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Bologna, 27 agosto 2013 Alla c.a. Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia – Romagna Cons. Palma Costi Oggetto: mozione a salvaguardia della salute dei consumatori, dell’ambiente e dell’agrobiodiversità dalla diffusione della coltivazione degli organismi geneticamente modificati. MOZIONE L’Assemblea legislativa della Regione Emilia – Romagna premesso che - con la Decisione 22 aprile 1998, n. 294, la Commissione delle comunità europee (ora Commissione europea) ha autorizzato l’immissione in commercio di mais geneticamente modificato (Zea mays L. Linea MON810); - segnatamente, l’autorizzazione di cui alla precedente alinea è stata rilasciata ai sensi della direttiva 90/220/CEE, per vero in base a requisiti in materia di valutazione dei rischi ambientali e agroalimentari molto inferiori rispetto a quelli stabiliti dalla successiva Direttiva 2001/18/CE, che ha abrogato e sostituito la precedente direttiva del 1990; - nel parere dell’08 dicembre 2011, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) organismo preposto al controllo e alla valutazione scientifica degli alimenti - ha evidenziato che il mais geneticamente modificato (MON 810) produce una tossina (Cry1Ab) in grado di incidere negativamente sulla salute, sull’ambiente e sull’agrobiodiversità, rischi tali da 1


giustificare (recte: imporre) un rafforzamento delle misure di gestione e di sorveglianza funzionali a ridurre le possibili conseguenze pregiudizievoli agli interessi sensibili coinvolti; - il parere dell’EFSA si inserisce, peraltro, in una più ampia politica europea orientata al maggior controllo della diffusione delle colture geneticamente modificate e delle conseguenze che ne derivano: il Consiglio dell’Unione europea, nella “sessione ambiente” del 04 dicembre 2008 (doc. 16882/08), ha sottolineato - tra l’altro – “la possibilità, nell’ambito delle procedure di autorizzazione esistenti per gli OGM destinati alla coltivazione, di adottare misure di gestione o misure restrittive specifiche, comprese misure di divieto, per garantire la protezione della biodiversità negli ecosistemi fragili”, auspicando più in generale un rafforzamento delle procedure di valutazione dei rischi ambientali, agroalimentari e per la salute umana degli OGM; sottolineato che - il “Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare” (Reg. CE 28 gennaio 2002, n. 178) disciplina, tra l’altro, le misure e gli istituti preordinati a tutelare la salute umana e gli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti, anche al fine di garantire la libera circolazione di alimenti sicuri e di qualità nel mercato interno, nonché l’ambiente e l’agrobiodiversità; - in particolare, ai sensi dell’art. 53 del citato Regolamento, il Ministero della Salute - di concerto con il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali - ha richiesto (nota del 02 aprile 2013) alla Commissione europea l’adozione di misure urgenti di prevenzione e contenimento dei rischi connessi alla coltivazione del mais MON810; - a fronte dell’inerzia della Commissione europea, il Ministero della Salute, con proprio decreto del 12 luglio 2013, ha adottato misure cautelari provvisorie ai sensi dell’art. 54 del Regolamento 178/2002: in particolare, l’art. 1 del decreto prevede che “La coltivazione della qualità di mais MON 810, provenienti da sementi geneticamente modificate è vietata nel territorio nazionale, fino all’adozione di misure comunitarie, di cui l’articolo 54,comma 3 del regolamento (CE) 178/2002 del 28 gennaio 2002 […] e comunque non oltre 18 mesi dalla data del presente provvedimento.” (anche per completezza, si ritiene opportuno precisare che un analogo provvedimento interdittivo è stato adottato dal ministro dell’agricoltura francese); 2


- ancorché il citato decreto ministeriale sia apprezzabile positivamente alla luce dello stato attuale della normativa, non si può non rilevare come le misure introdotte abbiano carattere solamente provvisorio ed interinale; sottolineato, altresì, che - a fronte delle criticità causate dalla coltivazione di OGM ad interessi sensibili - quali la salute umana, l’ambiente e l’agrobiodiversità – è necessario predisporre ed attuare politiche di più ampio respiro orientate al divieto di coltivazione di OGM; - in tal senso, risulta particolarmente rilevante la proposta della Commissione europea di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea “che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità degli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio”, proposta già approvata con modifiche dal Parlamento europeo nella seduta del 05 luglio 2011, invece difettando ad oggi l’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione (formato, come noto, da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che si occupa della stessa materia a livello statale), ciò che preclude il perfezionamento del procedimento legislativo di codecisione (ex art. 294 TFUE) e quindi l’approvazione dell’emanando regolamento; - in particolare, la citata proposta della Commissione europea - sui presupposti che “L’esperienza ha dimostrato che la coltivazione degli OGM è una questione trattata in modo più approfondito dagli Stati membri, a livello centrale o a livello regionale e locale” (considerando 5) e che “In questo contesto, è opportuno garantire agli Stati membri, in conformità al principio di sussidiarietà, maggiore libertà di decidere se desiderano oppure no coltivare colture GM sul loro territorio” (considerando 6) – prevede che gli Stati membri siano autorizzati ad adottare “misure che limitino o vietino la coltivazione ” di OGM “in tutto il loro territorio o in parte di esso e a modificare tali misure nel modo ritenuto opportuno,

in

qualsiasi

fase

della

procedura

di

autorizzazione,

di

rinnovo

dell'autorizzazione o di ritiro dal mercato dell'OGM in questione.” (considerando 7); vista - la L.R. 22 novembre 2004, n. 25, recante “Norme in materia di organismi geneticamente modificati”; - la delibera di Giunta regionale 23 marzo 2009, n. 308, recante “Recepimento dell’intesa del 13 novembre 2008 (rep. n. 204) tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di

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modifica dell'intesa del 15 dicembre 2005 recante Linee - guida per la gestione operativa del sistema di allerta per alimenti destinati al consumo umano”; impegna la Giunta - ad adottare tutte le misure necessarie a presidiare, su tutto il territorio regionale, il divieto di coltivazione della qualità di mais MON 810 introdotto dal decreto del Ministero della Salute 12 luglio 2013; - più in generale, a proseguire - anche in attuazione della normativa regionale - nell’attività di vigilanza e controllo sul territorio regionale in ordine alla diffusione delle colture geneticamente modificate e alla presenza di OGM nell’alimentazione umana e animale, al fine di tutelare i cittadini consumatori, l’agricoltura, l’ambiente e la biodiversità; invita il Governo - ad attivarsi in sede europea, ed in particolare in seno al Consiglio dell’Unione europea mediante i propri rappresentanti, affinché sia tempestivamente perfezionata la procedura legislativa ordinaria di approvazione della citata proposta di regolamento che consente agli Stati membri di limitare e vietare la coltivazione di OGM sul territorio nazionale. Liana Barbati (Italia dei Valori – Lista Di Pietro)

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Mozione Stop ogm Emilia Romagna  
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