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Torino Conservatorio Giuseppe Verdi

FocusTurchia Lo splendore della musica classica ottomana

Giovedì 09.IX.2010 ore 17 Ensemble Bezmârâ Fikret Karakaya direttore


MITO SettembreMusica

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Lo splendore della musica classica ottomana Nevâ Pes¸rev (Acemler) Nevâ Murabba: Aks-i rûy-i yâr ile pürdür derûn-i sînemiz (attribuito a Âmâ Kadri Çelebi, XVI secolo) Nevâ Murabba: Kimseler dil fülkünü ummân-ı as¸ka salmasıñ (Anonimo) Nevâ Varsagˇı: Barekâllah hos¸ yaratmıs¸, gülse halk-ı âlem güler (Anonimo) Nevâ Hânende Semâîsi: Gel, kâkülüñü gerdanıma ser (Anonimo) Taksîm Hüseynî Pes¸rev (attribuito a Sultan S¸ehzâde Korkut, 1481-1513) Hüseynî Murabba: Zülf-i anber-bârınıñ âs¸üftesidir rüzgâr (Anonimo) Murabba: Gerçi sen bu lebleriñle halk-ı âlem cânısıñ (Anonimo) Hüseynî Murabba: S¸ehâ zülfüñ beni dîvâne kıldı (Frenk Mustafa, XVII secolo) Hüseyni Hânende Semâîsi: Vefâ gelmek muhâl oldu nigâr-ı dil-pesendimden (Anonimo) Hüseynî Sâzende Semâîsi (Anonimo) Taksîm Buselik Pes¸rev (Anonimo) Buselik Murabba: Nice vasf itsiñ o ¸sûhı, dil-i hos¸ -dem ne disiñ (Anonimo) Buselik Hânende Semâîsi: Ey gönül as¸ kıñ sarâyın yıkdı bir nâ-mihr-bân (Anonimo) Buselik Sâzende Semâîsi (Anonimo) Taksîm Nis¸âbûr Pes¸rev (attribuito a un Beyazid, XVII secolo) Nis¸âbûr Murabba: Olur melûl ü garîb, elem çeker mi âs¸ ık (Anonimo) Nis¸âbûr Murabba: Gitdi eyyâm-ı ¸sitâ, iris¸ di eyyâm-ı bahâr (Anonimo) Nis¸âbûr Hânende Semâîsi: Ey ¸seh-i melek cefâ vü cevr ile iñletme beni (Anonimo) Nis¸âbûr Sâzende Semâîsi (Anonimo)

Ensemble Bezmârâ Fikret Karakaya, direttore, voce e arpa çeng Ersin Celik, voce Nurullah Kanık, flauto ney Kemal Caba, viella kemançe, rebab Didem Basar, cetra su tavola percossa santûr Bekir Balog ˇ lu, liuto kopuz Akgun Col, liuto ¸sahrûd Kâmil Bilgin, tamburo a cornice daire, timpani nakkare

In collaborazione con Camerata Strumentale Alfredo Casella

FocusTurchia è un progetto ideato da Giovanni De Zorzi in collaborazione con Association Scènes de la Terre coordinato e prodotto da Chantal e Jean-Luc Larguier per Interarts Riviera SA

