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Milano Teatro Filodrammatici

200°Liszt Chiara Opalio pianoforte

Mercoledì 7.IX.11 ore 18

Liszt Schubert

° 12

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 03_ 22 settembre 2011 Quinta edizione


Franz Liszt (1811-1886) 3 sonetti del Petrarca da Années de pèlerinage (1846)

19 min. ca

Sonetto n. 47 Sonetto n. 104 Sonetto n. 123

Franz Liszt Robert Schumann (1810-1856) Liebeslied: Widmung (1848)

4 min. ca

Franz Liszt Liebestraum n. 3 (1850)

4 min. ca

Franz Liszt Franz Schubert (1797-1828) Soirées de Vienne. Valses caprices d’après Schubert (1852) Soirée n. 6 - Allegro con strepito in la minore

Franz Schubert Sonata in la minore D 784 (1823) Allegro giusto Andante Allegro vivace

Chiara Opalio, pianoforte

Con il sostegno di Mediaset In collaborazione con Accademia Pianistica Internazionale Incontri col Maestro – Imola Fondazione Umberto Micheli

7 min. ca

20 min. ca


Liszt, Schumann, Schubert: amori, erranze, rispecchiamenti Un viaggio tra poesia e amore Nel 1830 Franz Liszt si stabilisce a Parigi. Nella capitale francese il giovane compositore conduce la vita ideale dell’artista: concerti, soirée mondane, belle e ricche dame, salotti frequentati dai maggiori intellettuali dell’epoca. Proprio in questi salotti Liszt può frequentare personaggi del calibro di Balzac, Dumas, Gautier, Heine, George Sand e, tra i musicisti, Berlioz e Chopin. Grazie alla Sand, Liszt conoscerà nel 1833 la donna che si rivelerà fondamentale per la sua maturazione personale e artistica: Marie d’Agoult. Marie, di sei anni più anziana del ventiduenne Liszt, era infelicemente sposata con il conte d’Agoult da cui aveva avuto due figlie. La monotona vita borghese stava piuttosto stretta a Marie, donna avvenente, eclettica e di rara cultura, che frequentava i salotti per nutrirsi di arte e letteratura e, perché no, per trovare un amante che rispondesse alle sue esigenze intellettuali. Negli anni successivi Liszt e Marie vivono la loro bruciante passione in clandestinità, nelle dimore parigine della contessa, e decidono poi di fuggire oltralpe, a Ginevra. Marie è già in attesa di una bimba, Blandine-Rachel, la prima dei tre figli che avrà con Franz e che nasceranno durante il loro pellegrinaggio artistico all’estero (1837-39). Dopo la Svizzera, per le due anime romantiche e passionali pare poi tappa obbligata l’Italia, la «terra dove fioriscono i limoni», la mèta preferita di ogni artista ottocentesco che si cimenta in un grand tour. A guidare Franz e Marie in Italia è il mito romantico della fusione di tutte le arti: i colori, le forme e l’armonia delle opere d’arte italiane inebriano Liszt e si mescolano alla sua scrittura. Queste le impressioni di Liszt sul Bel Paese: «Il bello, in questo privilegiato paese, mi appariva sotto le sue forme più pure e sublimi. L’arte si mostrava ai miei occhi in tutto il suo splendore; si rivelava a me nella sua universalità e nella sua unità. Il sentimento e la riflessione mi convincevano ogni giorno di più della relazione nascosta che unisce le opere del genio». Marie conosceva bene l’italiano e fece conoscere a Liszt i capisaldi della nostra letteratura, tra cui il Canzoniere del Petrarca. Frutto del soggiorno italiano sono quindi i Tre sonetti del Petrarca (n. 47 «Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese e l’anno», n. 104 «Pace non trovo», n. 123 «I’ vidi in terra angelici costumi»). Nati tra il 1838 e il 1839 come Lieder, Liszt li rielabora quasi subito per pianoforte solo (pubblicati nel 1846). I Sonetti faranno poi parte del secondo quaderno delle Anneés de pèlerinage, dedicato all’Italia, e pubblicato nel 1858. In questi brani l’intento di Liszt non è descrittivo, i versi evocano l’atmosfera suggerita nei versi di Petrarca. Da un amore travolgente e clandestino, si passa con Widmung alla tranquilla vita coniugale di casa Schumann. Certo, anche Robert e la moglie Clara hanno vissuto degli anni difficili. La storia è delle più classiche. Robert è allievo del professor Friedrich Wieck, padre di Clara e suo insegnante di pianoforte. Robert conosce Clara e se ne innamora, la giovane corrisponde il suo amore. Il padre però ha in mente ben altro per la figlia: una promettente carriera internazionale da pianista, il successo, la fama. Clara non può di certo sposare un compositore poco promettente (così lo definiva Wieck) e pianista ‘spiantato’. Dopo anni di tormento e un’azione legale intentata contro il professore, alla fine la spunta Schumann: raggiunta la maggiore età, Clara è finalmente libera di decidere e di sposare Robert. Widmung, in italiano ‘dedica’, è il Lied con cui si apre la raccolta Myrthen op. 25 (1840) e rappresenta il dono di nozze di Robert alla sua (finalmente) sposa Clara. Il mirto, Myrthen, è infatti il fiore associato alla celebrazione del matrimonio e rappresenta l’amore. Il testo «Du meine Seele, du mein Herz» [Tu, anima mia, tu, mio cuore] 2


