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Anima Taorminese 2

autore: Mirko Malambrì commenti: Antonio Lo Turco, Rosetta Giordanella editing: Rosetta Giordanella grafica: Mirko Malambrì stampa: Arti Grafiche Le Ciminiere – Catania ISBN 978-88-905243-1-8 Il contenuto editoriale è stato ideato, creato e realizzato con il proprio ingegno ed esclusive risorse. La presente opera è interamente coperta da copyright e tutelata dalla legge contro la illecita riproduzione e diffusione. È vietata qualsiasi copia o riproduzione anche parziale con qualsiasi mezzo, compresa la fotocopia, di testi e/o immagini per qualsiasi uso. Per altri utilizzi si prega di contattare e chiedere l’autorizzazione dell’autore. I trasgressori saranno perseguiti a norma di legge. Tutti i diritti riservati 2011 © Edizioni Mirko Malambrì Corso Umberto, 108 – 98039 Taormina (ME) – Sicily – Italy  +39.0942.24621 mobile: +39.347.5904170 www.malambri.it – mirkotao@gmail.com si ringraziano coloro che hanno creduto e sostenuto questo progetto

Ristorante - Pizzeria Taormina

in collaborazione con Fondazione “G. Mazzullo”


ANIMA TAORMINESE 2 vent’anni di vita a Taormina attraverso le immagini di una famiglia di fotografi

ARCHIVIO FOTOGRAFICO

MALAMBRì V. TAORMINA


Ritorna Anima Taorminese Abbiamo iniziato con tanta umiltà e tanto entusiasmo, la prima è rimasta il secondo è aumentato. Il lavoro di Anima Taorminese ha mostrato attraverso le immagini, la vita, gli usi e costumi di una comunità che negli anni, attraverso l’incontro con culture diverse di viaggiatori di paesi lontani è rimasta un’identità, una coesione ed una forza che abbiamo definito Anima Taorminese. Mostrandolo vogliamo far sì che essa mantenga nel tempo le sue peculiarità, grazie anche ai suoi visitatori ed alla linfa del nuovo sangue portata da molti cittadini che qui hanno eletto la loro dimora. La nostra non è un’operazione nostalgica e non vogliamo nemmeno guardare al passato in maniera idilliaca, sappiamo benissimo che anche allora esistevano controversie, problemi sociali ed ingiustizie, ma esisteva una società civile che si confrontava, che si muoveva coesa. Oggi invece, anche se è aumentato il tenore di vita, il benessere e le possibilità economiche di ciascuno di noi, a volte ci sembra di vivere in un centro commerciale dove molte sono le luccicanti mercanzie che offriamo al turista e poco quello che offriamo di noi, della nostra vita, della nostra cultura, forse perché ce ne siamo dimenticati.

Palazzo Duchi di S. Stefano

Anni fa mi trovavo a Bombay ad assistere ad un concerto del grande maestro di sitar Ravi Shankar nella grande arena cittadina di Colaba. Lo spettacolo iniziava alle sei del pomeriggio e sarebbe terminato a mezzanotte, la grande arena era interamente occupata da famiglie indiane che al completo venivano ad ascoltare la loro musica tradizionale creando così quello che gli indiani chiamano Rasa, cioè la profonda empatia tra il musicista ed il suo pubblico generando insieme quell’onda positiva di attenzione e di accrescimento spirituale che dà la musica. La mia “onda positiva” creata con le immagini dell’archivio Malambrì, esalta il fascino, la potenza e l’incanto che vivono con esse in maniera circolare nel tempo, nel presente, nel passato e nel futuro. Vi trovo gli echi del cinema di Sergio Leone, del neorealismo italiano di De Sica e Rossellini, ma soprattutto la potenza evocativa del bianco e nero dei film siciliani di Dieterle e della straordinaria e quasi sconosciuta cinematografia siciliana di Hulliet-Straub. Queste foto potrebbero anche essere le illustrazioni dei racconti di Sciascia, delle novelle di Borgese o delle amare riflessioni sull’essere siciliani di Vitaliano Brancati. Mi piace anche avvicinare la fotografia dei Malambrì a quell’estetica tipicamente siciliana che ha in Scianna uno dei suoi maestri ed un modo di vedere e concepire la nostra terra personale senza eccessivi compiacimenti estetici pur conservando grande eleganza. O a Giuseppe Tornatore, che nei suoi film d’ispirazione siciliana lasciano a tanti giovani un’eredità estetica e storica che sta via via prendendo forma, come ad esempio nella giovane e talentuosa (1986) Tea Falco, che passa con grande capacità tecnica da scatti classici a manipolazioni vicine alle più grandi avanguardie newyorkesi ed europee.

