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INCHIOSTRO E SAGGEZZA FIERA DI SENIGALLIA ON THE F(AIR) WORKAHOLICS REFLECTIONS OF LIFE TOY CAMERA: LA MIA CITTÀ

ISSUE #3 - SPRING/2010

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Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure. (Italo Calvino, “Le città invisibili”) Circa un anno fa, su queste pagine, abbiamo cominciato a parlare liberamente e senza troppi vincoli della nostra città per mezzo della fotografia. Il nostro progetto ha ormai mosso i primi passi e sta crescendo, piano piano. Oggi è forse venuto il tempo di confrontarci nuovamente con i nostri desideri, con le nostre paure e con le nostre idee. Fino a oggi, Milano Città Aperta ha dato spazio agli sguardi e alle sensibilità più diverse. Se da un lato, un approccio di questo tipo ha avuto il merito di aprirci a nuove e molteplici prospettive, crediamo sia venuto il momento di intraprendere un più uniforme e coeso. Ovviamente, l’identità di una città sfugge sempre a qualunque tentativo di definizione. Non vogliamo tentare di arrivare a un’impossibile ultima prospettiva sul reale. Desideriamo semplicemente continuare a camminare, osservare ciò che ci circonda da diversi punti di vista ma allo stesso tempo cercare di capire più noi stessi, riprendere possesso dello spazio nel quale viviamo attraverso uno sguardo che scavi più nel profondo, grazie a un discorso che metta in relazione diverse prospettive, lungo un cammino fatto di domande e risposte.

ARTI E MESTIERI INCHIOSTRO E SAGGEZZA Chiara Catellani

FIERA DI SENIGALLIA Patrizia Todisco

SQUARCI

In questo quarto numero di Milano Città Aperta, ancora ricco di sguardi differenti, raccontiamo il passato di Milano attraverso le immagini di un luogo impregnato di storia e arte del novecento come la “mitica” stamperia di Giorgio Upiglio. Ci interroghiamo sul futuro della nostra città di fronte agli inquietanti luoghi della vecchia Fiera, monumento e memoria dello sviluppo economico della città nel secondo dopoguerra, ora rasa al suolo per lasciare spazio a un faraonico progetto residenziale. Raccontiamo il cambiamento di Milano attraverso la storia di uno dei suoi luoghi simbolo, la fiera di Senigallia, che lotta per l’esistenza come tutte le ultime realtà alternative ancora rimaste in vita. Ci lasciamo trasportare dal movimento incessante delle persone, delle luci e dei colori attraverso gli esperimenti fotografici “Reflections of life” e “Toy camera”, tentando di trasfigurare l’immaginario convenzionale sulle metropoli. E infine, parliamo di una grave forma di “dipendenza da lavoro” che affligge milioni di persone in tutto il mondo e che ha in Milano uno dei suoi avamposti più agguerriti (“Workaholics”). Buona visione.

Niccolò de Mojana

ON THE F(AIR) Edoardo Hahn

WORKAHOLICS Francesco Nencini

OLTRE MILANO REFLECTIONS OF LIFE Masiar Pasquali

TOY CAMERA: LA MIA CITTÀ Giovanni U Aloisi


INCHIOSTRO E SAGGEZZA

Chiara Catellani

Dettagli - preparazione del colore, il rullo, la spatola, le garze

ISSUE #3 - SPRING/2010


L’opera d’arte credevo una volta che fosse scatto, nervi, improvvisazione; invece ora m’accorgo che è pazienza: rifare, riudire, ritornare. Arturo Martini Questa serie di fotografie è il risultato di alcune mattine e pomeriggi passati nel laboratorio di via Fara dove da anni ha sede la storica stamperia di Giorgio Upiglio, fondata nel 1962, e da subito ritrovo dell’avanguardia artistica italiana. Giorgio Upiglio, da molti considerato il miglior stampatore d’Europa, inizia il suo apprendistato a 13 anni e nel 1950, appena diciottenne, acquista il suo primo torchio. Abbandona quasi da subito la grafica editoriale e pubblicitaria per dedicarsi esclusivamente alla stampa d’arte, realizzando incisioni di De Chirico, Fontana, Giò e Arnaldo Pomodoro, e libri d’artista per Duchamp, Man Ray, Mirò, Giacometti, Calder, César, Paladino. Di molti di questi artisti diventa non solo collaboratore, ma complice e amico, compagno di strada. Il laboratorio è uno di quei luoghi che mettono soggezione, ma che al tempo stesso infondono una profonda tranquillità: nell’aria i concerti di musica classica di Radio3 e l’odore degli inchiostri, dei solventi, della carta umida. È un luogo che è difficile abbracciare

