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festival di prosa, musica, danza, poesia, arti visive e marionette dei paesi della mitteleuropa

Rassegna Stampa 15 Luglio


Data:

15 Luglio 2013

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Mittelfest Cinque ore e centinaia di attori. Dalla Piazza al Duomo

Maratona teatrale in Friuli per i «Microcosmi» di Magris Itinerante Un momento di «Microcosmi», capolavoro letterario di Claudio Magris per la regia di Giorgio Pressburger, trasformato da Mittelfest in uno spettacolo itinerante per le vie di Cividale

U

n viaggio nella memoria, nella storia, un viaggio simbolico e molto concreto che sa racchiudere, in un linguaggio limpido e forte, il senso sfuggente della vita, impastata per tutti di sconfitte e di vittorie, Microcosmi che riescono a far tuttavia ben intuire il senso profondo della vita, di vite che nel loro incrociarsi, scontrarsi e comporsi disegnano la storia che si annida e si intuisce proprio nel loro fluttuare molteplice e lacerante. Microcosmi, l’importante opera di Claudio Magris invade pacificamente, grazie alla regia di Giorgio Pressburger, Cividale del Friuli, per il Mittelfest, come fu anche per Danubio nel 1997. E l’imprevedibile proliferare di mondi interiori e mondi esteriori si materializza in nove stazioni, una sorta di laica Via Crucis che dal Caffè San Marco di Trieste, rievocato in una piazza tra tavolini e tanghi, terminerà nel Duo-

mo, il cui cielo si fa d’acqua e di mare, con la potente descrizione dell’arrivo della morte. E tra queste due stazioni scorrono gli altri sette capitoli del libro. Trieste, nella quale nessuna ferita sembra rimarginata nel tempo, in cui tutto sembra essere aperto e acerbo adiacente e prossimo, dagli Asburgo al nazionalismo, all’indipendentismo, al fascismo, all’esodo istriano, alla Mitteleuropa ebraica, al mondo slavo, alla sapienza morbida e aspra dei friulani, diventa simbolo dell’eterogeneità e della contraddittorietà, della fluidità della nostra civiltà. Uno spettacolo con centi-

A Cividale Per la città si sono mossi in una sorta di laica Via Crucis anche cori e orchestrine

naia tra attori professionisti e non, tutti col copione in mano, cori, orchestrine che per più di cinque ore si è mosso per la città col suo carico di spettatori che in piedi o con seggiolini di fortuna lo hanno seguito. Spettacolo che, in un inevitabile succedersi di scene e ritratti, non rende del tutto la limpidezza e le ombre della prosa composita di Claudio Magris, e inoltre con molti problemi tecnici, e anche con l’inclemenza del tempo che ha impedito diverse prove. Tra gli attori, bravo Giorgio Lupano, il narratore. Hanno brillato la verve di Ariella Reggio, la pastosità di Antonio Salines e la verità di alcuni testimoni come lo scultore-arrampicatorescrittore Mauro Corona e lo scrittore argentino Juan Octavio Prenz usciti dalle pagine del libro.

Magda Poli

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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15 Luglio 2013

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IL FESTIVAL A CIVIDALE

Mittelfest, debutta il calcio show L’epopea del mondiali vinti nel 1982 con Pizzul sul palco di Gian Paolo Polesini

SORESTANTS E SOTANS

Eravamo già sul due a zero, la coppa stava convergendo su Roma, allontanandosi da Berlino. Tiè. e all’83’ della ripresa l’apoteosi col gol di Altobelli. Così Spagna ’82 diventa teatro a Mittelfest con i commenti originali e di Pizzul.

a cura dei Cjastrons

◗ CIVIDALE

■ APAGINA 21

A

Udin in vie Buri protestis pe fogne a cîl viert. I lavôrs di manutenzion a tacaran tal 2014. Di che strade si stâ organizant un event culturâl di cemût che si viveve tal Medioevo.

Bruno Pizzul a Mittelfest


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Con Lina Wertmüller nel salotto del ’900 di Gian Paolo Polesini

L

ina ama guidare a fari spenti, metaforicamente s'intende. Non è certo una “figlia” di Battisti. L'avrà ascoltato, eccome. Un regista assorbe da tutti e da tutto. Vogliamo intendere una che rifiuta le regole scritte, viaggia per conto suo, mescola sacro e profano. E anche qui andiamo avanti per metafore. Insomma di Wertmüller ce n'è una sola, ecco. I film? Be’, anche il non-cinefilo almeno uno lo avrà visto in vita. Sono irruenti, hanno innovato, hanno osato, abili mescolanze sociali. A ottantasei, questa è l'età della signora, rifiuta la quiescenza piena, il girovagare per la città con la calma del mondo o lo stare a casa a ingurgitare pellicole. In effetti, questa è la sua passione. Ne vedrebbe anche quattro al giorno, se potesse. Il teatro, ecco. Si può fare anche a novanta. Volendo. Ma non sempre, però. Ernesto Calindri, Gianrico Tedeschi, due fra i tanti longevi delle tavole di legno scheggiate del palcoscenico. La lady si accomoda sul divano, è di rosso vestita e inforca uno dei suoi cinquemila paia di occhialini bianchi, simbolo di fedeltà e di civetteria. Ha sempre scritto, la Lina, migliaia a migliaia di parole. Mai si è affidata a uno sceneggiatore. I suoi prodotti li ha ben che confezionati da sola. Uno sull'altro in bell'ordine. Anche Un’allegria fin de siècle, of course. Non sarebbe più lei. Cede alla tentazione

