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Milano Basilica di Sant’Ambrogio

Odhecaton Ensemble Paolo da Col, direttore

Domenica 11.IX.11 ore 11

Claudio Monteverdi Missa «In illo tempore»

° 28

Celebra Monsignor Erminio De Scalzi

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 03_ 22 settembre 2011 Quinta edizione


Claudio Monteverdi Missa «In illo Tempore» Canto di inizio: Nicolas Gombert In illo tempore, mottetto a 6

5 min. ca

Claudio Monteverdi

Missa «In illo tempore», a 6 Kyrie Gloria

5 min. ca 6 min. ca

ad Offertorium: Claudio Monteverdi Salve Regina II, a 3* Sanctus

3 min. ca 6 min. ca

ad Communionem: Claudio Monteverdi Agnus Dei

7 min. ca

Canto all’uscita Claudio Monteverdi «Cantate Domino» (1620), a 6

2 min. ca

Odhecaton Ensemble Paolo da Col, direttore Celebra Monsignor Erminio De Scalzi

* Mottetto inedito, prima esecuzione moderna


Il Monteverdi sacro Nella calda estate padana del 1610, Monteverdi lavora alacremente a un grande progetto editoriale. Da tempo la dipendenza dai Gonzaga a Mantova gli è divenuta gravosa. Due anni prima si era perfino ammalato; ma non solo l’implorata vacanza gli è stata negata: nuovi pressanti impegni incombono e, per di più, resta inadeguato il riscontro economico. Monteverdi ha 43 anni; ha scritto cinque libri di madrigali, le opere Orfeo e Arianna, il Ballo delle Ingrate. Comincia a guardarsi intorno e, fra gli scenari che fra sé e sé si prospetta, Roma rappresenta il miraggio e la sfida più esaltante. In fondo quel che gli manca ancora è di dimostrare la propria arte nel campo della musica da chiesa. Con gli ultimi madrigali e con i melodrammi è divenuto il maestro riconosciuto del seconda pratica, dello stile moderno. Tanto che non è mancato chi, come il canonico Artusi, non l’abbia accusato di incapacità o addirittura di ignoranza dello stile antico, quello rappresentativo della veneranda tradizione polifonica ecclesiastica. È dunque alla musica sacra che Claudio si volge per la nuova fatica che dovrà vedere la luce. Lo fa in modo tale da dare un saggio esauriente, una dimostrazione indiscutibile, sbalorditiva, delle proprie capacità tecniche e inventive. La prima parte, che spicca in prima posizione sul frontespizio, è una grande Messa in stile antico; la seconda è costituita nientemeno che dai Vespri della Beata Vergine. I Vespri della Madonna radunano pezzi che consentono di cantare questa liturgia utilizzando la musica più innovativa stilisticamente, più rigogliosa d’invenzione e più splendente per sonorità che si fosse mai udita nella casa del Signore. Al tempo stesso, la maggior parte di queste composizioni prende spunto da melodie gregoriane, dando vita a un’affascinante rapporto fra nuovo e antico e lanciando un preciso messaggio: le innovazioni affondano le loro radici nella conoscenza della tradizione. Ora si trattava di mostrare le proprie capacità affrontando l’ascesa all’Everest della tradizione polifonica classica: la Messa. Così Bassano Cassola scrive a Ferdinando Gonzaga il 26 luglio 1610: «Monteverdi fa stampare una messa da cappella a sei voci di studio et fatica grande, essendosi obbligato maneggiar sempre in ogni nota per tutte le vie, sempre più rinforzando le otto fughe che sono nel motetto In illo tempore del Gomberti e fa stampare unitamente di salmi del vespero della Madonna, con varie et diverse maniere d’inventioni et armonia, et tutte sopra il canto fermo, con pensiero di venirsene a Roma questo autumno per dedicarli a Sua Santità». Ecco finalmente rivelato che cosa ha in mente Monteverdi: dedicare al Papa la sua opera sacra e presentargliela personalmente a Roma. Il Cassola riassume chiarissimamente le caratteristiche del contenuto. I Vespri della Madonna sono caratterizzati da composizioni che elaborano melodie gregoriane facendo leva su « varie et diverse maniere d’inventioni et armonia»: in sostanza, applicando alla musica sacra la moderna pratica che Monteverdi aveva finora sviluppato in campo profano. La Messa si ispira a un preesistente mottetto di Gombert, pure a tema mariano; è pezzo, spiega Cassola, «di studio et fatica grande», dal momento che svilupperà con tutti gli artifici del contrappunto otto temi (fughe) estratti dal mottetto preso come modello. Messa da cappella significa che è una messa a sole voci sostenute dall’organo (nella forma di basso seguente, ossia impegnato a raddoppiare la parte di volta in volta più grave); l’organico è a sei voci, con riduzione a quattro nel Credo (secondo una consuetudine affermata) ed espansione a sette nell’ultima sezione, tradizionalmente la più virtuosistica dal punto di vista della scrittura. I temi di Gombert sono dieci (e non otto come dice Cassola), talvolta presi tali e quali, in altri casi sottoposti a qualche modifica; vengono impiegati sia in forma diretta che inversa (cioè per moto contrario) e in entrambi i casi possono essere presentati in forma retrograda (cioè partendo dall’ultima nota e proseguendo fino alla prima). 3