per intero all’inizio, o per lo meno per me è stato così. Ho dovuto prendere confidenza partendo dalle piccole cose: gli attrezzi e i ripiani di lavoro, i torchi, gli archivi, le geometriche successioni dei raccoglitori. E poi il lavoro delle mani, e i numerosi riti da compiere sempre uguali, senza fretta. Perché l’incisone è una tecnica che richiede pazienza, l’accettazione dei tempi imposti dai processi chimici presuppone la non onnipotenza dell’uomo, l’estrema precisione del lavoro manuale è un’abilità che arriva con gli anni. Forse l’incisione è una tecnica che rende saggi. Giorgio Upiglio è uomo riservato e sobrio, un padrone di casa dotato di quel senso dell’ospitalità spartano e autentico che ha reso il suo laboratorio un luogo unico. Si percepisce che da quel luogo sono passate molte persone, persone che hanno lì speso del tempo importante, giornate e notti a fumare, lavorare, discutere. Incontri che hanno lasciato tracce di un’energia creativa e vitale che tuttora si respira. Giorgio Upiglio è soprattutto un milanese di quelli di grande umanità e grandissima coerenza etica, con un’idea del dovere e del piacere del fare che dà senso ai piccoli gesti del lavoro quotidiano: il mestiere dello stampatore o il mestiere del vivere.

Il lavoro delle mani – l’abilità e la ritualità

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Dettagli - il piano di lavoro

Dettagli -la vasca degli acidi

Dalla lastra incisa al foglio stampato

Il lavoro delle mani – la precisione e la pazienza

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Ordine e ripetizione geometrica – griglie per asciugare i fogli e cassetti con i caratteri, maiuscole e minuscole

Da sinistra Perché il gallo è uno solo? Sotto, un manifesto di Giorgio Upiglio Il laboratorio – torchi in primo piano e il signor Upiglio appare per la prima volta

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Ritratto del signor Upiglio

Il lavoro delle mani – il tempo e l’intimità

Ritratto della cagnolina Tari

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Chiara Catellani Il torchio – l’uomo e la macchina

Chiara Catellani nasce a Parma nel 1978 e si trasferisce a Milano per studiare comunicazione visiva al Politecnico. Dopo la laurea lavora per alcuni anni nell’ambito della disabilità mentale e contemporaneamente sviluppa progetti personali nell’ambito performativo, tra danza e nouveau cirque. Dal 2008 torna ad occuparsi di fotografia: lavora a Milano come assistente. Come freelance realizza ritratti, foto di paesaggio e reportage. Per saperne di più... Guarda il servizio online Commenta il servizio sul blog di MilanoCittàAperta Contatti: sito web email

Il torchio – meccanica del movimento

Pubblicato su MiCiAp: Inchiostro e saggezza

Il torchio – panno steso sul torchio a riposo, buio, sipario

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FIERA DI SENIGALLIA

Patrizia Todisco

Scarpe che raccontano storie vissute

ISSUE #3 - SPRING/2010


Scoprire la Fiera di Senigallia, o “Sinigaglia” secondo alcuni, ed avventurarsi dentro le dinamiche di questo luogo, è stata un’affascinante sfida. Se si osserva, se ci si sofferma, se si guarda attentamente, si riesce a penetrare il visibile e a intuire che forse non è (o non era) semplicemente un luogo di vendita e rivendita. Entrare in contatto con le persone che la popolano, interagire con loro tra una foto e l’altra, mi ha permesso di capire i problemi che attualmente presenta questa “manifestazione”. Da sempre un’istituzione a Milano, la Fiera è stata costretta dall’Amministrazione comunale, alcuni anni fa, a un trasferimento forzato dalla sua sede storica in Darsena (a causa dell’apertura del cantiere – da tempo peraltro bloccato - per la costruzione del nuovo mega parcheggio), all’attuale sede davanti alla stazione di Porta Genova. Questo spostamento, così come molti altri nel corso dei decenni ha contribuito a snaturare lo spirito della fiera stessa, diventata oggi, di fatto, un mercatino sempre meno conosciuto e che lascia spazio a situazioni di degrado. Parlando con alcuni dei protagonisti di questa realtà, il senso di abbandono e di mancanza di garanzie territoriali dà l’idea della trasformazione che la nostra città sta subendo sotto la pressione esercitata dalle numerose speculazioni immobiliari che hanno ormai distrutto tutte le piccole realtà commerciali e artistiche della zona dei navigli, in particolare, e della nostra Milano, in generale. Poco importa che la Fiera di Senigallia fosse famosa anche all’estero al punto da esser citata in molte guide come luogo caratteristico da visitare.

