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Milano Teatro alla Scala

Orchestra Filarmonica della Scala Daniel Barenboim pianoforte e direttore

Domenica 4.IX.11 ore 21

Rossini Mozart Beethoven

째 1

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 03_ 22 settembre 2011 Quinta edizione


3 settembre UniversitĂ  degli Studi di Milano Aula Magna ore 16 Educational Incontro con Daniel Barenboim Partecipa Carla Moreni Coordina Francesca Colombo

In collaborazione con UniversitĂ  degli Studi di Milano


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Gioachino Rossini (1792-1868) Sinfonia da Semiramide (1823)

12 min. ca

Allegro vivace Andantino Allegro

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Concerto per pianoforte e orchestra n. 26 in re magg. KV 537 Incoronazione (1788)

28 min. ca

Allegro Larghetto Allegretto (in forma di Rondò)

Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sinfonia n. 3 in mi bemolle magg. op. 55 Eroica (1804) 47 min. ca Allegro con brio Marcia funebre-Adagio assai Finale-Allegro molto

Filarmonica della Scala Daniel Barenboim, pianoforte e direttore

In collaborazione con Filarmonica della Scala Teatro alla Scala 3


Tra Classicismo e Restaurazione Gioachino Rossini non avrebbe sicuramente immaginato che la fama di una tra le sue opere più raffinate e complesse si sarebbe appoggiata, un giorno, quasi esclusivamente su una sola pagina, la sinfonia che le fa da introduzione. Semiramide, l’opera che corona l’ultima stagione italiana di Rossini (il suo testamento estetico, le cui perfette proporzioni ne fanno l’idealizzazione astratta del modello dell’opera seria italiana), oggi è merce rara sul palcoscenico dei teatri di tutto il mondo; la sua brillante e sontuosa sinfonia, invece, gode da sempre di un’ampia, meritata popolarità. Al grande impegno compositivo profuso nell’opera con cui Rossini, nel 1823, avrebbe dato l’addio all’Italia, corrisponde una sinfonia dalle dimensioni più ampie e dalla scrittura più ricca del solito. L’impianto formale è improntato all’abituale chiarezza cristallina: come nella più classica delle sinfonie d’opera rossiniane, quella della Semiramide è articolata secondo uno schema bipartito, che prevede un’introduzione e un movimento veloce in forma sonata. Ma l’introduzione, qui, è straordinariamente ampia e articolata: attacca con un incalzante crescendo (Allegro vivace), basato su un brevissimo inciso melodico, che sfocia in un suggestivo corale di corni e fagotti (Andantino) e in una lunga serie di enfatiche esplosioni orchestrali. Poi, finalmente, prende il via il movimento veloce (Allegro) in forma sonata, come di prammatica basato su due temi ben differenziati, con una sezione di sviluppo ridotta all’osso, con un ampio e trascinante crescendo al seguito del secondo tema. Pur adottando uno schema formale rigoroso, la sinfonia della Semiramide non è una pagina strumentale del tutto indipendente dall’opera, dal momento che tutti i temi utilizzati intervengono poi in momenti salienti del dramma. L’Andantino con l’assolo di corni e fagotti, per fare un esempio, introduce il recitativo di Semiramide nel finale del primo atto, in cui la regina esorta gli astanti a prestarle obbedienza, e poi ancora nella scena del giuramento, connotato da un’aura di sublime sacralità. La sinfonia prefigura dunque in miniatura l’opera intera, con la sua varietà di atmosfere emotive e situazioni drammatiche. E sembra adempiere perfettamente al compito che Richard Wagner, anni più tardi, assegnerà alla sinfonia d’opera: «ridare coi mezzi della musica indipendente l’idea caratteristica del dramma e far presagire la soluzione del quesito proposto dall’azione scenica. Per far ciò il musicista procederà molto bene se tesserà nei motivi caratteristici della sua ouverture certi ritmi o melodie che diventeranno importanti nell’azione drammatica stessa». All’inizio degli anni Ottanta del Settecento Mozart frequenta assiduamente il genere del concerto per pianoforte e orchestra: tra il 1782 e il 1786 scrive ben quindici concerti, che esegue con successo nelle stagioni pubbliche viennesi. Ed è proprio questo genere che dà un contributo decisivo alla sua affermazione come compositore presso il pubblico della capitale asburgica. Nel giro di pochi anni, tuttavia, il rapporto con i viennesi si incrina, acuendo l’isolamento del salisburghese; il concerto per pianoforte e orchestra diviene, allora, un genere sempre meno praticato, sino al completo abbandono. E nei pochi casi in cui vi fa ritorno, Mozart sembra imboccare strade nuove. Il Concerto in re maggiore KV 537 è il penultimo del genere composto da Mozart. Fu eseguito alla corte di Dresda il 14 aprile 1789, poi a Francoforte il 15 ottobre 1790; questa seconda esecuzione avvenne nell’ambito di un’accademia organizzata da Mozart, a proprie spese, per festeggiare l’incoronazione imperiale di Leopoldo II. A quella circostanza è dovuta la denominazione di Krönungskonzert (Concerto dell’incoronazione). Nel contesto dei concerti per pianoforte mozartiani, il KV 537 mostra un carattere spiccatamente originale. Da una parte l’abbondanza di idee, il fluire libero e ininterrotto di nuovi spunti tematici, la ricerca dei contrasti e il rilievo 4


