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ESTATE 2014

MAGAZINE DELL’AREA VACANZE VALLE ISARCO

IL SORGERE DEL SOLE IN MONTAGNA Uno spettacolo speciale della natura sul Monte Cavallo di Vipiteno DOLOMITI RANGER Come famiglie possono scoprire in Alto Adige il mondo delle piante e degli animali

DIRETTAMENTE DALLA FONTE Le vie d’acqua, le fonti d’acqua minerale e le fonti sacrali della Valle Isarco


06 Mix up › › › › › ›

Il caseificio Capriz a Vandoies Culturonda® App Vino Il nuovo museo di Reinhold Messner L’ideatore degli occhiali di legno Il gusto della valle dei percorsi Progetto culturale “vecchia strada del Brennero”

08 Direttamente dalla fonte Le vie d’acqua in Valle Isarco, la forza delle fonti e le particolarità di due fonti d’acqua minerale della valle

13 L’alta via della Val di Fundres Michael Weissteiner, rifugista del Rifugio Ponte di Ghiaccio a Fundres, e le sfide quotidiane di un oste in quota

16 Camminare Spettacolo affascinante della natura: il sorgere del sole sul Monte Cavallo a Vipiteno

18 Storie di città I giardini segreti di Bressanone: una visita ai giardini fioriti nei conventi della città

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Fonti di vita: le vie d’acqua in Valle Isarco

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Vivere e camminare sull’alta via di Fundres

22 Enocultura in Valle Isarco Come un viticoltore della valle sfrutta le miniere di Fundres per invecchiare i suoi vini

24 Carciofo di montagna dell’Alto Adige Curiosità agricola: la coltivazione del carciofo sull’altipiano delle mele di Naz-Sciaves

26 Bici elettriche a Racines

Qualità Alto Adige. Di padre in figlio.

In bici con l’aiuto dell’elettricità: affrontare con facilità escursioni in quota con la bici elettrica

28 Castel Trostburg a Ponte Gardena Terese Gröber, l’anima di Castel Trostburg/Forte, e la sua vita da castellana

30 Dolomiti Ranger

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Uno sguardo nei giardini segreti di Bressanone

Come famiglie possono scoprire in modo divertente il mondo delle piante e degli animali delle Dolomiti

33 Valle Isarco: la valle dei percorsi 34 Info Informazioni su come arrivare, sul clima e i collegamenti

Speck Alto Adige/Südtirol IGP: una specialità unica con il sapore di una passione antica. tel. 0471 999 999 • www.suedtirol.info/prodotti

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Con la bici elettrica alle malghe di Racines

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Testo: Doris Brunner Foto: Alex Filz

Vista libera Sull’Alpe di Luson la vista è completamente libera: oltre due mila ettari di prati d’alpeggio su uno degli altipiani più grandi dell’Alto Adige. In questa infinità è facile trovare lo stacco dalla vita quotidiana e far scorrere lo sguardo verso l’infinito. Escursioni per famiglie e parchi giochi rendono la vita facile anche ai genitori, che assieme ai loro pargoli possono ammirare all’orizzonte l’affascinante mondo delle Dolomiti emerse dal mare primordiale.

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Voglia di caprino L’architettura dell’edificio del caseificio Capriz è particolare e sinuosa al contempo. Ricorda un enorme pezzo di formaggio su un paiolo di rame e lancia immediatamente un unico messaggio: qui tutto è incentrato sul formaggio e soprattutto sul caprino. Costruito esclusivamente con materiali ecologici come legno di cirmolo locale, rame e vetro, tuttavia la regionalità dei prodotti non riguarda solo il materiale di costruzione. Infatti Capriz come primo caseificio punta su caprini e formaggi morbidi di diverse varietà di alta qualità, prodotti da latte altoatesino. Nel caseificio vengono messi in primo piano i locali di produzione, il mondo interattivo e la parte museale, ma è possibile vivere da vicino la produzione stessa del formaggio. Il bistro, il negozio e il museo del caseificio Capriz sulla strada della Val Pusteria a Vandoies sono aperti ogni giorno dalle ore 9 alle ore 20. www.capriz.bz

12 esperienze enologiche L’Alto Adige è una piccola potenza nel mondo enologico italiano. Su una superficie minimale crescono 20 diversi vitigni, pluripremiati. Un viaggio attraverso l’universo enologico e alla scoperta del gusto enologico è possibile con l’app Culturonda® Vino per smartphone: 12 temi enologici, punti d’interesse e un’area di servizio con guida vini, video e cartine interattive, filmati e racconti portano gratuitamente a scoprire il mondo del vino altoatesino. L’app è scaricabile dal sito www.suedtirol.info

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Vista legnosa Pesa appena 13 grammi, è di legno altoatesino e nessuno è uguale all’altro: è l’occhiale di WooDone, l’accessorio più ricercato dei modaioli più all’avanguardia. L’occhiale viene costruito in assoluta precisione in oltre 50 fasi di lavorazione a mano. La parte anteriore e le asticelle sono pezzi interi in legno impiallacciato. WooDone è stata fondata da due ragazzi della Valle Isarco, Thomas Oberegger e Klaus Tavella, che a Varna vicino a Bressanone nella particolare casa WooDone hanno anche allestito uno showroom. Chi non ha bisogno di occhiali da vista, può scegliere tra gli occhiali da sole in noce, ciliego o acacia dell’Alto Adige. www.woodone.it

Il gusto della valle dei percorsi Con profumi o esperienze gustative spesso colleghiamo determinati luoghi. Il vino bianco fruttato di Novacella, l’intenso formaggio grigio prodotto dal caseificio Pranteralm a Vizze, le castagne calde del Törggelen – tutti questi sono aromi della Valle Isarco. Chi sono i produttori, come vengono prodotti e quali sono i loro gusti, lo si può scoprire grazie ai percorsi d’esperienze “prodotti regionali e i loro produttori”. Escursioni guidate, incontri con i produttori, visite e degustazioni sono l’occasione per gustare appieno la Valle Isarco: il latte dei masi di montagna sono in primo piano sul sentiero del latte nella zona delle malghe Gitschberg-Jochtal, che porta lungo un sentiero tematico da Valles fino all’Alpe di Fane, dove il 30 e 31 agosto 2014 si svolge la Festa del latte nel piccolo paese di baite e malghe. www.valleisarco.com / Valle dei percorsi / I percorsi avventura

ALLA SCOPERTA DEL BRENNERO

Il museo più alto di Reinhold Messner Il sesto e ultimo dei Messner Mountain Museum sta nascendo al Plan de Corones a Brunico a 2.275 metri d’altitudine, diventando il più alto della serie di musei del famoso alpinista. MMM Corones è stato progettato dalla famosa architetta Zaha Hadid. Per ridurre al minimo l’impatto sul paesaggio montano, gran parte delle sale sono state sistemate sotto terra. I tre piani espositivi sono dedicati al tema della roccia e alla vita di Reinhold Messner, che vengono trattati attraverso numerosi pezzi della sua collezione. L’apertura di MMM Corones è prevista per l’estate 2014. www.mmmcorones.com

La zona del passo del Brennero è al contempo confine di stato, luogo d’incontro di culture diverse, monumento politico e luogo di sosta. Il progetto transfrontaliero “Vecchia strada del Brennero” mostra tutte le sfaccettature della vita a nord e a sud del Brennero. I punti di maggiore interesse vengono messi in evidenza con tavole informative, come la chiesetta di S. Barbara a Colle Isarco, uno scrigno dell’epoca d’oro delle miniere. Dieci strutture ricettive tra Colle Isarco e Gries informano con angoli dedicati sulle particolarità culturali e storiche come impianti di risalita, mercati e le poste, oppure puntano sull’arte e la letteratura sviluppatesi attorno al passo. Numerose manifestazioni come incontri con autori o sfilate di moda fanno rivivere nuovamente la strada del Brennero. www.altebrennerpassstrasse.eu


Testo: Doris Brunner  Foto: Oskar Zingerle, Alex Filz

Direttamente dalla fonte 8

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Sanct Zacharias - Brennero

H2O: due atomi di idrogeno, un atomo di ossigeno, la fredda formula chimica dell’acqua. Acqua è molto di più di una formula. Da millenni l’acqua è riconosciuta come fonte di vita, la base del Creato. Alla scoperta della via dell’acqua in Valle Isarco, la particolarità di due fonti d’acqua minerale e i luoghi di forza legati all’acqua.

