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Giornale dell’Associazione Culturale Music Secrets - Gennaio 2011 con il patrocinio di

MANIFESTAZIONI & EVENTI

Music Secrets riapre dopo le vacanze natalizie con tante novità e iniziative legate al mondo della musica. In questo numero troverete un articolo dedicato al seminario di Davide Mastrangelo (rinomato maestro e concertista di chitarra acustica), svoltosi lo scorso dicembre nella sede distaccata di Gazzada Schianno: dato il successo riscosso dal primo seminario organizzato nel giugno 2007, si è deciso di riproporre un incontro legato alle tecniche della chitarra fingerstyle, attraverso esercizi didattici e soprattutto strabiliando i presenti con brani indubbiamente virtuosi e coinvolgenti. Vi ricordiamo che in programma ci sono diversi seminari con musicisti ed esperti del settore, volti ad approfondire argomenti e curiosità riguardanti il mondo della musica a 360 gradi: dalla didattica alla liuteria, dalla stilistica alla postura per musicisti (per un benessere psicofisico di chi suona uno strumento musicale). Per maggiori informazioni contattate la segreteria. Tra le novità del 2011, vi segnaliamo che stiamo rinnovando il sito dell’Associazione (www.musicsecrets.it), per offrire un servizio migliore sulle attività e sulle iniziative future: qui troverete info su manifestazioni, news, concerti e una sezione totalmente dedicata a ‘Mi Fa Musica’. Ci scusiamo, quindi, con i lettori se incontreranno qualche disfunzione nel sito attuale, in attesa della ‘fine dei lavori’. Tante le sezioni didattiche rivolte ai vari strumenti, riflessioni e storie divertenti inviateci dai nostri lettori, ai quali facciamo un ringraziamento particolare per il loro sostegno creativo. Mi Fa Musica è anche online, ma per mantenere interamente GRATUITA la versione cartacea, l’Associazione ha bisogno di sostenitori: dal prossimo numero, infatti, lasceremo degli spazi dedicati alla promozione di gruppi o attività, in cambio di un piccolo sostegno economico. Per saperne di più scrivete a redazione@musicsecrets.it Cogliamo l’occasione per invitare tutte le bands, che si esibiscono in locali di musica dal vivo, a inviarci le date dei loro concerti con il loro logo (se disponibile) per essere inseriti nella sezione ‘CONCERTI’. Nella consueta vetrina finale, alcune foto di momenti musicali, fra cui il primo saggio di Gazzada Schianno, il seminario di Davide Mastrangelo e la Festa delle Associazioni, in cui Music Secrets era presente col suo stand. Buona lettura a tutti!

Paolo, Marco e Davide Mastrangelo

Seminario con DAVIDE MASTRANGELO,

pag.3

SEZIONE DIDATTICA Tips&Tricks: caratteristiche dei microfoni, pagg. 4-5 (Non) il solito giro, pag. 6 Geometria musicale: accordi erranti, pag. 7 Non solo jazz, pagg. 8-9 Il barrè... questo sconosciuto!, pag. 10

RUBRICHE Liuteria: trucioli di laboratorio, pagg. 11-12 Appunti sul suono: il mondo è fatto a scale, pagg. 13-14 Note Legali, pag. 14

LA VOCE DEI LETTORI Il basso del vicino è sempre più verde, pag. 15 Registrare con Linux, pag. 16 Heavy Metal ...is the law, pag. 17

GIOCHI & TEMPO LIBERO Quiz musicali, pag. 14 Let’s play!, pag. 15


L’editoriale del Direttore di Paolo Anessi

Ben ritrovati a tutti i lettori! Nei numeri scorsi abbiamo chiuso gli occhi e cominciato ad ascoltare; anche in questo caso è mio desiderio smuovere emozioni e pensieri, portando l’attenzione sulla musica ‘suonata’ con uno strumento musicale. Normalmente nel periodo di imprinting (primo approccio allo strumento) siamo così concentrati sulla tecnica e sulle mani che ci distraiamo da ciò che dovrebbe essere più importante: la musica! Ogni musicista sa che l’allenamento è ciò che rende facile muoversi su scale e accordi e di conseguenza i primi suoni prodotti non saranno molto ‘musicali’, ma attraverso la pratica l’effetto migliorerà nel tempo. La mancanza di ascolto, mentre si suona, può rappresentare un problema nel momento stesso in cui il musicista in questione sia praticante del proprio strumento da diverso tempo: è qui che ci si dimentica che lo strumento è solo un mezzo, in quanto lo dice il nome stesso, strumento. Lo strumento è il mezzo per produrre il fine, ovvero la musica espressa e sentita diversamente da ognuno di noi. Quindi NOI siamo musica, NOI siamo il fine! E per chi non suona uno strumento? Non cambia nulla! Il genere umano è uno solo, l’uomo che popola la Terra è musica! I ritmi che seguono le culture, così come l’armonia, la melodia e il canto sono tutti linguaggi musicali che donano emozioni e, in taluni casi, alleviano dolori o comunque allietano l’anima. Pensate al gatto che fa le fusa: non le fa per compiacere qualcuno, ma perché in tal modo la vibrazione produce endorfine che gli procurano piacere; ciò accade anche all’uomo che, cantando, si induce uno stato di benessere, che sia sotto la doccia o su un grande palco. Il detto ‘Canta che ti passa’ non è evidentemente solo un modo di dire! A questo punto ci troviamo di fronte a un mega contenitore chiamato ‘musica’, diviso in infiniti linguaggi musicali e stili: dicevamo infatti che ritmo, armonia e melodia seguono le diverse culture! E’ quindi normale riconoscere la musica di un Paese asiatico rispetto, ad esempio, a uno africano o latinoamericano. Ma non solo!

Editore: Associazione Culturale Music Secrets

DIREZIONE EDITORIALE: Direttore: Paolo Anessi Capo redattrici: Elisa Luzardi Simona Grasso Grafico: Marco Legnani Correttore: Davide Seravalle Si ringraziano tutti gli Associati Music Secrets che hanno reso possibile la realizzazione di questo giornale.

Giornale dell’Associazione Culturale Music Secrets Via Armino 5, 21026 Gavirate (Va) – tel/fax 0332 730738 www.musicsecrets.it

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Nello stesso Paese si riscontrano poi ulteriori differenze stilistico - musicali, in base alle epoche diverse in cui questi stili si sono sviluppati: ad esempio, se parliamo di rock intendiamo un genere musicale nato in un certo periodo e prolungatosi nei decenni successivi (fino ad oggi!) mutando nel suono, nella tecnica e nei contenuti in generale. Quindi, anche se si parla sempre dei tre elementi fondamentali (ritmo – armonia - melodia), rivisitati in vari modi e secondo gusti e tradizioni diversi, abbiamo spesso bisogno di dividere il nostro ascolto in infiniti generi musicali (rock, blues, pop, funky, ecc). E spesso, quasi come un bisogno di appartenenza a qualcosa, arriviamo a combattere, discutere e soffrire per questi generi, senza considerare che musicalmente non esiste un concetto di ascolto ‘giusto o sbagliato’, bensì un ‘mi piace o non mi piace’. Personalmente ho imparato da tempo la lezione: penso a musica buona o non-buona per me, accettando pienamente il potenziale emotivo che la musica trasmette soggettivamente ad ognuno di noi. Non da meno, la parola può rendersi ancora più efficace attraverso la musica, arrivando a riscuotere consensi di gradimento collettivi. La morale della favola è: non fermarti al ‘tuo’ genere, ma esplora e troverai lungo il percorso musica buona e non-buona. Sta solo a te ascoltare il tuo cuore e ricercare ciò che è meglio per te.

L’Associazione Culturale MUSIC SECRETS

vi augura

BUON ANNO Tante le novità del 2011

Tenete d’occhio il sito www.musicsecrets.it E’ in fase di completo aggiornamento, diventando così un portale, con nuovissime sezioni dedicate alle iniziative dell’Associazione.

Forse non sapete che… dal 22 settembre 2010 Music Secrets è anche EDITORE ed ETICHETTA DISCOGRAFICA. Restate sintonizzati!


di Marco Legnani, Chitarra

Sezione Didattica

DAVIDE MASTRANGELO Seminario di acustica fingerstyle

Nello scorso mese di novembre l'Associazione Culturale Music Secrets ha organizzato nella sede di Gazzada Schianno un seminario sulle tecniche fingerstyle per chitarra acustica con un maestro d’eccezione...

Gli studenti presenti all’evento hanno potuto così ascoltare ed osservare l’esecuzione di brani che spaziano dal blues alla musica tradizionale celtica, passando per il jazz e la musica pop; caratteristica fondamentale del mondo del fingerstyle acustico è l’incastro delle diverse parti di un brano: melodia, armonia e linea di bassi vengono infatti sovrapposte ottenendo così l’effetto di una intera band sulla nostra sola chitarra. Davide ha fornito una panoramica generale sulle diverse tecniche utilizzate in questo genere, mostrando come lui utilizza tali tecniche nei suoi arrangiamenti e come poterle utilizzare a nostra volta partendo da semplici esempi. Particolarmente importante in questo genere è la scelta della linea di basso dove abbiamo diverse possibilità: possiamo optare per un basso alternato che consiste nel sovrapporre alla linea melodica (nell’esempio una banale scala di sol maggiore) una nota al basso ogni quarto (o mezzo) alternando due (o tre) note dell’accordo (solitamente tonica e quinta), ad es:

In alternativa possiamo utilizzare il walking bass, ovvero una linea di basso che imita il tipico camminare swing del contrabbasso:

Un ulteriore alternativa sarebbe l’utilizzo di un basso ostinato ovvero l’utilizzo di una nota, in genere la fondamentale, suonata ostinatamente per la durata

dell’accordo in modo da formare un sostegno ritmicoarmonico del brano. In tutti i casi illustrati possiamo applicare la tecnica del bass damping, che consiste nel suonare la linea di basso appoggiando la mano destra sulle corde all’altezza del ponticello per ottenere un suono smorzato; per questa tecnica si consiglia l’utilizzo di un thumbpick (plettro da pollice) che ne facilita l’esecuzione. Abbiamo infine un ulteriore possibilità che può essere vista come una variazione di basso alternato, ovvero il cosiddetto boom-chick: tale tecnica consiste infatti nel suonare le stesse note del basso alternato con l’eccezione delle note sul 2 e sul 4 (ipotizzando di esser in 4/4) che vengono rinforzate con altre note sulle corde vicine creando così il suono onomatopeico da cui prende il nome. Oltre a queste tecniche Davide ha illustrato anche altre tecniche avanzate come percussioni, tapping, suoni armonici, harp style, overneck, banjo rolls, double stops, carter family e altro ancora, ma non basterebbe l’intero giornale per parlarne adeguatamente, quindi rimando tutti voi lettori interessati all’argomento a rivolgervi al sottoscritto tramite mail all’indirizzo di posta: marcolegnani@musicsecrets.it sarò lieto di poter soddisfare le vostre curiosità!