virtuosistico conferiscono al Concerto quella caratteristica ‘monumentalità’ che è già implicita nel nome; dall’altra queste caratteristiche ne allentano la coerenza interna, il rigore costruttivo, facendone un’opera già proiettata verso il Romanticismo. Si ascolti, per fare un esempio, lo sviluppo del primo movimento: la felice invenzione melodica, la cantabilità pervasiva ne allentano i legami con l’esposizione, facendone quasi un divagazione anziché il terreno privilegiato di una rigorosa elaborazione tematica. Ma è lo stesso trattamento dello strumento solista a suggerire singolari affinità con la letteratura romantica. Mozart è lontanissimo dalla sperimentazione tecnica, dal virtuosismo spinto di un Clementi (la cui lezione sarà invece fondamentale per Beethoven): nel pianoforte cerca le sonorità più seducenti, sfruttando tutte le caratteristiche del nuovo strumento per rivestire le sue splendide idee musicali, alla ricerca di nuove, affascinanti suggestioni poetiche. Quando l’eco della Rivoluzione francese giungeva sulle rive del Reno, scuotendo ciò che restava degli antichi regimi feudali tedeschi, Beethoven si trovava a Bonn, alle dipendenze del principe elettore. La ventata rivoluzionaria rafforzava le idee e il fervente entusiasmo repubblicano che il compositore aveva sempre professato; gli ideali di giu­stizia, di libertà e di fratellanza universale irradiati dalla Rivolu­zione in tutt’Europa si incarnavano, per Beethoven, nella figura di Napoleone, per cui provava un’ammirazione incondizionata. Fu così che maturò l’idea – forse suggeritagli dal giovane generale Bernadotte, ambasciatore della Repubblica francese a Vienna – di dedicare una sinfonia al generale corso. I primi schizzi del terzo lavoro sinfonico beethoveniano risalgono al 1801. Dopo una lunga e sofferta gestazione, della quale restano numerose tracce nei quaderni di appunti, la Sinfonia (sulla cui parti­tura figurava il titolo «Sinfonia grande, intitolata Bonaparte») fu terminata ai primi del 1804. Poco prima che il manoscritto, pronto per la stampa, fosse invia­to a Parigi, Beethoven fu raggiunto dalla notizia che Napoleone si era proclamato imperatore. Si infuriò allora terribil­mente per quello che considerava un inaccettabile tradimento morale, dettato da meschine ambizioni personali, e lacerò il frontespizio della partitura con la dedica al generale francese. Profondamente deluso da un atto che calpestava i diritti afferma­ti dalla Rivoluzione, Beethoven pubblicò la Sinfonia, due anni più tardi, con un titolo nuovo, dal quale è eliminato l’esplicito riferimento a Napoleone: «Sinfonia eroica, composta per festeggiare il sovveni­re di un grand’uomo». L’Eroica segna un punto di volta nella parabola crea­tiva beethoveniana. Per la prima volta il compositore carica il linguaggio sinfonico di significati simbolici inediti, squarciando il velo di un universo espressivo che era ancora precluso al sinfonismo della sua epoca e alle stesse sinfonie che Beethoven aveva composto sino a quel momento. Colpiscono, innanzitutto, la ricchezza della fantasia e l’am­piezza delle proporzioni formali: l’espansione delle idee musicali, che provoca una poderosa dilatazione delle forme tradizionali, comporta la proliferazione di numerose idee secondarie, che vengono sviluppate sino a far assumere ai movimenti proporzioni insolitamente ampie, e a conferire alla Sinfonia un carattere monumentale. All’ampliamento delle dimensioni formali corrisponde l’allarga­mento dell’orizzonte sinfonico: l’Eroica fonde in sé elementi disparati e tradizionalmente estranei al genere, come il contrappunto severo nei frequenti episodi fugati o spunti ‘teatrali’ (le fanfare dei fiati, gli inni patriottici, la marcia funebre, il cui luogo deputato non è la sinfonia ma l’opera in musica) nei quali i contemporanei riconoscevano certamente la voce marziale degli eserciti rivoluzionari francesi. La Sinfonia è dominata da un’idea poetica, che non è possibile tradurre semplicemente in un’azione o in un programma: si tratta della celebrazione dell’eroismo quale suprema virtù morale, capace di innalzare l’umanità sino alla sfera del divino. Emblema di tale eroismo è il Prometeo goethiano, il 5


