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Settembre Musica

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 05_ 23 settembre 2012 Sesta edizione

Assago Mediolanum Forum

Filarmonica della Scala Andrea Battistoni direttore Louis Lortie pianoforte

Domenica 16.IX.12 ore 15 e 21

Brahms Musorgskij

째 35


In collaborazione con Filarmonica della Scala Forumnet


Johannes Brahms (1833-1897) Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 83 (1881)

50 min. ca

Allegro non troppo Allegro appassionato Andante Allegretto grazioso

Modest Musorgskij (1839-1881) Quadri da un’esposizione (1874, 1922), trascrizione per orchestra di Maurice Ravel

37 min. ca

Promenade - Allegro giusto, nel modo russico; senza allegrezza, ma poco sostenuto 1. Gnomus - Sempre vivo Promenade - Moderato comodo assai e con delicatezza 2. Il vecchio castello - Andantino molto cantabile e con dolore Promenade - Moderato non tanto, pesante 3. Tuileries (Dispute d’enfants après jeux) Allegretto non troppo, capriccioso 4. Bydlo - Sempre moderato pesante Promenade - Tranquillo 5. Balletto dei pulcini nei loro gusci - Scherzino: vivo leggiero 6. Samuel Goldenberg e Schmuyle - Andante. Grave - Energico Promenade - Allegro giusto, nel modo russico, poco sostenuto 7. Limoges. Il mercato - Allegretto vivo, sempre scherzando 8. Catacombae: (Sepulchrum Romanum) - Largo Cum mortuis in lingua mortua - Andante non troppo, con lamento 9. La capanna sulle zampe di gallina (Baba Yaga) Allegro con brio, feroce - Andante mosso 10. La grande porta di Kiev - Allegro alla breve. Maestoso: con grandezza

Filarmonica della Scala Andrea Battistoni, direttore Louis Lortie, pianoforte

ore 15 Triennale di Milano Salone d’Onore Incontro con Andrea Battistoni, Louis Lortie Partecipano Francesca Colombo, Francesco Micheli, Ernesto Schiavi Coordina Gaia Varon Ingresso gratuito fino a esaurimento posti In collaborazione con La Triennale di Milano


Brahms e Musorgskij: la forma pura e la figura Per tutta la vita Brahms si nascose dietro un velo di riservatezza, che a volte parve sarcasmo, altre ironia, altre ancora irredimibile introversione. Il segreto dell’inaccessibilità di Brahms dovette rimanere tale anche per i suoi amici più cari se perfino Clara Schumann, dopo cinquant’anni di amicizia e di sodalizio musicale, disse che non era riuscita a conoscere alcuni aspetti della mente, del carattere e del modo di pensare di Johannes. Il mondo dei suoni resta dunque il solo ambito in cui si rivela la mente articolata e complessa del compositore. In questo senso il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra op. 83 è un vastissimo regno in cui Brahms levigò le forme del suo pensiero, un momento prezioso per conoscere l’universo interiore di un musicista colto, intelligente e profondo che guarda alla vita dalla soglia assai significativa del mezzo secolo di vita. Brahms aveva iniziato a lavorare al Secondo Concerto in si bemolle maggiore nel 1878, ma era stato costretto a metterlo da parte per concentrarsi interamente alla composizione del Concerto per violino. Riprese il lavoro nel 1881 e lo portò a termine dopo un lungo periodo di progetti e ripensamenti. Era estate e Brahms trascorreva un periodo di riposo a Pressbaum, non distante da Vienna, alle sorgenti del Wien. Un’istantanea del Brahms di quei giorni ci viene dall’amico Widman, il quale era andato a fargli visita, scoprendo con sorpresa che il volto del musicista da qualche tempo era nascosto da una fluentissima barba «Traversando il giardino arrivai vicino al maestro era seduto e leggeva davanti a una finestra aperta al pianterreno della casa da fiaba dove abitava…. Può sembrare assurdo ma devo dire che dopo averlo visto per la prima volta con quella barba, che già tendeva al grigio, questa mi apparve come il simbolo della grande personalità di qualcuno ormai pienamente cosciente della propria maturità e delle proprie possibilità».

