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K O S M O S Giornalino dell’I.S.I.S. «Diaz» di Ottaviano (NA) a.s. 2011/1012 nr. 1

K

osmos si rinnova, nella forma e nei contenuti: da quest’anno i numeri saranno pubblicati sul sito web dell’Istituto (http://www.liceodiazottaviano.it/index.asp). L’esordio del primo numero è affidato al messaggio del nuovo Dirigente Scolastico, il dott. Antonio Alvino, e alle cronache del «Diaz». Seguono poi articoli che prendono in considerazione la congiuntura economica nazionale e internazionale; una particolare attenzione è rivolta alla situazione italiana, alla Costituzione dell’Italia unita e repubblicana, al lavoro, alla scuola, alla società. Segue poi lo spazio della cultura, del pensiero, dell’arte, dei libri, della musica, del cinema, della moda (Smodati) e dei giochi di intelligenza (Ludendo Discitur). Dal prossimo numero ritorneranno anche i tanto attesi Cupido’SMS, per i quali si richiede immediatezza e correttezza espressiva. Kosmos attende argomenti, scritti, idee grafiche: la partecipazione è aperta non solo a una Redazione, che si auspica il più nutrita possibile, ma anche a collaborazioni ‘esterne’ alla Redazione stessa. Sarà inoltre particolarmente gradita ogni indicazione utile per la programmazione dei numeri per questo anno scolastico. Gli articoli dovranno pervenire alla Redazione in formato elettronico, scritti su pagina singola di formato A4 standard, con carattere Times New Roman (o altro simile) nr.12, interlinea 1,5, con eventuali immagini.

In Redazione: Maurizio Bugno (coordinatore), Renato Nevola, Carmine Pascale (collaboratori tecnici), Assunta Ambrosio, Federica Ambrosio, Anna Ammirati, Michele Annunziata, Raffaele Annunziata, Marco Augusto, Laura Averaimo, Giovanna Bianco, Lucilla Bifulco, Alessandra Boccia, Monica Buonagura, Assunta Busiello, Giustina Busiello, Emanuela Caputo, Alessandra Carotenuto, Miriana Casillo, Carmen Ciccone, Rita Cioffi, Alessandra A. Cozzolino, Giuseppe Cozzolino, Maria D’Angelo, Elena De Vito, Maria Esposito Alaia, Roberta Falco, Arianna Feroce, Carmela Garofalo, Chiara Giugliano, Ludovica Lettieri, Anita Maresca, Piergiorgio Marigliano, Bernardino Massotti, Alessia Milone, Angela Minichini, Martina Miranda, Pina Molaro, Susy Nebula, Elena Palazzi, Ilaria Perna, Anna Picariello, Giusy Polise, Maria Francesca Polise, Annamaria Prisco, Ornella Prisco, Lucia Raggio, Emma Ranieri, Martina Ranieri, Stefania Ranieri, Lorena Reale, Martina Rianna, Alessandro Romano, Alessia A. Russo, Francesca Santorelli, Domenico Talia, Mario Tuccillo, Chiara Vittorini, Antonio F. Zamboli. Copertina di Alessia A. Russo Un particolare ringraziamento Michele Andonaia per la disponibilità mostrata

al prof. preziosa


Kosmos. Giornalino dell’ISIS «Diaz» di Ottaviano (NA) - Anno 2011/2012 Numero 1

Salve a tutti! Annuncio con grande piacere la pubblicazione, anche per quest’anno scolastico 2011-2012, del nostro giornalino interno “Kosmos”. Il Kosmos è l’agorà, da quest’anno informatica, il centro vitale della nostra comunità scolastica che riprende a pulsare e ad offrire soprattutto a voi studenti la possibilità di scrivere, comunicare, esprimervi; di riflettere, di discutere su temi culturali, di costume, di cittadinanza attiva, insomma di esserci… da protagonisti; di testimoniare l’appartenenza, di realizzare una famiglia dialogante; uno spazio in cui poter trasmetter le emozioni provate dal singolo alla collettività e di sentirsi cittadini responsabili del nostro tempo, con un orizzonte “kosmico”. Questa prospettiva costituisce uno sprone ad un impegno corale per realizzare una Scuola che sia sempre più Scuola e che faccia sempre meglio Scuola, coerentemente con il suo mandato istituzionale e costituzionale, e che abbia come punto di partenza e di arrivo la persona e il suo sviluppo armonico. Rivolgo un sincero ringraziamento al prof. Maurizio Bugno, paziente ed esperto gubernator, per l’entusiasmo e la collaudata professionalità con cui ha accolto il mio invito ad occuparsi ancora una volta del progetto”Kosmos” a favore della nostra Comunità Educante. Ringrazio al contempo, tutti gli alunni e tutti quelli che a vario titolo e modo si sono prodigati per il buon esito di questa encomiabile e proficua esperienza educativa. Sono orgoglioso di essere il vostro Dirigente Scolastico: “avanti tutta!” Dott. Antonio ALVINO La Scuola è nostra, miglioriamola insieme!

Ottaviano, 6 dicembre 2011

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Kosmos. Giornalino dell’ISIS «Diaz» di Ottaviano (NA) - Anno 2011/2012 Numero 1

(Ri)leggere la Costituzione

situazioni a loro sconosciute e a dover fronteggiare

a

“ventenni

alterni”

situazioni di crisi economica? Quanto

Una Costituzione che non è

questa democrazia è autentica? Si

una realtà!

parlava inizialmente di diritti-doveri attribuiti ai cittadini, e a questo

I art. Costituzione: L'Italia è una

proposito, riprendendo sempre il I art.,

repubblica fondata su?

focalizziamo la nostra attenzione sul

Potremmo considerare la Costituzione

diritto-dovere del lavoro. Lo si può

come il “galateo di un popolo”, poiché

considerare un diritto, in quanto lo

la

vigente

Stato deve impegnarsi per garantire le

racchiude, nei suoi 139 articoli i valori

condizioni che consentano a tutti di

fondamentali di uno stato e i diritti-

poter svolgere un'attività lavorativa; è

doveri che si trovano ad assolvere i

invece un dovere dato che quest'ultima

cittadini.

Costituzione

italiana

il

quesito

sorge

costituisce il mezzo concreto attraverso

quanto

la

nostra

il quale si può contribuire al progresso

Costituzione può essere attendibile se

dell'intera collettività. Ma lo Stato

consideriamo il suo I articolo?

italiano, nella situazione attuale cosa fa

Il I art. afferma che: «L'Italia è una

per

Repubblica democratica fondata sul

disoccupazione? E per migliorare i

lavoro. La sovranità appartiene al

diversi standard economici e vitali?

popolo, che la esercita nella forma e nei

Quindi, quanto concretamente questo

limiti della Costituzione».

articolo trova applicazione?

Si parla molto di democrazia e di

Lascio a voi le opinioni in proposito.

spontaneo:

Ma

ridurre

il

problema

della

sovranità popolare, ma oggi, quanto si tiene conto della volontà popolare? E Lorena Reale 5 A (ps.-pedag.)

ancora, se è vero che in Parlamento si esprime la volontà popolare, perché gli italiani spesso si trovano coinvolti in 2


Kosmos. Giornalino dell’ISIS «Diaz» di Ottaviano (NA) - Anno 2011/2012 Numero 1

alquanto caotica: dopo aver passato la terza ora a discutere “individualmente” dei propri problemi, durante la quarta, l’intero corpo studentesco si è riunito per svolgere questo diverso tipo di collegio. Un importantissimo cambiamento è avvenuto grazie all’integrazione di un maggiore controllo sulle uscite degli studenti, che, palesemente disinteressati, al suono della campanella d’inizio assemblea, non esitavano a levare le tende, lasciando l’istituto o girovagando per i corridoi impedendo con il loro vociare il corretto svolgersi del collegio anche ai pochi intenti al “lavoro”. La deficienza di locali abbastanza capienti ha costretto noi alunni ad incontrarci in cortile, dove, ovviamente, l’acustica era molto dispersiva e i disinteressati all’ascolto non miglioravano certo la situazione, di conseguenza risultava che il rappresentante d’istituto stesse discutendo solo con i dieci studenti che gli stavano più vicino, non portando l’istituto a risolvere alcunché. Un possibile modo per risolvere questo piccolo problema, sarebbe dunque munirsi di megafono per riuscire a comunicare meglio, oppure scegliere una diversa locazione, magari includendo anche gli studenti delle altre sedi. E poi, in caso di maltempo, la nostra “sala riunioni” risulterebbe inagibile. Nonostante questi “punti deboli”, risolvibili con la pratica e l’esperienza, il miglioramento è netto e apprezziamo lo sforzo che il Dirigente Scolastico sta tuttora compiendo nel cercare di coinvolgere quanto più possibile gli studenti nella risoluzione delle problematiche che affliggono l’istituto.

