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CEMAGAZINE

CEMAGAZINE anno 1 / n. 1 / maggio 2012 // Periodico quadrimestrale del CEMA - Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia - Noventa di Piave (VE)

il magazine del centro espositivo multimediale dell’archeologia The Multimedia Archaeology Exhibition Center’s magazine

CEMA è: CEMA is: un museo reale e virtuale a real and virtual museum dell’archeologia. of archaeology. un nuovo modo di vivere a new way of bringing e rivivere la storia. history back to life. il luogo ideale di incontro the ideal place where past, tra presente, passato e futuro. present and future converge. uno spazio in cui scoprire a place to discover il passato e immaginare il futuro. the past and imagine the future. una macchina del tempo a time machine to travel per viaggiare senza limiti spazio-temporali. beyond space-time limits.

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CEMAGAZINE anno 1 / n. 1 / maggio 2012

idea e coordinamento

in collaborazione con

Periodico quadrimestrale del CEMA Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia Noventa di Piave (VE) Distribuzione gratuita Iscritto al n. 191/2012 dell’8.05.2012 nel Registro della Stampa del Tribunale di Treviso Direttore Responsabile Norma Follina

CEMA - CENTRO ESPOSITIVO MULTIMEDIALE DELL’ARCHEOLOGIA Comitato scientifico Vincenzo Tiné Alessandro Asta Francesco Cozza Enrico Longo Roberta Zennaro Annalisa Ascione Vincenzo Gobbo Collaboratori Marta Conventi Alberta Facchi Ideazione e coordinamento Cultour Active Srl Progetto espositivo e allestimento Enrico Longo – Cultour Active Srl Roberta Zennaro – Cultour Active Srl Alessandro Carrera Matteo Crosera Mirame Sas Vincenzo Tiné - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto Marta Conventi - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto Alberta Facchi - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto Progetto multimediale Cultour Active Srl Alessandro Carrera Omniser Srl Realizzazione allestimenti e contenuti Cultour Active Srl Mirame Sas Marco Bassanello Matteo Crosera Alessandro Carrera Fabrizio Comin – Omniser Srl Fabio Fogale Martina Bizzotto Paolo Fogagnolo Pierpaola Mayer Servizi in mostra Didattica Associazione Culturale Noventa Arte e Storia Annalisa Ascione Associazione Dimensione Cultura Visite guidate Associazione Dimensione Cultura

Progettazione grafica e comunicazione Mirame Sas Stampa e supporti espositivi Gielle Snc Imoco Spa Kora Comunicazione Grafiche Vianello Srl Graphic Report Snc Ufficio stampa Mirame Sas Carla Mugnaini PR & Advertising Assicurazione Padova Assicuratrice Risk Management Azienda Sas Musiche e canti gregoriani Parva Schola Gregoriana Liberalis – Treviso Traduzioni Brigitte Schaefer Sara Fruner Richard J.T. Hilton Jan Gavino Pozzobon Ringraziamenti Enrico Biancato Piervittorio Buoso Alessandro Carrera Fabrizio Comin Fabio Concetti Paolo Fogagnolo Enrico Longo Roberta Zennaro Jacopo Zodo Diego Malvestio Cinzia Tonello Chiara Magagnato Christopher Secolo Alessandro Nardese Elodia Bianchin Giovanna Gambacurta Federica Rinaldi Margherita Tirelli Giulio Carraro Debora De Lucca Andrea Montagnani C.S. Azienda Srl Office Point Snc Manfredi Petruso E-moz Srl

Hanno collaborato Vincenzo Tiné Enrico Longo Enrico Biancato Chiara Magagnato Francesco Cozza Andrea Montagnani Alberta Facchi Annalisa Ascione Paolo Fogagnolo Richard J.T. Hilton Sara Fruner Filippo Mariano   Ideazione progetto grafico Mirame Sas via Pietro di Dante, 3 31100 Treviso T. 0422 54 86 72 info@mirame.it   Redazione Via Tomaso da Modena, 11 31100 Treviso T. 0422 58 36 54 info@cultouractive.com Stampa Grafiche Vianello Srl Via Postioma, 85 31050 Ponzano Veneto (TV)   Tiratura 10.000 copie   Editrice Cultour Active Srl Via Tomaso da Modena, 11 31100 Treviso T. 0422 58 36 54 info@cultouractive.com


index 02 CEMA - L’ARCHEOFUTURO E’ REALTà

CEMA: THE ARCHaEOFUTURE IS a REALITY

L’archeofuturo esiste. Non in un dizionario di lingua italiana, né in un film di fantascienza, nemmeno nei laboratori avveniristici di uno scienziato, ma al CEMA – Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia di Noventa di Piave.

06 IL VIAGGIO NELL’ARCHEOFUTURO TRIP TO THE ARCHAEO-FUTURE

Quando passato e futuro si incontrano nel presente prende vita l’archeofuturo: un viaggio ideale nel tempo, un percorso reale al CEMA grazie a strumentazioni all’avanguardia e a una storia tutta da scoprire.

08 Le memorie ritrovate

recollected memories

Il 22 dicembre 2011 al CEMA è stata inaugurata la mostra “Le memorie ritrovate” che in pochi mesi ha attirato migliaia di visitatori.

10 IL CANTO GREGORIANO

ANIMA DEL MEDIOEVO Gregorian chant the soul of the Middle Ages Musiche dalla storia negli ambienti del CEMA

12 I musei archeologici nazionali del veneto

The National Archaeological Museums of the Veneto Region

I Musei Archeologici Nazionali di Adria, Altino, Este, Fratta Polesine e Portogruaro afferiscono alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

16 IL FIUME E LA STORIA: L’ARCHEOLOGIA A NOVENTA DI PIAVE

THE RIVER AND HISTORY: ARCHAEOLOGY AT NOVENTA DI PIAVE

“Un giorno o l’altro mi tornarò, No’ vùi tra zénte strània morir...

20 I SATELLITI DEL CEMA CEMA’S SATELLITES

Il CEMA – Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia è una realtà in continua evoluzione attorno alla quale ruotano mostre, iniziative e luoghi che lo arricchiscono e completano. CEMAGAZINE 1


Il Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia del Veneto come attrattore culturale

cultura e shopping al veneto designer outlet

L’idea di un Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia del Veneto, presso il Veneto Designer Outlet di Noventa di Piave, è nata nel corso della prima riunione, ormai due anni fa, tra l’Amministrazione Comunale di Noventa di Piave, il management BMG e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Alla proposta di contribuire alla ripresa delle ricerche e alla valorizzazione dell’area archeologica di San Mauro a Noventa di Piave, già oggetto di scavi della Soprintendenza nei primi anni ’80, si è affiancata, così, l’ipotesi di una sorta di vetrina multimediale dell’archeologia veneta – in particolare dei musei nazionali e delle principali aree archeologiche statali – con l’obiettivo di trarre vantaggio da una location ideale per la comunicazione estesa di queste realtà ancora troppo poco conosciute. Sono anch’io convinto che le derive commerciali di certi musei americani ed europei – l’effetto Guggenheim come lo chiama Jean Claire nel suo recente “La crisi dei musei” (Milano 2008), riferendosi naturalmente a New York e a Bilbao e non certo alla nostra deliziosa dépendance veneziana – siano, oltre che impraticabili in Italia, assolutamente fuorvianti e dannose rispetto al messaggio proprio della comunicazione museale. Questo non significa che i nostri musei possono continuare a snobbare certe forme di attrazione extra-culturale o non direttamente culturale, tralasciando quel minimo di amenities che il visitatore giustamente pretende e che qualunque museo moderno non può non avere. Per questo ci siamo spesi perché tutti i nostri musei disponessero di aule didattiche, di sale conferenze e di spazi aperti disponibili anche per terzi e – non ultimi – di punti ristoro, di guardaroba e di ascensori. Ma, fatte salve queste doverose concessioni ad una più comoda fruibilità delle collezioni, pare opportuno che i nostri musei e le nostre aree archeologiche conservino quel carattere di monumentalità e di quasi-sacralità che rendono la loro visita, per qualsiasi pubblico, un’esperienza extra-quotidiana e quasi-rituale. Meglio, quindi, non scimmiottare ideologie mercantilistiche già superate negli stessi centri promotori, ma cercare comunque, altrove e in altro modo, nuove forme di coinvolgimento di un pubblico più ampio di quello che tipicamente frequenta i nostri musei. Quale migliore occasione, dunque, che accogliere l’entusiastica disponibilità dei responsabili della McArthurGlen per creare in un perfetto non-luogo commerciale come il grande outlet di Noventa di Piave, immune per sua natura da qualunque interferenza culturale e paesaggistica pregressa, un non-luogo culturale, dove proiettare su un piano puramente virtuale alcune suggestioni evocative delle reali situazioni archeologiche e museali del Veneto? Così come le grandi case della moda hanno accettato di offrire al grande pubblico le loro produzioni negli outlet grandi firme, accettando di abdicare almeno in parte dalla caratterizzazione esclusivamente elitaria delle boutiques di Via Condotti o di Via San Fermo, così è forse tempo che anche gli attori più tradizionali della produzione culturale italiana – in primo luogo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - accettino di individuare strategie alternative di offerta. Non confondendo ruoli e luoghi, cioè trasformando musei ed aree archeologiche in bazar o parchi divertimenti, ma trasferendo in contesti idonei determinate azioni di valorizzazione culturale indiretta. Capaci di attrarre un pubblico finora alieno dalle frequentazioni ‘dotte’, coinvolgendolo attraverso un racconto giocato su forme non convenzionali, quasi istruendolo a distanza e, sperabilmente, invogliandolo a fare esperienza diretta dei protagonisti reali del messaggio virtuale. Al CEMA di Noventa di Piave è affidata questa missione di acculturazione archeologica e il nostro augurio è che molti dei numerosissimi clienti (3.000.000 di utenti nel 2011!) possano sentirsi attratti da questa sorta di specchio virtuale e popolare dell’archeologia veneta, sviluppando una motivazione concreta alla visita ai luoghi e agli oggetti reali, economicamente abbordabili, se non addirittura gratuiti, ma psicologicamente ancora troppo distanti dal grande pubblico. Sono profondamente grato al dott. Lupi e al dott. Biancato di McArthurGlen e al dottor Longo dello Studio Longo&Carrera per aver creduto da subito con me e con i colleghi della Soprintendenza, Francesco Cozza, Alessandro Asta, Alberta Facchi, Marta Conventi, in questo museo virtuale dell’archeologia veneta, che si affianca ai quasi 80 musei archeologici nazionali e civici del territorio veneto. Auguro a tutti i visitatori di scoprire quanto coinvolgente possa essere il racconto delle nostre origini.

Veneto Designer Outlet ha sostenuto fin dall’inizio le attività di Noventa Arte e Storia, sposando totalmente le finalità dell’associazione e del progetto. Questo perché tutte le iniziative realizzate finora e quelle programmate per il futuro premiano gli sforzi di Veneto Designer Outlet indirizzati alla valorizzazione e alla promozione del territorio che ospita il Centro, della sua storia e delle sue ricchezze artistiche e naturalistiche. In questo disegno generale rientra il CEMA Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia, che siamo orgogliosi di ospitare e veder crescere all’interno del nostro Centro da quasi due anni. Un ambiente espositivo unico nel suo genere, realizzato con la preziosa collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, che consente di vivere l’esclusiva esperienza di visitare “virtualmente” i musei e le aree archeologiche della regione. Il CEMA, raggiunto ogni giorno da numerosi visitatori, ci ha permesso di sperimentare con successo, direttamente sul campo, la bontà del connubio tra Arte, Storia, Cultura e Shopping, che per la prima volta abbiamo proposto a Noventa di Piave (VE). Accogliere e dare spazio all’arte e alla cultura all’interno di un Outlet Village come Veneto Designer Outlet, per valorizzare in maniera importante il patrimonio storico di tutto il territorio, si è dimostrata una soluzione vincente realizzata con il contributo di tutti i soggetti che prendono parte al progetto. Un’idea che completa e accresce in maniera sostanziale l’offerta di Veneto Designer Outlet, che grazie alla presenza del CEMA riesce ad andare oltre lo shopping tradizionale, riuscendo a mettere a disposizione di tutti i visitatori un momento di prezioso arricchimento culturale.

Vincenzo Tiné Soprintendente per i Beni Archeologici del Veneto

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Enrico Biancato Direttore Veneto Designer Outlet

Gli occhi di un bambino, un bambino sognante Così doveva apparire il mio sguardo quando quel giorno di due anni fa fantasticammo per la prima volta sull’idea di creare a Noventa di Piave, proprio nel mezzo del tempio commerciale per eccellenza, una nuova virtuale forma di fare cultura, di fare arte, di fare storia. L’idea che all’importante lavoro di recupero del patrimonio archeologico del territorio, con la ripresa degli scavi al vicino Complesso Archeologico di San Mauro, si potesse realmente affiancare un’affascinante versione futuristica dell’archeologia, mi rendeva infatti incapace di reprimere in quel momento i ricordi lontani di desideri mai sopiti: quelli di un bambino che fantasticava di avventure e di scoperte sensazionali, vivendo ora il sogno del cacciatore di tesori antichi, l’archeo-avventuriero, lo studioso dalle folgoranti idee risolutrici, ora il sogno del viaggaitore intergalattico, pronto a salvare mondi a rischio della vita, solamente per quell’immagine virtuale di principessa materializzatasi davanti ai suoi occhi. Ora l’immagine che confusamente si materializzava davanti ai miei occhi poteva semmai apparire quella di un centurione romano, o forse di questo o quel monumento o luogo della storia, capaci d’improvviso di riprendere vita dopo millenni. E tutto grazie a delle tecnologie che oggi, nell’era in cui la comunicazione raggiunge forme di virtualità inimmaginabili, avrebbero consentito di realizzare quei viaggi nel tempo e nello spazio che lo sguardo di bambino conosceva con un solo nome: il futuro. Iniziò così l’Archeofuturo, iniziò così il viaggio del CEMA, un luogo ed un’esperienza, cultura in movimento, sguardi, emozioni, sorprese, dando una veste nuova e, perché no, un luogo nuovo ad una ricchezza inesauribile che è la storia delle nostre terre, della nostra civiltà, del nostro mondo. Oggi o, meglio, a partire da oggi, il CEMA è una realtà da visitare e da vivere, in cui fare l’esperienza dell’archeologia e lasciarsi affascinare dalle ricchezze della storia, ricchezze che ci aspettano poco lontano, nei vicini musei ed aree archeologiche, per svelarsi interamente ai nostri occhi. Gli occhi di un bambino, un bambino sognante. Enrico Longo Cultour Active Srl