Lo stile fugato, che domina si può dire l’intera composizione, è la miglior risposta a chi potesse ancora nutrire dubbi sulla sua padronanza di tutti gli stili. Non a caso, il frontespizio dell’edizione a stampa la mette al primo posto: «Sanctissime Virgini missa senis vocibus ad ecclesiarum choros ac vesper<a>e pluribus decantandae cum nonnullis sacris concentibus ad sacella sive principum cubicula accomodata opera a Claudio Monteverde nuper effecta ac beatiss<simo> Paulo V pont<ifici> max<imo> consecrata», titolo che sembra adombrare una distinta destinazione d’uso fra la Messa e i Vespri: rivolta alle grandi cappelle ecclesiastiche la prima, adatti anche alle cappelle principesche i secondi. Quanto questi ultimi sono opera celeberrima e amatissima fra quelle di Monteverdi, assai meno nota è la Messa. Certo è che la severità dello stile ne fa un’opera ‘difficile’ per l’ascoltatore moderno, il quale deve cogliere la straordinaria inventiva di Monteverdi nell’ambito di modalità compositive assai più rigorose rispetto a quelle che presiedono ai pezzi più conosciuti. La stampa fu affidata alle cure di Ricciardo Amadino, uno dei mitici stampatori veneziani specializzati nell’editoria musicale. Amadino pubblicava musica da oltre un trentennio e con Monteverdi i rapporti si erano instaurati fin dal 1584, quando il diciassettenne Claudio, ancora residente a Cremona, aveva pubblicato con lui (a quel tempo in società con Giacomo Vincenzi) la sua prima raccolta profana: Canzonette a tre voci. Cinque anni dopo gli diede il Terzo libro dei Madrigali e da allora Amadino, fino alla morte, divenne quasi il suo editore fisso; stampò anche la celebre partitura dell’Orfeo. Uscito dunque dai torchi, il volume contenente la Messa e i Vespri fu presentato al regnante pontefice Paolo V. In realtà la trasferta romana aveva una ‘copertura’ ufficiale: raccomandare il figlio Francesco, che si mostrava incline alla vocazione ecclesiastica, perché fosse accolto gratuitamente nel Seminario Romano. Né il proposito ufficiale né quello ufficioso ebbero buon fine e Monteverdi tornò a Mantova senza aver ottenuto nulla. Si sarebbero incaricati gli eventi a mettere a posto le cose. All’inizio del 1612 moriva il duca Vincenzo Gonzaga. Suo figlio Francesco, che gli successe, diede avvio senza indugi a una politica interna più rigorosa, il cui primo atto fu imporre severe restrizioni agli Ebrei di Mantova. Anche le spese della corte subirono una robusta sforbiciata e già a luglio Claudio e suo fratello Giulio Cesare si videro recapitare la lettera di licenziamento. Non è chiaro se in questa decisione abbiano influito mormorazioni su un presunto tentativo del compositore di accaparrarsi il posto di maestro di cappella nel Duomo di Milano, notizia peraltro smentita già all’epoca. Mal ne incolse al duca, che morì di peste pochi mesi dopo. Mentre un altro decesso aprì per Monteverdi le porte di un’avventura gloriosa. Nel luglio 1613 moriva Giulio Cesare Martinengo, maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia. Fra i possibili candidati, spuntò il nome di Monteverdi. Forse qualcuno si sarà ricordato della grande opera dedicata al papa, stampata nemmeno tre anni prima in città. Sta di fatto che il 15 agosto 1613 Claudio si sottopose al giudizio della commissione marciana, curando in San Marco l’esecuzione di una propria Messa. Soltanto quattro giorni più tardi riceveva la nomina ufficiale e per il resto della sua vita, che doveva durare ancora un trentennio, egli rimase il venerato maestro della basilica dogale della Serenissima Repubblica. Nella celebrazione odierna, quale canto d’ingresso sarà eseguito il mottetto a sei voci In illo tempore di Gombert, dal quale derivano i temi della Messa omonima. All’Offertorio si potrà ascoltare in prima esecuzione una Salve regina a tre voci e basso continuo, sempre di Monteverdi. È un’intonazione già nota, ma finora considerata adespota; insieme ad altri due mottetti figura anche all’interno di una piccola raccolta stampata a Venezia, scoperta recentemente dal musicologo Luigi Collarile e sfuggita ai ricercatori, probabilmente perché l’unico esemplare conosciuto è privo di frontespizio. Un esame attento della fonte e dei mottetti ha permesso di attribuire al compositore 4


