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Inizia il mondiale di calcio più atteso Zeman è senza panchina è giusto secondo voi ? La Juventus si appresta a vincere il terzo scudetto consecutivo Napoli e Benitez, un matrimonio che durerà ? Torna la Forumula Uno, la Ferrari rincorre le Mercedes Motomondiale: Rossi è sempre il “professore”


Stampato per conto del CENTRO SPORTIVO FIAMMA SPORT  NAZIONALE Direttore Responsabile: Michele Pisani Direttore Editoriale: Antonio Arzillo Comitato di redazione: Redazione: Mariano Messinese Valerio Lauri Maurizio Longhi Amministrazione: Grafica ed impaginazione: Archivio fotografico: Stampa: Editore: Pubblicità: Invio articoli e foto: Copie stampate: Registrazione:

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Sommario


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RIECCOCI Altro giro, altra corsa. Venghino siori e siori, la giosta dei ricordi è sempre in funzione. "Per una lira io vendo tutti i sogni miei". Grande Lucio, la tua assenza pesa come un macigno. L'amarcord di Ultrà non conosce soste. Si passa da una stagione all'altra. Siamo buoni e vi svealimo il trucco. Abbiamo una macchina del tempo che non necessita di manutenzione e non accusa alcuna fatica nel 'saltare' da un periodo all'altro. Non ci avete creduto, lo sappiamo. Come una vecchia pubblicità vi diciamo che noi siamo scienza e non fantascienza. I ricordi dei nostri lettori sono un patrimonio inestimabile, a noi l'arduo compito di rinverdirli nel narrare episodi dalla viva voce dei protagonisti. Tuffiamoci nel vivo. Siamo nel 1980, quarto anno di massima serie. L'Avellino ha già conquistato tre salvezze e chi giurava su una apparizione frugale dei Lupi inizia a fare ammenda. Una matricola che mette paura alle grandi, il Partenio che incute terrore negli avversari. Solo una parte degli ingredienti di successo di una squadra che non teme alcun confronto. Il contatto di questa settimana è con Guido Ugolotti. Nato a Massa il 28 Agosto del 1958 ha giocato con i lupi una sola annata calcistica. Attaccante scuola Roma con i giallorossi aveva, in precedenza, giocato per tre stagioni con quarantadue presenze all'attivo e ben undici realizzazioni. Giunge in biancoverde con la formula del prestito, undici presenze e tre reti. La soddisfazione di raggiungere la salvezza, la quarta

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio quel 23 Novembre ed uno contro L'Udinese in quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a a quattro in una gara bellissima e ricca di capovolgimenti di fronte. A distanza di anni ancora ci penso, l'arbitro ebbe la brillante idea di concedere un calcio di rigore proprio allo scadere, c'era una nebbia fittissima, non si vedeva ad un palmo di naso. Segnò Zanone. Dopo la gara contro l'Ascoli incappammo in due sconfitte consecutive. A noi servivano i punti per la salvezza ed a Pistoia ed Udine tornammo a mani vuote. Il Pubblico ci fù sempre vicino e dico di più, per quanto successoci con il terremoto, la nostra salvezza fu un vero miracolo e se non ci fossero stati quei magnifici sostenitori non ce l'avremmo mai fatta. Il merito è stato di quella gente. La salvezza fu una conquista per l'intera provincia, noi sapevamo quanto contasse e ce la mettemmo tutta". Sa c0s'è la legge del Partenio ? Eccome. Da noi era difficile pareggiare, figuriamoci vincere. Ttutto vero, le squadre avevano il timore di affrontarci al Partenio. Lo stadio era sempre pieno ed i tifosi ci sostenevano per tutti i novanta minuti". Se ne parlava dappertutto di quell'Avellino ? "Anche a Roma, tutti sapevano che giocavo con l'Avellino e molti erano cusiosi di sapere come era possibile che una città cosi piccola fosse in grado di giocare in massima serie. Quali erano i segreti. Uno solo in realtà, un tifo eccezionale". Lei

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EDITORIALE


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L’INTERVISTA

Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pubblico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è un immortale, uno che non accusa per nulla il peso dell'età. Un amico dentro e fuori dal campo". Parliamo di te e lo facciamo dall'inizio. Arrivi dal