The Multimedia Archaeology Exhibition Center of the Veneto Region as a cultural attractor

culture and shopping at veneto designer outlet

The idea of a Multimedia Archaeology Exhibition Center of the Veneto Region, to be established within the Veneto Designer Outlet in Noventa di Piave, originated two years ago when the Municipality of Noventa di Piave, the BMG management and the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto came together for the first time. The initial idea of contributing to the resumption of surveys and enhancing the Saint Maurus Archaeological Complex in Noventa di Piave (already excavated by the Superintendence in the early eighties), soon evolved into a more ambitious project: creating a sort of multimedia showcase for the archaeology of Veneto, and especially for the National Museums and Archaeological Areas of the Region. Noventa di Piave was to prove a perfect venue for this extensive communication effort. In his recent book “Malaise dans les Musées” (Paris 2007) Jean Clair has spoken of what he calls the Guggenheim effect, a commercial drift taken by certain American and European museums – the reference is obviously to the New York and Bilbao branches, and not to our lovely Venetian spot. Although I am deeply convinced that such developments, besides being utterly unfeasible in Italy, are misleading and detrimental to the specific message of museum communication, I also believe that our museums cannot continue to overlook certain forms of extra-cultural or indirectly cultural attractiveness: the modern visitor expects some basic amenities, which no modern museum can afford not to offer. That is why we have made a great effort to provide all our museums with classrooms, lecture halls, open spaces also available to third parties, and – last but not least – refreshment stands, cloakrooms and lifts. It is my belief, though, that such necessary concessions to a higher accessibility of the collections must not prejudice the monumentality of our museums and archaeological areas – that almost religious feeling which makes every visit an extraordinary, quasi-ritual experience for all kinds of public. Instead of trying to mimic mercantilist ideologies which, by the way, are already being dropped even by early enthusiasts, it will then be advisable to focus on the development of new strategies and innovative ways to engage a broader public than the usual regulars. The sheer enthusiasm shown by McArthurGlen’s management provided us with a great opportunity: in the large Noventa di Piave outlet, a typical commercial non-place, exempt by definition from any pre-existing interference by culture or landscape, we were able to create a cultural non-place, where evocative atmospheres from the real archaeological areas and museums of the Veneto Region could be projected on a purely virtual setting. Just like top fashion brands did when they accepted to sell their products to the general public through designer outlets, partly abdicating the elitist characterization of their boutiques in Via Condotti or Via San Fermo, it is about time that even the more traditional actors in the Italian cultural scenario – first and foremost the Ministero per i Beni e le Attività Culturali – start devising alternative offer strategies. And this without mixing up roles ad places, without turning museums and archaeological sites into bazaars or theme parks, but simply applying indirect cultural valorization patterns to new and appropriate contexts. It will then be possible to attract visitors that are currently unfamiliar with cultural activities, engaging them through non-conventional narratives in a sort of distance learning which, hopefully, will make them want to experience the real-life contents they have seen through the virtual messages. The Noventa di Piave CEMA has then been entrusted a mission of archaeological education. Our wish is that more and more of our visitors (they were 3.000.000 in 2011!) will feel attracted to this sort of virtual, popular mirror of the archaeology of the Veneto Region, becoming actively motivated to see the real places and objects, which are economically affordable (or even completely free), but still perceived as too distant, from a psychological point of view, by the general public. I am deeply grateful to Dr. Lupi and Dr. Biancato of McArthurGlen and to dr. Longo of Studio Longo&Carrera, who believed in this project from its very beginning just like me and my colleagues at the Soprintendenza Francesco Cozza, Alessandro Asta, Alberta Facchi, Marta Conventi, making it possible to add this virtual archeological museum to the ranks of the almost 80 national and municipal archaeological museums in the Veneto Region. I wish for all our visitors to find out how exciting the story of our origins can be.

Veneto Designer Outlet has supported the activities of Noventa Art and History from the very beginning, fully embracing the aims of the Association and the project. All the activities carried out so far, as well as those planned for the future, are a reward for the efforts made by Veneto Designer Outlet to enhance and promote the territory where the Centre is located, its history, environment and artistic heritage. For almost two years now, the Centre has hosted the Multimedia Archaeology Exhibition Center (CEMA), watching it grow with pride. Every day this unique exhibition space – created with the invaluable assistance of the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto – provides its many visitors with the exclusive experience of a virtual visit to the Museums and Archaeological Areas of the Region. CEMA has allowed us to experience, for the first time in Noventa di Piave (VE), how successful the combination of art, history, culture and shopping can be. Thanks to the contribution of all the participants in the project, the idea of granting valuable space to art and culture within an Outlet Village such as Veneto Designer Outlet, proved to be a winning strategy to effectively promote the historical heritage of the whole area. The presence of CEMA has contributed to further extend and improve Veneto Designer Outlet’s offer, pushing it way beyond the boundaries of a traditional shopping experience, and providing all visitors with a unique opportunity for cultural enrichment.

Vincenzo Tiné Soprintendente per i Beni Archeologici del Veneto

Enrico Biancato Director Veneto Designer Outlet

The eyes of a child a dreaming child That’s what my eyes probably looked like on that day, two years ago, when we first dreamed up a new, virtual way to culture, art, and history for Noventa di Piave, right in the middle of its commercial temple par excellence. We realized that the momentous regeneration of local archaeological heritage, with the resumption of surveys in the nearby Saint Maurus Archaeological Complex, could actually be enriched by a fascinating, futuristic take on archaeology itself. To me, this very idea immediately conjured up remote memories, the unquenched desires of a child who daydreamed of adventures and thrilling discoveries: at times a treasure hunter with his ancient troves, an archaeoadventurer, a bright scholar with his brilliant intuitions, at other times an intergalactic voyager risking his own life to save worlds, in the name of a princess who would materialize before his eyes just as a virtual image. Now, other images were materializing confusedly before my eyes: a Roman centurion, or perhaps this or that historical monument or place, suddenly coming back to life after thousands of years. All of this was about to become real, in an era where communication keeps achieving previously unimaginable forms of virtuality, thanks to technologies capable of allowing those very journeys in space and time that I, as a child, could just call by one name: future. That is how the archaeo-future began, and so began the travel of CEMA: both a place and an experience, culture on the move, looks, emotions, surprises, ways to find a new look and – why not? – a new place for a treasure as inexhaustible as the history of our land, our civilization, our world. Today – or rather from today on, CEMA is a reality to be visited and enjoyed, an opportunity to experience archaeology, and to let ourselves be enchanted by the riches of history that await us in close-by museums and archaeological sites, ready to reveal themselves completely before our eyes. The eyes of a child – a dreaming child. Enrico Longo Cultour Active Srl

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CEMA: CEMA: THE L’ARCHEOFUTURO ARCHAEO-FUTURE è REALTà IS A REALITY L’archeofuturo esiste. Non in un dizionario di lingua italiana, né in un film di fantascienza, nemmeno nei laboratori avveniristici di uno scienziato, ma al CEMA – Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia di Noventa di Piave.

Solo qui l’archeofuturo è realtà: una realtà vivida, palpabile e sensoriale in cui archeologia e multimedialità diventano una cosa sola, passato e futuro si fondono in un’unica dimensione spazio-temporale; in cui le tue mani toccano la storia anche quando usano tecnologie futuristiche, i tuoi occhi guardano al futuro e al passato nello stesso istante e i tuoi passi ti conducono indietro nel tempo pur portandoti avanti nel mondo. Al CEMA tutto viene da lontano per proiettarsi nel futuro e l’archeologia si presenta con forme completamente nuove; al CEMA si ritorna un po’ bambini, curiosi di conoscere le proprie origini, meravigliati di fronte a immagini che si possono toccare, sognanti davanti a oggetti che si muovono senza essere sfiorati. CEMAGAZINE 5


Pagina precedente. Cornici digitali e parete interattiva

Preview page. Digital frames and interactive wall

1. Tour virtuale 2. Panorama 3. Schermi interattivi 4. Pavimento interattivo

1. Virtual tour 2. Full-screen view 3. Interactive screens 4. Interactive floor

sfiorando tavoli multitouch dai contenuti sorprendenti, scorrendo con movimenti sicuri nell’aria questo o quel sito o museo. Poi preparati ad affacciarti sul passato di Noventa di Piave da una finestra virtuale che sembra magia pura. E’ un crescendo di suggestioni: il tour virtuale che subito ti si presenta davanti agli occhi ti catapulta di colpo all’interno del Complesso Archeologico di San Mauro e con il movimento di un solo dito ti sposti a 360° all’interno dello scavo archeologico per ammirarlo da diverse prospettive.

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Cosa ti serve per avventurarti in questo viaggio? Basta l’entusiasmo che precede ogni partenza, tutto il resto è già al CEMA: installazioni touch screen, pareti e pavimenti interattivi, tour virtuali, effetti 3D e molto altro ancora, ma soprattutto tanta tanta archeologia con tutto il suo fascino ed i suoi misteriosi segreti svelati al pubblico di ogni età. Era il 22 aprile 2010 quando l’archeofuturo si manifestò sotto forma di idea embrionale; già il 18 novembre 2010 si materializzava – grazie ad un lavoro congiunto tra l’Associazione Culturale Noventa Arte e Storia e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto – come un vero e proprio museo virtuale interattivo, per dare vita alla storia di Noventa di Piave ed all’archeologia del Veneto. Ma l’archeofuturo e i suoi stessi elementi sono in continua evoluzione, mai uguali a se stessi: così come l’archeologia non smette di regalare sempre nuove scoperte. Per questo a luglio 2011 il CEMA, da piccolo esperimento sospeso fra virtualità e potenzialità inespresse, si ampliava con 200 mq di nuove tecnologie ed un’area espositiva riservata a mostre temporanee curate dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Ed è sempre per questo cangiante scorrere del tempo

che dal 13 aprile 2012 al CEMA trovi, finalmente, in un nuovo allestimento e con ulteriori entusiasmanti tecnologie il concreto realizzarsi del sogno iniziato due anni orsono. Ed è un percorso multilingue che, partendo da una panoramica sui preziosi tesori del Veneto, aiuta il visitatore a viaggiare nel cuore dei musei e delle più importanti aree archeologiche regionali e a scoprire i segreti del fare archeologia, proiettandosi poi su Noventa di Piave per entrare nel cuore della sua storia, con gli edifici ed i reperti ritrovati nel Complesso Archeologico di San Mauro. Il viaggio ha inizio spostandoti di città in città su una grande mappa, dove l’archeologia veneta ti regala un suggestivo colpo d’occhio. Ora sei pronto per addentrarti nella storia: con un semplice movimento della mano nell’aria puoi spaziare tra i tesori riemersi dal passato esposti nei musei della nostra Regione. Pochi passi più in là ti sorprende l’emozione di camminare sopra uno scavo archeologico che ad ogni tuo passaggio interagisce e si anima, facendoti scendere sempre più in profondità alla scoperta di epoche via via più antiche. Continuando il percorso prendi letteralmente in mano l’archeologia e le sue molteplici sfaccettature

cema story

Cammini così su veri muri, mosaici, pavimenti e mille tracce che dall’antichità si ritrovano a tu per tu con il tuo sguardo, moderno archeologo virtuale. E se non ti basta guardare da vicino ogni più piccolo particolare dell’area archeologica, a richiesta illustrazioni e spiegazioni aggiungono una chiave scientifica alle mille chiavi emozionali, che ti permettono di aprire gli scrigni del passato. Il tutto ricordandoti che a solo 1 km dal CEMA il virtuale diventa esperienza vera per conoscere dal vivo e di persona il complesso archeologico, anche se già nell’archeofuturo puoi provare la straordinaria sensazione di trovarti a stretto contatto con la storia. Non finisce qui... procedendo in un cammino sorprendente, attraversi tutte le epoche storiche di cui, dall’Età antica all’Età moderna, è testimone il vicino complesso archeologico. Qui, ad ogni passo frammenti di storia si ricompongono, ad ogni sguardo sequenze di immagini svelano segreti e tesori. E quando meno te lo aspetti, prima di inforcare i tuoi occhiali 3D che ti mostreranno l’archeologia con occhi più moderni, la sorpresa ti coglie nel vedere fluttuare e danzare nell’aria le ricostruzioni degli edifici perduti che occupavano un tempo il complesso archeologico, e materializzate davanti a te come suggestivi ologrammi tridimensionali. L’archeofuturo è senza fine e in perpetuo movimento, è un viaggio oltre i confini del tempo e dello spazio, che arricchisce mente e anima e alimenta la fantasia. Non esitare: parti, scopri, vivi la storia e porta sempre con te i preziosi ricordi di ciò che è stato insieme alla curiosità di conoscere ciò che sarà. To be continued...

2010

22/04/2010 Associazione Culturale Noventa Arte e Storia 23/10/2010 mostra “Intrecci”

2011

18/11/2010 primo allestimento CEMA 08/04/2011 mostra “La dama della collana” luglio 2011 CEMA + spazio espositivo 200 mq

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22/12/2012 mostra “Le memorie ritrovate” 13/04/2012 nuovo CEMA


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THE ARCHAEO-FUTURE EXISTS. NOT IN A DICTIONARY, NOT IN A SCIENCE-FICTION MOVIE, NOT EVEN IN a scientist’s cutting-edge lab, but at CEma – noventa di piave Multimedia archaeology exhibition center

Only here the archaeo-future is a reality: a vibrant, kicking and sensory reality where archaeology and multimediality become one, past and future converge into a single space-time dimension in which your hands feel history – even if you are benefiting from state-ofthe-art technologies, your eyes are looking at future and past at the same time, your steps are leading you back in time and simultaneously getting you ahead in the world. At CEMA everything comes from afar and is brought to the future, and archeology takes on thoroughly brandnew shapes; in a way at CEMA you get back to childhood, you feel curious about discovering your own origins, your eyes widened with amazement before images you can feel with your hands, and dreamy before objects moving around without even being touched. What do you need to venture on such a journey? You just need the excitement you feel before any departure, the rest you will find at CEMA –―touch-screen installations, interactive walls and floors, virtual tours, 3D effects and much more, but especially loads of archaeology, with its charm and mysterious secrets revealed to visitors of any age. It was April 22, 2010, when the archaeo-future first appeared as an embryo of an idea; it then came into being in November 2010 – thanks to the collaboration of the Cultural Association Noventa Arte & Storia and the

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Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto – taking on the shape of a virtual interactive museum aimed at bringing Noventa di Piave history and Veneto archaeology back to life. Yet the archaeo-future and its very components features a no-stop evolution: they are never unchanged – they are similar to archaeology, which never stops coming up with new discoveries. Started out as a small experiment in-between virtual and yet unexpressed potential, in July 2011 CEMA expanded to 200 sq. m. boasting new technologies and an exhibition area dedicated to temporary exhibitions organized by the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. And on April 13, 2011, the passing of time has also brought about the chance for the CEMA dream – started two years earlier – to come true, thanks to a brandnew restyling and extra thrilling technologies. And this is a multi-linguistic path which, by setting off with an overview on the valuable Veneto treasures, helps visitors reach the core of the museums and the most important archaeological areas of the region, and discover the secrets of doing archeology. It then brings them to Noventa di Piave and right deep into history with the buildings and finds excavated in Saint Maurus Archaeological Complex. You start the journey by moving from town to town on a large map where Veneto archaeology presents you with a wonderful view. Now you are ready to venture on history: by simply waving your hand in the air, you can browse treasures retrieved from the past and exhibited in our Region’s museums. Few steps further on, you will be amazed by the way you walk an archeological excavation site which animates and interacts with you at every step you take, and brings you deeper and deeper in gradually discovering older and older ages. By going on along the path, you literally hold archaeology and its many faces in your hands, by touching multi-touch tables featuring amazing contents, by browsing ― with a sound wave of your hand in the air ― this or that site or museum. Then get ready to look into Noventa di Piave’s past from a virtual window which really feels like sheer magic.