titano che osa ribellarsi agli dei rubando loro il fuoco. L’idea beethoveniana è profonda­mente radicata nel suo tempo, ovvero nella concezione spirituale dell’eroismo che ritroviamo nei filosofi e nei poeti di fine Set­tecento: Kant, Goethe, Schiller, Herder. È un eroismo che si manifesta nella lotta per un ideale etico, nella rivolta contro il destino, nell’affermazione dell’energia vitale sulle forze della distruzione e sulla morte. La traduzione di questo dramma umano in un vasto affresco sin­fonico era una novità assoluta: grazie all’alto spessore simbolico della sua musica, Beethoven apparve al suo tempo come l’uomo in grado di interpretare i sentimenti e le aspirazio­ni condivisi da tutta l’umanità. Claudio Toscani*

*Ama la musica e le montagne. Nel tempo libero prepara edizioni critiche e insegna Filologia musicale e Storia del melodramma all’Università degli Studi di Milano. 6


Daniel Barenboim, direttore Nato a Buenos Aires nel 1942, a cinque anni riceve dalla madre le prime lezioni di pianoforte, per poi proseguire gli studi musicali col padre, che sarà il suo unico insegnante. A sette anni dà il primo concerto ufficiale nella sua città natale. Nel 1952 si trasferisce con la famiglia in Israele. A undici anni è a Salisburgo per partecipare alle masterclass di Igor Markevitch. Durante l’estate del 1954 incontra Wilhelm Furtwängler e suona per lui. Il grande direttore scriverà: «Il ragazzo Barenboim, all’età di 11 anni, è un fenomeno...». Nei due anni successivi studia armonia e composizione con Nadia Boulanger a Parigi. A dieci anni debutta come pianista a Vienna e a Roma, poi a Parigi nel 1955, a Londra nel 1956, e a New York nel 1957 sotto la direzione di Leopold Stokowski. Da allora compie regolari tournée in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, in Australia e in Estremo Oriente. Nel 1954 inizia a incidere i primi dischi come pianista. Negli anni Sessanta registra i Concerti per pianoforte di Beethoven con Otto Klemperer, quelli di Brahms con John Barbirolli, nonché tutti quelli di Mozart con la English Chamber Orchestra nel doppio ruolo di pianista e direttore. Dopo il suo debutto come direttore nel 1967 con la Philharmonia Orchestra di Londra, viene invitato da tutte le orchestre sinfoniche d’Europa e d’America. Fra il 1975 e il 1989 è Direttore musicale dell’Orchestre de Paris e manifesta il suo interesse per la musica contemporanea dirigendo, fra l’altro, composizioni di Lutoslawski, Berio, Boulez, Henze, Dutilleux e Takemitsu. Debutta in campo operistico al Festival di Edimburgo nel 1973 con Don Giovanni di Mozart, e nel 1981 a Bayreuth, dove si esibisce regolarmente per diciotto anni fino al 1999, dirigendo Tristan und Isolde, Der Ring des Nibelungen, Parsifal e Die Meistersinger von Nürnberg. Dal 1991 al giugno 2006 è stato Direttore principale della Chicago Symphony Orchestra. Nel 2006 i musicisti di quest’ultima l’hanno nominato Direttore Onorario a vita. Con la Staatskapelle ha lavorato a grandi cicli del repertorio operistico e sinfonico. Accanto al grande repertorio classico-romantico, con la Staatskapelle, si dedica sempre più alla musica contemporanea. Nel 1999 assieme all’intellettuale palestinese Edward Said, scrittore e professore di letteratura comparata, fonda il workshop West-Eastern Divan che ogni estate invita giovani musicisti d’Israele e dei Paesi arabi a lavorare insieme in orchestra. Attraverso esperienze musicali condivise, il workshop intende creare un dialogo tra le diverse culture del Vicino Oriente. Da qualche tempo Barenboim ha avviato un progetto per l’educazione musicale nei territori palestinesi che comprende la fondazione di un asilo musicale e l’istituzione di un’orchestra giovanile palestinese. Nell’estate 2005 la West-Eastern Divan Orchestra ha tenuto a Ramallah (Palestina) un concerto di significato storico. Ha ricevuto numerosi premi e alte onorificenze: il Toleranzpreis della Evangelische Akademie Tutzing, il Großes Verdienstkreuz mit Stern della Repubblica Federale Tedesca, la Medaglia Buber-Rosenzweig, il Premio per le Arti della Knesset israeliana. È stato inoltre insignito del Kulturgroschen, massimo riconoscimento del Kulturrat tedesco. Di recente è stato nominato Ambasciatore delle Nazioni Unite per la Pace dal Segretario Generale Ban Ki Moon. A partire dalla stagione 2007-08 ha avviato una stretta collaborazione con il Teatro alla Scala in qualità di ‘Maestro scaligero’: dirigerà regolarmente opere e concerti sinfonici, oltre a suonare in concerti da camera. Ha pubblicato vari libri, tra i quali A Life in Music (Una vita nella musica), Paralleli e paradossi. Pensieri sulla musica, la politica, la società (Parallels and Paradoxes: Explorations in Music and Society), scritto in collaborazione con Edward Said, La musica sveglia il tempo (Music Quickens Time), sull’estetica e sulla democrazia della musica e nel dicembre 2008 Dialoghi su musica e teatro: Tristano e Isotta, con il regista Patrice Chéreau. 7