Cronache del Diaz Uno sguardo al passato per una spinta verso il futuro Una nuova(?) forma di assemblea Pochi giorni fa è stata testata nel liceo Armando Diaz la reintegrazione delle assemblee d’istituto presiedute da tutto il corpo studenti. La possibilità di dar voce a ciascuno degli alunni, non più unicamente tramite il proprio rappresentante di classe, ma tramite la propria persona, può esser considerato un ulteriore passo in avanti verso la democratizzazione del nostro liceo. Lasciateci dire che, da alunni, abbiamo considerato davvero importante e significativo un passo del genere, anche perché, in un passato si può dire ormai remoto, le assemblee d’istituto erano solite tenersi in presenza di tutti gli alunni, e non soltanto di una, chiamiamola, élite, formata dai rappresentanti, che, prendendo le veci della propria classe, discuteva dei problemi che riguardavano ora il singolo, inteso come classe, ora l’intero, inteso come istituto. Crediamo che in un passato meno remoto si siano abolite anche assemblee tra rappresentanti di classi diverse, perché assicuriamo che nei nostri primi due anni di liceo non abbiamo mai avuto a che fare con problemi che non riguardassero la nostra classe in prima persona o con pareri che fossero di persone al di fuori di essa. Insomma, man mano che il tempo passava, le assemblee d’istituto si sono ridotte a semplici assemblee di classe, estese a tutte le classi. Essendo stata questa prima assemblea quasi un esperimento, una prova generale, il tutto si è svolto in maniera

Angela Minichini I A (class.) Antonio Fulvio Zamboli I A (class.) 3


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1861-2011 - 150°anniversario Unità d’Italia

Visita alla caserma «R.Libroia» di Nocera Inferiore. 4 Novembre 2011 Giorno dell’Unità Nazionale - Giornata delle Forze Armate

dedicato ai nostri caduti in guerra, con gli onori alla bandiera tricolore e all’alzabandiera. Il rullo dei tamburi con gli sbandieratori e lo spuntino offerto a base di focacce e pizzette hanno fatto da coronamento alla manifestazione, allietando la nostra visita. Una giornata che difficilmente dimenticheremo, essa ci è servita come lezione di vita e, chissà, come orientamento per le nostre future scelte. Uno sbocco professionale nel campo militare con una vita in ‘stellette’, non è da sottovalutare. Vogliamo concludere con un’altra bella nota positiva, in quanto la visita in caserma ci ha fatto guadagnare qualche piccolo credito formativo sul nostro curricolo scolastico.

Giornata

particolare e indimenticabile per le quinte classi del liceo scientifico e delle scienze umane, sede di Terzigno dell’ISIS Diaz di Ottaviano - Terzigno, che insieme ai loro docenti accompagnatori e a tanti altri studenti delle scuole dei comuni vicini, hanno visitato la caserma «R.Libroia» di Nocera Inferiore (SA), aperta al pubblico per la ricorrenza del 4 novembre 2011, giornata dedicata alla festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Per noi studenti è stata una visita importante, perché ci siamo avvicinati e immersi in un mondo a noi sconosciuto di cui sapevamo ben poco. Un’iniziativa voluta dalle istituzioni militari e scolastiche con lo scopo di trasmettere e far capire ai giovani i valori importanti della vita che le Forze Armate si impegnano a difendere e a diffondere tra la gente. L’amor di patria, il senso dello Stato, la libertà, la sicurezza, la legalità, la pace… sono i valori verso i quali anche noi giovani, e tutta la collettività, dobbiamo sentirci partecipi. Ad accoglierci in caserma c’erano molti giovani militari professionisti pronti a soddisfare tutte le nostre curiosità e domande sugli strumenti, mezzi, armi e sulle sofisticate attrezzature utilizzate per la telecomunicazione in dotazione all’Esercito Italiano. Come in una mostra all’aperto, abbiamo girato per i vari angoli della caserma osservando, chiedendo e ascoltando. Particolare attenzione, mista a meraviglia, hanno riscosso le varie esercitazioni dei militari che, camuffati nei ruoli più disparati, hanno simulato azioni di combattimento con schemi di attacco e difesa, utilizzando armi che sparavano a salve. Queste dimostrazioni ci hanno proiettato in un clima avventuroso carico di forti emozioni. Non poteva mancare in una giornata così importante, il momento di raccoglimento

Speranza Alaia, Lisa Di Somma, Ilaria Bifulco, Lorena Reale 5 A (sc.umane)

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nazioni. Infatti mentre i paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) crescono a ritmi elevati (7-8%) invece, i Paesi che precedentemente erano più ricchi, hanno dei tassi di crescita molto più contenuti, se non pari allo 0%. In più questi ultimi Paesi nel corso degli anni hanno aumentato in maniera esponenziale il proprio debito pubblico. Ciò li ha resi più vulnerabili alla crisi finanziaria e, in ultimo, agli attacchi speculativi.

Assediati dall’economia Può la speculazione far crollare l’economia di una nazione? Una riflessione sull’incessante incalzare dell’economia nel quotidiano Sicuramente velocizza il processo ma, perché si arrivi ad una crisi mondiale come l’abbiamo vista dal 2007 al 2010, c’è bisogno di basi economiche instabili. La speculazione avviene quando una azienda, o uno stato, mostra segni di cedimento. Allora i cosiddetti speculatori (chi possiede azioni di quell’azienda) svendono le loro azioni mostrando sfiducia nell’azienda stessa. Gli altri azionisti, di conseguenza, credendo che le loro azioni non abbiano più valore, le lanciano sul mercato, creando scompiglio, ed essendoci, quindi, troppe azioni sul mercato, queste perdono realmente valore. Tornano allora gli speculatori che ricomprano queste azioni, ora a prezzo più basso, guadagnando la differenza. In realtà alla base della crisi c’è la mancata crescita dell’economia reale.

Federica Ambrosio I A (class)

La crisi è nata in America con l’abbassamento sui prezzi delle case. Le famiglie non pensando ad un futuro calo dei prezzi, prima del 2007 hanno acquistato case ricorrendo ai mutui. Nel momento in cui, con il calo dei prezzi, la casa in questione valeva meno di quanto l’avevano pagata, molte famiglie decisero di abbandonare le abitazioni senza pagare i mutui. In questo modo molte banche sono fallite. Come mai le banche non avevano attuato maggiori controlli e maggiori garanzie sui loro creditori? Perché dagli anni ’80 le banche statunitensi ottennero la “cartolarizzazione”, cioè la possibilità di trasformare i mutui in titoli finanziari negoziabili sul mercato. Visto che ormai le banche non rischiavano personalmente nel concedere mutui subprime (con alta probabilità di non essere pagati) ne concessero così tanti da far fallire alcune delle più grandi banche statunitensi (come la Lehman Brothers). Certo è che quando la crisi ha dilagato anche in Europa i vari governi potevano reagire meglio, altrimenti come mai mentre nel resto dell’UE il Pil (prodotto interno lordo) diminuiva, in media del 4%, la Polonia cresceva a poco meno dell’1%? Poiché già prima della crisi c’erano differenze di crescita tra le varie

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La protesta degli studenti

Una scuola e un’istruzione al passo con la domanda? Leggi, norme, regolamenti e metodi che gli studenti eliminerebbero o cambierebbero

Cos’è che preoccupa i nostri studenti? E’ la scuola, è il futuro, ormai incerto e precario. Il pericolo ormai evidente di questa crisi che ci sta condannando tutti alla disoccupazione, o ad emigrare in luoghi in cui la cultura sia realmente tutelata. La scuola pubblica sta subendo continui tagli ai corsi pomeridiani e alle borse di studio, giovani laureati che vanno alla ricerca di un lavoro quasi impossibile, tasse universitarie ormai alle stelle e prezzi esorbitanti dei testi scolastici. Una scuola pubblica che sta tornando d’elite, riservata ai pochi che possono permettersi di studiare. Una scuola pubblica sempre più succube di quella privata, sempre più maltrattata, una scuola che non è amata dagli studenti, una scuola che dovrebbe essere per tutti, che dovrebbe promuovere la cultura e che dovrebbe stimolare la sete di sapere dei giovani. Ma come può un docente preparare i giovani al difficile mondo del lavoro quando anche i licenziamenti sono imprevedibili, quando anche è allo studio la possibilità di accorpare istituti scolastici (250 in Campania), a causa di una crisi economica incessante? L’aumento del numero degli alunni per classe e l’accorpamento di istituti potrebbe avere un impatto negativo sulla didattica ma forse persino sulla possibilità che gli alunni possano recarsi a scuola lontano da casa. L’età pensionabile prolungata ai 67 anni,lasciando ai giovani come unico futuro quello dell’attesa,quello precario. Ma questa è una crisi che non hanno voluto gli studenti. Una crisi che non devono pagare gli studenti. Una crisi che non può gravare sulle nostre scuole pubbliche, sprovviste di fondi per favorire il privato.

