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La rivista

per il benessere e la sostenibilitĂ

02/2015

ALIMENTAZIONE I segreti del nostro intestino: alla scoperta dell’apparato digerente per prendersene cura al meglio

MOVIMENTO La tecnologia aiuta lo sport: i moderni dispositivi di misurazione motivano anche i piĂš pigri

Imballo che sballo! Belli,indispensabili, inutili, eco, dannosi... Un viaggio nel variegato universo degli imballaggi


Un frutto del lento lavoro della natura.

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EDITORIALE

Cara lettrice, caro lettore

Foto di copertina: Gian Marco Castelberg, Jehan Radwan (acconciatura e trucco), Lea Küng (styling), abbigliamento: t-shirt, edc; pantaloni, Esprit; gioielli, Yoshiki © Roland Tännler, Jehan Radwan (acconciatura e trucco), Christian Schnur, Samuel Trümpy

Voglia di novità

Cresciuti con la Migros Ogni tanto non solo la foto della caporedattrice ha bisogno di una rinfrescata. I cambiamenti giovano anche alla rivista. Abbiamo quindi rinnovato la veste grafica e introdotto la rubrica Bimbi Migros, in cui i lettori raccontano lo stretto rapporto tra la loro infanzia e la M arancione. Una relazione destinata a durare tutta la vita, come mostra il primo esempio (a pag. 30).

Il luogo del cuore È bello avere un posto dove ci sentiamo a nostro agio, che c’ispira o che semplicemente dà tranquillità. Nella nuova rubrica le persone ci svelano perché sono attratte sempre dallo stesso luogo. A rompere il ghiaccio è Anne-Marie Flammersfeld, l’appassionata di sport estremi. Da dove le arriva tutta questa energia? Forse dall’effetto rilassante del Muottas Muragl (a pag. 58).

Mi è capitato di leggere che avere stile significa evitare di mettersi le dita nel naso anche quando si è soli, seduti sul divano. Vado oltre: avere stile significa anche non prendersela con lo sconosciuto che ha ideato la chiusura delle bottiglie di PET, il cui anello di plastica, per svitare il tappo, va strappato lungo tutta la circonferenza, ma che io riesco puntualmente a spezzare a metà. Insomma, davanti alla scritta «aprire qui» in genere inciampo rovinosamente e anche lo stile ne risente. Pochi imballaggi sono invece geniali come quelli delle uova. Ora so che gli imballaggi non sono sapienti esercizi di pazienza pensati da un buddista zen in un laboratorio high-tech, ma una sfida per ogni produttore che desidera proporre al cliente un prodotto sicuro a 360 gradi. E, almeno idealmente, dopo l’uso dovrebbero dissolversi nell’atmosfera senza conseguenze dannose. Dedichiamo il nostro dossier ai cavillatori d’imballaggi, una sorta di redenzione dalle parole non propriamente lusinghiere che mi sono sfuggite. E a proposito di parole, quello dei materiali d’imballaggio realizzati per soddisfare i nostri desideri più remoti è un esempio calzante di quante parole vengano sprecate. Una sorta di sport nazionale degli svizzeri. Siamo un popolo che tende ad avvolgere con cura critiche e lodi nella carta velina. Pur essendo cresciuta a pochi chilometri dal confine svizzero, mi ci sono voluti anni per capire cosa ci fosse nelle confezioni. Tutto era imballato in modo così carino che spesso non badavo nemmeno al contenuto. Con Vivai desideriamo ovviamente centrare tutti e due gli obiettivi: offrirvi una veste attraente e un contenuto accattivante. Buona lettura!

Caporedattrice Vivai 2/15

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Il piacere di gustare il pesce senza rimorsi di coscienza.

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DALL‚ I NTERNO

orato v a l r e v a d Oltre aper il tema deglie molto laggi, il redattor imbal s Hadorn è riuLukaanche ad aprire scito ta dei lettori. la pos

Impressum Editore: Federazione delle cooperative Migros Direzione Media Migros: Lorenz Bruegger Responsabile edizioni: Rolf Hauser Direzione pubblicazioni: Monica Glisenti Caporedattrice: Susanna Heim Sostituta: Christine Kunovits Coordinazione: Imelda Stalder Testi/produzione: Lukas Hadorn (D),

L’uccello di carta messo in scena dalla direttrice artistica Dora Siegenthaler è un origami creato apposta per Vivai.

Alda Viviani (I) Correttorato: Cora Gianolla (I) Direzione artistica: Dora Siegenthaler Redazione immagini: Cornelia Thalmann Elaborazione immagini: Reto Mainetti Contatti e internet: Vivai, Limmatplatz 152, casella postale 1766, 8031 Zurigo vivai@mediasmigros.ch www.migros.ch/vivai

© Marion Nitsch, Yves Roth, Aurelia Schmid, Tina Sturzenegger, Pablo Tys, iIllustrazione: Flavia Travaglini

Stampa: Vogt-Schild Druck AG CH-4552 Derendingen Carta: senza legno, FSC-Mix. Per compensare le emissioni di CO ², sosteniamo un progetto in Brasile. ISSN: 1663-7178 Tiratura totale Vivai: 250 000 copie D: 173 000, F: 60 000, I: 17 000 copie

Vivai è gratis ! Ordinala qui : abbonamenti. vivai@mediasmigros.ch, oppure chiama il numero 0800 180 180

Il lavoro di Imelda Stalder, nuova arrivata nella redazione di Vivai, comprende anche tre aspetti all’insegna della c: controllo, creatività e coordinazione.

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Anja Kroencke, l’illustratrice cresciuta a Vienna che ora abita a New York, è conosciuta per le sue figure stilizzate, ideali per illustrare con raffinata eleganza il tema della digestione.

La curcuma è geniale (p. 26)!

Gli esperti

Daniele Paar dirige il parco fitness Migros Puls 5 di Zurigo. Ci presenta i dispositivi di misurazione per lo sport, che ora sono di gran moda (p. 44).

David Fäh è fisiologo dell’alimentazione e docente all’Università di Zurigo. In questo numero si occupa dell’ articolo sull’apparato digerente (p. 32).

Marianne BottaDiener è ingegnere alimentare e ha pubblicato vari libri specializzati. Questa volta ci suggerisce cosa fare per favorire la digestione(p. 32). Vivai 2/15

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Fattorie a ritmo della natura.

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PENSATI PER VOI

Largo ai LED Nell’ambito del suo programma di sostenibilità Generazione M, la Migros promette di ridurre il suo consumo energetico del 10 percento. Un passo molto importante in questa direzione è rappresentato dalla decisione di puntare sui LED per l’illuminazione degli edifici nuovi e di quelli ristrutturati. I LED sono una fonte di luce ad alta efficienza energetica, sostenibile e rispettosa dell’ambiente. www.migros.ch/generazione-m

NUMERO UNO DELLA SOSTENIBILITÀ

La regina

© Illustrazione: Christopher Corr; foto: GettyImages, Barbara Hess

delle scuole Nel mercato della formazione continua, la Scuola Club Migros è senza dubbio il leader assoluto. Nel 2014 i circa 600 corsi e percorsi formativi proposti sono stati frequentati da 386 700 persone. Anche lo scorso anno i più gettonati sono stati i corsi di cucina e fitness (Pilates, zumba e tonificazione del corpo). www.scuola-club.ch

Da un confronto effettuato tra 140 commercianti al dettaglio di tutto il mondo è risultato che nessun altra azienda è più sostenibile della Migros. Cosa significa? Ce lo spiega Cornelia Diethelm, responsabile Sostenibilità & Issue Management alla Migros. Chi ha condotto l’indagine? Di quali criteri di valutazione si è tenuto conto?

L’indagine è stata condotta dalla Oekom Research. La rinomata agenzia di rating ha esaminato 140 aziende commerciali a livello mondiale sulla base di 100 criteri sociali e ambientali. I criteri coprono tutti gli aspetti rilevanti di un’azienda responsabile, ad esempio la politica dei dipendenti, i rapporti con i fornitori, la politica degli acquisti e dell’assortimento, nonché la gestione ambientale.

Cosa distingue la Migros dalle altre aziende?

Siamo chiaramente considerati un datore di lavoro modello, anche grazie al lavoro flessibile, ai salari equi e agli investimenti mirati nel campo della formazione continua e della salute dei dipendenti. Altri punti di forza sono i severi requisiti minimi per i nostri fornitori, un assortimento di prodotti sostenibili sopra la media e gli ambiziosi obiettivi che riguardano il consumo di elettricità ed energia e la produzione di CO2. Un importante successo che implica però anche molto lavoro…

Certamente. Per i dipendenti è un importante riconoscimento del lavoro svolto ogni giorno. E naturalmente essere eletti il dettagliante più sostenibile al mondo ci stimola a proseguire in modo coerente, perché ci sta a cuore poter offrire prestazioni pionieristiche anche in futuro.

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Quest’anno la natura ha fatto i capricci. Non ubbidisce ai nostri standard di qualità. Con questa pagina vorrei parlare in prima persona a chi conosce e apprezza la nostra qualità. In Italia la recente produzione di olio extra vergine di oliva è stata compromessa da un andamento climatico sfavorevole. Scarseggiano le olive sane ed integre per produrre un buon olio extra vergine così come lo intendiamo noi Monini, ovvero con gli alti standard qualitativi per i quali ci conoscete. Per questo abbiamo deciso di riservare l’eccellenza dello scarso raccolto italiano al GranFruttato, e di dedicare l’accurata selezione dei migliori oli dell’Unione Europea al nostro Classico e al Delicato. Sicuri così di garantire quell’elevata qualità alla quale vi abbiamo abituato.


SCELTI DA NOI

La radice delle meraviglie La curcuma (vedi anche a pagina 26) richiama alla mente piatti indiani gustosi e profumati. Fino a poco tempo fa da noi le sue proprietà terapeutiche erano poco note, ma ora la magnifica radice sta conquistando anche la nostra tavola. L’autrice rende omaggio a una spezia versatile che giova alla salute e conquista il palato. Con gustose ricette, tra cui la pasta e le polpette alla curcuma. Alessandra Moro Buronzo, Curcuma. Le straordinarie virtù e i benefici per la salute, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2013

Meno energia ai fornelli

© Illustrazione: Paul Garland; foto: Anita Affentranger

Cultura intergenerazionale Secondo noi, la nostra società avrebbe bisogno di più scambi tra giovani e anziani. E quindi apprezziamo gli eventi dal vivo promossi dal Percento culturale Migros con gli incontri legati al progetto «GaM – Generazioni al Museo», che si terranno fino alla fine di giugno in diversi musei della Svizzera tedesca. www.generationen-im-museum.ch

Perché per cuocere le uova molte persone lasciano la placca accesa fino alla fine? Basterebbe immergerle nell’acqua bollente, coprire la pentola e aspettare 10 minuti, come suggerito dalla signora Hélène Henriques-Roggo di Boudry. Il suo consiglio è solo uno dei tanti suggerimenti che i nostri lettori hanno mandato in redazione in risposta all’articolo sul risparmio energetico pubblicato nel numero di gennaio. Grazie di cuore!

