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CULTURA D’IMPRESA E DINTORNI 19 APRILE ‘13 N°3 anno XX

euro 2,00

180 ECONOMIA.LAVORO CULTURA.ATTUALITÀ STILE.VIAGGI.DESIGN

Speciale

agroalimentare Poste Italiane S.p.A. - Spedizioni in abbonamento postale - D.L. 3 53/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.4 6) Art. 1, comma 1, DCB Ancona

Il Ministro Catania

“Così vi ho difeso in Europa”

Dossier

Nuovo ossigeno dalla Russia?

Focus

Le rinnovabili in agricoltura

Il personaggio

Giancarlo Cappanera

L’uomo delle Grotte

A casa di

Benvenuti a Villa Imperiale ISSN 20367589

Michele Falzetta Pugliese, 42 anni, in tasca una Laurea in tecnologIE alimentarI seguita da un Master MBA alla Bocconi. È il ritratto del neo direttore generale di Cooperlat-Tre Valli di Jesi

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G I O I E L L I

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P E R

A M O R E


Dossier: Calzature italiane in Russia, 4 su 10 sono made in Marche

Manifattura & turismo:

legame a doppio filo con la Russia

Marche e Russia:

un rapporto lungo trent’anni

Sferisterio,

'aria' nuova dall’Est

La Riviera delle Palme conquista il pubblico russo

Arturo Venanzi:

“Premiato il lavoro di squadra”

Regione Marche,

un nuovo progetto per attrarre investimenti stranieri

Corrado

Babini

“Serietà e competenza quando la vendita è straordinaria”

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SOMMARIO

brevi dal territorio 32 news dal mondo 34 YOUNG NEWS 30

Le grandi famiglie marchigiane

Michele Falzetta

36 Antonio Trionfi Honorati

16

l'amore per la terra si tramanda di generazione in generazione

ALTO ARTIGIANATO 40 Michele Papi

"restauratore" di urbino

VITA DA MANAGER 44 Marco Gialletti

Corrado Babini

22

Giancarlo Cappanera

Rubrica

13 L’editoriale di Flavio Guidi

PRIMOPIANO 14 Cesare Martini

"I Comuni danno le risposte ai cittadini e hanno gestioni efficienti”

COVERSTORY 16 Michele Falzetta

26

“l'italia non è solo fashion e turismo”

48

BORSA

50

acquisizioni e cessioni

professioni

52

avvocati, approvata la riforma professionale: importanti novità per i clienti

imprese

54

export, le marche crescono più dell'italia

59

via libera ai pagamenti dei debiti della pa

innovazione

62

ecologicamente, festival della sostenibilità

64

gruppo togni cresce

LE MARCHE CHE SPICCANO

Internazionalizzazione 66

per le micro imprese non è un tabù

Mare nostrum

68

ars culinaria sulle sponde del mediterraneo

69

Carriere e poltrone

70

Contributi e bandi

Ritratto del neo direttore generale di Cooperlat-Tre Valli di Jesi

CONTROCOPERTINA 22 Corrado Babini

“Serietà e competenza quando la vendita è straordinaria”

ilpersonaggio

26 Giancarlo Cappanera

10

“La ricerca di sé nelle viscere della terra”

Con la primavera arriva la voglia di cambiamento e anche ML si sta aprendo al nuovo: venite a scoprire tutte le novità sul nostro sito, www.mlmagazine.it e sulla nostra pagina Facebook facebook.com/mlmagazine.it.


Speciale: AGROALIMENTARE 74

72

TERRA, LAVORO, IMPRESA

86 Mario Catania

il ministro: "abbiamo avviato importanti riforme, nonostante evidenti resistenze"

80 Bruno Mezzetti

DIPARTIMENTo DI AGRARIA: "UN CENTRO PER LE AZIENDE E PER IL LAVORO"

130 Andrea Bordoni ed Eleonora Maldini

agroenergia alla ribalta del futuro

132 profilo multifunzionale per

l'azienda agricola

134 competitività e corretta gestione

del territorio

136 smart grid e fonti rinnovabili

82 Maffy Camera Cafè

dove assaporare il gusto della vita

83

agriturismo? un'opportunità professionale

84

agroambientale: fare nuova impresa per salvare l'economia... e il pianeta

inchiesta 138 i cassintegrati come gli esodati?

86

le molteplici "facce" dell'attività agricola

90

cibo online, come acquistano gli italiani?

91

terra fertile per i giovani

92

una mano può arrivare dal fisco

93

la mitilicoltura, un'esperienza professionale e umana

96

vinitaly 2013: ambasciatori in bottiglia

98

il "terroir" fatto vino, ma bisogna saper comunicare

100 la terapia anticrisi per il vino italiano si chiama export 102 fiere ed eventi in italia e nel mondo

dossier: russia 106 calzature italiane in russia, 4 su 10 sono made in marche

139 'teatrOltre', l'incontro delle arti

REDATTRICE Silvana Coricelli s.coricelli@mlmagazine.it

il trionfo del barocco

la favola delle cose

144 Oreste Tancredi

ieri enfant prodige, oggi artista laureato in legge

146 Carlo Urbani

dieci anni dopo la scomparsa, il suo pensiero vive

148 mus-e nel fermano: evento benefico a Villa Lattanzi 149 cultura contro la crisi 150 alba a porto san giorgio:

lo scatto che ha conquistato la bit

libri

151 marche il battito della mia terra

a casa di...

152 benvenuti a villa imperiale

Viaggi

116 Francesco Micheli

sferisterio, 'aria' nuova dall'est

158 Per staccare la spina 159 Proposte a due passi da casa 160 I viaggi di Michela 162 Itinerari del gusto

118 Giovanni Gaspari

164 appunti

la riviera delle palme conquista il pubblico russo

120 il turista russo verso prodotti di nicchia 124 Arturo Venanzi

"premiato il lavoro di squadra"

125 Roberto Pelo

un nuovo progetto per attrarre investimenti stranieri

126 Gaetano Casalaina

due mondi allo specchio: quell'affinità che non ti aspetti

127 Tatiana Nevstrueva

dalla russia alle marche con l'amore per l'italia

Direttore responsabile Paolo Duranti p.duranti@mlmagazine.it

142 Valeriano Trubbiani

COORDINATORE EDITORIALE Guido Guidi guido.guidi@mlmagazine.it

CAPOREDATTRICE Asmae Dachan a.dachan@mlmagazine.it

112 marche e russia, una storia lunga trent'anni 114 due popoli sul ponte della cultura

Direttore EDITORIALE Flavio Guidi flavio.guidi@mlmagazine.it

Cultura 140 marche delle meraviglie:

manifattura & turismo: legame a doppio filo con la russia

luci della ribalta

108 Gian Mario Spacca

Focus energia

in agenda

tendenze

166 In cucina, a cura di sg life style

Salute e benessere

168 lotta ai tumori, importante scoperta ad uniurb 170 la blefaroplastica: "borse", addio 172 cellule staminali e cure compassionevoli 172 alimenti funzionali contro l'insorgere delle malattie

COORDINATORE DI REDAZIONE Marco Palumbo m.palumbo@mlmagazine.it UFFICIO COMMERCIALE commerciale@ggfgroup.it Tel. 071 2912331 Editrice GGF GROUP www.mlmagazine.it Registrazione tribunale di Ancona n°12 del registro periodici del 14 aprile 1994 REDAZIONE Via Albertini, 36 Gross Ancona 60131 Ancona AN Tel. 071 2133300 redazione@mlmagazine.it HANNO COLLABORATO AL NUMERO Ivan Antognozzi Roberto Antonella Alessandra Balducci Margherita Camilletti Letizia Ciaccafava Tommaso Costantini Fabio Di Giulio Laura Osmani Cristina Panara Enrico Picchio Michela Rossi Michele Sasso Alessandro Stecconi Foto Cover: Francesco Masini Chiuso in redazione il 19/04/2013 progetto grafico: Ricciarelli Comunicazione (An) stampa: Tipoluce (An) Poste italiane Spa d.l. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, comma 1, DCB Ancona autorizzazione direzione provinciale pt Ancona Una copia euro 1,00 Arretrati euro 2,00 Abbonamento annuale euro 10,00 modalità di pagamento a mezzo versamento su: C.C. Postale n°4072844 bonifico bancario presso Banca Popolare di Ancona Agenzia Ancona 1 – C.C. n°11164 CAB 02684 – ABI 05308 – CIN N IBAN IT81N0530802684000000011164 abbonamenti@mlmagazine.it Editore GGF Group

I grandi chef 176 Simone Baleani 178 OLQ

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EDITORIALE di Flavio Guidi

Il Papa buono: un uomo rivoluzionario La funzione di Gesù nella storia è rappresentata dall’evangelizzazione e dalla diffusione del Tabernacolo e dei valori che esso raccoglie. Il Pontefice Bergoglio richiama ai valori della fraternità, dell’uguaglianza: “Venite, camminiamo insieme”. Invitando a rimuovere l’abitudine e ad andare, con speranza, verso il nuovo

B

ergoglio è un uomo che va in mezzo alla povera gente, a chi ha bisogno, a chi soffre. Invita alla bontà, alla pazienza, all’amore, ad avere fede nella speranza, a combattere la rabbia, l’invidia, la gelosia, il disprezzo e la discriminazione, emozioni che sintetizza come manifestazioni del diavolo (visto come simbolo), a cui attribuisce anche il pessimismo, la sfiducia e la malinconia: “Combattete con tenacia, con fede e con la preghiera”. Il nuovo Pontefice richiama ai valori della carità, della gentilezza, della tenerezza, della dolcezza, dell’umiltà, della fraternità, dell’uguaglianza: “Venite, camminiamo insieme”. Scende tra la folla, accarezza gli infermi, bacia i bambini e stringe le mani. Coinvolge e insegna la consapevolezza, ci spinge verso la fiducia, l’impermanenza, il non sé. Ci allontana dalle spinte dell’ego: “Andate tra la gente, tra quelli più emarginati, dividete con loro le loro emozioni, uscite dalle chiese, il vostro potere nasce dal servizio ai poveri”. Lancia con calma serafica, con tranquillità (come se non ci fosse il futuro) e con tenerezza un richiamo profondo alla serenità, al distacco, a vedere le cose come parte di un tutto. Con l’esempio - “abbandonate le celebrazioni, i riti, le discriminazioni, le ideologie, i conservatorismi”-, con semplicità, diligenza e visione profonda, invita a rimuovere l’abitudine e ad andare,

con speranza e presenza mentale, verso il nuovo, verso il credo. Richiama alla preghiera: strumento di diligenza e fonte di forza. Mente evoluta, trasmette con aneddoti e semplicità concetti esistenziali come la polarità, la dualità, la ritmicità; con l’esempio e l’umiltà dei suoi atteggiamenti ci porta a vivere gli esseri che ci circondano come un tutto, come fratelli e sorelle. L’univocità della fede è vissuta con abbandono alle differenze ideologiche (“Tutti siamo figli dello stesso Dio”, “Come negargli una preghiera”, “Dobbiamo vivere il presente e le cose che ci circondano con speranza e amore”, “Il potere si conquista mettendoci al servizio degli altri, questo il messaggio ai potenti”). Il suo potere discende dalla fede, dalla presenza mentale della visione profonda. L’avidità, la rincorsa al successo e al possesso, l’emulazione, l’ansia e la confusione che questi vizi producono, li supera con un semplice aneddoto: “Mia nonna diceva: il sudario non ha tasche”. Quando allunga le mani e proferisce sagge e serene parole, inviti fraterni, il cuore si rallegra e una dolce emozione ci accompagna e la mente si rasserena. Papa Francesco, uomo del cambiamento, di grande forza e carisma, di amore e quiete, di generosità e altruismo profondo, tutto questo in un momento di grande turbolenza e confusione: che sia mandato dallo Spirito?!

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PRIMO PIANO

“I Comuni danno le risposte ai cittadini e hanno gestioni efficienti” Cesare Martini, presidente dell’Anci Marche, analizza il difficile momento per il governo del territorio: patto di stabilità anche per le amministrazioni municipali più piccole, Imu, Tares. La prima linea di un sindaco per garantire i servizi sociali di M. Palumbo

L’

Associazione dei Comuni delle Marche ha rinnovato da poco la propria guida. Cesare Martini, sindaco di San Severino Marche, è subentrato alla presidenza della sezione regionale in luogo del dimissionario Mario Andrenacci, candidato alle ultime elezioni politiche. Membro anziano del Consiglio direttivo dell’Associazione dei Comuni, amministratore esperto e stimato - al secondo mandato da primo cittadino ed ex assessore provinciale -, Martini ha incontrato il favore dei consiglieri che all’unanimità ne hanno votato la nomina. “Ringrazio i colleghi sindaci che hanno dimostrato ancora una volta – ha commentato Martini – di non essere politici

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ma amministratori, convergendo tutti sul mio nome al di là dei diversi orientamenti politici. In particolare ringrazio Goffredo Brandoni, sindaco di Falconara Marittima e vicepresidente nella gestione Andrenacci, il quale, pur non appartenendo al mio schieramento, ha dimostrato grande sensibilità istituzionale”. Sul tavolo l’Anci Marche ha da affrontare molte problematiche che incidono fortemente sulla vita delle comunità. “Il patto di stabilità anche per i Comuni che hanno da mille a 5mila abitanti è un tema che ci preoccupa, così come la Tares, l’Imu e tutte quelle situazioni che, anche grazie al dialogo proficuo con la Giunta regionale, stiamo cercando

di affrontare. Mi riferisco al governo del territorio, ai servizi sociali e al patto di stabilità verticale; a quest’ultimo proposito, ricordo che la Regione Marche ha deciso di rinunciare a una parte della propria capacità di spesa destinandola ai Comuni, che hanno così potuto onorare molti degli impegni presi con le imprese del territorio”. I Comuni sono spesso additati come centri di costo: è davvero così? “Assolutamente no, anzi ai Comuni sono già stati chiesti enormi sacrifici pur sapendo che gli sprechi risiedono in altri capitoli di spesa del bilancio pubblico come i Ministeri, ad esempio, che invece non vengono mai interessati da alcuna


“In media nei Comuni c’è un dirigente ogni 52 dipendenti mentre nei Ministeri un dirigente ogni 7 dipendenti” Palazzo del Popolo, Ancona

spending review. Le do alcuni dati che rendono bene l’idea. La spesa pubblica nazionale ammonta a 800 miliardi di euro: l’incidenza della spesa dei Comuni è di 70 miliardi. Perché tanto accanimento su quei 70 miliardi di euro e non si cerca una soluzione su tutto il resto della spesa? E ancora: in media nei Comuni c’è un dirigente ogni 52 dipendenti, mentre nei Ministeri c’è un dirigente ogni sette dipendenti. Possibile che non si possa ridurli? Infine, la spesa pubblica: dal 2007, dati della Ragioneria dello Stato, la spesa pubblica è aumentata di 37 miliardi di euro, mentre i Comuni l’hanno ridotta di 850 milioni di euro, dimostrandosi perciò efficienti, quando sono evidentemente altri i livelli

istituzionali che non riescono a contenere la spesa”. Sarà che i Comuni sono un bersaglio facile? “Senz’altro lo siamo, ma soprattutto ci dimostriamo sempre capaci di raggiungere tutti gli obiettivi che ci vengono richiesti; forse è per questo che ci vengono continuamente prospettati nuovi risultati da centrare, anche se poi veniamo mortificati dai tagli lineari e dalla richiesta di riduzione delle indennità, pur sapendo che un consigliere comunale prende 17 euro lorde a seduta e un sindaco di un Comune di 5mila abitanti (nelle Marche ben 172 su 239) prende 950 euro al mese di indennità senza contributi previden-

ziali. Di fatto, ci sentiamo i nuovi gabellieri perché riscuotiamo i tributi per conto dello Stato”. Presidente, le prospettive sembrano fosche… “Io resto ottimista e soprattutto fiero di essere sindaco perché siamo al servizio dello Stato e dei cittadini, tanto che indossiamo una fascia tricolore. Il nostro impegno come Anci Marche è anche quello di rendere i cittadini sempre più partecipi delle nostre scelte e chiediamo che anche i media offrano una corretta informazione: noi non c’entriamo con i costi della politica, che sono tutt’altra cosa rispetto a quelli per l’amministrazione, e chiediamo rispetto”.

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COVER STORY

Michele Falzetta 16


Pugliese, 42 anni, con in tasca una Laurea in tecnologie alimentari seguita da un Master MBA alla Bocconi. E’ il ritratto del neo direttore generale di Cooperlat-Tre Valli di Jesi di P. Duranti

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ottore, la nomina a direttore generale di quest’importante realtà marchigiana rappresenta un punto d’arrivo e al contempo di partenza … “E’ una sfida molto importante che mi sta assorbendo integralmente”. Lei è stato per molti anni amministratore delegato di un’azienda dell’indotto (Elopak Italia, dell’omonimo gruppo norvegese leader nel settore del packaging per alimenti, ndr). Cosa si porta dietro da quell’esperienza? “La sua domanda mi permette di fare un paio di considerazioni: innanzitutto l’azienda dove lavoravo io è operante proprio in questo settore, in quanto produce contenitori per prodotti alimentari liquidi, come il latte o i succhi di frutta. Anzi, le dirò di più: Cooperlat l’ho conosciuta proprio in veste di fornitore. In secondo luogo, anche prima mi occupavo di strategie di business to consumer, proprio in virtù delle caratteristiche del prodotto e delle aziende clienti. Compiuta questa duplice premessa, le rispondo volentieri: dei 15 anni trascorsi nei precedenti ruoli mi porto dietro – oltre, mi auguro, ad adeguate competenze professionali - la consapevolezza che in qualsiasi ambiente di lavoro – pubblico o privato che sia - le persone devono essere motivate, proiettate al raggiungimento di buoni risultati sia sotto il profilo individuale, che

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COVER STORY

“Le attività propriamente riconducibili alla ricerca in senso stretto dovrebbero essere appannaggio esclusivo delle università; potrebbero invece essere portate avanti dalle aziende tutte quelle attività comprese nel concetto di sviluppo di nuovi prodotti” come gruppo. I concetti e i metodi collaudati in una multinazionale non sono poi dissimili dai canoni gestionali di un’azienda di medie dimensioni”. Com’è il mercato nazionale del latte e dei prodotti derivati? “Anche nel nostro settore qualsiasi analisi non può prescindere da un dato di fatto”. Cioè? “Che il mercato italiano, di per sé maturo, è caratterizzato da talune tendenze che vanno studiate attentamente”. Ad esempio? “I consumi stanno iniziando a registrare una flessione, l’età media della popolazione è in continuo aumento con conseguenti mutazioni della domanda, e anche le esigenze e i gusti alimentari stanno subendo una vistosa metamorfosi. Ragione per cui le aziende italiane del settore sono chiamate ad adattare prontamente le loro strategie ai nuovi contesti economico-sociali”.

Paesi del Maghreb, ad esempio, la popolazione è in maggioranza giovane, e manifesta un’elevata propensione al consumo dei nostri prodotti. Altrettanto importante è la Turchia, anche perché è un mercato che ci permetterà di affacciarci all’Asia. La sfida che abbiamo di fronte sta proprio nella penetrazione dei cosiddetti mercati “emergenti”. Cosa pensa dell’ingresso dei francesi nell’industria alimentare italiana? “Si riferisce all’acquisizione di Parmalat da parte della transalpina Lactalis? Il giudizio più importante lo potrà dare soltanto il consumatore, che è sovrano. Quel che è certo, però, è che i francesi solitamente si muovono secondo logiche diverse dalle nostre, lavorando molto sul posizionamento del prodotto, e quindi giocando fortemente al ribasso dei prezzi … Consideriamo inoltre che in Italia il costo della materia prima è molto elevato rispetto ad altri mercati”.

Anche Cooperlat, dal canto suo, non è stata a guardare, se solo consideriamo le iniziative intraprese all’estero … “E’ vero: i 32 milioni di fatturato realizzati oltre confine sono indubbiamente una felice conferma di quanto ha ricordato lei”.

Quanto contano, nel vostro settore, la ricerca e lo sviluppo? “Anche nel nostro settore le attività di ricerca e sviluppo sono indispensabili. Purtroppo, però, stiamo vivendo una situazione paradossale: mentre le aziende italiane soffrono un gap di quasi un punto percentuale rispetto alla media Ue (nei giorni scorsi il Def diffuso dal Governo ce l’ha confermato), lo Stato taglia i fondi alle università”.

Vi sono mercati stranieri in cui prodotti italiani come il latte e i suoi derivati trovano ampi spazi commerciali? “L’area mediterranea in genere è piuttosto promettente. Nei

Comunque lei crede nella collaborazione tra azienda e centri universitari? “Sì, purché vi sia chiarezza sui ruoli dell’una e degli altri. Mi

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spiego meglio: le attività propriamente riconducibili alla ricerca in senso stretto dovrebbero essere appannaggio esclusivo delle università; potrebbero invece essere portate avanti dalle aziende tutte quelle attività comprese nel concetto di sviluppo di prodotti innovativi. Studi che devono prendere le mosse dalla ricerca pura. Comunque sia, ritengo che la costruzione di un rapporto virtuoso tra questi due mondi sia possibile soltanto iniziando una collaborazione partendo dal basso, a livello di stage”. Cooperlat si è contraddistinta nel tempo per una marcata attenzione al territorio e al sociale. Proseguirà in questa direzione? “Guardi, per un’azienda l’obiettivo numero uno è di garantire la redditività. E’ un preciso dovere che ci viene affidato dai proprietari, e che dobbiamo svolgere con il massimo impegno, anche nei confronti dei collaboratori e dei fornitori. Sulla stessa linea seguita sin qui, ritengo poi che un buon risultato gestionale dovrebbe riverberare effetti positivi sul territorio, e quindi a favore del ‘sociale’, inteso in senso lato”. Prima di approdare in Cooperlat, in veste di manager di una multinazionale ha girato il mondo. Come ci vedono all’estero? “Come un Paese che attualmente non sta giocando il ruolo che la storia, l’importanza economica e politica gli hanno tradizionalmente assegnato”. Punta il dito contro l’attuale fase di incertezza politica? “No, è una valutazione che prescinde da considerazioni di

questo tipo, che pure sono importanti e che non sfuggono agli investitori stranieri”. Direttore, lei è un anche un vero “iron man”, gareggiando abitualmente nel triathlon. Perché ha scelto una disciplina così impegnativa? “Da giovane praticavo la marcia a livello agonistico, con discreti risultati a livello regionale. Poi mi sono gradualmente innamorato del triathlon, disciplina com’è noto composta da tre prove sportive ed in particolar modo della specialità “Ironman”: 3.800 metri di nuoto, 180 chilometri di bicicletta e per finire la classica maratona di 42,195 chilometri. Davvero dura … Ma qui, riprendendo la sua domanda, ho scoperto la passione per questa disciplina perché vi trovo rispecchiate moltissime analogie con le regole che devono governare la vita aziendale”. Vale a dire? “Lavorare per programmi ed obiettivi a medio-lungo termine. Altrimenti i piani strategici non hanno alcuna chance di successo”. Parliamo un attimo della distribuzione dei prodotti alimentari. “In Italia la GDO (Grande Distribuzione Organizzata, ndr) per certi aspetti può considerarsi malata di ‘nanismo’. Il che rappresenta indubbiamente un punto di debolezza”. Perché? “Perché frammentata e dominata da aziende che non rag-

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COVER STORY

giungono grandi dimensioni, e quindi non possono avere un respiro internazionale”.

territoriale. Quel che importa è che si giunga ad aggregazioni capaci di creare economie di scala e l’abbattimento dei costi”.

Negli altri Paesi non è così? “No, perché vi sono grandi gruppi – pensiamo ad esempio a Lidl, Auchan o Carrefour – che hanno una tale capacità finanziaria che permette loro di insediarsi nelle nostre città con i loro marchi. In Italia questa capacità non l’abbiamo”.

Secondo lei, gli imprenditori sono consapevoli di questa necessità? “La storia ci insegna che la consapevolezza arriva assieme al bisogno. E’ quando l’acqua è alla gola che noi italiani cerchiamo un appiglio per salvarci”.

Lei ha accennato alla frammentazione del sistema distributivo in generale. E’ una caratteristica anche del sistema produttivo? “Purtroppo sì. Ma qui andiamo a toccare un altro tasto dolente del settore agroalimentare italiano. Se per decenni lo slogan ‘piccolo è bello’ contraddistingueva in positivo una peculiarità del nostro tessuto produttivo, oggi non è più così. Ne consegue l’urgente necessità di promuovere e realizzare processi aggregativi”.

Per le nostre imprese l’acqua è arrivata al livello della gola? “Una risposta che vale in via generale ovviamente non c’è. Ma ritengo che ora l’acqua sia molto alta, per cui bisogna saper nuotare …”.

Che idea di aggregazioni ha in mente? Una nuova edizione di distretto industriale, contratti di filiera, joint venture …? “Gli schemi giuridici che si andranno ad adottare potranno essere modellati in funzione del singolo contesto merceologico e

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"Da giovane praticavo la marcia a livello agonistico, con discreti risultati a livello regionale. Poi mi sono gradualmente innamorato del triathlon, disciplina nella quale trovo rispecchiate moltissime analogie con le regole che devono governare la vita aziendale"


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CONTROCOPERTINA

Corrado Babini:

“Serietà e competenza quando la vendita è straordinaria” di S. Coricelli 22


Da oltre trent’anni è al servizio dei professionisti dell’arredamento, con oltre cento operazioni in attivo: alla seconda generazione, una realtà che già nel nome racconta tutta l’autorevolezza della propria storia imprenditoriale. Babini Svendite Liquidazioni: un know how fatto di organizzazione, conoscenza, metodo. Le chiavi di volta di un mestiere complesso: così si diventa il numero uno in Italia nel settore

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rofessione: organizzare vendite straordinarie. Esclusivamente nel campo dell’arredamento. Quali sono gli strumenti del suo mestiere? “Reale conoscenza del prodotto e della sua vendibilità. Visione d’insieme per valutare in breve tempo le potenzialità di un punto vendita. E poi le capacità organizzative: sono essenziali per ottimizzare le procedure, i supporti e gli strumenti di vendita. Certamente bisogna avere anche fiducia nei propri mezzi per poter argomentare quando le scelte strategiche non sono condivise: la coerenza nelle scelte e nelle argomentazioni di vendita è un pilastro di questo mestiere”. Babini Svendite Liquidazioni, un nome che è storia d’impresa: inizi negli anni Ottanta, due generazioni, più di cento operazioni effettuate. Qual è stato il suo percorso formativo? “La mia esperienza in questo settore è cominciata da ragazzo: le collaborazioni con mio padre al tempo degli studi si sarebbero in seguito trasformate in lavoro, durato tuttavia pochi anni per il mio desiderio di fare esperienze formative, ed an-

che personali, alternative. E’ così che ho iniziato a frequentare una serie di corsi per lo sviluppo dell’imprenditorialità; nel frattempo, ho avuto l’opportunità di collaborare anche con aziende produttrici di mobili, acquisendo un importante bagaglio tecnico spendibile in seguito. Ho avuto poi durature esperienze nel campo della vendita: è stato un passaggio quasi naturale tornare forte delle conoscenze acquisite alla professione paterna, in quegli anni in buona crescita”. Lei ha raccolto il testimone di suo padre, Alfiero: di che cosa è fatto il know how che ha acquisito? “Essenzialmente di organizzazione. E di conoscenza delle dinamiche delle masse; mio padre, in questo caso, avrebbe detto della ‘gente’. Il nostro know how è anche forte di una casistica eccezionale, compilata in una moltitudine di operazioni di successo”. Liquidazioni, svendite, promozioni: chi si rivolge a voi? “Chiunque abbia l’esigenza di liquidare in breve tempo una più o meno ingente

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CONTROCOPERTINA

quantità di merce al dettaglio: naturalmente parliamo di arredamenti e mobili, perché è questo il settore in cui siamo specialisti ed anche noti, grazie all’esperienza accumulata in oltre trent’anni di lavoro. Se vogliamo fare un riferimento alle motivazioni di chi si rivolge a noi, queste sono le più disparate e, di conseguenza, variano di volta in volta”. Come si diventa il numero uno in Italia nel settore? “Ho l’orgoglio di appartenere a una famiglia di imprenditori che ha fatto della propria serietà un elemento distintivo: un valore imprescindibile nello specifico del nostro lavoro, poiché le situazioni e le tematiche da fronteggiare non permettono certo una trattazione ‘leggera’. Si tratta di operazioni spesso affronta-

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te per reali e serie necessità, e solo in quest’ottica vanno portate avanti”. La liquidazione rappresenta un momento cruciale nella vita di un’azienda: in quali errori si può incappare? “Quello di non seguire fino in fondo le proprie scelte: di fare le cose a metà, per paura di ingenerare nel cliente finale dubbi o perplessità che possano chiamare in causa la competenza di chi opera. Una liquidazione o una svendita, lo dicevo prima, è spesso figlia di una necessità, e proprio per questo l’azienda deve dimostrarsi capace di una svolta: il rischio, altrimenti, è che si trasformi da operazione vincente in un’arma a doppio taglio”. E’ cambiato il profilo della vostra clien-

tela in seguito ai contraccolpi della crisi economica? “La crisi ha palesato situazioni di sofferenza, portando a galla pregressi già non facili e facendo in certe circostanze precipitare le cose. La stretta creditizia degli ultimi tempi ha generato un’impennata delle richieste”. C’è un metodo che contraddistingue il vostro modo di lavorare? “Può sembrare scontato, ma è proprio il saper fare, la possibilità di applicare le conoscenze acquisite al caso concreto: un metodo affinato sul campo, facendo tesoro delle tante e diverse operazioni affrontate, che diventano patrimonio di esperienza e osservatorio privilegiato per calarsi con cognizione di causa nello specifico di ogni singolo intervento da approntare”.


Quali sono le domande più frequenti di chi si rivolge a voi? “La più frequente riguarda il costo dell’operazione. Poi, le possibilità di riuscita della vendita in termini di volume: ragionevolmente, sottolineo, perché si tratta di elementi indicativi riguardo alla fattibilità della vendita stessa”. Ricorda un’operazione particolarmente delicata, complessa? “Lo sono tutte. E tutte meritano la stessa cura, per le legittime aspettative di chi si rivolge a noi”. C’è una chiave di successo per questo tipo di mestiere? “La serietà, che è poi la chiave per ottenere successo in qualsiasi campo. E la specializzazione, che è il grimaldello per

aprirsi a nuovi mercati, a sempre nuovi orizzonti. Dico anche la determinazione: quella che ha la forza dell’esperienza per collaborare in condizioni di parità con il cliente, correggendone, quando è necessario, la visuale rispetto a certe convinzioni”. Sguardo al futuro: quali linee direttrici si è dato? “Le tendenze e i fenomeni in atto rendono manifesto un cambiamento profondo nella struttura distributiva al dettaglio del mercato interno italiano. Il mio impegno sarà nel dar seguito al buon lavoro svolto e al servizio reso finora dalla nostra agenzia riguardo alla trasformazione delle realtà commerciali nel settore dell’arredamento, sempre più teso alla modernizzazione della distribuzione”.

BABINI CORRADO Sede legale/operativa Via Enrico Jacomini, 27 60021 Camerano (AN) tel e fax 071 95787 338 1468203 333 4369452 www.babinisvenditeliquidazioni.it info@babinisvenditeliquidazioni.it corrado.babini@gmail.com

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IL PERSONAGGIO

Giancarlo Cappanera “La ricerca di sé nelle viscere della terra”

Quarantadue anni fa venivano scoperte le Grotte di Frasassi, il complesso carsico più importante d’Europa. Come avvenne questo storico ritrovamento? Ce lo racconta lo speleologo che guidò la spedizione di A. Dachan (ph) Piero Principi

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e Grotte di Frasassi sono considerate il fiore all’occhiello delle Marche: se oggi tutti possiamo ammirarle ed esplorarle è grazie a lei e al suo team. Vuole raccontarci come avvenne la scoperta? “Dobbiamo risalire al 1971, anno in cui ero istruttore del primo ‘Corso di introduzione alla speleologia’, organizzato dal Gruppo Speleologico Marchigiano C.A.I di Ancona per addestrare nuove leve. Tra i giovani partecipanti c’era Rolando Silvestri, che per un certo periodo non si fece più vivo. Un giorno di fine settembre, tornando a casa da Rimini, dove lavoravo, lo incontrai e mi raccontò che si era arrampicato con il suo amico Umberto Di Santo fino all’altezza del ‘Foro degli Occhialoni’, ma nel versante opposto, e che aveva trovato due buchi, uno dei quali sembrava proseguire. Inizialmente rimasi un po’ scettico: conoscevo bene la zona e non mi sembrava che ci fosse qualcosa di interessante, ma l’insistenza di Rolando mi fece accantonare le mie presunzioni di ‘vecio speleologo’ e, sen-

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za una motivazione sostenibile, feci l’atto di fede umana più ispirato della mia vita: organizzai per il sabato successivo un’estemporanea spedizione di ricerca nell’ambito del corso di Speleologia. Quel giorno erano con me, oltre a Rolando Silvestri, Giorgio Lacopo, Francesco Raccuglia e Gianni Cieri. Era sabato 25 settembre 1971 quando la spedizione da me guidata, dopo avere verificato anche altre piccole aperture, si concentrò sul buco principale trovato da Rolando Silvestri e che si era presumibilmente aperto per lo scivolamento del terreno di riporto, essiccato dalla calda estate. Il foro sembrava una tana, con un’entrata dal diametro grande circa come un volante di una macchina: dopo averlo liberato a mani nude dalla terra e dai sassi che ne ostruivano l’angusto ingresso, constatammo che sembrava davvero inoltrarsi direttamente all’interno della montagna. Con molta difficoltà strisciammo dentro un ambiente che si allargò fino a diventare grande poco più di una stanza. L’entusiasmo mio e dei compagni crebbe

immediatamente e ci mettemmo subito all’opera per vedere se esisteva una prosecuzione, che però non fu trovata. Nella stanza non si apriva nessun cunicolo percorribile”. Che cosa accadde a quel punto? “Eravamo un po’ delusi; era l’ora di pranzo e decidemmo di fermarci a mangiare lì dentro. Appoggiandoci alle pareti della stanza, ci rendemmo conto che queste erano fredde; notammo che il fumo delle sigarette si disperdeva in modo rapido, nonostante l’entrata dall’esterno fosse molto piccola. Questo poteva dire solo una cosa: se l’aria circolava, significava che la grotta aveva una prosecuzione molto grande. Impazziti dalla gioia, concentrammo tutte le nostre luci in quel punto e verificammo che la parete era completamente composta da materiale di riporto fortemente compattato. Iniziammo a scavare con i pochi attrezzi a disposizione. Stava per arrivare la sera e il lavoro non procedeva così celermente come avremmo voluto. Dovevo decidere


Le Grotte di Frasassi (ph. Piero Principi) se continuare o tornarcene tutti a casa. Sempre più emozionato, con i brividi che non mi abbandonavano, sentivo addosso la responsabilità di una ‘cosa’ ancora sconosciuta, ma che il mio intuito da speleologo immaginava già grandissima. Ebbi allora l’idea di mandare due di noi a chiamare Giuseppe Gambelli e altri compagni che stavano continuando gli scavi alla non vicina ‘Grotta della Speranza’. Dopo molto tempo, a sera già inoltrata, arrivarono gli amici che avevo mandato a chiamare. Neanche a farlo apposta, la corrente d’aria che ci aveva guidati non si sentiva più, a causa probabilmente della variata pressione atmosferica esterna. Tutti i componenti della squadra di rinforzo dovettero crederci sulla parola e iniziarono anche loro i turni di scavo. Come si può immaginare, nessuno dormì quella notte: l’eccitazione era alle stelle. Dopo un giorno e una notte di frenetico lavoro, nel corso della domenica sfondammo il diaframma di circa due metri del fronte di frana che ostruiva il passaggio del ‘Vento’. Nessuno riuscì ad

infilarsi dentro lo strettissimo buco che eravamo riusciti ad aprire. All’interno non si vedeva quasi nulla, solo una piccola porzione di parete, anche perché il vento era tornato a circolare in maniera così violenta che spegneva tutte le lampade ad acetilene e impediva quasi di tenere gli occhi aperti. Una sensazione meravigliosa, che dopo tanto tempo ho ancora presente e ‘viva’ sul mio volto. Era fatta, eravamo certi di avere intrapreso la via per entrare all’interno della montagna. Urla, preghiere, salti incontrollati: una gioia incontenibile ci pervase. Passo dopo passo, scavo dopo scavo, abbiamo scoperto tutte le meraviglie che questa grotta nascondeva. Il 2 ottobre scoprimmo la ‘Sala del Trono’ e l’‘Abisso Ancona’. Alle stalagmiti giganti arrivammo due settimane dopo: insieme a me c’erano Maurizio Bolognini, Fabio Sturba e Giuseppe Gambelli”. Dalle sue parole trapela ancora molta emozione. “È vero, sono passati tanti anni, ma mi

vengono ancora i brividi. Ho raccontato questa storia ormai centinaia di volte, ma è stata un’esperienza talmente sconvolgente che l’emozione è tutt’ora viva: questa scoperta mi ha lasciato un segno che rimarrà per tutta la vita. Finite le esplorazioni ai Poli, l’unica cosa che c’era ancora da fare era andare sotto terra, come abbiamo fatto noi: abbiamo così scoperto le grotte più importanti d’Europa, per grandezza e bellezza; uno dei complessi carsici più suggestivi al mondo”. Com’è avvenuto il suo primo incontro con la speleologia? “Sin da quando ero piccolo mi divertivo ad avventurarmi nei passaggi di Monte Cardeto, andando in cerca di reperti. Tramite alcuni amici venni a conoscenza del fatto che vicino all’ospedale, in centro, la domenica si riunivano alcuni speleologi; andai ad uno di questi incontri con Fabio Sturba: lì incontrammo Pietro Pazzaglia e altri cinque ragazzi. Ci presentammo, e iniziammo le spedizioni la settimana seguente. Ho portato avanti questa passio27


IL PERSONAGGIO

ne per tutta la vita, continuando a lavorare come funzionario presso la Ericcson”. Come hanno reagito il territorio e il mondo della speleologia a questa vostra scoperta? “Per la speleologia è stato un evento importante, la realizzazione di un sogno. Purtroppo, come accade spesso in situazioni così particolari, sono circolate notizie false, sono subentrate invidie e molte persone si sono attribuite meriti che non avevano. Il giorno della scoperta dell’‘Abisso Ancona’ facemmo un patto: non avremmo dovuto dire nulla a nessuno, né contattare la stampa, finché non fossimo arrivati al termine della nostra esplorazione; invece qualcuno informò la stampa e sul Corriere Adriatico già il 6 ottobre uscì la notizia. Io mi sono sempre battuto perché la verità venisse fuori e si riconoscesse a Rolando Silvestri il merito della scoperta: se non fosse stato per la sua intuizione, le cose forse sarebbero andate diversamente. Per tramandare e raccontare tutto nei 28

minimi dettagli ho creato un sito internet www.frasassigsm.it; è diventato il punto di riferimento storico per ricordare le imprese del Gruppo Speleologico Marchigiano di Ancona. Vede, noi speleologi sotto terra cerchiamo noi stessi, non la gloria. Mi fa sorridere che ci siano voluti quarantadue anni affinché, per merito dell’attuale Presidente del Consorzio Frasassi Generale Cecchi, ci venisse fatto omaggio di un tesserino d’ingresso gratuito”. Quella mattina di settembre, oltre a cambiarle la vita, ha scritto un nuovo destino per l’intero territorio. Si è mai chiesto come sarebbe oggi la zona di Frasassi se non fosse avvenuta la scoperta? “Forse sarebbe rimasta com’era tanti anni fa: una zona un po’ povera, dimenticata. Oggi è la località più visitata nelle Marche dopo Loreto; è conosciuta in Italia e nel mondo e fa da volano per il turismo regionale. Questo non può che essere motivo di gioia per noi”.

16 ottobre 1971, la prima grande esplorazione “La maestosità delle stalagmiti giganti ci lasciò sbalorditi: la cavità proseguiva con una meravigliosa sala lunga oltre duecento metri, poi, arrivati alla ‘Sala delle candeline’, il nostro stordimento emozionale salì alle stelle. Abbagliati dalle splendide, candide visioni che da ogni lato e in ogni direzione si presentavano di fronte a noi, vagammo ammutoliti camminando su immacolati pavimenti di cristallo che il nostro cuore non voleva calpestare ma che le nostre gambe violavano senza sosta all’inseguimento affannoso delle scoperte dei nostri occhi”


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I V E R B

RIO DAL TERRITO

Alta velocità: da Ancona a Milano con il Frecciarossa

Nuovo collegamento ferroviario Ancona-Pesaro-Rimini-Bologna-Milano con il treno superveloce Frecciarossa. Finalmente l’alta velocità arriva nelle Marche e in Romagna portando notevoli vantaggi sia nei tempi di percorrenza che per le ricadute economiche e turistiche dell’area adriatica. “Una possibilità di crescita – ha commentato l’assessore regionale ai Trasporti, Luigi Viventi (nella foto) – che ci fa ben sperare per il futuro. Peraltro la possibilità di raggiungere il centro di Milano in tre ore in treno è più concorrenziale e vantaggiosa rispetto al collegamento aereo tra Ancona e il capoluogo lombardo”.

“Micam è una manifestazione internazionale alla quale partecipano imprenditori di tutto il mondo. Ma l’anima di questo evento è sicuramente il Made in Italy”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, partecipando a Shanghai alla conferenza stampa di presentazione della prima edizione di “TheMicam” che si è svolta in Cina. Dal 9 all’11 aprile 251 aziende, di cui ben 86 marchigiane, hanno presentato il meglio del settore. “Un progetto che nasce da una grande intuizione e che guarda strategicamente al futuro – ha detto Spacca (nella foto con il presidente di Assocalzaturifici Italiani, Cleto Sagripanti) –. La Cina è infatti un’economia in forte crescita e sostiene in grande misura la domanda internazionale. Un riconoscimento speciale, dunque, va a tutti gli imprenditori italiani, marchigiani in particolare, che hanno voluto cogliere questa nuova sfida, portando la più importante fiera internazionale della calzatura a Shanghai, in un mercato che gioca un ruolo di grande rilievo sull’export del settore”.

Nidi domiciliari: una realtà già entro la fine dell’anno

Si affaccia nel panorama dei servizi per il sostegno alla famiglia un’interessante opportunità lavorativa, in particolare per la componente femminile: i nidi domiciliari, che potranno diventare una realtà concreta nelle Marche già entro la fine dell’anno. La Regione assegnerà infatti alle Province le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione dei corsi di aggiornamento propedeutici all’esercizio delle funzioni di operatore di struttura; saranno assegnati complessivamente 70.400 euro suddivisi equamente per Provincia.

Approvate dalla Giunta regionale le misure anticrisi in ambito sanitario per lavoratori in difficoltà. In particolare, le misure prevedono l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria per le prestazioni specialistiche ambulatoriali e di diagnostica strumentale e l’erogazione gratuita dei farmaci di fascia C. Le misure sono rivolte ai lavoratori e familiari fiscalmente a carico che, al momento della fruizione delle prestazioni, risultino in cassa integrazione e che nelle 13 settimane precedenti all’erogazione delle prestazioni abbiano avuto una sospensione del lavoro pari almeno al 40 per cento delle ore lavorabili; a coloro in possesso di un contratto di solidarietà e che nei sei mesi precedenti all’erogazione delle prestazioni abbiano avuto una riduzione dell’orario di lavoro pari ad almeno il 40 per cento delle ore lavorabili; ai lavoratori in mobilità e ai disoccupati che abbiano terminato il periodo di permanenza nelle liste di mobilità. 30

Il Micam è approdato a Shanghai

Lavoratori in difficoltà: misure anticrisi in ambito sanitario


Chiamato a testimoniare il percorso promosso a livello locale per contribuire alla riduzione della emissione di Co2, il Comune di Pesaro – aderendo all’invito di Svim, coordinatore per la Regione Marche del progetto europeo City_Sec, - ha presentato a Bruxelles il proprio Piano d’azioni di energia sostenibile (Paes). Nell’ambito del convegno dedicato ai Comuni energetici e sostenibili che hanno aderito al Patto dei sindaci, sono passati sotto la lente di ingrandimento europea i risultati raggiunti e soprattutto le ulteriori azioni energetiche necessarie per raggiungere l’obiettivo del "20-20-20" entro il 2020. “Un’opportunità per comprendere come anche città della nostra dimensione – ha commentato l’assessore all’Ambiente, Energia e Salute Giancarlo Parasecoli, relatore nell’ambito della giornata europea (nella foto con Jan Panek) - possano contribuire in modo significativo a ridisegnare la fisionomia energetica dell’Europa".

Nuova metro di Milano, Imesa vince la gara Alstom

Pesaro in Europa, testimone d’eccellenza sui temi energetici

Imesa, azienda del Gruppo Schiavoni attiva nel campo delle costruzioni elettromeccaniche, si è aggiudicata la gara indetta da Alstom Ferroviaria spa per la fornitura di quadri elettrici della tratta Garibaldi - San Siro della nuova linea 5 della metropolitana di Milano, infrastruttura in costruzione in vista dell’Expo 2015. La commessa, del valore di 1 milione e 180mila euro, comprende la fornitura di 25 quadri elettrici, uno studio applicativo dei sistemi di protezione e un corso di addestramento per alimentare la corrente diretto ai tecnici Alstom che cureranno la manutenzione. La consegna dei quadri avverrà entro settembre di quest’anno. La tratta Garibaldi-San Siro, che copre un’estensione 6,7 km, entrerà in esercizio nel 2015.

Ulteriori tre milioni di euro sono stati destinati al Fondo di garanzia gestito dalla Società regionale di garanzia Marche - alimentato da Regione, Provincie, Camere di commercio e alcuni Comuni, nato in risposta alla crisi finanziaria del 2008 -, arrivando complessivamente a una massa di oltre 31,2 milioni. “In poco più di quattro anni di operatività sono state effettuate oltre 17mila operazioni per oltre 730 milioni di euro di finanziamenti garantiti alle imprese, specie di piccole dimensioni. Lo stanziamento approvato per il 2013 permette, tra l’altro, di ripartire subito e recuperare il pregresso sulla provincia di Ancona, ferma ad inizio anno per il forte tiraggio registrato su questo territorio”. Sara Giannini, assessore regionale alle Attività produttive, commenta così lo stanziamento approvato su sua proposta dalla Giunta regionale. Il Fondo garantisce un nuovo finanziamento richiesto dalle imprese e garantito dai Confidi per allungare la scadenza di debiti da breve a medio termine.

Volontariato: al via il progetto Net-Age

Accesso al credito: tre milioni al Fondo di garanzia

Muove i primi passi il progetto Net-Age, il cui obiettivo è elaborare nuove strategie di collaborazione tra enti pubblici e il volontariato nel campo dell’assistenza agli anziani. Il progetto, classificatosi ai primi posti nella priorità 1.3 Social, Labour and health network, ha un budget totale di 1.880.437,49 euro, di cui 313.102 per la Regione Marche e 154.895 euro al Centro servizi volontariato (Csv) e, per quanto riguarda l’Italia, è finanziato al cento per cento dall’Ue e dallo Stato. Le Marche sono la settima regione italiana per indice di invecchiamento: in questo scenario si inserisce il progetto Net-Age, finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliero Ipa Adriatico e guidato dalle Regione Marche - servizio Politiche sociali. [B.B.]