“studiosi” e verso i professori. Bisogna restituire alla scuola l’opportunità di essere amata da tutti. Rendere le lezioni piacevoli,aperte a tutti,e non ai pochi che riescono a reggere una lezione frontale. Il metodo cattedratico è ormai obsoleto,ed è la causa principale della divisione dei ragazzi e del loro rifiuto allo studio. Vanno quindi riportati gli studenti sullo stesso piano,e istruiti con gli stessi metodi e insegnamenti interattivi,che assicurino il corretto assorbimento di tutte le informazioni possibili da parte di tutta la classe. Per cui lo studente vuole essere partecipe della lezione, e non vuole ascoltarla ed apprenderla in modo passivo; questo vuol significare adottare nuovi metodi d’insegnamento, accostandoli a quello frontale. Tra i vari metodi proposti dagli studenti ci sono la lezione dialogata (tra studenti o tra insegnanti e studenti), lezioni interattive (con l’uso di computer,materiale interattivo), oltre a laboratori artistici e pomeridiani. Sono svariate le altre proposte per migliorare l’ambiente scolastico (come quella della carta dello studente che possa garantire sconti reali agli studenti, non soltanto per le promozioni telefoniche), e numerose sono le proposte di legge per attuare ciò (www.altrariforma.it) sia nelle scuole secondarie che nelle università. Purtroppo prevale la credenza secondo cui è “inutile” manifestare,farsi sentire,ma sarebbe meglio terminare in fretta gli studi e cercare un qualsiasi sbocco lavorativo. Studenti che pur di ottenere lo stipendio sono costretti alla “corsa al lavoro”, corsa “a chi arriva prima”, corsa che ci pone gli uni contro gli altri,che ci delude per favoritismi e ingiustizie di ogni genere. Una società insomma disorganizzata,anarchica,in cui gli studenti si disinteressano dei propri diritti violati,delle possibili manifestazioni utili alla società,studenti che non si uniscono per lottare unitamente per i propri diritti e aggravano involontariamente la situazione. Qual è quindi la scuola perfetta? Probabilmente quella in cui tutti siano coscienti e consapevoli dei propri diritti e doveri,e in cui la maggioranza cooperi per migliorare sempre più la propria scuola, invece di disinteressarsene. Sarebbe un ricordo più bello per il futuro.

E allora il diritto di studio,d’istruzione,è stato tutelato? Lo studente vive serenamente nell’ambiente scolastico? Ne è soddisfatto,ritrova conferme e certezze riguardo al suo prossimo futuro? Una scuola in cui protagonista è la nozione,che viene concessa dall’alto,senza però la conferma di essere stata accolta da tutti; tale nozione rende difficile sia l’apprendimento da parte degli alunni,quanto la socializzazione all’interno delle classi (in particolar modo quelle numerose). Nel momento in cui prevale la lezione frontale,e tale lezione frontale non riesce in alcuni casi ad attecchire sugli studenti,se non su pochi di loro, potrebbe innescare in qualche docente l’opzione di “prediligere” coloro i quali riusciranno a seguirlo,”scartando” inevitabilmente tutti gli altri. Ciò cosa comporta? Poca socializzazione all’interno delle classi, emarginazioni, nessun tipo di integrazione,co nfronto o dialogo tra gli studenti,che vivranno l’ambiente scolastico con noia e rancore verso gli

Chiara Vittorini III D (class.)

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La protesta civile e la violenza metropolitana

Il sacco di Roma A dieci anni dai disordini di Genova, Roma è stata teatro di un vandalismo gratuito e intollerabile

È il mattino del 15 ottobre 2011, il sole cola a picco sui volti ancora assonati della gente. Assonnati, tuttavia non stanchi e nemmeno remissivi ma difensori appassionati della propria indignazione. È proprio così infatti che il corteo del 15 ottobre sarà chiamato il corteo degli indignados. Ma indignati perché? Indignati verso un potere fondato sul puro valore del denaro, indignati verso l’Europa delle banche che specula sugli interessi delle masse, indignati verso abusi e personalismi del potere politico; il tutto celato da un facciata di perbenismo borghese. E allora studenti, giovani , operai, vecchi e bambini scendono per le strade all’urlo di “ladri di sogni, giù le mani dal nostro futuro.” E nelle calde ore di una giornata di sabato la città eterna sembra tremare sotto la grande affluenza di connazionali che fermamente

anarchico –anti capitalistici che mirano, non solo ad una presa di potere mediante una violenta guerriglia contro la classe tipicamente borghese ed industriale detenente il controllo sul mercato mondiale,ma anche ad attirare e di conseguenza pilotare l’informazione. Ovviamente i telegiornali e tutti i mezzi informativi non hanno perso l’occasione per definire il corteo violento e anti pacifista. Per caso avranno parlato delle ragioni che spingono le masse a scendere in piazza? Come alla manifestazione tenutasi circa un decennio fa a Genova in occasione del G8, i Black Block sono intervenuti creando un clima di paura e di disordine ai danni della stragrande maggioranza delle persone che aveva preso parte al corteo pacifico. Si possono notare talune analogie con il corteo dei disobbedienti

e calorosamente non conoscono sconfitta dal punto di vista morale. “The power of the people is stronger than the people in the power” (Il potere della gente è più forte di chi è al potere). Un piccolo dettaglio che però sembra essere sfuggito al panorama politico italiano. Le accuse di nichilismo e di assenza di ideali che, spesso e non senza una specie di orgogliosa superiorità nei confronti della nostra generazione, sono state mosse, sono venute a cadere. La manifestazione svoltasi a Roma ne è stata una prova: è stata la risposta e la dimostrazione che la stragrande maggioranza della popolazione è pronta a difendersi e porta con orgoglio dentro di sé i dolori di un popolo che,nonostante tutto, ha sempre avuto la forza di rialzarsi. Una manifestazione pacifica a tutti gli effetti, se non fosse per esigui gruppi di giovani ammaestrati dall’odio e dalla violenza che creano disagi all’ordine pubblico. Essi sono noti comunemente come Black Block, ovvero gruppi

(di Genova) che propugnava idee che andavano contro ad una globalizzazione forzata, fortemente voluta dalle più grandi potenze industriali a livello mondiale. Roma è stata teatro della guerriglia tra Black Block e polizia ma sicuramente gli scontri non hanno raggiunto la violenza inaudita ed efferata di quelli di Genova. Ciò che risulta essere davvero importante è la partecipazione decisa e reale di persone che tengono davvero all’Italia, che adottano mezzi di protesta più che leciti,che credono e sperano davvero in un futuro diverso e non si lasceranno sicuramente travolgere dall’efferatezza di chi propugna idee folli di lotta e furore. È troppo facile usare la violenza; è troppo facile combattere la violenza di chi abusa del potere con altrettanta violenza. Assunta Busiello III D (class.)

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cameriere di giorno e come clown la sera, ma poi, l'estate è finita e lui è tornato a casa.

Quale lavoro

Io precario a vita Una storia del nostro quotidiano Il futuro è un astronave che non ha né tempo né pietà così cantava Toquinho in una delle sue canzoni. Ma come è percepito il futuro in una società, come la nostra, immersa in continui mutamenti che spostano la nostra attenzione verso il presente? Sono sempre di più le accuse che vengono rivolte a noi giovani e molte sono legate al fatto che «viviamo alla giornata», e che la nostra adolescenza dura quasi fino ai trent'anni. Ma come si fa a proiettarsi in un domani stabile quando oggi di stabile non c'è più niente? È difficile progettare un futuro visto che siamo dinanzi ad una situazione lavorativa così incerta, soprattutto per noi, gente del sud, gente di terra, terra di confine, terra di dove finisce la terra(!) per dirla con le parole di Vinicio Capossela. Ma allora perché ammazzarsi e sgobbare sui libri se, dopo la laurea, ci tocca intraprendere una forse vana lotta per entrare nel mondo del lavoro? È come se, ognuno di noi, fosse costretto a delegare ad altri il proprio futuro, e di certo questo non è bello. Vi racconto in breve, la storia di Francesco, un amico di famiglia. Francesco ha trentacinque anni, è laureato in informatica, è sposato e la moglie è laureata in architettura. Non so quanti lavori ha fatto, ho davvero perso il conto. Quando è fortunato il suo lavoro dura sei, sette mesi, poi viene licenziato. Eppure ha studiato e ha anche seguito corsi di formazione, ma sembra che questo non basti per dargli da mangiare. Ha lavorato in un call-center, ha fatto l'aiuto cuoco, l'aiuto falegname ed anche l'animatore in quei villaggi turistici dove, solo per aver speso una cifra enorme, devi divertirti per forza. Francesco ci viene a trovare spesso e a me piace ascoltarlo quando ci narra le sue disavventure. Ci ha detto che d'estate ha lavorato come

