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L’ARCHITETTURA E GLI ARCHITETTI DI PUNTA DOGANA da la guida rossa del Touring ed.1985 pag.201 Punta della Dogana con il complesso della Salute sono lo spartiacque tra il Canal Grande e il canale della Giudecca, segnano scenograficamente l’ingresso al Bacino di S.Marco. Dogana da Mar: grande edificio a capannoni per lo scalo doganale delle merci provenienti dal mare; già formato nel sec.XV, fu più volte ristrutturato.Il primo tratto della facciata è un rifacimento del 1835, mentre il tratto sulla punta è del 1677. pag.425 fu completamente ristrutturato in concomitanza con i lavori della Salute su progetto di Giuseppe Benoni vincitore del concorso cui aveva partecipato anche il Longhena (autore del complesso della Salute). L’edificio acquista un carattere scenografico nella parte terminale sul Bacino di San Marco con una loggia sormontata da una massiccia 1


torre, sulla cui sommità è posta una scultura composta da due Atlanti in bronzo sorreggenti la palla d’oro, immagine del mondo, su cui, come segnavento, è l’effige della Fortuna. Dogana da Mar, punta della Salute a Venezia M. Lazzarini A Venezia non c’è prospettiva più allettante del Bacino di San Marco, e solo giungendo dal mare, come un tempo, si può del tutto apprezzare. Al centro di questo bacino si insedia, strategicamente, la punta della Dogana da Mar a dividere i due canali più importanti della città, il Canale della Giudecca e il Canal Grande, e posta al controllo delle merci in arrivo. Inizialmente non c’era una dogana organizzata: prima di scaricare le merci, il capitano doveva ottenere la “patente di scarico”, poi le mercanzie provenienti “dal mare” potevano essere scaricate verso i magazzini di stato o quelli privati. 2


Fra il Duecento e il Trecento, con le nuove tecniche di navigazione e la mutata situazione geopolitica, aumentarono i traffici commerciali, con il conseguente aumento del traffico nel Bacino di San Marco. Nel contesto di questa espansione venne edificata la Dogana da Mar, cosĂŹ chiamata per distinguerla da quella da terra che si trovava nella zona di S. Silvestro. Nessuna localizzazione poteva essere migliore 3


di quella zona, allora acquitrinosa, che si incuneava nel Bacino di San Marco e dalla quale si poteva controllare il traffico marittimo fra i due grandi canali. Nel 1313 iniziarono i lavori di costruzione, completati nel 1340, configurando un’area che rimarrà immutata nei secoli successivi, con caratteristica planimetria triangolare, centro di controllo dell’attività portuale, difesa dalla torre e mura merlate.

- 1486 E.Rewich

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- 1500 Jacopo De Barberi L’edificio era formato da un muro merlato che racchiudeva otto magazzini ortogonali ai canali, ognuno con entrate indipendenti per agevolare le operazioni di carico e scarico. Tutti di uguale larghezza i magazzini sono di lunghezza decrescente, da San Gregorio verso 5


il Bacino, contribuendo, così, al caratteristico aspetto triangolare del complesso. Elemento caratterizzante è la torre quadrata posta a difesa della Dogana, elemento funzionale quanto di prestigio, posto di controllo del traffico navale. La torre faceva parte di un sistema più complesso che contemplava fortificazioni ben più notevoli alla Giudecca, davanti a San Giorgio, che rappresentava l’accesso dai porti di Malamocco e di Chioggia. Il complesso della Dogana da Mar rimase sostanzialmente immutato fino al Cinquecento, come si rileva in una veduta anonima di primi del Seicento, con alcune opere di restauro del manufatto trecentesco.

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- 1615-30 Anonimo Nel Rinascimento, con il rinnovamento della città e la rielaborazione della Piazza, la Serenissima diede inizio alla costruzioni di nuovi magazzini. Il Cinquecento, vide, come noto, la costruzione della nuova Zecca (1537), della Loggetta del Campanile, della Libreria, di San Giorgio Maggiore, etc. Nel 1631 inizia la costruzione della Chiesa Della Salute e questa è ancora in corso quando il Senato decise di intervenire anche sulla punta della Dogana.