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Antonio Lo Turco

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Carretto siciliano all’arco dei Cappuccini

Così io spero tanto di creare un Rasa con i nostri lettori affinché queste immagini, oltre ad allietarci, ci aiutino a crescere insieme. Anima Taorminese ha anche alimentato il bellissimo gioco del conoscere e riconoscersi nelle foto, diventando tutti noi un po’ protagonisti come lo siamo quotidianamente. L’enorme numero delle foto dell’archivio di Vittorio, a cui continuiamo a rendere omaggio dopo il successo del primo libro, ci hanno convinto a riprendere quel lavoro confortati dall’affetto di grandi personaggi della cultura italiana ed internazionale, come il premio Strega Edoardo Nesi, i giornalisti Paolo Mieli e Aldo Cazzullo, lo scrittore e presidente del Teatro Stabile di Catania Pietrangelo Buttafuoco, l’ex ministro degli esteri tedesco Joska Fischer ed altri ancora. Ma soprattutto ci hanno sostenuti il calore e la gratitudine di tanti taorminesi che vivono lontano da Taormina e che hanno ritrovato immagini care mai offuscate dalla distanza, tanti ricordi che vogliono essere un ponte verso il futuro. Perché il nostro vivere il presente è quello che ci permette di avere un contatto reale con la storia e di progredire. Anima Taorminese non è un tuffo all’indietro ma un atto d’amore per il presente di Taormina ricordandone il passato.

Piazza IX Aprile, chiesa di San Giuseppe

Voglio dire che il recupero delle immagini di Anima Taorminese non è solo un viaggio estetico commemorativo, ma è anche la riscoperta delle capacità artistiche di fotografi di Paese che grazie all’eredità dei loro avi, alla loro sensibilità e alle loro capacità tecniche hanno fatto anch’essi, spesso a loro insaputa, la storia della fotografia italiana. Per tutto ciò auspichiamo il recupero di tutte le immagini fotografiche di Taormina sparse in tutto il mondo, prendendo ad esempio quello che ha fatto il governo regionale delle isole Baleari, partendo dal libro Eivissa, cent anys de llum i ombra, ha iniziato un lavoro di ricerca e digitalizzazione che ha ridato luce a splendide immagini di grande valore estetico e culturale ed a loro volta, fatto da grande richiamo turistico ed attirato ancora più visitatori uniti a quelli che già numerosi si recano in quelle splendide isole.


L’autore

Spiaggia di Mazzarò

Sin da tempi immemorabili, l’uomo ha cercato di tramandare le proprie tradizioni e la sua storia ai propri discendenti, prima in maniera verbale e poi in forma scritta attraverso il lavoro di poche persone capaci. L’arrivo della stampa, contribuì alla diffusione del sapere e diventò sempre più facile trasmettere ai posteri le memorie del passato. Con l’avvento della fotografia, la storia si arricchì d’immagini: testimonianze tangibili degli accadimenti. La tecnologia ed il progresso hanno notevolmente aumentato la divulgazione di testi e di libri riempitisi sempre più di fotografie. Ai giorni nostri, con tutti i mass media a disposizione, tutto è supportato da immagini, niente e nessuno può farne a meno. Raccontare la storia per immagini è una caratteristica del nostro secolo, infatti i reporters di tutto il mondo, documentano la storia per mezzo dei loro obiettivi e fissano nella memoria collettiva gli avvenimenti con i loro scatti più significativi.