“Un’allegria fin de siècle”, parole e musiche da Sarajevo alle Due Torri In scena l’autrice regista nel ruolo di una dama colta e disincantata I concerti del Tomadini e del Tartini Mittelfest si apre quest’anno alla collaborazione con i Conservatorii Tomadini di Udine e Tartini di Trieste, che animeranno la kermesse non solo a Cividale, ma anche a Trieste e a Cervignano. Una novità riunita nella sezione “Innovatori Conservatori”. L’iniziativa, che ha esordito ieri, prevede undici concerti: dalle esecuzioni classiche con ensembles di pochi elementi a momenti jazz con formazioni maggiori, come la Marching Band del Conservatorio udinese, che si esibirà nelle vie di Cividale (sabato 20) o la Big Band del Tartini di Trieste che troverà spazio nella centrale Piazza Duomo (venerdì 19).

del Mittelfest, ebbene sì. Ci disse che i festival si distinguono dai soliti cartelloni degli Stabili. Danno un qualcosa in più, osano, se non altro. «Ci vengo per questo». Eccola. Inchina la testa all'applauso spontaneo del Ristori, molla un sorriso e si tuffa nel racconto. Arriviamo al solo. Un'allegra fin de siècle è un succoso

e concentrato bignami di storia, del secolo che fu, tecnologicamente altisonante, guerrafondaio non poco, dittatoriale, culturalmente generoso... Chi l'ha attraversato in qualche modo, chi l'ha letto. È stato digerito, ormai. L'assemblaggio è una simil rivista, un pianoforte, una voce, canzonette intonate ai primi Novecento (a sussurrare le

melodie con garbo è Nicoletta Della Corte, mentre Andrea Bianchi pigia delicatamente sui tasti) e il passato pronto a venir fuori, senza irruenza, tutt'altro. Un sistema salottiero, dove chi sta al centro dell'attenzione istruisce gli ospiti con il piglio tipico della dama colta e un po' disincantata. La conosciamo, no? Non c'è dramma, anche

se fu vero dramma. Lo sparo a Sarajevo e vien fuori il finimondo. Ottocentomila poveri soldati italiani salutano e se ne vanno. In guerra e all'altro mondo. Si comincia proprio dal principio, eh, nessuno sconto. Le invenzioni che ribaltarono le esistenze di un popolino ancora ottocentesco, la risalita dalla battaglia, un benessere veloce, si viag-

gia nei Venti, gli anni ruggenti, e subito c’è avvisaglia di nuove e peggiori disgrazie. I Savoia, il Re Soldato, piccolino, il figlio Umberto, alto con portamento elegante, e poi Benito Mussolini, il socialista figlio di fabbro con grandi ambizioni, il feroce austriaco con baffetti, un’altra guerra alle viste... Conosciamo, conosciamo. E si sale con brio


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IL PROGRAMMA DI OGGI

Le liriche di Virgilio Giotti, l’operetta di Franz von Suppé e il fascino della ciarda Tutta dedicata alla Mitteleuropa la giornata odierna di Mittelfest. A partire dalle poesie di Virgilio Giotti in dialetto triestino e in tedesco, “I colori della sera. Die Farben des Abendes”, recital di Massimiliano Borghesi e Gerhard Lehner, drammaturgia di Luigi Reitani in quattro tempi scandita da brevi momenti musicali tratti dalle sinfonie di Gustav Mahler: in programma alle 18 nella Chiesa Santa Maria

Qui sopra, una scena di “Io dico che domani Italia vince” e un settore del pubblico che ha assistito allo spettacolo. Sotto, Lina Wertmüller in “Un’allegria fin de siècle”, Andrea Bianchi con Nicoletta Della Corte e la sala del Ristori (F. Matteo Trevisan)

dei Battuti. Saranno poi le atmosfere viennesi di fine Ottocento a fare da sfondo alla commedia “Un calicetto con Suppé”, sulle arie del re dell'operetta Franz von Suppé, accompagnate anche dai classici di Johann Strauss e Gaetano Donizetti: alle 20 nella chiesa di San Francesco con Maurizio Soldà, il tenore Andrea Binetti, il soprano Marianna Prizzon, al pianoforte Antonella Costantini e voce

narrante Rossana Poletti, una produzione Associazione Internazionale dell’Operetta Friuli Venezia Giulia. E per finire la classica ciarda dell'Est. Si racconta che in ogni piccolo villaggio della pianura pannonica esiste la táncház, l’edificio riservato ai balli: alle 22 in piazza Duomo va in scena in prima nazionale “Csárdás! Il tango dell'Est”, coreografia e regia di Zoltán Zsuráfszky, con l’Honvéd Dance Theater and

TEATRO-DANZA

«Avvicinare i giovani a Pasolini»

Parla Luca Veggetti, coreografo e regista di “Vivo e Coscienza” ◗ CIVIDALE

su su verso l'oggi. La Wertmüller fa un po' la prof, di quelle simpatiche che ti fanno passare una distrazione. Si ripassa il secolo breve, dai, terribile e giocoso, fino alle Due Torri, fra un motivetto, una nota a piede di pagina e una suonatina. In un'atmosfera leggermente frizzante, come una volta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Orchestra. Proseguono intanto a Cividale anche gli incontri pubblici con i protagonisti: oggi alle 12, al Caffè San Marco, presentazione dello spettacolo “Salome Renaissance” con la partecipazione dell’ideatore e regista Marco Maria Tosolini. Presenti anche le protagoniste delpoemetto-concerto. Aperte le biglietterie a Cividale in Borgo di Ponte, a Udine al Teatro Nuovo e al Ticket Point di Trieste.

