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28.07.17 ROMANO CANAVESE CHIESA DI SANTA MARTA

MUSICA PREFERITA CON MOLTI STRUMENTI ENSEMBLE CURILLIS


t ANTONIO VIVALDI 1678 — 1741

Concerto in re maggiore per violino, archi e continuo

JOSEPH BODIN DE BOISMORTIER Due serenate a tre parti OP. 39

OP. 3 N. 9 RV 230

Allegro, Larghetto, Allegro

JEAN-PHILIPPE RAMEAU 1683 — 1764

JOSEPH BODIN DE BOISMORTIER

Aquilon et Orithie Cantate á une voix avec symphonie

1689 — 1755

Sonata

AIR

Un amant tel que moi

OP. 34 N. 6

Adagio, Allegro, Largo, Adagio

RÉCITATIF

CA. 1490 — CA. 1561

Madrigal Senza diminuzioni

DIEGO ORTIZ 1510 — 1570

Variazioni per soprano Variazioni per basso

GIOVANNI BATTISTA FONTANA CA. 1589 — CA. 1630

AIR

Servez mes feux á votre tour

FRANCESCO TURINI CA. 1589 — 1656

Sonata a tre del Secondo Tuono

ANTONIO VIVALDI Concerto in mi bemolle maggiore RV 553

Allegro, Largo, Allegro

Sonata vii

VENEZIA 1641

HAGEN-GOAR BORNMANN flauti, voce JULIAN DODAJ flauti JOHANNA KLOPPERT flauti, violino SUSANNE GEIST flauto traversiere ANTONIO FANTINUOLI violoncello CLAUDIA FERRERO clavicembalo

RASSEGNA INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA

XXII EDIZIONE

PIERRE SANDRIN


Questo concerto, che spazia dall’epoca rinascimentale al Barocco maturo, testimonia questo straordinario ampliamento di prospettive, che portò molti compositori a concepire le proprie creazioni come vere e proprie opere d’arte destinate a sopravvivere e non più come un semplice – per quanto gradevole – intrattenimento. Il programma si apre e si chiude in perfetta simmetria con due concerti di Antonio Vivaldi, universalmente considerato l’icona più emblematica del Settecento italiano. Parte dell’Estro Armonico, raccolta pubblicata nel 1711 per il “gran principe” Ferdinando Maria de’ Medici, il Concerto in re maggiore per violino RV 230 presenta una scrittura di grande raffinatezza, sospesa tra lo sbrigliato virtuosismo dello strumento solista nei movimenti estremi e l’intensa vena melodica del Larghetto centrale, che venne apprezzata da Johann Sebastian Bach al punto da realizzarne una famosa trascrizione per clavicembalo. Composto in origine per quattro violini, archi e basso

continuo, il Concerto in mi bemolle maggiore RV 553 incarna in maniera esemplare lo stile del Prete Rosso, sprigionando un’energia e una vitalità che continuano a incantare il pubblico moderno. Oltre che da Vivaldi, Venezia è rappresentata in questo concerto anche dalla Sonata vii di Giovanni Battista Fontana, compositore vissuto un secolo prima dell’autore delle Quattro Stagioni, che con il suo concittadino e contemporaneo Dario Castello diede un contributo determinante alla prima affermazione della sonata. Tra i compositori più fecondi della Francia della prima metà del xviii secolo, Joseph Bodin de Boismortier ha lasciato una produzione sterminata, che comprende oltre cento numeri d’opera – un vero record per l’epoca – comprendenti in massima parte lavori strumentali. Pubblicate nel 1731 , le Six Sonates à quatre parties également travaillées presentano l’elegante scrittura tipica del Grand Siècle francese, che viene declinata secondo la collaudata struttura della sonata da chiesa, con una doppia alternanza di movimenti lenti e veloci. La bella Sonata OP. 34 N. 6 venne scritta per essere eseguita da un violino, flauto traversiere o un flauto dolce, una caratteristica che la accomuna alle successive Serenate in tre parti OP. 39 , due opere concepite per il piacere della corte di Luigi xv. Dopo aver fatto un passo indietro di oltre un secolo con il Madrigal di Pierre Sandrin, autore di una cinquantina di chansons pubblicate per la maggior parte dal celebre editore cinquecentesco Pierre Attaingnant, si arriva a L’Enlèvement d’Orithie (o più brevemente Aquilon et Orithie), una bella cantata di Jean-Philippe Rameau basata sul rapimento della principessa ateniese Orizia da parte del dio del Vento del Nord Borea (Aquilone per i romani), un mito che era stato narrato prima dal grande tragediografo greco Eschilo in un dramma satiresco andato perduto e poi nelle Metamorfosi di Ovidio. Il programma si conclude con due variazioni di Diego Ortiz, figura di spicco del Siglo de Oro spagnolo, e una sonata di Francesco Turini, un organista di fenomenale talento, che a dodici anni prese il posto del padre deceduto improvvisamente alla corte dell’imperatore Rodolfo ii d’Asburgo. Due figure dimenticate da molti, che Antiqua contribuisce a riportare – almeno per una sera – sotto la luce dei riflettori.