It is a gradual rising of fascination: all of a sudden the virtual tour displaying before your eyes brings you right into Saint Maurus Archeological Complex. By simply waving one finger, you benefit from a 360-degree view and have the chance to explore the archaeological excavation site and to admire it from different perspectives. And you can walk on real walls, mosaics, floors and thousands of traces which surface from antiquity to meet your eyes ― you, a contemporary virtual archeologist. And if staring closely at any tiny detail of the archaeological areas is not enough, you can ask for illustrations and explanations which add a scientific interpretation to your multi-faceted emotional experience, that is giving you the opportunity to open up the caskets of the past. And not to forget that just one km off CEMA, the virtual becomes real, and you can visit the archeological complex ― although you have already had the chance to experience the thrill of meeting history in the archaeo-future! And there is much more… On walking this stunning path, you ride across history through all the ages featured by the archeological complex close-by – from Antiquity to the Early Modern Period. Here any step you take, history’s pieces fall in place; every look on strings of images reveals secrets and treasures. And when you least expect it, before you wear your 3D glasses showing the archaeology through more contemporary eyes, you will be utterly surprised at watching renderings of lost buildings ― once located in the archaeological complex – floating and dancing in the air, taking shape before your eyes like fascinating threedimension holograms. The archaeo-future is endless, and in non-stop motion. It is a journey beyond time and space limits, which makes you richer in mind and soul, and feeds imagination. Do not hesitate: leave, explore, experience history, and never stop cherishing in your heart the priceless memories of what has been, along with being curious about what will be. To be continued...

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IL VIAGGIO TRIP TO NELL’ARCHEOFUTURO THE ARCHAEO-FUTURE

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Quando passato e futuro si incontrano nel presente prende vita l’archeofuturo: un viaggio ideale nel tempo, un percorso reale al CEMA grazie a strumentazioni all’avanguardia e a una storia tutta da scoprire.

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00 Cornici digitali

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LE CHIESE DI SAN MAURO

I REPERTI SOTTO UN ALTRO PUNTO DI VISTA

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NOVENTA DI PIAVE LO SCAVO ARCHEOLOGICO

IL COMPLESSO ARCHEOLOGICO DI SAN MAURO

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01 Parete interattiva

Senza toccare lo schermo e con il semplice movimento della mano all’interno della cornice, entri nel vivo dei Musei Archeologici Nazionali del Veneto e dei loro reperti: seleziona la tua lingua, scegli un contenuto, indicalo e porta la mano fuori dalla cornice per trascinare l’immagine o il video in primo piano. Al CEMA prendono vita anche i muri.

FINESTRE APERTU SU...

15 LA DAMA DELLA COLLANA

ARCHEOLOGIE TRA LE MANI

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02 Pavimento interattivo

16 SALA ESPOSIZIONI

Le cornici digitali posizionate sulla grande mappa del Veneto all’ingresso del CEMA ti introducono alla scoperta dell’archeologia veneta attraverso immagini e informazioni utili sui Musei Archeologici Nazionali del Veneto e sulle aree archeologiche della regione. Un valido supporto informativo per non perdersi nella storia.

I MUSEI RACCONTANO

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INFO

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A PIEDI NELLA STORIA

Inizia a tutti gli effetti il tuo viaggio nell’archeofuturo del CEMA. Cammina sullo spazio illuminato dalla proiezione per scoprire la complessità della stratigrafia di uno scavo archeologico. Anche solo per la suggestione degli effetti visivi vale la pena di provare.

03 Tavolo interattivo DOVE IL PASSATO INCONTRA IL FUTURO

BOOKSHOP

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Un cubo, 6 facce, 6 contenuti diversi per avere l’archeologia “a portata di mano”: ruota il cubo per selezionare un contenuto, appoggialo sull’apposito adesivo a bordo tavolo con la faccia del contenuto desiderato rivolta verso l’alto e utilizza il display del tavolo come una superficie touch, scoprirai così l’archeologia del Veneto e di Noventa di Piave. Non è mai stato così facile toccare con mano la storia.

04 Panorama

When past and future meet, archaeo-future comes to life in the present: an imaginary trip through time, a real tour at CEMA thanks to state-of-the-art tools and a history calling for being discovered 8 CEMAGAZINE

Con il semplice movimento della mano all’interno della cornice, puoi scorrere una mappa di contenuti digitali relativi ai Musei Archeologici Nazionali del Veneto e a Noventa di Piave. Porta al centro l’immagine che preferisci e un video ti racconterà storie interessanti. E’ come aprire una finestra sul passato e sul territorio.


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05 Tour Virtuale

00 Digital Frames

05 Virtual Tour

06 - 10 Schermi interattivi

O1 Interactive Wall

06 - 10 Interactive Screens

Il display al centro della stanza diventa una superficie touch per muoverti a 360° all’interno del Complesso Archeologico di San Mauro. Scegli il tuo punto di osservazione e cammina tra gli scavi soffermandoti sui particolari che preferisci. Un viaggio virtuale suggestivo che a solo 1 km dal CEMA diventa reale. Sfiora le superfici touch disposte lungo la linea del tempo per visualizzare lo scavo di San Mauro nei suoi periodi storici, dalle antiche ville romane alle chiese medievali e rinascimentali. Basta un tocco e il passato rivive.

11 Pavimento interattivo

Dopo il viaggio nel tempo, un pavimento interattivo ti permette di scoprire i segreti dell’archeologia. Camminare sulla storia ora è possibile.

12 3D Box

Prendono vita le antiche chiese di Noventa di Piave: riproduzioni tridimensionali scorrono davanti ai tuoi occhi e ti appaiono sospese nel vuoto. Un esempio di come il virtuale possa far rivivere la realtà.

13 Parete interattiva

Un’altra parete interattiva, altri contenuti da sfogliare virtualmente, un altro muro che prende vita: spazio dedicato alla mostra in corso con video e immagini.

14 schermo 3d

Bastano un paio di occhialini e puoi ammirare i reperti e lo scavo di San Mauro sotto un nuovo punto di vista, che permette di coglierne appieno dimensioni e spazi. A 1 km dal CEMA, nella Sala Consiliare del Comune di Noventa di Piave, la visita può proseguire scoprendo di persona pezzi di storia dal Complesso Archeologico di San Mauro.

15 La dama della collana 16 Sala esposizioni

The digital frames featured by the large map of the Veneto Region at the entry of CEMA, lead you to discover the archaeology of the Veneto area through images and useful information on the National Archaeological Museums of the Veneto and on its archeological sites. A helpful information tool to avoid getting lost through history. You can step in the National Archaeological Museums of the Veneto Region and their relics by simply waving your hand within the frame, and no need to touch the screen. Select your language, choose a content item, point your finger onto it and move your hand out of the frame to drag the image or the video on the foreground. At CEMA even walls come to life!

02 Interactive Floor

Your trip to CEMA archaeofuture starts here. Step on the display lit surface to explore the stratigraphic complexity of an archaeological excavation. It is worth a try, even just to enjoy its evocative visual effects.

03 Interactive Table

A cube, six faces, six different content items to enjoy archeology “at hand”. Rotate the cube to select a content item, place it on the relative sticker along the table-frame with the face of the selected content item looking upwards. Use the table’s display as a touchscreen: you will discover the archeology of the Veneto Region and of Noventa di Piave. To put your hand on history has never been that easy!

04 Full-screen View

By simply waving your hand within the frame, you can scroll a map featuring digital contents about the National Archaeological Museums of the Veneto Region and Noventa di Piave. Drag the image you like towards the middle of the screen and a video will tell you compelling tales. It is like opening a window on the past and territory.

The display in the middle of the hall becomes a touchscreen to browse Saint Maurus Archaeological Complex and to benefit from a 360-degree view. Chose your standpoint, walk through the excavations and stop by the details you like most. An evocative virtual trip which becomes real just 1 km off CEMA. Touch the screens arranged along the time line to visualize Saint Maurus excavation site through different ages – from the ancient Roman villas to the Medieval and Renaissance churches. Just one touch and the past comes back to life.

11 Interactive Floor

After a trip through time, an interactive floor allows you to reveal archaeology’s secrets. Walking on history is now possible.

12 3D Box

Noventa di Piave ancient churches come back to life: three-dimensional renderings pass by your eyes and look like they are hanging in the air. An example of how the virtual can bring the real to life.

13 Interactive Wall

Another interactive wall, other contents to virtually skim through, another wall coming back to life – a space allocated to the current exhibition with videos and images.

14 3D Display

A pair of glasses, and you can admire the relics and Saint Maurus excavation from a different point of view which allows you to fully capture the site’s dimensions and spaces. The tour can go on 1 km off CEMA, in the Council Chamber of Noventa di Piave Town Hall, where you can find out chunks of history from Saint Maurus Archaeological Complex.

15 The Lady with a Necklace 16 EXHIBITIONS ROOM CEMAGAZINE 9


> la mostra del momento Il 22 dicembre 2011 al CEMA è stata inaugurata la mostra “Le memorie ritrovate” che in pochi mesi ha attirato migliaia di visitatori.

le memorie ritrovate recollected memories

Le “memorie” esposte sono state ritrovate nell’antico e perduto Convento di Santa Chiara a Padova, che fiorì tra il XIV e il XVIII secolo, ma che negli anni Sessanta del secolo scorso venne demolito per erigere la Questura. Nel 2000 l’indagine archeologica diretta da Mariangela Ruta e condotta da Petra scrl nel cortile della Questura di Padova ha portato alla luce una struttura esagonale, residuo dell’impianto originario del convento. Sulla base dei materiali rinvenuti e delle notizie d’archivio che narrano delle vicissitudini del monastero si ipotizza che tale struttura esagonale abbia svolto la funzione di ghiacciaia-dispensa in epoca tardo-medievale (XIII e XIV secolo) e sia stata adibita poi ad immondezzaio in età rinascimentale (XV e XVI secolo). Il curatore della mostra Francesco Cozza - grazie anche agli interventi di restauro conservativo, condotti da restauratori del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e da liberi professionisti - ha saputo restituire ai numerosi oggetti recuperati i loro significati, sia funzionali che simbolici. Ceramiche maiolicate, graffite e invetriate, reperti vitrei decorati, manufatti metallici, strumenti fittili, in osso, legno e cuoio, costituiscono il “tesoro” perduto, poi ritrovato e ora esposto. Inoltre, la riproduzione di una stanza di lavoro allestita con arredi e complementi d’epoca assieme alla suggestione musicale di canti gregoriani della Parva Schola Gregoriana Liberalis di Treviso contribuiscono a far immergere il visitatore nell’atmosfera del monastero e ad avvolgerlo di sacralità e rigorosità. Il CEMA, come luogo di incontro tra virtuale e reale, tra passato e futuro, rappresenta la location ideale per un’esposizione che, recuperando le memorie del passato, le proietta nel presente per lasciare ulteriori testimonianze e memorie al futuro.

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THE CURRENT EXHIBITION On December 22, 2011, CEMA opened the exhibition “Recollected Memories” which has drawn thousands of visitors in a few months time. The “memories” on show have been retrieved in the ancient lost Monastery of Saint Clare in Padua, which thrived between the 14th and the 18th Century, but which was torn down to build the Police Headquarters in the Sixties of the past Century. In 2000 the archaeological survey supervised by Mariangela Ruta and carried out by Petra scrl in the yard of Padua Police Headquarters brought back to light a hexagonshaped structure, a remnant of the monastery’s original framework. In the light of the excavated materials and of the archive information chronicling about the events going on in the monastery, it is assumed this hexagon-shaped structure acted as an icehouse/ store-room in the Early Middle Ages (13th and 14th Century), and was then used as rubbish pit over the Renaissance (15th and 16th Century). Thanks to the conservative refurbishment works performed by the Ministero per i Beni e le Attività Culturali and by freelancers, Francesco Cozza, the exhibition’s curator, was able to give back the numerous excavated pieces their functional and symbolical meanings. Majolica, graffite and glazed pottery, decorated glass relics, metallic manufactures, tools made of clay, bone, wood and leather make up the “treasure”, first lost, then found and now on show. In addition, the reproduction of a working-room decorated with coeval furniture and furnishing pieces, along with the evocative music background offered by the Gregorian chants from the Parva Schola Gregoriana Liberalis of Treviso help visitors step into the monastery atmosphere, and to be flooded with its sacredness and rigor. As place where virtual and real, past and future, converge, CEMA is the ideal location for an exhibition which retrieves memories from the past and throws them into the present to leave further evidence and memories to the future. 10 CEMAGAZINE