Orologi “senza” tempo

La Fiera comunque ha saputo adattarsi accogliendo, da entrambe le parti dei banchetti, persone di varie etnie che hanno trovato un buon equilibrio nel condividere questi nuovi spazi. Molti frequentatori di un tempo non riconosceranno forse quella romantica situazione passata, ma ritroveranno, nel bene e nel male, quella capacità della fiera di essere lo specchio di una società che cambia, pur non rinnegando le sue tradizioni. Dallo sguardo rivoltomi da alcuni, ho letto le loro insicurezze sul futuro di questa realtà e la voglia di continuare a esser e parte di una tradizione che ci porta, come in una macchina del tempo, in un continuo viaggio tra il presente ed il passato.

La nobiltà non ha prezzo

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Sguardi persi nel vuoto

Vintange ed oltre

Venditore di Biciclette

Di tutto un pò

Il venditore di ricordi

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Patrizia Todisco Padre e figlio

Patrizia Todisco nasce a Milano nel 1960. La fotografia è il suo strumento di indagine sociale che la porta a riflettere sulla realtà che la circonda entrando in contatto visivamente, e non solo, con i personaggi che incontra sul suo percorso. Una sua immagine è stata pubblicata sulla rivista Digital Camera di Novembre 2009 ed è arrivata seconda al Concorso indetto dal Comune di Cesano Boscone CesArt con il tema “Integrazione Razziale”. Per saperne di più... Guarda il servizio online Commenta il servizio sul blog di MilanoCittàAperta Contatti: email

Un abito per ogni occasione

Pubblicato su MiCiAp: Fiera di Senigallia

Luigi e la sua amica inseparabile sempre sorridenti

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ON THE F(AIR) Edoardo Hahn

ISSUE #3 - SPRING/2010


La città cambia. Nel suo cuore. Sull’area dismessa della vecchia Fiera di Milano, all’interno del progetto Citylife, verranno costruiti quasi un milione di metri cubi tra abitazioni e uffici. Qui sorgeranno i nuovi grattacieli di Libenskind, Isoszaki e Hadid. Questo luogo è stato il fulcro della vocazione industriale, commerciale e di innovazione della città. Le prime strutture risalivano agli anni Venti del secolo scorso e qui si sono svolte le più importanti manifestazioni fieristiche della città. Nella vecchia Fiera, ora abbattuta, si è realizzata un’importante fetta della storia cittadina e non c’è milanese che non abbia dei ricordi collegati alla sua presenza.

di spaesamento che sempre più mi avvolgeva. Camminando in queste enormi strutture vuote, ho viaggiato non solo attraverso i resti di una civiltà industriale e di uno stile che va a morire, ma anche dentro me stesso, in una sorta di personale “cuore di tenebra” conradiano. Ero nel cuore oscuro di questa città che, nonostante le apparenze, è sempre in movimento, anche se spesso sembra non avere ben chiara la direzione da prendere.

Nell’estate del 2005 ho avuto l’opportunità di realizzare un saggio fotografico al suo interno prima della sua chiusura e del suo smantellamento. Era durante il periodo estivo, non c’erano manifestazioni, e i grandi padiglioni, le sale riunioni, i corridoi erano deserti. Ogni tanto incontravo qualche guardia giurata come unica presenza umana. Entravo la mattina come dentro il ventre di un’enorme balena e qui, accanto all’intento documentaristico, è via via cresciuto il bisogno di raccontare attraverso le immagini il senso

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Edoardo Hahn Edoardo Hahn nasce a Torino nel 1962 ma vive a Milano da ormai più di un decennio. E’ autodidatta e il mestiere di fotografo è solo l’ultimo di una serie di altre avventure. Ha lavorato per numerose agenzie fotografiche tra cui, per citarne solo alcune, Marka (la prima) e Grazia Neri (l’ultima). Attualmente lavora come freelance. A chi gli domandasse perché fa il fotografo, Edoardo risponderebbe che lo muove l’istinto di creare diverse prospettive di percezione e attraverso di esse cercare di comprendere il mondo che lo circonda. Per saperne di più... Guarda il servizio online Commenta il servizio sul blog di MilanoCittàAperta Contatti: email Pubblicato su MiCiAp: On the f(air)