l’intera raccolta, aggiungendo così tre nuove composizioni al catalogo monteverdiano. L’edizione critica di questi brani sarà pubblicata nel settembre 2011 a cura di Luigi Collarile presso l’editore Forni di Bologna. Angelo Rusconi*

* Laureato in Musicologia a Cremona, dottorato a Bologna, si occupa principalmente della musica e della teoria musicale medioevale. Pubblica libri e articoli, partecipa a convegni internazionali in Italia, Europa, Stati Uniti. Ha curato l’edizione con traduzione italiana di tutte le opere di Guido d’Arezzo. 5


(Secundum Lucam 11, 27-28) In illo tempore, loquente Iesu ad turbas, extollens vocem quaedam mulier de turba dixit: Beatus venter, qui te portavit, et ubera, quae suxisti. At ille dixit: Quinimo beati, qui audiunt verbum Dei, et custodiunt illud. Kyrie Kyrie, eleison. Christe, eleison. Kyrie, eleison. Gloria Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonĂŚ voluntatis. Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te, gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam. Domine Deus, Rex cĂŚlestis Deus Pater omnipotens. Domine Fili unigenite, Iesu Christe. Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris. Qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Qui tollis peccata mundi, suscipe deprecationem nostram. Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis. Quoniam tu solus Sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus, Iesu Christe. Cum Sancto Spiritu: in gloria Dei Patris. Amen. Salve Regina Salve, Regina, mater misericordiae; vita, dulcedo et spes nostra, salve. Ad te clamamus, exsules filii Evae. Ad te suspiramus, gementes et flentes In hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, Illos tuos misericordes oculos ad nos converte. Et lesum, benedictum fructum ventris tui, Nobis post hoc exsilium ostende. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria. Sanctus Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth. Pleni sunt cĂŚli et terra gloria tua. Hosanna in excelsis. Benedictus qui venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis. Agnus Dei Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: miserere nobis. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: miserere nobis. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: dona nobis pacem. Cantate Domino Cantate Domino canticum novum, cantate et benedicite nomini ejus quia mirabilia fecit. Cantate domino canticum novum, cantate et exultate et psallite in cythara et voce psalmi, quia mirabilia fecit. 6


In quel tempo, mentre Gesù parlava alle genti, una donna alzò la voce in mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano».

Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà. Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa. Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente. Signore, Figlio Unigenito, Gesù Cristo. Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del padre. Tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica. Tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi. Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo, con lo Spirito Santo, nella gloria di Dio Padre. Amen. Salve Regina Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva. A te sospiriamo, gementi e pingenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.

Cantate al Signore un cantico nuovo, cantate e benedite il suo nome, perché ha compiuto prodigi. Cantate al Signore un cantico nuovo, cantate ed esultate e intonate canti nella cetra e nella voce del salmo, perché ha compiuto prodigi. 7