Ora so che ha cominciato a fare il giro di tutte le agenzie e le fabbriche della zona e ha promesso a sua moglie che, se finalmente trova un lavoro, penseranno anche a un figlio. Già, perché loro sono sposati da dieci anni, ma ancora non riescono a mettere su una vera famiglia, ad avere figli e a comprare una casa. Vivono con i genitori di lei che, per fortuna, li aiutano, nonostante (o forse proprio perché) siano anziani e pensionati. Ci ha detto di essere disposto a lavorare anche di notte, e persino di sabato e di domenica, che sarebbe disposto a smontare dal lavoro a mezzogiorno e a riprendere la sera stessa. Ma niente, a quanto pare, neppure questo, basta per dargli un lavoro. Ci ha raccontato di un suo colloquio di lavoro. Gli chiedevano: "Siete laureato?" "Certo" "Sareste in grado di portare avanti la contabilità, o di curare i rapporti con i dipendenti?" "Sicuro", "Sapreste riparare i computer?" "Come no, sono un ingegnere informatico" Ma, nonostante tutto, non c’era lavoro adeguato al suo profilo. Io sorrisi e lui aggiunse "Neanche questa volta ce l'ho fatta a farmi valere e a farmi assumere almeno per un anno, dovrò regalare dei cioccolatini a mia moglie e sperare che lei mi perdoni". Come Francesco ce ne sono tanti, questa è la realtà di oggi, e questi sono i nuovi "poveri" di cui oggi l'Italia è piena. Ricordo una frase che hanno detto a Francesco durante il suo colloquio: "Dove le piacerebbe stare, cosa vorrebbe fare?" La risposta, per lui e per tutti quelli come lui, pare una: "Smettere di essere un precario a vita!" Arianna Feroce 2 B (ginn.) 8


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L’Altro e noi

L'Induismo Una cultura e una religione aperti un piccolo corpo umano a simboleggiare macrocosmo e microcosmo molto rilevanti nell'induismo . La lontananza dalla nostra cultura è però ancora più marcata quando si parla della concezione temporale , difatti se per noi il tempo è definibile come una linea retta che prosegue , per gli induisti il tempo e un cerchio caratterizzato da un eterno ritorno : è il samsara il ciclo delle anime in cui regna la metempsicosi ovvero la trasmigrazione delle anime da un corpo all'altro al momento della morte , sia questo umano, vegetale o animale (da qui il grande rispetto per tutto e per tutti ) , concezione ormai lontana dalla nostra cultura e ritenuta dagli occidentali obsoleta dato che per noi il corpo e l'anima sono uniti da un legame profondo di identità comune . Per quanto riguarda riti e preghiere , il sentimento induista è molto forte , vivo e partecipe , da ricordare il bagno nel fiume sacro ; inoltre sono ancora presenti sacrifici animali e importanti risultano nella loro concezione l'amore fisico (tantra) e il ballo . In conclusione la religione induista da un'attenta analisi risulta legata a una spiritualità totalmente differente da quella occidentale : la non violenza , il rispetto di tutto e di tutti , l'influenza della religione su ogni azione sono solo alcuni degli elementi ben lontani e poco comprensibili dalla nostra società che agisce ormai solo secondo necessità e divenuta irrimediabilmente pragmatica .

Molto distante dalla nostra concezione e cultura l'induismo tra le religioni non rivelate risulta una delle più difficili da definire e comprendere ; animata da forze e valori lontani da quelli occidentali risulta senza dubbio meno pragmatica e per niente antropologica , bensì basata su un annientamento della dignità umana rimessa al pari di quella del mondo vegetale e animale . L'induismo non è definibile come una religione propriamente politeista , ma il suo sistema la rende al contempo ben lontana anche dalla concezione tipica monoteista; nell'induismo abbiamo la presenza del brahman ovvero il dio in se e dell'atman la manifestazione del dio che è in ogni cosa (ciò ci riporta all'annientamento della dignità umana in quanto ogni cosa partecipa allo stesso modo dell'essenza divina); accanto a queste due concezioni abbiamo la così detta triade induista formata da brahma (creatore) vishnu (preservatore) e shiva (distruttore) legati da un rapporto di tesi , antitesi e sintesi , e dunque tutti e tre partecipanti di una totalità che al mancare di uno di questi perde di senso, sono quindi inscindibili e se pur non definibili come un' unità hanno una loro unitarietà. A queste tre divinità sono però da aggiungere i loro avatar (manifestazioni in varie forme ) che portano a un gran numero di varianti ; inoltre non va dimenticato ganesha figlio di shiva e di una delle sue manifestazioni femminili , la divinità si presenta dotata di una testa elefantina di notevoli dimensioni posta in chiave antitetica su

Giuseppe Cozzolino 3 A (class.)

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proibitive, ai nostri occhi senz’altro tanto rigorose quanto irrazionali.

Prime donne in scena

La "bella, spiritosa Nell" Gwyn, come la definì l'intellettuale Samuel Pepys, sin dal suo debutto giovanissima fu molto amata dal pubblico e dagli artisti di allora, e fu conosciuta anche per essere stata l'amante del sovrano. Anche allora intenso era l’intreccio tra la politica e il mondo dello spettacolo. Come Eleanor Gwyn, così anche la bella Mary Robinson fece il suo ingresso nell'alta società, e divenne all'epoca un modello per tanti dell'upper class londinese.

Il culto delle attrici Una mostra a Londra Dal 17 Novembre avrà luogo alla National Portrait Gallery di Londra il primo di una serie di dieci eventi della mostra dedicata alle prime attrici della storia. L'itinerario vuole ricostruire attraverso le vivaci opere di artisti del diciassettesimo e diciottesimo secolo, come Simon Verelst, Thomas Gainsborough, Joshua Reynolds, la carriera, ma anche la vita di donne che sono state icone e fonti d'ispirazione per il mondo del teatro, note per aver intrapreso il cammino dell'affermazione sociale della figura femminile. Dal 1642 al 1660 in Inghilterra corsero anni difficili per il teatro e per l'attività artistica e d'intrattenimento in genere, cui posero fine i puritani in vista della guerra civile. Fu il periodo della Restaurazione, con la monarchia di Carlo II, che vide la rinascita e la trasformazione del teatro londinese secondo i gusti della classe aristocratica. Il mutamento più innovativo fu senza dubbio la comparsa sul palcoscenico di donne in quei ruoli femminili che sin dalla nascita del teatro, nel mondo greco, avevano interpretato gli uomini secondo norme

Il ritratto di Sarah Siddons, altra nota attrice, ad opera di Reynolds, rende evidente come il culto delle star facesse proprio allora i primi passi: la donna, che fu l'istitutrice dei figli di re Giorgio III, appare, nella sua fastosa veste di musa greca, sicura di sé. Intrigante e non meno determinata appare l' italiana Giovanna Baccelli nel quadro di Thomas Gainborough, lei che fu anche una gran ballerina, come spesso richiedeva il "curriculum" del tempo. Il culto delle attrici si è riproposto nei secoli, filtrato dal teatro al mondo del cinema che, più interconnesso con gli altri media, le ha trasformate, con un processo di commercializzazione,in dive, sempre più icone per la gente comune, capaci d'improntare di sé il loro tempo.

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truccatore : “Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire!”. Questa grande lezione del cinema italiano in particolare, queste personalità, hanno trasmesso al mondo attuale un' immagine di donna non più avvenente, ma naturale, vera. "Recitare è essere reali, onesti. Il pubblico non ti ama o non si identifica in te solo perché hai un bel viso o un bel corpo. Ti ama per l'onestà della tua anima" Sono parole di Kate Winslet, giovane eppur matura star del cinema, premiata con oscar e riconoscimenti internazionali. Versatilità, poliedricità contraddistinguono anche le carriere di altre dive attuali, la svedese Nicole Kidman e la spagnola Penelope Cruz, attente a scegliere sempre ruoli diversi e difficili, volti noti al grande pubblico per alcuni film da record d'incassi che le hanno consacrate sull' altare della notorietà e quali testimonial di prestigiose case di cosmetici. In Italia attrici come Margherita Buy, Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno, Laura Morante e Isabella Ferrari incarnano l'idea di un cinema che metta a nudo l' anima.

Eleonora Duse, già nota nel mondo del teatro per i tanti ruoli interpretati, per il discusso legame sentimentale con D'Annunzio, negli anni dieci del secolo scorso approda sui set della nascente cinematografia italiana. L'industria hollywoodiana ha poi, dagli anni venti ai sessanta del Novecento, creato e moltiplicato miti: l’ intrigante diva Rita Hayworth, l’ “angelo azzurro” Marlene Dietrich, la “Divina” Greta Garbo, la sensuale Marylin Monroe, la deliziosa Audrey Hepburn. Chi non mai ha visto o quanto meno sentito parlare di film quali La tentatrice, Gilda, Vacanze Romane, Colazione da Tiffany, A qualcuno piace caldo? Film dalle trame esili, talvolta prevedibili, eppure tanto amati dal grande pubblico perché fatti per esaltare quei diversi modelli di femminilità, quello misterioso e ammaliante dei primi decenni e quello conturbante, ma più "terreno" dagli anni cinquanta in poi. Liz Taylor, contesa tra le case cinematografiche, negli anni sessanta è la star più pagata: 1000000$ quale protagonista nel Kolossal "Cleopatra".