È nato a Bologna, Luca Veggetti, come Pasolini. Lui, Pasolini lo ha conosciuto attraverso i racconti del padre che era stato suo compagno al liceo. Stessa generazione. Una curiosa coincidenza allestire per Mittelfest il misconosciuto balletto-cantata Vivo e Coscienza di cui Veggetti firma coreografia e regia. Ma forse anche un atto dovuto visto che l’artista italiano – chiamato da Marinella Guatterini a condurre un laboratorio alla Scuola di teatro-danza Paolo Grassi di Milano che ha co-prodotto lo spettacolo – propose oltre un anno fa questo testo, in scena ieri a Cividale, che è l’ultima tappa di un percorso teso ad avvicinare i giovani a Pasolini, personaggio «importante ma distante dai ventenni di oggi». E ha tutte le carte in regola Luca Veggetti visti la sua «passione per le cose incompiute di cui subisce fortemente il fascino» e il carattere plurilinguistico del suo teatro (prosa-danza-canto) che stimolarono l’interesse di Pasolini verso la scrittura di Vivo e Coscienza. Un’intensa attività, dunque, che fa base principalmente a New York, volta alla creazione di coreografie, installazioni, performances e regia di opere contemporanee. Puntualizza Veggetti: «Ero al corrente da una decina d’an-

Il coreografo Luca Veggetti

ni di Vivo e Coscienza, la cui realizzazione coreografica è un enigma. Secondo le note a margine del testo, era prevista la collaborazione del coreografo americano Jerome Robbins, certo strano anche se era nelle sue corde in quanto uomo di teatro abile nell’ utilizzare forme miste. Invece Marinella Guatterini ha saputo da Laura Betti, destinata a interpretarne la parte vocale, che il designato per la danza fosse Maurice Béjart». E se Béjart fu il primo coreografo a ricreare i suoi lavori per la leggendaria compagnia del Marinskij di San Pietroburgo, Veggetti è il primo italiano che fu invitato nel 1999 a lavorare con il medesimo com-

plesso. Ma molteplici sono le affermazioni del coreografo bolognese di cui vanno menzionate almeno le creazioni commissionate dal New York City Ballet e dalla Martha Graham Dance Company, le serate di presentazione del suo lavoro al Guggenheim di New York e ultimo, in termini di tempo, il riconoscimento con la Maschera d’oro al Teatro Bolshoi di Mosca per il suo Meditation on Violence. Insomma un copione già visto quello della carriera fuori dall’Italia. «Dopo la mia formazione alla Scala – racconta Veggetti – ho vissuto e lavorato all’estero. Me ne andai a 17 anni perché ero curioso, ma entro ed esco continuamente dall’Italia di cui già allora percepivo i limiti. La cultura, la danza sono lo specchio di un sistema socio-politico che oggi grava su tutti. Personalmente avevo in ballo per quest’anno un lavoro in Italia improvvisamente saltato dove i referenti, dimissionari, a un certo punto sono spariti. Un nostro modo di fare che spesso lascia a desiderare e questa, mi rendo conto, è solo la conseguenza di una situazione pesante, burocratica e politica, di cui c’è poco da rallegrarsi. Oggi, partecipare a un festival italiano come Mittelfest – mi capita di lavorare con italiani e in Italia – sembra un’anomalia». Elisabetta Ceron ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pizzul e Spagna ’82: l’esaltante scalata dell’Italia al trionfo di Gian Paolo Polesini ◗ CIVIDALE

Eravamo già sul due a zero, la coppa stava convergendo su Roma, allontanandosi da Berlino. Tiè. Il cronometro segnava l'83' della ripresa. Con tutto l'ottimismo possibile, i crucchi di Rummenigge e di Littbarski dovevano incontrare la Madonna per vincere quel Mondiale, ma – si sa – nel calcio... Bruno Conti – il minuto è lo stesso – parte come un levriero sulla fascia destra, incrociando lo sguardo di Altobelli, che lo stava aspettando al centro dell'area piccola. L'interista intercetta il cross, scarta un mangiatore di crauti e lascia partire il sinistro. Harald Schumacher è trafitto, il 3 dell'Italia compare sul tabellone affiancato all'1 della Germania. Lo Stivale impazzisce, Nando Martellini perde irrimediabilmente le corde vocali, il popolo tricolore degli Ottanta, con Pertini in testa, va fuori di melone, incredulo di cotanta grazia. Alla partenza ci davano per irrimediabili brocchi, pensate voi. Spagna '82 diventa teatro, o recital che dir si voglia. Un po' come accadde per Italia-Germania 4-3, 1970. Una narrazione sfilata da un diario di sostanza qual è quello di Mario Sconcerti, allora penna salùbre di Repubblica, ora del Corsera e volto amico delle domenica di Sky. C'è riuscito Giuseppe Passoni, uno che va in scena volentieri quando stacca con la calcolatrice. Io dico che domani Italia vince fa la sua bella calcistica figura al Mittelfest, solitamente refrattario al mondo del balon. Invece... Dalle prime file spunta il faccione rassicurante di Pizzul, the voice. Ma sul palco il Bruno friulano non ci va. Se ne sta nelle retrovie, almeno per un po', intanto che il fatto si srotola, sì, ansie e timori del pre-partita, quel Paolo Rossi che il paese dei Bar Sport mai avrebbe voluto veder sgambettare in campo, i silenzi stampa, Zoff alla centesima partita muto pure lui, ma la cosa non sconvolgeva, era prassi. Veniva da una squalifica, Pablito, era mezzo rotto e pallido e magro. A chiamata Pizzul risponde, è il maestro, colui che sa. «Col contropiede li possiamo battere», dice del rischiosissimo faccia a faccia col Camerun. Poi finì uno a uno e passammo lo stesso. Sconcerti curiosava, dappertutto. Cercò di darci l'immagine precisa di uno sfacelo azzurro, almeno psicologico. I

