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Dandelion Copyright - Milena Cazzola © 2013 Laboratorio di scrittura creativa Febbraio Marzo 2013 Viareggio

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Cover Graphics - Milena Cazzola Photo - Morguefile.com free stock photos


Milena Cazzola

Dandelion.


Milena Cazzola

Vi prego di perdonare fin d'adesso i miei errori/orrori di scrittura, a mia discolpa posso solo dire di essere una "scrittrice" neofita con delle crisi di disgrafia che si lascia trasportare dalle parole senza le briglie delle norme redazionali! È il messaggio nella bottiglia di Milena. Nata a Pisa nel '70, è cresciuta sotto il sole di Viareggio e ora vive tra le colline della Maremma. La fantasia viaggia a mille nella sua vita alimentata sempre al meglio: viaggi per il mondo per piacere e per lavoro, ore dedicate alla scrittura e alla lettura di un buon libro sempre in compagnia dell'inseparabile musica. Il tutto senza tralasciare il suo primo amore: l'arte. È una scultrice, e pur sapendo che non è possibile mangiare con la sola arte, non smette mai di sognare a occhi aperti divertendosi a scrivere senza remore. Riuscire a realizzare qualcosa con le proprie mani le dona una sensazione impagabile, qualsiasi cosa sia...una scultura, una foto, una frase, un libro o anche un semplice dolce! Ha iniziato a scrivere il suo primo libro nel '98, che per anni l’ha seguita fra traslochi e cambi di vita arricchendosi delle sue personali esperienze. La scorsa estate preso il coraggio a quattro mani, si è tuffata in un nuova avventura: finire il suo libro e pubblicarlo, con la divertente richiesta di suo marito di mantenerlo quando diventerà famosa… Ma quanto mi ama? In attesa di questo grande evento, cerca di portare a termine il 2° romanzo, mentre gioca con nuove esperienze letterarie sul web… racconti interattivi su THe iNCIPIT e cosa ancora più divertente in compagnia di colleghi stimolanti partecipa a meravigliose sessioni d' improvvisazione letteraria a più mani.


”Non  siamo  mai  tanto  lontani  dai  nostri  desideri,  come  quando   c'immaginiamo  di  possedere  la  cosa  desiderata“     Johann  Wolfgang  Goethe   Le  affinità  elettive,  1809


Q

uesta è la storia del nobile Espero e della giovane Asteria.

Si conobbero proprio in questo giorno, incontro predetto dal destino fin dai tempi remoti. Un vento caldo riposava sulla riva del Torrente Blu, mentre correndo a piedi nudi, arrivò Asteria. Le sue gioiose risa echeggiavano nella valle destando gli animali dalle loro tane. Dolcemente stregava tutto quello che guardava, lasciando il profumo della vita, la sua presenza ricordava la primavera, la delicatezza dell'innocenza, il calore del desiderio. Le sue semplici vesti di lino erano sempre ricamate di fiori in modo che i colori, esaltassero il blu dei suoi occhi. Portava i lunghi capelli biondi legati con una treccia che fermava sulla testa come se fosse una corona, spesso adornata di nastri colorati. Chi la guardava restava un po' perplesso di quella dolce fanciulla, che viveva con una vecchia zia al margine del villaggio nella piccola baita colorata. «Lo sai che non dovresti andare al Torrente Blu, è vietato. Il Nobile Signore non vuole, alla fine ti scoprirà e saranno guai!» Il monito della zia rimbombava nelle sue orecchie, ma la voglia di tuffarsi in quelle limpide acque era più forte di lei, mentre si obbligava sempre a restare in quella piccola e isolata insenatura in modo che nessuno la potesse vedere. Dopo tutto non faceva niente di male ed era un peccato non godere di quella natura incontaminata, anche se il suo desiderio più grande era poter fare il bagno nello stagno a valle sotto quella meravigliosa cascata di cui nessuno mai approfittava. Asteria s’incamminava per i sentieri contorti, raccogliendo tutto quello che poteva esserle utile, bacche per le marmellate, erbe mediche, legna per il fuoco, giunchi o morbidi rami per fare delle ceste, e pietre per la sua collezione. Pur percorrendo quelle terre tutti i giorni fin da quando era piccola, restava sempre perplessa dalla differenza delle due proprietà. Passava dalla luce e la natura rigogliosa della proprietà della zia, al buio e opprimente intrigo di arbusti delle terre del Nobile Signore, per poi perdersi nell'incantevole panorama delle rive del Torrente Blu che tanto la affascinava. Nelle terre del Nobile Signore riscontrava tutta la dualità del padrone. Isolato, tenebroso, duro e inflessibile ma, al contempo giusto con i suoi inferiori e sempre disponibile ad aiutare chi ne avesse necessità, povero o ricco che fosse. Con la morte del padre il vecchio padrone Ominous, Espero tornato dalla Guerra dei Tre Mondi aveva restituito dignità a tutto il villaggio, che non mancava mai di essere rispettoso nei suoi confronti.


