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04.08.17 CASALBORGONE CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA

© RIJKSMUSEUM, AMSTERDAM

GHIRLANDA DI ORNAMENTI MUSICALI ENSEMBLE LA PERLA VERA


ANDREA FALCONIERO 1586 — 1656

GEORG PHILIPP TELEMANN 1681 — 1767

La Follia L’Eroica a tre

Sonata a tre in sol minore

Il primo libro di canzone, sinfonie, fantasie […]

Soave ma non adagio, Vivace, Allegro

NAPOLI 1650

ARCANGELO CORELLI

ARCANGELO CORELLI

Sonata in sol minore

1653 — 1713

OP. 5 N. 5 ROMA 1700

Sonata in re maggiore

Adagio, Vivace, Adagio, Giga Allegro

TWV 42:G9

OP. 5 N. 1 ROMA 1700

BIAGIO MARINI 1594 — 1663

Sonata a due

TARQUINIO MERULA 1595 — 1665

La Cattarina La Trecca Ciaccona Canzoni overo sonate concertate per chiesa, camera […] VENEZIA 1637

OP. 8 N. 1 VENEZIA 1626

ANTONIO VIVALDI 1678 — 1741

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL

Triosonata in re minore

1685 — 1759

OP. 1 N. 12

Suite n. 7 in sol minore HWV 432

Ouverture, Andante, Allegro, Sarabande, Passacaglia

VERA BIEBER flauti PATRIZIA BIEBER violino SHEN-JU CHANG viola da gamba ANNA KISKACHI clavicembalo

RASSEGNA INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA

La Follia

XXII EDIZIONE

Grave, Allegro, Adagio, Grave, Allegro, Adagio, Allegro, Allegro, Adagio, Allegro


di peste. Esistenza raminga condusse anche il bresciano BIAGIO MARINI, uno dei più grandi virtuosi di violino della prima metà del xvii secolo, che iniziò la sua carriera nella Cappella di San Marco di Venezia all’epoca di MONTEVERDI. Tornato a Brescia nel 1618, tre anni più tardi MARINI partì per un lunghissimo viaggio fatto di brevi soggiorni in molte città, tra cui Parma, Bruxelles, Milano, Bergamo e Düsseldorf, con un solo rapporto duraturo come maestro di cappella alla corte dei potenti Wittelsbach di Nauburg an der Donau. Nelle 22 raccolte a stampa pubblicate nell’arco di quasi 40 anni (sette delle quali andate perdute), Marini spaziò dal repertorio strumentale alle opere vocali sacre e profane, sfoggiando uno stile brillante e fantasioso, che spesso si basava su tecniche strumentali molto ardite per l’epoca, come l’uso delle doppie corde (in un caso addirittura triple) e della scordatura. Molto più tranquilla fu invece l’esistenza di TARQUINIO MERULA, organista e compositore originario di Busseto, città che oltre due secoli più tardi avrebbe visto nascere un altro protagonista della grande musica di nome GIUSEPPE VERDI. Famoso soprattutto per l’ipnotica e commovente Canzonetta spirituale sopra la Nanna, MERULA rimase legato alle forme strumentali del tardo Rinascimento, che seppe però reinventare con apprezzabile originalità, sottolineandone in maniera molto efficace gli aspetti più drammatici, un fatto che contribuì a diffonderne la fama fino alla corte polacca di SIGISMONDO III, dove prestò servizio per quattro anni prima di fare ritorno a Cremona, città che costituì sempre il suo punto di riferimento. L’età d’oro del Barocco italiano è rappresentata da ARCANGELO CORELLI e ANTONIO VIVALDI, maestri indiscussi di stile, dei quali vengono proposte rispettivamente la bella Sonata in sol minore OP. 5 N. 5 e l’ultima Triosonata dell’OP. 1, la celeberrima Follia. Tra i tormentoni più famosi della storia della musica, questa danza di origine portoghese accese nel corso del tempo la fantasia di molti compositori, che ne realizzarono versioni sempre più vorticose e virtuosistiche, che secondo molti addetti ai lavori possono legittimamente rappresentare un’icona del Barocco musicale. A questa accoppiata italiana risponde quella tedesca formata da HÄNDEL e GEORG PHILIPP TELEMANN, autori quasi coetanei, di cui vengono eseguite la monumentale Suite per clavicembalo HWV 432 e la delicata Triosonata in sol minore TWV 42:G9.

A CURA DI GIOVANNI TASSO

L’arte del periodo barocco è apprezzata per la grandiosità della sue espressioni più monumentali, dalle chiese e i palazzi del xvii secolo a capolavori di ampio respiro come il Vespro della Beata Vergine di CLAUDIO MONTEVERDI, le passioni e gli oratori di JOHANN SEBASTIAN BACH e il Messiah di GEORG FRIEDRICH HÄNDEL – elencati questi ultimi in ordine rigorosamente alfabetico. Questo criterio fornisce però un’immagine molto superficiale di una delle epoche più creative della storia, che non tiene in adeguato conto le innumerevoli splendide miniature che vennero concepite tra la fine del xvii e la metà del xviii secolo. Per rendere meglio l’idea basta spostarsi per un attimo in ambito gastronomico, dove tutti rimangono colpiti dai piatti più elaborati dei grandi chef, mentre gli esperti di cucina sanno benissimo che l’arte di GORDON RAMSAY e dei suoi colleghi si manifesta soprattutto nei piatti realizzati con pochi ingredienti, che consentono loro di fare rifulgere tutta la loro fantasia e il loro virtuosismo. Uscendo di metafora, si può dire che l’essenza più intima – e autentica – dello stile barocco emerge non tanto nelle architetture più imponenti, quanto nei particolari più minuti, nelle opere più piccole e dall’organico ridotto, che consentono di arrivare più facilmente al cuore della musica. Questo è vero soprattutto nel caso delle sonate e delle triosonate, che costituiscono la base della civiltà musicale barocca, in tutta la sua straordinaria ricchezza di stili nazionali e di grandi personalità che ne costituirono i vertici più alti. La prima stagione del Barocco italiano è rappresentata da tre autori che oggi godono di una fama di gran lunga inferiore ai loro meriti e che fino a questo momento si sono visti snobbare anche dalla ipertrofica industria discografica dei giorni nostri. Nato a Napoli nel 1585, ANDREA FALCONIERI (o FALCONIERO) può essere considerato uno dei primi musicisti globetrotter che avrebbero favorito la diffusione dello stile italiano nei principali paesi europei. Il suo periodo più prolifico coincise con il lustro tra il 1616 e il 1620, quando diede alle stampe ben sette raccolte di opere, sei strumentali e una di mottetti sacri. Questo vero e proprio exploit gli spalancò le porte delle principali corti francesi e spagnole, dove rimase per quasi un ventennio creando uno stile molto originale, che trova piena espressione nelle diverse opere che scrisse sul tema della Follia, prima di fare ritorno nella capitale partenopea, dove morì nel 1656, con ogni probabilità


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vi augura buone feste nella pausa estiva e vi da appuntamento al concerto di chiusura dell’edizione 2017

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