Naumachie

Etna innevata

Ereditando da mio padre l’enorme archivio fotografico, frutto del grande lavoro di due generazioni di fotografi, mi sono sentito in dovere di recuperare la memoria sociale della mia amata cittadina in esso contenuta e far rivivere gli anni d’oro di Taormina. Durante la realizzazione di Anima Taorminese, mi sono reso conto con molto dispiacere, che ho dovuto escludere tante immagini significative che non potevano essere tralasciate quindi ho deciso di ampliare il lavoro poiché l’archivio è notevolmente corposo e man mano che esso rivive si crea una storia, un’interpretazione del presente che mi fa osservare e riflettere meglio su cosa sia positivo o su ciò che purtroppo non lo è. Questi libri fotografici non sono un’operazione dal semplice gusto retrò ma profonda analisi, non sono solo nostalgia e ricordo ma apertura al progresso. Ammirando le immagini e scorrendo le didascalie, prende corpo una storia, la storia di Taormina come nessuno l’ha mai raccontata, i testi non sono e non vogliono essere di pura cronanca oggettiva ma interpretano in modo semplice il senso del dinamismo e dell’economia di un paese che vive essenzialmente di turismo, con le sue implicazioni sociologiche, prendendo volutamente delle posizioni affinché le immagini non abbiano soltanto una valenza estetico-nostalgica ma siano, come abbiamo già detto, uno stimolo per il futuro. I grandi del passato, con le loro opere e gesta, vengono presi come esempio, i loro temperamenti sono fonte di motivazione e sprono; da sempre gli uomini contemporanei s’inspirano a loro. Mentre il primo libro esalta il progresso e sottolinea come si salvaguardava la storia e l’ambiente, Anima Taorminese 2 dà più spazio alle persone che hanno segnato il ventennio ‘50-’70 e mette in risalto il lato antropologico e sociologico della collettività taorminese con i suoi riti, le sue feste e la sua ospitalità.

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Felice dell’inaspettato successo che ho riscosso, nel far conoscere a tante persone il passato di Taormina ed a tante altre di farlo ricordare, ho intrapreso il secondo viaggio all’interno dell’archivio, alla ricerca dei personaggi e degli eventi che hanno reso magica e famosa nel mondo la mia cittadina e la mia terra. Tante persone mi hanno espresso gratitudine per aver rivisto e ricordato amici, parenti ed episodi passati. L’uomo vive il presente ma la sua memoria è piena di ricordi, a volte impolverati a cui basta appena un soffio per ridare la lucentezza che avevano perso.

Piazza IX Aprile, biblioteca comunale

Mirko Malambrì

Taormina e la baia di Naxos sullo sfondo

Vivendo in un ambiente dove la cultura e l’arte sono sempre state di casa, da quando ho preso coscienza del grande tesoro lasciatomi da mio padre, ho sentito il bisogno di rispolverare e lucidare lo scrigno della cultura che da troppo tempo non viene curato come si dovrebbe. Sono passati già tre anni da quando mi sono appassionato a queste fotografie, il cui valore aumenta ogni giorno che passa.

Via Roma e l’hotel San Domenico

Il passare inesorabile del tempo affievolisce i ricordi, essi diventano sfuggenti perché coloro che hanno vissuto quegli eventi e potrebbero narrarli, con lo scorrere degli anni, ci lasciano. La memoria sociale e storica di un paese è un tesoro inestimabile che non deve andare perduto: bisogna farlo conoscere per non dimenticare come eravamo, per interrogarci sul presente e costruire l’avvenire.

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Ringraziamenti

Piazza Badia, Palazzo Corvaja

Sono veramente orgoglioso dei risultati ottenuti nella realizzazione di quest’opera, merito del collaudato e valido team dell’anno precedente, già fautore di Anima Taorminese, che ha creduto quanto me in questo lavoro. Ringrazio e rinnovo la mia stima per il mio carissimo amico Antonio Lo Turco, presidente della Fondazione Mazzullo, che ha dato fondo un’altra volta alla sua magica memoria storica su fatti e persone che hanno fatto grande la nostra Taormina. Impareggiabile sostenitore e compagno di lavoro, con il suo particolare linguaggio ricco di estro ha realizzato dei testi veramente notevoli. Senza di lui, la sua intuizione sul valore del mio archivio ed il conseguente sprono nell’intraprendere questo “viaggio” all’interno di esso, tutto ciò non sarebbe esistito. Ringrazio sentitamente Rosetta Giordanella che nuovamente mi ha messo a disposizione la sua bravura nella realizzazione e correzione dei testi, l’immancabile sostegno in toto, l’inesauribile pazienza, la totale disponibilità ed il supporto psicologico. Per me una preziosissima collaboratrice che non ha eguali, a cui sarò sempre grato. Ringrazio il prof. Mario Bolognari, docente di Antropologia Culturale all’Università di Messina, per la sua introduzione socio-antropologica e Paolo Valentino, giornalista e grande firma del Corriere della Sera, per la sua nota critica. Onorato per aver dato credito al progetto con i loro commenti introduttivi ad Anima Taorminese 2, pensieri di grande pregio su questa mia umile e faticata opera. Per ultimi ma non meno importanti:

