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INIZIATIVA REALIZZATA NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA DELL’ UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO PER LA PROMOZIONE DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E SOCIALI DEGLI STUDENTI (LEGGE N. 429/85)

L’ OPINIONE STUDENTESCA!

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L’ Opinione Studentesca PROROGA SESSIONE DI LAUREA: UN LUSSO PER “POCHI” Non si placano le polemiche tra le migliaia di studenti che, in seguito al decreto rettorale n. 587/2011, concernente la proroga delle sessioni di laurea a Maggio, avrebbero voluto laurearsi entro il 31.05.2011. Sogni infranti però da un’attenta lettura degli atti. Il decreto infatti, parla chiaro ed è rivolto ai soli studenti che avrebbero presentato domanda di laurea entro il 31.01.2011, con alle spalle un solo insegnamento da archiviare entro i termini stabiliti. Continuano le lamentele, qualcuno vuole addirittura ricorrere alle sedi competenti per farsi giustizia, ma intanto molti, con riluttanza, hanno già elargito le somme della retta a favore dell’Ateneo per assicurarsi una laurea. <<Mi sento truffata dall’Università di Palermo!>> – afferma decisa una studentessa – << le segreterie mi avevano dato informazioni confuse riguardo tale decreto, inducendomi a pensare che, con due insegnamenti ancora da sostenere, avrei potuto laurearmi entro il 31.05.2011 senza pagare le tasse. L’ho presa comoda quindi, e adesso mi ritrovo a pagare la retta universitaria senza poter fare nulla>>. Sono queste le caustiche dichiarazioni comuni a più di tremila studenti rimasti esclusi da un decreto che sembrava invece dare speranza a migliaia di laureandi. Pare infatti che le segreterie abbiano dato informazioni tortuose agli studenti, tanto da persuaderli a rimandare gli ultimi esami di laurea alla sessione di Marzo, concedendogli, da un lato, più tempo per lo studio, dall’altro spingendo gli stessi a saltare le sessioni precedenti che gli avrebbero concesso di risparmiarsi la retta universitaria senza incappare nella rete. <<Tutto un giro di soldi!>> - dice adirato qualcuno - <<Hanno indotto gli studenti a perdere tempo per procacciarsi qualche soldo,

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facendo così respirare le casse universitarie. Adesso non so proprio dove prendere questi soldi! Ci hanno discriminato! Il decreto doveva essere valido per tutti o per nessuno!>> Più pacate le dichiarazioni di chi invece rappresenta gli studenti in senato accademico: <<Purtroppo ci sono state delle incomprensioni – dice il senatore accademico Stefano Aprile – questo perché molti professori e le segreterie non hanno spiegato bene il decreto. Gli studenti parlano di raccolta firme, ma purtroppo non si può fare nulla per rimediare visto che il decreto parla chiaro. Mi sono prodigato ad affiggere sulle bacheche dei vari centri stampa la spiegazione di tale decreto per evitare che si vengano a creare altri problemi. Siamo molto dispiaciuti -conclude Stefano Aprilema quello che doveva essere un servizio extra si è rivelato una trappola per molti>>. Sembra palese quindi che l’unica soluzione per conseguire la laurea sia quella di pagare, senza interrogativi, la retta universitaria per l’anno avvenire, ma è altresì lampante che l’Università di Palermo si è autonomamente esposta al pubblico ludibrio, vacillando nella classifica generale degli atenei italiani. Di certo, per dissimulare la figura barbina che ha fatto il nostro ateneo, sarebbe stato opportuno porre subito rimedio a tale problematica, estendendo equamente il servizio alla totalità degli studenti, colmando così le inadempienze di molti dipendenti. Si può solo sperare che future decisioni vengano prese nell’interesse della totalità degli studenti e che vengano condannate le mancanze dell’organico selezionato dall’ateneo, anche perché i genitori lavorano e fanno sacrifici per dare un futuro dignitoso ai propri figli e non per far chiudere in attivo il bilancio dell’Università di Palermo.