Domande al curatore della mostra Francesco Cozza “Le memorie ritrovate”: un titolo che evoca un passato che ritorna... Non sempre il passato, anche se riscoperto per esempio con ritrovamenti archeologici, viene opportunamente raccontato a quanti si interessano di conoscere le nostre memorie. Sono passati più di dieci anni dalla conclusione degli scavi nel sedime del monastero di Santa Chiara a Padova: perché le memorie ritrovate sono state esposte dopo così tanto tempo? E perché a Noventa di Piave e non a Padova? Proprio le memorie del monastero di Santa Chiara de Cella Nova di Padova hanno corso il rischio di non essere riscoperte. Il motivo va ricercato in un atteggiamento di scarso interesse da parte dei politici, legato principalmente ad un ritorno di immagine valutato poco appariscente e solo in secondo luogo alla carenza di fondi. La felice collaborazione culturale tra il Veneto Designer Outlet di Noventa di Piave (sponsor principale) e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto ha permesso di realizzare la mostra nella sede stessa dell’Outlet e di sperimentare un modo nuovo di diffondere la cultura archeologica, anche con l’aiuto di moderne tecnologie presenti nel Centro Espositivo Multimediale i cui spazi si integrano con lo spazio espositivo della mostra stessa. Alla base di questa mostra c’è stato un significativo lavoro di ritrovamento da parte degli archeologi, come afferma il titolo stesso, ma anche di recupero da parte dei restauratori... Gli oggetti recuperati dalle stratificazioni archeologiche sono in genere frammentari e qualche volta in condizioni non ottimali di conservazione, per questo occorre il paziente lavoro dei restauratori, che con tecniche moderne riportano gli oggetti ad uno stato fisico, oltre che estetico, di mantenimento futuro. Grazie ai finanziamenti dell’Outlet sono stati restaurate per l’occasione ben 33 stoviglie di ceramica, cosiddetta graffita, che assieme agli altri nuclei di reperti - maioliche, vetri, metalli, legno e cuoio, restaurati in precedenza grazie al contributo economico di Banca Intesa e agli interventi dei restauratori ministeriali – costituiscono la testimonianza materiale del vissuto quotidiano nell’arco di un secolo (dalla metà del XV alla metà del XVI) nell’ambito del monastero di Santa Chiara. Come mai il numero dei reperti ceramici è superiore agli oggetti in vetro e metallo o

a quelli in legno, osso e cuoio? L’oggetto di ceramica - per la sua natura fisica dovuta all’impasto argilloso che viene sottoposto a una o più cotture e spesso protetto da un rivestimento vetroso – è il reperto che meglio si conserva sotto terra e ciò permette all’archeologo di ritrovarne numeroso e di utilizzarlo come elemento datante per lo strato in cui si trova; ed è per questo importante conoscere le varie tipologie codificandone le caratteristiche. Gli altri materiali o sono più deperibili per propria natura, come il legno o il cuoio, o venivano riciclati perché si possono rifondere; a conferma della pratica di riuso possiamo ricordare che la vecchia denominazione della via in cui vi era l’ingresso al monastero di Santa Chiara era “contrada dei veri rotti” per la presenza di un magazzino di deposito di vetri da riciclare. Per quale motivo all’interno di un monastero erano presenti maioliche preziose provenienti da importanti centri di produzione italiani e spagnoli? E come si concilia questa “ostentazione del lusso” con l’obbligo di povertà stabilita dalla Regola di Santa Chiara? La spiegazione ha origini lontane nel tempo, dobbiamo infatti tornare indietro al XIV secolo allorquando era in uso l’istituto del “mandato di ingresso”, secondo il quale le varie autorità clericali e laiche potevano imporre ai monasteri come novizie proprie pupille; a questo va poi aggiunta la pratica da parte dei nobili di monacare le figlie per intaccare il meno possibile il patrimonio di famiglia che doveva passare al primogenito. Quindi nei monasteri vi erano persone, prive di reali motivazioni spirituali, che per sopperire la vita di clausura si dotavano dei lussi che avrebbero avuto se si fossero sposate; tale lusso era ostentato con l’utilizzo di suppellettili alla moda provenienti da vari atelier in auge a quel tempo. Perché le monache hanno gettato nell’immondezzaio le ceramiche? Le mode cambiano e gli oggetti si buttano; ma anche le suppellettili venivano gettate nell’immondezzaio domestico o perché si rompevano, o in occasione di epidemie di peste, in questo caso spesso le stoviglie si ritrovano ricoperte di calce che doveva impedire la propagazione del morbo. Nelle ceramiche oltre a decori che esprimono un significato chiaramente spirituale, ad esempio il calice con l’Ostia, sono presenti anche animali, profili umani, stemmi e persino un “cuore strappato” da due mani… una scelta un po’ strana per un contesto monastico.


I significati simbolici, non di carattere religioso, di alcuni ornati dipinti o incisi sulle stoviglie ritrovate sono da collegare con gli aspetti di “vita civile” che le monache volevano vivere per sopperire alla forzata clausura. E’ possibile distinguere i diversi centri di produzione della maiolica dai motivi decorativi? Le tipologie delle ceramiche si basano essenzialmente sui motivi decorativi, sia principali che di contorno, la loro conoscenza e soprattutto la loro diversificazione ci permette di attribuire la produzione ad un centro piuttosto che ad un altro; vi sono poi altri segnali, come i marchi di fabbrica, che indicano con sicurezza l’appartenenza ad un preciso atelier. Tra le memorie esposte c’è anche una bambola di terracotta. Per quale motivo è stato trovato un oggetto di questo tipo in un monastero? E’ da ricordare che le “pupille” dei potenti e le figlie dei nobili monacate forzatamente entravano in convento molto giovani e quindi si portavano i loro giochi; ed inoltre uno dei servizi svolti nell’ambito del monastero clariano era quello di ospitare le “figliole in educazione” che ancora giovani venivano avviate all’apprendimento dei tipici lavori femminili. Oltre 10.000 visitatori in pochi mesi dall’inaugurazione, un grande successo... L’elevato numero dei visitatori registrato è un dato statistico molto importante, perché fa capire come questa nuova formula di collaborazione, che vede la cultura inserita in un ambito commerciale, sia un sistema vincente da approfondire e potenziare ulteriormente, anche con una programmazione a medio-lungo termine. Dopo il 30 giugno, termine dell’esposizione, cosa riserva il futuro a “Le memorie ritrovate”? E’ doveroso portare la mostra a Padova, sua città di origine, dove si prevede che rimanga da settembre a fine 2012; mentre per il 2013 si sta programmando un itinerario in ambito veneto che vede come sedi espositive i locali Musei dei comuni di Este (PD), Concordia Sagittaria (VE) e Borgoricco (PD). Coltiviamo l’idea di portarla anche fuori regione e - perché no - anche all’estero considerato il successo di pubblico, sia della mostra, che del suo catalogo per il quale la Soprintendenza archeologica continua a ricevere molte richieste. •

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Questions to Francesco Cozza, curator of the exhibition “Recollected Memories”: a title evoking a past that comes back… Even if rediscovered for instance through archaeological finds, the past is not always properly told to those who are interested in learning about our memories. More than ten years have gone by since the end of the excavation works carried out in the building plane of the Monastery of Saint Clare in Padua: why have the excavated relics been exhibited after such a long time? And why in Noventa di Piave and not in Padua? The relics of the Monastery of Saint Clare from Cella Nova of Padua have actually run the risk of not being brought back to light. The reason for this is to be sought in the politicians’ careless attitude which was first and foremost connected to a supposedly not-enough-impressive return on image, and only secondly to a lack of funds. The successful cultural collaboration between Noventa di Piave, Veneto Designer Outlet (main sponsor) and the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto have allowed to set up the exhibition in the Outlet premises, and to experiment a new way of disseminating archaeological culture through the support of the state-ofthe-art technologies featured by the Multimedia Archaeology Exhibition Center, whose space becomes one with the exhibition area. This exhibition is based on archaeologists’ major excavating work – as proved by the very title – but also on restorers’ discoveries… The objects excavated in the archaeological stratifications are usually fragments, featuring a state of preservation which is sometimes not ideal. Restorers’ painstaking work is therefore called for: through their state-of-the-art techniques, they manage to bring the objects back to a physical – as well as aesthetical – state of future maintenance. Thanks to the Outlet’s financial aid, 33 pottery pieces (the so-called “graffite” pottery) have been restored, and along with the other included sets of relics – pieces made of majolica, glass, metal, wood and leather previously restored thanks to Banca Intesa’s financial support and to the work performed by the restorers sent by the Ministry – show evidence of the everyday life over a whole century (from mid 15th Century to mid 16th Century) in the context of the Monastery of Saint Clare. Why is the number of pottery relics larger than the number of objects made of glass and metal, or wood, bone or leather? The pottery object has a physical conformation which originates from its very clayey blend, undergoes one or more cooking sessions and is often glazed by a protective glass film; as such, when in the underground, it keeps a better preserved shape than any other relic, and is to be found in large number by archeologists, who can also use it as tool to date the layer of the ground it has been dug out

from. This is the reason why it is so crucial to identify the different kinds of pottery objects, and to codify their features. The other materials are either more likely to get spoilt because of their own matter – like wood and leather – or they were recycled: they could be recast. To further confirm how objects got re-used, we can mention the old name of the road where the entry to the Monastery of Saint Clare used to be, that is “Contrada dei veri rotti” (main street of the broken glasses): the place hosted a storehouse where glass pieces were recycled. Why did the Monastery host precious majolica pieces which came from important Italian and Spanish manufacturing centers? And how could this “luxury showing-off” be compatible with the vow of poverty established by the Rule of Saint Clare? We shall jump far away back in time to understand the reason for this. We need to go back to the 14th Century, when the “imposed enrollment” was established: according to this rule, the clerical and secular authorities could enforce their protegé girls as novices; in addition, nobility used to have their daughters take the veil in order to draw the least possible on the family estate which had to pass to their firstborn son. In this way monasteries were also populated with women who were not moved by an authentic spiritual drive, but who made up for their cloistered life by surrounding themselves with the luxuries they would have had if they had got married. This kind of luxury was shown off through fancy household goods coming from the various ateliers in vogue at the time. Why would the nuns throw the pottery pieces in the garbage? Fashion changes and objects get thrown away; but also the household goods were thrown away in the house garbage: either they broke or some plague epidemics occurred – in the latter case the dishes found are covered with lime, which was thought to prevent the spread of the disease Beside the decorations displaying patent spiritual connotations – for example the goblet with wafer – the pottery objects also portrayed animals, human profiles, coat-of-arms and even a “heart torn” by a couple of hands… Quite a weird choice for a monastic context... The symbolic meanings – of no religious kind – characterizing some of the painted decorations or etched on the dishes excavated are to be connected to the “secular life” aspects the nuns wanted to enjoy to make up for their cloistered existence. Is it possible to identify the different majolica-manufacturing centers from the different decoration patterns? The different kinds of pottery pieces display three main decoration patterns, both primary and secondary. Their knowledge, and especially their diversification, allows us to ascribe their production to one manufacturing center rather than another one. Then there are other hints, such as trade-marks, which

indicate the item belongs unquestionably to a specific atelier. Among the relics on display there is also a terracotta doll. Why has such an object been found in a monastery? We need to keep in mind the powerful’s “protegées” as well as the nobility’s daughters who were forced to take the veil entered the convent at a very early age, and as such they used to bring with them their own toys. Poor Clare Monasteries also used to host the “daughters to be trained”, who were initiated to the traditional female works at a very young age. More than 8,000 visitors in a few months after the exhibition opening is a stunning success… The large number of visitors achieved is a very important statistics: it proves this new collaboration approach involving and bringing culture into a commercial domain is a successful system which should be further investigated and developed, also by means of a mid or long run planning. After June 30 – the exhibition’s end – what will the future hold for “Recollected Memories”? It is only right and just to bring the exhibition to its native town, Padua, where it is scheduled to be on show from September to the end of 2012. As for 2013, we are planning a tour across the Veneto Region: the exhibition will be hosted by the local municipal Museums of Este (Padua), Concordia Sagittaria (Venice) and Borgoricco (Padua). We also cherish the idea of bringing it outside the region and – why not? – abroad, given the success in terms of the number of visitors, the exhibition itself and the catalogue, for which the Soprintendenza keeps receiving lots of requests. •

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1 Scodella decorata a graffito con calice e ostia entro ghirlanda; fine del XV secolo 2 Bottiglia decorata in stile severo con la raffigurazione simbolica del cuore strappato 3 Piatto decorato alla porcellana con dipinta la scena del peccato originale; produzione veneziana della prima metà del XVI secolo 4 Cerbiatto su verzura contornato da foglie baccellate; terzo quarto del XV secolo 1 Graffita-decorated bowl with goblet and host within a wreath; end of 15th Century 2 Severe style decorated bottle with symbolic image of a torn heart 3 Majolica-style decorated plate with an illustration of the original sin; Venetian manufacturing harking back to the first half of the 16th Century 4 Fawn in bushes surrounded by pod-shaped leaves; third quarter of 15th Century

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IL CANTO GREGORIANO Gregorian chant ANIMA DEL MEDIOEVO the soul of the Middle Ages Musiche dalla storia negli ambienti del CEMA Con la predicazione del Vangelo, la diffusione del cristianesimo e la lenta e talora faticosa formazione di un corpus dottrinale, si sviluppano anche le forme per celebrare, all’interno delle nuove comunità, il memoriale della morte e risurrezione di Cristo: la liturgia. Ogni Comunità cristiana celebrava la sua liturgia e cantava nella sua propria lingua. Questa differenza di lingue si è conservata fino ai nostri giorni per le liturgie mediorientali, per cui ritroviamo, ad esempio, all’interno dell’unica denominazione cattolica, il rito Siro Antiocheno, quello Egiziano Copto, Maronita, Caldeo ecc. L’occidente mediterraneo si comportò diversamente. Dopo due secoli di liturgia in greco, adottò il latino. Ogni regione dell’occidente cristiano iniziò così a comporre il proprio repertorio di canti sacri: la lingua è comune ma i testi e le melodie sono differenti. Esiste un canto “beneventano” e “aquileiano” per il sud dell’Italia, “romano” per la città di Roma e le sue dipendenze, “ambrosiano” per Milano e il nord dell’Italia, “ispanico” ai piedi dei Pirenei, “gallicano” nelle terre della Gallia romana e “celtico” per il nord ovest dell’Europa. La costruzione delle grandi basiliche romane permise al culto di prendere uno slancio ed acquisire una nuova solennità. Tutte le arti vi concorrevano, ed anche il canto liturgico. Fino a quel momento gran parte del canto era riservata al solista, mantenendo una pratica diffusa in ambiente mediorientale. Dal V secolo nasceva la schola cantorum composta da una ventina di chierici a servizio del canto sacro. Queste scholae elaborarono, nel corso del V-VI secolo, un repertorio di canto in armonia con lo svilupparsi della liturgia ed alla fine del VI secolo la composizione del corpus delle melodie romane era compiuta. Nel 600 ca. Papa Gregorio Magno (535-604), iniziò una grande riforma, tendente alla unificazione delle liturgie occidentali che cercò di mettere ordine alla grande vastità di stili compositivi e di canti. Dalla importanza che ha rivestito questo Papa per il canto gregoriano discende il nome con cui oggi lo conosciamo.