DAVIDE MASTRANGELO è considerato uno dei principali riferimenti della didattica per chitarra acustica fingerstyle in Italia. Ha tenuto seminari e concerti con i più importanti nomi della chitarra acustica internazionale. Fonda nel 2006 il CentroStudiFingerstyle, primo centro italiano di perfezionamento per chitarra acustica con sede centrale ad Arezzo. Autore delle seguenti pubblicazioni: - “Creative Fingerstyle Guitar” (libro con CD allegato) ed. Carisch; - “Standards for fingerstyle guitar” volume I e II (libro con CD allegato) ed. Carisch; - “Scuola di chitarra acustica” volume I e II (libro con CD allegato) ed. Universal; Curatore della pubblicazione: - “Fingerstyle Collection” (libro con CD allegato) ed. Carisch; Ha insegnato per 12 anni presso la  Lizard di Fiesole e la sede piemontese (da lui aperta nel 1996 e diretta fino al 2005). Consulente editoriale per la casa editrice Carisch, ha collaborato e collabora con le riviste specializzate del settore “Axe” e “Chitarre”. Dal 2005 è coordinatore didattico dell’AGM di Sarzana. www.centrostudifingerstyle.com info@centrostudifingerstyle.com

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di Roberto Tangredi, Tecnico del suono

Tips & Tricks

CARATTERISTICHE DEI MICROFONI Il dispositivo che si interfaccia più direttamente con un cantante è il microfono. Esso è in grado di trasformare le variazioni di pressione sonora (il suono che percepisce il nostro orecchio), in variazioni di corrente elettrica (il segnale che viene gestito da qualsiasi apparecchio elettronico come ad esempio un mixer). E' composto da tre parti principali: il diaframma, la capsula ed il circuito d'uscita. Il diaframma è una membrana in grado di vibrare e di trasformare l' energia acustica (il suono) in energia meccanica (un movimento). Solitamente è in kevlar, una fibra sintetica, e in alcuni casi ricoperto di materiali conduttori pregiati come l' oro; la loro vita media è di circa tre anni se conservati con cura ed il loro corretto funzionamento è influenzato dagli sbalzi di temperatura e dalla percentuale di umidità. I due tipi di funzionamento del diaframma sono a pressione e a gradiente di pressione: il diaframma a pressione è solitamente montato in posizione parallela al corpo del microfono e dà origine ad una risposta omnidirezionale, ovvero è in grado di catturare i suoni provenienti da qualunque direzione; il diaframma a gradiente di pressione è invece solitamente montato perpendicolarmente al corpo del microfono e cattura principalmente i suoni provenienti dal fronte e dal retro. La capsula è il vero cuore ed è in grado di trasformare l' energia meccanica in energia elettrica, inoltre è la principale responsabile delle buone o scadenti qualità di un microfono. Essendo parte integrante del diaframma, viene montata parallelamente o perpendicolarmente a seconda del tipo di funzionamento. Le capsule più utilizzate sono quelle dinamiche e quelle a condensatore. Data la complessità dei principi di funzionamento, le considerazioni di cui si deve tenere conto sulla differenza tra microfoni dinamici e microfoni a condensatore sono: -i microfoni a condensatore sono generalmente molto sensibili, fragili, di elevato prezzo e necessitano di essere alimentati da una corrente continua chiamata “Phantom Power” generalmente fornita dal mixer; -i microfoni dinamici sono generalmente poco sensibili, molto robusti e di basso prezzo, al loro interno hanno un trasformatore che li isola automaticamente dalla Phantom, quindi anche se esposti a tale corrente, non ne risentono in alcun modo. Ulteriore caratteristica che differenzia i microfoni tra loro è il pattern polare, ovvero la capacità di un microfono di captare i suoni intorno a sé. Esistono microfoni omnidirezionali (che catturano i suoni a 360º), bidirezionali (che catturano i suoni in due direzioni opposte di 180º) e il più comune microfono direzionale. La capacità di quest' ultimo di catturare il suono proveniente da una sola direzione lo rende molto utilizzato sia nei concerti live, dove permette di riprendere con definizione una sorgente tra molte (ad esempio la voce di un cantante) che in studio, dove permette di eliminare quasi totalmente il riverbero ambientale (il tipico rimbombo di una stanza-).

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LA UNIDIREZIONALITA' E' OTTENUTA TRAMITE UNA RETE ACUSTICA DI RITARDO CHE FA GIUNGERE ALLA CAPSULA IN CONTROFASE I SUONI PROVENIENTI DALLE DIREZIONI NON PRESCELTE. E' fondamentale non andare a coprire con le mani la griglia del microfono: così facendo i suoni provenienti dalle direzioni indesiderate verrebbero catturati mascherando la voce del cantante e rimandando il tutto in un eventuale monitor con conseguente possibile generazione di effetto Larsen (quel fastidiosissimo fischio conosciuto anche come feedback). I microfoni direzionali più utilizzati per la voce sono i “cardioidi”.

Il termine cardioide deriva dal fatto che il pattern polare unidirezionale ricorda la forma di un cuore. E' bene sapere che non esiste un microfono migliore in assoluto, il metodo ottimale per sceglierlo bene rimane sempre provarlo e sentire con le proprie orecchie quale risulti suonare meglio. Accessori Per i Microfoni Shockmount → sistema di fissaggio del microfono all' asta che elimina le vibrazioni

Windscreen → cuffietta anti vento da utilizzarsi solo in caso di forte rientro del vento


Tips & tricks: caratteristiche dei microfoni Anti-pop → disco in licra da posizionarsi circa 15 centimetri davanti al microfono in fase di registrazione le cui maglie tendono a smorzare il transiente in bassa frequenza generato dalle lettere plosive (P-T-..) -effetto pop-

Dopo questa breve panoramica menzioniamo un effetto che nel caso di un cantante (ma vale per tutti gli strumenti) va considerato soprattutto per le registrazioni “fatte in casa”: l'effetto prossimità. Tale effetto si riscontra solo nei microfoni con pattern polare cardioide e consiste nel notevole aumento delle basse frequenze all' avvicinarsi del microfono alla sorgente: in poche parole più ci si avvicina al microfono più questo cattura “i bassi”. Non sempre risulta uno svantaggio, ma bisogna comunque tenerlo in considerazione. Ci sono poi le cosiddette tecniche di ripresa stereofoniche che potrebbero essere utili nel momento in cui si intende registrare o anche solo amplificare ad esempio un coro. Per eseguire un' operazione del genere si utilizzano sempre una coppia di microfoni uguali e ovviamente due canali ben distinti: uno per riprendere gli elementi posizionati sulla sinistra e l' altro per quelli che stanno sulla destra, rispettando così la loro posizione nello spazio. In caso di necessità possono

(continua...)

essere usati anche più di due microfoni e quindi altrettanti canali, ma è un' operazione già più complessa da gestire: meglio lasciare che lo facciano i tecnici! Per ultima cosa spieghiamo cos'è il già citato effetto Larsen: questo si genera a causa di un errato dosaggio del guadagno (parametro GAIN o TRIM sui mixer) o nel caso si manifesti in un monitor da palco, si tratta di un errore nel dosaggio del segnale di ritorno. Per esempio un microfono posto nelle vicinanze di un monitor con un volume dello stesso microfono troppo alto, inizia a generare un leggero sibilo che può diventare in pochi istanti un forte fischio in grado di lesionare l' apparato uditivo. Questo accade perché il suono che esce dal diffusore viene ricatturato dal microfono e quindi rimandato più e più volte creando così un loop del segnale in grado di auto-alimentarsi. Solitamente il fenomeno di feedback (che è la stessa cosa) avviene quando si raggiunge il volume limite che l'attrezzatura è in grado di sostenere, di conseguenza la prima semplice soluzione consiste nell' abbassare il volume del monitor o di allontanarlo dal microfono. Naturalmente i costruttori di diffusori hanno iniziato ad integrare all'interno dei propri sistemi dei dispositivi che localizzano automaticamente i larsen e provvedono all'attenuazione del fenomeno.

www.thema3x.com roby02nameless@hotmail.it

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Sezione Didattica

di Matteo Panarese, Chitarra

(NON) IL SOLITO GIRO Spesso ci troviamo nella situazione di dover suonare un brano composto dal “solito giro” di accordi avendo la sensazione che tutto quello che facciamo finisca col suonare inesorabilmente allo stesso modo. Abbiamo però la possibilità di “mascherare” in diverse maniere la nostra progressione allo scopo di renderla più interessante e meno scontata fino ad arrivare al punto di renderla quasi irriconoscibile rispetto all’idea di partenza. Prendiamo ad esempio la seguente progressione in Em:

Gli accordi che otterremo sono:

Em | Gmaj | Dmaj | Cmaj ||

Come ultimo esempio proviamo a scordare la prima corda abbassandola di un tono quindi portando la nota da E a D. Il risultato di tale “stratagemma” sarà:

A chi non è mai capitato di suonare un brano con questa successione di accordi?! Un primo spunto di sperimentazione (utilizzando le diteggiature in prima posizione) è quello di mantenere fisse le note D e G al canto facendo “girare” i bassi sui cambi di accordo… soluzione molto utilizzata in ambito pop/rock. Otterremo quindi delle sigle differenti:

Em add9 | Gmaj7 | D6 | Cmaj7 #11 ||

1 2

3

1

1

2

Em add9

Gmaj7

D6

Em7| Gmaj7 | Dsus/6 | C9 ||

1 2

2

1

Cmaj7 #11

Prima corda in drop D

1

1

2

3

3

1 2

2

Em7 | Gmaj | Dsus4 | Cadd9 ||

1 2 34 2

Em7

1

34

1

34

1 2

34

Em add9

Gmaj7

Dsus/6

C9

Ora non vi resta che provare e sperimentare altre soluzioni prendendo se volete spunto anche da queste idee… Gmaj

Dsus4

Cadd9

Utilizzando un principio simile possiamo questa volta mantenere fissa al canto la nota F# mantenendo lo stesso giro sui bassi…soluzione dal colore un po’ più “forte” rispetto alla precedente ma sicuramente meno scontata.