Toti Nigrelli

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CALOGERO BONGIOVANNI CI PROPONE LA SUA “INTERVISTA POST!!!” Professore, l’ A.S.U. sta organizzando una serie di eventi per il nuovo anno accademico. Con questa intervista inauguriamo una nuova rubrica del nostro periodico che permetterà una collaborazione ancor più propositiva tra il corpo docente e noi studenti. Con lei, da sempre un entusiasta interlocutore, avviamo una serie di interviste da fare ai professori della facoltà di Scienze Politiche di Palermo. Ci parli un po’ di lei. Chi è Luca Fiorito ? Parlo di me in terza persona come fanno gli intellettuali importanti… Luca Fiorito è un laureato dell’università di Siena che nel 1995 decide di intraprendere un percorso di formazione negli Stati Uniti che lo porterà a conseguire il phd presso la New School University di NY. Sempre a NY ho avuto la fortuna – sono passato alla prima persona – di trascorrere un anno come research fellow alla Italian Academy for Advanced Studies in America di Columbia University e, in quella sede, di approfondire i miei studi di storia del pensiero economico americano. Nel 2003 sono tornato in Italia, dove – fino al 2006 – ho avuto il privilegio di sedere nel consiglio di amministrazione della banca Monte dei Paschi di Siena. Ancora nel 2003 ho vinto il concorso da ricercatore presso la Facolta di Scienze Politiche a palermo e, dopo tre anni, quello di professore associato. Professore, che significa oggi iniziare un percorso universitario nel mondo occidentale ? Quali scenari alle porte ? Come si presenta la formazione in Italia ? Intendo rispondere a ritroso, partendo dalla terza domanda per arrivare alla prima. La situazione dell’università italiana – voglio dirlo senza giri di parole – è molto critica. Stiamo assistendo, purtroppo senza alcun moto significativo di contrasto, alla demolizione dell’università pubblica. Il governo Berlusconi ha tagliato come non mai le spese per l’istruzione ma, come docenti e rappresentanti del mondo universitario, abbiamo al massimo balbettato. Di fronte alla nostra inazione la Gelmini, di cui è ignota la competenza in qualsiasi campo, riesce ora ad apparire con relativa facilità come radicale innovatrice. Si sapeva bene anche prima della Gelmini che l’università versava in una condizione che sarebbe presto diventata disastrosa. La moltiplicazione delle sedi universitarie e dei corsi di laurea aveva ingigantito le spese, la moltiplicazione dei posti a professore ordinario invece che di ricercatore aveva ristretto il reclutamento di nuove forze: l’invecchiamento della classe insegnante sembra la caricatura dell’invecchiamento della popolazione italiana. Sugli scenari alle porte ho poco da dire. Il mio pessimismo potrebbe essere mitigato dai decreti attuativi della legge Gelmini.

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La partita del riassetto generale organizzativo con il relativo passaggio da facoltà a scuole o macropoli mi appassiona poco – soprattutto se poi mancano le risorse per garantire un minimo di decoro agli atenei – inclusa la carta igienica nei bagni. Diverso è il discorso se volgiamo lo sguardo alle prospettive europee, più che occidentali. Sono sempre stato e rimango un euro entusiasta. Se avessi venticinque anni oggi probabilmente studierei turco e penserei ad Istambul come la potenziale New York del mediterraneo. Da storico del pensiero economico ho imparato che le crisi economiche hanno l’effetto di alzare la propensione al rischio. Ecco il mio messaggio per i neo laureati: abbiate fantasia e pensate all’Europa – quella ampia – come la vostra patria. Non abbiate paura, e sappiate che le capacità in fondo vengono sempre premiate. Viviamo una fase postindustriale. L’economia e il mondo del lavoro generano nuovi paradigmi, ma dietro un elevato sviluppo sembra esserci un’obsolescenza voluta da molte politiche industriali. Pensiamo allo sviluppo tecnologico che tralascia molti ambiti energetici, pensiamo ad alcune tendenze riguardanti l’orario e la gestione del lavoro nelle fabbriche. Sembra di andare a passo di gambero. Che significa fare economia? Il pensiero economicodominate, viste le diseguaglianze e lo spreco di risorse a livello globale, ha forse oggi bisogno di un check-up? Siamo in presenza di una nuova borghesia lontana dalla responsabilità di weberiana memoria? Questo grappolo di domande necessiterebbe un libro. Mi limito a sollevare alcuni spunti di riflessione. La transizione – ancora in atto – verso una compiuta società post industriale sta portando alla nostra attenzione problemi nuovi che prima non c’erano, ad esempio le nuove povertà. Le povertà c’erano anche prima, ma oggi le povertà sono nuove nel senso che la società postindustriale tende a generare endogenamente nuovi fenomeni di povertà. Oggi, a differenza del passato, può succedere che uno, nato in una famiglia di condizioni economiche medie, si ritrovi in condizioni di povertà. Infatti, se un lavoratore di 40-45 anni viene licenziato, non ha più la possibilità di reinserirsi nel processo produttivo. E’ questo un esempio delle nuove povertà.