Il clima caleidoscopico del Secondo Concerto op. 83 ne fa uno dei grandi capolavori di Brahms e una pietra miliare dell’intero repertorio. Il progetto iniziale prevedeva una composizione in tre movimenti. Solo in un secondo tempo Brahms decise di interrompere la scansione tradizionale per introdurre uno Scherzo (Allegro appassionato) dopo l’Allegro non troppo di apertura. In vero non sono necessarie che poche battute di quello Scherzo, per comprendere l’ironia o la civetteria di Brahms quando, il 7 luglio 1881, annuncia a Elizabeth von Hezogenberg: «Ho appena finito di scrivere un minuscolo concerto per pianoforte, con un minuscolo scherzo, – e prosegue – sono stato davvero costretto a includere questo Scherzo, perché il primo tempo era troppo semplice». Semplice, dunque, definiva Brahms il primo movimento ed è assai singolare parlare di semplicità, per un movimento intenso e drammatico come l’Allegro ma non troppo che apre il concerto. L’inizio è quanto di meno convenzionale si sia sentito nel genere del concerto solistico, affidato com’è alla forza evocativa del corno, strumento che Brahms amava moltissimo. Una semplicissima frase, aperta da tre note, do-re-mi, ci solleva dalla realtà in un’atmosfera di leggenda, dove il pianoforte risponde facendo eco, e in questa eco riverbera, con ragione, solo la parte finale della frase del corno. Non è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un concerto solistico nel grande stile. Ma la percezione che si tratti di un’opera contemplativa e intima è costretta a ravvedersi poche battute più avanti, quando il pianoforte balza in scena con un solo risoluto e grandioso. Ecco finalmente l’idea romantica del concerto beethoveniano, in cui il pianista nel pieno potere di se stesso fronteggia l’orchestra. Verso la metà del primo movimento ancora una volta il solista scolpisce con gesto tipicamente brahmsiano il secondo gruppo di temi e precede la suggestiva entrata del tutti orchestrale in fa minore a conclusione dell’esposizione. Il tema del corno viene ripreso dall’orchestra in maniera vistosa e vigorosa. 2


Il pianoforte invece deve combattere una dura battaglia per appropriarsene e ci riesce solo dopo il vanto di innumerevoli virtuosismi spinti all’estremo, alla fine del movimento, nella coda. Tra l’altro dopo che tra argentee prodezze, Brahms ha decantato un momento di soavissima quiete, in cui smaterializza il materiale pianistico, diluendolo in una serie di arpeggi che prefigurano atmosfere debussiane. Dopo questo movimento che qualcuno ha voluto vedere come l’apologia dello struggimento giovanile, Brahms affronta la sua prova più difficile, quella di misurarsi con i suoi padri, innanzitutto Beethoven. Quando qualcuno gli aveva domandato perché aveva impiegato più di vent’anni a scrivere la sua Prima Sinfonia, Brahms aveva risposto: «Avete un’idea di cosa significhi avere un gigante simile che vi cammina alle spalle?». Con lo Scherzo Brahms si trova faccia a faccia con la tradizione e soprattutto con Beethoven. Con Haydn e Mozart il Minuetto era diventato parte integrante della forma di sonata, ma è con Beethoven che il Minuetto, da danza aggraziata divenne Scherzo. E fu Beethoven a scoprirne definitivamente l’inaudita forza esplosiva, suggellando per sempre la sua conquista nel secondo movimento della Nona Sinfonia. Dopo di lui non ci fu nulla di così vertiginoso e la sinfonia tornò a essere il terreno di più composti sentimenti. Brahms stesso impiegò molto tempo prima di fare una scelta tanto coraggiosa, anche se aveva già pensato a inserire lo Scherzo nel Concerto per violino. Qui pare quasi voler chiedere la protezione di Schumann. Il tema ansioso e impulsivo infatti precipita con la sua quartina di crome come lo Knecht Ruprecht dell’Album per la Gioventù schumanniano, e ispirato a Schumann sembra anche il passaggio successivo, ripiegato su una riflessione più lirica. Ma Beethoven continua a stimolare la fantasia e il coraggio di Brahms, che non rinuncia a imprimere al pianoforte e all’orchestra una spinta vigorosissima. Il trio in modo maggiore ha la fastosa tessitura delle partiture di Händel, ma un nuovo frammento melodico, quasi un secondo tema, arriva dopo un vertiginoso passaggio in ottave, con l’innocente abbandono di una melodia di Chopin. Il temperamento indomito di questo concerto non si sottrae a nessun aspetto musicale. Nella lussureggiante frase del violoncello che apre il terzo movimento ci troviamo immersi nel più puro stile cameristico. L’Andante è il nucleo d’incanto del concerto, un racconto interiore di ritrovata quiete, uno dei momenti più intensi e poetici di Brahms, in cui si manifesta l’autentica Sehnsucht romantica. Aperto dalla meravigliosa frase del violoncello a cui sembra assistere con trepidazione tutta l’orchestra prima di sdipanarsi nel dialogo, questo Andante, è uno dei momenti più sereni e limpidi usciti dalla penna di Brahms. Qui il pianoforte si ritrae a offrire un alone timbrico pervaso di ambivalenze armoniche, un terreno di trilli e arpeggi. Nel passaggio in cui l’oboe dialoga con il violoncello, Brahms sembra ritornare con la mente alla Romanza della Quarta Sinfonia di Schumann, di cui recupera l’impasto strumentale. Schumann che aveva prefigurato per Brahms un futuro musicale grandioso incoraggiandolo a non lasciarsi intimorire dall’eredità di Beethoven non poté vedere quanto il suo figlio adottivo fosse stato in grado di realizzare le sue aspettative. Forse c’è anche uno sguardo malinconico a un legame che non trovò mai una realizzazione, quello con Clara Schumann. È dunque nel celestiale sentimento di pacifica accettazione che il concerto sembra sfiorare il suo punto più alto, quando il tema del violoncello ritorna in tonalità minore e il pianoforte si solleva lentamente nel regno siderale di note lunari. L’Allegretto grazioso della conclusione rivela ancora un altro aspetto di Brahms, il Brahms gaudente che amava le taverne di Vienna e la musica che vi si suonava. Musica che gli riportava alla mente il clima tzigano di quei caffè non del tutto rispettabili di Amburgo in cui in gioventù spesso aveva suonato per incrementare le entrate. Trombe e timpani tacciono, i corni sono quattro per questa chiusa mercuriale, modellata nella forma classica del rondò-sonata. Un’esultanza conclusiva vicina a Mozart e Schubert (ma non manchi uno sguardo al Rondò del Quarto concerto di Beethoven), un rapido travolgimento, una Unterhaltungsmusik che ricorda i 3