è del poeta tedesco Friedrich Rückert e fa parte della raccolta di poesie Frühlingsliebe (1823-25): i versi di Rückert, semplici dal punto di vista metrico ma così ricchi di significato per Schumann, sono trasformati nell’incantevole melodia che questo pomeriggio ascolterete affidata alle sole note del pianoforte nella trascrizione lisztiana, di poco successiva. La trascrizione è uno dei generi in cui Liszt si è cimentato maggiormente e forse quello per cui è stato più criticato o poco apprezzato. Quanto c’è di Liszt e quanto di originale nelle sue trascrizioni per pianoforte? In Widmung lo zampino del Liszt virtuoso c’è e si vede, o meglio si sente, ma è ancora la voce dello Schumann innamorato a parlare. Anche il celebre Liebestraum n. 3 è la trascrizione pianistica di un Lied. Questa volta però è tutta farina del sacco di Liszt. Si tratta dell’ultimo brano della raccolta di tre Liebesträume pubblicati nel 1851, in italiano ‘sogni d’amore’, anche definiti come notturnos: in altre parole, si tratta di composizioni dalla melodia cantabile e dall’andamento tranquillo. Il testo scelto da Liszt è del poeta tedesco Ferdinand Freiligrath (1810-1876) e il primo verso «O lieb’, so lang du lieben kannst!» [Ama finché puoi amare!] è spesso annotato anche nella versione pianistica. Il tema del Liebestraum, che accompagna tutto il brano, esprime il volto più lirico di Liszt, quello che spesso non è conosciuto. A interrompere l’atmosfera sognante ci pensa però il Liszt ‘chiassoso’-virtuoso con due cadenze che dividono idealmente il brano in tre sezioni. Elisabetta Villa*

Il lungo errare del Romanticismo tedesco «La mia vita è stato un lungo errare del sentimento d’amore» è una frase che ricorre varie volte nelle lettere di Franz Liszt alla principessa Wittgenstein, sua compagna per gran parte della vita. Tutta la vita di Liszt fu segnata dalla continua ricerca di qualcosa che appagasse la sua sete di eternità e di terreno; ma la tensione tra queste due pulsioni era destinata a rimanere senza soluzione, e induceva quell’«égarement non indegno della misericordia divina». Franz o Férenc, ovvero l’instancabile Wanderer, viandante che trova pace nella Musica, e nella contemplazione della Bellezza e della Verità. Un «lungo», dolce «errare» che lo rende personaggio autenticamente romantico, immerso nel suo tempo, e che nel 1848, lo conduce alla corte di Weimar, dove, al servizio del Granduca, troverà un po’ di pace, un porto sicuro in cui fermarsi. A Weimar Liszt può dividersi tra la composizione, l’insegnamento e gli impegni come direttore musicale. Eppure la sua produzione pianistica è in questo periodo straordinariamente ricca, e numerose sono le riletture di opere d’altri autori, talvolta già in origine per pianoforte, come le Soirée de Vienne (1852), trascrizione di 9 valzer dell’op. 9 (1816-21) di Franz Schubert. Eppure le Soirée non possono essere definite semplicemente trascrizioni, bensì parafrasi. L’armonia viene modificata, altri elementi vengono aggiunti: interludi o figure che imitano il materiale tematico originale; è quel che capita ai valzer di Schubert quando passano tra le mani del grande virtuoso. Delle 9 Soirée, stasera riascoltiamo la n. 6, la più celebre dell’opera. Introdotta da una serie di ottave, prosegue in un’alternanza tra questa figurazione e una breve linea melodica, che a sua volta accompagna lo svolgimento fino a una sezione di andamento «Poco Allegro», segnalata da una melodia assai lieve. Quella melodia diviene man mano più appassionata («sempre rubato»), avvia la composizione verso la sua conclusione. Pur essendo evidente il filtro della personalità lisztiana, non si possono non percepire echi di quella Vienna della Restaurazione, che sta al fondo della musica di Schubert ma che per Liszt è ormai solo un nostalgico ricordo. Negli anni in cui Schubert compone le sue sonate, Beethoven, illustre pun3