Odhecaton Un’«entrée fracassante» nel mondo della polifonia rinascimentale, secondo le parole della rivista francese Diapason. L’ensemble Odhecaton, sin dal suo esordio nel 1998, ha ottenuto alcuni dei più prestigiosi premi discografici e il riconoscimento, da parte della critica, di aver inaugurato nel campo dell’esecuzione polifonica un nuovo atteggiamento interpretativo, che fonda sulla declamazione della parola la sua lettura mobile ed espressiva della polifonia. L’ensemble vocale deriva il suo nome da Harmonice Musices Odhecaton, il primo libro a stampa di musica polifonica, pubblicato a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501. Il suo repertorio d’elezione è rappresentato dalla produzione musicale di compositori italiani, francesi, fiamminghi e spagnoli attivi tra Quattro e Seicento. Odhecaton riunisce alcune delle più scelte voci maschili italiane specializzate nell’esecuzione della musica rinascimentale e preclassica sotto la direzione di Paolo Da Col. L’ensemble ha registrato in cd otto programmi, dedicati rispettivamente a musiche di Gombert, Isaac, Josquin, Peñalosa, Compère, ai maestri della Picardie, ai compositori spagnoli e portoghesi attivi nel Seicento nelle isole Canarie e a Palestrina. Con questi programmi Odhecaton è ospite nelle principali rassegne di tutta Europa e ha ottenuto i maggiori riconoscimenti discografici: Diapason d’or de l’année, 5 diapason, choc (Diapason e Le Monde de la Musique), disco del mese (Amadeus e CD Classics), Cd of the Year (Goldberg). Odhecaton ha nel suo repertorio l’Amfiparnaso di Orazio Vecchi, con la partecipazione dell’attore Enrico Bonavera e le scene di Lele Luzzati. Dal 2008 Odhecaton ha rivolto grande parte del proprio impegno interpretativo alla musica sacra di Palestrina, Gesualdo da Venosa, Claudio Monteverdi e al repertorio contemporaneo (Sciarrino, Scelsi, Pärt, Rihm). Nell’anno 2010 Odhecaton ha conseguito due diapason d’or con le registrazioni «O gente brunette» e Missa Papae Marcelli di Palestrina; quest’ultimo cd (con il quale, ha rilevato «Le Monde», «les Italiens d’Odhecaton ont détruit l’icône pour mieux rendre Palestrina à la vie») ha ottenuto un successo unanime presso la critica.

Controtenori Alessandro Carmignani Aurelio Schiavoni Stephen Burrows Christophe Carré Roberto Balconi Gianluigi Ghiringhelli Tenori Vincenzo Di Donato Paolo Fanciullacci Gianluca Ferrarini Fabio Furnari

Baritoni Mauro Borgioni Massimo Altieri Bassi Matteo Bellotto Davide Benetti Marcello Vargetto

Arpa Marta Graziolino Violone Federico Bagnasco Organo Liuwe Tamminga

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Paolo da Col, direttore Cantante, organista, direttore e musicologo, Paolo Da Col ha compiuto studi musicali e musicologici a Bologna, rivolgendo sin da giovanissimo i propri interessi al repertorio della musica rinascimentale e barocca. Ha fatto parte per oltre vent’anni di numerose formazioni vocali italiane, tra le quali la Cappella di S. Petronio di Bologna e l’Ensemble Istitutioni Harmoniche. Dal 1998 dirige l’ensemble vocale Odhecaton, oltre a guidare altre formazioni vocali e strumentali nel repertorio barocco. È docente del Conservatorio di Trieste. Dirige con Luigi Ferdinando Tagliavini la rivista «L’Organo», collabora in qualità di critico musicale con il «Giornale della Musica» e con altre riviste specializzate, dirige il catalogo di musica dell’editore Arnaldo Forni di Bologna, è curatore di edizioni di musica strumentale e vocale, nonché autore di cataloghi di fondi musicali e di saggi sulla storia della vocalità rinascimentale e preclassica.

