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ultimi tempi della guerra sentivamo gli aerei e correvamo nei rifugi, i fossi erano sotto la collina, li avevamo scavati noi, ci stavano dentro una cinquantina di persone. Con mia suocera abbiamo lasciato la casa perché ci avevano detto che stavano arrivando i soldati, allora abbiamo ammazzato il maiale anche se era agosto, pur di non lasciarlo ai tedeschi. Lei ha messo el distrutt [lo strutto] in una damigiana, e dentro ci ha messo i fegatelli, per conservarli; ha preso un po’ di vino che era rimasto nelle botti, l’olio, la farina, ha caricato tutto sul biroccio, e siamo partiti, lei a cavallo e noi a piedi. Io ho preso anche la dote... quel poco che avevo, perché quando mi sono sposata avevo fatto sei paia di lenzuola e sei asciugamani che poi ho dovuto dividere con mia sorella, ci siamo sposate lo stesso giorno. Come quasi tutte le ragazze di campagna, Ione aveva tessuto e ricamato da sé la propria dote: seminavamo il lino, poi in inverno lo filavamo, avevamo il telaio. I materassi erano imbottiti con le foj de formenton [le foglie del granturco], io avevo solo l’armadio per arredare la camera da letto. E il vestito? Il vestito me lo aveva fatto una sarta di Monteciccardo, perché usava che fosse il marito a regalarlo alla moglie. La stoffa l’avevo presa a Montefelcino, era un tailleur grigio, costava 90 lire. E avete fatto festa, quando sono tornati Guido e i fratelli? Ma che festa, non usava. Quando mi sono sposata mio padre ha ammazzato il maiale, e mia nonna a Monte Santa Maria ha preparato i quadretti in brodo. Magari la

domenica mia suocera ammazzava un’oca o un coniglio, i dolci no, non eravamo brave a farli, non eravamo abituati, giusto il ciambellone o le cresciole. Interviene Vera, anche lei ha un passato di cuoca, e aggiunge un dettaglio del dopoguerra: ricordo che si faceva la pizza con lo zucchero, invece che con il sale, si cuoceva la pasta del pane, e si guarniva con l’olio e lo zucchero. è ancora Vera a chiedere alla madre: ma avete chiuso le porte quando siete sfollati? Risposta: E co’ c’era da chiuda? [Cosa c’era da chiudere?]. (Il cinefilo non può non andare con la mente a Via col vento, a Rossella O’Hara che, in fuga dalla città assediata di Atlanta, vuole chiudere fuori i nordisti prima di salire sul carro dove l’esangue Melania giace con il figlio appena nato, scatenando l’ilarità di Rhett Butler). La casa dei Pompea, comunque, non subì danni né furti. Con la stessa ironia Ione parla della situazione attuale: la crisi? Oggi siamo dei signori, al confronto. Quando io e Guido e Vera abbiamo messo su la nostra casa, poco lontano da Fontecorniale, mia suocera ci ha dato tre piatti, tre cucchiai e tre forchette. E abbiamo ricominciato da lì. Oggi Guido e Ione abitano nella parte più alta di Monteciccardo, appena fuori dal paese, in una zona di recente costruzione. Il panorama intorno si apre sulle colline tra Pesaro e Fano, e quando ci salutiamo c’è un tramonto rosa che, nonostante la foschia, annuncia già la primavera. Buon compleanno, Ione, e cento di questi giorni.

Monteciccardo, anni Novanta del ‘900. Guido Albertini (con la cravatta rossa) alla commemorazione dei Caduti; tra i presenti, oltre all’ allora sindaco Giovanni Barberini anche il vescovo di Pesaro mons. Gaetano Michetti (raccolta Famiglia Albertini, Monteciccardo).

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Profile for Cristina Ortolani

Promemoria, numero 4  

Un numero quasi interamente dedicato al "piacere dell'archivio", per raccontare storie e figure dal territorio di Pesaro e Urbino

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