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10.06.17 SETTIMO TORINESE CHIESA DI SANTA CROCE

ANTONIO VIVALDI LE QUATTRO STAGIONI ACCADEMIA DEL RICERCARE


! ANTONIO VIVALDI 1678 — 1741

LE QUATTRO STAGIONI Concerto in mi maggiore per violino, archi e basso continuo OP. 8 N. 1 RV 269 PRIMAVERA

Allegro, Largo e pianissimo sempre, Danza pastorale. Allegro

Concerto in sol minore per violino, archi e basso continuo

Concerto in fa maggiore per violino, archi e basso continuo OP. 8 N. 3 RV 293 AUTUNNO

Allegro, Adagio molto, Allegro

Concerto in fa minore per violino, archi e basso continuo OP. 8 N. 4 RV 297 INVERNO

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Allegro non molto, Largo, Allegro

MAURIZIO CADOSSI violino solista SILVIA COLLI, YAOY MASUDA violini primi VITTORIA PANATO, AKI TAKADASCHI violini secondi ELENA SACCOMANDI viola ANTONIO FANTINUOLI violoncello FEDERICO BAGNASCO violone UGO NASTRUCCI tiorba CLAUDIA FERRERO clavicembalo PIETRO BUSCA maestro concertatore

Lettura dei sonetti a cura di GIOVANNI TASSO

RASSEGNA INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA

XXII EDIZIONE

OP. 8 N. 2 RV 315 ESTATE

Allegro non molto, Adagio, Presto


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con il ciclo di cantate Die Tageszeiten (I tempi del giorno) e Franz Joseph Haydn con le sinfonie Le matin, Le midi e La soir e l’oratorio Die Jahreszeiten (Le stagioni) e in campo letterario dal nostro Giuseppe Parini, autore del Giorno. Per rendere più comprensibile il significato di questi concerti – e aumentarne l’interesse, anche a fini commerciali – Vivaldi aggiunse quattro “sonetti dimostrativi”, il cui valore artistico non è però nemmeno lontanamente paragonabile a quello della musica. Da questi versi emergono le immagini più tipiche del mondo arcadico, tra le quali si inseriscono alcune evocazioni più originali, come il capraro dormiente della Primavera, una figura umile e lontana dalle stilizzazioni bucoliche dell’epoca, il cui tema – accompagnato dal mormorio delle fronde – crea un efficace contrasto con il festoso tripudio del primo movimento e la coinvolgente danza pastorale conclusiva, dalla quale traspare in nuce la suprema letizia legata al mondo agreste che otto decenni più tardi animerà il Finale della Sesta Sinfonia di Beethoven, la famosa Pastorale. L’Estate si apre non come di consueto con un movimento brillante e vivace, ma con un Allegro non molto, che esprime con grande realismo l’afa opprimente di agosto: per Vivaldi, l’estate non la “stagion dei fior” – per dirla con Puccini – ma un periodo poco propizio alle melensaggini arcadiche, a causa del fastidio arrecato dalle mosche e del timore – più che fondato – dei temporali che porteranno all’autunno. Questa visione realistica non impedì però a Vivaldi di scrivere una musica di straordinaria bellezza, che nell’aforistico Adagio centrale raggiunge vette di eccelso lirismo. Dopo aver messo l’accento sulla natura, nell’Autunno Vivaldi torna a concentrarsi sull’uomo, che nel periodo della vendemmia può finalmente godersi i frutti della terra, abbandonarsi al languore del vino e infine immergersi nell’atmosfera elettrizzante della caccia. L’atmosfera dell’Inverno è invece improntata alla serenità, con il freddo pungente – che viene reso con una melodia molto esile, segnata da un insieme di note staccate – chiuso fuori della porta e i pastori e i contadini di fronte al focolare acceso, intenti a godere i piaceri che solo le cose semplici – allora come oggi – possono offrire.

Il 6 ottobre 1600 nella sontuosa cornice di Palazzi Pitti di Firenze venne messa in scena l’Euridice di Jacopo Peri su libretto di Ottavio Rinuccini. Oltre a essere il primo melodramma della storia, quest’opera ebbe il merito di rivoluzionare la storia della musica, chiudendo la gloriosa stagione del Rinascimento e spalancando le porte all’età barocca. Più in particolare, il nuovo genere imponeva ai compositori di scrivere una musica che esprimesse il senso del libretto, rendendola di fatto “serva dell’oratione”, uno dei principi cardine della seconda prattica propugnata da Claudio Monteverdi. In questo periodo si assistette alla fioritura della teoria degli affetti codificata dal filosofo tedesco Athanasius Kircher, in base alla quale la musica doveva esprimere determinati stati d’animo non solo nelle arie d’opera, ma anche nei lavori sacri e addirittura nei brani strumentali. Questa nuova tendenza spinse molti musicisti a scrivere opere dai toni sempre più descrittivi, come il Capriccio stravagante di Carlo Farina, nel quale il compositore mantovano sfruttò tutte le risorse tecniche ed espressive del violino per evocare non solo le sonorità di altri strumenti – come la lira, la trombetta, il flautino e la chitarra spagnola – ma addirittura i versi di animali come la gallina, il gallo, il cane e il gatto. Con questo brano Farina fece un gran numero di proseliti, desiderosi di uniformarsi ai celebri versi di Giovan Battista Marino «È del poeta il fin la meraviglia […] Chi non sa far stupir, vada alla striglia!». Come prevedibile, in un’epoca già portata alla bizzarria e alla continua ricerca dell’ostentazione non mancarono gli eccessi, ma i compositori dotati di maggiore talento seppero creare opere molto affascinanti, che vengono eseguite spesso ancora oggi. Tra di essi spicca ovviamente il nome di Antonio Vivaldi, che nei suoi concerti più famosi seppe dare meravigliosa veste sonora sia alle passioni umane (L’inquietudine, Il piacere, Il sospetto e L’amoroso) sia a fenomeni naturali (La notte, La tempesta di mare e Il gardellino). Il suo capolavoro è costituito dalle celebri Quattro Stagioni, i primi quattro concerti della raccolta op. 8 Il cimento dell’Armonia e dell’Inventione, che inaugurarono un topos che sarebbe stato seguito in ambito musicale da Georg Philipp Telemann