to di riferimento e di confronto, compone le sue ultime cinque sonate e le Variazioni sopra un valzer di Diabelli op. 120, testimonianze del suo stile tardo, di una laboriosa ricerca contrappuntistica e motivica. Un testamento musicale di irraggiungibile perfezione. Schubert, partendo dalla precedente esperienza sonatistica di Beethoven – «il dio oscuro della sua esistenza» – cerca di trovare un suo personale percorso pianistico. I primi anni Venti sono per lui decisivi. Sono gli anni del trasferimento in casa di Schober, il «ragazzaccio divino», un luogo spensierato e sereno che ‘proteggerà’ le composizioni di Schubert da quell’indole malinconica di cui ritroviamo la più alta espressione nella Winterreise, il Viaggio d’Inverno, la raccolta di Lieder nei quali campeggia la figura del Wanderer, il viandante. Liszt riprenderà quel motivo nella Wanderer-Phantasie op. 15, che utilizza il tema di un altro Lied di Schubert, Der Wanderer appunto, ma è anche collegata alla Sonata in la minore op. 143 attraverso il filo rosso della rielaborazione timbrica dei modelli beethoveniani; in questo, la Sonata in la minore mostra una evidente dipendenza dalla Wanderer-Phantasie. Ma se la Phantasie è un vero e proprio poema sinfonico, la Sonata in la minore op. 143 incarna l’ideale romantico soprattutto nella grande libertà con la quale elabora il suoi temi: «mai Schubert si era così allontanato dalla concretezza del suono e dalla tecnica pianistica abituale, alla ricerca del suono ideale di una orchestra indefinibile, che si potrebbe chiamare la sua Eroica». (B. Paumgartner, Schubert, Milano, Mondadori, 1981). Nel momento in cui compone quest’opera, Schubert è malato di sifilide. La dolorosa solitudine che questo stato gli induce, emerge chiaramente dal clima di diffusa malinconia che la Sonata in la minore emana; ma vi è anche qualcosa di più: già dal primo movimento (Allegro giusto) percepiamo un’aura eroica pervadere la musica, «una marcia funebre innalzatasi dalla realtà degli eventi esterni all’intensità estrema di una profonda vita soggettiva»; nel tempo lento (Andante, in fa maggiore) appare un motivo secondario ricco di significato, che nonostante la tonalità maggiore, è intriso di malinconia, pur non mancando brevi accenti drammatici sottolineati da accordi cadenzanti, un eco del primo movimento. L’Allegro vivace con cui la sonata si chiude, assume il carattere di una danza popolata da figure fantasmagoriche e trasognate, come un vorticare di potenze della natura. Valentina Trovato**

* Da sempre affascinata dai Künstlerromane, Elisabetta Villa si è laureata in letteratura tedesca. Per colpa degli studi pianistici e dell’interesse verso la musica mitteleuropea è approdata poi al biennio di Musicologia dove può occuparsi anche di balletto, passione che coltiva fin dalla verde età. ** Valentina Trovato, spirito decadente e bohémien, ama la Bellezza e la Verità. Come un moderno viandante è alla ricerca di una strada che le appartenga, per questo scrive poesie e studia Musicologia (presso l’Università degli Studi di Milano) dove può approfondire i suoi interessi di studio, che spaziano dall'Opera italiana al Cinema Muto. 4


