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Villa Piccolo di Calanovella Prof. Armando Romeo Tomagra Allieva Miriam Giovanna Carini

Accademia di Belle Arti di Catania Biennio Specialistico Documentazione fotografica A.A 2014/2015 1


Accademia di Belle Arti Biennio Specialistico in Fotografia © Miriam Giovanna Carini 98076 - Sant’Agata di Militello (ME) Sicilia - Italia miry.carini@gmail.com In copertina un acquerello di Lucio Piccolo del 1909 © Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella ‒ Villa Piccolo, Capo d’Orlando (ME) © Casa museo ”La stanza della Seta” ‒ Palazzo Milio, Ficarra (ME) 2


Indice

Introduzione ..................................................................................................................................................... 5 1. Casa Nobiliare ..............................................................................................................................................7 1.1 Esterno della Casa ........................................................................................................................... 10 1.2 Interno della Casa ............................................................................................................................ 14 1.3 Stanza di Lucio Piccolo ................................................................................................................... 23 1.4 Stanza di Casimiro Piccolo ............................................................................................................. 26 1.5 Stanza di Agata Giovanna Piccolo ................................................................................................. 29 1.6 Stanza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ................................................................................... 32

2. Il Cimitero dei Cani ................................................................................................................................41 3. Il Pergolato ..................................................................................................................................................47 4. La Panchina ................................................................................................................................................ 53

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Introduzione

1. Entrata Villa Piccolo di Calanovella

Furono il barone Casimiro e la sorella Agata Giovan-

la madre di G.Tomasi di Lampedusa, che presso la villa dei cugini, a Capo d’Orlando, andava periodicamente a trascorrere le vacanze o a ritirarsi in solitudine per comporre pagine del “Gattopardo”. La baronessa Teresa, come è noto, sposò Giuseppe Piccolo al quale, nel 1899, fu riconosciuto il titolo di barone di Calanovella. La coppia ebbe tre figli: Agata Giovanna, Casimiro e Lucio. Il marito, dopo aver sperperato gran parte delle sostanze familiari, abbandonò moglie e figli fuggendo a San Remo con una ballerina. Ferita nel suo orgoglio dalle avventure extra coniugali del marito, la nobildonna preferì lasciare i salotti palermitani e con i tre figli trasferirsi nella residenza estiva di Capo d’Orlando, che con capacità diremmo oggi manageriali, si dedicò alla conduzione dell’immenso feudo posseduto che per generazioni aveva rappresentato fonte di reddito per l’aristocratica famiglia e per i coloni che vi lavoravano.

na, a volere dopo la morte del fratello Lucio, avvenuta nel 1969, “La Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella”, destinata ad incrementare con premi annuali-si legge nel testamento-la cultura letteraria poetica e promuovendo l’arte e la cultura mediante premi e performances di ogni genere. Oggi la Villa Piccolo di Calanovella, sede della prestigiosa istituzione, non è solo una testimonianza dell’aristocrazia e della sicilianità dei tre geniali fratelli, ma è anche un bene culturale di cui meritamente possono vantarsi sia Capo d’Orlando sia la Sicilia, poiché in questa residenza s’incontrano e convivono, in straordinaria armonia, bellezza, signorilità ed ecclettismo di gusti e d’interessi. I baroni Piccolo, infatti, vantavano parentele con uno dei viceré di Sicilia e con la migliore aristocrazia di Palermo. La loro madre era una Tasca Filangeri di Cutò e una sorella di costei era 5


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1. Casa Nobiliare

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2. Casa Piccolo vista anteriore

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1.1 Esterno della Casa

Casa Piccolo vista anteriore ( foto scattata da Casimiro Piccolo)

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4. Vista Nord-est

5. Vista Nord-Ovest

L’edificio gentilizio, dal profilo ottocentesco, semplice ed insieme elegante, si erge su un’altura a terrazza, in faccia al mare Tirreno ed alla Piana di Capo d’Orlando, immerso tra il verde dei giardini e il profumo delle zagare. A Sud la cerchia dei monti Nebrodi, come la càvea di un teatro classico, abbraccia questa oasi naturalistica conferendole un riposante isolamento. Il Parco (22 ettari di estensione), nella parte adibita a giardino, è un eden di fiori e piante di esotica provenienza: ninfee, plumelie, glicini, e arbustacee di ogni genere, i cui colori, profumi e forme creano uno scenario di pittura impressionistica.

