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In questo numero: ............................ 2 UN INCONTRO TELEVISIVO CON IL PROCURATORE GRATTERI ..................... 2 .......................... 3 ...................... 4 .................. 5 ................ 6 ..................................... 7 ........................... 9 ............................................. 10 ........................................ 11 ...................... 12 ................................................................... 13 ................................................................... 14 ............................... 15 ................... 16

Anche quest’anno prosegue il lavoro della nostra redazione con la pubblicazione del giornalino d’Istituto, alla cui realizzazione ha contribuito, negli anni precedenti, il Dirigente Antonio Rondinelli che ha sempre apprezzato l’impegno profuso nella concretizzazione di un progetto che è espressione della nostra attenzione verso le problematiche attuali. A lui rivolgiamo un caro saluto. Diamo il benvenuto alla Dirigente Maria Viscone che ha accolto con particolare interesse l’iniziativa da noi già intrapresa. Crediamo che questa esperienza possa sensibilizzare sempre di più tutti gli utenti della scuola alle tematiche più importanti della società e, in particolare, del nostro territorio.

...................................... 17 Redazione 

Stefania Mazzotta

Barbara Rondinelli

Claudia Diaco

Apostoliti Roberto

Coordinatori  Prof.ssa Fr. Destito  Prof.ssa M. T. Ruggiero  Prof. D. Sammarco Collaborazione grafica:  Prof. Bardari – Prof.ssa Garo


UN INCONTRO TELEVISIVO CON IL PROCURATORE GRATTERI

Giovedì 3novembre, Noi studenti della classe 5^ A del Liceo Scientifico di Filadelfia, insieme ad alcuni studenti dell’IPSIA, guidati dai Professori Ines Calafati, insegnante di Lettere, e Francesco LIPARI, insegnante di tecnologia, abbiamo avuto il piacere di recarci presso gli studi de LA C, del network televisivo, ospiti della trasmissione “ I fatti in diretta “, in virtù dell’incontro con il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Dott. Nicola Gratteri. Nel corso dell’incontro, il Procuratore ha presentato il suo nuovo libro già in testa alle classifiche di vendita e lettura, intitolato “ Padrini e Padroni”, nato dalla collaborazione con il giornalista Antonio Nicaso. Recentemente tornato da una conferenza all’estero, nonostante i molteplici impegni, il Procuratore è riuscito a ritagliare uno spazio da dedicare a Noi giovani, a suo dire, motore trainante della società. Ha affermato l’esigenza e l’importanza di inculcare ai giovani la negatività e pericolosità della criminalità organizzata, in modo tale che, una volta catapultati nel turbine della vita, la sappiano combattere.

E’ proprio questo, infatti, lo scopo del libro, il quale parte da una descrizione storica approfondita riguardo la nascita della mafia, ed in particolar modo della ‘ndrangheta, e la violenza con cui è riuscita ad insediarsi all’interno dell’economia della nostra terra, sempre più logorata dai suoi stessi figli, troppo indifferenti a macerie e a tracce via via più difficili da ripulire. Il Procuratore, sostenuto dal braccio destro Antonio Nicaso in collegamento da Reggio Calabria, ha spiegato come la mafia sia un sistema che non lascia alcuna via di fuga e si insinua tra le classi sociali più elevate, assoggettando a sé il potere. “La mafia semina più tossine nell’economia che cadaveri sulle strade “ è proprio questa la frase del libro citata durante l’intervista dal Dott. Nicola GRATTERI per sintetizzarne il significato. Il Procuratore si è dimostrato inoltre disponibile a rispondere alle varie domande poste da alcuni di Noi, rivelandosi in grado di catturare la nostra intenzione nonostante la giovane età e la pesantezza degli argomenti affrontati. L’Incontro si è concluso con la Sua promessa di recarsi a Filadelfia per prendere parte al progetto “Legalità” in continuità da dieci anni nel nostro Istituto Omnicomprensivo. V A Liceo Scientifico


Eccoci qua siamo approdati alla Scuola Secondaria di I Grado. Le nostre prime impressioni sono state sicuramente positive, nuovi compagni, nuovi professori e nuove regole! E sì, perché per vivere bene insieme è necessario riflettere fin da subito sui vantaggi che si possono ottenere attraverso l’adozione di comportamenti ispirati ai principi di legalità, convivenza civile, rispetto di doveri e diritti e noi lo abbiamo fatto insieme alla professoressa di Italiano. Il percorso è iniziato proprio dalle letture presenti nel nostro libro di Antologia affrontando alcuni temi importanti come il vivere in comunità, i diritti condivisi, la cultura della legalità e i diritti e i doveri dell’uomo. Una discussione molto approfondita l’abbiamo dedicata alla “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, il documento che riconosce e difende i diritti dei bambini e dei ragazzi (i minorenni) in tutto il mondo. Noi ragazzi abbiamo discusso di legalità, cercando tutti insieme il significato di questa parola. La Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo del cittadino e la costruzione del bene comune. La legalità serve a rispettare i diritti di tutti e quindi a rispettare noi stessi per vivere meglio e in pace. La legalità è una esigenza fondamentale per la vita sociale che ci educa alla responsabilità. Legge e rispetto si incastrano. Se tutti rispettiamo le leggi la società continuerà a crescere, se tutti facciamo il contrario, non rispettando le leggi, la società dovrà subire i danni delle azioni compiute da noi. In tutte le nostre attività quotidiane ci troviamo di fronte a delle alternativ e tra cui decidere. Spesso, nell’arco di una stessa giornata,

ci poniamo degli interrogativi su cosa fare e su come farlo . In ogni situazione possiamo scegliere tra diversi comportamenti. Siamo liberi di farlo. A patto però di essere pronti ad accettarne le conseguenze. Le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze, su noi stessi o sugli altri. Ed è su queste che bisogna riflettere prima di fare delle scelte.. Bisogna sempre assumersi la responsabilità dei propri gesti e delle proprie decisioni. In una classe in cui si sta bene, in cui si creano rapporti di amicizia, collaborazione, solidarietà, il bullismo non trova spazio. Formare una classe in cui si sta bene insieme è un traguardo che si raggiunge con un certo sforzo comune. È stato fondamentale condividere e fare propri alcuni valori, per imparare ad accettarsi e rispettarsi reciprocamente. Ogni gruppo, ogni comunità deve avere delle regole da rispettare per vivere bene insieme. Le regole sono fondamentali: stabiliscono che cosa possiamo fare e che cosa non possiamo fare. Sono quelle leggi condivise che ciascun gruppo deve avere per poter funzionare. Noi della classe I C ora abbiamo le nostre regole (rappresentate in un bel cartellone) è questo non è che il primo passo per costruire il nostro futuro e diventare cittadini responsabili. imparare ad accettarsi e rispettarsi reciprocamente. Ogni gruppo, ogni comunità deve avere delle regole da rispettare per vivere bene insieme. Le regole sono fondamentali: stabiliscono che cosa possiamo fare e che cosa non possiamo fare. Sono quelle leggi condivise che ciascun gruppo deve avere per poter funzionare. Noi della classe I C ora abbiamo le nostre regole (rappresentate in un bel cartellone) è questo non è che il primo passo per costruire il nostro futuro e diventare cittadini responsabili. Classe I C – Scuola Secondaria di I grado- Filadelfia