Chiara Opalio, pianoforte Chiara Opalio ha diciannove anni ed è nata a Vittorio Veneto, dove risiede. Ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di tre anni e mezzo con Giulia Linussio, seguendo il metodo Suzuki. Ha proseguito gli studi con Giorgio Lovato fino all’età di undici anni, iscrivendosi poi all’Accademia Pianistica Incontri col Maestro di Imola. Sempre giovanissima, è risultata vincitrice delle più importanti rassegne e concorsi pianistici italiani, tra i quali il Concorso Pianistico Internazionale di Stresa, il Rospigliosi di Lamporecchio (Pistoia), la Coppa Pianisti d’Italia di Osimo, il Città di Albenga, il Città di Cesenatico, il Bach di Sestri Levante, il Clementi di Firenze. Nel 1999 è stata inoltre finalista, premiata con Menzione d’Onore come miglior talento, al Concorso Pianistico Internazionale Czerny di Praga. Nel 2001 ha ottenuto il terzo premio (prima fra i concorrenti italiani) al Primo incontro internazionale giovani pianisti Città di Ostra-Senigallia. Si è esibita come solista e con orchestra nella Sala Puccini del Conservatorio di Milano, al Teatro Olimpico di Vicenza, a Stresa per la Rassegna Musicale Dino Ciani, al Teatro Comunale di Monfalcone, all’Accademia Filarmonica di Roma, al Palazzo Liviano di Padova con l’Orchestra Concentus Musicus Patavinum, a Verona nella Sala Maffeiana, a Sacile nella Fazioli Concert Hall e a Portogruaro nella Chiesa di S. Luigi (nell’ambito delle Rassegne Estive di S. Cecilia). Nel 2005 ha eseguito il Concerto per tre pianoforti e orchestra KV 242 di Mozart al Teatro Dal Verme di Milano con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Nell’aprile 2007 ha partecipato alle Semaines Musicales di Crans-Montana, dove ha suonato in quartetto con Crambes, Michalakakos e Demarquette, e nel giugno dello stesso anno si è esibita alla Sala Dante di La Spezia interpretando il KV 414 di Mozart con l’Orchestra da Camera Mussinelli. Ha anche tenuto una serie di recital in Germania, Svizzera, Francia, Croazia, Slovenia, Inghilterra e nel Principato di Monaco dove ha riportato un lusinghiero e incoraggiante successo di pubblico. Il 20 settembre 2006 si è diplomata al Conservatorio Tartini di Trieste con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale. La settimana successiva è risultata vincitrice del Premio Pianistico Internazionale Stefano Marizza, presieduto da Dario De Rosa che le ha conferito il primo premio «per le eccellenti qualità pianistiche e musicali, di una autentica promessa del pianoforte». Nel marzo 2007 è inoltre risultata vincitrice del Concorso Internazionale di Schio. Ha recentemente partecipato come pianista ospite nella trasmissione Il Pianista di Radio Classica-Milano Finanza. Da diversi anni studia anche violino con Michele Lot, e ha superato l’esame di quinto anno presso il Conservatorio di Castelfranco. Attiva anche nell’ambito della musica da camera, si esibisce in duo con la violinista Corinna Canzian, con la quale ha vinto il Primo premio assoluto al Concorso Internazionale di Schio, il Primo premio al Concorso Nazionale di Musile di Piave e Primo premio al Concorso Riviera della Versilia Daniele Ridolfi.