Il divismo, in Italia e nel mondo, ha cercato anche altre sponde, quelle della musica e dello spettacolo in genere, compreso lo sport. Sembra tramontato il mito dell' attrice conturbante, oggetto di desiderio, persiste nel nostro paese in qualche attrice di indiscussa avvenenza come la Bellucci, ma non versatile, e viene goffamente perseguito in trasmissioni televisive che mirano solo all'audience. Ma, si sa, il sottobosco è fitto di piante che non vedranno mai la luce.

Sulle scene italiane, invece, la prorompente bellezza di Sophia Loren è stata protagonista di film neorealisti che hanno raccontato drammi e speranze dell'Italia del dopoguerra. Tale corrente ha capovolto il ruolo dell'attrice, non più appiattito su tipi, riportando in superficie sentimenti e personalità. I nomi di grandi attrici del cinema italiano come Anna Magnani, Isabella Rossellini, Virna Lisi, Ingrid Bergmann, Monica Vitti, Monica Guerritore, sono stati sempre più legati a quelli di grandi registi capaci di coglierne l’individualità, la determinazione o più spesso la fragilità, la carica umana, al di là della loro immagine. Nota è la raccomandazione di Anna Magnani al suo

Anna Ammirati II A (class.)

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brevi frammenti la storia moderna del teatro,

Al San Carlo in mostra il nulla

documenti rabberciati perlopiù da RaiStoria.

L’inconsistenza del contemporaneo

Pochissimi i costumi da vedere, altrettanto Reduce dalla mostra Art/opera al Teatro San

sparuti esempi in versione plastico delle scene di Kentridge, Ponnelle, Manzù, Prampolini e altri, espressione delle sacche alquanto vuote di un teatro in uscita da un duro commissariamento oltre che di un’epoca dalla società precaria e instabile, anche sul palcoscenico... Non so quanto

queste

alchimie

astruse

possano

funzionare per attirare giovani alla mostra (di sabato mattina, quando l’ho visitata, ero sola ad Carlo, mi ritrovo totalmente affranta da ciò che

aggirarmi tra quegli spettri), ma di certo non ci

non ho visto: non è che dalle architetture contemporanee

mi

aspettassi

l’effetto

si innamorerà della musica osservando travi

del

sospese ed Elektre tra barattoli di latta seminati

meraviglioso, ma pur non volendo entrare nel

sulla scena… Ricordo tempo fa una molto più

merito del tema dell’esposizione (perché ognuno

incantevole esposizione nel sottopalco del teatro,

sceglie di entrare al museo secondo personale

tirata su ugualmente con poco o niente, in cui

gusto), mi viene da contestare la scarsità di

furono

contenuto del percorso (che si articola su due

Tosca, Traviata etc. (inoltre la sala non

l’espediente digitale dello sfioramento digitale

immensa era regalmente illuminata…). Una

sullo schermo in modo da selezionare il secolo cominci

vestiti

scala delle scenografie di quegli anni di Bohème,

sala, tenebrosa da paura, risulta anche curioso

magicamente

i

Renata Tebaldi, affiancati dal rifacimento in

dall’ala sinistra di Palazzo Reale): nella prima

perché

restaurati

indossati dalla famosa diva scaligero-sancarliana

‘risicatissimi’ piani ricavati da pochi ambienti

preferito

completamente

vera delizia per gli occhi e una gioia per il

la

botteghino… Ciò a dimostrazione che anche

spiegazione concisa di una voce femminile (che

limitate risorse possono bastare, purché vengano

in verità avrebbe bisogno di una cura di

messe a frutto.

aerosol), ma arriva poi il temerario 3D con Elena Palazzi I A (class.)

l’ascolto sparpagliato di sinfonie prese da opere diverse, con simbolismi che davvero non hanno nulla da spartire con le varie trame (alla seconda sequenza di questo genere è stato più forte di me

Arte/opera, in mostra dal 1/10/2011 al 1/02/2012,

alzarmi e sperare nel piano di sopra). Al secondo

per

livello ci accoglie una sala più o meno grande in

www.teatrosancarlo.it

cui campeggia uno schermo su cui è proiettata in

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ulteriori

informazioni

visitare

il

sito


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Lettura virtuale E-BOOK vs LIBRI STAMPATI Il libro simbolo del contenuto della nostra mente

In tempi più antichi i libri erano un privilegio soltanto dei nobili: si è lottato molto affinché la cultura potesse arrivare anche agli altri ceti, abbassando i costi dei libri. Tuttavia si cercava anche di trovare delle edizioni più maneggevoli e fu esaudito anche questo desiderio; adesso di libri se ne trovano di tutti i tipi, piccoli, grandi, da libreria o addirittura tascabili. La differenza oggi sta proprio nella parola “privilegio”,mentre un tempo il libro era considerato un qualcosa di insostituibile per abbattere i muri dell’indifferenza,negli ultimi anni il libro ha perso il suo valore e si sta pensando addirittura che il piacere della lettura di un libro possa essere soppiantato dagli e-book.

volumi sparsi rispecchiano processi mentali in corso. Il libro suscita anche un piacere sensoriale, si adagia sulla mano in modo leggero quasi come una carezza,non è pesante,dà calore e tranquillità a differenza di una scatola metallica con fili ronzanti. Ma più di ogni altra cosa il libro è ricordo! Senza dubbio non è importante da quale fonte si apprenda, l’importante è che non si resti nella totale indifferenza ma un libro ci può far ricordare di un passato prossimo o remoto; rileggendo un libro ci possiamo rendere conto della nostra crescita sia culturale che umana, rivedendo parti sottolineate ci possiamo rendere conto di come la nostra attenzione si sia rivolta altrove oppure interpretare in modo diverso quale passo e riuscirne a comprendere il vero significato. Inoltre senza la fisicità di quel rettangolo composto da pagine bianche non ci potrebbe esserci la voglia di rileggerlo, non potrà andarsi a costituire nella nostra collezione di libri, anche se può sembrarci inutile la collocazione su un ripiano, esso dà simbolo al contenuto della nostra mente.

Si profetizza che la carta stampata e i libri rilegati diverranno obsoleti a causa dei sistemi di invio elettronico di testi. Tuttavia ci sono più motivi per i quali i libri non possono essere rimpiazzati dagli e-book. Il libro funge da arredamento, file di libri disposti su uno scaffale danno calore e luce alla stanza spoglia e i singoli

Laura Averaimo 3 A (class.)

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ha raccontato proprio attraverso le sue meravigliose canzoni.

Il soul musica dell’anima Adele: carattere determinato e una voce esplosiva

Dopo tre anni di attesa esce il suo successo più grande: il secondo album, pubblicato nel gennaio del 2011, il cui titolo è “21”. I brani che hanno riscontrato maggiore successo sono di certo “Rolling in the Deep” e “Someone Like You” che a distanza di mesi e mesi dall’uscita sono ancora primi nelle classifiche dei brani più ascoltati e apprezzati in tutto il mondo.

Il successo di una voce vibrante Cantautrice britannica, nata a Londra nel 1988, fin da piccola con la passione per la cosiddetta musica dell’anima (il soul), ha iniziato a studiare canto all’età di circa 14 anni.

Spesso è stata paragonata a Amy Winehouse, anch’ella cantante straordinaria, morta prematuramente per problemi di alcol e droga proprio durante quest’estate.

È nel 2008 che esce il suo primo singolo "Chasing Pavements": presente nell'album, dal titolo semplice ma poco usato, "19" che indica l'età della stessa cantante in quel periodo. Nello stesso anno vince un Brit Award, stupendo tutti con una voce così particolare e dal suono così profondo. La cantante ci ha anche fatto vivere momenti di alta preoccupazione dovuta a delle perdite di sangue dalla gola che hanno fatto pensare al peggio ma che oggi, risolte, sono solo un ricordo. Per ora Adele deve stare un po’ a riposo, obbligata dai medici, ma noi l’aspettiamo presto per farci regalare nuove emozioni dalla sua voce a dir poco esplosiva.

In seguito alla pubblicazione di quest’album sono arrivate le accuse dell’ex fidanzato che ha definito il successo di Adele il frutto della loro storia d’amore, che la cantante

Ornella Prisco 4 A (psicopedagogico) 14


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La nuova frontiera della comicità italiana?

Fenomeno soliti idioti: comicità? Volgarità e luoghi comuni preoccupazione, se i giovani hanno scambiato la volgarità per comicità. Ciò secondo alcuni è molto preoccupante perché il fenomeno de “I soliti idioti” per qualcuno è diventato uno stile di vita: secondo il quotidiano la Repubblica il «Dai cazzo» di Ruggero spopola fra i giovani. Come ha affermato lo stesso Mandelli, ai giovani il volgare piace perché è più vicino a loro. Quindi si sta assistendo al degenerare della comicità, come ha affermato Piero Grasso dalle pagine del Corriere della Sera «ormai la comicità sta sprofondando nel volgare e quindi non rimane che essere nostalgici dei vecchi comici perché ora non resta che piangere». Tutto ciò non è andato giù a Mandelli e Biggio che dal Tgcom di Mediaset Extra, nello spazio dedicato, hanno replicato affermando che non si deve aprire un dibattito culturale su “I soliti idioti” poiché la polemica è fine a se stessa. Nonostante ciò, il dibattito resta aperto e il film continua ad incassare critiche e plausi. Nel frattempo non rimane che farsi una domanda: questa è la nuova frontiera della comicità italiana?