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- 1760, A.Canaletto, Il Canal Grande e Punta, Della Dogana Nel maggio 1677 il Senato della Serenissima prese in esame i quattro pro-getti redatti dal Longhena, dal Benoni, dal Sardi e dal Cominelli, centrando l’attenzione su quelli degli architetti Benoni e Longhena, ordinando ai Procuratori di San Marco di scegliere quello che possa “riuscire più aggiustato, più durabile e più corrispondente al resto della fabbrica”. Dopo un mese la scelta ricadde su quello di Iseppo Benoni con disappunto del Longhena che ambiva completare la sistemazione dell’area, iniziata con la costruzione del-la Chiesa della Salute e proseguita con il convento dei padri 8


Somaschi. Iseppo Benoni era nato a Trento e morì a Venezia nel 1684, aveva acquisito esperienza di idraulica e il progetto della Dogna risulta l’unica sua opera di architettura, seppure limitata al rifacimento dei prospetti e alla ricostruzione della torre (1677). Nelle intenzioni del Senato, si sarebbero dovuti rifare i prospetti dell’intero complesso, fino al campo della Chiesa della Saluta, ma tale progetto fu fer-mato da questioni economiche.

-

Guardi,

XVIII

sec.

L’edificio del Benoni, che evidenzia caratteristiche cinquecentesche criticate da 9


alcuni, in particolare Longhena, ha torre impreziosita da tre logge sporgenti, rette da colonne binate e doriche. L’aspetto maschio e solido è accen-tuata dall’aggetto dei mensoloni del fregio decorati da teste di cavallo, mentre la chiave dell’arco delle finestre rappresenta una testa d’uomo. Sopra la torre un piedistallo a volute sostiene due atlanti, con un ginocchio poggiato a terra, che reggono una sfera in rame dorato, su perno girevole a guisa di segnavento. Le facciate appaiono come prosecuzione dell’edificio principale, secondo le intenzioni del Benoni; presentano struttura simmetrica, con una piccola porta centrale rettangolare, con ai due lati tre grandi arcate sormontate da mascheroni a testa di leone elle quali quella centrale funge da portone d’accesso ai magazzini, mentre quelle laterali sono finestrature chiuse nella parte inferiore da marmi retti da mensole. Il coronamento superiore, della parte del canal grande è costituito da merli a gola rovescia. I magazzini non subirono sostanziali modifiche interne; infatti dopo nove anni dall’intervento di Benoni, il Magistrato al Sal lamentava danni al 10


tetto dei magazzini; il 17 maggio 1685 si registrano gravi infiltrazioni d’acqua, con notevole danno alle merci avviando nuovi lavori di restauro, ritenuti necessari secondo la perizia del “proto� Cominelli.

- Carlevaris, Canaletto XVIII sec. Altri lavori sono necessari nel 1688, con il restauro di un ambiente nella torre, e si procede a lavori di manutenzione anche durante tutto il Settecento, seppure senza modificarne l’aspetto. 11


Dopo la caduta della Serenissima, nella prima metà dell’Ottocento, la punta della Dogana richiese massicci interventi (1835-1838) e l’ingegner Alvise Piazzi ricostruì le ali esterne dei magazzini e sui prospetti verso i canali. Le porte d’accesso ai magazzini furono contornate da elementi marmorei e le sovrastanti finestre trasformate in lunette con ghiere in pietra d’Istria. Il coronamento superiore merlato venne demolito e sostituito da una cortina in mattoni; sarebbe stata intenzione del Piazzi eseguire la stessa operazione per dare il medesimo prospetto alle terrazze della torre.

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Appare plausibile che durante questo intervento siano stati aperti i tre grandi portali sul campo della Chiesa della Salute, in quanto nelle vedute del Cana-letto non sono raffigurate, ed è probabile che siano stati modificati i percorsi principali interni. 13


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- Lazzari, prospetto e pianta della soggetta Nel 1858-59 alcuni locali furono trasformati in uffici in sostituzione di altri restituiti al Seminario, che erano stati ceduti, in precedenza, alla Dogana; venne costruita una nuova scala d’accesso al primo piano, chiusi due accessi esterni, ridotti i fori di luce dalla parte del Canale della Giudecca cosÏ come sono ancora oggi. 15