Un saluto a tutti e buon divertimento!

info@musicsecrets.it

I Funk You vi aspettano con le loro cover geneticamente modificate per un concerto da ballare... a squarciagola!!! www.funkyou.cc www.myspace.com/bandfunkyou funkyou.sks@gmail.com RASTAFUNK! 6


Sezione Didattica

di Massimo Saresini, Chitarra

GEOMETRIA MUSICALE: ACCORDI ERRANTI (2°parte) Nello scorso appuntamento abbiamo visto che è possibile concepire la tastiera della chitarra come un grande rettangolo dove costruire figure geometriche. In questo numero esporrò idee che non nascono dalle regole musicali per essere poi codificate sulla chitarra, ma che, viceversa nascono dalla tastiera per poi essere codificate in regole musicali. Oggi parlerò dello spostamento degli accordi in prima posizione prendendo spunto dal brano “Sacrifice” di Anouk, dove la parte di chitarra viene suonata spostando la posizione del Mi Maggiore. Consideriamo gli 8 accordi in prima posizione: • 5 di questi appartengono al CAGED e sono maggiori (DO mag. LA mag. SOL mag. MI mag. RE mag.) • 3 appartengono all'ADE e sono minori (LA min. RE min. MI min.). Partiamo dal primo accordo ovvero il DO maggiore . Spostiamolo geometricamente di due tasti, andandolo quindi a suonare con la nuova tonica sul quinto tasto, quinta corda. Il nuovo accordo sarà formato dalle seguenti note: RE FA# SOL RE e MI (D F# G D E) siglabile come Re mag add 2 add 4 che sarebbe meglio scrivere come MImin9 /RE (Emin9/D). Se provate a suonare questo tipo di accordo vi accorgerete subito della sua singolare sonorità. E' stato infatti utilizzato nel brano “Everything I Want” dei Gotthard (accordando la chitarra in Drop D). Un altro suggerimento che vi posso dare è quello di aggiungere la sesta corda nell'esecuzione del vostro accordo, facendolo quindi diventare a tutti gli effetti un Mimin9 (Emin9). C 2 3

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C

Es. progressione:

|Am| F | G | Am| x2 | C | Am | Dm | E | Diventa:

| Am7 | Fmaj9| G6 |Am7| x2 | Cadd9 | Am7 | Dm7| E | sfruttandole posizioni evidenziate e magari insieme a un bel ritmo bossa o in arpeggiato. Considerate che, mentre per un pianista può essere una disposizione di voci di difficile esecuzione, per noi chitarristi risulta semplicissima e originale perché andiamo a sfruttare le peculiarità del nostro strumento. Buona geometria! E

D

Am

Dm

Em

E

D

Am

Dm

Em

Bbadd 11#/A

G

Cmaj7 add11/E

Eb/D

Badd 11/A

G#maj7/5aug

F#add11/E

E/D

Esus9add13/A

Em/D

Em6/9

Em9/D

Am7

A11

Em7

Dm7

A7/11#

Fm/D

Em9

Ebadd9b

Amaj7/5aug

Bb6

Emaj7/5aug

Dmaj7/5aug

Amaj7

Dmaj7

Emaj7/9#

Eadd9#

D/A

A5aug/B

Aadd9/E

G/D

Dmadd9

Gm/D

Emadd11

Fmaj9

Ebadd 9b/A

Cadd9

Esus9b/13b

G#/D

Ebadd9b/A

F#9b

Amaj9

C#add 9b/ 11#

Emaj9

Dsus2

Em/A

Dsus9/7

Em9

G6

F/A

Gmaj7/D

Cmaj7/E

Bbmaj7/D

Fmaj9#/A

A#m/D

Cmaj7/E

F7/9#

D#maj7

Eadd9b/13

B/D

Fm7

D6

E6add9#

Amadd11

E7/9#

Esus4/7

C/D

Gmadd9/13

Cm/D

Eadd9/11

11 G#maj7/5aug 12

G

A

4 Dadd 9#/11#

T5 A6 S7 T8 I 9

A

Qui sotto riporto la tabella che riassume lo spostamento di questi 8 accordi nei primi 12 tasti. Considerate che in alcune posizioni della tastiera le sonorità degli accordi possono risultare ambigue e di difficile applicazione. Importante è non farsi impressionare dalle sigle degli accordi; piuttosto prima sentire le sonorità e poi eventualmente aiutarsi con la teoria per collegare o verificare il collegamento corretto dell’accordo all’interno della progressione oppure prendere una progressione stra-usata e sostituire gli accordi facendo attenzione a non muovere troppo le voci:

A7

Fmaj7/5aug/A D#m/D

Cmaj7/11/E

G#m/D Emadd9b/11#

www.aethernia.altervista.org

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di Enrico Salvato, pianoforte moderno

Sezione Didattica

NON SOLO JAZZ... Il corso di pianoforte tradizionale, com’è noto, prevede lo studio di esercizi e pezzi di repertorio che dovrebbero fornire all’aspirante pianista tutti gli strumenti tecnici e culturali necessari per affrontare la sua professione. Questo in teoria. In pratica non si può certo pretendere che tutti gli allievi giunti al termine degli studi siano in grado di eseguire correttamente, poniamo, il difficilissimo Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninoff, ma uno studente del quarto corso che si cimenta con le Suites Inglesi di Bach dovrebbe saperne abbastanza per accompagnare anche una canzonetta dei Beatles! E invece può accadere che il nostro ipotetico interprete di Rachmaninoff si trovi a disagio di fronte allo spartito di Yesterday! Com’è possibile? E’ possibile perché quello spartito, sebbene dica l’essenziale, sottintende troppe cose per un pur bravo pianista di rigida ed esclusiva formazione classica, a meno che non si tratti di un arrangiamento elegante e ben fatto e allora basterà leggerlo così come fosse un lied di Schubert. Peccato però che quell’arrangiamento, di solito, non esiste. Quasi tutte le pubblicazioni di musica leggera forniscono soltanto una melodia priva di fioriture alla quale è sovrapposto un testo e sono sottoposti degli accordi. Il rigo della mano sinistra, quando c’è, presenta solo una semplice linea di basso. E’ evidente che limitarsi alla lettura fedele di ciò riuscirebbe un po’ povero. Tanto più che se stiamo accompagnando un cantante dovremo anche omettere la linea melodica che di norma raddoppia la voce. Siamo dunque rimasti con una linea di basso e degli accordi che esprimono insieme una ritmica quasi sempre elementare, tipo Zum-Pa-Zum-Pa...Questo accompagnamento tuttavia può anche non essere scritto nota per nota bensì riassunto in una sigla: basso di Sol + triade diminuita di Si = accordo di Sol settima, cioè G7. Pacifico. Ora però dobbiamo sapere che un accordo di settima di dominante può essere realizzato in mille modi diversi e che in molti casi potrebbe suonare banale realizzarlo così come ce l’hanno insegnato al corso di armonia complementare. Infatti per un pianista impegnato in un blues di Thelonious Monk G7 sarà più facilmente un accordo come Do#-Fa-Si-La#- Re#-Sol#. Sorpresi? Eppure anche quello è G7 ed è assolutamente tonale! Il problema è che ci hanno abituati a sentire l’armonia come una sovrapposizione di terze qualificando come atonali gli accordi per quarte; senonché i pianisti jazz preferiscono disporre gli accordi per quarte, mettendone in evidenza le strutture superiori, cioè none, undicesime e tredicesime. Per questo certe

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loro armonizzazioni, ricercate ma affascinanti, suonano “strane” all’orecchio profano. Dobbiamo anche muovere questo accordo, cioè dobbiamo sapere come si fa una bossa nova se stiamo suonando Desafinado o una ballad se stiamo suonando My Funny Valentine. Infine dobbiamo suonare in stile, cioè dobbiamo saperci comportare diversamente a seconda che ci troviamo ad eseguire, poniamo, Take The “A” Train in una big band che ripropone l’arragiamento realizzato nel 1941 da Billy Strayhorn per l’orchestra di Duke Ellington (siamo in piena “Swing Era”) oppure in un quartetto il cui leader suona il sassofono cercando di emulare Ornette Coleman (cioè uno dei pionieri del free jazz!). Tutte queste cose il nostro “spartito” non ce le dice, dovrebbero far parte del bagaglio culturale di ogni pianista; ci fornisce semplicemente il tema scritto su un solo rigo in chiave di violino con l’armonizzazione espressa in sigle internazionali e un’indicazione tipo slow bossa che può tornarci utile se non conosciamo il pezzo. Così funziona, ad esempio, il Real Book, antologia di standards di jazz per musicisti professionisti, e ce n’è abbastanza per farsi da sè, anche in tempo reale, un arrangiamento elegante e raffinato di qualunque brano a condizione che si conosca il “mestiere”, cioè si sappia come abbellire un tema, arricchirne l’armonia, creare e variare la linea del basso, realizzare una ritmica efficace, improvvisare su un canovaccio armonico, accompagnare un solista, suonare con (o senza) una sezione ritmica ecc... Questo ed altro ancora (per esempio: l’approfondimento di uno stile, dal Dixieland al Be Bop, o di un autore, da Count Basie a Herbie Hancock) si può e si dovrebbe insegnare in un corso di pianoforte serio e completo, parallelamente, s’intende, allo studio della tecnica strumentale e dell’interpretazione dei classici che certamente qui non si discute. Quello che ancora mi preme sottolineare è che acquisire questa competenza è indispensabile per poter suonare con un certo gusto qualunque pezzo non appartenga al repertorio classico, cioè a tutta quella musica cosiddetta “colta” la cui esecuzione è affidata esclusivamente alla riproduzione letterale di un testo fissato una volta per tutte secondo il preciso volere del suo autore. Non solo jazz, dunque, da Lucio Battisti a John Coltrane l’approccio è sempre quello, con la sola differenza che Coltrane è un po’ più difficile! Torniamo ora al nostro giovane e promettente interprete di Rachmaninoff. L’avevamo lasciato un po’ perplesso davanti allo spartito di Yesterday... A questo punto possiamo vedere chiaramente qual è il suo problema: la sua formazione.