S

focia nel Mare Adriatico, ma nasce al Brennero. Il passo alpino non separa solo due stati, bensì rappresenta uno spartiacque naturale. Qui si divide il bacino idrografico dei fiumi Inn e Danubio che corrono a nord delle Alpi e che sfociano nel Mar Nero dal bacino idrografico a sud delle Alpi, i cui fiumi corrono verso il Mediterraneo. Nella parte più a nord della Valle Isarco ha inizio il ciclo vitale idrografico dell’Italia settentrionale, una realtà che è di grande responsabilità. Gli abitanti della Valle Isarco ne sono pienamente coscienti e sono molto attenti alla qualità dell’acqua. Le caratteristiche geologiche della valle sono favorevoli: qui dai rubinetti sgorga in primo luogo acqua potabile proveniente da fonti naturali, non acqua di superficie che deve essere depurata prima del consumo. L’acqua della Valle Isarco viene filtrata attraverso vari strati di roccia primordiale. Durante il suo percorso attraverso il terreno e l’atmosfera, l’acqua viene arricchita di gas, minerali, sali e ioni. Questa mineralizzazione è fondamentale: un alto contenuto di ferro lascia un leggero retrogusto metallico. Più alto il contenuto di sodio, più intenso il gusto salato dell’acqua, mentre risulta leggermente amara acqua ricca di solfato. L’acqua di ogni fonte si differenzia in gusto, odore ed effetto, e l’acqua della Valle Isarco ha notoriamente una qualità particolarmente buona. La normale acqua potabile che sgorga dal rubinetto, la famosa “acqua del sindaco” per intenderci, in Valle Isarco ha un gusto ancora più naturale che altrove. In valle nascono anche due delle 10

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Comune

Brennero

Luogo

Terme di Brennero

Altezza

1313 m

pH

7,52

Temperatura dell'acqua

22 °C

Classificazione

acqua termale leggermente mineralizzata

Sorgente Plose

cinque acque minerali dell’Alto Adige: la fonte Plose sull’omonima montagna sopra Bressanone e la fonte Sanct Zacharias alle Terme del Brennero, l’unica fonte di acqua termale dell’Alto Adige. Dall’inizio del XX secolo tante celebrità soggiornarono nell’allora Grandhotel Bagni di Brennero, come i compositori Richard Strauß e Franz Lehar ed anche lo scrittore Henrik Ibsen. Un bagno curativo contro reumatismi o malattie della pelle, una cura d’acqua contro calcoli renali o pressione alta, un’inalazione per le malattie delle vie aeree – oggi le proprietà curative dell’acqua Sanct Zacharias sono riconosciute dal servizio sanitario nazionale. Lehar e Strauß sono stati tra i primi ospiti a riconoscere e credere nella forza dell’acqua termale: grazie al ritrovamento di monete, si sa che già i romani apprezzavano le proprietà della fonte. Molti secoli più tardi, nell’anno 1606 Zacharias von Geizkofler fece riaprire la fonte, dandole il suo attuale nome Sanct Zacharias. Da anni questo è anche il nome sull’etichetta dell’acqua minerale proveniente dalla fonte termale, imbottigliata da alcuni anni. La profondità della roccia dalla quale sgorga l’acqua Sanct Zacharias è l’elemento distintivo di quest’acqua rispetto ad altre acque. Un lento filtraggio e poi la fuoriuscita a oltre 1.000 metri di profondità dalla superficie terrestre, conferisce all’acqua straordinarie proprietà: alla fonte l’acqua ha una temperatura costante di 22 gradi, presenta un equilibrio eccellente tra tutte le sostanze contenute, è batteriologicamente pura e ha un valore ph neutrale di 7, cioè ne troppo acido ne basico, ma per l’appunto neutrale. L’acqua minerale non è soltanto salutare, ma può anche accentuare ed aumentare il gusto. “Proprio in combinazione con un ottimo vino o con un piatto squisito la scelta dell’acqua minerale giusta gioca un ruolo fondamentale, poiché il primo sorso di un’acqua neutrale può influenzare positivamente i nostri ricettori gustativi”, spiega lo chef stellato Heinz Winkler, brissinese di nascita, che ad Aschau im Chiemgau (D) gestisce un suo ristorante gourmet. Heinz Winkler preferisce il gusto leggero e vitale dell’acqua minerale Plose. Tra tutte le acque minerali dell’Alto Adige, questa ha la percentuale più bassa di minerali, proprietà che la rende particolarmente morbida e leggera. In questo modo l’acqua Plose si sottomette al gusto proprio delle pietanze e del vino, mentre altre acque minerali più ricche di sostanze possono influenzare e cambiare la percezione del gusto. Non bisogna dunque meravigliarsi se in numerosi ristoranti gourmet si trovi proprio l’acqua Plose e che in molte guide venga consigliata per accompagnare i vini. La bassa mineralità rende l’acqua Plose non solo una bevanda ideale per buongustai, bensì è particolarmente indicata per accompagnare terapie omeopatiche: gli agenti dei globuli non vengono influenzati dalla presenza di altre sostanze contenute nell’acqua.

Comune

Bressanone

Luogo

Plancios/Eores

Altezza

1820 m

pH

6,71

Temperatura dell'acqua

5,5 °C

Classificazione

acqua minimamente mineralizzata

Freschissima di fonte: l’acqua potabile dell’Alto Adige sgorga da 2.000 fonti naturali e fontane, solo lo 0,5 % è acqua di superficie arricchita e depurata.

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RIFUGIO PONTE DI GHIACCIO / EDELRAUTHÜTTE (2.545M) Il Rifugio Ponte di Ghiaccio è uno dei primi rifugi dell’Alto Adige, costruito nel 1908. Da qui partono sentieri verso i più grandi ghiacciai delle Alpi orientali come il Gran Pilastro, la Punta Bianca e il Mesulé. Il rifugio si trova lungo il percorso di alcune delle alte vie più belle, come quella europea e quella di Fundres. L’attuale rifugio sarà sostituito da una nuova costruzione più moderna; l’inizio dei lavori di costruzione non è ancora stato fissato. Apertura: metà giugno – inizio ottobre tel. 0472 653230; cell. 340 6604738 www.edelrauthuette.it, info@edelrauthuette.it

L’acqua non è solo un dissetante salutare. Per molte religioni e credenze popolari l’acqua ha effetti purativi e curativi. Acque e soprattutto sorgenti vengono da sempre venerati e luoghi di forza venivano costruiti vicino a fiumi e sorgenti – così anche in Valle Isarco. Numerose leggende e saghe raccontano di questi luoghi, come ad esempio quello delle Tre Sante Vergini lungo l’antico sentiero dei reti tra Rio di Pusteria e Maranza, uno dei selciati più imponenti dell’Alto Adige, dove si narrano di misteriose leggende attorno alle tre Vergini divine Aubet, Cubet e Querre: sembra che durante la loro fuga abbiano pregato per trovare un luogo ombreggiato per riposarsi e rifocillarsi e subito è nata una sorgente con vicino un ciliegio. Anche Bagni Tre Chiese a Barbiano è riconducibile ad un antico luogo sacro romano: dove oggi si ergono le tre chiesette attigue, una volta donne senza prole pregavano per avere bambini e si affidavano ai poteri magici dell’acqua che sgorgava da sorgenti leggermente radioattive. Quasi in ogni paesino della Valle Isarco esistevano gli antichi bagni contadini, che la popolazione utilizzava per lenire le proprie sofferenze: chi soffriva di disturbi gastrici o problemi agli occhi si recava al Bagno di Scaleres presso Varna, per disturbi gastrici e intestinali altri andavano a bere l’acqua amara di “Flitz” in Val di Funes, particolarmente ricca di ossido di ferro e acido solforico. Famosa in tutto il mondo e riconosciuta più che le sorgenti popolari, è la clinica Dr. von Guggenberg a Bressanone, fondata nel 1890, dove un tempo si recava l’alta nobiltà ed ancora oggi ospiti famosi per seguire le terapie Kneipp. Questo proprio per il fatto, che acqua è molto di più di soli due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. 

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Acqua per benessere: la forza dell’acqua è riconosciuta da secoli in Valle Isarco. Oggi la cultura dei vecchi bagni rivive con nuovi impulsi (www.badlkultur.it)

SORGENTI CURATIVE E BAGNI STORICI IN VALLE ISARCO › Tre Sante Vergini tra Rio di Pusteria e Maranza lungo il sentiero dei tigli › Fonte di San Nicolò e grotta di Lourdes a Luson › Bagni Tre Chiese a Barbiano: luogo sacra di origine pagana, oggi insieme storico con tre chiese attigue › Clinica Dr. von Guggenberg a Bressanone, fondata nel 1890 › Bagni Froy con sorgente di San Teobaldo a Gudon: antico bagno curativo, oggi centro giovanile › Bagni Bachgart a Rodengo: una volta bagni femminili, oggi centro terapeutico › Bagni Burgstall a Bressanone (non più esistenti) › Bagni di Medres a Campo di Trens: sorgente con cappella e vecchio bagno › Bagni Scaleres: antico bagno con sorgente per disturbi gastrici e agli occhi (non più esistenti) › Sorgente e cascata dell’acqua di “Flitz” in Val di Funes Informazioni su offerte di benessere con trattamenti e bagni sul sito: www.valleisarco.com / attività

Testo: Doris Brunner

Eroi in montagna Michael „Much“ Weissteiner d’inverno è insegnante di ginnastica e da 12 anni d’estate gestisce il Rifugio Ponte di Ghiaccio nei Monti di Fundres. Quali sono le sfide odierne per un rifugista? Cosa pensa dell’architettura moderna dei rifugi? E cosa non farebbe mai mangiare ai suoi ospiti? 13