La celebrazione dell’officio scandisce a tempi fissi le ore del giorno e della notte innestando il tempo contingente dell’esistente all’interno della non-scansione del tempo redento dell’eternità. Il suo asse portante è la salmodia, sia nella sua forma antifonale (salmo cantato a cori alterni, preceduto e seguito da un’antifona variabile a seconda del tempo liturgico), che responsoriale (versetti del salmo alternati ad un ritornello). Oltre alla salmodia, altro elemento caratteristico dell’officio è l’Inno. A differenza degli altri canti, gli inni (introdotti in Occidente dal IV secolo) accompagnano testi poetici con metrica scandita sul giambo (piede metrico della poesia greca e latina formato da una sillaba breve ed una lunga). La Messa: struttura liturgica complessa, accosta delle parti fisse (il proprium – Kyrie, Gloria, Sanctus, Credo e le varie formule responsoriali) ad una parte variabile, che viene adattata al tempo liturgico ed all’intonazione particolare di ciascuna festa o memoria. Quando l’esecuzione dei canti della Messa fu assegnata al corpo dei musicisti della schola cantorum, soprattutto le parti variabili acquisirono un grado estetico più elevato. La lunghezza dei brani si accorciò, a favore dell’espansione melodica del canto. E soprattutto, le forme solistiche assunsero un aspetto quanto mai ornato. I compositori sono anonimi e, sulla base dei moduli ricorrenti nel canto dei salmi, allargano, sviluppano, danno respiri di fioritura alle melodie creando le elaborate strutture degli offertori, delle antifone d’ingresso e di comunione della Messa, gli aerei melismi degli Alleluia e le architetture maestose dei graduali. Tutto viene affidato alla memoria dei fedeli, dei cantori o dei monaci i quali tuttavia si servono di un elaborato sistema di aiuti grafici che le varie schole monastiche adottano per facilitare la memorizzazione della melodia e del ritmo ad essa sottesa. Questi segni grafici, chiamati “neumi”, ancora non hanno tuttavia la funzione di indicare la distanza tra le singole note. Questo avverrà soltanto dopo l’anno

Mille quando Guido d’Arezzo precisa la scrittura per definire gli intervalli tra le note, fissandoli all’interno di un tetragramma. Il passaggio allo scritto, segnerà, purtroppo, anche la decadenza del canto gregoriano, che, legato per sua natura profondamente al ritmo della frase latina, si irrigidirà gradatamente in forme mensurali che prescindono dal testo e si “solidificherà” divenendo un cantus planus o cantus firmus perdendo quella agilità e levità che la stretta aderenza testo-melodia (ed anzi la subordinazione della seconda al primo) gli aveva sempre assicurato. Sarà necessario attendere il XIX secolo perché, ad opera del fondatore dell’Abbazia di Solesmes, si inizi a fare una sorta di “percorso all’indietro”, dalla notazione di Guido d’Arezzo ai segni grafici precedenti la notazione (paleografia), facendo nuovamente emergere dal vischioso coagulo del cantus firmus, la figura di quei monaci che pregavano i testi sacri, innalzandoli in agili guglie, sciogliendoli in liquescenze, ripercussioni e melismi che solo avevano il compito di rendere il testo - sacro, appunto - un tutt’uno con la carne stessa dell’orante, rendendo costui partecipe dell’eternità. Il percorso non è ancora finito; il canto Gregoriano ha abbondanza di ricchezze e sorprese da offrire a chi vi si accosti con lo sguardo aperto a coglierne lo spessore di storia e, perché no, di modernità. La Parva Schola Gregoriana Liberalis di Treviso ripercorre oggi i passi più ricchi e musicali di questa antica forma di canto e di preghiera, prendendo lo spunto dalla paleografia di Solesmes ed affiancando le esecuzioni a forme nuove di comunicazione che avvicinano temi musicali così lontani e, spesso, difficili da ascoltare all’orecchio e allo sguardo dell’ascoltatore di oggi. Per questo diventa quasi una conseguenza inevitabile incrociare queste antiche melodie all’interno di un ambiente espositivo che in ogni angolo fonde antico e moderno in un suggestivo abbraccio sensoriale. •

Il repertorio gregoriano che si venne quindi a costituire, da allora e soprattutto tra il VII e il IX secolo, sia sotto il punto di vista liturgico sia da quello musicale, è il risultato di un incessante processo di trasformazione di forme, modi esecutivi e stili di canto sviluppatisi dentro due ambienti diversi ma paralleli, l’ufficio quotidiano e la Messa soprattutto nel seno di un ambito spirituale e fisico del tutto peculiare: il monachesimo. Benché l’abitudine di riunirsi a pregare in determinate ore fosse già praticata dai paleocristiani e con la liberalizzazione del culto, grazie a Costantino nel 313 d.C., avesse già raggiunto uno stadio di organizzazione, fu il monachesimo a promuoverne un particolare incremento e a stabilire un definitivo ordine. 12 CEMAGAZINE

1. La “Parva Schola” in concerto ad Assisi (PG) 2. Codice dall’Abbazia di Praglia (PD) 3. Immagine di antico codice miniato 4. Miniatura Mater Dei

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1. “Parva Schola” in concert at Assisi (Perugia) 2. Code of Praglia Abbey (Padua) 3. Image of an old illuminated manuscript 4. Mater Dei miniature painting


Music from history in the halls of CEMA The preaching of the Gospel, the diffusion of Christianity, and the slow and sometimes arduous formation of a body of doctrine, were accompanied by the development of specific ways of celebrating the memorial of Christ’s death and Resurrection within the new communities – in one word, liturgy. Every Christian community would celebrate its own liturgy and sing in its own language. Such a variety of languages has been preserved until today, with the Antiochene Syrian, Egyptian Coptic, Maronite, Chaldean rites and so on, all of which are still extant in the MiddleEastern liturgies under the same denomination of Catholicism. Things went differently in the Mediterranean West: after two centuries of liturgies in Greek, Latin was adopted everywhere. Every region of the Christian West then began producing its own repertoire of hymns. The language was the same everywhere, but the lyrics and melodies varied from place to place: a Beneventan and an Aquileian chant were sung in Southern Italy, the Roman chant was used in Rome and its dominions, the Ambrosian in Milan and Northern Italy, the Hispanic at the foot of the Pyrenees, the Gallican in the Roman Gallia, and the Celtic in North-Western Europe. The construction of the great Roman basilicas gave a strong impulse to the development of the cult towards an increased solemnity. All arts gave their contribution, including liturgical chant. Until that time, according to a practice common in Middle Eastern communities, most of the chanting had been done by a soloist. In the fifth century the schola cantorum was born, which was composed of about twenty clerics in charge of performing sacred hymns. During the fifth and sixth century, the scholae elaborated a repertoire of chants consistent with the developments in the liturgy, and by the end of the sixth century the corpus of Roman melodies was completed. Around the year 600, pope Gregory the Great (535-604) initiated an ambitious reform aimed at unifying the different Western liturgies, putting the wide variety of chanting and composing styles into an order. The name of Gregorian chant acknowledges the importance of this pope for the history of liturgical chant. From both a liturgical and a musical point of view, the Gregorian repertoire mainly grew between the seventh and the ninth century as a result of the continuous transformations in the forms, modes of performance and singing styles which took place within two different, yet parallel environments: the daily office and the Mass. An ideal framework for this development was provided by a rather peculiar spiritual and physical phenomenon: monasticism. Early Christians already had the habit of gathering for prayer at certain hours of the day, which became an organized practice after the liberalization of worship by emperor Constantine in AD 313. However, the general

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diffusion and definitive organization of this custom were due to monasticism. The celebration of the divine office sets the tempo of day and night hours with its fixed intervals, framing the contingent time of earthly existence within the undivided, redeemed time of eternity. Its main pillar is psalmody, which can be either antiphonal (a psalm is sung by alternating choirs, and it is preceded and followed by an antiphon that changes according to the liturgical time of the year) or responsorial (psalm verses are alternated with a chorus). Besides psalmody, another distinctive element of the divine office is the Hymn, which was introduced into Western liturgy in the fourth century. Unlike all other chants, religious hymns feature poetic lyrics that are based on the classic iamb, a metric foot composed of a short syllable followed by a long syllable, typical of Greek and Latin poetry. The Mass is a complex liturgical structure, which combines a series of fixed elements (the Proper – Kyrie, Gloria, Sanctus, Credo, and the various responsorial formulas) and a variable part, which changes according to the liturgical time of the year and to the specific spirit of each solemnity or memorial. When the task of performing the chants for the Mass was entrusted to the musicians of the schola cantorum, the variable parts began to achieve a higher aesthetic profile. Shorter pieces were composed, while the weight of melody and singing became more and more significant. Most notably, solo performances became considerably ornate.

it crystallized to a “cantus planus” or “cantus firmus”, losing the agility and lightness it had always derived from the tight connection between text and melody (the latter being subordinate to the former). Only in the nineteenth century, thanks to the efforts of the founder of the Solesmes Abbey, will it be possible to give up Guido of Arezzo’s notation, embarking on a rediscovery of earlier graphic systems (paleography). The sticky clot of cantus firmus will dissolve, giving way again to those figures of praying monks, who would chant the Holy Scriptures, raising them like lithe pinnacles, melting them into fluidities, repercussions and melismas which alone could make a text – sacred, as it was – one with the orant’s very flesh, taking him to the realm of eternity. The journey is not over yet: Gregorian chant still has plenty of riches and surprises in store for those who are willing to look into it in search for depth, history and – why not? – modernity. Today, the Parva Schola Gregoriana Liberalis, Treviso, walks in the rich musical footsteps of this ancient form of song and prayer. Taking the paleography of Solesmes as a starting point, it combines traditional performance and new forms of communication, with the objective of bringing together distant musical themes that are often hard on the ears and eyes of today’s public. As an almost inevitable consequence, these ancient melodies interact and take on new life within a fascinating exhibition space, blending the ancient and the modern together in an evocative, sensuous embrace. •

Building on the recurring modules in the chanting of psalms, anonymous composers would extend, develop and embellish their melodies, creating the elaborate structures of offertories, entrance antiphons and communion chants, the ethereal melismas of Hallelujahs, the grand architectures of graduals. The actual performance mainly relied on the mnemonic ability of churchgoers, cantors and monks, who could also count on the elaborate systems of visual aids devised by different monastic scholae. These systems were based on the use of graphic marks called neumes, which made it easier to memorize melodies and rhythms, although they still did not indicate the intervals between the notes. This function was to be introduced only after the year one thousand by Guido of Arezzo, who reformed notation by creating a tetragram to express tone intervals. Unfortunately, the introduction of written notation was going to mark the beginning of the decadence of Gregorian chant. Being deeply rooted in the rhythm of the Latin sentence, it gradually grew stiff and bound to mensural forms more and more detached from the texts:

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I musei archeologici The National Archaeological nazionali del veneto Museums of the Veneto Region Adria MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

FRIULI VENEZIA GIULIA

BELLUNO TRENTINO ALTO ADIGE

Il Museo nasce nel 1904 come Museo Civico dopo l’acquisto, da parte del Comune di Adria, della storica collezione di antichità locali raccolta in più di 150 anni dalla nobile famiglia dei Bocchi. Dalla originaria sede nelle scuole elementari, il Museo si trasferì nella sede di Palazzo Cordella, nel cuore della città dove rimase fino al 1961, quando le collezioni, di molto ampliate da scavi e ricerche nell’ambito cittadino, furono trasferite nella sede attuale. L’edificio, appositamente progettato, è situato al centro del ‘Pubblico giardino’ della città di Adria, è stato oggetto di radicali interventi di ampliamento e di riallestimento, promossi dalla Soprintendenza, che hanno portato gli spazi espositivi a più di 1100 mq. Il Museo illustra la straordinaria storia antica di Adria, città portuale sorta nel VI secolo a.C. lungo un ramo del Delta del Po, tanto importante da dare il nome al mare Adriatico, e rappresenta il fulcro di tutte le attività di ricerca archeologica ad Adria e nel Basso Polesine. Quale sede dipendente della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto svolge inoltre attività di tutela archeologica del territorio.

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9 TREVISO

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VICENZA

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VERONA

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PADOVA VENEZIA

via Badini, n. 59 - 45011 Adria (RO) tel/fax 0426-21612  sba-ven.museoadria@beniculturali.it Direzione Giovanna Gambacurta giovanna.gambacurta@beniculturali.it Orario 8.30-19.30

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Adria National Archaeological Museum

LOMBARDIA ROVIGO

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1 EMILIA ROMAGNA

0 Noventa di Piave - CEMA e Complesso Archeologico di San Mauro 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13

Adria - Museo Archeologico Nazionale Altino - Museo Nazionale e Aree Archeologiche Este - Museo Nazionale Atestino Fratta Polesine - Museo Archeologico Nazionale Portogruaro - Museo Nazionale Concordiese Area archeologica di Feltre (BL). L’area archeologica sotto Piazza Duomo. Area archeologica di Mel (BL). La necropoli protostorica. Aree archeologiche di Montegrotto Terme (PD). Complessi termali di età romana. Aree archeologiche di Oderzo (TV). Le vestigia di Opitergium. Aree archeologiche di Concordia Sagittaria (VE). Le vestigia di Iulia Concordia. Area archeologica di Verona. La Domus di Valdonega. Aree archeologiche di Vicenza. Le vestigia di Vicetia. Area archeologica di Sovizzo (VI). Il complesso megalitico di età preistorica.

I Musei Archeologici Nazionali del Veneto sono aperti tutti i giorni dell’anno esclusi 1° maggio, 25 dicembre e 1° gennaio (per eventuali aperture straordinarie in queste date contattare direttamente i Musei). Le immagini esposte sono state riprodotte su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Si fa divieto di ulteriore riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo. The images displayed are reproduced with permission of the Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. No further reproduction by whatever means is permitted.

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Founded in 1904 as the town museum after the town council purchased a private collection of local archaeological artefacts from the Bocchi family. The first museum was housed in the local junior school and then transferred to Palazzo Cordella in the heart of the town where it remained until 1961 when it moved to its present site as the collection had grown as result of local excavations and research. The new building designed for the collection is in the public garden at the centre of the town and now has more than 1100 square metres of exhibition space following radical extension and refurbishment conducted by the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. The museum illustrates the extraordinary ancient history of the town as a port on a branch of the River Po from the 6th century BC, significantly important to grant its name to the Adriatic Sea. It is the seat of all archaeological research in Adria and the Lower Polesine region. The museum represents the Soprintendenza and as such acts as guardian of the archaeological heritage for this area. Via Badini 59 - 45011 Adria (Rovigo) Phone/Fax: +39 0426 21612 sba-ven.museoadria@beniculturali.it Director: Giovanna Gambacurta giovanna.gambacurta@beniculturali.it From 8:30 am to 7:30 pm


La Soprintendenza

The Soprintendenza

La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha sede dal 1955 nello storico Palazzo Folco in via Aquileia a Padova. Il suo compito istituzionale è quello di tutelare il patrimonio archeologico del Veneto e di cooperare con la Regione e gli enti territoriali per la sua valorizzazione ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004). La sua attività è inoltre regolata dal decreto 26 novembre 2007, n. 233 e s.m.i. Dalla sede principale di Padova dipendono sedi periferiche quali il nucleo operativo di Verona e quello di Venezia nonché i Musei Archeologici Nazionali di Adria, Altino, Este, Fratta Polesine, Portogruaro.

The Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto is a department of the Italian Cultural and Heritage Ministry with offices from 1955 in Via Aquileia, Padua. The Soprintendenza is guardian of the archaeological heritage of the region as stated in the following law code: Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) and its activity regulated by the decree of 26th November 2007, n° 233. Various offices and museums exist in the region: Verona, Venice, Adria, Altino, Este, Fratta Polesine and Portogruaro.