pareggi con Polonia e Perù. Per un pelo siamo saltati dentro il girone caldo col Brasile e con l'Argentina di Maradona. Microbi contro elefanti. Il saggio (sempre Pizzul, certo) è fiducioso. «Se credi nel tricolore non sarai deluso». Vabbè, ma ci voleva fegato, però. Una truppa con tre strateghi – Bearzot, Vicini e Maldini – e nemmeno un preparatore atletico. I brasiliani c'avevano anche un dentista. E quelli del Kuwait? Sboroni perlopiù. Prenotavano duecento stanze negli alberghi migliori ancor prima di sapere se andavano avanti. Passoni ci mette il cuore, davvero. Patisce e gioisce, nemmeno fosse adesso sugli spalti di allora. Raffaella Adani

Bruno Pizzul ieri a Cividale

e Riccardo Mattei lo seguono a vista. Il grande Mario sparge inchiostro, non gli sfugge il senso dell'avventura. Sofferenza, sofferenza. La stampa nazional-popolare si accaniva non poco. Bearzot non mollava l'osso: «La squadra è quella giusta», dice pipando di continuo. Forse. Vecchia, quattro anni in più di media rispetto al Mondiale del '78. Figurati se tiene. Ci si preoccupò persino di far rientrare i boys in Italia, se sconfitti ovviamente, per vie nascoste, evitando l'ira del tifoso da divano. Il “Bruno Pizzul Show” è a un passo. Mancano ancora due vittorie pazzesche di Tardelli e compagni. Un fantasmagorico 3 a 2 ai verdeoro di Falcao e di Sòcrates (tre pere di Rossi, alèèèè) e un due a zero ai polacchi prima di vedere la finalona coi teutonici. È un ispirato Edi Fabris, direttore operativo di Tremila Sport, a guidare nella memoria Pierino Fanna, “uno” di Grimacco, gran fiato e tre scudetti con tre squadre diverse (Juve, Verona e Inter) e con Pizzul, of course. Ed è un funambolico palleggio di testa, tacco e piede. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

MITTELINCONTRI

Microcosmi-fiume: «Non un capriccio estetico»

Pressburger: «Sette ore? Una scelta per riprenderci il tempo che la società odierna ci ruba» ◗ CIVIDALE

Antonio Devetag (primo a sinistra)

Forma coreografica ispirata a modelli teatrali del Medioevo e del Rinascimento, quella dell’incompiuta pièce pasoliniana Vivo e Coscienza, che la cordata Mittelfest-Scuola Paolo Grassi (Milano) ha rispolverato, coronato e regalato, in prima assoluta, ieri sera, al pubblico del festival cividalese. «Quattro quadri in cui la stessa azione, simbolica (un bacio mancato fra i protagonisti), si ripete in epoche diverse: qualcosa di simile al morality play inglese», ha chiarito il coreografo Luca

Veggetti, padre e timoniere, insieme al musicista Paolo Aralla, di questo particolarissimo progetto, la cui filosofia è stata illustrata nella cornice dei Mittelincontri. Frutto di «una serie di coincidenze fortunate» (in testa, ha rimarcato il direttore della Grassi Massimo Navone, la brillantezza degli allievi dell’attuale corso di teatro-danza), l’operazione è stata complesso lavoro d’équipe, in cui nel pieno rispetto delle intenzioni di Pasolini coreografo e musicista hanno agito in stretta sinergia. «Il racconto – ha spiegato Veggetti – è affidato alla voce (regi-

strata) del poeta Francesco Leonetti, quasi novantenne: è stato esercizio intrigante costruire sulle sonorità delle corde vocali di un anziano un percorso espressivo capace di relazionarsi con la giovinezza degli interpreti». Analoghe percezioni per Aralla, che ha selezionato «fonti musicali care a Pasolini» e che ha escogitato, fra l’altro, la soluzione degli arredi (tre tavoli, nella fattispecie) “microfonati”, «per permettere ai danzatori di produrre, con le loro movenze, delle sensazioni sonore». Ma i Mittelincontri, d’abitudine, guardano anche indietro,

Giorgio Pressburger (a destra) con Giorgio Lupano, primo attore dello spettacolo “Microcosmi” (Foto Trevisan)

non solo all’evento del giorno. Ecco così una disamina dello spettacolo-fiume Microcosmi, sette ore, ultima fatica di Giorgio Pressburger: «Non un capriccio estetico, la durata della rappresentazione – ha commentato il regista –. Una scelta meditata: ho voluto recuperare un po’ di quel tempo che la so-

cietà odierna pare volerci rubare». «Abbiamo chiesto tanto, al nostro pubblico – ha chiosato il primo attore, Giorgio Lupano –. Bello, condividere un’esperienza così intensa con persone che hanno avuto gambe e schiena per seguirci fino alla fine». Lucia Aviani ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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La poesia di Giotti, l’operetta e la ciarda nel carnet di Mittelfest ◗ CIVIDALE