Orchestra Filarmonica della Scala La Filarmonica della Scala è una compagine indipendente fondata nel 1982 da Claudio Abbado insieme ai musicisti scaligeri con l’obiettivo di sviluppare il repertorio sinfonico nel contesto della grande tradizione operistica del Teatro. La Filarmonica realizza una autonoma stagione di concerti e la stagione sinfonica del Teatro in base ad accordi sanciti da una convenzione con il Teatro alla Scala. La Filarmonica ha instaurato rapporti di collaborazione con i maggiori direttori della scena internazionale: sin dalle prime stagioni ha affiancato Abbado, Carlo Maria Giulini, Georges Prêtre, Lorin Maazel e Wolfgang Sawallisch. Riccardo Muti ne ha assunto il ruolo di Direttore principale dal 1987 al 2005, offrendo un decisivo contributo alla crescita artistica dell’orchestra. La stagione del trentennale sarà inaugurata da Daniel Barenboim, che nella stessa stagione dirigerà l’orchestra anche in un secondo concerto, poi in tournée in Francia e Germania e in due grandi cicli per il teatro alla Scala. Tra i maestri che hanno contribuito alla crescita artistica della Filarmonica ricordiamo Leonard Bernstein, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, James Conlon, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös, Christoph Eschenbach, John Eliot Gardiner, Daniele Gatti, Daniel Harding, Philippe Jordan, Zubin Mehta, Seiji Ozawa, Gennadij Roždestvenskij, Esa-Pekka Salonen, Giuseppe Sinopoli, Yuri Temirkanov, Franz Welser–Möst. Oltre ai concerti al Teatro alla Scala, la Filarmonica ha realizzato numerose tournée, che hanno complessivamente superato i 450 concerti fuori sede dalla fondazione. Le prime tournée internazionali sono guidate da Carlo Maria Giulini; con Riccardo Muti la Filarmonica suona ai Festival di Salisburgo e di Lucerna e in tutte le capitali musicali dell’Europa e dell’Asia. Tra gli impegni più rilevanti delle recenti stagioni ricordiamo il debutto negli Stati Uniti con Riccardo Chailly nel 2007 e in Cina con Myung-Whun Chung nel 2008, anno che segna anche il ritorno dell’orchestra al Musikverein di Vienna con Daniele Gatti. Nel corso del 2009 la Filarmonica debutta alla Philharmonie di Berlino con Daniel Barenboim e realizza tournée europee con lo stesso Barenboim e Myung-Whun Chung, oltre a tornare a Parigi con Pierre Boulez e Maurizio Pollini. Gli impegni del 2010 includono il ritorno in Asia con Semyon Bychkov in occasione dell’Expo di Shanghai ed a Berlino con Diego Matheuz, mentre nel 2011 l’orchestra tocca Spagna, Grecia, Germania e Lussemburgo con Semyon Bychkov e Serbia, Slovenia, Repubblica Ceca e Germania con Daniel Harding. Nel 2012 l’orchestra sarà tra l’altro a Parigi e Berlino con Daniel Barenboim, a Dresda e a Bonn con Daniel Harding e a San Pietroburgo con Valery Gergiev. La Filarmonica ha commissionato nuove composizioni a Giorgio Battistelli, Carlo Boccadoro, Azio Corghi, Luis de Pablo, Pascal Dusapin, Peter Eötvös, Ivan Fedele, Matteo Franceschini, Luca Francesconi, Salvatore Sciarrino, Giovanni Sollima e Fabio Vacchi. Impegnata nella diffusione della musica presso le nuove generazioni, l’orchestra apre alle scuole le prove di tutti i concerti della stagione. È al fianco delle principali istituzioni scientifiche e associazioni di volontariato della città di Milano, per le quali realizza prove aperte e concerti dedicati. È regolarmente impegnata per il festival MITO SettembreMusica in concerti che hanno avvicinato un vastissimo pubblico alla musica sinfonica. La Filarmonica ha realizzato una consistente produzione discografica per Sony, Decca e Emi. Di particolare rilievo sono le Sinfonie di Beethoven con Carlo Maria Giulini, le Cantate di Rossini con Riccardo Chailly e l’integrale sinfonica beethoveniana diretta da Riccardo Muti. I concerti della Stagione della Filarmonica sono regolarmente trasmessi in differita televisiva da Rai3, in diretta radiofonica da Radio3 e su medici.tv. L’attività della Filarmonica della Scala non attinge a fondi pubblici ed è sostenuta da UniCredit, main partner istituzionale dell’Orchestra.