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Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Basilica di Sant’Ambrogio Dedicata al santo patrono Ambrogio da Treviri (339 ca. – 397), la chiesa è considerata uno dei massimi templi romanici e una delle più amate dai milanesi. La sua origine è, in realtà, più antica e si deve ad Ambrogio stesso, che decise di fondare una basilica dedicata ai Martiri (Basilica Martyrum) dopo aver rinvenuto i resti dei santi Gervasio e Protasio nel cimitero paleocristiano ubicato dove oggi sorge la chiesa. Ambrogio predispose di essere sepolto nella basilica stessa accanto ai due martiri. Poche tracce rimangono di questo antico edificio, già rinnovato a partire dal IX secolo nella parte absidale e poi nei due secoli seguenti, così da assumere la veste romanica con cui è ancora oggi universalmente nota. In comunicazione con l’esterno, il grandioso quadriportico sostituisce quello eretto dal vescovo Ansperto nel IX secolo. Si presenta esternamente come un severo volume chiuso, mentre internamente si apre in eleganti archi, con capitelli in parte antichi. Il quarto lato del portico funge da nartece della basilica, sopra cui si eleva la grande loggia ad arcate digradanti che costituisce la facciata, che filtra e distribuisce la luce all’interno. La porta maggiore presenta antichi battenti restaurati nel 1750 e trasformati in bronzo (due pannelli figurati originari sono nel Museo diocesano). I due campanili che si innalzano ai lati opposti della facciata segnalano differenti committenti ed epoche di realizzazione: quello dei Monaci, a destra, risale al IX secolo ed è più tozzo, mentre quello dei Canonici a sinistra, eretto dal 1128 e completato con la cella campanaria solo nel 1889, è più elegante e slanciato. All’interno l’ampio volume, dominato dall’alternanza tra il bianco dell’intonaco e il rosso dei mattoni, è diviso in tre navate da pilastri compositi e in campate quadrate: alle quattro della navata centrale ne corrispondono otto in quelle laterali. La navata centrale si caratterizza anche per gli alti matronei e le volte a crociera costolonata. La basilica è considerata uno scrigno di opere d’arte che testimoniano la sua lunga storia. Tra questi spiccano il sarcofago del IV secolo detto ‘di Stilicone’ perché erroneamente ritenuto tomba del generale e della moglie Serena, utilizzato come base di un ambone in età medievale. Fulcro della basilica sono: il mosaico dell’abside, solo in parte originale; il ciborio di epoca ottoniana con colonne romane, decorato con grandi statue di santi in terracotta policroma; lo splendido Altare d’oro. Voluto dal vescovo Angilberto (824-859), l’altare si presenta interamente dorato e con gemme e pietre preziose sul fronte verso la navata (Storie di Cristo nelle formelle) e argentato sulla parte verso il coro con Storie di Sant’Ambrogio. Esso è firmato da Volvinio (o Vuolvinius), che si definisce magister phaber, e si autoritrae mentre viene incornato dal vescovo Angilberto. L’artista, di identità ignota, potrebbe essere l’ideatore dell’altare, eseguito con il concorso di altre mani. La cripta, aperta in età romanica e poi modificata nel Settecento, custodisce le spoglie di Ambrogio, Gervasio e Protasio. Si ringrazia

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MITO SettembreMusica è un Festival a Impatto Zero® Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 con la creazione e la tutela di foreste in crescita in Costa Rica e contribuisce alla riqualificazione del territorio urbano del Comune di Milano MITO SettembreMusica anche quest’anno rinnova il proprio impegno ambientale al fianco di Lifegate, una scelta che contraddistingue il Festival fin dalla sua nascita. Per la sua quinta edizione MITO SettembreMusica ha deciso di sostenere due interventi di importante valore scientifico e sociale. A Milano, a conferma dello stretto legame con la città, MITO SettembreMusica interviene nel progetto di riqualificazione dei Navigli con la donazione di un albero per ogni giorno del Festival. L’area d’intervento si trova lungo l’Alzaia del Naviglio Grande. L’iniziativa fa parte di un progetto promosso dall’Associazione Amici dei Navigli, in accordo con la Regione Lombardia Assessorato ai Sistemi Verdi e Paesaggio, e prevede la piantumazione sul fronte urbano del Naviglio Grande, da Corsico a Milano fino al Ponte di via Valenza, di filari di alberi di ciliegio. MITO SettembreMusica contribuisce alla creazione e alla tutela di 124.000 metri quadrati di foresta in crescita in Costa Rica, un territorio che si contraddistingue per un’elevata biodiversità, con il 4% di tutte le specie viventi del pianeta, in una superficie pari solo allo 0,01% delle terre emerse. L’attività di deforestazione che ha devastato il territorio negli ultimi 60 anni è stata arginata e grazie a questa inversione di tendenza, il 27% del territorio del Paese è attualmente costituito da aree protette.

In collaborazione con

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Disegniamo... la musica! Un’iniziativa di MITO Educational «Qual è la fiaba musicale che vi piace di più? Avete visto un bel concerto o uno spettacolo, suonate uno strumento o cantate in un coro? Raccontateci le vostre esperienze con tutta la vostra fantasia e creatività». Più di trecento bambini dell’età tra i 4 e gli 11 anni hanno risposto a questo appello del Festival MITO SettembreMusica inviando i loro disegni. Guidati dalle maestre nelle scuole elementari, in modo del tutto autonomo o assieme ai loro genitori, hanno raccontato, in una serie di disegni pieni di fantasia e di colori, la loro curiosità per la musica, le proprie esperienze di piccoli spettatori, un concerto o uno spettacolo particolarmente bello e il piacere di imparare a suonare uno strumento. In ogni programma di sala MITO SettembreMusica propone uno dei disegni pervenuti al Festival.