Attualmente il complesso della Dogana appare in precarie condizioni; si sono manifestati altri fenomeni di cedimento fondazionale in corrispondenza alla facciata rivolta verso il Canal Grande, la cui causa si suppone originata da principio di sifonamento che ha interessato il terreno a davanti al muro di sponda del canale durante il corso dei lavori di manutenzione della riva. Gli interventi per la situazione di grave instabilità . Si sono concentrati nel consolidamento delle fondazioni; con l’utilizzo di una resina di elevata pressione di rigonfiamento 16


effettuando delle iniezioni puntuali dalle fondazioni fino ad arrivare a quota di profondità da -8,50m s.l.m. verso la facciata Canal Grande, e -5,00m s.l.m. verso il canale della Giudecca, in questo modo interferendo il meno possibile con il fabbricato. Questo tipo di tecnologia può essere eseguito con iniezioni più marcate in alcuni punti e meno in altri, intervendo in tempi successivi nella stessa posizione.

Il recente concorso per il progetto di un insediamento di un centro d’arte contemporanea è stato vinto dall’architetto 17


giapponese Tadao Ando. M. Lazzarini Luglio 2009 Punta della Dogana, Centro d'arte contemporanea, Tadao Ando, Venezia, 2009 Dopo quattordici mesi di restauro, curati dall'architetto Tadao Ando, ha aperto Punta della Dogana, il nuovo centro d'arte contemporanea della François Pinault Foundation. Si tratta di un edificio con una superficie di circa 5.000 mq, con forma triangolare e risalente al XVII secolo; fu costruito nella sottile striscia di terra che divide il Canal Grande dal Canale della Giudecca per accogliere gli uffici doganali marittimi (Dogana da Mar). Si eleva a strapiombo sul Bacino Marciano e occupa una posizione strategica nella città . Le facciate sono lunghe 105 metri e caratterizzate da venti porte monumentali, mentre la base del triangolo misura 75 metri. All'esterno, le terrazze del belvedere si trovano a 18


9 metri d'altezza mentre sulla punta di quest'area si trova un torrino alla cui sommità (a 28 metri) è presente un gruppo scultoreo rappresentante i simboli della Terra e della Fortuna. La struttura interna è divisa in nove navate disposte trasversalmente, che presentano ciascuna una larghezza media di 10 metri e un'altezza sotto trave di 7 metri. Il progetto architettonico è stato concepito da Tadao Ando come naturale prosecuzione del percorso di visita di Palazzo Grassi. Da subito, i primi disegni dell'architetto definiscono le grandi linee dell'intervento che si fondano sul conservare il montaggio caratteristico dei magazzini affiancati e linearmente disposti tra le rive dei due canali. Il progetto di ristrutturazione, che si poneva l'obiettivo di attrezzare tutto lo spazio dell'edificio, ha previsto diverse tipologie di intervento: dalla protezione contro l'acqua al consolidamento strutturale e restauro delle opere in muratura, dai cunicoli tecnologici e impianti elettrici agli elementi in calcestruzzo architettonico, ai pavimenti, agli infissi esterni, alla copertura, dalla riconfigurazione dei 19


soppalchi esistenti al restauro del gruppo scultoreo. In posizione piÚ o meno baricentrica rispetto all'impianto triangolare del complesso, Ando ha previsto di inserire un nuovo spazio a tutta altezza, una sorta di perno posizionato all'interno di uno dei magazzini mediani, realizzato in cemento armato lisciato e lucido, ormai riconosciuto come una cifra delle sue costruzioni. Questo asse, intorno al quale ruotano gli spazi espositivi e al quale riconducono tutti i percorsi, ha assunto la configurazione di un cubo che attraversa verticalmente l'ambiente in cui è collocato. Gli interventi di restauro, volti ad eliminare le invadenti superfetazioni che negli anni erano venute a modificare il complesso di Punta della Dogana, hanno previsto l'inserimento di nuovi setti, scale, percorsi, spazi di servizio che si pongono come eventi puntuali all'interno dell'architettura. Tra l'antico corpo di fabbrica e questi interventi non si osservano mediazioni nÊ passaggi mimetici, bensÏ continui accostamenti, quasi Ando abbia deciso di incastonare tra le innumerevoli stratificazioni che formano l'antico 20