Chieti, chi ti parlò di un tuo possibile passaggio in biancoverde ? "Era l'estate del 2006 e la mia squadra come sai non si iscrisse al campionato. Un'altra vittima illustre. Il mio procuratore di chiamò e mi disse che c'era una possibilità con l'Avellino, mi cercava Maglione. Non me lo feci dire due volte. Mi portai nel luogo del ritiro, la vecchia guardia si allenava in disparte, c'era qualche problemino. Tutto andò per il meglio, trovammo l'accordo ed io ne fui felicissimo". In poche parole raccontaci i tre anni vissuti in biancoverde. "Una esperienza importante per la mia vita e non solo professionale. Mi sono trovato più che bene, in mezzo a tanti amici ma del resto è una cosa risaputa". Infatti, il legame tra te ed i tfosi anche a distanza di anni è sempre fortissimo. "Credo che amino i giocatori che danno l'anima in campo, si identificano nel sacrificio. La tifoseria biancoverde ha il palato fine. Io ho sempre pensato all'Avellino in questi anni e quando ero libero dagli impegni sono corso allo stadio a vedere la partita assieme ai tifosi e se dovesse ricapitare lo farei volentieri". Caro Mimmo

di solito si parla con uno che ha appeso le scarpette al chiodo ma tu sei un caso a parte, sei nel pieno della tua attività e addirittura vivi un simpatico conflitto di interessi. Ne approfittiamo per chiederti cosa ha in più il tuo Lanciano visto che

d'accordo ? "Infatti. Davvero una novità. Dalla Lega Pro sono arrivate squadre competitive ma è vero anche che le grandi compagini non hanno fatto rispettato il pronostico della vigilia". Chi vincerà il campionato secondo te ? "Credo che

avete vinto entrambe le gare. "Le due squadre si equivalgono, solo degli episodi ci hanno consentito di battervi per due volte. A Lanciano la gara fu in equilibrio sino alla fine mentre al Partenio è andata addirittura meglio in quanto siamo andati in vantaggio per tre reti a zero e sin dalla prima frazione di gioco ma per me Avellino e Lanciano sono due buone squadre e lo stanno dimostrando disputando un grosso campionato". Erano anni ma forse non è mai capitato che le quattro neopromosse si trovassero in lotta per i play off, sei

il Palermo sia la squadra più attrezzata, spero per la mia squadra di raggiungere il secondo posto". Per il terzo ? Che domanda. Indovina. Spero che l'Avellino arrivi al terzo posto. Quindi una finale al Partenio e cosi potrei venire a fare il tifo in curva con i mie ex tifosi". Cosa fai quando a fine partita guadagni gli spogliatoi ? "Ho l'impressione che tu conosca già la risposta. Chiedo cosa ha fatto l'Avellino e se ha vinto sono felice per i Lupi". A proposito di ex tifosi, se l'Avellino ti rivolesse ? "Accetterei, come potrei rifiutare una

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Di Cecco: Il suo sogno ? Ritrovare Lanciano ed Avellino in serie A


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L’INCHIESTA

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio quel 23 Novembre ed uno contro L'Udinese in quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a a quattro in una gara bellissima e ricca di capovolgimenti di fronte. A distanza di

anni ancora ci penso, l'arbitro ebbe la brillante idea di concedere un calcio di rigore proprio allo scadere, c'era una nebbia fittissima, non si vedeva ad un palmo di naso. Segnò Zanone. Dopo la gara contro l'Ascoli incappammo in due sconfitte consecutive. A noi servivano i punti per la salvezza ed a Pistoia ed Udine tornammo a mani vuote. Il Pubblico ci fù sempre vicino e dico di più, per quanto successoci con il terremoto, la nostra salvezza fu un vero miracolo e se non ci fossero stati quei magnifici sostenitori non ce l'avremmo mai fatta. Il merito è stato di quella gente. La salvezza fu una conquista per l'intera provincia, noi sapevamo quanto contasse e ce la mettemmo tutta". Sa c0s'è la legge del Partenio ? Eccome. Da noi era difficile pareggiare, figuriamoci vincere. Ttutto vero, le squadre avevano il timore di affrontarci al Partenio. Lo stadio era sempre pieno ed i tifosi ci sostenevano per tutti i novanta minuti". Se ne parlava dappertutto di quell'Avellino ? "Anche a Roma, tutti sapevano che giocavo con l'Avellino e molti erano cusiosi di sapere come era possibile che una città cosi piccola fosse in grado di giocare in massima serie. Quali erano i segreti. Uno solo in realtà, un tifo eccezionale". Lei ha giocato ad Avellino e Pisa, due presidenti tra i più carismatici del panorama calcistico italiano e vale a dire Sibilia e Anconetani, pregi e difetti di entrambi. "Inizio subito nel precisare che gente del genere nel calcio di oggi non c'è più e solo loro potevano creare dei miracoli calcistici come Pisa ed Avellino di quegli anni. Molti simili, grandi competenti ma con sfaccettature diverse, Sibilia era più diretto e lo preferivo senz'altro ad Anconetani. Anche a Pisa mi sono trovato bene, ritrovai Vinicio che avevo avuto ad Avellino. Ricordo che quell'anno c'era anche Casale che fece un