Videoimpaginazione e stampa • la fotocomposizione - Torino


a musica classica ottomana è la raffinata espressione di un complesso sistema L musicale, il maqâm. Questo termine arabo designa le molte tradizioni musicali “colte”, “classiche”, sorte in area culturale islamica, in uno spazio geografico che va dall’attuale Andalusia all’attuale Cina occidentale. In questo senso, il maqâm ottomano turco è la specifica e inconfondibile variante “ottomana” nata e distintasi in un così vasto spazio geoculturale. Una simile tradizione nasce in maniera particolare. Dopo la presa ottomana di Costantinopoli del 1453, una nuova capitale si affacciava nel mondo culturale islamico con un notevole vuoto musicale da recuperare: iniziava così un processo di sintesi tra l’eredità bizantina, nella quale la musica accompagnava ogni momento della vita di corte, e le tradizioni musicali praticate presso i principali centri islamici dell’epoca (Herât, Samarcanda, Baghdad e Tabrîz) che portò, in poco più di un secolo, alla nascita di una preziosa musica classica che fu unicamente e splendidamente ottomana. Questo aggiornamento si ebbe grazie ad alcune particolari caratteristiche 1. Innanzitutto tramite l’attrazione (talora la cattura) di esperti stranieri, prevalentemente persiani (acemler) che trasmettessero il loro sapere, come accade per il primo brano in programma. Quindi, grazie al supporto statale all’istruzione musicale, che fece nascere una scuola musicale di corte, l’Enderun, che formava i musicisti classici ma nella quale ricevevano un’educazione musicale anche elementi del “clero”, come i dottori della legge (ulema) e i müezzin (“colui che compie l’appello alla preghiera”). Nella vita musicale di corte sin dagli albori furono presenti i dervisci, che però non vi risiedevano: i centri sufi, soprattutto dell’ordine mevlevî (“dervisci rotanti”) furono sempre considerati come i veri e propri Conservatori di musica del mondo ottomano e vi era un’interazione profonda tra i due ambienti. Tra la corte, i palazzi e i centri sufi, c’era una grande presenza di musicisti non musulmani, come cristiani ortodossi (armeni, greci) ed ebrei, oltre a esponenti delle varie genti dell’Impero, provenienti ad esempio dai Balcani o dall’Europa centrale, così che una delle caratteristiche salienti della musica classica ottomana fu sempre la sua multietnicità. Infine, molti dei nobili ottomani furono amatori musicali che facevano musica “per diletto”, non per professione: in questo senso è notevole come uno dei brani che si ascolteranno sia tradizionalmente attribuito al sultano S¸ehzâde Korkut (14811513), presso la cui corte iniziò a fiorire la musica classica ottomana. Come si può notare dal programma, il materiale è stato disposto dal direttore Fikret Karakaya secondo la consuetudine antica, raggruppando cioè vari brani secondo il modo musicale (maqâm) che li accomuna. Si potranno così ascoltare delle suites nei maqâm Nevâ, Hüseynî, Buselik e Nis¸âbûr; in generale una suite viene introdotta da un pes¸rev (preludio) strumentale e prosegue poi con vari generi vocali (murabba, varsagˇ i) conclusi da brani con ritmi danzanti detti semâî, che possono essere cantati (hanende semâî) oppure solo strumentali (sazende semâî). Il compito di modulare tra un modo musicale (maqâm) e l’altro è affidato al particolare genere solistico, improvvisato a ritmo libero, detto taksîm (separazione, divisione). I preziosi brani provengono da due fonti fondamentali: la prima è il Mecmu‘â-i sâzu söz (Raccolta miscellanea di brani strumentali e vocali) composta dal conte polacco Wojciech Bobowski (1610-1675 ca), più noto ai turchi come ‘Ali Ufkî Bey, che fu attivo a corte come musicista, interprete e scrittore; la seconda fonte, invece, è costituita dal trattato del principe moldavo Dimitrie Cantemir (1673-1723), giunto a corte qualche decennio più tardi, intitolato Kitâb ilmi’l Musiki alâ vechi’l Hurufat (Libro sulla scienza della musica secondo la notazione alfabetica). Al di là della loro singola data di composizione, entrambe raccolgono e trascrivono repertori che da secoli risuonavano nel mondo ottomano e che consentono all’ascoltatore italiano, in anteprima assoluta, di scoprire un nuovo, luminoso mare sonoro.


L’Ensemble Bezmârâ sin dalla sua nascita, avvenuta nel 1996, si è dedicato alla musica antica di epoca ottomana. Il fondatore è il musicista, musicologo e organologo Fikret Karakaya, che, da solo o in collaborazione con il noto liutaio Sacit Gürel, ha saputo innanzitutto ricostruire e far ri-suonare strumenti musicali caduti nell’oblio, ma documentati da fonti iconografiche e letterarie del periodo ottomano, come i liuti ¸sahrûd e kopuz, l’arpa çeng, le vielle kemançe e rebab e la cetra su tavola percossa santûr. Ricostruiti gli strumenti, Karakaya si è volto ai repertori, a partire da manoscritti e raccolte come quelli citati. Un simile progetto ha già portato alla realizzazione di cinque opere discografiche, mentre due nuove sono di imminente pubblicazione. L’Ensemble vede sempre più riconosciuti i frutti del suo lavoro e vive così una stagione di intensa attività, in patria e nel mondo. Si rinvia l’ascoltatore interessato ai loro pregevolissimi: Splendours of Topkapı, Parigi, Opus 111, 1999, cd: OPS 30 266 Yitik Sesin Pes¸ inde. In Search of the Lost Sound, Istanbul, Kalan Müzik, 2000, cd: 161 “Mecmû‘a” dan Saz ve Söz. (Saz and Söz, from ‘Mecmû‘a’), Istanbul, Kalan Müzik, 2004, cd: 296 Tanburî Isak, direttore Fikret Karakaya, Enchordais, Istanbul/Thessaloniki, 2005, cd: 1918 Fasl-ı Kadim I & II, Repubblica Turca, Ministero della Cultura e del Turismo, Kültür Bakanlıgˇ ı Yayınları, Istanbul, 2007, Sonorous Publications 21 e 22 Sono in corso di stampa Sâzende Faslı (Suite strumentale) e Osmanlı Saray Musikisi (Musica della Corte Ottomana). Testi di Giovanni De Zorzi

1 Si rinvia il lettore al libro di approfondimento etnomusicologico che, come di consueto, MITO SettembreMusica fa pubblicare in occasione del Festival, in questo caso: Giovanni De Zorzi, Musiche di Turchia. Tradizioni e transiti tra Oriente e Occidente. Con un saggio di Kudsi Erguner, Milano, Ricordi/Universal Music, 2010.

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Torino Conservatorio Giuseppe Verdi Lo splendore della musica classica ottomana Ensemble Bezmârâ Fikret Karakaya direttore FocusTurchia