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S W E NDAL MONDO EAU Abu Dhabi, nasce il più grande impianto solare al mondo

Shams 1 (in italiano Sole): è il nome dell’impianto solare termodinamico inaugurato ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, che potrà fornire 100 MW di elettricità e sarà in grado di soddisfare il bisogno di 20 mila abitazioni. Alla realizzazione del progetto, costato 500mila dollari, hanno lavorato la società emiratina Masdar, la spagnola Solar e la francese Total.

Nella notte tra il 19 e il 20 marzo del 2003 le forze anglo-americane invasero l’Iraq, allora sotto il regime di Saddam Hussein. L’attacco ha causato un numero di vittime vicino al milione e oggi sono molti gli americani che definiscono l’intervento “un fallimento”, “un disastro”. Nel Paese mediorientale, che “doveva rinascere sotto il segno della democrazia”, la giornata dell’anniversario dell’intervento della Coalizione ha registrato la morte di oltre cinquanta persone, uccise in diversi attentati.

CINA Ocse: il gigante asiatico prima economia mondiale nel 2016

“In una prospettiva di lungo periodo, la Cina ha sopravanzato l’eurozona ed è in corsa per diventare l’economia più grande del mondo intorno al 2016”. Lo scrive l’Ocse, nel suo rapporto sullo stato dell’economia cinese, evidenziando che il Paese “ha resistito alla crisi virtualmente meglio di qualsiasi Paese Ocse, ed è ben piazzata per godere di un quarto decennio di avanzamento”.

“Se YouTube fosse un paese, sarebbe il terzo più popoloso al mondo, dopo la Cina e l’India”: così il sito di videosharing ha annunciato di aver registrato quota 1 miliardo di visitatori mensili, raggiungendo il record segnato da facebook a ottobre. Secondo il sito IACP, ogni minuto vengono caricate sul sito 48 ore di video; ogni mese gli utenti guardano 4 miliardi di ore di immagini; oltre 500 tweet al minuto contengono un link che porta a YouTube mentre gli utenti Facebook guardano ogni giorno registrazioni corrispondenti in termini di tempo a 150 anni.

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Iraq Dieci anni fa la seconda Guerra del Golfo

USA YouTube tocca il miliardo di utenti


Scozia Il 18 settembre 2014 si terrà il referendum sull’indipendenza

Il premier scozzese, Alex Salmond, leader del movimento nazionalista, denominato SNP, è uno tra i più ferventi sostenitori dell’indipendenza del suo paese dal dominio della Gran Bretagna. Secondo i sondaggi il 30 per cento degli elettori vorrebbe l’indipendenza, il 50 per cento preferirebbe restare sotto il dominio della Gran Bretagna, ed il 20 per cento non avrebbe ancora una precisa idea in merito. È possibile che il diritto di voto venga esteso anche ai sedicenni.

Svizzera Aumenta il numero dei rifugiati che fuggono dalle guerre

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Unhcr, Alto Commissariato Onu per i rifugiati che ha sede in Svizzera, l’Europa è stato il principale destinatario delle richieste di asilo nel 2012, con 355.500 domande tra 28 nazioni. Complessivamente, un totale di 479.300 richieste di asilo sono state registrate nei 44 Paesi, il più alto numero dal 2003. Nel 1992, in seguito alla disgregazione della Yugoslavia, erano state 800mila.

Il 28 per cento dei giovani sudafricani è sieropositivo. L’agghiacciante dato è contenuto in uno studio del Ministero della Salute. Secondo le ultime rilevazioni, su una popolazione complessiva di 50 milioni di persone, sono sei milioni i portatori di virus, in un Paese che - ed è un record mondiale - ha 1,7 milioni di soggetti sotto trattamento retrovirale.

Cipro L’Eurogruppo dà il via al piano di aiuti

Sudafrica È sieropositivo il 28 per cento dei giovani

Bruxelles ha approvato, nella notte tra il 24 e il 25 marzo, un piano che prevede aiuti di 10 miliardi di euro per Cipro, in cambio di una profonda ristrutturazione del settore bancario dell’isola. L’intesa prevede la completa liquidazione della banca Laiki, la seconda del Paese, “con il pieno contributo di titolari di azioni, obbligazioni e depositi non garantiti”, si legge nella dichiarazione dell’Eurogruppo.

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S W E N G N U YO "S-travolgiamo i luoghi della cultura": al via il progetto dell’Università di Camerino

Il progetto dell’Università di Camerino “S-travolgiamo i luoghi della cultura: i giovani c’entrano!” al via. Promosso dal Polo museale d’Ateneo, esso è inserito nel più ampio accordo regionale “I giovani c’entrano” e risponde all’azione di sostegno all’occupazione giovanile e all’animazione dei contenitori culturali promosse dalla Regione Marche. Attraverso una selezione pubblica, infatti, sono state conferite cinque borse lavoro di durata annuale del valore di 11 mila euro lordi di cui sono risultati assegnatari i ragazzi Giovanni Falaschi, Enrica Fantini, Simone Gatto, Matteo Palazzi e Lucrezia Maria Pascucci. Grazie al progetto verrà realizzata una rassegna di eventi volti alla valorizzazione di alcuni luoghi scelti a rappresentare la storia e la cultura del territorio compreso tra i comuni di Gagliole, Camerino e Serravalle di Chienti. Quattordici partner lavoreranno insieme per la valorizzazione di un territorio unito da storia, arte e paesaggio. I luoghi coinvolti non sono pensati come contenitori isolati, ma come un sistema attraverso il quale si muoveranno la letteratura, la natura, la musica, la danza, l’immagine e gli strumenti offerti dal teatro.

Premiate le scuole delle Marche vincitrici del concorso “Play Energy”, la competizione sui temi dell’energia e dell’ambiente che Enel dedica da nove anni al mondo della scuola in Italia e all’estero. Nella nostra regione hanno partecipato 177 scuole per un totale di circa 10mila studenti. I primi premi, ovvero videoproiettori, sono andati alle seguenti scuole vincitrici: per la categoria Fantastica si è aggiudicato il primo posto in classifica la scuola primaria Giovanni Mestica di Jesi (An) con il progetto “Plastico del Palazzo della Signoria di Jesi”; per la categoria Creativa ha vinto la scuola secondaria di primo grado Andrea Menchetti di Ostra (An) con il progetto “Clashenergy”; per la categoria Illuminata la scuola secondaria di II grado I.I.S. Pieralisi di Jesi (An) con il progetto “Modello casa domotica”. La menzione speciale è stata assegnata alla scuola secondaria di I grado Barocci di Mombaroccio (PU) con il progetto “Il Forno Solare”.

Laureata Unicam tirocinante alla presidenza del Consiglio dei ministri 34

Enel Play Energy 2012, premiati gli studenti vincitori

La dottoressa Silvia Rivelli (nella foto), laureata in Giurisprudenza all’Università di Camerino, dopo aver superato la selezione indetta dalla presidenza del Consiglio dei ministri in relazione al “Programma di tirocini formativi”, fino al 30 giugno svolgerà l’attività di tirocinio a Roma. I tirocinanti sono stati selezionati tra i neolaureati con una votazione di 110/110 dei corsi di laurea specialistica o magistrale in Giurisprudenza, Economia, Ingegneria civile ed industriale, Scienze politiche, sociologia e comunicazione, Lettere, Filosofia, Lingue e letterature straniere, Ingegneria informatica e statistica.


I docenti sono registi che lavorano già da anni nel settore formazione del Teatro Stabile delle Marche: dopo quelli di Luciano Colavero e di Leo Muscato, fino al 27 aprile in programma è il seminario che Michele Modesto Casarin tiene con un laboratorio su “Sogno di una notte d’estate”; chiude il ciclo Nicoletta Robello, dal 6 all’11 maggio, con un laboratorio su “La tempesta”. Ciclo tutto dedicato a Shakespeare, la cui scrittura fornisce materiale formidabile allo studio degli attori: i partecipanti a uno o più seminari accederanno automaticamente alle audizioni per un laboratorio finale a partecipazione gratuita previsto il prossimo mese di giugno e che, condotto da Colavero sul testo “Misura per misura”, avrà la durata di quattro settimane e si concluderà con un esito performativo aperto al pubblico allo Sperimentale di Ancona. I laboratori del ciclo “Le risate degli angeli” si tengono alla Sala Melpomene del Teatro delle Muse. Requisiti per partecipare ai seminari: aver compiuto 17 anni, essere residenti o domiciliati nelle Marche. Per info: 071 5021611.

FameLab, finale nazionale. Intanto “Fosforo” prepara la festa della scienza

Proclamati i vincitori finali di “Storie da biblioteca”, il concorso di scrittura e fotografia che ha visto coinvolti 95 partecipanti in 13 biblioteche marchigiane. Per la sezione scrittura, primo classificato Stanislao Pasqualini (biblioteca “G. Gabrielli” di Ascoli Piceno), secondo classificato Mauro Barbetti (biblioteca “Carlo Cenerelli Campana” di Potenza Picena); per la sezione fotografia: Fiorella Farinelli (biblioteca “R. Sassi” di Fabriano), seconda classificata Eleonora Ballarini (biblioteca “La Fornace” di Moie). I primi classificati, che vincono un eReader offerto da Aib Marche e un weekend da trascorrere in uno degli Alberghi del Libro d’Oro, sono stati scelti da una giuria nazionale fra una prima selezione dei ben 230 elaborati (73 racconti e 157 foto) complessivi, i migliori dei quali risultano già pubblicati in undici ebook a cura dell’Associazione Golden Book Hotels.

“Le risate degli angeli”: ad Ancona seminari dedicati a Shakespeare

Si terrà il 3 maggio a Perugia la finale nazionale di FameLab (talent show internazionale presente in 24 Paesi nel mondo, alla ricerca di nuovi talenti per la comunicazione scientifica) e darà modo al vincitore di partecipare alla finale internazionale di Inghilterra, in giugno, presso il Cheltenham Science Festival. Sede delle audizioni e delle finali regionali nelle Marche è stata l’Università Politecnica delle Marche (nella foto conferenza stampa di presentazione); l’arrivo di FameLab ad Ancona grazie alla collaborazione tra la Politecnica e Fosforo, il festival della scienza che Macro organizza a Senigallia, e il sostegno del Consiglio regionale delle Marche. Fosforo si terrà quest’anno dal 9 al 12 maggio: un festival, ma anche una festa, un momento d’incontro, una serie di laboratori per le scuole e innovazioni tecnologiche spiegate a tanti curiosi e appassionati. Il luogo dove si cerca di ribaltare, tra divertimento e conoscenza, i luoghi comuni sulla scienza. [B.B.]

“Storie da biblioteca”, i classificati del concorso di scrittura e fotografia 35


LE GRANDI FAMIGLIE MARCHIGIANE Foto storiche: Antonio Trionfi Honorati al fianco del primo furgoncino per la distribuzione del latte; nella pagina a lato, operai lavorano all'imbottigliamento del latte

Antonio Trionfi Honorati L’amore per la terra si tramanda di generazione in generazione di A. Dachan 36


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a storia della famiglia Trionfi Honorati ha inizio tra le dolci colline di Jesi; è una storia scritta nella terra e nella memoria di questa città, in cui le vicende personali dei protagonisti hanno avuto un’influenza positiva su tutto il territorio. ML vuole offrire un ritratto che comprende tre generazioni, a partire dal vissuto del marchese Antonio Trionfi Honorati, passando per i figli Giovanna e Giuseppe, sino ad arrivare ai nipoti, Giulia e Antonio.

Il marchese Antonio Trionfi Honorati nacque a Perugia il 12 marzo 1896; era figlio del marchese Giuseppe Trionfi Honorati e della contessa Anna Baldeschi. Visse gli anni dell’adolescenza a Jesi, nella Villa Piandelmedico. Frequentò due anni (1914-1916) la Facoltà di Agraria a Bologna. Il corso fu poi interrotto per l’entrata in guerra dell’Italia. Nel 1916, tra gennaio e febbraio, fece il corso accelerato di allievo ufficiale di Cavalleria a Modena, nella Regia Scuola Militare. Terminato il

corso con il grado di tenente nel secondo Squadrone dei Lancieri di Mantova, fu inviato al fronte. Prestò il servizio militare durante tutta la guerra 1916-1918. Fu decorato con medaglia di bronzo e croce di guerra al valor militare. Dopo la guerra, non poté continuare gli studi universitari poiché si dovette occupare degli interessi della propria famiglia. Nel 1922 sposò la nobildonna Bianca Martini Donati, che morì di parto nel 1923. Fu una tragedia che lo colpì profondamente; nel 1926 sposò la sorella della prima moglie, da cui ebbe due figli, Giovanna e Giuseppe. La nascita dei due figli lo aiutò a superare la crisi determinata in lui dalla tragedia del primo matrimonio. Fu richiamato nel 1939 per prestare servizio militare con il grado di capitano nel reggimento Alessandria, prima a Palmanova e poi a Idria. Appassionato agricoltore, sviluppò la sua attività in tre settori fondamentali in cui lasciò un’impronta a livello regionale. In primo luogo l’irrigazione dei terreni: nel

1933 rese irrigui oltre cento ettari della sua azienda mediante la perforazione di pozzi e lì realizzò uno dei primi impianti di irrigazione a pioggia in collina e fu uno dei relatori al primo congresso sull’irrigazione a Bari (settembre 1952). In secondo luogo diede un contributo determinante all’avvio e alla diffusione della coltivazione della bietola da zucchero nelle Marche. Questo indirizzo colturale fu attuato dal 1939 con la realizzazione del primo zuccherificio a Jesi. L’iniziativa fu frutto della stretta collaborazione tra lui per la parte agricola e il commendator Maccaferri (Sadam) per la parte industriale. Grazie alla loro opera furono così superati ostacoli derivanti da prevenzioni e scetticismi degli ambienti locali, che non credevano nell’avvenire di questa coltura nella nostra zona. Infine, la produzione del latte: nel 1939 realizzò in un podere un allevamento per bovini da latte con annesso impianto di refrigerazione e imbottigliamento, organizzazione, distribuzione e vendita a Jesi. Questo complesso, veramente unico per 37


LE GRANDI FAMIGLIE MARCHIGIANE

Sopra e nella pagina a lato: tenuta Trionfi, operai al lavoro

l’epoca, non solo nelle Marche, costituì la fonte principale di approvvigionamento del latte per la città di Jesi durante la guerra e nel periodo immediatamente successivo. Tale idea della produzione e vendita del latte alimentare fu il seme per la realizzazione negli anni ‘60 della Centrale del latte Cooperlat. Da ricordare, infine, che Antonio Trionfi Honorati riuscì a conciliare l’impegno per così importanti iniziative con l’assunzione di altri impegni e incarichi civili: fu presidente degli Istituti riuniti di beneficien-

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za durante la guerra, nonché in seguito reggente dell’Associazione dei bieticoltori di Jesi, la prima e più importante associazione dei bieticoltori marchigiani; questa carica fu ricoperta fino al 1969, anno della sua scomparsa. Nel 1956 Sua Santità Pio XII lo insignì del titolo di Commendatore di San Gregorio Magno, per benemerenze acquisite nello svolgimento di incarichi tecnico-amministrativi e riorganizzativi affidatigli dalla Curia vescovile di Jesi.

Il ricordo del figlio Giuseppe Qual è l’immagine che conserva di suo padre? “Mio padre fu un esempio di rettitudine, dedizione, serietà, altruismo e impegno nel sociale. Per lui era fondamentale il benessere di chi gli stava intorno: la famiglia, certo, ma anche le tante persone che lavoravano con lui. La passione per l’agricoltura e le produzioni ad essa collegate è quanto di più importante ci ha tramandato”.


Nonostante le difficoltà dell’epoca in cui visse, fu un uomo di grandi intuizioni. Che cosa resta oggi del suo impegno? “Mio padre è stato sempre lungimirante e in molte occasioni anche pionieristico. Pensi che nel 1946 il quotidiano l’Unità citava mio padre come esempio di conduzione agricola e impegno per il benessere. Lui aveva una grande cura per i dettagli e seguiva personalmente tutto ciò che interessava la famiglia e l’azienda. Ebbe l’intuizione di mettere in piedi una filiera corta e si impegnò per rea-

lizzare una produzione diversificata, che contava ben trenta articoli”. La vostra famiglia ha mantenuto il legame con il settore agricolo anche dopo l’uscita da Cooperlat: quali sono oggi le realtà che vi vedono impegnati? “Insieme ai miei figli abbiamo continuato a vivere la passione per l’agricoltura, aprendoci a ulteriori, nuovi sviluppi: Giulia è impegnata nella produzione casearia, mentre Antonio si occupa della parte produttiva legata all’allevamento; inoltre

si dedica alla coltivazione della canapa, studiandone i possibili sviluppi. Parallelamente alla realtà aziendale si sono sviluppate due filiere: una per la produzione di energia tramite i pannelli fotovoltaici e l’altra per la produzione di biogas. I miei figli gestiscono anche il ristorante ‘Il casino del marchese’, dove si cucinano e si propongono i prodotti del posto. La continuità per noi è vitale e l’amore per la campagna jesina è nel nostro sangue”.

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ALTO ARTIGIANATO

Michele Papi, restauratore di Urbino “Il patrimonio artistico e culturale dell’Italia è una ricchezza per il futuro dei nostri figli” di A. Dachan

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L’atelier di restauro “Il Compasso” di Michele Papi lavora con professionalità dal 1983 per la conservazione e il restauro di opere d’arte, rispettandone le istanze storiche ed estetiche, con la collaborazione di esperti scientifici e storici dell’arte e sotto il controllo e la direzione delle Sovrintendenze dei Beni culturali dislocate sul territorio. Il laboratorio di restauro, che si avvale di strumentazioni diagnostiche e scientifiche all’avanguardia e di materiali specifici, ha sede in Urbino, città rinascimentale di grande tradizione culturale e artistica. Inoltre, la ditta esegue interventi su opere in situ, sia in ambienti interni che in esterno

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ual è il percorso che l’ha portata a diventare restauratore? “E’ un sogno che ho sempre avuto fin da ragazzo, frequentando l’Istituto statale d’Arte di Urbino che aveva sede presso il Palazzo Ducale. Quasi tutte le mattine passavo davanti alle finestre dei laboratori di restauro allocati nello stesso palazzo. Gli odori che ne venivano fuori e il vedere tutte quelle opere d’arte tornare a nuova vita mi affascinavano. Purtroppo, però, a Urbino non esisteva una scuola per restauratori e, finito l’Istituto d’Arte, mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti. Poi, nel 1982, ho frequentato un corso di restauro del dipinto attivato dalla Regione Marche in collaborazione con la Comunità Montana Alto e Medio Metauro. Da allora non ho più smesso di dedicarmi a questo mestiere, frequentando altri corsi di studio e di aggiornamento, ma anche acquisendo le tecniche presso la bottega artigiana

di un restauratore che operava nella mia città”.

sono gli enti ecclesiastici, poi lo Stato e infine, sempre meno, i privati”.

Trent’anni fa ha aperto il suo atelier di restauro: cosa l’ha spinta a questa scelta? “A un certo punto ho ritenuto di avere le competenze e le professionalità necessarie e quindi ho deciso di avventurarmi da solo nel mondo del restauro”.

Secondo lei, le attuali norme tutelano e valorizzano adeguatamente le professioni artigianali? “Nel mio campo direi di no. Vede, per lo Stato italiano noi restauratori siamo artigiani puri e semplici, e come tali veniamo considerati. Non vi è un riconoscimento dell’alta professionalità che abbiamo. Sono ormai decenni che si parla di un albo dei restauratori che chissà quando verrà mai istituito. Solo adesso, e per fortuna, si cerca di tutelare la professione del restauratore obbligando chi vuole intraprendere tale percorso ad iscriversi in quelle Università, e sono solo quattro, che hanno avuto il riconoscimento per istituire il Corso di laurea in Restauro dei Beni culturali rilasciando un titolo abilitante. L’Università di Urbino è tra queste”.

Quanto ha inciso il contesto urbinate nella sua formazione e nel suo percorso professionale? “Molto. Vivere a Urbino, in questo particolare contesto di straordinaria bellezza artistica e di cultura, ha influenzato e determinato le mie scelte in questo campo”. Chi sono i suoi clienti? “Di diversa tipologia. Chiaramente i maggiori detentori delle opere d’arte

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ALTO ARTIGIANATO

Michele Papi ha realizzato molteplici importanti lavori nei vari settori di restauro; tra gli interventi spiccano diverse tele del Museo Barberini a Roma, l’affresco di Giovanni Santi nella Chiesa di San Domenico a Cagli, il camino lapideo quattrocentesco presso l’ex Ambasciata italiana a Washington, il monumento bronzeo-lapideo dedicato a Raffaello in Urbino e diverse opere d’arte contemporanea dell’artista Enzo Cucchi

Lo scrittore Erri De Luca ha affermato: “La più intensa lealtà, osando il restauro dell’irreparabile, coincide con la contraffazione”. Che cosa ne pensa? Anche il restauratore, come il traduttore, compie un involontario “tradimento”? “Non condivido questa affermazione, anzi mi sembra una grave inesattezza e probabilmente questo signore non conosce le teorie brandiane. Il restauratore, quello con la ‘r’ maiuscola, non dovrebbe contraffare mai un’opera d’arte e anche il restauro dell’irreparabile, come De Luca lo definisce, viene effettuato nel rispetto dell’opera stessa senza modificarne l’aspetto e il passaggio del tempo”. Lo scorso dicembre lei è stato nominato “Maestro artigiano”: come ha accolto questo riconoscimento? “Con molta soddisfazione e gioia per il fatto di essere stato scelto, ma nello stesso tempo anche con un po’ di ama-

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rezza. Infatti, nella mia città non lo sa nessuno e specialmente le istituzioni che erano presenti alla manifestazione non hanno dato alcun risalto a livello locale alla circostanza. Ma, come si dice, ‘nemo propheta in patria est’”. Qual è il lavoro di cui va più fiero? C’è un’opera o un monumento in particolare che le piacerebbe riportare a nuova vita? “Non c’è un’opera in particolare di cui io vada più fiero. Tutte le opere che mi sono passate per le mani in questi decenni sono state importanti: un buon restauratore non modifica il suo approccio al restauro dell’opera a seconda dell’importanza dell’autore. Ma la cosa che mi sta più a cuore è il patrimonio artistico del nostro paese, che mi sembra sempre più ignorato o se non altro non adeguatamente valorizzato dalle politiche attuate nel campo dei beni culturali di questi

ultimi anni. Probabilmente in questo tempo di crisi economica si dà maggiore importanza ad interventi in altri campi e settori economici del paese, senza considerare, a mio avviso, che questo nostro immenso patrimonio, invidiatoci da tutto il mondo, è una fonte di ricchezza per il futuro dei nostri figli e può dare opportunità di lavoro a moltissimi giovani, non solo nel mondo del restauro, ma anche in altri importanti settori quali il turismo, il commercio, la ristorazione e la ricettività alberghiera”.


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VITA DA MANAGER

Marco Gialletti: “L’Italia non è solo fashion e turismo” Lo sostiene l’amministratore delegato di Nautes, ingegnere e software designer, con la passione per la vela di A. Dachan

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ottor Gialletti, vuole raccontarci il percorso professionale che l’ha portata a ricoprire il ruolo di amministratore delegato di Nautes? “Ho iniziato il mio percorso come ingegnere - ricercatore alla Politecnica delle Marche. Mi dedicavo a tematiche innovative, come ad esempio la gestione della conoscenza. Ho cercato, in particolare, di concentrarmi sull’universo internet, cercando di capire l’impatto di questa rivoluzione tecnologica sulla vita delle persone. La questione mi ha appassionato tanto da trasformare il mio interesse in un mestiere, creando una figura professionale ancora nuova: il software designer. In pratica il mio lavoro consiste nello studio di modelli di comportamento da declinare in tecnologia web. Proprio in quel periodo è uscita una legge della Comunità europea che permette ai ricercatori di fare impresa. Ho fondato, così,

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il primo spin-off della Politecnica delle Marche, la Nautes. È stato un passaggio complicato, pieno di sfide, ma davvero appassionante. Ho sempre creduto che i grandi risultati si possano ottenere solo con il lavoro di squadra; il mio ruolo è quello di aggregare e motivare le persone, valorizzando la specificità e l’unicità di ognuna. Con noi lavorano professionisti con un profilo molto alto, specializzati sia nel settore scientifico, che in quello umanistico. Nel tempo alcuni nostri progetti si sono trasformati in prodotti software innovativi, dandoci grandi soddisfazioni e ripagandoci dei rischi e dell’impegno che abbiamo dedicato”.

zienda è fatta di persone, la tecnologia è secondaria. Credo nelle reti di impresa, nelle collaborazioni multidisciplinari. L’entusiasmo e la condivisione sono valori che trasmettiamo anche ai nostri partner, che apprezzano l’alto livello etico e culturale che ci caratterizza. Con i clienti il rapporto è dinamico, attivo; prendono parte alla parte innovativa e creativa dei progetti e questo li diverte, li rende partecipi. Siamo problem solver: il nostro ruolo è quello di individuare soluzioni ad hoc per ogni richiesta e chi si rivolge a noi sa di poter contare sul nostro senso di responsabilità e sulla nostra tenacia. La fiducia è alla base del nostro lavoro”.

La posizione che ricopre comporta un continuo relazionarsi con gli altri: quali sono le caratteristiche per gestire al meglio il confronto quotidiano? “Do molto valore ai rapporti umani: l’a-

Cosa implica lavorare nel settore dell’innovazione? “È entusiasmante e allo stesso tempo faticoso. Ci si trova sulla frontiera delle nuove conoscenze e ciò richiede una


“Entusiasmo e impegno sono i binari su cui si muove il mio lavoro: il primo dà la giusta carica per affrontare nuove sfide, mentre il mio continuo impegno è volto a far comprendere in profondità ai nostri clienti le novità ideate per loro”

profondità culturale e un aggiornamento continuo sulle nuove tecnologie. È gratificante, non c’è routine. La fatica deriva dal fatto che proponi qualcosa che la controparte inizialmente non comprende totalmente. Si trasferiscono al cliente nuove conoscenze e c’è bisogno di tempo prima che questo le metabolizzi e ne prenda pienamente coscienza. Per noi è bello vedere il percorso del nostro interlocutore, che si entusiasma a mano a mano che comprende e conosce il prodotto che abbiamo creato per lui. A volte ci viene chiesto di fare docenza, ma quello non è il nostro ruolo: noi siamo software designer, siamo innovatori, ricercatori”. Come vede il futuro del settore? “Lo vedo dominante. La rivoluzione è appena iniziata. Non mi riferisco alla crisi economica, ma alla trasversalità, alla

pervasività e al carattere decisivo che distingue il web. Spesso ci si scontra con l’economia tradizionale, ma noi creiamo valore; siamo agli albori del settore e davanti a noi vediamo un’infinità di possibili sviluppi. Pensiamo alla generazione nativa digitale: i bambini hanno una facilità d’uso delle nuove tecnologie che è impressionante; hanno davanti un mondo ancora tutto da inventare”. In questo quadro l’Italia ha buone possibilità di emergere? “Assolutamente sì. Dobbiamo tenere presente che nelle diverse fasi della rivoluzione tecnologica, il ruolo di altri paesi, che sono molto forti sul piano delle tecnologie di base, si sta estinguendo, mentre si sta facendo sempre più spazio il solution design, in cui l’Italia può giocare a mio parere un ruolo fondamentale. La sensibilità estetica, la creatività e il ba-

gaglio culturale degli italiani non hanno uguali e nel web possono trovare nuovi spazi espressivi. Se saremo consapevoli del potenziale che abbiamo, risulteremo certamente vincenti. L’Italia non è solo fashion e turismo: possiamo diventare protagonisti mondiali nel design di nuove tecnologie, perché abbiamo la capacità di vedere al di là dei confini e degli schemi. Lo dico consapevolmente e con grande orgoglio”. Quando era piccolo, cosa sognava di fare da grande? “Mi piace ammettere che ho vissuto una bella infanzia, in cui la figura del nonno paterno ha avuto un gran peso. Era geniale, un uomo molto pratico, che amava costruire, creare oggetti nuovi. Io stavo ore insieme a lui e mi appassionavo, cimentandomi ogni volta in qualcosa di nuovo. Ero molto deciso e a sei anni

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VITA DA MANAGER

La grande passione di Marco Gialletti: la vela

già dicevo che avrei fatto l’ingegnere: amavo lavorare per vedere crescere qualcosa. Ho mantenuto questa passione, che ora si traduce nel mondo digitale. Credo che essere determinati e creativi sia fondamentale nella vita e nel lavoro; è molto importante saper immaginare, vedere oltre, altrimenti non si riesce ad emergere”. Nel tempo libero, a cosa ama dedicarsi? “La mia grande passione è la vela. Quando vai in mare sei uno dei tanti: il mare è più grande di te, ti stimola a darti da fare, a impegnarti, a muoverti in armonia con gli altri. Mi dedico anche alla vela agonistica: lo spirito di squadra che provi con il resto dell’equipaggio è adrenalina, pura condivisione; è il cuore della marineria che si traduce in competizione. Un’altra mia grande passione è l’arte, in tutte le sue espressioni: la musica, la pittura, il cinema. Spesso vado a Londra e mi

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piace osservare i cambiamenti, il movimento che c’è. In questo è una città unica al mondo”. Che consiglio darebbe ad un giovane che vuole fare carriera? “Di abbandonare l’idea del posto di lavoro garantito, stabile. È fondamentale mettersi in gioco, avere creatività, appassionarsi a ciò che si fa. Solo così si riesce ad essere determinanti e i risultati arrivano di conseguenza. Serve una nuova etica del lavoro, fatta di impegno e di coraggio”. Potrebbe sintetizzare, in una frase, la sua vita da manager? “Sono animato dalla curiosità e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze. La curiosità ti costringe ad andare avanti, a cercare sempre nuove sfide da affrontare: ogni volta che sei arrivato ad un punto, sei sempre pronto ad una nuova avventura”.

Ruoli in Confindustria dal 2007 Presidente della Sezione merceologica informatica di Confindustria Ancona. dal 2008 Membro del Consiglio del Comitato Territoriale Vallesina. dal 2009 Consigliere di amministrazione della Fondazione Colocci per conto di Confindustria. dal 2011 Fondatore e membro del Consiglio direttivo della fondazione “Confamily Onlus”. dal 2012 Consigliere di amministrazione della So.Ge.Si., società di erogazione servizi di Confindustria Ancona.


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BORSA

Il firmamento delle marchigiane quotate In questa pagina presentiamo l’andamento di Borsa delle società marchigiane quotate

Biesse Segmento: Performance 6 mesi: Performance 1 anno: Trend:

ELICA BlueChip -13,50% -25,57%

Cala il prezzo dell’azione BIESSE che ha archiviato un -8,4% su base mensile. In termini di performance  relativa rispetto all'indice Ftse All-Share, si registra tuttavia un +0,19% sulla giornata di borsa del 15/04/2013. Il titolo ha fatto meglio della media di mercato. I volumi sono risultati pari a 6.653 pezzi scambiati, un valore inferiore sia alla seduta precedente sia alla media settimanale, segno di una partecipazione decrescente da parte degli operatori. Possibile l'avvio di una fase a volatilità ridotta. Trend di breve in discesa.

Indesit Ord. Segmento: Performance 6 mesi: Performance 1 anno: Trend:

Segmento: Performance 6 mesi: Performance 1 anno: Trend:

Il titolo ELICA ha mostrato segnali importanti di crescita, arrivando ad un +5,75% di incremento del suo prezzo nel periodo tra marzo ed aprile. Inoltre le buone performance sul Ftse All-Share (+2,558%) rispetto al 15/04/2013 fanno presagire un ulteriore incremento di prezzo. Volumi pari a 32.466 pezzi, partecipazione intensa, volatilità elevata. Trend al rialzo.

Poltrona FRAU BlueChip +48,22% +33,16%

Buona performance mensile per INDESIT COMPANY che ha in cementato del +7,67% il suo valore rispetto ad un mese fa; la performance relativa rispetto al Ftse All-Share è segnatamente negativa ( -0,116%), sulla giornata di borsa precedente. Lo strumento ha fatto peggio del mercato. I volumi sono risultati pari a 147.714 pezzi scambiati, segno di una partecipazione decrescente da parte degli operatori. Possibile l'avvio di una fase a volatilità ridotta. Trend di breve incerto.

Segmento: Performance 6 mesi: Performance 1 anno: Trend:

BlueChip +17,78% +23,09%

Scende il titolo TOD'S, che cede circa il 6,7% del suo valore su base mensile. Un calo che troverebbe conferma nella performance  sul Ftse All-Share (-2,184%) sulla giornata di borsa del 15/04/2013. Lo strumento ha fatto peggio del mercato. I volumi tuttavia sono risultati pari a 126.359 pezzi scambiati, un valore superiore sia alla seduta precedente, sia alla media settimanale. La partecipazione degli operatori si sta intensificando; probabile l'avvio di una fase a volatilità elevata. Trend di breve incerto.

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Star +0,78% +2,80%

Discreta progressione per POLTRONA FRAU, che aumenta di circa il 6,0% il suo valore per azione su base mensile. Anche la performance relativa rispetto all'indice Ftse All-Share (+0,110% sulla giornata del 15/04/2013) sembra confermare il buon momento. Lo strumento ha fatto meglio del mercato. I volumi sono risultati pari a 108.991 pezzi scambiati, valore superiore alla seduta precedente ma inferiore alla media settimanale, segno comunque di attività crescente intorno allo strumento. Trend stabile.

TOD’S Segmento: Performance 6 mesi: Performance 1 anno: Trend:

Star +8,62% +72,99%

Rubrica a cura di Michele Sasso Divisione Strategia e Finanza di Impresa – Gruppo Sida m.sasso@sidagroup.com Tel. 071.28521


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Avvocati, approvata la riforma professionale: importanti novità per i clienti Giampiero Paoli, presidente dell’Ordine della provincia di Ancona: “Dopo 80 anni finalmente abbiamo una legge ordinaria” di Fabio Lo Savio

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a riforma professionale tanto attesa, una sorta di Godot normativo, ha visto la luce allo scadere della passata legislatura e trovato applicazione dallo scorso febbraio con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Giampiero Paoli è il presidente dell’Ordine degli Avvocati della provincia di Ancona e con il suo aiuto approfondiamo la conoscenza delle novità normative contenute nel testo di legge. “L’iter è stato lunghissimo, ma finalmente alla nostra categoria – commenta Paoli - è stata riconosciuta la necessaria attenzione da parte del legislatore, vedendo quindi chiusa una lunga stagione di decreti d’urgenza che, con l’apparente scopo di modernizzare la professione, rischiava solo di creare una liberalizzazione selvaggia. Il testo contiene novità molto interessanti, che ci avvicinano in maniera significativa ai colleghi europei, nei cui Paesi leggi simili sono già in vigore da diversi anni”. Gli avvocati rivendicano il ruolo essenziale e preziosissimo di difensori dei diritti dei cittadini e, al pari dei giudici, hanno una parte indispensabile sul palcoscenico della giustizia. Presidente, quali sono le novità più significative della legge? “Le novità sono molte, a partire dal con-

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tratto con il quale viene regolato il rapporto cliente-avvocato, il cui onorario dovrà essere pattuito preliminarmente all’accettazione dell’incarico e regolarmente sottoscritto. Il consiglio dell’Ordine degli Avvocati sarà l’organo preposto alla conciliazione in presenza di eventuali contestazioni in merito alla parcella dell’avvocato. Inoltre, la pubblicità con la quale ciascun avvocato potrà promuovere la propria consulenza, purché sia veritiera, corretta, non sia ingannevole, né denigratoria o comparativa rispetto ai colleghi”. C’è altro? “Il patto di quota lite è un’altra interessante novità: il bene oggetto della causa non potrà essere ceduto totalmente o in parte all’avvocato per pagare il suo onorario. Inoltre, segnalo: la possibilità di creare società di capitali soltanto tra professionisti, siano essi avvocati, commercialisti, ecc., purché iscritti ai rispettivi albi professionali, e non con soci investitori; l’obbligo di nominare un legale iscritto all’albo anche nei casi di assistenza stragiudiziale (in ambito extraprocessuale, ndr.) in tutte quelle occasioni in cui si renda necessario, al di fuori dell’ambito giudiziario, affrontare e risolvere delle controversie o delle questioni di natura legale”.

Ad esempio? “Ad esempio in sede di confronto con le compagnie assicurative per i casi di infortunistica stradale o sul lavoro. Altra novità, le “quote rose”, che consentiranno di eleggere a consiglieri dell’Ordine non meno di cinque donne sui 15 eletti”. L’Ordine di Ancona come si sta muovendo sul nuovo terreno normativo? “Ci siamo attivati immediatamente con seminari formativi per i colleghi, attraverso i quali illustrare il testo di legge e, proseguendo sul filone della trasparenza e confermando la volontà di aprirci all’esterno, abbiamo avviato uno ‘Sportello per il cittadino’ presso il nostro Ordine, con un avvocato sempre a disposizione per una consulenza gratuita. Infine, abbiamo un appuntamento televisivo fisso con una striscia settimanale su èTv Marche, canale 12, che ogni giovedì alle 19.40 approfondisce temi di sicuro interesse proprio per coloro che ritengono di voler tutelare i propri diritti o difendersi da una pretesa”.

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IMPRESE

Export, le Marche crescono più dell’Italia Presentato dal Centro Studi della Confindustria regionale l’annuale rapporto sull’industria (giunto alla XX edizione), realizzato in collaborazione con Banca Marche. Produzione in calo del 3%, risultato migliore di quello nazionale (-6,5%). L’incremento delle esportazioni (+6%), superiore alla media del Paese (+3,7%), ha riguardato soprattutto i mercati extra Ue27 (+12,8%). Lavoro: in aumento il tasso di disoccupazione, attestatosi al 9,1%. Nel 2012 gli investimenti lordi in rialzo del 2,7% rispetto al 2011 a cura della Redazione

Attività produttiva e commerciale Nella media del 2012, la produzione industriale nelle Marche ha registrato una flessione del 3% rispetto all’anno precedente, risultato migliore di quello rilevato a livello nazionale (-6,5%). Tutti i principali settori manifatturieri hanno sperimentato contrazioni dell’attività produttiva: variazioni negative superiori alla media sono state registrate dai minerali non metalliferi, dal tessileabbigliamento e dalle calzature, mentre poco al di sotto si è posizionato il comparto del legno e mobile. In flessione anche l’attività commerciale dell’industria marchigiana: nella media del 2012 le vendite complessive sono diminuite del 3% in termini reali. L’andamento delle vendite in corso d’anno è stato caratterizzato da una sensibile e progressiva contrazione nel primo semestre seguita

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da un’attenuazione dell’intensità delle variazioni negative a partire dall’autunno. Tale dinamica ha riguardato soprattutto il mercato interno che, nella media dell’anno, ha registrato una sensibile flessione (-6,6%), mentre il mercato estero ha sperimentato una costante seppur lieve ripresa chiudendo il 2012 con una crescita dell’attività rispetto al 2011 (+1,5%). Sul mercato interno tutti i principali settori dell’industria regionale hanno registrato flessioni delle vendite: particolarmente negativo l’andamento delle vendite dei minerali non metalliferi, della meccanica e delle calzature. In diminuzione, anche se con intensità inferiore alla media, sono risultate le vendite del legno e mobile, del tessile-abbigliamento, dell’alimentare e della gomma e plastica. Sul mercato estero, consistente e superiore alla media regionale l’incre-

mento registrato dal settore delle calzature (+3,7%), dal legno e mobile (+3,2%), dai macchinari e apparecchi elettronici (+3,2%) e dai prodotti in metallo (+2,9%). Positivo, anche se di poco inferiore alla media, il risultato del settore alimentare (+1,4%) e del tessile-abbigliamento (+0,9%), mentre ancora in flessione sono risultate le vendite all’estero dei minerali non metalliferi (-7,5%), della gomma e plastica (-4,3%) e degli apparecchi elettrici ed elettronici (-0,8%). Nel 2012, secondo l’Istat, l’export delle Marche è cresciuto del 6% rispetto al 2011, risultando superiore alla media nazionale (+3,7%). L’incremento delle esportazioni della regione ha riguardato soprattutto i mercati extra Ue27 (+12,8%), mentre i mercati dell’Unione europea hanno registrato un aumento dell’1,5%. Il peso dei Paesi extra Ue27 sul totale delle esportazioni


pertanto è salito al 42,5% (40% nel 2011). Nella graduatoria dei primi 20 Paesi di destinazione delle esportazioni marchigiane mantengono le prime quattro posizioni la Francia (+1,9%), la Germania (+6%), il Belgio (+6,1%) e la Russia (+15,9%). Spiccano i risultati di Albania (+64,6%), Stati Uniti (+40,3%), Emirati Arabi Uniti (+35,8%), Hong Kong (29,2%) e Cina (+21,7%). Mercato del lavoro La dinamica occupazionale registrata nelle Marche nel 2012 è apparsa in linea con quella nazionale, fatta eccezione per la leggera crescita del numero di occupati (circa 2 mila unità pari al +0,3% rispetto al 2011). Alla crescita degli occupati nel settore dei servizi (+9 mila unità pari a +2,3%) si è associata la flessione registrata dagli occupati nel settore del-

le costruzioni (-4 mila unità pari a -9% rispetto al 2011), nell’industria in senso stretto (-1.000 unità circa pari a -0,7%) e in agricoltura (-1.500 unità pari a -8,9%). Nella media del 2012 si è registrata una consistente crescita delle forze di lavoro nella regione (+20.000 unità pari al +3% rispetto al 2011) e il conseguente innalzamento del tasso di attività, passato dal 67,4% del 2011 al 69,1%. In forte crescita le persone in cerca di lavoro (+39,7% pari ad oltre 18.000 unità), con il conseguente aumento del tasso di disoccupazione, passato dal 6,7% del 2011 al 9,1% del 2012. Il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 28,6% (35,3% in Italia), mostrando un ulteriore incremento rispetto al 2011 (23,8%). Nell’anno 2012 le ore complessive di cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 38,2% rispetto all’anno precedente, passando

da 27,6 milioni del 2011 a 38,2 milioni del 2012. Investimenti Sulla base dell’indagine condotta presso un campione di aziende industriali marchigiane, nel 2012 gli investimenti lordi sono aumentati del 2,7% rispetto al 2011 (0,9% nel 2011). Il consuntivo di spesa per investimenti, nel 2012, è stato sostenuto soprattutto dal contributo delle imprese più grandi e più aperte al mercato estero e dalle componenti immateriali della spesa. Tutte le principali componenti fisse hanno registrato una flessione rispetto al 2011: immobili (-31,5%), impianti e macchinari (-1,4%). Moderata ripresa solo per i mezzi di trasporto (2,2%). In aumento, invece, tutte le principali componenti intangibili: pubblicità (12,2%), ricerca e sviluppo (21,3%),

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Secondo le previsioni, il livello dell’attività economica rimarrà debole anche nel 2013, a causa del permanere di un elevato livello di incertezza della domanda nazionale formazione (1,9%), ad eccezione di hardware e software, con una significative contrazione (-11,1%). Le previsioni per il 2013 sono orientate verso una crescita della spesa complessiva di quasi il 2%, in previsione di una moderata attenuazione del clima di incertezza che caratterizza la domanda interna e del permanere di condizioni favorevoli sui mercati esteri. Imprese, crescita e competitività Studi recenti sottolineano l’importanza del ruolo svolto da un piccolo numero di imprese in rapida crescita che generano, in termini occupazionali, la metà dei nuovi posti di lavoro creati nel sistema economico. Numerosi studiosi sostengono che queste imprese sono al centro della crescita economica, anzi ne sono i principali responsabili. Nelle Marche, la presenza di queste imprese è particolarmente elevata in conseguenza della

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rilevanza che il fattore imprenditoriale – specie in ambito manifatturiero - ha avuto nello sviluppo economico della regione degli ultimi decenni. Per individuare il campione delle imprese ad elevata crescita, sono stati utilizzati i seguenti criteri: 1. un aumento del fatturato medio annuo del 25% nel quadriennio 20082011 (aumento complessivo del 100%) o, in alternativa, 2. una crescita media annua degli occupati del 20%, o superiore, per tre anni (60% cumulato) considerata nel periodo 2009-2011. Dal totale delle circa 3000 imprese manifatturiere marchigiane presenti nel database Aida- Bureau Van Dijk a ottobre 2012 (società di capitali), sono state escluse le imprese che - nel 2008 - avevano meno di 10 dipendenti, per evitare

una eccessiva variabilità nei risultati. Le imprese che superano congiuntamente entrambi gli indicatori sono 147 e formano il campione usato per le interviste (92 imprese all’inizio di marzo 2013). I motivi che secondo gli imprenditori hanno spiegato la crescita della loro impresa sono in prevalenza legati alla capacità imprenditoriale di scoprire le opportunità di mercato (52%) e, secondariamente, alla efficienza della organizzazione aziendale (24%). Minore il peso dei fattori interni al mercato (13%) o esterni all’ambiente competitivo (1%), mentre si segnala il ruolo di traino che l’appartenenza a filiere guidate da importanti committenti ha nella crescita delle imprese osservate. Tra i motivi legati alla capacità imprenditoriale, quelli che appaiono maggiormente responsabili della buona performance delle imprese sono legati alla individuazione delle opportunità di


business (26,1%), sia in Italia che all’estero, seguiti dalla capacità di differenziare il prodotto e/o il servizio. Anche la motivazione dei dipendenti e lo studio del mercato sembrano cruciali nel sostenere la performance delle imprese intervistate, mentre un ruolo moderatamente più contenuto è assunto dal desiderio di innovare e dalla capacità di prendere decisioni rischiose. Relativamente ai fattori di efficienza aziendale, assumono particolare peso la flessibilità della struttura produttiva e la reputazione di mercato, nonché fattori legati alla efficienza dei processi e alla capacità di introdurre prodotti nuovi. Infine, nel caso dei fattori inerenti allo scenario competitivo, il traino da parte di clienti importanti, insieme alla dinamica della domanda, in particolare estera, ha un ruolo centrale nello spiegare la performance delle imprese ad alta crescita osservate.

Previsioni 2013 Secondo le previsioni degli operatori, il livello dell’attività economica rimarrà debole anche nel 2013, a causa del permanere di un elevato livello di incertezza della domanda nazionale. Rispetto al 2012, gli imprenditori marchigiani prevedono che la produzione nel 2013 resti sostanzialmente stazionaria o in aumento molto contenuto e inferiore al 2% su base annua, mentre le previsioni relative al fatturato reale evidenziano un recupero compreso tra l’1,7% per il mercato interno e il 6,0% circa per il mercato estero.