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L’altra faccia del calcio


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CALCIO MALATO

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ?

"Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio quel 23 Novembre ed uno contro L'Udinese in quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a a quattro in una gara bellissima e ricca di capovolgimenti di fronte. A distanza di anni ancora ci penso, l'arbitro ebbe la brillante idea di concedere un calcio di rigore proprio allo scadere, c'era una nebbia fittissima, non si vedeva ad un palmo di naso. Segnò Zanone. Dopo la gara contro l'Ascoli incappammo in due sconfitte consecutive. A noi servivano i punti per la salvezza ed a Pistoia ed Udine tornammo a mani vuote. Il Pubblico ci fù sempre vicino e dico di più, per quanto successoci con il terre-

moto, la nostra salvezza fu un vero miracolo e se non ci fossero stati quei magnifici sostenitori non ce l'avremmo mai fatta. Il merito è stato di quella gente. La salvezza fu una conquista per l'intera provincia, noi sapevamo quanto contasse e ce la mettemmo tutta". Sa c0s'è la legge del Partenio ? Eccome. Da noi era difficile pareggiare, figuriamoci vincere. Ttutto vero, le squadre avevano il timore di affrontarci al Partenio. Lo stadio era sempre pieno ed i tifosi ci sostenevano per tutti i novanta minuti". Se ne parlava dappertutto di quell'Avellino ? "Anche a Roma, tutti sapevano che giocavo con l'Avellino e molti erano cusiosi di sapere come era possibile che una città cosi piccola fosse in grado di giocare in massima serie. Quali erano i segreti. Uno solo in realtà, un tifo eccezionale". Lei ha giocato ad Avellino e Pisa, due presidenti tra i più carismatici del panorama calcistico italiano e vale a dire Sibilia e Anconetani, pregi e difetti di entrambi. "Inizio subito nel precisare che gente del genere nel calcio di oggi non c'è più e solo loro potevano creare

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BUONA LA PRIMA


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EFFETTO MONDIALE

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio cambiare aria e cercare una squadra dove po- quel 23 Novembre ed uno contro L'Udinese in termi esprimere al meglio. Non mi consigliarono quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo a quattro in una gara bellissima e ricca di capoil valore della squadra, l'affetto volgimenti di fronte. A distanza del pubblico e l'importanza che di anni ancora ci penso, l'arbiricopriva la società irpina nel tro ebbe la brillante idea di concalcio italiano. Fui accolto cedere un calcio di rigore bene e feci una esprienza inproprio allo scadere, c'era una domenticabile. C'erano grandi nebbia fittissima, non si vedeva campioni, un complesso di ad un palmo di naso. Segnò qualità e non solo di giocatori Zanone. Dopo la gara contro umili e determinati. Ti dico solo l'Ascoli incappammo in due il centrocampo composto da sconfitte consecutive. A noi Valente, Criscimanni, e Viservivano i punti per la salgnola. In porta c'era Tacconi vezza ed a Pistoia ed Udine con una difesa di ferro da Giotornammo a mani vuote. Il Pubvannone a Di Somma pasblico ci fù sempre vicino e dico sando per Cattaneo e di più, per quanto successoci Beruatto. Giocai poco per un con il terremoto, la nostra salinfortunio ma alla fine raggiunvezza fu un vero miracolo e se gemmo lo scopo ovvero renon ci fossero stati quei magnistare in serie A. Fu una fici sostenitori non ce impresa, una fantastica avvenl'avremmo mai fatta. Il merito è tura. Tutte le avversità le metstato di quella gente. La saltemmo alle spalle riuscendo a vezza fu una conquista per l'infar sorridere, per quel poco tera provincia, noi sapevamo che si poteva, una intera proquanto contasse e ce la metvincia che ancora piangeva i temmo tutta". Sa c0s'è la suoi morti per il terremoto". legge del Partenio ? Eccome. Com'era l'ambiente a quei Da noi era difficile pareggiare, tempi ? "Eccezionale. Basti figuriamoci vincere. Ttutto vero, pensare che dopo tanti anni ho le squadre avevano il timore di ancora tantissimi amici ad affrontarci al Partenio. Lo staAvellino. Il mio lavoro mi dio era sempre pieno ed i tifosi prende tantissimoe non ho ci sostenevano per tutti i nomolto tempo ma appena posso vanta minuti". Se ne parlava mi fa sempre piacere tornare. dappertutto di quell'Avellino ? Venni appena sposatomi e tro"Anche a Roma, tutti sapevano che giocavo con l'Avellino e vai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centro- molti erano cusiosi di sapere come era possibile campo ci diede una grossa mano in termini rea- che una città cosi piccola fosse in grado di giolizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma care in massima serie. Quali erano i segreti. Uno fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi solo in realtà, un tifo eccezionale". Lei ha giocato feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò ad Avellino e Pisa, due presidenti tra i più cari-