Negli ultimi anni nella tv italiana abbiamo assistito al successo di una nuovo prodotto del tutto rivoluzionario rispetto ai precedenti, “I soliti idioti”. La serie dal 2006 ha contribuito al successo di MTV e ha portato davanti al piccolo schermo migliaia di adolescenti; il successo della serie è culminato nella realizzazione del film che nelle ultime settimane ha portato al cinema più di 8 milioni di persone. La sitcom è composta da alcuni sketches che hanno come protagonisti Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio che interpretano alcuni personaggi comuni come i politici o l’italiano medio e la sua facile irritabilità, vengono trattati anche temi forti come il difficile rapporto fra padre e figlio argomento degli sketches che hanno come protagonisti Ruggero de Ceglie (Francesco Mandelli) il padre e Gianluca De Ceglie (Fabrizio Biggio) il figlio. In questi sketches abbiamo uno scontro fra il padre che vuole spingere il figlio a vivere di più la vita e a non rimanere confinato nella stanza. Ciò che ha colpito di più tutti i critici, da Piero Grasso a Concita De Gregorio, è che sia nel film che nella sitcom le battute sono quasi sempre accompagnate da parolacce appartenenti al linguaggio quotidiano, perciò ci si chiede se, con molta

Domenico Talia 2 F (ginn.)

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anche e soprattutto sugli occhi del Dottore, suo grande amico. Non sembrava vero che quel ragazzo di ventiquattro anni, noto per la sua grinta e determinazione, e sempre con il sorriso sul volto, se n’era andato. Ai suoi funerali, tenutisi giovedì 27 ottobre nella chiesa del suo paese, Coriano, hanno partecipato circa quarantamila persone, tifosi e non. Il padre Paolo ha voluto che qualche ora prima del GP di Valencia si facesse, con tutti i motociclisti di ogni categoria, un minuto di rumore per suo figlio, poiché per SIC il silenzio non era adatto. Il suo numero, il 58, piazzato su moltissime moto è impresso nel pensiero e nella preghiera di tutti. Un soprannome ed un numero di una persona che non sarà mai dimenticata, ora che è sul podio più alto di una vita che ci toglie sempre i migliori.

La morte di un campione Marco Simoncelli Un nome già leggenda Sembra un incubo, invece no… Marco Simoncelli è morto, ed è morto mentre ‘correva’ dietro al suo sogno: il motociclismo. La passione del motociclismo gli apparteneva sin dalla nascita, già da quando aveva otto anni correva sulle minimoto in un circuito vicino casa. Dunque Sepang ha dato e Sepang ha tolto: proprio lì, in Malesia, dove nel 2008 aveva vinto il mondiale 250, domenica 23 ottobre ha subito un incidente mortale. Durante il secondo giro ha perso il controllo della sua Honda e, tagliando trasversalmente la pista per rimanere sulla moto, è stato investito da Colin Edwards e Valentino Rossi i quali non hanno potuto evitarlo. Sono stati minuti di palpitazione generale. Dopo diversi vani tentativi di rianimarlo è giunta la tristissima notizia della sua morte per arresto cardiaco. Non solo l’Italia, ma anche il mondo intero è rimasto incredulo, incredulità che regnava

Vincenzo Di Costanzo I A (ginn.) Martina Ranieri I B (ginn.)

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La recente morte di Simoncelli riapre un dibattito senza fine

MOTOCICLISTI CAVALIERI DEL RISCHIO Da trent’anni e più i rischi dei centauri da pista

Il motociclismo è uno sport in cui l’uomo-pilota esprime le sue passioni e le sue emozioni in maniera più esplicita rispetto alla competizione rivale più popolare, la Formula 1. Il pilota quando abbassa la visiera del casco si isola dalla vita quotidiana, alla ricerca del gradino più alto, quello della vittoria: non basta partecipare e neppure arrivare secondi, perché se arrivi secondo “sei il primo dei perdenti” (parola di Gilles Villeneuve, pilota della Ferrari a cavallo degli anni ‘70 e’80, molto amato dai tifosi per il suo coraggio che mostrava in pista), non importa se in gara sei sempre sospeso sul filo sottilissimo sopra il quale c’è la gloria e sotto il quale c’è il destino che potrebbe strapparti la vita da un momento all’altro. Il Motomondiale, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista sportivo si è evoluto, ma il pilota è rimasto e rimarrà sempre il punto cardine di questa disciplina, anche se tutto cambia intorno a lui.

Saarinen in un incidente dovuto ad una perdita d’olio non coperta durante la gara della 350, oltre alle velocità medie molto alte che il circuito proponeva). Ma c’è da ricordare anche che i piloti correvano anche più gare al giorno e pertanto erano esposti a rischi sempre maggiori e differenziati, come la prestazione della moto e quindi il suo adattamento al tracciato. Proprio in questo lungo arco di tempo hanno corso quei piloti che hanno vinto il maggior numero di titoli iridati per questa tendenza a correre nelle altre categorie, come Giacomo Agostini, il pilota più titolato (15 mondiali vinti tra 350 e 500), Angel Nieto (13 titoli vinti tra 50 e 125) e Mike Hailwood (9 titoli vinti tra 250, 350 e 500). L’ultimo pilota a compiere quest’impresa fu l’americano Freddie Spencer, campione del mondo nel 1985 con la Honda sia in 500 che in 250. Proprio in quegli anni si cominciava a riflettere sulle condizioni del Motomondiale, che cominciava ad essere oscurato in tutto e per tutto e bistrattato dai mass-media: i piloti esprimevano sempre più una condizione di disagio che raggiunse il culmine in alcune gare dove non scesero in pista per motivi di sicurezza (Nogaro 1982 per l’asfalto pieno di crepe e Misano 1989 a causa della pioggia, fattore pericolosissimo per le 500 dell’epoca), i circuiti storici (Salisburgo, Spa, Fiume - ex Jugoslavia) cominciavano ad andare stretti per i piloti in quanto non a norma: queste gare furono cancellate dal calendario e sostituite da gare in cui correva la Formula 1, decisamente più organizzate. Ma in questi anni emergono grandi personalità come Eddie Lawson, Kevin Schwantz, Wayne Gardner e Wayne Rainey, i quali rimangono ancora oggi nel cuore degli appassionati. Il motociclismo di oggi è stato perfezionato sulla falsariga di quello degli primi anni 90: si correvano soltanto tre classi (125, 250 e 500), le classi hanno subito le loro modifiche regolamentari e sono esplosi quei piloti che hanno fatto la storia contemporanea, come Valentino Rossi, Mick Doohan, Jorge Lorenzo e Casey Stoner, quasi tutti ancora oggi protagonisti del Motomondiale.

Il Motomondiale dai suoi primordi ai primi anni 80 era composto da molte classi (50, 125, 250, 500, 750 cc., Sidecar), i circuiti erano perlopiù stradali, come quello di Spa-Francorchamps in Belgio, del Montjuich in Spagna, di Abbazia nella ex Jugoslavia e quello del Tourist Trophy nell’Isola di Man, dove le barriere erano costituite da balle di paglia messe in fila una appressa all’altra, dietro alle quali c’erano i guard-rail o addirittura le abitazioni. E i piloti? Avevano il casco a scodella con paraocchi, volavano tra le vie cittadine consapevolissimi (più dei corridori di oggi) che da un istante all’altro sarebbero potuti morire; non a caso le tragedie erano sempre all’ordine del giorno: avvenivano anche nei pochi circuiti permanenti (vedi Monza, dove il 20 maggio 1973 morirono durante la gara della 250 Renzo Pasolini e Jarno

Bernardino Massotti 3 E (class.)

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Estetica a tutti i costi

La fiaba della bellezza e del suo regno incantato L’illusione dell’eterna bellezza

agli attacchi del perfido antagonista, a meno che non sia operata la Provvidenza Divina, siamo costretti ad andare alla ricerca costante di ben altri metodi per rassomigliare a una creatura idilliaca.

C’era una volta, in un regno incantato, lontano da tutto ciò che si considera reale, e ai confini primordiali dell’immaginazione, una ‘’Fata Buona’’ di nome ‘’Cosmesi’’ che regnava sovrana sui suoi fedele sudditi dove i giorni scorrevano sereni e tranquilli.