Sezione Didattica: Non solo Jazz In Conservatorio gli hanno insegnato a leggere sempre meglio pezzi sempre più complessi in un tempo sempre più breve. Tutto ciò che egli suona proviene dalla lettura scrupolosa di un testo e dalla riproduzione fedele di ogni suo segno secondo una prassi esecutiva che cambia da autore ad autore (nonché da revisore a revisore...). Vi sono naturalmente molte cose lasciate al gusto ed alla fantasia dell’interprete ma in nessun caso rientra fra queste la scelta delle note (John Cage ed alea a parte...). Infatti un pianista che osasse proporre una Sonata di Beethoven modificata a suo piacere compirebbe un’eresia poiché tutta la musica colta occidentale è basata sulla scrittura musicale ed è dominata dalla figura del compositore il cui testo è, in linea di principio, sacro e inviolabile. A meno che dietro quell’eresia non si dovesse celare un intento estetico particolare, com’è il caso del pianista francese Jacques Loussier che da quarant’anni propone le composizioni clavicembalistiche di J.S.Bach in versione swing, accompagnato da contrabbasso e batteria (operazione a mio avviso assolutamente legittima, pur riconoscendo tutti i margini per una discussione nella quale tuttavia in questa sede non mi pare il caso di imbarcarmi). Se dunque è sufficiente cambiare, aggiungere o togliere qualche nota per profanare Beethoven, con John Lennon tutto ciò si fa abitualmente senza per questo mancargli di rispetto. Infatti è convenzione universalmente accettata nella musica leggera che l’interprete abbia il diritto di intervenire sul testo proprio perché quella musica, diversamente dal repertorio classico, è improntata prevalentemente sulla figura dell’esecutore (e così era anche al tempo di Bach). Tant’è che i pianisti jazz più che leggere note realizzano armonie; e non solo evitano di eseguire il testo alla lettera ma lo variano fino a renderlo talvolta irriconoscibile (il che a molti temi può fare solo un gran bene!). Grossomodo è quello che fanno i chitarristi dilettanti quando si servono dei cosiddetti Canta in tasca, pubblicazioni di soli testi con accordi. D’altra parte, tornando ai Beatles, chi non conosce il tema di Yesterday? E’ proprio necessario leggerlo? Quale pianista non sarebbe in grado di trovarlo direttamente sulla tastiera ed armonizzarlo ad orecchio in pochi minuti? Non a caso il mondo del jazz brulica di musicisti che suonano benissimo pur non sapendo giustificare teoricamente tutto ciò che fanno (Erroll Garner, il celebre pianista/compositore di Misty, non sapeva leggere la musica e non aveva nessuna difficoltà a riconoscerlo!). Con questo non intendo incoraggiare l’analfabetismo musicale, anzi, una buona lettura è fondamentale anche perché non tutti i temi sono orecchiabili come Yesterday e se amate Charlie Parker provate un po’ ad “orecchiare” Donna Lee!

(continua...) Insomma, una sana formazione classica non fa mai male, tuttavia andrebbe ampliata ed arricchita da una complementare formazione moderna che, oltretutto, contribuirebbe a sviluppare nell’allievo, già abbastanza seguito nello studio della tecnica strumentale e dell’interpretazione, le sue capacità di arrangiatore-compositore-improvvisatore. Ecco, appunto, prendiamo l’improvvisazione: perché non ce l’hanno mai insegnata? Eppure tutti sanno che un tempo questa abilità veniva coltivata. Dai musicisti rinascimentali e barocchi ci si attendeva la capacità di improvvisare varizioni su melodie in voga (improvvisare, per esempio, su un basso ostinato di ciaccona è sempre un buon esercizio per incominciare a familiarizzare con l’improvvisazione in quanto, di solito, è sufficiente una sola scala di riferimento per l’intero brano). Perché al corso di armonia complementare si insegna prevalentemente contrappunto (cioé, come condurre quattro melodie simultaneamente ponendo la massima attenzione ad evitare quinte ed ottave parallele) e non si insegna a riconoscere il suono, il colore degli accordi (il gusto un po’ americano di un accordo di settima sospeso, il colore spagnolo di una scala frigia suonata sull’omonimo accordo maggiore, il sapore arcaico delle quarte e delle quinte vuote...)? E ancora, non ci hanno insegnato ad ascoltare la musica mentre invece l’orecchio andrebbe scrupolosamente educato sin dal primo corso attraverso lezioni di guida all’ascolto sempre più approfondite (ragazzi, in dieci anni se ne potrebbero fare di cose!...). Non dimentichiamo che è dal nostro orecchio, prima che dai libri, che la musica entra dentro di noi. E il dettato melodico, la pratica dell’ear training fondamentale quant’altre mai, com’è che viene interrotta al terzo corso? Andrebbe invece praticato fino al diploma, in forme sempre più complesse, insieme ad un dettato armonico, per arrivare a riconoscere, magari al primo ascolto, un accordo di settima di dominante con la quinta e la nona aumentate (tra l’altro, molto usato dai jazzisti). Sono profondamente convinto che se un corso di pianoforte moderno si può ancora fare anche ignorando l’eredità classica, non c’è modo di assimilare il linguaggio del jazz a prescindere dall’ascolto. Ascoltare attentamente quello che fanno i grandi musicisti di jazz, pop, rock, cercare di strappar loro qualche segreto e, soprattutto, provare, provare e riprovare ad imitarli rimane sempre un esercizio fondamentale ed insostituibile. Non a caso i libri di testo più usati, sin dagli albori della storia del jazz e di tutta la musica popolare del Novecento, sono sempre stati i dischi. info@musicsecrets.it

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di Simona Grasso, Chitarra

Sezione Didattica

IL BARRE’...questo sconosciuto! In questo numero di ‘Mi Fa Musica’ vorrei parlarvi di un argomento che riguarda praticamente tutti i chitarristi: il barrè. Si tratta di una tecnica che permette di trasportare facilmente, in tutte le tonalità, gli accordi imparati in prima posizione. Questo avviene grazie al fatto che la tastiera della chitarra è divisa in semitoni e il trasporto degli accordi (e delle scale!) viene facilitato dal poter mantenere ogni volta la stessa diteggiatura. Per ogni accordo imparato in prima posizione, quindi, esistono decine di accordi in barrè, col vantaggio di incrementare il nostro repertorio di accordi. Ma in sostanza, che cos’è il barrè? Fondamentalmente è un’estensione del dito indice della mano sinistra su tutte e sei le corde della chitarra nello stesso tasto, atto a riprodurre una sorta di ‘capotasto mobile’, trasportabile lungo tutta la tastiera. .

L’indice deve esercitare una pressione tale da premere simultaneamente tutte le corde e questo rappresenta un problema per chi si avvicina per la prima volta a questa tecnica. In certi casi non è necessario premere tutte e sei le corde, il mezzo barrè, infatti, si esegue usando solo le prime quattro corde della chitarra. E’ importante però imparare la tecnica completa per sviluppare quelle che sono le diteggiature di base, ovvero tutte quelle che sfruttano la tonica sulla sesta corda.

Questa rubrica si rivolge, quindi, non solo ai principianti che ancora non hanno avuto modo di sperimentare questa tecnica, ma anche a chi è da diverso tempo alle prese con le difficoltà che il barrè comporta. Cominciamo dicendo che, per via della conformazione anatomica delle nostre dita, è molto impegnativo riuscire a far suonare sei corde contemporaneamente al primo colpo. Il barrè, infatti, necessita di tempo, allenamento e …tanta pazienza!

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Non ha importanza la lunghezza delle dita o le dimensioni delle nostre mani: tutti possono imparare a gestire questi accordi prendendo qualche piccolo accorgimento durante lo studio. Per cominciare, è buona norma fare un po’ di training solo con l’indice, il quale dovrà trovarsi in una posizione parallela e prossima alla sbarretta: questo per far si che la forza da imprimere sia la minore possibile. Consiglio, inoltre, di scegliere un tasto in cui le corde non siano troppo alte o troppo tese, sempre per non affaticare troppo l’indice. Un altro trucco è quello di partire con un mezzo barrè e a risultato ottenuto, aggiungere una corda per volta, fino ad ottenere il suono perfetto di tutte e sei le corde. Altro elemento fondamentale del barrè è il posizionamento del pollice della mano sinistra: esso, infatti, dovrà adattarsi al manico, in modo tale da creare un ‘effetto pinza’ con l’indice; servirà quindi fare più e più tentativi per trovare la giusta dimensione per le nostre mani.

Se nei primi tempi avvertirete un senso di fastidio doloroso alla mano, sappiate che ciò è assolutamente normale: d’altro canto, inizialmente, verrà da giocare più di forza che di tecnica e l’istinto di schiacciare il più possibile le corde, creerà uno sforzo tale da farci stancare dopo pochi tentativi. Ricordo, però, che se abbiamo impostato male la mano sinistra, tutta la forza del mondo non ci servirà ad ottenere un suono pulito: è fondamentale, infatti, preoccuparsi di tenere dritto l’indice, soprattutto nella parte centrale, che guarda caso è quella più difficile da gestire. Quindi, l’affaticamento della mano sinistra è una conseguenza naturale che ogni chitarrista incontra (anche i più forzuti!) e, nel tempo, questo stress fisico e psicologico si risolve solo con un allenamento costante e sperimentando il più possibile. Tutti noi, infatti, abbiamo mani diverse e ciascuno di noi deve trovare una formula adatta per la propria conformazione fisica. L’importante è non oltrepassare la soglia che separa un semplice fastidio da un dolore fisico vero e proprio: esagerare con la forza, non curare minimamente l’impostazione e non rispettare i primi sintomi di stanchezza muscolare può portare a fastidiose tendiniti e infiammazioni. Buona musica e buon barrè a tutti!

simonagrasso@musicsecrets.it


di Erich Perrotta, Liuteria Ran De Gal (Verona)

Liuteria

TRUCIOLI DI LABORATORIO ovvero, ciò che avanza...