DIVINAMENTE CREMOSI

Al momento i greci sono in crisi, ma in una cosa rimangono imbattibili: nella preparazione dello yogurt! E noi adoriamo quelli della nuova linea «Oh! Yogurt Greek Style» della Migros, con il doppio di proteine, lo 0,1 percento di grassi, batteri benefici per l’intestino e moltissima frutta. Irresistibili. Vivai 2/15

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IMBALLAGGI

Versatili Gli imballaggi alimentari servono a proteggere il cibo dal deterioramento. Ma non solo! Devono anche informare, promuovere il prodotto, facilitarne il trasporto, non incidere troppo sui costi e, non da ultimo, preservare l‚ambiente. Una vera sfida! Testo: Lukas Hadorn Origami: Sipho Mabona Foto: Yves Roth

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IMBALLAGGI

Ma un cetriolo nell‚involucro di plastica è davvero più sostenibile di quello venduto senza confezione? E perché è così difficile creare imballaggi ecologici? Un viaggio

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idea era molto allettante e consisteva nel ricavare una sottile pellicola per imballare la pasta pronta per torte dalle proteine del siero, prodotto di scarto dell’industria lattiero-casearia. Si trattava di una prospettiva promettente, che guardava al futuro puntando sulla bioplastica al posto della plastica e sul latte di mucca invece che sul petrolio. Per questa ragione Engagement Migros, il fondo di sostegno del gruppo Migros, ha deciso di appoggiare il progetto di ricerca. E quindi, quando questo progetto ha purtroppo dimostrato che l’ecobilancio della confezione esaminata era peggiore di quello della pellicola originale, la delusione è stata grande. I motivi? Innanzitutto, la quantità di materiale necessario per garantire la stessa protezione era da due a tre volte maggiore. E poi nel calcolo bisognava in parte tener conto anche dell’allevamento bovino, che aumentava considerevolmente l’impatto dell’impronta ecologica. A quel punto, il progetto è stato abbandonato. «Spesso questi progetti pionieristici implicano un certo rischio, ma noi siamo pronti ad assumerlo, perché è implicito nella ricerca di nuovi spunti e soluzioni innovative. È però un aspetto frustrante», 12

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ci spiega Elisabeth Hasler di Engagement Migros. «Ma questo risultato non è un’eccezione. Non di rado i materiali d’imballaggio da fonti rinnovabili presentano bilanci ecologici peggiori di quelli derivati dal petrolio, come la plastica.» Questo dato è confermato anche da Selçuk Yildirim, a capo del dipartimento Tecnologia e Imballaggi dell’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW). «Biologico non è sempre sinonimo di ecologico, anche se i consumatori amano pensarlo», spiega il professore. Uno dei punti dolenti della bioplastica è che protegge meno bene. Per essere veramente sostenibile, un imballaggio deve invece preservare il più a lungo possibile l’alimento dal deterioramento, soprattutto nel caso di cibi facilmente deperibili. A questo s’aggiungono questioni più complesse, come il problema della concorrenza alimentare: «Possiamo davvero considerare sostenibile una confezione prodotta con mais o amido di patate, sapendo che per altre persone queste materie prime sono la base dell’alimentazione?». Non basta che siano ecologici

Chi lavora all’ottimizzazione degli imballaggi alimentari sotto il profilo ecologico

deve quindi affrontare molte sfide. Tuttavia, siccome la Migros vuole preservare le risorse, continua a investire in questo campo e nel riciclo. Inoltre, parte degli imballaggi eliminati in modo inadeguato entrano nei cicli naturali, provocando grossi danni (vedi articolo a pagina 18). Nell’ambito del suo programma di sostenibilità Generazione M, la Migros ha quindi promesso di ottimizzare dal punto di vista ecologico oltre 6000 tonnellate di materiale d’imballaggio entro la fine del 2020. Ma siccome pare che il bilancio degli imballaggi ecocompatibili sia più negativo rispetto a quelli d’alluminio o di plastica, bisogna capire come fare. «Si tratta di un compito davvero arduo», commenta Heidi Oswald, che si occupa proprio del rapporto tra imballaggi e sostenibilità per la Federazione delle cooperative Migros. «Noi lavoriamo basandoci sul principio che un packaging innovativo deve soddisfare tutti i requisiti funzionali. Non basta che sia ecologico. Le nuove confezioni devono anche proteggere bene il prodotto, essere facili da trasportare ed essere semplici da usare per i consumatori.» Secondo Oswald, due cambiamenti fondamentali potranno dare risultati su

Sfondo: GettyImages (fotomontaggio Yves Roth); carta da pacc © iStockphoto

in un mondo pieno di contraddizioni.


Biologico non fa sempre rima

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con ecologico.


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IMBALLAGGI

ampia scala: la riduzione della quantità degli imballaggi e l’uso di materiale riciclato. Per quanto riguarda il primo, le aziende dell’Industria Migros stanno puntando sull’innovazione. Dopo aver svolto diversi test, Chocolat Frey ha ad esempio ridotto del 17 percento lo spessore del foglio d’alluminio che ricopre le tavolette di cioccolato della sua linea Suprême, passato da 12 a soli 10 millesimi di millimetro, senza diminuirne la qualità. Questo permette di risparmiare ogni anno ben 6500 chili d’alluminio! Inoltre, è stato ridotto dell’8,5 percento anche il peso del cartone d’imballaggio, con un risparmio di 16 tonnellate l’anno. Bina ha assottigliato le pareti di vetro dei vasetti di confettura, risparmiando così 118 tonnellate di materia prima l’anno. Jowa ha rinunciato al cartone usato come fondo nella confezione delle torte, con un risparmio di 6 tonnellate l’anno. E la lista potrebbe continuare all’infinito. Anche l’uso di materiale riciclato permette di risparmiare molte tonnellate di materiale usato per gli imballaggi. Da anni, per le bottiglie di PET dei marchi propri, la Migros utilizza fino al 35 percento di materiale riciclato. Per il suo tè freddo in bottiglia, rinuncia così fino a 850 tonnellate di PET nuovo ogni anno. Un altro esempio è l’uso di cartone FSC al posto di quello convenzionale, che nei succhi di frutta M-Classic ha portato a una riduzione dell’impatto ambientale dell’8 percento. Grazie alla nuova vaschetta costituita per l’80 percento di cartone certificato FSC, Micarna è invece riuscita a ridurre del 60 percento la parte di plastica della vaschetta per i salumi della linea Bio. Plastica al posto del cartone

Alla luce di questi esempi, il consumatore si chiede inevitabilmente perché non si passi sempre ai materiali ecologici, ad esempio dalla plastica al vetro. Per Heidi Oswald, «questo mette in luce un altro paradosso». Un chilo di vetro è chiaramente più ecologico di un chilo di plastica. Però è anche vero che di solito per 14

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Confezioni assai complesse Non tutti sanno che gli imballaggi alimentari devono rispondere a vari requisiti. Guardiamo da vicino com‚è fatta la confezione della miscela per brownies. Gli imballaggi hanno molte funzioni. Devono innnanzitutto proteggere l’alimento che contengono da umidità, ossidazione e luce, in modo che si conservi il più a lungo possibile, ma anche permettere il trasporto efficiente, lo stoccaggio e lo smaltimento. E naturalmente avere un costo equo.

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Infine, devono rendere un buon servizio al marketing: oltre a promuovere il prodotto, devono avere abbastanza spazio per la dichiarazione e le informazioni sull’articolo, come richiesto dalla legge. Ma non è tutto: dovrebbero anche essere ecologici. Gli imballaggi sono quindi delle piccole opere d’arte!

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Stampo da forno Materiale Cartone

Sacchetti interni Materiale Pellicola di

carta/plastica (1) e pellicola di plastica (2), insapore e inodore Funzione Questi sacchetti permettono di separare la miscela per l’impasto dalle noci, proteggendo gli ingredienti dall’umidità e dall’ossidazione. Così mantengono il sapore e si conservano a lungo (12 mesi).

3 Scatola pieghevole Materiale Cartone

riciclato, certificato FSC, riutilizzabile Funzione Dà un’idea visiva del prodotto e informa sugli ingredienti, sulla preparazione e sui valori nutrizionali. Facilmente apribile grazie alla linguetta a strappo, protegge l’imballaggio interno durante il trasporto e dagli influssi esterni. Il formato facilita la logistica. Su ogni paletta si possono impilare 864 confezioni, sfruttando al massimo lo spazio.

rivestito, resistente al calore, certificato FSC Funzione Grazie al pratico stampo da forno, preparare il dolce è molto semplice. Facile da riempire con l’impasto, permette di cuocerlo in tutta semplicità. Lo strato antiaderente fa in modo che l’impasto non attacchi, assicurando così un risultato perfetto.


Un imballaggio di plastica può essere più ecologico © xxxxxxx

di uno in vetro. Vivai 2/15

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IMBALLAGGI

Con solo 1,5 grammi imballare un prodotto si usa meno plastica che vetro. E quindi la plastica vanta spesso un ecobilancio migliore». Prendiamo l’esempio dell’aceto bio: passando dal vetro al PET, il peso della confezione scende da 429 a 27 grammi. Ogni anno si risparmiano 193 tonnellate di materiale, migliorando notevolmente l’ecobilancio. Un esempio ancora più significativo è l’imballaggio della quinoa, che prima era venduta nella scatola di cartone e ora nella confezione di plastica. Una scelta assurda? Assolutamente no, perché l’impronta ecologica è scesa almeno del 65 percento. L’esempio migliore è però quello dei cetrioli. Nel reparto verdure, senza confezione deperiscono nel giro di tre giorni. Usando solamente 1,5 grammi di plastica, restano invece freschi per due settimane! A questo punto dobbiamo chiederci quale sia la scelta più sostenibile. «In realtà, è facile stabilire quale sia l’imballaggio più sostenibile», spiega il professor Selçuk Yildirim. «È soprattutto quello che protegge meglio dal deterioramento.» Dal punto di vista ambientale, nulla è più dannoso del cibo che finisce nella spazzatura. «Buttare via un chilo di carne è come produrre fino a cento chili di materiale per gli imballaggi. L’impatto ambientale è paragonabile.» L’unione fa la forza

Le contraddizioni ci fanno capire che non possiamo illuderci di risolvere il problema legato ai rifiuti degli imballaggi alimentari mantenendo posizioni rigide e aggrappandoci a cieche convinzioni. Va invece affrontato su più versanti, valutando attentamente vantaggi e svantaggi. Devono dare il loro contributo anche i consumatori e non solo i produttori. La sostenibilità nella gestione del cibo inizia già da come ci si organizza a casa, continua con la spesa quotidiana e termina smaltendo correttamente i rifiuti. Promettendo di rendere ancora più ecologici gli imballaggi, la Migros dà un contributo importante. Al di là delle sfide e delle contraddizioni. l 16

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di plastica i cetrioli si conservano per due settimane!