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WORKAHOLICS Francesco Nencini

ISSUE #3 - SPRING/2010


Quello che è certo è che i milanesi passano più tempo al lavoro che altrove, abitano più i loro uffici che le loro dimore. Chissà se lo fanno per necessità, per assuefazione, per senso del dovere o perché il lavoro è il loro personale rifugio da una realtà che poco li appaga. Chissà se a casa c’è qualcuno che li aspetta per cena e se chiusi nei cassetti di quelle scrivanie ci sono sogni nascosti, mescolati alle carte. I Workaholics sono dei veri e propri Cavalieri del Lavoro disposti a rinunciare al loro tempo libero e alle loro distrazioni sempre e comunque. La loro linfa vitale si sviluppa da seduti, di fronte a quel monitor che li risucchia magneticamente, tra quei fogli accumulati sulla scrivania. Sembra che il loro solo obiettivo sia produrre, produrre, produrre. Finché recessione non li separi. A Milano i Workaholics ci sono nati o invece ci sono arrivati in pellegrinaggio, convinti che la “Cattedrale del Lavoro” avesse qualcosa da offrire loro. Sono diventati fedeli alla cultura calvinista della città, che si è impossessata delle loro emozioni e della loro anima, annichilendoli fino all’abbruttimento. Per vederli, quando la luce del giorno cala, basta camminare per la città e gettare lo sguardo oltre le finestre dei palazzi in vetro. Faccia a faccia, ci renderemo conto che, tutto sommato, anche noi siamo come loro e consumiamo gran parte della nostra quotidianità di fronte al monitor di questo computer da cui io vi sto scrivendo e attraverso il quale mi state guardando.

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Francesco Nencini Francesco Nencini, regista pubblicitario e fotografo, è nato a Firenze ed emigrato nel nord Italia via Nuova York dove si è diplomato al Filmmaking Program della New York University. Il suo libro “I Non Luoghi”, pubblicato da Silvana Editoriale, ha vinto il Primo Premio Assoluto ad Orvieto Fotografia. Nel 2008, Francesco è stato invitato alla sezione Descubrimientos di Photo Espana a Madrid e selezionato tra i finalisti del Festival Voies Off di Arles. Il suo progetto “Workaholics” è stato tra i lavori premiati dal bando di Polifemo Fotografia “Il lavoro nell’Italia contemporanea”. Per saperne di più... Guarda il servizio online Commenta il servizio sul blog di MilanoCittàAperta Contatti: sito web email Pubblicato su MiCiAp: Workaholics

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REFLECTIONS OF LIFE Masiar Pasquali

ISSUE #3 - SPRING/2010


Marinetti, nel Manifesto del Futurismo, con chiarezza e lucidità, ha espresso le tendenze della società del momento e previsto il nostro brutto presente: la frenetica e dissennata rincorsa tecnologica, la glorificazione della guerra e del militarismo, il mito della velocità, la distruzione della cultura, dei musei e delle accademie. E’ impossibile non vedere gli effetti tangibili di questi modelli di pensiero nella vita quotidiana. I gesti e i volti della gente per strada portano incisi i segni di questa nuova società. Nel mio girovagare per Milano ho cercato di fotografare “l’incrocio di vite” che si realizza nei riflessi dei vetri dei mezzi pubblici e delle fermate dei tram (non sono doppie esposizioni o fotomontaggi). I passanti che ho ritratto sono ignari pezzi di un puzzle di vite che si intersecano e si compenetrano dialogando inconsapevolmente tra di loro. Diventano così protagonisti di storie improbabili ma possibili, uno specchio di sofferenze comuni, l’icona della Milano di oggi.