Altino MUSEO NAZIONALE E AREE ARCHEOLOGICHE

Este MUSEO NAZIONALE ATESTINO

Il Museo è situato all’interno dell’area archeologica altinate. Il percorso espositivo si distribuisce nelle due sale, lungo il portico che delimita la piazza e nel piccolo giardino del Museo. All’interno delle vetrine distribuite nelle due sale sono esposti essenzialmente i reperti vitrei relativi alla mostra “Altino. Vetri di laguna”. A breve termine, presso un complesso rurale in fase avanzata di ristrutturazione, situato nei pressi del Museo, sarà realizzato il nuovo percorso espositivo, molto più esteso e comprendente le sezioni protostorica, romana, tardoantica-altomedievale e quella relativa al santuario. Le aree archeologiche, che costituiscono parte integrante del percorso di visita, recano testimonianza della città romana di Altinum e si estendono immediatamente a Nord e a Est del Museo; nella prima sono mantenuti in luce i resti di uno dei cardini e della Porta urbica settentrionale, costituita da una struttura a due torri con antistanti approdo acqueo e fondazioni di un ponte; nella seconda è visitabile una porzione dell’abitato romano sviluppato lungo uno dei decumani della città, le pavimentazioni a mosaico di alcune abitazioni e una scalinata di approdo. via S. Eliodoro 37 30020 Altino, Quarto d’Altino (Venezia) tel/fax 0422 829008   sba-ven.museoaltino@beniculturali.it Direzione Margherita Tirelli   margherita.tirelli@beniculturali.it Orario 8.30-19.30

Altino National Museum and Archaeological Areas

The museum is situated within the archaeological area of Altino. Exhibits are displayed in two rooms an external courtyard and garden. The principal display regards the ‘Altino. Glassware of the Lagoon’ exhibition. A new museum nearing completion close by is due to open shortly in a larger restored building which will have more extensive displays including sections on the prehistoric, Roman, late-antique/early medieval periods and an exhibition relating specifically to the discovery of an Iron-Age/ Early Roman Shrine. The archaeological areas which extend to the north and east of the museum form an integral part of a visit and are testimony to the Roman town of Altinum. In area north there are remains of one of the town’s streets (cardo) and north-gate; a structure of twin towers above a wharf and foundations of a bridge. In area east are partial remains of domestic buildings along one of the decumani (east-west street) of the town including various mosaics and steps leading down to a further canal wharf. Via S. Eliodoro 37 30020 Altino, Quarto d’Altino (Venice) Phone/Fax: +39 0422 829008   sba-ven.museoaltino@beniculturali.it Director: Margherita Tirelli   margherita.tirelli@beniculturali.it From 8:30 am to 7:30 pm

Il Museo Nazionale Atestino, di fondazione ottocentesca, ha sede dal 1902 nel Palazzo della nobile famiglia veneziana dei Mocenigo, costruito nel XVI secolo inglobando nella facciata principale un tratto delle mura del trecentesco castello dei Carraresi, sorto a sua volta nell’area della prima dimora feudale del 1056 della principesca famiglia degli Estensi. Le numerose e importanti raccolte provengono dal centro preromano e romano di Este e dal territorio circostante; esse sono frutto di ricerche archeologiche condotte quasi ininterrottamente dagli ultimi decenni dell’Ottocento ai giorni nostri. Le sale del Museo, denominate con i numeri romani da I a XI e allestite secondo un ordine cronologico, introducono alla conoscenza delle varie civiltà che si succedettero nel centro di Este e nel territorio circostante, dalle età più antiche all’epoca romana e oltre, nel Medioevo e nel Rinascimento. via G. Negri, 9/C - 35042 Este (Padova) tel. 0429/2085 fax 0429/603996 sba-ven.museoeste@beniculturali.it   www.atestino.beniculturali.it Direzione Elodia Bianchin  elodia.bianchin@beniculturali.it Orario 8.30-19.30

Este Atestino National Museum

The museum was founded in the 19th century and from 1902 occupies a palace of the Venetian noble family Mocenigo. The palace was built in the 16th century and its façade incorporates part of the 14th century Carraresi castle wall which is itself built on the site of the feudal seat dated to 1056 of the Estensi family. The numerous and important collections come from the pre-Roman and Roman centre of Este and its surrounding area and are fruit of research conducted from the end of the 19th century to the present day. The museum rooms numbered I to XI follow a chronological pattern and form an introduction to understanding the various cultures from the prehistoric to Roman period, medieval and renaissance periods present in Este and the surrounding area. Via G. Negri, 9/C - 35042 Este (Padua) Phone: +39 0429/2085 Fax: 0429/603996 sba-ven.museoeste@beniculturali.it  www.atestino.beniculturali.it Director: Elodia Bianchin  elodia.bianchin@beniculturali.it From 8:30 am to 7:30 pm

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Fratta Polesine MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, inaugurato il 21 febbraio 2009 presso le Barchesse della Villa Badoer, rappresenta l’esito di oltre 40 anni di ricerche in Polesine, in particolare per quanto riguarda la tarda età del bronzo. I materiali esposti, sicuramente tra i più considerevoli in ambito europeo, sono riconducibili ai villaggi che popolavano l’antico fiume Po tra il XII e il X secolo a.C.: il nucleo di manufatti più importanti riporta al villaggio di Frattesina e alle due necropoli ad essa correlate rinvenute in località Narde e Fondo Zanotto. via Giovanni Tasso, 1 - 45025 Fratta Polesine (Rovigo) tel/fax 0425 668523 sba-ven.museofratta@beniculturali.it Direzione Vincenzo Tiné  vincenzo.tine@beniculturali.it Orario 8.30-19.30

Portogruaro MUSEO NAZIONALE CONCORDIESE

Il Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro venne fondato nel 1885 per custodire i numerosi materiali rinvenuti nel vicino centro Concordia Sagittaria. Qui, infatti, nella seconda metà del XIX secolo, l’ingegner Dario Bertolini scavò il cosiddetto Sepolcreto dei Militi, una necropoli di IV-V secolo d.C. che testimonia la lunga vita che conobbe Concordia, colonia fondata da Augusto. Il Museo mantiene le caratteristiche del momento in cui fu costruito, anche se l’allestimento delle sale superiori fu rinnovato negli scorsi anni Ottanta. L’edificio ha una singolare forma a basilica: le tre navate, lunghi corridoi separati da colonne, ospitano i reperti lapidei, monumenti e lastre con iscrizioni provenienti soprattutto dalle necropoli, ma anche statue e pavimenti a mosaico che ci informano della vita quotidiana di Concordia Sagittaria. In una saletta accanto all’entrata, invece, sono presenti esempi di piccole statue e alcuni ritratti romani che riproducono il volto di imperatori ma anche di abitanti di Concordia; molto interessanti sono pure le monete che provengono da tutto il territorio vicino a Concordia. Salendo per le scale si accede ad altre stanze nelle cui vetrine è possibile riconoscere numerosi oggetti di piccole dimensioni che riportano alla vita quotidiana degli antichi Romani, dalle lucerne per illuminare, alle gemme, agli ornamenti in ambra. Testimonianze dell’antico splendore della colonia romana sono visibili oggi, oltre che al Museo Concordiese di Portogruaro, anche nelle diverse aree archeologiche situate a Concordia Sagittaria: la basilica, le terme e la Domus dei Signini. via Seminario, 26 - 30026 Portogruaro (Venezia) tel/fax 0421/72674 sba-ven.museoportogruaro@beniculturali.it Direzione Federica Rinaldi     federica.rinaldi@beniculturali.it   Orario 8.30-19.30

Fratta Polesine National Archaeological Museum

The museum opened on the 21st February 2009 in the grounds of Villa Badoer presents the result of over 40 years of research in Polesine and represents in particular the late bronze age. The material on display, surely one of the largest collections in Europe, come from the sites of villages that populated the ancient Po River between the 12th and 10th centuries BC. The most important group of artefacts is from the village at Frattesina and the two related cemetery sites at Narde and Fondo Zanotto. Via Giovanni Tasso, 1 - 45025 Fratta Polesine (Rovigo) Phone/Fax: +39 0425 668523 sba-ven.museofratta@beniculturali.it Director: Vincenzo Tiné  vincenzo.tine@beniculturali.it From 8:30 am to 7:30 pm

Portogruaro National Museum Concordiese

The museum was founded in 1885 to curate the large quantity of material from Concordia Sagittaria. In the second half of the 19th century a certain Dario Bertolini excavated a late antique cemetery known as the ‘Sepolcreto dei Militi’ from the 4th-5th century AD, a testimony to the long duration of this Roman colony founded by Augustus. The museum retains its original aspect though displays on the upper floor have been renewed. The museum has a basilica plan with central nave and side aisles where exhibits of various stonework, monuments and gravestones with inscriptions from the cemetery are displayed. There are also statues and mosaics relating to life in the Roman town. In a small room at the entrance to the museum are a selection of Roman portrait sculptures of emperors and inhabitants of Julia Concordia. There is also an interesting display of coinage found throughout the territory of Concordia. Upstairs small objects are displayed portraying the daily life of the ancient Romans; oil lamps, gems, ornaments in amber. It is also possible to visit the archaeological areas in Concordia Sagittaria; the basilica, bathhouse and Domus dei Signini (remains of Roman town house). Via Seminario, 26 - 30026 Portogruaro (Venice) Phone/Fax: 0421/72674 sba-ven.museoportogruaro@beniculturali.it Director: Federica Rinaldi  federica.rinaldi@beniculturali.it From 8:30 am to 7:30 pm

ArcheoVeneto

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ArcheoVeneto (www.archeoveneto. it ) è il portale internet dedicato alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio archeologico del Veneto, realizzato tra il 2008 e il 2010 con un finanziamento della Regione Veneto e coordinato dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. ArcheoVeneto presenta tutte le informazioni relative ai Musei e alle Aree

archeologiche aperte al pubblico presenti nel territorio regionale, organizzate in apposite sezioni: descrizioni sintetiche ed estese; informazioni dettagliate e aggiornate su orari di apertura, prezzo del biglietto e altri fondamentali aspetti logistici; riferimenti bibliografici; planimetria di riferimento; galleria fotografica; georeferenziazione su base cartografica GoogleMaps e GoogleEarth. La prima sezione (Musei archeologici) è dedicata al ricchissimo patrimonio delle

80 collezioni di antichità formatesi nelle città e nel territorio regionale fin dal tardo Rinascimento e articolate in grandi musei nazionali, raccolte civiche ed esposizioni ecclesiastiche o private. La seconda sezione (Siti archeologici) è dedicata ai 60 siti archeologici all’aperto che sono stati indagati in diversi momenti del secolo scorso o dell’ultimo decennio, valorizzati e attrezzati per la visita da parte del pubblico. La terza sezione (Itinerari archeologici)


Aree Archeologiche del Veneto BELLUNO Area archeologica di Feltre (BL). L’area archeologica sotto Piazza Duomo. Nell’area archeologica è visibile un quartiere urbano dell’antica Feltria nella sua evoluzione dal I al IV secolo d.C. e strutture religiose altomedievali (IX secolo d.C.). Area archeologica di Mel (BL). La necropoli protostorica. L’area archeologica di Mel conserva i resti di una necropoli della cultura dei Veneti antichi. In questa zona sono state rinvenute circa 80 tombe e sette recinti funerari: di questi ultimi quattro, di forma circolare, sono visibili all’interno dell’area archeologica. PADOVA Aree archeologiche di Montegrotto Terme (PD). Complessi termali di età romana. I complessi termali visibili nelle due aree di via Scavi e al di sotto dell’Hotel Terme Neroniane dimostrano che le acque termali del sito sono state sfruttate per le cure del corpo fin dall’epoca romana. TREVISO Aree archeologiche di Oderzo (TV). Le vestigia di Opitergium. Le aree archeologiche nel cuore della città consentono di conoscere sia i monumenti pubblici (foro, basilica, cinta urbana) che gli edifici privati (domus di via Mazzini e via dei Mosaici) dell’insediamento di età augustea.

The Archaeological Areas of Veneto Region VENEZIA Aree archeologiche di Concordia Sagittaria (VE). Le vestigia di Iulia Concordia. Le diverse aree archeologiche permettono di conoscere l’antico centro nel suo lungo arco di vita. Il ponte, le terme e il teatro testimoniano lo splendore raggiunto dalla colonia fondata da Augusto nel corso del I secolo d.C., mentre nel complesso basilicale al di sotto di Piazza Duomo si conservano i primi edifici della cristianità ufficiale. VERONA Area archeologica di Verona. La Domus di Valdonega. Nell’area archeologica sono visitabili i resti di una sontuosa villa extraurbana del I secolo d.C., riccamente decorata con affreschi e mosaici. VICENZA Aree archeologiche di Vicenza. Le vestigia di Vicetia. Eccezionalmente conservato, il criptoportico sotto Piazza Duomo è un grande corridoio sotterraneo che faceva parte di una ricca casa del I secolo d.C. Area archeologica di Sovizzo (VI). Il complesso megalitico di età preistorica. I resti conservati a Sovizzo, dove è visibile un corridoio sacro che conduce ad un’imponente sepoltura a tumulo, costituiscono un esempio di complesso funerario e cultuale risalente all’età del Rame (III millennio a.C.).

TerredAcque

Per un’anteprima del Museo Nazionale di Archeologia del Mare

propone 43 Percorsi nelle città o nel territorio della Regione alla scoperta delle realtà museali o dei siti più interessanti, attraverso escursioni di tipo tematico, territoriale oppure urbano. Il sito offre inoltre la possibilità di consultare un quadro storico e geografico del territorio regionale in età antica, di condurre una visita virtuale delle aree archeologiche e delle sale museali attraverso le ricche gallerie fotografiche e di scaricare files in formato PDF e KML

particolarmente utili nell’organizzazione delle visite. Attraverso le pagine di questo portale la Regione si rivolge ai cittadini in età scolare o adulta, a quanti frequentano il Veneto per turismo o a chi vi lavora, al fine di far conoscere nel modo più ampio possibile le radici profonde della civiltà di questo territorio. Jacopo Bonetto, Francesca Ghedini, Andrea Raffaele Ghiotto, Paolo Kirschner

Belluno Feltre Archaeological Area. The archaeological area below Piazza Duomo. A part of the Roman town Feltria with buildings dating from the 1st to 4th century BC and early medieval religious buildings (9th century) are visible in this area. Mel Archaeological Area. Prehistoric Cemetery. Remains of a cemetery belonging to the ancient culture of the Veneti. 80 graves and 7 burial enclosures were found in this area. Four of these circular enclosures are visible within the archaeological area. Padua Montegrotto Terme Archaeological Areas. Roman bathhouses. In the two areas of Via Scavi and below the Hotel Terme Neroniane the remains of bathhouse structures demonstrate activity in this spa town from Roman times. Treviso Oderzo Archaeological Areas. Remains of Opitergium. The various areas allow visitors to observe remains of public (forum, basilica, city wall) and domestic (domus of Via Mazzini and Via dei Mosaici) buildings of the Roman town from the Augustan period.