Nei secoli e nelle battaglie la brigata bianca della cosmesi, servendosi del potere della tecnologia ha spesso trionfato contro il ‘’Maligno’’ portando periodi di quiete nel reame della beltà. Ma, da questa lotta, sono nate nuove e spaventose entità: i “Nuovi Mostri’’, frotte di donne e uomini che si scompongono e si ricuciono dove serve, gonfiati e pompati da capo a piedi, più simili alla ‘’Creatura ‘’ del Dr. Frankestein e alla sua “Signora-Creatura’’ che ad un essere umano. Le ninfe e gli elfi aiutanti della regina hanno sviluppato nel corso dei secoli nuovi e potenti intrugli, pozioni e filtri per porre fine ad ogni agonia. Ricette per tutti i gusti e in tutte le salse condite da un contorno fumante di promesse per accontentare anche i palati dei più avidi di avvenenza. Ma oltre alle ninfe, abili e precise nelle loro mansioni, c’è anche una sottospecie di sciroccati: come il droghiere sotto casa, il pescivendolo o l’ ornitologo di turno. Questi si attrezzano di ingegno e fantasia inventando nuovi, sensazionali, assolutamente non ortodossi, metodi per offrire bellezza a coloro che vi si imbatteranno. Preferiti molte volte alla ormai trita e ritrita chirurgia plastica con bisturi e ago.

Finché, un giorno, gli abitanti di quella terra fatata non ricevettero la disperata richiesta d’aiuto dai loro amici terrestri. Una terribile sciagura si era abbattuta sul pianeta Terra, un perfido stregone, ‘’Il Sommo Tempo’’ aveva colpito tutti i suoi abitanti facendo sfiorire la loro bellezza e minacciando di non ridargliela mai più. Così, prontamente la ‘’Fata Buona’’ con la sua armata bianca partì alla volta della terra per riportare avvenenza e leggiadria a tutti gli esseri umani. La lotta era ardua e tutte le speranze erano esaurite, quando una magica visione colpì l’armata: ‘’L’elisir di bellezza e giovinezza eterna” di cui tutti nel tempo e nello spazio e in tutte le dimensioni parallele andarono alla ricerca; l’unica arma magica tanto potente da sconfiggere per sempre i segni lasciati dal “Sommo Tempo’’. Mi sa che avevano ‘toppato’ alla grande: anche se trovassimo il prodigioso elisir, questo non potrebbe fare altro che limitare i danni lasciati dal nemico, e non guarirli Poi fatta eccezione per chi possedendo poteri stregheschi e soprannaturali sia riuscito a creare una barricata resistente 18


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Un primo esempio di tutto ciò ed uno dei più lampanti, è una pratica diffusasi da poco in Europa esportata direttamente dal paese del Sol Levante chiamata in gergo ‘’Dr Fish’’. Questa pratica sta praticamente spopolando tra le amanti dei piedi perfetti, che sognano di averli come quelli che calzavano la famosa scarpetta di cristallo: delicati, morbidi e vellutati (ma se hai un 41 di piede come me, …c’è poco da fare). In che cosa consiste? Si pongono i piedi in una vasca di acqua ,talmente gelida da provocare uno shock termico, che indovinate un po’ e infestata da piccoli pesciolini famelici i <<Garra Rufa>> pronti a cibarsi del loro cibo prediletto: la pelle morta sedimentata sotto i vostri piedi. C’è chi promette che è miracolosa, ma poi, certo, che sarà mai: facciamoci scarnificare i piedi in nome dei sandali col tacco e dello smalto con il glitter rosa.

Vedete è così semplice da rifare anche a casa, per primo prendete una vipera scuoiatela e estraetene tutto il suo veleno fino a paralizzarvi completamente la mano, dopodiché prendete una donna che abbia appena partorito e estraete dal suo utero tutta quella sostanza gelatinosa e incolore in cui il suo bambino ha sguazzato allegramente per nove mesi, ah e provate anche un po’ di cordone è davvero miracoloso .E per finire e vestire perfettamente il vostro abito luccicante evitate ogni contatto con i cibi solidi per almeno 6 settimane, limitatevi a mangiare i rimasugli bruciacchiati sul fondo della padella. E se poi siete talmente brutti da non potervi migliorare neanche con questi portentosi, miracolosi,prodigiosi prodotti della tecnologia e dell’ evoluzione sapientemente progettati dall’ uomo di Neanderthal, non perdete tempo e rifatevi da capo con una faccia e un corpo tutto nuovo:con le sembianze di una celebrità, un personaggio dei cartoni animati o anche un animale se desiderate. Basta solo sottoporsi a centinaia di interventi (tagli,limature,cuciture,bruciature,tirature, stirature, arricciature, colate di agenti chimici, fiumi di fanghiglia colorazioni, luci ultraviolette) e spendere quello che guadagnerete in una vita intera: sputando sangue, col sudore che scorre addosso, e i nervi aggrovigliati in un fascio unico, in costosissime operazioni di taglia e cuci degne della sarta più esperta. Tutto questo sicuramente vi farà essere bene accetti tra l’ ‘’Olimpo’’ degli umani, dii scesi in terra, Adoni, Muse e Veneri (con braccia toniche e snelle, non come quella di Milo) attraenti e prestanti

Ancora, per la serie ‘’Dal Giappone con furore’’ (che è davvero molto avanzato nel settore della cosmetica non convenzionale), troviamo un altro ritrovato per quanto riguarda’ “Creme, Unguenti Balsami & Co.’’ , una maschera per il viso, molto popolare tra le stelle di Hollywood, che bene sa camuffarsi per ingannarci, ma non sfugge agli occhi delle più esperte fattucchiere esperte nell’ambito delle ‘balorderie’ cosmetiche. Infatti questo prodotto, chiamato in onore del paese di origine ’’Geisha Facial’’, sembra, una normale crema per il viso ma contiene un ingrediente davvero molto speciale che fa salire il suo valore commerciale a svariate decine di dollari per pochi grammi : volete sapere qual è? Escrementi di usignolo!. Ebbene si avete capito proprio bene escrementi, usati dalle antiche donne Giapponesi e capaci di donare una pelle senza imperfezioni. Quindi, amanti della beauty-care non disperate e non urlate ai Santi e a chi vi pare quando un uccellaccio del malaugurio lancia su di voi le sue feci, anzi consideratevi fortunate e sperate vi arrivi in faccia. Riuscirete a risparmiare e ad avere effetti miracolosi con molto meno! Fantastico!

Perché sapete, non importa mica se siete esseri pensanti,facenti ,con idee e opinioni, valori e moralità che non si fanno mangiare vivi da dei pesciolini o si spalmano addosso proteine umane; per gli altri conterà solo come siete fatti fuori: le vostre tette nuove, le exstension e i vostri denti nuovi di zecca, il vostro incarnato opaco e uniforme, le vostre unghia scintillanti e smaltate e il corsetto che stringe fino a far penetrare le ossa dello sterno nella carne e bloccare il respiro. Perché funzionano, ce lo dicono loro, è vero che è così, raggiungeremo i risultai desiderati siamo sicuri, se è scritto sul flacone dovrà pur essere vero, l’ etichetta è una legge sacra che regola i fatti e la realtà e nessuno spera in vano aspettandosi di trasformarsi da una rana brutta e bavosa in un bel principe, o da una strega bitorzoluta in un’affascinante sirena. Nessuno ci mente, nessuno ci dice bugie e ci fa false promesse .Nessuno si illude. Noi un giorno diventeremo tutti il nostro ideale e saremo dannatamente belli e se non lo sei puoi gettarti via.

Adesso ci spostiamo dall’ altra parte del globo nei tanto acclamati “States’’ e particolarmente nella mecca e tappa prediletta di tutte le ‘’Fashion Victim’’: Los Angeles. Qui i metodi di bellezza sono ancora più spaventosi e raccapriccianti; un banchetto dell’orrore pronto per essere servito da altrettanto spaventose creature che si aggirano per quei luoghi: scheletriche, abbronzate e con l’ ossigeno anche in testa. Le cretinerie più in voga al momento sono siero al veleno di vipera capace di inibire le contrazioni muscolari e nutriente per la pelle con proteine attive della placenta per una pelle fresca e luminosa. E per chi aspira alla tanto osannata taglia zero anche un nuovo regime alimentare:beveroni alle erbe tanto amari da inasprire il sangue e l’ergastolo a tutto ciò che abbia il vago aspetto di cibo.

Chiara Giugliano 1 C (class.) 19


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asimmetrici cammina in contrapposizione al liscio che abbandona piastre ad effetto Monnalisa per dare un tocco di vita in movimenti fluidi e ondulati dei capelli e infine il colore sarà dominato prevalentemente da riflessi ramati o cioccolato che, come in ogni inverno che si rispetti, andranno alla grande. Qualche chicca che guarda molto più avanti riguarda l’anno che seguirà: il rossoRihanna non demorde e, per l’appunto, sarà il benvenuto sulle teste di molte teen-ager del 2012.

Essere uniche e originali

Una sola idea in testa Hair Styling

Essere originali è di certo il desiderio di ogni ragazza della nostra età e, in un certo senso, è difficile non sentirsi parte della grande massa. Come fare per sembrare uniche e originali? Semplice, o si inizia a camminare per strada e andare a scuola senza vestiti oppure ci si diverte con cosa ci fa sentire davvero donne: i capelli!

Passando agli accessori, immancabili nel vostro armadio il must di questa stagione saranno i cappelli con baschi berretti e cloche e molti altri abbinati alle più svariate sciarpe e foulard che riportano in voga i toni brillanti in netto contrasto col grigiore invernale: blu, rosso, giallo…Lo stile pop di fine ’90 in chiave giovanile.