Studi recenti sottolineano l’importanza del ruolo svolto da un piccolo numero di imprese in rapida crescita che generano, in termini occupazionali, la metà dei nuovi posti di lavoro creati nel sistema economico. Nelle Marche, la presenza di queste imprese è particolarmente elevata in conseguenza della rilevanza che il fattore imprenditoriale – specie in ambito manifatturiero - ha avuto nello sviluppo della regione degli ultimi decenni

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IMPRESE

Via libera ai pagamenti dei debiti della Pa Giornali, radio e tv ne hanno parlato a lungo: il Governo ha sbloccato i pagamenti dei debiti commerciali scaduti maturati dalle Pubbliche amministrazioni nei confronti di aziende, cooperative e professionisti. Ma non sono mancate le polemiche a cura della Redazione

I

l decreto-legge n. 35 dell’8 aprile 2013 prevede l’allentamento del Patto di stabilità interno con efficacia immediata, l’istituzione nel bilancio dello Stato di un apposito fondo per il pagamento dei debiti di Regioni, Province e Comuni, nonché un aumento dei rimborsi d’imposta. Per quanto riguarda in particolare i pagamenti, entro il 30 aprile 2013 Comuni e Province sono tenuti a chiedere al Ministero dello Sviluppo economico il nulla osta per procedere; l’autorizzazione dovrà arrivare entro il 15 maggio. Comunque, nelle more dell’emanazione dell’apposito decreto ministeriale attuativo, gli enti locali potranno effettuare i pagamenti nel limite massimo del 13 per cento delle disponibilità liquide detenute

presso la Tesoreria statale al 31 marzo 2013 e, comunque, entro il 50 per cento degli spazi finanziari che intendono comunicare entro il 30 aprile 2013. Gli enti locali che non riescono a far fronte ai pagamenti a causa di carenza di liquidità, possono chiedere anticipazioni - in deroga agli articoli 42, 203 e 204 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - alla Cassa depositi e prestiti Spa, entro il 30 aprile 2013. L’anticipazione dovrà essere restituita secondo un piano di ammortamento a rate costanti, comprensive di quota capitale e quota interessi, con durata fino a un massimo di 30 anni. Nel corso del 2014, inoltre, saranno pagati i restanti debiti commerciali scaduti e non ancora pagati. Si deve comunque trattare di debiti certi, liquidi ed esigibili

alla data del 31 dicembre 2012, oppure di debiti per i quali sia stata emessa fattura (o richiesta equivalente di pagamento) entro la stessa data. Lo Stato può anche effettuare anticipazioni di liquidità alle Regioni e alle Province autonome per far fronte ai debiti degli enti del Servizio sanitario nazionale: a tal fine la richiesta deve essere inviata entro il 31 maggio 2013. Per i debiti dei Ministeri relativi a somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, maturati alla data del 31 dicembre 2012, ciascun Ministero deve predisporre un elenco dei debiti scaduti in ordine cronologico con l’indicazione dei relativi importi, e trasmetterlo entro il 30 aprile 2013 al Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento Ragione-

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ria generale dello Stato. La cessione dei crediti certi, liquidi ed esigibili maturati nei confronti delle Pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, alla data del 31 dicembre 2012 per somministrazioni, forniture ed appalti, sono esenti da imposte, tasse e diritti di qualsiasi tipo (ad eccezione dell’Iva). I crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati al 31 dicembre 2012 nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle Regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazione, forniture e appalti, possono essere compensati con le somme dovute a seguito di accertamento con adesione ex art. 8 del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, di definizione ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis,

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dell’art. 5-bis, dell’art. 11, comma 1-bis, e di acquiescenza ai sensi dell’art. 15, dello stesso provvedimento, di definizione agevolata delle sanzioni ai sensi degli articoli 16 e 17 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, di conciliazione giudiziale ai sensi dell’art. 48 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, di mediazione ai sensi dell’art. 17-bis dello stesso decreto (art. 28-quinquies del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602). A tal fine il credito deve essere certificato ai sensi dell’art. 9, comma 3-bis, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modifiche dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2, o ai sensi dell’art. 9, comma 3-ter, lettera b), ultimo periodo, del medesimo decreto.

“Gli enti locali che non riescono a far fronte ai pagamenti a causa di carenza di liquidità possono chiedere anticipazioni alla Cassa depositi e prestiti Spa”


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Innovazione

Ecologicamente, festival della sostenibilità Dal 10 al 12 maggio al Forum Centro Polifunzionale di San Benedetto del Tronto si terrà l’annuale appuntamento organizzato dall’Associazione SpazioAmbiente, presieduta da Robertino Perfetti, che avrà come slogan: “Meno spreco, più qualità italiana”

L’

Associazione culturale SpazioAmbiente ha ideato la manifestazione “Ecologicamente – festival della sostenibilità”, giunta quest’anno alla XIV edizione, raccogliendo l’esigenza di costruire momenti ed iniziative di incontro tra Cittadini, Pubblica Amministrazione, Imprese e Professionisti per discutere e promuovere idee, progetti e soluzioni tali da favorire stili, di vita e di consumo, più sostenibili. Saggiamente Robertino Perfetti, presidente dell’Associazione culturale, sottolinea “Fin dal primo giorno l’idea è stata quella di promuovere la cultura della sostenibilità attraverso iniziative che coinvolgano tutte le parti sociali della regione Marche. Ogni attività - prosegue - si è articolata tenendo anche conto dell’evoluzione del dibattito, in sede internazionale e nella Comunità Europea, facendo proprie le linee guida della Commissione che individua nell’integrazione fra Istituzione Pubbliche, Imprese e Consumatori la condizione necessaria per l’affermazione di una società più sostenibile”. Nel 2013 la manifestazione festeggia a San Benedetto del Tronto la quattordicesima edizione: con il pieno sostegno dell’amministrazione Comunale, si presenta, con tre giorni di eventi, come un’opportunità di sostegno e di rilancio del made in Italy. Gli organizzatori ricordano che “in tut-

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ti noi forte è la convinzione che la sfida della sostenibilità, sinonimo di qualità, efficienza, ed integrazione con la cultura ed i valori del territorio ma anche occasione di rilancio del territorio con prodotti e competenze da presentare sui mercati nazionali ed internazionali”. La manifestazione - ospitata nell’innovativa struttura del centro polifunzionale Forum a San Benedetto del Tronto - si caratterizzerà per affrontare nuove idee e nuovi progetti della green society. “Gli spazi espositivi rappresentano - è l’idea del presidente Perfetti - un’esemplificazione dei dibattiti fra esperti, nel corso dei quali la discussione di idee avviene sempre in costante dialogo con la Pubblica Opinione”. “Avere scelto la Verde Riviera Picena sostiene l’assessore del Comune di S. Benedetto Paolo Canducci - è confermare la volontà di un costante dialogo con il territorio, in cui la sostenibilità è parte di un progetto di rilancio e di nuovo sviluppo in chiave di innovazione e competitività”. Nelle giornate sarà protagonista anche un gruppo di giovani EcoDesigner , i “Nuup”, per proporre ai cittadini nuovi scenari, non solo sensibilizzandoli sui temi dell'ecologia e della politica ambientale, ma anche informandoli e rendendoli partecipi di un cambiamento che ci deve vedere tutti protagonisti. “Teniamo conto che nel corso degli ul-

timi anni l’italiano ha cambiato il modo di fare acquisti e le abitudini di spesa” - precisa Perfetti - “così nelle giornate discuteremo proprio di questi temi perché vogliamo promuovere la vera qualità dei prodotti (non solo legata ai brand) e quella dei servizi offerti”. Punto qualificante gli approfondimenti tematici che nell’edizione 2013 di Ecologicamente si incentreranno sul “Buon governo e green governante delle città”, sulla “competitività internazionale delle imprese con prodotti eco-sostenibili”, sulla “Riqualificazione dei nostri edifici” in termini di risparmio, efficienza energetica e domotica, sul “ Turismo ecosostenibile ed i prodotti di qualità del territorio come risposta alla crisi economica”.

Info: Presidente SpazioAmbiente Robertino Perfetti Curatore scientifico progetto "Ecologicamente" perfetti.robertino@gmail.com Tel: 335.6486955 Skype: perfetti.robertino


Programma dell’evento 10.00 - 13.00 (FORUM - sala convegni) Buon governo e Green governance delle città: le politiche “smart”

VENERDì 10 MAGGIO 2013

16.00 – 18.30 (FORUM - sala convegni) Competitività internazionale nella sostenibilità dei prodotti “Made in Italy”. Una qualità garantita. Ore 19.30 (FORUM) Aperitivo con l’Autore a cura di La Bibliofila 10.00 – 12.30 (FORUM - sala convegni) Turismo ecosostenibile e prodotti di qualità del nostro territorio: una risposta alla crisi economica

Sabato 11 maggio 2013

16.00 – 18.30 (FORUM - sala convegni) Focus sulla Direttiva 31/2010/UE sugli edifici a consumo quasi zero. Riqualificazione degli edifici esistenti. Efficienza energetica e domotica (esempi applicativi) Ore 19.30 (FORUM)  Aperitivo con l’Autore a cura di La Bibliofila

10 -11 - 12 maggio 2013

10.00 - 22-00 Expo aziende di settore, eventi, mostre d'arte, concorsi a premi e laboratori didattici (vedi il programma su www. spazioambiente.org)

Ingresso libero. È gradita l’iscrizione / Info: 392.5114972 / info@confindustriaservizi.ap.it Gli approfondimenti tematici: l’edizione 2013 di Ecologicamente focalizza alcuni temi che saranno sviluppati con modalità diverse ma fra loro coerenti negli eventi e nelle iniziative durante i tre giorni della manifestazione.

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LE MARCHE CHE SPICCANO

Gruppo Togni cresce Il 2012 chiuso con un fatturato di 47,3 milioni di euro (+ 6% sul 2011). Una realtà in sviluppo, che al Vinitaly ha puntato su Rocca dei Forti, terza azienda spumantistica italiana, e CasalFarneto, la giovane cantina vinicola che ha già fatto incetta di riconoscimenti: in primo piano il pluripremiato Crisio Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Docg

I Paola e Paolo Togni

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l Gruppo Togni, realtà marchigiana attiva nei settori degli spumanti, dei vini e delle acque oligominerali, ha chiuso il 2012 con un fatturato di 47,3 milioni di euro, con un incremento del 6% sul 2011 e del 17% sul 2010. Togni si è presentato all’appuntamento del Vinitaly annunciando importanti risultati in particolare per Rocca dei Forti, che nel 2012 ha rafforzato la posizione di terza azienda spumantistica italiana nel mercato delle bollicine. A fronte di un andamento del mercato sostanzialmente stazionario in valore (+0,3%) e in lieve calo nei volumi (-0,7%), nel 2012 Rocca dei Forti ha fatto registrare un incremento del 3,1% a valore e dello 0,6 a volume (dati SymphonyIri Group). Il fatturato del solo marchio Rocca dei Forti è pari a 13 milioni di euro, con un trend costante di crescita. Forte di un’esperienza di oltre sessant’anni, l’azienda ha saputo custodire l’antica tradizione spumantistica marchigiana accettando le sfide di un mercato che cambia e acquisendo progressivamente nuove quote, fino ad insidiare i marchi storici della spumantistica

italiana: “In anni di congiuntura economica non favorevole continuiamo a crescere, riscuotendo sempre maggior apprezzamento da parte del consumatore – dice Paolo Togni, amministratore delegato di Togni spa assieme alla sorella Paola -; da anni siamo la terza azienda spumantistica italiana e miglioriamo costantemente le nostre performance. Ora puntiamo a conquistare la seconda posizione; il mercato di riferimento resta l’Italia, ma stiamo sviluppando strategie di potenziamento anche sull’estero”. Con oltre sei milioni di bottiglie l’anno destinate al mercato italiano ed internazionale e due linee di prodotto, Rocca dei Forti ha il suo centro di produzione a Serra San Quirico, con uno stabilimento di oltre 20mila metri quadri. Tra le eccellenze che il Gruppo Togni ha portato al Vinitaly, i vini CasalFarneto, tra le più giovani e promettenti realtà della produzione vinicola marchigiana. La cantina di Serra de’ Conti, acquisita dal Gruppo nel 2005, è riuscita in pochi anni ad esprimere l’eccellenza della tradizione marchi-


La Cantina CasalFarneto di Serra de’ Conti

Il pluripremiato Crisio

giana con vini di carattere, equilibrati ed eleganti, che stanno ricevendo l’attenzione del mondo enologico e il gradimento crescente del pubblico. Segnali molto positivi alla kermesse di Verona: “Abbiamo riscontrato grande apprezzamento e buone richieste commerciali – commenta Paolo Togni -, con un aumento dei visitatori e di operatori italiani e sopratutto stranieri: in particolare da Sud America, Cina, Stati Uniti, Russia ed Est Europa”. Perfetta sintesi di questa ascesa è il Crisio Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Docg, etichetta nata nel 2009. Dopo aver ricevuto il Premio Gran Menzione al Vinitaly del 2011 proprio con la sua prima annata, Crisio è tornato all’importante manifestazione enologica di Verona con un medagliere degno di nota: Tre Bicchieri Vini d’Italia 2013 Gambero Rosso, Golden Star Vini Buoni d’Italia 2013 Touring Club, Eccellenza in

Le Marche nel Bicchiere 2013 Ais Marche. Espressione elevata di un grande vino bianco come il Verdicchio, Crisio è ottenuto dai vigneti più vocati di Serra de’ Conti; le bassissime rese in vendemmia che concentrano le componenti, gli attenti procedimenti di vinificazione, fermentazione e affinamento, portano il muscoloso Verdicchio a pregevoli livelli di finezza, conferendo al Crisio un profilo sensoriale molto complesso, di grande eleganza e grandi profumi. Riconoscimenti alla cantina marchigiana, che si avvale dell’esperienza dell’enologo Franco Bernabei, sono arrivati anche per Cimaio, per il secondo anno consecutivo insignito dall’Associazione italiana Sommelier dei 5 Grappoli sulla guida Bibenda, e per il Grancasale, premiato dall’Ais Marche nella guida 2013 ‘Le Marche nel bicchiere’ con una eccellenza. “CasalFarneto ci sta dando molte sod-

Cantina CasalFarneto, il meglio della tradizione marchigiana Il Gruppo Togni sviluppa le sue attività in tre aree di business: spumanti, acque oligominerali, vini. L’esperienza nella produzione delle bollicine nasce negli anni ’50 del secolo scorso a Serra San Quirico, con la prima azienda a gestione familiare; oggi vengono prodotte ogni anno più di 13 milioni di bottiglie di spumante, e il marchio Rocca dei Forti esprime al meglio la tradizione spumantistica marchigiana. Nel 2005, con l’acquisizione della Cantina CasalFarneto di Serra de’ Conti, Togni avvia la produzione di vini, con il Verdicchio come punta di diamante. Accanto a spumanti e vini, le acque Togni, riconoscibili per purezza ed equilibrio: Frasassi, Gocciablu, San Cassiano, Gaia e Fonte Elisa, che sgorgano dalle sorgenti del Parco Naturale Gola della Rossa, Grotte di Frasassi e Parco Naturale del Monte Cucco. Il Gruppo Togni, con sede a Serra San Quirico (An), impiega oltre cento addetti.

disfazioni – commenta la famiglia Togni, proprietaria della Cantina di Serra de’ Conti –; dopo sessant’anni di esperienza negli spumanti, abbiamo accettato una nuova sfida per valorizzare al meglio la tradizione enologica delle Marche, il suo territorio e la sua cultura; la cantina di Serra de’ Conti, magnificamernte integrata con l’armonia del paesaggio marchigano, è simbolo di questo connubio. I risultati ci dicono che siamo sulla strada giusta”. La Cantina CasalFarneto si sta facendo notare anche per uno stile giovane e innovativo, con una grande attenzione al mondo delle nuove tecnologie e dei social network. Curiosità e interesse hanno riscosso iniziative originali come la vendemmia on line e “Verdicchio 2.0” dedicato al mondo dei blogger, segno che oggi la passione per il vino si alimenta di strade inedite e coinvolgenti. 65


INTERNAZIONALIZZAZIONE Halong Bay, Vietnam

Internazionalizzazione: per le micro imprese non è un tabù Applicare anche in Vietnam il modello di cooperazione avviato nel settore del legno con le regioni brasiliane di Parà e Amazonas: è questo l’obiettivo emerso dall’incontro tra il governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, e il ministro degli Investimenti e della Programmazione del Paese asiatico, Dang Hui Dong a cura della Redazione

U

n accordo – quello stipulato in Brasile - che testimonia come “anche le micro e piccole imprese possano essere protagoniste di processi di internazionalizzazione”, ha ricordato Gian Mario Spacca. L’attenzione della Regione verso le Pmi in un’ottica di internazionalizzazione, del resto, è testimoniata dai numerosi bandi emanati. Tra i più recenti, ricordiamo la misura disposta a favore delle micro, piccole e medie imprese marchigiane che intendono chiedere incentivi all’assunzione di soggetti inseriti nell’elenco regionale dei giovani laureti e diplomati in possesso di

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esperienza specifica nei processi di internazionalizzazione. Oppure il bando che prevede la selezione di almeno quattro imprese e/o centri di ricerca marchigiani interessati a partecipare ad eventi internazionali di networking, study-visit e matchmaking in ambito di innovazione, ambient intelligent technologies, eco-innovazione applicata alle tematiche della vita indipendente dell’anziano e della casa domotica/intelligente. Pubblicato invece sul Bollettino regionale del 26 aprile il bando “Voucher per l'Internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese marchigiane 2013”.

“Abbiamo un campo molto grande da coltivare e, creando una cornice istituzionale che consenta di incrementare l’internazionalizzazione delle nostre imprese anche in quest’area dell’Asia, sarà possibile ottenere ottimi raccolti” (Gian Mario Spacca)


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MARE NOSTRUM

Ars culinaria sulle sponde del Mediterraneo Alle radici della nostra civiltà seguendo l’itinerario tracciato da Vincenzo Mennella nel suo “Tacuinum”. Presentazione ad Ancona, su invito dell’Accademia presieduta da Giuliana Calogiuri Consales: a tavola con antichi popoli per un accattivante viaggio alle origini della cultura alimentare che sarebbe stata indicata al mondo a dimostrazione di longevità, salubrità e gusto di S. Coricelli

L

e scelte dei popoli mediterranei del passato erano le più salutari: una cucina antichissima, della misura e dell’equilibrio; un’arte dominata dal sole e che vive della spontaneità della natura. Offrendo all’uomo, ieri come oggi, quanto basta per stare bene. Alle radici della nostra civiltà seguendo l’appassionante itinerario tracciato dal professor Vincenzo G.G. Mennella nel suo “Tacuinum mediterraneo”: dagli antichi Egizi, Greci, Romani e Cristiani ai Fenici, agli Etruschi, a tavola con gli abitanti della Magna Grecia così come nella sponda sud del Mediterraneo. Per recuperare ciò che la narrazione storica ha per secoli tralasciato e che invece ha forte tratto identitario, “espressione della cultura di un popolo come l’arte, la lingua, la musica”. E’ il modo di mangiare, il rapporto con il cibo: alle origini di una “lunga storia d’amore tra popoli che si affacciano sullo stesso mare e i prodotti della terra”. La cucina

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mediterranea è questo, ha detto il professor Mennella (già ordinario all’Università di Perugia) presentando il suo libro ad Ancona, su invito dell’Accademia Mediterranea: il ‘mare nostrum’ nel titolo della pubblicazione, quell’unica comune matrice del patrimonio di cultura che l’associazione presieduta da Giuliana Calogiuri Consales è intenta a divulgare e a valorizzare. L’appuntamento con cui l’Accademia ha aperto l’agenda 2013 a sottolineare l’impegno nello stringere le maglie di una storia antica di relazioni con i popoli dell’altra sponda, sottolineando la vocazione della città di Ancona e di tutta la regione nella sua posizione transfrontaliera. Accattivante viaggio nel gusto e nella cucina di altri tempi, con tanto di ricette selezionate, è il “Tacuinum”: “Non possiamo dimenticare – si legge nell’introduzione – che nel Mediterraneo si è elaborata la civiltà occidentale e che qui affondano le radici della cultura alimentare dell’Occidente, partita

dalla mezzaluna fertile ottomila anni prima di Cristo con la neonata agricoltura e che gli scambi tra le sponde del ‘Mare nostrum’ hanno poi vivificato e migliorato”. Il moussakà, uno dei piatti greci più noti al mondo, si può apprezzare oggi come ai tempi di Aristotele. Il cous cous più che una ricetta è un rito antico. Nella Magna Grecia la gastronomia di Archestrato fece scuola: un buongustaio di stampo quasi filosofico, le cui parole assumono un valore storico notevole, soffermandosi egli nel suo poema sull’arte del mangiare in particolare sui pesci. “Il modo di mangiare ha caratterizzato e continua a caratterizzare la nostra civiltà”, ha commentato Mennella. Un valore da ribadire, in tempi in cui la globalizzazione “suggerisce uniformità di comportamenti e gusti anche nell’alimentazione”. Tanto più che la dieta mediterranea sarebbe stata indicata dal biologo americano Keys al mondo a dimostrazione di “longevità, salubrità e gusto”.


CARRIERE E POLTRONE

Chi entra e... chi esce In questa rubrica presentiamo le novità principali relative a nomine ed incarichi in aziende del territorio ed enti pubblici, nonché avvicendamenti che interessano marchigiani

Priscilla Baglioni direttore artistico monsignor Claudio Giuliodori, assisten- onestà intellettuale. Dalla Chiesa è prodella Fondazione Teatro della For- te ecclesiastico all’Università Cattolica fessore associato di Sociologia della cridel Sacro Cuore. La notizia è stata resa minalità organizzata all’Università degli tuna “La scelta, condivisa con il Consiglio d’amministrazione, è andata su una donna giovane, dotata di passione e voglia di collaborare con il nostro teatro”. Con queste parole Giuseppe De Leo, presidente e sovrintendente della Fondazione Teatro della Fortuna, ha presentato alla stampa Priscilla Baglioni, nuovo direttore artistico dell’ente.

Amilcare Brugni confermato nel ruolo di presidente dei Maestri del Lavoro

Il Consiglio nazionale della Federazione dei Maestri del Lavoro ha confermato Amilcare Brugni nel ruolo di presidente. Brugni, ascolano, Marchigiano dell’anno 2012, è al suo secondo mandato e ricoprirà questo incarico fino al 2015.

Monsignor Claudio Giuliodori assistente ecclesiastico alla Cattolica

Il Papa emerito Benedetto XVI ha nominato, lo scorso 26 febbraio, il Vescovo di Macerata, Tolentino, Treia e Cingoli,

nota da un bollettino della sala stampa vaticana. Monsignor Giuliodori rimarrà amministratore della diocesi, fino alla nomina del nuovo vescovo.

Studi di Milano ed è presidente onorario di Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti.

La dottoressa Fabrizia Lattanzio, nata a Popoli (Pe) il 29 aprile 1966, è stata nominata, per un periodo di cinque anni, direttore scientifico dell’Irccs “Istituto nazionale di ricovero e cura per anziani” – Inrca – di Ancona. Lattanzio, 47 anni, laureata in Medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è specializzata in gerontologia e geriatria.

Il Fano wing show, raduno internazionale di volo leggero, ha nominato il tenente colonnello pilota Alberto Moretti a direttore dell’evento 2013. Laureato in Scienze aeronautiche, giornalista pubblicista, il colonnello Moretti, proveniente dai corsi regolari dell’Accademia dell’Aeronautica militare, ha prestato servizio per trent’anni, dal 1974 al 2004.

Il tenente colonnello pilota AlberFabrizia Lattanzio nominata diretto- to Moretti direttore del Fano Wing re scientifico dell’Inrca Show 2013

Ferdinando Dalla Chiesa nuovo presidente dell’Isia di Urbino

Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha nominato il nuovo presidente dell’Istituto superiore per le Industrie artistiche di Urbino, il professor Ferdinando Dalla Chiesa, riconosciuto per il suo impegno civile e per la sua

Nomine e incarichi possono essere inviati all’indirizzo email scrivici@mlmagazine.it

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CONTRIBUTI E BANDI MARCHE >REGIONE MARCHE

”Incentivi per i processi di internazionalizzazione” Contributi a fondo perduto per le PMI, in forma singola o aggregata, per attività di supporto all’internazionalizzazione, partecipazioni a iniziative verso mercati esteri, partecipazioni a fiere internazionali. Ogni impresa può beneficiare di un contributo massimo di € 10.000,00. IN FASE DI PUBBLICAZIONE >REGIONE MARCHE ”Formazione di nuove figure professionali nel turismo”

I contributi regionali sono finalizzati a favorire la qualificazione e l’occupazione dei giovani, ma anche a promuovere l’offerta turistico-culturale delle imprese locali. SCADENZA: 24/05/2013 >REGIONE MARCHE ”Agevolazioni per Green Economy” Sono previsti finanziamenti a tasso agevolato (pari allo 0,5%) per progetti e interventi nei settori della Green Economy e nei settori di attività connessi con la messa in sicurezza del territorio dai rischi idrogeologico e sismico. L’intensità del contributo è compreso tra il 60% e il 70% dell’investimento.

SCADENZA: 27/04/2013 >REGIONE MARCHE ”Sostegno per favorire i processi di aggregazione in filiere” I finanziamenti previsti sono finalizzati a promuovere l’aggregazione e la cooperazione fra tutti gli attori della filiera,

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con riferimento al settore calzaturiero, pelli e cuoio, tessile, legno e agroalimentare. L’intensità del contributo può variare dal 10% al 100% delle spese previste, a fronte di investimenti minimi pari ad € 50.000,00. SCADENZA: 24/05/2013

ditorialità e il ricambio generazionale in agricoltura, in particolare nel settore della trasformazione e commercializzazione prodotti agricoli. Le agevolazioni consistono in contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevolato fino ad un massimo di € 1.032.000,00. L’importo del premio per il primo insediamento consiste in un contributo a fondo perduto fino a € 25.000,00.

4.700 ad € 5.500. Scadenze previste: REGIONI COMPETITIVITÀ - 31/03/12 REGIONI CONVERGENZA - 31/12/2013 SCADENZA: 31/12/2013 >PROVINCIA DI ANCONA ”Incentivi all’occupazione”

La provincia di Ancona sostiene la stabilizzazione dei gli Investimenti contratti di lavoro e le nuove ”Incentivi per promuovere lo assunzioni. Il bando eroga sviluppo aziendale” contributi fino ad € 7.000 per SCADENZA: BANDO SEM- la stabilizzazionie di contratti I finanziamenti previsti sono PRE APERTO di lavoro. Ogni singola imprefinalizzati a promuovere lo sa può beneficiare del contrisviluppo aziendale, attraverso >ITALIA LAVORO buto fino ad un massimo di prestiti a tasso agevolato e di ”Agevolazioni per il trasferi- n.5 assunzioni/stabilizzazioni. durata variabile, a copertura mento d’azienda” massima del 50% dell’investiSCADENZA: 31/05/2013 mento previsto. “Il bando ha l’obiettivo di favorire il rinnovo del tessuto SCADENZA: BANDO SEM- dell’imprenditoria di tradizio- EMILIA ROMAGNA PRE APERTO ne. L’avviso è infatti finalizzato >CCIAA MODENA a rafforzare l’appeal dei me- ”Sostegno del credito alle >ISMEA stieri tradizionali supportan- PMI” ”Agevolazioni per il primo do la creazione, nei comparti insediamento dei giovani in produttivi della tradizione ita- Sostegno del credito alle PMI agricoltura” liana, di nuova imprenditoria operanti nelle provincia di per il trasferimento d’azienda Modena, attraverso operazioSono previsti interventi al fine da imprenditori con età supe- ni di finanziamento bancario o di favorire l’insediamento di riore ai 55 anni a giovani im- leasing effettuate tramite orgiovani nella conduzione di prenditori di età compresa tra ganismi di garanzia fidi, relaimprese agricole competitive. i 18 e i 35 anni non compiuti. tive alla copertura delle spese L’agevolazione prevede con- I contributi vanno da € 5.000 da effettuare o effettuate fino tributi in conto interessi per ad € 10.000. Le domande ad un anno prima delle preinterventi fondiari a cancello possono essere presentate a sentazione della domanda. I aperto, per un massimo di € partire dla 20/02/2013. contrbuti vanno da 5.000 euro 1mln per le ditte individuali o a 20.000 euro. società agricole unipersonali, SCADENZA: 31/12/2013 SCADENZA: BANDO SEMe per un massimo di € 2,5mln negli altri casi. Il premio mas- >ITALIA LAVORO PRE APERTO simo erogabile è pari ad € ”Agevolazioni per le assunzio40.000,00. ni di apprendisti” >REGIONE EMILIA ROMAGNA SCADENZA: BANDO SEM- Sono stati prorogati i termi- ”Fondo per la Green EcoPRE APERTO ni previsti per l’erogazione nomy” di agevolazioni per le assun>INVITALIA - Agenzia per zioni di apprendisti effettuate Finanziamenti a tasso agevolo sviluppo e l’attrazio- a partire dal 30/11/2011. In lato per programmi di investine degli investimenti particolare sono agevolati i mento volti all’efficientamen”Agevolazioni per il subentro contratti di apprendistato per to energetico, alla produzione la qualifica e per il diploma di energia da fonti rinnovabili in agricoltura” professionale e i contratti di e alla realizzazione di impianti Finanziamenti volti a favorire apprendistato professionaliz- tecnologici che consentano la la nascita di nuova impren- zante. I contributi vanno da € riduzione dei consumi ener>BEI - Banca Europea de-


getici da fonti tradizionali. L’importo del finanziamento, di durata massima di 48 mesi, è compreso tra un minimo di 75 mila euro ed un massimo di 300.000 euro. SCADENZA: 30/04/13 >CAMERA DI COMMERCIO PARMA ”Contributi per l’assunzione di lavoratori precari” La Camera di Commercio di Parma ha pubblicato un nuovo bando che prevede la concessione di incentivi alle imprese per favorire l’occupazione locale. La CCIAA erogherà contributi a fondo perduto alle piccole e micro imprese di Parma e Provincia disposte sia ad assumere nuova forza lavoro, sia a stabilizzare i lavoratori precari. SCADENZA: 30/04/13 >CARIPARMA ”Credito alle imprese”

Il Gruppo Cariparma Crédit Agricole dà il via al progetto “Sosteniamo le eccellenze”, volto a favorire la liquidità delle imprese nazionali con uno stanziamento di 740 milioni di euro, dei quali 125 milioni sono destinati alle PMI della Provincia di Parma. Il fondo messo a disposizione da Cariparma si rivolge alle imprese del settore agricolo e dell’artigianato, ma non sono escluse le PMI del commercio, dell’industria e dei servizi. SCADENZA: BANDO APERTO >BEI - Banca Europea de-

gli Investimenti ”Incentivi per promuovere lo sviluppo aziendale” I finanziamenti previsti sono finalizzati a promuovere lo sviluppo aziendale, attraverso

prestiti a tasso agevolato e di durata variabile, a copertura massima del 50% dell’investimento previsto.

”Agevolazioni per il trasferimento d’azienda”

Il bando ha l’obiettivo di favorire il rinnovo del tessuto SCADENZA: BANDO SEM- dell’imprenditoria di tradizioPRE APERTO ne. L’avviso è infatti finalizzato a rafforzare l’appeal dei me>ISMEA stieri tradizionali supportan”Agevolazioni per il primo do la creazione, nei comparti insediamento dei giovani in produttivi della tradizione itaagricoltura” liana, di nuova imprenditoria per il trasferimento d’azienda Sono previsti interventi al fine da imprenditori con età supedi favorire l’insediamento di riore ai 55 anni a giovani imgiovani nella conduzione di prenditori di età compresa tra imprese agricole competitive. i 18 e i 35 anni non compiuti. L’agevolazione prevede con- I contributi vanno da € 5.000 tributi in conto interessi per ad € 10.000. Le domande interventi fondiari a cancello possono essere presentate a aperto, per un massimo di € partire dla 20/02/2013. 1mln per le ditte individuali o società agricole unipersonali, SCADENZA: 31/12/2013 e per un massimo di € 2,5mln negli altri casi. Il premio mas- >ITALIA LAVORO simo erogabile è pari ad € ”Agevolazioni per le assunzio40.000,00. ni di apprendisti” SCADENZA: BANDO SEM- Sono stati prorogati i termiPRE APERTO ni previsti per l’erogazione di agevolazioni per le assun>INVITALIA - Agenzia per zioni di apprendisti effettuate lo sviluppo e l’attrazio- a partire dal 30/11/2011. In ne degli investimenti particolare sono agevolati i ”Agevolazioni per il subentro contratti di apprendistato per in agricoltura” la qualifica e per il diploma professionale e i contratti di Finanziamenti volti a favorire apprendistato professionalizla nascita di nuova impren- zante. I contributi vanno da € ditorialità e il ricambio ge- 4.700 ad € 5.500. Scadenze nerazionale in agricoltura, in previste: REGIONI COMPEparticolare nel settore della TITIVITÀ - 31/03/12 REGIONI trasformazione e commer- CONVERGENZA - 31/12/2013 cializzazione prodotti agricoli. Le agevolazioni consistono SCADENZA: 31/12/2013 in contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevola- >MIUR to fino ad un massimo di € ”Programmi regionali per le 1.032.000,00. L’importo del attività produttive e la ricerca premio per il primo insedia- - periodo 2012-2015” mento consiste in un contributo a fondo perduto fino a € In via di pubblicazione il Pro25.000,00. gramma regionale per le attività produttive (crescita, SCADENZA: BANDO SEM- sviluppo e internazionalizPRE APERTO zazione delle imprese) e il Programma regionale per la >ITALIA LAVORO ricerca industriale, l’innova-

zione e il trasferimento tecnologico, che prevedono interventi a favpre delle aziende per oltre 170 mln € nel triennio 2012-2015. BANDO APERTO >INVITALIA - Agenzia per lo sviluppo e l’attrazione degli investimenti ”Incentivi per lo sviluppo del turismo”

Contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato per sostenere progetti di creazione d’impresa o l’ampliamento di aziende già esistenti e riguardanti la fornitura di servizi nei settori della fruizione dei beni culturali, del turismo. La copertura per gli investimenti previsti finanziabili può raggiungere la somma di € 516.000. BANDO APERTO ABRUZZO >REGIONE ABRUZZO ”Promozione e sviluppo contratti di rete” Il bando è rivolto alle PMI con sede legale e/o operativa in Abruzzo che hanno costituito (o hanno in progetto di costituire) una rete d’impresa. I finanziamenti a fondo perduto, vanno a coprire spese per attrezzature, impianti, brevetti, etc... con un’intensità massima pari al 50% del totale dell’investimento, fino al raggiungimento della soglia di € 40.000,00.

SCADENZA: 26/04/2013 (prorogato)

A cura della Divisione Strategia e Finanza d’Impresa Gruppo Sida T 071.28521 finanza@sidagroup.com

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

AGRO ALIMentare 72


Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte

Francois La Rochefoucoult Scrittore francese

Coordinamento dello Speciale a cura del Prof. Bruno Mezzetti, Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell'Università Politecnica delle Marche

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Terra, lavoro, impresa

C

i sono mille vie per scoprire un territorio: andare alla ricerca dei suoi prodotti tipici è una delle strade consigliate, tanto più quando la qualità della tavola diventa, come nelle Marche, elemento di attrazione turistica. Il settore agroalimentare racchiude una molteplicità di prospettive. In questo numero di ML abbiamo voluto intraprendere un percorso all’interno di un comparto suscettibile di giocare un ruolo forte per le tante eccellenze certificate: siamo sulla strada giusta? Il nostro speciale ha preso in esame il rapporto terra, lavoro e impresa, portandosi all’interno dei principali ambiti di attività, con ampio focus sul comparto vitivinicolo, che nelle Marche rappresenta un’eccellenza, come anche le recenti giornate del Vinitaly hanno

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confermato. La struttura del settore e il comportamento delle imprese che vi operano, arrivando a tracciare un profilo di coloro che gestiscono le aziende vitivinicole. Il nostro intento è stato quello di mettere in evidenza i punti di forza e di debolezza del sistema agroalimentare in generale, gli interventi che le istituzioni hanno messo in atto, le attenzioni con riferimento alla politica comunitaria. Un autorevole bilancio da parte del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania. Interessante l’intervento del direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, Bruno Mezzetti: i collegamenti tra ricerca e imprese del settore, con proiezione futura rispetto alle strategie di sviluppo.


DIPARTIMENTO DI SCIENZE AGRARIE, ALIMENTARI ED AMBIENTALI

La ricerca, l’innovazione, la formazione nelle scienze agrarie, alimentari ed ambientali

L’OFFERTA DIDATTICA Anno Accademico 2013/2014 Lauree di primo livello SCIENZE E TECNOLOGIE AGRARIE SCIENZE FORESTALI ED AMBIENTALI SCIENZE E TECNOLOGIE ALIMENTARI

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Laura di Primo Livello Curriculum in Viticultura ed Enologia Nell'anno accademico 2014/2015 è prevista l'attivazione di un corso di Laura magistrale inter-dipartimentale nella classe delle Scienze della Nutrizione Umana (LM61)

Laurea magistrale SCIENZE AGRARIE E DEL TERRITORIO Curriculum Gestione dei Sistemi Ambientali e del Territorio Curriculum Produzione e Protezione delle Colture Vegetali

Scuola di Dottorato in Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali CURRICULUM ALIMENTI E SALUTE CURRICULUM AGRARIA E AMBIENTE Master internazionale di 1° Livello in collaborazione con l’UNIDO “MASTER INTERNAZIONALE IN BIOSICUREZZA DELLE PIANTE GENETICAMENTE MODIFICATE” 196

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

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“Abbiamo avviato importanti riforme, nonostante evidenti resistenze” Pubblichiamo l’intervento che il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha scritto per ML - Mondo Lavoro di Mario Catania

D

urante il mio mandato come Ministro delle politiche agricole, ho cercato prima di tutto di sottolineare l’importanza della nostra agricoltura, del sistema agroalimentare che nel suo complesso vale oltre il 15 per cento del Pil italiano e quindi la necessità di riportare al centro dell’agenda politica nazionale i temi legati al comparto, sensibilizzando anche l’opinione pubblica sulla sua centralità. Dobbiamo prendere atto che l’agricoltura svolge un ruolo insostituibile per il nostro Paese non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale e, non da ultimo, anche da quello ambientale, dal momento che la presenza dell’agricoltura sul territorio è di per sé il primo presidio contro i dissesti idrogeologici. Per decenni l’agricoltura italiana è stata in buona sostanza rimossa dall’attenzione della classe dirigente politica e nella maggior parte dei casi le azioni da intraprendere per il comparto sono state viste solo in una prospettiva comunitaria, con una conseguente mancanza di una

politica agricola nazionale. Eppure oggi è sempre più evidente che temi come la produzione alimentare, il cibo, l’acqua e la stessa terra sono sempre più attuali e richiedono un’attenzione non certo secondaria, come ci dimostra in maniera emblematica il drammatico fenomeno del land grabbing. Riuscire a considerare nella loro effettiva importanza queste realtà significa comprendere anche il valore e il ruolo che la nostra agricoltura e i nostri agricoltori hanno.  Ecco perché in questo periodo passato alla guida del Dicastero, nonostante le grandi difficoltà dovute al grave momento di crisi che siamo stati chiamati ad affrontare e anche alle resistenze di alcune parti interessate, ho ritenuto che tra le priorità ci fosse quella di assicurare ai nostri agricoltori maggiori garanzie all’interno dei rapporti di filiera, per compensare degli squilibri di potere che hanno sempre visto penalizzati i soggetti più deboli. Così abbiamo dato vita all’articolo 62, all’interno del pacchetto di mi-

sure della legge sulle liberalizzazioni. Con questo provvedimento abbiamo fissato l’obbligo sia di contratti scritti, sia di tempi certi di pagamento, prevedendo delle sanzioni per i comportamenti sleali. L’articolo 62 oggi è una realtà e sono convinto che questa norma porterà i benefici sperati, anche con i dovuti adattamenti che saranno apportati. Ma a questo proposito è necessario sottolineare che i nostri agricoltori devono essere ben consapevoli delle opportunità che l’aggregazione è in grado di offrire loro e non devono sprecarle. Un altro provvedimento che ritengo importante ricordare, nel fare un bilancio del mio mandato, riguarda le riforme legate alle energie rinnovabili, che offrono nuove potenzialità per gli agricoltori, mantenendo come obiettivo principale del terreno la produzione alimentare che nel nostro Paese non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale, tanto che circa un quinto della popolazione può mangiare solo grazie a quanto importiamo dall’estero, il che ci pone in

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

... in questi mesi abbiamo ottenuto dei risultati molto apprezzabili per il settore rispetto alle misure contenute nel ‘Pacchetto latte’ e nel ‘Pacchetto qualità’. Inoltre, siamo riusciti ad ottenere fondi per circa 100 milioni di euro anche per l’anno in corso per l’acquisto di prodotti agricoli da distribuire ai cittadini più bisognosi

una condizione di dipendenza dagli altri Paesi. In merito a ciò, alla necessità di preservare la vocazione principale del territorio che è appunto la produzione alimentare, e anche la presenza stessa dell’agricoltura sul territorio, ricordo il disegno di legge che avevo messo a punto per la valorizzazione delle aree agricole contro la cementificazione. Questo provvedimento non è riuscito a diventare legge per la fine anticipata della legislatura e purtroppo anche per gli eccessivi ritardi che ha subito in sede di conferenza Stato-Regioni. Mi auguro davvero che possa però riprendere il suo iter il prima possibile perché ha il grande merito di affrontare una questione che per il nostro Paese è importantissima, come quella dell’abbandono delle campagne e della cementificazione. L’esigenza di fermare questi processi e invertire la rotta è ormai largamente condivisa e non solo dalle associazioni agricole o da quelle ambientaliste, ma dalla stessa opinione

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pubblica, che è sempre più sensibile a questi temi. Per quanto riguarda invece il fronte comunitario, in questi mesi abbiamo ottenuto dei risultati molto apprezzabili per il settore rispetto alle misure contenute nel ‘Pacchetto latte’ e nel ‘Pacchetto qualità’. Inoltre, siamo riusciti ad ottenere fondi per circa 100 milioni di euro anche per l’anno in corso per l’acquisto di prodotti agricoli da distribuire ai cittadini più bisognosi, grazie al programma Ue relativo agli Aiuti agli indigenti, per il quale l’Italia dovrà continuare a battersi in futuro per assicurarne la sopravvivenza, vista l’opposizione di altri Paesi membri. Si tratta di una misura importantissima, specie nel momento di difficoltà che stiamo vivendo. Solo nel 2012, infatti, il Ministero delle Politiche agricole insieme agli enti caritativi è riuscito a distribuire 126 milioni di aiuti alimentari, assistendo 3.600.000 persone. Ma a Bruxelles siamo stati impegnati

soprattutto nei negoziati per la riforma della Politica agricola comune post 2014. In questi mesi abbiamo portato avanti un dialogo continuo e serrato per riuscire a ottenere delle modifiche al testo presentato dalla Commissione europea che prevedeva condizioni penalizzanti per l’agricoltura italiana. Una tappa fondamentale delle trattative è stata quella del vertice che si è tenuto lo scorso febbraio per il quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. In questo vertice il presidente del Consiglio Monti si è saputo battere con determinazione per l’agricoltura e abbiamo portato a casa un risultato più che soddisfacente, soprattutto alla luce del contesto generale nel quale ci siamo trovati ad operare. Sebbene, infatti, ci sia stato un decremento delle risorse assegnate al primo pilastro, sul versante del secondo, relativo allo sviluppo rurale, abbiamo avuto una compensazione. Con il compromesso raggiunto dal Consiglio agricolo Ue lo scorso marzo,


Il Parlamento Europeo

abbiamo assistito a un altro momento importante. La posizione del Consiglio sulla nuova Pac, che precede la fase del Trilogo, presenta miglioramenti rispetto alla proposta originaria della Commissione Ue. Mi riferisco per esempio alla definizione di ‘agricoltore attivo’ che, secondo il testo uscito dal Consiglio, individua il vero agricoltore consentendoci così di sostenerlo nel modo più adeguato. Anche rispetto alla misura del greening c’è stata una modifica con il nuovo assetto tripartito, che prevede l’obbligo della diversificazione delle colture sulla base delle dimensioni delle aziende in tre livelli. Così si eviteranno ripercussioni pesanti per i nostri agricoltori. In merito invece ai programmi di sviluppo rurale, il Consiglio prevede un nuovo assetto che in pratica funzionerà come un vero e proprio ‘contenitore’ nazionale’, all’interno del quale inserire tutte quelle misure che sarebbe illogico includere nei Psr regionali. Anche per il settore vitivinicolo e per quello ortofrutticolo ci

sono novità positive, come la proroga dei diritti di impianto per il settore vitivinicolo e l’equiparazione delle associazioni di Organizzazioni produttive alle Op vere e proprie. Inoltre, sul versante delle assicurazioni e dei fondi mutualistici, la percentuale di finanziamento pubblico è stata alzata al 75 per cento, mentre nella proposta originale era del 65 per cento. Un elemento importante che permette di facilitare una maggiore diffusione degli strumenti assicurativi tra i nostri agricoltori. Ora ci troviamo di fronte a una fase senza dubbio delicata come quella del Trilogo e sarà necessario che l’Italia vigili per evitare arretramenti. Poi sarà importante che si lavori a una rapida ed efficace applicazione della riforma in ambito nazionale, operando in maniera opportuna le decisioni che la riforma delega agli Stati membri, come per esempio la scelta dei prodotti ai quali destinare gli aiuti accoppiati, la definizione delle caratteristiche dell’agricoltore attivo e

la programmazione dei Psr. Per il futuro della nostra agricoltura mi auguro perciò che chi prenderà la guida del Ministero delle Politiche agricole possa portare avanti in modo proficuo quanto abbiamo fatto finora sia per la conclusione del negoziato a Bruxelles che in ambito nazionale, dove uno dei problemi più sofferti dai nostri imprenditori è quello della burocrazia. Il governo Monti è riuscito, tra mille difficoltà, ad avviare un percorso di riforme ma, come ci dimostra il caso delle Province, le resistenze incontrate sono state forti. Servono scelte di fondo da parte delle forze politiche, necessarie per andare oltre il momento di crisi che stiamo vivendo. Il nostro agroalimentare, grazie alla grande qualità che esprime, è stato in grado di offrire un modello da seguire ed è fondamentale che se ne tragga una lezione importante. Dobbiamo puntare sulla valorizzazione delle imprese, sulla capacità di stare sul mercato e di vincere a livello internazionale.

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

“Un centro per le aziende e il lavoro” Bruno Mezzetti, Direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, lancia una proposta: “Destinare i contributi della Regione esclusivamente ai progetti che abbiano un’applicazione concreta sul territorio” di P. Duranti

P

rofessore, il Dipartimento di Agraria di Ancona è molto attivo nei rapporti con il mondo delle imprese agroalimentari del territorio, anche sul piano delle collaborazioni nella ricerca. E’ un effetto della Riforma Gelmini? “Le importanti collaborazioni instaurate tra il nostro Dipartimento e il mondo produttivo – marchigiano ma non solo – nascono ben prima della riforma dell’ordinamento universitario, a testimonianza dell’alta propensione, mia e dei miei colleghi, ad essere a fianco delle imprese e dei giovani che in questo settore possono trovare ampie soddisfazioni. Certo, la riorganizzazione della struttura universitaria dettata dalla riforma ci ha imposto di riflettere ulteriormente sulle potenzialità che un centro universitario come il nostro può esprimere sul territorio”.

in linea con le esigenze del mercato. In prospettiva vorrei arrivare a costituire un tavolo di confronto con le imprese utile a questo obiettivo."