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Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Teatro Filodrammatici Il Teatro Filodrammatici è una delle più antiche istituzioni teatrali della città di Milano. La struttura originale risale al 1798, progettata dall’architetto neoclassico Luigi Canonica su disegni di Giuseppe Piermarini. Quest’ultimo viene destituito dalla carica di Imperial Regio Architetto proprio nel 1798, dopo aver lasciato alcuni disegni, basati a loro volta su un progetto di Leopoldo Pollack, per un teatro da costruirsi nella chiesa sconsacrata di San Damiano alla Scala. All’ingresso di Napoleone Bonaparte a Milano, nel 1796, erano infatti stati sgomberati diversi locali appartenenti a istituzioni religiose, tra le quali il «Collegio de’ Nobili», fondato da Carlo Borromeo, e gestito dai Padri Barnabiti. Viene così creata la Società del Teatro Patriottico, grazie anche a Giovanni Bernardoni, stampatore di Milano, per diffondere le idee democratiche del nuovo governo. Quando nel 1798 i Barnabiti riprendono possesso del collegio, la società del Teatro Patriottico, grazie all’intervento della Repubblica Cisalpina, del Comune di Milano e di tanti cittadini simpatizzanti, offre l’incarico a Luigi Canonica per la costruzione di un teatro; la sala avrebbe avuto a disposizione circa 1000 posti, divisi in quattro ordini a logge e senza palchi, per rispondere ai principi e all’ideologia democratica del tempo. Nel 1805 il Teatro viene ribattezzato Teatro dei Filodrammatici, assieme alla omonima Accademia, che vede nella sua secolare storia l’avvicendarsi di noti presidenti, soci, insegnanti e attori (tra gli altri Vincenzo Monti, Carlo Porta, Ugo Foscolo, Cesare Beccaria, Giuseppe Giacosa – Giuseppe Verdi fu direttore e maestro di cembalo). Gli spettacoli andavano in scena normalmente il venerdì, giorno di chiusura del Teatro alla Scala. La struttura originale viene sostituita nel 1904 con un edificio dalle forme liberty, dagli architetti Laveni e Avati. Di questa struttura si conserva solo la facciata con decorazioni a intrecci floreali in stucco e ferro tipici dell’epoca, mentre l’interno viene rifatto completamente dall’architetto Luigi Caccia Dominioni negli anni ’60, dopo la parziale distruzione a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. La sala oggi, oltre alla programmazione teatrale rivolta alle opere di drammaturgia contemporanea o a pièces classiche rivisitate in chiave moderna, ospita convegni, conferenze e mostre, finalizzate a tenere attivo e ricco il dibattito culturale della città.

Si ringrazia

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MITO SettembreMusica è un Festival a Impatto Zero® Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 con la creazione e la tutela di foreste in crescita in Costa Rica e contribuisce alla riqualificazione del territorio urbano del Comune di Milano MITO SettembreMusica anche quest’anno rinnova il proprio impegno ambientale al fianco di Lifegate, una scelta che contraddistingue il Festival fin dalla sua nascita. Per la sua quinta edizione MITO SettembreMusica ha deciso di sostenere due interventi di importante valore scientifico e sociale. A Milano, a conferma dello stretto legame con la città, MITO SettembreMusica interviene nel progetto di riqualificazione dei Navigli con la donazione di un albero per ogni giorno del Festival. L’area d’intervento si trova lungo l’Alzaia del Naviglio Grande. L’iniziativa fa parte di un progetto promosso dall’Associazione Amici dei Navigli, in accordo con la Regione Lombardia Assessorato ai Sistemi Verdi e Paesaggio, e prevede la piantumazione sul fronte urbano del Naviglio Grande, da Corsico a Milano fino al Ponte di via Valenza, di filari di alberi di ciliegio. MITO SettembreMusica contribuisce alla creazione e alla tutela di 124.000 metri quadrati di foresta in crescita in Costa Rica, un territorio che si contraddistingue per un’elevata biodiversità, con il 4% di tutte le specie viventi del pianeta, in una superficie pari solo allo 0,01% delle terre emerse. L’attività di deforestazione che ha devastato il territorio negli ultimi 60 anni è stata arginata e grazie a questa inversione di tendenza, il 27% del territorio del Paese è attualmente costituito da aree protette.

In collaborazione con

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Disegniamo... la musica! Un’iniziativa di MITO Educational «Qual è la fiaba musicale che vi piace di più? Avete visto un bel concerto o uno spettacolo, suonate uno strumento o cantate in un coro? Raccontateci le vostre esperienze con tutta la vostra fantasia e creatività». Più di trecento bambini dell’età tra i 4 e gli 11 anni hanno risposto a questo appello del Festival MITO SettembreMusica inviando i loro disegni. Guidati dalle maestre nelle scuole elementari, in modo del tutto autonomo o assieme ai loro genitori, hanno raccontato, in una serie di disegni pieni di fantasia e di colori, la loro curiosità per la musica, le proprie esperienze di piccoli spettatori, un concerto o uno spettacolo particolarmente bello e il piacere di imparare a suonare uno strumento. In ogni programma di sala MITO SettembreMusica propone uno dei disegni pervenuti al Festival.

