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I lavori proposti da Mirko Lamonaca in questa Wunderkammern appartengono alla serie La città dimenticata, che l’artista ha creato seguendo le suggestioni di due autori da lui molto amati: l’architetto e pittore tedesco Stefan Hoenerloh, con le sue dettagliatissime città immaginarie abbandonate e lo scrittore Dino Buzzati, un autore che più di ogni altro ha saputo descrivere l’inquietudine e la solitudine dell’uomo contemporaneo utilizzando la metafora della città, nel racconto La città personale. È proprio la sensazione di solitudine e di vuoto, unita alla intrinseca incomunicabilità, da cui peraltro l’uomo non sembra volere uscire, ad informare le opere che Lamonaca propone. Le sue città modulari appaiono attraverso una nebbia onnipresente, diventano volumi di luci ed ombre, di spazi pieni che creano strade vuote, incroci inabitati, appartamenti deserti. Solo sporadicamente dalla nebbia, che rende impossibile anche solo collocare questo luogo in un determinato tempo, pensarlo all’interno del continuum spazio-temporale, immaginarlo come un luogo in cui i tramonti succedono alle albe, in cui la vita segue un certo corso, appare una solitaria figura umana, incapace di opporre una reale fisicità allo spazio che la circonda, destinata a non incidere – se non in maniera assolutamente irrilevante – nel contesto che abita, di fatto limitando la propria interazione con lo spazio che lo circonda a mera presenza materiale, senza alcuna possibilità di interscambio sociale o di contatto umano. Non siamo di fronte ad un titano che fronteggia un destino avverso capitatogli in sorte, ma più semplicemente ad un abitante di uno spazio costruito dall’uomo ma sinceramente disumano e disumanizzante, in cui la piccola figura umana appare necessariamente come un elemento di passaggio, più uno spettatore che un attore. La città che l’artista ci propone è uno spazio mentale, un non-luogo che ognuno di noi, anche quando fende la folla delle nostre città reali, può avere dentro di sé, una solitudine indefinita e distante, di cui spesso quasi non ci accorgiamo, da cui spesso non sappiamo neppure come allontanarci. Aldo Torrebruno


Loretta, 2008


Metropolis, 2013


Passaggio, 2013


Sabato sera, 2013


Dalla finestra, 2012


Esquela militar, 2015


Hotel De Dreamo, 2013


L’ultima porta, 2012


Ospedale infantile, 2014


Palazzo del Governo, 2015 Plaza Aureliano BuendĂ­a, 2015


Hortus, n. 1/24, n. 4/24, n. 5/24, 2015


Biblioteca, 2016 Camera delle idee, 2016 Dalmine, la Storia n. 1/13, 2015 Gli adoratori della luce, 2015


Quadreria, 2016


Qual è il ruolo che le Arti Visive hanno oggi, all'interno della società? Essenziale e allo stesso tempo deteriorato. Essenziale lo è sempre stato, dall’inizio della storia dell’uomo. Oggi, più che mai, l’atto della visione è forse il più potente mezzo di comunicazione, se vogliamo. L’offerta che ci è proposta, con i mezzi di comunicazione attuali, è talmente vasta che è diventato difficile, quasi impossibile, osservare, con il dovuto tempo, qualcosa. Si guarda, si scorre, si corre persino, e si ricorda poco. Tutto dura il tempo di uno sguardo. Quale rapporto deve avere il tuo lavoro con lo spazio espositivo? Amo i musei. Sia come luoghi di esposizioni di arte sia come oggetti d’arte in sé. Amo talmente i musei da aver loro dedicato un intero progetto di miniature ambientate in ricostruzioni di musei immaginari, surreali. Provo persino timore, a volte, visitando mostre e collezioni: c’è un senso di inquietudine che spesso attraversa le sale di questi luoghi. Prediligo gli spazi espositivi ampi, luminosi e spogli. Mi piace che le opere non siano troppo ingombranti rispetto alle dimensioni delle pareti. Il vuoto attorno all’opera non è solo spazio: è la sua cornice perfetta. Come vedi oggi il rapporto tra artista e rete web, che ancora una volta mette in discussione l'unicità dell'opera riproducendola e diffondendola? Ritengo che oggi sia imprescindibile. Non è possibile fare a meno del web, delle sue potenzialità. Internet è un mezzo formidabile per poter proporre il proprio lavoro, attraverso innumerevoli canali (social, siti, blog, magazine). Il prezzo da pagare è ovviamente anche alto: la possibilità di riproduzione del lavoro altrui è alta, e soprattutto il numero ormai smisurato di artisti limita la possibilità di scelte mirate e attente. Allo stesso tempo, e forse proprio per questa ragione, internet garantisce fruibilità e diffusione fino a poco tempo fa persino impensabili.


Mirko Lamonaca è autodidatta, dopo dieci anni di pittura nel 2008 trova nella fotografia un mezzo più consono al mio estro. La fotografia, tuttavia, è solo un mezzo per dare vita ai suoi lavori, eseguiti utilizzando miniature ambientate. Temi principali sono le rappresentazioni urbane (La città dimenticata) o, progetti recenti e tutt’ora in corso, i musei ricostruiti (Il ladro di anime, Dalmine e il lavoro in fase di realizzazione Giganti). Ha esposto in varie città italiane (Milano, Roma, Ferrara, Genova, Alessandria) e all’estero (Bruxelles e Berlino) collaborando con alcune gallerie d’arte.

microLive18 aprile - 7 maggio 2016 +INFO http://www.microbo.net/event/mirko-lamonaca Wunderkammern effimere Curatela | Anna Epis e Aldo Torrebruno Presentazione | Aldo Torrebruno Allestimento | Anna Epis e Lorenzo Argentino Partners | microbo.net | Circuiti Dinamici Milano


2016

Mirko Lamonaca  

Wunderkammern effimere

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