La prima unità di apprendimento di storia, che, all’ inizio di questo anno scolastico, noi alunni della classe III A della Scuola Secondaria di 1° grado di Filadelfia abbiamo affrontato con la Prof.ssa di Lettere, Francesca Destito, è stata il Risorgimento. Nell’ acquisire conoscenze su questo periodo intenso ed eroico della nostra storia italiana e di quella europea, contraddistinto da movimenti di pensiero, moti rivoluzionari, lotte, guerre, abbiamo discusso in classe di democrazia, di leggi, costituzioni, unità, indipendenza, abbiamo parlato di libertà: libertà di parola, di pensiero, di stampa, di religione, di associazione, libertà nel rispetto dei diritti dei popoli e della dignità personale. Siamo riusciti a cogliere il significato più profondo della libertà, un valore veramente grande, inestimabile. Attorno a questo nobile principio ruotano, per la sua centralità e importanza, le varie ideologie risorgimentali, ne parla ad ampi contenuti la letteratura di quel tempo. Il poeta inglese George Byron nella sua poesia “Pensieri sulla libertà”, nell’ esaltare la grandezza della libertà, dice che si apprezza soprattutto quando la si perde, che “possono davvero provare il sentimento della libertà solo coloro che hanno a lungo portato le catene, e che i sani non sentono la salute in tutto il suo splendore, finché non abbiano conosciuto l’ interregno di qualche malattia”.Su proposta della nostra insegnante, abbiamo ulteriormente approfondito il concetto di libertà sulle note della canzone-poesia “La libertà”, di Giorgio Gaber, grande cantautore italiano, maestro di poesia in musica, oltre che commediografo, regista e attore teatrale e cinematografico, scomparso il 1 gennaio del 2003, all’ età di 63 anni. Per Gaber libertà significa partecipare alla vita degli altri, non rimanendo isolati sopra un albero, ma scendendo dall’ albero ideale sul quale ci siamo rintanati, perché non si è liberi quando ci si isola dagli altri. Ogni uomo, nascendo, come dice Aristotele, ha in sé grandi capacità che può concretizzare solo se vive in mezzo agli altri, solo se si confronta con gli altri, se agisce, se ragiona, riflette, cambiando idea o condividendo pensieri e opinioni, se esprime se stesso. La libertà non vive se non con la partecipazione, partecipazione al nostro mondo, alla nostra vita, a ciò che succede. La libertà è dentro di noi, nella testa e nel cuore, dobbiamo tirarla fuori, dobbiamo contestare le

ingiustizie anche quando non ci riguardano direttamente; abito comportamentale, quest’ ultimo, diciamo noi ragazzi, che spesso non indossa, purtroppo, l’ uomo di oggi. La libertà, dice ancora Gaber, non è il volo di un moscone, l’ uomo deve porsi sempre nuovi obiettivi, deve aspirare a voli più alti, lontani, per poter superare il proprio egoismo, per crescere e migliorare, per costruire il futuro, senza abbandonare i voli alla fantasia più sfrenata, ma stando con i piedi per terra. Che forti messaggi educativi! Il rapporto con gli altri, abbiamo capito, è necessario alla continua crescita di noi stessi, non si può vivere senza gli altri. La libertà è vivere la vita con tutte le persone, con quelle con cui andiamo d’ accordo e con quelle con cui i rapporti non sono per niente facili. La libertà per noi adolescenti è un valore che ci viene trasmesso soprattutto dalla famiglia, dalla scuola e dalla parrocchia, le quali ci fanno comprendere la realtà che ci sta intorno e ciò che conta veramente nella vita, come la famiglia, il rispetto degli altri, delle loro idee, la solidarietà, l’ amicizia, l’ amore nel suo significato universale. sul quale ci siamo rintanati, perché non si è liberi quando ci si isola dagli altri. Ogni uomo, nascendo, come dice Aristotele, ha in sé grandi capacità che può concretizzare solo se vive in mezzo agli altri, cambiando idea o condividendo pensieri e opinioni, se esprime se stesso . La libertà non vive se non con la partecipazione, partecipazione al nostro mondo, alla nostra vita, a ciò che succede. La libertà è dentro di noi, dobbiamo tirarla fuori, dobbiamo contestare le ingiustizie anche quando non ci riguardano direttamente. La libertà, dice ancora Gaber, non è il volo di un moscone, l’ uomo deve porsi sempre nuovi obiettivi, deve aspirare a voli più alti, lontani, per poter superare il proprio egoismo, per crescere e migliorare, per costruire il futuro, senza abbandonare i voli alla fantasia più sfrenata, ma stando con i piedi per terra. Il rapporto con gli altri è necessario alla continua crescita di noi stessi, non si può vivere senza gli altri. La libertà è vivere la vita con tutte le persone, con quelle con cui andiamo d’ accordo e con quelle con cui i rapporti non sono per niente facili. La libertà per noi adolescenti è un valore che ci viene trasmesso dalla famiglia, dalla scuola e dalla parrocchia, le quali ci fanno comprendere la realtà che ci sta intorno e ciò che conta veramente nella vita, come la famiglia, il rispetto degli altri, delle loro idee, la solidarietà, l’ amicizia, l’ amore nel suo significato universale. Classe III A – Scuola Secondaria di I grado- Filadelfia