Panorama con l’Etna innevata

Ringrazio colui che mi ha lasciato questo tesoro inestimabile a cui ho cercato modestamente di dare giusto merito, mio padre Vittorio, che seppur non più vicino a me fisicamente, ho sentito comunque accanto a me, sicuramente fiero del mio operato. Ringrazio mia madre Pina, che con la sua presenza silenziosa, paziente ed amorevole mi ha permesso di sgravarmi di molti impegni lavorativi per dedicarmi a questa impresa. Ringrazio inoltre il supporto degli sponsor ed anticipatamente quanti apprezzeranno Anima Taorminese 2, chi l’amerà nuovamente e chi per la prima volta. Dedico questo libro alla mia cittadina, certo di aver dato il mio contributo per portarla agli onori. Mirko Malambrì

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Il volto e lo sguardo

L’immagine non può mai essere separata da colui che la ha prodotta e da colui che la osserva, cioè dallo sguardo. Il fotografo della comunità, una specie di psicoanalista collettivo, diventa egli stesso oggetto di studio, così come la comunità che (si) riflette (in) quelle immagini. Le ragioni dello sguardo, per ricordare il titolo di un recentissimo volume sul tema, sono da ricercare nella scelta tecnica e poetica del fotografo, ma anche nella interpretazione che l’osservatore terzo compie. Interessante, inoltre, chiedersi qual è la percezione dell’immagine da parte del soggetto fotografato. Buendìa, la cui vita era circoscritta dalle venti case di Macondo, quando vide se stesso e tutta la propria famiglia effigiati in una età eterna sulla lastra di Melquìades, rimase senza parole. Da quel momento il suo senso del passato non fu più lo stesso.

Chiesa di San Pancrazio

L’identità per immagini di una comunità, cioè il suo volto, racconta rappresentazioni culturali, pratiche sociali e retoriche politiche, in quantità e qualità spesso superiori a mille saggi sociologici e storiografici. Non è un caso che gli studi etnoantropologici abbiano da tempo dedicato attenzione all’antropologia visiva, nell’intento di utilizzare la fotografia, oltre che ogni altra modalità di produzione di immagini, come oggetto di studio. Non solo, ma ha anche moltiplicato le occasioni nelle quali utilizza il mezzo fotocinematografico per il proprio lavoro etnografico, sollevando, tra l’altro, un serio dibattito sulla legittimità degli esiti scientifici e sulla opportunità di quest’uso, considerato che si tratta pur sempre di sguardi interpretativi e non semplicemente riproduttivi della realtà.

Una delle grandi trasformazioni dei secoli XIX e XX è stata l’invenzione e l’uso delle diverse tecniche di produzione dell’immagine (fotografia, cinema, televisione, videotape). L’accelerazione del tempo ha fermato il tempo, dandogli una dimensione eterna. Come ha scritto Berger, «tutte le fotografie sono una modalità di trasporto e una espressione dell’assenza». Le mogli degli emigrati siciliani dei primi anni del Novecento si facevano fotografare con i figli accanto a una sedia lasciata vuota o con un cappello sopra. La fotografia veniva spedita al marito in America, trasportando un legame sentimentale e sociale, segnalando, con la sedia, la presenza dell’assenza.

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Fiume Alcantara

È accaduto anche agli immigrati negli Stati Uniti fotografati da Jacob Riis, ai nativi d’America fotografati da Edward Curtis e, molto probabilmente, ai ragazzi siciliani fotografati da Wilhelm von Gloeden. Siamo soliti usare la parola “immortalare”, per indicare quello strano processo di fissazione in un tempo senza tempo, ma ci accorgiamo anche quanto tempo sia trascorso e come siano mutate le cose proprio osservando l’immagine “immortale”. Il senso del tempo e il senso dell’assenza di tempo convivono nella stessa immagine.