Le domande più frequenti Come consumatore, cosa posso fare per contribuire alla gestione più sostenibile degli imballaggi?

L‚uomo degli origami

Sipho Mabona

Per il dossier tematico abbiamo chiesto all’artista lucernese che lavora con gli origami di creare delle piccole opere d’arte con le confezioni di prodotti Migros. www.mabonaorigami.com Le hai riconosciute?

Ecco le confezioni utilizzate per gli origami di questo articolo.

Innanzitutto, bisogna evitare di sprecare materiale, ad esempio andare a fare la spesa portando con sé una borsa o preferire le ricariche, prodotte con meno materiale. È molto importante anche smaltire gli imballaggi in modo adeguato, così si possono riciclare, preservando le risorse. Perché nella raccolta del PET sono ammesse solamente bottiglie di bevande?

Perché le bottiglie d’olio e d’aceto, ma anche le vaschette o i blister di PET, sono prodotti con materiale di qualità diversa e quindi contaminano la raccolta. Se vengono mescolati con le bottiglie di bevande, il materiale riciclato non può più essere usato per produrre bottiglie nuove. Ma allora dove vanno smaltite le altre bottiglie di plastica?

Nella filiale Migros più vicina! La Migros è il primo dettagliante in Svizzera che, oltre alle bottiglie di bevande in PET, dalla fine del 2013 ritira anche le bottiglie di plastica vuote destinate all’uso domestico, come i flaconi di shampoo o le confezioni dei detersivi. Vanno inserite nell’apposito foro per la raccolta. È importante che le bottiglie di bevande in PET continuino a essere raccolte separatamente.


Ma possono essere riciclate anche le bottiglie di plastica?

Certamente. Queste bottiglie vengono trasformate in granuli, utilizzati soprattutto nell’edilizia, in forma di isolanti per cavi o tubi.

© Marion Nitsch (ritratto Sipho N.)

Dal punto di vista ecologico, sono meglio le bottiglie di PET o i cartoni per bevande?

Dipende dalla bevanda e dalla rispettiva confezione. Anche se non vengono riciclati, i cartoni per bevande sono ad esempio tra gli imballaggi più ecologici per i succhi di frutta. Non sono però adatti per le bevande gassate. In questo caso vantano un impatto ambientale minore le bottiglie di PET, che sono anche più leggere e possono essere recuperate relativamente bene. Oltre l’80 percento delle bottiglie di PET

viene riciclato e il 35 percento serve a produrre bottiglie nuove.

sono meno inquinanti per l’ambiente rispetto a quelli di carta.

Comunque il cartone è più ecologico della plastica?

Perché per i suoi imballaggi la Migros non usa solamente plastica proveniente da fonti rinnovabili?

In linea di principio, di per sé il cartone non è più ecologico, perché bisogna tener conto anche del peso dell’imballaggio e del dispendio di materiale che richiede. Passando dal cartone alla plastica, l’impatto ambientale dell’imballaggio per la quinoa è stato ad esempio ridotto del 65 percento. Non è quindi sempre opportuno passare in modo sistematico e generalizzato al cartone. Questo riguarda anche i sacchetti di plastica trasparente usati nella vendita sfusa di frutta e verdura?

Certamente. Anche se può sembrare paradossale, i sacchetti di plastica

È vero che anche da materie prime quali il mais o la canna da zucchero è possibile ricavare bioplastica per imballaggi. Tuttavia, contrariamente a quanto si pensa, è spesso più problematica di quella derivante dal petrolio. Un punto a sfavore dei materiali biodegradabili è che la coltivazione richiede molta energia. Inoltre, per ottenere la stessa capacità di carico bisogna usare più materiale. Un altro aspetto critico è che i materiali biodegradabili sono parzialmente in concorrenza con la coltivazione destinata all’alimentazione.

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IMBALLAGGI

Un mare… di plastica Gettati via incautamente, i sacchetti di plastica sono una seria minaccia per l‚ambiente. Attraverso laghi e fiumi,anche i rifiuti svizzeri si riversano in mare,mettendo a repentaglio un ecosistema già molto fragile. Testo: Atlant Bieri

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ualche mese fa, dei ricercatori americani hanno pubblicato uno studio inquietante. Sulla base di misurazioni e proiezioni hanno accertato che attualmente negli oceani galleggiano 5000 miliardi di pezzi di plastica. Il peso totale di questo tappeto di rifiuti s’aggira sulle 250 000 tonnellate, pari al volume di trasporto di una flotta di 10 000 camion con rimorchio a pieno carico. Cifre che portano di nuovo alla luce il lato oscuro della famosa plastica, mettendo in evidenza anche la leggerezza con cui la società si sbarazza di questo mate18

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riale. Nel 2013 nel mondo ne sono stati prodotti circa 300 milioni di tonnellate. Circa il 40 percento è stato utilizzato per produrre imballaggi, come ha reso noto l’Associazione Swiss Plastics. E la gran parte dei rifiuti marini è costituita proprio dai sacchetti di plastica. Ma come finisce in mare un pezzettino di pellicola di plastica grande quanto un biscotto o un pacchetto di sigarette? La risposta è molto semplice e, purtroppo, altrettanto deprimente. «Una delle maggiori cause d’inquinamento da plastica è il littering, l’abbandono dei rifiuti»,

spiega Manuel Kunz, esperto idrico dell’Ufficio federale dell’ambiente. Di solito i pezzi di plastica vengono portati nel bacino idrico più vicino attraverso la pioggia. «E da lì, prima o poi finiscono in mare», precisa Kunz. Durante questo lungo viaggio, la plastica si decompone in frammenti sempre più minuscoli, complici anche i raggi ultravioletti che provengono dal sole. Da una dimensione di 5 millimetri si parla di microplastica. Ora la troviamo anche in Svizzera. I ricercatori del Politecnico di Losanna hanno studiato sei laghi svizzeri


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Cosa si sta facendo

© NOAA

contro la plastica in mare

e in media su 10 metri quadrati di superficie lacustre hanno trovato un frammento di microplastica. Nei fiumi, le concentrazioni sono nettamente superiori. Ogni giorno nel Rodano vengono ad esempio trasportati 10 chili di plastica verso la Francia e il Mediterraneo. Esiste quindi un rapporto diretto tra gli imballaggi gettati incautamente in Svizzera e l’inquinamento dei mari. I ricercatori stimano che circa l’80 percento dei rifiuti marini proviene dalla terraferma. Il resto è provocato dalle navi o dall’acquicoltura.

In Svizzera, vari cantoni e organizzazioni non governative promuovono campagne contro il littering. Alcune di queste iniziative regionali sono sostenute dalla Migros, che s’impegna anche in proprio. Dal 2014 nelle sue filiali ritira ad esempio tutte le bottiglie di plastica e non solo quelle di PET. La lotta contro i danni ambientali causati dalla plastica è sostenuta anche da diversi diving club che ripuliscono manualmente laghi e corsi d’acqua. Un altro contributo viene dai produttori di gel per la doccia e cosmetici esfolianti contenenti microsfere sintetiche, sempre più disposti a ridurre la presenza delle minuscole particelle di plastica a effetto peeling nei loro prodotti. Approfondimenti in internet

www.littering-schweiz.ch (cofinanziato dalla Migros) www.oceancare.org/plasticpollution www.plasticoceans.net www.theoceancleanup.com

«Il pericolo maggiore della microplastica è che viene mangiata dagli animali», spiega Martin Loder, ingegnere ambientale dell’Università di Bayreuth. Ogni frammento di plastica si comporta come una piccola spugna che assorbe e accumula le sostanze inquinanti. Quando gli animali marini li mangiano, ingeriscono anche i veleni contenuti nella plastica. «Così le sostanze dannose intossicano l’organismo degli animali. Nel peggiore dei casi questo può addirittura favorire i tumori, come dimostrato da studi di laboratorio», conclude Loder. l Vivai 2/15

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IMBALLAGGI

L‚arte dell‚imballo C‚è chi si occupa d‚imballaggi per lavoro, chi ce ne parla come aspetto culturale, chi si filma mentre li apre e chi dà valore anche alla scatola degli oggetti che colleziona. Ecco le loro testimonianze. Protocolli: Daniel Stehula e Lukas Hadorn Foto: Roland Tännler

Signora Sakamoto, rispetto a qui in Giappone l‚imballaggio ha un significato diverso?

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certo. In Giappoine anche una cosina da nulla viene confezionata con cura, spesso con materiale ideato apposta dal negozio stesso. Anche nel privato diamo grande importanza a come imballiamo le cose. Le donne che preparano i bento, i contenitori per il cibo, per il marito o per i figli li decorano con gusto e li avvolgono ad arte nei foulard quadrati chiamati furoshiki. La confezione conta molto anche nel fare un regalo. Io non porterei mai una bottiglia di vino o una scatola di cioccolatini senza confezione regalo. In Giappone l’arte del dono è un rituale. Chi riceve il regalo s’inchina più volte, mentre chi lo fa si scusa per l’inferiorità del dono. I pacchetti si aprono solamente quando gli ospiti sono partiti. È un peccato, perché a volte si vorrebbe anche dare una spiegazione sul regalo. L’artista giapponese Sanae Sakamoto vive in Svizzera dal 1971. Ha insegnato calligrafia e pittura giapponese a inchiostro in vari posti, tra cui alla Scuola di design a Basilea.

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Signor Frick, perché si filma mentre apre le scatole degli apparecchi tecnologici?