Spesso sentiamo dire dagli adulti che chi si emoziona , chi prova dei sentimenti di fronte alle varie espressioni della vita, è una bella persona , e noi ragazzi condividiamo a pieno questo giudizio. Non si premia certamente l’ indifferenza dell’ uomo nel percepire il dolore, la gioia, la bellezza, quella bellezza in tutte le sue sfumature che, invece, deve far vibrare le corde del nostro cuore, creando armonia e tenerezza. Può emozionare una mamma che accarezza la sua creatura, un bambino che gioca, si diverte e sorride, può emozionare lo spettacolo della natura, il fiore che germoglia, il giardino fiorito, il mare che mormora, il fiume che scorre, il monte innevato ; può emozionare un’ opera d’ arte, un brano musicale, una poesia, la salute dopo la malattia, un premio meritato, un traguardo raggiunto. Sì, è il mondo delle emozioni, e sono belle le emozioni, rivelano ricchezza che c’ è in noi. Non si deve aver timore di esternare i propri sentimenti, anche con il pianto, che non è debolezza, fragilità, ma rende più forte l’ uomo nella sua capacità di mostrare agli altri come interiormente e realmente è. Abbiamo analizzato in classe un racconto che ci è piaciuto tantissimo: “Ciàula scopre la luna”, tratto da” Novelle per un anno”, di Luigi Pirandello. Parla di realtà sociale, di sorpresa nelle emozioni. E’ ambientato nella Sicilia di fine Ottocento, quando in una miniera di zolfo si lavorava dalla mattina alla sera. Ciàula era uno degli operai, un ragazzo sempliciotto che nel lavoro, dove era trattato più come una bestia che come uomo, veniva sfruttato e preso in giro da tutti gli operai, i quali lo avevano soprannominato Ciàula, perché imitava costantemente il verso della cornacchia. Viveva le sue giornate nei sotterranei della miniera, e la sera ritornava a casa stanco morto. L’ indomani riprendeva il lavoro massacrante, trasportando in superficie, nelle cassette sulle spalle, il materiale scavato dai picconieri. Era così tutti i giorni. Ciàula non aveva paura delle profonde caverne della miniera, non aveva paura delle ombre mostruose prodotte da qualche lanterna, ma

aveva paura del buio della notte (causa lo scoppio di una mina). Una sera gli prese il panico, quando dovette prolungare l’ orario di lavoro, perché bisognava riempire di zolfo grezzo tutte le cassette necessarie per la raffinazione nella fornace. Lo terrorizzava il buio della notte, in superficie. Appena sbucato all’ aperto, però, a notte fonda, ogni paura svanì, quando si trovò di fronte il meraviglioso spettacolo della luna. Sapeva che

la luna esisteva, ma non l’ aveva mai vista. Rimase sbalordito per il suo chiarore, tanto che il carico di zolfo gli cadde dalle spalle. “Sollevò le braccia e aprì le mani nere in quella chiarità d’ argento”. “La luna era grande, placida, in un luminoso oceano di silenzio”. Profondamente commosso, Ciàula si mise a piangere. “Non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore”. La bellezza di questo racconto la troviamo nella sensibilità, nei sentimenti di Ciàula di fronte allo spettacolo della natura: la Luna. Ciàula era meravigliosamente grande nel suo cuore.

Diaco Rosario, Campisano Chiara, Lacaria Maria Chiara, Palmieri Giada Classe III A Scuola Secondaria di I grado - Filadelfia


Montmorency, che guarda sbigottito il gatto, lo fissa, e non lo attacca. Il lettore può facilmente immaginare una conversazione tra i due, di grande cordialità, di scuse per il disturbo da parte di Montmorency, e della risposta del gatto: “ Ma quale disturbo, sarebbe un piacere”. Quante volte nella vita veniamo provocati da qualche persona arrogante, antipatica, dagli atteggiamenti per niente rispettosi e corretti, e vorremmo gridarle in faccia che altro non è se non un essere maleducato. Nella maggior parte dei casi agire non serve: l’ individuo continuerà e noi… inutilmente, cercheremo di zittirlo e di farci lasciare in pace, mentre quello che dovremmo fare sarebbe rispondere con calma alle provocazioni. Detto così sembra che non potrebbe funzionare, ma, come ho potuto capire analizzando in classe un racconto dal titolo “Una figura da cani” , di Jerome Klapka Jerome, funziona, eccome. Lo spiego. Tre amici inglesi hanno organizzato una bella vacanza in barca lungo il Tamigi. C’è anche il cane di uno di loro, di nome Montmorency, che non è contento dell’ avventura, non riesce a dormire per il dondolio delle onde, non può cacciare né topi, né gatti. Un giorno la compagnia scende a terra per una breve pausa, e Montmorency emette un grido gioioso: da una casa è sbucato un gattone nero, grandissimo, e il cane si lancia verso la preda. Il gatto non si scompone, sembra non abbia capito che la sua vita è in pericolo; cammina un po’, trotterellando, con l’ aria tranquilla e sicura di sé, e si ferma quando il cane gli è vicino, a mezzo metro di distanza; si gira, si siede in mezzo alla strada, e con un’ espressione di cortese interrogazione guarda il cane, come per dire: “Cercate me? In che vi posso servire? Non fate cerimonie” . La sua reazione così calma e sicura ferma

La calma è la virtù dei forti, ed è vero. Nel nostro vivere quotidiano dobbiamo contenere la rabbia, il nervosismo di certi momenti, e controllarci, dobbiamo essere calmi, perché così facendo non avremo problemi con gli altri, renderemo più facili le relazioni. A volte riesce difficile contenere le nostre sfuriate, ma dobbiamo farlo. Dobbiamo essere calmi, sereni e tranquilli. Tutto qui. Facile, in teoria. E in pratica? Comportiamoci come il gatto!