Teatrino romano Odeon Scorcio di mare caratteristico Panorama di Taormina

Uno degli effetti prodotti dalla fotografia è stato l’irrompere sulla scena delle ideologie della cosiddetta nostalgia strutturale, come la chiama Herzfeld. Si tratta dell’immagine statica di un passato inalterato che serve a legittimare gli atti compiuti nel presente, conferendo loro l’autorità morale di una verità eterna. Le cose nel passato non andavano meglio, ma la collettività tende a rappresentare un ordine paradisiaco in cui le relazioni sociali non avevano ancora subìto la decadenza attuale. Che si tratti di una rappresentazione costruita lo dimostra il fatto che questa nostalgia si ripete in tutte le generazioni e in tutte le epoche, e per questo motivo la definiamo strutturale. La fotografia non è responsabile di aver creato questo dispositivo, ma certamente lo ha ingigantito. La nostalgia strutturale in Sicilia ha trovato terreno fertilissimo. Noi siciliani siamo particolarmente inclini a crearci un passato dal quale discendiamo con orgoglio, ma che magnifichiamo solo per opportunità del presente. A un incredulo Chevalley don Fabrizio spiegava: «Le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché è morto». Taormina moderna e turistica è nata ed è cresciuta con la fotografia. Quest’ultima era stata preceduta in parte dalla pittura e in parte dalla letteratura, ma fu la fotografia a consentire il vero decollo. Una schiera di fotografi ha creato l’immagine e il mito della città, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Qualcuno ha addirittura parlato di “Scuola” di Taormina, indicando la catena virtuosa di maestri e allievi che si sono succeduti nel tempo rilanciando l’immagine locale nel mondo. Giuseppe Bruno, Giovanni Crupi, Giovanni D’Arrigo, Giovanni Marziani, Biagio Licari, Francesco Galifi, Gaetano D’Agata, Concetta Galifi, Salvatore Fiumara, Giuseppe Cacopardo, il catanese Castorina, von Gloeden, Giovanni Malambrì, i fratelli Castorina, Pancrazio Buciunì e gli eredi Fiumara e Malambrì, sono nomi che nascondono archivi, alcuni conosciuti, altri ancora nascosti e altri definitivamente perduti. Un’opera meritoria delle istituzioni sarebbe quella di istituire un archivio dell’immagine, nel quale poter far confluire i materiali ancora recuperabili e facendo rientrare a Taormina le immagini sparse nel mondo e che le appartengono. Così come uno studioso della storia del cinema sta facendo con le pellicole girate a Taormina nel corso di oltre cent’anni di cinematografo. Digitalizzare tutto il materiale e metterlo a disposizione del pubblico sarebbe la più importante attività pubblicitaria possibile, grazie anche agli straordinari mezzi della rete globale.

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Agli stranieri e a tutti gli altri visitatori che affonderanno il loro sguardo critico su queste immagini suggerisco di non tentare neanche di penetrare nei riposti angoli dell’intimità di questa comunità, ma di porsi una domanda, “perché sono venuto a Taormina?”, e darsi una risposta attraverso una soltanto delle fotografie che sta osservando. Il senso del passato o la nostalgia non riguardano Taormina, ma l’uomo contemporaneo. Questo libro non parla solo di Taormina, ma dell’uomo d’oggi, con le sue paure, incertezze, speranze.

Palazzo Corvaja

Mario Bolognari

Taormina vista dal porto di Naxos

Ai miei concittadini che sfoglieranno questo libro suggerisco di resistere al senso di nostalgia, che può ingannare e tutto assolvere in un bagno di emozioni e affetti, ma di essere spietati, soprattutto con se stessi. In una comunità non ci sono buoni e cattivi – questa dei buoni e dei cattivi è la retorica fatta dai cattivi che vogliono apparire buoni – ma tutti siamo buoni e cattivi, a seconda delle circostanze e a seconda del ruolo che ci troviamo a recitare. Le fotografie ci aiutano a scoprire quando e come siamo stati in un modo oppure in un altro.