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Orchestra della Scala

Violini primi

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Violini secondi

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Viole

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Violoncelli

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Contrabbassi

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Flauti/Ott./Flauto solista

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Oboi/Cr. Inglese

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(+ cr ingl)

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Clarinetti/Clarinetto Basso

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Teatro alla Scala Nel 1776 un incendio distrusse il Teatro Regio Ducale e Maria Teresa d’Austria decise di affidare a Giuseppe Piermarini, «imperial regio architetto» e titolare della cattedra di architettura presso la neoistituita Accademia di Brera, la realizzazione di un nuovo teatro. Il suo nome deriva dal luogo di edificazione: per far posto al nuovo edificio venne demolita la chiesa medievale di Santa Maria della Scala, voluta nel 1381 da Beatrice della Scala, moglie di Bernabò Visconti. Le spese di costruzione furono sostenute dai possessori dei palchi del vecchio teatro, in cambio del rinnovo della proprietà. La nuova fabbrica venne inaugurata due anni dopo, il 3 agosto 1778, con l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri. L’esterno dell’edificio esemplifica alla perfezione lo stile neoclassico del Piermarini, che rievoca in parte l’aspetto di un palazzo rinascimentale, ispirandosi altresì alla Reggia di Caserta del Vanvitelli, suo maestro. All’ordine inferiore a bugnato liscio animato dal portico a tre arcate – nato come galleria delle carrozze – cede il passo quello centrale, scandito da colonne binate e da finestre coronate da timpani; tra i capitelli, sormontati dalla trabeazione, si inseriscono illusionistici festoni; segue il mezzanino, che ripropone in forme più semplici un analogo andamento; il rilievo sul timpano (la terminazione triangolare del tetto, ispirata all’architettura classica) raffigura il Carro di Apollo, protettore delle muse. In origine l’edificio sorgeva tra una stretta cortina di case – la piazza fu aperta soltanto nel 1858 – e la facciata era stata studiata dal Piermarini per essere vista di scorcio, con un effetto che tendeva ad annullare la presenza del mezzanino. Nello stesso secolo il teatro subì una ristrutturazione ad opera del celebre scenografo Alessandro Sanquirico, il quale aggiunse nel 1830 i due corpi laterali a terrazza e arricchì la decorazione dell’interno, disegnando anche il grandioso lampadario. La platea, dalla pianta a ferro di cavallo caratteristica dei teatri all’italiana, è affiancata da quattro ordini di palchi e due gallerie; di fronte al palcoscenico si apre il palco reale. Nella