Questo disegno è stato inviato da Fabiana, 9 anni

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MITO SettembreMusica Promosso da Città di Milano Giuliano Pisapia Sindaco

Città di Torino Piero Fassino Sindaco

Stefano Boeri Assessore alla Cultura, Expo, Moda e Design

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione

Comitato di coordinamento Presidente Francesco Micheli Presidente Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Vicepresidente Angelo Chianale Presidente Fondazione per le Attività Musicali Torino

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura Direttore Settore Spettacolo

Anna Martina Direttore Divisione Cultura, Comunicazione e Promozione della Città Angela La Rotella Dirigente Settore Spettacolo, Manifestazione e Formazione Culturale Enzo Restagno Direttore artistico

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore generale

Realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli / Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli / Ermanno Olmi / Sandro Parenzo Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro / Davide Rampello / Massimo Vitta Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Francesca Colombo / Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerreri / Marco Giulio Luigi Sabatini / Eugenio Romita Organizzazione Francesca Colombo Segretario generale, Coordinatore artistico Stefania Brucini Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo Responsabile produzione Federica Michelini Assistente Segretario generale, Responsabile partner e sponsor Luisella Molina Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes Responsabile comunicazione

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I concerti di domani e dopodomani Giovedì 8.IX ore 13 Piazza Mercanti Break in jazz Young talents Dino Rubino Trio Dino Rubino, tromba e pianoforte Paolino Dalla Porta, contrabbasso Stefano Bagnoli, batteria Ingresso gratuito

Venerdì 9.IX jazz

ore 15 classica Duomo di Milano Franz Liszt organista e trascrittore di Johann Sebastian Bach, Richard Wagner, Giuseppe Verdi, Otto Nicolai Emanuele Carlo Vianelli, organista titolare ai grandi organi del Duomo di Milano Ingresso libero

dalle15 alle 18 contemporanea/classica Museo del Novecento Concerto Promenade Roberto Giaccaglia, fagotto Floriano Rosini, trombone Ruggero Laganà, clavicembalo Sentieri Selvaggi Paola Fré, flauto Mirco Ghirardini, clarinetto Piercarlo Sacco, violino Elena Gorna, arpa Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

classica ore 21 Teatro degli Arcimboldi Quattro concerti per pianoforte e orchestra Ravel, Mozart, Fazil Say, Gershwin Prague Philharmonia Han Latham-Koenig, direttore Fazil Say, pianoforte Posti numerati e 15, e 25, e 35 Sconto MITO e 12, e 20, e 28

ore 21 classica Auditorium San Fedele Arnold Schönberg Lorna Windsor, direttore Alfonso Alberti, pianoforte Quartetto di Cremona Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, violini Simone Gramaglia, viola Giovanni Scaglione, violoncello Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti ore 21 classica Conservatorio di Milano, Sala Verdi The Baltic Voyage Baltic Youth Philharmonic Kristjan Jarvi, direttore Posto unico numerato e 20 ore 22 La Salumeria della Musica ‘Sassy’ a tribute to the ‘Divine One’ The Sarah Vaughan Project Joyce E. Yuille 4tet Joyce E. Yuille, voce Stefano Calzolari, pianoforte Marco Vaggi, contrabbasso Tony Arco, batteria Special Guest Sandro Gibellini, chitarra Ingressi e 10

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classica ore 21 Settimo Torinese Polo Industriale Pirelli Milhaud, Stravinsky, Honegger, Manuel De Falla Orchestra I Pomeriggi Musicali Luca Pfaff, direttore Con un’introduzioni di Antonio Calabrò, Direttore Fondazione Pirelli Ingresso gratuito ore 22 jazz Blue Note Michele Di Toro Solo, Duet & Trio Musiche di Michele Di Toro, Duke Ellington, Mark Feldman, Stephane Grappelli, Thelonious Monk, Django Reinhardt, Billy Strayhorn Michele Di Toro, pianoforte Davide Laura, violino Attilio Zanchi, contrabbasso Ingressi e 10

www.mitosettembremusica.it Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Anne Lheritier, Ciro Toscano 12


-4 Milano Torino unite per l’Expo 2015

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