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UNA STORIA IMPRECISA


Confusa, indistinta e sfocata, tuttavia limpida. Talvolta misteriosa, senza dubbio ermetica agli occhi del profano ma indubbiamente evocativa per chi, almeno una volta, l’ha vissuta. Basta intravedere un frammento, uno sguardo o semplicemente un gesto per riportare subito alla memoria sensazioni e voci di un tempo lontano e presente, forse infinito, al di là del sacro e dell’umano, sopra le filosofie e le scienze ma, necessariamente, al di qua, visceralmente dentro una memoria collettiva. Si tratta dunque di una storia, di un’immagine o di una città? È una delle grandi storie, narrata per immagini, di una piccola città. Essa partecipa di ogni attributo prima elencato ma è, fondamentalmente, imprecisa. Solo attraverso queste lenti è possibile narrare un insieme incredibilmente vasto, puntuale e chiaro di piccoli tasselli che ognuno riconosce propri in un preciso giorno dell’anno all’ombra del lento cammino di una monumentale opera, più di sentimento, che d’oro e argento, grande circa mezz’uomo in cui viene riconosciuta Sant’Anna. La fede può confondersi con la tradizione, con la storia e con la ragione eppure è proprio quest’essenza indeterminata che cerchiamo, non verità nè manifesti, solo il dubbio costante in cui tutti ci riconosciamo. Ma la Santa è trafugata, non nella materia, come accadde un tempo, ma nell’immagine. Non appare nella festa che le rende onore, qualcuno ne ha preso il posto, a torto o a ragione spetta al lettore decidere, qualcuno che quel posto ha sempre occupato, inconsapevole di creare il creatore ad ogni istante, dunque protagonista ad ogni passo, ad ogni tintinnio, ad ogni nota. Questo

protagonista tuttavia è spesso senza volto, dal regno dell’imprecisione emerge casualmente forse per riaffermare la propria esistenza, per non rischiare la solitudine nella confusione, per riconoscere visi noti. Si tratta di episodi, momenti di pace nella tempesta dell’impreciso e del misterioso, ancor più evidenti quando lo sguardo cercherà di ottenere l’immagine tanto cercata della madre scomparsa ritrovandosi di colpo nel buio più profondo. Un graduale smarrimento percorre la storia narrata: aumenta con la strada percorsa, dal principio, dove tutto è chiaro, si muove come un’onda lungo il percorso aumentando con l’avvicinarsi alla possibile risposta alla domanda fondamentale. Cos’è realmente sacro? Ognuno forse troverà la risposta che cerca alla fine della storia. Non questa ovviamente, questa storia non ha una fine. Un nuovo inizio forse, quello non è mai negato, ma l’ultima immagine è sintesi massima di quanto detto: proprio quando l’impreciso si dissolve e niente appare più strano o variamente interpretabile ed ogni domanda sembra trovare la sua risposta è proprio allora che il mistero rivela la propria insuperabilità. Davanti l’immagine trafugata ci si chiede cos’erano allora quelle precedenti, quale fosse il loro legame, perchè avevano preso il posto della Santa tanto venerata e come sia possibile che la grande imprecisione si sia rivelata lo specchio più fedele delle infinite vite che ognuno avrebbe potuto interpretare su quel grande palcoscenico. Non finisce così una storia, come tante altre , in cui il percorso, più che il finale non ci fa pentire di averla ascoltata.


ogni storia che si voglia definire vera non può avere una conclusione



Sant'Anna trafugata