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Donatella Sarchini

Wunderkammern effimere


Donatella Sarchini Wunderkammern effimere
 CURATELA Anna Epis e Aldo Torrebruno PRESENTAZIONE Aldo Torrebruno
 ALLESTIMENTO Anna Epis e Lorenzo Argentino Spazio espositivo microLive via Giovanola 19/c Milano
 19.06-06.07.2017


Il rapporto tra analogico e digitale è, nelle opere di Donatella Sarchini in mostra in questa Wunderkammern, il correlativo di quello tra realtà attuale e la particolare realtà che anima i nostri ricordi. Il ricordo infatti ammanta di una patina particolare e deforma la realtà che è stata, ricostruendo una realtà sovrapposta, a volte leggermente spostata rispetto a quella vissuta. Qualcosa di analogo accade ad esempio nei tre libri che compongono l’opera letteraria 1Q84 di Haruki Murakami, in cui viene proposta una realtà che solo per qualche dettaglio, per qualche microspostamento non coincide con la realtà attuale. Allo stesso modo il digitale rappresenta la possibilità di creare, sovrapponendo alla realtà vissuta di una foto – la sua versione ricordata, che può essere differente anche solo per i dettagli cromatici più sfumati, oppure perché gli oggetti si sovrappongono, si spostano, si duplicano, grazie all’intervento dell’artista attraverso gli strumenti digitali. In questo modo la realtà viene realmente spostata di poco, in una dimensione quasi-attuale, chiamando sia l’artista sia lo spettatore ad interrogarsi sulle opere, a chiedersi cosa ci sia di reale in queste immagini e in che senso il ricordo le ha cambiate, quale rappresentazione della realtà il ricordo ci stia offrendo. Si scopre così che forse, come in certi racconti di Borges (si pensi alla raccolta Finzioni), il tessuto che intesse realtà e ricordo, è molto più stretto rispetto a quanto la nostra razionalità voglia pensare, che spesso il ricordo, proprio per il suo spostare, duplicare, modificare, sia una versione della realtà che evidenzia in maniera più efficace i punti salienti, ciò che davvero merita di essere ricordato, ciò che davvero c’era d’interessante. L’artista dosa sapientemente l’intervallarsi dei due piani con le sue foto e ci chiama ad una contemplazione non passiva, ma che ci interroga continuamente, ripercorrendo i fili – analogici o digitali che siano, che ha sapientemente intrecciato per noi. Aldo Torrebruno


Il sogno del cigno


Campagna umbra


Luci nella notte


Il prato della mente


Le sorprendenti vie della memoria


La dimensione del ricordo


Energia della luce


Frattura nello sguardo


Il tempo che fu


Inverno


La casa fantasma


La ninfa 
 del Lago


Paesaggio in corsa


Senilità 



Terre desolate


Viaggio nella notte


Vigilia 
 di Natale


Qual è il ruolo che le Arti Visive hanno oggi, all’interno della società? Viviamo in una società sempre più fondata sull’immagine, e quindi assai ricca di potenzialità espressive e comunicative, ma che di conseguenza è anche pervasa da molteplici ambiguità e aberrazioni, che fanno sì che “ciò che non è visto, non esiste”. Quindi le Arti Visive in primis hanno il compito di mostrare e svelare ciò che si cela dietro alla semplice visibilità delle cose, delle persone e degli accadimenti. Ma affinché possa realizzarsi tutto questo, l’Arte deve avere come imprescindibile prerogativa l’onestà intellettuale e la sua tutela. L’Arte non deve contribuire a costruire o a sostenere menzogne; la sua funzione è quella di rivelare al mondo che non solo il re, ma ogni altro essere vivente è nudo.

Quale rapporto deve avere il tuo lavoro con lo spazio espositivo? Credo che lo spazio espositivo ideale per il mio lavoro sia un luogo intimo, raccolto, ben illuminato ma silenzioso, dove il visitatore possa sentirsi invitato con naturalezza a entrare nelle mie opere, e a farsi un viaggio personale dentro di esse per confrontarsi con le tematiche che esprimono.

Come vedi oggi il rapporto tra artista e rete web, che ancora una volta mette in discussione l’unicità dell’opera riproducendola? Sono cosciente del fatto che il Copyright sia un problema. Ma, fatte salve le solite ovvie precauzioni, non temo la diffusione – e quindi il pericolo della riproducibilità – delle mie opere in rete. Prima di tutto perché ho fiducia nei siti web culturali che gentilmente ospitano le mie opere, e poi perché oggigiorno rinunciare alla diffusione via web sarebbe come tenere i gioielli in cassaforte. E io non temo affatto di indossare, ogni giorno e ovunque, le mie opere.


Il progetto raccontato dall’artista “Quando scatto una foto non faccio semplicemente una foto, dipingo un quadro. E’ il mio sguardo che dipinge, prima ancora della mia mano, e per me i pennelli informatici sono del tutto assimilabili ai pennelli tradizionali.” La dimensione del ricordo è una categoria impalpabile della memoria, e come tale tende progressivamente a svanire. Nella dimensione del ricordo anche i colori delle immagini si attenuano, come in una stampa fotografica che sia stata imprudentemente e a lungo esposta alla luce del sole, e che quindi, oltre a perdere in saturazione, tende a virare verso un bianco e nero imperfetto, che tuttavia conserva ancora qualche pallido riflesso cromatico dalla consistenza perlacea. Le immagini nel ricordo si sovrappongono, si deformano, o addirittura si moltiplicano, nel tentativo di ricostruire ciò che i nostri occhi hanno percepito quando erano calati nel vissuto concreto di particolari atmosfere. Cosa possiamo affermare che sia realmente vero, in un ricordo? Cosa possiamo invece supporre che sia stato, più o meno inconsciamente, trasformato e rielaborato? L’ardua sentenza non spetta ai posteri, ma a noi stessi – a come eravamo, e a come siamo ora.

Donatella Sarchini è un’artista digitale, fotografa, pittrice e scrittrice, che vive e lavora a Milano, sua città natale. Fotografa amatoriale da sempre, ha visto l’avvento della fotografia digitale come possibilità che le ha dischiuso orizzonti inaspettati. Pur continuando anche a dipingere con tecniche tradizionali, recentemente utilizza le sue foto digitali per creare quadri mediante elaborazioni grafiche di vario genere. Scrive racconti e testi poetici, alcuni dei quali pubblicati in antologie. Da qualche anno coltiva un progetto complesso di collegamento tra scrittura e immagini, cercando di creare immagini da cui possa prendere avvio la narrazione di una storia, mettendo in scena sensazioni profonde, coinvolgenti, che siano in grado di calamitare lo sguardo e di condurlo, lungo un cammino intimo e segreto, fino alla dimensione del racconto.


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