Cioè? “Considerato che tra i criteri di valutazione di un corso universitario vi è anche, giustamente, il rapporto con il mondo del lavoro, dobbiamo proseguire con forza lungo la linea già tracciata, preoccupandoci di fornire percorsi formativi

è anche per questo che state lavorando alla revisione e all’allargamento della vostra offerta formativa? “Per l’anno accademico 2013-2014 stiamo lavorando per apportare alcune modifiche ai 3 corsi di Laurea attivi (Scienze e Tecnologie Agrarie, Scienze Forestali

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Ci state riuscendo? “I dati dicono di sì. Per i laureati del nostro Dipartimento l’indice di occupazionalità si aggira attorno all’80-85 per cento; ciò significa che più di otto laureati su dieci trovano un’occupazione con uno stipendio accettabile – in ambito pubblico o privato - entro tre anni dal conseguimento del titolo di studio. Ora stiamo cercando di coinvolgere maggiormente le aziende: mi piacerebbe che ci vedessero come un partner, impegnato da un lato a formare oggi i ragazzi che domani lavoreranno da loro, e dall’altro a supportarle nelle attività di ricerca e sviluppo e di formazione continua del loro personale".

ed Ambientali e Scienze e Tecnologie Alimentari) e alla Laurea Magistrale in Scienze Agrarie e del Territorio) con l’obiettivo di più lineari e ancora migliorare il percorso didattico. A questo poi si aggiunge l’attivazione di un Curriculum in Viticoltura ed Enologia, della durata di un anno, che si inserisce all’interno del corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie. In tal modo cerchiamo di dare una risposta concreta alle esigenze manifestate sul territorio, visto che quello vitivinicolo è un settore prioritario nella nostra regione. Questo lavoro è preliminare per ulteriori modifiche che stiamo già programmando per l’anno accademico 2014-2015, dove prevediamo l’attivazione di 2 nuovi corsi di Laurea Magistrale inter-dipartimentale, il primo nell’ambito delle Scienze degli Alimenti e della Nutrizione Umana e il secondo in quello delle Scienze e Tecnologie Forestali ed Ambientali”. Inter-dipartimentale perché realizzato in collaborazione con altri Dipartimenti? “Sì, con Medicina ed Ingegneria. Il primo risultato di questo nuovo programma vuole essere quello di consolidare l’ap-


proccio interdisciplinare del nostro Ateneo, fondamentale per formare laureati con un bagaglio formativo più ampio ed interdisciplinare utile a meglio rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro. La prima Laurea Magistrale è destinata prevalentemente ad offrire agli studenti interessati al settore degli alimenti e della nutrizione una formazione sugli elementi composizionali degli alimenti e i loro benefici per la salute del consumatore. Lo studio dell’ambiente e del territorio secondo una prospettiva agraria ed ingegneristica sarà invece l’obiettivo della seconda Laurea Magistrale in preparazione. Entrambe queste nuove competenze specifiche, sono convinto, saranno molto apprezzate dalle aziende e dal mercato del lavoro”. Lei prima ha accennato alle attività di ricerca di cui necessitano le imprese. Vi sono collaborazioni in atto? “Quando si parla di ricerca, si sa che in Italia la situazione non è affatto semplice. I contributi pubblici sono diminuiti, a causa della contrazione di risorse generatasi in generale. Nonostante ciò,

stiamo andando comunque avanti con importanti accordi, realizzati con enti e aziende nazionali e internazionali e anche tramite la creazione di alcuni spin off di matrice pubblico-privata che stanno diventando un importante strumento di trasferimento dell’innovazione creata dal D3A”. Di cosa si occupano questi progetti? “Di biomasse ed agroenergia, innovazione nelle aziende agroalimentari, protezione ambientale e sviluppo di servizi con scuole ed aziende”. Gli imprenditori marchigiani del settore vengono aggiornati sulle vostre iniziative? “Forse non comunichiamo abbastanza … Obiettivamente, penso che i risultati delle nostre attività – in termini di applicazioni scientifiche, pubblicazioni, incontri formativi, workshop organizzati secondo un taglio decisamente operativo e destinati agli addetti ai lavori – non vengano adeguatamente trasmessi ai nostri imprenditori. Nel prossimo futuro ci sarà di certo un più importante impegno sulla comunicazione".

A proposito della carenza di contributi pubblici, lei cosa propone? “Un’idea potrebbe essere quella di destinare i contributi degli enti locali (la Regione se decide di destinare risorse per la ricerca in agricoltura) esclusivamente ai progetti che abbiano un’applicazione concreta sul territorio oppure risultino in grado di fornire alle aziende progettualità innovative finalizzate a sviluppare nuovi prodotti, modernizzare la rete commerciale, ecc. Molti colleghi hanno progetti finanziati da programmi europei e nazionali, spesso i risultati di questi progetti raramente vengono trasferiti a livello locale. Anche pochi contributi locali finalizzati al trasferimento di questi importanti risultati ottenuti grazie ad altri finanziamenti potrebbero portare un grande beneficio".

“Anche con il nuovo Curriculum in Viticoltura ed Enologia cerchiamo di dare una risposta concreta alle esigenze dei nostri giovani e delle imprese del territorio in un settore prioritario” 81


SPECIALE: AGROALIMENTARE

Maffy Camera Cafè: dove assaporare il gusto della vita di B. Beleggia

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el centro di Camerano, in Piazza Roma, sorge il Maffy Camera Cafè: un locale che si contraddistingue per il suo carattere innovativo, ma che affonda le sue radici nelle tradizioni e nella storia locale. Agnese Carlini, la titolare, è, infatti, figlia d’arte: la storica Trattoria Mafalda del Poggio è stata fondata dalla sua famiglia e lei ha ereditato l’amore per la qualità e l’arte dell’accoglienza. Il Maffy spicca per la sua forte identità: il locale è arredato elegantemente, con uno stile a cavallo tra l’etnico e il vintage. A partire dalle 10 ogni mattina si può provare la colazione all’inglese con prodotti genuini fatti in casa, come ciambelle, crostate e altre golosità che è la stessa Agnese a preparare. Fino alle 11 di sera si possono gustare piatti originali, dai “paccasassi” alle zuppe di legumi, dalla carne al pesce, senza limiti di orario. La filosofia 82

di Maffy è quella di offrire una cucina sana, genuina, a base di prodotti naturali. Il locale è fortemente specializzato negli aperitivi-cena, che permettono di gustare stuzzicherie e piatti vari, anche in base alla stagione: d’inverno, infatti, vanno per la maggiore i salumi, i formaggi, le marmellate, mentre d’estate prendono più spazio le varietà di pesce; il tutto accompagnato dai preziosi vini del territorio. Con la bella stagione il Maffy, che quest’anno ha compiuto cinque anni, diventa meta di chi ama la “movida”, con serate davvero originali: dalla tenda beduina alle serate a tema, che spaziano dal whyte dress code al total agrumi o alla cena tirolese. L’incantevole giardino circostante, curato da Ciavattini Garden, offre la possibilità di godere degli spazi anche all’aperto e di passeggiare scalzi sul prato.

Agnese che si è formata al Panzini di Senigallia e ha sempre lavorato nel settore della ristorazione, sta preparando per i suoi ospiti un calendario di eventi davvero imperdibile. Puntate il navigatore su Maffy e non perdete l’occasione di assaporare, in ogni senso, il gusto della vita.

Maffy partecipa a un Terre del Conero, le loca progetto di filiera ima on promosso dall’om a società cooperativ rale e dal Parco natu e di del Conero, al fin ti ot valorizzare i prod del territorio

Maffy Camera Cafè Piazza Roma 33 Camerano (AN) Tel. 071731476 Cell. 3471660725 maffycameracafe@hotmail.it


SPECIALE: AGROALIMENTARE

Agriturismo? Un’opportunità professionale Stress delle città, ritmi frenetici, mancanza cronica di tempo. Tutti fattori che hanno portato molte persone a pensare, almeno una volta nella vita, di mollare tutto e di aprire un agriturismo, in uno dei tanti luoghi incantevoli delle nostre campagne. Alcuni questo progetto lo hanno anche realizzato, ma per molti rimane un pio desiderio: da cullare nei pochi e brevi momenti di pausa dalla frenesia di A. Tenan Ciò che altri Paesi non riusciranno mai a copiarci e replicare ad un prezzo più basso è il nostro vero patrimonio: la bellezza del territorio, l’arte, la cultura. E l’agriturismo è il punto di incontro degli elementi che costituiscono i fondamenti dell’identità di questo nostro Paese, che deve distinguersi se vuole uscire dal circolo vizioso del prodotto uguale in tutto il globo. Un mondo, quello legato all’agriturismo, che ci propone anche il recupero delle “vecchie” professioni, andate perdute perché non ritenute più remunerative o non socialmente degne. Recuperare e incominciare a tramandare di nuovo le vecchie abilità in campo alimentare, riprendendo antiche ricette, dettate dalle stagioni e dai luoghi, insomma dalle leggi e dai ritmi della natura, e saper conoscere le attività di produzione legate alla terra. La gestione dell’agriturismo com-

porta non solo personale che accolga i clienti con professionalità e sorriso, che pulisca le camere e cucini, ma anche il saper lavorare i prodotti della natura, per offrire qualcosa di unico. Mentre, sino a qualche anno fa, le case erano vecchi casolari e le stanze improntate a mobili spartani, oggi vi è stato anche un recupero dell’estetica e del comfort degli ambienti. Non solo evasione e contatto con la natura, ma anche possibilità di divertirsi e di imparare nuove materie o specializzarsi nelle proprie passioni. Sempre più attività, sempre più comodità, sempre più eventi e iniziative hanno reso oggi le vacanze in agriturismo molto più allettanti di una volta e ci possiamo trovare di tutto, dal corso di cucina rustica - dove possiamo imparare a fare le tagliatelle fatta in casa come quelle della nonna - ai corsi di erbologia medica dove impariamo a riconoscere le piante che

hanno virtù benefiche per il nostro corpo. Troviamo completi centri di fitness e cure termali per rilassarsi e purificarsi fino agli sport estremi come il kayak. Di conseguenza, anche professionisti di svariati settori possono trovare opportunità presso le strutture agrituristiche. Quindi non solo la nobile arte di tornare a fare le marmellate, il pane, l’olio e il vino, ma anche trainer sportivi, conoscitori in materia botanica, cuochi, massaggiatori ed esperti nel settore wellness, allevatori equini, fotografi con la passione dell’insegnamento e la lista si potrebbe allungare di molto, il tutto con il valore aggiunto di vivere a contatto con il più grande patrimonio della Penisola: la bellezza e la pace del territorio.

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Agroambientale: fare nuova impresa per salvare l’economia… e il pianeta Esistono città nel mondo dove sono diventati già realtà dei progetti che raccontati a noi sembrano pura fantascienza; eppure in molti casi il loro cuore pulsante parla italiano

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mmaginate una metropoli moderna dove lo skyline è dominato da imponenti grattacieli e dove si sente chiaramente il rumore di fondo di una grande città che vive e prospera. Immaginate di sentire i clacson, il traffico delle automobili e le sirene delle navi; immaginate di vedere aerei decollare ed atterrare di continuo, caricando e scaricando merce, uomini d’affari e turisti a ciclo continuo. E ora immaginate, proprio all’interno di questo enorme insediamento umano, una foresta: alberi alti dai 25 ai 50 metri, gigantesche e variopinte presenze che offrono la loro ombra durante il giorno, ma che esplodono in un tripudio di luci la notte; fiori ovunque, orchidee e felci arrampicate sugli enormi tronchi, e farfalle che danzano tra petali e foglie di ogni tipo. Ma, già che ci siamo, osiamo di più: immaginate camminamenti aerei

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altissimi che vanno da un albero all’altro, offrendo ai visitatori di questa foresta un panorama mozzafiato, immerso nei profumi e nell’aria pura che in teoria non dovrebbero affatto appartenere ad una megalopoli. Beh, aggiungo che questi alberi sono artificiali, ma ognuno è ricoperto da circa 180 mila piante vere e tra le specie più varie, e vi racconto pure che si tratta invero di centrali ad energie rinnovabili (solare in cima alle chiome e motori a biomassa nel sottosuolo) che producono energia pulita per sostenere ogni anno più di mille abitazioni (e un’immensa serra dove è stato fedelmente riprodotto un ambiente tropicale montano, con tanto di cascate), assorbendo CO2 anziché produrla (grazie alla vegetazione), e che accumulano condensa dal sottosuolo e pioggia dal cielo per automunirsi

dell’acqua di cui tutto quel vero e proprio ecosistema ha bisogno. Sono orti botanici, centrali ad energie rinnovabili, luogo di incontro e rigenerazione per gli abitanti della città e fonte infinita di interesse (e reddito) per il mercato turistico internazionale. La città è Singapore e non vi sto raccontando nessuna favola: solo la meraviglia di un progetto che è diventato realtà e che dimostra che l’essere umano, quando ci si mette di buzzo buono, le cose le sa fare davvero alla grande. Ma sbraghiamoci: nella stessa città è stata aperta una delle prime (se non la prima in assoluto) aziende agricole verticali, che utilizza la bioarchitettura, le strutture ad impatto ecologico controllato, le fonti rinnovabili e le tecniche di coltura idroponica per produrre derrate alimentari su superfici ridotte (la strut-


“La città è Singapore e non vi sto raccontando nessuna favola: solo la meraviglia di un progetto che è diventato realtà e che dimostra che l’essere umano, quando ci si mette di 'buzzo buono', le cose le sa fare davvero alla grande”

tura è realmente verticale, una sorta di “grattacielo agricolo”), con un uso praticamente nullo di fertilizzanti ed insetticidi, cicli di coltura più intensi e ripetuti nell’anno e, anche in questo caso, sostanzialmente assorbendo CO2 anziché produrla. Poi guardo le Marche e vedo la continua fagocitazione da parte di quantità enormi quanto inutili di cemento ai danni del nostro bello (e sempre più scarso) territorio; vedo località turistiche dalle alte potenzialità venire invece vessate e mortificate da un’edilizia insensata e, concedetemelo, troppo spesso davvero di cattivo gusto; vedo la crescita incontrollata di strutture di vario tipo che trasformano irreversibilmente il terreno, depauperandolo di tutta una serie di vantaggi competitivi che dovevamo invece sfruttare in modo proficuo e costruttivo. Ma,

soprattutto, posso constatare la disoccupazione, il malcontento, la frustrazione, specialmente dei giovani. Non so, vogliamo anche fare un po’ di vilipendio alla Bandiera, giusto per avere a nostro carico un panorama esaustivo di reati? Io dico che probabilmente dobbiamo imparare a cambiare davvero. E non si tratta di utopie e romanzi, ma di verità incontrovertibili che stanno già funzionando altrove. Il cruccio maggiore è che alle spalle delle meraviglie di Singapore (e già che ci sono ricordo che i Giardini Pensili di Babilonia erano già stati concepiti secondo progetti del tutto similari) e di tante altre città ci sono menti italiane. Non credo che vi sia altro da aggiungere, si rischia di scadere nel “già detto”, che di per sé non fa poi tanto male, che è così mainstream…

Spero solo che, siccome alla base di ogni forma di reale cambiamento proattivo e positivo c’è l’informazione, queste semplici poche righe servano a qualcuno per dare uno sguardo fuori dalle nostre finestre e iniziare a chiedersi “perché no?”.

Michele Barchiesi Gruppo Sida m.barchiesi@sidasrl.it Tel. 071.28521

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Le molteplici “facce” dell’attività agricola Dal coltivatore diretto alle società I.A.P.: uno sguardo d’insieme di *Francesco Corallini Garampi

È

noto come il Legislatore, fin da tempi meno recenti, abbia posto particolare attenzione al settore agricolo e riservato, a favore dei coltivatori e degli imprenditori agricoli, un trattamento tendenzialmente di favore rispetto alle imprese commerciali. Già il Codice Civile del 1942 aveva riservato ampio spazio alla disciplina dei contratti agrari e tutelato la figura del coltivatore diretto (si pensi anche solo alla stessa prelazione agraria); sempre in quella sede, poi, si era provveduto a individuare i caratteri distintivi dell’impresa agricola (art. 2135 c.c.). Questi tradizionali istituti hanno costituito le fondamenta per l’evoluzione di tutta la successiva legislazione speciale del settore agroalimentare la quale, sebbene non sempre di agevole interpretazione, si è mossa nella direzione di garantire ulteriori tutele ed incentivi a coloro che, a vario titolo, volessero dedicarsi al cosiddetto settore “primario”. Dal 2001 al 2005, sulla scorta del Regolamento CE n. 1267/1999, si è assistito ad una complessa riforma del diritto agrario

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che ha rivoluzionato la disciplina dell’impresa agricola e ha introdotto, come si vedrà, nuove figure professionali e imprenditoriali. La prima grande novità di questo processo di modernizzazione è stata la riscrittura, ad opera del D.Lgs. n. 221/01, del citato art. 2135 c.c. Con questo intervento è stato enormemente esteso l’ambito delle attività agricole, considerando come tali non più solo quelle tradizionali (coltivazione del fondo, selvicoltura e allevamento), ma anche le cosiddette “attività connesse”, vale a dire la “manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione” dei prodotti ottenuti prevalentemente dalle prime. Conseguenza immediata e diretta di questa riforma è stata l’attrazione nell’alveo dell’attività agricola di molte attività tipicamente “commerciali” (si pensi solo alla “commercializzazione” stessa dei prodotti legati al fondo), con tutte le semplificazioni e le agevolazioni conseguenti (in primis, l’esonero dalla tenuta dei libri

contabili, la non assoggettabilità a fallimento e rilevanti agevolazioni fiscali). Già questa prima riforma ha delineato, nei fatti, i tratti di un nuovo “imprenditore agricolo” il quale, ai sensi dello stesso decreto, dev’essere iscritto al Registro delle Imprese per l’opponibilità ai terzi dei dati dichiarati (dunque non solo, come in passato, a meri fini anagrafici), potrà vendere direttamente (senza autorizzazioni previste dalle leggi per il commercio) e potrà offrire servizi (valorizzazione dei propri prodotti, agriturismo, enologia, ecc.). Il processo di riforma è stato poi ultimato con l’emanazione del D.Lgs. n. 99/04 (successivamente modificato dal D.Lgs. n. 101/05) il quale, per ciò che qui più interessa: ha introdotto la figura dell’ “imprenditore agricolo professionale” (I.A.P.), abrogando la precedente figura dell’ “imprenditore agricolo a titolo principale” (I.A.T.P., introdotto dall’art. 12, L. n. 153/1975 e disciplinato, sotto l’aspetto pensionistico, dalla L. n. 233/90) ed applicando al primo, ampliandole, le agevolazioni prima riservate quest’ultimo;


• ha esteso tale qualifica anche alle società; • ha affidato alle Regioni e all’Inps l’accertamento e la certificazione del possesso dei requisiti per accedere alle agevolazioni fiscali e previdenziali. Prima di entrare nell’analisi della peraltro scarna normativa, è opportuno sottolineare subito che lo I.A.P. è una sottocategoria “qualificata” dell’imprenditore agricolo ex art. 2135 c.c. e non costituisce un’ulteriore figura civilistica; ciò significa che, per tutto ciò che non sia specificato dalla legge istitutiva, occorre fare riferimento alla disciplina generale, appunto, dell’imprenditore agricolo. In sintesi, il soggetto che integri i requisiti I.A.P. gode delle stesse agevolazioni fiscali del coltivatore diretto (e che verranno segnalate più avanti), agevolazioni che prima erano riconosciute (in misura minore) allo I.A.T.P. Ai sensi dell’art. 1, comma 1, D. Lgs. n. 99/04, è “imprenditore agricolo professionale” chi, “in possesso di conoscen-

ze e competenze professionali ai sensi dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, dedichi alle attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro” (norme in deroga sono previste poi per coloro che operano in zone svantaggiate). Dalla norma risulta che tre sono i requisiti per configurare lo I.A.P.: il possesso di conoscenze o esperienze documentabili nel settore agricolo, il requisito del tempo dedicato e quello del reddito percepito. Per espressa previsione, la definizione, il riconoscimento e l’accertamento dei suddetti requisiti sono di competenza delle Regioni (le quali operano attraverso gli Assessorati all’Agricoltura) e, per ciò che attiene agli obblighi previdenziali e contributivi, dell’I.N.P.S. Senza entrare eccessivamente in dettaglio, si ricordi

poi che, al fine di ottenere le agevolazioni in materia di imposte indirette e creditizie di cui si dirà tra breve, lo I.A.P. (o chi ha presentato domanda per ottenerne la qualifica) deve altresì essere iscritto alla relativa gestione previdenziale separata dell’I.N.P.S. Ma la novità più dirompente del 2004 è stata sicuramente quella introdotta dall’art. 2 del D.Lgs. n. 99 (così come modificato dall’art. 2 del D.Lgs. n. 101/05), vale a dire l’estensione delle suddette agevolazioni, a determinate condizioni, anche alle società che abbiano per oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’art. 2135 c.c. In sintesi, il secondo comma dell’articolo citato prevede che la qualifica di “imprenditore agricolo professionale” possa essere attribuita non solo all’imprenditore persona fisica ma anche all’imprenditore persona giuridica, sia esso società di persone, società di capitali o società cooperativa. A tal fine, la legge richiede che all’interno della compagine sia presente almeno un socio (o un amministratore in caso di

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SPECIALE: AGROALIMENTARE società di capitali o, ancora, un amministratore per le cooperative che sia anche socio) con la qualifica di I.A.P. per “riqualificare” l’intera società come I.A.P. e accedere, di conseguenza, alle agevolazioni per questo previste. Come anticipato, le agevolazioni estese allo I.A.P. sono quelle in materia di imposte indirette e creditizie spettanti ai coltivatori diretti disciplinate, in via generale, dalla L. n. 604/54 e dalla L. n. 590/65. Esse operano in relazione a determinati atti di trasferimento a titolo oneroso di fondi rustici (compravendita, permuta, enfiteusi, affitto, ecc.) e, in sintesi, consistono nel pagamento in misura fissa sia dell’imposta di registro (168 euro anziché il 15% del valore o, per lo I.A.T.P., dell’8%) che dell’imposta ipotecaria. A queste si aggiungono ulteriori vantaggi tipici dei coltivatori diretti, quali, ad esempio, l’applicazione del regime speciale Iva, il diritto di prelazione e di riscatto di terreni agricoli, il credito d’imposta per gli investimenti e la tassazione del reddito su base catastale. Lo stesso art. 2 del D.Lgs. n. 101/05, al

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comma 4-bis, estende infine le agevolazioni citate (previste per coltivatore diretto e I.A.P.) anche alle società agricole di persone con almeno un socio coltivatore diretto, alle società agricole di capitali con almeno un amministratore coltivatore diretto, nonché alle cooperative con almeno un amministratore socio coltivatore diretto, purché detti soci siano iscritti nella relativa gestione previdenziale I.N.P.S. Con quest’ultima apertura il Legislatore ha dunque offerto un’amplissima possibilità di scelta in relazione alle concrete modalità di esercizio dell’impresa agricola, tanto da potersi oggi individuare le seguenti figure: • coltivatore diretto; • “I.A.P.” persona fisica; • società agricola (di persone, di capitali o cooperativa) non in possesso dei requisiti “I.A.P.”; • società agricola (di persone, di capitali o cooperativa) “I.A.P.”; • società agricola (di persone, di capitali o cooperativa) “coltivatore diretto”.

Alla luce di questa sintetica panoramica sull’argomento, può legittimamente concludersi che le figure dello “I.A.P.” e della “società agricola coltivatore diretto” si inseriscono a pieno titolo in quella politica economica d’incentivo e modernizzazione del settore agricolo già fortemente caldeggiata in ambito comunitario dalla fine degli anni Novanta. Come si è visto, la nuova qualifica di “I.A.P.” o di “società agricola coltivatore diretto” permette di adottare forme complesse di attività senza tuttavia perdere i principali vantaggi di chi, ancora oggi, si dedica in prima persona alle attività agricole. Concludendo, gli interventi legislativi in commento non possono che essere accolti con favore dagli operatori del settore. È innegabile, infatti, che questi strumenti stimolano l’esercizio dell’attività agricola in forma aggregata, consentendo alle aziende di superare i limiti dimensionali, di recuperare la competitività e di aprirsi al mercato globale attraverso strutture imprenditoriali adeguate e moderne. * Avvocato


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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Cibo online, come acquistano gli italiani? Ormai nel 2013, in piena era moderna, non possiamo non renderci conto di come il web sia entrato in maniera drastica e radicale nella nostra vita. ‘Connessi’ possiamo fare praticamente tutto. E la rete ha cambiato anche il nostro modo di procurarci beni e servizi. Chi di noi non ha comprato un viaggio, un paio di pantaloni, un telefonino o altro tramite web?

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a qualche tempo il gusto dello shopping online ha captato anche il settore agroalimentare, che se stenta un po’ rispetto agli altri è per il fatto che il consumatore risulta ancora scettico ad acquistare alimenti via web, senza vederli fisicamente

Tuttavia sempre di più anche i consumatori italiani, storicamente legati alla cucina, si stanno convertendo a questo tipo di acquisti. E sono in molti ormai, soprattutto i giovani, a cimentarsi nella vendita online di prodotti. Certo è che vendere prodotti online è come vendere prodotti fisicamente, nel senso che, a parte le dovute differenze, si mette in piedi una vera e propria attività che necessita quindi di svariate prerogative. Bisogna rimarcare che se l’e-commerce riguarda la vendita di prodotti alimentari, è necessario soddisfare alcuni requisiti: avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla Regione; avere esercitato in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di 90

prodotti alimentari; essere stato iscritto nell’ultimo quinquennio al registro degli esercenti di commercio. In caso di problemi con la modulistica presentata, il Comune ha tempo 30 giorni per contattare il richiedente, in mancanza vige la regola del silenzio assenso. Insomma, il commercio online è una bella e soprattutto comoda novità per il mondo moderno; certamente, come tutte le novità, sta attraversando una fase sperimentale, e solo il tempo ci dirà se tale pratica avrà successo a lungo termine oppure si fermerà allo step di esperimento. A trainare l’export dei prodotti agroalimentari italiani é proprio l’e-commerce. Lo conferma una ricerca effettuata da Esperya, la bottega gastronomica online. La crescita dell’export dell’8 per cento rispetto al 2011 é dovuta in gran parte ad internet. In Corea del Sud, secondo la ricerca, gli utenti che usano internet per fare acquisti sono il 99 per cento, in Germania e Gran Bretagna il 97 per cento, mentre l’Italia é al 18° posto di questa classifica con l’89 per cento. Dunque il potenziale é enorme, e anche nel nostro Paese il fatturato del settore

agroalimentare online cresce a due cifre. Nel 2012 sono stati spesi 190.716.000 euro per acquistare prodotti alimentari sul web in Italia, in aumento del 15 per cento rispetto all’anno precedente. Esperya ha riscontrato un 6 per cento di aumento nel mercato estero. La Germania é il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani con un giro d’affari di circa 4 miliardi di euro; nell’e-commerce i prodotti italiani piú acquistati sono la pasta, le conserve di pomodoro e i dolci. (Fonte: agroalimentarenews)

Sara Gatti Gruppo Sida s.gatti@sidagroup.com Tel. 071.28521


Terra fertile per i giovani Durante il boom economico italiano abbiamo assistito a ondate migratorie provenienti dalle campagne e dirette verso le città, cuore del nuovo sviluppo che a partire dagli anni ’50 ha garantito benessere e prosperità alla stragrande maggioranza della popolazione. Oggi il vento è cambiato, radicalmente …

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ono sempre di più, infatti, le persone che, un po’ per motivi economici (gli affitti in città sono inaccessibili per molti, per non parlare di un’eventuale ipotesi di acquisto), un po’ per quel bisogno di pace e tranquillità che la città, oggi come ieri, non riesce in alcun modo a garantire, scelgono di andare a vivere in campagna. E sono sempre più frequenti i casi di persone che non si limitano a trasferirsi fisicamente, bensì intraprendono la strada del lavoro nel settore agricolo, diventando veri e propri imprenditori. E tra questi sempre più numerosi sono i giovani, che, grazie a forza di volontà, sacrificio, passione e agli aiuti di natura finanziaria che provengono dallo Stato, dall’Unione europea e dalle amministrazioni locali, diventano veri e propri coltivatori diretti. Proprio in quest’ultimo ambito sono presenti contributi a livello nazionale che possono arrivare fino ad due milioni e mezzo di euro per la costituzione di nuove società da parte di giovani con età inferiore ai 35 anni, finalizzate alla produzione di beni in agricoltura: gli aiuti sono erogati in parte con un contributo a fondo perduto e in parte con un finan-

ziamento a tasso agevolato, a copertura degli investimenti previsti fino al 70 per cento dell’importo ammesso. Dello stesso tenore sono i finanziamenti previsti per l’ampliamento di realtà aziendali presenti da almeno tre anni, condotte da giovani under 35. Anche per coloro i quali volessero inserirsi nella filiera agricola, sono presenti aiuti fino a 129mila euro per la costituzione di società finalizzate alla trasformazione e/o commercializzazione di prodotti agricoli. Sono inoltre previsti incentivi per il primo insediamento, destinati a sostenere l’acquisto del terreno e l’avvio delle nuove attività da parte di giovani agricoltori, in possesso dei titoli di studio e dei requisiti idonei. Infine, per favorire gli investimenti nel settore primario e per incrementare lo sviluppo dell’imprenditoria agricola, sono previste agevolazioni per i giovani agricoltori professionali con età inferiore ai 40 anni, che subentrano a un parente entro il terzo grado nella conduzione dell’azienda familiare. I progetti sviluppati in tal senso devono prevedere, tra l’altro, la riduzione dei costi di produzione, il miglioramento della produzione e la tutela/promozione delle attività

agricole. Un altro ramo d’attività fondamentale è quello del sostegno alla green economy, attraverso il quale si punta a migliorare l’impatto dell’attività agricola sul territorio e sull’ecosistema. Da non dimenticare, poi, gli aiuti previsti dal Piano di sviluppo rurale 2007-2013, finalizzati anch’essi ad incentivare l’insediamento di giovani agricoltori nel territorio. I principali enti promotori ai quali poter fare riferimento sono il Ministero dello Sviluppo economico, Invitalia, il Ministero delle Politiche agricole e l’Ismea. Accanto a questi macro incentivi, le singole Regioni si stanno muovendo in maniera autonoma e diretta, promuovendo lo sviluppo del settore agricolo attraverso la concessione di contributi di varia natura anche ai singoli settori, dal vitivinicolo al cerealicolo, passando per quello dell’allevamento, finalizzati sia alla nascita di nuove attività imprenditoriali, sia allo sviluppo di quelle già presenti sul territorio. Nicasio Riggio Gruppo Sida n.riggio@sidagroup.com Tel. 071.28521

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Una mano può arrivare dal fisco L’obiettivo di questo lavoro è quello di evidenziare come il settore agricolo possa essere aiutato, in primis, a sopravvivere e poi a diventare una risorsa importante per il futuro, sulla scia di tante piccole realtà che hanno già individuato la strada da seguire. Purtroppo, però, bisogna iniziare citando alcuni provvedimenti che vanno nella direzione opposta…

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nfatti, una delle ultime eredità lasciate dal Governo Monti è la Legge di Stabilità 2013, che ha introdotto due novità in materia di tassazione del settore agricolo. La prima ha introdotto per gli anni 2013, 2014 e 2015 una rivalutazione del 15 per cento dei redditi dominicali ed agrari dei terreni (5 per cento per i terreni posseduti da coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali iscritti nella corrispondente gestione previdenziale). La seconda riguarda l’abolizione del regime di determinazione catastale dei redditi per le società agricole operanti sotto forme commerciali (snc, srl e società cooperative) a partire dal 2015. Mentre la normativa dovrebbe favorire la crescita dimensionale delle imprese agricole e la costituzione di forme associative, tale norma sembra invece andare proprio nella direzione opposta. E’ pur vero che la fiscalità del settore agricolo è stata sempre caratterizzata da trattamenti di favore per poter consentire la sopravvivenza del comparto ed evitare lo spopolamento delle zone rurali: attualmente, ad esempio, vi è un regime

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speciale Iva e il regime naturale di tassazione ai fini delle imposte dirette è quello su base catastale. A tali trattamenti vanno poi aggiunti i contributi che arrivano dall’Unione europea. Considerando, però, il particolare periodo storico che vede i settori secondario (imprese manifatturiere in particolare) e terziario in difficoltà, potrebbe essere utile incrementare maggiormente l’attenzione sul settore agricolo e/o agroalimentare per poter creare occupazione e sviluppo. Come? Di seguito indichiamo alcune proposte: • Detassazione per gli investimenti effettuati nelle aziende agricole, al fine di incentivare l’innovazione ed aumentare la qualità delle produzioni. L’agevolazione potrebbe assumere la stessa forma delle reiterate leggi “Tremonti” ed essere introdotta in via definitiva esclusivamente per il settore agricolo, andando ad incentivare soltanto gli investimenti che portino innovazione e che consentano il raggiungimento di un prodotto di maggiore qualità. • Agevolazioni fiscali per gli imprenditori

agricoli che intendono ristrutturare i fabbricati rurali strumentali all’attività, attraverso l’estensione della detrazione del 50 per cento esistente sulle ristrutturazioni edilizie di immobili abitativi. • Favorire - attraverso particolari agevolazioni previste in tema di imposte indirette, di successione e di donazione - il passaggio generazionale delle aziende agricole. L’importanza di un provvedimento del genere può essere evidenziata da alcuni casi concreti: ad esempio, la rinascita e il grande successo del comparto vitivinicolo italiano degli ultimi decenni sono stati possibili soprattutto grazie all’intervento delle nuove generazioni che hanno approcciato alla cantina e al modo di fare il vino con una nuova mentalità.

Roberto Antonella Gruppo Sida r.antonella@sidagroup.it Tel. 071.28521


La mitilicoltura, un’esperienza professionale e umana Abbiamo chiesto a Maddalena Montanari - da una decina d’anni amministratrice di Sena Gallica, una società cooperativa di Senigallia produttrice di cozze – di tracciare gli elementi caratterizzanti l’attività di acquacoltori ed allevatori di mitili di M. Montanari

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n Italia, il primo allevamento di cozze off shore in filari nacque a Fano nei primi anni ‘80, a causa della scarsità della raccolta su banchi naturali, dopo anni di prelevamento indiscriminato. La tecnica è stata importata dal Giappone, che condivide con noi la cultura marina e la ristrettezza delle aree produttive rispetto al fabbisogno nazionale. Ciò che mi inorgoglisce, come italiana e marchigiana, è che l’adozione di questa modalità produttiva è praticata nel totale rispetto dell’ecosistema marino, in quanto non viene utilizzato alcun tipo di mangime e viene allevato un mollusco da sempre presente nel nostro mare. Quindi, se l’idea è nata dalla scarsità della materia prima, la ricerca della soluzione è avvenuta a 360 gradi, e la scelta è ricaduta su una tecnica conforme e rispettosa del nostro habitat naturale. Com’è stata possibile la crescita esponenziale di quest’attività in un tempo relativamente breve? Non avete idea di quanto sia bello ascoltare come il progetto di un allevamento,

allora sperimentale, abbia coinvolto tutto il mondo imprenditoriale che ruota intorno alla pesca. Uno dei pionieri di quest’attività nell’Adriatico mi ha raccontato di aver illustrato il progetto dell’allevamento in sospensione ai fornitori di attrezzatura da pesca e di aver trovato non soltanto collaborazione nella creazione dei macchinari idonei a questo tipo di lavoro, ma anche la sicurezza di poter condividere il progetto con imprenditori e artigiani competenti, curiosi, esperti al punto tale da trovare soluzioni pratiche ai problemi che via via si presentavano. E’ questa sinergia che ha consentito la rapida diffusione della tecnica di produzione in esame e il suo progressivo affrancamento da una stagionalità inizialmente molto penalizzante. C’è una tradizione artigianale millenaria dietro, c’è lo spirito imprenditoriale insito nell’italiano e nel marchigiano, la volontà di perfezionarsi e di farsi carico del proprio lavoro, di fare e di innovare, con un rispetto per le leggi naturali che è talmente radicato in noi e nella nostra

cultura che non ne siamo neppure consapevoli, perché fa parte di noi, semplicemente. Non si può ignorare che poniamo molta attenzione al prodotto e alla qualità (magari a discapito della promozione del prodotto che, secondo il marchigiano, “si vende da sé”, ma questo è un altro problema), che siamo convinti che il saper fare sia la risorsa più grande di ciascuno nel mondo lavorativo e soprattutto che amiamo il nostro lavoro. Scusate il mio entusiasmo da cronista, e permettetemi di tirare le fila del discorso: da un bisogno primario è scaturita la ricerca di una soluzione (con un’analisi condotta a livello mondiale), poi sono succeduti lo studio della compatibilità di questa con l’ambiente nel quale si sarebbe implementata, la sua sperimentazione con il coinvolgimento del tessuto sociale circostante e la condivisione degli obiettivi e della filosofia di base, improntata alla qualità del prodotto. Compiuto il procedimento, si lavora costantemente per il miglioramento continuo.

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Ambasciatori in bottiglia L’eccellenza dei vini marchigiani al Vinitaly 2013: produzioni di pregio in stretto legame con cultura e valori del territorio. Potenzialità straordinarie da comunicare e sostenere. Tra le novità, la presentazione dell’iBook dedicato al Wine Tour nella nostra regione a cura della Redazione

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on gli oltre 17.400 ettari di vitigni, un terzo dei quali dedicati alla produzione dei vini a Denominazione di origine controllata, le Marche sono state presenti, a pieno titolo, all’edizione 2013 del Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati di Verona. A rappresentare la regione 109 espositori, fra cantine e produttori, a testimonianza della sempre maggiore importanza che ha il mercato enologico nell’economia nazionale. Numeri che confermano lo stretto legame fra la cultura del vino e il territorio marchigiano, certificato dal marchio Igt (Identificazione geografica tipica) e dalle prestigiose classificazioni Doc e Docg conferite a 20 qualità di vino made in Marche. “Ogni bottiglia è un concentrato del sentire, del vissuto e delle suggestioni della terra marchigiana – aveva detto il governatore Gian Mario Spacca, nel corso della conferenza stampa di presentazione della manifestazione –. Un’esperienza unica, frutto

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del lavoro dei nostri enologi per migliorare il prodotto e della Regione per accompagnare il vino sui mercati nazionali e internazionali”. Secondo il presidente, il comparto vitivinicolo “sintetizza efficacemente la strategia economica della Regione. È il settore che riesce maggiormente a cogliere le opportunità sul mercato, dove la valorizzazione di ciascuno acquisisce più forza dalla capacità di proporsi come sistema”. Il successo dei vini marchigiani è testimoniato dai numeri: oltre 14 mila aziende, una produzione che supera i 917 mila ettolitri per un valore complessivo pari a 80 milioni di euro, di cui 50 milioni riferiti all’export (con un incremento del 10% sul 2011 e un ulteriore trend positivo tra il 3 e il 5% nel primo trimestre 2013). I mercati di riferimento sono, in Europa, la Germania e l’Inghilterra. Nel resto del mondo, gli Stati Uniti d’America da soli assorbono il 65% dell’esportazione, mentre interessanti sono le prospettive in Canada

e Giappone. La Cina recepisce il 13% dell’export. “Continueremo con tutte le nostre forze – ha sottolineato il presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, Vittoriano Solazzi, partecipando all’apertura della kermesse veronese a sostenere il settore vitivinicolo e, più in generale, quello dell’agroalimentare, che stanno dimostrando di reggere bene le conseguenze della grave crisi economica che stiamo vivendo”. Con la consegna della Medaglia Cangrande all’Azienda agricola Vicari di Morro d’Alba (l’onorificenza viene annualmente assegnata dall’Ente autonomo Veronafiere, una per ogni regione italiana su segnalazione delle stesse Regioni, premiando gli imprenditori che si sono distinti per aver saputo promuovere e valorizzare la cultura vitivinicola del proprio territorio) è cominciata l’esperienza marchigiana alla 47a edizione del Vinitaly: una quattro giorni intensa per la nostra regione (in diretta dallo stand la tra-


Lo stand della Regione Marche al Vinitaly 2013

smissione radiofonica Decanter - Radio Due), durante la quale è stata presentata la guida interattiva voluta dall’Istituto marchigiano tutela vini (Imt), veicolata attraverso i canali dell’Apple Store e fruibile, in italiano e in inglese, nei 32 Paesi che fanno parte del “mondo Apple”. Strumento l’iBook, attraverso il quale è possibile conoscere, oltre alla qualità della produzione vitivinicola marchigiana, i valori del nostro territorio. E a proposito di qualità: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Docg Vigna Novali 2010 vincitore di una Gran Medaglia d’Oro al 20° Concorso enologico internazionale, massimo riconoscimento della competizione del Vinitaly che incorona i migliori vini al mondo. La selezione ha assegnato al Vigna Novali il maggiore dei riconoscimenti nella categoria dei “vini bianchi affinati in legno”. Durante le giornate del Vinitaly è stata presentata la 2a edizione della Selezione internazionale vini da pesce, in program-

ma ad Ancona dal 15 al 17 maggio, l’unico concorso collegato alla gastronomia marinara tra quelli che godono dell’approvazione del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Promossa da Camera di commercio di Ancona e coordinata da Marchet -Azienda speciale per l’internazionalizzazione delle Pmi, la Selezione è organizzata dall’Imt e gode del patrocinio della Regione Marche; alla presentazione, l’assessore alla Pesca Sara Giannini. Spazio anche alla presentazione della 10a edizione della Rassegna nazionale degli oli monovarietali, altro appuntamento di rilievo nel settore dell’agroalimentare, promosso dall’Assam. Anche in questo caso dati significativi: 408 campioni di olio pervenuti da 18 regioni italiane; 82 dalle Marche.

“Qualità per competere”: incontro di Solazzi con il ministro Catania “Il nostro vino è un’eccellenza che rappresenta un intero territorio: dobbiamo continuare a sostenere gli imprenditori e i loro sacrifici, offrendo un aiuto nel sempre più complesso mercato internazionale”. Così il presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, Vittoriano Solazzi, che a margine dell’inaugurazione del Vinitaly si è intrattenuto con il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, sottolineando il grande impegno della Regione nella promozione del settore agroalimentare, in particolare di quello vitivinicolo che registra una crescita importante nonostante le grandi difficoltà provocate dalla crisi economica. “Grazie alla qualità - ha detto Solazzi a Catania -, la nostra produzione è sempre più competitiva nel mercato internazionale, ma non dobbiamo abbassare la guardia di fronte a una concorrenza sempre più agguerrita e soprattutto verso i rischi provocati dalla contraffazione, presente in quei paesi dove i controlli sono meno severi che nel nostro e che rischia di inquinare pericolosamente lo stesso mercato vitivinicolo”. 

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Il “terroir” fatto vino, ma bisogna saper comunicare E’ uno dei prodotti che valorizzano il territorio d’origine e ne incentivano la promozione: un valore aggiunto, che chiama a tenere il passo con i tempi, tenendo nella debita considerazione gli attuali strumenti per diffondere la cultura di un’eccellenza tutta italiana di R. Mestichelli

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l vino, ambasciatore ‘inconsapevole’ del territorio, è stato, sin dalla fine del 1900, un prodotto per cui si è sviluppata una vera e propria cultura, in corrispondenza con lo svilupparsi della cultura dell’alimentazione, della gastronomia dei territori e delle produzioni tipiche locali. Sono, infatti, cambiati gli stili di consumo e le abitudini alimentari. Questo ha contribuito al cambiamento delle tendenze e, di conseguenza, allo sviluppo di un turismo di nicchia; il vino è uno dei principali prodotti agroalimentari che valorizza il territorio d’origine, soprattutto per le denominazioni, e che permette di incentivare la diffusione della cultura e delle tradizioni del territorio stesso. Ma, in corrispondenza di questo valore aggiunto, il prodotto vino deve stare al passo con i tempi. Miglio-

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re organizzazione e gestione aziendale, maggiore valorizzazione del prodotto e del territorio, in associazione a un migliore sfruttamento delle risorse regionali e delle opportune tecniche di lavorazione, sono la premessa per l’ottima riuscita del settore vitivinicolo italiano; tuttavia questi obiettivi non bastano a un’azienda vitivinicola per coprire l’intero territorio nazionale e affermarsi nel mercato internazionale. La qualità del nostro vino non è certo da discutere, ma troppo spesso le aziende vitivinicole e le cantine italiane non riescono a comunicare questo valore in modo efficace. Il consumatore moderno è sempre più sensibile al prezzo del prodotto vino, che desidera acquistare per soddisfare il suo bisogno: di conseguenza, è motivato a ricercare il prodotto che

gli offre il miglior rapporto qualità/prezzo. Questa occasione d’acquisto può essere promossa, oggi, da più canali distributivi, la rete informatica in primis. Affinché si riesca a contrastare il calo del consumo pro capite di vino, in concomitanza con l’attuale crisi economica, è opportuno adottare, infatti, un’altra soluzione che permetta di realizzare una fitta rete commerciale in grado di garantire al produttore una maggiore visibilità: l’e-commerce, cioè la vendita del vino online, attraverso il proprio sito web aziendale. Nonostante il calo dei consumi, il mercato della vendita online è in crescita, anche quello del vino. In Europa le vendite online rappresentano mediamente il 6% circa di quelle totali. Nell’ultimo


anno un milione di italiani si sono aggiunti a quelli che già frequentavano i negozi online, grazie anche al boom di vendite di smartphone e tablet di ultima generazione. È necessario supportare la gestione del sito web dedicato all’ecommerce con strategie e attività di marketing, con l’e-mail marketing, ecc., anche per aziende vitivinicole e cantine già avviate e consolidate, in quanto il consumatore si aspetta di trovare tutte le informazioni che desidera quando ne ha bisogno e nel luogo in cui si trova, specialmente se fuori casa. Curare il sito web, aggiornarlo e adattarlo ai dispositivi mobile, risulta oggi indispensabile per curare la propria immagine ed incrementare il fatturato aziendale, soprattutto se ci si deve confrontare con i grandi produttori vitivini-

coli (Spagna, Francia, Cile e Australia, ad esempio). Per le aziende italiane, quindi, non basta realizzare un prodotto di eccellente qualità, in grado di valorizzare il territorio d’origine, perché bisogna anche competere sul prezzo e, in principal modo, sul marketing. Molto spesso, visitando il sito di un’azienda vitivinicola o agricola in genere, ci si chiede se l’azienda stessa sia ancora esistente, dal momento che il sito è obsoleto, non aggiornato, e oltretutto non si riesce a risalire a un numero telefonico o a un indirizzo di posta elettronica. Il sito viene messo in cantina ad invecchiare insieme alla bottiglie di vino. Vi sarà inoltre sicuramente capitato di trovarvi davanti ad una finestra, nel sito, per la registrazione dei vostri dati al

fine di poter comunicare con l’azienda, quando basterebbe ottenere un recapito. Ciò che principalmente riesce a far spiccare il vino italiano è la qualità, ma la concorrenza è spietata: gli imprenditori del nostro Paese che meglio riescono a distinguersi sono quelli più attivi e interessati a investire, anche se nel lungo periodo, nel marketing e, quindi, anche nel sito web.