re ideale, la valenza universale espressa dai tre fratelli nei più diversi campi dello scibile umano hanno, proprio per questo, un riscontro concreto anche nel territorio. Non si parla qui di astratti concetti geografici, sia chiaro: il territorio, il concetto stesso di radici sono per noi siciliani dimensioni dell’anima”. Il giardino primitivo si trova sul versante nord della Villa ed è costituito da un terrazzo, la cui vista domina la piana di Capo d’Orlando, un tempo polmone verde di ulivi e agrumi e si perde nel mar Tirreno fino alla linea dell’orizzonte. Un universo di blu e azzurro interrotto soltanto dalla sagoma lieve delle Isole Eolie.

Visitando Villa Piccolo ci si accorge di quanto intimamente e fieramente siciliani furono Lucio, Casimiro e Giovanna. Qui sono custodite le testimonianze del genio poetico di Lucio, dell’impegno ecologico (come si direbbe oggi) di Agata Giovanna, dell’arte pittorica e degli interessi esoterici di Casimiro. E il ricordo, anch’esso vivido, delle estrosità, delle stravaganze, dei vezzi dei tre fratelli, pare a tratti sconfinare in una dimensione mitica.

Questo paradiso di essenze vegetative fu creato dalla primogenita Agata Giovanna, espertissima studiosa e amante di tutto quello che in natura è inusitato o raro. Era infatti componente di spicco dell’Associazione Mondiale della floricultura a cui la tenevano legata passione e intelligenza. Qui, sperimentò felicemente la propria competenza per gli studi botanici, coltivando alcune rare specie, in grado di tollerare il caldo dell’estate siciliana. Così, tra le aiuole delimitate da pietra viva, si osservano gli Echinocactus grusonii noti come “cuscini della suocera”, ma anche l’Aloe arborescens, l’Euforbia in gens, la Nolina recurvata, dalla forma tipica e inconfondibile, il Cereus jamacaru, oltre a ciuffi di Dasylirion e cespugli

“L’esistenza tra arte e poesia dei Piccolo di Calanovella,- si legge nella guida illustrata della Fondazione- fu caratterizzata da una costante ricerca, da un inesausto rinsaldare le proprie radici. I valori culturali, lo spesso11


di Plumbago. Una vasca tonda al centro del terrazzo e altre più piccole nelle parti laterali ospitano ninfee, papiri e il Fior di Loto. Sempre sul giardino settentrionale c’è la Puya berteroriana mez, rara bromeliacea andina dal bellissimo fiore blu, che Giovanna piantò per la prima volta in Europa, per poi donarne diversi esemplari ad orti botanici di tutto il Vecchio Continente.

6. Giardino retrostante con vista su Capo d’Orlando

7.Retro di casa Piccolo

8. Giardino sul retro di casa Piccolo

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9.Vista dall’alto del giardino retrostante

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1.2 Interno della Casa

10. Atrio

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11. Casimiroteca

12. Camera da giorno

La Casimiroteca di Villa Piccolo è uno spazio al piano terra della casa-museo, interamente dedicato all’arte di Casimiro Piccolo, ai suoi acquerelli e alle sue fotografie. Casimiro è stato colui che nel 1978 ha dato vita alla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e questo nuovo ambiente è destinato non soltanto alla sua memoria, ma a valorizzare il contributo dato da questo artista alla cultura contemporanea. Tre le sale espositive della Casimiroteca: l’ingresso apre su una saletta in cui è raccolta una selezione di opere giovanili che rendono l’idea della sua formazione.