Gran Pilastro

VIAE Lei conosce bene da decenni la vita di rifugio, visto che già i suoi genitori gestivano il Rifugio Ponte di Ghiaccio fin dal 1974. Com’è cambiata la vita del rifugista nel corso di questi anni? MICHAEL WEISSTEINER Negli anni ’70 dell’ultimo secolo non avevamo corrente al rifugio, la carne veniva interrata tra i sassi per mantenerla fresca. Con le leggi odierne sull’igiene questo non sarebbe più possibile. In compenso anche il rifornimento è stato molto agevolato: i miei genitori dovevano ancora portare in quota tutto con gerle e zaini, più tardi sono stati utilizzati cavalli per il trasporto. Dal 1980 è l’elicottero a portarci quasi tutto in quota, anche se l’insalata e la verdura fresca preferisco portarle su io a piedi. Comunque molto è diventato più facile, anche se qui in montagna ci sono anche momenti difficili. Sono cambiate anche le esigenze degli ospiti. Un tempo bastavano uno o due piatti in lista, un piatto di pasta e una zuppa di verdura. Oggi questo a nessuno basterebbe più. Ci sono dei piatti, che lei non metterebbe mai sulla lista menù? Siamo molto attenti a non produrre troppi rifiuti nella preparazione dei piatti che proponiamo. Così da noi non si trova la cotoletta milanese, poiché dovremmo utilizzare troppo olio da friggere, che poi va smaltito a parte. Per lei la gestione ecologica del rifugio è importante? È naturale che seguiamo una gestione ecologica, soprattutto quando si vive a così stretto contatto con la natura, si ha automaticamente una maggiore sensibilità. Oltre dieci anni fa abbiamo dotato il rifugio di una propria piccola centrale idroelettrica, con la quale riusciamo a coprire il 99% del nostro fabbisogno energetico. Solo in caso d’urgenza ci serviamo di un aggregato a diesel. Il Rifugio Ponte di Ghiaccio ha più di 100 anni e ci sono piani per una nuova costruzione, la cui architettura moderna ha suscitato molte polemiche. Qual’è la sua opinione sulla nuova architettura dei rifugi? Per me non è tanto importante l’aspetto esteriore, quanto la struttura interna e la funzionalità del rifugio. A oltre 2.000 metri d’altitudine un rifugio dev’essere costruito in modo tale da funzionare in modo ottimale dal punto di vista energetico e resistere alle intemperie a questa quota. Non serve a nulla avere un rifugio esteticamente bello, se poi si fa fatica a riscaldare gli ambienti. Con gli architetti brissinesi Matteo Scagnol e Sandy Attia, che hanno progettato la nuova costruzione, abbiamo collaborato molto bene. La nuova struttura progettata sicuramente mi piace, anche se si può sempre discutere su ciò che piace e non piace.

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Quali sono stati gli aspetti ambientali che sono stati considerati nel progetto del nuovo rifugio? L’utilizzo di energie rinnovabili è stato uno dei criteri perché il rifugio possa lavorare in autonomia energetica. Sono progettati impianti fotovoltaici e solari accanto alla centrale idroelettrica già esistente, ed inoltre un impianto eolico per la produzione di energia elettrica. Sul lato più ventato il rifugio avrà una facciata chiusa, mentre si apre nel versante più soleggiato. Dal punto di vista ecologico oggi la costruzione tradizionale di un rifugio con il tetto spiovente a scandole non è più adeguato. Per l’installazione dell’impianto solare c’è bisogno di una grande superficie, che può essere data solo da un tetto con la giusta inclinazione. Al contrario di una volta, oggi le possibilità e i materiali per una costruzione ecologica sono a disposizione, e noi le vogliamo utilizzare. Sono cambiati anche i compiti del rifugista? Per gli ospiti il rifugio in quota è l’unico possibile punto d’appoggio. Così anche il rifugista deve affrontare diversi compiti: bisogna fare il cuoco, l’elettricista, l’assistente sanitario e qualche volta anche il calzolaio se qualche scarpone si è scollato. Questo significa che bisogna avere molta fantasia e inventiva. Devo pensare in modo intuitivo e saper prendere decisioni in modo veloce e assumermi anche responsabilità. Se si rompe un tubo o si ferisce un ospite – devo sapere cosa fare. Si impara anche a programmare tutto: se faccio un errore o se mi dimentico di qualcosa, tutto si complica o costa tanto. La necessità è un buon maestro che ti fa sviluppare molte potenzialità. Bisogna proprio amare la vita in montagna. Quali sono per lei i momenti più belli al rifugio? Per molti la vita in rifugio è bella ed idilliaca, ma il romanticismo spesso lo vivono solo gli ospiti. Io lavoro quasi sempre 16 ore al giorno, spesso anche 20 ore. I momenti più belli per me e per i miei collaboratori sono quando a fine giornata possiamo dire di aver lavorato bene e di aver soddisfatto tutti gli ospiti. E magari, quando c’è un po’ meno lavoro e possiamo goderci con il bel tempo il sole e il panorama, ecco questo è davvero bello. Grazie per l´intervista, signor Weissteiner. 

Picco della Croce

Monti di Fundres

Vipiteno Fundres

Brunico

IL RIFUGISTA Michael „Much“ Weissteiner, nato nel 1967, è originario di Vandoies e vive a Bressanone. Ha studiato scienze sportive e fa l’insegnante di educazione fisica a Bressanone. Da 12 anni gestisce d’estate il Rifugio Ponte di Ghiaccio, aiutato dai suoi genitori e da un gruppo di studenti. È sposato e padre di due figli maschi.

Il Rifugio Ponte di Ghiaccio si trova lungo varie alte vie dell’Alto Adige e d’Europa. Solo i generi alimentari vengono portati in quota in elicottero, mentre gli escursionisti devono salire a piedi (aperto da inizio giugno a inizio ottobre). ➤ Dove le marmotte fischiano: l’alta via di Fundres è il sentiero ideale per coloro che amano paesaggi montani incontaminati. Tutto il percorso è riportato sulle cartine KOMPASS o Tabacco no. 037/036/033.

ALTA VIA DI FUNDRES I monti di Fundres sono ancora poco frequentati. L’Alta Via di Fundres da Vipiteno a Brunico passa per zone rocciose primordiali, corre lungo costoni e su pietraie, attraversa ripidi pendii ricoperti da prati e pascoli e offre viste panoramiche impressionanti dalle Alpi di Tures fino all’Ortles. L’Alta Via è lunga quasi 70 chilometri e supera 5.600 metri di dislivello. Per affrontarla bisogna avere buona condizione fisica, non soffrire di vertigini e avere esperienza in montagna. Il percorso è segnato con un cerchio rosso-bianco e si può fare in 6 tappe giornaliere. 1ª TAPPA Vipiteno – Giogo di Trens – Cima di Sengas – Malga Simile-Mahd Dislivello 1.600 m in salita, 500 m in discesa Durata 6 ore 2ª TAPPA Malga Simile-Mahd – Giogo di Sengas – Passo Val di Rudo – Rifugio Bressanone Dislivello 800 m in salita, 500 m in discesa Durata 4-5 ore

3ª TAPPA Rifugio Bressanone – Forcelle Steinkarscharte, Kellerscharte e Dan – Bivacco Brenninger Dislivello 1.000 m in salita, 1.100 m in discesa Durata 5,5 ore 4ª TAPPA Bivacco Brenninger – Forcella Geisscharte – Rifugio Ponte di Ghiaccio Dislivello 750 m in salita, 350 m in discesa Durata 4 ore 5ª TAPPA Rifugio Ponte di Ghiaccio – Forcella delle Vacche – Monte del Passo – Forcella della Sega Alta – Rifugio Lago della Pausa Dislivello 750 m in salita, 1.000 m in discesa Durata 6,5 ore 6ª TAPPA Malga Lago di Pausa – La Portella – Monte Sommo - Falzes Dislivello 550 m in salita, 2.000 m in discesa Durata 7 ore Informazioni dettagliate sul sito: www.gitschberg-jochtal.com / Escursioni / Alta Via di Fundres

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Testo: Renate Breitenberger  Foto: Oskar Zingerle

PER COLAZIONE SOLE E CAFFÈ Dalla nuova piattaforma panoramica sul Monte Cavallo di Vipiteno si gode la vista su quasi 3.000 cime delle Alpi di Stubai e dello Zillertal. Per agevolare la salita anche ad escursionisti meno allenati, da metà luglio a inizio settembre è a disposizione la seggiovia panorama. www.montecavallo.com

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Chi dorme non piglia pesci, ma si perde anche molte sensazioni uniche. Me ne faccio una ragione e cerco di scrollarmi di dosso il sonno mentre alle 5.00 del mattino cammino verso la stazione a valle di Vipiteno. Tutto dorme! Il ronzio delle gondole, bosco e prati illuminati dal chiarore della luna sopra di me, ultime stelle risplendono, piloni illuminati. Tutto sembra irreale, come la salita mezzo addormentato. All’arrivo alla stazione a monte una voce di uomo mi sveglia con un sonoro “329 metri di dislivello – un’ora di tempo”. Alle 6.00 devo essere là. Sopra la Cima Gallina il cielo si schiarisce già. In silenzio mi muovo assieme ad altri 15 escursionisti, che come ombre scure salgono lungo il sentiero incrociando il sentiero di Dolomieu fino alla cima (2.189 m). Dietro a noi la Cima di Stilves, il Putia e il Picco della Croce sono avvolti da nuvole rosa. Davanti a noi nella penombra arnica ed achillea e il cinquettìo di un uccellino. Ore 5.40. Arriveremo in tempo? Per sicurezza aumento la frequenza dei miei passi. Aria fresca sale dalla valle. La montagna di Vipiteno, dove d’inverno si scia, al momento è deserta. Ci siamo solo noi e un lama che bruca tranquillamente nel prato. Ancora tre passi ed ecco la croce. Vista panoramica libera verso Racines, Val Giovo, Vipiteno, Alpi di Stubai e Zillertal. Ci mettiamo le giacche a vento, iniziamo a fotografare ed aspettiamo. Cinque minuti, sette. Anche il sole aspetta e ci fa aspettare. Ma ecco lentamente le cime dietro a noi si illuminano ai primi raggi di sole.

