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Il pane cornuto di Novilara “All’egregio Signor Conte Raimondo Santinelli| Contro il pane di Novillara| Capitolo” BOP, ms. 138, cc. 309r-v

Qui usa un certo pane benedetto| che a men non posso di non mormorare| ogni qual volta a tavola mi metto.| A Voi appunto, a Voi la vo’ contare,| caro il mio Conte amato Santinelli,| che siete un uom di quei da non burlare. […] | Io son qui (e questo vel sapete)| dal mio Signor Annibale Olivieri| con cui mi passo l’ore oh quanto liete.| E mangio del suo pane ad un taglieri| e del vin bevo, che Dio vel dica| se fa scordar tutt’i mesti pensieri, […] | Adunque vi dicea ch’io mangio il pane| di questo amico, il quale non è fornaio,| vo’ dir ch’egli non fa’ con le sue mane.| Ma un paggio manda leggiadretto e gaio, | il qual ballando ogni mattina il porta | caldo siccome vien dal focolaio,| over dal forno, che ciò poco importa;| e si fa con farina ed acqua chiara| in un castel, che mai non chiude porta.| Questo castel si chiama Novillara| e gli vorrei dar lodi a precipizio| per la situazion sua bella e cara;| se non avesse un certo pregiudizio| per la forma indecente, che al pane loro| mettono que’ fornai senza giudizio. […] | Fan di due guglie una manifattura| tondetta e acuta e voglion che s’adorni| ogni pane di questa figura.| Paiono veramente e son corni […].| Chi fu colui, che primo osò di porre| a la grazia di Dio sì trista insegna?| Un sciagurato ben si può supporre.[…] | Di pecore e di buoi quest’è l’incarco; […] | E chi è d’intelletto un poco sano| permetterà che tal ribalderia| venga ad onesti commensali in mano?| Confesso il ver che nel vederla in pria| m’ammutolii, mi strinsi nelle spalle,| poco mancò nella cacciassi via.| Or per finirla e abbreviare il calle| conchiuderò che usanze sì perverse| in buona legge convenia mutarle.| Se tribunale alcun colà s’aperse,| se v’ha governatore […] o dignità diverse,| un qualcheduno prenda il calamaro,| e scriva una scomunica solenne| contro de i corni, che finor s’usaro;| e prepari la forca o la bipenne| a chi dopo del termine prescritto| da fare il pan cornuto non s’astenne.| E Voi, che avete in orrore e in despitto| i gravi esempi e siete ognor mostrato| di zelo e di pietade esempio invitto,| Conte mio caro, nel vostro Senato| fate una demostenica invettiva| contro simil costume empio e malnato;| ch’io di qua griderò: oh bravo e viva. Nella sua prediletta villa di Novilara l’illustre erudito pesarese Annibale degli Abbati Olivieri Giordani (1708-‘89) ospitava il fior fiore dell’erudizione e dell’antiquaria dell’epoca. Agli aristocratici ed intellettuali commensali veniva servito il pane proveniente dal forno dell’ameno castello di Novilara: la forma del pane, provvista di protuberanze simili a corna, scandalizza uno degli habitués degli arcadici conviti, l’anonimo autore del componimento burlesco in terza rima contro il pane cornuto di Novilara, indirizzato al conte pesarese Raimondo Santinell i (1697-1774), noto per la sua probità, anch’egli abituale frequentatore di villa Olivieri, esortandolo a far cessare tale sconveniente usanza dei fornai di Novilara, contro cui invoca scomunica, forca e bipenne.

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novembre

2013 |

in cucina con l a dirce

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In cucina con la Dirce - numero zero  

Luoghi, storie, sapori di "Un paese e cento storie", il progetto che dal 2005 al 2015 ha accolto i viaggiatori "a cena in famiglia" in oltre...

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