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erché il cosiddetto unboxing in internet è molto apprezzato. Gli appassionati di tecnologia, come nel mio caso, mettono in rete dei video in cui mostrano il momento in cui sballano ad esempio lo smartphone o il portatile appena acquistati. Così lo condividono con molti altri utenti che lo guardano perché hanno l’intenzione di acquistare lo stesso apparecchio o per il semplice piacere di essere coinvolti in questo momento così speciale. Avendo un blog tecnologico, mi mandano un sacco di dispositivi. I video che faccio contribuiscono quindi a farli conoscere. Visto il successo che questa tendenza riscuote, molti produttori hanno reagito investendo moltissimo nel design e nei materiali degli imballaggi. Come spesso succede, la prima è stata la Apple. Quando lanciò il primo iPhone, nel 2007, fu subito chiaro che la confezione era stata pensata come parte integrante del prodotto. Dal 2007 Jean-Claude Frick ha un blog sulle tendenze e le innovazioni dell’ elettronica di consumo, che gestisce con il nome di iFrick e che vanta circa 500 000 visitatori al mese.

Signor Aebischer, in quale modo bisogna imballare un‚opera d‚arte per trasportarla in giro per il mondo?

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bbiamo la nostra falegnameria che realizza casse su misura. Spesso le opere d’arte sono molto fragili e di valore. Costruiamo ad esempio delle casse di legno a doppia parete, resistenti agli urti e isolanti, che proteggono dagli sbalzi di temperatura in aereo. Per le sculture o i vasi antichi costruiamo casse con fissaggi, doppio fondo e cassetti. È importante che l’imballo e lo sballo al museo seguano una certa logica, perché spesso è proprio durante queste operazioni che gli oggetti vengono danneggiati. I nostri collaboratori hanno anni d’esperienza alle spalle e sanno trovare l’imballaggio adatto per ogni opera d’arte.

Thomas Aebischer è responsabile del trasporto del deposito delle opere d’arte per la ditta di trasloco e trasporto Welti-Furrer. Per quanto riguarda le opere d’arte, lui e il suo staff preferiscono mantenere la discrezione. Vivai 2/15

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Signora Oehler, qual è il modo migliore per «confezionare» una critica rivolta al partner?

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i dovrebbe trovare una forma di comunicazione con cui esprimere la critica come una preoccupazione. Inoltre, possiamo esprimere ciò che sentiamo come qualcosa che ci disturba, tipo: quando fai così, mi sento ferito. È importante anche l’atteggiamento con cui si formulano le critiche e se lo si fa a fin di bene, in modo costruttivo. In una relazione è importante fare delle critiche, ma bisogna anche saperle accettare. I partner possono essere rispettosi l’uno dell’altro e aver tatto anche quando si tratta di criticare. Se l’altro non sa accettare le critiche perché è permaloso e si offende facilmente, non serve a nulla nemmeno esprimere le proprie critiche con i guanti di velluto. Judith Oehler, specialista in psichiatria e psicoterapia FMH, ha uno studio privato di terapia di coppia e psicoterapia a Basilea.

Signor Schmitt, quali sono gli elementi che determinano il successo di un imballaggio?

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otrei rispondere in vari modi. Dipende se lo faccio considerando il punto di vista del responsabile della produzione, della progettazione grafica o della garanzia della qualità. Io sono l’interfaccia tra questi settori. Se chiede a me, le rispondo che un buon packaging design deve piacere ed essere seducente, ma deve anche aiutare il cliente a orientarsi e a informarsi. Se non capiamo a cosa serve il prodotto nello scaffale davanti a noi, probabilmente non lo compriamo. La confezione deve fornire velocemente le informazioni sul contenuto, ma anche sulla qualità e la fascia di prezzo del prodotto. La torta di frutta presente 22

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sulla confezione della pasta per crostate M-Budget è stata volutamente raffigurata con semplicità e senza fronzoli, così il cliente intuisce che questo prodotto si distingue per il suo prezzo. Un design degli imballaggi ben riuscito aiuta l’acquirente a orientarsi tra l’infinità di prodotti che non vedono l’ora di essere comprati. Martin Schmitt coordina il settore della progettazione degli imballaggi presso la Federazione delle cooperative Migros. Ogni anno dalla sua scrivania passano dai 600 agli 800 progetti.


IMBALLAGGI

DOSSIER

Signor Muster, come mai lascia le scarpe nella scatola?

© Daniel Auf der Mauer (ritratto M. Schitt)

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er me le scarpe sono vere opere d’arte, come per altre persone lo sono i quadri o le sculture. Spesso i modelli speciali e le edizioni limitate hanno anche una confezione molto ricercata. Ce ne sono di ogni genere, dalla scatola fatta a origami, alla cassetta di legno, fino all’alveare trasparente. I collezionisti conoscono il valore di queste scatole. E sanno ad esempio che quel modello è stato acquistato a Hong Kong e quante paia ne sono state prodotte. E si è disposti a pagare anche 400 dollari per delle scarpe che, a parte la scatola, sono identiche a quelle che ne costano 200. A volte di un modello ne compro due paia, uno per la mia collezione e l’altro per indossarle. È da anni che il bernese Sergio Muster colleziona scarpe da ginnastica. Ora possiede più di 700 paia di sneakers. Il valore della sua collezione si aggira sui 60 000 franchi.

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DOSSIER

IMBALLAGGI

Non solo belli L‚imballaggio è molto di più che solo un bel contenitore: è al passo coi tempi, è uno specchio delle tendenze della società e ha una storia tutta sua. Ricerca: Lukas Hadorn

Il futuro è adesso I ricercatori sostengono che in futuro gli imballaggi saranno sempre più attivi e intelligenti. La Migros iniziò a sperimentare già nel 2008 con una confezione per le pere che tramite un sensore misurava e indicava il grado di maturazione. Ma allora la domanda fu scarsa. 24

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© Archivio Federazione delle cooperative Migros

Un servizio alla demografia La popolazione svizzera continua a invecchiare. Ciò si ripercuote anche sul design degli imballaggi: i tappi a fiore sui tubi sono molto più facili da svitare. Tra l‚altro, sul sito della Lega svizzera contro il reumatismo è possibile acquistare mezzi ausiliari per la vita quotidiana: www.rheumaliga-shop.ch


Al passo coi tempi Gli imballaggi sono anche uno specchio del tempo: il design cambia con le esigenze estetiche della clientela.

Assottigliata Grazie al nuovo design della bottiglia di PET, il produttore di bevande Aproz riesce a risparmiare 71 tonnellate di PET l‚anno.

I primi prodotti Migros Nel 1925 la Migros vendeva solamente sei prodotti, tra i quali lo zucchero a cubetti e il sapone di Marsiglia bianco. Bel risparmio Dopo una lunga serie di esperimenti, i tecnici sono riusciti a sigillare ermeticamente le capsule di caffè Delica, rendendo superflui i sacchetti di plastica e rimpicciolendo gli imballaggi di cartone. Il risultato? Un risparmio di materiale del 60 percento!

Inquinamento ridotto Malgrado il grandissimo impatto degli interventi d‚ottimizzazione ecologica sugli imballaggi, va detto che spesso il contenitore contribuisce solo in minima parte all‚inquinamento ambientale. L‚esempio della panna nel cartone: sull‚imballaggio ricade solo l‚1 percento dell‚impronta ecologica, mentre oltre il 90 percento è da attribuire alla produzione.

Design eterno Un bel design non passa di moda: i soggetti disegnati nel 1975 dal grafico zurighese Hans Uster per le confezioni dei gelati con lo stecco vengono usati ancora oggi. Vivai 2/15

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Una spezia miracolosa Gli indiani la considerano una pianta sacra e una panacea naturale in grado di curare molti disturbi: parliamo della curcuma. Ora questa meravigliosa radice gialla sta avendo successo anche da noi. Testo: Simone Ott Illustrazioni: Flavia Travaglini

immunitario. Inoltre, nei diabetici riduce il rischio di malattie cardiovascolari, migliora la funzionalità epatica, aiuta a prevenire il diabete e nelle persone in sovrappeso incide positivamente sui lipidi nel sangue. Questa radice miracolosa protegge anche dall’Alzheimer, previene il cancro e può aiutare in caso di depressione. Ora la sua efficacia è dimostrata anche a livello scientifico. Tutti i giorni

Origine e aspetto

La curcuma appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae ed è originaria del Sud-est asiatico. Considerata una pianta sacra, sviluppa fiori biacastri o rosati disposti a spiga e foglie lanceolate verde chiaro. Può raggiungere un’altezza di 1,5 metri. Le radici color giallo-arancio intenso sono molto apprezzate sia in cucina sia per le sue virtù terapeutiche e preventive, perché sono ricche di curcuminoidi. Rimedio versatile

Nella medicina ayurdevica la curcuma è utilizzata da millenni come rimedio universale. Viene impiegata soprattutto per curare sintomi gastrointestinali, come gonfiore e problemi digestivi, ma anche come antinfiammatorio. Oltre a svolgere un’azione benefica sui livelli di zucchero nel sangue, sul colesterolo e sulla pressione sanguigna, pare migliori la memoria e rafforzi il sistema 26

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Affinché la curcuma sia efficace, dovremmo assumerne da ½ a 1 cucchiaino di polvere al giorno, mescolandola con dell’olio, perché nell’acqua è poco solubile. Anche la piperina contenuta nel pepe la rende più assimilabile. Un modo più semplice è assumerla sottoforma di capsule o estratto. Questi preparati facilitano l’assimilazione dei principi attivi da parte dell’organismo.


CURCUMA

ALIMENTAZIONE

Colorante naturale

Essendo un ottimo colorante, la curcuma viene utilizzata anche per tingere i tessuti o colorare le uova. Ecco come fare: versa in una pentola 2 cucchiaini di curcuma in polvere per ogni litro d’acqua, porta a ebollizione e lascia riposare per 20 minuti. Versa 4 cucchiaini di sale e immergi completamente nell’acqua ciò che desideri tingere. Lascia riposare per 20 minuti, sciacqua l’oggetto tinto sotto l’acqua fredda e lascialo asciugare. Sapori indiani

La curcuma, uno degli ingredienti principali del curry, ha un gusto intenso, con una nota fresca e leggermente piccante. È ottima anche per condire minestre, salse, verdure, risotto e pietanze marocchine. Oltre al palato, alletta anche la vista, perché conferisce al cibo un bellissimo colore giallo.