Lentamente alle sei e dieci minuti, il sole arriva tra le nuvole e le vette, imperterrito, pieno di energia e di calore, socchiudiamo i nostri occhi. Nessuno parla. Rimaniamo in silenzio, ognuno assorto nei suoi pensieri e affascinato davanti allo spettacolo naturale attorno a noi, dove ogni raggio di luce illumina una vetta diversa, delineando all’orizzonte un’incredibile fronte di cime. Un momento di grande intensità emotiva che ci rende felici. Per il sole è un rito quotidiano, per noi un’esperienza unica. Rimango così per un po’ ed è come se il tempo si fosse fermato. Due, tre minuti. Nessuna foto. Sembra essere immersi nello spettacolo della natura e lentamente mi riscaldo. Da lontano si sentono le prime campane. Qualche passo più in basso c’è la colazione ad aspettarci. Chi dorme non piglia pesci, e chi si sveglia all’alba è felice, aggiungo io. 

VERSO IL SOLE Escursioni all’alba al Monte Cavallo, ogni mercoledì da fine luglio e metà settembre. Colazione sulla via del rientro. Escursionisti meno allenati posso prendere la seggiovia Panorama fino sotto la cima. Possibilità di escursione con la guida Gerhard Rainer. Prenotazioni entro martedì ore 16.00 (min. 15 persone): Stazione a valle (tel. 0472 765521, www.montecavallo.com) o Associazione turistica (tel. 0472 765325, info@infovipiteno.com). www.vipiteno.com

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Testo: Doris Brunner  Foto: Oskar Zingerle

GIARDINI SEGRETI Dietro ad alte mura di pietra si celano a Bressanone ampi giardini di conventi. Sono luoghi d’isolamento e di grande varietà, oasi di silenzio e di crescita, fioriti e riposanti al contempo. Un percorso attraverso aiuole e piantagioni altrimenti visibili solo dalla prospettiva a volo d’uccello. Lavanda viola e rose gialline delimitano le aiuole, dagli alberi pendono ciliegie rosso fiammante o mele verdi. Cespi d’insalata compatti sono allineati in lunghe file e vicino cresce incontrollato il basilico, nella serra le piantine di pomodori sembrano sospese con fili sottilissimi. Ovunque piante crescono e fioriscono in ogni forma e colore immaginabile avvolgendo tutto di profumi intensi. Palme a foglie sottili e viti ricoprono le alte mura di pietra che racchiudono gli ampi giardini dei Conventi dei Francescani e delle Clarisse a sud del centro storico di Bressanone. Un’oasi di pace, di cui Padre Jordan è il custode dal pollice verde. È lui che guida attraverso il giardino, raccontando la storia del convento sdoppiato. In un tratto vivono i monaci Francescani, nell’altro le suore Clarisse. Si tratta dell’antico Monastero delle Clarisse fondato nel 1230 come primo in terra di cultura tedesca. La clausura delle monache viene ancora oggi rispettata e l’unico contatto è attraverso una porticina di legno per lo scambio di viveri, biancheria e bigliettini. La parte meridionale di Bressanone è il quartiere ecclesiastico della città vescovile.

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Qui si trovano quattro conventi con grandi giardini e piccole chiese. Il fatto che gran parte di questo polmone verde di Bressanone è ancora di proprietà della Chiesa, lo ha preservato dalla cementificazione edilizia, che avrebbe sostituito gli alberi con case. Dietro le mura conventuali non si percepisce la movimentata vita del centro storico, lo stress rimane fuori. Una festa di pace, un luogo per la contemplazione. Ma i giardini non sono solo luoghi di silenzio, servono anche a nutrire suore e monaci. “L’insalata, la verdura e le mele del nostro giardino ci nutrono per tutto l’anno”, racconta Padre Jordan. I giardini conventuali da sempre servono per l’approvvigionamento, ma anche per trovare nutrimento spirituale e riposante. Ed inoltre sono luoghi di cultura dei giardini, dove monaci custodivano il sapere delle pratiche di coltivazioni mediterranee trasmesse durante il Medioevo ai nobili e al popolo. Nel giardino del Convento dei Francescani crescono ancora 19 varietà diverse di mele, talune antiche e rare, che non corrispondono più alle norme della melicoltura moderna. Vicino al laghetto delle ninfee fioriscono 90 varietà di gigli. Sembra quasi uno scrigno, dove si vuole preservare la diversità di tutte le specie volute dal Signore. In vasi di varie misure vengono coltivate le piante per le chiese. A Pasqua, la Festa della Risurrezione e della Vita, un mare di fiori incornicia l’altare. Una vera rarità è l’albero di pere Klara, nato da un piantone che Santa Chiara ha inviato nel XIII secolo alle sue consorelle di Bressanone.

➤ La fondatrice dell’ordine delle Suore Terziarie di San Francesco, Maria Hueber (1653-1705), è nata a Bressanone ed ha fondato qui anche la prima scuola per ragazze del Tirolo, aperta gratuitamente a tutte le bambine e ragazze. 19


➤ Nel giardino del convento delle Suore Terziare ci sono diverse fontane, come anche lo storico pozzo artesiano, dal quale arriva acqua freatica. ➤ La storia dei monasteri delle Clarisse e dei Francescani sono sorti praticamente insieme: nel 1235, quando Santa Chiara era ancora in vita, fu fondato a Bressanone il primo convento di Clarisse su territorio tedesco.

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Non così vecchio è il nodoso ulivo nel giardino del Convento delle Suore Terziarie di San Francesco, che dista solo pochi passi. Sembra che arrivi dall’Umbria l’ulivo di 200 anni, racconta la novizia Anna Elisabeth, ed indica un arco francescano di ferro battuto sistemato dietro al tronco, un arco a forma di sole dove si rifugiano gli uccelli. Anche in questo giardino un tripudio di fiori e piante, siepi rotonde e vasi in terracotta con piante e fiori. In mezzo, una fontana con la scultura della fondatrice dell’ordine, la brissinese Maria Hueber, e una fontana bianca a forma di fiore di loto, il simbolo della purezza e della completezza. Un sentiero spirituale attraversa il giardino, ecco un’aiuola a forma di labirinto, dove al momento fioriscono narcisi bianchi e tulipani gialli. Un giardino opulento ed ascetico al contempo, come espressione della spiritualità dell’ordine. Le piccole piantine d’insalata sono ancora coperte dal tessuto non tessuto per proteggerle da gelo. Appena saranno più grandi e mature riempiranno ogni giorno i piatti dei bisognosi. I doni del Signore sono a disposizione di tutti. 

VISITE GUIDATE “I GIARDINI NASCOSTI DI BRESSANONE” Da aprile a ottobre l’Associazione turistica di Bressanone offre visite guidate ai giardini conventuali e ai parchi. Informazioni presso Associazione turistica, Viale Regensburg 9, tel. 0472 836401; www.brixen.org ALTRI GIARDINI A BRESSANONE Giardino di Corte vasto frutteto con torri cinesi e giapponesi (non accessibili); è in fase di esecuzione un progetto per l’allestimento e l’apertura al pubblico del Giardino di Corte. Giardino dei Signori costruito secondo il modello dei giardini ornamentali italiani (adiacente al Palazzo Vescovile) Giardini Rapp ampio giardino alla confluenza di Isarco e Rienza Lido di Bressanone Zona ricreativa con mini-zoo a sud della città Giardino storico dell’Abbazia di Novacella Giardino barocco con aiuole di erbe aromatiche, voliera e stagno con pesci; visite guidate da maggio a ottobre; www.abbazianovacella.it

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Testo: Anita Rossi  Foto: Oskar Zingerle

Vini in miniera Cosa hanno in comune i minerali all’interno della montagna e la vendemmia lungo i pendii? La tenuta Röck a Villandro è un ottimo esempio di simbiosi tra uomo e montagna e dell’antica passione per la

ricerca e sperimentazione nel rispetto della natura.

Il sistema di gallerie della miniera di Villandro sopra Chiusa è lungo 18 chilometri. Come i minatori ricavavano minerali è oggetto delle visite guidate attraverso la galleria di Elisabetta. ➤ La tradizione enologica della famiglia Augschöll del maso Röckhof di Villandro è lunga 200 anni. Oggi per i loro vini puntano su una nuova cantina dagli accenti moderni.