storia recente del teatro si segnalano due avvenimenti: sventrato dai bombardamenti del 1943, fu ricostruito entro il 1946; tra il 2001 e il 2004 è stato inoltre oggetto di un approfondito restauro e di un intervento dell’architetto svizzero Mario Botta, che vi ha aggiunto due nuovi corpi destinati a ospitare strutture di servizio e a potenziare la torre scenica; Botta ha anche ingrandito il palcoscenico, dotato oggi di una forma a elle, che ne ha permesso una notevole espansione.

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Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Il Teatro Ponchielli di Cremona L’edificio attuale sede del Teatro Amilcare Ponchielli è il frutto di una serie di ricostruzioni, rimaneggiamenti, modifiche e restauri durati ormai più di due secoli. Nel 1747 la nobiltà cittadina decise di dotare Cremona di un unico teatro che avrebbe sostituito le varie sale, per lo più provvisorie, che erano di volta in volta adibite a palcoscenici. L’architetto incaricato per i lavori fu ricercato nella cerchia dei famosi Bibiena; la scelta ricadde su un cremonese, Giovanni Battista Zaist. Quando nel 1785 l’edificio fu acquistato dalla Società dei Palchettisti, quello che fino ad allora era conosciuto come Teatro Nazari (dal nome del precedente proprietario), cambiò nome in Teatro della Società o Teatro della Nobile Associazione. La costruzione, in legno, fu distrutta da un incendio nel 1806; venne decisa però la sua immediata ricostruzione. L’architetto prescelto era uno dei più famosi esperti in costruzioni d’ambito teatrale dell’epoca, Luigi Canonica, discepolo del notissimo Piermarini. Il nuovo edificio aveva una sala ‘a ferro di cavallo’, galleria e palchi suddivisi in quattro ordini. Questo nuovo teatro assunse il nome di Teatro della Concordia. Il nome attuale Amilcare Ponchielli (il maggior operista cremonese) fu aggiunto solo agli inizi del nostro secolo. Successivamente il palcoscenico venne ulteriormente allungato e questa miglioria rende il Ponchielli uno dei maggiori teatri italiani. Nel 1824 un nuovo incendio distrusse, questa volta per fortuna solo parzialmente, l’edificio. La ricostruzione, avvenuta in tempi rapidissimi, fu opera di Luigi Voghera e Faustino Rodi. Nel 1986 il Comune di Cremona ne acquistò la proprietà, dando così il via a radicali interventi di restauro, ammodernamento e adeguamento tecnologico. L’acquisizione da parte del Comune non solo ha dato inizio ad un importante progetto di valorizzazione e di restauro ma l’attenzione si è da subito rivolta anche al lato più prettamente artistico, attraverso un attento piano di riqualificazione. Il Teatro di Cremona oggi può così vantarsi di avere una delle più poliedriche stagioni artistiche, variando dalla prosa alla lirica, dalla concertistica alla danza, passando attraverso festival internazionali e manifestazioni dedicate alla gioventù cittadina.