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BRASILE 2014 Chi è la favorita ?


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molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio quel 23 Novembre ed uno

l'avremmo mai fatta. Il merito è stato di quella gente. La salvezza fu una conquista per l'intera provincia, noi sapevamo quanto contasse e ce la mettemmo tutta". Sa c0s'è la legge del Partenio ? Eccome. Da noi era difficile pareggiare, figuriamoci vincere. Ttutto vero, le squadre avevano il timore di affrontarci al Partenio. Lo stadio era sempre pieno ed i tifosi ci sostenevano per tutti i novanta minuti". Se ne parlava dappertutto di quell'Avellino ? "Anche a Roma, tutti sapevano che gio-

Mondiale F1: Ferrari in ritardo, volano le Mercedes nati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho

contro L'Udinese in quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a a quattro in una gara bellissima e ricca di capovolgimenti di fronte. A distanza di anni ancora ci penso, l'arbitro ebbe la brillante idea di concedere un calcio di rigore proprio allo scadere, c'era una nebbia fittissima, non si vedeva ad un palmo di naso. Segnò Zanone. Dopo la gara contro l'Ascoli incappammo in due sconfitte consecutive. A noi servivano i punti per la salvezza ed a Pistoia ed Udine tornammo a mani vuote. Il Pubblico ci fù sempre vicino e dico di più, per quanto successoci con il terremoto, la nostra salvezza fu un vero miracolo e se non ci fossero stati quei magnifici sostenitori non ce

cavo con l'Avellino e molti erano cusiosi di sapere come era possibile che una città cosi piccola fosse in grado di giocare in massima serie. Quali erano i segreti. Uno solo in realtà, un tifo eccezionale". Lei ha giocato ad Avellino e Pisa, due presidenti tra i più carismatici del panorama calcistico italiano e vale a dire Sibilia e Anconetani, pregi e difetti di entrambi. "Inizio subito nel precisare che gente del genere nel calcio di oggi non c'è più e solo loro potevano creare dei miracoli calcistici come Pisa ed Avellino di quegli anni. Molti simili, grandi competenti ma con sfaccettature diverse, Sibilia era più diretto e lo preferivo senz'altro ad Anconetani. Anche a Pisa mi sono trovato bene, ritrovai

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Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determi-

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TENNIS

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte

le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quel-

l'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio quel 23 Novembre ed uno contro L'Udinese in quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a a quattro in una gara bellissima e ricca di capovolgimenti di fronte. A distanza di anni ancora ci penso, l'arbitro ebbe la brillante idea di concedere un calcio di rigore proprio allo scadere, c'era una nebbia fittissima, non si vedeva ad un palmo di naso. Segnò Zanone. Dopo la gara contro l'Ascoli incappammo in due sconfitte consecutive. A noi servivano i punti per la salvezza ed a Pistoia ed Udine tornammo a mani vuote. Il Pubblico ci fù sempre vicino e dico di più, per quanto successoci con il terremoto, la nostra salvezza fu un vero miracolo e se non ci fossero stati quei magnifici sostenitori non ce l'avremmo mai fatta. Il merito è stato di quella gente. La salvezza fu una conquista per l'intera provincia, noi sapevamo quanto contasse e ce la mettemmo tutta". Sa c0s'è la legge del Partenio ? Eccome. Da noi era difficile pareggiare, figuriamoci vincere. Ttutto vero, le squadre avevano il timore di affrontarci al Partenio. Lo stadio era sempre

