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Torino Chiesa di San Filippo Domenica 19.IX.2010 ore 16

Orchestra e Coro dell’Accademia Corale Stefano Tempia Coro Eufoné Guido Maria Guida direttore Michele Frezza Alessandro Ruo Rui maestri del coro Angelo Galeano controtenore Devis Longo basso Francesco Cavaliere organo Pierluigi Parise cembalo Händel


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Georg Friedrich Händel (1685-1759) Music for the Royal Fireworks in re maggiore HWV 351 Ouverture: Adagio-Allegro-Lentement-Allegro Bourrée La Paix La Réjouissance Menuet I Menuet II

The King shall rejoice, anthem per la vittoria di Dettingen HWV 265

Te Deum per la vittoria di Dettingen in re maggiore per soli, coro e orchestra HWV 283

Orchestra e Coro dell’Accademia Corale Stefano Tempia Guido Maria Guida, direttore Michele Frezza, maestro del coro Coro Eufoné Alessandro Ruo Rui, maestro del coro Angelo Galeano, controtenore Devis Longo, basso Francesco Cavaliere, organo Pierluigi Parise, cembalo

In collaborazione con Accademia Corale Stefano Tempia

Videoimpaginazione e stampa • la fotocomposizione - Torino


The King shall rejoice The King shall rejoice in Thy strength, o Lord! Exceeding glad shall be of Thy salvation. His honour is great in Thy salvation, Glory and great worship shalt Thou lay upon him. Thou shalt give him everlasting felicity, And make him glad with the joy of Thy countenance. And why? Because the King putteth his trust in the Lord, And in the mercy of the most highest he shall not miscarry. Alleluja, we will rejoice in Thy salvation, And triumph in the name of the Lord our God. Alleluja.

Te Deum We praise Thee, O God; we acknowledge Thee to be the Lord. All the earth doth worship Thee, the Father everlasting. To Thee all Angels cry aloud, the Heavens, and all the Powers therein. To Thee Cherubim and Seraphim continually do cry: Holy, Holy, Holy, Lord God of Sabaoth! Heaven and earth are full of the Majesty of Thy glory. The glorious company of th’apostles praise Thee. The noble army of Martyrs praise Thee. The holy church throughout all the world doth acknowledge Thee, the Father of an infinite majesty. Thine honourable, true, and only Son, also the Holy Ghost, the comforter. Thou art the King of Glory, o Christ. Thou art the everlasting Son of the Father. When Thou tookest upon Thee to deliver man, Thou didst not abhor the Virgin’s womb. When thou hadst overcome the sharpness of death. Thou didst open the Kingdom of Heaven to all believers. Thou sittest at the right hand of God, in the Glory of the Father. We believe that Thou shalt come to be our judge. We therefore pray Thee: Help Thy servants, whom Thou hast redeemed with thy precious blood. Make them to be number’d with Thy saints in glory everlasting. O Lord, save Thy people, and bless Thine heritage. Govern them, and lift them up for ever. Day by day we magnify Thee, and we worship Thy name ever, world without end. Vouchsafe, o Lord, to keep us this day without sin. O Lord, have mercy upon us. O Lord, let Thy mercy lighten upon us, as our trust is in Thee. O Lord, in Thee have I trusted, let me never be confounded.


Signore, il re gioisce della tua potenza, quanto esulta per la tua salvezza! Grande è la sua gloria per la tua salvezza, lo avvolgi di maestà e di onore; lo fai oggetto di benedizione per sempre, lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto. Perché il re confida nel Signore: per la fedeltà dell’Altissimo non sarà mai scosso. Alleluia, esulteremo per la tua vittoria, trionferemo nel nome del Signore nostro Dio. Alleluia.

Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, tutta la terra ti adora. A te cantano gli angeli e tutte le potenze dei cieli. Cherubini e Serafini continuamente ti invocano: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Ti acclama il coro degli apostoli e la candida schiera dei martiri; la santa Chiesa proclama la tua gloria, Padre di infinita maestà adora il tuo vero e unico Figlio e lo Spirito Santo consolatore. O Cristo, re della gloria, eterno figlio del Padre, tu nascesti dalla Vergine Madre per la salvezza dell’uomo. Vincitore della morte, hai aperto ai credenti il Regno dei cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. Perciò ti preghiamo: Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua gloria nell’assemblea dei santi. Salva il tuo popolo, Signore, benedici la sua discendenza, guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre. Degnati oggi, Signore, di custodirci senza peccato. Pietà di noi, Signore, pietà di noi. Sia sempre con noi la tua misericordia: in te abbiamo sperato. Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno.

Traduzioni a cura dell’Accademia Stefano Tempia


ell’autunno del 1712 Georg Friedrich Händel arrivava a Londra. Era il suo N secondo viaggio in Inghilterra, dopo il successo di Rinaldo nel 1710. Questa volta il compositore aveva ottenuto dall’elettore di Hannover, presso il quale prestava servizio in qualità di direttore musicale, il permesso di recarsi oltre Manica con la promessa di non rimanervi troppo a lungo, ma sapeva benissimo che non si trattava di un congedo temporaneo. Infatti nel 1714, quando il trono inglese passò proprio alla casa di Hannover nella persona dello stesso elettore Georg Ludwig (re Giorgio I), il compositore sassone si trovava ancora a Londra... e in quale imbarazzo! «Conscio di aver male corrisposto ai benefici del grazioso patrono hannoverano acclamato sul trono – racconta John Mainwaring – Händel non osava presentarsi a corte. Era difficile spiegare l’indugio nel suo ritorno al servizio, era impossibile scusarsi del mancato adempimento della promessa. Da questa brutta situazione il compositore fu presto liberato da una fortuna forse più benigna di quanto meritasse»: una delle feste sull’acqua tanto in voga nel Settecento, per la quale Händel compose la sua celeberrima Water Music, che gli guadagnò non solo l’indulgenza del sovrano, ma anche un vitalizio di 200 sterline. Se la vicenda si sia svolta proprio con la linearità raccontata dal primo biografo händeliano non è dato saperlo. È certo tuttavia che l’“illustre straniero” seppe adattarsi all’ostico ambiente londinese e alle esigenze del pubblico, dimostrando flessibilità e sorprendente sagacia, senza tuttavia venire meno alla propria identità. L’ambiente non era dei più facili; si trattava infatti della prospera Londra che, con i suoi circa 600.000 abitanti, era la più importante città europea, nonché la capitale di un impero in crescente espansione commerciale. Era l’epoca di Jonathan Swift e Daniel Defoe (autori rispettivamente dei Viaggi di Gulliver e di Robinson Crusoe), oltre che dell’imponente Barocco di Christopher Wren, architetto della Saint Paul Cathedral. Con tenacia Händel riuscì ad affermarsi sia in ambito teatrale sia a corte, assumendo la carica di direttore musicale della Royal Academy of Music, di «compositore di musica per la cappella reale di Sua Maestà» oltre che il compito di educare alla musica le giovani principesse. A confermare la sua piena integrazione e l’enorme stima di cui godeva nel 1726 giunse per il “caro sassone” l’onore della cittadinanza britannica. Erano destinate a Händel le commissioni per gli eventi più importanti anche sotto Giorgio II (succeduto al defunto padre nel 1727). In suo onore venne composta, tra le altre, la Musica per i reali fuochi d’artificio HWV 351, pensata per accompagnare lo spettacolo pirotecnico con il quale festeggiare la pace di Aquisgrana, atto che poneva fine alla Guerra di successione austriaca confermando l’imperatrice Maria Teresa sul trono d’Austria. Per l’occasione fu eretta in Hyde Park una gigantesca macchina di legno, sontuosamente decorata e dotata di una galleria sopraelevata destinata a ospitare i musicisti. Una scenografia mastodontica che doveva avere una “colonna sonora” altrettanto imponente, con soli “strumenti di guerra” come richiesto dal sovrano. Ecco dunque una tipica suite di musica “all’aria aperta” che, secondo il manoscritto autografo, doveva essere eseguita da 24 oboi, 12 fagotti, controfagotto, 9 trombe, 9 corni e 3 coppie di timpani. Dopo la prova generale pubblica, offerta il 21 aprile ai Vauxhall Gardens (alla quale assistettero dodicimila persone, provocando la congestione del ponte di Londra per ben tre ore!) un incidente causò l’incendio del palco e il grande spettacolo, atteso per il 27 aprile 1749, fu annullato. Un mese più tardi Händel presentò la partitura in occasione di un concerto di beneficenza presso il Foundling Hospital, questa volta con un’orchestra che comprendeva anche gli archi (e presumibilmente meno fiati). La suite si apre con un’Ouverture in stile francese, seguita da quattro movimenti tra cui spiccano La Paix (un largo alla siciliana) e La Réjouissance (una brillante fanfara) direttamente collegati all’occasione politica, a loro volta incorniciati da più tradizionali movimenti di danza: una Bourrée e un Menuet conclusivo in due parti.