Anna Conidi Classe II A Scuola Secondaria di I grado Filadelfia


L’hackeraggio fa emergere le informazioni nascoste dei governi. Edward Snowden è un informatico statunitense, noto per aver rivelato pubblicamente informazioni segrete. Julian Assange è un giornalista, programmatore australiano e caporedattore del sito WikiLeaks che nel 2010 ha reso pubblici 251.000 documenti diplomatici statunitensi, documenti per così dire “confidenziali”, segreti. Entrambi sono, quindi, sostanzialmente degli hacker, ma hanno utilizzato la loro particolare abilità informatica in nome di quella che è la loro idea di Stato. Snowden ha affermato che le rivelazioni costituiscono “uno sforzo per informare il pubblico su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro”. Molti definiscono i due hacker i nuovi “Che Guevara”. Sia il governo statunitense sia la Polizia federale australiana hanno condannato i loro gesti. Ma tutti si chiedono sono eroi o criminali? Per rispondere bisogna riflettere sulle ragioni che hanno portato i due professionisti informatici a fare emergere tali informazioni ma considerare anche il concetto di “Stato” . Lo Stato è un’entità giuridica che nasce come espressione della sociabilità dell’uomo: alcuni sostengono che lo esso nasca come garante dei diritti dell’uomo, grazie ad un contratto sociale che delega la sovranità popolare e la salvaguardia del bene comune al potere politico (“contrattualismo”). Diversa è invece l’opinione di quei filosofi che hanno spiegato l’origine della società individuandone come causa prima la sociabilità propria di ogni individuo. In entrambi i casi lo Stato appare concettualmente come un ente giuridico che esiste come ente preposto alla tutela del bene comune. Risulta evidente allora che i governanti dovrebbero costantemente indirizzare il loro agire alla tutela dei diritti dell’uomo. Da sempre però il concetto di Stato

è stato letteralmente “calpestato” dagli interessi economici e politici di quegli individui che hanno “usato” la fiducia del popolo per soddisfare i propri interessi personali. Come è possibile che un governo abbia la necessità di segretare delle informazioni? Non è ammissibile che sia concesso al potere politico di non garantire l’assoluta e indiscussa trasparenza del suo agire. Ritengo che la trasparenza sia un principio essenziale a partire dal quale dovrebbe essere edificato ogni progetto politico. L’ultima occasione che ci ha messo di fronte a questo tipo di problemat ica è quella che riguarda le elezioni statuniten si. In questo caso due gruppi di esperti di informati ca hanno sostenuto che il voto sia stato manipolato con delle macchinazioni della posta elettronica in alcuni degli stati in cui Trump ha vinto per poche migliaia di voti. Addirittura la Cia ha accusato la Russia di essere intervenuta per favorire il candidato repubblicano. Insomma, spesso si ha la sensazione che il diritto al voto sia semplicemente uno strumento utilizzato dal potere politico per placare le coscienze. Anche quando non si agisce proprio in modo diretto nel manipolare i consensi, è già sufficiente ciò che è stato fatto per generare questo senso di assuefazione che


ormai abita in ognuno di noi e che non ci permette di avere una lucida percezione della realtà. Mi permetto di ricorrere alla teoria esposta da Machiavelli nel “Principe” per giustificare in questo caso però il gesto e la scelta degli hacker. Non importa se la loro decisione di agire in nome del bene comune possa passare come azione illecita e immorale, ciò che è importante è capire lo scopo del loro gesto: rendere evidente la mancanza di trasparenza che caratterizza l’agire dei governi. Rispondendo quindi alla

domanda: eroi o criminali? Credo sia evidente che io non reputi corretto considerare i professionisti informatici criminali, d’altronde, non credo sia opportuno considerarli eroi, essi sono semplicemente uomini che hanno ancora ben presente il concetto di stato nella sua compiutezza e che non riescono ad accettare l’irresponsabilità politica che da troppo tempo ostacola il benessere degli uomini. Stefania Mazzotta VB Liceo Scientifico

“Un futuro di speranza “ Dal mese di Gennaio nella nostra scuola sono arrivati cinque ragazzi di colore, due dei quali nella nostra classe. La nostra intesa con i ragazzi è stata subito istantanea. Abbiamo ascoltato le loro storie, il viaggio che hanno intrapreso per arrivare in Italia. Abbiamo letto nei loro occhi la speranza e il sogno di ricominciare una nuova vita. All’inizio non tutti eravamo convinti del loro ingresso nella scuola, ma dopo averli conosciuti siamo stati felici di aver potuto dare un’opportunità a questi ragazzi. Abbiamo cercato di interessarci alla loro vita prima che arrivassero in Italia, cercando di entrare in comunicazione con loro, così da farli sentire più a loro agio. Adesso siamo diventati amici, ci divertiamo e scherziamo insieme; speriamo che questa esperienza nella nostra scuola possa servire loro per costruire un futuro migliore , anche se in un altro luogo… I nostri nuovi amici ci hanno comunque arricchito facendoci conoscere altri mondi, altre culture ma soprattutto aprendoci alle loro incredibili esperienze di vita. Irene Turquassio e Annalisa Serratore I A – I.P.S.I.A. - Filadelfia

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Certi momenti dovremmo viverli piuttosto che filmarli Al giorno d’oggi sempre più sono le persone, siano esse ragazzini in fase preadolescenziale, adolescenti stessi o adulti, ad utilizzare assiduamente i Social network. Secondo recenti stime sono circa 28 milioni gli italiani attivi su Facebook contro il suo storico rivale Twitter, con 6,4 milioni di utenti. Se consideriamo il mondo intero, Facebook detiene ancora il primato con 1,8 miliardi di utenti, seguito da YouTube con 1 miliardo e da Twitter con 320 milioni di iscritti attivi. In effetti l’uso di internet e dei social è sempre più diffuso e comune anche a causa dell’avvento degli smartphone, che rendono facile poter accedere a Facebook o ad Instagram ovunque noi siamo. Osservando queste cifre è immediato pensare a quanto materiale venga caricato, visto e commentato da persone di tutto il mondo. Migliaia e migliaia sono i video e le foto postati ogni giorno, sia da personalità di spicco (della politica, dello spettacolo, della musica), sia da persone normali, che immortalano momenti personali e delle volte anche intimi delle loro vite semplicemente per ricevere apprezzamenti, “mi piace”, commenti da altre persone. La vastità del materiale continuamente caricato sta sempre più rappresentando un problema poiché ormai è divenuto estremamente facile risalire da una foto al nome di una persona e quindi alle informazioni personali; per non parlare poi di quanto sia ancor più semplice e radicato nella società il fare bullismo da dietro uno schermo. E’ proprio il cyberbullismo il fenomeno che ha colpito e colpisce molte persone. Si pensi ad esempio al caso di Tiziana Cantone, la giovane napoletana che si è tolta la vita nella sua abitazione a seguito della diffusione in rete di filmati che la riprendevano in atteggiamenti intimi con il suo ragazzo e perciò derisa da mezza Italia. Ma non dimentichiamo la fine tragica di Nadia, quattordicenne di Cittadella, lanciatasi nel vuoto, dopo aver ricevuto sul social network Ask varie offese e istigazioni al suicidio, in un momento per lei di tumulto, totalmente comprensibile per la fragilità della sua età.