Escludendo la prima opzione che finirebbe col metterci nei guai, resta la più sensata riguardante i capelli: nuovi tagli, colori pazzi, insomma esagerare nel limite, senza cadere nel ridicolo oppure rischiare di danneggiare il pigmento naturale infeltrendo le punte o indebolendo la radice.

Oltre questo la cosa che davvero non bisogna mai perdere è la propria personalità: ognuno è diverso dall’altro e non è mai meno importante di chiunque. Non abbiamo bisogno di esempi per essere ciò che siamo; solo noi sappiamo come renderci unici e piacere prima a noi stessi, poi agli altri.

Le tendenze 2011 sono capelli corti per la maggiore con tagli davvero particolari come, ad esempio, quelli delle grandi star che rispecchiano anche i vari tipi di musica e , per così dire, dei diversi modi di essere: piastra a tutto spiano per gli emo, creste chilometriche per i metallari, capelli verdi, rosa, blu per i punk eccentrici e molti altri… Questo ritorno agli anni ’90 nei tagli corti puramente

Mariella D’Angelo 2 F (ginn.)

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SMODATI Rubrica di moda, tendenza e costume a cura di Alessandra Boccia, Maria Esposito Alaia, Martina Miranda, Polise Giusy, Polise Maria Francesca, Fabiana Romano Romano (1 A ginn.) e a cura di Annamaria Prisco (I A class.)

Questioni di moda a cura di Alessandra Boccia, Maria Esposito Alaia, Martina Miranda, Polise Giusy, Polise Maria Francesca (1 A ginn.)

Ieri vs oggi Perché l’uomo di ieri si preoccupava solo di coprirsi e oggi è tutto più difficile? L’uomo moderno, si fa condizionare troppo da ciò che noi chiamiamo MODA. La moda è l’arte di esprimere se stessi, un’arte che non tutti hanno. Non si riesce a pensare con la propria testa, che permette di capire cosa possa andare o non andare bene. Non ci si veste secondo il proprio gusto, ma solo per piacere alla massa e sentirsi integrati in una società che segue sempre più le tendenze e non pensa a creare il proprio look. Lo stile è un qualcosa di personale, di indefinibile; è un insieme di carattere, gusto e charme che non pone limiti di spesa per la carta di credito. La moda è tempo. Il tempo è tendenza. La tendenza condiziona il nostro guardaroba!

Negli anni ’50 e ’60 la tendenza era quella dei tacchi a spillo e dei vestiti sotto il ginocchio, che venivano considerati opere d’arte. Questi periodi furono un vero inno alla femminilità, con la loro gonna ampia, le borse dai colori sgargianti e gioielli vistosi, che non facevano passare inosservati! Molte di queste tendenze si sono conservate nel tempo, arrivando fino a noi con un tocco di modernità. La moda è fatta per diventare fuori moda (Coco Chanel) 21


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La moda femminile

La moda non è solo per le donne Chi ha detto che dedicarsi alla moda spetta solo a noi ragazze? Anche i ragazzi possono stare al passo con i cambiamenti continui della moda.

La moda è la maschera innumerevole della vita Basta poco e bisogna rinnovare il proprio guardaroba per le nuove tendenze che si presentano sempre più frequenti. La moda non è solo essere al passo con le tendenze, ma è anche lo specchio dell’anima che ritrae le nostre emozioni e particolarità sotto forma di abbigliamento e calzature.

Ciò che non può mancare in un classico guardaroba maschile sono un paio di comodi jeans di varie tonalità, scarpe sportive facilmente indossabili, e un pratico K-way dal colore più vivace che si riesce a trovare in negozio, ma che comunque si abbini a come ci si veste. Niente si indossa mai per caso, neanche una semplice tuta, come quelle di note marche o quelle sponsorizzate da una semplice squadra, magari quella per cui si tifa! Non si rinuncia ad una calda felpa chiusa, come quelle sportive o casual, né ad una sportiva tracolla per la scuola, griffata o non.

Potranno mai le nostre emozioni essere spente, senza colore? Quest’inverno saranno colorate di nero, arancione, traccia dall’estate, senape che accoppiato al nero crea contrasti raffinati e sempre più ricercati, rosso, rosa cipria, smeraldo e di certo non può mancare il viola, il colore che da ben due anni ha conquistato diverse fashion victim coprendole con caldi maglioni dal collo vaporoso.

Anche la moda maschile è rimasta legata alla moda del passato, con il nuovo modello di occhiali way-farer, adattamento di un classico modello. Anche i capelli hanno la loro importanza, non passando inosservati con il “doppio taglio”, di cui ormai non se ne riesce a fare a meno! Oltre a vestirsi con abiti firmati, è importante anche sapere come indossarli, specialmente quando si tratta di accessori; un esempio riguarda le sciarpe, che si portano sciolte oppure strette al collo e lasciate cadere dietro.

Un accessorio che non può mancare nel guardaroba femminile, sono le scarpe con il tacco. Di certo non saranno comode ma sono un’ottima icona di femminilità.

Anche nel mondo maschile c’è chi si mostra disinteressato verso la moda e chi, invece, non può fare a meno di seguirla, come quelli che, dissimulando indifferenza, fanno sì che faccia capolino un tessuto elastico dal quale si legga chiaramente la ‘sponda’ di appartenenza!

Con queste scarpe non si può pensare né di camminare, né tanto meno di correre, sono state realizzate per restare sdraiate (Christian Louboutin)

L U D E N D O

L’uomo può indossare ciò che vuole. Rimarrà sempre un accessorio della donna (Coco Chanel) D I S C I T U R

Quesito proposto dal prof. Giovanni Pellecchia

Abbiamo tre scatole contenenti ciascuna due palline per un totale di sei palline (2 palline x 3 scatole), tre di colore nero (N) e tre di colore bianco (B). Sapendo che i coperchi delle scatole riportano all’esterno come informazione la sigla NN, BB, NB per indicare il colore della rispettiva scatola e che tale informazione è sempre falsa, nel senso che se il coperchio indica NN vuol dire che all’interno non ci sono due palline nere bensì tutte e due bianche o una nera ed una bianca, ci chiediamo qual è il minor numero di estrazioni di palline necessario per conoscere il vero contenuto delle scatole.

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Concorso Interno di Poesie Le Muse in festa In occasione della ricorrenza del Santo Natale, il nostro Istituto ha sentito il bisogno di indire un concorso interno di poesia, con l’augurio che la partecipazione da parte di tutti noi sia occasione di crescita e che entusiasmo, emotività e creatività possano far vivere il Natale nelle sue dimensioni di festa e solidarietà in compagnia delle Muse ispiratrici dell’arte. Il concorso è destinato a tutti gli studenti iscritti nel nostro Liceo. La prova consiste nella elaborazione di una POESIA sul tema del Natale in lingua italiana o in lingua straniera. Modalità di partecipazione Ciascuna classe dei quattro indirizzi di studio dovrà far pervenire entro e non oltre il 16 Dicembre c. a. un testo poetico rappresentativo sul tema di cui sopra. Gli elaborati raccolti saranno oggetto di valutazione di una commissione giudicatrice divisa nelle seguenti sezioni : sezione Juniores, per le classi del primo biennio dei vari indirizzi; sezione Seniores, per le classi del triennio dei vari indirizzi; sezione Lingue Straniere, per gli elaborati che perverranno in lingua straniera.

La selezione dei lavori terrà conto dei seguenti elementi qualitativi: Autenticità Originalità Capacità espressiva (di sviluppo dell’idea) Immediatezza comunicativa Chiara definizione, rilevanza e pertinenza del contenuto espressivo Congruenza e qualità del prodotto

Dopo la selezione dei lavori (4 per la sezione Juniores, 5 per la sezione Seniores, 3 per la sezione Lingue Straniere) seguirà la premiazione finale che si terrà nel giorno 22 Dicembre nella sede Centrale, nell’ambito della festa augurale della “famiglia” del Diaz. Si ringraziano i docenti tutti per la fattiva e preziosa collaborazione e in particolare le docenti di religione, che hanno promosso nonché curato in prima persona tale iniziativa.

Le Funzioni Strumentali


Il Diaz in Festa Presenta: Dal 5/12 al 15/12 Raccolta Fondi THELETON Dal 12/12 al 14/12 Aspettando il Natale con una “risata” Spettacolo teatrale “Mi faccio da solo” a cura di Enzo Catapano presso l’Auditorium di Saviano 12/12 sede di Ottaviano, Centrale 13/12 sede di Terzigno 14/12 sede di Ottaviano, Succursale 17/12 ore 11,00 Festa dei Pensionamenti 21/12 Progetto “Diamoci una mano” con consegna giocattoli presso il reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale I Policlinico di Napoli 22/12 Manifestazione conclusiva «Le Muse in festa» Il Dirigente Scolastico, lo staff e le Funzioni Strumentali augurano a tutti BUONE FESTE


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