edificio dei volumi e dei piani che le separano e le offrono così ordinate come uno spettacolo da godere prodotto dallo scorrere del tempo. Infine, l'architetto giapponese ha scelto di posizionare alte griglie sulle porte affacciate sui fronti acquei. Fatte di acciaio e di vetro e realizzate dall'artigianato veneziano sono modellate come esplicite citazioni di quelle realizzate da Carlo Scarpa per il negozio Olivetti nelle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco (1956). Tadao Ando è riuscito a stabilire a Punta della Dogana un dialogo tra vecchi e nuovi elementi, creando un legame tra la storia antica dell'edificio, il suo presente e il suo futuro. "Questo palazzo galleggia sull'acqua fin dal quindicesimo secolo la mia intenzione è farlo galleggiare sull'acqua verso il futuro - spiegò Tadao Ando alla presentazione del progetto nel 2007 - è un palazzo molto antico ed è stato molto difficile studiarne la storia in modo da conservarne la struttura originale ed innovarla verso il futuro. Utilizzerò un materiale del 20esimo secolo come il cemento armato che inserirò in questa cornice di strutture che risalgono al XV secolo". 21


Considerando che l'80% del perimetro di Punta della Dogana confina con le acque della laguna e non potendo contare su una sufficiente area di cantiere adiacente all'edificio, l'intera logistica del cantiere è stata eseguita via acqua. Un porto provvisorio, aree di cantiere su palafitte e l'utilizzo di chiatte e pontoni hanno permesso la movimentazione di oltre 10.000 tonnellate di materiali vari, con oltre 2.000 viaggi dalla terraferma. Il cantiere ha mobilitato una media di 120 operai per un totale di 300.000 ore lavorate. Una mensa appositamente costruita su palafitte è stata messa a disposizione di tutte le maestranze. Controlli sanitari, check-up gratuiti e colloqui informativi individuali hanno caratterizzato l'atmosfera di un cantiere votato alla qualità e alla sicurezza.

Nato a Osaka nel 1941, Tadao Ando è un “autodidatta” dell’architettura, essendosi formato “sul campo”, viaggiando per l’Europa durante gli anni sessanta. 22


Affascinato da Le Corbusier, nel 1965 decide di andare a conoscerlo di persona. Ma quando arriva a Parigi, Le Corbusier è appena morto e Tadao Ando potrà solo ammirare le sue opere. Tornato in Giappone, nel 1969 apre il proprio studio e inizia a costruire abitazioni essenziali, che rivelano la sua percezione fisica, vissuta, dell’architettura e la sua inclinazione per le soluzioni pure, nelle quali la materialità sconfina nella spiritualità. Si fa notare, i suoi incarichi aumentano. Realizza musei e chiese, che testimoniano la continuità del suo stile, ma rivelano anche la capacità di impadronirsi del paesaggio di cui Ando, modellando la scenografia dei percorso, riesce a rivelare l’essenza. Permeato di tradizioni giapponesi, del loro gusto per il montaggio, per l’equilibrio, per la capacità di far parlare la materia per mezzo della luce, Ando ha mutuato dalla tradizione del modernismo occidentale la purezza dei volumi e il nitore delle forme che egli impiega per instaurare una dialettica tra l’interno e l’esterno, tra l’ombra e la luce, tra l’oggetto e il contesto circostante. 23


Dagli anni 1990, il legno occupa uno ruolo sempre più importante nel suo lavoro. Lo utilizza, per esempio, per costruire il Padiglione del Giappone dell’esposizione universale di Siviglia (1992) e il Museo del Legno di Hyogo. Tra le sue opere più rilevanti, figurano anche la Chiesa della Luce a Osaka (1989) e la Chiesa sull’acqua (1991). L’architetto giapponese diventa insegnate nelle università più prestigiose – Yale (1987), Columbia (1988) e Harvard (1990) – prima di essere professore titolare all’università di Tokyo (1991). Ha ricevuto numerosi premi internazionali. In particolare, nel 1995 Ando riceve il Pritzker Prize, una delle più alte onorificenze riservate agli architetti. Devolve il premio agli orfani di Kobe, colpiti dal terremoto. Nel 1996, ha ricevuto il Praemium Imperiale, rilasciato dalla Japan Art Association in riconoscimento al suo contributo per lo sviluppo delle arti e della cultura. In Francia, è nominato Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres nel 1997. Nel 2005, riceve la medaglia d’oro dell’ Unione Internazionale degli Architetti ed è dichiarato Chevalier de l’Ordre National della Légion d’Honneur. Dal 2007, Tadao Ando lavora al progetto ecologico Umi no mori, in 24