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L’ OPINIONE STUDENTESCA! Un altro problema tipico delle società di oggi è il problema dei nuovi bisogni che non possono essere soddisfatti con i beni materiali, ma con i beni relazionali. Mentre ieri la parola bisogno faceva pensare alla mancanza di soldi, alla mancanza di beni materiali, oggi si può essere in situazioni di bisogno (solitudine, depressione...) anche avendo soldi, perché i nuovi bisogni chiamano in causa un’esigenza profonda della nostra esistenza che non può essere soddisfatta con gli strumenti tradizionali. Un terzo esempio di nuovo bisogno è il cosiddetto conflitto di identità. L’identità dice di come siamo fatti noi e della nostra esigenza di sviluppare il nostro potenziale. Non ci sono soltanto gli interessi, che pure vanno tutelati, anche le identità vanno tutelate. Uno dei grossi problemi della nostra società è che a livello generale, politico, culturale, non si presta sufficiente attenzione alle esigenze di affermazione delle identità, ad esempio delle identità religiose, delle identità etniche, delle identità di genere (maschio-femmina). Provate ad affrontare un problema di identità come se fosse un problema di interesse, avrete come risultato il terrorismo. Quello che sta succedendo in questi giorni nelle periferie di Parigi è un campanello d’allarme. Coloro che bruciano le auto non sono poveri nel senso vecchio, se fossero poveri ruberebbero le auto, non le brucerebbero; sono persone che scaricano in maniera violenta la loro rabbia perché la società che li ha accolti non ha consentito loro di affermare la loro identità. Gli approcci tradizionali alle scienze sociali – prevalentemente di matrice tardo ottocentesca! – non sono in grado di risolvere questi problemi. La sfida che dobbiamo raccogliere è prima di tutto culturale e poi anche politica e sociale. L’Italia è costituita da più di 8000 comuni, di cui quasi 6000 sotto i 5000 abitanti. I vecchi partiti politici, da nord a sud, strutturati in ogni comune; hanno svolto indubbiamente un ruolo

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di aggregazione e progettazione sociale. Oggi, le attuali formazioni politiche operano su altri canali legati al mondo della comunicazione mediatica prescindendo dai rapporti locali. Da un ventennio non formano più classe dirigente. In odor di federalismo municipale, può l’università sopperire a tale tendenza migliorando il suo ruolo ? Se sì, quali sono i suoi suggerimenti ? L’università può e deve aiutare a costruire la classe dirigente del futuro ma non bisogna enfatizzarne eccessivamente il ruolo. Per essere classe dirigente occorre preparazione tecnica ma non solo. In via mia ho conosciuto molti laureati a pieni voti alla Bocconi che pur sapendo tutto di regressioni e massimizzazioni vincolate non erano classe dirigente. Tutt’alpiù “classe diligente” – prodotti di laboratorio pronti ad assecondare gli ordini del capo di turno sperando nei meccanismi italici della cooptazione. Per costruire classe dirigente occorre che anche le istituzioni intermedie – per dirla con Moro – siriapproprino del loro ruolo formativo. Mi riferisco in primis ai partiti, ma qui il discorso diventerebbe troppo lungo. Un consiglio all’ Università di Palermo, un ateneo nel centro del mediterraneo e a noi Scienze Politiche. Nessun consiglio. Il rettore, per quanto riguarda l’ateneo, e il preside, per quanto riguarda la nostra facoltà, stanno svolgendo un lavoro eccellente. E poi, non so di chi sia la frase ma mi piace citarla lo stesso, in generale, si chiedono consigli solo per non seguirli oppure, se si seguono, è per avere qualcuno da rimproverare per averli dati. Grazie! Prego!