A CURA DI GIOVANNI TASSO

partire dalla seconda metà del xvi secolo nei principali paesi europei cominciarono a emergere nuovi centri di potere, che nei modi più diversi – chi tramite cruente battaglie e chi per mezzo di accorte politiche matrimoniali – riuscirono a estendere la propria influenza e ad accrescere la propria ricchezza. Questa maggiore disponibilità economica veniva spesso utilizzata per rendere più splendido il proprio centro di potere, non solo con la costruzione di nuovi palazzi, ma anche prestando un’attenzione sempre maggiore alle belle arti, dalla musica alla poesia e dal teatro alla pittura, che costituivano uno dei parametri su cui veniva giudicata il lignaggio di una signoria, come si può leggere in molti testi della memorialistica dell’epoca, che tracciando impietosi profili dei potenti – e presunti tali – di quegli anni. In questo periodo città molto piccole come la Mantova di Vincenzo Gonzaga raggiunsero uno splendore artistico degno delle capitali più importanti, anche grazie alla presenza di compositori e di artisti di eccelso talento. Come si può immaginare, per potersi permettere maestri del calibro di Claudio Monteverdi era però necessario disporre di un ensemble vocale e strumentale ampio e variegato, che consentisse l’esecuzione di opere di ampio respiro. A partire da questi anni le formazioni strumentali delle cappelle di corte iniziarono così a crescere sempre di più, sull’onda di una competizione tra regni e signorie che avrebbe favorito la straordinaria fioritura del Rinascimento e del Barocco.


koyaanisqatsicollective

HAGEN-GOAR BORNMANN 1993 ha studiato flau-

to dolce e pedagogia con Gudrun Heyens alla Folkwang Universität der Künste a Essen. Inoltre è un cantante dotato e da 2015 studia e canto con Steffanie Patzke alla Folkwang Universität der Künste. Dal 2016 Hagen è anche il vicepresidente della erta Germania.

JULIAN DODAJ 1992 ha studiato flauto dolce e pedagogia con Gudrun Heyens alla Folkwang Universität der Künste ma – dopo aver notato che il pianoforte é un altro dei suoi strumenti preferiti – ha iniziato il studio del pianoforte e pedagogia con Till Engel alla Folkwang Universität der Künste. Inoltre Julian prende lezioni di flauto dolce con Walter van Hauwe e Winfried Michel.

JOHANNA KLOPPERT 1991 ha studiato flauto dolce

e pedagogia con Gudrun Heyens alla Folkwang Universität der Künste con Julian e Hagen. I tre musicisti hanno dato molti concerti in Germania e in Italia e sono membri dell’ensemble Dialoghi fondato nel 2013 con la direzione di Manuel Staropoli e Gudrun Heyens. Anche Johanna ha iniziato a studiare un altro strumento: dal 2016 studia infatti il violino barocco con Mayumi Hirasaki alla Folkwang Universität der Künste.

SUSANNE GEIST 1990 ha studiato flauto dolce con

Lorenzo Cavasanti al Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano. Dal 2015 continua i suoi studi di flauto dolce alla Schola Cantorum Basiliensis in Svizzera con Conrad Steinmann. Susanne suona anche il flauto traversiere, che ha studiato prima con Lorenzo Cavasanti a Bolzano e poi con Johanna Bartz alla Schola Cantorum.

I quattro musicisti hanno fondato alla fine del 2016 l’Ensemble Curillis. Nell’interesse comune della musica antica e del flauto dolce con l’obiettivo di frequentare corsi di musica, dove è possibile di studiare nuove tecniche strumentali. In particolare durante il Corso di Romano Canavese, in cui con il passare degli anni si è creato un gruppo di amici che hanno coltivato un interesse sempre maggior per la musica antica.

Antiqua 2017 — Musica preferita con molti strumenti  

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