Si ringrazia

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MITO SettembreMusica è un Festival a Impatto Zero® Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 con la creazione e tutela di foreste in crescita in Costa Rica e con la piantumazione lungo il Naviglio Grande del Comune di Milano MITO SettembreMusica anche quest’anno rinnova il proprio impegno ambientale al fianco di Lifegate, una scelta che contraddistingue il Festival fin dalla sua nascita. Per la sua quinta edizione MITO SettembreMusica ha deciso di sostenere due interventi di importante valore scientifico e sociale. A Milano, a conferma dello stretto legame con la città, MITO SettembreMusica interviene nel progetto di riqualificazione dei Navigli con la donazione di un albero per ogni giorno del Festival. L’area d’intervento si trova lungo l’Alzaia del Naviglio Grande. L’iniziativa fa parte di un progetto promosso dall’Associazione Amici dei Navigli, in accordo con la Regione Lombardia Assessorato ai Sistemi Verdi e Paesaggio, ed è finalizzato alla riqualificazione del fronte urbano del Naviglio Grande, da Corsico a Milano fino al Ponte di via Valenza, con filari di alberi di ciliegio. MITO SettembreMusica contribuisce alla creazione e alla tutela di 124.000 metri quadrati di foresta in crescita in Costa Rica, un territorio che si contraddistingue per un’elevata biodiversità, con il 4% di tutte le specie viventi del pianeta, in una superficie pari solo allo 0,01% delle terre emerse. L’attività di deforestazione che ha devastato il territorio negli ultimi 60 anni è stata arginata e grazie a questa inversione di tendenza, il 27% del territorio del Paese è attualmente costituito da aree protette.

In collaborazione con

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Disegniamo... la musica! Un’iniziativa di MITO Educational «Qual è la fiaba musicale che vi piace di più? Avete visto un bel concerto o uno spettacolo, suonate uno strumento o cantate in un coro? Raccontateci le vostre esperienze con tutta la vostra fantasia e creatività». Più di trecento bambini dell’età tra i 4 e gli 11 anni hanno risposto a questo appello del Festival MITO SettembreMusica inviando i loro disegni. Guidati dalle maestre nelle scuole elementari, in modo del tutto autonomo o assieme ai loro genitori, hanno raccontato, in una serie di disegni pieni di fantasia e di colori, la loro curiosità per la musica, le proprie esperienze di piccoli spettatori, un concerto o uno spettacolo particolarmente bello e il piacere di imparare a suonare uno strumento. In ogni programma di sala MITO SettembreMusica propone uno dei disegni pervenuti al Festival.