E’ evidente come, con l’avvento dei social network, la nostra privacy sia sempre più a rischio, ma vale la pena, solo per pura e futile apparenza, mettere a rischio la propria persona? Personalmente credo di no. Sono già per principio contraria al pubblicare e sbandierare la mia vita sui social, perché ritengo sia superficiale basare tutto su di essi e sull’immagine che vogliamo dare di noi agli altri. Certo, non penso sia totalmente un male condividere con amici, conoscenti e parenti che magari abitano lontani dei momenti, intrappolati nelle foto, per poi poterli rivedere quando si vuole, ma tutto deve essere usato con moderazione e magari sarebbe meglio tenere molte cose per noi e piuttosto che pensare a filmarli, certi momenti dovremmo viverli. Perciò non sono del tutto contraria all’uso dei social, se questi però vengono usati con una certa riservatezza . Bisogna rendersi conto che noi non siamo l’immagine che trasmettiamo attraverso i social e che la vita virtuale non deve in alcun modo sostituire quella reale. In modo particolare, la mania del farsi “selfie” ovunque è per me una grandissima espressione di egocentrismo. Continuare a scattarci foto, dove magari abbiamo sempre la solita espressione del viso, che è quella che hanno tutti, crea in noi tanta mania di protagonismo. Per quale motivo ci importa così tanto di apparire belli in una vita che non è neppure reale? Ci siamo ridotti davvero a questo? Questa mania di protagonismo ci sta rendendo sempre più uguali e impersonali? E se via schermo sappiamo mandare cuori, abbiamo il coraggio di abbracciare dal vivo? Cosa realmente stiamo diventando? Roberta L’Abbate III A Liceo scientifico


Psicologia inversa, la manipolazi one della mente è al giorno d’oggi possibile. L’uomo, non possedend o nè artigli e nè zanne, per sopravvivere ha dovuto affidarsi all’ingegno. Ha dunque scoperto come sopraffare altre specie animali in potenza molto più forti di lui. Ma ha ancora degli ostacoli che impediscono la convivenza civile. Il più importante è la paura del diverso. Diverso non è solo colui la cui pelle varia di tonalità, o la cui lingua possiede le inflessioni più enigmatiche, diverso è anche la persona che ti sta a fianco, i suoi pensieri sono diversi. E quando due persone o meglio, due idee, entrano in contrasto allora nascono i problemi. L’uomo ha col tempo capito che la violenza è delle volte più “efficiente” e altresì distruttiva, sebbene non si curi di ciò, rispetto alle parole. Nulla di più sbagliato. È proprio qui che nasce il Terrorismo, quando ci si convince che è più facile premere un grilletto o un pulsante anziché discutere in modo pacifico, venendosi incontro, pur rimanendo ognuno della propria idea, nel rispetto altrui. Perché? Perché dunque, mentre la violenza e il terrorismo possono sostituire il dialogo, le parole non prenderanno mai il sopravvento? Perché esse tendono alla e la pacifica convivenza attraverso la conoscenza della verità. E la verità, per quanto mi è difficile ammetterlo, è sconosciuta a molti di noi, tenuta segreta magari. Noi possiamo avvicinarci a quella che è un’ipotesi di verità, una “traccia”, ma mai alla verità propria. Vi è

tuttavia la certezza che c’è qualcosa di terribilmente marcio nella nostra società. E dove una volta c’era la libertà di obiettare e di esprimere liberamente il proprio pensiero, lì vi è ora il Terrore, che ci costringe a sottometterci e ad accondiscendere per paura. Cosa dunque ci potrebbe spingere a non aver paura del Terrorismo, come possiamo combatterlo? Attraverso le idee. Ormai siamo tutti testimoni diretti delle idee, abbiamo letto o sentito notizie di uomini disposti ad uccidere per conto e per nome delle idee, ed altri morire per difenderle. Ma non possiamo toccare le idee, possiamo condividerle e sostenerle, tuttavia serve sempre un “uomo” per dar vigore e vita ad una idea ma mentre le idee sono a prova di proiettile, un uomo può morire. Il terrorismo è ormai diventata da qualche anno una triste realtà con la quale dobbiamo convivere. Ora la domanda che mi faccio è la seguente: se esistesse un male che la giustizia normale (quella pacifica) non può abbattere, cosa fareste? Fronteggereste quel male macchiandovi della stessa colpa oppure accettereste l’impotenza della giustizia a costo di soccombere a quel male? La mia speranza è che una volta finito di leggere questo articolo abbiate cambiato modo di pensare e vi siate resi conto che la verità, l’imparzialità, la libertà di ogni tipo, soprattutto quella espressiva, e la diversità sono più che parole, sono prospettive e che il Terrorismo viene alimentato dalla nostra paura.

Vi veri universum vivus vici (Christoper Marlow) Roberto Apostoliti IV B – Liceo Scientifico

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È il 9 novembre 2016. I media lanciano la notizia: il repubblicano Donald Trump ha trionfato sulla democratica Hillary Clinton e sarà il 45° presidente degli Stati Uniti d'America. Ma che leader sarà Trump, che tipo di decisioni prenderà nel corso del suo mandato? Se lo è chiesto parecchia gente, nel mondo. “Oggi restituiamo il potere al popolo“. Con queste parole Donald Trump ha inaugurato il proprio mandato da presidente degli Stati Uniti d’America. Nel primo discorso da capo della Casa Bianca, dopo il tradizionale giuramento prestato sul palco di Capitol Hill, a Washington, il miliardario newyorkese, divenuto contro ogni previsione leader della più grande potenza mondiale, ha dettato le linee guida che ispireranno il suo operato. Trump ha insistito su alcuni punti chiave della sua campagna elettorale: proteggere i confini, creare nuovi posti di lavoro per gli americani e sradicare il terrorismo islamico. Con questi obiettivi il neo-presidente ha varato il suo programma per i primi cento giorni e minaccia la costruzione di un muro al confine meridionale con il Messico per bloccare l'immigrazione clandestina e l’eliminazione del diritto di cittadinanza per nascita; promette agevolazioni fiscali per la classe media americana, la rinegoziazione del Nafta e di tutti gli altri accordi commerciali; dichiara di voler uscire dalla NATO definendola “un’organizzazione obsoleta”; propone di lavorare a stretto contatto con gli alleati arabi per sconfiggere lo Stato Islamico, di rinegoziare i rapporti con l'Arabia e di sospendere l'immigrazione da quelle aree che hanno noti legami con il terrorismo.