All’interno della villa c’è il resto del Museo, ambientato nelle camere in cui viveva la stessa famiglia, nelle quali sono custoditi i due terzi dei beni di famiglia: mobili intarsiati in legno pregiato del XVII, XVIII e XIX secolo, fra cui una cassaforte del ‘400 in ferro battuto, inespugnabile corazza, un monetario da tavolo in ebano, un vassoio trapanese di epoca rinascimentale con piedini in bronzo dorato, smalti, coralli e cammei, cimeli di famiglia, collezioni d’arte, dipinti, ceramiche, armi antiche, libri, stampe, acquerelli, lettere autografe del cugino Tomasi di Lampedusa. Le stanze della casa-museo ricordano ai visitatori le passioni dei fratelli Piccolo e in ciascun ambiente sono concentrati gli oggetti cari e identificativi dei personaggi che vi abitarono. I passi e le anticamere sono arredate e tappezzate con dipinti, oggetti, fotografie e ricordi. Fra questi, un antichissimo forziere da viaggio: un pezzo unico, la cui complessa serratura a prova di furto rivela la genialità e le competenze tecniche di chi lo realizzò, ma anche un fortepiano a coda, testimonianza della passione per la musica di Lucio Piccolo, che fu anche fine compositore.

Acquerelli e ritratti sono, infatti, i soggetti preferiti da questo artista, fin dagli inizi della sua avventura nel mondo dell’arte. Qui, i visitatori cominciano ad entrare in confidenza con il mondo di Casimiro e con la Sicilia del tempo, contrassegnata da paesaggi novecenteschi ormai perduti, ma immortalati grazie al pennello e allo sguardo del pittore. Oltrepassando una tenda, si entra nell’universo esoterico del barone di Calanovella: i trentacinque “acquerelli magici” spiccano nei loro colori e nella testimonianza di un “mondo parallelo” raccontato attraverso di essi, fatto di elfi, fate, gnomi, folletti, silfi e di tutti gli abitanti del bosco di Villa Piccolo.

Il Museo è ulteriormente arricchito di vasellame di porcellana del Settecento e dell’Ottocento, di putti e statuette e di un campionario estroso di suppellettili: 15


pigne in maiolica, piatti istoriati, risalenti a varie epoche, dal ‘400 all’’800. La casa-museo muove in un continuo gioco di luci e ombre, che penetra in ciascuna stanza. Ora si può scorgere la magia del giardino nel quale la Villa è immersa, ora la Piana di Capo d’Orlando, fino al mare, che spalanca le porte della percezione alla vista delle Isole Eolie, ora, sulla destra il Monte della Madonna che sovrasta il paese, accarezzato alle sue spalle da Lipari e Vulcano.I tre fratelli Piccolo, ultimi rampolli del nobile casato erano dei personaggi eccezionali, unici nella loro diversità e superiorità. Non erano sposati, non cercavano i vani allori della mondanità, non si mettevano in mostra, non frequentavano i salotti. Ritiratisi definitivamente nella casa di Capo d’Orlando, dopo avere abbandonato per sempre la città di Palermo: protetti da questo lussuoso rifugio paesaggisticamente accattivante e confortevole, i Piccolo non si separarono dal resto del mondo, sebbene il mondo lo tenessero remoto nel loro stile di vita. Al contrario, mantennero costantemente fecondi rapporti con l’universo della cultura e dell’arte, circondandosi di pochi selezionati amici e intellettuali siciliani: Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Melo Freni, Basilio Reale, Bent Parodi, Vanni Ronsisvalle ed altri autorevoli esponenti della cultura europea. Un museo, quello di villa Piccolo che deve considerarsi uno delle più significative emergenze della cultura aristocratica siciliana. Tutto quello che è gelosamente custodito nelle sale della Palazzina richiama l’idea di una famiglia fuori dall’ordinario: coltissima, fiera, riservata, un po’ bizzarra e un po’ svagata, ma capace di riflessioni accuratissime, se opportunamente coinvolta in discussioni artistiche di elevato livello: chiusa in sé, eppure aperta al mondo.

13. Sala Piano lato Est

14. Corridoio

15. Particolare tavolo con foto di famiglia (il cane Sonia, Lucio e Teresa)

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16. Sala Piano lato Ovest

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17. Particolare mobile con oggetti da collezione e la foto di Casimiro Piccolo

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18. Soggiorno

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1.3 Stanza di Lucio Piccolo

19. Fotografie e quadri di Lucio Piccolo

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20. Poltrona e radio di Lucio Piccolo