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Tennis, al via gli internazionali


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Euro-Europa

Sport Fiamma, la ragione di esistere

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un inforfine alla ma tunio raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo

anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era giovanissimo a quei tempi. Feci due gol contro l'Ascoli proprio quel 23 Novembre ed uno contro L'Udinese in quella sfortunata trasferta. Perdemmo cinque a a quattro in una gara bellissima e ricca di capovolgimenti di fronte. A distanza di anni ancora ci penso, l'arbitro ebbe la brillante idea di concedere un calcio di rigore proprio allo scadere, c'era una nebbia fittissima, non si vedeva ad un palmo di naso. Segnò Zanone. Dopo la gara contro l'Ascoli incappammo in due sconfitte con-

secutive. A noi servivano i punti per la salvezza ed a Pistoia ed Udine tornammo a mani vuote. Il Pubblico ci fù sempre vicino e dico di più, per quanto successoci con il terremoto, la nostra salvezza fu un vero miracolo e se non ci fossero stati quei magnifici sostenitori non ce l'avremmo mai fatta. Il merito è stato di quella gente. La salvezza fu una conquista per l'intera provincia, noi sapevamo quanto contasse e ce la mettemmo tutta". Sa c0s'è la legge del Partenio ? Eccome. Da noi era difficile pareggiare, figuriamoci vincere. Ttutto vero, le squadre avevano il timore di affrontarci al Partenio. Lo stadio era sempre pieno ed i tifosi ci sostenevano per tutti i novanta minuti". Se ne parlava dappertutto di quell'Avellino ? "Anche a Roma, tutti sapevano che giocavo con l'Avellino e molti erano cusiosi di sapere come era possibile che una città cosi piccola fosse in grado di giocare in massima serie. Quali erano i segreti. Uno solo in realtà, un tifo eccezionale". Lei ha giocato ad Avellino e Pisa, due presidenti tra i più carismatici del panorama calcistico italiano e vale a dire Sibilia e Anconetani, pregi e difetti di entrambi. "Inizio subito nel precisare che gente del genere nel calcio di oggi non c'è più e solo loro potevano creare dei miracoli calcistici come Pisa ed Avellino di quegli anni. Molti simili, grandi competenti ma con sfaccettature diverse, Sibilia era più diretto e lo preferivo senz'altro ad Anconetani. Anche a Pisa mi sono trovato bene, ritrovai


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Motomondiale: Rossi c’è

Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da continui infortuni. Io mi feci male, toccò anche a Juary e Massa. Giocò anche Andrea Carnevale che era

DUE RUOTE Mi riprendevo da un infortunio e chiuso dai titolari sapevo che per mettermi in mostra avrei dovuto cambiare aria e cercare una squadra dove potermi esprimere al meglio. Non mi consigliarono ma fui proprio io a scegliere Avellino. Conoscevo il valore della squadra, l'affetto del pubblico e l'importanza che ricopriva la società irpina nel calcio italiano. Fui accolto bene e feci una esprienza indomenticabile. C'erano grandi campioni, un complesso di qualità e non solo di giocatori umili e determinati. Ti dico solo il centrocampo composto da Valente, Criscimanni, e Vignola. In porta c'era Tacconi con una difesa di ferro da Giovannone a Di Somma passando per Cattaneo e Beruatto. Giocai poco per un infortunio ma alla fine raggiungemmo lo scopo ovvero restare in serie A. Fu una impresa, una fantastica avventura. Tutte le avversità le mettemmo alle spalle riuscendo a far sorridere, per quel poco che si poteva, una intera provincia che ancora piangeva i suoi morti per il terremoto". Com'era l'ambiente a quei tempi ? "Eccezionale. Basti pensare che dopo tanti anni ho ancora tantissimi amici ad Avellino. Il mio lavoro mi prende tantissimoe non ho molto tempo ma appena posso mi fa sempre piacere tornare. Venni appena sposatomi e trovai l'ambiente adatto". Tre gol, li ricorda ? "Debbo dire che quell'anno il centrocampo ci diede una grossa mano in termini realizzativi. Noi dell'attacco segnammo poco ma fummo anche flagellati da