Valzer e le Danze ungheresi, nonché la grazia limpida di Domenico Scarlatti. Era il giugno del 1874 quando Musorgskij scriveva: «Mio caro generalissimo, Hartmann bolle come bolliva il Boris. I suoni e l’idea sono sospesi nell’aria, inghiottisco e mi pasco e ce la faccio appena a scarabocchiare sulla carta». Il generalissimo era Stasov, direttore della sezione artistica della Biblioteca di Pietroburgo, Hartmann invece era il pittore e architetto geniale che aveva sostenuto l’attività del Gruppo dei Cinque ed era morto, a soli quarantuno anni, l’anno precedente. Ora proprio Stasov aveva organizzato quella mostra di disegni e acquerelli che stava per trascinare Musorgskij in una delle avventure più stimolanti della sua carriera: quella di raccontare se stesso di fronte a ognuno di quei quadri. Nell’arco di sole tre settimane Musorgskij portò a termine i Quadri da un’esposizione, e li dedicò a Stasov. La prima edizione è del 1886, cinque anni dopo la morte del musicista, in una revisione curata da Rimskij Korsakov ed è in quella veste che l’opera poi è stata conosciuta e lo stesso Ravel la utilizzò per la sua orchestrazione. Certo all’epoca Musorgskij non avrebbe potuto immaginare il successo che avrebbe accolto la versione orchestrale realizzata da Maurice Ravel. Nel 1922 infatti il compositore basco accettò l’invito di Koussevitzky di orchestrare i tableau e sospese la composizione della sua opera L’Enfant et les sortilèges, per dedicarsi a questa attività che gli piaceva moltissimo. La libertà da problemi di natura formale gli permetteva di dedicarsi interamente alla ricerca dei colori orchestrali, oltretutto la partitura di Musorgskij offriva quanto di meglio si potesse desiderare in fatto di suggestioni. La prima esecuzione ebbe luogo il 19 ottobre del 1922 all’Opéra di Parigi con la direzione di Koussevitzky, il quale si era assicurato un’esclusiva di sei anni. La versione di Ravel fu poi eseguita da Toscanini nel 1930 con la New York Philharmonic Orchestra. Luigi Dallapiccola la definì una «partitura geniale, a volte addirittura portentosa» e occorre riportare anche il giudizio di Cortot il quale disse: «sulle geniali goffaggini pianistiche dell’originale è stata gettata una veste strumentale che produce lo strano fenomeno di farle scomparire e far apparire al loro posto il genio». Nella sua tecnica di orchestrazione Ravel tenne in particolare conto la sua ammirazione per Strauss che riteneva il musicista che «è riuscito ad ampliare le libertà già osate da Berlioz, l’uomo che ha restituito tutta la loro imponenza agli strumenti a fiato». Ad aprire la Promenade, il celebre tema pentafonico radicato nella tradizione musicale russa, Ravel chiama la tromba. Dopo questa sezione che a detta di Stasov «rappresentava l’autore stesso nell’atto di gironzolare a destra e manca, ora quasi oziando, ora frettoloso...», arriva Gnomus, una delle realizzazioni più spettacolari di Ravel. Lo Gnomo è «una figura fantastica zoppicante su piccole gambe storte... un giocattolo concepito a partire da un disegno di Hartmann per uno schiaccianoci...» e nella versione di Ravel compare in uno scenario cangiante di gradazioni dinamiche che alimentano la scena in una inesauribile catena di timbri e colori. Il vecchio castello (che Stasov definisce medievale) si presenta su un ritmo di siciliana. Il motivo tematico tracciato dai fagotti e del sassofono, carezza in un’atmosfera di romantica e sconfinata magia quelle che sembrano rovine sulle quali si sia appena sollevata la nebbia del tempo. Ancora Promenade e poi ecco Tuileries, immagine dai contorni nettissimi che Musorgskij, grande cantore del mondo dell’infanzia, ha voluto definire «Dispute d’enfants après jeux». Due brevi episodi caratterizzano questo breve pezzo, come una scena di contrasto di umori, così frequente nel mondo dei piccoli. Bydlo venne invece definito da Stasov un carro contadino di origine polacca, a causa dell’indicazione ‘sandomirzsko’, che rimanda alla cittadina polacca di Sandomir che Hartmann visitò nel 1868. Sicuramente il carro ha un valore simbolico e gli accordi e la melodia in modo frigio ci parlano di una vita di quotidiana fatica, metafora malinconica del destino umano. Anche qui Ravel poggia la sua mano sapiente e affida alla tuba l’incipit tematico la cui intensità viene enfatizzata da un crescendo incalzato da tutti gli strumenti, che poi sfumano man mano che il carro si allontana. Il Balletto dei pulcini nel loro guscio, è 4