Potere rigenerante

Contenendo molti antiossidanti e avendo proprietà antinfiammatorie e antibatteriche, gli oli essenziali della curcuma accelerano i processi di guarigione della pelle. Questa spezia è quindi utile per curare la gengivite e la pelle arrossata o impura. Il collutorio può essere fatto in casa, portando a ebollizione 2 cucchiaini di curcuma in polvere e 2 chiodi di garofano. Le creme alla curcuma si trovano invece nei negozi indiani. Il drink della buonanotte

Vuoi preparare una deliziosa bevanda che aiuta a prendere sonno? Porta a ebollizione 1 tazza di latte (animale o vegetale), ½ cucchiaino di curcuma in polvere, 1 pizzico di cannella, 1 cucchiaino d’olio di mandorle o di cocco e 1 pizzico di pepe nero macinato. Dolcifica con miele o sciroppo d’agave. Sogni d’oro! l Vivai 2/15

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Un regalo sempre

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BIMBI MIGROS

Dal Dutti con la nonna La 35enne Seraina Peter, specialista nel campo delle comunicazioni, è cresciuta con la M arancione. È quindi una bimba Migros. Tra i diversi prodotti che porta nel cuore dall’infanzia figura il gelato Foresta nera. Testo: Lukas Hadorn Foto: Christian Schnur (fotomontaggio: Vivai)

Signora Peter, da quando si sente una bimba Migros?

Dalla primissima infanzia. Ricordo bene i pomeriggi con la nonna a San Gallo, che terminavano sempre con una capatina veloce dal Dutti. Dal Dutti?

Assolutamente no, perché a me quei prodotti piacevano proprio così com’erano. E anche oggi sono convinta che molti articoli della Migros siano migliori rispetto a prodotti simili proposti dalla concorrenza. Ma evidentemente i gusti sono gusti...

Questo fatto le è rimasto impresso?

Ne ho sicuramente più di uno. Il gelato Foresta nera in blocco, ad esempio, mi accompagna da ben 30 anni. Continuo a mangiarlo come facevo da bambina: dapprima il cioccolato, quindi la stracciatella. È semplicemente divino!

Per la mia nonna, la Migros si chiamava così. E lo diceva con un tono di voce provocatorio, orgoglioso. Quasi come se pensasse di doversi giustificare per qualcosa. Per molti anni, la gente si vergognava di andare a fare la spesa alla Migros. Da bambini non ci si fa molto caso. Ma sì, mi ha segnato. In ogni caso molti ricordi della mia infanzia e gioventù sono legati a determinati prodotti della M arancione, poiché anche mia madre andava solo alla Migros. Il venerdì mattina faceva la spesa per tutta la settimana con una lista suddivisa per scaffali. E il venerdì sera, quando rincasavo da scuola già di buon umore in vista del fine settimana, mi sorrideva un frigorifero pieno zeppo. Che meraviglia! Quindi lei da piccola non vedeva mai altri prodotti?

No, in pratica mai. Mi portavo sempre i prodotti Migros simili a quelli di marca anche per la ricreazione, ad esempio la Mivella al posto della Rivella e le patatine Migros invece delle Zweifel.

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il cioccolato !

La bimba Migros Seraina Peter sogna un gelato tutto fatto di stracciatella, come il cuore del gelato Foresta nera.

Qual è il suo prodotto del cuore?

È una di quelle persone che comprano sempre le stesse cose?

Direi di no. Naturalmente ho anch’io i miei prodotti preferiti, ma dopo aver lavorato tutto il giorno mi piace gironzolare tra gli scaffali e riflettere su quello che potrei cucinare. In quel momento, il mio mondo è lì, tutto concentrato attorno a quella domanda. Mi piace! Un suggerimento da bimba Migros?

Quando parto in viaggio, porto sempre con me qualche tavoletta di cioccolato al latte Frey, quello con la carta azzurra, da regalare. All’estero non è così conosciuto come da noi, ma i commenti sono sempre superlativi. l

Sei anche tu una bimba o un bimbo Migros? Contattaci! vivai@mediasmigros.ch

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”Togliete

Oggi diremmo… non era forse un po’ da sfigati?

Cifre

e fatti

Nell’estate del 1951 la Migros lanciò sul mercato i gelati nella «confezione famiglia incredibilmente conveniente». Il gusto Foresta nera è in vendita dal 1960. Oggi questo gelato viene prodotto dalla Midor di Meilen, l’azienda del gruppo Migros che ha sede sul Lago di Zurigo.


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ALIMENTAZIONE

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L‚APPARATO DIGERENTE


Tutti i segreti dell‚intestino Vera meraviglia della natura, l’apparato digerente assimila il cibo e, come un secondo cervello, elabora il nostro vissuto. Per digerire bene, dobbiamo però sapere come funziona e imparare a trattarlo al meglio. Testo: Ruth Hoffmann Illustrazioni: Anja Kroencke

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ALIMENTAZIONE

L‚APPARATO DIGERENTE

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entre leggi questa rivista, magari assaporando un goloso un cornetto e bevendo un bel caffelatte, nel tuo corpo si sta compiendo un miracolo: senza il tuo intervento consapevole miliardi di cellule, ricettori e un’armata impressionante di batteri, stanno estraendo da ciò che hai mangiato nelle ultime ore quello che serve loro per rendere innocue le componenti che potrebbero farti star male. Perfettamente coordinati, 24 ore su 24, tutti i giorni. Gli attori di questo processo molto complesso, che, in modo piuttosto sprezzante, noi chiamiamo semplicemente digestione, non sembrano meritare la nostra attenzione. Tuttavia, consideriamo lo stomaco un organo decisivo, riconoscendo all’intestino il ruolo di protagonista indiscusso. Una star, quindi? Eccome! Anzi, una superstar! Proprio il suo lavoro determina anche il nostro benessere. L’intestino condiziona anche il nostro sistema immunitario, la tendenza alle allergie o intolleranze, l’aspetto e il peso corporeo. E persino il nostro umore. Trattiamolo con cura e amore!

A torto considerato un luogo sudicio e abbandonato semplicemente a sé stesso, in realtà l’intestino merita cure amorevoli e persino un monumento. È ciò che ha fatto la giovane tedesca Giulia Enders, neodottoranda in medicina, nel suo libro Darm mit Charme, che in poco tempo è diventato un bestseller in Germania e in Svizzera e che prossimamente uscirà anche in italiano, con il titolo Intestino felice (vedi a pag. 36). Finalmente un po’ di considerazione! Perché per capire cosa fa questo organo purtroppo sottovalutato ma così importante per la nostra salute e in che modo possiamo aiutarlo a funzionare bene, vale la pena dare un’occhiata al lavoro che svolge tutti i giorni. Iniziamo dall’intestino tenue, un tubo lungo da tre a sei metri alloggiato tutto arrotolato nella cavità addominale. Ha una superficie d’assorbimento di circa 200 metri quadrati e per guadagnare spazio è ripiegato in grosse pieghe o pliche 34

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ricoperte da sottili estroflessioni, i villi. Le minuscole strutture, una trentina per millimetro quadrato, sono rivestite a loro volta da migliaia di microvilli. Un geniale stratagemma che aumenta di moltissimo la superficie interna dell’intestino tenue! Su questa superficie impressionante, miliardi di cellule lavorano per identificare le sostanze nutritive del cibo, decomporle nelle loro componenti chimiche con l’aiuto degli enzimi e trasmetterle all’organismo. Nel frattempo, l’intestino tenue spinge in avanti il chimo, ossia la massa di alimenti semidigeriti. Un processo che per funzionare bene deve poter contare sulle fibre alimentari. Anche i ricordi lasciano il segno

«Chi ha detto che le fibre sono una zavorra inutile? Sono una benedizione!», spiega Marianne Botta-Diener, specialista in materia d’alimentazione. «Perché queste fibre alimentari, contenute ad esempio in pane integrale, frutta, verdura o legumi, si gonfiano nel tratto digestivo stimolando la motilità dell’intestino. Ciò facilita l’evacuazione delle feci riducendo così il rischio di emorroidi, a patto che l’assunzione di liquido sia sufficiente». Numerosi studi dimostrano che un’alimentazione ricca di fibre riduce anche il rischio di tumore dell’intestino e probabilmente anche dello stomaco, oltre a migliorare la pressione e il tasso di colesterolo. Un altro buon motivo per integrare le fibre alimentari nel menu è che sono cibo per i miliardi di microrganismi che convivono pacificamente nel nostro intestino crasso, la stazione successiva del cibo da noi ingerito. Un esercito di spiritelli servizievoli che con precisione quasi maniacale estrapolano anche le più piccole particelle di materiale utile da quello di scarto e producono vitamine, anticorpi e diversi neurotrasmettitori per noi indispensabili alla sopravvivenza. L’intestino deve costantemente distinguere tra i nutrienti e le sostanze potenzialmente nocive. È pertanto logico che circa l’80 percento delle cellule immunitarie sia posizionato proprio sulla

„Una star?

Eccome! Anzi, una superstar! „


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ALIMENTAZIONE

L‚APPARATO DIGERENTE

nostra maggiore superficie di contatto con il mondo esterno, dove imparano a debellare le cellule pericolose. I batteri intestinali sono quindi allenatori e soccorritori. I microrganismi che popolano l’intestino di una persona adulta superano di circa 1600 volte il numero degli abitanti della Terra. La loro composizione è talmente variegata e mutevole che ogni persona possiede la sua flora intestinale individuale e unica, proprio come le impronte digitali. La flora intestinale si sviluppa nei primi minuti dopo la nascita, cresce e si modifica fino a raggiungere un ecosistema relativamente stabile dopo due o tre anni. In funzione di ciò che mangiamo e dei germi ai quali siamo esposti, altri batteri colonizzano il nostro tratto digestivo. Nell’intestino dei giapponesi, ad esempio, troviamo specie imparentate geneticamente con i batteri marini, molto efficaci nel decomporre le alghe. Rispetto a quelli asiatici, gli intestini del centro Europa hanno invece maggiore dimestichezza con il lattosio. Anche la psiche ha un influsso sulla composizione della nostra popolazione batterica. Le esperienze positive, ma anche quelle dolorose dell’infanzia lasciano tracce nell’intestino. Arriviamo quindi all’età adulta portandoci appresso un patrimonio batterico individuale, ma la flora intestinale nel corso della vita può ancora modificarsi. «Questo spiega forse perché invecchiando sopportiamo meno bene determinati alimenti», spieg David Fäh, medico presso l’Istituto di epidemiologia, biostatistica e prevenzione dell’Università di Zurigo. «Flatulenze, malessere o stitichezza possono indicarci che dobbiamo cambiare qualcosa nella nostra alimentazione». In effetti possiamo influire in modo mirato sul nostro paesaggio microbico, ad esempio consumando alimenti che stimolano la crescita dei batteri buoni, che a loro volta terranno a bada quelli dannosi. Tra questi troviamo patate, scorzonera, indivia belga, asparagi, topinambur, porri, cipolle, aglio, yogurt, carote o kiwi, 36