Giappone, che consiste nella creazione di una “foresta sul mare”, ricca di più di 480.000 alberi. Questo “polmone verde” sarà creato nella città di Tokyo in un luogo simbolico, un polder diventato isola artificiale, nella baia della capitale giapponese. François Pinault, che ben conosceva i lavori di Tadao Ando di cui in particolare apprezzava il segno insieme contemporaneo e atemporale, astratto e sensoriale, gli aveva dapprima affidato, a seguito di un concorso, l’incarico di realizzare il museo sull’ Île Seguin, a Parigi. Con il ritiro del progetto, François Pinault coinvolge Tadao Ando nei suoi progetti veneziani, il restauro di Palazzo Grassi nel 2005 e la ristrutturazione di Punta della Dogana nel 2008-2009.

Il progetto architettonico I primi disegni di Tadao Ando tracciano fin dall’inizio le grandi linee del suo intervento, scegliendo di conservare il montaggio 25


caratteristico dei magazzini affiancati e linearmente disposti tra le rive del Canal Grande e del Canale della Giudecca. Realizzando imponenti lavori di rifondazione della fabbrica per porla al riparo sia dall’umidità sia dagli affetti delle alte maree e prevedendo di riconfigurare i soppalchi esistenti, il fine del progetto era quello di attrezzare tutto lo spazio dell’edificio. In posizione più o meno baricentrica rispetto all’impianto triangolare del complesso, Ando ha immediatamente previsto di inserire un nuovo spazio a tutta altezza, una sorta di perno posizionato all’interno di uno dei magazzini mediani, da realizzarsi in cemento armato lisciato e lucido, ormai riconosciuto come una cifra delle sue costruzioni. Successivamente questo asse intorno al quale ora ruotano gli spazi espositivi e al quale riconducono i percorsi, ha assunto la configurazione di un cubo che attraversa verticalmente l’ambiente in cui è attualmente collocato.

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Nel continuo, diffuso tessuto degli interventi di restauro, volti ad eliminare le invadenti superfetazioni che negli anni erano venuti affliggendo il complesso di Punta della Dogana, gli inserimenti di nuovi setti, scale, percorsi, spazi di servizio appaiono come accadimenti puntuali. Tra l’antico corpo di fabbrica e questi interventi non si osservano mediazioni né passaggi mimetici, bensì continui accostamenti, quasi Ando abbia deciso di incastonare tra le innumerevoli stratificazioni che formano l’antico edificio dei volumi e dei piani che le separano e le offrono così ordinate come uno spettacolo da godere prodotto dallo scorrere del tempo. Infine, ha scelto di affiggere griglie sulle alte porte affacciate sui fronti acquei modellate come esplicite citazioni di quelle realizzate da Carlo Scarpa. Fatte di acciaio e di vetro, benché pensate in modo molto moderno, vengono dall'artigianato veneziano. Tadao Ando è riuscito a stabilire a Punta della Dogana un dialogo tra vecchi e nuovi elementi, che crea un legame tra la storia antica dell'edificio, il suo presente e il suo futuro. 27


Tadao Ando Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Azuma House ( 1976

,Osaka, Giappone,

Galleria akka,Osaka,1988

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L'hotel Westin Awaji Island progettato da Ando Tadao Ando ( AndĹ? Tadao?) (Osaka, 13 settembre 1941) è un architetto giapponese, il è talvolta cui approccio all'architettura classificato come regionalismo critico. Ando ha condotto una vita molto varia, lavorando come camionista e pugile prima di dedicarsi all'architettura senza alcuna conoscenza formale.

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PuntaDellaDoganaByOhA!  

Preparazione alla visita, si raccattano informazioni

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