Venice Concordia Sagittaria Archaeological Areas. Remains of Julia Concordia. The various areas acquaint the visitor with the long history of the town from the bridge, bathhouse and theatre of the Roman town founded by Augustus in the 1st century AD to the basilica below the cathedral testimony of the first Christian buildings. Verona Verona Archaeological Area. Valdonega Domus. The area contains remains of a luxury rural villa of the 1st centuryAD richly decorated in mosaics and frescoes. Vicenza Vicenza Archaeological Areas. Remains of Vicetia. An exceptionally well preserved criptoportico belonging to a rich house of the 1st century AD may be visited below Piazza Duomo. Sovizzo Archaeological Area. Copper Age Stone burial Mounds and Ritual Corridor. Remains from the Copper Age (3rd millennium BC) including a large stone burial mound and ritual corridor are rare examples of the culture and burial practices of this period.

Dal 14 gennaio all’8 dicembre 2012, presso il centro culturale “A.Bafile” di Caorle, è visitabile la mostra TerredAcque, che si propone di approfondire la conoscenza di Caorle, rivisitando le tappe storico-archeologiche alla base della nascita della città (dal pliniano Portus Reatinum al moderno centro abitato). L’idea di programmare questa mostra nasce dalla volontà dell’Amministrazione Comunale, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, di valorizzare un complesso di reperti - compresi tra l’età preistorica e contemporanea - fino ad oggi privi di idonea sede. Si tratta, infatti, di materiali provenienti da scavi, ricognizioni o dalle collezioni dell’ex Museo Civico Caprulano e di associazioni locali, per la maggior parte conservati nei magazzini del Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro e della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, e nei depositi comunali in località San Gaetano di Caorle. Il percorso espositivo è organizzato in cinque sale, nelle quali vengono presentati, anche secondo un criterio cronologico, i reperti più significativi d’età preistorica, romana, medievale e moderna, allo scopo di definire i tratti essenziali del contesto ambientale e storico-archeologico di riferimento. D’altra parte, non sono state escluse alcune tematiche attualmente di difficile interpretazione, quali, ad esempio, la provenienza originaria di alcuni importanti reperti (terrestri e marini), l’effettiva struttura dell’insediamento romano nonché la natura del centro d’età tardo-antica e alto-medievale. D’altronde, solamente tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del nuovo millennio sono state avviate vere e proprie campagne di indagini archeologiche scientifiche, eseguite anche al seguito di importanti opere pubbliche. La mostra però, non è solo un’esposizione temporanea, vuole essere anche una vera e propria “anteprima” di quanto verrà proposto nel Museo Nazionale di Archeologia del Mare, che sarà realizzato negli spazi dell’Ex Centro Aziendale Chiggiato, alle porte della città, ed il cui primo nucleo è attualmente in fase di realizzazione. In particolare, l’allestimento della Mostra permetterà di trattare preliminarmente alcuni temi caratterizzanti il futuro percorso scientifico del costituendo Museo, quali la storia della città di Caorle, il mare e le rotte commerciali dall’antichità all’età moderna. Periodo di apertura: 14 gennaio - 8 dicembre 2012 Caorle, Centro Culturale “A. Bafile”, via Roma Orari di apertura (14 gennaio - 31 marzo 2012): sabato mattina: 9.00-12.00 con visita guidata nei restanti giorni della settimana: su prenotazione   Informazioni: Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Venezia (sede di Caorle) CEMAGAZINE 17


“Un giorno o l’altro mi tornarò, No’ vùi tra zénte strània morir, Un giorno o l’altro mi tornarò Nel me paese”. “Dentro le pière che i gà inalzà Su le rovine, mi çercarò, Dentro le pière che i gà inalzà, Le vecie case […]” “Carghi dei sogni dei me vint’ani, Vedarò i burci partir ancora, Carghi dei sogni dei me vint’ani, Dal Piave al mar” Giacomo Noventa Un giorno o l’altro 1930

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il fiume e la storia: THE RIVER AND HISTORY: L’archeologia ARCHAEOLOGY a Noventa di piave AT NOVENTA DI PIAVE 18 CEMAGAZINE

Leggendo questi versi di Giacomo Noventa si ha quasi la sensazione di osservare, attraverso gli occhi del poeta, un’immagine fuori dal tempo che ha il sapore di una foto in bianco e nero su cui è impressa la memoria di una Noventa di Piave, fatta di nuove e “vecie case”, strettamente legata alla navigazione per via fluviale dei “burci” diretti, oltre l’orizzonte, a Venezia. L’intreccio tra passato e presente sembra scandire quasi incessantemente la storia di Noventa di Piave, traducendosi dal punto di vista archeologico nell’esistenza di una fitta sequenza evolutiva, dove ciò che è costruito prima si trasforma poi, inglobando e riutilizzando le “vecie piere”. Così è il palinsesto insediativo dell’area archeologica di San Mauro, dove si sovrappongono e si intersecano nello stesso sedime due grandi ville romane e almeno cinque chiese che coprono un arco temporale compreso tra l’età altomedievale e l’epoca moderna. Si tratta, quindi, di un sito di grande interesse scientifico, non solo per la fitta sequenza nell’occupazione dell’area (che trova ben pochi confronti nel Veneto Orientale), ma anche per la particolare natura dei ritrovamenti. Desta molto interesse un edificio di epoca tardoantica, forse identificabile come una prima chiesa paleocristiana con pavimento musivo del tutto simile a quello della basilica di Concordia Sagittaria e perciò databile agli inizi del


Giacomo Noventa Giacomo Noventa (pseudonimo di Giacomo Ca’ Zorzi), nasce a Noventa di Piave il 31 marzo 1898 e si spegne a Milano il 4 luglio 1960. Poeta, filosofo e critico letterario, rappresenta uno fra i più suggestivi ed originali interpreti della poesia contemporanea per l’uso espressivo e disincantato del dialetto veneto. A cinquant’anni dalla morte, la mostra “Intrecci” (24 settembre 2010-31 gennaio 2011), allestita nella prima sede espositiva del CEMA, ha celebrato questa singolare figura di uomo e di intellettuale evidenziando lo scambio di esperienze e di idee con alcuni dei maggiori artisti italiani della prima metà del ‘900. Giacomo Noventa (nom-de-plume for Giacomo Ca’ Zorzi) was born in Noventa di Piave on March 31, 1898, and died in Milan on July 4, 1960. Poet, philosopher and literary critic, he is one of the most evocative and original interpreters of contemporary poetry thanks to the expressive and disenchanted way he used the Venetian dialect. Fifty years after his death, the exhibition “Intrecci” (Interconnections), showcased from September 24, 2010 through January 2011 in CEMA’s first exhibition space, celebrated this peculiar man and intellectual, by highlighting experiences’ and ideas’ exchanges with some of the major Italian artists of the first half of the 20th Century.

V secolo d.C. Una vera e propria rarità in contesti da scavo è, inoltre, la conchiglia di pellegrinaggio trovata nel settore absidale della chiesa del XII secolo. Essa sembra alludere ad una Noventa di Piave inserita in itinerari di devozione e di fede che si snodavano su scala locale lungo il percorso del Piave e della viabilità d’acqua. Il sito di San Mauro non esaurisce il valore storico e culturale di Noventa di Piave, perché esso si inserisce in un quadro insediativo piuttosto articolato che vede la presenza dell’uomo tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro in un’area prossima alle sponde di un antico ramo del Piave (canale Cirgognello), ma anche la distribuzione nel disegno agrario romano di probabili ville rustiche, documentate archeologicamente solo nei settori più periferici o segnalati in superficie da affioramenti di materiali da costruzione. Se indagati in estensione sia il sito del Cirgognello, sia gli insediamenti rustici di epoca romana, potranno sicuramente confermare il grande potenziale archeologico di questo territorio, così come espresso dallo scavo di San Mauro. Non è da sottovalutare anche la possibilità di individuare e di indagare, almeno parzialmente, il “castello” medievale della famiglia nobile trevigiana degli Strasso che doveva trovare spazio in prossimità del fiume nel punto di incrocio

tra le attuali via Lampol e via Piave, dove alcune fonti cartografiche del XVI secolo riportano l’esistenza di un edificio turrito. Il Piave sembra aver avuto in tutta l’epoca antica un ruolo centrale nell’assetto del territorio rappresentando un importante elemento condizionante le scelte insediative anche in epoca posteriore. E’ interessante cogliere a Noventa di Piave questa straordinaria continuità tra ville rustiche di epoca romana, unità produttive autosufficienti, dove il dominus si recava periodicamente per controllare il lavoro di schiavi e liberti, e le ville venete dove si affiancavano sia l’estetica e la grandiosità della residenza signorile, sia gli edifici necessari alla gestione della tenuta circostante.

1 Sottopassante dell’argine “Il tunnel” in una foto degli inizi del ‘900 2 Il porto di Noventa di Piave in una foto degli inizi del ‘900 Pagina successiva 3 Vista dall’alto del Complesso Archeologico di San Mauro 4 Pannello musivo con decoro ad ottagoni (V secolo d.C.) trovato nel Complesso Archeologico di San Mauro e ora esposto nella Sala Consiliare di Noventa di Piave 5 Blocco murario affrescato con figura del profeta Abacuc entro girali a fiori gotici riutilizzato nelle fondazioni della chiesa gotica del XIV secolo 6 Conchiglia jacopea di pellegrinaggio, epoca medievale

L’esempio più significativo di queste grandi dimore di campagna è la villa Da Mula, a Romanziol, nata su progetto del Sansovino e decorata originariamente con splendidi affreschi attribuiti alla scuola di Paolo Veronese, se non all’artista stesso. Andati quasi completamente perduti nel corso degli eventi bellici, alcuni lacerti di questo importante ciclo di dipinti sono oggi conservati presso i Musei Civici di Treviso. Prese singolarmente, tutte queste valenze costituiscono un valore non trascurabile dal punto di

1 Underpass of “The Tunnel” embankment in a picture harking back to the beginnings of the 20th Century 2 Noventa di Piave harbor in a picture harking back to the beginnings of the 20th Century Next page 3 Saint Maurus Archaeological Complex - a view from above 4 Mosaic board with octagon-shaped decoration (5th Century A.D.) excavated from Saint Maurus Archaeological Complex and currently exhibited in Noventa di Piave Council Chamber 5 Masonry block with frescoed image of Prophet Habacuc within Gothic-flowered plant volutes re-used in the Gothic Church foundations of the 14th Century 6 Pilgrim’s Jacobean scallop shell, Middle Ages

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vista storico ed artistico e, nel loro insieme, formulano la risposta più evidente alla domanda sul perché Noventa di Piave può essere considerata una “Città d’Arte”, con una sua storia che affonda le radici nei periodi più antichi per giungere, senza evidenti cesure, fino all’epoca contemporanea. In quest’ultimo periodo, l’indirizzo turistico assunto da Noventa di Piave si è tradotto in una serie di interventi volti a creare una piattaforma funzionale all’accoglimento dei visitatori e alla valorizzazione del territorio. Così, accanto ad una ricezione alberghiera che copre ampiamente la richiesta, gli scavi condotti nel sito archeologico di San Mauro e la conseguente creazione di un primo nucleo espositivo degli importanti reperti rinvenuti (propedeutico ad una auspicabile

forma di musealizzazione) rappresentano un primo importante passo per attrarre un numero sempre più crescente di visitatori. Se il CEMA - Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia si configura oggi come il cuore e la vetrina più prestigiosa della rete dei musei archeologici statali del Veneto, Noventa di Piave potrebbe essere il primo tassello per la creazione di un sistema organico di valorizzazione dell’ambito territoriale attraversato dal fiume Piave, poiché la sua storia non può essere slegata da quella dei centri vicini. Il titolo di Città d’Arte per Noventa di Piave (e per l’intero territorio) non deve costituire un traguardo, ma un’opportunità da cui partire per tutelare e valorizzare le valenze che appartengono al patrimonio storico e culturale di una “terra ricca di memorie”. •

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DA VEDERE

DA FARE

MUST-SEE

MUST-DO

• Le tracce di storia nel Complesso Archeologico di San Mauro

• Prendere la bici o passeggiare sui sentieri del Piave

• History’s traces in Saint Maurus Archaeological Complex

• Take the bike or walk the paths around the River Piave

• I mosaici e i reperti dello scavo di San Mauro esposti nella Sala Consiliare

• Provare l’emozione di viaggiare a cavallo lungo l’Ippovia del Piave

• Experience the thrill of riding a horse along the “Piave Bridleway”

• La chiesa Arcipretale di San Mauro con il campanile tra i più alti del Veneto

• Scoprire le tradizioni percorrendo la “Strada dei vini del Piave”

• The mosaics and relics excavated from Saint Maurus site and showcased in the Council Chamber

• Lo splendida vista del Piave e della golena

• Dedicarsi allo shopping tra arte e cultura al Veneto Designer Outlet, sette giorni su sette

• La bellezza architettonica delle ville venete • Il CEMA – Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia • Il Centro Didattico Naturalistico “Il Pendolino”

Ogni sabato e domenica visite guidate gratuite multilingue, su prenotazione. Modalità di prenotazione e itinerario su www.noventartestoria.it

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• Assaporare i prodotti tipici del territorio al “Mercato dei produttori agricoli” ogni martedì mattina • Per le famiglie, immergersi nella storia con lo scavo simulato o una delle altre attività didattiche, presso l’area archeologica di San Mauro o il CEMA Per essere sempre aggiornato sulle iniziative di Noventa di Piave www.comunenoventadipiave.it

• The Archpriest Church of Saint Maurus with one of the tallest bell towers of the Veneto Region • The breath-taking view of the River Piave and its holm • Venetian Villas’s architectonic beauty • CEMA – Multimedia Archaeology Exhibition Center • Nature Education Center “Il Pendolino” Every Saturday and Sunday multi-language guided tours free of charge – reservation required Reservation steps and tour map on www.noventartestoria.it

• Discover traditions by walking the “Piave Wine Road” • Shopping around art and culture at Veneto Designer Outlet, seven days a week • Enjoy the traditional local products at the “Market of farm producers” every Tuesday morning • Families may jump into history with the excavation simulation or with one of the numerous educational activities in Saint Maurus’ archaeological area or at CEMA. To stay updated 24x7 on Noventa di Piave events www.comunenoventadipiave.it


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7 Il fiume Piave a Noventa di Piave 8 Villa Da Mula in località Romanziol, costruita su progetto di Jacopo Sansovino nel 1568 7 The River Piave at Noventa di Piave 8 Villa Da Mula in Romanziol neighborhood, as sketched on the plan by Jacopo Sansovino in 1568

both aesthetics and grandeur of an exclusive mansion, to the buildings needed to manage the surrounding estate. The most representative example of such impressive country mansions is Villa Da Mula, located in Romanziol neighborhood, which was built from a plan by Sansovino and was originally decorated with magnificent frescoes attributed to Paolo Veronese’s school, if not to the artist himself. Although most of them were completely lost in the wartime period, some fragments of that important series of paintings are now hosted in Treviso Civic Museums. If taken one by one, such highlights are quite impressively worthy from both a historical and an artistic point of view; if taken as a whole, they clearly illustrate why Noventa di Piave can be righteously considered an “Art Town” – with its history rooted in age-old times that reaches our days with basically no apparent gaps.