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che contengono i cosiddetti probiotici, ossia fibre alimentari delle quali si nutrono soltanto i batteri buoni quali bifidus o lactobacilli. Questi cibi ci permettono di allevare un ambiente a sostegno del nostro benessere. Chi finora si è nutrito principalmente di pane bianco, tagliatelle, torte e pizza, dovrebbe aumentare in modo graduale la quantità di fibre, per dare modo alla flora intestinale d’abituarsi poco a poco. Coinvolge anche le nostre emozioni

La scienza sta ancora muovendo i primi passi nel tentativo di capire i processi complessi della digestione. Finora molti meccanismi possono essere osservati, ma non spiegati. Ad esempio che l’intestino e i suoi abitanti hanno chiaramente un importante influsso sulle nostre emozioni, persino sulle nostre decisioni che a noi sembrano tanto razionali. Effettivamente ci sono più fasci nervosi che vanno dal centro del corpo al cervello che viceversa. Cosa significhi con esattezza e come funzioni questo gioco di interazioni non è ancora molto chiaro. Non dà invece adito a dubbi la conclusione che si evince da tutte le conoscenze attuali: chi tiene alla salute e al benessere farà bene a rispettare il suo intestino e a concedergli tutta l’attenzione che merita! l

Giulia Enders L’intestino felice Un viaggio divertente e istruttivo attraverso il sistema digestivo, spiegato in modo semplice e accattivante. Un bestseller che in aprile uscirà anche in italiano, pubblicato da Sonzogno. La giovane ricercatrice tedesca sarà presente al salone del Libro di Torino.


Intestino in piena forma Fiocchi d’avena È stato dimostra-

to che i 3 grammi di beta-glucano contenuti in 40 grammi di fiocchi d’avena (müesli o porridge) hanno un effetto positivo sul tasso di colesterolo e sul controllo della glicemia. L’avena è ben tollerata anche da chi non sopporta il glutine. Diversi oli eterici contenuti in

finocchio, anice, cumino e levistico sciolgono le contratture

e stimolano la motilità gastrointestinale. Possono essere aggiunti e cotti sotto forma di spezie ai cibi difficili da digerire (ad esempio cumino nei rösti, nei piatti a base di formaggio o negli stufati, anice, finocchio o cumino nel pane o nei biscotti all’anice), oppure preparati sotto forma di tè, soprattutto il finocchio. Il tè va sorseggiato se s’avvertono sensazioni di flatulenza o di pesantezza. I batteri acidolattici contenuti nello yogurt, meglio se al naturale, favoriscono la crescita della flora intestinale naturale, rafforzano il sistema immunitario e aiutano il corpo a rimanere in salute. Sono particolarmente utili in caso di diarrea e stitichezza. Grazie ai batteri acidolattici, anche

i crauti agiscono come lo yogurt.

Meglio ancora aggiungendo cumino. Diverse componenti della mela quali i polifenoli e le pectine, fibre alimentari solubili, sono molto apprezzate dall’intestino, poiché lo aiutano a riparare le mucose intestinali danneggiate dalle infezioni.

È vero che le cipolle possono causare flatulenza, però le fibre

naturali che contengono aumentano anche il numero e l’attività dei batteri utili nell’intestino, supportando così il sistema immunitario. Inizia con quantitativi piccoli, ad es. nella salsa dell’insalata, e poi aumenta gradualmente! Molti studi confermano l’effetto positivo dello zenzero sull’intestino. Questa radice svolge un’azione antinfiammatoria, antibatterica e probabilmente antitumorale. Inoltre, stimola la motilità intestinale e combatte la nausea. Grattugiato finemente, si usa per insaporire molte specialità asiatiche oppure, mescolato con acqua, succo di limone e poco zucchero, per preparare una bevanda rinfrescante. Più a lungo viene cotto, più dolce è il suo sapore. Acqua, tè e tisane d’erbe e frutta non zuccherate sono bevande

perfette per l’intestino. Per permettere alle fibre alimentari assunte con l’alimentazione di gonfiare nello stomaco fino a formare una massa vischiosa e morbida, ci vogliono molti liquidi. Più fibre alimentari contiene un alimento, più bisogna bere. Se mangiamo ad esempio del pane di segale integrale senza però bere a sufficienza, le fibre alimentari assorbono l’acqua del tratto gastrointestinale causando stitichezza, anziché permettere una normale evacuazione delle feci. In linea di massima, per una digestione ottimale ci vogliono almeno due litri di liquidi al giorno. Rispetto a quelle fredde, le bevande calde sono meglio tollerate dai nostri organi digestivi. Testo di Marianne Botta-Diener

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ALIMENTAZIONE

LEGGEREZZA NEL PIATTO

Ottima combinazione

L’avocado e l’uovo sono un abbinamento salutare. Il primo è ricco di vitamine, il secondo ci fornisce preziose proteine.

Pranzo green Chi lavora e mangia fuori casa spesso pranza con un panino. La nostra alternativa all’affettato è un goloso sandwich con avocado e uovo. Testo: Daniel Stehula Ricetta: Marianne Botta-Diener Foto: Claudia Linsi Illustrazione: Anja Kroenke

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er chi studia la cultura, la Svizzera è il paese dei panini. In effetti, qui l’offerta è ampia e i sandwich si possono acquistare ovunque, nei negozi, nelle stazioni di servizio, al chiosco. I distributori automatici li propongono perfino nella versione a lunga conservazione, con i cracker al posto del pane. Se chi lavora pranza spesso con un panino, allora più la gente è indaffarata e più se ne vendono? Di sicuro è da anni che i produttori registrano un aumento delle vendite. L’offerta è costantemente ampliata anche se i più gettonati rimangono quelli al prosciutto, al salame, al formaggio e al tonno. Oltre a dover gestire bene il tempo, chi lavora deve anche cercare di 38

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mangiar sano. Noi proponiamo un’alternativa senza affettato, con pane integrale, uovo e avocado. Questo pane sazia a lungo ed è ricco di fibre, che aiutano la digestione. A differenza di altre proteine, come quelle dei legumi, quelle presenti nell’uovo vengono assimilate completamente dall’organismo. L’avocado può contenere fino al 25 percento di grassi, ma è comunque sano. Tiene via la fame anche se si sta seguendo una dieta con pochi carboidrati e grazie al triptofano, un amminoacido essenziale, rende felici. Panino con uovo e avocado 2 fette di pane proteico Léger Migros, 1 cucchiaino di burro, 1 uovo sodo, ¼ d’a-

vocado sbucciato, ½ cucchiaio di crème fraîche, poco succo di limone, sale, pepe appena macinato, ½ manciata di rucola, lavata. Spalma sul pane proteico uno strato fine di burro. Schiaccia l’avocado con una forchetta, quindi mescolalo con la crème fraîche. Condiscilo con sale, pepe e un po’ di succo di limone. Spalma la crema d’avocado sulle due fette di pane. Sguscia l’uovo e taglialo a fettine. Distribuisci le fettine d’uovo e la rucola su una fetta di pane. Condisci a piacere l’imbottitura del tuo panino con poco sale e pepe. Appoggia l’altra fetta di pane, avvolgi il panino nella pellicola trasparente e tienilo in frigo fino al consumo. l


Suheil Semdan (6), bambino profugo siriano

Fare la cosa giusta

Quando la povertĂ mostra il suo volto Legga la storia di Suheil su www.farelacosagiusta.caritas.ch


INDOVINA CHI . . . ?

LO PSICOLOGO E IL PERSONAGGIO MISTERIOSO

Trentenni con gusti distnti Questo caso è stato un vero rompicapo per lo psicologo della spesa. Nel suo esame ha contemplato varie opzioni, dal 32enne alla coppia d’innamorati, fino al gruppo multiculturale di tre coinquilini. Scopri come stanno le cose.

Foto: Nik Hunger

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referisco risolvere l’enigma del carrello della spesa dialogando che non nel silenzio di uno stanzino. Inizio sottoponendo la foto della spesa alla mia vicina di scrivania e alla sua diversa capacità di valutazione. Secondo lei, si tratta di un 32enne sportivo e salutista, che invita spesso ospiti. Un inizio ardito. Il ghiaccio è rotto. In effetti, carne secca e Coca-Cola Zero fanno a pensare a un uomo e mi sembra plausibile anche pen40

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sare a un trentenne. Il latte in due varianti, M-Drink e senza lattosio, mi fanno però pensare che le persone siano due, una delle quali potrebbe essere intollerante al lattosio e optare per i prodotti aha!. La spesa è stata fatta nel Canton Zurigo. Lo conferma la confezione delle uova. Ma chi mangia i formaggini Babybel? Chi preferisce i cereali al miele e per chi sono i cavolini di Bruxelles e un solo finocchio? Siamo forse di fronte alla spesa per una

famiglia? Difficile, perché mi pare di riconoscere diversi stili alimentari e non un modello unitario, riconducibile a una specifica forma d’economia domestica. Ma siccome sono ancora piuttosto esitante, porto con me la foto della spesa per mostrarla a una coppia d’amici, professori in scienze dell’alimentazione. Durante una vivace discussione, elaboriamo numerose possibili varianti. Filosofeggiamo a lungo sull’interessante fenomeno di come


La spesa è stata fatta a Zurigo, alla Migros di Limmatplatz.

da diversi stili nutrizionali, nel corso di una relazione si possa sviluppare un modello unitario. Noi uomini concordiamo sul fatto che, quando andiamo a vivere in coppia, dobbiamo rinunciare ad alcuni prodotti che avevamo l’abitudine di mangiare da single. Lo specialista della vitamina D conclude: «Osservando i fatti, si tratta di una coppia sulla trentina, che si conosce da poco tempo. Lei acquista latticini privi di lattosio, cucina lenticchie e cavolini di Bruxelles, mentre lui beve Coca-Cola Zero». Alla mia osservazione che tra i commensali potrebbero esserci anche dei bambini, che in genere amano sbucciare i formaggini Babybel, la ricercatrice in materia di metabolismo ribatte: «È una cosa che diverte anche alcuni uomini giocherelloni, senza contare che per una famiglia si sarebbero acquistate altre verdure e non i cavolini di Bruxelles e

„Una coppia

recente. Lei cucina lenticchie e cavolini, lui beve Coca-Cola Zero.