Calogero Bongiovanni

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Il Collega Ibra ci racconta la sua Africa... Dopo cinque anni di rinvii, lo scorso ottobre la Costa D'Avorio avrebbe dovuto eleggere il suo nuovo presidente. Sono state le prime elezioni dalla guerra civile, scoppiata nel 2002, che ha trasformato uno dei Paesi africani più stabili e sviluppati in uno staterello sull'orlo del tracollo e diviso in due parti, con un nord controllato dalla guerriglia delle Nouvelles Forces e un sud in mano alle forze governative. Il 28 novembre 2010 si è tenuto il secondo turno delle elezioni perché nessuno dei tre candidati aveva raggiunto la maggioranza necessaria a guidare il paese. Il ballottaggio è stato tra Laurent Gbagbo (fino ad allora presidente) e Alassane Ouattara (ex primo ministro). I risultati del ballottaggio hanno tardato ad arrivare perché i sostenitori del Presidente Laurent Gbagbo e i sostenitori dello sfidante Alassane Quattara si accusavano reciprocamente di aver truccato le elezioni. Nel frattempo la tensione nel Paese aumentava costantemente. Una volta giunti i risultati definitivi il verdetto fu però chiaro e dichiarava vincitore l'economista Alassane Ouattara con il 54% delle preferenze. Ma la Corte Costituzionale, controllata da un alleato di Gbagbo, decide che l'annuncio dei risultati definitivi è stato tardivo e quindi la commissione elettorale non aveva più il diritto di proclamare il vincitore. In previsione di uno stallo politico, Francia e Stati Uniti chiedono prontamente a Gbagbo di accettare i risultati del voto che secondo il rappresentante speciale dell'ONU in Costa d'Avorio si è svolto democraticamente. Ma la situazione post elettorale nel paese si complica sempre più trasformandosi presto in una vera e propria crisi, a nulla sono serviti infatti i tentativi di mediazione di capi di stato e diplomatici africani e dell'intero orizzonte internazionale che si sono succeduti in questi sei mesi. La comunità internazionale riconosce infatti la vittoria di Alassane Ouattara considerandolo l'unico effettivo presidente del paese, ma Gbagbo continua a rifiutare il verdetto. Il paese risente fortemente dell'instabilità politica e ben presto le tensioni sfociano nella violenza e nella paura. Nelle città cominciano a sentirsi colpi di arma da fuoco e scontri tra le forze fedeli ad Alassane e quelle invece in difesa del presidente uscente. Gbagbo può ancora contare sull'appoggio dell'esercito, Alassane invece è costretto a instaurare un suo quartier generale nell'hotel du Golf, protetto dalle truppe dell'ONUCI secondo quanto disposto dalle Nazioni Unite che hanno deciso di prolungare la missione dell'ONU nel paese fino alla soluzione della crisi. Ben presto Gbagbo perde il controllo nel nord del paese, dove sono tornate padrone le Forces Nouvelles, pro-Ouattara, proprio come al tempo della guerra civile del 2002. Il nord ha bloccato i rifornimenti verso il sud del Paese, il quale a sua volta ha sospeso il trasferimento del personale governativo: nella parte settentrionale della Costa d'Avorio, tanto