La ciarda, il famoso tango dell’Est

Tutta dedicata alla Mitteleuropa la giornata odierna della 22˚ edizione di Mittelfest. A partire dalle poesie di Virgilio Giotti in dialetto triestino, genialmente reinventato in linguaggio di poesia, come lo ha definito Claudio Magris, e in tedesco. Ne i “Colori della sera – die farben des abendes” recital letterario

di Massimiliano Borghesi e Gerhard Lehner, drammaturgia di Luigi Reitani in quattro tempi scandito da brevi momenti musicali tratti dalle sinfonie di Gustav Mahler alle 18 nella Chiesa Santa Maria dei Battuti. Saranno le atmosfere viennesi di fine ’800 a fare da sfondo alla commedia teatrale con musiche d'operetta “Un calicetto con Suppè” sulle arie del

re dell'operetta Franz von Suppè, accompagnate anche dai classici di Johann Strauss e Gaetano Donizzetti. Alle 20 nella Chiesa di San Francesco con con Maurizio Soldà, il tenore Andrea Binetti, la soprano Marianna Prizzon al pianoforte Antonella Costantini e voce narrante Rossana Poletti, una produzione Associazione Internazionale dell’Operetta Fvg.

Un oste e una cameriera servono gli avventori di una affollata osteria. L’oste ha visto passare generazioni di artisti, compositori, pittori nel suo locale, ne conosce i vizi e le virtù, ed è sempre pronto a raccontare aneddoti e storie, ma anche ad ascoltare belle voci di sconosciuti. E per finire la classica ciarda il famoso tango dell'Est. Si rac-

conta che ogni ogni piccolo villaggio della pianura pannonica esiste la táncház, l’edificio riservato ai balli. Dalle 22 piazza Duomo sarà animata dalle musiche dai ritmi lenti e poi incalzanti con lo spettacolo in prima nazionale “Csárdás! Il tango dell'Est” coreografia e regia Zoltán Zsuráfszky e la Honvéd Dance Theater and Orchestra. Inoltre, oggi alle 12 al Caffè San Marco presentazione dello spettacolo Salome Renaissance con la partecipazione del regista Marco Maria Tosolini e delle protagoniste.


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Sabato 13 Luglio 2013

DOMANI A CIVIDALE

Al Mittelfest va in scena il "sequel" di Salome U na prima assoluta per “Mittelfest” il poema erotico “Salome Renaissance” ideato, scritto e diretto da Marco Maria Tosolini che andrà in scena domani sera alle 20.30 al teatro “Ristori” di Cividale. La conturbante figura della Salome, di biblica memoria, rivive in un “sequel” ideato da Tosolini, autore del testo e della drammaturgia e potenziato dalle musiche originali di Giulia D’Andrea. Alla ricchezza e origi-

nalità dello spettacolo che narra del ritorno fra noi di Salome, creduta morta, e decisa a raccontare ora la sua versione dei fatti, contribuiscono le videocomposizioni di Annalisa Metus, anticipate da una “video ouverture” di Ezzthetic (Gementi e Simioni), l’impianto scenografico e i costumi di Sonia Dorigo, realizzato dall’istituto Ires con la collaborazione di ospiti del Dipartimento di Salute Mentale di Udine, il “Light

design” di Stefano Laudato, i gioielli di scena di Daniele Agnoletti, i dipinti in video di Laura Fonovich e le foto d’arte di Sarah Albini. “Fuoco” della “piéce” saranno la Salome recitante di Cristina Pedetta e la Salome danzante di Francesca D’Alonzo. Salome è declinata, poi nelle musiciste Eleonora Montagnana (violino), Astrid Donati (viola), Laura Bisceglia (violoncello), Chiara Catalano (pianoforte), Luisa Casini (percussione).


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Sabato 13 Luglio 2013

Microcosmi, viaggio travisionieinciampi Angela Felice CIVIDALE

Trieste, la Valcellina, le lagune di Grado, le montagne del Nevoso, le colline piemontesi, le isole di Cherso e Lussino, le valli del Tirolo, una chiesa misteriosa. Sono luoghi da immaginario sentimentale, nicchie spaziali di decantazione per i poeti che li hanno celebrati, punti di vita minuscola per gli uomini oscuri che nel tempo li hanno abitati. Sono i microcosmi di Claudio Magris che li ha raccontati con penna leggerissima e ondivaga, nel mosaico di geografie personali del cuore, dell’intelligenza e della cultura, amate perché luoghi di passaggio, tra identità, apertura e chiusura, e perché specchio in cui riflettere anche la propria autobiografia. Difficile immaginare una partitura più impalpabile e refrattaria alla trascrizione del teatro, che invece si appoggia alla concretezza di corpi, voci e cose. Ma per Mittelfest sceglie di correre il rischio il regista Giorgio Pressburger, che rispolvera la formula del mittel-viaggio a stazioni, già collaudata nello straordinario "Danubio" del 1997, e riconverte 9 punti di Cividale in fondali da spettacolo, per una maratona di quasi 7 ore. A cucire il percorso è Giorgio Lupano, attore narrante di impeccabile classe, controfigura d'autore e guida di una compagnia generosa quanto eterogenea di interpreti, tra professionisti (da citare almeno Ariella Reggio e Antonio Salines), amatoriali, allievi della Nico Pepe, danzatori, coristi, orchestrali, testimoni in carne e ossa come Mauro Corona. Eppure l'avventura non decolla, anche aldilà dei pasticci tecnici e dell'interferenza da rumore con la Cividale non teatrale del sabato sera. È nel realismo adottato il limite più vistoso: la concretizzazione delle visioni letterarie - costumi da falsa filologia, un cavallo, un cane, perfino una camionetta militare - immiserisce ogni necessaria fuga nell'immaginazione e sbocca nella parodia caricaturale, sia pur involontaria. Dell'avventura impossibile, sfilacciata