Lo psicologo dell’alimentazione Il Dr. Robert Sempach dirige il settore Salute del Percento culturale Migros. Il suo progetto attuale è Tavolata, ritrovi a tavola per persone anziane. Informazioni su www.tavolata.net

il radicchio amaro.» E questi elementi mi convincono ad abbandonare definitivamente l’ipotesi della famiglia. A ogni modo, più che per una coppia, propenderei piuttosto per un gruppo di tre persone di sesso diverso che convivono nello stesso appartamento e provenienti da diverse nazioni o addirittura continenti. In effetti, dalla spesa si possono delineare senza problemi tre modelli alimentari distinti. Il primo orientato verso pietanze di facile preparazione. Il secondo salutista, tendente verso la cucina vegetariana ricercata e il terzo più portato per le pietanze tradizionali svizzere. Riassumendo, nonostante i numerosi lati imponderabili, sono certo che a decidere cosa portare in tavola siano due se non tre persone sulla trentina, ognuna delle quali con i propri gusti. Chi è? Per scoprirlo, volta pagina. Vivai 2/15

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INDOVINA CHI . . . ?

La soluzione Ognuna con gusti propri? Sì. Sulla trentina? Ok. Un uomo? Non ci siamo. Hanno fatto la spesa, da sinistra, Alexandra, 27 anni, Nadine, 26 e Lena, 27, che da circa un anno condividono un appartamento a Zurigo, nel Kreis 5.

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obbiamo ammettere che con l’analisi del signor Sempach ci siamo divertite! Ha azzeccato molte cose, ma tutti i prodotti che ha attribuito a un uomo in realtà sono quelli acquistati da Alexandra. Lei stravede per i Babybel, si diverte ad aprirli e li mangia con il miele. Inoltre, da molto tempo è Coca-Cola dipendente, ma non ritiene che questi siano tipici prodotti maschili. Il signor Sempach ha decifrato in modo impeccabile i diversi latticini: Lena ha un’intolleranza al lattosio, da cui la scelta dei prodotti aha!. Di noi tre è senza dubbio la più attenta alla salute. Nessuna di noi è vegetariana, tuttavia Lena ed io, a differenza di Alexandra, non mangiamo praticamente carne. Lena tiene molto a un’alimentazione sana ed equilibrata. I cavolini, il finocchio e il radicchio erano per lei. Alimenti che a me e ad Alexandra fanno storcere il naso… un po’ come ai bambini! Per quanto riguarda il tema delle nazionalità, il signor Sempach è andato un po’ oltre. Siamo tutte e tre svizzere doc, anche se cosmopolite per la verità. Ci capita di mangiare piatti sostanziosi e quindi quella della cucina tradizionale svizzera è un’ipotesi corretta. A volte ci sdraiamo sul divano a guardare la TV, sgranocchiando noci e arachidi al miele, cracker e brezel salati. Lena, più salutista, di solito li evita. Abbiamo tutte e tre lavori con orari molto irregolari, quindi ognuna pensa e provvede ai propri pasti. Se vogliamo cucinare e mangiare insieme, dobbiamo pianificarlo in anticipo. In quei casi Lena propone una pietanza a base di quinoa, Alexandra ed io un café complet. Ma alla fine troviamo una soluzione che mette d’accordo tutte e tre. l A cura di Imelda Stalder


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ALLENAMENTO TECNOLOGICO

Sport e tecnologia a braccetto I tracker, i moderni dispositivi di misurazione che si possono portare al polso o fissare sulla schiena, ma anche caricare sugli smartphone, sono un valido aiuto per motivare anche le persone più pigre. Scopri come funzionano e come sceglierli.

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scensore o scale? Guardando i rotolini di grasso accumulati sui fianchi, la risposta non può che essere: scale! Il problema è però che quando si arriva al secondo piano il cuore sta già accelerando e ci manca il fiato. Dobbiamo iniziare a fare qualcosa. A dire il vero, lo sapevamo già… ma i buoni propositi d’inizio anno, quando ci eravamo ripromessi di fare più movimento, sono già andati a farsi benedire. E pur di non metterci a fare attività fisica regolarmente c’inventiamo mille scuse. Eppure, in 44

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© Plainpicture, iStockphoto (fotomontaggio Vivai)

Testo: Marc Bodmer


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DOSSIER

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ALLENAMENTO TECNOLOGICO

fondo in fondo, ci piacerebbe vincere la pigrizia e riuscire a muoverci di più. «Dal punto di vista genetico, l’essere umano è una creatura pigra», ci conferma sorridendo con cognizione di causa Daniele Paar, scienziato dello sport e direttore del parco fitness Migros Puls 5 a Zurigo. Al giorno d’oggi stiamo tuttavia più attenti alla salute, perché siamo più consapevoli di quanto sia importante l’equilibrio tra vita professionale e privata e del rischio di burnout. È cambiato anche il modo in cui ci si allena. Faticare per ore in sala pesi o sulle macchine è ormai out. Per restare in forma, ora si punta sugli esercizi brevi e intensivi. In questo ambito ci si affida sempre più spesso alla tecnologia, come ad esempio agli activity tracker, strumenti che monitorano l’attività fisica e permettono di misurare i progressi fatti. «Rispetto a un anno fa, la qualità e la precisione dei dispositivi oggi in commercio sono notevolmente migliorate», spiega Daniele Paar. Grazie agli accelerometri integrati, questi apparecchi non misurano solo i passi, ma forniscono anche informazioni sull’intero schema di movimento. Altri dispositivi, come il Valedo, sviluppato dalla società svizzera Hocoma e dotato di sensori applicati al corpo, trasmettono i movimenti al computer, permettendo così di eseguire esercizi terapeutici mirati per le aree problematiche, come la schiena. La motivazione è fondamentale La caratteristica che accomuna tutti i dispositivi tecnologici è che ci motivano a muoverci di più. «Avere un obiettivo è molto più stimolante e quando riusciamo a raggiungerlo o addirittura a superarlo siamo soddisfatti», spiega Hansjörg Künzli, professore di metodologia e motivazione all’Università di scienze applicate di Zurigo. «Ciò scatena emozioni positive, come l’orgoglio. Se l’obiettivo non viene raggiunto, le sensazioni negativi che ne derivano possono invece servirci da stimolo per migliorare le prestazioni.» È importante anche il feedback, che preferiamo ricevere in modo diretto e 46

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„Il feedback è diretto e obiettivo.„

obiettivo, ad esempio dal programma del computer. Come spiega Künzli, visto che il programma non è una persona, non abbiamo la sensazione di essere controllati. E questo è già un vantaggio. Un altro aspetto positivo è che «non sono obbligato a ricevere un feedback. Lo chiedo solamente se voglio saperlo. Se sono sulla strada giusta, serve come ricompensa e mi conferma che sto procedendo bene». Anche Daniele Paar è d’accordo sul fatto che questi dispositivi migliorino la motivazione e quindi anche l’allenamento: «Monitorare l’attività tramite un tracker presenta sicuramente dei vantaggi, indipendentemente dal fatto che sia un braccialetto, un orologio sul polso oppure un’app sullo smartphone». Aggiunge

però che «questi dispositivi di misurazione non sostituiscono i programmi d’allenamento o gli esercizi stabiliti e seguiti da un allenatore professionista.» Inoltre, visto che oggi sul mercato sono presenti dispositivi di ogni genere, non è semplice sceglierli. Praticamente ogni marchio sportivo ne propone diversi tipi. Alcuni, come il braccialetto Gear Fit Samsung, funzionano solo con altri dispositivi della stessa marca. Va però detto che la vastità dell’offerta ha anche dei vantaggi. «Le app più recenti, come l’eGym con la quale lavoriamo noi, permettono non solo di monitorare le diverse attività, ma anche di gestire i dati provenienti da altre applicazioni specializzate.» Ma a chi si rivolgono questi dispositivi? «A varie tipologie di utenti», spiega lo scienziato dello sport Paar. Per i principianti sono più adatti i braccialetti. Pur non essendo così precisi, migliorano la motivazione. I più esperti possono passare a uno SmartWatch, che rileva una serie di dati, tra cui la frequenza cardiaca, ma anche misurazioni discutibili, come le fasi del sonno. Ma dove si situa il confine tra informazioni utili e inutili? Secondo Paar, «lo decidiamo noi. Quando in base alle informazioni mi rendo conto di non aver dormito bene, dovrei allenarmi con prudenza. Non tutte le persone sanno ascoltare il proprio corpo.» In ogni caso l’esperto consiglia di essere prudenti nella diffusione dei dati e ricorda che le casse malati sono sempre più interessate alle informazioni personali. Anche Hans Jörg Künzli nutre qualche preoccupazione: «Dovremmo evitare che il datore di lavoro e la cassa malati abbiano accesso a questi dati, perché potrebbero dare luogo a interferenze indesiderate. È quindi auspicabile investire un po’ di tempo per l’installazione e la configurazione, oltre a riflettere bene con chi vogliamo condividere i dati e fino a quale punto ci va di renderli pubblici. A questo punto possiamo cominciare a vincere la pigrizia… divertendoci! l A pagina 48 troverai una selezione di app e dispositivi per fare sport. Scoprili voltando pagina!

© TomTom, iStockphoto (fotomontaggio Vivai)

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MOVIMENTO

ALLENAMENTO TECNOLOGICO

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Per la schiena: Valedo

Da polso: TomTom Multi-Sport Cardio

Questo cardiofrequenzimetro che s’indossa al polso come un orologio permette di rilevare il battito cardiaco, le distanze, la velocità e le calorie consumate durante l’attività fisica. Ideale per chi corre, va in bici e nuota. In vendita a fr. 319.– su digitec.ch

Un dispositivo medico innovativo, che rivoluziona gli esercizi per la colonna vertebrale. Per tenere in forma la schiena e stabilizzare la muscolatura giocando. L’apparecchio, dotato di due sensori, è stato sviluppato in Svizzera (iOS, fr. 359.–).

Braccialetto: Garmin Vívosmart

Questo tracker da polso è elegante, leggero e quando non ci si muove abbastanza inizia a protestare. Venduto a fr. 147.–, non è nemmeno troppo caro. Il braccialetto Fitbit Charge è un po’ più appariscente, ma assicura prestazioni simili al primo modello. Costa fr. 119.–. I due dispositivi sono in vendita su galaxus.ch.

