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16.06.17 SAN MAURO TORINESE CHIESA DI SANTA MARIA IN PULCHERADA

YOUNG TALENTS STUDENTI BORSISTI DEL XVIII CORSO INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA


k YOUNG TALENTS GEORG FRIEDRICH HÄNDEL

JOHAN SEBASTIAN BACH

Triosonata in fa maggiore per due flauti diritti e continuo

Sonata in sol minore per flauto diritto e continuo

1685 — 1759

1685 — 1750

BWV 1034

Adagio ma non molto, Allegro, Andante, Allegro

JOHANN GEORG LINIKE

JOHAN SEBASTIAN BACH

1680 — 1762

Suite n. 1 in sol maggiore per violoncello solo

Triosonata in la minore per flauto diritto, traversiere e continuo

BWV 1007

MUS. 2736-Q-3

Preludio, Allemanda, Corrente

Adagio, Allegro, Largo, Vivace

JOHANN JOACHIM QUANTZ

JOHANN JOACHIM QUANTZ

Triosonata in do maggiore per flauto diritto, traversiere e continuo

1697 — 1773

Sonata n.276 in do minore per flauto traversiere e continuo

QV 2 ANH. 3

Affettuoso, Alla breve, Larghetto, Vivace

Allegro con brio, Cantabile, Presto

YY Studenti borsisti del XVIII Corso Internazionale di Musica Antica GIULIO DE FELICE flauto diritto e traversiere GIUSEPPE FALCIGLIA flauto diritto FABIOLA REALI violoncello ALESSANDRO BARBI cembalo

RASSEGNA INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA

XXII EDIZIONE

HWV 405

Allegro, Grave, Allegro


Y Nel solco della sonata da chiesa si colloca anche la SONATA IN SOL MINORE BWV 1034 di Johann Sebastian Bach, un brano composto in origine (in mi minore) per flauto traversiere, la cui evidente ispirazione italiana ha spinto molti musicologi a farne risalire la genesi agli anni della prima maturità trascorsi a Cöthen (17171723) e alcuni addirittura ad attribuirne la paternità al primogenito Wilhelm Friedemann.

Il repertorio strumentale fiorito in Germania nel secolo e mezzo compreso tra la fine della Guerra dei Trent’Anni e l’ultimo scorcio del XVIII secolo è un patrimonio smisurato, in gran parte ancora in attesa di essere riscoperto o – meglio ancora – un firmamento in cui ad astri di abbacinante luminosità fanno corona stelle dal fulgore più fioco ma non per questo meno affascinante, che consentono spesso di fare scoperte sorprendenti. L’abbinamento di opere conosciutissime – come i tre capolavori di Georg Friedrich Händel e di Johann Sebastian Bach in programma – a brani pressoché sconosciuti costituisce da sempre una ricetta vincente, gradita tanto agli appassionati più esperti quanto agli ascoltatori ancora alle prime armi, perché consente di contestualizzare meglio uno dei periodi più fecondi della storia della musica e di aggiungere qualche tessera – per quanto modesta – a un mosaico di cui nessuno ha finora potuto farsi un’idea nemmeno approssimativa.

Al modello della sonata da camera si riallaccia invece la SUITE N. 1 IN SOL MAGGIORE PER VIOLONCELLO BWV 1007 , un’opera formata da un Preludio seguito da cinque danze che – insieme alle altre cinque opere di questa raccolta – rappresenta uno dei vertici più sublimi della letteratura per violoncello solo di tutti i tempi. Il celebre Preludio è caratterizzato da un disegno ritmico-melodico di semicrome basato su una serie di accordi arpeggiati con nota di volta, che si ripresenta nelle danze successive, garantendo l’unità stilistica che si ritrova in molte altre opere del sommo Cantor lipsiense.

Composta probabilmente nel 1707 in Italia, la TRIOSONATA IN LA MINORE PER DUE FLAUTI DIRITTI E BASSO CONTINUO HWV 405 di Händel riesce a concentrare in sette minuti il meglio del grande compositore di Halle, aprendosi con un Allegro che vede i due strumenti solisti intessere un dialogo fitto e brioso, seguito dalla trasognata vena cantabile del Grave centrale e dalla vitalità al tempo stesso elegante e marcata dell’Allegro conclusivo.

Il programma si chiude con due sonate di Johann Joachim Quantz, autore che deve gran parte della sua fama postuma più al favore di cui godette alla corte berlinese dell’imperatore di Prussia Federico II che al reale valore artistico della sua sterminata produzione, legata per la maggior parte all’ormai obsoleto stile italiano amato in maniera appassionata dal suo augusto datore di lavoro. Si tratta in ogni caso di opere costruite con grande cura e intrise di una melodiosità molto accattivante, che evoca l’immagine di un’epoca ormai irrimediabilmente passata quando – proprio a Berlino – Carl Philipp Emanuel Bach stava gettando i semi dell’Empfindsamkeit, lo stile ‘sensibile’ da cui di lì a poco si sarebbe sviluppato il Romanticismo.

Contemporaneo dei due Dioscuri del pantheon musicale tedesco, Johann Georg Lineke è un compositore olandese che ha il poco invidiabile primato di essere del tutto sconosciuto al pur ipertrofico mercato discografico dei giorni nostri. Nonostante questo, la sua TRIOSONATA IN LA MINORE è un’opera di grande interesse, che – saldamente incardinata nella struttura della sonata da chiesa – utilizza sapientemente i timbri vicini ma diversi del flauto dolce e del traversiere, denotando una apprezzabile brillantezza e una certa personalità.

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