A CIVIDALE

Il lungo spettacolo non rende il libro tra alti e bassi, resta qualche brandello spaesato di suggestione, come per la Valcellina, terra di ribelli, o per Trieste, città di caffè, scrittori e malinconiche ironie dell'esistere. Resta la visio-

ne azzurra da acquario prenatale che esalta l'approdo al Duomo, tappa finale che raccoglie le fila dell'esplorazione prima squadernata e, come per un paradiso dantesco, si svela luogo visionario della rivelazione dell'autore a se stesso, in vista dell'ultimo attraversamento e mistero dell'oltre. Ma l'ora è tarda, l'epifania viene goduta dallo sparuto gruppo di spettatori nottambuli. © riproduzione riservata

CULTURA S

& PETTACOLI

AL MITTELFEST Pubblico in coda sul ponte del Diavolo per Microcosmi (ph. M.Trevisan)

IL PROGRAMMA ODIERNO

Mitteleuropa tra poesie, operetta e danza CIVIDALE - È dedicato alla Mitteleuropa il lunedì del Mittelfest. I versi di Virgilio Giotti in dialetto triestino e in tedesco ne i “Colori della sera – die farben des abendes” recital di Massimiliano Borghesi e Gerhard Lehner, drammaturgia di Luigi Reitani alle 18 nella Chiesa Santa Maria dei Battuti. La commedia “Un calicetto con Suppè” alle 20

sentato sabato a Mittelfest con il patrocinio dell'Arlef, che ha visto sulla scena di San Francesco lo stesso Coro Natissa, con Sebastiano Zorza alla fisarmonica, Marko Feri alla chitarra, Mauro Meroi al contrabbasso, Claudia Grimaz voce solista e Omero Antonutti narrazioni poetiche, il tutto per la direzione di Luca Bonutti. Per ogni mese sono stati cantati dal coro, detti da un Antonutti in versione friulana, o cantati con la voce incantevole della Grimaz (al proposito da segnalare la dolcissima versione di "Avril") i brani poetici scelti da Sivilotti. Le sue musiche sono varie, a tratti ispirate al repertorio tradizionale o folk, a tratti epiche, talora di ispirazione più colta (ci è sembrato di cogliere qua e là l’eco di Nino Rota), sempre ben supportati dagli strumentisti. Se il risultato complessivo è stato piacevole e garbato, tuttavia non avrebbe guastato una più robusta drammaturgia.

CIVIDALE (ni.na.) L'atmosfera è quella festosa dell'attesa: il pubblico è in Borgo di Ponte e attende l'inizio del viaggio nei "Microcosmi" di Claudio Magris, che appare e sparisce. Il Ponte del Diavolo è chiuso da una grande copertina del libro. Si parla, si ritrovano amici e conoscenti venuti anche da lontano: l'unica preoccupazione è per quei nuvoloni neri, ma tutto va bene. Finalmente, in perfetto orario, la «copertina» si apre e la fiumana di gente, che via via s'ingrossa, «entra» nel libro, ma già alla prima stazione, in piazza Duomo, si palesano i limiti dell'operazione: solo le prime file del pubblico (in piedi) vedono qualcosa e iniziano le proteste. Poi ci si sposta verso Borgo Brossana: qui le cose vanno un po’ meglio perché diverse azioni si svolgono alle finestre di una casa: Magris parla della Valcellina, terra d'origine, e a sorpresa, per leggere la parte che lo riguarda, spunta pure Mauro Corona. Il guaio arriva alla terza stazione nel parco del Convitto Paolo Diacono: il pubblico non segue le istruzioni (comunque confuse) e si creano problemi con le radiofrequenze dei microfoni e così, oltre a non vedere, non si sente più nulla. A quel punto iniziano le defezioni, ma lo spettacolo continua: in zona, poiché si parla di Lagune, c'è un banchetto di «pescatori» che offrono fasolari crudi e vino, il che allevia la delusione di tanti. Comunque sia il tutto prosegue, il tempo tiene e alla fine, passate le 2 di notte, circa 150 sono gli spettatori ad assistere alla conclusione dentro il Duomo.

© riproduzione riservata

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nella Chiesa di San Francesco con Maurizio Soldà, il tenore Andrea Binetti, la soprano Marianna Prizzon, al pianoforte Antonella Costantini e voce narrante Rossana Poletti. Alle 22 piazza Duomo ospiterà "Csárdás! Il tango dell'Est” coreografia e regia Zoltán Zsuráfszky e l’Honvéd Dance Theater & Orchestra.