Asteria non l'aveva mai conosciuto ma, era certa che lui seguisse ogni suo passo perché percepiva la sua presenza, il suo corpo sentiva il suo sguardo carico di desiderio. «Oh, custode dei miei sogni fa che i nostri corpi s’incontrino... per un solo attimo, per una vita, per sempre.» Soffiando nel vento i magici semi del piccolo dente di leone, espresse il suo solito desiderio. I piccoli semi volteggiarono intorno a lei in un turbine di vento. Con un urlo lancinante, la quiete si squarciò come se un lampo avesse saettato in cielo. «Aiuto!» Le grida di Asteria si fecero disperate mentre sprofondava in un vortice che sembra la volesse risucchiare dentro di se. Con le mani cercava di aggrapparsi a qualsiasi sporgenza possibile, ma la polvere alzata le rendeva impossibile vedere e le riempiva la bocca di un sapore amaro e terribile uguale al gelo che la stava avvolgendo. Dopo attimi interminabili sentì un forte dolore ai polsi, come se una frusta e una morsa rovente la stessero imprigionando. Con tutto il fiato che le rimaneva in corpo, urlò dimenandosi per liberarsi. «Ferma, non muoverti!» Quell'ordine cupo e roco la spaventò ancora di più facendola tremare. L'ultima cosa che riuscì a sentire prima che il buio le offuscasse la mente, fu un ringhio selvaggio. «No! Non lasciarmi!» Poi tutto divenne nero. Espero guardava la ragazza che giaceva tra le sue braccia, priva di sensi. Non fosse stato per il fievole respiro caldo che usciva da quelle livide labbra, avrebbe potuto pensare di non essere arrivato in tempo. Piccola stella! Se non avesse dato retta al suo istinto che gli diceva di seguirla. Se quando l'aveva vista dalle pendici della collina, si fosse solo allontanato per mettere a tacere quello straziante bisogno di averla di farla sua, in quel momento lei poteva essere perduta per sempre. Tenendola ben salda a se, con timore s’immerse nelle tiepide acque dello stagno a valle del Torrente Blu per poterla liberare dalla grigia polvere che le ricopriva il corpo. La veste bagnata tornava limpida lasciando intravedere un corpo fatto per il desiderio, per l'amore. La treccia sciolta dalla furia del vortice, lasciava che i lunghi capelli gli si avvolgessero intorno al braccio come fili di seta dorata. Stretta da un abbraccio potente, Asteria riuscì ad aprire gli occhi, quando il sole che filtrava dalle fronde degli alberi rifletté sui capelli corvini dell'uomo che le stava parlando con voce roca. «Piccola stella, torna da me!» «Oh, mio Nobile Signore, mi avete salvata mettendo in pericolo la vostra preziosa vita. Vi sono debitrice.» La voce di Asteria era sporca di terrore per il pericolo scampato e per quello che poteva essere il volere del Nobile. «Piccola Stella, tu sai chi sono e sai che non potrei chiederti mai pegno, perché sei tu ad avermi salvato dal buio della mia sorte.»


«Sì, io vi conosco mio Nobile Signore, era nel nostro destino incontrarci. La mia vita è legata alla vostra. Io sono la vostra stella, signore della sera.». Quando i loro sguardi si accarezzarono, sapevano già che quello che li legava era perduto. Anche se il desiderio di rimanere uniti per la vita era immenso, il loro destino era segnato. «Piccola Stella, sei tutto quello che sono nella mia vita ma, dovrò perderti.». Le labbra di Espero sfiorarono dolcemente quelle di Asteria. Lei non poteva credere che l'uomo da sempre sognato le fosse davanti sussurrando dolci parole, mentre con labbra roventi le asciugava tutte le lacrime di gioia che solcavano il suo viso. «Mio Nobile Signore tenetemi con voi, tra le vostre forti braccia. Voi possedete la magia, dovete crearne una dove il nostro amore possa essere libero. Fosse solo per un attimo, anche se durasse il tempo di un battito d'ali o del soffio di un sospiro,io saprò di averlo vissuto, di avervi amato, di essere vostra fino e oltre la mia morte. Voi siete la magia.» Le parole uscirono dalla bocca di Asteria come un aroma d'amore. «Piccola Stella, vorrei non averti mai avuto, per non doverti ferire. Tutto quello che posso darti oltre al mio cuore, sarà il mio corpo. Per te, per noi creerò un mondo segreto, dove poter essere un’unica cosa.». Espero trattene il respiro per assaporare a fondo il profumo di Asteria fino ad imprimerselo nella mente. «Finirà!» si dissero «Finirà quando il nostro piccolo mondo segreto, non avrà più difese e altri occhi vedranno il nostro amore. Finirà, e del nostro amore resterà solo un desiderio indissolubile come quello del giorno che insegue la notte. Finirà!» Le parole non dette con la voce, fecero eco nelle loro menti, mentre sotto il calore del nero mantello che li proteggeva, Espero creò la magia. Intorno a loro, da una bufera di vento e pioggia si sprigionarono bagliori di fuoco, che avvolgendoli in una nuvola impalpabile, li trasportò in un mondo parallelo a quella realtà. La nebbia carica di mistero avvolse i loro corpi, facendo scudo a quell’amore cosicché nessuno potesse penetrare nella loro intesa. Il tempo diventò loro amico fermando il suo scorrere. Il desiderio dei loro corpi uniti, fu calore puro. Protetta dal possente corpo virile di Espero, Asteria si sentì sicura e colma d'amore. Lei assorbì ogni singolo insegnamento di Espero: la magia delle parole, la capacità di creare un essere dal nulla, il riuscire a lasciarsi dietro tutto quello che fosse senza fantasia. Una sola cosa, Asteria, non riuscì a donargli: la sua sottomissione. Mai, mai avrebbe potuto dargli più di quello che lui era disposto a darle. «Mio Nobile Signore, grazie a te ho domato il vento, ho fatto scaturire l'acqua da rocce riarse e ho acceso bagliori di fuoco dal nulla. Sarà mio compito raccontare di regni perduti, di musiche celestiali, canterò di corpi