leggero e scherzoso, e la formula melodica è affidata a flauti e oboi. Samuel Goldenberg e Schmuyle entrano sulla scena direttamente con la loro animata conversazione. Ravel sottolinea la differenza tra il ricco e il povero anche qui con una soluzione strumentale geniale. Mentre il ricco parla sostenuto da pomposi fiati e archi, il povero balbetta con la voce delle trombe in sordina. Dopo il turbine orchestrale del Mercato di Limoges si arriva a Catacombe. Il quadro esiste e mostra Hartmann in visita alle catacombe di Parigi in compagnia di un collega. I due, ripresi di spalle, reggono una lanterna che dà luce alla scena. Nella partitura di Ravel a condurci sono i fiati nel registro basso accompagnati dal contrabbasso. Cum mortuis in lingua morta ci conduce a La capanna con le zampe di gallina con un ritmo Allegro con brio, feroce. Il quadro di Hartmann mostra un orologio con la forma della capanna dalle zampe di gallina. Baba Jaga è la strega cattiva che abita questa stravagante dimora. La grande porta di Kiev conclude l’esposizione. Il quadro era destinato a un concorso per il progetto di una grande porta d’ingresso, che ricordasse lo scampato pericolo di un attentato allo Zar nel 1866. Musorgskij amministra con geniale maestria leggenda e realtà e scrive una musica solenne e vasta cui Ravel regala tratti di sfarzo impareggiabile. Anna Rastelli

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Louis Lortie, pianista Il pianista franco-canadese Louis Lortie è noto in Europa, Asia e Stati Uniti soprattutto per la ricerca di un’originalità interpretativa costruita su un ampio repertorio più che sulla specializzazione in un unico stile. «The Times», descrivendo il suo stile come «puro e immaginativo», ha rilevato in Louis Lortie una «combinazione di spontaneità e maturità che solo i grandi pianisti posseggono». Famoso per le sue interpretazioni di Beethoven, Louis Lortie ha eseguito l’integrale delle Sonate per pianoforte alla Wigmore Hall di Londra, al Ford Center di Toronto, alla Filarmonica di Berlino e alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano. «Die Welt» ha definito la sua esibizione di Berlino «il miglior Beethoven dai tempi di Wilhelm Kempff». Con l’Orchestra Sinfonica di Montreal ha eseguito e diretto i cinque Concerti per pianoforte di Beethoven e, recentemente, l’integrale dei Concerti di Mozart. Apprezzamento unanime hanno ricevuto anche le sue interpretazioni di Ravel e Chopin. Lortie ha eseguito l’integrale delle opere di Ravel a Londra e Montreal per la BBC e CBC, e le sue esecuzioni degli Studi di Chopin hanno riscontrato successo in tutto il mondo. Il «Financial Times» ha così descritto il suo recital presso la Queen Elizabeth Hall: «Non sarà possibile ascoltare uno Chopin migliore da nessun’altra parte». Nel 2011 ha reso omaggio al bicentenario della nascita di Liszt presentando gli Années de Pèlerinage in Germania al Liszt Kunfest di Weimar, al Radialsystem di Berlino, ai Festival di Bayreuth e Rheingau, agli Snape Proms di Aldeburgo, al Festival Radio 3 Bruxelles, al Centro de Belem di Lisbona, al Lincoln Center di New York, alla Wigmore Hall di Londra, a Portland, La Jolla, Los Angeles, Toronto, Ottawa e Washington DC, al Festival di Savannah e all’apertura della Cliburn Concerts Series 2011-2012. Louis Lortie ha collaborato con famosi direttori d’orchestra tra cui Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Kurt Masur, Seiji Ozawa, Charles Dutoit, Kurt Sanderling, Neeme Järvi, Sir Andrew Davis, Wolfgang Sawallisch, Sir Mark Elder e Osmo Vänskä. Ha anche preso parte a numerosi progetti di musica da camera con musicisti quali Frank Peter Zimmermann, Leonidas Kavakos, Renaud e Gautier Capuçon, Jan Vogler, Augustin Dumay, il Quartetto Takacs e il Quartetto di Tokyo. Con la pianista canadese Hélène Mercier forma un duo con il quale ha effettuato registrazioni di grande successo per l’etichetta Chandos. Nel 2012 saranno pubblicate le sue registrazioni del Concerto per pianoforte di Lutoslawski e delle Variazioni di Paganini con Edward Gardner e la Sinfonica della BBC. L’incisione delle Sonate complete di Beethoven (Chandos) gli sono valse il riconoscimento Editor’s Choice della rivista Gramophone nel gennaio del 2011. La sua ultima registrazione di musiche di Chopin è stata pubblicata nel 2010 mentre nel febbraio del 2012 uscirà l’album con i Notturni e le Ballate del compositore polacco. Nel marzo del 2011 è stato pubblicato un doppio cd con Années de Pèlerinage di Liszt, e i progetti futuri coprendono un disco con le trascrizioni del compositore ungherese. La sua incisione delle Variazioni sull’‘Eroica’ di Beethoven ha vinto il Premio Edison ed è stata descritta da Gramophone come «magistrale, forte e al contempo delicata»; invece il suo cd Brahms/ Schumann (comprendente Bunte Blätter) è stato nominato tra i migliori cd dell’anno dal BBC Music Magazine; la stessa rivista ha inserito gli Studi di Chopin di Louis Lortie nelle ‘50 Recordings by Superlative Pianists’ e la sua interpretazione delle opere complete per pianoforte e orchestra di Liszt con la Residentie Orkest è stata Editor’s Choice della rivista «Gramophone». Ha debuttato con l’Orchestra Sinfonica di Montreal all’età di tredici anni e, tre anni dopo, la sua prima esibizione con la Sinfonica di Toronto ha portato a una storica tournée in Cina e Giappone. Nel 1984 ha vinto il Primo Premio del Concorso Busoni e del Concorso di Leeds. Nel 1992 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine del Canada e in seguito ha ricevuto sia l’Ordine del Quebec sia un dottorato onorario dall’Università di Laval. Louis Lortie vive a Berlino dal 1997, ma risiede saltuariamente anche in Canada e in Italia. 6