VISTO AL MITTELFEST Ispirato alle poesie di Pietro Zorutti

Strolic, canti garbati del Friuli Nico Nanni CIVIDALE

Con i suoi Strolic Pietro Zorutti - il poeta del Friuli per antonomasia e quindi "papà" dello "zoruttismo" che Pasolini e altri poeti a noi più vicini hanno combattuto a favore di una poesia più aderente a una realtà che non era più (o forse non era mai stata) quella elegiaca e bucolica - ha lasciato un corpus piuttosto robusto di composizioni che per diversi decenni sono andati a comporre lo "Strolic Furlan", una sorta di almanacco o di calendario in forma poetica. Per ogni mese dell'anno Zorutti componeva poesie dove troviamo concentrati saggezza ed esperienze popolari, eleganza letteraria e capacità di analisi della natura umana. Luca Bonutti, direttore del Coro Natissa di Aquileia, ha avuto l'idea di mettere in musica 12 composizioni poetiche, trovando in Walter Sivilotti l'autore delle musiche. È nato lo spettacolo rappre-

Disagi di visibilità e audio per il pubblico che arriva al finale alle due di notte Valcellina letta da Corona


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povodu nedavnog pridruživanja Europi. Najuspješniji hrvatski komorni gudački ansambl na programu je imao djela Vivaldija, Avisona i Tartinija, sjajno je u crkvi San Francesco zazvučao Concerto grosso Srđana Dedića, a Solisti su ispraćeni oduševljenim aplauzom i povicima »bravo!« nakon izvedbe Mendelssohnova kvinteta u b-molu, u aranžmanu Sretena Krstića, umjetničkog voditelja ansambla. Oni koji su tu večer odlučili posvetiti Mittelfestu, požurili su nakon koncerta u Udine, gdje je u teatru Giovanni Nuo-

vo izvedena premijera Krležinog »Michelangela« u režiji Tomaža Pandura i u koprodukciji zagrebačkog HNK-a, Mittelfesta, Festivala Ljubljana, Pandur.Theaters i fundacije Teatra Nuovo Giovanni da Udine.

G$&/"%*-$ #$š,$ Scenografski okvir predstave čine skele, kako i nalaže Krležin tekst (scenografija Sven Jonke, kostimi Danica Dedijer). Na skelama se međutim događa sve ono što interferira s Michelangelovom unutarnjom dramom. On sâm uglavnom se nalazi u podnožju, dakle na podu kapele, koji je

!"#$ %"&'()$ *$'()'*$+ Ne razumijem zašto se pri izvedbi predstave »Michelangelo« u Udinama, barata podatkom da se radi o »svjetskoj praizvedbi« (Prima assoluta). Najprije, svaka praizvedba je svjetska, jer to djelo nikada ranije nije bilo izvedeno nigdje na svijetu. Sve potom su premijere. Ali u slučaju Krležina »Michelangela Buonarrotija« naprosto nije istina da se radi o praizvedbi. Čak niti talijanskoj premijeri! Posljednjih godina, taj je tekst radio Dražen Ferenčina u Zadru, u Kazalištu lutaka u sezoni 2011./12. Desetak godina prije, Krležin je tekst postavljen u Rijeci (2001) – s ansamblom

Talijanske drame radio ga je redatelj Gianfranco Pedulla, a nakon riječke premijere predstava je igrala u nekoliko talijanskih gradova. A mnogo godina unatrag, točnije 1977., sa splitskim dramskim ansamblom, Krležina »Michelangela Buonarrotija« postavio je Ljubiša Ristić i to u opožarenoj zgradi splitskog teatra. Kome koriste netočne informacije? Hrvatskoj kulturi svakako ne idu u prilog, jer izričito tvrde da jednu od drama svog najpoznatijeg i najcjenjenijeg pisca (a tako se Krležu predstavlja talijanskoj publici) nismo bili u stanju izvesti dok to nije učinjeno na Mittelfestu 2013. godine.

prekriven vodom. Simbolički, to je kal Rima i blato perfidnosti što okružuju umjetnika, kal kojim tetura, povremeno u toj mutnoj vodi spirući s vlastita tijela nataloženu muku... Na samom početku Michelangelo skida sa sebe odjeću (i to je rečenica iz Krležina teksta!), a potom se bjesomučno prekriva bojama u prahu – ultramarin plavom, cinober crvenom, a onda crnom. Njegovo nago tijelo »odjeveno« u boje poprima izgled žive skulpture. Hodajući kroz vodu, Michelangelo tumara prostranstvima košmarnih snova u kojima mu se javljaju prikaze, ali i stvarne osobe iz njegova života. Tu se otvara polje Pandurovoj mašti, koja ostale protagoniste u predstavu uvodi u raznim ulogama, ne držeći se striktno ovog Krležinog teksta. Primjerice, tu su tri opatice koje peru mrtvaca. Michelangelo u Krležinoj drami daje mjesto Danteovoj Beatrice, Francescovoj Lauri te Vittoriji Colonna, prijateljici kojoj je posvetio svoje stihove. Sve one su sada tu, revnosno dovodeći neko beživotno tijelo »do visokog sjaja«, kao da žele potaknuti asocijaciju na jednu Krležinu rečenicu iz druge

drame (kad Leone pita Sestru Angeliku tj. Beatrice: »Što tebe sili na to da ovako po svijetu pereš i pipaš mrtvace?«). Kao i u drugim svojim predstavama, Tomaž Pandur je i u ovoj (s dramaturginjom Livijom Pandur) adaptirao tekst, odabirući segmente koji će ilustrirati ono što želi da publika vidi. Slapovi Krležina teksta, Michelangelovi monolozi, u predstavi su zamijenjeni fizičkom igrom glumca, koja u potpunosti odgovara opisima ponašanja koje u svojoj drami Krleža zadaje Michelangelu. Osamdesetak minuta gledatelji prisustvuju unutarnjoj drami – borbi umjetnika s demonima duše – Michelangelo se kida i trza, poskakuje, urliče i pjeva, razapet prokletstvom čekanja inspiracije, borbom s kreativnim odlukama, sukobom s okolinom... I burom osjećaja.

