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28.06.17 ROMANO CANAVESE CHIESA DI SANTA MARTA

© THE METROPOLITAN MUSEUM OF ART

DUNQUE SARÀ PUR VERO I SOLISTI AMBROSIANI


GIOVANNI BATTISTA BASSANI

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL

1647 — 1716

1685 — 1759

Sonata per due violini e basso continuo

Agrippina condotta a morire (Dunque sarà pur vero)

OP. V N. 2

HWV 110

Grave, Presto, Adagio, Allegro

Cantata drammatica per soprano, due violini e basso continuo

Sonata per due violini e basso continuo

RECITATIVO

Dunque sarà pur vero

OP. V N. 6

ARIA

Largo, Allegro, Grave, Adagio, Prestissimo

Orrida, oscura RECITATIVO

Ma pria che d’empia morte

TOMASO ALBINONI 1671 — 1751

ARIA

Renda cenere il tiranno RECITATIVO

Donna illustre del Latio

Sì, sì del gran tiranno

Cantata per soprano e basso continuo

ARIOSO

Come, o Dio!

RECITATIVO

Donna illustre del Latio

RECITATIVO

ARIA (ALLEGRO)

Forsennata che parli? ARIOSO

RECITATIVO

Sì, sì s’uccida lo sdegno

Ornamento del sesso debole

RECITATIVO

ARIA (ALLEGRO ASSAI)

Incauta e che mai dissi?

La beltà che sempre fu periglio all’onestà

ARIOSO

RECITATIVO E FINALE

Cada lacero e svenato

Questo è il preggio maggior de’ merti tuoi

RECITATIVO

Sparga quel sangue istesso ARIOSO

Come, O Dio!

GIOVANNI BATTISTA BASSANI Sonata per due violini e basso continuo HASB 5/1

ARIA

Se infelice al mondo vissi RECITATIVO

Trema l’ingrato figlio ARIA

Allegro, Adagio, Allegro, Largo, Prestissimo, Largo, Prestissimo

Su lacerate il seno RECITATIVO

Sonata per due violini e basso continuo

Ecco a morte già corro

OP. V N. 7

Allegro, Grave, Allegro, Adagio, Allegro

TULLIA PEDERSOLI soprano DAVIDE BELOSIO violino DAMIANO BORDONI violino CLAUDIO FRIGERIO violoncello EMMA BOLAMPERTI clavicembalo RASSEGNA INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA

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XXII EDIZIONE

Del tuo volto


{ Tra la fine del xvii e l’inizio del xviii secolo in Italia si assistette alla prodigiosa fioritura della cantata da camera, che raggiunse vertici di inusitata raffinatezza grazie all’Accademia d’Arcadia, costituita nel 1690 per ricordare Cristina di Svezia, munifica mecenate delle arti scomparsa l’anno precedente. In questo esclusivo cenacolo – di cui facevano parte anche Arcangelo Corelli e Alessandro Scarlatti – venivano eseguite regolarmente cantate dal carattere pastorale, pervase da un’atmosfera idealizzata e popolate da ninfe e pastori intenti a coltivare la passione d’amore, declinata in tutte le sue sfumature. Parallelamente a questo genere – che finì per assumere presto connotati piuttosto melensi, se non proprio stucchevoli – si mise in luce la cantata drammatica, che all’ambientazione bucolica e ai vagheggiamenti amorosi anteponeva i toni elevati delle vicende mitologiche e degli episodi più memorabili della storia greca e romana. Sotto questo aspetto, la cantata drammatica divenne una degna alternativa su scala ridotta dell’opera seria, che proprio in quegli anni aveva raggiunto l’apogeo della sua popolarità. Considerata tra i massimi capolavori di questo genere, la cantata Dunque è proprio ver – meglio conosciuta come Agrippina condotta a morire – venne composta nel 1708 non a Roma come alcuni studiosi continuano a ritenere, ma probabilmente per il salotto napoletano di Aurora Sanseverino, dove il ventitreenne Händel ebbe la possibilità di mettere in mostra tutto il suo talento. La vicenda è imperniata sulle ultime ore di Giulia Agrippina, moglie dell’imperatore Claudio e madre di Nerone, di cui lo storico latino Tacito traccia un fosco ritratto nei suoi Annali, dove viene accusata di essere la mandante dell’avvelenamento del marito. Va sottolineato che appena un anno più tardi Händel sarebbe tornato a questo personaggio, scrivendo l’Agrippina, la sua prima grande opera italiana. Con un organico ridotto all’osso – che vede accanto al soprano solo due violini e il basso continuo – e nell’arco di meno di mezz’ora, il compositore di Halle seppe fare un vero miracolo, delineando un’immagine molto commovente dell’Augusta, condannata a morte dal suo stesso figlio Nerone, che passa in un vertiginoso crescendo di emozioni dallo stupore, alla rabbia, fino a stemperarsi in una languorosa rassegnazione per il suo destino,