Andrea Battistoni, direttore Nato a Verona nel 1987, Andrea Battistoni è uno dei giovani emergenti del panorama musicale internazionale. Dal gennaio 2011 è Primo direttore Ospite del Teatro Regio di Parma, posizione che occuperà per tre anni e che prevede due produzioni operistiche e due concerti sinfonici ogni anno. Ha intrapreso giovanissimo una rapida carriera direttoriale che lo ha portato a esibirsi, con le rispettive compagini orchestrali, in importanti teatri (Teatro di Basilea, Verdi di Trieste, San Carlo di Napoli, Filarmonico di Verona, La Fenice di Venezia, Lirico di Cagliari, Massimo di Palermo, Regio di Parma); ha inoltre diretto formazioni prestigiose quali la St. Petersburg State Symphony Orchestra, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, la Royal College of Music Orchestra di Manchester, l’Orchestra dell’Arena di Verona, l’Orchestra Giovanile Italiana, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Andrea Battistoni ha partecipato a diversi festival tra cui il Festival Internazionale Michelangeli di Brescia e Bergamo, il Festival VeronaContemporanea, il Festival Giovane del Rossini Opera Festival, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore, il Festival Verdi di Parma. Ha collaborato con affermati solisti quali Ivo Pogorelich, Enrico Dindo, Sergej Krylov, Thomas Demenga, Mario Brunello, Daniil Trifonov. Ha al suo attivo diversi titoli operistici: La bohème, Il viaggio a Reims, Il matrimonio segreto, Attila, La traviata, Il barbiere di Siviglia, Rigoletto. Tra i suoi recenti impegni si segnalano due concerti e Il barbiere di Siviglia nella stagione 2011 del Teatro Regio di Parma, il ritorno ai Pomeriggi Musicali, all’Orchestra Filarmonica Marchigiana, al Filarmonico di Verona e al Teatro Lirico di Cagliari, il debutto concertistico con l’Orchestra del Maggio Musicale di Firenze e con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il debutto all’Arena di Verona (Il barbiere di Siviglia) e allo Sferisterio Opera Festival di Macerata (Rigoletto). Prossimamente dirigerà ancora il Barbiere a Venezia, Rigoletto in Oman (per una produzione del Teatro Regio di Parma) e al Filarmonico di Verona, Falstaff al Festival Verdi di Parma, concerti sinfonici al Filarmonico di Verona, Nozze di Figaro a Valencia. Nel 2012: Nabucco in Giappone con la Tokyo Philharmonic, debutto sinfonico con l’Orchestra de la Comunitat Valenciana al Palau de les Arts of Valencia seguito dall’atteso debutto al Teatro alla Scala di Milano con Nozze di Figaro; in maggio farà il debutto con la Filarmonica della Scala, La bohème al San Carlo di Napoli, Traviata al Maggio Musicale Fiorentino e, alla testa dell’Orchestra della Deutsche Oper Berlin, debutterà con Il trovatore in forma di concerto alla Philharmonie di Berlino. Nel 2013 dirigerà una nuova produzione di Nabucco alla Deutsche Oper di Berlino. Andrea Battistoni ha iniziato gli studi musicali a sette anni con Petra e Zoltan Szabò, proseguendo la propria preparazione al Conservatorio della sua città, dove consegue nel 2006 il diploma in violoncello. Si perfeziona poi in Germania con Mickael Flaksman e nel 2008 consegue la laurea di biennio specialistico. Inizia gli studi di direzione d’orchestra nel 2004; successivamente si perfeziona con Ennio Nicotra a Perugia e in Russia, con Gabriele Ferro presso la Scuola di Musica di Fiesole, con Gianandrea Noseda all’Accademia Musicale di Stresa; è stato inoltre assistente di Piercarlo Orizio e ha preso parte a masterclass di Gilberto Serembe e Alberto Zedda. Nel giugno 2008 ha avuto luogo il suo debutto al Festival Internazionale Michelangeli di Brescia e Bergamo e nell’ottobre 2008, grazie a Maurizio Barbacini, del quale è stato assistente, ha luogo il suo debutto operistico con La bohème presso il Teatro di Basilea.