Questi fattori potrebbero apparire insignificanti per noi europei, ma non è così perché un battito d’ali di una farfalla a New York produce conseguenze concrete e spesso imprevedibili in tutto il mondo. Sì, perché sono gli Stati Uniti la realtà guida egemone della globalizzazione. Ciò che intimorisce tutti, più di ogni cosa, è il timore che il nuovo presidente possa premere il pulsante rosso. Che cosa farebbe se si trovasse nella stessa situazione di John Kennedy nel 1962, quando scoprì che era in corso la costruzione di rampe per missili a Cuba? Potrebbe arrivare a dare il via a un attacco nucleare? È probabile che agirebbe proprio come Kennedy, propenso a fare la voce grossa con l’Urss per far capire la sua determinazione, ma lasciandosi aperti anche spazi per la negoziazione. Nel suo discorso, Trump, ripetendo più volte la frase “America First”, ha fatto intendere il suo sentimento isolazionista e patriottico, sostenendo che ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Contestualmente, nelle strade di Washington e di altre città americane non si è fermata la protesta contro il magnante, definito dai manifestanti xenofobo, sessista e razzista. Solo il tempo ci rivelerà quali saranno le conseguenze effettive di questo nuovo governo. Il mondo, intanto, spera che il “melting pot” alla base del sogno americano resista e che il operato sarà rivolto al lavoro, al benessere e alla sicurezza di tutti. Barbara Rondinelli IV B – Liceo scientifico


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L’immigrazione è un fenomeno che ha caratterizzato la formazione dei popoli, molto spesso influenzandone la politica sociale ed economica. Fin dai tempi antichi si sono verificate immigrazioni ossia trasferimenti permanenti o temporanei di singoli individui o di gruppi di persone in un paese o luogo diverso da quello di origine. Esistono diverse cause dell’immigrazione: di tipo economico: sfuggire alla povertà del paese e spostarsi per cercare migliori condizioni di vita; politico: dittature, persecuzioni, guerre; religioso: impossibilità di poter praticare il proprio culto religioso: sentimentale: unificazione familiare; scolastico – culturali: frequentare una scuola e conseguire un titolo di studio; infine ci sono motivazioni dovute a disastri naturali: tsunami, alluvioni, terremoti. Occorre precisare che i termini “immigrato” e “straniero” rappresentano due differenti tipologie di popolazione: il primo si riferisce a individui senza alcuna relazione con il nostro Paese (ad esempio giunti in Italia per motivi economici, sociali o politici, ma senza possedere la cittadinanza italiana), mentre il secondo può essere riferito a soggetti nati in Italia da genitori stranieri. Negli ultimi anni l’aspetto demografico della Calabria sta cambiando; nella nostra regione sono molti gli stranieri che vivono in Calabria. Quest’anno qui a

Filadelfia sono arrivati tanti ragazzi di origine africana , alcuni di loro vengono in classe con noi: Ousmane, Mohamed e Lamarana. All’inizio erano un po’ timidi e impauriti. Due di loro vengono dal Senegal e uno della Guinea . Alcuni di loro prima di arrivare hanno avuto una vita non facile, lavoravano nei campi o ad accudire il bestiame. Da quando sono arrivati noi li abbiamo subito accettati. Ousmane è molto simpatico ed estroverso, mentre Lamarana e Mohamed sono più introversi e timidi. Con noi si trovano molto bene così come noi con loro. Avere in classe compagni come loro è certamente un vantaggio per la nostra scuola. Alcuni nella nostra comunità pensano però il contrario …sono razzisti, secondo noi non è bello essere razzisti nei confronti del “diverso”. Come disse Abraham Joshua Heschel: “Il razzismo è la più grave minaccia dell’uomo verso l’uomo…il massimo di odio con il minimo di ragione”…. è bello essere tutti uguali !! Leone Giorgia, Penna Elisa Classe II A – I.P.S.I.A. - Filadelfia


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Conoscerete sicuramente il significato della parola Shoah, termine ebraico col quale si suole indicare lo sterminio degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale. Letteralmente significa “tempesta devastante”, è un vocabolo preferito a Olocausto in quanto non richiama, come quest’ultimo, l’idea di un sacrificio inevitabile. Inutile dire che furono circa 6 milioni gli ebrei che vennero sistematicamente uccisi dai nazisti, i quali speravano di creare un mondo più ‘puro’ e ‘pulito’. Occorre specificare che la furia nazista, nell’imporre la superiorità della ‘razza ariana’, si scagliò anche contro prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, rom, testimoni di Geova, omosessuali, malati di mente e portatori di handicap. A ripetere le solite argomentazioni contro lo sterminio si rischia di essere inadeguati. Quando si trattano alcuni argomenti si ha paura di non riuscire a trovare le giuste espressioni ai propri pensieri, si ha paura di toccare la riservatezza di certi temi, soprattutto quando essi sono così delicati. Si pensa che nessuna parola può essere sufficientemente rispettosa per raccontare o anche solo commentare ciò che successe "tanto tempo fa", o meglio, che iniziò a succedere tempo fa, ma che in realtà non finì mai. Non sarebbe stato giusto avvicinarsi con parole futili a vite cariche di dolore e di speranze infrante. Sarebbe stato da presuntuosi fingere di comprendere situazioni che non si toccano con mano. Si ha la sensazione che quei frammenti di vite lontane non sono nulla in confronto a ciò che è successo.