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Dopo essersi brillantemente diplomato in violino e viola al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, MAURIZIO CADOSSI ha frequentato nel 1984 i corsi di alto perfezionamento tenuti da Henryk Szeryng al Conservatorio di Ginevra, per poi perfezionarsi con Renato Zanettovich alla Scuola di Musica di Fiesole, Gigino Maestri e Franco Claudio Ferrari. Da sempre attento alla musica barocca, si è diplomato in violino barocco presso la Civica Scuola di Musica di Milano nel 2000. Particolarmente attivo in ambito cameristico, Cadossi deve la sua formazione a Elisa Pegreffi e Franco Rossi del Quartetto Italiano, a Dario De Rosa e a Giuliano Carmignola. Premiato in diverse rassegne musicali internazionali, ha tenuto numerosi concerti in veste di solista e di camerista sia in Italia sia all’estero. All’intensa attività concertistica affianca da sempre una costante attività discografica per etichette come la Koch, la Bongiovanni, la Tactus, la Velut Luna e la CPO. È primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Savona, dove compare tra i fondatori dell’Ensemble Vox Sonus, gruppo strumentale con strumenti originali diretto da Filippo Maria Bressan, del Quartetto Vox Sonus, in cui ricopre il ruolo di primo violino, e del Duo Vox Sonus con Claudio Gilio, ed è titolare della cattedra di Musica d’insieme per strumenti ad arco presso il Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria. Tiene regolarmente corsi e stage di musica da camera e di violino barocco ed è stato docente ospite presso l’Università della Georgia di Atlanta (USA).

il Conservatoire de Nice, dove approfondisce la propria conoscenza nella prassi esecutiva della musica antica. Nel 1978 fonda insieme ad altri musicisti La Bottega Musicale, che in pochi anni riunisce un vasto numero di giovani interessati allo studio della musica strumentale antica. Nel 1989 fonda l’Accademia del Ricercare, con cui nel 1990 si aggiudica i primi premi al Concorso Internazionale Città di Stresa e al Concorso Internazionale “I Giovani e il Flauto Dolce”. Con l’Accademia del Ricercare svolge un’intensa attività concertistica che lo ha portato a esibirsi nelle più prestigiose stagioni musicali nazionali e internazionali. Parallelamente vanta un’apprezzabile attività discografica con La voce del padrone (EMI), Stradivarius, Brilliant, Tactus e CPO. Dal 1990 a oggi ha partecipato all’incisione di quindici produzioni discografiche in qualità di direttore artistico. Nella veste di esperto, è stato per diversi anni membro della Commissione per l’Orientamento Musicale della Regione Piemonte. Dal 1998 al 2001 è stato coordinatore dei corsi di musica antica della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo. Attualmente è direttore artistico della rassegna musicale Antiqua.

L’ACCADEMIA DEL RICERCARE è un ensemble specializzato nell’esecuzione della musica antica, nato con l’intento di recuperarne e diffonderne la pratica esecutiva. In oltre venticinque anni di attività il gruppo ha effettuato più di 800 concerti ed è stato invitato a esibirsi per importanti festival nazionali e internazionali di alto livello, riscuotendo unanimi consensi di pubblico e di critica. L’Accademia del Ricercare ha finora realizzato tredici registrazioni per etichette come la Brilliant Classics, la Stradivarius e la CPO, il cui successo è confermato dalle recensioni pubblicate sulle maggiori riviste del settore in Europa.

Dopo aver conseguito nel 1968 il diploma in tromba presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” PIETRO BUSCA inizia la sua collaborazione con diversi enti lirico-sinfonici. Nel 1972 entra a far parte stabilmente dell’orchestra del Teatro Regio di Torino in qualità di tromba, incarico che ricopre fino al 1992. Dal 1976 inizia lo studio del flauto dolce presso il Conservatoire de Paris e

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Antiqua 2017 — Le Quattro Stagioni  

Primo concerto con l'Accademia del Ricercare della rassegna internazionale di musica antica.

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