21. libreria e oggetti di Lucio Piccolo

Lucio Piccolo, nato a Palermo il 27 ottobre 1901 ,sin da giovane dimostra curiosità onnivora e straordinarie capacità di apprendimento.. Completato il liceo non va all’università, né si pone il problema di svolgere un’attività lavorativa e ciò vale anche per il fratello Casimiro e la sorella Agata Giovanna: preferiscono continuare ad approfondire i propri studi dalla Villa di famiglia. Lucio si dedica alla musica, alla poesia e alla filosofia. Nella sua stanza sono raccolte alcune sue foto e le prime stampe delle sue poesie, incorniciate, insieme ad oggetti cari e, a suo dire, carichi di valenza ispiratrice del passato. Instaura, sin da giovanissimo, con Giuseppe Tomasi di Lampedusa un sodalizio culturale che durerà tutta la vita. Tra i due v’è una sorta di gara, all’insegna del buon umore, a chi è il più abile scopritore di talenti (poeti e scrittori) poco noti a Palermo. Questo gioco li porta a spaziare su tutta la letteratura europea: inglese, francese, tedesca, spagnola. Piccolo si spinge anche sulla letteratura Araba e Tomasi su quella Russa. Acquisiscono così, entrambi, una cultura vertiginosa. Nel 1954, Lucio Piccolo, 53enne, pubblica a proprie spese le prime poesie, intitolate 9 liriche. Le invia ad Eugenio Montale, il quale, leggendole, rimane così colpito dalla perfezione stilistica-musicale dei versi, da decidere di presentare Piccolo nel prestigioso convegno lette-

rario di San Pellegrino Terme (Luglio 1954). Al convegno Lucio Piccolo si fa accompagnare dal cugino principe Lampedusa, estremamente curioso di assistere in prima persona agli esiti. A San Pellegrino, Lucio diventa il centro dell’attenzione dei letterati presenti. Tutti i giornalisti fanno a gara per intervistarlo. In pochi giorni, lo sconosciuto barone siciliano diventa famoso poeta, consacrato da Eugenio Montale e dagli altri “marescialli di Francia”, così definiti, sarcasticamente, da Tomasi. Lucio Piccolo, incoraggiato dal successo di critica, pubblica nel 1956, con la Mondadori i Canti Barocchi. Poi, nel 1960, Gioco a Nascondere. Successivamente, con l’editore Scheiwiller, Plumelia (1966). Invece, nel 1968, sarà l’editore siciliano Sciascia a pubblicare l’opera in prosa poetica Le Esequie della Luna. Il 26 maggio 1969, a 68 anni, Lucio Piccolo muore improvvisamente, lasciando alcune opere inedite, tra le quali un’originale composizione musicale Magnificat, d’ispirazione post-wagneriana, tutt’oggi inedita. Nonostante il poeta sia rimasto scapolo, in tarda età ha un figlio, Giuseppe. Alcune opere inedite di Lucio Piccolo, non tutte, saranno pubblicate postume da Scheiwiller con i titoli: La Seta (1984), Il Raggio Verde (1993). 21


22. Poesia “Mobile universo di folate” scrita da Lucio Piccolo

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23. Scrivania di Lucio Piccolo

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1.4 Stanza di Casimiro Piccolo

2.4 Scrivania di Casimiro Piccolo

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25. Letto di Casimiro Piccolo

26. Ingranditore di Casimiro Piccolo

Casimiro, nato a Palermo il 26 maggio 1894, inizia a disegnare sin da bambino, e persino nel tratto infantile di alcune sue piccole cose si legge inquietudine e solitudine, amore per la natura, desiderio di oblio, forse paura. Da adolescente inizia a manifestare la passione per la fotografia e la pittura. A proposito della passione per il mondo esoterico, altra componente della vicenda di Casimiro, oltre ad alcune fotografie con esperimenti di levitazione e materializzazioni, basterebbe consultare la sua biblioteca, colma di libri e di riviste specialistiche. Poche le sue escursioni in altri mondi: fu iscritto, insieme alla madre ed a Lucio, alla Società Siciliana per la Storia Patria e fu affiliato negli anni giovanili alla Massoneria e alla Società Teosofica. Dal momento in cui la famiglia si isolò a Capo d’Orlando anche queste rade escursioni si dissolsero. Sono gli acquerelli ad aver suscitato la prima curiosità su Casimiro. Insoliti e maniacali ritratti vivacissimi, realizzati dal 1943 al 1970, parlano di un mondo popolato da gnomi, fate ed elfi. Influenzati dal segno grafico francese ed inglese dei grandi e bellissimi libri per l’infanzia, costituiscono la sponda conclusiva di un percorso pittorico che pure era iniziato sotto gli schemi sperimentati e non certo originali del figurativismo tardo ottocentesco. Casimiro si occupava di metafisica con la competenza e