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Filarmonica della Scala Nel 2012 la Filarmonica della Scala compie trent’anni. Claudio Abbado e i musicisti scaligeri la fondano nel 1982 con l’obiettivo di sviluppare il repertorio sinfonico nel contesto della grande tradizione operistica del Teatro. L’anno seguente la Filarmonica si costituisce in associazione indipendente. Carlo Maria Giulini dirige oltre 90 concerti e guida l’orchestra nelle prime tournée internazionali; Riccardo Muti, Direttore principale dal 1987 al 2005, ne promuove la crescita artistica e ne fa un’ospite costante nelle più prestigiose sale da concerto internazionali. L’orchestra instaura rapporti di collaborazione con i maggiori direttori: Georges Prêtre, Lorin Maazel e Wolfgang Sawallisch sono presenti dalle prime stagioni, ma vanno ricordati i contributi di Leonard Bernstein, Semyon Bychkov, Myung-Whun Chung, James Conlon, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös, Christoph Eschenbach, John Eliot Gardiner, Valery Gergiev, Philippe Jordan, Zubin Mehta, Gianandrea Noseda, Seiji Ozawa, Antonio Pappano, Gennadij Rozdestvenskij, Esa-Pekka Salonen, Giuseppe Sinopoli, Yuri Temirkanov e Franz Welser-Möst. Dal 2006 la Filarmonica intensifica la collaborazione con il Direttore musicale del Teatro alla Scala Daniel Barenboim, che dirige il concerto inaugurale della stagione del trentennale 2011/2012, Riccardo Chailly, Daniel Harding, Daniele Gatti e Valery Gergiev. La Filarmonica realizza un’autonoma stagione di concerti e la stagione sinfonica del Teatro in base ad accordi sanciti da una convenzione con il Teatro alla Scala. È inoltre impegnata in numerose tournée, che con oltre 450 concerti fuori sede dalla fondazione l’hanno resa l’istituzione musicale italiana più presente all’estero nello scorso decennio. Nelle ultime stagioni ricordiamo il debutto negli Stati Uniti con Riccardo Chailly nel 2007 e in Cina con Myung-Whun Chung nel 2008, anno che segna anche il ritorno al Musikverein di Vienna con Daniele Gatti. Nel 2009 la Filarmonica debutta alla Philharmonie di Berlino con Daniel Barenboim e torna a Parigi con Pierre Boulez e Maurizio Pollini. Gli impegni del 2010 includono il ritorno in Asia con Semyon Bychkov per l’Expo di Shanghai e a Berlino con Diego Matheuz; nel 2011 la Filarmonica è guidata nei concerti fuori sede da Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Daniel Harding, Gianandrea Noseda e Georges Prêtre. Nel 2012 Daniel Barenboim dirige concerti a Parigi, Berlino e Francoforte e Daniel Harding a Praga, Linz, Stoccarda, Dresda e Bonn; la Filarmonica è inoltre presente al Festival delle Notti Bianche di San Pietroburgo con Valery Gergiev e Fabio Luisi e ancora in Germania con Fabio Luisi. La Filarmonica ha commissionato nuove composizioni a Giorgio Battistelli, Carlo Boccadoro, Azio Corghi, Luis de Pablo, Pascal Dusapin, Peter Eötvös, Ivan Fedele, Matteo Franceschini, Luca Francesconi, Salvatore Sciarrino, Giovanni Sollima e Fabio Vacchi. Impegnata nella diffusione della musica presso le nuove generazioni, l’orchestra apre alle scuole le prove di tutti i concerti della stagione e con l’iniziativa Sound, Music! si rivolge con un progetto mirato ai bambini delle scuole primarie. È al fianco delle principali istituzioni scientifiche e associazioni di volontariato della città di Milano, per le quali realizza prove aperte e concerti dedicati. È regolarmente impegnata per il festival MITO in concerti che hanno avvicinato un vastissimo pubblico alla musica sinfonica. La Filarmonica ha realizzato una consistente produzione discografica per Sony, Decca, Emi. I concerti sono regolarmente trasmessi in differita televisiva dalla Rai, in diretta radiofonica da Radio3 e su www.medici.tv. Dal 2012 alcuni dei concerti sono in diretta in alta definizione anche nei cinema di tutto il mondo. L’attività della Filarmonica della Scala è sostenuta da UniCredit.