I trucioli nel laboratorio sono la parte meno nobile del lavoro del liutaio. Sono quelli che normalmente non vedi, ma che ti può capitare di incontrare, frequentando il laboratorio. Sono quelli che magari stemperano l’aura mistica che a volte aleggia attorno alla figura del liutaio. Non che si tengan nascosti, no, ma che, marginali, non si raccontano mai. A parte ora, senza pretese. Della variegata fauna che frequenta il nostro laboratorio, i più variegati, per non dire altro, sono i chitarristi classici. Ah già, chi siamo “noi”. Io sono Erich, costruttore di archi per strumenti e chitarre. Insieme a Stefan, liutaio di origini austriache, costruttore e restauratore di violini, ho un bel laboratorio in quel di Verona. Questo giusto per le presentazioni (anche se al giorno d’oggi chi non conosce Erich e Stefan, liutai in Verona?! Ma la modestia è d’obbligo). Si diceva…. già, i chitarristi classici…. Non che siano cattivi, questo no, ma quantomeno… (mmm… che parola usare per non offendere?….) bizzarri, ecco. Bizzarri sì. L’altro giorno, suona alla porta uno di loro. Un tipo alto, dinoccolato, entra con un aria stranita guardando per aria e… non apre bocca. Aveva una custodia per chitarra, una borsa per computer, uno zaino (enorme!), una bottiglietta d’acqua (sembra che un ottimo sistema per riconoscere un chitarrista classico sia proprio la bottiglietta d’acqua! Sono costantemente a rischio di disidratazione improvvisa), e due sacchetti di plastica tipo spesa. “Un venditore ambulante”, penso subito. Di chitarre?!? Naaa. Anche se forse un cammello potrebbe tornare utile. Era il momento peggiore per arrivare senza appuntamento! Avevo una catena (quelle barrette di legno che stanno dentro le chitarre. n.d.l.) già spalmata di colla nella mano sinistra, il barattolo della colla nella destra, la tavola e i morsetti pronti sul banco e…. ding dong! Vabbè, pazienza! Se riesco a fare velocemente non tutto è perduto! Dico “Sì? Buongiorno, prego, ha bisogno?”. “Sì” fa lui, come lo avessi strappato a forza e dolorosamente dall’Iperuranio. “Ehm…. Come?” chiedo io con l’aria più accondiscendente ma sbrigativa che mi riesce. “Ah già… ho una chitarra… qui… la mia (?!?)… non tiene l’accordatura… non so…. È un po’ di tempo che lo fa”. Rivabbè, addio alla catena. Prendiamo la chitarra e la mettiamo sul banco, mentre faccio le domande di rito: ha iniziato a scordarsi dopo qualche caduta o botta, dove la tieni, magari vicino ad una finestra o termosifone, cose del genere. Estraggo lo strumento. Le corde originariamente di un diametro di 1,4 mm. ora hanno uno spessore di circa il doppio, per gli strati archeologici sedimentati (ci abbiamo trovato in mezzo, scavando un po’, una punta di lancia, forse fenicia! La stanno analizzando alla facoltà di archeologia). Con gentilezza gli faccio capire che forse, cambiar le corde ogni tanto, ogni 6 o 7 anni può aiutare la chitarra a rimanere accordata.

Perfetto, sembra convinto: prima operazione, cambio corde. Senza molta speranza d’ottenere una risposta, viste le ere geologiche passate, chiedo “Che corde usi di solito?”. Occhi sbarrati, aritmia cardiaca, aumento della sudorazione! Lo stiamo perdendo! “Non ti preoccupare, ci penso io” “Ah sì, grazie” dice evidentemente sollevato. Ci accordiamo per rivederci di lì a qualche ora, dato che lo strumento ha bisogno di un po’ di cura e molto affetto. E’ l’ una, ora di pranzo. Mi dice “Non ho nessuna fretta, passo alle 15”. “Non ce la faccio, troppo presto, ora vado a pranzo e rientro alle 14.30. Facciamo verso le sei?” “Sì, sì, non ho nessuna fretta, alle tre va bene”. “Ehm…. Non riesco per le tre, mi spiace. Va bene alle 6?” “Non c’è fretta, posso aspettare fino alle tre” (AAAAARRRRRRRRRRRRGGGGGGGHHHHH!!!!!!!!!!) Con tono deciso, sguardo fisso (e forse un po’ di bava alla bocca) “CI VEDIAMO ALLE 18!” dico io. “Ah si, va bene”. Questa è la prova di come a volte, quando non ci si capisce, forse è sufficiente cambiare il tono della voce, e togliere un punto interrogativo alla fine della frase. Spesso è solo un problema stilistico. A volte insomma i problemi nei rapporti umani hanno una soluzione semplice, una questione di punteggiatura. Se ne va, lasciandomi ovviamente tutta la mercanzia. Nessun problema. Finalmente posso dedicarmi alla chitarra. Uno strumento abbandonato a se stesso, nella speranza che possa arrangiarsi da solo nel mondo, senza nessuna indicazione pedagogica sul come farlo. Qualcuno dovrebbe creare un’associazione ONLUS per aiutare questi strumenti, di cui il mondo è pieno. Tolgo le corde, pulisco tutto molto bene, do l’olio alla tastiera, smonto le meccaniche con amore e comprensione, le spazzolo e le lubrifico. Monto le corde, delle ottime corde per chitarra classica. E lei, la chitarra, subito intimorita dall’ambiente sconosciuto, e forse ostile, segno evidente dei maltrattamenti subiti, abbozza finalmente un timido sorriso. Finalmente a posto, non dico come nuova, ma sulla buona strada per esserlo. Ore 18, ‘ding dong’, entra lui, raccontandomi di essere stato in un sacco di negozi, di dischilibrispartitimac…. Logorroico! Mah! Cos’è cambiato da prima, quando estrargli una parola era opera chirurgica? Mah, appunto. Lo faccio accomodare, e prova la chitarra. Un’aura di gioia lo trasfigura. “Ma sei un mago, dice, suona molto bene, è fantastica! Ma come hai fatto?” e si spertica in complimenti. Imbarazzato, più per lui che per me, gli faccio capire, con gentilezza, che era sufficiente cambiare le corde, e che pulendola, ogni tanto, lo strumento si alleggerisce giusto di quei tre o quattro etti che le impediscono di suonare come si deve. La prova ancora un po’ e sul suo viso estasiato comincia a calare un velo di tristezza. “Non ti sembra che il sol venga da là?” dice indicandomi un punto imprecisato in un angolo del soffitto del laboratorio.

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Trucioli di laboratorio “SCUSA?” dico io. “La corda del sol, senti senti, è come se venisse, non so, da un’altra parte.” Questa volta sono io ad avere occhi sbarrati, aritmia cardiaca, aumento della sudorazione! Mi stiamo perdendo! Calma e colpo di genio. Riprendo il controllo e invento (ho solo cambiato le corde!). “Sì, è un effetto dell’acustica della stanza” intimamente soddisfatto per la mia inventiva e prontezza di spirito e per il tono (il tono della voce! Come dicevamo prima) assolutamente convincente! “Succede spesso. Ma cosa vuoi, è un laboratorio, chissà cosa c’è che risuona!”. Sembra convinto. Fiuu, sfangata! In dieci secondi è già carico e pronto a ripartire. Credo che viaggi normalmente in treno e abbia sviluppato questa capacità reattiva all’arrivo delle stazioni. “Domani sera ho un concerto - mi racconta sovrappensiero – speriamo che le sedie non siano troppo comode”. “In che senso scusa?” “Sì, no, insomma… così il pubblico non si addormenta…”. Non resisto e scoppio a ridere! E lui mi spiega con semplicità e candore come a nessuno piaccia la musica classica per chitarra, che il pubblico in genere va ai concerti per i più svariati motivi: obblighi istituzionali, contatti commerciali, per darsi un tono, la presenza di una ragazza (o ragazzo) ecc. Solo che poi, al concerto, la forza distruttiva della noia prende il sopravvento, e Morfeo si porta via diversi spettatori. Il segreto della riuscita di un concerto di chitarra classica è la scomodità delle sedie! Finalmente si fa luce nella mia mente sulla…come avevamo detto? ...sulla bizzarria dei chitarristi classici. E’ una conseguenza della percezione di sé come musicisti! Se la madre di Freud fosse stata, anziché una bellissima donna, una chitarrista classica, la psicologia moderna sarebbe stata molto differente, e forse anche più divertente.