Piazza S. Antonio

L’archivio Malambrì di Taormina è uno degli eredi di quella storia gloriosa. Contiene il cambiamento, la nostalgia, il senso del passato, la presenza dell’assenza, la riflessione. La riflessione è quella delle cose e delle persone dentro la macchina fotografica, su una lastra, su una pellicola, su un supporto digitale. Ma la riflessione è anche il pensare a se stessi, riflettere sulla storia della città, la sua identità culturale, i suoi successi e anche le sue povertà. Nelle fotografie pubblicate in questo volume, così come in quelle del precedente e in tutte le altre che l’archivio custodisce, i taorminesi si riconoscono, chi più chi meno, e si riflettono come in una storia locale per immagini. Ma riflettono anche, su come sono cambiati, come vivevano e vivono, in una parola, chi sono.

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Introduzione

Canterini siciliani al Teatro Greco

In Blade Runner, il capolavoro di Ridley Scott, quando lo scienziato Eldon Tyrrel cerca di rendere più umani i suoi replicanti crea per loro un “cuscino emotivo”, dando loro dei ricordi, ovviamente fittizi. L’esperimento fallirà. Ma la differenza tra uomini e robot, ancorché perfetti e indistinguibili, sembra suggerire il regista, è dunque la memoria. Penso forse impropriamente al film di Scott sfogliando le pagine di Anima Taorminese, dove Mirko Malambrì ha attinto all’immenso archivio fotografico del padre per raccontarci una storia, la sua storia di Taormina. Certo è alto in operazioni simili il rischio della nostalgia, del rimpianto per il tempo che fu e per una mitica età dell’oro mai eguagliata e mai più ripetibile. Certo non è difficile farsi tentare dalla madeleine avvelenata di un passato onusto di fama, gloria e lustrini. Certo è forte la tentazione di guardare indietro, per distogliere lo sguardo dalle troppe miserie che oggi affliggono la “perla dello Jonio”. Sbaglieremmo. E poiché, Cicerone dixit, “Memoria est thesaurus omnium rerum et custos”, la memoria è tesoro e custode di tutte le cose, occorre semplicemente salutare il lavoro di Malambrì e accostarvisi sapendo che in quelle foto c’è un pezzetto dell’identità di ogni taorminese, anche di chi come chi scrive lo è da adottivo. Che poi sia bella o brutta, piacevole o meno, da glorificare o da respingere, da vergognarsi o da vantarsene è un problema secondario e personale. In fondo, come diceva il grande Leo Longanesi, i ricordi sono come i sogni: si interpretano. Il punto è conoscerla (o riconoscerla) quella memoria che si fa identità, accettarla come parte di se stessi, sapere di quali avvenimenti, personaggi, usanze, cose anche umili è fatto il nostro passato. Ecco, credo che il merito e il pregio di questa storia fotografica siano di imbastire un racconto, o un pezzetto di racconto, senza il quale saremmo “diminished”, diminuiti in quanto esseri umani.

Porta Messina

Anni fa, in Germania, un gruppo di intellettuali tentò l’operazione di ricostruire una nuova identità tedesca, finalmente sgombra dalla cosiddetta “clava morale” dell’Olocausto. Rispose loro l’allora ministro degli Esteri Joschka Fischer: “Per quanto non ci faccia piacere, l’Olocausto sarà per sempre parte della nostra identità. Dobbiamo ricordarlo e farcene una ragione”. Per fortuna nostra, non abbiamo sulle spalle pesi così ingombranti. Ma il principio implicito nella parole di Fischer vale per tutti: la memoria è dentro di noi, non possiamo selezionarla. Vorrei anche aggiungere una considerazione molto più semplice, fuori dal contesto concettuale del ricordo. E cioè che le immagini di Malambrì sono molto belle, testimoniano di una qualità fotografica che dà pienamente ragione a chi fa riferimento a una “scuola di Taormina”, detto altrimenti parlano un linguaggio universale capace di volare ben oltre la rocca del Minotauro. Paolo Valentino

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Anima Taorminese 2  

Testi introduttivi del libro fotografico Anima Taorminese 2

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