intrecciati tra le nuvole di cieli incantati, canterò fino alla notte dei tempi perché nei sogni di tutti rimanga il ricordo dell'amore... l'amore crudele che ha diviso una Piccola Stella dal buio della notte. Ma adesso sono stanca di questo rincorrere il tuo vero io, tu sei vicino e al contempo così lontano. Non so il tuo nome ma so che sei fantasia. Ora mi chiedi l'anima ma, sai che non posso donartela senza perdermi nelle ceneri dei miei sentimenti. Solo con te sono riuscita a liberare l'altro mondo che è in me, diventando donna senza perdere la mia fanciullezza.» Le parole di Asteria erano dure ancore più dolorose perché dette mentre Espero era dentro di lei, mentre la amava. Lui non poteva che udire ogni singola affermazione con il dolore nel petto, perché sentiva Asteria diventare forte e saggia, sapeva che il loro tempo stava per finire. «Piccola Stella, di più non posso darti né il mio nome né la mia anima, ma solo il mio corpo. Io sono il tuo Signore, ma sappi che quando il vento ti abbraccerà sarà come se lo facessi io. Quando mi sentirò solo, cercherò la luna perché so che lì ti troverò. Quando il sole ti sfiorerà, saprai che le tue labbra ti staranno cercano. Quando non vedremo più la luna, il sole e il vento, non temere io sarò accanto a te, per rivivere il nostro amore in qualsiasi vita tu voglia. Noi ci amiamo, ci rincorriamo dalla notte dei tempi, e resteremo uniti per sempre, perché siamo fatti l'uno dell'altra.» Espero avrebbe combattuto per altri mille secoli nella Guerra dei Tre Mondi, se solo questo gli avesse dato più tempo con lei. Il loro destino si avverò come predetto. Tutto finì, lo scorrere del tempo prese il suo ritmo regolare. Quello che sembrava il tempo infinito di una vita intera con il susseguirsi di giorni e stagioni, si rivelò solo un attimo fugace. Lo stridere della civetta penetrò nel loro mondo segreto rompendo quell'incantesimo. Le grida che salivano dal bosco fecero disperdere la nebbia, lasciando solo i bagliori del fuoco che li attorniava. Intimorita dal fuoco, che si era elevato fino al cielo dopo la strana tempesta di polvere grigia scaturita da un fulmine, la gente del villaggio accorse alle rive del Torrente Blu. Tutti videro Espero e Asteria uniti dal più profondo e appassionato bacio a cui avessero mai potuto assistere. «Nobile Espero non lasciatevi corrompere da quegli occhi, tali fattezze ricordano un angelo ma, sono solo la dimora della tentazione. Ella non è degna della vostra considerazione.». La voce del vecchio del villaggio li riportò alla realtà in un doloroso attimo. «No! Anziano del villaggio, voi non siete degno di rivolgervi a questo essere meraviglioso, in codesto modo.». Il ringhio profondo di Espero fece indietreggiare tutto il popolo, mentre


lui celava il nudo corpo di Asteria con il suo, per proteggerla da sguardi indiscreti. «Mia Asteria ora non sei più una bambina, ti sei condannata a divenire donna! Perché non hai voluto seguire il consiglio della tua anziana zia, e stare lontana da queste acque tentatrici?» Le parole della zia rotte dal pianto, ferirono Asteria più violentemente di una lama rovente. Tra il vocio del popolo, Espero e Asteria si sciolsero dal loro caldo abbraccio cercando sostegno e certezze nei loro occhi. Non riuscirono a esprimersi con le parole il dolore di quella perdita ma, seppero che niente di quello che avevano fatto, detto, realizzato, era stato un errore. Il loro destino era di creare una vita dal nulla, con la forza dell'amore e del desiderio. Nei tempi a venire tutti gli esseri viventi, poterono conoscere la triste storia dell'amore senza fine di quegli amanti, solo guardando le fattezze celestiali del piccolo Dandelion..

                   


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Dandelion. Copyright - Milena Cazzola © 2013 Laboratorio di scrittura creativa Febbraio Marzo 2013 Viareggio


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