Ducati non pervenute


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BRASILE

Alla scoperta dell’America

Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pubblico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è un immortale, uno che non accusa per nulla il peso dell'età. Un amico dentro e fuori dal campo". Parliamo di te e lo facciamo dall'inizio. Arrivi dal Chieti, chi ti parlò di un tuo possibile passaggio in biancoverde ? "Era l'estate del 2006 e la mia squadra come sai non si iscrisse al campionato. Un'altra vittima illustre. Il mio procuratore di chiamò e mi disse che c'era una possibilità con l'Avellino, mi cercava Maglione. Non me lo feci dire due volte. Mi portai nel luogo del ritiro, la vecchia guardia si allenava in disparte, c'era qualche problemino. Tutto andò per il meglio, trovammo l'accordo ed io ne fui felicissimo". In poche parole

raccontaci i tre anni vissuti in biancoverde. "Una esperienza importante per la mia vita e non solo professionale. Mi sono Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pubblico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è un immortale, uno che non accusa per nulla il peso dell'età. Un amico dentro e fuori dal campo". Parliamo di te e lo facciamo dall'inizio. Arrivi dal Chieti, chi ti parlò di un tuo possibile passaggio in biancoverde ? "Era l'estate del 2006 e la mia squadra come sai non si iscrisse al campionato. Un'altra vittima illustre. Il mio procuratore di chiamò e mi disse che c'era una possibilità con l'Avellino, mi cercava Maglione. Non me lo feci dire due volte. Mi portai nel luogo del ritiro, la vecchia guardia si alle-


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ASSISTENZA

Caregiver, un progetto per la vita

Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pub-

blico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è un immortale, uno che non accusa per nulla il peso dell'età. Un amico dentro e fuori dal campo". Parliamo di te e lo facciamo dall'inizio. Arrivi dal Chieti, chi ti parlò di un tuo possibile passaggio in biancoverde ? "Era l'estate del 2006 e la mia squadra come sai non si iscrisse al campionato. Un'altra vittima illustre. Il mio procuratore di chiamò e mi disse che c'era una possibilità con l'Avellino, mi cercava Maglione. Non me lo feci dire due volte. Mi portai nel luogo del ritiro, la vecchia guardia si allenava in disparte, c'era qualche problemino. Tutto andò per il meglio, trovammo l'accordo ed io ne fui felicissimo". In poche parole raccontaci i tre anni vissuti in biancoverde. "Una esperienza importante per la mia vita e non solo professionale. Mi sono Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in

movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pubblico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è


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Sport

Mens sana in corpore sano Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi approda in un'altra stazione. Siamo a San Benedetto Del Tronto, qui abbiamo "scovato" l'ennesimo ex che ci racconterà di una esperienza a più riprese con la maglia biancoverde. Ne parleremo più avanti. Cinque anni trascorsi a rintracciare i calciatori che hanno giocato con l'Avellino. Un notevole dispendio di energie ma un soddisfazione senza eguali. Direttore stai sereno. A differenza di Matteo io non ti farò le scarpe. Bando alle ciance, conosciamo il nostro interlocutore. Difensore arcigno, grande e veloce, Luca Bocchino ha indossato la casacca biancoverde per quarantotto volte in serie C1 ed ha vinto la finale di Pescara contro il Gualdo Tadino. Alto un metro e settantacinque per sessantacinque chilogrammi, classe 1973 Luca Bocchino cresce nelle fila della Casertana. Esordio in cadetteria a soli diciotto anni, venti presenze con i rossoblu di Materazzi. L'anno successivo sempre con i falchetti, una stagione in C1, poi il passaggio alla Sambenedettese. dodici presenze ed un gol. Il primo approdo in biancoverde, l'anno della promozione in cadetteria. Luca è un sanguigno, uno dal carattere forte e lo dimostra nella finale Play Off di Pescara contro il Gualdo Tadino di Walter Novellino. Pareggio nei cento venti minuti, si va ai calci di rigore per stabilire la vincente. Dopo il numero regolamentare si passa a quelli ad oltranza. La tensione si taglia a fette, su molti dei Lupi in campo c'è la preoccupazione stampata sui volti per la respon-