la scientificità di un autentico studioso; Le sue, tuttavia, non erano, immagini del mondo reale, ma ritratti della psicologia delle cose, delle persone e degli ambienti. Dai suoi acquerelli “è più facile — annota G.Capuzzo — dire le caratteristiche, i tratti distintivi o parlare, come nel nostro caso, del “suo” tessuto cromatico, del farsi e disfarsi delle forme, sempre sul filo di una fantasia tesa a cogliere i brulicanti segreti della natura o a riflettere una innata disposizione all’ironia”. Del tutto originale il percorso intrapreso da Casimiro Piccolo nell’arte fotografica. Già le fotografie giovanili di Palermo appaiono insolite per soggetto, per tecnica, per l’assoluta trasgressione rispetto alle icone del tempo: un’automobile che viene calata sul molo, un pomeriggio di pioggia, alcuni scorci inconsueti della città. Un itinerario struggente che condusse negli anni ad alcune straordinarie ricognizioni in campagna, a magnifici primi piani di fiori e insetti, e persino ad alcuni irrituali notturni anni ’50 a Messina, per concludersi negli ultimi anni nella curiosità per i visi che la televisione iniziava a diffondere anche nelle serate fuori dal tempo della Villa alla Piana. Morì nel 1970, un anno dopo Lucio. E con lui, Giovanna, il fratello poeta e la madre Teresa riposano a Capo d’Orlando, di fronte al mare. 25


27.Acquerello di Casimiro Piccolo “ I maghi della visione “

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1.5 Stanza di Agata Giovanna Piccolo

28. Letto e oggetti di Agata Giovanna Piccolo

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29. Specchio di Agata Giovanna Piccolo

30. Armadio e quadri di Agata Giovanna Piccolo

Agata Giovanna, la maggiore dei tre fratelli Piccolo, nasce a Palermo nel 1891. Particolarmente legata alla madre, Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò, trae da lei la passione per la cucina. Ad Agata Giovanna si deve il meraviglioso giardino di Villa Piccolo, che oggi rappresenta uno dei vanti della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella: un parco naturale con una varietà di rari esemplari di piante, provenienti da tutto il mondo. Un trionfo di colori e di profumi, fra gelsomini, ortensie, iris, ninfee, agavi, cycas, rose e altre piante di rara bellezza. Proprio Agata Giovanna, appassionata di botanica, è la prima a coltivare in Europa la Puya berteroniana, facendone arrivare una pianta dal Brasile e riuscendo a realizzare nel giardino da lei creato un habitat perfetto per la sua coltivazione. E la Puya è oggi presente in Sicilia esclusivamente a Villa Piccolo. Insieme agli ingressi di paesaggi magistralmente raccontati dal poeta Lucio e alle magiche suggestioni della notte, immortalate nei dipinti di Casimiro, la meravigliosa opera d’arte botanica di Giovanna (così Agata Giovanna viene chiamata abitualmente dai suoi fratelli e dalla madre) completa la visione d’insieme dei tre Piccolo, in un unicum inscindibile. Il giardino diviene, in tal modo, la tela naturale nella quale il tratto dell’artista infonde la propria maestria.