(continua...) “Quanto ti devo?” mi chiede. “Venti euro”, rispondo. “Hai il bancomat?” IL BANCOMAT?!?! VENTI EURO?!?!? Fortunatamente no, non ho il bancomat. “Posso farti un assegno”. “…” “…” Quaranta minuti di banca per versare un assegno di venti euro. “No, senti facciamo così, me li porti la prossima volta che passi per Verona, ok? Non ti preoccupare, davvero”. Lui esce, tutto soddisfatto, e io torno, finalmente, alla mia catena. 1 Nota del liutaio

www.randegal.com

www.beatbop.it 12


di Giovanni Paquola

Appunti sul suono

IL MONDO E’ FATTO A SCALE... E' ormai cosa nota l’esistenza di messaggi subliminali nella musica rock. Alcuni infatti sostengono che questi messaggi nascosti, per lo più a carattere satanico, siano presenti in molte canzoni rock, dai Beatles, ai Led Zeppelin, passando per Christian Death, Chumbawamba, Slayer, Queen, Madonna, Rolling Stones, Judas Priest per arrivare fino ai nostri "casalinghi" Zucchero e Battiato... e chi più ne ha più ne metta. Le tecniche di occultamento sarebbero diverse e in alcuni casi molto sofisticate e possibili soltanto in studi di registrazione sufficientemente a van zat i . Si p ar l a d i me s s a g g i o p r e c o n sc io , procedimento del mascheramento rovesciato, messaggi bifronte ecc.. Spesso si fanno nomi di autorevoli studiosi, neurologi, psichiatri, naturalmente divisi tra chi sostiene l'efficacia del messaggio subliminale con dati provati e inoppugnabili e chi invece ritiene i dati privi di fondamento scientifico. Per chi volesse saperne di più consiglio di dare un'occhiata al sito www.altrogiornale.org/news che, mi pare, proponga un buon riassunto corroborato da interessanti riferimenti al mondo del rock e ai suoi personaggi storici. Consiglio, anzi, a proposito di storia del Rock, di visitare il sito di Piero Scaruffi www.scaruffi.com; anche se spesso non ne condivido del tutto gli aspetti critici, è senz'altro il sito italiano più completo per documentarci sul rock e la sua storia (dal punto di vista critico prediligo invece www.ondarock.it). Un altro sito interessante da cui partire per capirne un po' di più sui messaggi subliminali è www.centrosangiorgio.com: tenendo conto che il punto di vista è prettamente cattolico e antisatanico, si possono comunque trovare dei buoni spunti per l'approfondimento. Uno di questi per esempio riguarda la dominanza emisferica e tutta una serie di implicazioni che è vero complicano un po' il discorso, ma sono importanti per capire meglio come funziona il nostro cervello (e non solo) e quindi migliorarci come persone e soprattutto come musicisti. Quindi armiamoci un pochino di pazienza! C'è chi sostiene la tesi che l'emisfero destro e l'emisfero sinistro (per chi fosse proprio completamente a digiuno di questi argomenti consiglio di dare un'occhiata qua www.benessere.com) siano in continua competizione, una sorta di vera e propria lotta tra i due emisferi, uno razionale e logico e l'altro irrazionale e illogico e chi invece sostiene (ma guarda un po'...) il contrario, ci sarebbe quindi una collaborazione, una cooperazione tra i due emisferi che permette lo svolgimento dei compiti nel modo migliore, per esempio medicinamanonsolo.blogspot.com Non voglio però annoiarvi oltremisura in questa sede e lascio ai vostri interessi gli eventuali approfondimenti. Per quanto riguarda l'aspetto musicale il discorso si fa interessante e vale la pena approfondire un poco il tema del linguaggio rovesciato. Dal punto di vista verbale, indipendentemente dal fatto che gli studiosi siano divisi tra chi sostiene l'efficacia o meno dei messaggi subliminali, esistono messaggi o parole

bifronte come: eva\ave, ossa\asso, ocra\arco, roma \amor, acetone\enoteca, egida\adige o le frasi “e tra di noi si vela\a le visioni d'arte”, “era in rotta \attorniare”, ecc..., ed è indubbio, come risulta dalle analisi delle tracce di alcune canzoni, che sia possibile comporre frasi con significato opposto ad una lettura rovesciata. In alcuni casi, come è stato documentato, la lettura e l'analisi della frase rovesciata è stata applicata in tribunale, per esempio nelle testimonianze, ed è stato riscontrato che può far emergere il contenuto inconscio del parlante. La teoria del linguaggio rovesciato, infatti, postula che ci siano due diversi canali di comunicazione, uno conscio e uno inconscio nella formulazione di una frase verbale. Partendo da queste considerazioni è stato applicato lo stesso principio al discorso musicale. Se prendiamo per esempio una scala (che è la base del discorso musicale) vediamo che può essere letta (eseguita) in senso ascendente e discendente (cioè al contrario). Nel caso della scala maggiore in senso ascendente avremo T T S T T T S che letta al contrario sarà S T T T S T T che come si può vedere (e sentire) dice una cosa completamente differente. Infatti, è stato messo in evidenza come questo può significare, pensato come formulazione inconscia, che la stessa scala eseguita al contrario possa esprimere o far emergere un significato ulteriore o del tutto diverso rispetto alla sua lettura ascendente. Nel caso della scala dorica le cose sono un po' diverse, analizziamola con lo stesso criterio: T S T T T S T. E' evidente la simmetria e la ripetizione delle due particelle TST in entrambi i sensi che può far pensare ad una corrispondenza tra il contenuto conscio e inconscio. Da un'analisi abbastanza veloce (si fa per dire) siamo in grado di osservare che nel nostro sistema tonale con lo sviluppo di tutti i relativi modi non ci sono scale che presentino questa particolare coerenza e simmetria, per trovarne un'altra dobbiamo spostarci in India, e in modo specifico nella scala denominata mayamalavagaula del sistema carnatico: do-reb-mifa-sol-lab-si-do cioè S T1/2 S T S T1/2 S (T1/2=un tono e mezzo). Vediamo che anche in questo caso è presente la stessa caratteristica. L'aspetto interessante è che questo genere di scale già anticamente venivano fatte cantare (e si fanno ancora cantare) agli allievi delle scuole iniziatiche per lo sviluppo spirituale, il miglioramento della concentrazione, per favorire la creatività ecc.. La particolare caratteristica che abbiamo visto sarebbe in grado di facilitare la sincronizzazione degli emisferi cerebrali, un po' come avviene negli stati di meditazione o di calma profonda, e quindi una maggiore integrità psicofisica. In molte culture, non solo anticamente, il canto delle scale è considerato una vera e propria tecnica di musicoterapia che favorisce il benessere psicofisico attraverso la trasformazione dei blocchi emotivi. Per chi fosse curioso e avesse voglia di approfondire i diversi aspetti della sincronizzazione neurale (o coerenza emisferica) in rete si trova una documentazione molto ampia e spunti interessanti.

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APPUNTI SUL SUONO: IL MONDO E’ FATTO A SCALE Ci sono sistemi come l'Hemi-Sync e altri già sperimentati e indirizzati ad ottenere un'influenza sui ritmi e le frequenze cerebrali, però possiamo molto più semplicemente risvegliare i nostri stati neurali e creare nuove sinapsi anche nella vita di tutti i giorni: cambiando abitudini, osservando i nostri atteggiamenti con più attenzione, inventando nuovi esercizi sul nostro strumento, ascoltando la natura ecc... Una maggiore concentrazione (che già è una forma di meditazione e quindi costringe i nostri emisferi a lavorare in modo diverso dal normale stato di veglia delle onde beta) per esempio sugli esercizi di tecnica, iniziando le scale dall'alto (invece che dal basso come si fa solitamente) ed eseguendo duine, terzine, quartine, quintine e sestine con la stessa pennata invece che nel modo tradizionale, associati ad esercizi di controllo della respirazione potrebbero essere uno spunto. Abbiamo visto, anche se molto brevemente, come alcuni aspetti inconsueti, diciamo così, del suono, della musica, ma anche più in generale della

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(continua...)

nostra arte, possano stimolare riflessioni, curiosità di conoscere, approfondimenti che a volte (concentrati come siamo sulla performance) come musicisti tendiamo a trascurare, dimenticandoci che la stessa attenzione e lo stesso esercizio che riserviamo alle nostre mani, o alla nostra voce... dobbiamo dedicarli anche al cervello e al suo funzionamento (che poi vuol dire anche sviluppare la fantasia e la creatività). Se è vero che l'intelligenza è la capacità di mettere in relazione le cose non dimentichiamoci di mettere in relazione il suono (la musica) che è l'elemento attraverso il quale ci esprimiamo come persone (e non come strumenti) con il resto del mondo e della realtà. Il che mi sembra una buona idea per continuare a crescere e a comprenderci meglio. www.amadeux.net/sublimen/dossier/index.html www.ilgiardinodeilibri.it/musica_frequencies_of_life.php


di Emiliano Riva

La voce dei lettori

IL BASSO DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE - racconto -

Conoscevo Tommaso P. perché frequentavamo la stessa scuola di musica. Al di là di una vaga somiglianza fisica, più lo guardavo, più ci parlavo e più mi sembrava di vedere una cover di me stesso riarrangiata da un produttore marpione e ruffiano. Faceva lezione l’ora precedente alla mia: quando usciva dall'aula mancavano solo coriandoli e stacchetto musicale, visto che col prof. (un capellone brizzolato che sembrava stato scongelato dalla copertina di un vinile prog rock anni ’70) era proprio pappa e ciccia, due fantastici amiconi: battute, confidenze, risate, pacche sulle spalle. Entravo io, ed era come switchare di colpo da una festa ambulante a una via crucis: le mie scale, o quant'altro facessi, non andavano MAI bene come le sue, sempre fuori tempo, troppo sporche, troppo molli, troppo poco suono, troppo troppo. Anche l'ampli, chissà perché, aveva un che di gracchiante e persino il mio basso (avevamo lo stesso, uguale preciso, un Ibanez verde scuro), nonostante consumassi più polish&oil di un autosalone, sembrava sempre appena tirato fuori da una vecchia cantina umida, mentre sul suo mai che si sia vista una ditata. Se T. aveva un gruppo, ce l'avevo anch'io, ma mentre il mio stentava a trovare spazi infrasettimanali nelle peggiori bettole, il suo aveva sempre il modo di fare l'headliner alle migliori feste della provincia. Li avevo sentiti un’overdose di volte, e sebbene il loro genere non fosse 'sto granché (fritto misto rocchettàro pop con contorno di indie) non sarebbe onesto dire che suonavano male. Oggettivamente T. era un buon manico, aveva senso del groove e si intendeva alla perfezione con il suo batterista. Di certo non era il nuovo Pastorius, però poteva tranquillamene ambire ad essere un valido smanettatore di medio livello. Alla fine dei concerti, quando arrivava il suo turno di presentazione, avevo sempre l'impressione di udire una quantità smodata di applausi. Forse aveva una claque personale che usciva all’uopo dai tombini, da dietro le piante, da dentro i fusti della birra. Forse era un tale carismatico da riuscire ad ammaliare il pubblico con la sua sola presenza, e io non me ne accorgevo. Forse era un musicista così über alles che avrebbe fatto altrettanto anche con un basso senza corde, mentre a me ne servivano ben quattro! O forse ero io, che non ci stavo capendo più un... beh, lasciamo stare. Però, sotto sotto, non mi giustificavo tutta quell'aura di euforia intorno a lui. Anche perché non ricordo di avergli sentito mai pronunciare frasi di particolare arguzia, perspicaci intuizioni o valide osservazioni. Per lo più, si trattava di mediocrità accompagnate da uno sguardo