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Violino primo Francesco De Angelis* Francesco Manara* Salvatore Quaranta* Daniele Pascoletti** Duccio Beluffi Rodolfo Cibin Alessandro Ferrari Agnese Ferraro Alois Hubner Fulvio Liviabella Kaori Ogasawara Andrea Pecolo Gianluca Scandola Enkeleida Sheshaj Dino Sossai Gianluca Turconi Corinne Van Eikema Damiano Cottalasso Evgenia Staneva Claudio Mondini Francesca Monego Enrico Piccini Estela Sheshi Violino secondo Giorgio Di Crosta** Pierangelo Negri** Anna Salvatori** Anna Longiave Emanuela Abriani Stefano Dallera Silvia Guarino Ludmilla Laftchieva Stefano Lo Re Antonio Mastalli Roberto Nigro Gabriele Porfidio Francesco Tagliavini Alexia Tiberghien Paola Lutzemberger Rita Mascagna Roberta Miseferi Susanna Nagy Livio Troiano Viola Simonide Braconi** Danilo Rossi** Raffaele Mallozzi** Giorgio Baiocco Carlo Barato Maddalena Calderoni Adelheid Dalvai Marco Giubileo Joel Imperial Francesco Lattuada Emanuele Rossi Luciano Sangalli Zoran Vuckovic Matteo Amadasi Federica Mazzanti Filippo Milani Eugenio Silvestri

Adriana Stoica Violoncello Sandro Laffranchini** Alfredo Persichilli** Massimo Polidori** Martina Lopez Jakob Ludwig Alice Cappagli Gabriele Garofano Simone Groppo Clare Ibbott Cosma Beatrice Pomarico Marcello Sirotti Massimiliano Tisserant Andrea Favalessa Gianluca Muzzolon Livia Rotondi Andrea Scacchi Alexander Ziumbrovskiy Contrabbasso Giuseppe Ettorre** Francesco Siragusa** Roberto Benatti Attilio Corradini Demetrio Costantino Omar Lonati Emanuele Pedrani Claudio Pinferetti Alessandro Serra Gaetano Siragusa Antonello Labanca Roberto Parretti Claudio Schiavi Flauto Marco Zoni** Alice Morzenti Ottavino Giovanni Paciello Oboi Fabien Thouand** Alberto Negroni** Augusto Mianiti Corno inglese Renato Duca Clarinetto Mauro Ferrando** Fabrizio Meloni** Christian Chiodi Latini Denis Zanchetta Clarinetto basso Stefano Cardo Simone Simonelli

Fagotto Gabriele Screpis** Valentino Zucchiatti** Maurizio Orsini Nicola Meneghetti Controfagotto Sabrina Pirola Corno Danilo Stagni** Gabriele Falcioni** Roberto Miele Stefano Alessandri Claudio Martini Stefano Curci Piero Mangano Tromba Francesco Tamiati** Gianni Dallaturca Mauro Edantippe Nicola Martelli Trombone Daniele Morandini** Riccardo Bernasconi Renato Filisetti Giuseppe Grandi Tuba Brian Earl Timpani Gianni Arfacchia** Percussioni Giuseppe Cacciola Antonello Cancelli Elio Marchesini Paolo Tini Francesco Muraca Arpa Luisa Prandina** Olga Mazzia** Tastiera Lorenzo Bonoldi Sassofono Mario Marzi

* Spalla **Prima parte

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MITO SettembreMusica è un Festival a Impatto Zero® Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 contribuendo alla riforestazione e alla tutela di foreste in Bolivia e partecipando alla riqualificazione del territorio urbano del Comune di Milano L’impegno ecologico del Festival MITO SettembreMusica si rinnova ogni anno attraverso la compensazione delle emissioni di CO2 prodotte dall’evento. Per la sesta edizione del Festival l’impegno etico si sviluppa su un duplice fronte. A Milano, MITO SettembreMusica partecipa attivamente alla riqualificazione dell’Alzaia del Naviglio Grande, aderendo al progetto promosso da LifeGate in collaborazione con il Consorzio Est Ticino Villoresi e adottando 18 piante, una per ogni giorno di Festival. Il progetto, nato lo scorso anno con il sostegno del Festival MITO, si propone di realizzare un percorso verde che colleghi la città di Milano ai Parchi Regionali della Valle del Ticino e dell’Adda. L’intervento riguarda un tratto di circa un chilometro. L’area è stata riqualificata con la rimozione di rifiuti e di specie infestanti e con la piantumazione di essenze arbustive autoctone per ridefinire il fronte urbano. Di respiro internazionale è, invece, l’adesione al progetto di Impatto Zero® di LifeGate tramite il quale MITO SettembreMusica contribuisce alla riforestazione e alla tutela di foreste in Bolivia, nel dipartimento di Beni, in provincia di José Ballivián, nel comune di Rurrenabaque. Il progetto complessivo, premiato con riconoscimenti internazionali, si estende dai piedi delle Ande ai margini del bacino dell’Amazzonia. Comprende 6000 ettari di terreni di proprietà di piccoli coltivatori incentivati al mantenimento della biodiversità locale e alla riqualificazione del territorio.