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GLOSSARIO BEAUTY

Bella... dalla A alla Z Quanto sappiamo delle sostanze contenute nei prodotti che si prendono cura della pelle? Questo glossario spiega in modo semplice cosa sono e come agiscono i principi attivi più usati per i cosmetici leviganti e antietà.

Acido ialuronico

Ceramidi

Elastina

Essendo in grado di trattenere l’acqua, questo principio attivo naturalmente presente nel tessuto connettivo della pelle è anche tra le sostanze idratanti più usate per i cosmetici. Presente quasi ovunque nel corpo, è uno degli elementi costitutivi del tessuto connettivo. Con l’età, ne produciamo sempre meno e di conseguenza la pelle perde la capacità di trattenere le molecole d’acqua. L’acido ialuronico serve per la preparazione di molte creme, ma anche per le iniezioni antirughe.

Sono una delle componenti lipidiche prodotte dal nostro corpo e formano una barriera naturale sull’epidermide, proteggendola così da fattori esterni e dalla disidratazione. La carenza di ceramidi, soprattutto legata all’età, rende più sottile la barriera cutanea. La pelle diventa quindi più secca e sensibile. Le creme che contengono ceramidi oppure che ne stimolano la produzione possono favorire la rigenerazione cutanea.

È una delle proteine prodotte dal nostro corpo. Come il collagene, anche l’elastina contribuisce alla compattezza della pelle, ma è responsabile soprattutto della sua elasticità. Con l’avanzare dell’età, la produzione di collagene da parte della pelle rallenta e questo provoca anche una diminuzione dell’elastina. L’epidermide perde elasticità e diventa meno compatta. Ecco che si formano le prime rughe. L’elastina contenuta nelle creme ridona elasticità alla pelle, rendendola più liscia.

Aminoacidi

Collagene

Sono gli elementi costitutivi delle proteine, che rappresentano circa il 20 percento del nostro corpo. L’organismo riesce a produrne solo una parte, il resto dev’essere assunto con l’alimentazione. Anche gli integratori alimentari forniscono aminoacidi e possono aiutare ad avere una pelle tonica e capelli sani. Le creme oggi in commercio contengono complessi di aminoacidi che contrastano l’invecchiamento precoce della pelle.

È un componente proteico naturale della pelle e rappresenta una specie di corsetto che la mantiene liscia e soda. Con l’avanzare dell’età, la struttura del collagene cambia, riducendo la sua capacità di assorbire umidità. Il collagene presente in molti prodotti antietà è un prodotto di sintesi e si lega principalmente all’acqua, ma è anche in grado di stimolare la pelle a produrre più collagene naturale.

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Glicerina Dal punto di vista chimico, è un alcol trivalente. A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore, inodore e viscoso, che può essere impiegato in svariati modi. Per quanto riguarda la cura della pelle, la glicerina è molto apprezzata per le sue proprietà idratanti e perché rigenera la funzione della barriera cutanea. Inoltre, aumenta l’elasticità dell’epidermide.

© Sabine Villiard / Trunk Archive (fotomontaggio Vivai)

Testo: Gisela Femppel


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COCCOLE DI BELLEZZA

GLOSSARIO BEAUTY

Snow Algae Powder La polvere d’alga alpina, l’innovativo principio attivo che ha già ricevuto prestigiosi riconoscimenti, apre la strada a una nuova generazione di prodotti antietà. I ricercatori della Mibelle sono riusciti a coltivare un’alga alpina che simula un gene della longevità. Oltre a migliorarne la struttura, lo Snow Algae Powder ringiovanisce e rassoda la pelle. Inoltre, aiuta a combattere le macchie legate all’età.

pH

Sono sostanze grasse che derivano dagli oli vegetali, come quello di mandorle, ma che sono estratte anche dagli oli minerali, come la paraffina, molto usata in cosmetica. Anche sulla nostra pelle c’è uno strato lipidico che protegge dalla disidratazione e dalle influenze ambientali dannose. L’epidermide molto secca, spesso causata dalla carenza di lipidi, può essere idratata applicando prodotti ricchi di sostanze grasse.

Misura l’acidità o la basicità di una soluzione acquosa. La scala pH va da 0 a 14. Il 7 è indice di soluzione neutra. Anche alla nostra pelle può essere attribuito un valore di pH, che in media è di 5,5. Ciò significa che la pelle umana è leggermente acida, quindi si parla di mantello acido protettivo. Per non alterarlo esistono prodotti detergenti con un pH che rispetta la pelle.

Niacinamide Nota anche come vitamina B3, è una sostanza attiva antietà particolarmente ben tollerata dalla pelle e molto versatile. Rafforza la barriera cutanea, stimola il metabolismo, riduce le rughe, attenua le macchie scure e le discromie cutanee. Non da ultimo, affina i pori.

Oligopeptidi Sono i mattoni delle proteine prodotti dal nostro corpo e danno alle cellule il segnale di attivare il naturale processo di rigenerazione cutanea. Nei prodotti antietà vengono utilizzati per stimolare la produzione del collagene, che è responsabile della compattezza del tessuto cutaneo. Inoltre, gli oligopeptidi attivano il procollagene, precursore del collagene. 52

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PhytoCellTec La tecnologia sviluppata dalla Mibelle, azienda affiliata alla Migros, rende possibile anche nell’industria cosmetica l’impiego non dannoso di sostanze attive particolarmente pregiate provenienti da piante rare e quasi estinte. L’innovativa tecnologia permette di ottenere in laboratorio cellule staminali vegetali di qualità. I principi attivi basati su queste cellule aumentano la vitalità delle cellule staminali cutanee, prevenendone l’invecchiamento.

Q10 È un coenzima naturalmente presente in ciascuna delle nostre cellule per aiutare l’organismo a proteggersi dai radicali liberi. Tuttavia, con l’avanzare dell’età o in situazioni di stress, la concentrazione di Q10 nelle cellule diminuisce. I cosmetici contenenti Q10 combattono l’invecchiamento cutaneo precoce causato da influssi ambientali e favorisce il rinnovamento cellulare.

Retinolo Conosciuto anche come vitamina A, è uno degli antiossidanti più noti. In altre parole, è in grado di combattere i radicali liberi, responsabili dei danni e dell’invecchiamento della pelle. Il retinolo contrasta soprattutto l’invecchiamento causato dalla luce, stimola la produzione di collagene, riduce le rughe e attenua le macchie della pelle.

Urea È una sostanza naturalmente presente nella nostra pelle. Una sua carenza può seccare l’epidermide. Si può rimediare applicando prodotti contenenti urea. Un tempo questa sostanza veniva estratta dall’urina dei cavalli, ora si produce sinteticamente. L’urea si lega con l’acqua presente nella pelle, idratandola e levigandola, oltre a svolgere un’azione antibatterica. l

© Sabine Villiard / Trunk Archive

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Meno è più

Il materiale degli imballaggii inquina l’ambiente. Ora Rexona ha creato un deodorante compresso in una confezione più piccola, ma che racchiude il medesimo contenuto del formato grande il doppio.

L’impegno

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La metà degli svizzeri preferisce i deodoranti in spray, che contengono gas propellenti. Per il nuovo deodorante Rexona compressed, al termine di una ricerca durata vari anni, è stato sviluppato un nuovo sistema di nebulizzazione che consuma soltanto il 50 percento del gas a effetto serra utilizzato finora!

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Cartolina postale (posta A) Edizioni Vivai, concorso 2/15, casella postale, 8074 Zurigo Il termine d’invio è il 16 aprile 2015 La soluzione del numero precedente era sportività Vince il premio Cécile Spicher, Posieux

I vincitori saranno sorteggiati tra tutte le risposte corrette delle tre versioni linguistiche di Vivai e quindi informati per iscritto. Il premio non sarà corrisposto in denaro. Sono escluse le vie legali. In merito al concorso non si tiene alcuna corrispondenza. I premi non ritirati dai vincitori entro 3 mesi dal sorteggio sono considerati scaduti e non saranno sostituiti. I collaboratori della Federazione delle cooperative Migros sono esclusi dalla partecipazione al concorso. La soluzione e il nome della vincitrice o del vincitore saranno pubblicati su Vivai 3/15.

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IL LUOGO DEL CUORE

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«Raccolgo le energie che s’alzano in volo con il vento del Maloja.» Grande appassionata di sport estremi, Anne-Marie Flammersfeld ha vinto le ultramaratone dei deserti del Sahara e del Gobi. Come pure la maratona del Polo Nord, la Volcano Marathon e altre ancora. Quando non si trova ai blocchi di partenza da qualche parte nel mondo, Anne-Marie, che è laureata in scienze motorie, lavora come personal trainer a St. Moritz e tiene corsi di motivazione.

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mo il Muottas Muragl, il mattino presto, quando le vette vengono appena sfiorate dal sole. E amo anche il tramonto, che tinge tutto di blu e il tempo sembra sfuggirci di mano. Non prendo mai la funicolare. Corro in salita e in discesa, in alcuni casi anche tre volte di seguito, a seconda della gara per cui mi sto allenando. Talvolta seguo le serpentine delle piste per slitte in inverno o dei sentieri in estate, oppure affronto a massima velocità i 4000 gradini accanto ai binari della funicolare. Il percorso è magia 58

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pura. Oltrepassato un bosco di pini cembri, il paesaggio si apre. Oltre il limite degli alberi, verso sud si spalanca una vista incredibile su tutta la valle engadinese. Il gioco d’ombre tra l’oscurità del bosco e la luce dei campi mi affascina molto. Quando inizio a correre, la mente si riempie d’informazioni. Poi si svuota da sola. All’improvviso può accadere che, per un’intuizione geniale, mi si presenti il titolo giusto per un nuovo corso oppure una nuova idea. In cima non mi fermo su una vetta completamente aperta. Pre-

ferisco tenere la montagna alle spalle, come una sorta di muro protettivo, con lo sguardo rivolto a valle. Arrivata in cima, accolgo le energie che s’alzano in volo con il vento del Maloja. L’energia è sempre speciale, a prescindere che mi fermi un po’sul sentiero dei filosofi, allunghi il percorso fino a raggiungere il rifugio Segantini o che mi sieda all’aperto, su una sdraio. In genere scatto una foto e osservo come ogni volta tutto cambi, l’ora, la luce. E mi sento diversa anch’io. l A cura di Petra Coci

Foto: Samuel Trümpy

In cima la mente si svuota


Far contenti tutti è possibile! Anche i buongustai.

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