piuttosto spento e vacuo, che mi faceva spesso chiedere se fosse così di suo, o se fosse solo (e sempre) un po’ fumato. Quindi, più che carismatico, per me era il solito spantegone irritante (ampli nuovo? Lui l’ha trovato 50 watt più potente e per giunta pagandolo meno, perché ha un amico che è lieto di venderglielo solo perché è lui. Ci suoni insieme da qualche parte? Chissà come, lui smonta sempre con una birra in mano, anche quando le consumazioni omaggio sono finite prima di fare i suoni. Ah, già, dimenticavo, è amico anche del liutaio, perciò il suo basso è sempre a punto - gratis - come una motogìpì, mentre io devo pagarmi ogni mezzo giro di brugola). Una sera d’estate eravamo alla solita festa rock a base di birra, zanzare e faretti sui platani. Quella volta, anziché suonare, facevo parte dello staff: mentre lui era su a suonare, io ero giù in cucina, dedito ad una sfrigolante corvé alle piastre. Mentre producevo salamini e patatine, sentivo le sue sciape linee indìrokk provenire dal palco insieme a urletti, applausazzi e qualche odioso “Vaitoòòòmmy!!!”, fastidioso come le zanzare che impestavano l’aria. Lui suonava e io sudavo, pregando un dio, un santo, o un’entità protettrice del rock studentesco di mandargli giù una bella frattura del cono dell’ampli, o almeno di fargli arricciare in faccia una corda del basso. (Ovviamente, è successo, poi? Lasciamo perdere.) Finito il concerto, finita la gozzoviglia e spente le piastre, stavo ripulendo un po’. Scrostare i pezzettoni di grasso bruciato non era un bel lavoro ma senz'altro preferivo il rumore della paletta sulla ghisa a quello dei gridolini. E chi arriva lì, tutt'a un tratto? Lui, per giunta in dolce compagnia (presente quelle ragazze carine e furbette, con le quali creperesti dalla voglia di incrociare lo sguardo ma che puntualmente finiscono per andare da qualcun altro?), che mi camminava incontro col solito, stupido sguardo vacuo per accaparrarsi l'ultima birra gratis. Gli sorrisi, ma dietro la maschera, pensavo già a condire l'ordinazione; un po' come avevano i fatto Ramones a Johnny Rotten nel '77, in segno di stima… una lieve correzione, giusto per far sì che l’ennesima consumazione gratuita fosse un po’ meno banale del solito. Non confermo né smentisco di aver ceduto a quella deliziosa morbosità vendicativa...secondo voi? Lo chef consiglia: Ramones - Cretin Hop

reverend.emi@gmail.com

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La voce dei lettori

di Chistrian Vanetti

REGISTRARE CON LINUX Ciao a tutti! Scrivo per la prima volta su questo giornalino per condividere con voi la mia esperienza e darvi qualche spunto su come divertirvi con la registrazione digitale “fai da te” senza spese e attrezzature esagerate. Sicuramente qualcuno avrà desiderato registrare le proprie idee o creazioni, giusto per non scordarsele. Premetto di non essere un grande conoscitore delle tecniche professionali di registrazione, ma il mio intento è di mettervi al corrente sull'esistenza della possibilità di utilizzare un comunissimo PC per la realizzazione di pregevoli registrazioni audio e non solo. Aggiungo che ho sperimentato ciò che vi racconto con la chitarra elettrica (potete usare anche altri strumenti) e con una pedaliera (ma va bene anche un pedalino distorsore) e che, purtroppo, sarò costretto a trattare mooolto superficialmente un argomento che necessiterebbe di pagine e pagine. Lo scopo del presente articolo è semplicemente di infilarvi una fastidiosissima pulce nell'orecchio e farvi, spero, incuriosire. Dunque… Molti di voi probabilmente hanno un PC portatile o desktop, dotato di una semplicissima scheda audio. Allo stesso modo, molti di voi pensano che per registrare audio ad elevate qualità serva spendere molti quattrini per una scheda audio a bassissima latenza, per attrezzature professionali e/o per un Mac. Fortunatamente, per il nostro scopo, non è così. Esiste Linux: è un sistema operativo Open Source, libero e gratuito. Così come il 99,9% dei programmi che girano su di esso. Linux è articolato in diverse "edizioni" chiamate "distribuzioni", La più utilizzata è "Ubuntu". Ciascuna distribuzione esistente è caratterizzata dal contenere adattamenti tali da essere specifica per il lavoro che vogliamo fare col nostro computer. (Nota: non tutti sanno che Mac OSX è basato su Linux, infatti il cosidetto "kernel" di Mac OSX è un "kernel" unix-linux, però è “chiuso”, cioè, nessuno sviluppatore può manipolarlo/migliorarlo, perchè è proprietà di Apple). Il Kernel (parola derivata da "nocciolo" o "cuore") dei sistemi Linux, che serve per poter utilizzare un nostro pc per registrare audio sarà a bassissima latenza. Ciò vuol dire che quando eseguiamo un programma qualsiasi, tale stratagemma fornisce tutte le risorse disponibili all'applicazione, aumentando esponenzialmente la reattività della macchina. In parole povere, con un kernel a bassa latenza (o real-time), il nostro computer acquisisce dalla scheda audio normale un flusso di dati, lo manda al software di acquisizione il quale, in un numero di millisecondi di gran lunga minore rispetto ad un kernel normale (come quello di windows, ad esempio, che è basato su DOS), lo elabora e lo scrive su hard-disk, quasi in tempo reale. In questo modo, la macchina evita di perdere dei “pezzi” di flusso che stiamo suonando. (Tanto per paragone, a parità di hardware, otteniamo facilmente registrazioni migliori di quelle effettuabili con programmi Windows). Quindi, serve una distribuzione Linux sul proprio PC (magari “Ubuntu Studio”, che ha già preinstallati i programmi per audio e il kernel real-time), serve poi collegare lo strumento ed eventuali effetti al jack di microfono della nostra scheda audio. Ovviamente, così facendo, azzardiamo a fornire alla nostra macchina un flusso audio molto più popolato di frequenze rispetto a quello di un microfono usato ad esempio per Skype… Ma, ovviamente, a noi

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serve solo registrare ad esempio un pezzo sulla base che abbiamo creato noi, a scopo ricreativo e ludico. Una volta collegati, possiamo utilizzare la miriade di programmi esistenti Linux per effettuare registrazioni, modificare parti di esse, creare la batteria, creare basi (midi e audio) e quant’altro; il tutto senza spendere un quattrino in può rispetto a quello che abbiamo in casa e senza incorrere nell’uso di software costosi o pirata o crackati come avviene con Windows. Vediamo in generale quali sono alcuni degli strumenti che si possono utilizzare per il nostro scopo. Qualsiasi sia la distribuzione che vogliate utilizzare, Linux utilizza il programma “Jack” per la gestione dell’audio. Mettiamo che volete creare una base con batteria o basso, oppure utilizzare una intavolatura di GuitarPro per esercitarvi escludendo la solistica e registrare il lavoro svolto. Grazie a Jack è possibile fare interagire questi programmi contemporaneamente: potete avviare la base, avviare la registrazione, suonarci sopra con la chitarra che entra nel pc tutto nello stesso momento. Per la registrazione digitale esiste il potentissimo Ardour. Questo software è altamente professionale. Permette la registrazione in multitraccia, vale a dire che se io volessi suonare un mio assolo su una ritmica che ho creato e registrarmi, posso farlo con Ardour! Avendo invece le attrezzature costose, posso utilizzarlo per registrare prima la batteria, poi il basso e via via il resto, su tracce diverse, in modo da manipolarle singolarmente per poi assemblarle in un lavoro finale. Per creare, modificare, ascoltare brani midi, possiamo utilizzare “Rosegarden”. Questo programma è come Garageband di MacOSX e come Cubase di Windows. Con “Hydrogen” è possibile creare, invece, una linea di batteria; è una “drumkit”, dove si possono selezionare piatti, pedali,casse, rullanti, ecc... Suonarle e registrarle. “Tuxguitar” è l'alter ego di GuitarPro di Windows (esiste anche la versione per Windows). Con “Caps” o “Rarrack” è possibile simulare anche in realtime ogni tipo di amplificatore e distorsore al suono della nostra chitarra. (Si possono emulare delle distorsioni valvolari da paura). “Audacity” è un editor audio equivalente a “Wavelab” per Windows. Permette di modificare tonalità, tempi, suoni di un file audio di qualsiasi formato. Senza parlare poi dei numerosissimi sequencer midi, player audio, metronomi, emulatori di tastiere (come quella di “Final Countdown”), ecc. Senza contare che per ciascuno dei programmi sopraelencati esiste un alter ego che implementa o toglie altre funzioni. Insomma, c'è di tutto. Ed è tutto gratuito. Ad un primo approccio può non essere immediato e semplice fare funzionare una macchina Linux, ma come tutte le cose, basta abituarsi. Ed allora potrete così dire di avere fatto fare alla macchina quello che volevate voi, non quello che decide lei. I risultati sono sorprendenti, ve lo garantisco. Ed a chiunque fosse interessato fornisco volentieri supporto per provare a registrare con Linux. Un sito interessante che vi consiglio, qualora foste interessati ad approfondire il discorso è il seguente: www.stefanodroghetti.co.nr è il miglior blog sul tema della registrazione su Linux. Ciao e grazie per lo spazio!