Coltissima, fin da adolescente ama la lettura e oggi la Fondazione custodisce una ricca collezione di riviste d’epoca, a lei appartenute. Iscritta all’Associazione mondiale di floricoltura, parla correntemente tedesco, francese e inglese. Nell’Archivio storico, anche appunti, elenchi, quaderni di scuola dell’infanzia e dell’adolescenza. Agata Giovanna è, inoltre, uno dei soggetti preferiti dei ritratti di Casimiro. la stanza, con i suoi candelabri rosa e i suoi ricami, offre al visitatore la scoperta del mondo di questa donna gentile, che amò coltivare la propria passione per la botanica e per la cucina. Dopo la morte di Donna Teresa, è Giovanna ad amministrare i beni e i feudi di famiglia. Vive per lo più a Villa Piccolo e nelle sue rare uscite a bordo di una “Lancia Lamda” di colore nero, la gente la nota per la sua bellezza, nonostante la proverbiale riservatezza e timidezza: “La mia compagnia – scrive – sono stati i fiori e la cucina. Poi sono stata sempre ritirata in casa perché timida. Non ho viaggiato: sono stata soltanto a Messina, Capo d’Orlando e Palermo. In famiglia ci siamo occupati di parapsicologia. Mio fratello Casimiro un po’ di più; anch’io, ma poco”. Muore due anni dopo, il 14 giugno del 1974 a ottantatre anni. 28


31. La “Puja�: rarissima pianta esotica piantata da Agata Giovanna Piccolo

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1.6 Stanza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

32. Scrivania di Giuseppe Tomasi

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33. Leggio con l’ultima lettera scritta ai Piccolo e letto di Giuseppe Tomasi

34. vista generale della camera di Giuseppe Tomasi

Chi ama Il Gattopardo (romanzo italiano più famoso al mondo) e decide di visitare la casa-museo di Villa Piccolo a Capo d’Orlando, scoprirà che percorrendo gli ambienti interni, la stanza dello scrittore principe Lampedusa, il giardino della villa, i panorami che il medesimo scrittore ammirava e amava, subisce una sorta di magico incantesimo. Percepisce di trovarsi automaticamente traslato negli ambienti e nel giardino di Donnafugata, descritti nel romanzo e nel film di Luchino Visconti. Qui, su uno scrittoio, si può leggere l’ultima lettera autografa che l’Autore del Gattopardo inviò a Villa Piccolo, appena un mese prima di morire.

tale scritto, egli fa riferimento alla“bacheca Luigi XVI in legno bianco che racchiudeva tre statuine in avorio, la Sacra Famiglia, su fondo cremisi” che “pende adesso al capezzale del letto della stanza in cui dormo nella villa dei miei cugini Piccolo, a Capo d’Orlando”.

Infatti, sono molti i visitatori che riferiscono di provare la sensazione, il brivido piacevolissimo di un’influenza viva, come se l’anima dello scrittore Tomasi di Lampedusa fosse ancora lì presente, aggrappata nella sua stanza, ed aleggiasse per gli incantevoli luoghi interni ed esterni della Villa.

Ti racconterò il menù di una sola cena ma tipica: lasagne col sugo di carne, carne trita e ‘ricotta’; ‘Vol au vent’ di pasta sfoglia con aragosta e latticello di pesce; cotolette panate con patate alla crema, piselli al prosciutto e una straordinaria torta su ricette di Escoffier: pasta sfoglia, crema molto leggera e ciliegie candite. Il tutto appena tiepido, e nelle quantità abituali”. La descrizione ci fa quasi venire l’acquolina in bocca e la curiosità di assaporare anche noi i medesimi piatti dei gattopardi vissuti a Villa Piccolo.

Interessante è pure, per gli amanti della buona cucina, una lettera scritta da Tomasi alla moglie a Roma, il 6 aprile 1941 proprio da Villa Piccolo: “(…) Sono arrivato venerdì sera (…), alle quattro del pomeriggio, accolto da enormi tazze di vero cioccolato con panna montata e brioches. Hanno un nuovo cuoco eccellente, ma che purtroppo partirà tra 15 giorni.

Non per nulla il medesimo scrittore scrisse nei Racconti: “In questa villa del resto ritrovo non soltanto la «Sacra Famiglia» della mia infanzia, ma una traccia, affievolita, certo, ma indubitabile, della mia fanciullezza a Santa Margherita e perciò mi piace tanto andarvi”. In

I lunghi soggiorni di Tomasi nella villa di Capo d’Or31


lando proseguirono regolarmente anche nel dopoguerra, soprattutto nel periodo di composizione de Il Gattopardo e dei Racconti (1954-1957 anno della sua morte). Ecco una testimonianza del figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi: “Al primo posto nel suo cuore stava Capo d’Orlando, residenza dei cugini Piccolo”. La verità è che per Tomasi essa era un’Arcadia, un tempio di elevata cultura umanistica e scientifica, immersa nel verde, rimasto quasi intatto sin dal tempo della Magna Grecia. Un luogo Panico. Un luogo di sileni e di folletti, dipinti dal cugino Casimiro.