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Nella zona vitivinicola più settentrionale d’Italia il terreno e l’esposizione al sole rappresentano le vere sfide per i viticoltori. Alcuni esperti assicurano che sono proprio la ripidità e le escursioni termiche tra notte e giorno a rendere così eccellenti i vini bianchi locali. A questa conclusione è giunto anche il contadino del maso Röckhof, che porta le sue migliori bottiglie di Riesling (“Viel Anders”) e di uvaggio di Gewürztraminer, Sylvaner e Pinot Grigio (“Caruess“) nelle viscere nascoste della miniera di Villandro per affinare nel corso di diversi anni l’aroma e il gusto dei vini. A 300 metri di profondità nella galleria di Elisabetta il vino matura in condizioni stabili per tutto l’anno con temperature tra cinque e otto gradi ed un tasso d’umidità costante del 45%. Ne nascono vini intensivi ed aromatici con note mineraliche. Ovviamente c’è voluto un po’ di tempo prima che il viticoltore abbia trovato le condizioni ideali per i suoi vini d’eccellenza. Prove in diverse profondità nelle gallerie hanno prodotto solo muffa sui tappi. L’ispirazione per questo metodo d’invecchiamento arriva dalla Wachau (A), dove viticoltori interrano le bottiglie in profondi buchi nel terreno. Fino all’arrivo della polvere nera attorno al 1650, schiere di minatori per secoli in ginocchio o sdraiati hanno scavato spesso solo per 12 metri all’anno nella montagna per ricavarne galena di piombo e di zinco, ghiaia di ferro e un po’ di argento. Oggi nelle gallerie dismesse, oltre ad ospitare i vini d’eccellenza, si può ammirare un mondo incredibile di una delle miniere più alte d’Europa, dove scoprire il mondo dei minatori e dei cristalli. La miniera del Monte di Fundres a Villandro viene nominata per la prima volta in un atto di donazione della metà del XII secolo, allorché il Conte Arnold von Greifenstein passò la proprietà all’Abbazia di Novacella. La miniera fu chiusa però solo nel 1908 dopo una sommossa dei minatori. Curiosa è stata la temporanea riapertura durante il Fascismo e la Seconda Guerra Mondiale per ricavarne zinco per le munizioni. Dal 1997 un gruppo di appassionati di Villandro cercano di riattivare la miniera dimenticata e di renderla visitabile al pubblica grazie ad un galleria didattica. L’entrata verso questo mondo sommerso fatto di vene metallifere della galleria Elisabetta si trova a 1.300 metri d’altitudine. La rete complessiva di gallerie è come un labirinto lungo quasi 18 chilometri che si sviluppa su un dislivello di 750 metri. Ben 700 metri più in basso della miniera il vigoroso viticoltore Konrad Augschöll si occupa della qualità delle sue viti a spalliera e a pergola. Si esercita nell’osservazione e nell’integrazione dei cicli naturali tra i vigneti e i castagneti, con un utilizzo coscienzioso di agenti chimici, distribuendo la vendemmia nel periodo tra ottobre e gennaio. Qui crescono solo vitigni tipici locali per continuare la tradizionale viticoltura dei suoi antenati. Fanno parte delle specialità del maso atavico del XV secolo anche storici vitigni autoctoni come il “Furner Hottler”, antico vitigno rosso dalla forza anarchica, che nella mescita del maso viene servito direttamente dalla botte. La mescita del maso Röckhof è aperto nel periodo del “Törggelen” da fine settembre all’8 dicembre. Nuovissima è la distilleria costruita accanto al maso dove vengono prodotti eccellenti grappe e distillati. L’esperienza della distillazione risale addirittura ai tempi del nonno, quando la grappa rappresentava una delle principali fonti di guadagno di contadini furbi, ma ovviamente era illegale e perciò avveniva in segreto. 

Il vignaiolo Come i suoi vini, vivaci, aromatici e persistenti, si può descrivere anche il vignaiolo di Villandro, Konrad Augschöll (annata 1961). Ha rilevato il maso Röckhof nel 1988 da suo padre, che principalmente allevava bestiame e faceva il vino per uso proprio e per i suoi ospiti durante il periodo del “Törggelen”. Dal 1998 Konrad vinifica in proprio e dai suoi 4 ettari di vigneti ricava ogni anno circa 20.000 bottiglie, di cui l’80% di vini bianchi. Gran parte del vino è venduto direttamente al maso, mentre il resto è distribuito in gastronomia. Konrad fa parte dei “vignaioli Valle Isarco” e dei “vignaioli Alto Adige”. Scoprire se il vino è stato influenzato dal vignaiolo o viceversa, lo si può capire parlando direttamente con l’appassionato vignaiolo. Ed è proprio la ricerca del contatto personale con gli amanti del vino al maso, in cantina o nella galleria a contraddistinguere Konrad Augschöll. Vini preziosi & minerali Vino e montagna: camminando dalla valle in quota si riesce ad apprezzare il lavoro di chi coltiva vino in Valle Isarco. In primavera e autunno si può partecipare ad escursioni guidate con visita alla miniera e con degustazioni in miniera (Associazione turistica Chiusa, tel. 0472 847424). Escursioni di media o alta difficoltà partono da Chiusa o Villandro lungo il sentiero delle miniere fino alla miniera di Villandro (www. bergwerk.it/it, tel. 345 3115661, visite guidate da fine aprile a fine ottobre). Nel pacchetto “Valle dei percorsi” sono descritti questi percorsi, come anche altre proposte di visite e degustazioni.

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Testo: Doris Brunner  Foto: Oskar Zingerle

Carciofi di montagna Un campo di carciofi sull’altipiano delle mele di Naz-Sciaves e le proprietà del carciofo alpino tirolese.

È proprio quello che non ci si aspetta: un campo di carciofi sull’altipiano di Naz-Sciaves. Il carciofo con il suo fiore è in prima linea una pianta mediterranea, dove viene coltivato da oltre 2.000 anni. L’altipiano di Naz-Sciaves è invece noto per le ampie piantagioni di mele, che qui ricoprono una superficie di quasi 270 ettari. Una giovane coppia di contadini che ha affrontato la sfida di sperimentare la coltivazione di carciofi. Stefan Gasser fa la guida naturalistica, ma è anche un contadino impegnato, mentre sua moglie Maria è agronoma diplomata. Assieme gestiscono il maso Oberegger-Hof a Valles, come anche il maso Braundornerhof a Sciaves in collaborazione con i genitori di Stefan. E proprio qui, a Sciaves, nel piccolo paesino con gli innumerevoli contadini coltivatori di mele, è nata la carciofaia. Forse il carciofo può rappresentare una valida alternativa alla coltivazione di frutta, alla viticoltura e all’allevamento di vacche da latte, le tradizionali fonti di guadagno dei contadini della Valle Isarco. Ad aiutarli è stato Fabian Schenk, agroingegnere, che nella sua azienda produttrice di giovani piante a Bressanone coltiva ogni genere di piante. Alcuni anni fa Schenk ha conosciuto negli USA alcuni contadini che coltivavano carciofi in una zona climatica fresca ed umida. Ha portato alcuni semi a Bressanone, ne ha coltivato piantine dando loro il nome di “carciofo alpino tirolese”. “Al maso dei miei genitori al maso Punterhof a Varna già da alcuni anni coltiviamo circa 150 piante di carciofo. I frutti e i fiori li abbiamo poi venduti al mercato contadino di Bressanone”, racconta Maria Sigmund Gasser. A 24

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metà maggio del 2012 Stefan e Maria Gasser si sono decisi di provare con una coltivazione più estesa di carciofi alpini tirolesi anche ad un’altitudine maggiore. E così hanno piantato 2.000 piccole piantine e dopo due mesi i tipici gambi con i frutti a forma di cestino avevano raggiunto un’altezza di un metro e mezzo. I frutti a rosetta e le foglie spinose degli steli, che possono raggiungere una lunghezza di 80 centimetri, rappresentano un colpo d’occhio insolito in Valle Isarco. Nel periodo da agosto a ottobre si raccolgono carciofi grandi come un pugno, quando le foglie esterne sono ancora ben chiuse. Crescono dai sei agli otto frutti per pianta. Se si lasciano maturare in campo, dal frutto nascono bellissimi fiori violacei a setole. Il tipico clima della Valle Isarco con giornate calde e notti fresche si è rivelato ideale non solo per il vino e le mele. “I carciofi hanno un sapore ancora più intenso con una punta di noce, molto più aromatico ed equilibrato rispetto ai carciofi mediterranei”, spiega Maria Gasser. Nei negozi specializzati nella vendita di prodotti regionali, al mercato contadino di Bressanone e nell’alta gastronomia il carciofo alpino tirolese è già molto conosciuto e presente. Anche se la sua preparazione non è così facile, ma i delicati cuori di carciofo hanno ormai conquistato i palati dei buongustai. Il carciofo tuttavia non è solo gustoso, ma anche salutare: la cinarina, un principio amaro, stimola il metabolismo di fegato e cistifellea, aiuta nella digestione e abbassa il colesterolo. “Al momento siamo ancora in una fase iniziale: sarà una sorpresa scoprire i risultati del raccolto e come si sviluppa la

richiesta”, spiegano Maria e Stefan Gasser. Hanno già molte idee su come affinare ulteriormente il carciofo alpino tirolese. “Magari sott’olio, una delizia”, spiega Maria Gasser. 

I suggerimenti per la preparazione del carciofo di montagna sono di Annares Huber dell`Hotel Ristorante Pacher ★★★★ di Novacella.

Preparazione del carciofo di montagna dell’Alto Adige Togliere le foglie esterne del carciofo, tagliare la punta e accorciare il gambo del carciofo di circa due centimetri. Quindi tagliare il carciofo a metà, togliere la barbetta ed immergerlo subito in acqua fredda con limone. Il carciofo pulito viene quindi marinato con olio d’oliva, timo e aglio e cotto sotto vuoto per 35 minuti. Far raffreddare il sacchetto sotto vuoto, in modo da mantenere intatto il colore del carciofo.

› Hotel Löwenhof, Varna › Hotel Pacher, Novacella › Oste scuro, Bressanone › Ristorante Fink, Bressanone › Hotel Elefante, Bressanone

I carciofi alpini tirolesi si possono gustare

A cosa s’accompagna il carciofo di montagna dell’Alto Adige? › come antipasto con carne salada, punte di rucola, scaglie di parmigiano, olio d’oliva e pepe › come primo caldo con riso Carnaroli: far cuocere il riso Carnaroli per 15 minuti in pentola, saltare in padella leggermente il carciofo e insaporire con Flor de Sal, porre una metà del carciofo assieme ad un caprino fresco sul risotto › come contorno il carciofo di montagna s’accompagna bene a carne d’agnello e di vitello, ad esempio in una rosticciata di carciofi e patate

Mercato contadino a Bressanone Il carciofo di montagna dell’Alto Adige è in vendita al mercatino contadino di Bressanone, che si svolge ogni sabato dalle 8 alle 13 in piazza Hartmann. Al mercato partecipano circa 15 contadini della Valle Isarco, che secondo la stagione offrono i propri prodotti dalle verdure ai formaggi. Da non perdere: una frittella contadina appena cotta!