che la vede vittima dopo essere stata carnefice. In questo lavoro Händel evita qualsiasi stilizzazione di maniera per concentrarsi sui tormentati stati d’animo della protagonista, che vengono sottolineati da una musica intensa e molto incisiva, in grado di catturare l’attenzione anche degli ascoltatori di oggi. In particolare, va sottolineata la maestria con cui il giovane compositore crea al posto della terza aria una vera e propria scena drammatica, che alterna senza soluzione di continuità un adagio elegiaco, tre brevi ariosi dai toni fortemente contrastanti e un recitativo che esprime il mutamento d’animo della sventurata protagonista, fino alla dimessa accettazione della morte, che chiude l’opera in maniera quasi purificatrice. Legata ai fasti della classicità latina è anche la cantata per soprano e basso continuo Donna illustre del Latio di Tomaso Albinoni, pervenutaci tramite un manoscritto conservato nella Staatsbibliothek di Berlino contenente altre diciassette opere vocali del maestro veneziano. La dedicataria di quest’opera virtualmente sconosciuta è Isabella Tarquinia Ottoboni, zia del potente cardinale Pietro Ottoboni, a cui Albinoni aveva dedicato nel 1694 il suo opus primum, una raccolta di dodici sonate a tre. In questa cantata – che con ogni probabilità venne tenuta a battesimo nel corso di una delle frequenti accademie che si tenevano nel palazzo romano del cardinale – la Ottoboni viene esaltata sia per la sua bellezza sia per la sua virtù, un topos dell’epoca che trova espressione in due arie dal carattere contrastante, più vivace la prima e più trattenuta la seconda, alla quale fa seguito un breve recitativo e una sezione fugata, che chiude in gloria la cantata, consegnando di fatto la dedicataria all’eternità. A queste opere fa corona una serie di sonate per due violini e basso continuo di Giovanni Battista Bassani, compositore padovano di grande talento, che si distinse soprattutto in ambito vocale, grazie a una serie di opere teatrali e di oratori scritti per la maggior parte per l’Accademia della Morte di Ferrara. Purtroppo di questa cospicua produzione ci sono pervenuti solo cinque oratori, oltre ai Balletti, correnti, gighe e sarabande op. 1 e alle dodici Sonate o sinfonie da chiesa op. 5, un fatto che ha finito per relegare Bassani al poco invidiabile ruolo di maestro minore del primo Barocco italiano.

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Specializzati nell’esecuzione del repertorio antico su strumenti originali, I SOLISTI AMBROSIANI sono stati fondati nel 2008 dal soprano e musicologa Tullia Pedersoli e dal violinista Davide Belosio. Il gruppo trova nel temperamento dei singoli componenti e nella flessibilità della formazione – dal duo alla piccola orchestra da camera – la propria cifra stilistica. Da qui il nome I Solisti Ambrosiani, anche in omaggio alla grande figura di Sant’Ambrogio, “uomo spirituale che ebbe un alto concetto della musica”. L’ensemble, forte degli unanimi consensi di critica e pubblico, ha dato vita nel 2012 al Festival Musica Sibrii, di cui cura la direzione artistica, organizzando concerti di musica antica nei luoghi artisticamente più significativi del Seprio (antico feudo). I Solisti Ambrosiani sono stati più volte ospiti di prestigiose stagioni musicali, tra cui Segni Barocchi Foligno, Todi Musica Antica “Paolo Antonio Rolli”, Settimana della Cultura, European Heritage Days e altri. L’ensemble ha effettuato diverse incisioni discografiche, ottimamente recensite dalla critica, tra cui la recente registrazione per la Bongiovanni dell’intermezzo La Dirindina, nella duplice versione di Domenico Scarlatti e di Giovanni Battista Martini (prima mondiale). Di prossima uscita un CD interamente dedicato a Tomaso Albinoni.

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TULLIA PEDERSOLI ha conseguito il Diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Novara e la Laurea in Discipline musicologiche e dello spettacolo presso l’Università degli Studi di Milano. Voce di soprano leggero, particolarmente versata al repertorio rinascimentale e barocco, svolge intensa attività concertistica, che la vede ospite di rassegne musicali con gruppi specializzati in musica antica su strumenti originali. Ha al suo attivo diverse incisioni discografiche, tra cui l’integrale delle Arie tedesche di Händel, le raccolte Sacrae Cantiones e Carovana Barocca (Isanet) e La Dirindina di Scarlatti (Bongiovanni). Nel 2008 ha vinto il Concorso per la docenza di Prassi esecutiva della musica antica per il Triennio del corso di Musicologia del Conservatorio di Milano. Il suo saggio Nina o sia La pazza per amore dalla Francia all’Italia è da anni nei programmi di studio dell’Università di Parma. Ha inoltre curato la trascrizione pianistica del brano Birds in Dance di Marcos Vinicius. Tiene regolarmente lezioni-concerto, conferenze e corsi di vocalità in collaborazione con enti ed accademie musicali. Nel 2010 ha fondato l’ensemble vocale femminile Musica Picta, che sotto la sua direzione si dedica allo studio del repertorio antico. Dal 1991 al 2008 è stata organista presso la Chiesa di S. Domenico in Legnano ed è attualmente organista presso il Santuario di Santa Teresa di Gesù Bambino della stessa città. Ha insegnato materie letterarie, educazione musicale e storia della musica in diversi Istituti, tra cui il Liceo Musicale Statale di Busto Arsizio.

Antiqua 2017 — Dunque sarà pur vero  

Il concerto abbina la celebre cantata Dunque sarà pur vero di Händel alla bellissima cantata Donna illustre del Latio di Tomaso Albinoni.

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