6?#(đ" +&*-$ . '$-( Naslovnu ulogu igra Livio Badurina, glumac koji je ostvario gotovo sve velike uloge u predstavama Tomaža Pandura. Godine suradnje učinile su da Livio Badurina zaista utjelovljuje redateljsku misao i htijenje na sceni. I ovog puta on je titrao unutarnjim ža-

rom, sagorijevajući između snova i jave. Pritom je atmosfera umjetničkog stvaranja pod lupom crkvenih krugova, ozračje pritiska svake vrste koji poput mlinskog kamena visi oko Michelangleova vrata, gotovo fizički opipljiva. Voda je u predstavi prisutna od početka do kraja. Predstava i počinje zvukovima ehosondera koji nailazi na nešto, duboko pod morem. To je svod Sikstinske kapele s Michelangelovim freskama... Pred raskošnim tijelima u kolopletu Posljednjeg suda najprije promiču lelujave alge, a onda voda malo po malo ispire boju, u konačnici ostavljajući samo zagasito plavi zid. Plav poput neba, koje je Michelangelo promatrao u besanim noćima u kojima se godinama borio s vlastitim stvaranjem i okruženjem u kojem je živio. Dugi aplauz koji se razlio dvoranom, vratio je publiku u stvarnost. Na poklon je izišao čitav ansambl – uz Livija Badurinu u predstavi igraju Alma Prica, Iva Mihalić, Ivana Boban, Damir Markovina, Kristijan Potočki, Andrej Dojkić, Tomislav Krstanović, Romano Nikolić, Ivan Ožegović, Adrian Pezdirc, Jure Radnić.


15 Luglio 2013

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primorske novice GLEDAMO

O silovitosti njegove ustvarjalnosti Mittelfest se je v petek slovesno začel s svetovno premiero. Predstava Michelangelo, ki jo tokrat podpisuje Tomaž Pandur, je predstava o silovitosti ustvarjanja. O takšni dimenziji silovitosti kot je, denimo, božja. Zato se v njej upravičeno sprašujejo ali je bog ustvaril človeka ali človek boga. da, v katero so lahko stopili le tisti, ki so mu lahko prišli blizu. In v istem prostoru so bile ljubezni, ki so prav tako silovite in kontradiktorne, kot je ustvarjalnost sama. Osrednja tema, ki jo Michelangelo na začetku pove, je umetnik v visoki renesansi z notranjimi konflikti, problemi in paradoksi. Umetnik, ki preizkuša ekstremne meje klasične forme in se poda v nove ho-

Foto: Aljoša Rebolj

VIDEM * Začelo se je s Poslednjo sodbo. S tisto sodbo, ki pride navadno na koncu, je Pandur začel. Začel je na tam, kjer ni več muh, da bi motile ozračje, je samo še človek pred bogom, človek pred samim seboj, gol in bos. In Michelangelo, ki, kot piše, “živim v peklu in slikam podobe.” Kipar, slikar, arhitekt, pesnik. Najprej se premaže z mavčno vodo in se naredi

Pandur ne boji veličine genijev niti silovitosti, ki jih premore njihova ustvarjalnost. Bil je že v peklu, pri Hazarjih, v vojni in miru, se soočil s Kaligulo, Hamletom, Teslo, Medejo in pokazal, da z bolj ali manj stalno ekipo lahko ustvari dela, ki jih Italijani imenujejo capolavoro, mi pa mojstrovina. Pandur se tokrat ni bal niti prehajanj v času, saj nas elegantno odpelje iz visoke renesanse v leto 1919, ko je Miroslav Krleža, še ena močna osebnost, pisal to dramo. Pelje nas celo v sodobnost, ki iz veličastnega umetniškega dela naredi zgolj eno od turističnih atrakcij, ki jih obkljukajo klepetavi turisti z butastimi vprašanji. V so-

Gromki aplavz in vzkliki občinstva so nagradili Pandurjevega Michelangela in seveda Livia Badurino, ki ga je upodobil. skulpturo, potem se potrosi z barvami in nastane slika, obstaja v arhitekturi, ki je na odru inovativno in enostavno upodobljena z gradbenimi odri (scenografija Sven Jonke, Numen). Njegovo pesništvo je bila najbrž luč, svetloba ali pa voda, ki je pokrivala oder, njegov atelje cerkvena tla. Vo-

rizonte umetniškega jezika. Človek, ki vidi svet, zato je v borbi z njim, trpi muke. V borbi s cerkvijo in moralo, ki ves čas z viška gleda v njegov ustvarjalni prostor in sploh družbo, ki modruje, ne da bi vedela kaj sploh ustvarjalnost pomeni. Nastala je izjemna predstava, kjer se je videlo, da se

Predstava je nastala v koprodukciji Mittelfesta in Hrvaškega nacionalnega gledališča iz Zagreba ter Pandur Theaters, z njo pa so počastili vstop Hrvaške v Evropsko unijo.

dobnost, ki mojstrovine ne zna več videti, kaj šele razumeti. Izjemno vlogo v visoko napetostni predstavi, za katero so glasbo oblikovali Silence, ki pa jo je Pandur na trenutke znal razrahljati z drobnimi duhovitostmi, je (ponovno) mojstrsko oblikoval Livio Badurina, ki je umetnika, “ki slika z umom in ne z rokami”, upodobil predvsem telesno. Kaj pa je bila renesansa drugega kot obdobje človeka in obdobje telesa. KLAVDIJA FIGELJ


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