di alcune funzioni strategiche ci ha incaricato di ricercare: RIF: RF/01 RESPONSABILE AMMINISTRATIVO E FINANZIARIO Il nuovo collaboratore, a diretto riporto del Direttore Generale e con il coordinamente di un team di risorse, avrà la responsabilità degli aspetti contabili amministrativi (gestione della contabilità generale ed analitica, registrazione dei movimenti contabili della società, definizione delle procedure amministrative, redazione di report e bilanci) e degli

aspetti finanziari e di tesoreria (registrazione dei movimenti contabili di tesoreria, monitoraggio dei flussi finanziari, gestione dei fornitori). Il candidato ideale è un professionista di circa 35 – 40 anni, con laurea in scienze economiche e che ha maturato esperienza pluriennale in ruoli similari: responsabilità e/o coordinamento della funzione amministrativa-finanziaria, preferibilmente in aziende strutturate e abituate a gestire rapporti commerciali con l’estero. Precisione, organizzazione, riservatezza, responsabilità e capacità di gestire risorse completano il profilo. La sede di lavoro è Jesi (AN) Gruppo Cerioni (Insegna Euronics) per la corretta supervisione dei propri punti vendita ricerca: RIF: AM/05 AREA MANAGER Il nuovo collaboratore risponderà direttamente alla direzione generale e sarà responsabile della supervisione e gestione dei punti vendita dislocati nelle regioni Emilia Romagna e Marche. Sarà di sua competenza la gestione delle risorse umane (store manager e addetti alle vendite), dell’andamento economico del negozio e del visual merchandising. Il candidato ideale è un professionista di 30-40 anni che ha maturato esperienza in ruoli di area manager, capo area, start up nuovi negozi, retail manager, preferibilmente in settori affini. Precisione, metodo, ottime competenze organizzative, capacità relazionali e autonomia operativa completano il profilo della persona ricercata. Il ruolo prevede frequenti spostamenti nelle regioni Marche ed Emilia Romagna; la sede aziendale è nella provincia di Ancona. Azienda edile operante da oltre trent’anni, nell’ambito residenziale, industriale, ristrutturazioni e riqualificazione e global service (servizio di manutenzione su opere edili, impiantistiche), per il potenziamento della propria struttura tecnica ricerca RIF: RTE/01 RESPONSABILE UFFICIO TECNICO - Edilizia Il nuovo collaboratore dovrà: supervisionare e coordinare le risorse interne per la realizzazione di piani di fattibilità (immobiliare) / analisi costi-ricavi delle commesse / controllo di gestione delle commesse; intervenire nella pianificazione ed organizzazione dei processi costruttivi e di manutenzione di impianti e immobili; ricoprire un ruolo d’interlocutore con compiti decisionali e di coordinamento nei confronti delle aziende fornitrici di materiali e servizi supervisionare le risorse interne/esterne coinvolte nella progettazione Il candidato ideale è un professionista di 40-50 anni, con titolo di studio tecnico (geometra e/o ingegnere) e con esperienza significativa (5/10 anni) nella gestione di cantieri edili per la realizzazione di opere significative dei settori, residenziale / industriale / commerciale / direzionale / urbanizzazioni negli am-

biti, nuova costruzione, riqualificazione. E’ richiesta la conoscenza: - della normativa vigente in materia di appalti pubblici e contabilizzazione degli stessi; - della normativa vigente in materia di sicurezza dei cantieri - delle procedure topografiche relative a frazionamenti, rilievi, accatastamenti; - di materiali, sistemi e processi costruttivi, tradizionali ed evoluti; Completano il profilo la padronanza nell’uso degli strumenti informatici con particolare riferimento ai principali pacchetti software utilizzati (Microsoft Office, Autocad, Regolo, Primus) oltre alle principili nozioni su programmi, Pregeo, Docfa. Spiccate doti organizzative e comunicative, con particolare attitudine alla gestione del team completano il profilo La sede di lavoro è nella provincia di Ancona. Azienda storica operante nel settore delle calzature ricerca per il potenziamento della propria struttura commerciale: RIF: TED/01 KEY ACCONT settore Calzatura per Mercati Tedeschi Il nuovo collaboratore si occuperà delle campagne vendita rivolte al mercato internazionale, con particolare focus alla Germania (Fiere, Gestione di Agenti sul territorio, Gestione dei clienti direzionali). Dovrà quindi assicurare il raggiungimento degli obiettivi commerciali in affiancamento alla direzione commerciale. Il candidato ideale è un professionista di età compresa tra i 30 e i 40 anni, che ha maturato esperienza nell’ambito della funzione commerciale estero, preferibilmente nei paesi a lingua tedesca o in settori moda-faschion. E’ richiesta buona preparazione linguistica (Inglese e Tedesco), ottime doti organizzative e relazionali, disponibilità a trasferte sul territorio internazionale. L’azienda si trova nella provincia di Fermo. Importante realtà operante nel settore alimentare ci ha incaricato di ricercare: RIF: ET/01 EXPORT AREA MANAGER Il nuovo collaboratore, rispondendo al Direttore Vendite Estero, verrà inserito all’interno dell’area commerciale e avrà il compito di sviluppare e gestire il portafoglio clienti nell’area estera, curando i rapporti con gli agenti di zona. In particolare, collaborerà alla definizione delle scelte commerciali e alla stesura del piano di vendita di competenza, con l’obiettivo di sviluppare una rete vendita multicanale sui mercati Europei. Il candidato ideale è un professionista di età compresa tra i 35 e i 40 anni, con un’esperienza di almeno 4/5 anni nella funzione estera di aziende modernamente organizzate del settore alimentare. Costituiscono requisiti fortemente preferenziali la conoscenza della GDO e del Canale Ho.re.ca e un’ottima padronanza della lingua inglese. Ottime doti commerciali, resistenza allo stress, flessibilità e determinazione completano il profilo. La sede aziendale è nella provincia di Ancona.

Gli interessati sono pregati di inviare dettagliato curriculum, con consenso al trattamento dei dati, citando in busta il riferimento a: SIDA S.r.l. Via I° Maggio • 60131 Ancona - Fax 071/2852245 • info@sidasrl.it • www.sidasrl.it Consenso: richieste di autorizzazione provvisioria alla Ricerca e Selezione del personale in corso, ai sensi del D.Lgs. 276/03. I candidati ambosessi (L. 903/77) sono invitati a leggere sul nostro sito l’informativa sulla Privacy (D. Lgs. 196/03).

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ML n.7 - Anno XVII Novembre 2010  

Periodico di Cultura d'impresa e dintorni. Numero 7, Novembre 2010, Anno XVII

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