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Si ringrazia per la realizzazione della guida alla mostra


Un progetto di CittĂ  di Milano

CittĂ  di Torino

Giuliano Pisapia Sindaco Presidente del Festival

Piero Fassino Sindaco Presidente del Festival

Stefano Boeri Assessore alla Cultura, Moda e Design

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione della cittĂ 

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura

Aldo Garbarini Direttore Centrale Cultura ed Educazione

Antonio Calbi Direttore Settore Spettacolo, Moda e Design

Angela La Rotella Dirigente Servizio Spettacolo, Manifestazioni e Formazione Culturale

Comitato di coordinamento Francesco Micheli Presidente Vicepresidente del Festival Angelo Chianale Vicepresidente Enzo Restagno Direttore artistico Milano

Torino

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura

Aldo Garbarini Direttore Centrale Cultura ed Educazione

Antonio Calbi Direttore Settore Spettacolo, Moda e Design

Angela La Rotella Dirigente Servizio Spettacolo, Manifestazioni e Formazione Culturale

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore organizzativo Coordinatore artistico

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Realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori: Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Francesca Colombo / Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner / Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli Ermanno Olmi / Sandro Parenzo / Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro Livia Pomodoro / Davide Rampello / Franca Sozzani / Massimo Vitta Zelman Comitato di Patronage: Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca Umberto Veronesi Consiglio Direttivo: Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Francesca Colombo / Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Organizzazione: Francesca Colombo, Segretario generale e Coordinatore artistico Stefania Brucini, Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo, Responsabile produzione Federica Michelini, Assistente Segretario generale e Responsabile partner e sponsor Luisella Molina, Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes, Responsabile comunicazione

Lo Staff del Festival Segreteria generale: Lara Baruca, Chiara Borgini con Eleonora Pezzoli e Monica Falotico Comunicazione: Livio Aragona, Emma De Luca, Laura Di Maio, Uberto Russo con Valentina Trovato e Andrea Crespi, Simona di Martino, Martina Favini, Giulia Lorusso, Caterina Pianelli, Desirè Puletto, Clara Sturiale, Laura Zanotta Organizzazione: Elisa Abba con Nicoletta Calderoni, Alice Lecchi e Mariangela Vita. Produzione: Francesco Bollani, Marco Caverni, Stefano Coppelli, Nicola Giuliani, Matteo Milani, Andrea Simet con Nicola Acquaviva e Giulia Accornero, Elisa Bottio, Alessandra Chiesa, Lavinia Siardi Promozione e biglietteria: Alice Boerci, Alberto Corrielli, Fulvio Gibillini, Arjuna-Das Irmici, Alberto Raimondo con Claudia Falabella, Diana Marangoni, Luisa Morra, Federica Simone e Serena Accorti, Biagio De Vuono, Cecilia Galiano via Dogana, 2 – 20123 Milano telefono +39.02.88464725 / fax +39.02.88464749 c.mitoinformazioni@comune.milano.it / www.mitosettembremusica.it facebook.com/mitosettembremusica.official twitter.com/mitomusica youtube.com/mitosettembremusica 19


I concerti di domani e dopodomani

liv

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ore 15 incontri tr Palazzo Visconti es e Incontro con Jordi Savall Partecipano Gabriella Caramore, Francesco Micheli Coordina Oreste Bossini Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

in am g

Martedì 18.IX

ore 15 incontri tr Educational es e Politecnico di Milano Campus Leonardo Aula De Donato Incontro con Paolo Fresu partecipano Francesco Micheli, Claudio Sessa Coordina Francesca Colombo Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

in am g

Lunedì 17.IX

ore 18 classica/contemporanea Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore Musiche di Bach Suite BWV 995 Paganini Suite/ Musiche di autori contemporanei dai Ghiribizzi di Niccolò Paganini Luigi Attademo, chitarra Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

ore 17 barocca Basilica di San Calimero Scherzi melodici e languidi tormenti Musiche di Telemann, Händel, Boyce Orchestra Barocca di Milano Civica Scuola di Musica Fondazione Milano Lorenzo Ghielmi, direttore Vera Milani, soprano Ingresso gratuito fino a esaurimento posti ore 18 classica Teatro Litta ore 18 classica Debussy: 150 di questi anni Teatro Litta Musiche di Debussy Debussy: 150 di questi anni Pietro Beltrani, pianoforte Musiche di Debussy Posto unico numerato e 5 Giovanni Doria Miglietta, pianoforte Posto unico numerato e 5 ore 21 classica Basilica di San Marco ore 21 jazz Musiche di Haydn Piccolo Teatro Strehler Sinfonia n. 95 in do minore Paolo Fresu & Uri Caine Le sette ultime parole Paolo Fresu, tromba, flicorno, effetti del nostro Redentore sulla croce Uri Caine, pianoforte Le Concert des Nations Fender Rhodes electric piano Jordi Savall, direttore Crittograph Massimo Popolizio, voce recitante Paolo Fresu Quintet & Ingressi e 22 Alborada String Quartet Paolo Fresu Quintet ore 21 classica Alborada String Quartet Auditorium San Fedele Posto unico numerato e 20 Another Idea of North Omaggio a Glenn Gould ore 22 elettronica Musiche di Bach, Brahms, Grieg, Teatro Franco Parenti Sibelius, Liszt Sala AcomeA Víkingur Ólafsson, pianoforte THE E-INFO AGE BOOKMIX Ingressi e 10 (The 2nd Spoken Arts Record You Can Dance To) ore 22 elettronica The Masses Teatro Franco Parenti, Sala AcomeA Ingresso gratuito fino a esaurimento posti THE E-INFO AGE BOOKMIX (The 2nd Spoken Arts Record You Can Dance To) The Masses Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

www.mitosettembremusica.it Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Ciro Toscano Stampato su carta ecologica Magno Satin da gr. 150

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3 Milano Torino unite per il 2015


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