Si può soltanto raccontare; raccontare di nomi e di volti che probabilmente scorderemo presto, ma che tuttavia, in qualche modo, arrivano fino a noi. Ho letto che in ogni viaggio, (e credo anche nei vostri!), convivono la paura del presente e la speranza del futuro. E poi c'è il passato, e il passato non si cambia. Quel che è accaduto non può essere cancellato. Ciò che si può fare è impedire che accada di nuovo. Perché la Memoria non si commemora … la Memoria si esercita! Primo Levi si chiedeva come fosse possibile che la memoria del male non riuscisse a cambiare l'umanità. Beh, se fosse qui gli direi che il cambiamento implica coraggio, e che il coraggio, quello vero, è cosa da pochi. Gli direi che ciò che i suoi occhi hanno visto probabilmente i miei non lo vedranno mai. E forse non mi verranno in mente le cose che sono venute in mente a lui quando rimaneva da solo con se stesso. Noi ci stiamo impegnando a non togliere il segnalibro della memoria dal libro dell'umanità, ma il rischio di dimenticare è grande. Alessia Buccinnà IV A – Liceo scientifico


Fare scuola fuori dall’ aula scolastica è un’ esperienza formativa molto valida ed entusiasmante, e tale è stata l’ uscita didattica, all’ insegna del trekking, delle classi della Scuola secondaria di 1° grado dell’ Istituto Omnicomprensivo di Filadelfia. Il trekking è un’ attività sportiva non competitiva, che consiste nel camminare lungo sentieri, itinerari di varia lunghezza che si snodano in natura. Il trekking consente di osservare luoghi, flora e fauna, e i segni dell ‘ uomo; il piacere di camminare nell’ ambiente stimola un maggiore impegno nella tutela del territorio. Sabato, 10 dicembre, noi alunni delle classi III A, III B, III C, e delle classi I A, II A, III A, rispettivamente della Scuola media di Filadelfia e Francavilla, siamo andati a fare trekking, accompagnati dalle Professoresse Adriana De Nisi, Francesca Destito, Paola Galati, assieme anche alle guide. La mattina, noi alunni della classe III A, arrivati in classe, abbiamo aspettato che gli organizzatori ci avvisassero di lasciare l’ aula, e, nell’ attesa, abbiamo composto con dei cartoncini, quali lettere dell’ alfabeto, le parole di “Kalabria Trekking”. Appena ci hanno chiamati siamo usciti fuori con vociare gioioso, e abbiamo mostrato i cartoncini

imperiosamente schierati, mentre le altre classi hanno fatto vedere i cartelloni con gli slogan, che inneggiavano alla finalità educativa dell’ attività sportiva che ci accingevamo a praticare. Con le guide abbiamo fatto delle foto, e successivamente siamo saliti sull’ autobus che ci avrebbe portati in località “Fossa del lupo”. Ed è da lì che ci siamo incamminati lungo un sentiero, abbastanza agevole, abbiamo ammirato il paesaggio, ma osservato pure le numerose pale eoliche, presenti sul territorio, che non sono certo un bel vedere in mezzo all’ incantevole spettacolo della natura. Per riposarci un po’, poi, ci siamo concessi una pausa, e abbiamo consumato le nostre merende. Ossigenati, rifocillati, abbiamo proseguito il cammino nel bosco. Un bosco che ci invitava ad amarlo, rispettarlo, conservarlo. In seguito le guide ci hanno portato in una precisa area del bosco, dove ci hanno detto di chiudere gli occhi, e nella quiete più assoluta sentire, percepire i profumi e i rumori della natura. Le voci della natura, l’ armonia della natura sulle note del silenzio. Si sentiva, delicatamente e piacevolmente, il canto degli uccelli, l’ odore di terra bagnata, di funghi e di erba. La natura si mostrava a noi in tutta la sua magia, in tutta la sua bellezza. Dopo questa esperienza ci hanno fatto continuare il percorso, fino ad arrivare in località “Ponticelli”. Che aria fresca, quanti alberi ben vestiti, nonostante l’ autunno! Infine, meta ultima, siamo entrati in un “Parco avventura”, e con gli autobus siamo ritornati a scuola. E’ stata un’ esperienza bellissima, meravigliosa, divertente, è stato bello stare in mezzo alla natura. Questa esperienza ci ha fatto capire che è importante salvaguardare la natura e l’ ambiente che ci sta attorno. Camminare sotto gli alberi e sentire il profumo della natura ci ha fatto stare bene. La cosa più bella è stata stare tutti insieme. Bella la natura, bella la socialità, bella l’ allegria. Classe III A - Scuola secondaria di 1° grado Filadelfia

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Nel mese di Novembre nella nostra scuola, l’IPSIA di Filadelfia, si è svolto il progetto di robotica , insieme al prof. La Marca, prof Ranieri, prof.ssa Cortese e il prof Stucci. Il progetto era finalizzato principalmente alla costruzione di un drone quadricottero che abbiamo imparato ad utilizzare e a far decollare. Abbiamo avuto modo di imparare come mettere in funzione il drone e come collegarlo ad un controller tramite bluetooth. Il controller è formato da una schermata in cui vengono riportate le immagini riprese dalla telecamera posizionata sul drone. Il drone ha quattro eliche, ognuna di esse gira alla stessa velocità altrimenti il drone non riuscirebbe ad alzarsi. Sul tronco del quadricottero si trova la batteria che fornisce energia alla telecamera e ai quattro motori laterali. Il controller è caratterizzato da vari pulsanti che permettono di fare foto, video, accensione e arresto di sicurezza, ecc…Durante il progetto abbiamo avuto modo di lavorare anche con dei piccoli robot messi a disposizione dell’Istituto Comprensivo di Filadelfia che ovviamente ringraziamo. Si tratta di piccoli robot della LEGO e più precisamente i “MindStorms Lego”, costituiti da vari pezzi da assemblare per metterli in funzione. Dopo averli montati, tramite un “centro di comando” situato sopra il robot si immettono delle combinazioni indicate sul manuale e tramite dei sensori (luminoso, tattile, sonoro, visivo) si muovono in base alle caratteristiche, oppure tramite un’applicazione (Next Remote) scaricabile su un qualsiasi cellulare e utilizzato come

controller. Anche se il Robot non era di grosse dimensioni era corredato da numerose funzioni e modalità di controllo. Dal nostro punto di vista

costruire un robot è stata un’esperienza fantastica e di sicuro ci ha insegnato molte nuove funzioni che riguardano il mondo della robotica. Come per il robot costruire il drone è stato fantastico e sicuramente per tutti noi esperienze del genere possono essere da stimolo per intraprendere in un futuro prossimo una carriera lavorativa nel mondo della robotica ,un campo sicuramente in via di evoluzione negli anni a venire, sicuramente ne faremo tesoro! Francesco Carchedi, Simone Diaco, Luca Mazzotta Classe II A IPSIA