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

La terapia anticrisi per il vino italiano si chiama export Forte dei risultati del 2012, nell’anno corrente il comparto vitivinicolo del nostro Paese riparte dai suoi quattro asset fondamentali per garantirsi un futuro solido e in continua crescita. Esportazione, qualità, sostenibilità e diversità: sono queste le key-words che hanno permesso al settore di rappresentare una delle eccezioni positive di fronte alla congiuntura globale che ancora non demorde

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tabilire una precisa scala gerarchica fra questi elementi forse non è possibile, ma è inevitabile iniziare dall’export. I quadri di riferimento riportano dati confortanti per i vini tricolore e dimostrano come la strada dell’export sia una vera e propria soluzione non solo alle difficoltà del mercato interno, ma anche alla ricerca di uno sviluppo di quel business che a livello di mercato globale non sembra conoscere crisi. Del resto, la forza del vino made in Italy cresce di anno in anno ed è proprio sui mercati esteri che il nostro vino dà il meglio di sé. Nei primi undici mesi del 2012 l’export è salito dell’8 per cento, portando il giro d’affari complessivo a raggiungere il nuovo record di 4,7 miliardi di euro. A varcare i confini nazionali sono stati infatti circa 21 milioni di ettolitri di vino, l’8,8 per cento in meno rispetto al 2011, per effetto degli alti prezzi unitari e della minore disponibilità di prodotto. Nonostante il progressivo rafforzamen-

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to dei prezzi sui mercati esteri, i risultati poco rassicuranti delle ultime due vendemmie (con una produzione media di poco superiore a 40 milioni di ettolitri l’anno) e il fatto che siano stati spediti all’estero 21,2 milioni di ettolitri, l’Italia nel 2012 è riuscita a commercializzare oltrefrontiera oltre il 50 per cento della propria produzione. Il 2013 si celebra l’ “Anno della cultura italiana negli Stati Uniti”, principale sbocco per i vini della Penisola: gli americani hanno iniziato ad apprezzare il nostro buon vino fin dagli anni ’90, anche se sbarcare in questo mercato non è stato affatto semplice (essendo gli americani consumatori molto colti, attenti e alla ricerca della qualità). L’Italia è approdata anche sul mercato del consumo cinese: il vino italiano in Cina vale 100 milioni di dollari, con un valore di circa 300 dollari per ettolitro, quindi un valore medio all’origine di tre dollari a bottiglia. Nell’ultimo anno sono

arrivate in Cina circa 25-28 milioni di bottiglie. Nonostante la recente battuta d’arresto, l’Italia conferma la sua leadership mondiale per quantitativi esportati, seguita a breve distanza dalla Spagna, che nel 2012 ha spedito all’estero circa 19 milioni e mezzo di ettolitri (-14 per cento su base annua). Guardando alle principali destinazioni del vino made in Italy, si segnala una progressione nel mercato nord-americano, con le vendite in Usa e Canada in crescita nei valori rispettivamente del 6 e dell’11 per cento rispetto al 2011. Prosegue a ritmo sostenuto l’aumento nel Far East, in particolare Cina e Giappone, dove l’export tricolore ha messo a segno rispettivamente un +15 e un +28 per cento. In Germania e Regno Unito aumenta solo il fatturato (rispettivamente 4 e 5 per cento), mentre le quantità esportate si sono contratte del 12 per cento nel Paese teutonico e del 4 per cento in UK. Notevoli sono anche i


risultati conseguiti in Svizzera, Francia e Svezia, dove le esportazioni segnano un incremento dell’11,5, del 14,5 e del 24,7 per cento su base annua. I dati positivi sopra indicati non devono però trarre in inganno. Infatti, in più di un caso non mancano le difficoltà. Oltre alle flessioni registrate su base annua in Danimarca (-11,8 per cento) e Repubblica Ceca (-20,3 per cento), vanno segnalati i cali riportati in due mercati particolarmente promettenti: la Russia (-15,2 per cento), dove le spedizioni sono bloccate dalle difficoltà burocratiche legate al rinnovo delle licenze all’import, e il Brasile (-14 per cento), Paese nel quale le vendite sono state frenate dagli elevati dazi all’ingresso. Il successo ottenuto all’estero è dovuto soprattutto alla qualità, uno dei caratteri più importanti dei vini del Bel Paese e leva che permette all’Italia di avere un vantaggio competitivo sugli altri Paesi. Si tratta di un risultato che arriva dopo

un percorso difficile e impetuoso iniziato nella metà degli anni Ottanta, vedendo l’intero comparto compiere passi che, probabilmente, a livello mondiale nessun Paese produttore ha compiuto in così poco tempo e con risultati altrettanto straordinari. La voce che va forse più di moda, anche se non si tratta di una momentanea tendenza ma di un preciso cambio di paradigma produttivo e culturale, è la sostenibilità. Un aspetto di rilevante importanza, sia per la sensibilità dei consumatori, sia per i produttori italiani, i quali porgono sempre più l’attenzione verso l’ambiente e la cura dei processi produttivi. La sostenibilità, peraltro, è necessaria per mantenere un altro caposaldo del settore vitivinicolo italiano: la diversità. L’Italia del vino non è soltanto un numero importante di Doc e Docg (rispettivamente 330 e 73 più 118 Igt), ma anche un insieme di territori di straordinaria bel-

lezza e dalle caratteristiche così variegate e variabili da costituire un vero e proprio giacimento a cielo aperto di grande fascino. Non a caso, il fenomeno dell’enoturismo continua a dare buoni risultati, avendo registrato un +12 per cento nel 2012 sul 2011. La diversità va anche attribuita, però, alla straordinaria varietà dei vitigni coltivati lungo la Penisola: un ricchissimo campionario di vitigni di antica coltivazione che raccontano una storia millenaria e che producono vini di estrema originalità, in parte ancora da scoprire e valorizzare.

Silvia Pareo Divisione Area Finanza e Controllo – Gruppo Sida s.pareo@sidagroup.com Tel. 071.28521

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SPECIALE: AGROALIMENTARE

Fiere ed eventi in Italia DENOMINAZIONE

DESCRIZIONE

LUOGO

64° Fiera internazionale dell’agricoltura e della zootecnia

Fiera Internazionale agricoltura e zootecnia

E. A. Fiera di Foggia

Slow fish

Zoomark International

Manifestazione internazionale dedicata al mondo ittico Salone internazionale attrezzature per animali di campagna

Bologna Fiere

Tuttofood

Milano world food exhibition

Fiera di Milano

Sana

Salone internazionale del biologico e del naturale

Bologna Fiere

Macfrut

Agrilevante

68° Fiera internazionale del bovino da latte Il BonTà

Cheese of the year

Enovitis

Punto di incontro per i professionisti dell’ortofrutta Esposizione internazionale delle macchine, impianti e tecnologie per la filiera agricole

Cesena Fiere S.P.A.

Fiera del Levante di Bari

30/04/2013 05/05/2013 09/05/2013 12/05/2013 09/05/2013 12/05/2013 19/05/2013 22/05/2013 07/09/2013 10/11/2013 25/09/2013 27/09/2013 17/10/2013 20/10/2013

Manifestazione per l’allevamento e l’agricoltura

Cremona, quartiere

24/10/2013

in Italia

fieristico

27/10/2013

X salone delle eccellenze enogastronomiche

Cremona, quartiere

08/11/2013

artigianali

fieristico

11/11/2013

Cremona, quartiere

08/11/2013

fieristico

11/11/2013

Campionato mondiale dei formaggi di qualità Salone Internazionale delle tecniche per la viticoltura e olivicoltura 3° Salone delle attrezzature ed equipaggiamenti

Mondo Pesca

per la pesca professionale e delle produzioni ittiche nazionali

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Fiera di Genova

DATA

Fiera Milano

12/11/2013 16/11/2013

Carrara, quartiere

23/11/2013

fieristico

25/11/2013

INFO

www.fieradifoggia.it

www.slowfood.it

www.zoomart.it

www.tuttofood.it

www.sana.it

www.macfrut.it

www.fieradellevante.it

www.cremonafiere.it

www.cremonafiere.it

www.cremonafiere.it

www.enovitis.it

www.mondopescaexpo.it


SPECIALE: AGROALIMENTARE

Fiere ed eventi nel Mondo DENOMINAZIONE

Sial Montreal

Expo Consumo

Apas

Expoliva

IFIA Japan

Ifex

All Candy

DESCRIZIONE Vetrina dell’agroalimentare del nord America

LUOGO

DATA

Direct Energy Center - Toronto

02 maggio

30 aprile

02/05

Spagna

maggio 2013

Evento che si incentra sulla gestione dei

Expo Center Norte - San Paolo,

06/09

supermercati

Brasile

maggio 2013

Produzione e vendita dell'olio di oliva e

IFEJA Ferias Jaén

08/11

affini

Granad - Spagna

maggio 2013

Fiera dell’industria degli ingredienti e

Tokyo International Exhibition

15/17

degli additivi per alimenti

Center - Giappone

maggio 2013

SMX Convention Center – Pasay,

16/19

Filippine

maggio 2013

Fiera internazionale dell’agroalimentare

Esposizione dedicata alla pasticceria e ai dolci

McCormick Place –Cicago, Usa

MOLDEXPO Centrul Food & Drinks

Tecnologie per il settore alimentare

International de Expozitii Mondavia

FoodAgro

Fithep Mercosur

www.fieradifoggia.it

2013 Feria internazionale de Bilbao-

Fiera dedicata ai beni di consumo

INFO

21/23 maggio 2013

22/26 maggio 2013

Fiera dell’industria dei processi

Diamond Jubilee Hall

06/08

alimentari

Dar Es Salam Tanzania

giugno 2013

Fiera internazionale della tecnologia per

Costa Salguero Exhibition

10/14

l’industria dolciaria

Center Buenos Aires Argentina

giugno 2013

www.slowfood.it

www.zoomart.it

www.tuttofood.it

www.sana.it

www.macfrut.it

www.fieradellevante.it

www.cremonafiere.it

www.cremonafiere.it

www.cremonafiere.it

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DOSSIER: RUSSIA

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Cosa vi è in Italia di così bello che tanto attira…

“Dell’Italia si parla con un sorriso, con interiezioni, con punti esclamativi (...) Essa è dotata al massimo grado, e per l’esuberanza dei doni è pronta a farne parte a chi domandi: all’artista nuovi toni e colori, allo scrittore sensibile stati d’animo, allo storico quadri vivi dei secoli passati, al cantante una gamma di suoni e il sottile ricamo di melodie leggere, all’osservatore della vita contemporanea tutto un caleidoscopio di stratificazioni economiche e politiche…” Osorgin Michail Andreevic Schizzi dell’Italia contemporanea Mosca, 1913

dossier

RuS SIA 105


DOSSIER: RUSSIA

Calzature italiane in Russia, 4 su 10 sono made in Marche Il mercato russo si conferma strategico per il manifatturiero marchigiano: l’export, trainato dal settore calzature e pelletterie, registra incrementi anche per comparti tipici dei nostri distretti, come mobili ed elettrodomestici a cura della Redazione

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ti in legno (13 per cento del totale, con un +8 per cento di variazione), apparecchi elettrici ed elettrodomestici (12 per cento, con un +13 per cento), prodotti della meccanica (9 per cento, con un +48 per cento), tessile e abbigliamento (8 per cento di quota e anche di incremento tra 2011 e 2012). A seguire, il 7 per cento è costituito dai prodotti della metallurgia (che hanno segnato un +11 per cento), mentre il 4 per cento dai prodotti del comparto chimico e farmaceutico (+1 per cento nel 2012 rispetto al 2011). Da notare che l’agroalimentare copre soltanto lo 0,5 per cento, e il totale esportato nel 2012 è calato del 5 per cento rispetto all’anno precedente. Si tenga presente che ben il 40,9 per cento delle calzature italiane esportate in Russia è fabbricato nelle Marche.

Tabella 1 – L’export verso la Russia (dati 2012)

REGIONE / PAESE

MILIONI DI EURO

VARIAZIONE % ANNUA

Marche

748

+16%

Italia

9.993

+7%

Tabella 2 – Le destinazioni dell’export Made in Marche PAESE

% SUL TOTALE

VARIAZIONE %

MARCHE

ANNUA

Francia

9,9

+1,9

Germania

9,2

+6,0

Belgio

9,0

+6,1

Russia

7,2

+15,9

Regno Unito

5,2

+13,9

Stati Uniti

4,8

+40,3

Spagna

4,1

-14,1

Polonia

4,1

+7,7

Romania

3,1

-7,7

Svizzera

2,4

+14,9

Turchia

2,1

-6,0

Paesi Bassi

2,0

-7,3

Cina

1,8

+21,7

Fonte: Istat-Coeweb/Regione Marche

U

na quota pari al 7,2 per cento delle esportazioni marchigiane è destinata alla Russia, che si conferma la quarta destinazione dei nostri prodotti. E, dato ancor più importante, l’export regionale verso questo Paese ha registrato un +16 per cento. Nella classifica delle regioni italiane che esportano in Russia, le Marche sono al quinto posto (con una quota di mercato pari al 7,5 per cento nel 2012), precedute da Lombardia (28 per cento), Emilia Romagna (19,3), Veneto (16,8) e Piemonte (7,9). Che cosa si esporta? Il 41 per cento dell’export complessivo è rappresentato da prodotti del settore calzature e pelletterie (con un +17 per cento registrato nel 2012 rispetto all’anno precedente), seguito da mobili e prodot-


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DOSSIER: RUSSIA

MANIFATTURA & TURISMO: LEGAME A DOPPIO FILO CON LA RUSSIA Obuv e Mitt negli stessi giorni a Mosca: da una parte la Fiera internazionale della calzatura, dall’altra quella del turismo, la più importante dell’Est europeo. E in entrambi i casi le Marche hanno testimoniato la loro forza: “L’attenzione da parte dei buyer è stata molto alta”. Rafforzate le relazioni con un Paese che rappresenta uno degli assi delle strategie di internazionalizzazione della Regione. Il governatore Gian Mario Spacca: produzioni di pregio in binomio con la cultura la strada da seguire di S. Coricelli

Q

uali riscontri oggettivi ha avuto la presenza degli imprenditori calzaturieri marchigiani all’ultima edizione dell’Obuv di Mosca? “La presenza marchigiana all’Obuv di Mosca è stata quantitativamente e qualitativamente molto forte. Una presenza che ha riscosso, come sempre, una grande attenzione presso i buyer russi. Gli stand marchigiani sono stati affollati di clienti e questo ha rassicurato gli imprenditori. Una buona soddisfazione per le aziende, ma anche per tutta la nostra economia, per il reddito e l’occupazione dei marchigiani. Alla vigilia dell’apertura dell’Obuv si respirava una certa preoccupazione perché appena due settimane prima, al Micam di Milano, si era già registrato un +30% di clienti russi. Una flessione, a così poca distanza di tempo, sembrava quindi inevitabile. Invece le calzature marchigiane hanno registrato sin da subito buoni risultati in termini di vendite. La presenza a eventi come l’O-

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buv è di particolare importanza per il settore: non si tratta di semplici esposizioni, ma di fiere in cui si firmano contratti e si vendono prodotti. Essere presenti è stato dunque doveroso, soprattutto per un settore che dà direttamente lavoro a 30mila persone nelle Marche e che rappresenta quindi il cuore dell’economia regionale”.     La delegazione regionale è stata la più rappresentativa: 130 presenze su 220 italiane. Un segno di consolidate relazioni commerciali; il tessuto costruito è suscettibile di captare la domanda crescente e sempre più sofisticata della Russia riguardo a manufatti in settori in cui le Marche vantano alta specializzazione? “E’ elevatissimo il contributo della creatività degli imprenditori marchigiani al successo internazionale del made in Italy. I nostri prodotti sono in grado di generare suggestioni che raccontano la

storia di una civiltà, il modello di vita, la bellezza di un territorio. E’ questo che i clienti internazionali, e in particolare il mercato russo, ricercano con sempre maggiore interesse. E’ però ovvio che la forza delle Marche, da sola, non basta. I problemi dell’Italia si sono infatti avvertiti anche nella recente missione a Mosca, nella considerazione degli operatori internazionali. Se l’Italia non ritroverà presto la sua stabilità economica, le nostre esportazioni e la strategia di internazionalizzazione che la Regione sostiene con grande determinazione pagheranno prezzi pesantissimi a causa della perdita di reputazione del nostro sistema Paese, nonostante l’impegno degli imprenditori e delle istituzioni regionali”.     E’ grazie all’export che il calzaturiero maceratese-fermano ha potuto reggere alla congiuntura di questi ultimi quattro anni. E la Russia è il primo mercato di


Il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, all’Obuv di Mosca

destinazione. Quali fronti sono aperti per un rilancio, considerato che proprio la Russia rappresenta uno degli assi delle strategie di internazionalizzazione che la Regione, appunto, da anni sostiene?   “Con 308 milioni di euro di valore, le esportazioni di calzature verso la Russia sono al primo posto in assoluto tra tutti i Paesi del mondo. Un trend che tra l’altro non registra soste né tantomeno retromarce. Nel 2012, anno ancora molto difficile per la crisi economica internazionale, l’export del settore verso questo Paese ha registrato un +17%. Segno che la strategia di internazionalizzazione e di alleanze avviata ormai da moltissimi anni dalla Regione Marche ha dato i suoi frutti. Proporre le Marche come un sistema organico e affidabile è di fondamentale importanza soprattutto in quelle aree del mondo, come la Russia, in cui le imprese, da sole, faticano non poco a entrare. Averci creduto in tempi non sospetti e

aver continuato con costanza a coltivare i rapporti economico-istituzionali con la Russia ha premiato”.   Obuv e Mitt a Mosca negli stessi giorni. E proprio alla Fiera internazionale dei viaggi e del turismo lei ha annunciato l’avvio del volo diretto Ancona-Mosca. I nostri imprenditori calzaturieri sperano nei turisti “big spender”, tanto più che il distretto fermano è il paradiso dello shopping per chi ama le scarpe.     “Anche nel caso del Mitt le Marche hanno testimoniato la loro forza. Alla Fiera del turismo era presente una folta delegazione marchigiana, che ha ospitato 170 tour operator (con i quali si sono svolti ‘btob’ improntati alla massima concretezza) e 40 giornalisti russi. L’attenzione da parte dei buyer, non solo russi, ma internazionali, è stata molto alta. Grande interesse hanno registrato i diversi ‘turismi’ che la nostra regione è in grado di offrire: dal mare alla montagna, dal Pi-

ceno al Montefeltro. Sicuramente l’avvio del volo Ancona-Mosca darà un ulteriore impulso a questo interesse. A partire da giugno, per 18 settimane, un volo di andata e uno di ritorno collegheranno le Marche al principale aeroporto della capitale russa, il Domodedovo. Si tratta di un nuovo, importante sevizio che si aggiunge alla strategia turistica regionale. Il volo sarà gestito da uno dei più grandi tour operator russi, Ics Group, che ha già confezionato ‘pacchetti turistici Marche’ da offrire a circa 200 agenzie di viaggio russe, soprattutto dell’area di Mosca. I tour nelle Marche sono stati inseriti nel catalogo online di Ics e anche in pochi giorni ne sono già stati venduti numerosi. Il volo Ancona-Mosca, dunque, sarà uno straordinario strumento di incoming turistico per le Marche, ma, come ha sottolineato lei, rappresenterà anche un importante collegamento al servizio dei marchigiani, in particolare dei numerosi imprenditori che intrattengono relazioni

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DOSSIER: RUSSIA

Grande interesse hanno registrato i diversi ‘turismi’ che la nostra regione è in grado di offrire: dal mare alla montagna, dal Piceno al Montefeltro. Sicuramente l’avvio del volo Ancona-Mosca darà un ulteriore impulso a questo interesse. I russi si posizionano al 7° posto nel mondo tra i top spender: a loro è particolarmente dedicato il cluster turistico dello shopping e degli outlet che da sempre apprezzano economiche con la Russia. Il nuovo servizio è frutto di un intenso lavoro del Servizio Turismo della Regione - in collaborazione con l’Aeroporto delle Marche - che ha sottoscritto un accordo con il tour operator Ics che gestirà il volo. L’accordo prevede, oltre all’attivazione del collegamento, l’organizzazione di tour turistici nelle Marche. La Russia rappresenta nella strategia turistica regionale una delle aree di maggiore appeal, anche in virtù della presenza di un crescente numero di turisti di fascia alta. Ma la Russia è anche uno dei mercati dove più forte è il processo di internazionalizzazione delle imprese marchigiane, soprattutto del settore della calzatura. Aver assicurato il volo diretto su Mosca, ‘vincendo’ la concorrenza di altri aeroporti del Centro Italia, ha dunque il risvolto di un servizio di straordinaria importanza per il nostro tessuto di piccole e medie imprese”.

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I nostri prodotti, lei ama ripeterlo, raccontano la storia di una civiltà, la bellezza di un territorio: le Marche sapranno dimostrarsi appetibili per il turismo russo? “Lo sono già, ma vogliono esserlo ancora di più. Il turismo russo, per la nostra regione, è già una realtà. E di grandissimo interesse, visto che in questo Paese le fasce alte di clienti sono in costante crescita. Ciò che i tour operator chiedono alle Marche è dunque un’elevata qualità dell’offerta che si accompagni a quanto la natura, l’arte e l’ingegno dell’uomo hanno già donato a questa meravigliosa terra. Il segmento turistico che sinora ha esercitato maggior attrattività sui russi è sicuramente quello legato allo shopping, ma anche il turismo balneare e quello dell’entroterra esercitano grande fascino su questo mercato”.

 Ai molti ammiratori russi si offrono le ricchezze di un patrimonio storico-artistico che hanno imparato a conoscere anche grazie all’attenzione prestata allo sviluppo di scambi culturali. La duplice alleanza tra cultura e manifattura di pregio è una strada da seguire? “Nella maniera più assoluta e del resto è la strada seguita non solo in Russia, ma anche negli altri Paesi con i quali le Marche hanno avviato da tempo relazioni solide e strutturate. E’ il caso della Cina e del Progetto Padre Matteo Ricci o dell’Argentina con la mostra ‘Meraviglie dalle Marche’. La cultura è una via per rafforzare i rapporti internazionali. Dietro l’interpretazione della nostra vita, letta dalla cultura e dall’arte, c’è infatti il desiderio di un dialogo più grande che abbraccia ormai tutte le realtà del villaggio globale. Il nostro futuro si gioca sulle relazioni e sul confronto tra persone che,


Importanti “btob” si sono svolti al Mitt di Mosca, dove era presente una folta delegazione marchigiana

anche attraverso l’arte, vogliono costruire insieme una prospettiva di crescita in una dimensione internazionale”.   La “luxury experience” di Mosca ha unito elementi costitutivi delle nostre eccellenze: artigianalità e stile della calzatura, qualità di offerte culturali come la stagione lirica dello Sferisterio. Può diventare il lusso, nella sua accezione di bellezza, l’ambasciatore delle Marche in Russia?  “Il mercato russo, come dicevo, è caratterizzato dal forte aumento di una fascia alta di compratori. Lo abbiamo visto nelle scarpe, ma lo stiamo registrando, per esempio, anche nell’agroalimentare, per il quale i clienti russi sono pronti a spendere cifre considerevoli pur di avere prodotti rigorosamente made in Italy e di elevatissimo livello. La Regione, dunque, sta lavorando in modo particolare

per consentire alle imprese marchigiane di affermarsi sempre di più in questo segmento di mercato. I russi si posizionano infatti al 7° posto nel mondo tra i top spender. A loro, quindi, è particolarmente dedicato il cluster turistico dello shopping e degli outlet che da sempre apprezzano”.

“Con 308 milioni di euro di valore, le esportazioni di calzature verso la Russia sono al primo posto in assoluto tra tutti i Paesi del mondo. Un trend che non registra soste né tantomeno retromarce. E’ elevatissimo il contributo della creatività degli imprenditori marchigiani al successo internazionale del made in Italy”

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DOSSIER: RUSSIA

Marche e Russia, una storia lunga trent’anni Le principali tappe dei rapporti economici e culturali ••Ottobre 1998, Ancona: convegno “Quale Russia nel nostro futuro?”, con la presenza di 12 Governatori e di una nutrita delegazione di  imprenditori, economisti ed esperti del pianeta Russia. ••Nel periodo iniziale del Grande Giubileo (8 dicembre 1999) fu allestita a Loreto la mostra “La Madre di Dio nelle icone”, con 50 capolavori della Galleria Tret’jakov di Mosca (la più importante Pinacoteca della Federazione Russa), mai esposti prima in Occidente. ••2001: Mikhail Gorbaciov, Premio Nobel per la Pace, giungeva nelle Marche per presentare, ad Urbino, con Rita Levi Montalcini, la Carta della Terra. ••Settembre 2002: una delegazione della Regione di Lipetsk è ad Ancona per l’insediamento di un Gruppo di Lavoro; siglato l’Accordo di collaborazione fra l’Università di Ancona e quella Tecnica di Lipesk. ••Gennaio 2004: firma del Contratto per il Progetto TACIS IBPP “Lipetsk Mechanical Service Centre” ed avvio delle attività. ••26-27 ottobre 2005 La Regione Marche ospita la VIII Sessione della Task force italo russa sui distretti industriali e le pmi” organizzata in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico. La Regione Marche partecipa fin dalle prime edizioni alla task force che nasce, dopo il vertice di Mosca e Sochi (aprile 2002) tra il Presidente Berlusconi e il

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Presidente Putin, per supportare e rilanciare le relazioni e favorire la diffusione in Russia di un clima imprenditoriale favorevole attraverso la costituzione di Pmi e di “distretti industriali” sul modello di quelli italiani. ••Tra il 2004 e il 2007 il Presidente Spacca ha incontrato varie volte l’ambasciatore russo in Italia Alexey Meshkov. ••23 novembre 2006 – 17 febbraio 2007: Realizzazione di un importante mostra, dal titolo “L’arte italiana del XX secolo attraverso i grandi marchigiani”, allestita a Mosca presso l'Accademia d'Arte russa e curata dal Prof. Armando Ginesi, oggi console onorario della Federazione Russa di Ancona. ••9 dicembre 2006: la Regione Marche ha firmato un’intesa con la Fondazione Russa della Cultura - Fondazione istituita nel 1986 su iniziativa dell’accademico Dmitrij Likhaciov e da Raissa Gorbaciova e oggi divenuta Fondazione per le Iniziative Sociali e Culturali - allo scopo di promuovere gli scambi culturali a livello internazionale che ha portato all’elaborazione del progetto Make Culture e alla realizzazione di V edizioni del Festival Giovane Cultura Russa nelle Marche. ••15-19 giugno 2007 I edizione del Festival giovane cultura russa nelle Marche e presentazione progetto Make Culture! ••26-27 febbraio 2008: a Mosca (presso la sede della Delegazione della Commis-

sione Europea) vengono presentati gli 8 progetti del programma IBPP-Culture Tacis EU-Russia Cooperation Programme-Ibpp finanziati per il 2008, tra i quali il progetto “Make Culture!” che è stato un vero e proprio contenitore di eventi che si sono dipananti nel corso di 2 anni. ••9 giugno 2008: Evgenij Primakov, presidente della Camera di Commercio della Federazione Russa, primo Ministro con la presidenza di Boris Eltsin, ha presentato ad Ancona, in esclusiva nazionale, il suo libro “Russia dietro le quinte: la politica di Mosca prima e dopo il crollo dell'URSS”. ••19-25 giugno 2008: secondo anno consecutivo nelle Marche per il Festival dedicato ai giovani talenti russi. ••8-10 ottobre 2008: La Regione Marche, in stretta collaborazione con le categorie produttive, ha presentato a Sochi, ad oltre 150 buyers russi, un evento denominato “Luxury Marche – the best of Made in Italy”, che ha messo in risalto le peculiari caratteristiche dei prodotti realizzati nelle Marche. ••30 luglio- 2 agosto 2009: terzo anno consecutivo nelle Marche per il Festival dedicato ai giovani talenti russi. ••28 agosto 2009: Mosca respira aria marchigiana grazie all'organizzazione dell'evento 'Il covo di S. Basilio: un omaggio della Regione Marche alla Federazione Russa' presso i magazzini GUM che fa


Lipetsk, monumento a Lenin

parte del Progetto comunitario Make Culture! ••22 gennaio 2010 Convegno su “Cooperazione Culturale Marche-Russia: Risultati e Prospettive” per raccogliere le progettualità. Alcune proposte sono divenute veri e propri progetti come progetto “Leopardi/Tolstoj”. ••Il 27 maggio 2010 al giugno 2011: Attuazione del “Sviluppo del Made in Italy in vista delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014” realizzato con la Regione Abruzzo, Veneto e Lombardia, in collaborazione con ICE e Confindustria Marche. Il progetto si è dipanato con tre tipologie azioni – una mostra temporanea della durata di circa tre mesi allestita presso lo Showroom (e tutte le azioni di promozioni ad esso legate) l’outgoing delle aziende italiane espositrici a Soch e l’incoming degli operatori russi presso le nostre aziende – che hanno coinvolto tre settori: costruzione edilizia, ho.re.ca e contract. ••30-31 luglio 2010: IV Festival “Giovane Cultura Russa” nelle Marche, in collaborazione con la Fondazione delle Iniziative e Sociali Culturali. ••20 Aprile – 29 maggio 2011 Relizzazione della Mostra di Zereteli nell’ambito dell’Anno della Cultura e della Lingua italiana a Mosca e della Cultura e della Lingua russa in Italia. ••Giugno - ottobre 2011 – Sempre nell’Ambito dell’Anno della cultura italiana-rus-

sa, realizzazione della mostra congiunta Leopardi/Tolstoj. In particolare, la mostra è stata prima allestita a Casa Leopardi a Recanati, dove ha ottenuto un gran successo di pubblico registrando circa 8.000 visitatori in meno di due mesi, e poi a settembre a in Russia, a Tula, presso la Tenuta-Museo di Lev Nikolaevi Tolstoj di Jasnaja Poljana. ••In occasione delle inaugurazioni sono stati realizzati diversi iniziative collaterali come il V Festival della Giovane Cultura Russa nelle Marche e a Mosca l’evento teatrale “Giacomo Leopardi/Mario Martone, un dialogo al presente” realizzato il 30 settembre presso il Centro Lirico Galina Vizhnevskaya . ••23- 26 ottobre 2012 La Regione Marche ospita la XXI Task force italo russa sui distretti industriali e le pmi. In quell’occasione è stato realizzato un incoming di buyer russi del vino e uno di tour operator; nonché tre Seminari Tecnici, in collaborazione con le tre Università marchigiane. La task force si è caratterizzata, dopo i lavori della Sessione Plenaria a San Benedetto, dove si sono tra l’altro realizzato anche un Open Space e due Seminari , uno sul turismo e uno sugli strumenti finanziari, per la realizzazione di tavoli di lavoro tematici presso i distretti industriali. Inoltre, per gli ospiti russi partecipanti sono state realizzate visite turistiche e culturali sia ad Urbino e Loreto, nonché presso il polo del lusso. ••18- 20 marzo 2013 In occasione della

fiera ENIT MITT Travel & Tourism e dell’ ’edizione speciale dell’I.W. by Comitel , borsa mercato leader per la promozione e la commercializzazione del prodotto turistico italiano, nonché del lancio dell’Anno del Turismo Italia -Russia, sono state realizzate diverse iniziative di Presentazione dell'offerta turistica regionale con le quali sono state lanciate anche il nuovo volo Mosca-Ancona.

Marche e Russia, una storia di partecipazione alle principali fiere moscovite lunga vent’anni Storica è la presenza delle aziende marchigiane alle diverse edizioni del ’Obuv (fiera del settore calzaturiero) e del MEBEL (settore legno). Più recente la presenza marchiana allo Zow World wide (Subfornitura mobili/ Arredamento), al CPM (Fiera del settore Abbigliamento/Accessori moda) e al PRODEXPO (fiera del settore agroalimentare). In occasione di tali manifestazioni fieristiche diverse sono state le attività di promocommercializzazione realizzate dalla Regione Marche per promuovere il sistema marche nel suo complesso. Come la realizzazione nel 2008 di una promozione integrata della Regione dove fu protagonista la scarpa marchigiana attraverso un musical firmato dal regista Giampiero Solari, realizzato in occasione del Gran Galà presso la Surokov Hall di Mosca promosso da Regione Marche, Confindustria Marche, ANCI, ICE 113


DOSSIER: RUSSIA

Tolstoj n ei campi di Jasnaja Poljana, 1905

omo Giac rdi a Leop

DUE POPOLI SUL PONTE DELLA CULTURA Il progetto promosso nell’ambito dell’Anno della cultura e della lingua russa in Italia e della cultura e della lingua italiana in Russia: le Marche delle eccellenze da Recanati alla regione di Tula grazie al progetto intitolato a Leopardi e Tolstoj, due simboli della letteratura mondiale. La mostra congiunta, e l’inedito dialogo con il poeta delle “Operette morali” firmato da Mario Martone di S. Coricelli

G

iacomo Leopardi e Lev Tolstoj: due simboli della letteratura dell’Ottocento, nel genio un collante che lega due popoli. Progetto di grande rilievo e di indubbio fascino quello che la Regione Marche  e l’Istituto Federale della Cultura “Tenuta-Museo di Lev Tolstoj a Jasnaja Poljana” hanno promosso nell’ambito dell’Anno della cultura e della lingua russa in Italia e della cultura e della lingua italiana in Russia. Articolato in un’attività di studio, occasione di scambio culturale sul solco di una storia intessuta di proficue relazioni, il progetto, denominato  “Leopardi-Tolstoj: i grandi parchi letterari europei, dal Colle dell’Infinito ad Jasnaja Poljana”  (con il patrocinio del Mibac, Ministero della Cultura della Federazione Russa e del Consolato onorario della Federazione Russa di Ancona, in  collaborazione  con Svim Sviluppo Marche Spa, Comune di Recanati, Casa Leopardi, Centro nazionale di Studi leopardiani di Recanati, Centro mondiale della poesia e della cultura “G.

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Leopardi”, Provincia di Macerata e Università di Macerata), ha avuto momento clou nella mostra proposta nell’estate del 2011 a Casa Leopardi e di seguito allestita a Tula, in Russia, nella TenutaMuseo di Lev Tolstoj a Jasnaja Poljana. “Leopardi-Tolstoj. Il respiro dell’anima”: manoscritti e oggetti appartenuti ai due grandi letterati, l’esposizione (Fabiana Cacciapuoti curatrice, da parte italiana, insieme a Galina Alexeeva) ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica ed anche tra il pubblico (a Recanati 8mila i visitatori in meno di due mesi), dimostrandosi momento prezioso per far conoscere le Marche delle eccellenze culturali e storico artistiche, ma anche ambientali e paesaggistiche, nella regione di Tula e più in generale in Russia, anche grazie alla partecipazione dell’Istituto italiano di cultura a Mosca. In collaborazione con quest’ultimo e con l’Amat, l’evento “Giacomo Leopardi/ Mario Martone, un dialogo al presente”, realizzato dalla Regione Marche e ospi-

tato al Centro lirico Galina Vishnevskaya di Mosca. La messinscena delle “Operette morali”  da parte di Martone occasione da cui ha tratto la sua fisionomia l’appuntamento, un inedito dialogo a sviluppare la conoscenza dell’opera di Leopardi in Russia. Protagonista dello spettacolo l’attore Renato Carpentieri, che ha letto alcune delle più importanti opere del poeta, presentate anche nelle traduzioni russe di Anna Achmatova da  Alexey Frandetti, giovane attore russo emergente. Nella conversazione in apertura della serata, l’approfondimento di Mario Martone, con l’aiuto di Ippolita di Majo (curatrice della drammaturgia del progetto) e Adriano Dell’Asta (direttore dell’Istituto italiano di Cultura a Mosca), sulla poetica leopardiana, con il coordinamento di  Gilberto Santini,  direttore dell’Amat. A chiudere l’appuntamento, la proiezione di brani del film che lo stesso Martone ha tratto dalla sua messinscena delle Operette.


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DOSSIER: RUSSIA

Francesco Micheli (a destra) e Romano Carancini, sindaco di Macerata e presidente dell’Associazione Arena Sferisterio, con il direttore Enit a Mosca, Marco Bruschini (al centro nella foto)

SFERISTERIO, 'ARIA' NUOVA DALL’EST Approdo al Mitt, trasferta russa per il Macerata Opera Festival; il direttore artistico Francesco Micheli: “Fondamentale poter presentare la nostra proposta culturale per la conquista di un pubblico tra l’altro già melomane”. Incontri con tour operator, spettacolo nella sede dell’Ambasciata italiana a Mosca. “Ottime basi per il futuro, a partire dal 2014”: un anno molto importante per l’Arena maceratese, che taglierà il traguardo delle 50 stagioni liriche di S. Coricelli

M

acerata Opera Festival per la prima volta al Mitt, la più importante fiera russa del turismo; che impressione ne ha tratto? “Ottima: è stata una trasferta molto positiva per noi, perché l’area russa rappresenta un mondo in grande apertura. La sua popolazione spende cifre considerevoli nei soggiorni all’estero e l’Italia si conferma irresistibile agli occhi degli stranieri. Apprezzabile l’impegno delle istituzioni a promuoverci in molte forme sull’onda della “luxury experience”. Non avendo termini di paragone, non so dire se ci siano segni di crisi anche nel loro mercato; sicuramente intorno a me ho sentito parlare di come prima ci fossero più mezzi e più gente. É stato comunque fondamentale poter presentare la nostra proposta culturale ai tour operator russi per la conquista di un nuovo pubblico che, tra l’altro, non deve essere ‘evangelizzato’, poiché già melomane”. L’offerta culturale delle Marche, in bi-

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nomio con le produzioni di pregio di cui questa regione è capace, può rappresentare la chiave di volta per attirare in modo significativo l’attenzione del turista russo? “Bellezza, cultura musicale fuori dal comune, irresistibile febbre modaiola, mare mare mare: ogni russo con cui ho parlato ama questo. Appare impossibile non innamorarsi delle Marche, regione che concentra tutte queste qualità. Durante la trasferta è stato previsto anche un passaggio all’Obuv, dove c’è stato un incontro con i calzaturieri delle Marche per promuovere la nostra regione spingendo proprio sull’esperienza unica ed esclusiva che viene offerta, data dall’unione di prodotti come le scarpe e da offerte culturali come la stagione lirica dello Sferisterio. Non dimentichiamo che i russi sono ai primi posti al mondo tra i ‘top spender”. I russi hanno straordinaria sensibilità per la lirica e per la danza: un nuovo

pubblico di estimatori per lo Sferisterio, considerate anche le possibilità legate al volo diretto Ancona-Mosca che partirà a giugno? “La rivoluzione planetaria dell’aereo come nuova automobile è uno dei segni della grande trasformazione di inizio millennio. Condizione necessaria ma non sufficiente. Eppure necessaria. Nel 2012 sono arrivati in Italia circa 600mila russi e si stima nel 2013 un aumento non inferiore al 20%: con il nuovo volo sarà più facile arrivare nelle Marche”. Durante la trasferta a Mosca, il Macerata Opera Festival ha incontrato i più importanti tour operator della Russia e la delegata del governo alla politica culturale internazionale: ci saranno degli sviluppi? “E ciò su cui stiamo lavorando. Soffriamo un ritardo pesante in un ambito in cui tali progetti si disegnano con almeno due anni di anticipo. Gli incontri di natura istituzionale, con il vice ministro del-


Un momento dello spettacolo nella sede dell’Ambasciata italiana a Mosca

la Cultura della Russia Alla Manilova, il ministro italiano del Turismo Piero Gnudi e il direttore Enit a Mosca, Marco Bruschini, sono stati interessanti. Stiamo certamente gettando ottime basi per il futuro, a partire dal 2014, un anno molto importante per lo Sferisterio, che taglierà il traguardo delle 50 stagioni liriche”. Che riscontri ha avuto lo spettacolo che avete tenuto nella sede dell’Ambasciata italiana a Mosca? “Grande soddisfazione per il sincero entusiasmo dell’Ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi, che ci ha anche chiesto di tornare a Mosca. C’erano poi molti operatori culturali e operistici: prima del concerto arrivavano ai funzionari messaggi sms in cui era scritto: “Se sapevo che c’era un concerto operistico, non venivo”; durante il medesimo, gli stessi mandavano brevi sms di poche parole: “Irresistibile”, “Sto piangendo”. Alla fine, diverse persone mi hanno chiesto informazioni su come ci siamo inventa-

ti diavolerie belle come quella. Questo è solo uno dei frutti del nostro lavoro ‘Off’ sull’opera, che cerca di far comunicare le diverse forme d’arte con il melodramma. In questo caso abbiamo intessuto grandi romanze della tradizione italiana con un capolavoro nostrano, “Il sabato del villaggio” di Giacomo Leopardi, che perciò presentava delle aperture ‘audio’ con le arie che commentavano i versi, e queste via via si ascoltavano creando interessanti rifrazioni”. Il ruolo del Macerata Opera Festival nel fare della cultura un ponte tra popoli: su quali fronti pensate di lavorare? “Innanzitutto su quello del diffondere il valore e la bellezza dello Sferisterio al maggior numero possibile di cittadini. Macerata e il suo territorio sono un valore di tale rilevanza che è patrimonio da condividere con l’intera umanità. L’abbattimento delle frontiere e la ricerca di nuovo pubblico ci spronano a fare sempre meglio e a cercare nuove strade per

l’aggiornamento del melodramma con il contemporaneo. Il Festival Off nasce proprio con quest’ottica e, per di più, è un modello interessante per il pubblico internazionale”. Il soprano Ljuba Kazarnovskaya, star della tv di Stato russa, ha proposto uno spettacolo nella città di Macerata; di che cosa si tratta? “É stato un primo incontro per un progetto squisitamente off. Opera, ma fuori dal teatro d’opera. Opera che è anche festa, scambio, gioco”.

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DOSSIER: RUSSIA

La Riviera delle Palme conquista il pubblico russo La città di San Benedetto del Tronto protagonista della missione a Mosca, dove si è parlato anche di turismo incoming nelle Marche. Abbiamo chiesto al sindaco, Giovanni Gaspari, un bilancio di questa trasferta di A. Dachan

I

l Comune di San Benedetto protagonista della missione in Russia: perché? “La città di San Benedetto del Tronto è la regina del turismo nelle Marche per i suoi numeri. Da tempo contiamo circa 2 milioni di presenze l’anno: è un dato particolarmente significativo per la nostra regione. Abbiamo visto una progressiva mutazione della nostra economia, un tempo imperniata sulla pesca e sull’industria del freddo; nel tempo queste realtà si sono assottigliate e ora fanno da traino quasi esclusivamente il turismo e il commercio. Un altro dato significativo è la fidelizzazione dei clienti: i dati indicano un tasso altissimo di presenze che si rinnovano; le strutture parlano di oltre il 75 per cento di persone che ritornano ogni anno. Ciò nonostante, di fronte alla crisi economica globale dobbiamo rilanciare l’offerta: aprirci ulteriormente e cercare mercati nuovi, allungare la stagionalità e offrire soluzioni innovative, altrimenti si verrebbero a perdere fette di mercato importanti. È stata fatta un’indagine, da cui è emerso che a San Benedetto riusciamo a intercettare il numero più alto di turisti nella regione pro-

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venienti dalla Repubblica Ceca e ciò si spiega con il fatto che il sistema turistico (inteso come sinergia tra imprese, singole e associate, e promozione pubblica) lavora bene in questa direzione”. Può tracciare un bilancio di questa iniziativa? “Nessuno poteva immaginare un ritorno così positivo. Già nei primi due giorni abbiamo chiuso importanti contratti, a cui si uniscono altri venti pre-contratti conclusi successivamente. Ci ha sorpreso il livello di interesse verso la nostra regione che deriva dal fatto che, agli inizi degli anni ’90, abbiamo avuto una forte presenza russa e ucraina nel nostro territorio: quel flusso poi si è progressivamente assottigliato, ma evidentemente i tour operator hanno ancora un ricordo bellissimo di questo territorio. Un’iniziativa particolarmente importante è stata la Task force italo-russa svoltasi, per iniziativa della Regione Marche, proprio qui a San Benedetto nell’ottobre scorso: è stata un’occasione preziosa, che ci ha consentito di verificare che esiste un terreno fertile per ripristinare i contatti con quell’area dalle enormi potenzialità.

Siamo consapevoli che oggi c’è un fenomeno di distribuzione di una quota interessate di ricchezza tra ceti abbastanza ampi della popolazione russa. Noi dobbiamo essere capaci di adeguare la nostra proposta ad un target medio -alto: ci sono ‘top spender’ che sono particolarmente interessati all’Italia in generale e al nostro territorio in particolare. Oggi i turisti, e i russi non fanno eccezione, vogliono visitare città d’arte, fare shopping, scoprire la storia e la cultura dei borghi e delle città che visitano, provare cibi caratteristici. Se saremo capaci di essere in linea e in sintonia con queste nuove richieste, riusciremo ad essere vincenti. Ci stiamo attrezzando per essere pronti ad affrontare nuove sfide”. Quali sono le maggiori difficoltà che riscontrate nel voler ampliare l’offerta turistica locale? “Dal punto di vista infrastrutturale, dobbiamo ammetterlo, abbiamo ancora rilevanti difficoltà. Sono anni che lottiamo contro una tendenza a ridurre le fermate delle corse ferroviarie a lunga percorrenza e l’aeroporto regionale deve ancora lavorare per conquistare nuove tratte


“La nostra è una città di marinai: se perde il gusto della sfida, significa che ha rinunciato alle sue radici. Il vero sanbenedettese è colui che si mette in mare e non si augura mai la bonaccia”

capaci di intercettare nuovi flussi turistici. Va dato atto che molto si sta facendo in questi ultimi tempi, soprattutto per merito della Regione Marche, e l’ultima conquista di un volto diretto con Mosca è il risultato più bello di questo impegno”. Che tipo di iniziative avete messo in essere per conquistare nuovi mercati? “Facciamo una politica di qualità, che ci ha portato ad ottenere certificazioni, sia come Amministrazione comunale sia come territorio, con la conferma ogni anno della Bandiera Blu; analogo riconoscimento è stato attribuito al nostro porto turistico. Siamo in un territorio ad alta vocazione di qualità, come attestano gli innumerevoli riconoscimenti, a cominciare dalle Bandiere Arancioni concesse dal Touring Club Italiano. Siamo un Comune ai primi posti per percentuale di energia rinnovabile prodotta su tetti ed edifici pubblici e privati e questo ci identifica come un territorio attento alle tematiche legate all’ambiente e al benessere. Per noi risulta vitale aprire la nostra regione e la nostra città a nuovi mercati, come la Russia, la Polonia, la Norvegia, la Slovacchia. Per quanto

concerne il target russo, non dobbiamo dimenticare che si tratta di ospiti con scarsa dimestichezza con l’inglese, figuriamoci con l’italiano: dobbiamo fare uno sforzo comunicativo particolare per far comprendere tutta la variegata offerta di cui disponiamo. Abbiamo molto da offrire: il nostro è un territorio ricco sotto tutti i profili e dobbiamo prendere coscienza dei motivi di attrattività, ma anche delle richieste di servizi provenienti dai mercati a cui ci affacciamo: ad esempio, dobbiamo tenere presente che i turisti del nord Europa chiedono strutture sportive, impianti funzionanti, la possibilità di dedicarsi a discipline diverse. In questo San Benedetto ha una marcia in più: la nostra rete di piste ciclabili si sviluppa sia parallelamente alla costa, collegandosi con le altre realtà della Riviera delle Palme, sia con collegamenti verso il centro cittadino, e abbiamo una dotazione di impiantistica sportiva di tutto rispetto. E poi abbiamo la grande carta da giocare della Riserva naturale Regione della Sentina, spazio di assoluto valore ambientalistico, mentre speriamo di essere arrivati alle battute finali del complesso iter di creazione del Parco

Marino del Piceno, primo esempio in Italia di area marina protetta in un ambiente fortemente antropizzato. Una scommessa che pensiamo di vincere”. In base ai dati in vostro possesso, quali sono le aspettative per la prossima estate? “Abbiamo notizie altalenanti. Sappiamo che, in generale, l’andamento della stagione estiva rispecchia quello della stagione invernale. Non c’è un grande ottimismo, ma ci fanno ben sperare le iniziative intraprese per promuovere il territorio: dalla Russia, ad esempio, sono arrivate oltre cinquecento prenotazioni già all’indomani della nostra missione e continuano ad arrivarne di nuove. Stiamo puntando molto sul turismo sportivo per portare qui iniziative importanti anche a maggio. La crisi c’è, inutile negarlo, ma non ci scoraggiamo e proviamo a volgere in opportunità le avversità. San Benedetto è una città di mare e marinai: se perde il gusto della sfida, significa che ha rinunciato ad onorare le sue radici. Il vero sambenedettese è colui che si mette in mare e non si augura mai la bonaccia”.