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Testo: Renate Breitenberger

Polpacci atletici senza fatica

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Noleggio di bici elettriche a Racines Bar Soge, Casateia, cell. 335 6061698 Rent and Go Schölzhorn, Mareta, tel. 0472 656450, e alla stazione a valle Racines, tel. 0472 656147 Pizzeria Zum Sepp, Racines di dentro, tel. 0472 659161 Hotel Rainer, Val di Giovo, tel. 0472 765355 Gasthof Sonnenheim, Telves di sopra, tel. 0472 756728 www.racines.info Gite guidate con bici elettriche da metà giugno a fine settembre: leggere gite per neofiti, gite divertenti (media difficoltà) e gite giornaliere per esperti. Prenotazione e info: Rent and Go Schölzhorn, Racines, tel. 0472 659147, www.racines.info

BICI E CULTURA, UN BINOMIO DI VALORE

La ciclabile Brennero-Bolzano non attraversa soltanto il paesaggio vario della Valle Isarco, ma porta anche a scoprire veri e propri gioielli culturali. Lungo la via s’incontrano tre città affascinanti, Vipiteno, Bressanone e Chiusa, i cui centri storici meritano una visita. Saltano agli occhi durante il percorso anche i castelli Reifenstein/Tasso vicino a Vipiteno, uno dei castelli meglio conservati dell’Alto Adige con il Salone Verde appena ristrutturato, e Trostburg/ Forte a sud di Chiusa, che custodisce al suo interno una splendida sala dei Cavalieri. Sicuramente vale la pena di scendere dalla bici anche per visitare il forte di Fortezza per scoprire le casematte e le gallerie. Pochi chilometri più a sud una sosta è d’obbligo all’Abbazia di Novacella per gustare un bicchiere di vino della cantina dell’Abbazia e per visitare uno dei complessi conventuali più grandi del Tirolo. Per non perdere questi e altri monumenti lungo il percorso sono state installate colonnine informative in tre lingue che descrivono e raccontano le particolarità della zona.

A Racines la mobilità dolce è in primo piano grazie anche al progetto delle “perle alpine”. Questo significa centri senza traffico, servizio trasferimenti per ospiti e offerte eco-compatibili. www.alpine-pearls.com ➤

questo scatto, ma è divertente. Iniziamo a pedalare con più fiducia, cambiamo le marce e aumentiamo la spinta elettrica al 150% della forza motrice e con quasi 30 chilometri orari passiamo vicino al Museo delle miniere. Altro che mezzo per pensionati, queste bici elettriche! Il piccolo motore non si nota neanche sul telaio. Così pedaliamo con 12 chilometri orari su per la ripida stradina forestale sotto gli occhi attenti di due escursionisti. Con leggerezza passiamo vicino alla vecchia funivia, senza faticare e senza sudare. In questo modo ci rimane più tempo per ammirare il paesaggio attorno a noi: l’ampia val Ridanna, la cima del Monte Capanna, e lì la Cima del Tempo, boschi, a sinistra una genziana e poi il torrente impetuoso di Lazzago. Werner ci racconta che la bici elettrica aiuta il cuore e le ginocchia. Nessuna cima è troppo alta, se esiste un tracciato agibile. Detto fatto e ci viene anche voglia di salire fino alla Malga Gewingesalm, dove crescono orchidee, santoreggia e pulsatilla, o fino alla più isolata Malga Veitalm, dove corrono liberi maialini e agnellini. Con la forza dell’energia elettrica che aiuta a pedalare tutto sembra più facile. Le salite più ripide? Si superano cantando! 

È

normale essere scettici, quando per la prima volta si sale su una bici elettrica. Niente fiatone in salita. Ma come funziona? Non c’è da meravigliarsi: chi prova qualcosa di nuovo spesso viene deriso. È sempre stato così, ad esempio con il fondo e il nordic walking diventati ormai sport popolari. Basta aspettare un po’ di tempo e la stessa cosa succederà con le bici elettriche. Incontriamo Werner, la simpatica guida di bici del noleggio “Rent and Go” a Mareta, che si è abituato agli sguardi scettici dei neofiti delle bici elettriche, ma anche alle grida allegre dopo le prime pedalate. Werner ci suggerisce per iniziare una gita sul vecchio tracciato delle miniere o forse meglio ancora su alla Malga Aglsbodenalm ai margini del torrente, le cui acque impetuose arrivano dai ghiacciai. Decidiamo di salire alla Malga Stadelalm nella valle Lazzago, un tour di 20 minuti fino a quota 1.630 metri, poiché non ci fidiamo del tutto. E se a metà percorso dovessimo iniziare a spingere? Ma lo scetticismo sparisce ben presto. Dopo tre pedalate la bici ha un leggero sussulto, come se qualcuno da dietro ci desse una spinta. Bisogna farci l’abitudine a

Vom biker estremo a quello più tranquillo, dal mountain biketrail alle ciclabili: la Valle Isarco è la destinazione ideale per ciclisti. Cartine, suggerimenti e depliants sono disponibili su www.eisackbike.info o www.suedtirol-rad.com

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Testo: Till Krause  Foto: Kiril Semkov

Il castello e la sua anima T

erese Gröber ha passato tutta la sua vita a Castel Trostburg/ Forte a Ponte Gardena. Ha vissuto il trasferimento dei conti e l’arrivo di turisti. Una castellana molto speciale. Terese Gröber non ha nessun titolo nobiliare. Viene chiamata la “Trostburg-Tresl”, perché ha passato tutti i suoi sessantaquattro anni a Castel Trostburg, che sovrasta Ponte Gardena. Un nomignolo che lei si è conquistata con il duro lavoro. Da tutta la sua vita accudisce il bestiame, coltiva i campi attorno al castello con attrezzi che utilizzavano in parte ancora i suoi bisnonni. È l’ultima abitante del castello, che ha 700 anni di storia. Sembra quasi che il castello e la Tresl vivano in simbiosi. Le callosità delle sue mani e le rughe attorno ai suoi occhi raccontano della fatica del lavoro, tuttavia Tresl emana una grande pace interiore. Ed è in suo possesso l’ultima chiave del castello. Castel Trostburg/Forte è da cartolina con l’intonaco di calce chiara, i tetti di tegole, le imposte rosso-bianche, al centro la torre quadrata, il torrione, gli “erker” e la sfera di bronzo in cima al tetto. Tresl è seduta sulla panca vicino all’entrata in ferro battuto e dice: “Ognuno al mondo trova il suo posto, il mio è qui”. L’ultimo Conte von Wolkenstein-Trostburg si è trasferito oltre quarant’anni fa, perché mancavano i soldi. Tresl ricorda ancora la partenza, aveva vent’anni allora ed era molto triste. Tutti quei bei racconti della Contessa Maria! Roma, il mare, Monaco. Tresl ha conosciuto il mondo solo attraverso i racconti della Contessa Maria. Lei invece non si è mai spostata dal castello! Oggi Castel Trostburg/Forte è di proprietà dell’Associazione “Südtiroler Burgeninstitut”, che ogni anno investe 200.000 Euro per il mantenimento del castello. Tetto nuovo, intonaci da rifare, svuotare le cantine. Senza l’associazione il castello sarebbe in rovina. E senza Tresl sarebbe uno degli ottocento castelli e residenze nobiliari dell’Alto Adige. Non paga alcun affitto all’associazione. In compenso si occupa della fienagione, dei frutteti, del vino, dei campi, del bestiame e da alcuni anni anche dei turisti. Arrivano a piedi a Castel Trostburg/Forte dopo una salita di venti minuti sull’antico sentiero di lastricato con profondi solchi lasciati dai carri. Tre volte al giorno Tresl guida attraverso il castello. La prima visita guidata è alle undici, quando Tresl ormai è sveglia da sei ore ed ha già accudito le mucche e fatto il burro. Puntualmente per le visite cambia gli abiti da lavoro con una bella camicetta da festa. I visitatori arrivano con il loro abbigliamento da montagna, 28

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orologi tecnologici e scarpe impolverate per fare foto della sfarzosa sala dei cavallieri, della chiesetta con i suoi affreschi, dell’enorme torchio, la pressa per il vino più grande dell’Alto Adige. Quando mai si ha l’occasione di conoscere una vera castellana? Che ha ancora vissuto il periodo dei nobili e ne può raccontare? Tresl si meraviglia, perché i visitatori trovano la sua vita più interessante dello splendido soffitto a cassetta nella sala di rappresentanza. “Io qui ci abito solo”, dice con stupore. Il presidente dell’associazione, Carl-Philipp Barone Hohenbühel, chiama Terese Gröber “la buona anima del castello”. Anima, è vero. Ed è l’anima quella che rimane per sempre. Tresl ha accudito qui i suoi genitori fino alla loro morte, i suoi cinque fratelli se ne sono andati, sposati altrove. Anche lei ha avuto diverse proposte di matrimonio. S’intuisce che dev’essere stata una ragazza carina, diligente e molto credente. Ma avrebbe dovuto seguire il marito e lasciare il proprio posto. “Non è possibile, chi si occupa poi del castello?” è la domanda che Tresl si pone. “Sono solo l’amministratrice”. Nata e cresciuta qui, ma lei abita vicino al castello, nel tratto a sud, vicino alla stalla. Il resto del castello è della famiglia dei conti, anche se se ne sono andati da molto tempo. La seconda visita guidata inizia. Tresl riesce a raccontare storie in ogni ambiente, qui tracce di fiaccole sul muro, lì la cappella dedicata a Sant’Antonio Abbate, il patrono degli animali domestici. Conosce il blasone dei Trostburg, sa perché il menestrello Oswald von Wolkenstein, i cui antenati vivevano qui, è rimasto con un occhio solo. Quando si salgono le ripide scale interne, tutti si aggrappano alla ringhiera, non così la Trostburg-Tresl. 