Questo disegno è stato inviato da Silvia, 9 anni

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Festival MITO SettembreMusica dal 3 al 22 settembre 2011

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L’UNICO MODO PER SCOPRIRE I SEGRETI DEI GRANDI CHEF È SEDERSI A TAVOLA CON LORO. VI ACCORGERESTE CHE C’È UNA COSA CHE NON MANCA MAI, ANZI DUE. SULLE MIGLIORI TAVOLE DEL MONDO


MITO SettembreMusica Promosso da Città di Milano Giuliano Pisapia Sindaco

Città di Torino Piero Fassino Sindaco

Stefano Boeri Assessore alla Cultura

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura e al 150° dell’Unità d’Italia

Comitato di coordinamento Presidente Francesco Micheli Presidente Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Vicepresidente Angelo Chianale Presidente Fondazione per le Attività Musicali Torino

Massimo Accarisi Direttore Centrale Cultura

Anna Martina Direttore Divisione Cultura, Comunicazione e promozione della Città

Giulia Amato Direttore Settore Spettacolo

Angela La Rotella Dirigente Settore Spettacolo, Manifestazione e Formazione Culturale Enzo Restagno Direttore artistico

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore generale

Realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli / Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli / Ermanno Olmi / Sandro Parenzo Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro / Davide Rampello / Massimo Vitta Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Francesca Colombo / Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerreri / Marco Giulio Luigi Sabatini / Eugenio Romita Organizzazione Francesca Colombo Segretario generale, Coordinatore artistico Stefania Brucini Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo Responsabile produzione Federica Michelini Assistente Segretario generale, Responsabile partner e sponsor Luisella Molina Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes Responsabile comunicazione

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I concerti di domani e dopodomani Lunedì 5.IX

Martedì 6.IX

ore 16 antica Chiesa di San Francesco di Paola Italia Mia Petrarca, il madrigale e l’identità culturale italiana Musiche di Philippe Verdelot, Cipriano de Rore, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Jacob Arcadelt, Luca Marenzio, Philippe de Monte, Giaches de Wert, Orlando di Lasso, Orazio Vecchi La compagnia del madrigale Ingresso libero fino a esaurimento posti

ore 17 contemporanea Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare Viaggio in Italia Nuovo canzoniere italiano Alda Caiello, soprano Maria Grazia Bellocchio, pianoforte Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

ore 18 classica Teatro Filodrammatici Caro Liszt, altri 200 di questi anni Fryderyk Chopin, Franz Liszt, Robert Schumann Gianluca Cascioli, pianoforte Posto unico numerato e 5 ore 21 contemporanea Teatro Dal Verme Prime esecuzioni assolute per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia Louis Andriessen, Harrison Birtwistle, Matteo Franceschini, Fabio Vacchi London Sinfonietta David Atherton, direttore Monica Germino, violino ingresso gratuito ore 21 musica popolare Piccolo Teatro Strehler Le canzoni della mala Ornella Vanoni, Peppe Servillo con Federico Odling, Natalio Mangalavite Giuseppe Ragazzini, animazioni pittoriche Posti numerati e 20, e 30 ore 21 Mantova Teatro Bibiena D’Amore & di Guerra Madrigali dal VII e VIII libro di Claudio Monteverdi Accademia d’Arcadia Ingresso gratuito

ore 18 classica Teatro Filodrammatici Caro Liszt, altri 200 di questi anni Franz Liszt, Modest Mussorgskij André Gallo, pianoforte Posto unico numerato e 5 ore 21 classica Conservatorio di Milano, Sala Verdi Dalla Russia con amore Sergej Prokof’ev, Sergej Rachmaninov, Pëtr Il’icˇ Cˇajkovskij Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo Yuri Temirkanov, direttore Nikolai Lugansky, pianoforte Posti numerati e 25, e 35 Sconto MITO e 20, e 28 ore 22 musica popolare Teatro Martinitt Azulejos. Come il mare negli occhi Franca Masu, voce Mark Harris, pianoforte Salvatore Maltana, contrabbasso Fausto Beccalossi, accordeon Roger Soler, percussioni Posto unico numerato e 5

antica

www.mitosettembremusica.it Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Anne Lheritier, Ciro Toscano 26


-4 Milano Torino unite per l’Expo 2015


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