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DOSSIER: RUSSIA

IL TURISTA RUSSO VERSO PRODOTTI DI NICCHIA a cura della Redazione

F

ino a vent’anni fa il turismo russo in Italia era limitato al turismo cosiddetto “shopping”, costituito da gruppi di piccoli imprenditori e venditori al dettaglio di prodotti italiani. é solo nella seconda metà degli anni Novanta che inizia a registrarsi un certo movimento di turisti russi verso le nostre città d’arte (soprattutto Roma, Venezia e Firenze) e talune località balneari (Rimini, Riviera adriatica settentrionale, Toscana e isole). Per poter fare una fotografia di che cosa rappresenti oggi (e in prospettiva) l’incoming turistico dalla Russia – per l’Italia e nello specifico le Marche –, dobbiamo partire da un numero: nel 1995 soltanto poco più di due milioni e mezzo di russi hanno trascorso una vacanza fuori dai confini dell’ex Unione Sovietica; nel 2011 questo numero è arrivato a 14 milioni e mezzo. In linea generale, secondo recenti previsioni internazionali, tutti e quattro i Paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina)

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sono considerati mercati emergenti anche per l’industria turistica mondiale; tra essi, comunque, la Russia è il Paese che registra il maggior numero di viaggi all’estero (nonostante abbia una popolazione inferiore agli altri tre). A conferma di ciò, si consideri che negli ultimi cinque anni il numero di viaggiatori all’estero è aumentato del 50 per cento. E l’Europa risulta essere la macrodestinazione più gradita dai russi, che prediligono sempre più prodotti turistici di nicchia: sport invernali, centri benessere, agriturismo, eventi culturali, enogastronomici e sportivi, feste tradizionali, ecc. Riscontrano successo anche le visite a città d’arte – anche minori - abbinate a vacanze al mare. Le statistiche ci confermano che il turismo russo è sostanzialmente destagionalizzato: accanto alle vacanze estive e invernali, infatti, si registra una discreta presenza in concomitanza delle festività del calendario ortodosso.

Chi è il turista russo La metà dei turisti russi che giungono in Italia ha un’età compresa tra i 35 e i 55 anni. Poiché la lingua inglese non è ancora molto diffusa, sono favorite le strutture che dispongono di personale che conosca la loro lingua, di un menù in russo e di un canale tv del Paese di provenienza. Che cosa prediligono i russi? La buona cucina, le attività sportive all’aria aperta, le terme. Per quanto riguarda le destinazioni turistiche preferite dai russi, si vedano le Tabelle 1 e 2.


La Riviera delle Palme

Tabella 1 - Destinazioni turistiche preferite dai russi PAESE

%

2011

2010

2009

2008

2007

2006

2005

1

TURCHIA

13

2.618,7

2.367,6

1966,7

2.212,8

1.923,4

1.475,6

1.562,6

2

CINA

4

1.502,3

1.440,4

999,2

2.059,3

1.651,7

1.307,0

1.151,6

3

EGITTO

-34

1.452,8

2.198,3

1615,4

1.426,7

1.255,4

902,8

695,7

4

FINLANDIA

29

912,1

709,0

556,3

666,9

657,1

562,6

391,3

5

THAILANDIA

195

780,2

464,8

233,1

258,8

232,2

144,8

70,9

6

GERMANIA

49

702,3

470,7

363,3

330,3

231,3

225,7

231,1

7

SPAGNA

57

645,3

411,4

296,3

365,4

318,6

246,1

218,7

8

GRECIA

58

612,5

386,7

282,3

349,2

244,0

198,8

146,3

9

ITALIA

27

571,6

451,5

336,1

398,1

334,1

245,8

205,6

10

EMIRATI ARABI

38

394,6

286,9

214,3

228,1

207,2

173,9

166,7

11

REP.CECA

37

367,5

267,5

213,9

227,0

178,0

136,2

124,9

12

BULGARIA

29

339,6

263,2

207,4

207,5

173,1

148,3

121,2

13

CIPRO

38

323,6

234,3

155,1

172,4

150,5

113,1

108,1

14

FRANCIA

20

267,2

222,7

200,1

229,2

170,7

138,6

174,0

15

14.495,9

12.605,0

9.555,2

11.313,7

9.369,0

7.752,8

6.784,7

altri Totale

Fonte: Istituto di statistica russo – RosStat 121


DOSSIER: RUSSIA

Tabella 2 - Destinazioni turistiche preferite dai russi PAESE

%

2012

2011

2010

2009

2008

2007

2006

2005

1

TURCHIA

-6

2.516,1

2.681,7

2.367,6

1.966,7

2.212,8

1.923,4

1.475,6

1.562,6

2

EGITTO

31

1.906,6

1.452,8

2.198,3

1.615,4

1.426,7

1.255,4

902,8

695,7

3

CINA

-12

1.328,9

1.502,3

1.440,4

999,2

2059,3

1.651,7

1.307,0

1.151,6

4

THAILANDIA

13

885,1

780,2

464,8

233,1

258,8

232,2

144,8

70,9

5

SPAGNA

23

792,0

645,3

411,4

296,3

365,4

318,6

246,1

218,7

6

GERMANIA

2

713,0

702,3

470,7

363,3

330,3

231,3

225,7

231,1

7

GRECIA

13

690,4

612,5

386,7

282,3

349,2

244,0

198,8

146,3

8

ITALIA

9

581,1

535,3

451,5

336,1

398,1

334,1

245,8

205,6

9

EMIRATI ARABI

39

549,3

394,6

286,9

214,3

228,1

207,2

173,9

166,7

10

FINLANDIA

-44

512,5

912,1

709,0

556,3

666,9

657,1

562,6

391,3

11

CIPRO

25

404,7

323,6

234,3

155,1

172,4

150,5

113,1

108,1

12

BULGARIA

15

389,4

339,6

263,2

207,4

207,5

173,1

148,3

121,2

13

REP. CECA

3

379,7

367,5

267,5

213,9

227,0

178,0

136,2

124,9

14

FRANCIA

12

299,3

267,2

222,7

200,1

229,2

170,7

138,6

174,0

6

15.332,1

14.495,9

12.605,0

9.555,2

11.313,7

9.369,0

7.752,8

6.784,7

altri Totale

Fonte: Istituto di statistica russo – RosStat

122


DOSSIER: RUSSIA

Tabella 3 – Flussi turistici dalla Russia ARRIVI

PRESENZE

GIORNI DI PERMANENZA MEDIA

1993

117.189

533.987

4,6

1994

198.875

875.648

4,4

1995

282.569

1.269.178

4,5

1996

361.758

1.621.157

4,5

1997

344.393

1.451.066

4,2

1998

327.987

1.358.479

4,1

1999

267.029

1.055.625

4,0

2000

306.805

1.178.961

3,8

2001

352.370

1.343.173

3,8

2002

360.373

1.329.702

3,7

2003

381.340

1.425.615

3,7

2004

453.064

1.635.710

3,6

2005

518.828

1.943.064

3,8

2006

720.758

2.555.305

3,6

2007

954.345

3.405.731

3,6

2008

1.046.199

3.730.458

3,6

2009

894.659

3.294.957

3,7

2010

1.140.432

4.208.604

3,7

2011

1.474.137

5.318.880

3,6

Fonte: Istat

Tabella 4 - Russi in Italia: viaggiatori, pernottamenti e spesa

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Var. % 2006/2001

Var. % 2008/2009

Var. % 2009/2010

Var. % 2010/2011

VIAGGIATORI (in migliaia)

261

305

438

461

649

793

203,8%

5,3%

40,8%

22,2%

PERNOTTAMENTI (in migliaia)

2.016

3.297

3.702

3.594

4.296

6.375

216,2%

-2,9%

19,5%

48,4%

SPESA (in milioni di euro)

263

378

567

623

830

925

251,7%

9,9%

33,2%

11,4%

Fonte: elaborazione ONT su dati Banca d’Italia, il turismo internazionale dell’Italia 123


DOSSIER: RUSSIA

“PREMIATO IL LAVORO DI SQUADRA” Arturo Venanzi, presidente della Sezione calzaturiera di Confindustria Fermo, traccia un bilancio dei rapporti tra le aziende locali e il mercato russo di A. Monticelli

P

residente, la recente missione in Russia ha confermato l’importante ruolo svolto dall’associazione fermana degli industriali. I risultati raggiunti nell’export sono merito anche di Confindustria? “Penso di si. Nel settore calzaturiero, soprattutto negli ultimi anni Confindustria Fermo ha accentuato il ruolo di assistenza alle aziende del territorio in un’ottica di internazionalizzazione. Un lavoro di squadra che ci ha visti co-protagonisti assieme soprattutto all’Anci (Associazione nazionale calzaturieri italiani, rinominata Assocalzaturifici Italiani, ndr.) marchigiana”. Cosa rappresenta la Russia per la calzatura marchigiana? “E’ un mercato nel quale noi marchigiani siamo stati pionieri. I primi artigiani che, con molta fatica, si sono affacciati in questo Paese con i loro prodotti arrivavano proprio da qui, vent’anni fa. Oggi stiamo raccogliendo i frutti di quel lavoro, nonostante la crisi”. Probabilmente l’export tiene anche per l’alta qualità del prodotto. “Senza dubbio il prodotto calzaturiero

124

marchigiano è caratterizzato da un elevatissimo livello”. Lei prima ha accennato al lavoro di squadra. In che senso? “Per una Pmi del territorio è praticamente impossibile penetrare in mercati stranieri se non vi è un ente di supporto. Oggi che il mercato interno sta registrando una grave contrazione dei consumi, queste aziende hanno di fronte una strada obbligata. L’alternativa è quella di chiudere. Ecco perché è di fondamentale importanza creare sul territorio occasioni di confronto e di condivisione delle strategie e delle azioni conseguenti”. A questo fine chi dev’essere chiamato a raccolta? “Per quanto riguarda il settore calzaturiero, come ho detto prima si è instaurato un proficuo rapporto con l’associazione nazionale dei produttori. Analogamente, oggi, a differenza del passato, c’è una forte sinergia con la Regione, che si sta concretizzando attraverso tavoli congiunti e procedure concordate, così come con le Camere di Commercio”.


un nuovo progetto per attrarre investimenti stranieri Si tratta di un'importante misura che la Regione Marche sta rendendo operativa. Del progetto – inserito nel Programma triennale 2013-2015 e che ha ricevuto l’ok sia della Giunta che del Consiglio regionale – parliamo con Roberto Pelo, già direttore dell’Ice di Mosca. di P. Duranti

D

ottore, ci illustra le caratteristiche principali del progetto? “Sostanzialmente l’iniziativa si fonda su tre passaggi: l’individuazione dei mercati target, la scelta delle strumentazioni da utilizzare in tali Paesi e l’organizzazione che vogliamo darci nel nostro territorio, al fine di fornire un’adeguata assistenza ai soggetti economici che hanno in mano un progetto di investimento nelle Marche”. Partiamo dal primo aspetto: quali sono i Paesi-obiettivo? “Stiamo concentrando l’attenzione su Cina, India, Russia, Emirati Arabi, Israele e Libia, che rappresentano una priorità assoluta. In seconda battuta, sono importanti anche i Paesi dell’Asia settentrionale, la Corea e il Giappone. Intendiamoci, se ad esempio arrivasse un investitore qualificato e con le giuste credenziali dagli Stati Uniti o dal Brasile, certo non gli chiudiamo la porta in faccia …”. Sulla base di quali criteri sono stati individuati quei Paesi? “Sono i mercati nei quali le Marche risultano essere più presenti e in cui sono

attive relazioni da lunga data. In questi Paesi, poi, si registra una forte capacità di investimento all’estero, dovuta ad una situazione finanziaria florida”. Vi muoverete attraverso professionisti in loco? “Questo è proprio il secondo aspetto cui accennavo: occorre una rete di promoter attivi sul territorio, che abbiano una forte conoscenza del singolo mercato e dei potenziali investitori (banche, fondi, ecc.). Questo è un settore in cui risultano fondamentali le relazioni interpersonali”. Terzo punto: l’organizzazione sul territorio. “Stiamo realizzando l’One Stop Office, l’ufficio dove l’investitore straniero (o chi per esso) trova una risposta a tutte le sue domande ed esigenze: dalle banche dati informative a servizi di natura tecnica, dalle consulenze tributarie e legali alle questioni amministrative, fino alla cura degli aspetti logistici. In questo contesto stiamo lavorando per instaurare un legame ancor più stretto con il Ministero dello Sviluppo economico”.

L’Italia è ancora attrattiva? “La situazione è indubbiamente difficile: la delicata fase politica si aggiunge infatti a problemi che ci trasciniamo da molto tempo, come la lentezza della giustizia civile, una burocrazia paralizzante, l’elevata pressione fiscale… tutti fattori che non sfuggono agli investitori stranieri. Per cui la strada è in salita. Vi è da dire, peraltro, che nel nostro Paese, e nelle Marche in particolare, visto che è la regione manifatturiera per eccellenza, si è consolidata una manodopera altamente specializzata, che è garanzia di qualità del prodotto”. Ragione per cui lei è ottimista. “Assolutamente si. Certo, dobbiamo un po’ tutti rivedere il nostro approccio tradizionale nei confronti del fenomeno “internazionalizzazione”.

“Nel nostro Paese, e nelle Marche in particolare, si è consolidata una manodopera altamente specializzata, che è garanzia di qualità del prodotto” 125


DOSSIER: RUSSIA

Due MONDI allo specchio: quell’affinità che non ti aspetti Italia - Russia: due Paesi amici, con relazioni bilaterali in crescita. Ma come vive un italiano che si trasferisce a Mosca? Lo chiediamo a Gaetano Casalaina, manager Indesit, che vive questa esperienza dal 1997 di L. Ciaccafava

C

Gaetano Casalaina (ph: Stefano Micozzi)

126

osa l’ha portata in Russia? Per quanto tempo ha vissuto lì? “Il mio percorso professionale è quello tipico di un manager internazionale espatriato. Nel 1997 arrivo per la prima volta in Russia, proveniente da una precedente esperienza estera a Bangkok. Ho vissuto in Russia circa 6 anni, in due periodi differenti. Dal 1997 al 1998 a Mosca e dal 2000 al 2004 a Mosca e Lipetsk (dal 1999 sino ai primi mesi del 2000 ho lavorato a Parigi). Dal 2004 sono 'basato' a Roma , tuttavia continuo a viaggiare in Russia con frequenza mensile”. Quali sono le caratteristiche di quel Paese che l’hanno maggiormente colpita? “All'interno della Russia ho viaggiato molto e la prima risposta a questa domanda è la sconfinata vastità del territorio e i paesaggi che cambiano lentamente dopo migliaia di chilometri o per il mutare delle stagioni. E ancora, l'alto grado di istruzione diffuso, così come diffusa mi è parsa la passione per le arti. Se osservo altri aspetti della società, il mio giudizio non può prescindere dal tempo dell'osservazione. Vede, un italiano che come me ha vissuto molti anni all'estero, tornando di tanto in tanto in Italia ha la sensazione di trovare tutto come quando è partito. La Russia del 1997 è profondamente diversa da quella di oggi, così come da quella dei decenni precedenti e queste differenze sono violente, immediatamente percettibili. Basti pensare al paesaggio urbano: le architetture neoclassiche del periodo sovietico ancora do-

minanti tra il 1997 ed il 2000 sono oggi il corollario urbanistico a grattacieli ultramoderni. Mosca, San Pietroburgo e altre grandi città assomigliano sempre più a Francoforte, Londra e Berlino. Così anche per il life style. Ma, prima ancora della globalizzazione, penso siano entrate in gioco le radici profondamente europee che anni di comunismo avevano sopito. La Russia è Europa non solo geograficamente”. Quali sono le differenze principali tra gli stili di vita di queste due realtà? “Se vogliamo dirla tutta tra le diverse anime dell'Europa quella russa mi pare essere la più vicina a quella italiana, o viceversa. Per questa ragione non mi sento di sottolineare differenze tra gli stili di vita, piuttosto ritengo utile uno sforzo, reciproco, per andare oltre le apparenze e i luoghi comuni”. Cosa le manca di più della Russia? “Dovrei rispondere niente! Vado in Russia tutti i mesi e talvolta più di una volta nello stesso mese. Forse mi manca l'atmosfera della quiete di provincia e del calore umano di Lipetsk dei primi anni 2000 o le serate al conservatorio di Mosca e il clima di speranza per un futuro sempre migliore di fine anni ‘90. Forse sono solo nostalgie”. Tornerebbe ad abitarci? “Non escludo nessuno scenario per principio. Anche se resto convinto che l'Italia sia il più bel posto al mondo dove vivere”.


DOSSIER: RUSSIA

DALLA RUSSIA ALLE MARCHE CON L’AMORE PER L’ITALIA Tatiana Nevstrueva: nata nella regione di Nizhny Novgoro, si laurea in Traduzione e interpretariato. Arriva nella nostra terra per frequentare un master e oggi lavora in una società di ingegneria di Ancona. Che cosa l’ha portata qua? La passione per la lingua e la cultura del Bel Paese di S. Coricelli

C

he cosa l’ha portata in Italia? Da quanto tempo vive qui? “Decisamente, la passione per la lingua e la cultura. Ho studiato l’italiano all’Università linguistica in Russia. Durante gli studi, grazie agli accordi con l’Università per stranieri di Siena, ho fatto il mio primo viaggio in Italia che mi ha permesso non solo di perfezionare la lingua, ma anche di conoscere da vicino lo stile di vita italiano. Dopo la laurea, ho cominciato a lavorare in una software house russa, ma l’Italia mi mancava molto e nel 2009 sono arrivata a Macerata per frequentare il master in Relazioni con i Paesi dell’Est. Adesso sono di nuovo nel settore IT, lavoro però in un’azienda marchigiana; Itworks, la ditta dove mi occupo di marketing e prevendita, realizza sistemi di tracciabilità per aziende produttive e, in partnership con la consociata Videworks, si occupa di progetti di domotica di lusso per megayacht”. Quali sono le caratteristiche del nostro Paese che l’hanno maggiormente colpita? “Innanzitutto, l’ospitalità e la disponibilità delle persone che incontravo, anche se le conoscevo da poco. All’Università di Macerata mi ha colpito il rapporto quasi alla pari con i professori, il che è difficilmente possibile nel mio Paese, dove la differenza dell’età e del ruolo fanno mantenere la distanza e creano una certa soggezione verso il superiore”. Quali sono le differenze principali tra gli stili di vita italiano e russo?

“La vita in Russia è molto frenetica. Le città sono più grandi, le distanze sono maggiori e le persone accettano con più facilità la vita del pendolare. Per questo motivo uffici e banche sono aperti fino a tardi e molti negozi lavorano 24 ore su 24. Ovviamente, lo stile di vita italiano è molto più tranquillo, direi anche rilassato. Dolce vita (nonostante tutti i problemi, che però esistono anche in Russia) è la frase giusta per descriverlo”. In base alla sua esperienza, com’è vista l’Italia e come sono visti gli italiani dai russi? “I russi amano l’Italia. Non solo per la moda, ma anche per l’arte, la storia, i paesaggi e le prelibatezze culinarie. Molti imprenditori russi hanno capito che per posizionare il proprio marchio in modo vincente devono associarlo al Bel Paese”.

Tatiana Nevstrueva

Cosa le manca di più della Russia? “La famiglia e le amiche, che vado a trovare al massimo due volte l’anno. Sento una tristezza immensa quando penso che non posso essere presente nei momenti speciali per le persone alle quali voglio bene”. Tornerebbe ad abitare nel suo Paese? “E’ una domanda difficile, soprattutto in questo momento di crisi che in Russia non si sente più. Alcune città russe offrono opportunità lavorative davvero interessanti. Io sono molto felice di vivere l’esperienza professionale, ma anche umana, che sto facendo e non penso di tornare, almeno nell’immediato futuro”.

127


FOCUS: ENERGIA

128


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FOCUS

ENE rGIA “Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”

Proverbio indiano * Gli interventi e gli articoli ospitati nell'ambito del focus sono spontanei e non vincolati in alcun modo

129


FOCUS: ENERGIA

Agroenergie alla ribalta del futuro Sono viste come una necessità per la sostenibilità del modello produttivo europeo, per la valorizzazione del territorio e come un’opportunità per favorire la multifunzionalità dell’agricoltura. Le cui prospettive sono legate all’uso delle energie rinnovabili, con forti aspettative per i benefici economici e ambientali. Uno sviluppo correlato alle incentivazioni: le misure della Regione Marche e i progetti finanziati

L

a produzione di energia da fonti rinnovabili è oggi il tema più trattato nel dibattito sulle prospettive dell’agricoltura, con valutazioni di senso diametralmente opposto. Da una parte, le agroenergie suscitano un grande interesse nel mondo agricolo, con fortissime aspettative, tutte positive, per i benefici sia economici che ambientali. Dall’altro, emergono preoccupazioni per gli impatti che la “deriva” energetica dell’agricoltura può generare sulla disponibilità alimentare, sugli usi del suolo e sull’economia dei territori rurali. In questo scenario s’inserisce il ruolo della politica, giacchè lo sviluppo delle energie rinnovabili è totalmente correlato alle incentivazioni. Tale aspetto si basa sulla direttiva europea 2009/28/Ce, il cosiddetto pacchetto “Clima - Energia 2020-20”; l’Italia ha recepito tale direttiva attraverso la promulgazione del DLgs 3 marzo 2011 e tramite la pubblicazione del Pan (Piano di azione della biomas-

130

sa) con il quale si è prefissata traguardi importanti riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili ed in particolare da biomasse: • Energia elettrica da fonti rinnovabili (Fer) al 2020: biomasse 19%, altre rinnovabili 81%; • Riscaldamento e raffreddamento da Fer al 2020: biomasse 54%, altre rinnovabili 46%; • Energia per trasporti da Fer al 2020: biomasse 87%, altre rinnovabili 13%. Dunque l’agricoltura assume un ruolo fondamentale nel raggiungere tali obiettivi e le agroenergie suscitano un grande interesse perché insieme alle altre Fer contribuiscono alla riduzione della dipendenza energetica e concorrono all’impegno per contrastare i cambiamenti climatici. Le agroenergie in particolare sono inoltre viste come una necessità per la sostenibilità del modello produttivo europeo, per la valorizzazione

del territorio e come un’opportunità per favorire la multifunzionalità dell’agricoltura. Per questi motivi l’Unione europea e, di riflesso, gli Stati membri hanno introdotto una normativa di forte incentivazione della produzione di biomasse. Oltre alla biomassa, interessante è la possibilità per l’azienda di produrre energia da fonti rinnovabili attraverso l’impiego della tecnologia del fotovoltaico e del minieolico, meglio se integrate con l’energia prodotta da biomassa. Per quest’ultimo aspetto la Regione Marche, considerata la presenza di un territorio caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, di ambienti e di tradizioni colturali e alimentari, ha creduto importante incentivare la produzione di energia rinnovabile sia per le esigenze aziendali (abitazioni, opifici, stalle, serre, piccole trasformazioni, ecc.), sia per la vendita della stessa assicurando alle imprese un reddito integrativo a quello proveniente dalle produzioni agricole.


Gli agriturismi in particolare e le aziende agricole in generale possono fungere da veri e propri promotori delle energie rinnovabili, facendo conoscere e sperimentare il loro funzionamento a chi visita queste imprese sia per acquisti che per ospitalità. Si può arrivare a una completa autonomia energetica attraverso fotovoltaico, microeolico, geotermico e per mezzo di piccoli impianti a biomassa sfruttando i diversi sottoprodotti delle derrate agricole. La Regione Marche ha ritenuto investire diversi milioni di euro con programmi sperimentali e dimostrativi, ma soprattutto con specifiche misure di bandi regionali del Piano di sviluppo rurale (Psr) e del Piano di azione bieticolo saccarifero (Pabs) per le cosiddette aziende low energy. L’attuazione di tali misure ha portato al finanziamento, per quello che riguarda la misura 311 b del Pabs, di 11 domande di cui 3 impianti a biogas, 4 di fotovoltaico integrato, 2 calda-

ie a legna con potenza inferiore a 250 kWe, 1 impianto di produzione di pellet e 1 impianto di pirogassificazione, per un totale di 3.021 kWe di potenza installata e 2.500.000 euro di contributo concesso (14.700.000 euro di spesa di investimento). Per quello che riguarda la misura 311 b del Psr, sono state finanziate 9 domande tutte relative ad impianti a biogas per un totale di 2.348 kWe di potenza installata e 5.050.000 euro di contributo concesso (17.564.000 euro di spesa di investimento). Con la stessa misura, sono stati finanziati altri 3 impianti di biogas, per uno si tratta di potenziamento, per una potenza installata di 1500 Kwe con sfruttamento per lo più di liquami, letami e sottoprodotti agricoli, per un importo di contributo di 1.300.000 euro ed un investimento totale di oltre 6 milioni di euro. Anche con le altre misure del Psr dell’ “ammodernamento delle aziende agricole” e degli “interventi per l’agriturismo” sono stati finanziati progetti per

piccoli impianti di fotovoltaico non superiori a 400.000 euro di spesa e caldaie ad esclusivo utilizzo dell’azienda. Diverse aziende ne hanno usufruito diminuendo il proprio impatto ambientale e migliorando notevolmente il bilancio enegetico. E’ interessante sottolineare che, accanto ai benefici ambientali ed economici, dalla realizzazione di tali impianti deriva un aumento di occupazione consistente, in considerazione che perfino un impianto di circa 250 kWe di biogas necessita di una gestione e un monitoraggio continui.

Andrea Bordoni Eleonora Maldini Regione Marche - Servizio Agricoltura, Forestazione e Pesca 131


DOSSIER: ENERGIA

Profilo multifunzionale per l’azienda agricola Piano di sviluppo rurale e promozione delle agroenergie: opportunità di crescita per il settore

I

l Piano di sviluppo rurale ha come obiettivo quello di promuovere la realizzazione di impianti ad energie rinnovabili ed in particolare a biomassa per la produzione di energia destinata sia all’autoconsumo che alla vendita. In questa maniera è possibile favorire lo sviluppo multifunzionale dell’azienda agricola, offrendo una nuova opportunità di sviluppo e conseguente incremento del reddito. Il punto di forza è la realizzazione di impianti piccoli e diffusi (potenza massima consentita 1 MW) in maniera da valorizzare l’implementazione della filiera corta. Nello specifico, la misura 121 – Ammodernamento delle aziende agricole – prevede che l’azienda agricola possa realizzare impianti ad energia rinnovabile al fine di provvedere al proprio consumo aziendale. E’ consentita l’esecuzione di impianti solari, geotermici, mini idraulici, microeolico e a biomassa di potenza tale da soddisfare il fabbisogno aziendale. Nel caso degli impianti a biomassa, questa deve provenire per almeno i 2/3 dall’azienda stessa. La misura 123 – Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e fore-

132

stali – incentiva gli investimenti connessi al recupero e allo smaltimento di scarti e sottoprodotti di provenienza agroindustriale anche con finalità energetiche e no food. Anche in questo caso l’energia deve essere totalmente reimpiegata nell’ambito del processo produttivo. Per quanto concerne la misura 311, sottomisura b) – Diversificazione delle attività agricole e avvio di nuove attività – si prevede la possibilità di realizzare impianti alimentati esclusivamente da biomassa per l’utilizzo e la vendita di energia elettrica e/o termica. In questo caso, per valorizzare l’aspetto della filiera corta il beneficiario deve reperire almeno l’80% della biomassa all’interno dell’azienda agricola singolo o associata e comunque si è posta la soglia di 30 km come limite massimo entro cui reperire la biomassa. Al fine di creare nuove opportunità di sviluppo per il settore agroenergetico, la misura 321 – Avviamento dei servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale - incentiva l’uso di fonti energetiche rinnovabili da parte di enti pubblici, sempre in collegamento con biomassa reperita nelle aziende agricole.

Queste le tipologie di impianti finanziabili: impianto a biogas, impianto ad oli vegetali, impianto a biomassa ligno-cellulosica, impianto di pirogassificazione, impianto fotovoltaico, impianto solare termico.

BEST PRACTICES

Olio energia: Komaros Ancona L’impianto di cogenerazione è situato presso il Palasport “Pala Rossini”, ha potenza di 420 kWe, produce energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di 1.000 famiglie e riscalda la struttura del Palasport. Due serbatoi isolati, del volume di 3.000 e 1.000 litri rispettivamente, consentono sia di avere un buon volano termico per coprire i momenti di punta e diminuire le fasi di manutenzione del motore, sia di fornire acqua calda sanitaria in maniera corretta e costante. L’olio vegetale viene prodotto nell’impianto di spremitura di proprietà della stessa società e situato vicino all’impianto di cogenerazione e utilizza i semi provenienti dagli agricoltori locali promuovendo il concetto della filiera corta; in questo caso cortissima: si ha solamente un passaggio che dal pro-


duttore conduce a generare energia. Olio energia: Saipa Tolentino E’ stata una delle prime aziende, nel territorio regionale, a realizzare un impianto di cogenerazione a biomassa. In particolare l’impianto, di 350 kWe di potenza, utilizza olio vegetale. L’elettricità prodotta e l’energia termica vengono utilizzate per l’azienda di trasformazione macellazione suini e stagionatura prodotti di salumeria. Biogas Drydigest: Covalm Osimo E’ un caso interessante per evidenziare la realizzazione di un impianto in cui sono stati valorizzati gli scarti agroindustriali. Il consorzio è costituito da 250 soci produttori. Le aziende agricole socie producono ortaggi, cereali e biomassa. L’impianto, finanziato tramite i fondi provenienti dal piano di riconversione bieticolo saccarifero, ha una potenza di 997 kWe e utilizza insilato di mais e triticale proveniente dai soci del consorzio con una distanza massima di 10 km, letame di allevamenti prossimi all’impianto e scarti agroindustriali provenienti dall’industria di trasformazione dove conver-

gono i prodotti ortofrutticoli dei soci. Da evidenziare il carattere associativo dell’iniziativa e la presenza di filiera corta, in quanto la distanza di provenienza rimane entro i 30 km. Biogas Reflui zootecnici: Trionfi Honorati – Jesi L’azienda possiede un allevamento di 350 capi di bovini da latte e bufale con annessa sala mungitura, caseificio e punto vendita aziendale. Tramite i fondi provenienti dal piano di riconversione bieticolo saccarifero, ha realizzato un impianto di biogas di potenza di 250 kWe, in cui l’energia elettrica viene venduta mentre l’energia termica coprodotta viene utilizzata nella sala mungitura, nel caseificio e per la essiccazione dei foraggi e della granella. La biomassa utilizzata proviene quasi interamente dall’azienda stessa e consiste in letame, liquame, e silo mais. Biogas Reflui zootecnici: Stalla Sociale San Fortunato – Serra De’ Conti E’ una società cooperativa costituita da 134 soci produttori agricoli. Possiede una stalla di circa 1.000 capi bovini da latte. Tramite i fondi provenienti dal pia-

no di riconversione bieticolo saccarifero, ha realizzato un impianto di biogas di potenza di 250 kWe, poi potenziato con fondi del Psr a 500 kWe. L’energia elettrica prodotta viene venduta alla rete mentre l’energia termica viene utilizzata per il riscaldamento della stalla, della sala mungitura e dei locali tecnici, nonché degli uffici. La biomassa è costituita da paglia, letame, silo mais, silosorgo e pollina. Soltanto la pollina proviene da un allevamento nelle vicinanze dell’impianto, mentre la restante biomassa deriva dalla stalla e dai terreni dei soci.

Andrea Bordoni Eleonora Maldini Regione Marche Servizio Agricoltura, Forestazione e Pesca

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DOSSIER: ENERGIA

Competitività e corretta gestione del territorio Filiere agroenergetiche: tutti i vantaggi in un excursus tra aspetti socio-economici, ambientali e culturali

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o sviluppo e la diffusione delle filiere agroenergetiche portano a una serie di vantaggi che possono essere riassunti come segue. Aspetti energetici generali L’Italia, anche in base a quanto richiede la direttiva 28/2009/Ce, ha necessità di diversificare le fonti energetiche e di incrementare il contributo delle energie rinnovabili al bilancio energetico nazionale. Ciò anche attraverso il risparmio energetico finalizzato alla riduzione, tenendo presenti i vincoli economici, dei fabbisogni energetici delle utenze finali. In questo quadro, le agroenergie, che si basano soprattutto sull’utilizzo delle biomasse residuali (sia vegetali che zootecniche, come le deiezioni animali) e delle biomasse appositamente coltivate per finalità energetiche (biomasse dedicate), possono dare un contributo significativo al bilancio energetico nazionale e che potrebbe arrivare anche al 3-5% dei consumi finali di energia. Aspetti socio-econonomici Le agroenergie possono contribuire a integrare le produzioni lorde vendibili agricole, dando quindi l’opportunità di sviluppare nuove attività economiche rurali o

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forestali. Il mantenimento della competitività delle aziende agricole e forestali è anche la premessa al mantenimento del presidio del territorio attraverso lo sviluppo di un tessuto economico diffuso sul medesimo. Da non trascurare, poi, l’indotto delle filiere, sia in termini di società specializzate in tecnologia, sia di manodopera specializzata diffusa sul territorio per la gestione, la manutenzione e la costruzione degli impianti. Aspetti ambientali Le filiere agroenergetiche si prestano per una corretta gestione del territorio. Esempi pratici: recupero di residui vegetali che in certi contesti potrebbero portare a degli squilibri agronomici; utilizzo di terreno normalmente non coltivato con specie vegetali poliannuali; ricorso a rotazioni agronomiche di valenza ambientale che includono anche coltivazioni energetiche; trattamento dei reflui con digestione anaerobica ed utilizzo agronomico del digestato (biomassa dopo la fermentazione anaerobica) che ha minore impatto generale e migliori caratteristiche fertilizzanti. La conversione energetica (caso della combustione o dell’utilizzo di biocombustibili in motori) dà luogo ad emissioni gassose che le

moderne tecnologie correttamente applicate consentono di contenere a valori accettabili e comunque migliorabili nel tempo con la diffusione delle tecnologie stesse. La sostenibilità energetica è sempre largamente positiva. La sostenibilità ambientale è sempre interessante e comunque in linea con i dettami della direttiva 28/2009/Ce. Aspetti di carattere culturale La diffusione delle filiere agroenergetiche permette anche di svolgere una funzione educativa quanto mai necessaria per una migliore comprensione da parte di tutti dell’importanza del tema energetico. Le filiereagro energetiche si prestano a porre in evidenza il rapporto tra materie prime di input e quantità di energia di output, a richiedere un’attenta ottimizzazione di processi. Si presentano peraltro idonee ad essere applicate in centri aperti al pubblico (come le aziende agroturistiche che potrebbero diventare agroenergetiche) e costituire il tema principale per un certo tipo di informazione.

Fonte: Regione Marche


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DOSSIER: ENERGIA

Da sinistra: Sangjin Park, Ceo Samsung Sdi, ed Enrico Loccioni, presidente e Ceo Gruppo Loccioni

Smart grid e fonti rinnovabili Loccioni e Samsung Sdi con Enel per lo sviluppo di sistemi di accumulo innovativi. Grazie al sistema RCube, sempre più intelligenza, sicurezza ed efficienza nella rete

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occioni e Samsung Sdi sono stati selezionati da Enel per la fornitura di un sistema di storage da 1 MWh, nell’ambito del progetto europeo Grid4Eu, finalizzato allo sviluppo e all’implementazione di soluzioni avanzate per le smart grid. Il progetto dimostrativo di Enel, che sarà sviluppato in Emilia Romagna, è focalizzato sull’integrazione in rete della generazione distribuita da fonti rinnovabili, attraverso la realizzazione di un sistema di controllo e l’utilizzo di un dispositivo di storage basato su tecnologia agli ioni di litio. Per quest’ultimo tassello è stata scelta la soluzione RCube, firmata Loccioni e Samsung Sdi. Con 1 MWh di capacità di accumulo, RCube rappresenta il progetto più grande e avanzato, sviluppato all’interno della partnership tra Loccioni e Samsung. Altri due sistemi RCube, di dimensioni minori, sono già attivi sulla rete di distribuzione Enel, per sperimentare e misurare soluzioni intelligenti di accumulo, rifasamento e regolazione a

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supporto delle linee di bassa tensione, che consentono di ottimizzare la produzione, attenuare i picchi di carico e garantire la qualità del servizio di erogazione energetica. Da questi progetti si raccolgono dati ed esperienze fondamentali per la realizzazione delle smart grid e per predisporre le reti ad accogliere la generazione distribuita, a supportare l’efficienza energetica, ad abilitare e integrare i nuovi utilizzi dell’energia elettrica e gestirne i flussi in modo intelligente. Esperienze e dati già disponibili nella Leaf Community del Gruppo Loccioni, la prima comunità eco-sostenibile e smart d’Italia, dove produzione e accumulo di energia da fonti rinnovabili, riduzione di Co2 e gestione intelligente dei flussi energetici sono costantemente monitorati e ottimizzati Inaugurata con Enel nel 2008, la Leaf Community è un laboratorio aperto per la sperimentazione e lo sviluppo di tecnologie, soluzioni e servizi per l’energia. La

Leaf Community ha suscitato l’interesse del colosso coreano ed ha favorito l’integrazione delle competenze tra Samsung, Loccioni ed Enel. Samsung Sdi è, infatti, il più grande produttore al mondo di batterie agli ioni di litio, producendo oltre 1 miliardo di celle l’anno e con un profitto superiore ai 5 miliardi di dollari. “E’ una grande opportunità per noi poter progettare il futuro con gruppi come Enel e Samsung, perché possiamo sviluppare lavoro di qualità che generi nuova conoscenza - commenta Enrico Loccioni, presidente e Ceo del gruppo omonimo -; la rete intelligente ci permette di fare un altro grande balzo in avanti nell’integrazione tra uomo, natura e tecnologia”. “Il forte impegno di Samsung verso la diffusione di tecnologie per l’accumulo ha trovato in Loccioni e Enel i partner ideali per lo sviluppo. Il nostro impegno – afferma da parte sua Sangjin Park, Ceo Samsung Sdi - è rivolto a portare questa collaborazione non solo in Italia, ma anche a livello mondiale”.


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INCHIESTA

I cassintegrati come gli esodati? Cassa in deroga agli sgoccioli. Per rifinanziarla servono 2,3 miliardi. Nel balletto delle cifre, il dato del ministero del Lavoro: la spesa non sarà più bassa rispetto al 2012, ma le risorse Elsa Fornero non riuscirà a trovarle da sola di S. Coricelli

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l nostro è un governo in scadenza, non si può intervenire con decreto”, ha detto infatti il ministro uscente incontrando le parti sociali nella sede del dicastero per discutere il problema del finanziamento della Cig in deroga per la seconda metà del 2013. La riunione si è tenuta nel giorno della manifestazione indetta dalle tre principali sigle sindacali, Cgil, Cils e Uil, davanti al Parlamento per rivendicare in merito adeguate risorse a fronte di esigenze impellenti. Mezzo milione di lavoratori rischiano di restare senza ammortizzatori. L’allarme era stato lanciato dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “In alcune Regioni si è già arrivati all’esaurimento dei fondi; non è neanche detto che in alcune realtà si arrivi fino a giugno”. Insomma, bisogna fare presto, prima che il blocco diventi una bomba sociale. Di “urgentissima priorità” aveva parlato il governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, scrivendo al ministro Fornero per chiedere ulteriori risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga, al fine di soddisfare “almeno una parte della enorme richiesta pervenuta”. Forte la preoccu138

pazione per il notevole incremento delle domande per la Cig in deroga dell’anno 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: nel primo trimestre 2012 erano state presentate 2.411 domande che vedevano coinvolti 12.332 lavoratori; nel 2013 le domande sono state 4.307 (+82,3%) e interessano 21.039 lavoratori (+70,6 %). “È quindi necessario che il Ministero garantisca con tempestività alla Regione Marche le risorse finanziarie necessarie”, la sottolineatura di Spacca nella sua lettera, denunciando i rischi di una situazione suscettibile di creare “grave pregiudizio per la tutela dei lavoratori in difficoltà e per la stessa coesione sociale del territorio”. Il mantenimento della coesione sociale la priorità indicata nel rapporto dei ‘saggi’ economici che erano stati nominati dal presidente Napolitano. Perché i morsi della crisi infieriscono sul lavoro, e il lavoro che non c’è genera tensione. E poi gli esodati, altro pasticcio diventato dramma per migliaia di famiglie. Dal presidio attuato davanti a Montecitorio i sindacati hanno chiesto tagli agli spre-

chi, ai costi della politica e alle spese militari, oltre a segni tangibili di giustizia sociale. Attenzione da parte del Parlamento alle richieste. E, nel momento in cui scriviamo, l’annuncio dell’istituzione di una sorta di ‘unità di crisi’ con Governo, Regioni e parti sociali a Palazzo Chigi (aggiornamenti sul nostro sito: www.mlmagazine.it). Certezza sui finanziamenti della cassa in deroga per i lavoratori ma anche per le impedire la chiusura delle aziende. C’è un fiume in piena, e può straripare. “Si deve smettere di invocare sempre gli altri”, ha ammonito Camusso, ricordando che il ministro Grilli “prima aveva detto che le risorse c’erano, allora gli abbiamo chiesto di stanziarle e a quel punto è sparito tutto nel nulla, salvo poi adesso il ministro del Lavoro rilanciare l’allarme”. Scelte precise sulle risorse, l’inciso. Dal canto suo, il ministro del Tesoro ha affermato che il rifinanziamento della Cig in deroga, come proposto da alcune parti, può anche entrare nel decreto sui pagamenti della Pa, ma in tal caso è necessario che il Parlamento trovi una copertura.


LUCI DELLA RIBALTA

TeatrOltre, l’incontro delle arti Palcoscenico per le più importanti esperienze di ricerca, la rassegna propone a Pesaro “L’origine del mondo”, spettacolo rivelazione scritto e diretto da Lucia Calamaro. E il momento clou del progetto regionale “REmarcheBLE!”, con il microfestival di Urbino. Ospitalità anche all’energia vigorosa della danza: di scena “Calore”, considerato uno dei migliori brani coreografici contemporanei italiani Sulle scene di "L'origine del mondo. Ritratto di un interno"

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arà la musica di Cheap Wine ad attendere il pubblico di TeatrOltre il 27 aprile al Teatro Sperimentale di Pesaro, dove la band pesarese presenterà il suo nuovo album “Based on lies”, un disco di raffinato rock d’autore. Palcoscenico per le più importanti esperienze del teatro di ricerca italiano, TeatrOltre – rassegna, giunta alla nona edizione, promossa dai Comuni di Pesaro e di Urbino e dall’Amat, realizzata con il contributo di Regione Marche e Ministero per i Beni e le Attività culturali – passa attraverso i generi e fissa l’appuntamento successivo il 4 maggio alla libreria “Il catalogo” di Pesaro per la presentazione del volume di Yves Lebreton “Sorgenti. Nascita del teatro corporeo” (Titivillus 2012). Ancora la danza sarà protagonista il 10 maggio al Teatro Rossini di Pesaro con “Calore” della Compagnia Enzo Cosimi. Energia vigorosa e ritmi serratissimi, lo spettacolo è considerato uno dei migliori brani

coreografici contemporanei italiani, tanto da essere stato scelto per essere inserito nell’innovativo progetto “RIC.CI/Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/’90”. Momento centrale del progetto regionale “REmarcheBLE! Sorprendenti avventure in luoghi di storia”, “REmarcheBLE! Day #1”, in programma a Urbino il 16 maggio, è il primo appuntamento che unisce artisti, musicisti e pubblico in una serata in cui il Teatro Sanzio e l’Orto dell’Abbondanza diventeranno degli speciali ‘salotti’ immersi nelle arti contemporanee. Un microfestival come occasione per mettersi in gioco. “L’origine del mondo. Ritratto di un interno”, scritto e diretto da Lucia Calamaro, in scena al Teatro Sperimentale di Pesaro il 24 maggio, è uno spettacolo rivelazione pluripremiato: Premio Ubu 2012 come “Nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica a Lucia Calamaro”, Premio Ubu 2012 per la “Miglior

attrice a Daria Deflorian”, Premio Ubu 2012 ex aequo per la “Miglior attrice non protagonista a Federica Santoro”. La pièce conduce in un mondo fatto di elucubrazioni e quotidiano: una famiglia che ha l’abitudine di scandagliare il reale mentre mangia, chiacchiera, si veste; una “casalinghitudine” filosofica che sbatte contro la propria comicità grazie a una lingua teatrale e avvolgente. La conclusione di TeatrOltre è affidata il 31 maggio a Urbino a “Senza fine”, uno spettacolo della Scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti (che ospita la rappresentazione) che nasce dall’incontro tra un testo operistico seicentesco e un saggio dei nostri giorni di Jean Baudrillard.