“Sono solo l’amministratrice...”

MUSEI DEI CASTELLI DELL’ALTO ADIGE CASTEL TROSTBURG/ FORTE

Castel Trostburg/Forte sopra Ponte Gardena è uno dei castelli più imponenti dell’Alto Adige. Costruito nel XXII secolo, è stato fortificato nel XVII secolo. Di particolare pregio gli ambienti interni di rappresentanza come la grande sala rinascimentale. Molto interessante anche la mostra con 80 modelli di castelli dell’Alto Adige. Solo visite guidate da Giovedì Santo a fine ottobre da martedì a domenica alle ore 11, 14 e 15; a luglio e agosto anche alle ore 10 e alle ore 16. tel.: 0471 654401, info@burgeninstitut.com, www.burgeninstitut.com Altri castelli e residenze in Valle Isarco › Rovina Castel Strada a Colle Isarco › Castel Reifenstein/Tasso a Vipiteno › Castel Sprechenstein/Pietra a Vipiteno › Castel Summersberg a Gudon › Castel Wolfsthurn – Museo provinciale della caccia e della pesca a

Mareta › Castel Rodenegg a Rodengo › Forte di Fortezza › Castel Velthurns a Velturno

Ulteriori informazioni www.valleisarco.com / attivitá / cittá & cultura

“Ogni persona trova il suo posto al mondo. Il mio è qui”. Terese Gröber

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Testo: Doris Brunner  Foto: Alex Filz

Il valore del micro-

cosmo Come respirano le piante? Cosa fa la margherita di notte? La luce artificiale disturba i pipistrelli? Il programma per famiglie “Dolomiti Ranger“ dà a bambini e genitori la possibilità di scoprire in modo particolare la natura dolomitica della Val di Funes e il Lago di Varna vicino a Bressanone. Un lombrico striscia sul sentiero nel Parco naturale Puez Odle in Val di Funes. Nulla di particolare, ma per Stefan Braito una sensazione. La guida naturalistica punta l’attenzione dei partecipanti giovani e più anziani alla spedizione Dolomiti Ranger sul verme apparentemente insignificante. Fa diventare il piccolo animale, un anaconda delle Alpi, tessendo attorno ad esso una storia, che rende l’incontro con il verme una vera avventura. “In natura tutto è speciale, dobbiamo solo avvicinarci ad essa con più attenzione e dare un valore particolare anche alle piccole cose”, dice Stefan Braito. Ed è proprio questa la filosofia del programma “Dolomiti Ranger”: non parlare dell’evento straordinario, ma scoprire le tante piccole storie incredibili, che la natura è riuscita a creare. In tre fasi bambini e adulti possono scoprire con “Dolomiti Ranger” le particolarità della Valle Isarco. L’escursione di mezza giornata è adatta per conoscere nel centro visitatori della Parco naturale a Funes le piante delle Dolomiti, le loro strategie e tecniche di sopravvivenza. Per una giornata intera Stefan Braito accompagna famiglie attraverso il Parco naturale Puez Odle. È questa l’occasione per conoscere i piccoli grandi miracoli, come l’acqua fredda del torrente o gli incredibili licheni. Il terzo giorno il programma prevede un’escursione notturna attorno al Lago di Varna, dove il gruppo esplora con tutti i sensi piante e animali. Non c’è un programma preciso, perché Stefan Braito punta l’attenzione su quello che trova lungo il percorso all’aperto. “In natura nulla è statico, tutto è in movimento, il copione delle passeggiate esplorative è sempre diverso e sorprendente.” 30

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Al centro visitatori della Val di Funes c’è molto da scoprire: una mostra è dedicata ai minerali delle Dolomiti, uno scrigno della natura. Entrata libera.

L’esperto di natura ha un vero talento di raccontare spontaneamente racconti avvincenti: come riconoscere un serpente velenoso? Perché l’albero al Lago di Varna è così storto? E di quale albero si tratta, perché ha una corteccia a spirale? Le risposte a queste e tante altre domande Stefan Braito le ha pronte in qualsiasi momento. Ma per lui è più importante far pensare alle piccole cose e andare a fondo delle cose. “Solo se conosciamo a fondo una cosa, ci possiamo anche interessare ad essa. Spesso pensiamo di aver capito una cosa, perché conosciamo il suo nome, ma non abbiamo idea di cosa ci sta dietro”. I futuri “Dolomiti Ranger” stanno imparando ad affinare la propria consapevolezza, ad affrontare la natura in un modo diverso – magari osservando da vicino una piantina che si trova lungo il percorso cercando di rico-

noscerla e solo poi andare a scoprire il nome nella guida delle piante. Ed è così che si riconoscerà per sempre che l’albero dal tronco attorcigliato con la corteccia a spirale è un castagno. Imparare divertendosi, questo è l’obiettivo. Stefan Braito ride volentieri e riesce a coinvolgere tutti. Con i suoi modi aperti e cordiali è in grado di entusiasmare tutti i partecipanti. “Per me è importante, che genitori e figli possano condividere le loro esperienze e vivere insieme la giornata”, racconta il padre di tre figli, che vive in un maso in Val di Funes. Scoprire il territorio con occhi bendati, riconoscere le tracce degli animali, assaggiare i semi di ortiche, seguire il suono di un tamburo e lasciar correre la propria fantasia: piccoli e grandi vengono coinvolti attivamente in tutte le attività e possono collaborare. “In questo 31


Valle dei percorsi

Vipiteno e le sue vallate

Area vacanze Gitschberg Jochtal

Altopiano delle mele Naz-Sciaves

Bressanone e dintorni

Chiusa e dintorni

Val di Funes

Accogliente cittadina, tanto sole e neve naturale: a Vipiteno, nelle valli laterali e nei tre comprensori sciistici l’inverno ha tante iniziative diverse da offrire. www.vipiteno.com – info@infovipiteno.com www.racines.info – info@racines.info www.colleisarco.org – info@colleisarco.org

modo l’esperienza entra nella testa, ma anche nel cuore”. Tante piccole cose fanno sì che l’escursione si riempia di tante esperienze anche sensoriali: vedere sentire, assaggiare, toccare. Spesso nei gruppi si parlano diverse lingue, ma nella natura ciò che potrebbe dividere si unisce grazie alla scoperta delle piccole cose, ma anche grazie a culture e lingue diverse. Per i bambini non ci sono problemi – alla fine “l’albero si chiama Baum in tedesco”. Chi partecipa alle tre fasi dell’esplorazione, alla fine diventa un vero “Dolomiti Ranger”. Con orgoglio i bambini mostrano il loro diploma, che è molto di più di un semplice pezzo di carta. Il ranger per Stefan Braito è il mediatore tra natura e uomo, è qualcuno che riesce ad avvicinarsi alla natura con una propria sensibilità. “Siate Dolomiti Ranger con il cuore, sempre ed ovunque. Portate con voi a casa questo spirito, perché anche lì vi aspettano piccoli grandi miracoli della natura.“ 

Lontano dai grandi circuiti e circondato da montagne incantevoli. L´altopiano a forma di cuore propone una vacanza invernale tra i meleti innevati. La sua posizione centrale è ideale come punto di partenza verso i maggiori comprensori sciistici della vallata. www.naz-sciaves.info – info@naz-sciaves.info

Ampi alpeggi, passeggiate invernali e piste da sci, atmosfera idilliaca e moderna: un paesaggio di malghe vario, dove trovare il proprio stile per la vacanza invernale: Gitschberg Jochtal, il comprensorio panoramico per eccellenza. www.gitschberg-jochtal.com – info@gitschberg-jochtal.com rodeneck@gitschberg-jochtal.com

Accogliente ed affascinante, ecco Bressanone in veste invernale. La Plose, a poca distanza dalla città, offre tante opportunità per gli amanti degli sport invernali, come i paesini che propongono numerose passeggiate invernali. www.brixen.org – info@brixen.org www.luesen.com – info@luesen.com

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Il programma “Dolomiti Ranger” offre avventure nella natura per tutta la famiglia: genitori e figli dai 7 ai 12 anni scoprono con una guida esperta attraverso giochi e avventure l’emozionante mondo delle Dolomiti. Nel Parco naturale Puez Odle in Valle Isarco si scopre “Il mondo delle piante e la loro energia”; nel Parco naturale Tre Cime e Fanes-Senes-Braies in Alta Pusteria si scopre invece “Il mondo dei sassi”. Il programma per famiglie “Dolomiti Ranger” comprende tre giorni tematici, che possono essere frequentati anche singolarmente. I più appassionati, che partecipano a tre spedizioni in una zona, ricevono il diploma “Dolomiti Ranger”. Dettagli su www.valleisarco.com o nelle associazioni turistiche locali.

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DOLOMITI RANGER: PICCOLI E GRANDI SCOPRONO LE DOLOMITI, PATRIMONIO NATURALE UNESCO

Il Parco Naturale Puez Odle si estende in Val di Funes per oltre 2.100 ettari con tanto spazio per scoprire piante e animali...