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Masiar Pasquali Masiar Pasquali nasce nel 1983 da padre italiano e madre iraniana. Cresce a Follonica, una cittadina di mare in Toscana. A 18 anni si trasferisce a Milano, dove attualmente vive e lavora come fotografo freelance per la musica (Gianna Nannini, Daniele Silvestri, Avion Travel, John de Leo), il teatro (Piccolo Teatro di Milano), cronaca (Iberpress Photo Agency, Emblema), compagnie di danza (Sanpapiè, Danae festival) e eventi (Milano Film Festival, Public Design Festival). Ha inoltre al suo attivo numerose mostre personali, tra cui spersi|dispersi|immersi, reflections of life, live!, 100 scatti in musica. Per saperne di più... Guarda il servizio online Commenta il servizio sul blog di MilanoCittàAperta Contatti: sito web email Pubblicato su MiCiAp: Reflections of life

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TOY CAMERA: LA MIA CITTÀ Giovanni U Aloisi

ISSUE #3 - SPRING/2010

Senza Memoria


La mia città è un gioco, non a caso è realizzato con una “toy camera”. Un gioco, non uno scherzo. Per i bambini il gioco è un’attività maledettamente seria. Play in inglese, jouer in francese indicano non solo il “giocare” ma anche il “rappresentare” un’opera artistica, sia essa teatrale, musicale o di altro genere. Ed ecco come per magia, che la città, attraverso la lente di una toy camera, come in una finzione scenica o in una trasfigurazione onirica, si trasforma ed esplode in un gioco di colori e forme, trasformando la Mia Milano, tradizionalmente narrata come grigia e un po’ austera, in una città colorata e estremamente fluida. La Mia città è un modo di guardare alla realtà reinventandola: si aggiungono strati con le doppie esposizioni, si scoprono colori e forme altrimenti invisibili, si arriva a togliere un po’ grigio ad un città troppo spesso bistrattata dal luogo comune.

Via Hoepli

La tradizionale tela bianca, in questo divertissement , lascia il posto alla cellulosa della pellicola fotografica che, nell’era digitale, sa ancora sorprendere con impressionanti colori e permette a una visione onirica estetizzata di prendere forma (e colore). Ma non prendiate troppo seriamente la Mia città che, in fin dei conti, come un caleidoscopio, è soltanto un gioco a cui è affidato non il compito non di documentare, ma la capacità di stupire. In fondo Milano è bella, basta saperla guardare, cercare e, perché no, “reinventare”. Corso Plebisciti

Da sinistra Viale Romagna Piazza Caiazzo

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Cripta di San Giovanni in Conca

Piazza Dateo

Via Vittor Pisani

Piazza Leonardo da Vinci

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Giovanni U Aloisi Giovanni Aloisi nasce a Milano nel 1974. Scatta il suo primo rullino nel 1983 durante un viaggio negli Stati Uniti, mentre è del 1995 la sua prima reflex. Nel 2006 aggiunge al suo corredo la prima “Toy Camera” da cui, pur non abbandonando il mondo reflex, non si separa più. Fotografo per passione, ha fatto dell’esercizio e della sperimentazione la sua scuola. Una sua fotografia è stata esposta nel 2007 alla Fnac in occasione della “maratona fotografica del 2007”. Firma i propri lavori fotografici con la lettera U in omaggio a un nomignolo dell’infanzia. Per saperne di più... Guarda il servizio online Commenta il servizio sul blog di MilanoCittàAperta Contatti: Via Pergolesi

sito web email Pubblicato su MiCiAp: Toy Camera: la Mia città

Da sinistra Senza memoria Piazzale Loreto

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Milano Città Aperta è un progetto aperto a chiunque desideri collaborare. MilanoCittàAperta è un progetto aperto a chiunque desideri collaborare. La logica editoriale prevede circa 12 immagini per servizio, ma consigliamo di spedirne anche di più (20-30), affinché la redazione sia in grado di formarsi un’idea più precisa del lavoro e di operare una selezione migliore. I file devono rispettare i seguenti parametri: orizzontale max 800px, verticale

Redazione info@miciap.com

Filippo Ceredi

Direttore editoriale

f.ceredi@libero.it

max 533px. I servizi proposti vengono giudicati sulla base dell’unità tematica e formale. Le immagini di ciascun servizio devono quindi: 1) trattare un tema specifico che riguardi la città di Milano; 2) mostrare coerenza interna nella scelta di colori, toni, formato e qualità dell’immagine

Nicola Bertasi

(specialmente se si utilizzano supporti diversi all’interno dello stesso progetto).

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Le immagini devono inoltre essere accompagnate da un testo di max. 2000 battute che illustri

Alfredo bosco

l’oggetto e il taglio del servizio.

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Nel caso in cui il servizio sia selezionato per la pubblicazione, la redazione di Miciap mantiene il

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Milano Città Aperta - Issue#3 - Spring/2010