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CULTURA

Marche delle meraviglie: il trionfo del Barocco Più di cento opere riunite nelle sedi del Museo civico e di Palazzo Campana, nel centro storico di Osimo. Oltre all’itinerario all’interno della città, un suggestivo percorso nel territorio. “Da Rubens a Maratta”: a cura di Vittorio Sgarbi, un evento espositivo che si proietta, per portata, all’intero territorio nazionale. Dipinti straordinari, arazzi, sculture, oreficerie sacre. Uno spaccato dell’intensa attività artistica che nel corso del Seicento ha interessato Osimo, appunto, e la Marca di Ancona a cura della Redazione

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randi capolavori in una rassegna imponente. Pomarancio, Rubens, Bernini, Reni, Guercino, Gentileschi, Preti, Vouet, Solimena. E i marchigiani Cantarini, Guerrieri, Sassoferrato, in particolare Maratta: il celebrato pittore di Camerano di cui ricorre nel 2013 il terzo centenario della morte. Più di cento opere riunite nelle contigue sedi espositive del Museo civico e di Palazzo Campana, nel centro storico di Osimo. Dipinti straordinari, arazzi, sculture, oreficerie sacre. Uno spaccato dell’intensa attività artistica che nel corso del Seicento ha interessato la realtà di Osimo, appunto, e la Marca di Ancona. Una ricognizione ampia, per far riaffiorare opere dimenticate o inedite. Prendendo in esame un’area che spazia dalla zona costiera, toccando anche Loreto, Recanati, Senigallia e Fano, fino alle valli dell’entroterra, alle storiche cittadine di Fabriano, Serra San Quirico e Sassoferrato. Rientra nel progetto “Il Barocco nelle Marche” la mostra che, allestita dal prossimo 29 giugno al 15 dicembre, contribuirà alla valorizzazione e alla divulgazione del patrimonio di beni storici e

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artistici di cui sono depositarie le Marche: “Da Rubens a Maratta”, un evento che si proietta, per portata, all’intero territorio nazionale, superando anche i confini così com’era stato per la mostra del 2010 con il suo approfondimento sulle meraviglie del Barocco a San Severino e nell’Alto Maceratese. Curata da Vittorio Sgarbi, promossa dalla Regione e dal Comune di Osimo, l’esposizione, con articolazione in diversi spazi, avrà sede principale in Palazzo Campana, che offre l’opportunità di ammirare il salone affrescato dal Pomarancio, l’artista chiamato dal porporato osimano a decorare la Sala del Tesoro e la cupola della Basilica di Loreto. I vescovi ai vertici delle diocesi locali, spesso appartenenti alle più prestigiose famiglie della nobiltà romana, e soprattutto i prelati presenti a Loreto, profusero grande impegno nell’abbellimento delle chiese sottoposte alla loro giurisdizione, arricchendo il territorio con capolavori di Pomarancio, Gentileschi, Guercino, Reni, Vouet. Con preziosi manufatti, come gli arazzi eseguiti su cartoni del Rubens. Con pregevoli sculture e rare suppellettili.

Autorevoli principi della Chiesa, come i cardinali Barberini, hanno determinato l’arrivo di opere realizzate dai maggiori artisti attivi nell’Urbe, come Bernini, Brandi, Perrier. A mantenere vivi i rapporti con l’ambiente culturale romano ha concorso l’attività di Carlo Maratta che attenzione avrebbe sempre mostrato nei confronti della sua terra d’origine -, tanto apprezzato dalle corti europee e dalle più alte gerarchie ecclesiastiche da diventare il modello estetico per eccellenza nel passaggio fra Seicento e Settecento. E’ attraverso i suoi epigoni, come il Chiari, che il classicismo marattesco si irradierà nella pittura del Seicento, improntando tutta la produzione artistica del secolo successivo. Ampia la sezione dedicata all’opera di Carlo Maratta, suggestivo il percorso all’interno della città di Osimo, individuando un itinerario urbano che ingloba, oltre alle sedi espositive (Palazzo Campana, Museo civico, Centro attività culturali di San Silvestro), l’appartamento nobile di Palazzo Gallo con gli affreschi del Pomarancio, il Museo diocesano, e altri edifici sacri della città che presentano specificità legate allo stile barocco. I visitatori


Il Palazzo Campana di Osimo; sotto a sinistra: Pietro Paolo Rubens, "L'Assunzione"; a destra: Carlo Maratta, "Madonna con Bambino e Santi"

DA RUBENS A MARATTA Meraviglie del Barocco nelle Marche 2  Osimo e la Marca di Ancona Osimo (An) dal  29 giugno al 15 dicembre Museo civico, Palazzo Campana, Centro attività culturali di San Silvestro   Itinerari: Osimo: Palazzo Gallo, Santuario di San Giuseppe da Copertino, Battistero, Museo diocesano, Duomo, Chiesa di San Pietro, Chiesa di San Marco Camerano: Chiesa di San Francesco, Parrocchiale, Santa Faustina, Municipio Loreto: Museo-Antico Tesoro della Santa Casa

Info: www.mostrabarocco.it potranno ammirare un’imponente tela del Guercino, collocata sull’altare maggiore della chiesa di San Marco, e una splendida opera di Mattia Preti, rimasta fino ad oggi pressoché sconosciuta, nel Santuario dedicato al patrono di Osimo, San Giuseppe da Copertino. Oltre all’itinerario che si snoda all’interno della città di Osimo, un percorso nel territorio che si estenderà a Camerano, sulle tracce del Maratta, e a Loreto, nel Museo della Santa Casa, dove sarà allestita una sezione espositiva dedicata al Pomarancio, e nella Sala del Tesoro della Basilica, interamente decorata con stucchi e affreschi del grande artista.   La mostra, in collaborazione con Soprintendenza Beni storici artistici ed etnoantropologici  delle Marche, Comune di Loreto, Comune di Camerano, Istituto Campana per l’istruzione permanente, Fondazione “Don Carlo”, Delegazione Pontificia per il Santuario della Santa Casa, Curia Arcivescovile di Ancona e Osimo; è sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

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CULTURA

Valeriano Trubbiani e la favola delle cose Prorogata fino al 5 maggio l’imponente antologica allestita nelle sale della Mole Vanvitelliana di Ancona: 160 opere, 20 ‘scene’ disposte secondo un asse cronologico, suddivise per i cicli tematici che hanno scandito la ricerca creativa dell’artista, restituendone tutta la complessità espressiva. Mezzo secolo di lavoro in uno stupefacente teatro dell’immaginifico di S. Coricelli

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culture riunite in installazioni, componenti di ambientazioni, pirografie su legno, disegni. Centosessanta opere in un’antologica imponente, tra le quinte di uno spazio di grande suggestione. Resterà allestita nelle sale della Mole Vanvitelliana fino al 5 maggio la mostra “De rerum fabula” di Valeriano Trubbiani, titolo all’ammiccante gioco del latinorum che tanto affascina l’artista: le cose, la loro concretezza; il mondo immaginato e reinventato privilegiando l’irrealtà della visione. E’ con movenza teatrale che si dipana la “favola del142

le cose”: venti ‘scene’ disposte secondo un asse cronologico, suddivise per i cicli tematici che hanno scandito la ricerca creativa di Trubbiani. Quasi mezzo secolo di lavoro, dal 1965 al 2008, in uno stupefacente teatro dell’immaginifico: prorogata sull’onda del successo registrato, l’esposizione che stanza dopo stanza si sviluppa alla Mole restituisce tutta la complessità espressiva del lussureggiante autore che la città dorica ha voluto con quest’ampia rassegna celebrare, ricambiandone l’amore riposto nei luoghi simbolo di Ancona (da Piazza Pertini con

il gruppo scultoreo “Mater amabilis” al Teatro delle Muse, con il Sipario tagliafuoco; dalla Cattedrale di San Ciriaco con la Croce del Millenario alla Chiesa dei S.S. Cosma e Damiano, alla Facoltà di Ingegneria) e dichiarato dall’artista con la raccolta di segni, colori e incisioni proposta in mostra nel 2008 alla Pinacoteca civica. I natali a Macerata nel 1937, Trubbiani ha instaurato un dialogo intenso con la sua città d’adozione, vedendo rafforzata la propria dimensione immaginativa. L’affaccio sul mare, “l’insistita componente di fascino del lontano, del


"Il silenzio del giorno" 1979 ; a lato "Stato d'assedio", 1971-72 e a seguire "Le morte stagioni", 1973 (ph: Mosconi)

viaggio”, come evidenziato dal curatore dell’antologica Enrico Crispolti (con la collaborazione di Simone Dubrovic). Avventure d’Oriente, sulle orme delle imprese di Ciriaco de’ Pizzecolli nei disegni della scena interamente dedicata al ciclo sul ‘novello Odisseo’ e la sua Ancona, mentre le pirografie su legno testimoniano del culto leopardiano dell’artista, altra componente di stimolo per la sua immaginazione. Allestimento firmato dagli architetti Massimo Di Matteo e Mauro Tarsetti, nella sequenza dei quadri scenici è il ritmo del percorso espositivo,

aperto da una significativa presenza di “Macchine belliche”. Urgente la necessità iconica della scultura, seguendo un preciso bandolo di ordinamento: “Aruspici”, “T’amo pio bove”, “Putti, giochi di mare, giochi di cielo”, “Mare, Corazzate e Federico Fellini”, “Città, Dimore, Turris”. Tappe precise, ciascuna caratterizzata da forte identità tematica: di inquietante suggestione le installazioni ambientali, alcune memorabili come “Stato d’assedio”, “Le morte stagioni”, “Ractus, ractus: stato d’assedio”, “Il silenzio del giorno”, “Turrita urbis pugnandi”, “Co-

losseo”. Alla mostra – promossa dal Comune di Ancona in collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero - l’introduzione di un prologo e la conclusione di un epilogo, questi interamente affidati a citazioni dalla poetica di Valeriano Trubbiani, autore rigoglioso nella scrittura così come in un’affabulazione plastica che nella dimensione narrativa è andata sempre più caratterizzandosi. Catalogo della mostra (272 pagine e 148 illustrazioni) edito da Silvana Editoriale; info: www.museoomero.it

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CULTURA

Oreste Tancredi: ieri enfant prodige, oggi artista laureato in legge È considerato il pittore più giovane al mondo: ha cominciato a dipingere a quattro anni; a tredici le sue opere venivano collezionate dall’avvocato Agnelli. La Galleria d’arte moderna di Ascoli Piceno ha ospitato di recente una sua mostra di A. Dachan

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ei considerato un artista prodigio: come descriveresti il tuo rapporto con l’arte? “Credo che l’esperienza del bambino prodigio abbia consolidato il mio carattere, sia servita a dare quella credibilità che nell’arte è tutto; arrivare a sviluppare la capacità di essere in un momento artistico perché abbiamo consolidato quel percorso a cui crediamo da molti anni”. Quando e come i tuoi genitori si sono resi conto di avere un figlio talentuoso? Hanno sempre sostenuto le tue scelte? “Quando avevo sei anni nella mia scuola organizzarono un concorso per rappresentare uno scorcio della mia città. Tutti usarono dei pastelli su un foglio Fabriano, io vinsi con un olio su tela di un metro; capivo che ero diverso, quindi è stato facile convincere anche i miei di questo”. Che tipo di formazione hai seguito?

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Qualcuno ha incarnato per te la figura del maestro o della guida, o hai sempre seguito solo le tue naturali inclinazioni? “Maturità classica, laurea in Giurisprudenza. Da ragazzino andavo a seguire delle lezioni di disegno durante la settimana e ogni sabato pomeriggio. Dico ‘ogni’, perché a volte rispettare degli orari dopo la scuola era sacrificante ma a me piaceva. Poi la libertà di esprimersi era tutto, quindi decisi di scoprire l’arte da solo”. Il critico Vittorio Sgarbi ti ha invitato alla 54esima Biennale di Venezia: com’è stata questa esperienza? Ti saresti mai aspettato tanti consensi? “Sgarbi mi invitava nella reception del suo hotel in Via Veneto e tutte le volte saltava gli appuntamenti che concordava con me perché io gli mostrassi i miei nuovi lavori. Ero un ragazzino di dieci anni con tanta voglia di arrivare. Dopo

molti anni è arrivato questo suo invito, ma non per scusarsi per un suo ritardo”. Che cosa esprimi con la tua arte? “Una volontà di essere contemporanei anche esprimendosi con i colori. Sviluppare un lavoro metodico e rigoroso, un processo quasi sartoriale in cui dopo la fase della progettazione dell’opera, questa evolve in un’attenta semplificazione formale degli spazi divisi in sezioni, ma spazi che non hanno nulla della realtà. Il fine è quello di raggiungere la retina dello spettatore con un grande impatto visivo, ottenuto grazie alla stesura dei monocolori in tinte sottili e velate, che conferiscono una suggestione di profondità e monumentalità. Spero che tutto questo rifletta la mia sensibilità esistenziale”. Un elemento importante della tua poetica pittorica è il colore che si fa mate-


Successo della mostra alla Galleria “Osvaldo Licini” di Ascoli Si è conclusa di recente l’esposizione di tele di Oreste Tancredi “La composizione dei volumi”, curata da Stefano Papetti. L’ennesima affermazione per il pittore che con le sue opere d’arte contemporanea ha conquistato pubblico e critica. La particolarità del suo stile risiede nella capacità di unire i campi di colore, le infinite declinazioni dei colori, con materiali diversi (acrilyc, resin epoxy, neon), descrivendo un quadro come entità fisica, perdendo ogni residuo di rappresentatività e descrizione, che, nonostante la metodicità del lavoro, si esprime con una pittura essenziale e minima.

ria. Ce ne vuoi parlare? “Il colore è sempre stato tutto nelle mie opere, al punto che quando potevo superavo il disegno. Ora il colore ha un senso diverso nelle mie tele. Cerco di sentirne il peso, di riprodurne il volume con resine trasparenti per superare il dualismo base per altezza. Il fine è quello di unire i campi di colore, le infinite declinazioni dei colori con materiali diversi (acrilici, resine, neon) descrivendo un quadro come entità fisica, perdendo ogni riferimento di rappresentatività e descrizione, che nonostante la metodicità del lavoro si esprime con una pittura essenziale e minima”. Proprio in questi giorni si è conclusa la tua mostra “Composizione di volumi”, ospitata alla Galleria d’arte moderna “Osvaldo Licini” di Ascoli: com’è andata? “A quattordici anni a Palazzo Barberini

tenni una mostra, ero ancora un bimbo figurativo che saliva nella Galleria d’arte nazionale a vedere il“ Narciso” di Caravaggio; i custodi mi esentavano dal pagare il biglietto perché sapevano della mia esposizione. Sfruttavo questo simpatico privilegio ogni giorno per capire come quel luminismo stesse nelle mie opere. Dopo molti anni mi son trovato alla Galleria d’arte moderna con maestri del Novecento, Fontana, Hartung, e questa volta con un bel privilegio perché eravamo nelle stesse sale, in un museo curato in ogni dettaglio e con la supervisione di un grande direttore, Stefano Papetti”.

gere nelle aste di Sotheby’s o Cristie’s; in un suo coetaneo potrà trovare quella curiosità che spinge ognuno di noi a puntare sulle nostre potenzialità. Quindi è stato un modo per sentire l’arte dall’inizio o dalla fine”.

Lo scopo del curatore della mostra, Stefano Papetti appunto, era di avvicinare i giovani all’arte moderna: credi ci sia riuscito? “In fondo un ragazzo nei tagli di Fontana può apprezzare il gusto estetico, il valore che un concetto spaziale può raggiun-

Che cosa sogni per il tuo futuro? “Mostre, fiere, biennali, residenze in gallerie importanti e poi ogni artista punta a quei progetti in cui il talento si incontra con l’opportunità; in fondo Jackon Pollock non sarebbe Jackson Pollock senza Peggy Guggenheim”.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti artistici? “Da confermare al Complesso del Vittoriano a Roma. Sicuro una collaborazione con due gallerie, una di Roma e una di Londra, e una mostra alla Fondazione Pinac in riferimento alle mie opere giovanili”.

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CULTURA

Carlo Urbani: dieci anni dopo la scomparsa, il suo pensiero vive Il 29 marzo 2003, a Bangkok, il medico “senza frontiere”, originario di Castelplanio, in provincia di Ancona, si spegneva dopo aver contratto la Sars, malattia endemica di cui lui stesso aveva scoperto il virus. Grazie al suo intuito e il suo sacrificio, il Vietnam è stato il primo paese al mondo ad aver debellato la malattia. L’Aicu, l’associazione a lui dedicata, lo ricorda con una serie di iniziative. Ce ne parla il presidente Mauro Ragaini di A. Dachan

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ottor Ragaini, in questo periodo si sono svolte nelle Marche numerose iniziative in ricordo di Carlo Urbani: qual è lo scopo principale di tali eventi? “Lo scopo è ricordare Carlo Urbani a dieci anni dalla sua morte, causata dall’incontro con la Sars, allora sconosciuta. Quell’incontro non è stato casuale: Carlo era convinto che si trattava di un nuovo virus, fino allora sconosciuto alla comunità scientifica, con sintomi non ancora identificati, così si dedicò allo studio delle conseguenze che questo creava nelle persone affette. Carlo scelse deliberatamente di capirci di più e convincere chi di dovere che si trattava, appunto, di un nuovo virus; assistette malati nell’ospedale francese di Hanoi, osservando direttamente il decorso dell’infezione, i sintomi dei pazienti, l’evoluzione del quadro clinico. Da questi rilievi, annotati quotidianamente, momento per momento, riuscì a suggerire norme di comportamento e di prevenzione per limitare e contrastare la pandemia che si annunciava come probabile. Grazie a lui e ai suoi suggerimenti, è stato possibile alle autorità sanitarie del mondo contrastare la diffusione della Sars, evitando che la popolazione mondiale corresse il rischio di un contagio generale. L’epidemia si è concentrata in alcuni paesi”.

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Che cosa resta oggi dei suoi insegnamenti e del suo sacrificio? “Carlo Urbani è un esempio per i medici, per gli operatori sanitari; un uomo da ricordare e, per chi ne è capace, anche da emulare. Resta il senso delle sue denunce e battaglie per il diritto alla salute, per l’accesso ai farmaci fondamentali, all’assistenza medica, ai servizi sanitari fondamentali anche da parte delle popolazioni che abitano nei paesi più poveri del mondo. Curarsi non può essere privilegio per i ricchi. Carlo, durante la sua vita, ha denunciato le conseguenze dei brevetti sui farmaci da parte delle case produttrici che determinano prezzi troppo elevati di vendita. Così facendo, i paesi più poveri sono impossibilitati a produrre gli stessi medicinali a prezzi bassi e accessibili anche a coloro che non dispongono di risorse finanziarie adeguate”. Qual è lo spirito di questo decennale? “Vorrei che fosse l’occasione per rinnovare l’impegno personale a favore degli ultimi, un momento per ricordare alla nostra coscienza che senza giustizia sociale, senza un’equa distribuzione delle risorse, non può essere tutelato il diritto alla salute e con esso gli altri diritti fondamentali dell’uomo, così come individuati dalla Dichiarazione universale dei diritti promossa dalle Nazioni Unite.

Carlo continua a dirci che troppe malattie sono dimenticate, ovvero non curate, perché le patologie dei poveri non permettono lauti guadagni a chi specula sui farmaci. Di molte di queste malattie dimenticate si è parlato al convegno del 6 aprile scorso a Jesi, al quale hanno partecipato medici e cittadini comuni, interessati a capire perché la parte più debole dell’umanità sia condannata a morire per le conseguenze delle malattie più banali”. Se Urbani fosse ancora tra noi, che cosa penserebbe dell’attuale situazione medico-sanitaria nel mondo? “Lo rattristerebbe il perdurare delle leggi sui brevetti e il fatto che, a tutt’oggi, milioni di persone nel mondo non vedano di fatto riconosciuto il proprio diritto a curarsi. Lo renderebbe sicuramente felice, invece, la storica sentenza della Corte Suprema Indiana, che ha respinto una causa intentata dal gigante farmaceutico Novartis. In sostanza, la decisione tutela l’accesso a farmaci a basso costo e impedisce l’uso indiscriminato dei brevetti. In vita, nonostante il suo impegno incondizionato, Carlo non ne ha viste di sentenze simili”.


Lo spettacolo “Pane e Coraggio” è stato rappresentato al Teatro Moriconi di Jesi

Due nuovi libri raccontano Carlo Urbani “Carlo Urbani. In volo … sul mondo che amo” (Edizione Velar e Elledici) di Annamaria Vissani, Mariano Piccotti e Alessandra Cervellati, e “Il medico della Sars” (Edizioni Paoline) di Vincenzo Varagona: presentati in occasione del decennale, sono testi che meritano di essere letti perché permettono di scoprire aspetti inediti della personalità e della vita professionale di Carlo Urbani e il ricordo tracciato da molti che lo hanno conosciuto negli anni passati La giornata in ricordo di Carlo Urbani a Castelplanio presso la Sala Polivalente del Comune

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CULTURA

Mus-e (Musique Europe) “Che cosa significa Mus-e? Portare l’arte in classe perché essa diventi educazione alla bellezza, alla creatività, alla gioia di vivere, accettazione dell’altro, capacità di stare e fare insieme. In altre parole, un gesto di responsabilità e generosità da parte dei ‘grandi’ verso il mondo dei piccoli”. Enrico Paniccià, presidente Mus-e del Fermano onlus

Mus-e nel Fermano: evento benefico a Villa Lattanzi

Il 10 maggio l’associazione presieduta da Enrico Paniccià darà vita a una serata di sensibilizzazione sulle sue attività, volte a promuovere l’arte come strumento per valorizzare l’espressività e le differenze tra i bambini della scuola primaria

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l prossimo 10 maggio si terrà a Villa Lattanzi, lo splendido cinque stelle di Torre di Palme, una cena di beneficenza in favore dell’associazione Mus-e del Fermano onlus. Lo scopo dell’iniziativa è di raccogliere fondi destinati a finanziare le attività dall’associazione stessa, che, a partire dall’idea del maestro Yehudi Menuhin, che intuì come l’arte possa essere lo strumento migliore per favorire l’integrazione, il rispetto dell’altro, le capacità espressive e creative dei bambini, promuove un percorso artistico – pedagogico che porta i bambini a vivere un’esperienza cognitiva finalizzata all’integrazione. Il format del progetto Mus-e prevede la realizzazione di laboratori artistici pluridisciplinari nelle scuole primarie, attuando un percorso di durata triennale, offerto in modo completamente gratuito alla scuola e alle famiglie. All’evento, aperto al pubblico, prenderanno parte il supervisore nazionale di Mus-e Italia, professoressa Annamaria Guglielmino, il presidente di Mus-e del Fermano Enrico Paniccià, le autorità del posto, soci e sponsor. Nel corso della serata interverranno due ar-

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tisti e due insegnanti, per testimoniare la loro diretta esperienza con Mus-e e le ricadute sui bambini, e verrà proiettato un video sull’attività dei laboratori Mus-e del Fermano per il corrente anno scolastico, tra cui il progetto speciale “Scarpa che ti passa”, nato dalla collaborazione tra Mus-e Italia e Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani). <Prenotazioni entro il 6 maggio: Barbara Meconi, 3338295633 barbara.meconi@sinergosrl.com Nelle Mache dal 2009 Il progetto Mus-e approda nelle Marche (Ancona, Fermo, Macerata) nel 2009 grazie alla volontà del Gruppo Giovani di Confindustria Marche. Nell’aprile 2010 nasce l’associazione locale Mus-e del Fermano, che raccoglie imprenditori, professionisti, privati cittadini e rappresentanti di istituzioni e associazioni del territorio ed è presieduta da Enrico Paniccià. L’obiettivo primo dell’associazione è radicare in maniera sempre più forte e continuativa il progetto Mus-e nel territorio fermano perché possa diveni-

re una realtà di stimolo per lo sviluppo e la formazione delle nuove generazioni all’integrazione. Per l’anno scolastico 2012/2013 Mus-e del Fermano ha attivato 10 classi in diverse scuole dei comuni di Fermo, Monte Urano, Montegiorgio, Porto Sant’Elpidio e un progetto speciale presso la scuola di Torre San Patrizio, coinvolgendo oltre 270 bambini.

Per sostenere il progetto Cassa di Risparmio di Fermo Sede, via Don E. Ricci, 1 – 63900 Fermo (FM)  IT 66 A 06150 69450 CC0010063557 Mus-e del Fermano Viale Ciccolungo 80 63900 Fermo Tel: +39 0734 223414 Fax: +39 0734 229323 Pagliacci-fermo@mus-e.it Petrini.fermo@mus-e.it


CULTURA

Cultura contro la crisi La Giunta regionale ha approvato il documento di programmazione 2013. “Qualità la parola d’ordine”, sottolinea l’assessore Pietro Marcolini: investire su una leva strategica di sviluppo, “reinventando le modalità e riscrivendo le priorità”. Attivazione di risorse aggiuntive destinate alla progettualità interdisciplinare connessa al comparto Pietro Marcolini

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pprovato dalla Giunta regionale il documento di programmazione annuale per la cultura. Oltre 8 milioni di risorse ordinarie annuali destinate al comparto, con una flessione di circa il 20 per cento rispetto al 2012, in analogia con quanto fatto nei diversi settori del governo regionale, in un momento in cui l’intervento pubblico si ridimensiona, costretto dalla crisi a concentrarsi sui servizi essenziali. “Ma la cultura – inciso dell’assessore Pietro Marcolini - è essenziale, anche in quanto leva strategica di sviluppo: l’apparente riduzione della capacità di spesa viene compensata abbondantemente con l’attivazione di risorse aggiuntive, destinate alla progettualità interdisciplinare connessa alla cultura”. In questo senso sono state avviate linee di intervento destinate al territorio che possono contare su oltre 22 milioni di euro, risorse in parte già stanziate nelle precedenti annualità, ma che giungono quest’anno alla fase attuativa. Il riferimento è al Distretto culturale evoluto, ai bandi per le imprese culturali e creative, alla digitalizzazione delle sale

cinematografiche, al progetto per l’attivazione del wi-fi gratuito negli istituti culturali. Le attività del settore cultura trovano, inoltre, linfa vitale dalla collaborazione con i Gal (Gruppi di azione locale) e risultano integrate con quelle del turismo; banco di prova ne è stata la partecipazione alla Bit di Milano, dove l’offerta culturale regionale ha fatto da traino a quella turistica e promozionale. Un esperimento riuscito che sarà riproposto in occasione del Salone del libro di Torino. “Per il 2013 – sottolinea Marcolini - la parola d’ordine sarà qualità, sia dei soggetti attuatori di progetti, sia delle proposte progettuali stesse, incentivando nuove forme di aggregazione e privilegiando logiche di rete che tengano conto di sostenibilità, valutazione dei costi di funzionamento delle strutture, rendicontazione sociale delle attività, quale verifica della ricaduta economica dell’investimento culturale cui concorriamo”. Importanti in questo quadro le due principali realtà di servizio al territorio incentivate dalla Regione: il Consorzio Marche Spettacolo e la Fondazione Marche Ci-

nema Multimedia, capaci di supportare i diversi operatori del settore favorendo lo sviluppo di dinamiche progettuali. “Investire in cultura in epoca di crisi – precisa l’assessore - costringe a reinventare le modalità e a riscrivere le priorità. Per il 2013 prevediamo di organizzare un momento di confronto generale sui temi della governance culturale, anche alla luce delle linee più generali di programmazione che si vanno definendo con il ‘Progetto Marche +20’ e della fase ascendente della programmazione dei fondi comunitari per il prossimo ciclo 2014-2020”. Momenti di riflessione collegiale verteranno anche sulla proposta di riforma della normativa di settore nell’intenzione di giungere entro l’anno a un Testo unico della cultura fortemente condiviso.

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CULTURA

Alba a Porto San Giorgio: lo scatto che ha conquistato il pubblico della Bit

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l mare incontaminato, i caldi colori dell’alba e un uomo a cavallo che si gode il suggestivo spettacolo della natura: sono questi i tre elementi che caratterizzano la foto di Savino Marè (@ airvick64_savino) che si è aggiudicata il premio del pubblico della Bit 2013. Con questo scatto, inviato in occasione del challenge #sestosensomarche, lanciato dal Social Media Team della Regione Marche su Instagram, in collaborazione con la community Instagramers Marche, l’autore ha saputo conquistare blogger, giornalisti e visitatori intervenuti alla Borsa internazionale del turismo di Milano e chiamati a decretare la loro foto preferita. Questa la motivazione: “Lo scatto onirico e suggestivo, immortala un’esperienza unica che racchiude in sé natura, sport e relax ed evoca serenità e infinite emozioni”. L’immagine di Flavia 150

Cenciarini (@flaviakappa), “Un Piceno di vini e sorrisi”, si è aggiudicata, invece, il premio della critica con questa motivazione: “Sorsi piceni” – Uno scatto onirico e magico di Ascoli Piceno che racchiude la poesia delle Marche: gusto, simpatia e cultura. Un gioco di riflessi davvero particolare!”. Un modo inedito e originale di raccontare le Marche attraverso gli occhi di chi le conosce, le ama e desidera valorizzarle. Al challenge hanno partecipato oltre 4 mila foto: tra queste sono state premiate quella di Francesca Focarini (@amemipiacecosi), con una visuale originale di Urbino; quella di Stefano Novelli (@stenovelli), con uno scatto onirico su piazza del Popolo ad Ascoli e, infine, quella di Laura Piersanti (@lallaweb ), che ha immortalato la scalinata che porta alla spiaggia di San Michele a Sirolo. Tra gli

scatti pervenuti, ne sono stati selezionati 150, che sono stati esposti presso lo stand della Regione Marche alla Bit e, successivamente, a Tipicità, il made in Marche Festival che si è tenuto a Fermo dal 16 al 18 marzo.

L'autore dello scatto, Savino Marè


LIBRI

Quella sirena negli occhi Un tributo di affetti verso una regione raccontata con parole, immagini, emozioni. Un omaggio alla bellezza, nella scenografia di città visionarie e di luoghi della memoria. Dell’arte, dell’urbanistica e della letteratura. Un libro alle radici della nostra identità. Con tutta la malìa delle seduzioni improvvise

La copertina del libro

di S. Coricelli

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l racconto ti afferra con seduzioni improvvise: Marche da terra e dal cielo e già ne ausculti il battito, l’eco dal mare che è sferragliare della storia e poi la quiete delle colline. Ti afferra il racconto e ti avvolge nella precipitazione dei suoi ingranaggi favolistici: questa, in fondo, è la storia di un viaggio, il vagabondare di quella sirena negli occhi di cui ti sembra di sentire il canto. Così vicino così lontano, come questa terra nostra: di mezzo e di confine, a cavallo tra nord e sud scrigno dell’Italia tutta; avamposto d’Oriente, casbah di ieri e baluardo dell’oggi. A cura di Maria Angela Bedini, Fabio Bronzini e Giovanni Marinelli, “Marche. Il battito della mia terra” (Il lavoro editoriale), segue “Il profumo della città” e prelude a “Il respiro italiano”, sul filo di una continuità ideale: una trilogia di affetti con questo volume tributati ad una

regione raccontata con parole, immagini, emozioni scolpite nelle evocazioni letterarie e pittoriche, sullo sfondo di città visionarie e di luoghi della memoria. Un omaggio alla bellezza, un inno alle radici della nostra identità. Con tutta la malìa che viene dal passato e affiora dagli scatti di fotografi tra i più grandi - Emilio Corsini, Mario Giacomelli, Benedetto Trani -, vestigia in bianco e nero di una storia ancora chiusa nel suo enigma. E poi la voce smisurata dei poeti: Carlo Bo, Paolo Volponi, Dino Garrone, Guido Piovene. Storie impresse nel ricordo, storie di uomini e di città. Il genio dei luoghi, l’architettura, l’arte e l’urbanistica perché, parafrasando Dostoevskij, la bellezza ci salverà. Un’opera corale nel tessuto degli approcci integrati (contributi di Rodolfo Bersaglia, Roberto Busi, Judith Lange, Paolo Colarossi, Mario Coletta,

Antonio Luccarini, Giovanni Latini, Fabio Mariano, Massimo Papini, Giorgio Mangani, Franco Rustichelli): così si dipana la narrazione di una regione al plurale. In una vertigine di voci dal passato, testimonianze di pietra e di parola che affacciano su indecifrabili presenti. Un volume prezioso che mirabilmente si accorda al “respiro luminoso” delle Marche. Sequenza mozzafiato di immagini all’inizio (foto di Paolo Zitti), l’ultimo atto è per la poesia: che straccia le ombre e le confonde, legando in un unico destino città, uomini, cose. Incanto e sgomento, partenza e ritorno: nell’approdo origine e meta si toccano.

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A CASA DI

BENVENUTI A VILLA IMPERIALE 152


Villa Imperiale, veduta dell'ala sforzesca dalle terrazze © Villa Imperiale Pesaro

La Villa Imperiale conserva ancora oggi le caratteristiche di un’antica villa suburbana in cui natura e architettura trovano il loro perfetto equilibrio. Antica residenza sforzesca del XV secolo, venne poi ampliata e affrescata per volere dei duchi Della Rovere nel Cinquecento. La villa, a pochi chilometri dal centro di Pesaro, è immersa nel paesaggio del Parco naturale del Monte San Bartolo, che ne tutela l’originario rapporto con la natura circostante. Nel 2012 l’Imperiale e i suoi giardini sono stati selezionati tra i dieci parchi più belli d’Italia.

Notizie storiche La Villa Imperiale di Pesaro è composta da due costruzioni molto differenti tra loro collegate da un corridoio pensile: la più antica villa quattrocentesca degli Sforza, ex signori di Pesaro, e l’ala cinquecentesca progettata dall’architetto Girolamo Genga per i duchi di Urbino Francesco Maria Della Rovere e Leonora Gonzaga. La villa deve il suo nome ad un avvenimento che ebbe luogo nel 1452: nel mese di gennaio l’imperatore Federico III sostò a Pesaro e Alessandro Sforza, committente della villa, lo invitò a vedere il sito su cui intendeva erigere la sua residenza. L’imperatore ne pose la prima pietra: da allora la villa è nota come Imperiale. L’edificio sforzesco, caratterizzato da un’alta torre, presenta tutti i caratteri della villa di campagna del Quattrocento. La costruzione fu ultimata nel 1469, come ricorda l’iscrizione posta sul portale d’ingresso, affiancata dall’insegna dello scudo con le aquile imperiali: ALEXANDER SFORTIA MCCCCLXVIIII. Superato il vestibolo, si apre un cortile porticato che costituisce il cuore della villa quattrocentesca, con una vera da pozzo decorata con tre scudi sforzeschi. La Villa Imperiale deve tuttavia la sua fama al progetto cinquecentesco dall’architetto urbinate Girolamo Genga (1476-1551). Nel 1522, dopo sei anni di esilio, Francesco Maria Della Rovere (1490-1538) – figlio di Giovanni Della Rovere e di Giovanna da Montefeltro, adottato dallo zio Guidubaldo da Montefeltro – torna in possesso del Ducato di Urbino. Rientrato nel suo Stato, il duca trasferisce la capitale a Pesaro dove prevede una serie di importanti lavori tra cui l’ampliamento della Villa Imperiale. Il cantiere comincia nel 1528: Girolamo Genga restaura la vec-

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A CASA DI

chia villa sforzesca, in cui prevede un importante ciclo di affreschi – realizzato da Francesco Menzocchi, Raffaellino del Colle, Camillo Mantovano e i fratelli Dossi – e progetta l’ala nuova. In questi anni Genga diventa l’interlocutore di fiducia della duchessa che segue i lavori durante le assenze del marito, impegnato come Capitano per la Repubblica di Venezia. Come recita l’iscrizione di Bembo sulla facciata cinquecentesca, infatti, la Villa Imperiale di Pesaro rappresentava un dono di Leonora al duca che qui avrebbe trovato riposo dopo le fatiche sofferte in battaglia. L’ala cinquecentesca, adagiata sul colle grazie a un sistema di terrazzamenti, presenta una predominanza di spazi aperti: logge, giardini e cortili, luoghi ideali per l’ozio dei duchi e dei loro ospiti. Nel 1631 lo stato di Urbino passa alla Chiesa, ma

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In basso: ala roveresca, vista dall'atrio verso il cortile e verso la nicchia che conduce alla grotta; a sinistra: ala roveresca, il giardino dell'ultimo livello, vista dal bosco verso la valle; a destra: ala sforzesca, dettaglio del soffitto © Villa Imperiale Pesaro

i beni Della Rovere, tra cui la Villa Imperiale, passano ai Medici. Dopo anni di abbandono, nel 1763, nella villa trovano rifugio gesuiti spagnoli e portoghesi costretti all’esilio, finché nel 1777 il principe Orazio Albani ottiene la villa in enfiteusi perpetua da Pio VI. Nella seconda metà dell’Ottocento è la famiglia Castelbarco Albani ad iniziare i restauri per riportare alla luce le strutture originarie del complesso con l’eliminazione di tutte le sovrastrutture create nel tempo e il ripristino delle parti andate in rovina. Nel 1945, per volere dei conti Archinta e Guglielmo Castelbarco Albani, iniziano i nuovi restauri, terminati solo negli anni ‘70 e testimoniati da una targa posta nel vestibolo d’ingresso. Con la collaborazione del Gabinetto dei Restauri di Firenze e della Sovrintendenza, vengono effettuati i restauri degli affreschi che riportano le pitture all’aspetto originario eliminando gli interventi ottocenteschi di Gennari. Attualmente, la famiglia continua a provvedere ad una manutenzione continua della villa, in particolare dei giardini, parte integrante dell’ala roveresca, concepita da Girolamo Genga come luogo della perfetta integrazione tra architettura costruita e natura, in un sistema di complessi giardini pensili su terrazzamenti. Per ulteriori dettagli sulla storia: www.villaimperialepesaro.com 155


A CASA DI

Cortile dell'ala roveresca, cuore della nuova ala; nella pagina a lato: ala sforzesca, Sala del giuramento - © Villa Imperiale Pesaro

La vocazione alla cultura e all’ospitalità: meeting, convegni e visite guidate Teatro, fin dalle sue origini, delle cerimonie e delle celebrazioni di corte, la Villa mantiene ancora oggi la sua originaria vocazione per l’accoglienza e l’ospitalità. Immersa in un paesaggio in cui convivono il pregio della storia e il respiro della natura, la Villa Imperiale costituisce un luogo privilegiato per eventi ed occasioni conviviali di grande suggestione. Le stesse note di convivialità accolgono ancora oggi gli ospiti della villa per eventi privati, meeting di lavoro, convegni, cene di gala e matrimoni, regalando un’esperienza unica. La villa e i suoi giardini sono inoltre aperti al pubblico nel periodo estivo per visite guidate – tutti i mercoledì da giugno a settembre previa prenotazione sul sito della cooperativa Isairon, Guide Turistiche della provincia di Pesaro e Ur-

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bino (Tel: +39.338.2629372 - web: www. isairon.it - e-mail: info@isairon.it). L’itinerario prevede una visita guidata nelle sale affrescate dell’antica ala sforzesca, per poi proseguire, attraverso il corridoio di collegamento, nell’ala roveresca e nei suoi giardini pensili, fino alle terrazze che coronano l’edificio da cui godere della vista sulla valle del Foglia. Per consentire una più ampia diffusione della storia della villa e del territorio è in prossima pubblicazione una guida con testi a cura di Sabine Eiche. L’azienda agricola e la valorizzazione del territorio L’azienda agricola della Villa Imperiale ha una tradizione inaugurata nel XV secolo; ha attualmente un’estensione di circa 40 ettari che si estendono interamente sul Colle San Bartolo di Pesaro

ed è gestita dalla famiglia Castelbarco Albani da più di 200 anni, insieme a 130 ettari nelle immediate vicinanze di Montemaggiore al Metauro, presso Fano. Un progetto di valorizzazione: a proposito di AGRI | CULTURA AGRI | CULTURA è un progetto sviluppato con l’obiettivo di tutelare in maniera attiva e di valorizzare a 360° la Villa Imperiale e la sua tenuta agricola, i suoi prodotti e le case rurali che vi si trovano immerse. Intorno alla villa, infatti, tutto parla della storia di queste terre: il paesaggio e gli ulivi secolari raccontano un legame con la natura che l’Imperiale conserva fin dalle sue origini.


La Villa Imperiale è visitabile unicamente nel periodo estivo, da giugno a settembre, tutti i mercoledÏ, solo previa prenotazione. Per info e prenotazioni: Tel: +39.338.2629372 info@villaimperialepesaro.com 157


VIAGGI

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più piccolo continente al mondo ma anche l’isola più grande del globo! L’Australia è una terra straordinaria e di maestose contraddizioni: uno dei luoghi più antichi del pianeta che circa 60 milioni di anni fa, staccandosi dal resto delle terre emerse, generò un ecosistema che non ha eguali nel resto del mondo. Risale al “Tempo del Sogno”, circa 50mila anni fa, l’arrivo degli Aborigeni, che, solcando le immense acque oceaniche, giunsero con piccole imbarcazioni a quella che sarebbe divenuta la propria patria. Partenze in maggio e giugno 2013 Quote a persona a partire da € 5.700 Il pacchetto comprende: volo intercontinentale, tour guidato di 16 giorni, voli interni, trattamento come da programma. Tappe del tour: Sydney, Blue Mountains, Adelaide, Kangaroo Island, Ayers Rock, Kings Canyon, Alice Springs, Cairns, Foresta pluviale di Daintree, Grande Barriera Corallina, Darwin, Kakandu N.P


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Charme ed eleganza nella città delle 100 torri HOTEL& RESIDENZA 100 TORRI Ricavato da una sapiente opera di restyling, l’Hotel & Residenza 100 torri accosta armoniosamente materiali naturali con arredi di design e preziosi mobili d’antiquariato. Grande luminosità in tutti gli ambienti dominati dal travertino, la pietra bianca locale con cui è costruita tutta la città. Dai bei mobili ai tendaggi, dalle luci agli oggetti decorativi, nessun dettaglio è stato trascurato per creare quell’intima armonia che fa sentire gli ospiti a casa propria. Il pacchetto comprende: 1 notte in camera Romantica con colazione a buffet • aperitivo di benvenuto con olive ascolane e tartine 100 Torri • posto auto riservato • Biglietti di ingresso ai 3 principali musei ascolani • Ghiotta buona notte con un dolcetto tipico da 99 euro a persona, Ascoli Piceno (AP)

Terra di castelli, dame e cavalieri RELAIS BENESSERE BORGO LANCIANO Bellezza e armonia della natura saturano i sensi mentre si percorre la strada, che si snoda tra campi, castelli e borghi rurali per giungere infine a questo delizioso angolo di paradiso. Arrivati a destinazione il calore dell’ambiente, scrupolosamente curato in ogni dettaglio, e la grazia dell’accoglienza trasportano l’ospite in un mondo incantato e familiare allo stesso tempo. Il pacchetto comprende: 1 notte in Superior in BB • 1 percorso presso la Kimben Spa Borgo Lanciano • apericena per 2 con antipasti assortiti, primo piatto, 2 calici di vino inclusi da 99 euro a persona, Castelraimondo (MC))

Un castello di memoria dantesca CASTELLO DELLA PIEVE Una dimora storica contenuta in un borgo fortificato del XII secolo. L’antico castello conserva l’impianto medievale con case in pietra, la chiesetta, e la storica torre dove si decretò l’esilio di Dante. La posizione è incantevole, al confine tra Marche, Umbria e Toscana, ideale anche per percorsi trekking nel territorio dell’Alpe della Luna. Il suggestivo ristorante con grandi camini in pietra e oggetti d’epoca fa rivivere i sapori di ricette medievali. Il pacchetto comprende: 1 notte in BB camera superior • 1 cena presso il Ristorantino dei Golosi interno al Castello • 1 bottiglia di vino in omaggio da 99 euro a persona, Mercatello sul Metauro (PU)

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VIAGGI Panoramica sulle colline fermane

I VIAGGI DI MICHELA M

iei cari lettori, questa volta la nostra rubrica ci porta sulle sommità della cittadina di Fermo, alla scoperta dei suoi angoli nascosti e dei suoi scorci più suggestivi. Fermo è un tranquillo borgo di collina, adagiato sul crinale tra le valli dei fiumi Tenna ed Ete, a pochi chilometri dal più vivace e mondano litorale di Porto San Giorgio. La fitta trama di vicoli e le ripide scalinate in salita e in discesa fanno sì che questa città si lasci vivere principalmente a piedi. Entriamo a Fermo varcando il voltone di Palazzo Apostolico e ci troviamo subito immersi nell’affascinante Piazza del Popolo. In fondo alla piazza risalta inevitabilmente alla vista il Palazzo dei Priori, con la sua facciata a ventaglio, l’elegante loggetta di collegamento con il Palazzo degli Studi e la statua di Sisto V, un omaggio dei cittadini fermani al papa benefattore della città (fine ’500). Dopo lo stupore di questa prima emozionante panoramica d’insieme, a poco a poco iniziamo a scorgere i particolari. Notiamo così, ad esempio, le numerose insegne storiche installate sulle vetrine dei negozi che, da un lato e l’altro della piazza, donano un

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fascino unico, un po’ vintage, alla città. Sotto il loggiato rinascimentale di San Rocco è ospitato un delizioso wine-bar. Qui possiamo intrattenerci sorseggiando del buon vino e godere al meglio della rilassante vista sul tranquillo via vai cittadino. Il Palazzo dei Priori, in fondo alla piazza, è un vero scrigno di curiosità per gli amanti della cultura. Il suo punto forte è senza dubbio la Sala del Mappamondo, così chiamata per via del grande e suggestivo mappamondo di legno collocato nel mezzo ma consistente in verità in una stupenda biblioteca storica con circa 16mila volumi e manoscritti antichi che conservano pagine e pagine di storia e di conoscenza. Presto tutti questi volumi saranno raccolti in una biblioteca in forma digitale e consultabili tramite un display collocato nel museo, per la facile fruizione di tutti. Al di là del Palazzo inizia Corso Cavour, lungo il quale si affacciano i più eleganti e ricchi palazzi gentilizi della città. Mentre nascosto nel sottosuolo urbano, in pieno centro storico, possiamo scoprire uno dei più grandi tesori lasciati dall’antichità: il grandioso complesso delle Cisterne Romane, ben 2.200 mq di altissima ingegneria idrauli-

ca databile al I secolo d.C., unico in Italia per grandezza, appunto, e per stato di conservazione. Le cisterne sono composte da trenta ampi vani - disposti su tre file parallele - che raccoglievano l’acqua sorgiva e piovana per distribuirla in tutta la colonia romana di Fermo. Possiamo notare all’interno le tecniche costruttive delle imponenti murature in calcestruzzo, le tracce dell’intonaco impermeabile, i pozzetti di areazione per la depurazione e le tubature per la distribuzione. E’ sicuramente un angolo che non manca di incuriosire sia grandi che piccini! Ritornando verso l’angolo opposto della Piazza, troviamo una ripida salita che conduce in cima al colle del Grifalco. Lungo tale salita si trova l’ingresso del Teatro dell’Aquila, uno dei più grandi e prestigiosi teatri delle Marche. Giunti alla sommità del colle, ci si apre la spianata del Grifalco, con i suoi bei giardini ombreggiati da lecci e cedri e l’imponente mole del Duomo, dalla stupenda facciata gotica in bianca pietra d’Istria, il bel portale a tutto sesto e il ricco rosone. Dall’alto dei giardini si gode di una suggestiva panoramica sui tetti in cotto della cittadina e sui colli circostanti. In


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DOVE MANGIARE:

DOVE DORMIRE:

Ristorante Jemo a Lu Focarò Via Nazario Sauro 2, Torre di Palme

Villa Lattanzi 5* C.da Cugnolo, Torre di Palme www.villalattanzi.it

Ristorante Emilio Via Bianca Visconti 36, Fermo

B&B Torre di Palme Via Nazario Sauro 2, Torre di Palme

Vaffalluppolo Birroteca Gastronomica Via Prosperi 32,  Campiglione

Hotel Astoria 3* Viale Vittorio Veneto 8, Fermo www.hotelastoriafermo.it

Scrivi a: m.rossi@maravigliatravel.it I racconti e le foto più belle saranno pubblicati.

lontananza vediamo il mare, ed è proprio là che si concluderà tra poco il nostro itinerario. Riprendiamo la nostra automobile e proseguiamo dunque in direzione del mare. Lasciato alle spalle il borgo marinaro di Porto San Giorgio, veniamo immediatamente catturati dalla visione di un piccolo borgo arroccato su un promontorio, Torre di Palme. Suggestivo ed unico, il borgo ha mantenuto lo splendido impianto medievale di origine religiosa (come testimoniano le numerosissime chiese), coniugando scorci urbani di incomparabile bellezza con ampie vedute sul mare. Non a caso, e ve ne accorgerete, questo gioiello è considerato uno dei più incantevoli centri storici della regione. Sarà il suo cuore originario ancora immutato, sarà l’atmosfera accogliente delle case ben conservate con la cura e l’amore dei suoi abitanti, sarà l’intrico di invitanti vicoletti che offrono scorci mozzafiato sul mare e un nuovo intreccio di vicoli dove immergersi, sarà la bellezza dell’ambiente circostante, sta di fatto che Torre di Palme è una perla sull’Adriatico, amata da forestieri e da locali. Soprattutto nel periodo estivo, quando le minute piazzette si animano e si trasformano in deliziosi ristoranti a cielo aperto, illuminati da candele e lanterne, nella cornice di curatissimi balconcini e tra affacci sorprendenti sull’Adriatico. Fermo, Palazzo dei Priori

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ITINERARI DEL GUSTO

ITINERARI DEL GUSTO Maffy cameracafè Piazza Roma 33 – Camerano (AN) Tel. 071731476 Cel. 3471660725 maffycameracafe@hotmail.it Nella centrale piazza di Camerano, il Maffy Camera Cafè, un locale particolare, realizzato con fantasia architettonica vi aspetta per gustare le sue specialità di carne e di pesce, annaffiate con ottimi vini locali e preparate rigorosamente rispettando le vecchie tradizioni. Ad accogliervi il sorriso e la dolcezza di Agnese, titolare del Maffy, che ha voluto intitolare cosi questo suo gioiellino in ricordo della nonna materna Mafalda, che per oltre 30 anni ha gestito la famosa omonima trattoria del Poggio di Ancona. Su prenotazione si possono offrire anche stoccafisso all’anconetana ripieno con le olive, cinghiale, brodetto e tante altre specialità. Dolci e pane sono di produzione propria. Maffy, che quest’anno festeggia i suoi primi cinque anni, è aperto tutto l’anno ed è anche vendita di prodotti enogastronomici di qualità.