Anche gli altri due brani in programma – l’anthem The King shall rejoice HWV 265 e il Te Deum in re maggiore HWV 283 – sono da ricondurre a un’occasione encomiastica: la celebrazione della vittoria che le armate alleate anglo-austriache guidate da Giorgio II avevano riportato sui francesi il 27 giugno 1743 presso la località bavarese di Dettingen. Le stesse forme musicali utilizzate, tratte dall’ambito della musica sacra e spirituale, sono piegate alla rappresentazione del potere politico e all’esaltazione di un popolo. In entrambi i casi l’impianto è trionfale, ma se l’anthem è una composizione essenzialmente corale in cinque parti, il Te Deum è caratterizzato da una struttura interna più articolata, in cui non si lesina un vasto impiego di trombe e timpani e tratti virtuosistici. Con queste pagine Händel dimostrò ancora una volta di aver perfettamente assorbito lo stile cerimoniale inglese. Se il precedente Te Deum di Utrecht (del 1713) aveva raggiunto un enorme successo, tanto da essere affiancato al tradizionale Te Deum di Purcell, lo sfarzoso Dettingen Te Deum e l’annesso anthem vennero accolti con ammirazione fin dalla prima esecuzione e soppiantarono gli altri due, entrando subito nel repertorio. Händel confermava così un’abilità senza uguali nel trovare il tono più opportuno per simili occasioni e, a sua volta, il pubblico inglese (tanto i monarchi che il popolo) riconosceva nel suo «grande stile roboante» (come lo definiva Charles Burney) l’incarnazione dei propri sentimenti e delle proprie convinzioni. Ecco perché i Coronation Anthems e i Te Deum sopravvivono ancora oggi, non solo in sala da concerto, ma per accompagnare le grandi cerimonie della monarchia inglese. Laura Brucalassi


L’Accademia Corale Stefano Tempia, fondata dal violinista, compositore e insegnante Stefano Tempia nel 1875, è la più antica associazione musicale del Piemonte, nonché l’accademia corale più antica d’Italia. Oggi si prefigge di diffondere la conoscenza del canto corale, soprattutto fra i giovani, operando in ambito nazionale e regionale, con particolare riferimento alla Città di Torino. Il Coro dell’Accademia Stefano Tempia è composto da circa sessanta elementi, denominati Accademici, entrati a far parte dell’organico dopo aver frequentato i corsi triennali promossi dall’Accademia e aver superato un esame finale. Protagonisti di molti degli appuntamenti della sua stagione concertistica, gli Accademici prestano la loro attività a titolo amatoriale, con un impegno costante.

Il gruppo vocale Eufoné si dedica allo studio di un vasto repertorio di musica corale – dal 1200 a oggi – con l’impiego dei relativi apparati strumentali. Svolge un’intensa attività concertistica che lo ha visto prodursi per importanti istituzioni musicali e in prestigiose sedi: Auditorium Rai di Torino, Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto, Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, Sacra di San Michele, Duomo di Torino, Castello di Moncalieri, Santa Maria Maggiore in Roma, Festival di Pontida, Cattedrale di Montecarlo, Nunziatura di San Miguel a Madrid. Alla presenza del Presidente della Repubblica, ha eseguito in prima moderna brani inediti del Settecento. Ha partecipato al Festival di Haynowka-Bialystok (Polonia) come primo coro italiano invitato. La compagine vocale collabora frequentemente con importanti solisti e direttori e ha realizzato numerose prime esecuzioni e prime incisioni di lavori moderni.