Questo disegno è stato inviato da Roberto Nika, classe IV dell’Istituto Maria Ausiliatrice

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MITO SettembreMusica Promosso da Città di Milano Giuliano Pisapia Sindaco

Città di Torino Piero Fassino Sindaco

Stefano Boeri Assessore alla Cultura, Expo, Moda e Design

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione

Comitato di coordinamento Presidente Francesco Micheli Presidente Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Vicepresidente Angelo Chianale Presidente Fondazione per le Attività Musicali Torino

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura Direttore Settore Spettacolo

Anna Martina Direttore Divisione Cultura, Comunicazione e Promozione della Città Angela La Rotella Dirigente Settore Spettacolo, Manifestazione e Formazione Culturale Enzo Restagno Direttore artistico

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore generale

Realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli / Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli / Ermanno Olmi / Sandro Parenzo Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro / Davide Rampello / Massimo Vitta Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Francesca Colombo / Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerreri / Marco Giulio Luigi Sabatini / Eugenio Romita Organizzazione Francesca Colombo Segretario generale, Coordinatore artistico Stefania Brucini Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo Responsabile produzione Federica Michelini Assistente Segretario generale, Responsabile partner e sponsor Luisella Molina Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes Responsabile comunicazione

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I concerti di domani e dopodomani Lunedì 12.IX

Martedì 13.IX

ore 15 incontri Sede Amici del Loggione del Teatro alla Scala Presentazione del libro Il canto dei poeti Partecipano Mauro Novelli, Sabine Frantellizzi, Carlo Piccardi, Guido Salvetti Coordina Enzo Restagno Con un saluto di Giovanna Masoni, Municipale di Lugano e Assessore alla Cultura della Città Ingresso gratuito

ore 11 incontri Società Umanitaria, Auditorium La musica strumentale di Padre Giovanni Battista Martini Presentazione dell’edizione critica integrale Partecipano Federico Ferri, Daniele Proni, Piero Mioli, Elisabetta Pasquini, Gabriele Bonomo, Giuseppe Chili Coordina Enzo Restagno Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

ore 21 jazz Piccolo Teatro Studio Parte I Hamid Drake & Bindu “Raggaeology” Raggaeology Napoleon Maddox, beatbox, voce Jeff Parker, chitarra Jeb Bishop, trombone Jeff Albert, trombone Joshua Abrams, contrabbasso, guimbri Hamid Drake, batteria, tabla, frame drum, voce Special Guest RAIZ, voce Parte II Napoleon Maddox, beatbox, voce Jack Walker, sassofono, flauto, voce Dave Kane, basso Hamid Drake, batteria Special Guest Neo Jessica Joshua, voce Posto unico numerato € 5

ore 22 musica popolare Tieffe Teatro Menotti Focu d’amore Canti, pizzichi e tarante del Salento Canzoniere Grecanico Salentino Posto unico numerato e 5

ore 18 classica Teatro Litta ore 18 classica Caro Liszt, altri 200 di questi anni Franz Liszt, Franz Schubert Teatro Litta Roberto Giordano, pianoforte Caro Liszt, altri 200 di questi anni Franz Liszt, Richard Wagner Posto unico numerato e 5 Roberto Cominati, pianoforte Posto unico numerato € 5 classica ore 21 Teatro degli Arcimboldi ore 21 contemporanea Franz Liszt, Gustav Mahler Israel Philharmonic Orchestra Auditorium di Milano Zubin Mehta, direttore Fondazione Cariplo Francesco Antonioni, Pascal Dusapin, Posti numerati e 20, e 30, e 40 Toshio Hosokawa, Fabio Nieder, Sconto MITO e 16, e 24, e 32 Michael Daugherty Filarmonica ’900 ore 21 classica Daniel Kawka, direttore LECCO Trio vocale dell’Ensemble L’arsenale Teatro della Società Livia Rado, Ombretta Macchi, soprani Astor Piazzolla, Roberto Molinelli Francesca Poropat, contralto I solisti di Pavia Francesco Antonioni, presentatore Enrico Dindo, violoncello e direttore Tadashi Tajima, shakuhachi Ingresso gratuito Ingresso gratuito

www.mitosettembremusica.it Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Anne Lheritier, Ciro Toscano 16


-4 Milano Torino unite per lâ&#x20AC;&#x2122;Expo 2015

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Domenica 11.IX.11 ore 11 Milano Basilica di Sant’Ambrogio Torino Milano Festival Internazionale della Musica 03_22 settembre 2011 Quinta edi...