Reading these lines by Giacomo Noventa you almost feel as if you would look through the poet’s eyes and see an out-of-time image with the flavor of a black-and-white picture, portraying the memory of Noventa di Piave as a town made of new and “old houses”, which massively relied on river navigation – the “barges” heading, beyond the horizon, to Venice. The blend of past and present seems to articulate Noventa di Piave’s history almost incessantly, and to be exemplified, from an archaeological point of view, into an heavy evolutionary succession in which what has been built earlier gets transformed later, incorporating as well as reusing the “old stones”. The housing palimpsest of Saint Maurus archaeological area is like this: on the same building-plan two major Roman villas lied on top of each other – they “intertwined” – in addition to at least five churches spanning from the Early Middle Ages to the Modern Age. It is therefore a scientifically relevant site, not only for the concentrated succession of buildings in the area (there are virtually no comparisons to be found in the Eastern Veneto Region), but also for the peculiar typology of the relics excavated. Of special interest is the late-antique building, probably to be identified as a first Early-Christian Church, featuring a mosaic pavement which looks very much like the floor in the Concordia Sagittaria basilica, and to be dated, as such, to the 5th Century A.D. In excavation contexts a real rarity is also the pilgrim’s shell discovered in the apsidal section of the 12th Century church. It seems to hint at Noventa di Piave as a town included in devotion and faith tours stretching

locally along the River Piave flow and network. Saint Maurus is not the only historically and culturally valuable site of Noventa di Piave, as it is part of a quite complex settlement framework showing evidence of the human presence – from the end of the Bronze Age and the beginnings of the Iron Age – in an area close to the banks of an ancient branch of the River Piave (Cirgognello Channel), in addition to evidence of the arrangement of possible rural villas in the agricultural Roman plan. Mentioned villas are archaeologically documented only in the most peripheral areas or marked on the ground by surfacing building materials. If considered from the point of view of their extension, both the Cirgognello site and the Roman-Age rural settlements can definitely confirm the huge archaeological potential of this area, as indeed exemplified by Saint Maurus excavation. Also a not-tobe-missed is the chance to identify and explore, at least partially, the Medieval “castle” of Strasso noble family from Treviso, which must have been located by the river, where existing Via Lampol joins Via Piave, and where some 16th Century cartographic sources show evidence of a many-towered building. The River Piave seems to have played a key role in the country-planning all the way through antiquity, and also deeply affected the settlement choices of later ages. It is interesting to capture in Noventa di Piave this extraordinary succession of Roman-Age rural villas selfstanding production units where the dominus used to go from time to time to check if slaves and freedmen carried out their job – and the Venetian villas which combined

The tourist agenda pursued by Noventa di Piave has been recently featuring a number of initiatives aimed at creating a functional platform that manages to welcome visitors and make the most of the territory. In addition to a fully exhaustive hotel accommodation offer, the excavations carried out in Saint Maurus archaeological site and the consequent creation of a first exhibition unit displaying the excavated relics (in preparation to some hoped-for form of musealization) are a first important step to draw an increasingly larger number of visitors. If the Multimedia Archaeology Exhibition Center (CEMA) stands out today as the most prestigious hub and showcase of the state archaeological museums network of the Veneto region, Noventa di Piave could be the first stone to build an organic system aimed at making the most of the whole territory cut by the River Piave, given its history cannot be separated from the history of the towns close-by. The “Art Town” title for Noventa di Piave (and for the whole area) shall not be held as a goal, but as a startingpoint from which to begin guarding and making the most of the highlights boasted by the historic and cultural heritage of a land “rich in memories”. •

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I SATELLITI DEL CEMA CEMA’S SATELLITES Il CEMA – Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia è una realtà in continua evoluzione attorno alla quale ruotano mostre, iniziative e luoghi che lo arricchiscono e completano. Il CEMA non è solo un museo multimediale, ma un intero universo di cultura sempre in movimento per far avvicinare il grande pubblico alle tematiche della storia e dell’archeologia attraverso eventi e attività per famiglie, adulti e bambini.

CEMA

SALA CONSILIARE

The Multimedia Archaeology Exhibition Center – CEMA – is an everevolving body surrounded by exhibitions, initiatives and places which improve and complete it. Not only a multimedia museum, CEMA is also a whole dynamic universe of culture aimed at having visitors approach topics such as archaeology and history through events and activities addressed to families, grown-ups and kids.

NOVENTA DI PIAVE CENTRO STORICO

COMPLESSO ARCHEOLOGICO SAN MAURO

GOLENA DEL PIAVE

DALLA BORSA DEL MERCANTE

In occasione delle prime campagne di scavo intraprese, tra il 1979 e il 1981, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto presso il Complesso Archeologico di San Mauro, è stato rinvenuto un nucleo iniziale di ottanta monete. Le monete sono in gran parte databili tra il XII e il XV secolo e provengono dagli strati pavimentali relativi a un edificio di culto, all’interno del quale il denaro circolava durante la raccolta delle offerte o veniva gettato nelle aree in cui si conservavano le reliquie. Dai più antichi denari enriciani ai più recenti denari piccoli, esposti nella Sala Consiliare del Comune di Noventa di Piave assieme ad altri preziosi reperti provenienti dallo scavo di San Mauro, ogni moneta ritrovata identifica un determinato periodo storico e rivela ai visitatori il fascino e il potere del denaro nel Medioevo noventano. Municipio Noventa di Piave - Sala Consiliare - 1° piano lunedì-mercoledì-venerdì 8.30-14.00 martedì-giovedì 8.30-12.30 / 14.30-18.00 sabato 8.30-13.00 / 16.00-18.00 domenica 10.00-12.00 / 16.00-18.00 Entrata libera

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FROM THE MERCHANT’S BAG

In the context of the first excavation campaigns carried out between 1979 and 1981 by the Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto in Saint Maurus Archaeological Complex, a first set of 80 coins were excavated. Most coins hark back to the Twelfth and Fifteenth Centuries and have been dug out from the floor-layers of the oldest worship building where money used to circulate as offers, or thrown into the areas where relics used to be hosted. From the most ancient denari enriciani (Henry IV’s coins) to the most recent small-value pieces which are on display in the Council Chamber of Noventa di Piave Town Hall together with other valuable relics excavated in Saint Maurus site, each retrieved coin identifies a specific age, and discloses visitors the charm and power exerted by money in the Middle Ages across Noventa area.


COMPLESSO ARCHEOLOGICO DI SAN MAURO

Nel 1976 i lavori di scavo per la costruzione di un condominio all’incrocio tra via Borgo e via Lampol a Noventa di Piave (VE) portarono alla luce un complesso archeologico nel sito dove sorgeva la Chiesa Arcipretale dedicata a San Mauro, distrutta dai bombardamenti del 1917 e poi ricostruita in altro luogo. Le prime indagini archeologiche condotte tra il 1978 e il 1981 e la recente campagna di scavi del 2010-11 hanno rivelato un patrimonio archeologico di inestimabile bellezza e valore che si estende dall’età antica all’età moderna. Il Complesso Archeologico di San Mauro è il cuore storico di Noventa di Piave: i suoi “tesori” possono essere ammirati di persona presso la Sala Consiliare del Municipio di Noventa di Piave o virtualmente al CEMA, mentre la sua storia può essere avvicinata tutti i giorni visitando gli scavi. via Lampol 3 - Noventa di Piave (VE) Percorso visitabile tutti i giorni 24h su 24h - Visite guidate su richiesta

SAINT MAURUS ARCHAEOLOGICAL COMPLEX

The excavation works carried out in 1976 to build a condo at the crossroads between Via Borgo and Via Lampol in Noventa di Piave (Venice) brought back to light an archaeological complex from the site where the Archpriest Church used to rise. Dedicated to Saint Maurus, this church was destroyed by the 1917 bombing raids and was later re-built in another place. The first archaeological surveys performed between 1978 and 1981 and the recent excavation campaign carried out in 2010-2011 revealed an archaeological fortune of invaluable beauty and worth spanning from ancient times to the Modern Age. Saint Maurus Archaeological Complex is the historic heart of Noventa di Piave: its treasures can be admired personally in the Council Chamber of Noventa di Piave Town Hall or virtually at CEMA, while its story can be approached every day by visiting the excavations.

Modalità di prenotazione: c/o Segreteria CEMA Associazione Culturale Noventa Arte e Storia 0421 307738

LA DAMA DELLA COLLANA

Una ragazza di 16-17 anni con un sogno: indossare un gioiello prezioso come le nobildonne veneziane. E’ una storia d’altri tempi arrivata ai giorni nostri attraverso “La dama della collana”, rinvenuta durante la campagna di scavi 2010-2011 presso il Complesso Archeologico di San Mauro a Noventa di Piave. L’8 aprile 2011 la “dama” è stata esposta per la prima volta dopo l’accurato restauro conservativo della collana ed ora è possibile ammirarla al CEMA lungo il viaggio nell’archeofuturo. La collana è costituita da 16 vaghi di vetro e da 29 piccoli vaghi di osso, che il prezioso lavoro dei restauratori ha riportato all’antico e originario splendore. Dal suo ritrovamento la dama ha svelato interessanti particolari sulla sua identità e sul gioiello indossato, ma non ha ancora finito di raccontare la sua storia e di stimolare la curiosità di studiosi e appassionati. CEMA Veneto Designer Outlet Piazzetta della Gondola Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00

THE LADY WITH A NECKLACE

A 16-17-year-old girl with a dream: wearing a precious jewel like any Venetian noblewoman. It is an old-time tale which reached our days through “The Lady with a Necklace” found during 2010-2011 excavation campaign at Saint Maurus Archeological Complex in Noventa di Piave. “The Lady” was displayed for the first time on April 8, 2011, after her necklace underwent a careful conservative refurbishment, and you can admire it at CEMA over the trip into the archaeofuture. The necklace features 16 glass beads and 29 tiny bone beads, which restorers’ painstaking hands have brought back to their ancient and original magnificence. From when she was excavated, the lady has disclosed interesting details on her identity and on the jewel she wore. However she has not yet finished telling her tale nor stopped arousing enthusiasts’ and experts’ curiosity. CEMAGAZINE 23


I SATELLITI CEMA’S DEL CEMA SATELLITES NOVENTA DI PIAVE CENTRO STORICO

NOVENTA DI PIAVE HISTORIC TOWN CENTER

Noventa di Piave ha una storia tutta da scoprire: ogni sabato e domenica è disponibile un servizio di visite guidate gratuito e multilingue su prenotazione con una guida turistica qualificata. Una piacevole passeggiata di circa un’ora per apprezzare i mosaici pavimentali di epoca romana e i ritrovamenti di scavo esposti nella Sala Consiliare del Municipio - dove è allestita anche la mostra “Dalla borsa del mercante”- , per visitare la Chiesa Arcipretale di San Mauro con il suo altissimo campanile e il centro storico, per rimanere incantati dall’imponente golena del fiume Piave e per scoprire l’area archeologica.

Noventa di Piave has a story that calls for being disclosed: multi-language guided tours with qualified tourist guides are available every Saturday and Sunday – advance reservation required. A pleasant one-hour walk to appreciate the floor mosaics harking back to the Roman Age and the excavated relics on display in the Council Chamber of the Town Hall – where the exhibition “From the Merchant’s Bag” is on show; to visit Saint Maurus Archpriest Church with its very tall bell tower and the historic town center; to be fascinated by the impressive holm of the River Piave, and to discover the archaeological area.

Ogni sabato e domenica partenza da Piazza Marconi (ingresso Municipio) alle ore 15.30. La prenotazione dovrà avvenire entro le ore 12.00 del venerdì. Il servizio potrà essere reso anche nei giorni feriali a pagamento e sempre su prenotazione.

Every Saturday and Sunday, departure from Marconi Square (Town Hall entry) at 3:30 pm. Reservation shall be made by noon on Fridays. The service is available also in the weekdays – payment and reservation required.

Modalità di prenotazione c/o Segreteria CEMA Associazione Culturale Noventa Arte e Storia 0421 307738 Associazione Dimensione Cultura 349 4008835 info@noventartestoria.it dimensionecultura@libero.it

Reservation ways At CEMA Secretary Associazione Culturale Noventa Arte e Storia (Noventa Art and History Cultural Association) +39 0421 307738 Associazione Dimensione Cultura (Culture Dimension Association) +39 349 4008835 info@noventartestoria.it dimensionecultura@libero.it

ATTIVITA’ DIDATTICHE

“Imparare con l’archeologia” si può: Noventa Arte e Storia propone alle scuole e ai ragazzi di tutte le età un’offerta formativa che, attraverso il coinvolgimento attivo e la sperimentazione, consente di scoprire la storia del territorio noventano dall’Età del Ferro sino al Rinascimento. Laboratori didattici per far avvicinare i bambini all’archeologia e specifici incontri tematici per far scoprire ai ragazzi delle scuole superiori la storia antica del territorio. I più piccoli potranno cimentarsi con la simulazione di uno scavo archeologico, imparare dai Veneti Antichi la decorazione di lamine di rame con la tecnica dello sbalzo, realizzare un mosaico imitando i Romani, lavorare l’argilla come nell’età medievale. Inoltre, in occasione della mostra “Le memorie ritrovate” allestita al CEMA, sia per le scuole, sia per i singoli bambini, sono attivi percorsi formativi per guidare i piccoli visitatori alla mostra e aprire alla conoscenza della figura di Santa Chiara e dell’ordine delle Clarisse, della produzione ceramica di epoca rinascimentale (su cui erano presenti decori simbolici) e della vita quotidiana nei monasteri di clausura. info: Associazione Culturale Noventa Arte e Storia 331 2812240 segreteria@noventartestoria.it www.noventartestoria.it

EDUCATIONAL ACTIVITIES

“Learning through Archaeology” is possible: Noventa Art and History provides schools and youth of any age with an educational offer which allows, through active participation and experimentation, to discover Noventa area history from the Iron Age to the Renaissance. Educational labs to have kids approach archaeology, as well as specific subject-focused meetings to have high-school students discover local ancient history. The youngest will have the chance to venture upon the simulation of an archaeological excavation, to learn from the Ancient Venetians how to emboss decorations on copper sheets, to make a mosaic by imitating the Romans’ style, to work with clay like in the Middle Ages. More. In occasion of the exhibition “Recollected Memories” organized by CEMA, educational paths are available both for school groups and for single kids; the aim is to guide junior visitors through the exhibition and have them get familiar with Saint Clare of the Poor Clare order, with pottery-pieces manufacturing in the Renaissance (pieces which displayed symbolical decorations) and with the everyday life in cloistered monasteries. 24 CEMAGAZINE


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