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l'ordine pubblico che l'amministrazione della giustizia sono tornate in mano ai ribelli. Nel sud invece il padrone resta Gbagbo, signore del nulla. L'economia del paese attraversa una fase di grave difficoltà, si interrompono le esportazioni e chiudono le banche, mentre sul fronte sociale si registrano gravi violazioni di diritti umani, la situazione è tragica e dilaga sempre più nella violenza e nella povertà delineando quella che è una grave crisi umanitaria. Le violenze incalzano tra i due fronti in tutto il paese, contando subito centinaia e centinaia di morti e migliaia di rifugiati nei paesi vicini. Negli ultimi due mesi la Francia ha provveduto ad evacuare i propri cittadini dal paese. Le Nazioni Unite hanno altresì imposto delle sanzioni contro il regime del presidente uscente nel tentativo di indurlo una volta per tutte a lasciare il paese. I sostenitori di Ouattara riescono il 31 marzo a raggiungere la capitale dove negli ultimi mesi si sono concentrati gli scontri. Ad aprile sono intervenuti attivamente anche nuovi contingenti ONU e l'esercito francese che il 4 aprile hanno bombardato le postazioni di Gbagbo inducendo il comandante del suo esercito a proclamare il cessate il fuoco. Da questo momento Gbagbo sembra aprirsi ad un negoziato ma continua a rifiutarsi di riconoscere la vittoria del suo avversario. Gbagbo comincia a perdere consensi e appoggi anche nel suo esercito ed i combattimenti si concentrano intorno al suo bunker. Lunedì 11 aprile le forze francesi (la Brigade Licorne), collaborate dai soldati della missione ONUCI catturano l'ex presidente ivoriano e la moglie. Il presidente riconosciuto Alassane Ouattara ha informato il paese che verrà salvaguardata l'integrità fisica di tutti i prigionieri e che l'ex presidente sarà sottoposto a giusto processo. È interesse dell'intero paese adesso ritornare alla normalità, superare la crisi e le divisioni. Lo stesso Gbagbo ha esortato i suoi sostenitori a deporre le armi, perché ora bisogna solo ricostruire. Alassane Ouattara si è detto interessato ad indagare sui crimini commessi durante questi mesi di guerra perché sia comunque fatta giustizia. Il nuovo presidente si è altresì impegnato a che venissero ritirate le sanzioni disposte per il paese dalle Nazioni Unite, ha prontamente ripristinato le esportazioni ed i commerci e assicurato la riapertura delle banche entro una settimana.

Kobena Ouattara Ibrahima PAGINA 4


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DUE PAROLE CON GLI ORGANI SUPERIORI... Cari colleghi ad un anno dalle elezioni degli organi superiori siamo andati a parlare con i nostri rappresentanti al CdA, al Senato Accademico, all’ERSU e al CUS per tracciare un piccolo bilancio su questi mesi molto intensi, pieni di attività e di novità.

Iniziamo questo excursus con il nostro rappresentante al Consiglio di Amministrazione Alberto Quinci Alberto raccontaci un po’ questi primi mesi all’interno del Cda, quali sono le tematiche che vi hanno maggiormente impegnato? Ormai sono più di 9 mesi che faccio parte del Cda di Ateneo, e sicuramente da un punto di vista studentesco, si è lavorato molto su quelli che sono stati i progetti culturali presentati dagli studenti, secondo la legge 429/85, approvando i progetti migliori e i più meritevoli, oltre che all’approvazione dei viaggi studio e dei così detti “mini erasmus”; mi sono inoltre battuto per evitare l’aumento delle tasse, cosa che non è stata fatta dalla passata rappresentanza studentesca, costringendoci a subire un incremento ingiusto delle tasse. Inoltre non sono mancati spunti e dibattiti per poter ottenere maggiori servizi, come per esempio la possibilità di avere gratuitamente il proprio conto corrente, cioè la Genius Card, oppure la possibilità di prolungare l’orario di aperture delle biblioteche ed avere una migliore viabilità in Viale delle Scienze, che a partire da Settembre sarà facilitata nei collegamenti con via Maqueda grazie all’attivazione di un servizio navetta. Purtroppo non è tutto “rose e fiori” , infatti questi sono stati mesi difficili per l’università e si è dovuto procedere all’approvazione del DDL 1905 (DDL. Gelmini), che sta costringendo gli atenei ad una riorganizzazione, infatti è stata istituita una Commissione d’Ateneo per fare delle modifiche allo Statuto, riguardante la Governance, la composizione degli organi di governo e il ruolo dei dipartimenti. In questi anni si parla sempre più spesso di minori risorse ed è anche “venuto a galla” un debito preoccupante dell’Ateneo, il Consiglio di amministrazione quali politiche di risanamento sta attuando per far fronte a questi problemi? Purtroppo le passate amministrazioni hanno creato un deficit nel bilancio di Ateneo che sembrava in-