sabilità che dovranno assumersi. Luca è lì in mezzo a loro e non si perde d'animo. Prende la palla e si dirige verso il dischetto. Boniek dalla panchina gli urla qualcosa. Luca non lo sente è già in trance. Calcia il rigore e batte il portiere avversario, poi toccherà a Roberto Carannante chiudere la sequenza che riporta l'Avellino in B. "Ricordo come fossi oggi. Crampi e mal di pancia generali. Nessuno voleva assumersi la responsabilità, in caso di un nostro errore il Gualdo poteva segnare e raggiungere la cadetteria. Misi la paura alle spalle e mi portai sul dischetto. Il nostro allenatore mi ulrò qualcosa ma io non ci feci caso ed in dialetto, meglio non ripetere quello che dissi, gli urlai che me l'assumevo io la responsabilità. Andò bene, poi Roberto fece il resto. Ricordo che dalla tribuna dissero... ahè un altro difensore sul dischetto. Ci andò bene, anzi mi andò bene. Per me fu una grande soddisfazione, una delle più belle della mia carriera. Avrei e volentieri continuato l'avventura con i Lupi anche in B ma fui mandato in prestito al Taranto. Sono tornato nel 1996 per restare altri due anni". Nel 1997 una salvezza sul filo di lana. Prima Zoratto poi Di Somma ed infine Casale. Il tecnico di Cervinara, mai celebrato abbastanza per quel capolavoro, fu il mister che ti volle in campo e con lui hai sempre giocato. "Si con l'arrivo di Casale io trovai spazio in pianta stabile. Trasformò la squadra. Portò un innovativo 3-3-4. In difesa giocavamo io a destra Turrone centrale e Vecchio o Parisi a si-


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ASSISTENZA

I nuovi eroi, come cambiano

Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove

realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pubblico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è un immortale, uno che non accusa per nulla il peso dell'età. Un amico dentro e fuori dal campo". Parliamo di te e lo facciamo dall'inizio. Arrivi dal Chieti, chi ti parlò di un tuo possibile passaggio in biancoverde ? "Era l'estate del 2006 e la mia squadra come sai non si iscrisse al campionato. Un'altra vittima illustre. Il mio procuratore di chiamò e mi disse che c'era una possibilità con l'Avellino, mi cercava Maglione. Non me lo feci dire due volte. Mi portai nel luogo del ritiro, la vecchia guardia si allenava in disparte, c'era qualche problemino. Tutto andò per il

meglio, trovammo l'accordo ed io ne fui felicissimo". In poche parole raccontaci i tre anni vissuti in biancoverde. "Una esperienza importante per la mia vita e non solo professionale. Mi Altro giro, altra corsa. L'ennesima. Il treno dei ricordi è in movimento e non conosce soste. Il nostro obiettivo è trovarli tutti, uno ad uno. Ci riusciremo ? Lo scoprirete solo leggendo. Il viaggio continua, l'ex di turno è un giocatore ancora in attività. Di chi parliamo ? Di un vero gladiatore, un uomo che resterà sempre nei ricordi dei supporters biancoverdi. Tre anni, dal 2006 al 2009 con cento e otto presenze ed un gol. Domenico Di Cecco non è solo un ex dell'Avellino. Mimmo il gladiatore è molto di più. E' l'emblema del sacrificio. Un indomito

lottatore che ha conquistato l'arena. I tifosi lo amavano per la sua grinta per il suo attaccamento alla maglia. Attalmente gioca con il Lanciano, anche con i rossoneri più di cento gare, condite da nove realizzazioni. La sua attuale squadra è in piena lotta promozione, con lui un altro indimenticato beniamino del pubblico del Partenio e vale a dire Vastola. "Gaetano è un immortale, uno che non accusa per nulla il peso dell'età. Un amico dentro e fuori dal campo". Parliamo di te e lo facciamo dall'inizio. Arrivi dal Chieti, chi ti parlò di un tuo possibile passaggio in biancoverde ? "Era l'estate del 2006 e la mia squadra come sai non si iscrisse al campionato. Un'altra vittima illustre. Il mio procuratore di chiamò e mi disse che c'era


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Sport fiamma prova 2014  
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