LA COSTARELLA Via IV Novembre, 35 - Numana (AN) Tel. 071 736 0297 Sembra di entrare in una delle case private che si affacciano sulla caratteristica Costarella, la via a gradini che conduce dritta al mare, e ci si trova in una sala sobria dove il mare trionfa in tutte le sue declinazioni. Marzia Volpini serve pesce crudo dal gusto sbalorditivo oltre a tutta una serie di piatti marinari ottimi nel gusto e nella presentazione. Obbligatorio prenotare: i posti a sedere sono davvero pochi.

CASOLARE DEI SEGRETI C.da san Lorenzo, 28 – Treia (MC) Tel. 0733 216441 Locale di grande atmosfera, la sala è calda e curata, con un bellissimo panorama. Buona l’accoglienza ai tavoli e incredibilmente discreta, dato che questa è la politica del ristorante. La cucina è eccellente: materie prime di grandissima qualità e grande cura nella preparazione. Qui tutto parte dalla natura, come testimonia il grande albero che si erge al centro della sala.

‘ 59 RESTAURANT EXCELSIOR Via Nazario Sauro – Pesaro (PU) Tel. 0721 630004 Il ristorante offre pietanze raffinate e delicate create con prodotti freschissimi del territorio. L’ampia sala, arredata con gusto anni ‘50, si apre con grandi vetrate alla vista del mare, offrendo agli ospiti il piacere di degustare piatti prelibati in una cornice suggestiva in ogni stagione dell’anno.

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APPUNTI IN AGENDA

Cosa facciamo di bello stasera? Quante volte vi sarete posti questa domanda… ML ha pensato a voi selezionando una rosa di iniziative culturali, d’intrattenimento, sportive e musicali davvero imperdibili! Teatro Made in Marche: di scena “Cuoredebole”

Al Piermarini di Matelica il 10 maggio E’ tra i quattro spettacoli finalisti del primo concorso Teatro Made in Marche: “Cuoredebole” di Progetto Dostoevskij, in scena il 10 maggio al Teatro Piermarini di Matelica. La storia di due amici e colleghi – interpretati da Enoch Marrella ed Edoardo Ripani - che vivono sotto lo stesso tetto è al centro dello spettacolo di Enoch Marrella. Intitolato a Tommaso Paolucci, nato su iniziativa di Regione Marche, Amat, Comune di Matelica e Comune di Sassoferrato con l’obiettivo di accrescere il sostegno alla distribuzione teatrale dei lavori degli artisti marchigiani, Teatro Made in Marche un’importante occasione per sostenere il teatro professionale “di casa nostra”, ma anche un prezioso omaggio alla memoria di un operatore marchigiano – recentemente scomparso – che ha raggiunto risultati ragguardevoli sulla scena nazionale. I progetti sono stati valutati dalla giuria del concorso composta da Roberta Blasi, Brunilde Di Giovanni, Paola Giorgi, Saverio Marconi, Gilberto Santini, Giampiero Solari e Giovanni Vernassa. Una novità accompagna il concorso: in ognuna delle serate sarà organizzato il voto da parte del pubblico. Lo spettacolo vincitore riceverà un premio in denaro di tremila euro da impiegare in distribuzione e aprirà la stagione 2013/2014 del Teatro del Sentino di Sassoferrato. Per info: tel. 071 2072439

Amici delle Musica: Isabelle Faust interpreta Bach

All’Auditorium alla Mole di Ancona il 5 maggio Partite e sonate di Bach per violino solo domenica 5 maggio (ore 18) all’Auditorium alla Mole di Ancona: protagonista dell’atteso concerto nel calendario degli Amici della Musica “Guido Michelli” è la violinista tedesca Isabelle Faust, che all’attenzione internazionale si è imposta con la sua prima registrazione delle Sonate di Bartók, Szymanowski e Janácek, approfondendo gradualmente le opere più importanti del repertorio per violino. Apprezzata per la sua ricerca costante di un dialogo e uno scambio di idee musicali, Isabelle Faust nei suoi concerti sa superare la linea di confine con il pubblico con l’incanto delle sue interpretazioni. Già nel 1987, a quindici anni, vince al Leopold Mozart Competition, e da qui ha inizio la sua carriera da solista. Dopo aver vinto il Concorso Paganini nel 1993, si è trasferita in Francia, dove ha sviluppato il repertorio francese, in particolare la musica di Fauré e Debussy. È un’appassionata divulgatrice della musica di György Ligeti, Morton Feldman, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. L’edizione integrale delle Sonate di Beethoven del 2009 ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale. [B.B] Per info: tel. 071 2070119 – www.amicimusica.an.it

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“Over tour”: il trio Gazzè-Marcotulli-Gatto a Pesaro

Al Teatro Rossini il 24 maggio Il trio Gazzè-Marcotulli-Gatto al Teatro Rossini di Pesaro venerdì 24 maggio (ore 21.15) con “Over tour”: l’appuntamento, organizzato in collaborazione con l’Ente Concerti di Pesaro, è nel calendario della rassegna “Jazz in provincia” (organizzata dall’assessorato alla Cultura della Provincia di Pesaro e Urbino e dal “Fano Jazz Network”, in collaborazione con i Comuni coinvolti). Il progetto, che vede Max Gazzè alla voce e basso elettrico, Rita Marcotulli al piano e Roberto Gatto alla batteria, è nato dalla curiosità dei tre artisti di sperimentarsi in un’esibizione in cui si abbattono i confini della musica, dove la contaminazione tra il pop e le sonorità jazz si fondono, fino a trovare un terreno comune. I brani più famosi di Max Gazzè diventano motivo e pretesto su cui improvvisare.   Per info: tel. 0721 803043 - www.fanojazznetwork.it

Festival del pensiero: Silvano Petrosino ad Ancona

Incontro con il filosofo il 20 maggio allo Sperimentale La persuasione e il suo rapporto con la violenza: Silvano Petrosino, filosofo della Cattolica, sarà il 20 maggio al Teatro Sperimentale di Ancona (ore 21) per “Le parole della filosofia”: la rassegna, promossa dal Comune di Ancona e dalla locale Società filosofica italiana, ideata e coordinata da Giancarlo Galeazzi, quest’anno è dedicata a “Linguaggi” come apertura all’altro e a “Comportamenti” come stili di vita. Così alcune forme di linguaggio sono al centro degli incontri con i filosofi e alcune forme di comportamento sono al centro della Scuola di filosofia alla Facoltà di Economia della Politecnica delle Marche. Nell’uno e nell’altro caso sono prese in considerazione significative modalità della comunicazione, su cui torna opportuno riflettere dal momento che essa sta attraversando una evidente crisi a causa della inflazione mediatica o della strumentalizzazione interessata che se ne fa. Di “Benevolenza” parlerà il professor Galeazzi, nella sua Scuola di filosofia, il 15 maggio (ore 17). Per info: tel. 071.2225019

Le petit tour di Blanche, la ragazza vestita di carta

Scrittura creativa: la narrazione di Silvia Seracini Blanche, abito-lampada di Elvezia Allari raccontata dai testi dell’anconetana Silvia Seracini, è partita per un viaggio che, dopo aver fatto sosta allo Spazio Biosfera di Padova (“Fiori tra le righe” il laboratorio di scrittura creativa coordinato dalla Seracini), la vedrà a maggio a Villa Sesso Schiavo a Sandrigo (Vi) e dal 29 giugno al 19 luglio al Françoise Calcagno Art Studio di Venezia. I luoghi attraversati da Blanche verranno vissuti e narrati attraverso una collana di taccuini artistici progettati da Patrizia Peruffo. L’installazione prevede inoltre contributi audio con le voci di Valentina Ferretto e Giovanni Todescato mixate da Gian Pietro Cazzola e accompagnate dai video di Luigi De Frenza, grazie al coordinamento e alla comunicazione di Claudio Canova. Audace viaggiatrice solitaria, Blanche appare alla perenne ricerca del compagno ideale – che si tratti forse di un buon libro? Irriverente, senza tempo ed eternamente disponibile ad essere ri-scritta, nell’era dei bit la carta rivela la sua essenza di materiale che non passa mai di moda per tessere le trame del futuro. Per info: tel. 328 2665345 - 338 1744973 - 339 2971384

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tendenze

In cucina a cura di

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SG life style

a cucina nella tradizione culturale italiana è stata la stanza più importante della casa. La cucina era il vero e proprio fulcro vitale, dove, oltre a preparare i pasti, si pranzava, ci si riuniva e si parlava. Sono decisamente favorevole a continuare con questa tradizione, pur tenendo conto dei cambiamenti dei modi di vita che ci sono stati negli anni. Anche i concetti su come arredare sono cambiati, ma personalmente credo che mixare il nuovo con alcuni segni che ricordano la tradizione sia un modo molto forte di essere aggiornati, in cui passato e presente si fondono e si mescolano creando una atmosfera più intensa. A casa una cena con amici o anche in intimità dà sempre un gran calore, anche condividendo pasti semplici e veloci, tanto più in periodi come questi in cui andare al ristorante è diventato

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un lusso, e la cucina per questo motivo può continuare ad essere protagonista, se intesa allo stesso tempo laboratorio creativo e condivisione. E’ vero che avere una zona pranzo completamente separata dalla cucina è lussuoso, ma allo stesso tempo è anche molto formale. Anche nei casi in cui lo spazio non è così grande da permettere la zona lavoro e insieme un comodo pasto, creare una continuità e un collegamento aperto o trasparente tra cucina e pranzo rende la casa più viva e abitata: una parete con infissi in ferro e vetro, un varco che suddivide le zone senza necessariamente la porta, una cassettiera a centro stanza che divide i due ambienti. Quello che meno mi piace, personalmente, è come nel tempo si sia evoluta una direzione dell’arredo per la cucina: mobili e pensili che fasciano ogni spazio libero alle

pareti per l’utilizzo di ogni superficie e per avere quanto più contenimento possibile, come se una parte di muro libero che lasci respirare un po’ di più facesse paura; penisole e isole di lavoro proposte ovunque, come simboli indispensabili di modernità e di massima funzionalità nelle preparazioni. Siamo sicuri di aver bisogno di così tanto contenimento e così tante attrezzature in cucina, o alla fine usiamo pochi utensili e sempre gli stessi perché ci sono più congeniali? Di quante misure di pentole, padelle e pots pensiamo di aver bisogno realmente? Quanti tipi di coltelli? Quanta varietà di piatti e bicchieri utilizziamo abitualmente? Abbiamo il servizio per tutti i giorni e quello da usare solo per le occasioni speciali, che va preservato e mantenuto per i posteri? Ci godiamo quotidianamente le posate buone per


cui avete speso anche una certa cifra? Come linea generale di arredo per la cucina, preferisco i contrasti e gli opposti, che rendono l’ambiente più intenso, piuttosto che un insieme perfettamente coordinato fatto di un unico materiale e colore che si espande in tutta la stanza. Proprio per quella necessità di coniugare storia e tradizione e modernità dei tempi, con i miei occhi vedo una cucina con una parte tecnica essenziale e ben funzionale a quello che serve, ma niente di più commisurato a quanto del nostro tempo spendiamo in cucina a preparare e lavorare e al modo semplice e complicato con cui realizziamo abitualmente i pasti. Per contrasto, vedo i mobili che contengono pentole e materie prime più simili a madie e armadi di una volta; invece del continuo apri e chiudi di sportelli di piccoli spazi apparentemente

ben organizzati, poche ante scorrevoli e apribili che lasciano vedere tutto quello che ci serve per cucinare e/o apparecchiare. Vedo qualche pezzo di muro libero per appendere una foto o un quadro che ci piace, una minima superficie su cui posare un vaso o una lampada. Sviluppando questa idea nel concreto, possiamo creare differenti combinazioni, per esempio fuochi, lavabo e piano lavoro potrebbero essere in corian grigio scuro e, all’opposto, contenimento e zona per sedersi completamente bianchi con le sezioni in multistrato di betulla. Oppure zona lavoro in pietra o cemento cerato e arredo in legno verniciato nei colori pastello. O, ancora, parte tecnica in acciaio satinato, contrapposta a mobili in legno di ciliegio o quercia, il tavolo preso dal rigattiere e riverniciato e le sedie in legno e paglia in bianco.

Stile cucina da ristorante dove si prepara, atmosfera da riunioni di famiglia di una volta durante le quali si mangia. Colori opachi accostati al metallo, materiali naturali abbinati a colori vivi, atmosfera industriale insieme a calore domestico. A terra cemento cerato abbinato alla pietra; pavimento di graniglia e inserti a tappeto di parquet. Ai muri tinta lavabile e nello spazio adiacente carta da parati, intonaco a vista e a fianco boiserie con cornici in stucco. Tutto questo certamente richiede più impegno e tempo di ricerca: è molto più rapido andare in un negozio specializzato di cucine e uscire con un progetto in mano completamente coordinato, ma forse un po’ piatto. Dipende dai gusti di ognuno, naturalmente, ma se vi piace, a chi vi dice che non è ” moderno”, potete sempre consigliare un buon ristorante.

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SALUTE E BENESSERE

Da sinistra: Vieri Fusi e Mirco Fanelli

Lotta ai tumori, importante scoperta all’Università di Urbino Dal “maltolo” una classe di molecole con spiccata attività antineoplastica, spingendo al suicidio le cellule malate. Vieri Fusi e Mirco Fanelli i ricercatori che hanno dato il nome al brevetto: un notevole avanzamento nella ricerca di nuove strategie terapeutiche contro il cancro

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ue studiosi dell’Università di Urbino “Carlo Bo” hanno individuato nel “maltolo”, una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, la possibilità di utilizzo per lo sviluppo di una nuova classe di molecole con spiccata attività antineoplastica. La scoperta rappresenta un notevole avanzamento nella ricerca di

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nuove strategie terapeutiche contro il cancro tanto da avere ottenuto il brevetto nazionale, nell’attesa di quello internazionale. Questo lavoro è il frutto di una sinergia multidisciplinare tra due gruppi di ricerca, quello del dottor Mirco Fanelli di estrazione prettamente biomedica, e quello del professor Vieri Fusi, prettamente chimica. Il gruppo di ricerca di-

retto da Fanelli, con sede a Fano presso il Centro di Biotecnologie, è impegnato da tempo negli studi del ruolo delle alterazioni epigenetiche nello sviluppo del cancro ed ha recentemente sviluppato una tecnica innovativa denominata PatChIp, finalizzata allo studio dell’epigenoma direttamente nei campioni derivati dai pazienti e conservati in paraffina (Ffpe). Il gruppo del professore Fusi si è


da sempre occupato di riconoscimento molecolare, dello sviluppo sintetico di recettori e metallo-recettori e degli aspetti termodinamici che guidano il riconoscimento tra due specie chimiche. Il maltolo “per sé” è una molecola innocua, utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti, ma, se opportunamente modificata, può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state al momento sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità d’indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici. Questa classe di composti

è caratterizzata da interessanti proprietà chimico/fisiche che li rende capaci sia di raggiungere l’interno della cellula che di esplicare le loro funzioni nel nucleo, dove risiede il nostro genoma (e dunque la cromatina). I due studiosi di Urbino hanno monitorato come alcuni modelli neoplastici (colture cellulari in vitro) fossero sensibili ai trattamenti con le due molecole (denominate malten e maltonis): le cellule, in risposta ai trattamenti, alterano dapprima la loro capacità di replicare e, successivamente, inducono un importante processo biologico che le conduce ad un vero e proprio suicidio (denominato morte cellulare programmata). La cosa ancora più interessante è che la somministrazione delle due nuove

molecole altera enormemente l’espressione genica in funzione di una risposta atta a eliminare quelle micro modificazioni che sia malten che maltonis sono capaci d’indurre all’interno della cellula. Oltre che sul piano brevettuale, gli studi sino ad ora condotti hanno avuto un buon successo scientifico e sono stati pubblicati su autorevole riviste internazionali (British Journal of Cancer; Journal of Organic Chemistry), fornendo il presupposto per proseguire gli studi su modelli tumorali in vivo. Gruppi di ricerca coinvolti dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo: professor Fusi - Laboratorio di Chimica supramolecolare; dottor Mirco Fanelli - Laboratorio di Patologia molecolare “PaoLa”.

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SALUTE E BENESSERE

La blefaroplastica: “borse”, addio E’ uno degli interventi di chirurgia estetica più diffusi: quello della zona occhi, che ringiovanisce non solo lo sguardo ma tutto il viso. Eliminazione della pelle in eccesso sulle palpebre inferiori e superiori: “Fastidio nullo e dolore minimo, il postoperatorio non comporta una degenza, né la necessità di fasciature”. Parla l’esperto: nessun impedimento alle normali attività e la funzione visiva sarà quella di sempre. Con l’effetto di dimostrare, in un battito di ciglia, dieci anni di meno di *Aldo Cellini

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a blefaroplastica è uno degli interventi chirurgici estetici più diffusi e registra un aumento di richieste, poiché con il prolungarsi –fortunatamente- della durata della vita, la cute del viso, e non solo, non rispecchia quelle che sono invece le condizioni generali magari eccellenti delle persone, sia uomini che donne. La cute, invecchiando, perde di elasticità, per cui si crea un eccesso di pelle che determina il formarsi sulle palpebre superiori di una “tendina” che spesso impedisce la visione e su quelle inferiori di “borse” e gonfiori che conferiscono quell’aspetto di persona che non ha riposato, triste, malaticcia: in poche parole, più anziana di quanto non meriti. Specie per le palpebre inferiori, si tratta spesso di un’ “ereditarietà” non desiderata, che si presenta quindi anche in persone giovani. L’intervento va eseguito in anestesia locale previa sedazione, per cui il fastidio è nullo e il dolore minimo. In pratica, si tratta di una microchirurgia che ha i suoi trucchi, perché l’intervento è diverso per le palpebre inferiori da quello per le superiori. Il postoperatorio non comporta una degenza o la necessità di fasciature,

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ma solo l’applicazione di cerottini minimi e la somministrazione di colliri e terapie per via generale come gli antibiotici. Si può avere un’ecchimosi o qualche livido per circa una settimana, in veloce diminuzione. Non c’è impedimento alle normali attività e la funzione visiva sarà quella di sempre: ovvio che andranno indossati degli occhiali scuri per qualche giorno e che si rintuzzeranno le domande delle amiche –sempre curiose, specie in provincia-; in questi casi, negare sempre! Dato che, a differenza di altri distretti cutanei, le palpebre cicatrizzano in modo meraviglioso, i segni dell’intervento possono risultare addirittura invisibili. E un intervento eseguito a regola d’arte permette di ringiovanire di almeno dieci anni, oltre ad essere molto stabile nel tempo. I prezzi? C’è la crisi! Anche noi chirurghi ce ne accorgiamo, e mai come in questo momento andiamo incontro ai pazienti che ci consultano. *Chirurgo estetico Bologna – Riccione – Pesaro Tel. 335.6652443 Email: aldocellini@alice.it


OMAGGIO

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SALUTE E BENESSERE

Cellule staminali e cure compassionevoli Mi piace riportare l’appello del governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, poiché racchiude una grande sensibilità e umanità di uomo politico, qualità molto rare tra i suoi colleghi, qualunque sia lo scranno su cui siedono. La vicenda è nota e transitata sulle pagine e sui mass media di tutta Italia, fino a finire sul tavolo di qualche magistrato e del ministro della Salute, Renato Balduzzi di *Mario Timio

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ofia è una bambina fiorentina di tre anni affetta da una malattia rara (di cui abbiamo parlato su ML nel numero di febbraio 2013): morbo di Krabbe o leucodistrofia metacromatica (interessa il sistema nervoso centrale e periferico). Si tenta la terapia con cellule staminali a Brescia con il metodo Stamina, ideato e realizzato da Davide Vannoni. Sembra che dopo le prime infusioni di cellule staminali mesenchimali (prelevate dal midollo dei genitori) la bimba stia meglio. Allora si scatena la corsa alla stessa terapia da parte di altri bambini. Così anche i genitori di Federico, 26 mesi di Fano, affetto dallo stesso morbo di Krabbe, si appellano al centro di Brescia. Ma qui trovano il primo blocco. Il giudice del lavoro di Pesaro si oppone, sulla scorta dei rilievi sulla metodica di infusione delle staminali mossi dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e dall’Iss (Istituto superiore di sanità). Scatta la mobilitazione; i genitori presentano 172

ricorso, sit-in a Pesaro ed altre iniziative di protesta. In questo contesto si inserisce la richiesta di Spacca a Balduzzi, in questi termini: “Mi appello alla sua sensibilità e compassione umana per comprendere la situazione e intervenire al più presto per consentire a Federico di avere le cure che la sua famiglia desidera per lui”. E’ necessario trovare “una soluzione che rispetti le norme ma ancor prima i principi basilari della solidarietà umana. Vanno tutelati i diritti del bambino e della famiglia”, argomenta il governatore. Anche grazie a questa iniziativa di solidarietà e democrazia sono stati possibili due eventi: a. un collegio giudicante di tre magistrati ha smentito il diniego del loro collega di Pesaro; b. il ministro Balduzzi, pur con una soluzione pilatesca, ha dato l’assenso alla cura di Stamina, purchè i genitori di Federico firmino un consenso informato.

E così anche Federico può adottare la cura presso l’ospedale di Brescia. Una cura che nel gergo medico è definita “compassionevole”, cioè una terapia che ancora non è uscita dalla fase della sperimentazione ma che può essere utilizzata in casi estremi (come per Sofia e Federico) senza le garanzie di efficacia e di sicurezza. Spogliamo, però, anche se con comprensibili difficoltà dell’animo, la vicenda dalla componente di umanitarismo di sentimenti alla quale anche Spacca si è appellato. Ricordate il caso Di Bella esploso nel 1998, poiché il professore “pretendeva” trattare malati di cancro con una terapia non accreditata dalla medicina ufficiale? In quell’anno Di Bella divenne l’uomo più popolare d’Italia. Perché? Perchè egli ha saputo toccare le corde della speranza come nessuno aveva fatto prima di lui. Quando a una persona con un cancro in fase avanzata qualcuno promette: “Tu vivrai meglio


e più a lungo”, è umanamente possibile che l’adesione alla nuova cura, anche se non sperimentata, sia totale. E’ la speranza che sostituisce la disperazione. La stessa speranza che investe i genitori di Sofia, Federico e di tanti altri bambini. Ma come per la terapia Di Bella ci si chiedeva quanto fosse valida, così, al di là del cuore di madre, tutti si domandano qual sia la forza della terapia Stamina. E’ una forza scientifica? Vorrei estrarre la risposta da un report di uno dei maggiori esperti italiani sulle cellule staminali, il professor Giuseppe Remuzzi di Brescia. Egli asserisce che: 1. oggi per il morbo di Krabbe non vi sono cure basate su evidenze scientifiche; forse il trapianto di midollo può dare prospettive; 2. le cellule staminali mesenchimali (quelle utilizzate dal metodo Stamina)

non apportano miglioramenti; 3. le cellule del metodo Stamina testate dal Ministero della Salute risultano essere inefficaci; 4. si stanno sperimentando altre cure volte a correggere il difetto del gene malato, con buone possibilità di successo. Ma i tempi sono lunghi. E allora si ricorre a ciò che il mercato offre. E’ il percorso seguito da Sofia, Federico ed altri. Su un fatto, comunque, bisogna convenire: le cellule staminali sono le terapie del futuro che già è iniziato. Un giorno potranno servire per curare il diabete mellito, l’Alzheimer, il Parkinson, lesioni del midollo spinale e post-infartuali del cuore, danni dei reni, del fegato. Due sono i gruppi di patologie che già oggi si possono curare con le staminali: le malattie del sangue e le immunodeficienze primitive, e questo si fa a Milano

dove lavora uno dei più grandi esperti del settore, Luigi Naldini. Per tante altre malattie si studia in ogni parte del mondo non per curare da subito, ma per capire quali cellule usare e se questi trattamenti sono abbastanza sicuri (“safety”, dicono gli anglosassoni) da poter diventare una terapia. Si seguono cioè i canoni suggeriti dalla scienza. Che talvolta si possono by-passare mediante il cosiddetto “turismo delle cellule”. E allora bisogna spiegare come stanno le cose.

*Medico chirurgo 173


SALUTE E BENESSERE

Alimenti funzionali contro l’insorgere delle malattie “Molto si è fatto e si continua a fare per lo sviluppo di prodotti che, oltre a soddisfare le normali aspettative organolettiche e nutrizionali, siano capaci di contribuire alla difesa della salute”. Elena Bitocchi, l’assegnista della Politecnica che ha pubblicato negli States uno studio sull’origine del fagiolo: “La ricerca è alla base dell’innovazione in agricoltura; un’ottima materia prima è condizione necessaria ma non sufficiente per avere cibi di qualità” di S. Coricelli

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icurezza alimentare: quali sono i nuovi approdi della ricerca? “Parlare di sicurezza alimentare è dire della necessità di garantire cibo a sufficienza per l’intera popolazione mondiale e, allo stesso tempo, la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti. La ricerca è alla base dell’innovazione in agricoltura e nell’intera filiera di produzione alimentare. Ogni anno vengono sviluppate nuove varietà che presentano caratteristiche importanti: maggiore produttività, resistenza a malattie o stress ambientali, maggiore qualità dei prodotti. Occorre considerare che un’ottima materia prima è condizione necessaria ma non sufficiente per avere cibi di qualità, per cui il passo successivo della ricerca è stato, e continua ad essere, quello di mettere a punto processi di trasformazione innovativi in grado di consegnare al consumatore prodotti non solo sicuri da un punto di vista igienico e sanitario, ma anche capaci di contribuire al suo benessere e alla difesa della sua salute”.

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Ci sono dei cibi che aiutano nella prevenzione delle malattie, anche le più gravi? “Molto si è fatto e si continua a fare per lo sviluppo di alimenti cosiddetti funzionali, ovvero prodotti alimentari che, oltre a soddisfare le normali aspettative organolettiche e nutrizionali, apportano benefici alla salute grazie a particolari ingredienti attivi dal punto di vista fisiologico. Negli ultimi anni la scienza degli alimenti e della nutrizione ha intensificato i suoi sforzi allo scopo di individuare i principi attivi che sono alla base degli effetti funzionali dei cibi, e, quindi, un legame scientificamente dimostrato tra uno specifico componente alimentare e la riduzione del rischio di insorgenza di una data malattia. Numerosi sforzi sono stati fatti dai ricercatori in campo agrario al fine di selezionare varietà che presentino in quantità elevate tali componenti. Un esempio, legato alla mia esperienza personale, è il fagiolo, alimento molto ricco di proteine, vitamine e sali minerali, nonché amido e fibra che esplicano benefici effetti fisio-

logici e metabolici (protezione verso alcune patologie dell’apparato digerente e del sistema cardiocircolatorio, e capacità diuretiche, antitumorali, antiossidanti e antiradicaliche). Un secondo esempio legato alla mia attività di ricerca è quello dello sviluppo di varietà di orzo mondo destinate all’alimentazione umana con elevati contenuti di betaglucani (riduzione del colesterolo e della glicemia) e di antociani (prevenzione antitumorale) come ad esempio la varietà “Chianos”. Che ruolo ha la genetica, la sua materia di studio, riguardo alla qualità dei prodotti e quindi la sicurezza a tavola? “Molto spesso si parla di genetica nel campo medico e dell’importanza della conoscenza del genoma umano nell’individuazione di malattie e di possibili cure. Il ruolo della genetica in agricoltura è parimenti cruciale, in quanto la conoscenza del livello e dell’organizzazione della variabilità genetica delle specie coltivate permette un suo più vantaggioso utilizzo nei programmi di miglioramento gene-


Premio Unasa 2013 per la Genetica vegetale E’ stata premiata in occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’Anno accademico 2013 dell’Unione nazionale delle Accademie per le scienze applicate allo sviluppo dell’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla tutela ambientale (Unasa) di Ravenna: la dottoressa Elena Bitocchi, assegnista di ricerca nell’area di Genetica del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Politecnica delle Marche è risultata tra i cinque vincitori del Premio Unasa 2013. Il Premio viene conferito per incentivare nei giovani la passione per la ricerca. La selezione dei candidati è basata sull’eccellenza raggiunta in pubblicazioni del 2012 nei settori di Genetica vegetale, Fisiologia vegetale, Agronomia, Produzioni vegetali erbacee e arboree. La dottoressa Bitocchi ha ricevuto il premio relativo all’area della Genetica vegetale per l’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica americana Pnas, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America dal titolo “Mesoamerican origin of the common bean (Phaseolus vulgaris) is revealed by sequence data”. Elena Bitocchi

tico volti alla costituzione di varietà con caratteristiche tali da poter far fronte ai cambiamenti climatici per il prossimo futuro e alle esigenze di materie prime di qualità che portino benefici al benessere e alla salute dell’uomo”. Quali sono le frontiere della genetica vegetale? “Oggi, grazie alle tecnologie omiche che rendono possibile l’analisi del genoma (sequenza del Dna di un organismo), del trascrittoma (sequenza degli Rna, le molecole che leggono e trascrivono l’informazione genetica contenuta nel Dna e hanno anche importanti funzioni di regolazione), del proteoma (sequenze di tutte le proteine contenute in una cellula o in un tessuto vegetale) e del metaboloma (insieme dei prodotti del metabolismo primario e secondario), abbiamo nuove possibilità, solo pochi anni fa inimmaginabili, di identificare e comprendere le basi del determinismo genetico dei caratteri delle piante, con potenzialità enormi sia da un punto di vista della conoscenza

di base sia per le finalità applicative”. Il Premio Unasa le è stato conferito per la sua pubblicazione nella prestigiosa rivista americana Pnas dello studio sull’origine del fagiolo comune (Phaseolus vulgaris): di che cosa si tratta? “Si tratta di uno studio evolutivo sull’origine del fagiolo. Il fagiolo selvatico ha un’ampia distribuzione che va dal Messico settentrionale fino all’Argentina settentrionale; all’interno di questa zona, si possono distinguere due grandi aree ecogeografiche caratterizzate da due pool genici che mostrano caratteristiche specifiche. Il nostro lavoro indica chiaramente un’origine centro-americana del fagiolo, con l’individuazione di ben quattro diversi pool genetici che hanno complessi rapporti con quelli selvatici sudamericani, i quali, di fatto, hanno avuto origine da diversi eventi di migrazione delle popolazioni di fagiolo caratteristiche del Messico centrale. Questo lavoro ha forti implicazioni da un punto di vista applicativo: dato che la maggiore diversità genetica si osserva nelle popolazioni

di fagiolo selvatico centro-americano, è ad esse che si dovrebbe infatti fare riferimento nei programmi di sviluppo di nuove cultivar, specialmente se si considera che attualmente la maggior parte delle varietà migliorate di fagiolo sono di origine andina”. Che percorso prevede per la sua attività di ricerca? “Quello che posso dire è che dalla laurea a oggi ho avuto la possibilità di svolgere un lavoro fantastico: quello della ricerca, appunto, che ogni giorno stimola all’acquisizione di nuova conoscenza e all’ottenimento di nuovi obiettivi. Le ricerche portate aventi dal gruppo in cui ho l’onore di lavorare sono molteplici: da studi di ricerca di base a studi molto applicativi, sempre nel campo della genetica vegetale. La mia speranza è di poter continuare in questa attività, con l’obiettivo principale di portare innovazione in agricoltura”.

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CHEF

“Portonovo è un atto di fede” A tu per tu con Simone Baleani, chef del ristorante “Il Molo” di Portonovo, imprenditore e fondatore di “Gusto&Marche”, marito, padre e… eterno Peter Pan di Fabio Lo Savio

Ha gli occhi furbi e sinceri, i modi gentili, la timidezza tipica di chi è abituato a lavorare a testa bassa senza tanti proclami. Simone Baleani è tante cose insieme. Chi frequenta Portonovo non può non conoscerlo: non solo perché è lo chef del ristorante “Il Molo” di Fabrizio Giacchetti, ma soprattutto perché è visceralmente innamorato di questo antico villaggio di pescatori. Da un anno, poi, ha tradotto la passione per il territorio e per i suoi prodotti tipici avviando un punto vendita nell’area partenze dell’Aeroporto delle Marche a Falconara. Cominciamo dal Simone Baleani uomo... “Ho 42 anni, mi sono diplomato alla scuola alberghiera di Senigallia. Ho una moglie, Valeria, impegnata attivamente nella conduzione del punto vendita ‘Gusto&Marche’ con Elisa, ho due figlie e una passione autentica per la ristorazione legata al territorio e per i piatti della tradizione”. Siamo già al Simone Baleani chef... “Non credo che le due anime siano scindibili: praticamente dal 1986 la mia seconda casa è Portonovo, dove lavoro ogni giorno da aprile ad ottobre, periodo nel quale il ristorante è aperto, ma dove non posso fare a meno di andare anche d’inverno. E’ incredibile: ogni volta che vedo quello spettacolo è come se fosse la prima volta, e mi riempie il cuore”. La televisione sta facendo riscoprire il ruolo dello chef: sta diventando una professione di moda? “Non lo so, può darsi. Credo che già Gianfranco Vissani abbia cominciato a sdoganare il nostro lavoro qualche anno fa. Ora lo stanno spettacolarizzando. Sinceramente penso che per fare questo mestiere ogni giorno ci voglia una vera vocazione perché la differenza la fanno i dettagli, sia nella scelta delle materie prime e degli ingredienti di ogni piatto, sia nella presentazione. Ai ragazzi che si vogliono avvicinare a questo lavoro dico di provare prima a cercare di capire dentro di sé se davvero hanno la passione necessaria”. Chi sono stati i suoi maestri? “Ci sono dei cuochi, e prima ancora delle persone, che stimo e che sono state importanti nel mio cammino professionale, a partire da Lucio Pompili, Mauro Uliassi, Moreno Cedroni, Massimo Biagiali e Vincenzo Cammerucci. Non ho avuto l’onore e la fortuna di lavorare con nessuno di loro, ma li ho seguiti e continuo a farlo da molto vicino. La passione per il mosciolo selvatico di Portonovo, però, è qualcosa

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che appartiene solo a noi cuochi che lavoriamo in quella baia ogni giorno e che dobbiamo fare in modo che quel sapore autentico, quel gusto unico, venga assaporato dai nostri clienti”. La sua passione è sempre viva o dopo 25 anni ci si fa l’abitudine? “Assolutamente viva e vegeta. Grazie a Fabrizio Giacchetti e alla sua famiglia ho percorso tutti i gradini della scala, ma, anche oggi che ho la responsabilità della cucina, non mi sento arrivato e anzi sto cominciando ad occuparmi di gestione del ristorante e delle risorse umane, del rapporto con i fornitori e di comunicazione con i clienti. Infatti, da qualche anno cerco di trovare qualche minuto per fare un giro in sala tra gli ospiti, per stabilire un contatto umano diretto: conoscersi, confrontarsi, raccogliere critiche e consigli. E poi amo troppo Portonovo, quello che rappresenta con la sua storia e la sua proiezione nel futuro, se le autorità decidessero davvero di scommettere su questo angolo di paradiso anconetano, tutelandolo e valorizzandolo come merita. Ci spero sempre e auspico che la nuova amministrazione comunale di Ancona raccolga questo piccolo appello”. Non ha mai pensato o avuto la voglia di aprire un ristorante tutto suo? “E perché avrei dovuto? “Il Molo” è la mia casa, il luogo giusto nel quale riesco a dare il meglio di me e in cui la proprietà ascolta le mie idee e le mie proposte. Non ce n’è mai stato motivo e non mi vedo lontano da questo ristorante. Mi hanno anche appoggiato quando ho detto loro che intendevo avviare una nuova iniziativa imprenditoriale con il punto vendita ‘Gusto&Marche’ nell’area partenze dell’Aeroporto delle Marche a Falconara, perché conoscono la mia passione per i prodotti di questo territorio”.

similiano Montesi, riusciamo a proporre agli utenti dell’aeroporto una selezione di prodotti alimentari che non trovano nella grande distribuzione e che più in generale negli aeroporti di solito non si acquista. Si tratta di eccellenze da portare a casa, frutto del lavoro di piccoli artigiani e piccole aziende delle nostre Marche. Dal vino ai dolci, ai legumi, all’olio, ai salumi, alla pasta, al miele, al tartufo: il paniere dei prodotti è in costante evoluzione, ma soprattutto è totalmente made in Marche, anche se stiamo studiando un corner con tipicità extra marchigiane, considerato che l’aeroporto di Ancona-Falconara vanta un bacino di influenza maggiore di quello circoscritto ai confini regionali, soprattutto per alcune destinazioni. Oltre a ‘Gusto&Marche’ è attiva la pizzeria, una prima diversificazione merceologica del marchio principale con l’intento di soddisfare anche le esigenze di un target che predilige il take away. Nel punto vendita esponiamo anche delle eccellenze del non food: penso agli abiti di alcune sartorie come quella di Luca Paolorossi di Filottrano, alle calzature Corvari di Montegranaro e a molti altri. Ospitiamo queste aziende del tutto gratuitamente; anzi, approfitto dell’occasione per invitare tutti gli imprenditori che vogliano mostrare i propri manufatti a mettersi in contatto con noi”. L’idea sembra bella... “E’ solo un piccolo format che potrebbe essere replicato anche in altre parti e anche, direi, un piccolo avamposto della stessa Portonovo. Nel nostro punto vendita mettiamo in distribuzione il materiale informativo e tutto quello che può essere utile per promuovere questo territorio. Siamo anche a disposizione della stessa Regione Marche: se possiamo essere utili non ci tiriamo certo indietro, tutt’altro!”.

A proposito: dopo un anno dall’inaugurazione come vanno le cose a “Gusto&Marche”? “Direi bene. Grazie anche al lavoro dei miei soci, Samuele Piersantelli e Mas-

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OFFERTE DI LAVORO

a cura del Gruppo Sida di Ancona - www.sidasrl.it

> RIF: GC/RC RESPONSABILE TESORERIA Importante gruppo aziendale che opera nel settore dei trasporti, per ampliamento del proprio organico ricerca: RESPONSABILE TESORERIA RIF: GC/RC Il nuovo collaboratore, rispondendo al CFO, dovrà assicurare un’efficace gestione dei crediti aziendali nell’ambito delle politiche finanziarie, amministrative, commerciali e dovrà implementare il sistema di tesoreria. Nello specifico si occuperà di: • Implementare il sistema di tesoreria • Gestire i rapporti periodici aggiornati sull’andamento dei crediti e dei relativi incassi • Gestire crediti e scadenze • Intervenire nella gestione dei casi di insolvenza e/o ritardo • Pianificazione finanziaria di breve, medio e lungo periodo • Curare i rapporti con le banche soprattutto nelle fasi di contrattazione e trattativa delle linee di credito • Gestire di un team composto da 3 risorse Il candidato ideale ha un’età compresa tra i 30-40 anni, laureato in materie economichefinanziarie ed ha già maturato almeno 3/4 anni di esperienza nel ruolo. Conosce la lingua inglese ed ha dimestichezza con i sistemi informatici (è richiesta esperienza con DOC FINANCE). Spirito di iniziativa, propositività, orientamento all’obbiettivo, spirito di collaborazione, competenze di analisi e problem solving completano il profilo ricercato. È preferibile la residenza nella provincia di Ancona e la provenienza dal settore dei trasposti/logistica, alimentare e GDO. Costituisce requisito preferenziale aver già implementato sistemi di tesoreria e loro implementazione. La sede di lavoro è in provincia di Ancona. I candidati interessati possono inviare una copia del curriculum, corredata dell'autorizzazione al trattamento dei

dati (art.13 D.Lgs. 196/03) all’indirizzo ricercaeselezione@sidagroup.com indicando il riferimento dell’annuncio.

> RIF: DL/01 RESPONSABILE COMMERCIALE ARTELITO Società operante nel mondo dell’industria grafica – litografica, appartenente al Gruppo CLEMENTONI, per ampliamento del proprio organico interno ci ha incaricato di ricercare un: RESPONSABILE COMMERCIALE Rif. DL/01 Il quale avrà l’obiettivo di consolidare e sviluppare l’attuale portafoglio clienti raggiungendo i volumi di vendita stabiliti con la Proprietà. Si occuperà di: • Garantire i risultati in termini di marginalità e fatturato stabiliti • Gestire e sviluppare il Piano Vendita • Sviluppare Business e azioni commerciali promozionali • Gestire la trattativa e l’acquisizione dell’ordine • Coordinare e sviluppare una rete agente /segnalatori • Gestire i Clienti Direzionali Vogliamo entrare in contatto con candidati dinamici di età compresa tra i 35-45 anni, che abbiano maturato esperienza almeno quinquennale nel ruolo, abituati a gestire un conto economico ed un business plan con un forte orientamento al mercato e competenze in ambito marketing. Spiccate attitudini commerciali, organizzazione, problem solving e sensibilità economica completano il profilo ricercato. Costituisce requisito preferenziale aver maturato esperienza nel settore della stampa, editoria, arti grafiche, nel canale BtoB e/o possedere conoscenza del processo di stampa off set, dalla realizzazione del layout alla finitura del prodotto. La sede di lavoro è nelle Marche, in provincia di Macerata. I candidati interessati possono inviare una copia del curriculum, corredata

dell'autorizzazione al trattamento dei dati (art.13 D.Lgs. 196/03) all’indirizzo ricercaeselezione@sidagroup.com indicando il riferimento dell’annuncio.

> RIF: GT/02 MODELLISTA PER CAPO SPALLA UOMO Il quale presterà la propria esperienza e competenza presso un’importante azienda di moda in Cina. Inserito all’interno dell’ufficio stile coadiuverà i propri collaboratori nella realizzazione dei modelli richiesti e concordati con la Proprietà. Si richiede: • Esperienza maturata nel ruolo di almeno 3 anni • Buona conoscenza dei materiali con attenzione all’innovazione degli stessi • Referenze e curriculum dettagliato contenente nomi delle aziende per cui si è lavorato. Il progetto richiede la permanenza in Cina per circa un anno; si offre una retribuzione decisamente interessante oltre a vitto ed alloggio pagati. Sarà elemento di valutazione l’aver lavorato per Aziende e Brand di fascia medio – medio/alta. La selezione ha carattere di urgenza.

> RIF: GT/01 STILISTI per CALZATURA UNISEX STILISTI per CALZATURA UNISEX rif: GT/01 I quali dovranno proporre nuove idee e modelli nel segmento calzatura per collezioni “TEMPO LIBERO” destinate ad un target tra i 16 e 40 anni. Agli stilisti verrà richiesto di presentare alcune idee per la realizzazioni di collezioni. Si richiede: • Esperienza maturata nel ruolo di almeno 3 anni • Buona conoscenza dei materiali con attenzione all’innovazione degli stessi • Buona padronanza nell’utilizzo di tecniche tradizionali e moderne. • Conoscenza della lingua inglese • Referenze e curriculum dettagliato contenente nomi delle aziende per cui

si è lavorato e/o svolto stage/tirocini. • Pdf con esempi di lavori eseguiti per la valutazione del candidato Il progetto richiede la disponibilità di trasferte all’estero da concordare con la Committenza. Sarà elemento di valutazione l’aver lavorato per Aziende e Brand di fascia medio – medio/alta. Saranno prese in considerazione anche candidature di stilisti junior o assistenti allo stilista che abbiano maturato esperienza specifica (anche stage) nel segmento richiesto.

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Gli interessati sono pregati di inviare dettagliato curriculum, con consenso al trattamento dei dati, citando in busta il riferimento a: SIDA S.r.l. Via I° Maggio - 60131 Ancona - Fax 071/2852245 - info@sidasrl.it - www.sidasrl.it Consenso: richieste di autorizzazione provvisioria alla Ricerca e Selezione del personale in corso, ai sensi del D.Lgs. 276/03. I candidati ambosessi (L. 903/77) sono invitati a leggere sul nostro sito l’informativa sulla Privacy (D. Lgs. 196/03).

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ML n.3 19 Aprile 2013