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sormontabile, ma con dedizione, lavoro e qualche restrizione, si è riusciti in parte a risanare questo “buco”. La politica messa in atto è stata sicuramente quella dell’abolizione degli sprechi, la diminuzione degli gli impegni di spesa, la riorganizzazione del Personale tecnico amministrativo, e il buon senso; il tutto senza far pesare nulla sulle tasche degli studenti. Passiamo ora a porre un paio di domande al nostro caro senatore accademico Stefano Aprile Come giudichi questo primo anno all’interno del Senato? Grazie al vostro consenso ho rivestito, spero all’altezza delle vostre aspettative, il ruolo di senatore accademico; ruolo che mi ha dato la possibilità di vedere con la lente di ingrandimento problemi che magari dall’esterno è difficile capire e spesso vedere. L’anno accademico è quasi giunto alla fine e io mi ritrovo con un bagaglio esperienziale sicuramente arricchito, pieno di formazione, di convegni e di lavoro costruttivo che oggi mi portano ad una visione più chiara delle problematiche e delle possibilità che offre il nostro Ateneo di Palermo. Certo non posso dire che è stato un anno fortunato per il nostro Ateneo, che l’ha visto protagonista di un susseguirsi di vicissitudini che hanno portato a dei cambiamenti drastici nel panorama studentesco e universitario; i maggiori tagli economici fatti a livello Nazionale dalla Riforma Gelmini, hanno sicuramente determinato delle situazioni sfavorevoli per gli studenti, che hanno sempre di più visto negato o comunque limitato il diritto allo studio. Una crisi avvertita anche a livello delle strutture universitarie che da anni garantiscono gli studenti con alloggi e mense. Ringrazio la preziosa collaborazione dei miei amici e colleghi del Senato Accademico che come me hanno lavorato per fare da ponte tra l’Ateneo e gli studenti. Rimango aperto anche a vostre proposte e suggerimenti al fine di migliorare i servizi universitari.

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L’ OPINIONE STUDENTESCA! La riforma Gelmini impone delle modifiche allo statuto d’Ateneo, che cosa vorrà dire per la rappresentanza studentesca? Si prospettano dei cambiamenti? quali? Si è vero, la riforma Gelmini impone delle modifiche allo Statuto d’Ateneo. La Commissione Statuto è stata nominata, convocata e si è già insediata. I cambiamenti relativi alla rappresentanza studentesca non incideranno sul Senato Accademico che vedrà confermati nella sua composizione i 4 o anche 5 senatori accademici. Diverso sarà per il Consiglio d’Amministrazione d’Ateneo il cui numero dei rappresentanti sarà ridotto sicuramente a causa dell’ingresso di nuovi componenti tra cui i soggetti esterni. Il numero previsto sarà di 1 massimo 2 rappresentanti degli studenti. Il Rettore ha anche invitato la Commissione a procedere con gradualità e prudenza, anche utilizzando apposite norme transitorie che garantiscano l’adeguato margine temporale per il raggiungimento della situazione di regime. Ed ora passiamo al rappresentante del CUS Rosario Genchi

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pionati nazionali universitari a Torino; siamo riusciti a qualificare alle fasi finali una buona rappresentativa del Cus Palermo, dall’atletica alla pallavolo femminile e in fine la squadra di calcio a 11. Di una cosa possiamo essere certi, arrivare a Torino significa che a monte è stato fatto un buon lavoro. Il Cus di Palermo è uno dei più efficienti del sud Italia ma ciò non toglie che vi sono parecchie cose da migliorare. Uno dei tuoi obiettivi era infatti quello di aprire una strada che collegasse Viale delle Scienze e il Cus, ad un anno dal tuo insediamento cosa puoi dirci rispetto questo tuo proposito? Il mio obiettivo è quello di riuscire ad aprire al pubblico e principalmente a rendere fruibile agli universitari quel tratto del Parco d’Orleans che collega Viale delle Scienze con il CUS. In questi mesi ho discusso più volte con il Rettore, che si è fatto carico di sollevare la questione presso il Comune di Palermo. La risposta dataci è che mancano solo i collaudi statici ed amministrativi. Spero vivamente che questi collaudi, che dovevano essere ultimati in questo mese di maggio, non siano solita scusa per allungare i tempi... in attesa della futura campagna elettorale. Infine chiediamo al rappresentante degli studenti al Consiglio d’Amministrazione dell’ERSU Calogero Puleri, di tracciare un bilancio su questo primo anno di lavoro all’interno di questo importante organo universitario