Vina è un torrentello che ha dato il nome alla contrata ove è ubicatala la villa. La battuta sfottente aveva un duplice significato nascosto: l’invito a fare come Manzoni, che andò a sciacquare i panni in Arno (invito però riduttivo, vista la differenza tra Arno e il rachitico Torrentello Vina), e la fiorettata di recarsi dal maestro, per sottintendere che la poetica di Tomasi necessitava delle correzioni (o stroncature) di Lucio, suggerite man mano che il principe leggeva a voce alta le bozze del romanzo, nel salotto di villa Piccolo. È fantastico pensare che da un gioco, con punte talvolta caricaturali, praticato nell’Arcadia di Villa Piccolo, è venuto fuori quel superbo (e ironico) capolavoro della letteratura mondiale che è Il Gattopardo.

Letteratura, storia, scienza, pittura, esoterismo, natura viva e parlante, non erano che pane quotidiano nelle discussioni tra lui e gli adorati cugini Piccolo, in particolare Lucio, poeta barocco. Barocco, come la sua anima di principe siciliano decaduto, anima ancorata, in modo struggente, a mondi scomparsi e irripetibili. Significativo (non solo per motivi personali, ma per la letteratura italiana), è il fatto che Lucio Piccolo volle con se il cugino Tomasi durante l’esordio a San Pellegrino Terme, nel 1954. Fu lì che avvenne un prodigio: scaturì in Tomasi la prima scintilla che avrebbe provocato l’incendio di scrivere il romanzo covato da anni, da troppi anni. Il consolidato sodalizio culturale tra Tomasi e Lucio, basato sulle affinità dei gusti letterari, dopo San Pellegrino Terme, diventò fortissimo, indissolubile, per reciproca necessità di confronto, anche spietato. Tomasi, durante la composizione del romanzo, provava quasi un bisogno fisico di leggere le pagine appena scritte e sentire il parere di Lucio, già consacrato poeta. Come sappiamo, Lucio in gioventù, a Palermo, aveva scherzosamente coniato per lui l’appellativo di “Mostro” (da interpretarsi in vari sensi, come spiega Gioacchino Lanza Tomasi). Il sarcasmo tra i due talvolta era molto pungente. Per esempio, durante la stesura del romanzo, ogni tanto Lucio Piccolo telefonava a Palermo invitando Lampedusa con frasi simili: “Mostro, quando vieni a sciacquare i panni in Vina?” 32


2. Il Cimitero dei Cani

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35. Entrata del Cimitero dei cani

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36. Unica tomba al contrario

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37. Fronte della tomba di Rach

38. Retro della tomba di Rach

Là dove vita e morte si congiungono in un unico respiro, al confine occidentale fra il giardino e la campagna, il pergolato di glicine incontra il cimitero dei cani. Voluto dai Piccolo, è un luogo che custodisce molto più che la memoria degli “amici a quattro zampe” che affollavano la villa: il silenzio di questo spazio, cinto dalla ringhiera che un tempo circondava il terrazzo di Casa Piccolo, è il simbolo vivente di ciò che il cimitero rappresenta.

portare sulle ginocchia), Mamoud, Bey, Omar, Micado, Malatedda, Aladino, Farouk, Cafir, Sha e molti altri. Molti nomi sono mediorientali, per attestare il fascino esercitato presso i Piccolo dalla cultura di quei popoli. E anche negli “acquerelli magici” di Casimiro ricorrono spesso personaggi da “mille e una notte”, con grandi turbanti ed esotiche fattezze. Non è un caso che qui riposi anche Crab, l’amatissimo cane di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, morto durante uno dei lunghi soggiorni che l’autore del Gattopardo faceva a Capo d’Orlando, dove trascorreva lunghi periodi proprio dai suoi cugini Piccolo. Impensabile immaginare la Villa di contrada Vina senza cani, tanto che per un periodo abbastanza lungo, proprio davanti all’ingresso principale della casa, una schiera di cucce ricordava a tutti quale posto d’onore fosse riservato ai cani dai Piccolo di Calanovella. Ed è anche per questa ragione che, ieri come oggi, nel cimitero dei cani, sguardo interiore e sguardo materiale si fondono in un percorso esistenziale che congiunge i differenti piani della vita. I cani accompagnano i vivi anche dopo la morte. Nel ricordo, nella presenza e nell’esperienza della quotidianità. Era, infatti, convinzione dei Piccolo che i loro cani continuassero a vivere anche dopo la morte, come attestano le “apparizioni” a