Guido Maria Guida è stato assistente musicale di Giuseppe Sinopoli dal 1982 al 1994; in questa veste ha lavorato dal 1985 al 1994 presso la Festspielhaus di Bayreuth svolgendo il ruolo di “Studienleiter”. Ha diretto presso importanti teatri e orchestre di Italia, Germania, Giappone, Stati Uniti, Messico, Argentina, Francia, Olanda, Polonia, partecipando anche a prestigiosi festival internazionali. Nel gennaio 1995 ha effettuato una grande tournée in Giappone con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Ha collaborato con cantanti di grande rilievo internazionale, tra i quali June Anderson, Jane Eaglen, Veronica Villarroel González, Plácido Domingo, Juan Pons, Francisco Araiza, Ramón Vargas, Rolando Villazón; con solisti quali Maria Tipo, Cyprien Katsaris, Laura De Fusco, Horacio Gutiérrez, David Geringas, Thomas Demenga. Ha eseguito nel Teatro di Bellas Artes di Città del Messico l’intero ciclo dell’Anello del Nibelungo di Wagner. Ha debuttato presso il Teatro dell’Opera di Houston, dove ha eseguito in prima assoluta la nuova opera di Daniel Catan Salsipuedes. Nel novembre 2008 è stato nominato direttore artistico dell’Accademia Corale Stefano Tempia. Gli è stato conferito dal Centro Pannunzio il premio Torino Libera – “Valdo Fusi” 2009.

Michele Frezza nel 1988 si è diplomato presso il Conservatorio di Torino, sotto la guida di Raffaele Cirulli Cristiano. Collabora dall’ottobre del 1990 con l’Accademia Corale Stefano Tempia. Dall’ottobre 1993 è docente di educazione musicale presso il Collegio “Sacra Famiglia” di Torino, ricoprendo parallelamente la carica di direttore artistico del Coro SA.FA. Nel 2001 ha partecipato alla fondazione dell’Associazione Corale “Phonèiron” condividendo con il Maestro Lino Mei la carica di direttore artistico.


Alessandro Ruo Rui, ha studiato composizione con Ruggero Maghini e Gilberto Bosco. Ha poi seguito seminari sul repertorio vocale, sulla direzione e sulla musica elettronica. Attivo come compositore, ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Dagli anni Novanta ha intensificato l’attività di direttore e maestro al cembalo. Insegna armonia e contrappunto al Conservatorio di Torino ed è impegnato in un’intensa attività divulgativa nell’ambito della musica sacra.

Angelo Galeano, diplomato presso il Conservatorio di Torino, si è dedicato allo studio della vocalità controtenorile e del repertorio sei-settecentesco perfezionandosi con Antonio Abete, Claudio Cavina, Manuela Custer, Massimiliano Toni e con il controtenore inglese Michael Aspinall. Si è esibito come solista con l’Ensemble vocale dell’Accademia Bizantina, La Venexiana, La Terza Prattica, L’Accademia dei Solinghi. Ha inciso per le etichette Tactus e Concerto.

Devis Longo, dopo aver conseguito la maturità tecnica, si è diplomato presso il Conservatorio di Torino in pianoforte nel 1988 con Luciano Giarbella e in canto nel 1989 con Rita Orlandi Malaspina; dal 1990 al 1993 ha seguito i corsi triennali di perfezionamento lirico con Aldo Protti. Dal 1998 ha seguito i Laboratori di Musica Antica presso la Civica Scuola di Milano con Roberto Gini e Cristina Miatello. Si è occupato principalmente di musica popolare dal 1990 al 2000; ha ripreso gli studi lirici nel 2001 con Paola Pittaluga e, successivamente, con Eugenio Fogliati.

Se desiderate commentare questo concerto, potete farlo su blog.mitosettembremusica.it o sul sito www.sistemamusica.it

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