Rosario come giudichi questo tuo primo anno al CUS? Quali iniziative avete portato avanti? Sicuramente un’esperienza che non mi aspettavo. Il Cus è una struttura dinamica in continua evoluzione, in assoluto una delle più virtuose dell’Università di Palermo. Quest’anno mi è servito ad avvicinarmi al mondo dello sport ed a comprenderlo sino in fondo. Grazie alla sintonia con l’Ersu siamo riusciti ad ottenere delle agevolazioni per gli studenti che intendono iscriversi presso la nostra struttura per usufruire dei nostri servizi, con sconti fino al 70%. Quest’anno abbiamo registrato il boom degli abbonamenti in palestra ed in piscina. Tra le iniziative portare avanti ci sono stati i tornei universitari, che hanno visto protagonisti nei diversi sport più di 500 studenti. Fiore all’occhiello sono stati i Giochi di Scienze Motorie, con una partecipazione di massa di tutta la Facoltà, dove si è riusciti a trovare una comunione di intenti tra le diverse anime presenti. L’ultima iniziativa, anche se è un work in progress, sono i cam-

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Gero dacci un primo bilancio di questo primo anno all’ERSU? Cosa avete fatto? Quali sono i problemi che vi impegnano maggiormente? È stato un anno molto impegnativo e sicuramente una bella esperienza che ci ha visto impegnati nell’abbassamento delle fasce dei tesserini mensa e ciò ha incrementato l’utilizzo del servizio di ristorazione. Ci siamo poi impegnati nell’incrementare i posti letto con l’utilizzo di varie strutture tra cui il Marconi e ciò ha permesso lo scorrimento di tutta la graduatoria; stiamo infine lavorando per individuare altri siti per la ristorazione e per quanto riguarda il polo decentrato di Agrigento stiamo provvedendo ad istituire uno sportello decentrato dell’ERSU.

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L’ OPINIONE STUDENTESCA! Si parla di riduzione dei finanziamenti statali, cosa sai dirci in proposito? La questione dei finanziamenti statali è molto preoccupante, per quanto riguarda le sole borse di studio vi sarà un taglio del 60% e quindi si passerà dai 250 milioni di euro stanziati nel 2010 ai 100 milioni nel 2011, ciò significa che vi sarà una drastica riduzione delle borse di studio e quindi si metterà in discussione la possibilità per molti studenti che versano in una

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situazione economica disagiata di proseguire negli studi.

Pietro Riccobono

GRANDE SEGUITO AL SEMINARIO SU dell’Università di Palermo, il Prof. Roberto La Galla, che non si è limitato a un semplice saluto, ma ricorSTURZO E LA QUESTIONE ROMANA!!! Il 6 maggio scorso, si è svolto presso la Facoltà di Scienze Politiche di Palermo l’ interessante Seminario sul Risorgimento e la Questione Romana visti con gli occhi di Don Luigi Sturzo, fondatore, nel 1919, del Partito Popolare Italiano, oltre ché grande statista. Il Seminario è stato organizzato dalla neonata Associazione “Amici della Cattedra Sturzo” in collaborazione con l’ASU . I tanti studenti iscritti al seminario, più di 150, hanno ascoltato gli interventi degli ottimi relatori venuti da tutta Italia. A tener banco sono stati gli storici delle dottrine politiche, il Prof. Guccione e la Prof.ssa Giurintano. Standing ovation per l’entrata trionfale del Magnifico Rettore

dando la sua vicinanza al pensiero sturziano si è dilettato in un discorso che ha infiammato la platea. Rispettato in pieno l’auspicio del Presidente dell’Associazione “Amici della Cattedra Sturzo” , il Dott. Rosario Genchi che a margine dell’evento ha dichiarato: << La nostra intenzione era quella di organizzare un incontro che avesse una rilevanza nazionale, grazie alla partecipazione di Dottorati di ricerca come Nicola Carozza (Università di Genova), Davide Ragone (Sant’Anna di Pisa), Argentina Togni (Università di Perugia) e Epifanio Stallone (Università di Messina) ed il Patrocinio dell’Istituto di Sociologia Luigi Sturzo di Caltagirone, ritengo che abbiamo ottenuto un buon risultato>>.