christian.vanet@gmail.com


di Veruska BaronI

La voce dei lettori

HEAVY METAL... is the law! L'Heavy Metal è un genere di musica rock, dal ritmo fortemente aggressivo e potente, da qui deriva l espressione italiana “metallo pesante”. L'origine del termine, in riferimento al genere musicale, risale al 1971, quando il critico Lester Bangs, nella recensione di un concerto dei “Blue Oyster Cult”, lo usò per descriverne il sound sferragliante. Per quanto mi riguarda,la vera nascita del termine HEAVY METAL, è da ricondurre agli STEPPEN WOLF ed alla loro celeberrima “BORN TO BE WILD”, song inclusa nella colonna sonora del film EASY RIDER , in questo brano infatti compare la frase: ”I like smoke and lightning Heavy metal thunder Racin' with the wind” riferita al rombo delle moto bicilindriche usate dai riders. L'Heavy metal detiene il singolare primato, di essere l'unica vera musica improponibile del pianeta; qualsiasi altro genere, perfino il liscio, vanta qualche tipo di dignità accademica, o valore sociale, per avere un posto d'onore sulle copertine delle riviste musicali “serie”, mentre l'H.M, continua ad essere il cugino Brutto, Stupido e Cattivo, della musica di fine millennio. I gruppi metal vengono visti oggi, come 30 anni fa, i primi gruppi punk: ”Gentaglia che non sa suonare o se sa suonare, fanno della musica insopportabile”. Questo trend è giunto al paradosso, che non appena una Metal Band, raggiunge il successo di massa, cerca subito di scollarsi di dosso, quella scomoda etichetta “Metal”, negando a tutti i costi la sua origine, diventando Rock, oppure Crossover, tutto fuorché il maledetto Heavy Metal (vedi i Metallica). La carta vincente del metallo è quella di toccare aree istintive, scaturendo emozioni primitive. Il Metal non è solo musica, ma soprattutto stile di pensiero e cultura, per questo, annovera una popolazione che sopravvive nel tempo e nelle generazioni, che a quanto mi risulta non esiste per nessun altro tipo di musica di massa. Il metallaro viene spesso ghettizzato, nello stereotipo del nerd capellone, con giubbotto di pelle, seppur vero in certi casi, in realtà la divisa metallara o il tipo fisico, non esiste, i metallari si mimetizzano perfettamente nella massa. Paradossalmente il metallaro è un onnivoro, pronto e curioso, nel ricevere impulsi dal mondo esterno ed a filtrarli, distorcendoli attraverso una sensibilità tutta particolare. Nei brani metal, sono piuttosto comuni i temi di natura esoterica, lo scontro continuo tra bene e male in toni apocalittici, utilizzando un linguaggio fantastico, il quale permette di trattare metaforicamente, le durezze della vita reale, senza tuttavia ricercarne una rappresentazione realistica, a differenza del Blues. L'H.M si è contrapposto alla cultura hippy degli anni 60 “peace and love”, la luce è stata sostituita dall'oscurità, l'ottimismo dal cinismo, arrivando in alcuni casi, a trattare il satanismo (Black Metal),contrapposto al cristianesimo (White Metal); rendendo il messaggio, più profondo e penetrante, dal punto di vista personale e interiore. Le caratteristiche anticristiane e demoniache, di alcune band, hanno portato numerose critiche al

Metal, in generale, spesso accusato di essere diseducativo. Per la maggior parte dei fan però, l'immagine del male, non costituisce il messaggio dell'Heavy Metal, ma solo il mezzo d'espressione, utilizzato da alcuni gruppi, che in molti casi, utilizzano l'aspetto diabolico o malvagio, come connotazione esplicitamente auto ironica. Il mostro Eddie, delle copertine degli Iron Maiden, ad esempio, è raffigurato con un linguaggio visivo, più simile ai fumetti, che al simbolismo reale, proprio dei riti satanici. Molti giornali e opinionisti, trattano questo tema, formando l'opinione comune, che gli album H.M, spingono chi li ascolta ad adorare il diavolo o a suicidarsi. Caso limite quello che capitò, negli anni ottanta, ai Judas Priest: due ragazzi si spararono in macchina, dopo aver ascoltato un brano della band. Uno dei giovani sopravvisse e accusò il gruppo di questo folle gesto che fu però, dal giudice, attribuito all'effetto dell'alcool; decise inoltre, che il messaggio subliminale delle loro canzoni non era prova attendibile. Perciò i Judas Priest vennero assolti. Nel 2000 dopo gli omicidi commessi, dalla setta lombarda, “Le Bestie di Satana” è sdoganata anche in Italia e alimentata dai media, la convinzione che i testi contenuti nei brani Heavy Metal, siano in grado di spingere all'omicidio, considerando più rilevante il legame della setta con la musica Metal, che con l'uso di alcool e droghe. Molte copertine degli album, dei Cannibal Corpse e di altri gruppi estremi, sono state censurate in molti paesi del mondo, così come quella di “God Hates Us All”. In India la commercializzazione del penultimo album degli Slayer è stata addirittura vietata, come lo sono i Metallica in Giordania. Nei paesi islamici, ove vige la teocrazia, l' Heavy Metal è stato oggetto di bando, in tutte le sue forme, seguirlo è motivo d'arresto. Il Metal è per sua stessa natura eccessivo, sia nel male che nel bene, basti pensare agli assoli velocissimi, al volume, altro elemento essenziale dell'iconografia Heavy Metal di cui i Manowar, sono detengono all'oggi, il guinness dei primati, raggiungendo i 129,5 decibel (più di un aereo a reazione ). In conclusione, dal mio punto di vista, anche se esistono giustificazioni, all'intolleranza ed ignoranza, della gente nei confronti dell'Heavy Metal, basterebbe porre l'accento, più sulla bellezza di un genere, caratterizzato dalla bravura dei suoi artisti, sull'emozione viscerale, che solo un riff di chitarra elettrica sa dare e sulla carica sconvolgente che scaturisce da un assolo di batteria, per capire quella che secondo me è la vera essenza dell'Heavy Metal.

www.metallus.it www.wikipedia.com

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STASERA CHE SI FA?

Concerti Beat Bop

www.beatbop.it 18 e 19 marzo - Festa privata - Cannero (VB)

Disco Beat

www.discobeat.it 25 febbraio - Millenium Pub - Tradate (VA) 15 marzo - Portici - Laveno (VA)

Funk you

www.myspace.com/bandfunkyou 22 gennaio - Barac e Burdel - Bardello (VA) 29 gennaio - Ponderosa - Castelseprio (VA) 10 febbraio - Sottosopra - Luino (VA) 19 febbraio - Giobia - Ispra (VA) 25 febbraio - Ritmia - Crema (CR) 3 marzo - Paprika - Dalmine (BG)

Green Fairy Minstrel

www.musicaceltica.org 17 marzo - Università della birra - Azzate (VA) 26 aprile - Festa privata - Tradate (VA)

Jane Doe

www.myspace.com/janedoe 18 febbraio – MIV– Varese (VA) 25 febbraio – Ponderosa – Castelseprio (VA)

Vuoi pubblicare i concerti della tua band? Scrivi a: redazione@musicsecrets.it

QUIZ MUSICALI

Misura la tua preparazione sulla teoria, sull’armonia e sugli strumenti musicali

1. Quando si usa il doppio diesis (##)? 2. Che cos’è la clave? 3. Che cos’è l’alterazione di precauzione? 4. Qual è la nota caratterisica del modo lidio? 5. Che cos’è un tetraccordo? 6. Da quanti tetraccordi è formata una scala maggiore? 7. Che cos’è una modulazione armonica? 8. Che ruolo ha il basso elettrico? 9. Come si chiama l’intervallo di un’ottava tra DO e DO#? 10. Che cos’è il ‘Turn Around’? Le soluzioni saranno disponibili sul sito www.musicsecrets.it da venerdì 11 febbraio

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Fino al 9 gennaio Mostra dei Presepi presso la Prolocomotiva Stazione Fnm Sabato 5 domenica 6 marzo 31° Carnevale Gaviratese per le vie del Centro Storico Lunedì 21 marzo, 4 aprile, 18 aprile e 2 maggio Vagone del gusto presso la Prolocomotiva Stazione Fnm


di Elisa e Davide

LET’S PLAY!

Metti alla prova la tua cultura musicale:

Sei un vero fan dei Pink Floyd? 1) In che anno nascono i Pink Floyd? □ 1963 □ 1965 □ 1966 □ 1968 2) Cos’è raffigurato sull’album “Atom Hearth Mother”? □ Una lampadina □ Un maiale □ Una mucca □ Una farfalla

SUDOKU MUSICALE Il SUDOKU MUSICALE consiste nel riempire le caselle vuote con una nota (C=Do D=Re E=Mi F=Fa G=Sol A=La B=Si) o con un segno di alterazione (b=bemolle #=diesis) rispettando 3 REGOLE: 1 – una nota/ alterazione non si ripete nelle caselle sulla stessa colonna verticale 2 – una nota/alterazione non si ripete sulla stessa riga orizzontale 3 – all’interno dello stesso riquadro 3x3 le note/ alterazioni non possono ripetersi

3) In che anno Syd Barrett esce dalla band? □ 1967 □ 1968 □ 1970 □ 1971

F C G D # G

4) Come si intitola il primo singolo pubblicato? □ Eclipse □ See Emily play □ Arnold Layne □ Learn to fly 5) Come si chiama il protagonista del film “The wall”? □ Bob □ Pink □ Tommy □ Roger 6) In che anno si è svolto lo storico “Live at Pompei”? □ 1969 □ 1971 □ 1972 □ 1974 7) Quale celebre brano termina con queste parole: “Together we stand / Divided we fall”? □ Wish you were here □ Comfortably numb □ Hey you □ Astronomy Domine Le soluzioni saranno disponibili sul sito www.musicsecrets.it da venerdì 11 febbraio

Giochi&Tempo libero

A b A

E D

D C

E E

E b

D A C

b C F

B F #

FACCIAMOCI DUE RISATE... Una band si ritrova al bar dopo le prove; al momento di ordinare il bassista chiede al barista: "Una tonica"... e gli altri: “Era ora!!!” Qual'è la differenza tra un banjo ed una motosega? La motosega ha una gamma dinamica maggiore.

L’ANGOLO DELLA SINCOPE “Ho provato una chitarra in legno tassello!” (MASSELLO) “Ti ricordi il significato della sigla B.P.M.?” “Certo! Significa Batti Piedi e Mani!!!” (BATTITI PER MINUTO) “Come si chiama la figura ritmica composta da un ottavo, un quarto e un altro ottavo?” “Lo so, la sintassi!!!” (SINCOPE)

Tel. 347 7911795

*Attenzione: fatti realmente accaduti

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Mi Fa Musica n.4  

Rivista trimestrale dell'Associazione Culturale Music Secrets

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