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Dario Fo ha lasciato un segno nella vita di tutti noi. Drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore di canzoni, musicista, pittore, scenografo, politico: un portento, il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni, il giullare della cultura italiana, come amava definirsi lui stesso. Dario Fo nasce il 24 marzo 1926, da umile famiglia, il padre ferroviere e la mamma contadina, in un paesino lombardo, LeggiunoSangiano, in provincia di Varese. Si trasferisce, in seguito, a Milano, dove frequenta l’ Accademia di Belle Arti di Brera, e nel 1950 comincia a lavorare per la Rai. Nel 1952 scrive e recita per la radio le trasmissioni del “Poer nano”. Sposa l’ attrice Franca Rame nel 1954, dalla quale ha un figlio, Jacopo. Nel 1956 interpreta “Non si vive solo di pane”, ma successivamente lascia la Rai per dedicare il proprio tempo al teatro. Infatti, nel 1968, fonda il gruppo teatrale “Nuova Scena”, per ritornare alle origini popolari del teatro, e del teatro ebbe a dire: “E’ il mestiere più straordinario del mondo”. Fo porta in scena “Mistero Buffo” nel 1969: questa è forse la sua opera più famosa. Crea, usa in molte delle sue opere il “Grammalot”, uno stupefacente linguaggio espressivo, un miscuglio di parlato arcaico- medievale, di dialetto padano e di termini creati da lui, il tutto integrato dalle mirabili gestualità e mimica dell’ attore. Il 9 ottobre 1997, Dario Fo riceve il Premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere, restituendo la dignità agli oppressi”. Ha parlato agli umili e gli umili della Terra lo hanno capito. Con un misto di risate e di serietà ci ha aperto gli occhi sugli abusi e le tante ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva più ampia. Oltre al Premio Nobel riceve la “Laurea Honoris Causa in Filologia e Storia” e, come onorificenza italiana, la “Medaglia d’ oro ai benemeriti della cultura e dell’ arte”. Molte sono le sue opere che ci lasciano la meraviglia e l’ incanto negli occhi, alcune di queste sono: “ Le commedie di Dario Fo ”, “ Il diavolo con le zinne ”, “ Martino libero !

Martino è innocente ! “, “ “ Dario Fo parla di Dario Fo…” . Era ateo, ma professava la grande religione della vita, sentendosi vicino agli umili, con la solidarietà, attraverso l’ animismo, per il bello, il magico, il vivo che con la sua grande sensibilità trovava nelle cose, nello spettacolo della natura: lo emozionava l’ albero, il fiore, la pianta, l’ animale indifeso, leggeva in essi la vita, la vita da amare e rispettare. Dario Fo si spegne il 13 ottobre 2016, all’ età di 90 anni, privando il Paese di una grande voce critica. Questo viaggio di vita si conclude con una sua frase: “ La risata, il divertimento liberatorio stanno proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune… anzi, è più vero… o più credibile “. Classe II A – Scuola Secondaria di 1 grado Filadelfia


Noi giovani, si sa, amiamo le feste, la musica, lo stare insieme, ma non amiamo gli addii. Per questo è stato per noi importante salutare “a nostro modo” la Prof.ssa Maria Teresa Brunelli. L’11 Novembre noi alunni, insieme ai professori e alla Dirigente Prof.ssa Maria Viscone,ci siamo riuniti nella Sala teatro della Scuola Secondaria di I Grado di Filadelfia per rendere omaggio a colei che per tanti anni ci accompagnati, più che nel nostro percorso scolastico, nel nostro cammino di vita. È stata una mattinata veramente intensa, ricca di emozioni. Ogni classe aveva preparato un “dono speciale” da offrirle ed eravamo tutti lì, tesi emozionati e …con le lacrime agli occhi. Noi alunni della II C, dalle ultime file, sbirciavamo, attenti a cogliere tutto, a far rimanere ben impresse nella nostra memoria questi ultimi momenti trascorsi con lei, cercando anche di capire fino in fondo il perché della sua partenza che la porterà a continuare la sua “missione” ,iniziata tanto tempo fa proprio qui a Filadelfia e che proseguirà nella città di Roma. La nostra classe ha preparato per lei un album, ma non un semplice e normale album di foto, uno speciale contenente disegni realizzati da noi raffiguranti i monumenti e le Chiese di Filadelfia. Abbiamo rappresentato la fontana della Ficarazza, la Crocella, la Vittoria, la Chiesa di San Teodoro e la Madonnina di Lourdes nella grotticella. Ci abbiamo inserito anche i nostri pensieri, le nostre riflessioni e soprattutto il nostro ringraziamento nei confronti di una professoressa che ci ha sempre saputi capire, ci ha sempre “sopportati”, ci ha insegnato, soprattutto, a non arrenderci mai.

Lo sappiamo tutto ciò è stato poco rispetto a tutto quello che Suor Maria Teresa ha fatto per la nostra scuola e la nostra comunità, ma abbiamo dato il meglio di noi e la lucina che abbiamo colto nei suoi occhi quando le abbiamo consegnato il nostro dono ci ha confermato che l’abbiamo stupita…che l’abbiamo resa felice. Concludiamo questo breve articolo con le parole scritte dalla nostra compagna Maria Mazzotta che riassumo al meglio i sentimenti di commozione e di ringraziamento che hanno contraddistinto quella mattinata dedicata alla Professoressa Maria Teresa Brunelli.

Il nostro anno migliore di Maria Mazzotta Un anno è già volato… Ed è stato forse il nostro anno migliore. Di sicuro non abbiamo sempre avuto giorni felici, magari qualche volta un pensiero ci turbava, magari qualche volta avremmo voluto solo piangere. Ebbene nessuno avrebbe potuto toglierci il sorriso. Quest’anno , invece, è accaduto qualcosa che ci sta facendo riflettere, e a lei , Cara Professoressa, cambierà la vita: il trasferimento! Non avremmo voluto mai che accadesse, ma purtroppo la vita è così: a volte ci riserva delle amare sorprese. Non sarà facile abituarsi a tutto ciò, per noi che siamo tanto affezionati a lei, ma soprattutto per lei non sarà facile…andare. Noi la penseremo sempre, e anche se sarà distante da noi, le faremo sentire sempre la nostra presenza e, attraverso queste nostre poche parole, il ricordo, di tanto in tanto, affiorerà facendole sentire tutto il nostro calore. Classe II C –Scuola Secondaria di I Grado -Filadelfia

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Giornalino n.ro 1 - febbraio 2017  

Giornalino degli studenti dell' Istituto Omnicomprensivo di Filadelfia

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