Il programma per famiglie “Dolomiti Ranger” mette in primo piano l’avventura per tutta la famiglia. Vi possono partecipare bambini a partire dai 7 anni.

D’inverno Chiusa, la città degli artisti, con la rupe di Sabiona e i piccoli paesini del circondario si veste di un’atmosfera romantica. Chiusa è la porta verso le Dolomiti, dove trovare passeggiate d’incanto. www.klausen.it – info@klausen.it www.laion.info – info@laion.info

Tranquillità e relax in una delle valli dolomitiche più emozionanti e belle. Il gruppo delle Odle nel Parco naturale Puez-Odle è il simbolo inconfondibile della Val di Funes. Passeggiare attraverso la natura incontaminata invernale è un’avventura per grandi e piccini. www.funes.info – info@funes.info 33


HAMBURG BERLIN FRANKFURT MÜNCHEN KUFSTEIN INNSBRUCK

STUTTGART

KEMPTEN ZÜRICH BREGENZ LANDECK

Alcune cose si uniscono perfettamente.

SALZBURG WIEN

Brennerpass

MÜNCHEN

ROSENHEIM

Oltre 300 giornate di sole all’anno Timmelsjoch

Reschenpass

STERZING

Jaufenpass

Come arrivare in auto

Venendo da sud, imboccando l‘autostrada del Brennero in direzione Verona-Bolzano, si arriva (uscita Chiusa, Bressanone Nord/Val Pusteria, Vipiteno e Brennero) direttamente nella regione turistica della Valle Isarco.

Come arrivare in treno

Fermate per tutti i treni IC e EC nelle stazioni di Bressanone, Fortezza e Brennero nonché, per i treni regionali, nelle stazioni di Ponte Gardena, Chiusa e Vipiteno. Servizi navetta collegano poi ogni ora o più volte al giorno, a seconda della località di destinazione, le stazioni di arrivo con le località turistiche prescelte. www.sii.bz.it Distanza ed ore di viaggio da/a Bressanone > Verona 190 km ca. 2,0 ore > Milano 330 km ca. 3,5 ore > Venezia 310 km ca. 3,5 ore > Torino 380 km ca. 5,0 ore > Firenze 380 km ca. 4,5 ore > Roma 700 km ca. 6,5 ore

Collegamenti aerei

MERAN Gli aeroporti piú vicini sono a Innsbruck SCHLANDERS SS38 (ca. 85 km), a Bolzano (ca. 40 km) e aMeBo Taufers i. M. SS38 Verona Villafranca (ca. 190 km). L’Alto Adige è facilmente raggiungibile a Stilfserjoch prezzi vantaggiosi grazie al servizio pullman, cinque volte al giorno, da TRIENT Monaco, Milano Malpensa, Bergamo e VERONA MAILAND Verona. VENEDIG MODENA www.valleisarco.com

BREGENZ

BRIXEN Temperature*

SS12

Mobilcard

La Mobilcard Alto Adige dà la possibilità di viaggiare con tutti i mezzi pubblici locali e anche con qualche funivia in tutto l’Alto Adige per scoprire anche le vallate più remote. La Mobilcard è disponibile nelle associazioni turistiche della Valle Isarco. www.mobilcard.info

Gennaio A22 Febbraio Sellajoch Marzo Aprile Karerpass Maggio Giugno Luglio Agosto Autobahnausfahrt Settembre Ottobre Novembre Dicembre

LUGANO Gardasee

BERGAMO MAILAND

A4

A22

BRESCIA

TRIEST

A95

BREGENZ

SS244

LIENZ

SS51

A13 VIPITENO BRUNICO

COIRA

GLORENZA

Dolom

Passo Sella

iti

CORTINA

SPITTAL AN DER DRAU VILLACO

BOLZANO

CORTINA VENEZIA

A23

Passo Costalunga

TRENTO VERONA MILANO VENEZIA MODENA ROMA

BRESSANONE

MERANO

A22

SS12

A10

INNSBRUCK

VADUZ

A partire dal primo pernottamento in una struttura alberghiera associata si ha diritto alle seguenti prestazioni gratuite: cabinovie Gitschberg, Jochtal e Plose, piscina Acquarena, tutti i mezzi pubblici dell’Alto Adige, ingresso in più di 80 musei in Alto Adige, programmi per bambini, escursioni e visite guidate.

SALISBURGO

A12

A3

SS49

Passo Monte Croce

Passo Stelvio

TRENTO

LUGANO

BERGAMO MILANO

Lago di Garda

A4 BRESCIA

A22 VERONA

A27 TREVISO VENEZIA

TRIESTE

Uscita autostradale

Tiratura 39.200 tedesco / 28.000 italiano

Copertina Foto: Alex Filz

Redazione Doris Brunner / Brixmedia srl, Renate Breitenberger, Anita Rossi, Till Krause

Fotografie Alex Filz, Oskar Zingerle/Brixmedia srl, Associazione Turistica Racines, Consorzio Turistico Valle Isarco, Associazione Turistica Colle Isarco, Michael Weissteiner, Kiril Semkov, MMM Corones - Zara Hadid, WooDone, Agenzia Alto Adige Marketing, Capriz srl

Progetto, design e redazione fotografica Tappeiner Gmbh, Lana, www.tappeiner.it Mertz Ideas, Merano, www.mertz-ideas.com

TREVISO VENEDIG

VERONA

ROSENHEIM

MeBo

Traduzioni Uta Radakovich

A27

Due carte vantaggi che offrono il più grande pacchetto all inclusive dell’Alto Adige

BRUNICO

CHIUSA

BOLZANO

Editore Consorzio turistico Valle Isarco Bastioni Maggiori, 26A, 39042 Bressanone Tel. 0472 802 232, info@valleisarco.com www.valleisarco.com

TRIENT

ZURIGO

SS38

SS38

CORTINA

SPITTAL AN DER DRAU VILLACH

MONACO

BRESSANONE SILANDRO

miten

A23

SS621

Passo Giovo

MERANO

Responsabile per i contenuti Willy Vontavon

Dolo

Lago di Costanza

VIPITENO

Consorzio Turistico Valle Isarco Bastioni Maggiori, 26A 39042 Bressanone Tel. 0472 802 232 Fax 0472 801 315 info@valleisarco.com www.valleisarco.com

BRIXEN

BOZEN

SS12

Contatto

MERAN GLURNS

SALISBURGO VIENNA

Brennero

Passo Resia

Tubre

STERZING BRUNECK

CHUR

AMBURGO BERLINO FRANCOFORTE MONACO KUFSTEIN INNSBRUCK

SS40

Impressum viae – Magazine dell’area vacanze Valle Isarco Iscrizione al Tribunale Bolzano No. 02/2002 del 30/01/2002

SS51 Min. Max.

A13

* Dati a °C

STOCCARDA

Passo Rombo

VADUZ

LIENZ

-3,8 5,5 -1,4 9,1 CORTINA VENEZIA 2,9 14,5 7,0 18,6 10,8 23,0 14,0 26,7 15,9 29,0 15,4 28,4 12,2 24,4 6,7 18,2 1,1 10,8 -2,9 5,9

A10

INNSBRUCK

A3

SS49

Kreuzbergpass

ROM

KEMPTEN ZURIGO BREGENZ LANDECK

SS244

A12

ZÜRICH

BRUNECK

KLAUSENMese

BOZEN

SALZBURG

SS621

SS12

SS40

A95

Bodensee

Stampa Artprint srl, Bressanone

www.brixen.org

www.gitschberg-jochtal.com


La giornata perfetta a Vipiteno

La montagna del libero Dertempo Freizeitberg

Foto Krischerfotografie

Foto Marion Lafogler

A pochi passi dal centro storico di Vipiteno

l centro storico con le sue case colorate, i tipici bovindi, le trattorie tradizionali, gli ottimi ristoranti per gustare piatti tipici locali, le passeggiate e la mountain bike a 2000 m di altitudine, i programmi benessere per corpo e mente… c’è tantissimo da sperimentare a Vipiteno, “la città dello yogurt”, e nei suoi dintorni. Monte Cavallo, la montagna del tempo libero illuminata dal sole, che si affaccia su uno dei borghi più belli d’Italia, è raggiungibile facilmente con la funivia e si trova a soli 5 minuti dal centro. Sorprendenti sono i paesaggi naturalistici e la vista panoramica

sulle maestose montagne dell’Alto Adige. Per rilassarsi dopo una giornata intensa ci pensa l’oasi “Balneum”, in cui potrete nuotare in piscina o sudare nella sauna fatta di pietre naturali della Val di Vizze e rilassarvi nella zona relax rivestita in legno di pino cembro. Così potrete concludere perfettamente la vostra giornata eccezionale a Vipiteno. INFO Associazione turistica Vipiteno Tel. +39 0472 76 53 25 info@infovipiteno.com www.vipiteno.com

• Mountain Disc Golf – il percorso a 18 buche più alto d’Europa

• Minizoo „Rossy-Park“

www.graphic-kraus.eu

I

• Itinerario delle delizie ed escursioni culinarie • Giardino della erbe alpine • Piattaforma panoramica ed escursioni all’alba

I-39049 Vipiteno Via Brennero 12 Tel. +39 0472 765 521 Tax +39 0472 767 949 www.balneum.sterzing.eu | Tel. +39 0472 760 107

www.rosskopf.com www.facebook.com/freizeitbergrosskopf


Viae estate 2014