Luogo di meditazione e di incontri con l’energia che la natura emana. Luogo di eterna possibilità. Luogo che custodisce il soffio per una rinascita. Ecco perché più che di cimitero dovrebbe, forse, parlarsi di dimora: una casa nuova per i cani e i gatti dei Piccolo, che ricorda a tutti quel vincolo inscindibile ed eterno fra la vita terrena, il piano della manifestazione e il mondo sottile, ovvero quell’universo da sempre indagato dai Piccolo di Calanovella. Luogo di grande suggestione, il cimitero dei cani è fra i più visitati della Villa: tanti i turisti italiani e stranieri richiamati dal fascino evocativo che emana. Ciascun cane e ciascun gatto vissuto a Villa Piccolo qui ha la propria sepoltura. Le lapidi recano i nomi degli animali che appartennero ai tre fratelli. Ci sono Alì, Emir, Pascià, Puck (cane che Lucio Piccolo amava 37


39. Lapidi in fila

Casimiro, raccontate da egli stesso nel 1967 nell’intervista “Il Favoloso quotidiano” di Vanni Ronsisvalle: “… Un mio cane morto da nove anni io l’ho visto tre volte. Ma visto bene. Completamente materializzato due volte, una volta trasparente; ma l’ho visto pure. Poi venne a battere alle porte, a bussare, ad abbaiare di notte, abbaiare da fare spavento, nella stanza all’angolo della mamma. Si figuri che lo sentiva lo chauffeur da sotto […]

40. Animali che vivono la villa

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41. Vista frontale del Cimitero dei cani

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42. Vista retrostante del Cimitero dei cani

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43. Vista dall’alto della tomba di Rach

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3. Il Pergolato

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44. Divisione del pergolato dall’ esterno ( lato sinistro verso la panchina e lato destro verso il cimitero)

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45. Sistema di irrigazione all’esterno del pergolato

46. Interno del pergolato

Cuore di Villa Piccolo, insieme alla casa-museo, è lo splendido parco in cui questa è immersa. Il versante sud del Parco incomincia con una fontanella barocca, circondata da cycas, strelitzie giganti, plumbago e bouganville. Qui il “giardino esoterico” apre un dedalo di vialetti interni, che richiamano percorsi materiali e interiori, nei quali il rapporto del visitatore con la natura ne risulta esaltato.

sedile, noto come “panchina di Lampedusa”: qui l’Autore del Gattopardo e Lucio Piccolo amavano recarsi nel periodo estivo per conversare di letteratura.

Colui che vi passeggia non rimane estraneo al contesto, ma ne assorbe l’essenza e, alla fine della visita, è come se qualcosa in sé ne risulti trasformato. Una trasformazione proprio come in un processo di trasmutazione alchemica, solo che agli alambicchi e ai fuochi è sostituita l’energia della terra, dei paesaggi, delle piante e dei fiori. La magia del giardino è anche in questo: nella possibilità di scoprire l’universo mediante i colori, i profumi, le luci, le ombre e i suoni della natura. Alla sommità del giardino, un pergolato avvolto dal glicine delimita lo spazio e introduce alla campagna, coltivata ad agrumi, ulivi e alberi da frutta . Sul lato sinistro del parco specularmente opposto al pergolato di glicine, il giardino lascia il posto al bosco, nell’unico grande viale che conduce alla piazzola naturale dove ai piedi di un grande pino si trova il grande 47


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4. La Panchina

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48. La Panchina di Lampedusa, foto appartenente al fondo dei Piccolo

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49. Panchina laterale

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47.Panchina frontale

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Villa Piccolo di Calanovella - Documentazione Fotografica  
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