Guido Sammartano

Da sinistra verso destra: la Prof.ssa Claudia Giurintano, il Dott. Rosario Genchi, il Magnifico Rettore Roberto Lagalla, il Prof. Eugenio Guccione e Pietro Riccobono.

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Realtà e Racconti dall’Ateneo... …ci sono anch’io Cari colleghi oggi vogliamo portarvi a conoscenza di un’altra bellissima realtà: quella del conservatorio V. Bellini di Palermo. Un mondo, quello del conservatorio musicale, apparentemente isolato e sconosciuto a gran parte degli studenti, ma che in realtà racchiude le stesse potenzialità e le stesse problematiche di qualunque altra Facoltà. Oggi la nostra Associazione vuole dare voce ad uno strumento che per troppo tempo è stato tenuto in sordina, e lo fa tramite tanti amici che da anni operano nel campo musicale organizzando concerti, eventi culturali e Master Class di perfezionamento musicale di alto livello ,

Tra “leggenda” e realtà Salve ragazzi, l’articolo di questo numero voglio dedicarlo ad un Prof. della Facoltà di Agraria da poco andato in pensione, un uomo come tanti forse, ma di certo, un ricercatore ! come pochi. Lui, il Prof. Luigi Stringi, docente ordinario di Coltivazioni Erbacee presso la facoltà di Agraria di Palermo (dal 1°Novembre 2010 in pensione) una leggenda lo è sul serio. Lo è per le oltre 200 pubblicazioni fatte, a cui si aggiungono alcuni capitoli di testi universitari e scientifici, per la sua vita trascorsa tra campi sperimentali e laboratori, per gli innumerevoli progetti portati avanti (tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale), per la conduzione e lo sviluppo di un’azienda sperimentale come “Pietranera” e di certo, per il contributo dato alla ricerca. Come studente, tre cose mi hanno profondamente colpito di lui: determinazione competenza e capacità di

grazie alla fondazione dell’Associazione Culturale Musicale “Ethos”. Nel corpo docenti si contano nomi altisonanti, come il Maestro “Roberto Plano”, e il Maestro Stefano Pagliani. Oggi l’A.S.U. si prefigge l’obiettivo di promuovere e valorizzare la cultura della musica classica tra i giovani. Lo farà grazie al contributo e al sostegno di giovani talenti come Sergio Tornatore, Alessio Cinà e Valerio Novelli, che da oggi, grazie alla collaborazione tra le nostre associazioni, rappresenteranno la nota intonata di un mondo di sordi.

Salvatore Tirone Alessio Cinà Valerio Novelli trasmettere le sue conoscenze. Forse a distanza di anni, molti di noi non ricorderanno più il peso di 1000 semi del frumento, ma di certo nessuno di noi potrà mai dimenticare le lezioni, i consigli e la professionalità di un “Prof.” che con tanta determinazione, ha contribuito a scrivere la storia della nostra Facoltà. Con queste poche righe voglio porgere il saluto Mio, di tutti i Rappresentanti e dei tanti Studenti che ho avuto l’onore di rappresentare, ad un grande uomo di scienza, ma di voglio anche lanciare un messaggio a tutte le matricole (ma non solo). Di “leggende da corridoio”, magari negative, ne sentirete parecchie, non permettete loro di influenzare la vostra opinione, potreste perdere il piacere di apprezzare momenti e persone che difficilmente si ripresenteranno nella vostra vita.

Alfonso Tirone

REDAZIONE: Direttore Guido Sammartano; Caporedattore Roberto Cusumano; Vice caporedattore Tiziana Custro; Hanno partecipato a questo numero Rosario Genchi, Pietro Riccobono, Toti Nigrelli, Calogero Bongiovanni, Salvatore Tirone, Alessio Cinà, Valerio Novelli, Alfonso Tirone, Kobena Ouattara Ibrahima,

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